الخميس, يوليو 29, 2021

Intervista a Dino Junior Di Cicco, Presidente della prima Associazione Internazionale dei Waste Manager denominata ASSIWAMA

Professionista di Waste Management (Gestione dei rifiuti) abbracciando il mondo degli sviluppi Ecosostenibili e della Circular & Green Economy che si conclude con l’acquisizione della conoscenza, di come, dove, quando e perché un rifiuto finisce la sua vita, con il termine inglese ‘’Waste End ’’

Nel 2017 assume la qualifica di Project Manager, attestato da una UNI ISO:21500 rilasciata dall’ Istituto Italiano Project Management (ISIPM) completando il percorso di manager nel mondo dei rifiuti.

Il 2 Agosto 2018 diventa Presidente della prima Associazione Internazionale dei Waste Manager denominata ASSIWAMA.

Insomma, Dino Junior Di Cicco è un Waste Manager che GECO FOR SCHOOL non poteva perdersi di intervistare del 26 luglio 2021: www.gecoforschool.com/intervista-a-dino-junior-di-cicco/

Raccontaci la figura del Waste Manager: chi è, di cosa si occupa, che competenze deve avere e perché è importante?

Il Waste Manager è una figura professionale specializzata che opera prevalentemente nel panorama aziendale delle PMI e vede tra i propri compiti principali l’analisi, il monitoraggio e l’ottimizzazione dei costi di gestione & smaltimento dei rifiuti garantendo che le aziende rispettino gli standard normativi.

Parte dell’attività del Waste Manager consta nella corretta gestione di tutti i rifiuti speciali, urbani, solidi, liquidi, pericolosi e non pericolosi presso le sedi dei clienti attraverso l’utilizzo di sistemi innovativi che permettono di gestire gli scarti secondo procedure che puntano al completo reimpiego degli stessi. Per questo al Waste Manager è richiesta un’ampia conoscenza delle norme e una vera competenza nella loro applicazione pratica, anche alla luce del recepimento delle Direttive “Circular Economy”.

È evidente quanto la gestione dei rifiuti necessiti di formazione approfondita, autorevole e puntuale non solo per evitare le pesanti conseguenze in termini di sanzioni e responsabilità previste nel settore, ma ancor più per cogliere le opportunità di una disciplina in continuo aggiornamento ed evoluzione.


Che impatto ha il Waste Management sul successo e sui costi di un’impresa?

La gestione dei rifiuti è divenuta sempre più strategica in tutti i paesi, non solo sul piano ambientale ma anche in ambito industriale ed economico. È noto che negli ultimi anni diversi sono stati gli interventi normativi recepiti dalle aziende, derivati da nuove esigenze di mercato, legate alla sostenibilità e alla razionalizzazione delle risorse materiali

Il settore dei rifiuti urbani costituisce, d’altra parte, una realtà economica e industriale rilevante per questo si rende ancor più necessario che, suddetta trasformazione, sia guidata da nuove professionalità dotate di formazione specifica e che possano condurre l’azienda nella transizione verso modelli più sostenibili, efficienti e competitivi sul mercato.

Dobbiamo però immaginare che una azienda possa non avere queste competenze al proprio interno ed ecco che viene in soccorso una figura o ad una società esterna specializzata, che le aziende tendono appunto ad esternalizzare o integrandola con HSE Manager. Ecco che così è possibile ottenere un buon margine di risparmio in quanto il servizio non ha gli stessi costi di una o più assunzioni. Ciò avviene con le stesse modalità di un Responsabile Tecnico iscritto all’Albo Gestori Ambientali che esercita in libera professione. Perché ricordiamo che il Waste Manager può svolgere la sua attività come libero professionista per più aziende contemporaneamente aprendo la Partita IVA.

Il tema della gestione dei rifiuti industriali in Italia è particolarmente delicato e spesso è stato al centro di illeciti anche molto gravi. Quanto è diffusa fra le aziende italiane la consapevolezza dell’importanza di un Waste Management accurato ed efficace? E cosa si può fare per sensibilizzare su questo tema?

L’Ecomafia, termine con il quale si indicano quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, pare davvero non arrestarsi nè conoscere crisi nel nostro Paese tanto che, negli ultimi due anni, i reati contro l’ambiente sono aumentati: 34.648 quelli accertati. Gli ecocriminali sono attivi in tutte le filiere: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare.

Da capogiro il business potenziale complessivo dell’ecomafia che dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 mld.

Questi dati ci confermano l’importanza per le aziende di possedere professionisti del settore al fine di monitorare i processi riguardanti la gestione e lo smaltimento di rifiuti.

Occorre creare percorsi professionali mirati che permettano di formarsi in tale ambito che sarà nel prossimo futuro strategico per aziende pubbliche e private.

Gli indirizzi normativi europei e nazionali stanno orientando sempre più le politiche e i processi verso un percorso che educhi i cittadini e le istituzioni a forme di prevenzione sui rifiuti e ancor più ad instaurare percorsi che incentivino il riutilizzo di beni altrimenti destinati allo smaltimento. Ma questo non sarà possibile se, ad ogni livello, ci si doti di professionisti capaci di guidare tali processi.

Quali sono le innovazioni più interessanti che vedremo in questo settore nel prossimo futuro?

Siamo già nel futuro me lo lasci dire. La crisi pandemica ha prodotto, in termini positivi, un importante avanzamento nel Paese in riferimento ai temi ambientali basti pensare alle norme in tema di sostenibilità previste dal New Green Deal europeo.

Sarà fondamentale per le aziende dal un lato riuscire ad adattarsi ai nuovi modelli di business “green” e dall’altro investire i fondi previsti dal Next Generation EU in politiche volte a facilitare la transizione ecologica.

Il progresso tecnologico sarà davvero centrale nel rinnovamento generale del parco impianti del settore del Waste Management.  Per il trattamento della frazione organica, si stanno sviluppando nuovi impianti capaci di produrre anche biocarburanti di qualità sempre migliori e nuovi materiali come, ad esempio, le bioplastiche prodotte a partire dalle biomasse. 

Le risorse a disposizione non sono infinite è necessario per questo aderire ad un sistema di produzione che consenta di prendere una materia e continuare ad utilizzarla, trasformandola.

La rilevanza che assumerà questa nuova professione sarà centrale se si pensa che Legambiente ha stimato come una rigorosa applicazione dell’attuale legislazione sui rifiuti farà crescere nei prossimi anni i posti di lavoro di circa quattrocento mila unità.


Nell’ambito di Geco For School, il percorso didattico formativo che abbiamo ideato rivolto alle scuole superiori, qual è il suo suggerimento per coinvolgere i ragazzi sulle tematiche di cui si occupa?

La formazione rappresenta momento fondamentale per creare consapevolezza e sensibilizzare le nuove generazioni sul tema della sostenibilità. Geco For School, è esempio virtuoso in tal senso.

La sinergia constante tra le agenzie educative ed il mondo del lavoro tramite aziende sponsor, enti sociali ed Università è l’aspetto che, a mio avviso, rappresenta il maggior valore.

Instillare nei giovani, attraverso percorsi pratici, la centralità nel presente e nel futuro rispetto le tematiche riguardanti: energie rinnovabilieco-foodmobilità greeneconomia circolare e turismo sostenibile è di centrale importanza.

È in tal senso centrale, per coinvolgere i ragazzi, rendere concreto l’impatto che hanno ed avranno nel prossimo futuro le scelte orientate alla sostenibilità per la comunità tutta e per il nostro Pianeta.

Nutro enorme fiducia nei nostri giovani che hanno mostrato con le tante mobilitazioni globali a tutela dell’ambiente, basti pensare al Fridays for future, di avere ben chiara l’importanza dei temi legati alla sostenibilità. Percorsi come Geco For School raccolgono tale fermento permettendo ai giovani di comprendere quanto le loro scelte di oggi e di domani n Pianeta eco e green.

Intervista GFS – 26 luglio 2021 >>> www.gecoforschool.com/intervista-a-dino-junior-di-cicco/

Primo incontro del Tavolo tecnico sull’idrogeno. Alessandro Delli Noci, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia: “Un passo importante verso l’istituzione dell’Osservatorio sull’Idrogeno”

Pubblichiamo con grande piacere l’articolo di giovedì 22 luglio sul Quotidiano della Puglia, perchè il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES partecipa alle attività del Piano regionale fin dalla costituzione delle varie commissioni e gruppi di lavoro per trasformare una visione in progetti concreti, come indicato dal nostro prof. Jeremy Rifkin per un Green New Deal globale con l’Idrogeno Verde.

PRIMO INCONTRO DEL TAVOLO TECNICO SULL’IDROGENO. DELLI NOCI: “UN PASSO IMPORTANTE VERSO L’ISTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO SULL’IDROGENO”. REGIONE PUGLIA, 21 LUGLIO 2021.

“Abbiamo accolto con entusiasmo la richiesta di incontro giunta dai distretti tecnologici e produttivi pugliesi finalizzata a fare il punto sulla strategia per l’idrogeno, parte integrante del Piano energetico che intendiamo costruire. Anche incoraggiati dalle parole della Ministra del Sud e della Coesione territoriale Mara Carfagna, che ha annunciato la possibilità concreta di realizzare in Puglia una Hydrogene Valley, riteniamo opportuno accelerare il processo di incontro e confronto con gli attori principali, confronto che vogliamo sia teso alla produzione di linee di ricerca e progettazione in grado di trasformare la visione strategica in progetti concreti. Questo processo coinvolgerà tutti gli stakeholder della regione così come abbiamo previsto nella delibera di Giunta con cui abbiamo approvato la candidatura del territorio regionale ad accogliere la localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno”, previsto nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La delibera in questione – continua Delli Noci – prevedeva sia l’istituzione di un gruppo di lavoro interdipartimentale – che sarà convocato la prossima settimana – coordinato dal Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico, a cui affidare l’elaborazione del Piano regionale dell’Idrogeno, sia l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno. Ricordo che l’Osservatorio sarà composto da esperti rappresentativi della filiera della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, del settore della produzione di idrogeno e celle a combustibile, del settore della ricerca, delle università, nonché da rappresentanti dell’ANCI, delle associazioni ambientaliste, dei distretti produttivi pugliesi attivi nel settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, degli enti non a scopo di lucro attivi nella promozione dell’uso dell’idrogeno e da rappresentanti delle strutture regionali con competenza nei settori energia, mobilità, ambiente e innovazione. L’incontro di oggi rappresenta un primo passo verso l’istituzione di questo importante organismo che avrà il compito di rendere fattivo e accelerare il processo di decarbonizzazione verso un modello ecosostenibile”.

CONTINUA LA LETTURA >>> www.regione.puglia.it/web/press-regione/-/primo-incontro-del-tavolo-tecnico-sull-idrogeno.%C2%A0delli-noci-un-passo-importante-verso-l-istituzione-dell-osservatorio-sull-idrogeno- 21 luglio 2021

Alessandro Delli Noci, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia: “Un passo importante verso l’istituzione dell’Osservatorio sull’Idrogeno”

Intervista a Domenico Letizia, l’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari, con focus sui grani antichi e sul pescato comune, grazie alla biotecnologia

Marketing Communication Manager, Consulente export e internazionalizzazione per le imprese, FoodSea Digital Marketing e Broker assicurativo. Il giornalista Domenico Letizia è stato il responsabile dell’Ufficio Stampa del Digital Seafood Trade Show, la prima fiera ittica mondiale interamente virtuale organizzata da Assoittica Italia. Ha svolto numerose ricerche, eventi e approfondimenti sull’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari, con un focus specifico sui grani antichi del Mediterraneo e sul pescato comune, senza sottovalutare l’apporto positivo della biotecnologia e dell’innovazione come avviene in alcuni contesti interessantissimi in Canada e negli USA.

Intervista GFS: www.gecoforschool.com/intervista-a-domenico-letizia/

Il settore della pesca è stato messo spesso sotto accusa, negli ultimi anni, per la scarsa sostenibilità di alcune pratiche. Come si fa a rendere la pesca sostenibile?

La pesca artigianale, quella che lega le comunità all’occupazione, i territori alla storia locale è da sempre sostenibile. L’innovazione tecnologica può apportare quel granello in più in tema di sostenibilità. Per essere concreto, riporto l’esempio di un progetto che ho seguito dedicato alla valorizzazione e alla tutela della pesca, in particolare per acciuga, cernia, tilapia e tonno rosso, con la finalità di garantire la tracciabilità del prodotto ittico nel Mediterraneo e combattere la pesca illegale. La pesca è infatti una delle più grandi industrie dell’area del Mediterraneo, fornisce reddito rilevante e opportunità commerciali in molti paesi della costa, ma è spesso inefficiente e dispendiosa, perché non regolamentata. La pesca illegale è purtroppo una pratica assai diffusa, inclusa la pesca eccessiva e le frodi. Per questo settore deve essere molto importante un ripensare le modalità di azione, considerato il calo della fiducia tra i consumatori anche nei confronti di aziende che praticano responsabilità ambientale e sociale.

Su iniziativa di Slow Food Tebourba Association e Gi.&Me. Association ho avuto il piacere di seguire, analizzare e monitorare, anche se a distanza, un’interessante iniziativa organizzata dalle associazioni menzionate a Tebourba, a pochi chilometri da Tunisi, durante un approfondimento dedicato all’approccio del consumatore locale verso il prodotto ittico, la tracciabilità, l’autenticità della pesca e un nuovo approfondimento sulle aspettative del progetto “Surefish”. Surefish intende dare slancio e implementare un meccanismo globale di sicurezza, che si avvali dello sviluppo tecnologico e della ricostruzione della filiera di approvvigionamento della pesca nel Mediterraneo per valorizzare l’ambiente, le comunità locali e l’occupazione. In tema di sostenibilità mi permetto anche di ricordare la prima fiera ittica virtuale. Ideato e patrocinato da Assoittica Italia, Digital Seafood Trade Show è stata la prima fiera in ambito digitale per il settore ittico che ha avuto luogo il 20 e il 21 maggio 2021 in quello che è stato a tutti gli effetti un polo fieristico digitale. Uno strumento online per sviluppare opportunità di connessione e di networking interattivo con i rappresentanti del mondo ittico di numerosi paesi diversi e più di cento imprese differenti, con un fatturato complessivo di oltre sette miliardi di euro. La fiera non più come semplice luogo in uno spazio fisico ma stand interattivi e personalizzati per ognuno dei partecipanti. Tutela del mare, della pesca, della sostenibilità e della biodiversità sono divenute una prerogativa urgente per le economie nazionali e per la comunità internazionale.

Il 20 maggio del 2021, Giornata europea del mare, la possiamo ricordare come una data storica per il mercato ittico post emergenza sanitaria, per le nuove visioni legate all’export dei prodotti ittici e per i processi di internazionalizzazione frutto della blue economy analizzati proprio durante i lavori fieristici.

Quali passi deve fare, secondo te, l’industria alimentare per contribuire a un’economia circolare efficace?

Comunicazione 4.0, formazione innovativa e processi aziendali sostenibili anche con l’avallo delle più importanti innovazioni tecnologiche quali la tecnologia blockchain. Il settore e le dinamiche legate all’agrifood innovativo riguardano un’importante percentuale della popolazione mondiale e l’innovazione nel settore rappresenta una delle principali opportunità di sviluppo economico e occupazionale. Guardando all’Italia, nel 2019, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 è aumentato rispetto all’anno precedente per un valore totale di 450 milioni di euro, equivalente al 5% di quello mondiale. L’innovazione agricola è legata all’economia circolare. Attualmente, nel mondo, le startup legate all’agricoltura 4.0 ammontano ad un valore di 13.5 miliardi di dollari. L’Europa copre il 31% e si posiziona al secondo posto dietro il Nord America che detiene una quota del 39% e un valore del 37% del totale. Tuttavia, le novità più interessanti provengono dal sud dell’Europa. Mediterraneo Allargato, Africa, Tecnologie gastronomiche, Sviluppo sostenibile, Mare, Blockchain, Internet delle Cose, Web e innovazione sono gli argomenti dell’attualità legati al food e alla produzione sostenibile.

L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo importante, sia per quanto riguarda la produzione di cibo sia soprattutto per la produzione di eccellenza del cibo stesso, ma anche per la “qualità” di una nuova cultura verso il cibo che proprio il nostro paese deve essere in grado di esprimere. Se guardiamo al ruolo dell’Italia nei dati del Food Sustainability Index notiamo che il nostro paese sta generando meccanismi di innovazione a livello di sostenibilità della produzione agricola, grazie, probabilmente, anche alle spinte innovative che arrivano a livello di Agricoltura 4.0 e Smart Agrifood e al sostegno sia del Mipaaf che della comunità internazionale. La sostenibilità è una questione di conoscenza, di cultura e di mobilitazione, in particolare, delle nuove generazioni. Per l’economista Jeffrey Sachs non c’è tempo da perdere, le risorse si stanno consumando a una velocità tale che non ci è consentito nessun ulteriore ritardo ed è assolutamente necessario intervenire al più presto per cambiare il sistema alimentare globale. Sachs richiama gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu che tracciano una roadmap verso la sostenibilità dove siamo già in ritardo, dove occorre recuperare e a maggior ragione occorre accelerare l’innovazione culturale proprio perché il grosso rischio è quello di non avere la consapevolezza del pericolo e dei pericoli che minacciano il pianeta.

In un mondo dove la sostenibilità economica, intesa come capacità di generare in particolare reddito e lavoro, ma anche di salvaguardare il capitale economico, umano, sociale e naturale, la rivoluzione innescata dalla blockchain nel settore agroalimentare riveste sicuramente un’importanza di primo piano. Sono tematiche che interessano anche la sponda nord dell’Africa. In un recente webinar, organizzato dalla società Euromed International Trade e altri partner istituzionali e imprenditoriali del Marocco, che ho avuto il piacere di moderare, ciò che è emerso dalle analisi dei protagonisti economici del Marocco è la volontà di voler inseguire l’innovazione e la tecnologia per produrre un prodotto autentico, tracciato, sostenibile e nel rispetto dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’economia circolare produce ricchezza e nuove forme di lavoro.  

A tal riguardo, scrutando la nostra attualità quali sono le innovazioni più interessanti nel mondo dell’eco-food?

Tantissime e variegate. Personalmente, ciò che mi ha colpito di più sono le conquiste della biotecnologia nell’ambito delle ricerche sul DNA e sui successi dell’ingegneria genetica che inducono a riflettere sull’importanza della loro applicazione in agricoltura. Una recente iniziativa online, alla quale ho avuto il piacere di partecipare, organizzata dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e dall’Ufficio Affari Agricoli in Italia sulle biotecnologie innovative, come il genome editing e il CRISPR, ha posto l’innovazione in agricoltura e le più recenti norme in materia al centro del dibattito. Le conquiste della biotecnologia nell’ambito delle ricerche sul DNA e i successi dell’ingegneria genetica inducono a riflettere sull’importanza della loro applicazione in agricoltura. La messa a punto di prodotti innovativi, antiossidanti e bioinsetticidi e lo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione sono elementi essenziali per le imprese agricole in Europa e negli Stati Uniti d’AmericaL’innovazione in campo biotecnologico permette di studiare gli alimenti, la loro composizione e le loro proprietà, con particolare attenzione alla salute dell’uomo e degli animali.

In Italia, il 49% delle imprese biotech ha come settore di applicazione prevalente quello legato alla salute umana, mentre il 39% ha come attività prevalente la produzione e lo sviluppo di prodotti e servizi per applicazioni industriali o ambientali (29,9%) o per applicazioni veterinarie, agricole e zootecniche (8,6%). Il giudizio culturale e la paura del consumatore rappresentano un pregiudizio da superare attraverso la conoscenza e la promozione di eventi pubblici che diffondano l’importanza della ricerca e della biotecnologia in agricoltura.

L’Unione Europea guarda con interesse alle biotecnologie nei diversi settori di attività. Comunicare queste innovazioni e comunicare la sostenibilità dei prodotti può riscrivere le logiche commerciali dei prodotti alimentari e far crescere le vendite.

Qualche esempio specifico di tale dinamica dove lo possiamo rintracciare?

Restando negli USA e analizzando nuovamente il mercato ittico è doveroso portare all’attenzione del pubblico ciò che sviluppa l’Alaska. L’Alaska ha giuridicamente sancito che pescatori, scienziati e cittadini devono collaborare per concretizzare e implementare l’occupazione della filiera ittica sostenibile del Paese al fine di rendere il mare un luogo di sviluppo sostenibile per il presente e il futuro. In tutto il mondo è oramai riconosciuta l’importanza di salvaguardare l’industria della pesca e diviene sempre più importante la certificazione della gestione sostenibile della pesca rispettando gli standard internazionali stabiliti dalla FAO.

Attualmente, il modello dell’Alaska Fisheries Management System, divulgato e diffuso dall’Alaska Seafood Marketing Institute (ASMI), risulta essere un esempio da seguire per anteporre la conservazione dell’ecosistema allo sfruttamento commerciale del territorio e della fauna ittica. La gestione della pesca in Alaska è oggetto di continue correzioni, modifiche e mutamenti in base alla stagione e all’analisi ambientale dei ricercatori. Le autorità possono consentire o vietare la pesca in determinate aree valutando il comportamento del salmone, il livello dell’acqua e altri fattori ambientali. Gli scienziati e gli esperti del National Marine Fisheries Service (NMFS) svolgono continuamente studi approfonditi su tutti gli aspetti biologici delle specie di pesce bianco dell’Alaska, monitorando costantemente l’ambiente biotico del Golfo dell’Alaska e del Mare di Bering. Il personale della International Pacific Halibut Commission (IPHC) conduce studi simili sugli Halibut nei vari punti conosciuti del loro habitat, dalla California alla Russia.

Che ruolo ha la cooperazione internazionale nel raggiungimento di una società globalmente sostenibile? E come si comporta l’Italia, da questo punto di vista, nello scenario internazionale?

Proprio su questo aspetto ho avuto un maestro: il rotariano Franz Martinelli. Grazie a Martinelli e in occasione della presentazione del programma della “IV Settimana della cucina italiana nel mondo”, evento annuale promosso dal ministero degli Esteri in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, dell’Istruzione e Sviluppo economico, l’Italia e la Tunisia, hanno approfondito le opportunità di network e collaborazione. Al centro del dibattito le politiche sulla sicurezza alimentare. La creazione di progetti comuni con al centro le politiche agroalimentari è tra le priorità della regione che insegue sicurezza e sostenibilità alimentare. La collocazione geografica e la vicinanza nel Mediterraneo aiutano ulteriormente a comprendere le esigenze alimentari ed occupazionali, favorendo ulteriormente la collaborazione tra la Tunisia e la nostra Penisola. In questo caso la cooperazione e la diplomazia del food hanno avuto un ruolo preciso nella crescita delle relazioni.

Altro esempio importante è quello olandese. Obiettivo delle istituzioni dei Paesi Bassi e di numerosi enti di ricerca è quello di coniugare la coltivazione dei fiori con la crescita sostenibile dell’agricoltura, perseguendo politiche di sostenibilità ambientale, lotta allo spreco alimentare e alla malnutrizione che colpisce molte popolazioni della Terra. Il dramma della nostra attualità, al quale le istituzioni del governo dei Paesi Bassi, vogliono dare una risposta è quello di poter sfamare, entro il 2050, quasi nove miliardi di persone, fornendo un food di qualità, sano, sostenibile e tracciato.

La risposta degli esperti è unanime: “per raggiungere questo obiettivo dobbiamo ripensare al modo in cui coltiviamo e alla catena di distribuzione dell’agroalimentare. Essenziale è anche sviluppare città vivibili e in armonia con l’ambiente. Un sistema alimentare sostenibile che possa stimolare la crescita economica contemporanea inseguendo innovazione e tutela della biodiversità”.

Un sistema alimentare sostenibile che possa sviluppare l’economia circolare e la green economy, valorizzando le giovani generazioni imprenditoriali e sviluppando importanti partnership tra istituzioni, governi, istituti di ricerca e cittadinanza. Il Ministero per l’Agricoltura dei Paesi Bassi ribadisce l’essenzialità di un nuovo approccio all’agricoltura che possa fermare la crescita continua delle megalopoli. Inoltre, particolare importanza è posta alla coltivazione dei fiori e di come tali tecniche possano essere utili anche per la produzione agroalimentare, prestando una particolare attenzione alle specifiche sfide dell’attuale mercato cinese, caratterizzato da numerosi problemi demografici.

Perché hai deciso di portare il tuo contributo nel nostro nuovo format Geco for School?

Semplicissimo. Vedo una squadra di visionari, innovatori e amanti della sostenibilità. Un gruppo che non conosce i confini dell’impossibile o del non praticabile, pronto a sviluppare network, passione, tutela dell’ambiente e un futuro migliore per noi e i nostri figli. Sono onorato dalla semplice idea di poter divenire membro del comitato scientifico e portare le mie idee nel network dove avrò possibilità di apprendere ulteriormente e crescere. Che altro aggiungere? La domanda dovrebbe essere al contrario: Perché non sostenere tali idee? Non farlo è da folli.


Tags: biodiversità • eco food • ecofood • economia circolare • educazione ambientale • natura • percorso sostenibile • sostenibilità • Sostenibilità ambientale • sviluppo sostenibile

Intervista GFS: www.gecoforschool.com/intervista-a-domenico-letizia/

19 LUGLIO 2021

Europa: arriva Fit for Fifty Five, il nuovo pacchetto delle 4 F per la sostenibilità

Con una delle più importanti e partecipate conferenze stampa della sua storia, e dopo aver subito pressioni lobbistiche da paura, la Commissione Europea ha presentato il 14 luglio il pacchetto Fit for Fifty Five www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/package-fit-for-55 che mira a dare attuazione al #GreenDeal europeo per raggiungere i nuovi e più ambiziosi obiettivi climatici che la Commissione von der Leyen ha proposto.

Il pacchetto consta di 12 provvedimenti, (8 proposte di revisione di direttive e regolamenti esistenti e 4 nuove iniziative in materia soprattutto energetica) che rappresentano il cuore del Green Deal europeo come nuova “strategia per la crescita” green e alternativa a quella attuale ancora basata sui combustibili fossili. Il pacchetto ha anche l’obbiettivo di portarci fuori dalla crisi, in sintonia con NEXT GENERATION EU, e di dare nuove prospettive di lavoro e di inclusione sociale, ridisegnando il nostro modo di spostarci, di consumare, di costruire, riducendo non solo il nostro impatto su risorse e ambiente ma anche la diseguaglianza del mondo fossile, perché il nuovo pacchetto rappresenta anche una enorme occasione di redistribuzione delle risorse fra gli esseri umani.

Le misure del pacchetto riguardano l’aumento degli obbiettivi per rinnovabili, l’efficienza energetica, la riorganizzazione del sistema di scambio delle emissioni (ETS) e la sua controversa estensione al settore degli edifici e dei trasporti, il regolamento detto di “condivisione dello sforzo” di abbattimento delle emissioni nei settori finora non coperti dall’ETS, la tassazione energetica, che prevedeva finora stimoli ai combustibili fossili, l’uso del suolo, silvicultura e strategia forestale, norme più stringenti per ridurre le emissioni di automobili e furgoni, regole per le infrastrutture, per i carburanti alternativi (leggi ricariche per mobilità elettrica) e per i carburanti per aviazione e navigazione, misure per imporre dazi ad importazioni ad alto contenuto di CO2 (misure di adeguamento del carbonio alle frontiere); viene poi proposto un Fondo Sociale per il Clima per evitare una reazione di rigetto di queste misure da parte dei settori sociali più in difficoltà. Il Fondo verrebbe finanziato con 72,2 miliardi di risorse europee provenienti per il 25% dai proventi del sistema di scambio di emissioni e potenzialmente da altrettante nazionali nei prossimi 7 anni.
Nei prossimi mesi il pacchetto sarà inoltre completato dalle proposte sulle linee guida per l’applicazione concreta del principio “Energy efficiency first”, il super controverso pacchetto sul gas, la direttiva sugli edifici e le nuove linee guida sugli aiuti di stato, tutti aspetti molto importanti dell’agenda sul Green Deal.

Ora la parola passa al Parlamento Europeo e al Consiglio dei rappresentanti degli Stati, che sono co-legislatori a pari livello. Si prevede che i negoziati dureranno per tutto il 2022.

Per approfondire l’argomento ecco il report da Bruxelles di Renzo Consoli, corrispondente di Askanews:

Bruxelles, 14 lug. (askanews) – La Commissione europea ha approvato oggi il pacchetto legislativo “Fit for 55”, che contiene una dozzina di proposte di direttive, regolamenti e altre iniziative, spesso interconnesse e complementari fra loro, riguardanti tutti i settori dell’economia che sono chiamati a contribuire al nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra dell’Ue del 55% (invece che del 40% previsto in precedenza) entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Il pacchetto rappresenta la “roadmap” che dovrà essere seguita per arrivare ai traguardi già decisi e fissati nella legge europea sul clima, ovvero la riduzione del 55% al 2030 e l’obiettivo “zero emissioni nette” (neutralità climatica) entro il 2050, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa nel pomeriggio a Bruxelles. Le proposte della Commissione riguardano le politiche dell’Ue in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità energetica, e, secondo quanto afferma l’Esecutivo comunitario in una nota, prevedono di “trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società per costruire un futuro equo, verde e prospero”. Le proposte riguardano, in estrema sintesi: un rafforzamento del sistema europeo di scambio dei permessi di emissione (“Emission trade system” – Ets) e la sua applicazione a nuovi settori (aviazione civile, settore marittimo, trasporti stradali ed edilizia); un aumento della produzione dell’uso di energie rinnovabili; obiettivi vincolanti per l’aumento dell’efficienza energetica; una più rapida diffusione dei modi di trasporto a basse emissioni e delle infrastrutture (punti di ricarica elettrica e di rifornimento per i carburanti alternativi) e dei nuovi combustibili necessari; l’allineamento delle politiche fiscali (in particolare la tassazione dell’energia) con gli obiettivi del Green Deal europeo; misure (“dazi climatici” all’importazione) per prevenire il “carbon leakage” e rilocalizzazione fuori dall’Ue delle industrie ad alta intensità di emissioni; strumenti per preservare e potenziare la capacità dei “pozzi naturali di assorbimento del carbonio”, ovvero le aree agricole e forestali. “Effort Sharing”, nuovi target nazionali di riduzione emissioni A tutte queste misure si aggiunge poi una revisione del regolamento sul cosiddetto “Effort Sharing”, la condivisione dello sforzo di abbattimento delle emissioni nei settori finora non coperti dall’Ets, che stabilisce degli obiettivi nazionali di riduzione per ciascuno Stato membro. I settori interessati sono (e resteranno anche dopo la riforma dell’Ets) gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie. Rispetto alla riduzione media nell’Ue che era stata inizialmente prevista al 29%; l’obiettivo dell'”Effort Sharing” per il 2030 è stato rafforzato di 11 punti percentuali, portandolo al 40% per contribuire al taglio complessivo dei gas serra ora fissato al 55%. Per l’Italia, l’obiettivo nazionale passa dal 33% al 43,7%. Rafforzamento ed estensione a nuovi settori del sistema Ets Il sistema Ets fissa un prezzo per i permessi di emissioni di CO2 e riduce ogni anno il limite massimo applicabile ai gas serra emessi da determinati settori economici. Negli ultimi 16 anni questo sistema ha consentito di ridurre del 42,8% le emissioni provenienti dalla produzione di energia elettrica e dalle industrie ad alta intensità energetica. Nella sua proposta di oggi, la Commissione propone di abbassare ulteriormente il tetto massimo generale delle emissioni e di aumentarne il tasso annuo di riduzione. L’Esecutivo Ue inoltre propone inoltre di eliminare gradualmente l’allocazione di quote di emissioni a titolo gratuito per l’aviazione civile, allineando il settore al Sistema globale di compensazione e riduzione delle emissioni per il trasporto aereo internazionale (“Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation” – Corsia), negoziato nell’ambito dell’Icao (l’Organizzazione internazionale dell’Aviazione civile). La proposta prevede, inoltre, di includere per la prima volta nell’Ets anche le emissioni generate dal trasporto marittimo, e di istituire un nuovo sistema separato di scambio delle quote di emissione per il trasporto stradale (applicato alla distribuzione di carburante) e per gli edifici (applicato al combustibile per i sistemi di riscaldamento); due settori che, al contrario dell’industria e dell’energia, non hanno ridotto le emissioni negli ultimi anni. La Commissione propone poi di aumentare l’entità dei fondi per l’innovazione e la modernizzazione, finanziati con le entrate generate dal sistema Ets, e prevede che gli Stati membri spendano la totalità delle loro entrate derivanti dallo scambio di quote di emissione per progetti connessi al clima e all’energia. Inoltre, una parte specifica delle entrate provenienti dal nuovo Ets per il trasporto stradale e per gli edifici dovrebbe essere destinata a compensare, almeno in parte, con un “Fondo sociale per il clima”, l’eventuale impatto sociale del nuovo sistema (rincaro dei prezzi dei carburanti e dei combustibili per il riscaldamento), per le famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese vulnerabili. La nuova direttiva sulle rinnovabili La revisione della direttiva sulle energie rinnovabili fisserà l’obiettivo di aumentare al 40% la produzione della nostra energia da queste fonti entro il 2030. Sono previsti obiettivi specifici nazionali per ogni Stato membro per contribuire all’aumento complessivo europeo; obiettivi specifici settoriali sono poi fissati anche per l’uso delle energie rinnovabili nei trasporti, nel comparto del riscaldamento e della climatizzazione, nell’edilizia e nell’industria. Efficienza energetica La nuova direttiva sull’efficienza energetica fisserà, a livello Ue un obiettivo annuale vincolante per la riduzione del consumo di energia, in modo da arrivare al 9% nel 2030. Alla luce di questo obiettivo gli specifici contributi nazionali all’incremento del risparmio energetico saranno dell’1,5% all’anno, ciò che quasi raddoppierà l’obbligo previsto finora. Il settore pubblico sarà tenuto a ristrutturare ogni anno il 3% dei suoi edifici (in termini di superficie) per renderli più energeticamente più efficienti, al ritmo di un incremento del risparmio energetico annuale dell’1,7%. Nuovi limiti a emissioni dai veicoli, fine del motore a scoppio Saranno imposte delle norme più rigorose in materia di emissioni di CO2 per le autovetture e i furgoni. Le emissioni delle auto nuove dovranno diminuire del 55% a partire dal 2030 e del 100% a partire dal 2035 rispetto ai livelli del 2021. Di conseguenza, tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni. In sostanza, viene programmata la fine dei motori a combustione interna entro meno di 15 anni. Infrastrutture per ricarica elettrica e carburanti alternativi Un regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi imporrà agli Stati membri di aumentare la capacità di ricarica in linea con le vendite di autovetture a emissioni zero (elettriche a batteria o a idrogeno) e di installare punti di ricarica e di rifornimento a intervalli regolari sulle principali autostrade. Per consentire ai guidatori di avere accesso a una rete certa, affidabile e diffusa in tutta Europa di infrastrutture adatte alla nuova mobilità sostenibile, dovranno esserci stazioni di servizio almeno ogni 60 km per la ricarica elettrica e almeno ogni 150 km delle per il rifornimento di idrogeno. I carburanti per l’aviazione e per il trasporto marittimo In aggiunta all’inserimento nel sistema Ets, i settori dell’aviazione e del trasporto marittimo saranno sottoposti a obblighi relativi all’uso di carburanti con meno emissioni di gas serra. Il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi prevede che anche gli aeromobili e le navi abbiano accesso a energia elettrica pulita nei principali porti e aeroporti. Inoltre, l’iniziativa “ReFuelEU Aviation” obbligherà i fornitori di combustibili ad aumentare la percentuale di carburanti sintetici con più basse emissioni di carbonio (come i cosiddetti “elettrocarburanti”), nel rifornimenti per gli aerei effettuati negli aeroporti dell’Ue. Analogamente, l’iniziativa “FuelEU Maritime” incentiverà l’utilizzo di combustibili marittimi più sostenibili e di tecnologie a zero emissioni, fissando un limite massimo ai gas serra che potranno essere emessi dalle navi che fanno scalo nei porti europei. Tassare non il volume, ma il contenuto di energia La revisione della direttiva sulla fiscalità dell’energia propone di allineare la tassazione dei prodotti energetici alle politiche dell’Ue, promuovendo tecnologie pulite ed eliminando le esenzioni obsolete e le aliquote ridotte che attualmente incoraggiano e sovvenzionano l’uso di combustibili fossili. La Commissione propone un cambiamento della base imponibile, che non sarà più il volume (per i combustibili espresso in litri, per esempio 330 euro per 1.000 litri di gas) ma il contenuto energetico (espresso in joule, per esempio 10,75 euro per un gigaJoule), e calibrerà le nuove aliquote minime in modo da favorire le fonti più sostenibili. Il meccanismo Cbam, un “dazio climatico” sulle importazioni Un tempo veniva indicata come “carbon tax” alle importazioni, oggi è stata ribattezzata Cbam, da “Carbon Border Adjustment Mechanism” (meccanismo di compensazione alle frontiere delle emissioni di carbonio): si tratta di una sorta di “dazio climatico” che verrà imposto su determinati prodotti importati nell’Ue (cemento, fertilizzanti, acciaio, alluminio) per garantire che l’ambizioso quadro normativo ambientale comunitario non svantaggi la competitività dell’industria europea e non favorisca i concorrenti di paesi terzi (soprattutto Cina e Russia, ma anche Turchia) che non sono sottoposti agli stessi obblighi. Solo così si potrà assicurare che le riduzioni delle emissioni europee contribuiscano a davvero a un calo delle emissioni a livello mondiale, e non siano compensate dal “carbon leakage”, ovvero un aumento dei gas serra nei paesi terzi, accompagnato da una delocalizzazione della produzione ad alta intensità di carbonio fuori dall’Europa. Il meccanismo Cbam inoltre incoraggerà l’industria extra europea e i partner internazionali dell’Ue ad adottare misure equivalenti o simili a quelle dell’Unione. E’ previsto che sia introdotto dopo una prima fase di transizione, con l’entrata in funzione nel 2026 e 10 anni di attuazione graduale prima di entrare a pieno regime. Parallelamente alla graduale introduzione del Cbam, verranno eliminate gradualmente le esenzioni per i settori industriali che oggi usufruiscono di quote di emissioni gratuite nel sistema Ets, proprio per evitare il “carbon leakage”. Uso dei suoli, agricoltura e foreste, i “pozzi di carbonio” Il regolamento sull’uso del suolo, sulla silvicoltura e sull’agricoltura, infine, fissa un obiettivo generale dell’Ue per l’assorbimento del carbonio da questi “pozzi” naturali, pari a 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030. Gli obiettivi nazionali imporranno agli Stati membri di preservare ed estendere i propri pozzi di assorbimento del carbonio. Entro il 2035 l’Ue dovrebbe mirare a raggiungere la neutralità climatica nei settori dell’uso del suolo, della silvicoltura e dell’agricoltura, comprese le emissioni agricole diverse dallo CO2, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento. Una nuova strategia forestale dell’Ue, inoltre, predispone un piano per piantare tre miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030. La strategia mira a migliorare la qualità, la quantità e la resilienza delle foreste europee, sostiene i silvicoltori e la bioeconomia forestale, e mira a garantire la sostenibilità della raccolta e dell’uso del legname (la biomassa), preservando la biodiversità.

Fonte: https://www.askanews.it/esteri/2021/07/14/commissione-ue-propone-grande-riforma-economia-per-il-clima-pn_20210714_00247/ 14 luglio 2021

Rinnovabili: oltre un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro!

Secondo i dati resi disponibili dal più recente rapporto di EUobserv’ER, l’agenzia di monitoraggio europea per le fonti rinnovabili, le rinnovabili in Europa avevano raggiunto il 32,1 % della produzione energetica totale in Europa, producendo 1.510.000 posti di lavoro, ossia 70.000 posti di lavoro in più rispetto all’anno precedente. Il giro d’affari delle rinnovabili per lo stesso periodo nell’Europa a 28 ha raggiunto i 158.9 miliardi di euro (4,2 miliardi in più dell’anno precedente). Questo ha permesso di evitare l’emissione di 351 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e la spesa di 110 miliardi di euro in combustibili fossili.


Con il superamento della soglia di 1 000 TWh, quasi un TWh su tre nell’UE a 28 proviene da fonti rinnovabili. Per contro, lo sviluppo del riscaldamento e raffrescamento rinnovabile è fermo al 19,7% (+0,2 punti rispetto al 2017).
L’occupazione legata alle energie rinnovabili, come abbiamo visto, cresce fino a 1,51 milioni di posti di lavoro a tempo pieno
Sulla base della metodologia sviluppata da EurObserv’ER, si rileva che nel 2018 nel settore delle energie rinnovabili dell’Unione europea erano impiegate, direttamente o indirettamente, circa 1,51 milioni di persone. Ciò rappresenta una crescita lorda del +4,6% dai livelli del 2017.

EurObserv’ER ha riscontrato che 20 Stati membri su 28 hanno aumentato o mantenuto il loro numero di posti di lavoro nelle ER.
Il corrispondente fatturato negli Stati membri dell’UE-28 ha avuto una crescita lorda di +2,7%.

Per maggiori informazioni accedere a questo link:

https://www.eurobserv-er.org/19th-annual-overview-barometer/


questo è il relativo comunicato stampa

Pensa Circolare Podcast, intervista di Carlo Ghiglietti sulla Terza Rivoluzione Industriale e sugli sviluppi del Green Deal con il Coordinatore generale Antonio Rancati

Pubblichiamo con grande piacere l’intervista di Carlo Ghiglietti, Circular Economy & Sustainability Strategy Advisor • Founder & CEO at .zeroenvironment • Creator of Pensa Circolare Podcast • Co-Founder at Bluenzima, al nostro Coordinatore generale Antonio Rancati (14 luglio 2021)

E’ online il 47esimo episodio di Pensa Circolare Podcast, il tema è la #TerzaRivoluzioneIndustriale e l’ospite non poteva che essere Antonio Rancati Coordinatore generale del centro studi europeo CETRI-TIRES. Con Antonio abbiamo inevitabilmente parlato del prossimo futuro e di come il Green Deal condizionerà le nostre produzioni e i nostri consumi.

Ascolta l’episodio qui >>> https://lnkd.in/dAz7p8c

Antonio Rancati con Jeremy Rifkin

Nell’augurarti buon ascolto, chi chiedo un grande favore: di recente Pensa Circolare Podcast, insieme ad altri meravigliosi contribuiti
podcast, è stato inserito dal portale Apple Podcast, nella sessione LA TERRA NON PUÓ PIÚ ATTENDERE; uno dei pochi podcast indipendenti presenti. Questo ci rende molto orgogliosi, in particolare per il lavoro che, insieme ai nostri ospiti, abbiamo fatto per divulgare il concetto di #economiacircolare e di #sostenibilita, per questo ti chiedo di sostenere il podcast indicando il tuo gradimento sulle 5 stelle che troverai sulla pagina del podcast.

Grazie mille e buona giornata!

Carlo Ghiglietti

LinkedIn: www.linkedin.com/in/carlo-ghiglietti-717247115/

Idee a confronto sulla città di Prato che verrà! 20 luglio 2021 (incontro con dibattito pubblico)

Incontro con dibattito pubblico

PRATO: IL PAESAGGIO DELLA FELICITA’?

Idee a confronto sulla città che verrà!

MARTEDI’ 20 LUGLIO ORE 21,00
CIRCOLO DI BORGONUOVO
VIA LORENZO DA PRATO, 17

Interverranno:

Valerio Barberis – Assessore urbanistica ed ambiente Comune di Prato,

Marco Morelli – Direttore Fondazione PARSEC Centro di Scienze Naturali,

Antonio Rancati – Coordinatore generale Cetri-Tires,

Pierfrancesco Cavicchioni – Perito agrario.

Modera Giacomo Sbolgi – Consigliere comunale Prato Italia Viva

www.facebook.com/events/811873179691022

Per chi lo desidera può partecipare alla “pizzata” al Circolo di Borgonuovo alle ore 20,00 (costo 12,00 euro bevande incluse).
Per info e prenotazioni Andrea 393.3962179

Ingresso libero fino ad esaurimento posti in ottemperanza alle norme vigenti anti Covid19.

PRATO: IL PAESAGGIO DELLA FELICITA’? | Facebook

Al via l’edizione 2021 di “StartCup Lombardia” per nuove imprese ad alto potenziale in ambito IT, ICT & Services, Lifescience & Medtech e Cleantech & Energy con un montepremi di 125 mila euro

Ai nastri di partenza la competizione organizzata dalle Università e dagli Incubatori Universitari lombardi e promossa da Regione Lombardia, con il coordinamento di PoliHub – Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano. Giunta quest’anno alla XIX edizione, Startcup favorisce la nascita di nuove imprese ad alto potenziale in ambito ICT & Services, Industrial Technologies, Lifescience & Medtech e Cleantech & Energy con un montepremi di 125 mila euro. C’è tempo fino al 13 settembre per presentare la propria idea.

Milano, 7 luglio 2021 – È stata presentata oggi nella suggestiva sede dell’Adi Design MuseumStartcup Lombardia, la competizione organizzata dalle Università e dagli Incubatori Universitari lombardi e promossa da Regione Lombardia – Direzione Generale Sviluppo Economico Assessore Guido Guidesi, con il coordinamento di PoliHub – Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano.

Nata nel 2003, su iniziativa del Politecnico di Milano, Startcup Lombardia è alla sua XIX edizione. Dal 2016, grazie anche al supporto di Regione Lombardia, la competizione ha assegnato grant per oltre 500 mila euro, contribuito alla nascita di 28 aziende che hanno raccolto più 3 milioni di investimenti cumulati.

“Startcup Lombardia rappresenta un efficace esempio di collaborazione tra gli Atenei lombardi, che si impegnano a mettere a fattor comune i propri sforzi per generare opportunità di sviluppo a favore di nuove iniziative imprenditoriali”, commenta Remo Morzenti Pellegrini, Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo“Ciò è un segnale importante di ripartenza in un contesto post pandemico, in cui gli studenti in primis sono chiamati a dare il proprio contributo, sfruttando i contatti col tessuto imprenditoriale lombardo e generando soluzioni innovative a supporto dei cittadini. Confido che anche questa edizione porterà una rigenerazione nell’ecosistema industriale e nelle comunità accademiche coinvolte”.

“Dopo 19 anni Startcup Lombardia si conferma un’iniziativa capace di attrarre l’interesse degli studenti degli atenei lombardi”, afferma il Rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta“Startcup non è solo un momento di premiazione ma un percorso che accompagna e sostiene i progetti fino al loro approdo sul mercato. In un momento storico così delicato le Università e gli Incubatori Universitari continuano a essere attori fondamentali per stimolare lo sviluppo economico grazie al talento dei giovani innovatori”.

“Abbiamo scelto di presentare la nuova edizione Startcup in questo luogo”, afferma l’Assessore Regionale allo Sviluppo EconomicoGuido Guidesi, “in quanto simbolo della storia del design e dell’innovazione lombarda. Sia di buon auspicio ai giovani che lanceranno nuove sfide per portare ancora una volta l’ingegno lombardo in tutto il mondo”.

Andrea Sianesi e Guido Guidesi

I PARTECIPANTI

Possono presentare la candidatura a Startcup Lombardia studentiimprese costituite e aspiranti imprenditori nel cui team dovrà essere presente almeno uno studente universitario o, in alternativa, dottorando, ricercatore, assegnista, professore o alumnus.

I PREMI

Anche per l’edizione 2021 Regione Lombardia ha rinnovato il supporto alla competizione con un montepremi che sale a 125 mila euro per i migliori progetti, candidati in quattro categorie: ICT & Services, Industrial Technologies, Lifescience & Medtech e Cleantech & Energy. Saranno 4 i progetti vincitori, uno per categoria, a cui verrà assegnato un premio di 25 mila euro ciascuno. Verranno inoltre premiati altri 2 progetti che, come i precedenti, avranno diritto ad accedere al Premio Nazionale dell’Innovazione.

Novità 2021, un Premio Speciale di 25 mila euro per il progetto che sviluppa la migliore soluzione e/o tecnologia in ambito sicurezza e benessere sul luogo di lavoro Tutti i progetti finalisti potranno accedere ad attività di formazione focalizzate sulla stesura del business plan e business model e sulla presentazione della propria idea di business. Le giornate di accelerazione saranno dedicate a supportare i team nella produzione di un executive summary e un pitch deck.

LE FASI DEL PROGRAMMA

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 13 settembre 2021. La fase di valutazione e selezione dei progetti si concluderà il 24 settembre. Il Comitato Organizzatore selezionerà i 12 migliori progetti, che potranno accedere agli Acceleration Days, il programma di empowerment imprenditoriale focalizzato su business plan e presentazione dell’idea di business.

A fineottobre, durante la finale, la Giuria decreterà i 6 vincitori, che avranno accesso al Premio Nazionale dell’Innovazione organizzato da PNIcube, in programma Il 30 novembre e il 3 dicembre a Roma.

Startcup Lombardia è organizzata da Politecnico di Milano, PoliHub, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Pavia, Università degli Studi di Brescia, Università degli Studi di Bergamo, Università degli Studi dell’Insubria, Università Commerciale Luigi Bocconi, Università Cattolica del Sacro Cuore, IULM – Libera Università di Lingue e Comunicazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca e Fondazione UniMi.

Tutte le informazioni sul sito www.startcuplombardia.it

Luciano Galimberti
Enrico Capitanio
Roberto Tiezzi e Luca Ravagnan

ELEONORA EVI ELETTA CO-PORTAVOCE DI EUROPA-VERDI, “SUPEREREMO QUALSIASI SBARRAMENTO”

Non nasconde l’emozione Eleonora Evi, eurodeputata di Europa Verde, nel suo appassionato discorso di ieri, in occasione dell’assemblea costituente dei Verdi ed Europa Verde tenutasi a Chianciano.

È stata appena nominata co-portavoce, insieme ad Angelo Bonelli, della nuova formazione e dice: “Ho scelto di aderire a Europa Verde-VERDI perché sono convinta che sia un progetto visionario nel quale mi sono sentita subito a casa. Sono quindi molto emozionata di essere qui e sento un senso di grande responsabilità. La nostra forza sta nelle persone e nelle idee. Io ho iniziato a fare attivismo quando il cambiamento climatico non era ancora un tema così conosciuto, avevo 20 anni ed ero arrabbiata per lo sfruttamento di persone, animali e ambiente. Ora ne ho 37 ma, dopo 7 anni di esperienza nel Parlamento europeo, sento il bisogno di guardare all’Europa come se ne avessi 20, continuando a portare cambiamenti concreti nelle vite delle persone, come la richiesta di abolire le gabbie nell’allevamento, che oggi sta diventando realtà e di cui vado orgogliosa”. 

”Sono convinta, – ha proseguito la parlamentare europea, – che i VERDI siano gli unici ad aver sempre guardato al mondo come se avessero 20 anni, gli unici ad avere a cuore il futuro del pianeta e delle generazioni che verranno, con il coraggio di dire NO quando è necessario, come abbiamo fatto con la Climate Law, che contiene standard troppo bassi di riduzione della CO2. Come abbiamo fatto e continueremo a fare con la PAC, ritenendo inaccettabile continuare a finanziare gli allevamenti intensivi e le grandi aziende a scapito dei piccoli agricoltori”. 

Evi ricorda poi la recente vittoria in Europa con l’impegno da parte della Commissione a legiferare entro il 2023 per l’abolizione degli allevamenti in gabbia, una sua battaglia storica portata in Parlamento Europeo, attraverso l’iniziativa dei cittadini europei End the cage age. 

Le sue parole trasudano passione ed energia, anche quando rivolge lo sguardo alla situazione italiana: “Dobbiamo opporci a questo Governo che ha generato un PNRR rivolto al passato. Gli italiani sono stati ingannati con la grande bugia di dover scegliere tra lavoro e salute. Falso! Le imprese green hanno resisto meglio e superato la crisi pandemica. I posti di lavoro che si creeranno con le rinnovabili, la cura della natura e delle persone, con l’economia circolare, la cultura, sono molti di più di quelli che ci chiedono di salvare nel settore delle fonti fossili. 

Un esempio su tutti, il Report commissionato dai Greens/EFA a Cambridge Econometrics sulla Legge europea sul Clima, che dimostra come un taglio emissioni più ambizioso del 60% al 2030 avrebbe portato alla creazione di più posti di lavoro, un milione in Europa dei quali la maggior parte proprio in Italia. 

Nessuno pensa che sia facile, ma noi ci batteremo per non lasciare indietro nessuno e per arrivare a più persone possibile. Il nostro obiettivo concreto è quello di entrare in tutte le istituzioni, superando le soglie di sbarramento, qualunque esse siano. Diciamolo con chiarezza: mai con la Lega, mai con Fratelli d’Italia. Saremo alleati con il centrosinistra, ma mai una stampella o partito cuscinetto. Parleremo con tutti, senza pregiudizi e faremo parlare le ragazze e i ragazzi arrabbiati che protestano nelle strade, come i GEV”. 

Infine, l’impegno per il futuro:

“Mi impegnerò al massimo per portare la famosa onda verde anche in Italia, unendo le forze e costruendo ponti. Da quando mi sono iscritta ho ricevuto una bandiera: con il cuore voglio sventolarla qua. Viva Europa Verde!”- conclude Evi tra gli applausi dei presenti.

#EuropaVerdeCiSiamo – 11 luglio 2021

David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo: Costruire un nuovo umanesimo europeo – 11 luglio 2021

Estratti del discorso del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, alla commemorazione dell’eccidio nazista di Cibeno (11 luglio 2021)
 Il discorso completo è disponibile qui
“Il mio pellegrinaggio oggi qui ha un solo motivo – ricordare che non basta credere di essere al riparo. Voglio ribadire che l’orrore che ci travolse nasceva dentro grandi culture democratiche, liberali, progressiste anche, in un tempo di grandi invenzioni tecnologiche, di scoperte, di artisti, letterati e filosofi cosmopoliti e pieni di ingegno, ma tutti, tutti, incapaci di fiutare per tempo il pericolo del fascismo e del nazismo.”

Il Presidente ha sottolineato il bisogno di essere vigili contro l’intolleranza crescente:
 
“Dicono lo stesso anche a noi oggi, quando diciamo di salvare i migranti ci dicono che stiamo facendo il gioco degli scafisti, oppure che la magistratura indipendente o il giornalismo sono espressioni di disordine, oppure che è meglio non agitare il buon senso quando difendiamo la dignità di persone che vogliono amarsi.”

“A Cibeno, qui a Fossoli è accaduto. Può accadere ancora.”

“Giuseppe Dossetti scrisse che la coscienza storica da sola non basta. La nostra coscienza deve essere “vigile”, capace cioè di “opporsi a ogni inizio di sistema di male, finché ci sia tempo”, Ecco perché non possiamo permetterci di sottovalutare le manifestazioni di odio, violenza, discriminazioni che si manifestano nello spazio europeo.”

Il Presidente ha proseguito concentrandosi su ciò che l’Europa ha fatto per proteggere i valori fondamentali e sul perché i regimi autoritari prendono sempre più di mira l’Europa:
 
“Bene che il dibattito sulla ripresa, sulla ricostruzione delle nostre economie, corra di pari passo con quello che riguarda la difesa dello Stato di diritto, dei nostri valori fondamentali, delle libertà che devono essere garantite ai nostri cittadini. Mai il dibattito, la denuncia e il richiamo verso fenomeni degenerativi presenti in alcuni Stati europei era stato così attento e ci vede pronti con nuovi e inediti meccanismi sanzionatori.”

“La pandemia ha colpito e ha fermato l’Europa e il mondo. Questa volta però l’Europa non è stata passiva come avvenne in occasione della grave crisi finanziaria di dieci anni or sono. Questa volta l’Europa è stata capace di compiere un balzo in avanti. Non una risposta ordinaria, ma un cambio di paradigma. Che prelude – così vogliamo pensare – a una Europa più giusta e più forte nella dimensione globale”

“Perché tutti i regimi autoritari si preoccupano di noi? Vi è un solo motivo. I valori europei mettono paura, perché le libertà consentono uguaglianza, giustizia, trasparenza, opportunità, pace. E se è possibile in Europa, è possibile ovunque.”

 “Per questo non tolleriamo che nello spazio europeo vi siano paesi in cui la magistratura o il giornalismo vengano umiliati nella loro funzione, in cui un vento antisemita costringa famiglie ebree europee a trasferirsi in Nord America o in Canada, in cui gli immigrati e i rifugiati vengano considerati uno scarto, in cui le donne siano sottopagate, in cui leggi nazionali producano discriminazioni, in cui si sostenga che territori europei vengono dichiarati “LGTBI free zone”. In Europa i diritti di ogni persona sono diritti di tutti.”

Infine, il Presidente Sassoli ha spiegato perché l’Europa deve continuare a svilupparsi:

“L’Europa è una costruzione sempre in divenire. E non dovrà mai fermarsi. È un cantiere che non smette mai di operare, o se si vuole, è una cattedrale la cui officina richiede l’impegno di successive generazioni.”

 “Per questo motivo siamo così determinati ad imprimere velocità al processo di adesione dei Balcani Occidentali, e a mantenere le promesse fatte dall’Europa per una riconciliazione dello spazio politico con lo spazio geografico. Non vogliamo che la delusione di Albania e Macedonia del Nord prevalga e il loro sguardo si rivolga altrove. E lo stesso vale per tutti quei paesi che sentono ancora forte il desiderio di far parte della nostra famiglia.”

11 luglio 2021

Campo Fossoli (Carpi), i presidenti Ursula von der Leyen e David Sassoli alla commemorazione dell’eccidio nazista del 1944

??? ?????? ?????? ?? ?????? ???? ????? ?? ????????? ?? ???? ???? ????? (???? ????? ?????) ????????? ???????? ??????.

????? ???????? ?? ????? ?? ?????

????????? ????????, ? ??? ????? ?????? ??????? ?????? ????? ????? ????? ????? ?????? ???????? ?????? ???? ???

RSS Feed