Costruire filiere agroalimentari pulite, dove i diritti dei lavoratori siano garantiti, promuovendo prodotti NoCap

Dieci anni fa, a Nardò, uno sciopero durato settimane organizzato da braccianti africani che dormivano presso la Masseria Boncuri e le sue vicinanze impresse una svolta decisiva nella storia della lotta al caporalato. L’Italia finalmente iniziava ad aprire gli occhi sul fenomeno. E pochi giorni dopo l’allora governo Berlusconi fu “costretto” a introdurre via decreto il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, la base normativa su cui si è strutturata negli anni successivi la battaglia contro lo sfruttamento lavorativo nelle campagne italiane. Ad organizzare quei braccianti c’era anche Yvan Sagnet. Originario del Camerun, arrivato in Italia nel 2008 per studiare Ingegneria all’Università di Torino, nell’estate del 2011 scende al Sud per mettere da parte qualche soldo durante la stagione di raccolta del pomodoro. Lì, in Puglia, incontra persone che lavorano in condizioni agghiaccianti. Dopo aver contribuito alla loro sollevazione, Sagnet si è attivato nel sindacato con la Flai-Cgil e ha raccontato la propria esperienza di attivismo in più libri.

A dieci anni di distanza dalla protesta che ha cambiato la sua vita e quella di molti altri lavoratori e lavoratrici – e dopo la nomina a Cavaliere dell’Ordine al merito da parte di Sergio Mattarella – il suo impegno in difesa dei braccianti non è certo terminato. Grazie all’associazione No cap, di cui è fondatore, è passato “dalla protesta alla proposta”. Come? Attraverso la creazione di una filiera virtuosa di prodotti agricoli “caporalato free”, dotati di un bollino No cap, «per valorizzare e premiare l’impegno delle aziende che con noi condividono principi e valori basati sul rispetto dell’uomo e dell’ambiente – si legge sul sito della associazione – ma anche e soprattutto per i consumatori per sensibilizzarli e accompagnarli verso scelte etiche affinché non siano inconsapevolmente co-responsabili di un sistema di sfruttamento dei lavoratori». Con Yvan Sagnet abbiamo fatto il punto sul progetto No cap e non solo.

Nei giorni scorsi l’Ispettorato del lavoro di Cosenza ha verificato 45 aziende agricole e 42 son risultate irregolari. Nel foggiano su 394 braccianti di cui è stata controllata la posizione, 85 erano irregolari, 42 in nero. Perché dopo anni di lotta al caporalato non siamo ancora riusciti a compiere un vero salto di qualità?
Non è accaduto perché l’approccio è sbagliato. Noi come No cap abbiamo messo in campo un sistema innovativo e molto efficace di lotta allo sfruttamento, che ci permette di raggiungere risultati in modo più veloce rispetto agli strumenti adottati dallo Stato. La repressione, certo, è importante. Sono tra i primi a sostenerlo, abbiamo ottenuto la legge sul caporalato dopo decenni di sfruttamento e di vuoto normativo, e ora finalmente gli inquirenti possono fare indagini, arrestare caporali e colpire le aziende che li utilizzano. Ma l’approccio repressivo è… articolo di Leonardo Filippi – 16 Settembre 2021 – left.it/2021/09/16/yvan-sagnet-cosi-diciamo-no-al-caporalato/