Intervista a Domenico Letizia, l’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari, con focus sui grani antichi e sul pescato comune, grazie alla biotecnologia

Marketing Communication Manager, Consulente export e internazionalizzazione per le imprese, FoodSea Digital Marketing e Broker assicurativo. Il giornalista Domenico Letizia è stato il responsabile dell’Ufficio Stampa del Digital Seafood Trade Show, la prima fiera ittica mondiale interamente virtuale organizzata da Assoittica Italia. Ha svolto numerose ricerche, eventi e approfondimenti sull’importanza della tracciabilità dei prodotti alimentari, con un focus specifico sui grani antichi del Mediterraneo e sul pescato comune, senza sottovalutare l’apporto positivo della biotecnologia e dell’innovazione come avviene in alcuni contesti interessantissimi in Canada e negli USA.

Intervista GFS: www.gecoforschool.com/intervista-a-domenico-letizia/

Il settore della pesca è stato messo spesso sotto accusa, negli ultimi anni, per la scarsa sostenibilità di alcune pratiche. Come si fa a rendere la pesca sostenibile?

La pesca artigianale, quella che lega le comunità all’occupazione, i territori alla storia locale è da sempre sostenibile. L’innovazione tecnologica può apportare quel granello in più in tema di sostenibilità. Per essere concreto, riporto l’esempio di un progetto che ho seguito dedicato alla valorizzazione e alla tutela della pesca, in particolare per acciuga, cernia, tilapia e tonno rosso, con la finalità di garantire la tracciabilità del prodotto ittico nel Mediterraneo e combattere la pesca illegale. La pesca è infatti una delle più grandi industrie dell’area del Mediterraneo, fornisce reddito rilevante e opportunità commerciali in molti paesi della costa, ma è spesso inefficiente e dispendiosa, perché non regolamentata. La pesca illegale è purtroppo una pratica assai diffusa, inclusa la pesca eccessiva e le frodi. Per questo settore deve essere molto importante un ripensare le modalità di azione, considerato il calo della fiducia tra i consumatori anche nei confronti di aziende che praticano responsabilità ambientale e sociale.

Su iniziativa di Slow Food Tebourba Association e Gi.&Me. Association ho avuto il piacere di seguire, analizzare e monitorare, anche se a distanza, un’interessante iniziativa organizzata dalle associazioni menzionate a Tebourba, a pochi chilometri da Tunisi, durante un approfondimento dedicato all’approccio del consumatore locale verso il prodotto ittico, la tracciabilità, l’autenticità della pesca e un nuovo approfondimento sulle aspettative del progetto “Surefish”. Surefish intende dare slancio e implementare un meccanismo globale di sicurezza, che si avvali dello sviluppo tecnologico e della ricostruzione della filiera di approvvigionamento della pesca nel Mediterraneo per valorizzare l’ambiente, le comunità locali e l’occupazione. In tema di sostenibilità mi permetto anche di ricordare la prima fiera ittica virtuale. Ideato e patrocinato da Assoittica Italia, Digital Seafood Trade Show è stata la prima fiera in ambito digitale per il settore ittico che ha avuto luogo il 20 e il 21 maggio 2021 in quello che è stato a tutti gli effetti un polo fieristico digitale. Uno strumento online per sviluppare opportunità di connessione e di networking interattivo con i rappresentanti del mondo ittico di numerosi paesi diversi e più di cento imprese differenti, con un fatturato complessivo di oltre sette miliardi di euro. La fiera non più come semplice luogo in uno spazio fisico ma stand interattivi e personalizzati per ognuno dei partecipanti. Tutela del mare, della pesca, della sostenibilità e della biodiversità sono divenute una prerogativa urgente per le economie nazionali e per la comunità internazionale.

Il 20 maggio del 2021, Giornata europea del mare, la possiamo ricordare come una data storica per il mercato ittico post emergenza sanitaria, per le nuove visioni legate all’export dei prodotti ittici e per i processi di internazionalizzazione frutto della blue economy analizzati proprio durante i lavori fieristici.

Quali passi deve fare, secondo te, l’industria alimentare per contribuire a un’economia circolare efficace?

Comunicazione 4.0, formazione innovativa e processi aziendali sostenibili anche con l’avallo delle più importanti innovazioni tecnologiche quali la tecnologia blockchain. Il settore e le dinamiche legate all’agrifood innovativo riguardano un’importante percentuale della popolazione mondiale e l’innovazione nel settore rappresenta una delle principali opportunità di sviluppo economico e occupazionale. Guardando all’Italia, nel 2019, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 è aumentato rispetto all’anno precedente per un valore totale di 450 milioni di euro, equivalente al 5% di quello mondiale. L’innovazione agricola è legata all’economia circolare. Attualmente, nel mondo, le startup legate all’agricoltura 4.0 ammontano ad un valore di 13.5 miliardi di dollari. L’Europa copre il 31% e si posiziona al secondo posto dietro il Nord America che detiene una quota del 39% e un valore del 37% del totale. Tuttavia, le novità più interessanti provengono dal sud dell’Europa. Mediterraneo Allargato, Africa, Tecnologie gastronomiche, Sviluppo sostenibile, Mare, Blockchain, Internet delle Cose, Web e innovazione sono gli argomenti dell’attualità legati al food e alla produzione sostenibile.

L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo importante, sia per quanto riguarda la produzione di cibo sia soprattutto per la produzione di eccellenza del cibo stesso, ma anche per la “qualità” di una nuova cultura verso il cibo che proprio il nostro paese deve essere in grado di esprimere. Se guardiamo al ruolo dell’Italia nei dati del Food Sustainability Index notiamo che il nostro paese sta generando meccanismi di innovazione a livello di sostenibilità della produzione agricola, grazie, probabilmente, anche alle spinte innovative che arrivano a livello di Agricoltura 4.0 e Smart Agrifood e al sostegno sia del Mipaaf che della comunità internazionale. La sostenibilità è una questione di conoscenza, di cultura e di mobilitazione, in particolare, delle nuove generazioni. Per l’economista Jeffrey Sachs non c’è tempo da perdere, le risorse si stanno consumando a una velocità tale che non ci è consentito nessun ulteriore ritardo ed è assolutamente necessario intervenire al più presto per cambiare il sistema alimentare globale. Sachs richiama gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu che tracciano una roadmap verso la sostenibilità dove siamo già in ritardo, dove occorre recuperare e a maggior ragione occorre accelerare l’innovazione culturale proprio perché il grosso rischio è quello di non avere la consapevolezza del pericolo e dei pericoli che minacciano il pianeta.

In un mondo dove la sostenibilità economica, intesa come capacità di generare in particolare reddito e lavoro, ma anche di salvaguardare il capitale economico, umano, sociale e naturale, la rivoluzione innescata dalla blockchain nel settore agroalimentare riveste sicuramente un’importanza di primo piano. Sono tematiche che interessano anche la sponda nord dell’Africa. In un recente webinar, organizzato dalla società Euromed International Trade e altri partner istituzionali e imprenditoriali del Marocco, che ho avuto il piacere di moderare, ciò che è emerso dalle analisi dei protagonisti economici del Marocco è la volontà di voler inseguire l’innovazione e la tecnologia per produrre un prodotto autentico, tracciato, sostenibile e nel rispetto dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’economia circolare produce ricchezza e nuove forme di lavoro.  

A tal riguardo, scrutando la nostra attualità quali sono le innovazioni più interessanti nel mondo dell’eco-food?

Tantissime e variegate. Personalmente, ciò che mi ha colpito di più sono le conquiste della biotecnologia nell’ambito delle ricerche sul DNA e sui successi dell’ingegneria genetica che inducono a riflettere sull’importanza della loro applicazione in agricoltura. Una recente iniziativa online, alla quale ho avuto il piacere di partecipare, organizzata dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e dall’Ufficio Affari Agricoli in Italia sulle biotecnologie innovative, come il genome editing e il CRISPR, ha posto l’innovazione in agricoltura e le più recenti norme in materia al centro del dibattito. Le conquiste della biotecnologia nell’ambito delle ricerche sul DNA e i successi dell’ingegneria genetica inducono a riflettere sull’importanza della loro applicazione in agricoltura. La messa a punto di prodotti innovativi, antiossidanti e bioinsetticidi e lo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione sono elementi essenziali per le imprese agricole in Europa e negli Stati Uniti d’AmericaL’innovazione in campo biotecnologico permette di studiare gli alimenti, la loro composizione e le loro proprietà, con particolare attenzione alla salute dell’uomo e degli animali.

In Italia, il 49% delle imprese biotech ha come settore di applicazione prevalente quello legato alla salute umana, mentre il 39% ha come attività prevalente la produzione e lo sviluppo di prodotti e servizi per applicazioni industriali o ambientali (29,9%) o per applicazioni veterinarie, agricole e zootecniche (8,6%). Il giudizio culturale e la paura del consumatore rappresentano un pregiudizio da superare attraverso la conoscenza e la promozione di eventi pubblici che diffondano l’importanza della ricerca e della biotecnologia in agricoltura.

L’Unione Europea guarda con interesse alle biotecnologie nei diversi settori di attività. Comunicare queste innovazioni e comunicare la sostenibilità dei prodotti può riscrivere le logiche commerciali dei prodotti alimentari e far crescere le vendite.

Qualche esempio specifico di tale dinamica dove lo possiamo rintracciare?

Restando negli USA e analizzando nuovamente il mercato ittico è doveroso portare all’attenzione del pubblico ciò che sviluppa l’Alaska. L’Alaska ha giuridicamente sancito che pescatori, scienziati e cittadini devono collaborare per concretizzare e implementare l’occupazione della filiera ittica sostenibile del Paese al fine di rendere il mare un luogo di sviluppo sostenibile per il presente e il futuro. In tutto il mondo è oramai riconosciuta l’importanza di salvaguardare l’industria della pesca e diviene sempre più importante la certificazione della gestione sostenibile della pesca rispettando gli standard internazionali stabiliti dalla FAO.

Attualmente, il modello dell’Alaska Fisheries Management System, divulgato e diffuso dall’Alaska Seafood Marketing Institute (ASMI), risulta essere un esempio da seguire per anteporre la conservazione dell’ecosistema allo sfruttamento commerciale del territorio e della fauna ittica. La gestione della pesca in Alaska è oggetto di continue correzioni, modifiche e mutamenti in base alla stagione e all’analisi ambientale dei ricercatori. Le autorità possono consentire o vietare la pesca in determinate aree valutando il comportamento del salmone, il livello dell’acqua e altri fattori ambientali. Gli scienziati e gli esperti del National Marine Fisheries Service (NMFS) svolgono continuamente studi approfonditi su tutti gli aspetti biologici delle specie di pesce bianco dell’Alaska, monitorando costantemente l’ambiente biotico del Golfo dell’Alaska e del Mare di Bering. Il personale della International Pacific Halibut Commission (IPHC) conduce studi simili sugli Halibut nei vari punti conosciuti del loro habitat, dalla California alla Russia.

Che ruolo ha la cooperazione internazionale nel raggiungimento di una società globalmente sostenibile? E come si comporta l’Italia, da questo punto di vista, nello scenario internazionale?

Proprio su questo aspetto ho avuto un maestro: il rotariano Franz Martinelli. Grazie a Martinelli e in occasione della presentazione del programma della “IV Settimana della cucina italiana nel mondo”, evento annuale promosso dal ministero degli Esteri in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, dell’Istruzione e Sviluppo economico, l’Italia e la Tunisia, hanno approfondito le opportunità di network e collaborazione. Al centro del dibattito le politiche sulla sicurezza alimentare. La creazione di progetti comuni con al centro le politiche agroalimentari è tra le priorità della regione che insegue sicurezza e sostenibilità alimentare. La collocazione geografica e la vicinanza nel Mediterraneo aiutano ulteriormente a comprendere le esigenze alimentari ed occupazionali, favorendo ulteriormente la collaborazione tra la Tunisia e la nostra Penisola. In questo caso la cooperazione e la diplomazia del food hanno avuto un ruolo preciso nella crescita delle relazioni.

Altro esempio importante è quello olandese. Obiettivo delle istituzioni dei Paesi Bassi e di numerosi enti di ricerca è quello di coniugare la coltivazione dei fiori con la crescita sostenibile dell’agricoltura, perseguendo politiche di sostenibilità ambientale, lotta allo spreco alimentare e alla malnutrizione che colpisce molte popolazioni della Terra. Il dramma della nostra attualità, al quale le istituzioni del governo dei Paesi Bassi, vogliono dare una risposta è quello di poter sfamare, entro il 2050, quasi nove miliardi di persone, fornendo un food di qualità, sano, sostenibile e tracciato.

La risposta degli esperti è unanime: “per raggiungere questo obiettivo dobbiamo ripensare al modo in cui coltiviamo e alla catena di distribuzione dell’agroalimentare. Essenziale è anche sviluppare città vivibili e in armonia con l’ambiente. Un sistema alimentare sostenibile che possa stimolare la crescita economica contemporanea inseguendo innovazione e tutela della biodiversità”.

Un sistema alimentare sostenibile che possa sviluppare l’economia circolare e la green economy, valorizzando le giovani generazioni imprenditoriali e sviluppando importanti partnership tra istituzioni, governi, istituti di ricerca e cittadinanza. Il Ministero per l’Agricoltura dei Paesi Bassi ribadisce l’essenzialità di un nuovo approccio all’agricoltura che possa fermare la crescita continua delle megalopoli. Inoltre, particolare importanza è posta alla coltivazione dei fiori e di come tali tecniche possano essere utili anche per la produzione agroalimentare, prestando una particolare attenzione alle specifiche sfide dell’attuale mercato cinese, caratterizzato da numerosi problemi demografici.

Perché hai deciso di portare il tuo contributo nel nostro nuovo format Geco for School?

Semplicissimo. Vedo una squadra di visionari, innovatori e amanti della sostenibilità. Un gruppo che non conosce i confini dell’impossibile o del non praticabile, pronto a sviluppare network, passione, tutela dell’ambiente e un futuro migliore per noi e i nostri figli. Sono onorato dalla semplice idea di poter divenire membro del comitato scientifico e portare le mie idee nel network dove avrò possibilità di apprendere ulteriormente e crescere. Che altro aggiungere? La domanda dovrebbe essere al contrario: Perché non sostenere tali idee? Non farlo è da folli.


Tags: biodiversità • eco food • ecofood • economia circolare • educazione ambientale • natura • percorso sostenibile • sostenibilità • Sostenibilità ambientale • sviluppo sostenibile

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19 LUGLIO 2021