Il Parco Marino della Calabria attrattore del nuovo decennio, tra natura e storia un patrimonio da scoprire – Gaetano Bruno

IL PARCO MARINO ATTRATTORE DEL NUOVO DECENNIO

Ottocento chilometri di costa. Un immenso patrimonio culturale, archeologico e naturalistico che racconta gli scambi commerciali e le influenze che la storia ha inciso in ogni borgo, dal mare alla montagna. La Calabria rappresenta da millenni una delle principali porte del Mediterraneo. Una terra baciata da Dio, con eccellenze straordinarie in tanti settori, con bellezze mozzafiato meritevoli di una valorizzazione globale e complessiva, da mettere a sistema, come si dice spesso e che ancora ha da esprimere il suo pieno potenziale soprattutto sotto il profilo turistico.

E se è vero come è vero che questi lunghi mesi di pandemia hanno imposto tanti limiti, oggi più che mai i territori incontaminati, da scoprire e valorizzare, possono rappresentare mete turistiche di prossimità appetibili per i nuovi flussi demassificati, che ricercano il contatto con la natura, che desiderano esperienze di viaggio a tutto tondo per arricchirsi della storia, della cultura e della bellezza che nei territori si vive e si respira e che forse, a volte, si dà per scontata.

In una regione praticamente immersa nel mar Mediterraneo non poteva non trovare dimora un parco marino. Un unico ente regionale istituito con decreto del Presidente della Giunta Regionale il 28 dicembre del 2016 che ha accorpato cinque aree marine protette precedentemente istituite. Si va dal Parco Marino Riviera dei Cedri fortemente voluto dall’allora assessore regionale Diego Tommasi e dal compianto Palmiro Manco dei Verdi di Scalea di cui fanno parte le due uniche isole calabresi, l’Isola di Dino di Praia a Mare e l’Isola di Cirella, alla Baia di Soverato, dalla Costa dei Gelsomini, al Parco Marino degli Scogli di Isca fino ad arrivare all’area che comprende i fondali dell’area di Capocozzo – Sant’Irene a Vibo Marina, Pizzo, Capo Vaticano e Tropea segnalati come uno degli esempi più belli di flora e fauna mediterranea.

UN CAPITANO PER SALVARE L’AMBIENTE

E se l’esigenza della salvaguardia dell’ambiente avvertita a livello globale e non più rinviabile sembra ormai essere nell’agenda della politica a qualsiasi latitudine e ambito istituzionale, la Regione Calabria, nel 2020, per volontà della compianta Presidente Jole Santelli, ha calcato la mano conferendo la delega all’ambiente a Sergio De Caprio, meglio conosciuto come Capitano Ultimo, già a capo dell’unità Crimor dei ROS dei Carabinieri, e noto soprattutto per aver arrestato Totò Riina il 15 gennaio 1993 e vice comandante del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente a Roma.

Un gesto dal grande valore simbolico in una terra dove la criminalità organizzata ha spesso devastato l’ambiente infiltrandosi e manipolando la gestione dei rifiuti o della depurazione o con scempi edilizi che hanno pregiudicato intere zone di grande interesse paesaggistico e ambientale. Allo stesso tempo un atto concreto e chiaro per impostare politiche di tutela, salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente per farlo diventare vera risorsa culturale e, di conseguenza economica.

Il grande obiettivo dell’attività di De Caprio come assessore all’ambiente è quello di attrarre e investire circa 800milioni di euro del Recovery Fund per fare della Calabria una comunità energetica rinnovabile. La regione è al momento l’unica d’Italia che si è mossa con decisione in questa direzione con la legge numero 25 del 2020, dove il Parco Marino è visto come motore degli investimenti per un turismo naturalistico da incastonare all’interno di un più generale disegno di rilancio del territorio che faccia di tutta la Calabria una grande e preziosa riserva naturale.

Un progetto nel quale le comunità devono essere il punto di riferimento per cittadini e imprese alla lotta contro la povertà energetica in una battaglia che si fonda sullo sviluppo dell’ambiente come risorsa chiave.  Da qui si dovrà partire per dotare i comuni di almeno 200 chilowatt di fotovoltaico senza consumo di suolo e con punti di accumulo e distribuzione di energia per auto e biciclette elettriche, di sistemi di digitalizzazione dell’illuminazione pubblica a cui chiaramente potranno collegarsi i cittadini e le imprese, di interventi per separare le acque bianche dalle acque nere deficienza che rappresenta il primo problema della depurazione e poi interventi per i contratti di fiume, di costa e di lago.

Un patrimonio economico che, nelle intenzioni del Capitano Ultimo, dovrà essere investito direttamente tramite accordi volontari di progettazione negoziata tra comuni, Regione ed enti come ad esempio i parchi marini. In un recente consiglio comunale nella città di Scalea durante il quale l’amministrazione comunale ha votato l’atto di indirizzo di adesione al parco marino regionale, l’assessore all’ambiente ha sottolineato che la Calabria ha pensato ad una programmazione basta sulla sostenibilità ambientale prima che venisse creato il ministero della transazione ecologica immaginando il futuro delle generazioni sulla sostenibilità e sul sistema delle riserve marine regionali per promuovere il turismo naturalistico e archeologico che solo la Calabria può permettersi di esprimere in tutto il Mediterraneo.

L’ARCHITETTO DEL PARCO

A coordinare le attività presenti ma soprattutto quelle future del parco marino della Calabria l’architetto Ilario Treccosti. Il suo curriculum è legato a doppio filo alle tematiche ambientali. Tra i più importanti incarichi ricoperti c’è l’impegno nell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale nella Regione Calabria dal 2003 al 2007 nel settore depurazione per la provincia di Reggio Calabria e successivamente la nomina a responsabile della rete ecologica regionale del dipartimento politiche dell’ambiente fino al 2009 prima di ricoprire l’incarico di responsabile della gestione delle aree naturali protette (parchi naturali, riserve e oasi)  con funzioni dirigenziali di coordinamento e controllo dell’attività dell’Osservatorio Regionale sulla Biodiversità.

Nel 2017 riceve la nomina a Commissario Straordinario dell’Ente per i Parchi Marini Regionali e, ad oggi, ricopre anche la carica di Vicepresidente della Commissione di Riserva “Area Marina Protetta Capo Rizzuto” nominato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare – Direzione per la Protezione della Natura e del mare. La sua è una visione chiara impostata sul connubio natura e turismo che si traduce in tre parole: informazione, sensibilizzazione e sostenibilità.

La Calabria può vantare infatti i tre Parchi nazionali Pollino, Sila e Aspromonte, a i quali si affiancano il Parco regionale delle Serre, l’Area Marina Protetta Capo Rizzuto, le Riserve Naturali Regionali del Lago Tarsia e della Foce Crati, la Riserva Naturale delle Valli Cupe ed i cinque Parchi marini regionali. Uno scrigno di biodiversità con enorme potenziale di sviluppo economico, sostenibile e duraturo.

Quella dei parchi marini calabresi è una storia però da far ripartire perché solo nel 2019 con la costituzione dell’Ente per i Parchi Marini sono state avviate iniziative per la valorizzazione del patrimonio marino-costiero. Oggi si può visitare il sito istituzionale www.parchimarinicalabria.it, si può interagire con i profili social e sono in cantiere esperienze di affiancamento alle amministrazioni comunali ricadenti nel perimetro del parco per la candidatura al programma di “Bandiera Blu 2021”.

Molto importanti il lavoro avviato per l’aggiornamento dei piani di gestione delle zone speciali di conservazione che ha portato alla pubblicazione del volume “Meraviglie sommerse della Calabria” edito da Rubbettino e l’accordo sottoscritto con il Dipartimento di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e Ingegneria Chimica dell’Università della Calabria per l’assistenza tecnico-scientifica su progetti di ricerca mentre è in fase di ultimazione un accordo di collaborazione con il Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio.

Il cambiamento più radicale nella composizione della struttura organizzativa del parco è stato finalizzato a snellire i processi decisionali riducendo a soltanto tre organi le funzioni: il Direttore Generale, il Comitato di Indirizzo e il revisore unico dei conti. A differenza del passato non sono previsti organi politici in senso stretto quali presidenti, consigli direttivi e comunità del parco, ma solo organi con funzioni tecnico-operative e consultive a cui è demandata la rappresentanza dei territori.

Diverso il discorso per le sedi operative che restano ubicate nei comuni di Soverato, Brancaleone, Vibo Valentia, Belmonte Calabro e Praia a Mare mentre sono in via di predisposizione gli atti per la dotazione organica del piano triennale dei fabbisogni di personale. Tutte azioni indirizzate anche a sfatare il mito che gli enti collegati alla regione siano poco più che degli strumenti per conferire incarichi e costruire consenso ferma restando la necessità di dotare il parco di risorse finanziare e umane per raggiungere gli obbiettivi e trasformarlo definitivamente in un volano di sviluppo.

LA CHIAVE DELLA RIPRESA: IL TURISMO SOSTENIBILE

Contrariamente a quanto spesso si crede, infatti, la dicotomia tra cultura ambientale e sviluppo economico è in via di definitivo superamento sia perché è cresciuta nelle popolazioni locali un diverso e più maturo approccio alla tutela dell’ambiente e sia perché è ormai pacifico che occorre favorire uno sviluppo sostenibile e duraturo coniugando ambiente ed economia. C’è anche un modo, “aperto” e “dal basso”, di pianificare lo sviluppo del territorio fondato sulla condivisione e sulla partecipazione di tutti gli attori locali che rappresenta il luogo più adatto a superare ogni residuo pregiudizio e ad includere tutte le esigenze valorizzandole.

Se ad oggi il parco marino calabrese non ha ancora definito lo strumento del Piano del Parco, questa mancanza è da considerarsi un vantaggio perché è ancora del tutto aperta la possibilità di individuare le norme prima di tutto per la tutela ambientale e contemporaneamente per la diportistica, la pesca, il traffico marittimo ma anche quelle che promuovono la nascita e lo sviluppo di attività di impresa legate alla fruizione ed alla promozione delle aree costiere e marine tramite un serio confronto con le parti interessate. E in questo i comuni, insieme alle associazioni ambientaliste, hanno un ruolo fondamentale nel formulare proposte e pareri sulle attività attraverso il comitato di indirizzo.

Altro capitolo riguarda il rapporto con le scuole perché la coscienza ambientale si forma e si allena tramite la conoscenza e, di conseguenza, la comunicazione. Il mondo marino è caratterizzato da immagini che raccontano qualcosa di sconosciuto e per questo affascinante ma il piano di comunicazione del parco marino calabrese prevede non solo la fruizione passiva quanto l’interazione tramite storie interattive che accrescono le conoscenze sulle specie marine e un personaggio di fantasia, una bolla d’aria di nome “Posy” che ha la missione di attrarre anche i più piccoli, informandoli e istruendoli in modo divertente.

Dalla Posidonia oceanica, in grado di liberare nell’ambiente fino a 20 litri di ossigeno per ogni metro quadrato, al Corallo Nero del Mediterraneo, il mare calabrese offre un patrimonio subacqueo immenso e variegato da raccontare ma anche da vivere. E qui entra in gioco la filiera turistica specifica e di nicchia. Perché in Calabria non servono soltanto infrastrutture che consentano un più agevole arrivo di turisti da tutto il mondo e spostamenti interni più fluidi ma anche le cosiddette infrastrutture immateriali. Una professionalizzazione sempre più dettagliata in un settore che è rimasto per molti aspetti confinato ad un impatto artigianale dal quale bisogna necessariamente e definitivamente affrancarsi.

Il turista, o forse sarebbe meglio dire il viaggiatore moderno, è spesso mosso da interessi particolari e ha necessità di trovarsi di fronte interlocutori che ne possano nutrire le passioni con competenza e cura. Ecco che l’approccio culturale, didattico e ricreativo in forme compatibili con la difesa della natura e del paesaggio può giocare un ruolo fondamentale per l’intera economia calabrese.

Perché ciò avvenga è determinante la consapevolezza della necessità di preservare ciò che è il principale attrattore per un determinato territorio, ovvero le risorse naturali e gli elementi identitari della cultura e del paesaggio perché se è vero che le idee camminano sulle gambe di uomini e donne è proprio di questo che il parco marino ha più bisogno: una struttura organizzativa solida e appassionata per poter progettare e realizzare le buone idee.

Scalea, 30 aprile 2021

Gaetano Bruno

www.lappunto.net – gaetano@lappunto.net