Tuesday, May 11, 2021

Verso la nuova società ad impatto zero sull’ambiente: discussione su un cambiamento già in atto con il nostro Coordinatore generale Antonio Rancati e gli amici di 3Bee

Continuano gli appuntamenti del venerdì con gli ospiti della Call for Impactability, che giudicheranno poi in fase finale i vincitori del montepremi complessivo di 6.500 euro.

Pubblichiamo con grande piacere il post di 3Bee con il nostro Coordinatore generale Antonio Rancati, componente del comitato scientifico dal 2010, e Niccolò Calandri, Founder & CEO di 3Bee, in diretta LIVE iscrivendovi subito al link: https://www.youtube.com/watch?v=NUZVUa4YXcI

Venerdì, 14 maggio alle 17:30, accogliamo sui nostri canali Antonio Rancati, coordinatore generale della didattica e della formazione del centro studi europeo per la Terza Rivoluzione Industriale

Antonio ci racconterà del suo percorso sostenibile e ci svelerà alcuni aneddoti per ridurre gli sprechi e vivere una vita a impatto zero.

Vi consigliamo di non perdervi l’evento iscrivendovi subito al link: https://www.youtube.com/watch?v=NUZVUa4YXcI

Scopri di più sulla nostra Call for Impactability: ??https://www.3bee.it/impactcall/

Conferenza di YES-Italy sul Green New Deal con il nostro Coordinatore generale Antonio Rancati in diretta LIVE domenica 16 maggio alle ore 17,00

YES è un’associazione europea di studenti e giovani professionisti interessati al mondo dell’energia, che conta più di 750 membri in tutta Europa.

L’obiettivo di YES è formare i leader energetici di domani, attraverso incontri online o in presenza. Il team italiano (YES-Italy) ha organizzato una serie di webinar a tema “energia e sostenibilità” che si tengono durante il mese di maggio. Una delle conferenze approfondirà il tema economico, grazie alla presentazione di Antonio Rancati, membro del comitato scientifico del CETRI-TIRES dal 2010.

Link per iscriversi alla conferenza: https://linktr.ee/yes.italy

Presentazione conferenza di domenica 16 maggio alle ore 17,00
?“Green Deal europeo: per una reale transizione energetica”?
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Green Deal europeo, la sua composizione, quali nazioni sono state le promotrici e quali parti hanno avanzato delle opposizioni.
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Durante l’incontro cercheremo di capire quali sono le nazioni che godono dei finanziamenti europei maggiori e come pensano di usufruirne.
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Infine, verrà lasciato spazio per analizzare il comportamento dell’Italia in confronto con le altre nazioni.

Link per iscriversi alla conferenza: https://linktr.ee/yes.italy

Social: 

Instagram: https://www.instagram.com/yes.italy/ 
LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/yes-europe-italy/
Facebook: https://www.facebook.com/yes.energy.italy/

Antonella Palladino: “Noi, la Scuola… la Terra al centro, riflettendo sulla sinfonia del Mare”

Non un solo giorno per ricordare il nostro pianeta ma un intero anno, fra i banchi o in DAD, con il centro studi europeo CETRI-TIRES sulle teorie della Terza Rivoluzione Industriale con il Green New Deal del prof. Jeremy Rifikin.

Quest’anno l’Educazione Civica ha inondato le scuole di linee progettuali e programmatiche con temi di alto valore umano: fra questi l’Educazione Ambientale e tutto ciò che tale ambito include.

Partire dalla parola “r i s p e t t o”, è stata questa la sfida dei ragazzi della scuola Media “A.Fulco” di Tortora in Calabria, una regione amata dalla natura, accarezzata dal sole e bagnata da acque solcate da grandi civiltà, le stesse che hanno dato le basi allo sviluppo di città oggi annoverate fra le più moderne e sviluppate…civiltà che guardano al futuro però con un grande timore: la scarsità delle fonti energetiche primarie, l’inquinamento, la deturpazione. Dall’obiettivo progresso allo stato di “regresso”…tutto ciò deriva dalla mancanza di quel famoso “rispetto” sui quali l’educazione civica, la storia, ma anche il semplice confronto educativo, ci insegnano a riflettere, come hanno fatto in particolar modo le classi IIIB E IIB della scuola media di primo grado di questo angolo di mondo, racchiuso fra monti e mare in un abbraccio che esplode in spruzzi di verde e azzurro.

Durante l’intero anno questi laboriosi studenti, non arrendendosi agli obblighi della DAD, hanno continuato ad entusiasmarsi grazie agli stimoli formativi continui e pedanti della responsabile di plesso di Ed. Civica la prof.ssa Antonia Palladino, la collaborazione dei colleghi di arte Sanfilippo e tecnologia Ritondale, ma soprattutto grazie alla fiducia ed all’attento monitoraggio del dirigente scolastico prof. Giuseppe Peduto (in foto), sempre accorto e particolarmente sensibile allo sviluppo delle tematiche ambientali.

Conferimento dell’Attestato di Merito al dirigente scolastico prof. Giuseppe Peduto

L’unità didattica trasversale si è conclusa proprio il 22 aprile nella Giornata Mondiale della Terra, momento in cui i ragazzi hanno avuto modo di seguire con le loro docenti un webinar sulle problematiche dell’inquinamento e sul rispetto delle regole per la salvaguardia della biodiversità. L’acqua, in particolar modo, al centro delle riflessioni degli alunni che hanno sviluppato lavori di notevole pregio contenutistico, un messaggio per i coetanei ma anche per noi adulti responsabili di gran parte dei danni subiti dal pianeta.

Tutto questo è stato possibile grazie al continuo affiancamento del Centro studi Europeo CETRI-TIRES, alla figura del segretario generale Antonio Rancati ed alle attive testimonianze di Jeremy Rifkin, personaggio unico in questo contesto che ha aiutato, in contesti come questo, i docenti a far chiarezza con i suoi interventi in varie parti del mondo, sui problemi inerenti quella che oggi viene definita “Terza rivoluzione Industriale”. Ecco dunque che la piattaforma digitale informativa della CETRI diventa lavagna luminosa sui problemi ambientali attraverso interviste, indagini e testimonianze che aiutano a conoscere e a diffondere nuove buone pratiche di rispetto per la natura e i suoi abitanti. Ecco che diventano capitoli di discussione e crescita: le videolezioni sulla base dei materiali forniti dal centro studi europeo CETRI-TIRES sulle teorie della Terza Rivoluzione Industriale dell’economista americano Jeremy Rifkin; Lory Cocconcelli e “La tartaruga marina, una nuotatrice antichissima da proteggere” e la visione ed il commento del Video ufficiale della Campagna 30×30 nazionale per salvare i mari e il nostro futuro. Ma non solo, tanto altro questo sito riserva alle scuole che ne fanno una sorta di “testo digitale attivo”  per le scuole più dinamiche e gli alunni attenti e creativi come  quelli della media “A.Fulco” di Tortora (Cosenza).

Sinceri complimenti all’instancabile prof.ssa Antonella Palladino dal Consiglio direttivo e dal Comitato scientifico CETRI-TIRES per il suo grande contributo di insegnamento alla nuove generazione per vivere in un mondo più pulito e per il bene comune (4 maggio 2021)

La sostenibilità spiegata ai bambini e ai ragazzi per sensibilizzare le nuove generazioni alla sostenibilità ambientale

In sfogliazione gratuita online il numero 121 di AMBIENTE – Marzo 2021: https://www.ambiente.news/paper/ambiente121/mobile/index.html

Care e cari lettori #green,

anche questo inverno per le limitazioni di spostamento e per mantenere il distanziamento sociale a causa della pandemia del Coronavirus abbiamo colto l’occasione di visitare diversi campi di golf in Toscana dalla Tenuta di Castelfalfi nel comune di Montaione a quello di Tirrenia nel Parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, e con i consulenti ambientali di FederGolf, Stefano Boni e Marta Visentin,  abbiamo dedicato raddoppiato le pagine dedicate al mondo Green del Golf,  inteso come patrimonio da salvaguardare e tutelare, nel rispetto delle risorse naturali. Da oltre trent’anni il golf italiano è impegnato a raggiungere miglioramenti nella gestione e manutenzione dei percorsi dal punto di vista ambientale, cambiando marcia rispetto al passato, quando la conservazione della natura non era considerata un punto cardine, intorno al quale ruota anche la vita di sport che, come il golf, in essa si svolgono. Un golf ancora più “Green” per antonomasia, uno sport a contatto con la natura, che la preserva e la valorizza. 

Sulla copertina abbiamo pubblicato in primo piano l’appello della cara amica biologa marina Mariasole Bianco: “La nostra vita dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi”, con il suo nuovo splendido libro Pianeta Oceano, impegnata in prima persona per la campagna nazionale per proteggere il 30% dei mari italiani entro il 2030 con il patrocinio della World Commission on Protected Areas (WCPA) – International Union for Conservation of Nature (IUCN), che siamo onorati di supportare.

La campagna 30×30, a cura di Worldrise Onlus, è una iniziativa nazionale che contribuisce ad uno sforzo internazionale indirizzato alla protezione, attraverso l’istituzione di Aree Marine Protette (AMP), di almeno il 30% dell’oceano entro il 2030. La campagna punta ad applicare questo target nelle acque italiane, un obiettivo tanto grande quanto necessario a garantire la funzionalità e produttività del Mare nostrum.

In questo numero consigliamo la lettura di Paolo Marraffa, manager all’innovazione sostenibile, con “La sostenibilità spiegata ai bambini” e “La sostenibilità spiegata ai ragazzi”, due piccoli libri per sensibilizzare le nuove generazioni alla sostenibilità ambientale perché, trovandosi a essere la generazione futura, devono essere consapevoli delle conseguenze delle loro azioni sull’ambiente. Fondamentale che nel prossimo anno scolastico i ministeri competenti applichino definitivamente la Legge sull’educazione ambientale e sullo sviluppo sostenibile nelle scuole.

Mi preme sottolineare l’inizio di una bella collaborazione con l’associazione I Borghi del Respiro, una realtà nazionale sempre più vivace volta al benessere della natura e dell’uomo. Un sano stile di vita in luoghi non inquinati dove fare attività fisica, ricreativa, socio-culturale e spirituale all’aria aperta, è la proposta dei primi 15 Comuni che hanno dato vita ai Borghi del Respiro, un punto di partenza per promuovere, direttamente con la loro esperienza quotidiana e il loro esempio, la protezione della natura, il consumo di suolo zero, la valorizzazione delle risorse naturali, il turismo sostenibile, con l’obiettivo di tutelare la salute.

Per sensibilizzare sui temi Plastic Free i Comuni e gli amministratori locali per ridurre l’utilizzo della plastica monouso sui propri territori e sensibilizzare la cittadinanza sui temi della prevenzione e produzione di rifiuti plastici, nonché sulla loro dispersione nell’ambiente, continuiamo a sostenere con forte convinzione l’associazione Plastic Free Odv Onlus, nata con l’obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare quella usa e getta, si impegna su progetti e iniziative varie anche in collaborazione con le amministrazioni comunali per creare sinergie e combattere per un obiettivo condiviso. Plastic Free propone ai Comuni interessati la sottoscrizione di Protocolli d’Intesa finalizzati alla promozione di iniziative varie tra cui: appuntamenti di raccolta della plastica, lezioni di educazione ambientale nelle scuole, informazione e sensibilizzazione online sui social ed attraverso stand, passeggiate ecologiche e turistiche nel territorio. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina web https://www.plasticfreeonlus.it/comuni-plastic-free/ o mandare una mail a ente@plasticfreeonlus.it

Potrete così vedere online i Comuni che sottoscriveranno il Protocollo di intesa e quelli che diventeranno Comuni Plastic Free.

Iniziamo in questo nuovo anno una importante collaborazione con il famoso giornalista Marco Frittella con alcune sue interessanti interviste ai Sindaci di Bovino, Gardone Riviera, Lerici e San Leo per far emergere il loro impegno sostenibile e la virtuosità nel migliorarsi sempre più con il contributo di tutti, amministratori e cittadini uniti insieme, per la valorizzazione delle risorse locali e per lo sviluppo della cultura dell’accoglienza, un turismo sostenibile in tutte le sue componenti.

Nell’accingermi a passare il testimone della direzione editoriale, dopo un terzo della vita trentennale della nostra testata AMBIENTE, colgo l’occasione per ringraziare tutti i compagni di viaggio dalla fine del 2009 ad oggi e per augurare una buona lettura anche ai futuri viaggiatori verso una unica destinazione green, sostenibile per tutti!

Antonio Rancati

CLICCA QUI PER LEGGERLO IN SFOGLIAZIONE GRATUITA: https://www.ambiente.news/paper/ambiente121/mobile/index.html

Il Parco Marino della Calabria attrattore del nuovo decennio, tra natura e storia un patrimonio da scoprire – Gaetano Bruno

IL PARCO MARINO ATTRATTORE DEL NUOVO DECENNIO

Ottocento chilometri di costa. Un immenso patrimonio culturale, archeologico e naturalistico che racconta gli scambi commerciali e le influenze che la storia ha inciso in ogni borgo, dal mare alla montagna. La Calabria rappresenta da millenni una delle principali porte del Mediterraneo. Una terra baciata da Dio, con eccellenze straordinarie in tanti settori, con bellezze mozzafiato meritevoli di una valorizzazione globale e complessiva, da mettere a sistema, come si dice spesso e che ancora ha da esprimere il suo pieno potenziale soprattutto sotto il profilo turistico.

E se è vero come è vero che questi lunghi mesi di pandemia hanno imposto tanti limiti, oggi più che mai i territori incontaminati, da scoprire e valorizzare, possono rappresentare mete turistiche di prossimità appetibili per i nuovi flussi demassificati, che ricercano il contatto con la natura, che desiderano esperienze di viaggio a tutto tondo per arricchirsi della storia, della cultura e della bellezza che nei territori si vive e si respira e che forse, a volte, si dà per scontata.

In una regione praticamente immersa nel mar Mediterraneo non poteva non trovare dimora un parco marino. Un unico ente regionale istituito con decreto del Presidente della Giunta Regionale il 28 dicembre del 2016 che ha accorpato cinque aree marine protette precedentemente istituite. Si va dal Parco Marino Riviera dei Cedri fortemente voluto dall’allora assessore regionale Diego Tommasi e dal compianto Palmiro Manco dei Verdi di Scalea di cui fanno parte le due uniche isole calabresi, l’Isola di Dino di Praia a Mare e l’Isola di Cirella, alla Baia di Soverato, dalla Costa dei Gelsomini, al Parco Marino degli Scogli di Isca fino ad arrivare all’area che comprende i fondali dell’area di Capocozzo – Sant’Irene a Vibo Marina, Pizzo, Capo Vaticano e Tropea segnalati come uno degli esempi più belli di flora e fauna mediterranea.

UN CAPITANO PER SALVARE L’AMBIENTE

E se l’esigenza della salvaguardia dell’ambiente avvertita a livello globale e non più rinviabile sembra ormai essere nell’agenda della politica a qualsiasi latitudine e ambito istituzionale, la Regione Calabria, nel 2020, per volontà della compianta Presidente Jole Santelli, ha calcato la mano conferendo la delega all’ambiente a Sergio De Caprio, meglio conosciuto come Capitano Ultimo, già a capo dell’unità Crimor dei ROS dei Carabinieri, e noto soprattutto per aver arrestato Totò Riina il 15 gennaio 1993 e vice comandante del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente a Roma.

Un gesto dal grande valore simbolico in una terra dove la criminalità organizzata ha spesso devastato l’ambiente infiltrandosi e manipolando la gestione dei rifiuti o della depurazione o con scempi edilizi che hanno pregiudicato intere zone di grande interesse paesaggistico e ambientale. Allo stesso tempo un atto concreto e chiaro per impostare politiche di tutela, salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente per farlo diventare vera risorsa culturale e, di conseguenza economica.

Il grande obiettivo dell’attività di De Caprio come assessore all’ambiente è quello di attrarre e investire circa 800milioni di euro del Recovery Fund per fare della Calabria una comunità energetica rinnovabile. La regione è al momento l’unica d’Italia che si è mossa con decisione in questa direzione con la legge numero 25 del 2020, dove il Parco Marino è visto come motore degli investimenti per un turismo naturalistico da incastonare all’interno di un più generale disegno di rilancio del territorio che faccia di tutta la Calabria una grande e preziosa riserva naturale.

Un progetto nel quale le comunità devono essere il punto di riferimento per cittadini e imprese alla lotta contro la povertà energetica in una battaglia che si fonda sullo sviluppo dell’ambiente come risorsa chiave.  Da qui si dovrà partire per dotare i comuni di almeno 200 chilowatt di fotovoltaico senza consumo di suolo e con punti di accumulo e distribuzione di energia per auto e biciclette elettriche, di sistemi di digitalizzazione dell’illuminazione pubblica a cui chiaramente potranno collegarsi i cittadini e le imprese, di interventi per separare le acque bianche dalle acque nere deficienza che rappresenta il primo problema della depurazione e poi interventi per i contratti di fiume, di costa e di lago.

Un patrimonio economico che, nelle intenzioni del Capitano Ultimo, dovrà essere investito direttamente tramite accordi volontari di progettazione negoziata tra comuni, Regione ed enti come ad esempio i parchi marini. In un recente consiglio comunale nella città di Scalea durante il quale l’amministrazione comunale ha votato l’atto di indirizzo di adesione al parco marino regionale, l’assessore all’ambiente ha sottolineato che la Calabria ha pensato ad una programmazione basta sulla sostenibilità ambientale prima che venisse creato il ministero della transazione ecologica immaginando il futuro delle generazioni sulla sostenibilità e sul sistema delle riserve marine regionali per promuovere il turismo naturalistico e archeologico che solo la Calabria può permettersi di esprimere in tutto il Mediterraneo.

L’ARCHITETTO DEL PARCO

A coordinare le attività presenti ma soprattutto quelle future del parco marino della Calabria l’architetto Ilario Treccosti. Il suo curriculum è legato a doppio filo alle tematiche ambientali. Tra i più importanti incarichi ricoperti c’è l’impegno nell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale nella Regione Calabria dal 2003 al 2007 nel settore depurazione per la provincia di Reggio Calabria e successivamente la nomina a responsabile della rete ecologica regionale del dipartimento politiche dell’ambiente fino al 2009 prima di ricoprire l’incarico di responsabile della gestione delle aree naturali protette (parchi naturali, riserve e oasi)  con funzioni dirigenziali di coordinamento e controllo dell’attività dell’Osservatorio Regionale sulla Biodiversità.

Nel 2017 riceve la nomina a Commissario Straordinario dell’Ente per i Parchi Marini Regionali e, ad oggi, ricopre anche la carica di Vicepresidente della Commissione di Riserva “Area Marina Protetta Capo Rizzuto” nominato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare – Direzione per la Protezione della Natura e del mare. La sua è una visione chiara impostata sul connubio natura e turismo che si traduce in tre parole: informazione, sensibilizzazione e sostenibilità.

La Calabria può vantare infatti i tre Parchi nazionali Pollino, Sila e Aspromonte, a i quali si affiancano il Parco regionale delle Serre, l’Area Marina Protetta Capo Rizzuto, le Riserve Naturali Regionali del Lago Tarsia e della Foce Crati, la Riserva Naturale delle Valli Cupe ed i cinque Parchi marini regionali. Uno scrigno di biodiversità con enorme potenziale di sviluppo economico, sostenibile e duraturo.

Quella dei parchi marini calabresi è una storia però da far ripartire perché solo nel 2019 con la costituzione dell’Ente per i Parchi Marini sono state avviate iniziative per la valorizzazione del patrimonio marino-costiero. Oggi si può visitare il sito istituzionale www.parchimarinicalabria.it, si può interagire con i profili social e sono in cantiere esperienze di affiancamento alle amministrazioni comunali ricadenti nel perimetro del parco per la candidatura al programma di “Bandiera Blu 2021”.

Molto importanti il lavoro avviato per l’aggiornamento dei piani di gestione delle zone speciali di conservazione che ha portato alla pubblicazione del volume “Meraviglie sommerse della Calabria” edito da Rubbettino e l’accordo sottoscritto con il Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e Ingegneria Chimica dell’Università della Calabria per l’assistenza tecnico-scientifica su progetti di ricerca mentre è in fase di ultimazione un accordo di collaborazione con il Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio.

Il cambiamento più radicale nella composizione della struttura organizzativa del parco è stato finalizzato a snellire i processi decisionali riducendo a soltanto tre organi le funzioni: il Direttore Generale, il Comitato di Indirizzo e il revisore unico dei conti. A differenza del passato non sono previsti organi politici in senso stretto quali presidenti, consigli direttivi e comunità del parco, ma solo organi con funzioni tecnico-operative e consultive a cui è demandata la rappresentanza dei territori.

Diverso il discorso per le sedi operative che restano ubicate nei comuni di Soverato, Brancaleone, Vibo Valentia, Belmonte Calabro e Praia a Mare mentre sono in via di predisposizione gli atti per la dotazione organica del piano triennale dei fabbisogni di personale. Tutte azioni indirizzate anche a sfatare il mito che gli enti collegati alla regione siano poco più che degli strumenti per conferire incarichi e costruire consenso ferma restando la necessità di dotare il parco di risorse finanziare e umane per raggiungere gli obbiettivi e trasformarlo definitivamente in un volano di sviluppo.

LA CHIAVE DELLA RIPRESA: IL TURISMO SOSTENIBILE

Contrariamente a quanto spesso si crede, infatti, la dicotomia tra cultura ambientale e sviluppo economico è in via di definitivo superamento sia perché è cresciuta nelle popolazioni locali un diverso e più maturo approccio alla tutela dell’ambiente e sia perché è ormai pacifico che occorre favorire uno sviluppo sostenibile e duraturo coniugando ambiente ed economia. C’è anche un modo, “aperto” e “dal basso”, di pianificare lo sviluppo del territorio fondato sulla condivisione e sulla partecipazione di tutti gli attori locali che rappresenta il luogo più adatto a superare ogni residuo pregiudizio e ad includere tutte le esigenze valorizzandole.

Se ad oggi il parco marino calabrese non ha ancora definito lo strumento del Piano del Parco, questa mancanza è da considerarsi un vantaggio perché è ancora del tutto aperta la possibilità di individuare le norme prima di tutto per la tutela ambientale e contemporaneamente per la diportistica, la pesca, il traffico marittimo ma anche quelle che promuovono la nascita e lo sviluppo di attività di impresa legate alla fruizione ed alla promozione delle aree costiere e marine tramite un serio confronto con le parti interessate. E in questo i comuni, insieme alle associazioni ambientaliste, hanno un ruolo fondamentale nel formulare proposte e pareri sulle attività attraverso il comitato di indirizzo.

Altro capitolo riguarda il rapporto con le scuole perché la coscienza ambientale si forma e si allena tramite la conoscenza e, di conseguenza, la comunicazione. Il mondo marino è caratterizzato da immagini che raccontano qualcosa di sconosciuto e per questo affascinante ma il piano di comunicazione del parco marino calabrese prevede non solo la fruizione passiva quanto l’interazione tramite storie interattive che accrescono le conoscenze sulle specie marine e un personaggio di fantasia, una bolla d’aria di nome “Posy” che ha la missione di attrarre anche i più piccoli, informandoli e istruendoli in modo divertente.

Dalla Posidonia oceanica, in grado di liberare nell’ambiente fino a 20 litri di ossigeno per ogni metro quadrato, al Corallo Nero del Mediterraneo, il mare calabrese offre un patrimonio subacqueo immenso e variegato da raccontare ma anche da vivere. E qui entra in gioco la filiera turistica specifica e di nicchia. Perché in Calabria non servono soltanto infrastrutture che consentano un più agevole arrivo di turisti da tutto il mondo e spostamenti interni più fluidi ma anche le cosiddette infrastrutture immateriali. Una professionalizzazione sempre più dettagliata in un settore che è rimasto per molti aspetti confinato ad un impatto artigianale dal quale bisogna necessariamente e definitivamente affrancarsi.

Il turista, o forse sarebbe meglio dire il viaggiatore moderno, è spesso mosso da interessi particolari e ha necessità di trovarsi di fronte interlocutori che ne possano nutrire le passioni con competenza e cura. Ecco che l’approccio culturale, didattico e ricreativo in forme compatibili con la difesa della natura e del paesaggio può giocare un ruolo fondamentale per l’intera economia calabrese.

Perché ciò avvenga è determinante la consapevolezza della necessità di preservare ciò che è il principale attrattore per un determinato territorio, ovvero le risorse naturali e gli elementi identitari della cultura e del paesaggio perché se è vero che le idee camminano sulle gambe di uomini e donne è proprio di questo che il parco marino ha più bisogno: una struttura organizzativa solida e appassionata per poter progettare e realizzare le buone idee.

Scalea, 30 aprile 2021

Gaetano Bruno

www.lappunto.net – gaetano@lappunto.net

Dritti al punto di Greenaetwork! Giovanni Mori di Fridays for Future con il nostro socio onorario Prof. Livio de Santoli, Prorettore La Sapienza alla Sostenibilità

Giovanni Mori di Fridays for Future https://www.linkedin.com/in/giovanni-mori-energy/ con il nostro socio onorario Prof. Livio de Santoli, Prorettore La Sapienza alla Sostenibilità https://www.linkedin.com/in/livio-de-santoli-9463357/

DRITTI AL PUNTO!

Video webinar molto interessante di martedì 27 aprile 2021 organizzato da Greenaetwork

Greenaetwork è la piattaforma digitale che consente ad AziendeEnti, Istituzioni ed Individui di comunicare le proprie azioni di sostenibilità ambientale e sociale attraverso la condivisione di news, eventi, progetti e risultati a tema green. La sua forma è di un social network perchè collega utenti business e individui su tematiche che, seppur attuali e di estrema importanza, sono ancora difficili da comprendere conoscere .

“L’amore per il nostro pianeta e il desiderio di benessere collettivo, ci ha spinto a dedicarci al raggiungimento di un obiettivo preciso: creare una soluzione per diffondere la cultura e le informazioni green, ovvero gli sforzi che piccole e grandi realtà compiono ogni giorno in tutela dell’ambiente e della società”

Su Greenaetwork, si entra a far parte di una community di utenti attivi e consapevoli che vogliono agire in modo concreto per la tutela della società e del pianeta.

Può un social network salvare il pianeta?

Si, clicca qui: greenaetwork-il-social-network-per-la-sostenibilita-1

Livio de Santoli ci aiuta a orientarci nell’era del greenwashing

Livio de Santoli riceve il T.R.I. Award da Jeremy Rifkin

Con un bell’articolo dal titolo “La decarbonizzazione è un optional e le lobby sperano” apparso sul supplemento Extraterrestre del Manifesto del 29 aprile 2021, il pro Rettore dell’Università La Sapienza incaricato delle politiche di sostenibilità ci aiuta a fare chiarezza in un momento di grande confusione sulle scelte in corso sia a livello italiano che europeo, e a capire cosa è davvero “green” e cosa invece viene solo spacciato come green. L’articolo esamina certo il PNRR ma lo fa alla luce delle nuove regole in corso di definizione a livello europeo note come “Tassonomia verde”. La parola Tassonomia, presa in prestito dal greco, significa classificazione dei principi (taxos e nomos) e ha la funzione di fornire indicazioni per valutare se un investimento è verde o meno alla luce dei principi del Green Deal Europeo. La tassonomia stabilisce dunque alla luce di quali elementi si può considerare green una tecnologia. E se è scontato che il fotovoltaico o l’eolico pèassino l’esame, un po’ meno scontato era che che facessero domanda per entrare nel club anche il nucleare e il gas, che tanto green a rigore di logica non possono essere considerati. Livio de Santoli spiega con grande efficacia cosa sta succedendo e perché. L’articolo costituisce la parte centrale di un supplemento “Extraterrestre” significativamente intitolato “Ora e sempre Resilienza” con un geniale riferimento allo slogan più famoso della festa della liberazione appena trascorsa, “ora e sempre Resistenza”…

Buona lettura.

https://ilmanifesto.it/la-decarbonizzazione-e-un-optional-e-le-lobby-sperano/

Europrogettazione con la nostra GRAND Academy per il Green New Deal di Jeremy Rifkin

La GRAND l’Academy al servizio dei progetti per il Green New Deal

A cura di Patrizia Di Giannantonio e Marco Sambati

Ormai da settimane l’Italia si chiede come potrà spendere i circa 220 miliardi di euro dei fondi europei che arriveranno dal cosiddetto Recovery Fund, il principale strumento europeo per bilanciare la crisi economica provocata dalla pandemia da coronavirus.

Il 10 novembre u.s. la Corte dei Conti Europea ha pubblicato la sua relazione annuale analizzando peraltro le erogazioni delle risorse stanziate nei cinque fondi strutturali di investimento europei (FESR, FSE, FC, FEASR e FEAMP), che rappresentano uno degli strumenti più importanti del bilancio europeo per consentire condizioni economiche omogenee tra i diversi Paesi dell’Unione. Dall’esame della Tabella del Rapporto 2019 sull’assorbimento (ossia sull’utilizzo) dei Fondi Strutturali europei da parte degli Stati membri, emerge con evidenza come, nel penultimo anno della Programmazione 2014-2020, sia stato erogato in media solo il 40% dei finanziamenti Ue: si tratta di 264 miliardi sui 640 previsti. La percentuale è più bassa del tasso medio di assorbimento del 2012 – il penultimo anno del precedente bilancio 2007-2013 – quando la percentuale di utilizzo aveva già raggiunto il 46%.

Purtroppo l’Italia, che era già in fondo alla classifica nel precedente settennato, risulta, nel 2019, al penultimo posto davanti alla Croazia (fanalino di coda), con una percentuale di utilizzo dei finanziamenti europei fermo al 30,7%, non registrando alcun progresso rispetto al periodo 2007-2013; c’è comunque tempo fino a dicembre 2023 per utilizzare i fondi impegnati e oltretutto l’Italia spende meno proprio nei settori di cruciale importanza per il Recovery Plan, quali il contrasto al cambiamento climatico, la lotta alla povertà orientata al raggiungimento dell’equità sociale, l’ammodernamento della pubblica amministrazione.

Ciò premesso, la GRAND, l’academy costituita dal CETRI-TIRES, con vari altri soggetti eccellenti nel campo della sostenibilità in partnership con il Pro-Rettore alle politiche energetiche dell’ Università La Sapienza, il Prof. Livio De Santoli, include nel suo piano di formazione anche dei moduli dedicati all’euro-progettazione per consentire a tutte quelle imprese e amministrazioni locali di avere le giuste competenze per la programmazione, l’accesso e l’utilizzo dei fondi europei.

In questo articolo si anticipano alcune considerazioni in merito alle metodologie di base necessarie per la presentazione delle domande di finanziamento in ambito europeo, in particolare per le call for proposal (inviti a presentare domande), condizione essenziale per rispondere ed aver successo per la partecipazione ai bandi europei ed utile sia alle imprese, ma anche per le amministrazioni regionali e locali nell’ambito dei fondi a gestione indiretta, nella fase di programmazione con la quale si definisce il quadro di intervento dopo l’analisi del contesto territoriale e settoriale, allo scopo di individuare i fabbisogni, le priorità e le opportunità e che sono chiamate alla gestione del programma e alla redazione dei bandi.

I finanziamenti europei si distinguono in fondi a gestione diretta, che rappresentano circa il 20% del bilancio comunitario, che sono gestiti a livello centrale dalla Commissione Europea e collegati ai diversi programmi tematici o settoriali; per questi strumenti le risorse sono erogate direttamente ai beneficiari del progetto direttamente dalle varie DG o dalle Agenzie esecutive che sono responsabili della definizione del programma di lavoro (Work Programe), della pubblicazione dei bandi, della selezione e valutazione delle proposte e del controllo amministrativo e finanziario dei progetti finanziati. Tali interventi non consentono di solito il finanziamento di opere strutturali, ma l’implementazione di progetti innovativi che abbiano un carattere transnazionale e di regola è necessario formare un partenariato.

Circa però l’80% dei fondi europei sono a gestione indiretta e vengono attuati da paesi partner dell’UE, da paesi extra-UE, da organizzazioni internazionali o da agenzie per lo sviluppo dei paesi dell’UE. Si tratta di risorse finanziarie la cui gestione è demandata ad attori istituzionali delle amministrazioni centrali e periferiche degli Stati membri, attraverso un sistema di responsabilità condivisa tra la Commissione europea e le autorità degli Stati membri. Nello specifico si fa riferimento ai Fondi strutturali e di investimento e al Fondo di coesione.

I PROGETTI

Esiste un largo consenso a livello nazionale ed internazionale ad utilizzare la parola progetto come un insieme di attività scadenzate nel tempo che diano un determinato risultato. In realtà i progetti si possono suddividere in due macro categorie:

  • quelli riguardanti un’opera civile
  • e quelli riguardanti un progetto di sviluppo-socio economico.

Ovviamente per ogni tipo di progetto, si suggerisce una progettazione diversa, cosi’ come indicato dalla Guida della Food and Agriculture Organization (FAO)

Gli approcci progettuali possono essere di due tipi:

blueprint, ovvero progetti completi di ogni dettaglio che si eseguono pedissequamente e

progetti di processo, per la maggior parte rivolti ai rurali poveri, dove si apprende attraverso lo svolgimento del progetto stesso, adattandolo.

Entrambi hanno come comune denominatore comune la volontà di cambiare la situazione presente a livello economico ma soprattutto sociale e renderla migliore.

Il progetto per essere realizzato e realizzabile deve passare attraverso 6 fasi cruciali:

Programmazione

Identificazione

Progettazione

Finanziamento

Realizzazione

Monitoraggio esterno e valutazione

Ogni fase precede un’altra e quindi deve prevedere i suoi effetti sulla successiva. In questo modo ogni fase è creditrice e debitrice rispetto alle altre fas. Ovvero si parla di approccio integrato.

Gli elementi di un progetto si possono riassumere brevemente nella tabella sottostante:

Il progetto deve avere:
Uno scopo o obiettivo specifico che ne definisce il fine ultimo
Un impiego di risorse suscettibili di usi alternativi
Un processo di cambiamento da una situazione negativa/da migliorare ad una situazione positiva/migliorata
Un contesto specifico dove le parti interessate interagiscono in uno spazio determinato
Una durata prestabilita
Un budget prestabilito
Un’organizzazione per la sua realizzazione

La gestione del ciclo del progetto (PCM) si basa sul rispetto da parte ei responsabili delle varie fasi per gli attori che precedono e che seguono e permette di evitare vari rischi legati a vari fenomeni.

Il progetto è un insieme di attività che tendono al raggiungimento dei risultati e di un obiettivo specifico.

La logica dell’intervento è definita inizialmente attraverso la comunicazione e l’apprendimento cooperativo tra le parti interessate.

Esiste una fase importante che consiste nel processo di elaborazione dell’Analisi del QL e si basa sui seguenti binomi:

Causa-effetto: si identificano varie fasi si analizza il contesto e la situazione negativa attuale che si vuole contribuire a migliorare, si applica la diagnosi partecipativa. Si analizzano gli interessi delle parti interessate

Si identificano i problemi

Si selezionano i problemi

Si stabilisce una gerarchia tra i problemi

Situazione negativa-Situazione positiva: L’identificazione degli obiettivi, costituisce la trasposizione in positivo della situazione negativa identificata all’inizio del processo precedentemente descritto di causa-effetto legato ai problemi. In particolare una volta identificati, selezionati e gerarchizzati i problemi si può identificare il problema principale. L’obiettivo specifico o scopo del progetto corrisponderà al problema principale

Si identificano i risultati che si riferiranno alla risoluzione degli altri problemi selezionati.

In questo modo si inizia a trasformare il rapporto di causa-effetto in un rapporto mezzi-fini. Durante queste due fasi si analizzano le strategie di intervento.

Gli studiosi hanno statisticamente rilevato come i progetti formulati nella maniera migliore ottengono risultati migliori. Pertanto è auspicabile adottare una metodologia comprovata che faccia si che i progetti incontrino l’approvazione del finanziatore per essere realizzati.

Nello specifico parliamo di logica dell’intervento, ovvero relazione mezzi-fini

Obiettivi generali ai quali il progetto contribuisceImpattoTerzo livello di risultati – intera collettività, a lungo termine


Relazione Mezzi – Fini
Obiettivo specifico Scopo unico del progettoEffetti (esiti)Secondo livello di risultati-vantaggi (previsti e non previsti) per i gruppi destinatari, al termine del progetto
RisultatiProdotti delle attivitàPrimo livello di risultati-servizi realizzati, prodotti consegnati a singole categorie di beneficiari diretti, intermedi e di gruppi destinatari





Svolgimento temporale
AttivitàAzioni concrete che devono essere svolte, utilizzando i mezzi, in vista del persegui-mento dei risultati
MezziRisorse umane, organizzative, materiali, tecniche, finanziarie, da allocare, in vista della realizzazione delle attività

Si precisa che la metodologia che andremo a descrivere per accedere ai finanziamenti europei è tipica dei principi adottati dalla Commissione Europea per l’accesso ai fondi diretti, ma di fatto costituisce la base e la prassi indispensabile per le imprese che intendono strutturare un progetto per la partecipazione ad un bando comunitario, consentendo di organizzare tutte le fasi del progetto secondo un ordine logico applicando la metodologia del Logical Framework Approach (LFA), un processo analitico a supporto della progettazione e gestione del progetto e, utilizzando la matrice del Quadro Logico (Logical Framework Matrix), cioè un documento sintetico che fornisce una visione d’insieme dello stesso progetto.

Ma entriamo nel dettaglio

La matrice del Quadro Logico


Logica d’interventoIndicatori obiettivamente verificabiliFonti di verificaIpotesi
Obiettivi Generali



Obiettivo specifico (scopo del progetto)



Risultati



Attività
MezziCostiPre-condizioni

Gli Obiettivi Generali possono essere più di uno e costituiscono il prodotto più lontano nel tempo. Un singolo progetto non può realizzare gli obiettivi generali. Solitamente un programma di tanti progetti possono farlo

L’obiettivo Specifico è uno solo per ogni progetto e per ogni QL ed è la diretta conseguenza della realizzazione ed utilizzazione da parte dei beneficiari dei risultati attesi del progetto

I risultati costituiscono il prodotto delle attività del progetto. Ogni obiettivo specifico deve essere supportato da vari risultati

Le attività sono le azioni necessarie per trasformare i mezzi in risultati

I mezzi o risorse sono costituiti da risorse umane, fisiche e finanziarie

Gli indicatori obiettivamente verificabili presentano, rispetto ai beneficiari, la variazione delle grandezze. E i progressi si misureranno in relazione al tempo, al luogo, e si riferiranno sempre a situazioni di partenza e ai vari traguardi (annuale e finale)

Le fonti di verifica i rapporti del progetto, le statistiche, le indagini specifiche potranno essere le fonti, note e quindi trasparenti di verifica dell’informazione relativa all’indicatore

Le ipotesi o condizioni consistono nell’incertezza e nella riflessione su fattori esterni importanti per la riuscita dell’intervento, ma che non sono controllabili.

Le pre-condizioni invece sono fattori esterni che devono realizzarsi precedentemente all’inizio dell’intervento.

Pertanto possiamo concludere come la Progettazione con il Quadro Logico sia la metodica che adotteremo in quanto i progetti scritti in questa maniera sono universalmente riconosciuti e veicolabili per qualsiasi tipo di finanziatore, oltre ad essere naturalmente più facilmente leggibili ed applicabili dagli addetti del settore e dagli attori che saranno partecipi del cambiamento auspicato.

Articolo scritto con il contributo della Dottoressa di Cecilia Chiapero,
Bibliografia: I Progetti di SviluppoMassimo Rossi

Un progetto per aiutare gli Enti locali ad attuare le politiche “verdi” previste dal Green Deal europeo – Questionario online!

Questionario per lo staff delle autorità locali/pubbliche e delle ONG

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeSmxAyEQEtYco1w_U6iZqkvaaAKEWwEToOPNuob0a0TqGuag/viewform

Gestito in Italia da PRISM Impresa Sociale, “European Green Deal for Cities” è un progetto europeo di due anni che ha come partner Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Polonia e Bulgaria. L’obiettivo specifico del progetto è quello di consentire al personale delle autorità locali e ai leader delle ONG di impegnarsi nel cambiamento, per sviluppare competenze settoriali “verdi” e promuovere capacità di leadership, creatività, sviluppo socio-educativo e professionale, attraverso l’azione delle autorità locali e delle ONG.

Un progetto ambizioso che fornirà ai nostri politici locali le competenze necessarie a migliorare la qualità della vita nelle vostre città e piccoli comuni. Il progetto prevede una prima fase di ricerca per identificare le necessità formative dei nostri politici e una successiva elaborazione di materiali formativi per sostenere le azioni concrete dei politici in ambito verde.

Si auspica che il progetto possa essere un primo passo per migliorare l’aria, i trasporti, la gestione dei rifiuti nelle nostre comunità, specialmente in Sicilia.

Per maggiori informazione sul progetto “European Green Deal for Cities” potete visitare la pagina web https://www.prismonline.eu/it/egd4cities-project/ o il sito ufficiale del progetto (in Inglese): https://www.egd4cities.eu/

Per informazioni sul progetto, potete contattare Dario Ferrante tel.3204133764 – email: d.ferrante@prismonline.eu 

Ecco il questionario on line da compilare! Per info sul progetto egd4cities.eu

European Green Deal for Cities

Erasmus+ con Partenariato strategico per l’educazione degli adulti: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeSmxAyEQEtYco1w_U6iZqkvaaAKEWwEToOPNuob0a0TqGuag/viewform

Questionario per lo staff delle autorità locali/pubbliche e delle ONG

EGD4CITIES è un progetto europeo che ha l’obiettivo di fornire materiale formativo per il personale delle autorità locali su come mettere in pratica il Green Deal europeo a livello locale. Il progetto sta coinvolgendo le autorità locali responsabili di una varietà di servizi ambientali relativi all’inquinamento acustico o atmosferico, allo smaltimento dei rifiuti, all’educazione e protezione dei consumatori e/o all’urbanistica che hanno un impatto diretto sulla salute dei cittadini locali e sull’ambiente.

Lo scopo del questionario è indagare la conoscenza delle politiche del Green Deal europeo tra i funzionari pubblici o il personale delle ONG. Il questionario è anonimo e i risultati verranno utilizzati solo ai fini della ricerca del progetto.
Quindi, se sei un dipendente di un autorità pubblica/locale o sei membro di una ONG, compila il seguente questionario. È facile da completare e richiede solo 7-10 minuti.

Il consorzio del progetto EDG4CITIES

Batteri mangia-plastica per riciclare i rifiuti organici, progetto di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca realizzato tutto da donne

Micro-Val è il progetto di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca per la messa a punto di un processo sostenibile per il riciclo della plastica a base di polietilene presente all’interno della frazione organica dei rifiuti urbani. Al via la campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso

Liberare i rifiuti organici dai residui di plastica a base di polietilene grazie ai batteri in grado di “digerirla”. È l’obiettivo di Micro-Val (MICROrganismi per la VALorizzazione di rifiuti della plastica), il progetto ideato da un team tutto al femminile dell’Università di Milano-Bicocca, guidato da Jessica Zampolli, assegnista di ricerca presso il laboratorio di Microbiologia diretto dalla professoressa Patrizia Di Gennaro del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze.

Si tratta del quarto progetto lanciato quest’anno da Biunicrowd, il programma di finanza alternativa dell’Ateneo, promosso per consentire a studenti, ex studenti, docenti, ricercatori e dipendenti di realizzare progetti innovativi e idee imprenditoriali attraverso campagne di raccolta fondi su Produzioni dal Bassoprima piattaforma di crowdfunding e social innovation.

Il 65% dei composti plastici prodotti globalmente è rappresentato dalle plastiche a base di polietilene, sia per le ottime caratteristiche chimico-fisiche e meccaniche, sia per i bassi costi di produzione del materiale. Purtroppo, questi materiali plastici contaminano anche i rifiuti organici, nella fase della loro raccolta differenziata. Spesso, infatti, per errore i materiali non biodegradabili si ritrovano nei rifiuti dell’umido perché non vengono correttamente differenziati all’origine.

«Una soluzione per la riduzione di queste plastiche che contaminano i rifiuti organici urbani – spiega Jessica Zampolli – è la rottura e la trasformazione delle catene del polimero. Questo processo può avvenire grazie all’utilizzo di microrganismi in grado di biotrasformare e biodegradare, almeno parzialmente, il polietilene».

Micro-Val si articolerà in due fasi. Le prove in laboratorio serviranno a studiare le proprietà dei batteri mangia-plastica e a valutarne la loro efficacia per liberare la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) dalla componente di rifiuto indesiderato, costituita per lo più da polietilene (circa 5 per cento). Nella seconda fase, il team di ricerca verificherà la possibilità di applicare il trattamento biologico per uno scale-up in un impianto in collaborazione con un’azienda leader nel settore del recupero e il riciclo di rifiuti. 

Il progetto prevede anche lo sviluppo di un’applicazione per smartphone che fornirà consigli all’utente nello svolgimento della raccolta differenziata, permettendo a ogni cittadino di contribuire all’ambizioso obiettivo del team di ricerca.

Per maggiori informazioni e sostenere “Micro-Val”:

https://www.produzionidalbasso.com/project/micro-val-microrganismi-per-la-valorizzazione-di-rifiuti-della-plastica/

Milano, 21 aprile 2021

Ufficio Stampa Università di Milano-Bicocca

Milano – laboratorio U4 piazza della scienza

Nella foto il gruppo di studio composto da tutte donne operative presso l’università degli Studi di Milano-Bicocca:

  • Dott.ssa Jessica Zampolli – team leader del progetto, assegnista di ricerca presso il laboratorio di microbiologia della prof.ssa Patrizia Di Gennaro del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze. Appassionata delle vastissime capacità dei microrganismi e impegnata da diversi anni nella ricerca e studio di batteri in grado di eliminare contaminanti nocivi per l’uomo.
  • Dott.ssa Alessandra De Giani – studentessa del corso di Dottorato in Tecnologie Convergenti per i Sistemi Biomolecolari (TeCSBi) presso il laboratorio di microbiologia della prof.ssa Patrizia Di Gennaro. Oltre alla passione per la ricerca in ambito biologico è appassionata di comunicazione attraverso i canali social, attraverso materiale fotografico e produzione di video per la divulgazione di informazioni scientifiche.
  • Prof.ssa Patrizia Di Gennaro – è la responsabile del laboratorio di ricerca di microbiologia presso il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze e docente di Microbiologia Generale e Molecolare. Da anni si occupa di portare avanti la ricerca volta allo studio e alla caratterizzazione di microrganismi per le loro capacità di degradare sostanze contaminanti.
  • Prof.ssa Elena Collina – docente di Chimica Ambientale presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra, si occupa di valorizzazione di rifiuti e scarti industriali. È referente per la tematica “Risorse e rifiuti” in BASE (Bicocca, Ambiente, Società, Economia), struttura che propone, pianifica e realizza il piano di sostenibilità dell’Ateneo.
  • Prof.ssa Marina Lasagni – docente di Chimica Ambientale presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra, si occupa di metodi analitici per la caratterizzazione di rifiuti e scarti. Negli ultimi anni l’attività di ricerca si è focalizzata sulla determinazione di microplastiche in diverse matrici ambientali.

Un’azienda leader nella gestione e smaltimento di rifiuti organici e plastici per il recupero energetico e il riciclo di materia collabora al progetto Micro-Val. Permetterà la raccolta dei materiali plastici su cui effettuare le prove di laboratorio e permetterà la valutazione di uno scale-up a livello industriale.

Milano – laboratorio U4 piazza della scienza

Campesino chileno contra el gigante Monsanto

 
La Corte de Apelaciones de Chillán deberá fallar próximamente la causa del agricultor orgánico José Riquelme Vásquez contra la transnacional Monsanto-Chile, que lo arruinó vendiéndole semilla de melón “mejorado” que no correspondía a la variedad comprada.

Chile: “Endesa, Gener y Colbún deciden el Desarrollo Eléctrico del País” – Entrevista a Roberto Román


El ingeniero Roberto Román ha estado desde los años 60 involucrado con la problemática ambiental. Hoy es un conocido especialista en temas energéticos y particularmente en energía solar. Es el único latinoamericano que ha sido vicepresidente de la International Solar Energy Society (ISES), asociación internacional académica en la materia más antigua y más grande del mundo. Desde su cátedra en la Universidad de Chile, y desde su Corporación Ecomaipo, es un entusiasta investigador y promotor de las energías limpias.

Texto y Foto: Pablo Sepulveda

Usted debe ser un bicho raro entre los ingenieros de su generación…
Llevo más de 40 años en esto. Ya de alumno en Ingeniería, con unos profesores franceses, me metí en temas ambientales, con proyectos de desalinización de agua en Calama. En ese tiempo conocí a Félix Trombe, pionero en el tema solar a nivel mundial. Durante el gobierno de Allende se pensaba instalar un horno solar en Chile. Después del golpe, en 1974, asistí a escuelas internacionales en Argentina, Francia, Italia, y conocí profesores muy interesantes, gente de todo el mundo destacada en el tema de energía solar.

¿Se ha sentido “quijote”?
Hasta que salió Michelle Bachelet de Presidenta, sí. Ella fue la primera que se tomó el tema en serio, y a pesar de que fue demasiado tibia sin duda hubo avances: la Agencia Chilena de Eficiencia Energética y primeras versiones de leyes de energías renovables. Antes nos habíamos dado puros cabezazos en la pared.

¿Algunos ejemplos?
En la época de Frei Ruiz–Tagle, cuando se habló del gasoducto argentino, tratamos de disuadirlo que era una estupidez traerlo por el Cajón del Maipo, que lo lógico era que entrara a Chile por el sur y así crear un eje de desarrollo a través del valle central. No nos hicieron caso, y se trajo combustible barato sólo para Santiago, con lo que se aceleró su concentración y su crecimiento al hacer menos competitivas a las regiones. Después, con Ricardo Lagos, hicimos con Chile Sustentable la primera versión de una ley de energías renovables: con estudios dijimos al Gobierno y al Parlamento que el gas argentino se iba a acabar. No había que ser muy pitoniso, porque los argentinos nunca tuvieron gas para exportar. No nos hicieron caso tampoco.

“Las energías renovables son una excelente solución”

¿Qué es lo más satisfactorio que se ha logrado?
Después de tantos años de ser un poco quijote, ver que las ideas que hemos planteado y trabajado se están haciendo realidad y masificándose. La formación de muchos alumnos que hoy están trabajando en esto o están haciendo doctorados. Ejemplo: ya en 2000 propusimos sistemas solares con Minera El Abra y con Codelco, y hoy día esas plantas finalmente se están construyendo. Hoy hay más de 3.000 mw de proyectos fotovoltaicos en el SING (Sistema Interconectado del Norte Grande).
 
Aún escuchamos gente que dice que las energías renovables no convencionales (ERNC) no están maduras, que son muy caras, que no dan garantías…
No hay ninguna voz independiente que lo sostenga. Quienes dicen eso tienen velas en el entierro: están ligados a intereses de generación eléctrica convencional. Ahora, ellos en cierta forma tienen razón, pues mirado como negocio puede que las ERNC no sean la mejor alternativa para que ganen más plata. Pero si se mira como país, son una excelente solución. Me explico: hoy el precio final de la energía solar es muy similar al de las centrales a carbón. Entonces, en términos simples, si una central de carbón vale 1, pero tengo que gastar en insumo (carbón) para que funcione, y una solar vale 2, pero no tengo que gastar nada, un inversionista privado va a elegir el carbón porque tiene más rápido retorno de utilidades. Para el privado es buen negocio, para el país es malo, pues quedamos casados con precios inciertos y con la contaminación de la que el inversionista no se hace cargo, pues la contaminación la pagan los habitantes de Huasco, de Puchuncaví, de Mejillones, no ellos. Por lo tanto, hacer ERNC es una decisión país, de gastar más al comienzo, pero con un gasto a futuro mucho menor, y además sin contaminar. Al país le conviene más.

¿Por qué si son tan buenas en ningún país las ERNC son la mayor parte de la matriz energética?
Porque esto es muy nuevo. Hoy en Alemania las ERNC son el 20% de la electricidad, y los alemanes están apuntando al 80% para 2050, incluyendo también transportes. El cambio ha sido muy rápido; en 2000 no tenían casi nada y hoy generan más energía eléctrica a partir de la energía solar que toda la energía eléctrica que nosotros generamos en el SING, y eso con una radiación que es como en Coyhaique. Esos mismos paneles alemanes puestos en el norte de Chile generarían más energía que la que generamos en todo el país.

Pero la energía solar sólo está en el día… hay que tener suplementos…
Eso es una falacia también. Hay centrales solares que operan las 24 horas, con sistemas de acumulación, que por ahora son caros, pero van a ir siendo cada vez más competitivos en precio. Si hay algún lugar en el mundo donde pueden ser competitivos es acá, por la radiación que tenemos.
Una traba llamada Frei

¿Por qué estos temas no se discuten en Chile?
Endesa, como empresa estatal, condujo el desarrollo eléctrico de Chile: el SIC (Sistema Interconectado Central) nace con ella. Pero en la época de Pinochet se privatiza y se pierde la visión de país. Ahora está en manos de privados y su óptica es maximizar la ganancia. Lo que hace falta es una visión sistémica, de país. Nadie mira los costos ambientales. Hoy el enfoque es: viene el señor Batista, inventa Castilla, con 2.300 mw de una, y se agarra contratos por 25 años. Esa es la lógica de capturar mercados.

Puede ser entendible que el privado opere así, pero ¿y el interés del país?
En el modelo eléctrico implantado por los Chicago Boys el Estado sólo puede regular las inversiones de los privados. Ahora han dicho NO a la idea de interconectar el SIC con el SING. Con eso lo que están diciendo es que el Estado no puede tener iniciativa en cómo se desarrolla el modelo eléctrico. En buenas cuentas, Endesa, Gener y Colbún deciden el desarrollo eléctrico más conveniente para el país. Y los más chicos tienen que a patadas tratar de agarrar las migajas. Los mismos que desde el gobierno privatizaron, pusieron las normas, luego se pasaron al otro lado de la mesa y hoy son los empresarios: Yuraszcek, Bernstein, Philippi, etcétera. Dejaron todo amarrado.

Pero las normas se pueden cambiar, ¿o acaso los parlamentarios están cooptados?
Yo creo que muchos parlamentarios están cooptados, no todos. No me atrevo a decir quienes, pero sé quienes no lo están: Horvath, Bianchi, Cantero y otros senadores del norte. Hay muchos que quieren que esto cambie, pero está claro que hay intereses fuertísimos.

¿Quiénes son los que se oponen a los cambios?
Uno con nombre y apellido es Eduardo Frei Ruiz–Tagle. No sé si está cooptado, pero él claramente es una traba. Y además tenemos un sistema político que está totalmente trabado, que está enfermo, que no toma en cuenta para nada a la ciudadanía.

¿Se viene una crisis energética y se nos apagará el refrigerador, como dijo el gobierno?
No, eso es falso. Es una campaña del terror orquestada por HidroAysén en la que el ex ministro Laurence Golborne estuvo avivando la cueca. Inventaron esta campaña para asustar, pero afortunadamente tuvo el efecto contrario: la gente no les cree.

“HidroAysén no tiene ningún sentido”

¿Y cree en la viabilidad de HidroAysén?
No es viable de ninguna manera. Se está haciendo demasiado caro, está demasiado lejos y haría un sistema demasiado vulnerable. Si fallara la línea de transmisión quedaríamos con 20% menos de energía. Lo bueno es que se está tornando demasiado caro. Se han triplicado los costos. Y con esas cifras ya no es rentable. No tiene ningún sentido.

Pero seguimos empantanados. ¿Qué hacer para lograr cambios?
Los cambios se pueden lograr gracias a la presión ciudadana. Antes de las manifestaciones contra HidroAysén, yo veía difícil oponerse al proyecto, por el poder que tienen. Al principio no entendía qué estaba haciendo Colbún en el proyecto, porque Endesa tiene la capacidad técnica para hacerlo. Hasta que me di cuenta que están ahí por el lobby que aporta el grupo Matte, esa familia es parte de los dueños de Chile. Por eso con la primera manifestación quedé alucinado. Luego fue agarrando tanta fuerza que esto ya no se para. Hoy HidroAysén es una piedra en el zapato para el gobierno, que le está haciendo una carretera eléctrica a la medida.

¿Cree entonces que ya no hay que hacer proyectos hidroeléctricos?
No, yo creo que se necesitan muchos proyectos de minihidro y hay zonas críticas, donde se necesita hidroelectricidad, pero antes se necesita mirar el sistema. No con una mirada privada, de cómo gano lucas, sino de qué se necesita. Por ejemplo, de Temuco al sur se necesita generar. Allí se han producido muchos conflictos, porque la gente hoy desconfía de cualquier proyecto si es privado. Lo que hay que hacer es transparentar, poner las cosas sobre la mesa, decir claramente dónde falta energía, para qué se necesita y ver cómo la podemos obtener. Si a la gente se le dice la verdad, va a reaccionar de manera razonable. El problema es tratar a la gente como idiotas y hacer las cosas a escondidas.
Oportunidad para Chile

¿Cómo evalúa la política energética de Piñera?
Partió con grandes declaraciones, como la promesa de la ley 20/20 (20% de generación eléctrica chilena por ERNC en 2020). Parecía que el ministro Rainieri quería hacer cosas, pero después lo fueron cooptando las grandes empresas. Igual que antes. Oficialmente la política energética de la Concertación fue igual a la de Pinochet: no tener política energética. Que es asunto de privados. Por eso digo que la primera persona que dio una tímida señal diferente fue la presidenta Bachelet. Piñera partió con fuerza, pero se le trancaron todos los proyectos. Se aprobó la ley de net meetering, pero el reglamento que sacaron es una mugre. Es un reglamento para que la gente NO se empalme. Con un buen reglamento se podrían tener unos 1.000 mw de ERNC en unos cinco años con generación local. Si tuviésemos una red de sistemas fotovoltaicos de los más charchas podríamos ahorrar mucha energía.

¿Cómo ha incorporado las energías limpias en su vida cotidiana?
En la vida cotidiana desde hace muchos años he trabajado en varios niveles. Con mi señora creamos la Corporación Ecomaipo, para que el trabajo académico lo pudiésemos volcar en un sentido social y transmitirlo a la comunidad. Colaboramos con mucha gente, hubo ideas que salieron y se transformaron en iniciativas comerciales. Llevo mucho tiempo trabajando en secado solar, en cocción de alimentos con el sol, calentadores de agua; ha sido un trabajo bien satisfactorio. Pero esto hay que desarrollarlo, no sólo porque es un aporte para el sistema energético chileno, sino que es una tremenda oportunidad de desarrollo tecnológico: de abrir un nicho en el largo plazo, pues el cobre no va a durar para siempre y no podemos sólo exportar materias primas. Son tecnologías que se pueden ir mejorando con distintos aportes hasta llegar a ser de punta. Chile puede ser ejemplo para el resto del mundo. España, hace 25 años, no tenía energía solar. Sin embargo, tuvieron la claridad de apostar por investigación, desarrollo, capacitación y hoy son líderes mundiales en energía eólica y solar. Cuando veo a ex alumnos míos que están trabajando en España, desarrollándose, innovando, montando plantas, me digo por qué no hacemos eso en Chile. ¿No es lo lógico hacerlo acá, que tenemos 40% más de radiación que en el mejor lugar de España? ¿O somos más tontos que los españoles?

El precio de la electricidad en España en el mercado libre cae a niveles de hace 15 años

 
La caída de la demanda, exceso de capacidad, bajada del petróleo y aumento de las renovables fuerzan este descenso histórico.

Comunicado Nacional e Internacional – MOVIMIENTO RIOS VIVOS

 
Detenidos de manera arbitraria 77 activistas del Movimiento Ríos Vivos en el Valle de Toledo que realizaban una protesta pacífica contra Hidroituango.
 
 
Alrededor de las 9:20 de la mañana de hoy, sábado 16 de marzo, fueron detenidas 77 personas que hacen parte de la protesta pacífica contra la construcción del proyecto Hidroeléctrico Ituango.

El PE da luz verde al ahorro energético en edificios públicos y grandes empresas



El PE ha adoptado hoy una nueva directiva sobre eficiencia energética que obliga a renovar un mínimo de edificios públicos e impone auditorías energéticas a las grandes empresas. De acuerdo con la nueva normativa, acordada con el Consejo, las compañías energéticas también tendrán que presentar planes de ahorro. Se estima que la reducción del consumo energético de la UE en un 20% puede ahorrar cerca de 50.000 millones de euros al año. 

Articulo de Jeremy Rifkin en Financial Times: ‘Sólo una “Internet de la energía” puede impedir el desastre’



30/05/2011

Este año hemos asistido a la subida de precios del crudo, contemplado cómo los rebeldes tomaban los campos petrolíferos libios y observado atónitos cómo una central nuclear quedaba totalmente destruida en Japón.

Manifiesto CETRI-TIRES

 

MANIFIESTO DE LA SOCIEDAD EUROPEA PARA LA TERCERA REVOLUCION INDUSTRIAL

 
 
El modelo de energía de la segunda revolución industrial, basado en fuentes fósiles y concentradas, está irreversiblemente en crisis. Este modelo ha permitido un crecimiento de la especie humana sin precedentes, pero también ha supuesto desventajas que hoy por hoy están eclipsando sus ventajas y amenazando la supervivencia de la especie humana del planeta.
 
Las desventajas se resumen en las tres crisis globales que estamos experimentando en este momento histórico, a saber; la crisis energética, la crisis climática y la crisis financiera. No estamos padeciendo una crisis financiera temporal, sino una crisis estructural de la economía basada en los combustibles fósiles, lo cual tiene efectos tanto sobre nuestra energía (precios inestables y el petróleo en máximos) como sobre nuestro clima, y pone en peligro la civilización tal y como la conocemos. Esta interacción diabólica de la crisis no va a ser corregida con medidas cosméticas, como la refinanciación de las instituciones crediticias, ya que estas soluciones sólo afectan a los efectos superficiales del problema y no a su causa más profunda.
 
La única respuesta efectiva en este sentido será una transición rápida a una Tercera Revolución Industrial, introduciendo un nuevo modelo de energía distribuido, interactivo y democrático, capaz de sustituir por completo al modelo de energía de la segunda revolución industrial, muy centralizado y ya agotado. Las tecnologías innovadoras de este nuevo modelo energético abarcarán todas las actividades humanas y ayudarán a redistribuir la riqueza, el empleo y las oportunidades de negocio, ya que se basan en las fuentes solares, que se encuentran a disposición de todo el mundo, y no en las fuentes concentradas, sólo al alcance de unos pocos. Esto supondrá un nuevo proceso energético, muy democrático, que apelará a la responsabilidad de todos los actores económicos, políticos y sociales. En este escenario de “capitalismo distribuido”, los consumidores producirán directamente la energía, preservando el clima y el medio ambiente y al mismo tiempo utilizando razonablemente los recursos naturales, como el aire, el agua y la tierra, aportando valor a la agricultura de calidad y proporcionando a los agricultores un acceso más directo a los mercados para colocar sus productos.
 
La Tercera Revolución Industrial permitirá el reequilibrio de poderes entre los ricos y los pobres, desplazando las actividades de producción energética a los países en vías de desarrollo, en un esfuerzo mundial hacia un nuevo escenario de “política de la biosfera”, en el cual todos los seres humanos actuarán como si fueran uno solo, superando las divisiones geopolíticas y los conflictos energéticos que han marcado el período de la segunda revolución industrial. Este período ha proporcionado enormes beneficios solamente a una cuarta parte de la especie humana, en detrimento de las otras tres cuartas partes, que en la actualidad se encuentran expuestas (injustamente) a los mayores riesgos causados por el cambio climático.
 
Los expertos aseguran que el plazo en el que nos tenemos que preparar para una nueva infraestructura energética es muy corto: siete años, diez a lo sumo, antes de que el daño causado por el cambio climático sea irreversible. Algunos expertos sostienen, de forma más pesimista, que la crisis climática ya ha tocado un punto de no retorno, que ya es muy tarde. Nos gustaría pensar que esto no es así, que el hombre todavía puede hacer uso de su ingenuidad, su voluntad y su empatía para salvar la biosfera, que le albergó desde su primera aparición en el planeta. Por este motivo impulsaremos -con todos los medios que tengamos a nuestro alcance y en todas las ocasiones económicas, políticas y sociales que sean posibles-, la idea de la transición más rápida posible hacia los modelos energéticos de la Tercera Revolución Industrial.
 
Compete a los poderes públicos crear una infraestructura para la Tercera Revolución Industrial, que permitirá recoger, almacenar y redistribuir la energía de las fuentes renovables, desarrollando a la vez todos los sectores relacionados, desde las energías renovables hasta el hidrógeno, las redes inteligentes y la construcción de plantas energéticas -los cuatro pilares de la Tercera Revolución Industrial-, lo cual permitirá a la economía mundial acceder a una nueva era de ciclo energético y a una nueva dinámica económica que creará millones de empleos.

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