Europa: arriva Fit for Fifty Five, il nuovo pacchetto delle 4 F per la sostenibilità

Con una delle più importanti e partecipate conferenze stampa della sua storia, e dopo aver subito pressioni lobbistiche da paura, la Commissione Europea ha presentato il 14 luglio il pacchetto Fit for Fifty Five www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/package-fit-for-55 che mira a dare attuazione al #GreenDeal europeo per raggiungere i nuovi e più ambiziosi obiettivi climatici che la Commissione von der Leyen ha proposto.

Il pacchetto consta di 12 provvedimenti, (8 proposte di revisione di direttive e regolamenti esistenti e 4 nuove iniziative in materia soprattutto energetica) che rappresentano il cuore del Green Deal europeo come nuova “strategia per la crescita” green e alternativa a quella attuale ancora basata sui combustibili fossili. Il pacchetto ha anche l’obbiettivo di portarci fuori dalla crisi, in sintonia con NEXT GENERATION EU, e di dare nuove prospettive di lavoro e di inclusione sociale, ridisegnando il nostro modo di spostarci, di consumare, di costruire, riducendo non solo il nostro impatto su risorse e ambiente ma anche la diseguaglianza del mondo fossile, perché il nuovo pacchetto rappresenta anche una enorme occasione di redistribuzione delle risorse fra gli esseri umani.

Le misure del pacchetto riguardano l’aumento degli obbiettivi per rinnovabili, l’efficienza energetica, la riorganizzazione del sistema di scambio delle emissioni (ETS) e la sua controversa estensione al settore degli edifici e dei trasporti, il regolamento detto di “condivisione dello sforzo” di abbattimento delle emissioni nei settori finora non coperti dall’ETS, la tassazione energetica, che prevedeva finora stimoli ai combustibili fossili, l’uso del suolo, silvicultura e strategia forestale, norme più stringenti per ridurre le emissioni di automobili e furgoni, regole per le infrastrutture, per i carburanti alternativi (leggi ricariche per mobilità elettrica) e per i carburanti per aviazione e navigazione, misure per imporre dazi ad importazioni ad alto contenuto di CO2 (misure di adeguamento del carbonio alle frontiere); viene poi proposto un Fondo Sociale per il Clima per evitare una reazione di rigetto di queste misure da parte dei settori sociali più in difficoltà. Il Fondo verrebbe finanziato con 72,2 miliardi di risorse europee provenienti per il 25% dai proventi del sistema di scambio di emissioni e potenzialmente da altrettante nazionali nei prossimi 7 anni.
Nei prossimi mesi il pacchetto sarà inoltre completato dalle proposte sulle linee guida per l’applicazione concreta del principio “Energy efficiency first”, il super controverso pacchetto sul gas, la direttiva sugli edifici e le nuove linee guida sugli aiuti di stato, tutti aspetti molto importanti dell’agenda sul Green Deal.

Ora la parola passa al Parlamento Europeo e al Consiglio dei rappresentanti degli Stati, che sono co-legislatori a pari livello. Si prevede che i negoziati dureranno per tutto il 2022.

Per approfondire l’argomento ecco il report da Bruxelles di Renzo Consoli, corrispondente di Askanews:

Bruxelles, 14 lug. (askanews) – La Commissione europea ha approvato oggi il pacchetto legislativo “Fit for 55”, che contiene una dozzina di proposte di direttive, regolamenti e altre iniziative, spesso interconnesse e complementari fra loro, riguardanti tutti i settori dell’economia che sono chiamati a contribuire al nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra dell’Ue del 55% (invece che del 40% previsto in precedenza) entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Il pacchetto rappresenta la “roadmap” che dovrà essere seguita per arrivare ai traguardi già decisi e fissati nella legge europea sul clima, ovvero la riduzione del 55% al 2030 e l’obiettivo “zero emissioni nette” (neutralità climatica) entro il 2050, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa nel pomeriggio a Bruxelles. Le proposte della Commissione riguardano le politiche dell’Ue in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità energetica, e, secondo quanto afferma l’Esecutivo comunitario in una nota, prevedono di “trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società per costruire un futuro equo, verde e prospero”. Le proposte riguardano, in estrema sintesi: un rafforzamento del sistema europeo di scambio dei permessi di emissione (“Emission trade system” – Ets) e la sua applicazione a nuovi settori (aviazione civile, settore marittimo, trasporti stradali ed edilizia); un aumento della produzione dell’uso di energie rinnovabili; obiettivi vincolanti per l’aumento dell’efficienza energetica; una più rapida diffusione dei modi di trasporto a basse emissioni e delle infrastrutture (punti di ricarica elettrica e di rifornimento per i carburanti alternativi) e dei nuovi combustibili necessari; l’allineamento delle politiche fiscali (in particolare la tassazione dell’energia) con gli obiettivi del Green Deal europeo; misure (“dazi climatici” all’importazione) per prevenire il “carbon leakage” e rilocalizzazione fuori dall’Ue delle industrie ad alta intensità di emissioni; strumenti per preservare e potenziare la capacità dei “pozzi naturali di assorbimento del carbonio”, ovvero le aree agricole e forestali. “Effort Sharing”, nuovi target nazionali di riduzione emissioni A tutte queste misure si aggiunge poi una revisione del regolamento sul cosiddetto “Effort Sharing”, la condivisione dello sforzo di abbattimento delle emissioni nei settori finora non coperti dall’Ets, che stabilisce degli obiettivi nazionali di riduzione per ciascuno Stato membro. I settori interessati sono (e resteranno anche dopo la riforma dell’Ets) gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie. Rispetto alla riduzione media nell’Ue che era stata inizialmente prevista al 29%; l’obiettivo dell'”Effort Sharing” per il 2030 è stato rafforzato di 11 punti percentuali, portandolo al 40% per contribuire al taglio complessivo dei gas serra ora fissato al 55%. Per l’Italia, l’obiettivo nazionale passa dal 33% al 43,7%. Rafforzamento ed estensione a nuovi settori del sistema Ets Il sistema Ets fissa un prezzo per i permessi di emissioni di CO2 e riduce ogni anno il limite massimo applicabile ai gas serra emessi da determinati settori economici. Negli ultimi 16 anni questo sistema ha consentito di ridurre del 42,8% le emissioni provenienti dalla produzione di energia elettrica e dalle industrie ad alta intensità energetica. Nella sua proposta di oggi, la Commissione propone di abbassare ulteriormente il tetto massimo generale delle emissioni e di aumentarne il tasso annuo di riduzione. L’Esecutivo Ue inoltre propone inoltre di eliminare gradualmente l’allocazione di quote di emissioni a titolo gratuito per l’aviazione civile, allineando il settore al Sistema globale di compensazione e riduzione delle emissioni per il trasporto aereo internazionale (“Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation” – Corsia), negoziato nell’ambito dell’Icao (l’Organizzazione internazionale dell’Aviazione civile). La proposta prevede, inoltre, di includere per la prima volta nell’Ets anche le emissioni generate dal trasporto marittimo, e di istituire un nuovo sistema separato di scambio delle quote di emissione per il trasporto stradale (applicato alla distribuzione di carburante) e per gli edifici (applicato al combustibile per i sistemi di riscaldamento); due settori che, al contrario dell’industria e dell’energia, non hanno ridotto le emissioni negli ultimi anni. La Commissione propone poi di aumentare l’entità dei fondi per l’innovazione e la modernizzazione, finanziati con le entrate generate dal sistema Ets, e prevede che gli Stati membri spendano la totalità delle loro entrate derivanti dallo scambio di quote di emissione per progetti connessi al clima e all’energia. Inoltre, una parte specifica delle entrate provenienti dal nuovo Ets per il trasporto stradale e per gli edifici dovrebbe essere destinata a compensare, almeno in parte, con un “Fondo sociale per il clima”, l’eventuale impatto sociale del nuovo sistema (rincaro dei prezzi dei carburanti e dei combustibili per il riscaldamento), per le famiglie, gli utenti dei trasporti e le microimprese vulnerabili. La nuova direttiva sulle rinnovabili La revisione della direttiva sulle energie rinnovabili fisserà l’obiettivo di aumentare al 40% la produzione della nostra energia da queste fonti entro il 2030. Sono previsti obiettivi specifici nazionali per ogni Stato membro per contribuire all’aumento complessivo europeo; obiettivi specifici settoriali sono poi fissati anche per l’uso delle energie rinnovabili nei trasporti, nel comparto del riscaldamento e della climatizzazione, nell’edilizia e nell’industria. Efficienza energetica La nuova direttiva sull’efficienza energetica fisserà, a livello Ue un obiettivo annuale vincolante per la riduzione del consumo di energia, in modo da arrivare al 9% nel 2030. Alla luce di questo obiettivo gli specifici contributi nazionali all’incremento del risparmio energetico saranno dell’1,5% all’anno, ciò che quasi raddoppierà l’obbligo previsto finora. Il settore pubblico sarà tenuto a ristrutturare ogni anno il 3% dei suoi edifici (in termini di superficie) per renderli più energeticamente più efficienti, al ritmo di un incremento del risparmio energetico annuale dell’1,7%. Nuovi limiti a emissioni dai veicoli, fine del motore a scoppio Saranno imposte delle norme più rigorose in materia di emissioni di CO2 per le autovetture e i furgoni. Le emissioni delle auto nuove dovranno diminuire del 55% a partire dal 2030 e del 100% a partire dal 2035 rispetto ai livelli del 2021. Di conseguenza, tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni. In sostanza, viene programmata la fine dei motori a combustione interna entro meno di 15 anni. Infrastrutture per ricarica elettrica e carburanti alternativi Un regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi imporrà agli Stati membri di aumentare la capacità di ricarica in linea con le vendite di autovetture a emissioni zero (elettriche a batteria o a idrogeno) e di installare punti di ricarica e di rifornimento a intervalli regolari sulle principali autostrade. Per consentire ai guidatori di avere accesso a una rete certa, affidabile e diffusa in tutta Europa di infrastrutture adatte alla nuova mobilità sostenibile, dovranno esserci stazioni di servizio almeno ogni 60 km per la ricarica elettrica e almeno ogni 150 km delle per il rifornimento di idrogeno. I carburanti per l’aviazione e per il trasporto marittimo In aggiunta all’inserimento nel sistema Ets, i settori dell’aviazione e del trasporto marittimo saranno sottoposti a obblighi relativi all’uso di carburanti con meno emissioni di gas serra. Il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi prevede che anche gli aeromobili e le navi abbiano accesso a energia elettrica pulita nei principali porti e aeroporti. Inoltre, l’iniziativa “ReFuelEU Aviation” obbligherà i fornitori di combustibili ad aumentare la percentuale di carburanti sintetici con più basse emissioni di carbonio (come i cosiddetti “elettrocarburanti”), nel rifornimenti per gli aerei effettuati negli aeroporti dell’Ue. Analogamente, l’iniziativa “FuelEU Maritime” incentiverà l’utilizzo di combustibili marittimi più sostenibili e di tecnologie a zero emissioni, fissando un limite massimo ai gas serra che potranno essere emessi dalle navi che fanno scalo nei porti europei. Tassare non il volume, ma il contenuto di energia La revisione della direttiva sulla fiscalità dell’energia propone di allineare la tassazione dei prodotti energetici alle politiche dell’Ue, promuovendo tecnologie pulite ed eliminando le esenzioni obsolete e le aliquote ridotte che attualmente incoraggiano e sovvenzionano l’uso di combustibili fossili. La Commissione propone un cambiamento della base imponibile, che non sarà più il volume (per i combustibili espresso in litri, per esempio 330 euro per 1.000 litri di gas) ma il contenuto energetico (espresso in joule, per esempio 10,75 euro per un gigaJoule), e calibrerà le nuove aliquote minime in modo da favorire le fonti più sostenibili. Il meccanismo Cbam, un “dazio climatico” sulle importazioni Un tempo veniva indicata come “carbon tax” alle importazioni, oggi è stata ribattezzata Cbam, da “Carbon Border Adjustment Mechanism” (meccanismo di compensazione alle frontiere delle emissioni di carbonio): si tratta di una sorta di “dazio climatico” che verrà imposto su determinati prodotti importati nell’Ue (cemento, fertilizzanti, acciaio, alluminio) per garantire che l’ambizioso quadro normativo ambientale comunitario non svantaggi la competitività dell’industria europea e non favorisca i concorrenti di paesi terzi (soprattutto Cina e Russia, ma anche Turchia) che non sono sottoposti agli stessi obblighi. Solo così si potrà assicurare che le riduzioni delle emissioni europee contribuiscano a davvero a un calo delle emissioni a livello mondiale, e non siano compensate dal “carbon leakage”, ovvero un aumento dei gas serra nei paesi terzi, accompagnato da una delocalizzazione della produzione ad alta intensità di carbonio fuori dall’Europa. Il meccanismo Cbam inoltre incoraggerà l’industria extra europea e i partner internazionali dell’Ue ad adottare misure equivalenti o simili a quelle dell’Unione. E’ previsto che sia introdotto dopo una prima fase di transizione, con l’entrata in funzione nel 2026 e 10 anni di attuazione graduale prima di entrare a pieno regime. Parallelamente alla graduale introduzione del Cbam, verranno eliminate gradualmente le esenzioni per i settori industriali che oggi usufruiscono di quote di emissioni gratuite nel sistema Ets, proprio per evitare il “carbon leakage”. Uso dei suoli, agricoltura e foreste, i “pozzi di carbonio” Il regolamento sull’uso del suolo, sulla silvicoltura e sull’agricoltura, infine, fissa un obiettivo generale dell’Ue per l’assorbimento del carbonio da questi “pozzi” naturali, pari a 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030. Gli obiettivi nazionali imporranno agli Stati membri di preservare ed estendere i propri pozzi di assorbimento del carbonio. Entro il 2035 l’Ue dovrebbe mirare a raggiungere la neutralità climatica nei settori dell’uso del suolo, della silvicoltura e dell’agricoltura, comprese le emissioni agricole diverse dallo CO2, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento. Una nuova strategia forestale dell’Ue, inoltre, predispone un piano per piantare tre miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030. La strategia mira a migliorare la qualità, la quantità e la resilienza delle foreste europee, sostiene i silvicoltori e la bioeconomia forestale, e mira a garantire la sostenibilità della raccolta e dell’uso del legname (la biomassa), preservando la biodiversità.

Fonte: https://www.askanews.it/esteri/2021/07/14/commissione-ue-propone-grande-riforma-economia-per-il-clima-pn_20210714_00247/ 14 luglio 2021