NoCap: un’esperienza di contrasto al caporalato mediante la creazione di una filiera etica agroalimentare. Tesi di Laurea di Marianna Carusillo

Il progetto NO CAP promosso dal CETRI insieme a Yvan Sagnet diventa una tesi di Laurea al Corso di Laurea Magistrale in Lavoro, Cittadinanza Sociale e Interculturalità dell’Università Ca’ Fosfati di Venezia. Questo risultato straordinario conferma l’intuizione del nostro vicepresidente che per battere il fenomeno criminale del caporalato bisogna trasformare il modello economico che lo premette.

NoCap: un’esperienza di contrasto al caporalato mediante la creazione di una filiera etica agroalimentare. Tesi di Laurea di Marianna Carusillo

Università Ca’ Foscari di Venezia

Corso di Laurea magistrale in Lavoro, cittadinanza sociale, interculturalità

NoCap: un’esperienza di contrasto al caporalato mediante la creazione di una filiera etica agroalimentare

Anno Accademico 2019 / 2020

«Non è possibile effettuare il cambiamento senza
una certa dose di follia. […]
Dobbiamo avere il coraggio di inventare il futuro
».
Dal film “Jululu” (2017)

Introduzione

Il fenomeno del caporalato affonda le sue radici in tempi passati: strettamente legato alla terra, era ampiamente diffuso in ambito agricolo sin dal Seicento (Mercurio, 1989) e nei secoli si è sempre più consolidato nei territori della penisola italiana fino a costituirsi come vero e proprio sistema, infiltrandosi anche in altri settori economici quali, ad esempio, edilizia e ristorazione. Essendo un sistema, esso coinvolge tutta la filiera agroalimentare, dalla produzione alla raccolta, dalla trasformazione alla distribuzione e quindi alla vendita dei prodotti agricoli, servendosi anche dell’intervento delle mafie locali, configurandosi pertanto come un fenomeno di agromafia (Omizzolo, Fanizza, 2019).

Nella fattispecie, il caporalato si configura come intermediazione illecita di manodopera da parte di terzi, i quali mediano previo compenso a spese dei lavoratori, tra questi ultimi e le aziende agricole; si tratta di un fenomeno che affligge, secondo le stime attuali, oltre 180.000 lavoratori e lavoratrici della terra, particolarmente vulnerabili (Osservatorio Placido Rizzotto, 2020). Tra questi ultimi sono inclusi i braccianti immigrati, i quali vivono spesso in una condizione di irregolarità amministrativa e, per tale ragione, si trovano più facilmente intrappolati nella rete dei caporali.

Le misure di contrasto al suddetto fenomeno sono state adottate in tempi recenti: la prima legge contro l’intermediazione illecita di manodopera risale al 2011, implementata successivamente con la legge n. 199/2016. Oltre alle misure repressive intraprese contro il caporalato, le quali stanno – seppur lentamente – dando dei discreti risultati, quelle preventive tardano ancora ad essere realizzate.

Tuttavia, da parte delle imprese (probabilmente sotto la spinta della crescente sensibilità dei consumatori alla qualità dei prodotti e al processo produttivo) è stato manifestato un interesse sempre maggiore alle tematiche ambientali e sociali, sfociato nell’adozione di bollini e certificazioni che garantissero il coinvolgimento delle stesse nel contrasto allo sfruttamento del lavoro e dell’ambiente.

In questo contesto si colloca l’esperienza innovativa dell’Associazione internazionale NoCap la quale, insieme ai principali attori della filiera agroalimentare, ha messo in piedi la prima filiera etica in Italia, il cui obiettivo è prevenire e sradicare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo attraverso la creazione di progetti ad alto impatto sociale. Operativa dal 2019, la filiera etica agroalimentare è presente in diverse regioni del Sud Italia, quali Puglia, Sicilia, Basilicata e Calabria.

Attraverso un’analisi del fenomeno del caporalato all’interno della filiera agroalimentare italiana, delle iniziative legislative e aziendali di contrasto al fenomeno, la tesi si propone di illustrare il modello positivo proposto dall’Associazione NoCap.

Nello specifico, il primo capitolo analizzerà il fenomeno del caporalato come elemento strutturale della filiera agroalimentare italiana, i suoi rapporti con le agromafie, il settore agricolo, la grande distribuzione organizzata e con i lavoratori (con particolare riguardo alla dimensione di genere del fenomeno).

Il secondo capitolo riguarderà l’evoluzione legislativa delle misure di contrasto al grave sfruttamento lavorativo e al caporalato, prestando particolare attenzione alla legge n. 199/2016. In secondo luogo, ci si soffermerà sulla responsabilità sociale di impresa e sulle iniziative di agricoltura sociale attuate in Italia, sempre con riferimento al contrasto al caporalato.

Nel terzo capitolo, a partire da una analisi qualitativa che ha permesso di raccogliere dati e informazioni coinvolgendo diversi attori e operatori della filiera etica realizzata dall’Associazione NoCap, verrà illustrata l’attività della stessa, operativa principalmente nel Sud Italia attraverso la creazione di progetti e filiere etiche che coinvolgono tutti gli attori della filiera e in cui ad ognuno di essi, dalla distribuzione organizzata ai produttori, dai lavoratori ai consumatori, è garantito il prezzo giusto.

Attraverso l’analisi delle iniziative NoCap, verrà messo in evidenza come, al momento, l’esperienza realizzata da NoCap si sia dimostrata particolarmente efficace per il contrasto e la prevenzione del fenomeno del caporalato e per il rispetto dei diritti dei lavoratori della filiera. ?

Download della Tesi di Marianna Carusillo

Fonte articolo: https://www.meltingpot.org/NoCap-un-esperienza-di-contrasto-al-caporalato-mediante-la.html

Siamo onorati per la prima #Tesi di Laurea sull’Associazione NoCap e la sua filiera etica.

Complimenti vivissimi alla dottoressa Marianna Carusillo che si è laureata, a pieni voti, con una Tesi interamente dedicata alla nostra filiera. Per i giovani di oggi, interessarsi ai modelli sostenibili e virtuosi, che pongono al centro la #qualità del lavoro e dei diritti, significa tutelare il mercato del lavoro di domani di cui saranno parte attiva.

#primalepersone #ConsumoEtico Iamme –  Liberi di scegliere  #PrimaBio

Angelo Consoli, presidente

Antonio Rancati, coordinatore generale

Consiglio direttivo e Comitato scientifico