jeudi, juillet 29, 2021

Intervista a Dino Junior Di Cicco, Presidente della prima Associazione Internazionale dei Waste Manager denominata ASSIWAMA

Professionista di Waste Management (Gestione dei rifiuti) abbracciando il mondo degli sviluppi Ecosostenibili e della Circular & Green Economy che si conclude con l’acquisizione della conoscenza, di come, dove, quando e perché un rifiuto finisce la sua vita, con il termine inglese ‘’Waste End ’’

Nel 2017 assume la qualifica di Project Manager, attestato da una UNI ISO:21500 rilasciata dall’ Istituto Italiano Project Management (ISIPM) completando il percorso di manager nel mondo dei rifiuti.

Il 2 Agosto 2018 diventa Presidente della prima Associazione Internazionale dei Waste Manager denominata ASSIWAMA.

Insomma, Dino Junior Di Cicco è un Waste Manager che GECO FOR SCHOOL non poteva perdersi di intervistare del 26 luglio 2021: www.gecoforschool.com/intervista-a-dino-junior-di-cicco/

Raccontaci la figura del Waste Manager: chi è, di cosa si occupa, che competenze deve avere e perché è importante?

Il Waste Manager è una figura professionale specializzata che opera prevalentemente nel panorama aziendale delle PMI e vede tra i propri compiti principali l’analisi, il monitoraggio e l’ottimizzazione dei costi di gestione & smaltimento dei rifiuti garantendo che le aziende rispettino gli standard normativi.

Parte dell’attività del Waste Manager consta nella corretta gestione di tutti i rifiuti speciali, urbani, solidi, liquidi, pericolosi e non pericolosi presso le sedi dei clienti attraverso l’utilizzo di sistemi innovativi che permettono di gestire gli scarti secondo procedure che puntano al completo reimpiego degli stessi. Per questo al Waste Manager è richiesta un’ampia conoscenza delle norme e una vera competenza nella loro applicazione pratica, anche alla luce del recepimento delle Direttive “Circular Economy”.

È evidente quanto la gestione dei rifiuti necessiti di formazione approfondita, autorevole e puntuale non solo per evitare le pesanti conseguenze in termini di sanzioni e responsabilità previste nel settore, ma ancor più per cogliere le opportunità di una disciplina in continuo aggiornamento ed evoluzione.


Che impatto ha il Waste Management sul successo e sui costi di un’impresa?

La gestione dei rifiuti è divenuta sempre più strategica in tutti i paesi, non solo sul piano ambientale ma anche in ambito industriale ed economico. È noto che negli ultimi anni diversi sono stati gli interventi normativi recepiti dalle aziende, derivati da nuove esigenze di mercato, legate alla sostenibilità e alla razionalizzazione delle risorse materiali

Il settore dei rifiuti urbani costituisce, d’altra parte, una realtà economica e industriale rilevante per questo si rende ancor più necessario che, suddetta trasformazione, sia guidata da nuove professionalità dotate di formazione specifica e che possano condurre l’azienda nella transizione verso modelli più sostenibili, efficienti e competitivi sul mercato.

Dobbiamo però immaginare che una azienda possa non avere queste competenze al proprio interno ed ecco che viene in soccorso una figura o ad una società esterna specializzata, che le aziende tendono appunto ad esternalizzare o integrandola con HSE Manager. Ecco che così è possibile ottenere un buon margine di risparmio in quanto il servizio non ha gli stessi costi di una o più assunzioni. Ciò avviene con le stesse modalità di un Responsabile Tecnico iscritto all’Albo Gestori Ambientali che esercita in libera professione. Perché ricordiamo che il Waste Manager può svolgere la sua attività come libero professionista per più aziende contemporaneamente aprendo la Partita IVA.

Il tema della gestione dei rifiuti industriali in Italia è particolarmente delicato e spesso è stato al centro di illeciti anche molto gravi. Quanto è diffusa fra le aziende italiane la consapevolezza dell’importanza di un Waste Management accurato ed efficace? E cosa si può fare per sensibilizzare su questo tema?

L’Ecomafia, termine con il quale si indicano quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, pare davvero non arrestarsi nè conoscere crisi nel nostro Paese tanto che, negli ultimi due anni, i reati contro l’ambiente sono aumentati: 34.648 quelli accertati. Gli ecocriminali sono attivi in tutte le filiere: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare.

Da capogiro il business potenziale complessivo dell’ecomafia che dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 mld.

Questi dati ci confermano l’importanza per le aziende di possedere professionisti del settore al fine di monitorare i processi riguardanti la gestione e lo smaltimento di rifiuti.

Occorre creare percorsi professionali mirati che permettano di formarsi in tale ambito che sarà nel prossimo futuro strategico per aziende pubbliche e private.

Gli indirizzi normativi europei e nazionali stanno orientando sempre più le politiche e i processi verso un percorso che educhi i cittadini e le istituzioni a forme di prevenzione sui rifiuti e ancor più ad instaurare percorsi che incentivino il riutilizzo di beni altrimenti destinati allo smaltimento. Ma questo non sarà possibile se, ad ogni livello, ci si doti di professionisti capaci di guidare tali processi.

Quali sono le innovazioni più interessanti che vedremo in questo settore nel prossimo futuro?

Siamo già nel futuro me lo lasci dire. La crisi pandemica ha prodotto, in termini positivi, un importante avanzamento nel Paese in riferimento ai temi ambientali basti pensare alle norme in tema di sostenibilità previste dal New Green Deal europeo.

Sarà fondamentale per le aziende dal un lato riuscire ad adattarsi ai nuovi modelli di business “green” e dall’altro investire i fondi previsti dal Next Generation EU in politiche volte a facilitare la transizione ecologica.

Il progresso tecnologico sarà davvero centrale nel rinnovamento generale del parco impianti del settore del Waste Management.  Per il trattamento della frazione organica, si stanno sviluppando nuovi impianti capaci di produrre anche biocarburanti di qualità sempre migliori e nuovi materiali come, ad esempio, le bioplastiche prodotte a partire dalle biomasse. 

Le risorse a disposizione non sono infinite è necessario per questo aderire ad un sistema di produzione che consenta di prendere una materia e continuare ad utilizzarla, trasformandola.

La rilevanza che assumerà questa nuova professione sarà centrale se si pensa che Legambiente ha stimato come una rigorosa applicazione dell’attuale legislazione sui rifiuti farà crescere nei prossimi anni i posti di lavoro di circa quattrocento mila unità.


Nell’ambito di Geco For School, il percorso didattico formativo che abbiamo ideato rivolto alle scuole superiori, qual è il suo suggerimento per coinvolgere i ragazzi sulle tematiche di cui si occupa?

La formazione rappresenta momento fondamentale per creare consapevolezza e sensibilizzare le nuove generazioni sul tema della sostenibilità. Geco For School, è esempio virtuoso in tal senso.

La sinergia constante tra le agenzie educative ed il mondo del lavoro tramite aziende sponsor, enti sociali ed Università è l’aspetto che, a mio avviso, rappresenta il maggior valore.

Instillare nei giovani, attraverso percorsi pratici, la centralità nel presente e nel futuro rispetto le tematiche riguardanti: energie rinnovabilieco-foodmobilità greeneconomia circolare e turismo sostenibile è di centrale importanza.

È in tal senso centrale, per coinvolgere i ragazzi, rendere concreto l’impatto che hanno ed avranno nel prossimo futuro le scelte orientate alla sostenibilità per la comunità tutta e per il nostro Pianeta.

Nutro enorme fiducia nei nostri giovani che hanno mostrato con le tante mobilitazioni globali a tutela dell’ambiente, basti pensare al Fridays for future, di avere ben chiara l’importanza dei temi legati alla sostenibilità. Percorsi come Geco For School raccolgono tale fermento permettendo ai giovani di comprendere quanto le loro scelte di oggi e di domani n Pianeta eco e green.

Intervista GFS – 26 luglio 2021 >>> www.gecoforschool.com/intervista-a-dino-junior-di-cicco/

Primo incontro del Tavolo tecnico sull’idrogeno. Alessandro Delli Noci, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia: “Un passo importante verso l’istituzione dell’Osservatorio sull’Idrogeno”

Pubblichiamo con grande piacere l’articolo di giovedì 22 luglio sul Quotidiano della Puglia, perchè il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES partecipa alle attività del Piano regionale fin dalla costituzione delle varie commissioni e gruppi di lavoro per trasformare una visione in progetti concreti, come indicato dal nostro prof. Jeremy Rifkin per un Green New Deal globale con l’Idrogeno Verde.

PRIMO INCONTRO DEL TAVOLO TECNICO SULL’IDROGENO. DELLI NOCI: “UN PASSO IMPORTANTE VERSO L’ISTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO SULL’IDROGENO”. REGIONE PUGLIA, 21 LUGLIO 2021.

“Abbiamo accolto con entusiasmo la richiesta di incontro giunta dai distretti tecnologici e produttivi pugliesi finalizzata a fare il punto sulla strategia per l’idrogeno, parte integrante del Piano energetico che intendiamo costruire. Anche incoraggiati dalle parole della Ministra del Sud e della Coesione territoriale Mara Carfagna, che ha annunciato la possibilità concreta di realizzare in Puglia una Hydrogene Valley, riteniamo opportuno accelerare il processo di incontro e confronto con gli attori principali, confronto che vogliamo sia teso alla produzione di linee di ricerca e progettazione in grado di trasformare la visione strategica in progetti concreti. Questo processo coinvolgerà tutti gli stakeholder della regione così come abbiamo previsto nella delibera di Giunta con cui abbiamo approvato la candidatura del territorio regionale ad accogliere la localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno”, previsto nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La delibera in questione – continua Delli Noci – prevedeva sia l’istituzione di un gruppo di lavoro interdipartimentale – che sarà convocato la prossima settimana – coordinato dal Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico, a cui affidare l’elaborazione del Piano regionale dell’Idrogeno, sia l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno. Ricordo che l’Osservatorio sarà composto da esperti rappresentativi della filiera della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, del settore della produzione di idrogeno e celle a combustibile, del settore della ricerca, delle università, nonché da rappresentanti dell’ANCI, delle associazioni ambientaliste, dei distretti produttivi pugliesi attivi nel settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, degli enti non a scopo di lucro attivi nella promozione dell’uso dell’idrogeno e da rappresentanti delle strutture regionali con competenza nei settori energia, mobilità, ambiente e innovazione. L’incontro di oggi rappresenta un primo passo verso l’istituzione di questo importante organismo che avrà il compito di rendere fattivo e accelerare il processo di decarbonizzazione verso un modello ecosostenibile”.

CONTINUA LA LETTURA >>> www.regione.puglia.it/web/press-regione/-/primo-incontro-del-tavolo-tecnico-sull-idrogeno.%C2%A0delli-noci-un-passo-importante-verso-l-istituzione-dell-osservatorio-sull-idrogeno- 21 luglio 2021

Alessandro Delli Noci, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia: “Un passo importante verso l’istituzione dell’Osservatorio sull’Idrogeno”

Intervista a Domenico Letizia, l’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari, con focus sui grani antichi e sul pescato comune, grazie alla biotecnologia

Marketing Communication Manager, Consulente export e internazionalizzazione per le imprese, FoodSea Digital Marketing e Broker assicurativo. Il giornalista Domenico Letizia è stato il responsabile dell’Ufficio Stampa del Digital Seafood Trade Show, la prima fiera ittica mondiale interamente virtuale organizzata da Assoittica Italia. Ha svolto numerose ricerche, eventi e approfondimenti sull’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari, con un focus specifico sui grani antichi del Mediterraneo e sul pescato comune, senza sottovalutare l’apporto positivo della biotecnologia e dell’innovazione come avviene in alcuni contesti interessantissimi in Canada e negli USA.

Intervista GFS: www.gecoforschool.com/intervista-a-domenico-letizia/

Il settore della pesca è stato messo spesso sotto accusa, negli ultimi anni, per la scarsa sostenibilità di alcune pratiche. Come si fa a rendere la pesca sostenibile?

La pesca artigianale, quella che lega le comunità all’occupazione, i territori alla storia locale è da sempre sostenibile. L’innovazione tecnologica può apportare quel granello in più in tema di sostenibilità. Per essere concreto, riporto l’esempio di un progetto che ho seguito dedicato alla valorizzazione e alla tutela della pesca, in particolare per acciuga, cernia, tilapia e tonno rosso, con la finalità di garantire la tracciabilità del prodotto ittico nel Mediterraneo e combattere la pesca illegale. La pesca è infatti una delle più grandi industrie dell’area del Mediterraneo, fornisce reddito rilevante e opportunità commerciali in molti paesi della costa, ma è spesso inefficiente e dispendiosa, perché non regolamentata. La pesca illegale è purtroppo una pratica assai diffusa, inclusa la pesca eccessiva e le frodi. Per questo settore deve essere molto importante un ripensare le modalità di azione, considerato il calo della fiducia tra i consumatori anche nei confronti di aziende che praticano responsabilità ambientale e sociale.

Su iniziativa di Slow Food Tebourba Association e Gi.&Me. Association ho avuto il piacere di seguire, analizzare e monitorare, anche se a distanza, un’interessante iniziativa organizzata dalle associazioni menzionate a Tebourba, a pochi chilometri da Tunisi, durante un approfondimento dedicato all’approccio del consumatore locale verso il prodotto ittico, la tracciabilità, l’autenticità della pesca e un nuovo approfondimento sulle aspettative del progetto “Surefish”. Surefish intende dare slancio e implementare un meccanismo globale di sicurezza, che si avvali dello sviluppo tecnologico e della ricostruzione della filiera di approvvigionamento della pesca nel Mediterraneo per valorizzare l’ambiente, le comunità locali e l’occupazione. In tema di sostenibilità mi permetto anche di ricordare la prima fiera ittica virtuale. Ideato e patrocinato da Assoittica Italia, Digital Seafood Trade Show è stata la prima fiera in ambito digitale per il settore ittico che ha avuto luogo il 20 e il 21 maggio 2021 in quello che è stato a tutti gli effetti un polo fieristico digitale. Uno strumento online per sviluppare opportunità di connessione e di networking interattivo con i rappresentanti del mondo ittico di numerosi paesi diversi e più di cento imprese differenti, con un fatturato complessivo di oltre sette miliardi di euro. La fiera non più come semplice luogo in uno spazio fisico ma stand interattivi e personalizzati per ognuno dei partecipanti. Tutela del mare, della pesca, della sostenibilità e della biodiversità sono divenute una prerogativa urgente per le economie nazionali e per la comunità internazionale.

Il 20 maggio del 2021, Giornata europea del mare, la possiamo ricordare come una data storica per il mercato ittico post emergenza sanitaria, per le nuove visioni legate all’export dei prodotti ittici e per i processi di internazionalizzazione frutto della blue economy analizzati proprio durante i lavori fieristici.

Quali passi deve fare, secondo te, l’industria alimentare per contribuire a un’economia circolare efficace?

Comunicazione 4.0, formazione innovativa e processi aziendali sostenibili anche con l’avallo delle più importanti innovazioni tecnologiche quali la tecnologia blockchain. Il settore e le dinamiche legate all’agrifood innovativo riguardano un’importante percentuale della popolazione mondiale e l’innovazione nel settore rappresenta una delle principali opportunità di sviluppo economico e occupazionale. Guardando all’Italia, nel 2019, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 è aumentato rispetto all’anno precedente per un valore totale di 450 milioni di euro, equivalente al 5% di quello mondiale. L’innovazione agricola è legata all’economia circolare. Attualmente, nel mondo, le startup legate all’agricoltura 4.0 ammontano ad un valore di 13.5 miliardi di dollari. L’Europa copre il 31% e si posiziona al secondo posto dietro il Nord America che detiene una quota del 39% e un valore del 37% del totale. Tuttavia, le novità più interessanti provengono dal sud dell’Europa. Mediterraneo Allargato, Africa, Tecnologie gastronomiche, Sviluppo sostenibile, Mare, Blockchain, Internet delle Cose, Web e innovazione sono gli argomenti dell’attualità legati al food e alla produzione sostenibile.

L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo importante, sia per quanto riguarda la produzione di cibo sia soprattutto per la produzione di eccellenza del cibo stesso, ma anche per la “qualità” di una nuova cultura verso il cibo che proprio il nostro paese deve essere in grado di esprimere. Se guardiamo al ruolo dell’Italia nei dati del Food Sustainability Index notiamo che il nostro paese sta generando meccanismi di innovazione a livello di sostenibilità della produzione agricola, grazie, probabilmente, anche alle spinte innovative che arrivano a livello di Agricoltura 4.0 e Smart Agrifood e al sostegno sia del Mipaaf che della comunità internazionale. La sostenibilità è una questione di conoscenza, di cultura e di mobilitazione, in particolare, delle nuove generazioni. Per l’economista Jeffrey Sachs non c’è tempo da perdere, le risorse si stanno consumando a una velocità tale che non ci è consentito nessun ulteriore ritardo ed è assolutamente necessario intervenire al più presto per cambiare il sistema alimentare globale. Sachs richiama gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu che tracciano una roadmap verso la sostenibilità dove siamo già in ritardo, dove occorre recuperare e a maggior ragione occorre accelerare l’innovazione culturale proprio perché il grosso rischio è quello di non avere la consapevolezza del pericolo e dei pericoli che minacciano il pianeta.

In un mondo dove la sostenibilità economica, intesa come capacità di generare in particolare reddito e lavoro, ma anche di salvaguardare il capitale economico, umano, sociale e naturale, la rivoluzione innescata dalla blockchain nel settore agroalimentare riveste sicuramente un’importanza di primo piano. Sono tematiche che interessano anche la sponda nord dell’Africa. In un recente webinar, organizzato dalla società Euromed International Trade e altri partner istituzionali e imprenditoriali del Marocco, che ho avuto il piacere di moderare, ciò che è emerso dalle analisi dei protagonisti economici del Marocco è la volontà di voler inseguire l’innovazione e la tecnologia per produrre un prodotto autentico, tracciato, sostenibile e nel rispetto dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’economia circolare produce ricchezza e nuove forme di lavoro.  

A tal riguardo, scrutando la nostra attualità quali sono le innovazioni più interessanti nel mondo dell’eco-food?

Tantissime e variegate. Personalmente, ciò che mi ha colpito di più sono le conquiste della biotecnologia nell’ambito delle ricerche sul DNA e sui successi dell’ingegneria genetica che inducono a riflettere sull’importanza della loro applicazione in agricoltura. Una recente iniziativa online, alla quale ho avuto il piacere di partecipare, organizzata dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e dall’Ufficio Affari Agricoli in Italia sulle biotecnologie innovative, come il genome editing e il CRISPR, ha posto l’innovazione in agricoltura e le più recenti norme in materia al centro del dibattito. Le conquiste della biotecnologia nell’ambito delle ricerche sul DNA e i successi dell’ingegneria genetica inducono a riflettere sull’importanza della loro applicazione in agricoltura. La messa a punto di prodotti innovativi, antiossidanti e bioinsetticidi e lo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione sono elementi essenziali per le imprese agricole in Europa e negli Stati Uniti d’AmericaL’innovazione in campo biotecnologico permette di studiare gli alimenti, la loro composizione e le loro proprietà, con particolare attenzione alla salute dell’uomo e degli animali.

In Italia, il 49% delle imprese biotech ha come settore di applicazione prevalente quello legato alla salute umana, mentre il 39% ha come attività prevalente la produzione e lo sviluppo di prodotti e servizi per applicazioni industriali o ambientali (29,9%) o per applicazioni veterinarie, agricole e zootecniche (8,6%). Il giudizio culturale e la paura del consumatore rappresentano un pregiudizio da superare attraverso la conoscenza e la promozione di eventi pubblici che diffondano l’importanza della ricerca e della biotecnologia in agricoltura.

L’Unione Europea guarda con interesse alle biotecnologie nei diversi settori di attività. Comunicare queste innovazioni e comunicare la sostenibilità dei prodotti può riscrivere le logiche commerciali dei prodotti alimentari e far crescere le vendite.

Qualche esempio specifico di tale dinamica dove lo possiamo rintracciare?

Restando negli USA e analizzando nuovamente il mercato ittico è doveroso portare all’attenzione del pubblico ciò che sviluppa l’Alaska. L’Alaska ha giuridicamente sancito che pescatori, scienziati e cittadini devono collaborare per concretizzare e implementare l’occupazione della filiera ittica sostenibile del Paese al fine di rendere il mare un luogo di sviluppo sostenibile per il presente e il futuro. In tutto il mondo è oramai riconosciuta l’importanza di salvaguardare l’industria della pesca e diviene sempre più importante la certificazione della gestione sostenibile della pesca rispettando gli standard internazionali stabiliti dalla FAO.

Attualmente, il modello dell’Alaska Fisheries Management System, divulgato e diffuso dall’Alaska Seafood Marketing Institute (ASMI), risulta essere un esempio da seguire per anteporre la conservazione dell’ecosistema allo sfruttamento commerciale del territorio e della fauna ittica. La gestione della pesca in Alaska è oggetto di continue correzioni, modifiche e mutamenti in base alla stagione e all’analisi ambientale dei ricercatori. Le autorità possono consentire o vietare la pesca in determinate aree valutando il comportamento del salmone, il livello dell’acqua e altri fattori ambientali. Gli scienziati e gli esperti del National Marine Fisheries Service (NMFS) svolgono continuamente studi approfonditi su tutti gli aspetti biologici delle specie di pesce bianco dell’Alaska, monitorando costantemente l’ambiente biotico del Golfo dell’Alaska e del Mare di Bering. Il personale della International Pacific Halibut Commission (IPHC) conduce studi simili sugli Halibut nei vari punti conosciuti del loro habitat, dalla California alla Russia.

Che ruolo ha la cooperazione internazionale nel raggiungimento di una società globalmente sostenibile? E come si comporta l’Italia, da questo punto di vista, nello scenario internazionale?

Proprio su questo aspetto ho avuto un maestro: il rotariano Franz Martinelli. Grazie a Martinelli e in occasione della presentazione del programma della “IV Settimana della cucina italiana nel mondo”, evento annuale promosso dal ministero degli Esteri in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, dell’Istruzione e Sviluppo economico, l’Italia e la Tunisia, hanno approfondito le opportunità di network e collaborazione. Al centro del dibattito le politiche sulla sicurezza alimentare. La creazione di progetti comuni con al centro le politiche agroalimentari è tra le priorità della regione che insegue sicurezza e sostenibilità alimentare. La collocazione geografica e la vicinanza nel Mediterraneo aiutano ulteriormente a comprendere le esigenze alimentari ed occupazionali, favorendo ulteriormente la collaborazione tra la Tunisia e la nostra Penisola. In questo caso la cooperazione e la diplomazia del food hanno avuto un ruolo preciso nella crescita delle relazioni.

Altro esempio importante è quello olandese. Obiettivo delle istituzioni dei Paesi Bassi e di numerosi enti di ricerca è quello di coniugare la coltivazione dei fiori con la crescita sostenibile dell’agricoltura, perseguendo politiche di sostenibilità ambientale, lotta allo spreco alimentare e alla malnutrizione che colpisce molte popolazioni della Terra. Il dramma della nostra attualità, al quale le istituzioni del governo dei Paesi Bassi, vogliono dare una risposta è quello di poter sfamare, entro il 2050, quasi nove miliardi di persone, fornendo un food di qualità, sano, sostenibile e tracciato.

La risposta degli esperti è unanime: “per raggiungere questo obiettivo dobbiamo ripensare al modo in cui coltiviamo e alla catena di distribuzione dell’agroalimentare. Essenziale è anche sviluppare città vivibili e in armonia con l’ambiente. Un sistema alimentare sostenibile che possa stimolare la crescita economica contemporanea inseguendo innovazione e tutela della biodiversità”.

Un sistema alimentare sostenibile che possa sviluppare l’economia circolare e la green economy, valorizzando le giovani generazioni imprenditoriali e sviluppando importanti partnership tra istituzioni, governi, istituti di ricerca e cittadinanza. Il Ministero per l’Agricoltura dei Paesi Bassi ribadisce l’essenzialità di un nuovo approccio all’agricoltura che possa fermare la crescita continua delle megalopoli. Inoltre, particolare importanza è posta alla coltivazione dei fiori e di come tali tecniche possano essere utili anche per la produzione agroalimentare, prestando una particolare attenzione alle specifiche sfide dell’attuale mercato cinese, caratterizzato da numerosi problemi demografici.

Perché hai deciso di portare il tuo contributo nel nostro nuovo format Geco for School?

Semplicissimo. Vedo una squadra di visionari, innovatori e amanti della sostenibilità. Un gruppo che non conosce i confini dell’impossibile o del non praticabile, pronto a sviluppare network, passione, tutela dell’ambiente e un futuro migliore per noi e i nostri figli. Sono onorato dalla semplice idea di poter divenire membro del comitato scientifico e portare le mie idee nel network dove avrò possibilità di apprendere ulteriormente e crescere. Che altro aggiungere? La domanda dovrebbe essere al contrario: Perché non sostenere tali idee? Non farlo è da folli.


Tags: biodiversità • eco food • ecofood • economia circolare • educazione ambientale • natura • percorso sostenibile • sostenibilità • Sostenibilità ambientale • sviluppo sostenibile

Intervista GFS: www.gecoforschool.com/intervista-a-domenico-letizia/

19 LUGLIO 2021

Europa: arriva Fit for Fifty Five, il nuovo pacchetto delle 4 F per la sostenibilità

Con una delle più importanti e partecipate conferenze stampa della sua storia, e dopo aver subito pressioni lobbistiche da paura, la Commissione Europea ha presentato il 14 luglio il pacchetto Fit for Fifty Five www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/package-fit-for-55 che mira a dare attuazione al #GreenDeal europeo per raggiungere i nuovi e più ambiziosi obiettivi climatici che la Commissione von der Leyen ha proposto.

Il pacchetto consta di 12 provvedimenti, (8 proposte di revisione di direttive e regolamenti esistenti e 4 nuove iniziative in materia soprattutto energetica) che rappresentano il cuore del Green Deal europeo come nuova “strategia per la crescita” green e alternativa a quella attuale ancora basata sui combustibili fossili. Il pacchetto ha anche l’obbiettivo di portarci fuori dalla crisi, in sintonia con NEXT GENERATION EU, e di dare nuove prospettive di lavoro e di inclusione sociale, ridisegnando il nostro modo di spostarci, di consumare, di costruire, riducendo non solo il nostro impatto su risorse e ambiente ma anche la diseguaglianza del mondo fossile, perché il nuovo pacchetto rappresenta anche una enorme occasione di redistribuzione delle risorse fra gli esseri umani.

Le misure del pacchetto riguardano l’aumento degli obbiettivi per rinnovabili, l’efficienza energetica, la riorganizzazione del sistema di scambio delle emissioni (ETS) e la sua controversa estensione al settore degli edifici e dei trasporti, il regolamento detto di “condivisione dello sforzo” di abbattimento delle emissioni nei settori finora non coperti dall’ETS, la tassazione energetica, che prevedeva finora stimoli ai combustibili fossili, l’uso del suolo, silvicultura e strategia forestale, norme più stringenti per ridurre le emissioni di automobili e furgoni, regole per le infrastrutture, per i carburanti alternativi (leggi ricariche per mobilità elettrica) e per i carburanti per aviazione e navigazione, misure per imporre dazi ad importazioni ad alto contenuto di CO2 (misure di adeguamento del carbonio alle frontiere); viene poi proposto un Fondo Sociale per il Clima per evitare una reazione di rigetto di queste misure da parte dei settori sociali più in difficoltà. Il Fondo verrebbe finanziato con 72,2 miliardi di risorse europee provenienti per il 25% dai proventi del sistema di scambio di emissioni e potenzialmente da altrettante nazionali nei prossimi 7 anni.
Nei prossimi mesi il pacchetto sarà inoltre completato dalle proposte sulle linee guida per l’applicazione concreta del principio “Energy efficiency first”, il super controverso pacchetto sul gas, la direttiva sugli edifici e le nuove linee guida sugli aiuti di stato, tutti aspetti molto importanti dell’agenda sul Green Deal.

Ora la parola passa al Parlamento Europeo e al Consiglio dei rappresentanti degli Stati, che sono co-legislatori a pari livello. Si prevede che i negoziati dureranno per tutto il 2022.

Per approfondire l’argomento ecco il report da Bruxelles di Renzo Consoli, corrispondente di Askanews:

Bruxelles, 14 lug. (askanews) – La Commissione europea ha approvato oggi il pacchetto legislativo « Fit for 55 », che contiene una dozzina di proposte di direttive, regolamenti e altre iniziative, spesso interconnesse e complementari fra loro, riguardanti tutti i settori dell’economia che sono chiamati a contribuire al nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra dell’Ue del 55% (invece che del 40% previsto in precedenza) entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Il pacchetto rappresenta la « roadmap » che dovrà essere seguita per arrivare ai traguardi già decisi e fissati nella legge europea sul clima, ovvero la riduzione del 55% al 2030 e l’obiettivo « zero emissioni nette » (neutralità climatica) entro il 2050, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa nel pomeriggio a Bruxelles. Le proposte della Commissione riguardano le politiche dell’Ue in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità energetica, e, secondo quanto afferma l’Esecutivo comunitario in una nota, prevedono di « trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società per costruire un futuro equo, verde e prospero ». Le proposte riguardano, in estrema sintesi: un rafforzamento del sistema europeo di scambio dei permessi di emissione (« Emission trade system » – Ets) e la sua applicazione a nuovi settori (aviazione civile, settore marittimo, trasporti stradali ed edilizia); un aumento della produzione dell’uso di energie rinnovabili; obiettivi vincolanti per l’aumento dell’efficienza energetica; una più rapida diffusione dei modi di trasporto a basse emissioni e delle infrastrutture (punti di ricarica elettrica e di rifornimento per i carburanti alternativi) e dei nuovi combustibili necessari; l’allineamento delle politiche fiscali (in particolare la tassazione dell’energia) con gli obiettivi del Green Deal europeo; misure (« dazi climatici » all’importazione) per prevenire il « carbon leakage » e rilocalizzazione fuori dall’Ue delle industrie ad alta intensità di emissioni; strumenti per preservare e potenziare la capacità dei « pozzi naturali di assorbimento del carbonio », ovvero le aree agricole e forestali. « Effort Sharing », nuovi target nazionali di riduzione emissioni A tutte queste misure si aggiunge poi una revisione del regolamento sul cosiddetto « Effort Sharing », la condivisione dello sforzo di abbattimento delle emissioni nei settori finora non coperti dall’Ets, che stabilisce degli obiettivi nazionali di riduzione per ciascuno Stato membro. I settori interessati sono (e resteranno anche dopo la riforma dell’Ets) gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie. Rispetto alla riduzione media nell’Ue che era stata inizialmente prevista al 29%; l’obiettivo dell' »Effort Sharing » per il 2030 è stato rafforzato di 11 punti percentuali, portandolo al 40% per contribuire al taglio complessivo dei gas serra ora fissato al 55%. Per l’Italia, l’obiettivo nazionale passa dal 33% al 43,7%. Rafforzamento ed estensione a nuovi settori del sistema Ets Il sistema Ets fissa un prezzo per i permessi di emissioni di CO2 e riduce ogni anno il limite massimo applicabile ai gas serra emessi da determinati settori economici. Negli ultimi 16 anni questo sistema ha consentito di ridurre del 42,8% le emissioni provenienti dalla produzione di energia elettrica e dalle industrie ad alta intensità energetica. Nella sua proposta di oggi, la Commissione propone di abbassare ulteriormente il tetto massimo generale delle emissioni e di aumentarne il tasso annuo di riduzione. L’Esecutivo Ue inoltre propone inoltre di eliminare gradualmente l’allocazione di quote di emissioni a titolo gratuito per l’aviazione civile, allineando il settore al Sistema globale di compensazione e riduzione delle emissioni per il trasporto aereo internazionale (« Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation » – Corsia), negoziato nell’ambito dell’Icao (l’Organizzazione internazionale dell’Aviazione civile). La proposta prevede, inoltre, di includere per la prima volta nell’Ets anche le emissioni generate dal trasporto marittimo, e di istituire un nuovo sistema separato di scambio delle quote di emissione per il trasporto stradale (applicato alla distribuzione di carburante) e per gli edifici (applicato al combustibile per i sistemi di riscaldamento); due settori che, al contrario dell’industria e dell’energia, non hanno ridotto le emissioni negli ultimi anni. La Commissione propone poi di aumentare l’entità dei fondi per l’innovazione e la modernizzazione, finanziati con le entrate generate dal sistema Ets, e prevede che gli Stati membri spendano la totalità delle loro entrate derivanti dallo scambio di quote di emissione per progetti connessi al clima e all’energia. Inoltre, una parte specifica delle entrate provenienti dal nuovo Ets per il trasporto stradale e per gli edifici dovrebbe essere destinata a compensare, almeno in parte, con un « Fondo sociale per il clima », l’eventuale impatto sociale del nuovo sistema (rincaro dei prezzi dei carburanti e dei combustibili per il riscaldamento), per le famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese vulnerabili. La nuova direttiva sulle rinnovabili La revisione della direttiva sulle energie rinnovabili fisserà l’obiettivo di aumentare al 40% la produzione della nostra energia da queste fonti entro il 2030. Sono previsti obiettivi specifici nazionali per ogni Stato membro per contribuire all’aumento complessivo europeo; obiettivi specifici settoriali sono poi fissati anche per l’uso delle energie rinnovabili nei trasporti, nel comparto del riscaldamento e della climatizzazione, nell’edilizia e nell’industria. Efficienza energetica La nuova direttiva sull’efficienza energetica fisserà, a livello Ue un obiettivo annuale vincolante per la riduzione del consumo di energia, in modo da arrivare al 9% nel 2030. Alla luce di questo obiettivo gli specifici contributi nazionali all’incremento del risparmio energetico saranno dell’1,5% all’anno, ciò che quasi raddoppierà l’obbligo previsto finora. Il settore pubblico sarà tenuto a ristrutturare ogni anno il 3% dei suoi edifici (in termini di superficie) per renderli più energeticamente più efficienti, al ritmo di un incremento del risparmio energetico annuale dell’1,7%. Nuovi limiti a emissioni dai veicoli, fine del motore a scoppio Saranno imposte delle norme più rigorose in materia di emissioni di CO2 per le autovetture e i furgoni. Le emissioni delle auto nuove dovranno diminuire del 55% a partire dal 2030 e del 100% a partire dal 2035 rispetto ai livelli del 2021. Di conseguenza, tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni. In sostanza, viene programmata la fine dei motori a combustione interna entro meno di 15 anni. Infrastrutture per ricarica elettrica e carburanti alternativi Un regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi imporrà agli Stati membri di aumentare la capacità di ricarica in linea con le vendite di autovetture a emissioni zero (elettriche a batteria o a idrogeno) e di installare punti di ricarica e di rifornimento a intervalli regolari sulle principali autostrade. Per consentire ai guidatori di avere accesso a una rete certa, affidabile e diffusa in tutta Europa di infrastrutture adatte alla nuova mobilità sostenibile, dovranno esserci stazioni di servizio almeno ogni 60 km per la ricarica elettrica e almeno ogni 150 km delle per il rifornimento di idrogeno. I carburanti per l’aviazione e per il trasporto marittimo In aggiunta all’inserimento nel sistema Ets, i settori dell’aviazione e del trasporto marittimo saranno sottoposti a obblighi relativi all’uso di carburanti con meno emissioni di gas serra. Il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi prevede che anche gli aeromobili e le navi abbiano accesso a energia elettrica pulita nei principali porti e aeroporti. Inoltre, l’iniziativa « ReFuelEU Aviation » obbligherà i fornitori di combustibili ad aumentare la percentuale di carburanti sintetici con più basse emissioni di carbonio (come i cosiddetti « elettrocarburanti »), nel rifornimenti per gli aerei effettuati negli aeroporti dell’Ue. Analogamente, l’iniziativa « FuelEU Maritime » incentiverà l’utilizzo di combustibili marittimi più sostenibili e di tecnologie a zero emissioni, fissando un limite massimo ai gas serra che potranno essere emessi dalle navi che fanno scalo nei porti europei. Tassare non il volume, ma il contenuto di energia La revisione della direttiva sulla fiscalità dell’energia propone di allineare la tassazione dei prodotti energetici alle politiche dell’Ue, promuovendo tecnologie pulite ed eliminando le esenzioni obsolete e le aliquote ridotte che attualmente incoraggiano e sovvenzionano l’uso di combustibili fossili. La Commissione propone un cambiamento della base imponibile, che non sarà più il volume (per i combustibili espresso in litri, per esempio 330 euro per 1.000 litri di gas) ma il contenuto energetico (espresso in joule, per esempio 10,75 euro per un gigaJoule), e calibrerà le nuove aliquote minime in modo da favorire le fonti più sostenibili. Il meccanismo Cbam, un « dazio climatico » sulle importazioni Un tempo veniva indicata come « carbon tax » alle importazioni, oggi è stata ribattezzata Cbam, da « Carbon Border Adjustment Mechanism » (meccanismo di compensazione alle frontiere delle emissioni di carbonio): si tratta di una sorta di « dazio climatico » che verrà imposto su determinati prodotti importati nell’Ue (cemento, fertilizzanti, acciaio, alluminio) per garantire che l’ambizioso quadro normativo ambientale comunitario non svantaggi la competitività dell’industria europea e non favorisca i concorrenti di paesi terzi (soprattutto Cina e Russia, ma anche Turchia) che non sono sottoposti agli stessi obblighi. Solo così si potrà assicurare che le riduzioni delle emissioni europee contribuiscano a davvero a un calo delle emissioni a livello mondiale, e non siano compensate dal « carbon leakage », ovvero un aumento dei gas serra nei paesi terzi, accompagnato da una delocalizzazione della produzione ad alta intensità di carbonio fuori dall’Europa. Il meccanismo Cbam inoltre incoraggerà l’industria extra europea e i partner internazionali dell’Ue ad adottare misure equivalenti o simili a quelle dell’Unione. E’ previsto che sia introdotto dopo una prima fase di transizione, con l’entrata in funzione nel 2026 e 10 anni di attuazione graduale prima di entrare a pieno regime. Parallelamente alla graduale introduzione del Cbam, verranno eliminate gradualmente le esenzioni per i settori industriali che oggi usufruiscono di quote di emissioni gratuite nel sistema Ets, proprio per evitare il « carbon leakage ». Uso dei suoli, agricoltura e foreste, i « pozzi di carbonio » Il regolamento sull’uso del suolo, sulla silvicoltura e sull’agricoltura, infine, fissa un obiettivo generale dell’Ue per l’assorbimento del carbonio da questi « pozzi » naturali, pari a 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030. Gli obiettivi nazionali imporranno agli Stati membri di preservare ed estendere i propri pozzi di assorbimento del carbonio. Entro il 2035 l’Ue dovrebbe mirare a raggiungere la neutralità climatica nei settori dell’uso del suolo, della silvicoltura e dell’agricoltura, comprese le emissioni agricole diverse dallo CO2, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento. Una nuova strategia forestale dell’Ue, inoltre, predispone un piano per piantare tre miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030. La strategia mira a migliorare la qualità, la quantità e la resilienza delle foreste europee, sostiene i silvicoltori e la bioeconomia forestale, e mira a garantire la sostenibilità della raccolta e dell’uso del legname (la biomassa), preservando la biodiversità.

Fonte: https://www.askanews.it/esteri/2021/07/14/commissione-ue-propone-grande-riforma-economia-per-il-clima-pn_20210714_00247/ 14 luglio 2021

Rinnovabili: oltre un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro!

Secondo i dati resi disponibili dal più recente rapporto di EUobserv’ER, l’agenzia di monitoraggio europea per le fonti rinnovabili, le rinnovabili in Europa avevano raggiunto il 32,1 % della produzione energetica totale in Europa, producendo 1.510.000 posti di lavoro, ossia 70.000 posti di lavoro in più rispetto all’anno precedente. Il giro d’affari delle rinnovabili per lo stesso periodo nell’Europa a 28 ha raggiunto i 158.9 miliardi di euro (4,2 miliardi in più dell’anno precedente). Questo ha permesso di evitare l’emissione di 351 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e la spesa di 110 miliardi di euro in combustibili fossili.


Con il superamento della soglia di 1 000 TWh, quasi un TWh su tre nell’UE a 28 proviene da fonti rinnovabili. Per contro, lo sviluppo del riscaldamento e raffrescamento rinnovabile è fermo al 19,7% (+0,2 punti rispetto al 2017).
L’occupazione legata alle energie rinnovabili, come abbiamo visto, cresce fino a 1,51 milioni di posti di lavoro a tempo pieno
Sulla base della metodologia sviluppata da EurObserv’ER, si rileva che nel 2018 nel settore delle energie rinnovabili dell’Unione europea erano impiegate, direttamente o indirettamente, circa 1,51 milioni di persone. Ciò rappresenta una crescita lorda del +4,6% dai livelli del 2017.

EurObserv’ER ha riscontrato che 20 Stati membri su 28 hanno aumentato o mantenuto il loro numero di posti di lavoro nelle ER.
Il corrispondente fatturato negli Stati membri dell’UE-28 ha avuto una crescita lorda di +2,7%.

Per maggiori informazioni accedere a questo link:

https://www.eurobserv-er.org/19th-annual-overview-barometer/


questo è il relativo comunicato stampa

Pensa Circolare Podcast, intervista di Carlo Ghiglietti sulla Terza Rivoluzione Industriale e sugli sviluppi del Green Deal con il Coordinatore generale Antonio Rancati

Pubblichiamo con grande piacere l’intervista di Carlo Ghiglietti, Circular Economy & Sustainability Strategy Advisor • Founder & CEO at .zeroenvironment • Creator of Pensa Circolare Podcast • Co-Founder at Bluenzima, al nostro Coordinatore generale Antonio Rancati (14 luglio 2021)

E’ online il 47esimo episodio di Pensa Circolare Podcast, il tema è la #TerzaRivoluzioneIndustriale e l’ospite non poteva che essere Antonio Rancati Coordinatore generale del centro studi europeo CETRI-TIRES. Con Antonio abbiamo inevitabilmente parlato del prossimo futuro e di come il Green Deal condizionerà le nostre produzioni e i nostri consumi.

Ascolta l’episodio qui >>> https://lnkd.in/dAz7p8c

Antonio Rancati con Jeremy Rifkin

Nell’augurarti buon ascolto, chi chiedo un grande favore: di recente Pensa Circolare Podcast, insieme ad altri meravigliosi contribuiti
podcast, è stato inserito dal portale Apple Podcast, nella sessione LA TERRA NON PUÓ PIÚ ATTENDERE; uno dei pochi podcast indipendenti presenti. Questo ci rende molto orgogliosi, in particolare per il lavoro che, insieme ai nostri ospiti, abbiamo fatto per divulgare il concetto di #economiacircolare e di #sostenibilita, per questo ti chiedo di sostenere il podcast indicando il tuo gradimento sulle 5 stelle che troverai sulla pagina del podcast.

Grazie mille e buona giornata!

Carlo Ghiglietti

LinkedIn: www.linkedin.com/in/carlo-ghiglietti-717247115/

Idee a confronto sulla città di Prato che verrà! 20 luglio 2021 (incontro con dibattito pubblico)

Incontro con dibattito pubblico

PRATO: IL PAESAGGIO DELLA FELICITA’?

Idee a confronto sulla città che verrà!

MARTEDI’ 20 LUGLIO ORE 21,00
CIRCOLO DI BORGONUOVO
VIA LORENZO DA PRATO, 17

Interverranno:

Valerio Barberis – Assessore urbanistica ed ambiente Comune di Prato,

Marco Morelli – Direttore Fondazione PARSEC Centro di Scienze Naturali,

Antonio Rancati – Coordinatore generale Cetri-Tires,

Pierfrancesco Cavicchioni – Perito agrario.

Modera Giacomo Sbolgi – Consigliere comunale Prato Italia Viva

www.facebook.com/events/811873179691022

Per chi lo desidera può partecipare alla « pizzata » al Circolo di Borgonuovo alle ore 20,00 (costo 12,00 euro bevande incluse).
Per info e prenotazioni Andrea 393.3962179

Ingresso libero fino ad esaurimento posti in ottemperanza alle norme vigenti anti Covid19.

PRATO: IL PAESAGGIO DELLA FELICITA’? | Facebook

Al via l’edizione 2021 di « StartCup Lombardia » per nuove imprese ad alto potenziale in ambito IT, ICT & Services, Lifescience & Medtech e Cleantech & Energy con un montepremi di 125 mila euro

Ai nastri di partenza la competizione organizzata dalle Università e dagli Incubatori Universitari lombardi e promossa da Regione Lombardia, con il coordinamento di PoliHub – Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano. Giunta quest’anno alla XIX edizione, Startcup favorisce la nascita di nuove imprese ad alto potenziale in ambito ICT & Services, Industrial Technologies, Lifescience & Medtech e Cleantech & Energy con un montepremi di 125 mila euro. C’è tempo fino al 13 settembre per presentare la propria idea.

Milano, 7 luglio 2021 – È stata presentata oggi nella suggestiva sede dell’Adi Design MuseumStartcup Lombardia, la competizione organizzata dalle Università e dagli Incubatori Universitari lombardi e promossa da Regione Lombardia – Direzione Generale Sviluppo Economico Assessore Guido Guidesi, con il coordinamento di PoliHub – Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano.

Nata nel 2003, su iniziativa del Politecnico di Milano, Startcup Lombardia è alla sua XIX edizione. Dal 2016, grazie anche al supporto di Regione Lombardia, la competizione ha assegnato grant per oltre 500 mila euro, contribuito alla nascita di 28 aziende che hanno raccolto più 3 milioni di investimenti cumulati.

“Startcup Lombardia rappresenta un efficace esempio di collaborazione tra gli Atenei lombardi, che si impegnano a mettere a fattor comune i propri sforzi per generare opportunità di sviluppo a favore di nuove iniziative imprenditoriali”, commenta Remo Morzenti Pellegrini, Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo“Ciò è un segnale importante di ripartenza in un contesto post pandemico, in cui gli studenti in primis sono chiamati a dare il proprio contributo, sfruttando i contatti col tessuto imprenditoriale lombardo e generando soluzioni innovative a supporto dei cittadini. Confido che anche questa edizione porterà una rigenerazione nell’ecosistema industriale e nelle comunità accademiche coinvolte”.

“Dopo 19 anni Startcup Lombardia si conferma un’iniziativa capace di attrarre l’interesse degli studenti degli atenei lombardi”, afferma il Rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta“Startcup non è solo un momento di premiazione ma un percorso che accompagna e sostiene i progetti fino al loro approdo sul mercato. In un momento storico così delicato le Università e gli Incubatori Universitari continuano a essere attori fondamentali per stimolare lo sviluppo economico grazie al talento dei giovani innovatori”.

“Abbiamo scelto di presentare la nuova edizione Startcup in questo luogo”, afferma l’Assessore Regionale allo Sviluppo EconomicoGuido Guidesi, “in quanto simbolo della storia del design e dell’innovazione lombarda. Sia di buon auspicio ai giovani che lanceranno nuove sfide per portare ancora una volta l’ingegno lombardo in tutto il mondo”.

Andrea Sianesi e Guido Guidesi

I PARTECIPANTI

Possono presentare la candidatura a Startcup Lombardia studentiimprese costituite e aspiranti imprenditori nel cui team dovrà essere presente almeno uno studente universitario o, in alternativa, dottorando, ricercatore, assegnista, professore o alumnus.

I PREMI

Anche per l’edizione 2021 Regione Lombardia ha rinnovato il supporto alla competizione con un montepremi che sale a 125 mila euro per i migliori progetti, candidati in quattro categorie: ICT & Services, Industrial Technologies, Lifescience & Medtech e Cleantech & Energy. Saranno 4 i progetti vincitori, uno per categoria, a cui verrà assegnato un premio di 25 mila euro ciascuno. Verranno inoltre premiati altri 2 progetti che, come i precedenti, avranno diritto ad accedere al Premio Nazionale dell’Innovazione.

Novità 2021, un Premio Speciale di 25 mila euro per il progetto che sviluppa la migliore soluzione e/o tecnologia in ambito sicurezza e benessere sul luogo di lavoro Tutti i progetti finalisti potranno accedere ad attività di formazione focalizzate sulla stesura del business plan e business model e sulla presentazione della propria idea di business. Le giornate di accelerazione saranno dedicate a supportare i team nella produzione di un executive summary e un pitch deck.

LE FASI DEL PROGRAMMA

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 13 settembre 2021. La fase di valutazione e selezione dei progetti si concluderà il 24 settembre. Il Comitato Organizzatore selezionerà i 12 migliori progetti, che potranno accedere agli Acceleration Days, il programma di empowerment imprenditoriale focalizzato su business plan e presentazione dell’idea di business.

A fineottobre, durante la finale, la Giuria decreterà i 6 vincitori, che avranno accesso al Premio Nazionale dell’Innovazione organizzato da PNIcube, in programma Il 30 novembre e il 3 dicembre a Roma.

Startcup Lombardia è organizzata da Politecnico di Milano, PoliHub, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Pavia, Università degli Studi di Brescia, Università degli Studi di Bergamo, Università degli Studi dell’Insubria, Università Commerciale Luigi Bocconi, Università Cattolica del Sacro Cuore, IULM – Libera Università di Lingue e Comunicazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca e Fondazione UniMi.

Tutte le informazioni sul sito www.startcuplombardia.it

Luciano Galimberti
Enrico Capitanio
Roberto Tiezzi e Luca Ravagnan

ELEONORA EVI ELETTA CO-PORTAVOCE DI EUROPA-VERDI, « SUPEREREMO QUALSIASI SBARRAMENTO »

Non nasconde l’emozione Eleonora Evi, eurodeputata di Europa Verde, nel suo appassionato discorso di ieri, in occasione dell’assemblea costituente dei Verdi ed Europa Verde tenutasi a Chianciano.

È stata appena nominata co-portavoce, insieme ad Angelo Bonelli, della nuova formazione e dice: « Ho scelto di aderire a Europa Verde-VERDI perché sono convinta che sia un progetto visionario nel quale mi sono sentita subito a casa. Sono quindi molto emozionata di essere qui e sento un senso di grande responsabilità. La nostra forza sta nelle persone e nelle idee. Io ho iniziato a fare attivismo quando il cambiamento climatico non era ancora un tema così conosciuto, avevo 20 anni ed ero arrabbiata per lo sfruttamento di persone, animali e ambiente. Ora ne ho 37 ma, dopo 7 anni di esperienza nel Parlamento europeo, sento il bisogno di guardare all’Europa come se ne avessi 20, continuando a portare cambiamenti concreti nelle vite delle persone, come la richiesta di abolire le gabbie nell’allevamento, che oggi sta diventando realtà e di cui vado orgogliosa ». 

 »Sono convinta, – ha proseguito la parlamentare europea, – che i VERDI siano gli unici ad aver sempre guardato al mondo come se avessero 20 anni, gli unici ad avere a cuore il futuro del pianeta e delle generazioni che verranno, con il coraggio di dire NO quando è necessario, come abbiamo fatto con la Climate Law, che contiene standard troppo bassi di riduzione della CO2. Come abbiamo fatto e continueremo a fare con la PAC, ritenendo inaccettabile continuare a finanziare gli allevamenti intensivi e le grandi aziende a scapito dei piccoli agricoltori ». 

Evi ricorda poi la recente vittoria in Europa con l’impegno da parte della Commissione a legiferare entro il 2023 per l’abolizione degli allevamenti in gabbia, una sua battaglia storica portata in Parlamento Europeo, attraverso l’iniziativa dei cittadini europei End the cage age. 

Le sue parole trasudano passione ed energia, anche quando rivolge lo sguardo alla situazione italiana: « Dobbiamo opporci a questo Governo che ha generato un PNRR rivolto al passato. Gli italiani sono stati ingannati con la grande bugia di dover scegliere tra lavoro e salute. Falso! Le imprese green hanno resisto meglio e superato la crisi pandemica. I posti di lavoro che si creeranno con le rinnovabili, la cura della natura e delle persone, con l’economia circolare, la cultura, sono molti di più di quelli che ci chiedono di salvare nel settore delle fonti fossili. 

Un esempio su tutti, il Report commissionato dai Greens/EFA a Cambridge Econometrics sulla Legge europea sul Clima, che dimostra come un taglio emissioni più ambizioso del 60% al 2030 avrebbe portato alla creazione di più posti di lavoro, un milione in Europa dei quali la maggior parte proprio in Italia. 

Nessuno pensa che sia facile, ma noi ci batteremo per non lasciare indietro nessuno e per arrivare a più persone possibile. Il nostro obiettivo concreto è quello di entrare in tutte le istituzioni, superando le soglie di sbarramento, qualunque esse siano. Diciamolo con chiarezza: mai con la Lega, mai con Fratelli d’Italia. Saremo alleati con il centrosinistra, ma mai una stampella o partito cuscinetto. Parleremo con tutti, senza pregiudizi e faremo parlare le ragazze e i ragazzi arrabbiati che protestano nelle strade, come i GEV ». 

Infine, l’impegno per il futuro:

« Mi impegnerò al massimo per portare la famosa onda verde anche in Italia, unendo le forze e costruendo ponti. Da quando mi sono iscritta ho ricevuto una bandiera: con il cuore voglio sventolarla qua. Viva Europa Verde! »- conclude Evi tra gli applausi dei presenti.

#EuropaVerdeCiSiamo – 11 luglio 2021

David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo: Costruire un nuovo umanesimo europeo – 11 luglio 2021

Estratti del discorso del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, alla commemorazione dell’eccidio nazista di Cibeno (11 luglio 2021)
 Il discorso completo è disponibile qui
“Il mio pellegrinaggio oggi qui ha un solo motivo – ricordare che non basta credere di essere al riparo. Voglio ribadire che l’orrore che ci travolse nasceva dentro grandi culture democratiche, liberali, progressiste anche, in un tempo di grandi invenzioni tecnologiche, di scoperte, di artisti, letterati e filosofi cosmopoliti e pieni di ingegno, ma tutti, tutti, incapaci di fiutare per tempo il pericolo del fascismo e del nazismo.”

Il Presidente ha sottolineato il bisogno di essere vigili contro l’intolleranza crescente:
 
“Dicono lo stesso anche a noi oggi, quando diciamo di salvare i migranti ci dicono che stiamo facendo il gioco degli scafisti, oppure che la magistratura indipendente o il giornalismo sono espressioni di disordine, oppure che è meglio non agitare il buon senso quando difendiamo la dignità di persone che vogliono amarsi.”

“A Cibeno, qui a Fossoli è accaduto. Può accadere ancora.”

“Giuseppe Dossetti scrisse che la coscienza storica da sola non basta. La nostra coscienza deve essere “vigile”, capace cioè di “opporsi a ogni inizio di sistema di male, finché ci sia tempo”, Ecco perché non possiamo permetterci di sottovalutare le manifestazioni di odio, violenza, discriminazioni che si manifestano nello spazio europeo.”

Il Presidente ha proseguito concentrandosi su ciò che l’Europa ha fatto per proteggere i valori fondamentali e sul perché i regimi autoritari prendono sempre più di mira l’Europa:
 
“Bene che il dibattito sulla ripresa, sulla ricostruzione delle nostre economie, corra di pari passo con quello che riguarda la difesa dello Stato di diritto, dei nostri valori fondamentali, delle libertà che devono essere garantite ai nostri cittadini. Mai il dibattito, la denuncia e il richiamo verso fenomeni degenerativi presenti in alcuni Stati europei era stato così attento e ci vede pronti con nuovi e inediti meccanismi sanzionatori.”

“La pandemia ha colpito e ha fermato l’Europa e il mondo. Questa volta però l’Europa non è stata passiva come avvenne in occasione della grave crisi finanziaria di dieci anni or sono. Questa volta l’Europa è stata capace di compiere un balzo in avanti. Non una risposta ordinaria, ma un cambio di paradigma. Che prelude – così vogliamo pensare – a una Europa più giusta e più forte nella dimensione globale”

“Perché tutti i regimi autoritari si preoccupano di noi? Vi è un solo motivo. I valori europei mettono paura, perché le libertà consentono uguaglianza, giustizia, trasparenza, opportunità, pace. E se è possibile in Europa, è possibile ovunque.”

 “Per questo non tolleriamo che nello spazio europeo vi siano paesi in cui la magistratura o il giornalismo vengano umiliati nella loro funzione, in cui un vento antisemita costringa famiglie ebree europee a trasferirsi in Nord America o in Canada, in cui gli immigrati e i rifugiati vengano considerati uno scarto, in cui le donne siano sottopagate, in cui leggi nazionali producano discriminazioni, in cui si sostenga che territori europei vengono dichiarati “LGTBI free zone”. In Europa i diritti di ogni persona sono diritti di tutti.”

Infine, il Presidente Sassoli ha spiegato perché l’Europa deve continuare a svilupparsi:

“L’Europa è una costruzione sempre in divenire. E non dovrà mai fermarsi. È un cantiere che non smette mai di operare, o se si vuole, è una cattedrale la cui officina richiede l’impegno di successive generazioni.”

 “Per questo motivo siamo così determinati ad imprimere velocità al processo di adesione dei Balcani Occidentali, e a mantenere le promesse fatte dall’Europa per una riconciliazione dello spazio politico con lo spazio geografico. Non vogliamo che la delusione di Albania e Macedonia del Nord prevalga e il loro sguardo si rivolga altrove. E lo stesso vale per tutti quei paesi che sentono ancora forte il desiderio di far parte della nostra famiglia.”

11 luglio 2021

Campo Fossoli (Carpi), i presidenti Ursula von der Leyen e David Sassoli alla commemorazione dell’eccidio nazista del 1944

LES PROPOSITIONS DU PRÉSIDENT JUNCKER : NOUVELLES AMBITIONS ET ANCIENNES DIFFICULTÉS.

Par son discours sur l’état de l’Union prononcé au Parlement européen le 13 septembre dernier, le Président de la Commission européenne a voulu reprendre l’initiative politique alors qu’une « fenêtre d’opportunités » s’est ouverte en vue de la relance du projet d’intégration européenne après les élections françaises et allemandes. Juncker a tenté de tirer parti d’une opportunité politique particulièrement propice à une telle relance, alimentée par une série d’événements favorables. Ainsi, bien qu’ayant mis en question l’attractivité du projet européen, le Brexit permettra d’éviter qu’après mars 2019, le Royaume-Uni mette son veto à la révision des traités européens et au nouveau cadre de financement de l’Union européenne après 2020. Les chefs d’État et de gouvernement ont adopté une déclaration de principe le 25 mars 2017, dans laquelle ils réaffirment leur intention de relancer le projet d’intégration européenne par l’adoption d’une série de mesures dans les domaines de la sécurité, de la politique sociale et des relations extérieures de l’Union, qui devraient permettre de regagner le soutien politique des citoyens européens à l’égard de l’Union européenne. La reprise économique se généralise dans tous les pays de l’Union et le chômage, tout en demeurant élevé, a atteint son niveau le plus bas depuis neuf ans. L’attitude « isolationniste » de la nouvelle administration américaine a convaincu une bonne partie des dirigeants politiques européens que l’Europe devra davantage compter sur elle-même pour assurer sa propre sécurité. Et, enfin, l’élection du président Macron et ses déclarations concernant la construction d’une nouvelle souveraineté européenne assurent à la Commission européenne le soutien politique d’un grand pays de l’Union qui, dans le passé, a certes été à l’origine du projet européen mais qui en a également freiné le développement en diverses occasions (échec de la Communauté européenne de défense en 1954, crise de la chaise vide et compromis de Luxembourg en 1965/66, rejet de la Constitution européenne en 2005). Tirant parti de cette dynamique, le président Juncker a avancé dans son discours une série de propositions à la fois politiques et institutionnelles, dans le cadre du débat sur l’avenir de l’Union européenne. Les propositions formulées par le président de la Commission peuvent toutes être réalisées dans le cadre des traités en vigueur (contrairement à celles suggérées successivement par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En effet, la Commission européenne, dont l’une des fonctions consiste à être la « gardienne » des traités, n’a jamais à ce jour utilisé le pouvoir de formuler des propositions de révision de ces derniers, que lui confèrent l’article 48 du traité de Lisbonne ainsi que de précédentes dispositions, sur un pied d’égalité avec les États membres. Le projet Pénélope de 2002, qui constitue l’initiative la plus ambitieuse élaborée par la Commission en cette matière, a ainsi été déclassé par le président Prodi en une simple « étude de faisabilité » à la suite des réactions négatives du président de la Convention européenne, Giscard d’Estaing, et des commissaires eux-mêmes, qui n’avaient pas été impliqués dans la rédaction du projet (1).

1) Les propositions institutionnelles.

Concernant les institutions européennes et le processus décisionnel de l’Union, le président Juncker a soumis la quasi-totalité des propositions qui peuvent être mises en œuvre sans modification des traités et, donc, sans ouvrir la « boîte de Pandore » de la révision des traités (« boîte de Pandore » qui a en revanche été ouverte par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En quelque sorte, Juncker a « raclé les fonds de tiroir » de tout ce qu’il est possible de faire à traités constants pour améliorer ou simplifier le fonctionnement du processus décisionnel européen. Toutefois, comme nous le verrons plus loin, les propositions de Juncker ne sont pas exemptes de difficultés politico-institutionnelles, décelées dès l’entrée en vigueur du traité de Lisbonne (et qui ont entravé à ce jour la mise en œuvre des mesures en question).

1.1.) Le recours aux clauses « passerelles » pour permettre l’adoption de décisions à la majorité dans les domaines actuellement soumis à la règle de l’unanimité.

Le traité de Lisbonne a prévu la possibilité que le Conseil européen décide à l’unanimité d’introduire la règle de la majorité qualifiée pour statuer sur des mesures politiquement sensibles qui requièrent actuellement le vote unanime des États membres (par exemple, dans les domaines de la politique extérieure et de la fiscalité). De la même manière, le Conseil européen peut décider à l’unanimité de permettre la participation égale du Parlement européen (à savoir, la codécision) dans les cas dans lesquels le Conseil statue actuellement avec l’avis non contraignant de cet organe. Juncker a cité le marché unique parmi les domaines dans lesquels les décisions devraient être prises à la majorité qualifiée et a évoqué en particulier une série de mesures fiscales (au nombre desquelles l’impôt des sociétés, la TVA et la taxe sur les transactions financières) pour lesquelles l’unanimité devrait être remplacée par la majorité qualifiée. Bien que la proposition de Juncker soit dictée par le bon sens, eu égard aux difficultés auxquelles se heurte l’harmonisation fiscale dans l’Union européenne, la probabilité que les États membres renoncent au droit de veto dans le domaine fiscal sont très faibles, voire inexistantes. D’une part, certains États membres tirent un avantage économique de taille de la règle de l’unanimité, étant donné que le droit de veto leur permet d’appliquer des régimes fiscaux plus favorables en faveur des multinationales qui investissent sur leur territoire (citons les cas les plus fragrants de l’Irlande et du Luxembourg, mais aussi l’Autriche et les Pays-Bas qui tirent profit de l’absence d’harmonisation fiscale). D’autre part, le traité de Lisbonne a prévu une garantie procédurale supplémentaire vu que le parlement national d’un seul État membre peut bloquer la décision du Conseil européen dans un délai de six mois. Ainsi, en son temps, le Parlement britannique avait interdit à son gouvernement l’utilisation de cette clause du traité. Après le Brexit, il est prévisible que les parlements des pays susmentionnés adopteront des initiatives analogues (rappelons que l’Irlande a subordonné la ratification du traité de Lisbonne à l’obtention de garanties relatives au maintien de son régime fiscal). Par conséquent, la proposition du président Juncker d’utiliser les clauses passerelles dans le domaine de la fiscalité risque de ne pas emporter l’adhésion unanime du Conseil européen ou d’être bloquée par le veto préventif d’un parlement national.

1.2.) La fusion des présidences de la Commission et du Conseil européen.

Juncker a souhaité que l’Union européenne se dote d’un président unique, exerçant les fonctions actuellement distinctes de président de la Commission et de président du Conseil européen. L’idée n’est pas nouvelle étant donné qu’elle a été avancée pour la première fois par le député français Pierre Lequiller lors de la Convention européenne présidée par Giscard d’Estaing. À l’époque, la suggestion n’avait guère eu d’écho, notamment parce que de nombreux « conventionnels » des pays plus petits s’opposaient à l’institution d’une présidence stable pour le Conseil européen. Toutefois, ni le traité constitutionnel ni le traité de Lisbonne n’ont exclu la possibilité d’une fusion des deux fonctions, en ne prévoyant aucune incompatibilité dans leurs textes. La proposition a été ultérieurement relancée par Michel Barnier dans un discours de 2011, sans cependant recueillir davantage de soutien. A première vue, cette nouvelle proposition de Juncker semble elle aussi empreinte de bon sens, car elle simplifierait la structure institutionnelle de l’Union et, surtout, aux yeux des citoyens, les plus hautes fonctions de l’Union européenne seraient incarnées par une seule et même personne. En outre, la célèbre question de Kissinger (« L’Europe, quel numéro de téléphone ? ») trouverait enfin une réponse. Néanmoins, la proposition se heurte à des difficultés politico-institutionnelles découlant des fonctions différentes assumées par les deux présidents et, surtout, des dispositions des traités en vigueur :

a) Le président de la Commission européenne dirige une institution qui a pour tache de promouvoir l’intérêt général de l’Union (art. 17 TUE), alors que le président du Conseil européen œuvre pour faciliter la cohésion et le consensus au sein du Conseil européen (art. 15, par. 6, TUE). En d’autres termes, institutionnellement, le président de la Commission a un rôle d’initiative législative et de contrôle de l’application des traités et des mesures adoptées par les institutions. Quant au président du Conseil européen, il se pose en médiateur entre les positions divergentes des chefs d’État et de gouvernement et vise un consensus unanime. Il est manifeste que le rôle de la Commission européenne a évolué au fil des années et que son président est dès lors plus enclin à rechercher le consensus au sein du Conseil européen qu’à défendre bec et ongles les propositions de son institution (2). Toutefois, la fusion des deux fonctions risquerait indubitablement de renforcer cette tendance, plutôt que de l’atténuer.

b) Le président de la Commission européenne est élu pour cinq ans par le Parlement européen sur la base d’une proposition du Conseil européen, qui tient compte des résultats des élections européennes. Le Parlement européen a le droit de censurer l’action de la Commission et d’entraîner ainsi sa démission. Dans ce cas, le président de la Commission devrait lui aussi démissionner en cas de vote d’une motion de défiance. Pour sa part, le président du Conseil européen est directement élu par les chefs d’État et de gouvernement pour un mandat de deux ans et demi, renouvelable, sans aucune implication du Parlement européen. On imagine difficilement que les chefs d’État et de gouvernement acceptent qu’une éventuelle motion de censure de la Commission européenne par le Parlement européen puisse entraîner la démission du président du Conseil européen. Dans le cas contraire du maintien du président du Conseil européen dans ses fonctions, le dualisme qui existe actuellement serait rétabli de facto.

Par conséquent, même si elle est réalisable à traités constants, l’idée de fusionner les fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen risque de se heurter aux obstacles politiques et institutionnels décrits ci-dessus. Il conviendrait dès lors de modifier les traités afin d’éliminer les contradictions présentes dans les dispositions actuelles. A cela, s’ajoute encore le fait que la fusion des deux présidences est susceptible de renforcer l’aspect intergouvernemental de la désignation et de la fonction du président du Conseil européen, au détriment de la méthode communautaire basée sur le droit d’initiative de la Commission européenne, le vote à la majorité et la mission de contrôle politique du Parlement européen, que Juncker voudrait précisément renforcer par ses propositions. L’expérience tirée de l’élaboration conjointe de documents par les quatre ou cinq présidents des institutions européennes en vue de la consolidation de l’Union économique et monétaire (dont les feuilles de route ont été écartées par le Conseil européen) ne contredit pas, mais renforce plutôt cette conclusion.

1.3.) L’institution d’un ministre européen de l’économie et des finances, qui devrait être le commissaire européen en charge de l’économie et des finances et le président de l’Eurogroupe.

La proposition d’instituer la fonction de ministre européen de l’économie, gérant une ligne budgétaire pour la zone euro, contrôlant l’application correcte des dispositions relatives à l’UEM, présidant l’Eurogroupe, étant l’interlocuteur privilégié de la Banque centrale européenne et répondant de son action devant le Parlement européen (éventuellement composé uniquement des députés de la zone euro) est également une proposition dictée par le bon sens, qui renforcerait à la fois l’efficacité et le caractère démocratique des institutions européennes. Toutefois, l’idée de confier cette fonction au commissaire en charge des affaires économiques (actuellement, le français Moscovici) pose des problèmes analogues de nature institutionnelle et de possibles conflits d’intérêts :

a) le président de l’Eurogroupe est lui aussi désigné par les États membres sans intervention du Parlement européen, tandis que, bien qu’étant initialement désigné par les États membres, le commissaire en charge des affaires économiques reçoit l’approbation du Parlement européen et est responsable devant ce dernier à l’instar de tous les membres de la Commission européenne ;

b) en tant que membre de la Commission européenne, le commissaire chargé des affaires économiques exerce un droit d’initiative législative à l’égard de l’Eurogroupe. Exercer simultanément le droit de proposition propre à la Commission européenne et la fonction de médiation propre au président de l’Eurogroupe pourrait occasionner un conflit d’intérêts entre les deux fonctions (étant donné que le président de l’Eurogroupe doit, institutionnellement, rechercher un compromis afin de faciliter la conclusion d’un accord sur une proposition de la Commission européenne). En outre, la fonction de supervision de l’application des dispositions du traité, propre à la Commission européenne, pourrait être influencée par sa désignation par les États membres, que le Commissaire aux affaires économiques serait contraint de sanctionner en cas de violation des dispositions européennes.

La comparaison faite traditionnellement avec la double casquette du haut représentant pour la politique étrangère (Federica Mogherini), qui est à la fois vice-président de la Commission européenne et président du conseil « Affaires étrangères » n’est pas pertinente. En effet, d’une part, la Commission européenne ne possède pas le pouvoir d’initiative législative dans le domaine de la politique étrangère et le Conseil « Affaires étrangères » délibère à l’unanimité dans la très grande majorité des cas, raisons pour lesquelles d’éventuels conflits d’intérêts entre les deux fonctions sont exclus. D’autre part, le Conseil « Affaires étrangères » prend habituellement des décisions de nature exécutive, et non législative, comme l’envoi de missions de paix ou d’observation des élections sensibles, la définition de stratégies politiques à l’égard d’un pays tiers ou l’imposition de sanctions à des pays qui ne respectent pas les droits de l’homme. Dans de tels cas, le haut représentant pour la politique étrangère exerce des fonctions de nature exécutive, tant en sa qualité de vice-président de la Commission qu’en celle de président d’une formation du Conseil.

Par conséquent, tandis que la fonction de haut représentant pour la politique étrangère ne comporte pas de conflits d’intérêts potentiels avec celle de vice-président de la Commission européenne, il pourrait en aller autrement dans les relations entre la fonction de président de l’Eurogroupe et celle de Commissaire en charge des affaires économiques et financières.

1.4.) Le renforcement de la zone euro et la création d’une ligne budgétaire

Le président Juncker est essentiellement préoccupé par l’unité des 27 pays au sein de l’Union européenne et n’est pas favorable au « dédoublement » de l’Union en deux cercles concentriques. Il n’exclut pas que des initiatives soient mises en œuvre par des groupes plus restreints de pays, mais il ne propose pas un renforcement institutionnel de la zone euro (voir le troisième scénario du Livre blanc de la Commission sur l’avenir de l’Europe). Par conséquent, Juncker n’a pas proposé la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens, comme le suggérait le président Macron, mais uniquement d’une ligne budgétaire dédiée à la zone euro dans le cadre du budget de l’Union européenne. Conformément à son intention d’agir à traités constants, Juncker propose en réalité la création d’un instrument financier de stabilisation macroéconomique dans le cadre du budget de l’Union européenne, qui puisse être utilisé en faveur des pays disposant de la monnaie unique (alors que la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens nécessiterait la modification des traités).

1.5.) La démocratisation de l’Union européenne.

Fidèle à son approche générale consistant à agir dans le cadre des traités existants, Juncker se déclare favorable à la poursuite de l’expérience des « Spitzenkandidaten » lors des prochaines élections européennes et manifeste, en son propre nom et avec prudence, son soutien à la proposition plus déterminée du président Macron et d’autres dirigeants européens de créer des listes transnationales pour les élections de 2019. Dans son discours, Juncker exprime son appui à l’organisation de conventions démocratiques de citoyens européens, comme proposé par le président Macron, afin de poursuivre le débat sur l’avenir de l’Europe en 2018. Les autres propositions de Juncker pour la démocratisation de l’Union portent sur l’utilisation des clauses passerelles pour accroître le vote à la majorité et sur la fusion des fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen, dont nous avons déjà souligné la difficulté.

2) Les propositions politiques.

Dans son discours sur l’état de l’Union et dans sa lettre d’intention adressée au président du Parlement européen et au président du Conseil, Juncker énumère une série de propositions significatives que la Commission européenne s’engage à présenter en partie dans le courant de l’actuelle législature (18 prochains mois) et en partie à l’horizon 2025 (même si Juncker ne peut engager la prochaine Commission européenne qui sera renouvelée en 2019). Juncker a recours à la méthode traditionnellement utilisée par la Commission européenne dans le cadre de l’élaboration de ses programmes de travail (à savoir la « feuille de route » qui expose la teneur essentielle des diverses propositions et leurs dates de présentation). Une analyse rédigée par la task force de la Commission européenne souligne, et ce n’est pas un hasard, que 80% des propositions formulées le 27 septembre par le président Macron coïncident avec les propositions avancées par Juncker dans le programme de travail de la Commission européenne.

Un examen détaillé des propositions annoncées par Juncker dans son discours et dans sa lettre d’intention adressée aux présidents des deux institutions européennes n’a pas sa place dans cet article. Il convient toutefois de mettre en évidence la volonté du président Juncker d’avoir recours au droit d’initiative de la Commission européenne pour renforcer la croissance économique et les investissements (en particulier par un train de mesures dans le domaine du marché unique numérique), réaliser une Union européenne de l’énergie par des propositions ambitieuses en matière de changements climatiques, élaborer une nouvelle stratégie pour la politique industrielle de l’Union européenne (malgré l’insuffisance des compétences prévues par le traité) et consolider le marché intérieur. En particulier, il importe de mettre en exergue l’intention du président Juncker de présenter un train de mesures intitulé « justice fiscale » pour la création d’un espace TVA unique et une proposition autorisant l’imposition des bénéfices générés par les multinationales grâce à l’économie numérique. Vu les critiques dont le président Juncker a fait l’objet pour avoir permis dans le passé les pratiques permissives du Luxembourg en matière de régime fiscal applicable aux multinationales, il s’agit d’un juste retour des choses. Dans le domaine de la politique sociale, Juncker se borne à proposer la proclamation par les institutions européennes du socle européen des droits sociaux, ainsi que la création d’une autorité européenne du travail afin de renforcer la coopération entre les autorités nationales et d’autres initiatives en faveur d’une mobilité équitable, telles que le numéro de sécurité sociale européen. Sans minimiser la portée symbolique d’une nouvelle charte européenne des droits sociaux, on ne peut que difficilement affirmer que cette initiative concrétise l’objectif d’une Europe plus sociale, comme annoncé dans la Déclaration de Rome du 25 mars 2017. D’autres mesures à caractère législatif, et, partant, contraignantes pour les États membres seraient nécessaires sur le plan social pour regagner le soutien des citoyens à l’égard du projet européen. Citons notamment l’institution d’un revenu minimum européen et/ou la création d’une allocation européenne de chômage, mesures déjà proposées par certains pays de l’Union et par le Parlement européen. Il ne fait aucun doute que l’insuffisance de l’actuel budget européen et le manque de nouvelles ressources propres sont des obstacles majeurs à la mise en œuvre de telles mesures, qui pourraient néanmoins être financées provisoirement par des contributions financières des États membres, à condition que ceux-ci soient exemptés de l’obligation de respecter le critère des 3% du déficit annuel de leur budget national. Les propositions de Juncker dans le domaine du renforcement de l’Union économique et monétaire sont davantage significatives. Elles prévoient la transformation de l’actuel Mécanisme européen de stabilité (MES) en un véritable Fonds monétaire européen géré par le futur ministre européen des Finances, ainsi que la création d’une ligne budgétaire consacrée à la zone euro prévoyant une aide financière aux réformes structurelles nationales, ayant une fonction de stabilisation macroéconomique de la zone euro et facilitant la convergence économique des pays qui ne disposent pas encore de la monnaie unique. Toutefois, dans la mesure où les propositions de Juncker se basent sur les traités actuels, la création de tels instruments financiers sera confrontée au caractère limité de l’actuel budget européen et ne saurait représenter l’embryon d’un futur budget « fédéral » européen, requérant, a fortiori, l’institution préventive de nouvelles ressources propres. Les propositions de Juncker relatives à la politique migratoire et à un espace de justice et de droits fondamentaux basé sur la confiance mutuelle méritent également une mention particulière. Citons notamment dans ce cadre le train de mesures en matière de lutte contre le terrorisme qui devrait renforcer la sécurité des citoyens européens et contribuer à une meilleure perception par ceux-ci de la valeur ajoutée du projet européen. Soulignons également l’initiative législative programmée pour l’automne 2018 visant à améliorer le respect de l’État de droit dans l’Union européenne. Sur ce plan, les institutions européennes avaient perdu une partie de leur crédibilité en renonçant jusqu’à présent à lancer la procédure prévue par l’art. 7 du traité à l’encontre de la Hongrie et de la Pologne afin de constater l’existence d’une violation grave et persistante par ces États membres des valeurs de démocratie et d’état de droit. Il est certain que la nécessité d’obtenir l’unanimité au Conseil européen pour constater l’existence d’une telle violation limite fortement le caractère dissuasif de l’article 7 du traité, mais l’incapacité d’intervenir pour défendre les droits fondamentaux dans l’Union européenne a fortement miné la crédibilité de l’Union dans sa dénonciation des violations du même genre commises par des pays tiers. Par conséquent, l’initiative annoncée par le président Juncker est positive.

3) Conclusions.

Cette brève analyse des propositions formulées par le président Juncker dans son discours permet de conclure que ses propositions institutionnelles n’ont que peu de probabilités de voir le jour en raison des obstacles politico-institutionnels difficilement surmontables sans une révision des traités (suppression des clauses restrictives et des incompatibilités entre les dispositions en vigueur). La seule exception concerne la création d’une ligne budgétaire pour la zone euro dans le cadre de l’actuel budget de l’Union européenne. Cette proposition réitère en réalité sous une autre forme la suggestion de création d’un instrument financier à l’intention des pays de la zone euro, préconisée dans le « Blueprint » de la Commission européenne de novembre 2012. Il en va par contre autrement pour les propositions portant sur la teneur des politiques, dont l’adoption pourrait constituer un élément significatif de la relance du projet européen (même si l’institution d’un instrument contraignant dans le domaine de la politique sociale continue à faire défaut, alors qu’il permettrait aux citoyens européens de percevoir la valeur ajoutée de l’Union européenne dans la lutte contre le chômage et l’exclusion sociale). Le discours du président de la Commission européenne n’est donc pas « le baroud d’honneur d’un fédéraliste obstiné » (3), mais plutôt une tentative visant à rendre à la Commission européenne le rôle « monnetien » d’initiative législative et d’interprète privilégié de l’intérêt européen. Toutefois, les propositions les plus marquantes de Juncker ont été reléguées au second plan par les propositions encore plus ambitieuses formulées par le président Macron dans son discours à la Sorbonne du 27 septembre. Le président Macron ne s’étant pas borné aux interventions pouvant être réalisées à traités constants, mais s’étant projeté dans la perspective des deux prochaines élections européennes et, partant, à l’horizon 2025, ses recommandations sont plus ambitieuses que celles de Juncker, aussi bien sur le plan institutionnel que politique, étant donné qu’elles visent à créer une souveraineté européenne et à modifier les structures institutionnelles actuelles (budget distinct pour la zone euro, réduction du nombre de commissaires, élection de la moitié du Parlement européen sur des listes transnationales, création d’une force d’intervention et d’un budget commun pour la défense, création d’une véritable corps de police commun aux frontières externes de l’Union). Ce n’est pas un hasard si le président Juncker a transmis aux chefs d’État et de gouvernement un document rédigé par sa task force pour la stratégie politique, dans lequel il souligne l’importante convergence des propositions des deux dirigeants (80% des propositions de Macron auraient déjà été proposées ou seraient incluses dans le programme de travail de la Commission présenté par Juncker) et précise que les propositions les plus ambitieuses du président Macron requièrent une modification des traités et, donc, des délais d’exécution plus longs. Quoi qu’il en soit, ainsi que nous l’avons indiqué, les propositions institutionnelles du président Juncker nécessitent en réalité elles aussi des modifications des traités destinées à supprimer les clauses de sauvegarde et les incompatibilités présentes dans les dispositions du traité de Lisbonne.

Notes de bas de page :

  1. En réalité, même si la Commission européenne n’a jamais avancé de propositions formelles de modification des traités, le président Delors et son équipe de négociateurs ont obtenu des modifications significatives des traités en vigueur aussi bien lors de la conférence intergouvernementale ayant débouché sur l’Acte unique (extension des compétences communautaires, augmentation du nombre des dispositions soumises au vote à la majorité, accroissement des pouvoirs du Parlement européen, introduction de l’intégration différenciée sur le marché unique (art. 100, par 4, TCE) que durant celle de Maastricht consacrée à l’Union économique et monétaire.
  2. Il serait difficilement envisageable que la Commission européenne retire aujourd’hui sa proposition relative au programme Erasmus, comme le fit la Commission Delors en 1986, parce que le Conseil avait demandé une réduction de plus de 50% du budget du programme. De la même manière, la Commission pourrait difficilement obtenir aujourd’hui l’adoption du projet Galileo qui, au moment de sa présentation, s’était heurté à l’opposition de plusieurs Etats membres (Allemagne, Royaume-Uni, Pays-Bas et Danemark) représentant une minorité de blocage.
  3. Voir l’article de Riccardo Perissich « UE: l’ultimo urrà del Presidente Juncker » du 23/09/2017 (http://affarinternazionali.it/2017/09/ue-urra-pe-juncker/).

Paolo Ponzano – Professeur de gouvernance européenne et d’histoire de l’intégration européenne au Collège européen de Parme.

Vers une technologie Solaire Thermodynamique (CSP) plus propre et moins couteuse

solare_termodinamico_sali_fusiSolaire thermodynamique; une technologie du futur, ou déjà une réalité?
Nisrine Kebir, membre du comité scientifique du CETRI a visité l’usine d’Archimede Solar Energy à Massa Martana (Perouse – Italie), et voici sa réflexion sur cette technologie interesseante.

Le développement des sources des énergies propres au service de la préservation de l’environnement ne cesse de s’accélérer avec le changement climatique qui devrait s’accentuer dans les prochaines années. Néanmoins, la gestion et la valorisation des systèmes de production de ces énergies en fin de vie deviennent un souci majeur. Toujours est-il que plusieurs études se font sur les modes de décomposition et de recyclage des panneaux photovoltaïques ou de l’éolienne, mais qu’on est-il de la technologie solaire thermodynamique (CSP)?

Bien que l’installation soit simplement recyclable après démantèlement, l’élimination écologique des huiles synthétiques ou minérales faisant partie du processus de production représente une préoccupation environnementale de taille, en raison de leur caractère extrêmement polluant vis-à-vis du sol et de l’eau. C’est delà que la société Archimede Solar Energy (ASE) née en 2007 a fait un pas en avant vers la recherche de solutions réduisant l’impact de la technologie sur l’environnement.

Cette dernière a développé conjointement avec le centre de recherche italien ENEA un brevet pour un cycle combiné qui utilise exclusivement les sels fondus comme fluide caloporteur, ce qui a rendu l’utilisation de ces huiles dispensable, pour cette technologie.

Angelantoni
Gianluigi e Federica Angelantoni

D’ailleurs, le nom de la société s’inspire du génie Archimédien ayant historiquement utilisé des miroirs ardents pour défendre la ville de Syracuse en Sicile, contre les romains en 213 avant J.C, il y a plus que 2000 ans.

D’autant plus que le cœur biodégradable de ce système moderne à sels fondus est économique et disponible en grande quantités étant un simple mixte de nitrate de sodium et de potassium. En plus, il est à très faible risque d’inflammation et d’incident d’exploitation, sans oublier le fait que l’huile synthétique doit être changée régulièrement soit un pourcentage approximatif de 2% à 3% de l’ensemble du volume de la centrale annuellement, ce qui amplifie davantage le risque. En ce qui concerne le processus thermodynamique, le maintient de la température du fluide caloporteur au niveau opérationnel désiré est assuré grâce à la tubo_ricevitore-solare-angelantonistructure et la conception ingénieuse des tubes des récepteurs solaires développés par ASE sous licence ENEA, et qui garantissent des performances optique, thermique et de stabilité spéciales. Ces récepteurs solaires sont caractérisés principalement par une technologie qui rassemble des matériaux hétérogènes à savoir:

?? Le verre borosilicate doté d’un revêtement antireflet déposé sur les surfaces interne et externe. Un traitement hydrophobe de la surface externe est en mesure d’incrémenter la résistance du revêtement antireflet aux agents atmosphériques et de compléter la technologie de l’enveloppe protectrice.

? ?L’acier inoxydable austérique sélectionné pour optimiser la résistance à la corrosion.

? Le CERMET pour aider à maximiser l’absorption de l’irradiation solaire et minimiser son émission garantissant ainsi un facteur de conversion d’énergie solaire en énergie thermique élevé.

?? Un revêtement nano composite composé d’une couche supérieure en matière céramique avec un haut pouvoir antireflet aux radiations visibles et d’une couche inférieure en matière métallique permettant de réfléchir les radiations infrarouges.

En résumé, on peut dire qu’une telle technologie a permis de simplifier la configuration de l’installation conventionnelle en éliminant l’échangeur de chaleur du système thermique d’accumulation vu que le fluide qui circule dans le champ solaire du système est identique. Elle a permis aussi de réduire le volume des réservoirs de stockage de deux tiers grâce aux températures atteintes qui s’élèvent à 580 C° au lieu de 400 C°, ce qui se traduit par des baisses de coût avoisinant les 30%.archgimede solar

Cette technologie, en fait, a déjà été testée en 2010 sur un système de 5MWp installé par ENEL a Priolo, symboliquement prés de la ville de Syracuse, et en 2013 sur un DEMO-Plant de recherche d’une puissance de 2MW installé localement au niveau d’une plateforme de la société Archimede Solar dans la ville italienne de Massa Martana. Actuellement, une centrale thermodynamique «CSP» à sels fondus est en cours de construction en Chine d’une puissance de 450 MW, prévue d’être opérationnelle en 2017.

sede_archimede (1)

 

Jeremy Rifkin était à Bruxelles avec la Commission Juncker

Jeremy Rifkin était à Bruxelles pour tenir une série de discussions avec la Commission Juncker (nouvellement créée) et les nouveaux dirigeants du Parlement européen.
A cette occasion, était une réunion avec la radio
TV Oorobarl, et d’expliquer les principes de la nouvelle économie de partage, qui est le sujet de son nouveau livre, Economie coût marginal de zéro
Au-delà de la capitale, vers une économie partagée
06’18 « 11/11/2014
Le retour du Prophète économie / 1
« Le rêve européen / 2
Jeremy Rifkin est maintenant vantant une nouvelle révolution | 3
Avec l’économie numérique sera de réduire les coûts et la croissance sera plus de vitesse / 4
Nous avons rencontré un économiste au Parlement européen / 5
Jeremy Rifkin est retourné en Europe une nouvelle prophétie 6 /
Mais cette fois, on peut dire que votre vision du monde a déjà commencé à mettre en œuvre / 7
Et maintenant, vous voulez sortir de l’avant / 8
Le coût marginal de la Communauté, zéro, est le centre de Nboitkm. Mma signifie / 9
Il est le titre de mon nouveau livre, et ne doit pas être effrayant / 10
Il est facile de comprendre le sens du coût marginal de la communauté, zéro / 11
Actuellement, trois milliards de personnes connectées à Internet dévoile / 12
« Produits de consommation | 13
Et pas le vendeur, pas l’acheteur, pas le propriétaire, et ne tiennent pas compte, mais produit de consommation / 14
Personnes produites et ont partagé leur propre musique / 15
Sur l’Internet à un coût proche de zéro, et que l’industrie de la musique Ptjaozhm / 16
Partager leurs nouvelles et des médias / 17
 »
Après de nombreux ouvrages, dont « La fin du travail», «économie de l’hydrogène
Et
 »
Et à un certain moment, chacun d’eux devient
 »
Le coût marginal est proche de zéro, et que Ptjaozhm pour les journaux / 18
Les gens produisent des vidéos sur YouTube, contournant ainsi la TV / 19
Dynamics sont les mêmes. Nous parlons maintenant avec plusieurs dirigeants européens / 20
… Ici, au Parlement européen réuni le régime du président Schulz, le nouveau comité / 21
Pourquoi demandez-vous des dirigeants européens pour assurer accélérer ces processus / 22
Je suis d’accord avec l’austérité, et avec les réformes du marché du travail et de l’impôt / 23 marché
Mais si nous nous sommes arrêtés Anz cette limite, il ne sera pas suffisant / 24
Nous assistons à la baisse de la seconde révolution industrielle / 25
Chaque révolution économique apporte avec elle de nouvelles technologies dans les domaines des télécommunications / 26 champ
Nouvelles sources d’énergie, et un nouveau moyen de transport / 27
Nous sommes toujours liés à un réseau central connectivité / 28
Sources d’énergie anciennes tels que le carburant, Almstanat, et l’énergie nucléaire / 29
Et les moyens de transport, comprenant le vieux combustion interne / 30 moteurs
Nous ne pouvons plus produire de coordination avec ces moyens, et l’économie est plus progressant / 31
Les jeunes ne trouvent pas de nouveaux emplois dans ce Aldharov / 32
Ye voir le réseau de communications clé Anternit Kaanasra / 33
En Allemagne, comme vous le savez, je l’ai informé la chancelière allemande Depuis son arrivée / 34
L’Allemagne a maintenant 27% de l’énergie verte Almtaatjaddedh, soleil et le vent / 35
Et commencé à mettre en place Anternit énergie / 36
Je BDAO dans le développement du réseau électrique et de développer le réseau d’énergie et Anternit numérique intelligent / 37
Donc, il peut être pour des millions de personnes de produire leur propre énergie verte, les coopératives de personnel / 38 pour l’électricité
Et il a été envoyé au réseau électrique et à l’Internet révèle numérique / 39
Heck et Del énergie électrique à travers l’Allemagne et l’Europe / 40
Comment pouvons-nous assurer une concurrence / 41
Moyens chacun connecté à l’Internet révèle / 42
Human tout combiné dans environ 10 ans
Vous pouvez utiliser toutes ces grandes données provenant de ces trois / 43 réseaux
Et chacun d’entre nous peut être un produit de consommation / 44
Et la production et l’échange de produits et de nos services / 45
Que faible coût marginal sur le marché / 46
Ou coût marginal proche de zéro dans cette mutuelle émergents / 47 économie
Diffusez nos voitures, la participation de nos appartements, nos maisons, nos vêtements et nos outils / 48
Cela se fait déjà à la jeunesse de cette génération / 49
Mais ici nous avons des questions très importantes ici / 50 Adresse
Nous devons nous assurer que ceux-ci émergent Internet des choses / 51
Aurons-nous tous l’utilisation, les connexions sont neutres / 52 réseau
Et il est pas approprié par le nombre limité d’entreprises et d’usines / 53
Nous nous assurons données personnelles / 54 la sécurité
Doit être, toutes les créations et contenu, garantis. Ntkhadd et nous ont à se méfier du terrorisme-mail / 55
… Je l’ai écrit que ce serait la fin du capitalisme / 56
Je ne dis pas qu’il ne le fait pas
«Je dis que le capitalisme va voir un changement / 57
Parce que le système capitaliste est en train de donner naissance à un nouveau bébé / 58
« Partage de l’économie dans les zones communes / 59
Cela signifie la création d’un parent / 60
Jusqu’à présent sur le capital les entreprises doivent s’adapter à cette nouvelle commande de naissance / 61
Ce Bngdath, lui permettant de respirer, le laisser grandir. Et au cours des 25 prochaines années / 62
Nous allons avoir économistes Ndamin prospérer et l’un de l’autre côté / 63
Parent, le capitalisme et le nouveau contrôle des naissances, qui désormais mûri / 64
Nous constatons déjà, notre jeunesse / 65
Passer une partie de leur vie dans le marché de l’immobilier, dans l’économie d’échange et d’autres produisent et l’échange / 66
Non seulement les vidéos et les nouvelles de leur propre, mais aussi leur propre / 67 énergies renouvelables
Autopartage leurs produits imprimés système à triple dimensions, le partage dans leur voiture par / 68
« Coût marginal Société de zéro
Dans mon livre
Ce soi-disant né
 »
Partager leurs maisons et de leurs maisons par / 69
Donc, il est déjà économique avec le nouveau double Enbat / 70 génération numérique
« Il ya dix ans, je écrit un livre« Le rêve européen / 71
«Je suis ma possession ce livre / 72
Était attendu à surperformer l’Europe, les États-Unis d’Amérique a salué Nmodj / 73 croissance économique
Dix ans plus tard, nous sommes ici en face de cette crise économique / 74
Nous essayons très difficile de sortir de cette crise / 75
Celui qui a demandé, où se trouve Kte / 76
Je vais vous dire où vous se trouve déjà / 77 Kte
Je ai un problème dans les derniers stades de la seconde révolution industrielle / 78
Saluant les prix du carburant et du carburant a continué d’augmenter / 79
Dans le même temps, nous utilisons Alticnologia / 80
Comme la combustion interne et centrale moteurs Electricité / 81
Ils ont perdu leur productivité / 82
Ce que nous voyons maintenant est la somme de l’infrastructure de la révolution industrielle / 83
Comme les technologies et énergies / 84
Télécommunications, l’énergie et le transport savaient prospère / 85
Par conséquent, nous nous trouvons, nous tous dans une position inconfortable très / 86
Il est considéré comme un point de transit entre les deux révolutions industrialisés / 87
Bien que l’Europe mène maintenant la troisième révolution industrielle / 88
Anternit réseau de communication, qui se réunit les énergies renouvelables Pantrnett / 89
Et de stock Blogisticah transports / 90-connexes
L’Union européenne se dirige maintenant à la substance Internet / 100
Voilà le rêve Aruba pour la deuxième phase de son voyage / 101
«Je l’ai écrit
L’Union européenne veut parler de nouveaux investissements et des infrastructures / 102
Et sur la façon d’intégrer un marché unique / 103
Thalta et comment nous pouvons numériser Europe / 104
Nous avons regroupé. Maintenant, chacun d’eux avec une certaine / 105
Et voici ce que fait Christdt demain matin
. Avec la nouvelle commission, il y aura une nouvelle ère / 106
.jeremy Rifkin, je vous remercie beaucoup / 107
Soyez le bienvenu. Merci

Jeremy Rifkin à Paris pour l’économie collaborative ce 4 juin 2015

4 Juin 2015 à Paris – Économie collaborative : l’entreprise se réinvente ici, lors d’une journée thématique World Forum for a Responsible Economy. A ne pas manquer, les témoignages de 10 experts internationaux, dont Jeremy Rifkin.

La Troisième Révolution Industrielle en marche: revue de presse du Master Plan pour la Région Nord-Pas de Calais

 
Un mois aprés le World Forum de Lille et de la révélation du Master Plan confié à Jeremy Rifkin par la Chambre de commerce et d’industrie de la région Nord de France et le Conseil régional du Nord-Pas de Calais, découvrez la revue de presse des initiatives au coeur de la Troisième Révolution Industrielle

Jeremy Rifkin présente le Master Plan de la Troisième Révolution Industrielle pour la Region du Nord Pas de Calais

 
Le 25 octobre Jeremy Rifkin a presentè le Master Plan de Troisième Révolution Industrielle à conclusion du World Forum de Lille.
 
5000 persons venues à Lille de toute la France ont assistè à son discurs final et tributè à l'economiste americain un applause chaud et prolongè à la conclusion de son discours.

Le Caporalato sur Cash Investigation de France 2: esclavage moderne en Italie

 
Pour les consommateurs, la baisse du montant de leur Caddie serait mieux, forcément mieux. Mais le bonheur des uns ne ferait-il pas le malheur des autres? Cette pression sur les prix a-t-elle un coût pour la main-d'oeuvre qui récolte, ramasse ou pêche les aliments?

Le Nord-Pas-de-Calais prépare sa révolution industrielle

 
Jeremy Rifkin va aider la région Nord-Pas-de-Calais à préparer sa révolution industrielle. Un chantier sans précédent, une première en France.

La Troisieme Revolution Industrielle est en marche dans la Region Nord/Pas de Calais

 
La Chambre de commerce et d’industrie de région Nord de France et le Conseil régional Nord-Pas de Calais ont confié à Jeremy Rifkin l’élaboration d’une feuille de route (Masterplan) engageant la région vers la transition énergétique.
 

 

Angelo Consoli, président du CETRI-TIRES, Cercle Europeenne pour la Troisieme Revolution Industrielle, fait partie des groupes de travail pour la preparation du Masterplan.

STOP VIVISECTION: un million de signatures pour mettre fin à l’expérimentation animale

 
Chers amis,
 
La directive européenne 2010/63 "relative à la protection des animaux utilisés à des fins scientifiques", a ignoré les voix qui se sont élevées contre l’expérimentation animale

RSS Feed