FIGLI DI ANNIBALE – Progetto di interscambio Italo-Tunisino per il recupero socio-professionale dei giovani

“Se conosci la tua storia sai da dove viene, il colore del sangue che ti scorre nelle vene” – Almamegretta

Il CETRI-TIRES ha annunciato oggi (18/05/2011) il lancio del progetto FIGLI DI ANNIBALE, che mira a recuperare in chiave energetica le risorse umane eccellenti dei lavoratori migranti della tunisia e dei precari italiani, in apposite comunità del Cibo e dell’Energia create in collaborazione con Terra Madre.
 FIGLI DI ANNIBALE mira a creare, in collaborazione con TERRA MADRE, la rete di contadini creata da Carlo Petrini, una serie di comunità dell’energia in Tunisia per il reinserimento professionale e sociale di giovani immigrati tunisini reimpatriati, insieme a giovani precari o disoccupati italiani desiderosi di fare un’esperienza di vita e di lavoro all’estero.
Queste comunità dell’energia, che nasceranno sia in Italia che in Tunisia, saranno perfettamente autosostenibili sia economicamente che ecologicamente. In questo modo l’energia diventa strumento di promozione sociale e di crescita economica per giovani italiani (soprattutto pugliesi e siciliani) e tunisini.
Perchè il sole non conosce frontiere!
PREMESSA
In Nord Africa stiamo assistendo ad un cambiamento politico e sociale epocale. Il malcontento riversatosi nelle strade durante gli ultimi mesi è un chiaro segnale della richiesta e della necessità di maggior benessere e democrazia. La vecchia classe dirigente, rimasta legata ad una organizzazione piramidale e centralizzata, non ha fatto altro che inasprire le differenze sociali, trattenendo la ricchezza e quindi ostacolando lo sviluppo di paesi come la Tunisia. Il fermento portato dalla “rivoluzione dei gelsomini” deve ora concretizzarsi attraverso una politica tesa al rilancio economico, alla creazione di posti di lavoro, alla distribuzione della ricchezza, al coinvolgimento delle donne nella vita politica, economica e sociale e all’apertura verso l’esterno.

Al tempo stesso un nuovo vento di giustizia soffia sul mondo del lavoro in Puglia e nel meridione di Italia. Ad esempio lo sciopero dei braccianti immigrati di Nardò nell’estate scorsa ha rivelato che la problematica di affrancare il mondo del lavoro da pratiche illegali, autoritarie e perfino schiavistiche non si limita alla sponda sud del mediterraneo ma si estende anche a interi territori delle regioni meridionali nei quali il sindacato già da anni è impegnato a lottare contro abusi e condizioni disumane di vita e di lavoro (Rosarno, Ghetto di Foggia, campagna Oro Rosso etc).

NUOVE POLITICHE DI SVILUPPO E L’INVERSIONE DEI FLUSSI MIGRATORI
Si tratta di mettere in campo politiche di pianificazione economica e migratoria che escano dallo schema secondo cui i giovani tunisini sono tutti disperati e potenziali clandestini, e invece i giovani italiani stanno tutti bene e lavorano soddisfatti delle loro condizioni di vita.
La verità è invece che in Italia il precariato ha raggiunto livelli insopportabili. Cresce in modo esponenziale il numero di giovani anche neolaureati, che si considerano fortunati se riescono a essere ingaggiati con contratti temporanei, rinnovati trimestralmente o addirittura mensilmente, con una retribuzione lorda di sei o settecento euro mensili massimo, e con condizioni di lavoro al limite dello schiavismo, spesso con turni massacranti, nessuna protezione sindacale, nessuna copertura assicurativa, nessuna prestazione assistenziale.
In questo quadro desolante, il governo italiano latita, e non promuove alcuna politica di sviluppo, mentre si rivela incapace di affrontare una emergenza-profughi pur ampiamente annunciata. D’altro canto l’Europa versa in uno stato confusionale che la mette in una situazione di impotenza e negazione dei suoi valori di fondo, e i suoi principali paesi percorrono strade configgenti ed ugualmente estremizzate oscillando fra il bellicismo petrolifero dei francesi e l’inane astensionismo tedesco. Ma per fortuna alcune regioni hanno intrapreso un percorso virtuoso e in controtendenza. Particolarmente interessanti sono gli esperimenti della Regione Puglia, che ha lanciato programmi destinati a incoraggiare l’imprenditorialità o anche solo la semplice “intraprendenza” giovanile (Bollenti spiriti, Ritorno al Futuro, Laboratori Urbani, Principi Attivi etc), e perfino un Piano Straordinario per il lavoro da 340 milioni e l’impegno diretto in numerosi distretti produttivi.
Esistono dunque i precedenti e le premesse per un programma diretto a giovani tunisini ma anche italiani, che esca dalle dinamiche dell’assistenzialismo e dell’intervento umanitario ma introduca una nuova idea di politica di sviluppo economico e di integrazione incentrata sulla valorizzazione delle risorse naturali e del capitale umano, rivoluzionando le dinamiche dei flussi migratori, rendendo evidente l’anacronismo e la disumanità, ma anche l’inadeguatezza funzionale delle leggi sull’immigrazione della “fortezza Europa” e delle politiche anti immigrazione di paesi di frontiera quali l’Italia, riaffermando il diritto di ogni essere umano di eleggere domicilio in qualunque parte del pianeta che alla razza umana è stato dato di popolare.

Riuscire a raggiungere questi obiettivi non sarà semplice, soprattutto se si pensa che le forze che hanno promosso la rivolta non hanno né strumenti né appoggi tali da poter rendere operativo il cambiamento. Per dare stimolo alla democrazia in un paese abituato ad un controllo interno molto forte e ad un sistema di tradizioni peculiare, c’è bisogno di un cambiamento radicale, che nasca dal basso e che coniughi in sé mantenimento delle tradizioni locali e apertura all’esterno per l’attivazione di un processo di conoscenza e innovazione tecnologica.

Questo è proprio quello che ci si prefigge di fare attraverso il Progetto Figli di Annibale: innovare il tradizionale settore agricolo tunisino attraverso l’istallazione di infrastrutture per lo sfruttamento dell’energia del sole intesa a 360° (fotovoltaico, eolico, geotermico, idrogeno…) secondo dinamiche di terza rivoluzione industriale.

Attraverso questo progetto si vogliono raggiungere una serie di obiettivi:
  1. trasferire conoscenze tecniche e know-how a giovani immigrati tunisini e giovani disoccupati/sottoccupati italiani, cercando di garantire loro un inserimento lavorativo in Tunisia in una logica di cooperazione mediterranea;
  2. migliorare le infrastrutture, i sistemi di irrigazione, l’utilizzo del suolo e delle sementi e rendere efficienti le filiere di vendita;
  3. dare nuovo slancio all’attività agricola di stampo locale e tradizionale, offrendo ai governi la possibilità di investire in agricoltura famigliare multifunzionale, contrastando il fenomeno dell’accaparramento delle terre e dell’agricoltura industriale;
  4. generare posti di lavoro e restituire dignità al mestiere agricolo;
  5. stimolare l’utilizzo delle energie rinnovabili, dando un contributo alla sfida ambientale e climatica;
  6. creare una nuova forma di agri turismo “a emissioni zero”.
L’ENERGIA COME STRUMENTO DI DEMOCRAZIA E LIBERTÀ: L’INTERNET DELL’ENERGIA
Alcuni ritengono le fonti rinnovabili marginali e incapaci di fare massa critica; ma il ciclo solare è in realtà infinitamente più grande di quello basato sulle fonti fossili e fissili, che a torto vengono considerate fonti principali.

Nei due secoli scorsi l’energia è diventata un fine in sé, per la quale si sono commessi crimini contro l’ambiente e l’umanità. E’ tornato ora il momento di ridare all’energia il giusto ruolo: quello di strumento che permette ad una comunità di vivere e di esprimere il proprio potenziale economico secondo un’ottica glocale più che globale.

Affinché l’anelito di libertà e democrazia nato in Nord Africa si stabilizzi, è necessario far prevalere una nuova visione dell’energia, che neutralizzi le vecchie dinamiche centraliste e dispotiche dei grandi poteri economici e politici.

Occorre introdurre nuovi modelli energetici che riflettano l’ansia di libertà esplosa senza alcun fondamentalismo in questi ultimi mesi e che diano protagonismo al popolo dei network e di internet che ha reso possibile quello che solo pochi mesi fa sembrava impossibile. Occorre introdurre modelli economici che siano più congeniali al modello di rete, un modello che sta facendo tremare l’establishment petrolifero mondiale e che si allontana dal modello verticistico, paternalistico e centralizzato delle fonti concentrate e fossili. Occorre realizzare modelli energetici che siano in funzione delle esigenze delle loro comunità di riferimento, invece di asservire le comunità agli interessi dei produttori di energia. La domanda che dobbiamo porci è: quanto può durare una democratizzazione della società senza una contestuale democratizzazione della sua energia di riferimento da realizzare sulla base del modello di internet?

UN MODELLO ENERGETICO CHE CREA LAVORO
Questa visione dell’energia genera crescita economica locale e conferisce nuovo protagonismo energetico (prima impossibile) alle imprese del territorio e agli enti locali. Si tratta infatti di un modello energetico ad alta intensità di lavoro, che crea occupazione anziché grandi profitti per i monopoli dell’energia e perciò contribuisce a combattere la disoccupazione e la crisi. Il modello energetico di Terza Rivoluzione Industriale (micro generazione distribuita e risparmio energetico) ridistribuisce la ricchezza, trasferendola dai profitti di pochi gruppi multinazionali ai salari di lavoratori di piccole e medie imprese legate al territorio.

La visione  non è velleitaria e antagonistica ma è condivisa da studiosi attendibili e autorevoli ed insiste sul ruolo fondamentale che il settore delle costruzioni può giocare nell’ambito delle nuove tecnologie energetiche, soprattutto le smart grid, e al tempo stesso recupera e valorizza al massimo le attività agricole legate al territorio, con nuovi e più potenti mezzi tecnologici.

Insomma le tecnologie permettono già oggi di fare energia secondo il modello della Terza Rivoluzione Industriale, che consiste nella transizione dal ciclo energetico tradizionale del carbonio al ciclo naturale del sole.

CREARE LE COMUNITÀ DEL CIBO E DELL’ENERGIA
Nell’introduzione al suo libro “Terra Madre”, Carlo Petrini afferma che “la Terza Rivoluzione Industriale è quella dell’energia pulita e partirà dalle campagne, perché l’agricoltura costituisce l’unica attività umana basata sulla fotosintesi”. Nello stesso libro si propone la creazione di comunità del cibo in grado di de-industrializzare l’agricoltura, passando da un modello in cui il cibo è prodotto dall’industria e consumato dalla comunità, a un modello in cui la comunità diventa, oltre che consumatrice, anche produttrice di cibo, senza far ricorso a fertilizzanti, antiparassitari e altri prodotti chimici industriali.

Si è cominciato a parlare di creazione sistemica di Comunità del cibo e dell’energia durante la convention a Torino di Terra Madre nell’ottobre 2010, dopo che il CETRI aveva fornito il suo supporto per l’individuazione della strategia energetica di Slow Food e della rete di contadini di Terra Madre.

L’evoluzione del concetto di Comunità del cibo e dell’energia si è avuta con la delineazione da parte del CETRI del progetto AGE (African Gardens Energy): elaborazione del piano strategico energetico del più vasto progetto dei Mille Orti in Africa lanciato da Terra Madre. In questa ottica si porta a sintesi l’esperienza del piano energetico interconnesso con tecnologie smart sviluppato per Roma Capitale, con i contesti delle comunità rurali dell’Africa, dove è necessario sviluppare piccole realtà di produzione agricola (gli orti) per far fronte al fenomeno del land grabbing da parte del big farming business internazionale. Infine, a settembre 2011, il concetto delle Comunità delle comunità dell’Energia trova il suo manifesto teorico nel libro dal titolo omonimo, di Livio De Santoli, che porta a sintesi il modello dell’energia distribuita e interattiva sul modello di internet proposta da Jeremy Rifkin con la sua idea di Terza Rivoluzione Industriale con il modello delle comunità del cibo proposto nel libro Terra Madre da Carlo Petrini.

In una comunità dell’energia tutti i consumatori si trasformano anche in produttori e gestori di servizi energetici avanzati ad alto valore aggiunto, per la produzione, l’accumulazione e la distribuzione dell’energia, installando e operando sistemi integrati per interconnettere elettricità fotovoltaica, energia termica, energia eolica e ogni altra fonte rinnovabile. Nel sistema si inseriscono anche le tecnologie legate ai sistemi di stoccaggio con elettrolizzatori, fuel cell, batterie ad alta efficienza  e i sistemi di gestione intelligente e interattiva dei flussi energetici basati sulle tecnologie digitali (smart grids). Tali sistemi integrano il ciclo energetico solare, dando continuità ai flussi energetici rinnovabili, di per sé discontinui e non programmabili, responsabilizzando ogni singolo individuo per una fase specifica dell’intero processo.
Questo crea un senso di “comunità” e una collaborazione “empatica” fra soggetti produttori di varie forme di energia e prodotti agricoli e artigianali locali, da inserire in un circuito commerciale lontano dalle speculazioni delle filiere internazionali.

Si ringraziano Angelo Consoli e Valeria Serpentini