mardi, août 9, 2022

PARLAMENTO EUROPEO APPROVA PARTE DEL PACCHETTO « FIT FOR 55 ». ELEONORA EVI (EUROPA VERDE): BLOCCATA ALLENZA DEI FOSSILI, MA SERVE MAGGIORE AMBIZIONE

« Quella di oggi sarà ricordata come una vera giornata campale al Parlamento europeo. Dopo il tentativo fallito delle destre di annacquare il testo al voto due settimane fa sullo scambio di quote di emissioni (ETS), siamo riusciti a rinegoziare alcuni aspetti chiave del dossier, che ora è sì migliorativo rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, ma non ancora sufficientemente ambizioso come chiesto da noi Verdi. E questo purtroppo, ma non sorprendentemente, a causa dell’antagonismo e delle posizioni antiscientifiche e pro-lobby industriali dei soliti gruppi conservatori” – dichiara in una nota stampa l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde.

« Oltre alla revisione dell’ETS, oggi abbiamo votato anche la proposta per la creazione di un meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (il cosiddetto CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism), nonché quella sull’istituzione di un Fondo sociale per il clima. Sebbene soddisfatti di aver rafforzato i testi originali, ad esempio estendendo l’ambito di applicazione del CBAM a settori altamente inquinanti quali quelli relativi a prodotti chimici e plastiche, ci rincresce non aver avuto pieno sostegno da parte degli altri gruppi alle posizioni ambiziose uscite dalla Commissione Ambiente, in particolare per quanto concerne la possibilità per le industrie di continuare ad emettere senza pagare. Il nostro gruppo sosteneva infatti la cessazione dei permessi ETS gratuiti in parallelo all’entrata in vigore del CBAM, o al massimo entro il 2030, mentre la Commissione europea aveva proposto come data ultima il 2035. Esemplificativo della natura dei compromessi votati oggi, il testo approvato fissa al 2032 la cessazione dei permessi gratuiti.

Sorprende però che per Forza Italia persino questo accordo sia stato inaccettabile, il che è sintomatico di quanto questo partito metta sempre e solo al primo posto la difesa dei privilegi dell’industria. Dobbiamo essere chiari: i dossier del pacchetto clima approvati oggi dall’emiciclo sono coerenti con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas climalteranti almeno del 55% entro il 2030, ma non sono sufficienti per rispettare gli Accordi di Parigi e l’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature entro 1.5°C. Come gruppo dei Verdi/ALE, abbiamo deciso di sostenere il pacchetto, perché sappiamo che per ora questo livello di ambizione è il massimo su cui si possa trovare un compromesso all’interno dell’aula parlamentare. Per noi quello di oggi è però solo un trampolino di lancio per continuare a batterci con rinnovato vigore per una maggiore ambizione sull’azione climatica, tanto nei negoziati interistituzionali quanto nell’iter legislativo delle altre proposte del Green Deal ancora in discussione » – conclude Evi.

Fonte Greens/EFA 22.06.2022

Sostenibilità alimentare: un italiano su due compra frutta e verdura a Km 0

Il 51% è attento a comprare prodotti da filiera controllata, l’83% acquista frutta e verdura di stagione, mentre – inaspettatamente – il 44% li sceglie “a chilometro zero”. Vengono inoltre apprezzati alimenti privi di OGM (42%), biologici (37%) e compatibili con diete vegetariane e vegane (24%), riducendo il consumo di carne e di cibi d’origine animale. È quanto risulta dal Pulsee Luce & Gas Index, l’osservatorio realizzato da Pulsee con la società di ricerche di mercato NielsenIQ.

Milano, 20 giugno 2022 La sensibilità nei confronti dell’ambiente si esprime attraverso stili di vita e, conseguentemente, anche mediante le abitudini alimentari. Da questo punto di vista, gli italiani si dimostrano particolarmente attenti. L’83% dichiara di acquistare infatti frutta e verdura di stagione. Il dato, raccolto dal Pulsee Luce & Gas Index, osservatorio sulle abitudini degli italiani realizzato da Pulsee, brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia, in collaborazione con la società di ricerche di mercato NielsenIQ, conferma un crescente interesse verso la sostenibilità anche a tavola.

L’indagine, svolta su un campione di uomini e donne sparsi omogeneamente in tutta Italia e di età compresa tra i 18 e i 65 anni, ha evidenziato che il 79% degli intervistati è consapevole del legame tra alimentazione e impatto ambientale e sono molteplici i comportamenti messi in atto per diminuirlo. In particolare, il 68% dichiara di prestare attenzione a sprecare meno cibo. Inoltre, il 41% indica di aver ridotto il consumo di carne rossa mentre il 37% ha incrementato il consumo di alimenti di origine vegetale.

Nel caso di prodotti confezionati, l’impegno per la sostenibilità si manifesta tramite la scelta di packaging riciclati (56% del campione analizzato), così come la corretta raccolta differenziata (94%).

Parlando invece delle modalità di acquisto di frutta e verdura, coerentemente con la crescente preferenza di acquisto di alimenti a filiera corta, il 30% di coloro che hanno partecipato all’indagine dichiara di rivolgersi a piccoli commercianti, come fruttivendoli e ortolani, l’1% acquista direttamente dai produttori, mentre il 69% si rivolge ai supermercati dove, tra l’altro, è in crescita la presenza di frutta e verdura a produzione locale.

Oltre al cibo, anche l’acqua ricopre un ruolo importante dal punto di vista ambientale e su questo i dati del Pulsee Luce & Gas Index non sono del tutto incoraggianti. Il 49% degli intervistati ha ammesso infatti di comprarla imbottigliata dalla GDO (di cui l’85% in recipienti di plastica), mentre l’8% provvede personalmente a riempire le proprie bottiglie di acqua presso i distributori. Risulta però interessante rilevare che il 42% utilizza l’acqua del rubinetto (con o senza trattamento di depurazione).

Gli italiani sono inoltre disposti a spendere di più per il cibo sostenibile: lo dichiara un cittadino su cinque in nome di una maggiore qualità degli alimenti, mentre un sesto lo fa con l’intenzione di far arrivare un pagamento equo ai produttori. Il valore sale al 74% nel caso dei proprietari di animali domestici che intendono soddisfare anche il loro fabbisogno alimentare in modo “green”.

La trasformazione sostenibile delle abitudini a tavola è quindi essenziale per ridurre l’impatto ambientale. Difatti, circa un terzo delle emissioni di gas a effetto serra mondiali sono legate alle catene agroalimentari (fonte UN). La diminuzione dell’immissione di gas climalteranti e, in particolare, della CO2 nell’ambiente è oggi possibile anche per cucinare e conservare i cibi, scegliendo un fornitore di energia per le utenze domestiche digitale, paperless e sostenibile.

Da ottobre 2021 Pulsee Luce & Gas offre prodotti che includono sempre energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili e, oltre a questo, dà accesso ad una serie di servizi aggiuntivi come Carbon Footprint e Gas Compensation, che permettono di compensare le emissioni di CO2 conseguenti alla fornitura di gas e in generale allo stile di vita del cliente. Il servizio Adotta un impianto rimane disponibile per chi ha attivato prima di ottobre, e ad integrazione dell’offerta.

Pulsee Luce & Gas è l’energy company full digital di Axpo Italia, quarta in Italia nel mercato libero. Attraverso una piattaforma accessibile e intuitiva con servizi integrati su misura, Pulsee propone un nuovo modo di fruire l’energia che mette al centro le esigenze quotidiane delle persone, la libertà di scegliere, la semplicità di fruizione, il consumo sostenibile.

I RICCI MUOIONO: A CAUSA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, DELLE NOSTRE AUTO E DELL’USO DI PRODOTTI CHIMICI NEI NOSTRI ORTI E GIARDINI

SE STIAMO FERMI A GUARDARE, I RICCI SI ESTINGUERANNO NEL GIRO DI 10-20 ANNI”

Dr. Massimo Vacchetta – medico veterinario dell’Ospedale per ricci « Centro La Ninna » di Novello (CN) supportato dalla Fondazione Capellino

Mentre tutti plaudono all’arrivo dell’estate, io non riesco a contenere la mia inquietudine di fronte al paesaggio brullo e arido delle colline che vedo dalla mia finestra »

A parlare è il dott. Massimo Vacchetta (in foto qui sopra mentre cura un riccio), veterinario che dirige il Centro Ricci “La Ninna” che oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini). 

Ciò che mi preoccupa di più è la tendenza al rapido peggioramento inserito nel contesto del riscaldamento globale: le temperature in tutto il mondo stanno aumentando vertiginosamente a causa della continua immissione da parte dell’uomo di gas serra, CO2, nell’atmosfera”.

Foto di Marco Bertelli

Secondo i dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) il 2021 è stato uno dei sette anni più caldi mai registrati ed il settimo anno consecutivo (2015-2021) in cui la temperatura globale è stata mediamente superiore di oltre 1 grado centigrado in confronto ai livelli preindustriali. 

La scienza prevede che, se andremo avanti di questo passo, nell’arco di questo secolo le temperature potrebbero aumentare di 4-6 gradi causando una tremenda devastazione dell’ambiente in cui viviamo. Per far capire l’entità del problema, basti pensare che i cambiamenti che stiamo vivendo ora sono la conseguenza dell’aumento di un solo grado in 30 anni. I più giovani non hanno conosciuto gli inverni di una quarantina di anni fa: freddi e rigidi, con precipitazioni nevose copiose, candelotti di ghiaccio ad ornare il bordo dei tetti e temperature che scendevano spesso abbondantemente sotto lo zero. Questo era un bene per noi e per l’agricoltura, perché il manto nevoso proteggeva la vegetazione e le colture dal freddo e le manteneva umide e sane. 

Da otto anni, in qualità di veterinario, mi occupo del recupero e della cura dei ricci, piccoli mammiferi notturni che accolgo nella mia casa-ospedale di Novello, un piccolo paese abbarbicato su una rocca delle Langhe, nella zona del Barolo. Dopo aver lasciato la libera professione negli allevamenti dei bovini, ho intrapreso questa missione che mi permette di aiutare gli animali e al tempo stesso di cercare di fare qualcosa di concreto per tutelare l’ambiente. La mia diretta esperienza con la fauna selvatica, anche se limitata ad una sola specie, i ricci appunto, mi ha fatto toccare con mano quanto sia grave la problematica del degrado ambientale e del riscaldamento globale e quanto poco sia purtroppo percepita dalla gente

Foto di Massimo Vacchetta

I ricci sono animali considerati sentinella dello stato di salute di un ecosistema, in quanto a stretto contatto con il suolo, territoriali e insettivori. Il rapido declino di questa specie che, nella sua forma attuale, vive sul pianeta da circa 15 milioni di anni è sintomatico del grado di devastazione che la razza umana sta causando al pianeta. I ricci hanno subìto un calo numerico di ben il 70% in Europa, in soli 20 anni. I dati rilevati in Inghilterra sono ancora più impressionanti; secondo una stima fatta dagli anni settanta ad oggi, gli esemplari presenti sul territorio sarebbero scesi da 30 milioni a meno di ottocentomila.

Di questo passo, se non si farà nulla, i ricci si estingueranno nel giro di 10-20 anni.

Le ragioni per cui stanno scomparendo sono molteplici e vanno dalla perdita del loro habitat, all’espansione delle monocolture, dal declino del numero di insetti, agli incidenti d’auto e all’abuso di pesticidi. Ad aggravare una situazione già compromessa, ora ci si è messo anche il cambiamento climatico. Le temperature in rapido aumento rendono la vita sempre più difficile alla fauna selvatica che fatica ad adattarsi, anche perché tutto sta avvenendo molto velocemente. I periodi di protratta siccità causano un’ecatombe di morti per disidratazione e denutrizione, così come i periodi sempre più prolungati di caldo intenso provocano un aumento vertiginoso della mortalità per shock termico. Gli animali selvatici, a differenza nostra, non hanno facile accesso all’acqua e non hanno case che li proteggono dal caldo. Il protrarsi della stagione calda sta anche causando uno stravolgimento del ciclo riproduttivo dei ricci.

Un riccio con la zampa rotta (foto Centro La Ninna)

Nell’autunno del 2021 abbiamo dovuto recuperare oltre 70 soggetti molto giovani nati nei mesi di ottobre, novembre e dicembre: troppo tardi per poter mettere su il peso necessario a superare l’inverno. Vent’anni fa queste cose non succedevano perché la stagione delle nascite era limitata alla primavera e all’estate. Ora abbiamo, da diversi anni, una seconda cucciolata in autunno. Il novanta per cento dei piccoli nati in questo periodo è destinato a morire di fame e di stenti. Un riccio dovrebbe andare in letargo a novembre con un peso superiore ai 600 grammi per avere qualche possibilità di rivedere la primavera. Invece nel nostro ospedale abbiamo soccorso piccoli di appena 200 grammi in tardo autunno, come “Talpa”, un bellissimo cucciolo dal nasino rosa, trovato in pieno giorno, che barcollava stremato dalla denutrizione

Foto di Massimo Vacchetta

A questo grave problema recentemente se n’è aggiunto un altro. Negli ultimi anni abbiamo assistito a improvvisi rialzi termici durante la stagione invernale, con conseguente risveglio di molti soggetti dal letargo e spreco di una grande quantità di energia preziosa, accumulata nel grasso corporeo, che, una volta non più disponibile, finisce col compromette la possibilità di sopravvivere fino alla primavera.

Il drammatico calo numerico delle specie selvatiche come il riccio dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti, perché ha ripercussioni molto più ampie di quanto molti possano immaginare. I ricci, come la maggior parte degli animali, hanno un importante ruolo nel mantenere in vita un ecosistema che permette anche a noi di sopravvivere.

Le ragioni sono semplici ma meritano di essere ricordate. Anche se la metà degli esseri umani vive in città, gode di quattro elementi indispensabili alla vita, ovvero l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo prodotto dall’agricoltura e un clima mite. L’abitabilità della nostra fragile biosfera è legata all’incessante attività degli ecosistemi, ora più che mai in pericolo a causa dell’effetto serra e dello sfruttamento scriteriato delle risorse naturali.

Foto di Massimo Vacchetta

Il problema più grave da affrontare in questo momento è l’inerzia, la mancanza di azione. Il genere umano sembra non comprendere l’entità e l’imminenza della crisi climatica, percepita come una situazione certamente pericolosa ma lontana nel tempo e che quindi che non ci tocca direttamente. Complice di tutto questo è l’informazione non abbastanza incisiva, capillare e costante e la disinformazione legata agli interessi delle multinazionali che, noncuranti del destino che ci attende, continuano a privilegiare il profitto a breve termine « dimenticandosi » che presto ampie zone della Terra diventeranno inabili.

È ora di rimboccarsi le maniche consapevoli che la soluzione arriverà dal basso e che nessuno ci aiuterà ad uscire da questa crisi che potrebbe portare rapidamente alla fine la razza umana.

Ci sono molte soluzioni efficaci, ampiamente illustrate dagli scienziati dell’Ipcc che studiano da anni il problema del clima. Per prima cosa bisogna, in dieci anni, passare dall’energia sporca (petrolio, carbone, gas) all’energia pulita, ovvero solare ed eolica. 

Un altro cardine fondamentale è quello di piantare tanti alberi, circa tre trilioni, e di proteggere i boschi e le foreste rimaste: tutelare il verde esistente è fondamentale per l’equilibrio delicato degli ecosistemi; gli scienziati segnalano l’importanza di proteggere almeno il 30 – 50% della superficie forestale del Pianeta. 

Foto di Massimo Vacchetta

In questo senso passare ad un’alimentazione vegana aiuta perché i due terzi dell’agricoltura, responsabile della distruzione delle foreste, è destinato a produrre cibo per gli animali da carne degli allevamenti intensivi.

E’ molto importante anche cambiare le nostre abitudini, riducendo lo spreco, cercando di riutilizzare le cose, evitando di gettare spazzatura nell’ambiente. Ognuno di noi deve fare la propria parte cercando però di creare una rete con altre persone in tutto il mondo, in modo da formare un movimento che determini una rivoluzione verde. Dobbiamo fare lo sforzo di portare la società ad una profonda riflessione che provochi l’effetto domino del cambiamento e la nascita di una nuova coscienza collettiva, di una forma di intelligenza planetaria che porti gli esseri umani, su scala globale, a considerare l’interdipendenza delle forme di vita come unica possibilità di conservazione della propria specie e delle altre, andando oltre l’antropocentrismo che porterà solo a distruzione ed auto-distruzione. La nostra sopravvivenza dipende da quella di altri innumerevoli organismi viventi e dal loro funzionamento ed equilibrio nel dare forma a un sistema sinergico che permette la vita sul pianeta: come una macchina che non può funzionare senza che ogni componente sia al suo posto e perfettamente funzionale allo scopo… la creazione e il mantenimento della vita sulla Terra.

Foto di Ettore Chiavassa

Il Centro La Ninna ha deciso di fare passi avanti concreti, come quello di installare i pannelli solari per l’acqua calda, avviare un progetto di ricerca sulle cause di mortalità dei ricci assieme all’Università di Torino e infine di creare un parco naturale nell’Alta Langa, dove sono già stati acquisiti venti ettari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, cominciare ad agire e proteggere tutte le creature di questo pianeta, soprattutto le più fragili.

Non voglio che i ricci si estinguano, non solo perché li ritengo animali meravigliosi, ma perché temo che il loro destino possa presto diventare il nostro…” conclude Massimo Vacchetta.

Per chi volesse informarsi sui ricci e su come poterli aiutare, sui canali social del Centro, si possono trovare consigli preziosi per il primo soccorso, su come raccogliere e trasportare un riccio, come costruire una mangiatoia e una sezione in cui si può adottare un riccio che non potrà tornare in libertà o fare una donazione. 

Come potete aiutarci:

  • Non abbiamo bisogno di cibo perché la Fondazione Capellino ci dona crocchette per sostenere i ricci ricoverati
  • Abbiamo sempre bisogno di una mano e i volontari sono i benvenuti. 
  • Puoi donarci il 5×1000 o fare una donazione libera

Ulteriori informazioni sul Centro Ricci: https://laninna.org

su Facebook: https://www.facebook.com/centrorecuperoricciLaNinna 

OSPITI IN GIARDINO 

Lasciare del cibo ai ricci è un buon modo per aiutarli in periodi di difficoltà, quando, come in estate e autunno, acqua e insetti scarseggiano o, come in primavera, sono debilitati dal letargo.

Lasciamo sempre un sottovaso colmo di acqua fresca (con una pietra al centro, per evitare che venga capovolto) e una ciotola di crocchette o umido per gattini, possibilmente a base di pollo o manzo e non di pesce (è un sapore che non gradiscono molto), all’interno di una mangiatoia di legno. La mangiatoia va collocata sotto un cespuglio in un punto tranquillo del giardino, coperta da un telo di nylon per la pioggia e stabilizzata mettendoci sopra dei mattoni. Le crocchette secche si conservano per 3-4 giorni fuori all’umidità poi, se non vengono mangiate, bisogna sostituirle.
Noi di solito consigliamo di usare una marca di crocchette per gattini, di piccola pezzatura, in modo che siano più facili da masticare. Scegliete sempre delle marche di buona qualità per non creare problemi epatici e digestivi ai ricci.
Si possono aggiungere alla dieta sopraindicata anche uova sode (ma solo ogni tanto), carne di pollo bollita senza condimenti, carne di manzo tritata scottata, qualche pezzo di mela o pera (da evitare la frutta troppo zuccherina come le banane).

Cibi assolutamente dannosi per i ricci 
– LATTE DI MUCCA: 
(sia i ricci lattanti che quelli adulti non lo digeriscono e possono morire di indigestione e pancia gonfia)
– PANE: che forma una massa stopposa che può rimanere bloccata in gola. 
– FRUTTA SECCA: tipo noci, nocciole, mandorle (tossiche), uva passa, ecc., perché può incastrarsi in gola e nel palato.

Da evitare anche di dare troppe camole della farina e del miele, perché possono creare uno squilibrio metabolico del calcio con conseguenti assottigliamento e deformazione delle ossa, che possono addirittura fratturarsi. Spesso vengono utilizzate per stimolare il riccio a cacciare le prede vive. In ogni caso le camole vanno date in piccole quantità. I ricci ne sono ghiotti e, se si abituano, si corre il rischio che non mangino più nient’altro.

APPROFONDIMENTO SULLA FONDAZIONE CAPELLINO

LA FONDAZIONE CAPELLINO SOSTIENE I RICCI DEL CENTRO “LA NINNA” E PROMUOVE PROGETTI A SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITÀ. 

La Fondazione Capellino è un ente commerciale senza scopo di lucro finanziato dal 100% dei profitti (al netto di costi e tasse) dell’azienda di pet-food Almo Nature secondo il modello della Reintegration Economy, che prevede che al profitto privato venga anteposto il bene collettivo, rinunciando al proprio interesse individuale in favore di una finalità comune. È quello che hanno fatto i proprietari dell’azienda Almo Nature quando, dal dal 2019 hanno deciso di donare interamente la loro azienda alla Fondazione Capellino. 

L’idea di Reintegration Economy (“economia della restituzione”) nasce dal desiderio di Fondazione Capellino di tradurre e divulgare efficacemente un modo di abitare la Terra responsabile e solidale con tutti gli esseri viventi, attraverso un agire economico e di impresa che anticipa un nuovo modello di sviluppo sostenibile e contributivo. La Reintegration Economy prevede che il 100% dei ricavi di una Foundation owned company (al netto di costi e tasse, quindi il dividendo) venga destinato, attraverso una fondazione, al servizio del bene comune. È quanto fa Almo Nature (partecipata al 100% dalla Fondazione Capellino), destinando il 100% dei suoi ricavi (al netto di costi e tasse) a progetti per il bene comune, in questo momento la salvaguardia della biodiversità e la lotta al cambiamento climatico” Pier Giovanni Capellino

Vigneti ecosostenibili: piccoli accorgimenti gestionali favoriscono farfalle e uccelli, a beneficio anche della viticoltura – Studio dell’Università Statale di Milano

Uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, illustra una sperimentazione durata tre anni in Oltrepò pavese: applicando una gestione alternata della vegetazione al suolo dei vigneti si favorisce la ricchezza di uccelli, insettivori e granivori, e farfalle. Il metodo, di semplice applicazione, ha riscontrato l’apprezzamento dei viticoltori coinvolti.

Farfalla del complesso Hipparchia fagi @Francesco Gatti

A livello globale, l’intensificazione dell’agricoltura rappresenta una grave minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi e, in questo contesto, la viticoltura appare particolarmente rilevante. Le superfici vitate sono infatti in costante incremento, e la stragrande maggioranza dei vigneti è contraddistinta da un’intensità di gestione che generalmente lascia poco spazio a forme di vita diverse dalla vite stessa, con ovvi impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi locali. Un recente lavoro di Mattia Brambilla, ricercatore in Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, e Francesco Gatti, entomologo presso Fondazione Lombardia per l’Ambiente e associazione Iolas, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, apporta nuove prospettive in questa direzione. Lo studio, realizzato con il sostegno di Fondazione Lombardia per l’Ambiente e di Fondazione Cariplo, è stato condotto in Oltrepò pavese, una delle aree viticole più importanti dell’Italia settentrionale, ma anche una delle aree caratterizzate dalla maggiore diversità biologica. Nel corso di tre anni, la ricerca ha valutato come una semplice misura gestionale, individuata sulla base dei risultati di ricerche pregresse, possa contribuire all’ambizioso e importante obiettivo di rendere i vigneti più ospitali per la biodiversità e più “funzionanti” da un punto di vista ecosistemico, a beneficio anche della viticoltura stessa.

Averla piccola @Mattia Brambilla

Lo studio ha condotto un esperimento per verificare l’effetto della gestione alternata della vegetazione al suolo nei vigneti sulla biodiversità. La gestione alternata implica il taglio dell’erba o la lavorazione del suolo (a seconda del sistema adottato dal viticoltore) in una interfila (lo spazio tra due file di viti) ogni due, anziché in tutte le file. Durante la sperimentazione, gli agricoltori tagliavano l’erba o lavorano il suolo (attraverso fresatura o altre lavorazioni superficiali) a file alterne, per poi tagliare o lavorare le file precedentemente non trattate dopo un periodo di alcune settimane. Dopo un primo anno senza interventi, la gestione alternata dell’interfila è stata adottata in un numero variabile di siti in primavera-estate nei due anni successivi, secondo un disegno sperimentale di tipo BACI (Before and After Control-Impact), quello più indicato per la valutazione dell’effetto di trattamenti e sperimentazioni. Come gruppi biologici target, per la loro sensibilità alle variazioni ambientali sono stati scelti uccelli e farfalle, che sono stati censiti lungo transetti lineari di 200 m di lunghezza, ricadenti in vigneti sia convenzionali che biologici, con e senza gestione alternata.

I risultati dei censimenti in relazione all’adozione della misura sperimentale hanno mostrato un effetto positivo della gestione alternata dell’interfila sul numero di specie per transetto, sia per quanto riguarda gli uccelli che le farfalle. La gestione alternata inoltre favorisce la ricchezza specifica e l’abbondanza di uccelli insettivori (importanti per limitare specie potenzialmente dannose per le coltivazioni) e granivori (che contribuiscono a contenere le cosiddette “erbacce”), mentre mostra un effetto più debole sulle specie che potrebbero eventualmente arrecare danni alla produzione, in quanto potenziali consumatori di uva. Parallelamente, i ricercatori hanno valutato gli effetti della tipologia di uso del suolo su questi stessi gruppi di uccelli: quella più importante per i potenziali servizi ecosistemici forniti dagli uccelli è la copertura di cespugli, che aumenta ricchezza e abbondanza di insettivori e granivori, ma non quelle dei potenziali consumatori di uva.

Pernice rossa @Mattia Brambilla

I ricercatori spiegano così l’effetto positivo della gestione alternata dell’interfila su uccelli e farfalle. “Si può immaginare l’alternanza di interfila con erba alta e con erba bassa o suolo lavorato” dice Mattia Brambilla, primo autore dello studio, “come un sistema cucina-sala da pranzo per gli uccelli insettivori: le fasce con abbondante vegetazione erbacea consentono la presenza di invertebrati e, in particolare, di insetti, che vengono predati molto più facilmente dagli uccelli dove l’erba è bassa o assente. Anche per alcune specie granivore, è sicuramente più facile reperire i semi dove la copertura del suolo è più scarsa”. Francesco Gatti spiega le ragioni dell’effetto favorevole per le farfalle: “Dove l’erba è tagliata in modo uniforme, o il suolo è interamente lavorato, è più difficile trovare piante fiorite e il periodo di disponibilità di risorse alimentari per le farfalle (e per molti altri impollinatori) è molto più ridotto. La gestione alternata assicura una più regolare e frequente presenza di fiori, in grado di offrire alle farfalle le risorse trofiche che esse necessitano”.

Ma cosa cambia per gli agricoltori? “I viticoltori coinvolti non hanno riportato effetti negativi dovuti alla gestione alternata. Al contrario, diversi di loro hanno notato un impatto positivo sulla percezione delle proprie aziende da parte dei consumatori, che si sono mostrati molto interessati alle iniziative per la biodiversità, illustrate da apposito materiale divulgativo messo a punto nell’ambito del progetto e spiegate attraverso incontri partecipativi organizzati dall’associazione Eliante con gli stakeholder locali”, spiegano gli autori.

Cuculo @Mattia Brambilla

La gestione alternata dell’interfila del vigneto, molto facile da adottare, può quindi contribuire ad aumentare rapidamente l’idoneità dei vigneti per la biodiversità. Al tempo stesso, essa può incrementare anche i servizi ecosistemici (“offerti” dagli uccelli e importanti anche per gli agricoltori) e l’attrattiva delle aziende per attività ricreative in natura, contribuendo così alla loro multifunzionalità. “La gestione alternata può diventare parte di interventi e strategie per la biodiversità (tra cui quelle legate alla nuova Politica Agricola Comune), ma dovrebbe essere idealmente associata a concomitanti strategie a livello di paesaggio per massimizzarne i benefici e la portata: mantenere o ricreate fasce arbustate e porzioni di prato, per esempio, è fondamentale per molte specie di uccelli e farfalle” concludono gli autori.

Milano, 16 giugno 2022

Fonte Ufficio Stampa Università Statale di Milano

sfalcio alternato @Mattia Brambilla

IN VETTA DI UNA MONTAGNA ANCHE CON UNA DISABILITÀ? AL FESTIVAL CINEMA E AMBIENTE AVEZZANO L’IMPRESA DIVENTA POSSIBILE

Fabio, affetto da una rara malattia genetica, realizzerà il sogno di andare sulla vetta del Monte Velino grazie a un’iniziativa dell’associazione culturale I Grifoni in collaborazione con il Festival Cinema e Ambiente Avezzano (13/21 giugno 2022)

Fabio Cofini (in foto) da anni ha un desiderio: poter guardare il panorama dalla Vetta del Monte Velino. Per Fabio però, amante della montagna fin da bambino, è stata fino ad oggi un’aspirazione irrealizzabile perché affetto dalla Sindrome di Shwachman che lo priva di molta energia e limita la sua mobilità alle gambe.

In occasione del Festival Cinema e Ambiente Avezzano, Fabio domenica 19 giugno realizzerà il suo sogno grazie alla iniziativa organizzata dall’associazione I Grifoni in collaborazione con il Festival.

Cinema e Ambiente Avezzano dedica questa edizione alla parola Antropocene, un termine usato sempre in senso negativo e riferito all’impatto umano sugli equilibri naturali. Il festival punta a dare un’accezione positiva a questa parola, promuovendo una comunità umana attenta all’ambiente e degli eventi che incentivino un rapporto migliore con la natura.

Con i suoi 2487 metri, è la più alta cima dell’omonimo massiccio, immerso nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino in Abruzzo, al cui interno è istituita anche la riserva naturale. Un luogo dalla bellezza unica ed emozionante la cui vista dall’alto regala un paesaggio mozzafiato.

Aperta a tutto il pubblico e gli ospiti che vorranno esserci, Domenica 19 giugno si terrà “In Joëlette sul Velino”, un’escursione di trekking con dei panorami mozzafiato. Il vero protagonista sarà Fabio che sarà tra i partecipanti, grazie a una speciale carrozzina monoruota, la joëlette, ideata per permettere anche alle persone disabili di poter fare trekking senza dover rinunciare alla propria passione per la montagna. Ma l’impresa va ben oltre: saranno oltre 40 persone, tra cui lo staff del festival che realizzerà anche un documentario sulla giornata, a trasportare fisicamente Fabio fino alla vetta. Ben 1400 metri di dislivello, che non hanno fatto però demordere gli organizzatori nel compiere l’impresa.

Abito a Forme dalla nascita e da sempre quando mi affaccio alla finestra di casa posso vedere Monte Velino nella sua maestosità” racconta Fabio “Purtroppo sono affetto dalla Sindrome di Shwachman, una malattia genetica rara, che ha determinato una limitazione alla mobilità delle gambe. Ho sempre desiderato salire sulla cima del Velino ma è sempre stato inaccessibile per me. Adesso finalmente riuscirò a realizzare questo sogno

Cofini ha sempre fatto parte di “I Grifoni” nella sua città, Forme di Massa D’Albe, associazione culturale che da oltre dieci anni si occupa di volontariato, promozione del territorio e organizzazione di eventi culturali e sportivi. Il presidente dell’associazione Francesco Libertini ha voluto fortemente la realizzazione di questa iniziativa convincendo Fabio ad esserne il protagonista.

Fabio è socio dell’associazione I Grifoni per cui è sempre stato molto attivo attraverso gli innumerevoli eventi e il volontariato per la tutela del territorio” spiega Libertini “In occasione del festival “Garofano Rosso”, che si tiene nella nostra città, ho conosciuto Mirko Cipollone di Appennini For All, realtà che si occupa di turismo inclusivo e accessibile, e da lì è nata l’ideaA fornire la joëlette saranno proprio loro che ci aiuteranno insieme aitanti volontari provenienti da tutto il territorio che si sono uniti nella nostra avventura”.

Oltre all’impresa, “In Joëlette sul Velino” rappresenta un’occasione unica di immergersi nella natura incontaminata abruzzese. È necessaria solo un’adeguata preparazione fisica per affrontare il forte dislivello. Totalmente gratuita, l’iniziativa si terrà per tutta la giornata di domenica 19 giugno ed è aperta a tutti coloro che desiderino passare ore preziose tra i panorami mozzafiato degli Appennini abruzzesi. Per tutte le informazioni e i dettagli si può fare riferimento al Festival a questa e-mail: info@cinemaeambienteavezzano.it

La sesta edizione di Cinema Ambiente Avezzano (13-21 giugno) è organizzata da CinemAbruzzo Aps The Factory srl, con il contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e il patrocinio di numerose istituzioni e organizzazioni legate all’impegno ambientale, fra cui il Parlamento Europeo, il MITE – Ministero della Transizione ecologica, l’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, WWFLIPU Greenpeace e il supporto della cooperativa locale Ambecò, da oltre vent’anni in prima linea per la difesa dell’ambiente.

TASSONOMIA UE, COMMISSIONI AMBIENTE ED ECONOMIA BOCCIANO GAS E NUCLEARE. ELEONORA EVI: “ORA SERVE POSIZIONE CHIARA DELL’INTERO EMICICLO PER FERMARE QUESTO ATTO SCELLERATO”

“Il voto di oggi è un passo importantissimo verso una posizione forte e chiara da parte dell’intero Parlamento affinché nella plenaria di luglio rigetti l’atto della Commissione ed impedisca che, in un momento così critico, siano convogliati investimenti in nuovi impianti di gas o centrali nucleari” – dichiara l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde a margine del voto tenutosi oggi nelle Commissioni congiunte Ambiente ed Economia al Parlamento Ue in favore dell’obiezione contro l’atto delegato complementare alla tassonomia.

“Classificare il gas fossile e l’energia nucleare come investimenti sostenibili sembrerebbe una barzelletta, se non fosse invece l’insensata e infida intenzione della Commissione europea che in questo modo sconfessa platealmente il Green Deal europeo e i percorsi già intrapresi per avviare la transizione ecologica. L’etichetta di sostenibilità per investimenti in gas e nucleare rischia di dirottare miliardi di euro da rinnovabili ed efficienza energetica verso fonti di energia inquinanti, costose e pericolose, non solo mettendo a repentaglio il raggiungimento dei obiettivi climatici, ma rendendoci ancora più sottomessi alla dipendenza da importazioni da paesi come la Russia, che infatti potrebbe guadagnare fino a 4 miliardi di euro in più all’anno grazie all’estensione della tassonomia. È sotto gli occhi di tutti come gas e uranio siano ormai diventati per l’Europa causa di insicurezza energetica e geopolitica.” – prosegue Evi.
 
“Chi invece non beneficerebbe affatto da questa inclusione sono i cittadini, le imprese e la finanza europee, che pagherebbero il prezzo di una maggiore ambiguità ed incertezza normativa. La tassonomia è stata concepita con l’obiettivo di chiarire quali investimenti debbano considerarsi sostenibili dal punto di vista ambientale, a tutela dell’interesse di tutti i cittadini ad essere informati correttamente sulle proprie scelte di investimento. Ecco perché noi Verdi continueremo la nostra battaglia contro questa ignobile operazione di greenwashing” – conclude Evi.

Fonte Greens/EFA – 14 giugno 2022

Fit for 55: dall’Europarlamento via libera all’uso dei terreni agricoli per rafforzare la lotta al cambiamento climatico

Fit for 55: uso terreni agricoli per rafforzare lotta al cambiamento climatico (Fonte Parlamento europeo – 8 giugno 2022)
• Nuovo meccanismo per i Paesi UE che non hanno raggiunto i loro obiettivi annuali a causa di perturbazioni naturali come gli incendi boschivi
• Le emissioni del settore agricolo dovrebbero essere trattate separatamente


Il PE sostiene l’aumento dell’obiettivo sui pozzi di assorbimento del carbonio nel settore LULUCF, portando di fatto l’impegno di riduzione dei gas serra UE al 57% per il 2030. 
Oggi, 8 giugno 2022, il Parlamento ha adottato la sua posizione negoziale su una proposta di legge per migliorare i pozzi naturali di assorbimento del carbonio nel settore dell’Uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e forestale (Land use, land use change and forestry sector – LULUCF), con lo scopo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.Il testo legislativo è stato approvato con 472 voti favorevoli, 124 contrari e 22 astensioni.
Pozzi di carbonio per aumentare l’obiettivo UE di riduzione dei GHG al 57% nel 2030
I deputati sostengono la proposta della Commissione secondo cui l’obiettivo UE per l’assorbimento netto di gas a effetto serra nel settore LULUCF per il 2030 dovrebbe essere di almeno 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Tale aumento porterebbe di fatto l’impegno di riduzione dei gas a effetto serra UE al 57% entro il 2030.I deputati propongono infine di istituire un meccanismo relativo alle perturbazioni naturali per il periodo 2026-2030, a disposizione di quei Paesi UE che non sono stati in grado di raggiungere i loro obiettivi annuali a causa di perturbazioni naturali come gli incendi boschivi.
Infine, ribadiscono la loro posizione secondo cui i pozzi di carbonio naturali sono fragili e volatili e quindi, contrariamente alla proposta della Commissione, non dovrebbero essere messi in comune con le emissioni del settore agricolo.

Dopo il voto, il relatore Ville Niinistö (Verdi/EFA, FI) ha dichiarato:  » Il ruolo dei pozzi di carbonio nella politica climatica dell’UE è ora più importante che mai nel nostro percorso verso la neutralità del carbonio. Il modo in cui utilizziamo il territorio deve essere intelligente dal punto di vista climatico per affrontare la crisi climatica e questo vale anche per l’agricoltura, il ripristino dei terreni degradati e la gestione delle foreste. La posizione adottata oggi dal Parlamento europeo migliora la proposta LULUCF della Commissione, promuovendo coerentemente un migliore utilizzo del territorio per la natura e la biodiversità. Con questo rapporto incoraggiamo l’UE e i suoi Stati membri a fare un passo avanti e a sostenere anche gli incentivi agli agricoltori e ai proprietari di foreste affinché si attivino per soluzioni sostenibili in agricoltura e silvicoltura. »
Prossime tappe
Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con i governi UE.
Contesto
Il LULUCF fa parte del pacchetto « Pronti per il 55% nel 2030 », ovvero il piano UE per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, in linea con la Legge UE sul clima.
Per ulteriori informazioni
I risultati della votazione sono disponibili qui (cliccare su 08/06/2022)
I testi adottati saranno disponibili qui (cliccare su 08/06/2022)
Procedura (EN/FR)
Servizio di ricerca del PE – Revisione del regolamento LULUCF: Rafforzare il ruolo del settore dell’Uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e forestale nell’azione per il clima (03/06/2022) (EN)
Servizio di ricerca del PE – Infografica sul pacchetto “Fit for 55 nel 2030” (EN)
Centro multimediale del PE

Fit for 55: obiettivo zero emissioni per auto e furgoni nel 2035 – Votazione favorevole del Parlamento europeo – 8 giugno 2022

Fit for 55: obiettivo zero emissioni per auto e furgoni nel 2035
(Fonte Parlamento europeo – 8 giugno 2022)
• Necessaria metodologia per valutare l’intero ciclo di vita delle emissioni di CO2.
• Mitigare l’impatto economico negativo della transizione con finanziamenti mirati.


Il Parlamento sostiene la revisione dei livelli di emissioni di CO2 per le autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi, parte del pacchetto « Pronti per il 55% nel 2030 ». 
Oggi, 8 giugno 2022, in una votazione in Plenaria, i deputati hanno adottato il loro mandato per negoziare con i governi UE i livelli di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi.
Il testo legislativo è stato approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.
Nel testo approvato, i deputati sostengono la proposta della Commissione di raggiungere una mobilità stradale a emissioni zero entro il 2035 con l’obiettivo, a livello europeo, di produrre autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi a zero emissioni. Gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sarebbero fissati, secondo la posizione del PE, al 55% per le automobili e al 50% per i furgoni.

Per maggiori informazioni sulle misure proposte dal Parlamento, cliccare qui.

Il relatore Jan Huitema (Renew, NL) ha dichiarato: « Una revisione ambiziosa degli standard di CO2 è un elemento cruciale per raggiungere i nostri obiettivi climatici. Con questi standard, creiamo chiarezza per l’industria automobilistica e stimoliamo l’innovazione e gli investimenti per le case automobilistiche. Inoltre, l’acquisto e la guida di auto a emissioni zero diventeranno più economici per i consumatori. Sono entusiasta che il Parlamento europeo abbia appoggiato una revisione ambiziosa degli obiettivi per il 2030 e abbia sostenuto un obiettivo del 100% per il 2035, fondamentale per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 ».
Prossime tappe
I deputati sono ora pronti ad avviare i negoziati con i governi UE.
Contesto
Il 14 luglio 2021, nell’ambito del pacchetto « Fit for 55 », la Commissione ha presentato una proposta legislativa per la revisione dei livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. La proposta intende contribuire agli obiettivi climatici UE per il 2030 e il 2050, nonché a fornire benefici ai cittadini attraverso una più ampia diffusione dei veicoli a emissioni zero (migliore qualità dell’aria, risparmi energetici e minori costi per il possesso di un veicolo) e a stimolare l’innovazione nell’ambito delle tecnologie a emissioni zero.
Per ulteriori informazioni
Procedura (EN/FR)
Treno legislativo
Servizio di ricerca del PE – Standard di emissioni di CO2 per automobili e furgoni (febbraio 2022) (EN)
Centro multimediale del PEI deputati sostengono la revisione degli standard di emissione CO2 per auto e furgoni nuovi ©
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Video presentazione al Senato del libro: « Idrogeno il nuovo oro » di Nicola Conenna. Interventi e rassegna stampa

È stato presentato con una conferenza stampa alla Sala Caduti di Nassirya
del Senato
, il libro IDROGENO IL NUOVO ORO, una pubblicazione collettiva coordinata e diretta da Nicola Conenna, fisico, fondatore e presidente dell’Università dell’Idrogeno H2U e del coordinamento Green Hydrogen Community. La conferenza è stata organizzata dal Senatore Maurizio Buccarella, presidente dell’intergruppo parlamentare per l’idrogeno verde (che raggruppa una sessantina di parlamentari italiani del Senato, della Camera e dell’Europarlamento). Nel presentare il libro, Nicola Conenna ha ricordato che il tema idrogeno è diventato di enorme attualità in questo momento molto delicato per il tema dell’energia, e punta ad introdurre immediatamente il modello energetico delle rinnovabili e dell’idrogeno verde.

VIDEO INTEGRALE DELLA CONFERENZA >>> Presentazione del libro: « Idrogeno il nuovo oro » di Nicola Conenna (7.06.2022) (radioradicale.it)

« L’idrogeno è l’elemento più leggero dell’universo, il nuovo vettore energetico basato su un modello alternativo, diffuso, decarbonizzato e
totalmente pulito. Avremo bisogno di un nuovo vettore, che sia una molecola priva di carbonio. L’idrogeno fa al caso nostro: potrà assolvere a vari compiti nel nuovo sistema energetico, è completamente pulito e si ossida producendo solo acqua. L’idrogeno darà vita ad una vera e propria « economia dell’idrogeno », che se abbinata ad energia primaria rinnovabile di origine solare, si caratterizzerà come una economia completamente a emissioni climalteranti zero.
Le tecnologie esistono già tutte, i costi cominceranno ad essere competitivi fra quattro o cinque anni. Bisognerà fare presto, il riscaldamento globale incalza: l’idrogeno sarà il nuovo oro del XXI secolo » ha poi concluso Conenna.
Il Senatore Buccarella ha ricordato che sta nascendo una nuova economia
decentrata, basata sull’autoproduzione, gli scambi fra vicini e sulle
Comunità dell’energia.
Successivamente sono intervenuti la Senatrice e Presidente del Gruppo Misto del Senato, Loredana De Petris ed il Senatore e Presidente della
Commissione Industria del Senato, Gianni Pietro Girotto.
L’ex europarlamentare Dario Tamburrano, ha ricordato l’importanza del riconoscimento della figura del prosumer (Produttore/Consumatore di energia) e la promozione delle Comunità dell’Energia da parte dell’UE, battaglia che fu iniziata proprio da lui nella precedente legislatura.

Angelo Consoli, Presidente del CETRI-TIRES e Direttore dell’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin ha ricordato la sua esperienza diretta nel portare all’attenzione dell’Europa il noto libro “Economia dell’idrogeno” del 2003 e anche il rapporto fra Rifkin – Angela Merkel. Angelo Consoli, ha ricordato anche come proprio il suddetto libro sull’economia dell’idrogeno nel 2003 abbia cambiato il corso della storia impedendo che l’Europa post petrolio diventasse una Europa nucleare e permettendo a Angela Merkel di pianificare lo sviluppo di un piano energetico di transizione alle rinnovabili e all’idrogeno verde. « Adesso siamo in una situazione in cui, dopo anni di scetticismo, opposizione dura e feroce contrarietà da parte delle lobby fossili, l’Europa ci chiede di finanziare questa transizione il più rapidamente possibile, con il Green Deal Europeo e il programma #REpowerEU. Propongo dunque al Senato di prendere l’iniziativa di sospendere lo scandalo del capacity Market che mira a regalare 20 miliardi alle lobby fossili entro 10 anni, spostando questi finanziamenti sulle tecnologie dell’idrogeno il più rapidamente possibile » ha concluso Angelo Consoli.
All’evento hanno partecipato anche Virginia Raggi e Linda Meleo,
consigliere comunali in Campidoglio (qui sotto in foto con i relatori) e decine di giornalisti e esperti.

RASSEGNA CONFERENZA STAMPA IDROGENO:

https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/infrastrutture_citta/2022/06/07/idrogeno-il-nuovo-oro-convegno-al-senato_74db7188-3086-4a8c-b6d0-9367260d71a5.html

https://www.iltempo.it/video-news-by-vista/2022/06/07/video/transizione-ecologica-de-petris-leu-italia-investa-sull-idrogeno-verde–31908146/

https://www.affaritaliani.it/coffee/video/altro/transizione-ecologica-de-petris-italia-investa-sull-idrogeno-verde.html

http://www.norbaonline.it/ondemand-dettaglio.php?i=128738

http://www.conquistedellavoro.it/breaking-news/idrogeno-verde-al-senato-un-convegno-sul-nuovo-oro-br-de-petris-accelerare-verso-la-transizione-1.2898407

https://www.9colonne.it/364894/rinnovabili-de-petris-leu-accelerare-subito-transizione-energetica#.YqAuvtzONPY

https://www.takethedate.it/Eventi/32544-presentazione-del-libro-idrogeno-il-nuovo-oro.html

https://www.unicaradio.it/verdesardegna.it/2022/06/07/idrogeno-il-nuovo-oro-convegno-al-senato/

8 giugno – Giornata Mondiale degli Oceani: l’Università di Siena sul fiume Merse con studenti di istituti superiori di Chianciano e Colle Val D’Elsa in collaborazione con Plastic Free Onlus

In occasione del World Oceans Day, l’Università di Siena, in collaborazione con la onlus Plastic Free, ha organizzato una giornata di attività per promuovere la tutela dell’ambiente marino attraverso l’esperienza diretta della pulizia di un fiume del nostro territorio tesa a trasmettere la consapevolezza che la maggior parte dei rifiuti e delle sostanze inquinanti arrivano al mare attraverso fiumi e torrenti.

I comportamenti scorretti che ci hanno indotto e ci inducono ad un
eccessivo utilizzo di plastica e ad una dispersione incosciente di questo
materiale nell’ambiente sono i veri responsabili della enorme quantità di
frammenti indistruttibili che giungono in mare con conseguenze disastrose
per il suo ecosistema.

Come sappiamo, le acque dei fiumi, già contaminate da scarichi industriali
ed agricoli e da prodotti fitosanatari, sono già abbondantemente
compromesse e riversano inesorabilmente in mare una potenza distruttiva
senza precedenti.

Per questo i ricercatori del dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e
dell’Ambiente dell’ateneo senese che hanno dato vita all’incubatore
“Magiamare Siena” hanno deciso di coinvolgere in questa campagna di
“recupero e tutela” i rappresentanti delle generazioni di domani. Infatti,
lavoreranno insieme agli studenti dell’Istituto superiore Pellegrino Artusi
di Chianciano
e del Liceo Classico Alessandro Volta di Colle Val D’Elsa che si incontreranno domani 8 giugno alle ore 9,30 per “salvare” insieme ai responsabili scientifici da sempre dedicati a queste iniziative e il Segretario Generale di Plastic Free, Antonio Rancati, in località Brenna sulle rive del fiume Merse, simbolo e centro vitale del nostro territorio.

Il Merse (la Merse per i toscani) è un fiume della Toscana che nasce nelle Colline Metallifere, dalle sorgenti tra Poggio Croce di Prata e Poggio di Montieri (quota 848 m). Fonte Wikipedia

“La troisième révolution industrielle”, de Jeremy Rifkin – “METTRE ADAM SMITH À LA RETRAITE” Le Monde

 
 
23/01/2012

Certes, le nouvel opus de l'économiste Jeremy Rifkin n'apporte pas de nouveauté renversante, par rapport à ses précédents essais, notamment L'Age de l'accès (La Découverte, 2005), ou L'Economie Hydrogène (La Découverte, 2002), des best-sellers.

Intervention à Terra Madre 2010 de Angelo Consoli, President de CETRI-TIRES


 
24/10/2010

Il y a quelques années, Carlo Petrini soulignait dans l’un de ses remarquables livres que : « la Nourriture doit être bonne propre et juste ». Maintenant je dis, « l'énergie doit également être bonne, propre et juste ! » Et le modèle d'énergie actuel n'est ni bon, ni propre, ni juste.
 
Expliquons pourquoi:

De prime abord, ce modèle n'est pas bon parce qu'il crée l'entropie sur cette planète. Parce qu'il n'y a aucun plaisir dans une énergie qui vient avec des vapeurs du pétrole, ou avec des déchets nucléaires et dans toutes ces sources d'énergie traditionnelles, il n'y a aucune fierté. L'énergie devrait être compatible et connectée avec les écosystèmes. Une énergie qui méconnaît les cycles vertueux d'eau, de la terre, du soleil et toute la dynamique de la Terre et des chaînes alimentaires ne peut pas être bonne. Donc, le modèle d'énergie présent n'est pas bon.
 
Il n'est pas non plus propre et je ne pense pas que je dois vous avouer que le charbon pétrolier ou nucléaire n'est pas propre, avec tous les dégâts environnementaux qu’ils engendrent sur cette planète. Pensez juste de ce qu'est arrivé dans le golfe mexicain juste il y a quelques mois : tous les écosystèmes du golfe affectés à cause seulement d’UNE fuite de pétrole. Oui, parce que nous cherchons du pétrole de plus en plus, et de plus en plus loin. Parce que nous cherchons du pétrole avec avidité et pas uniquement pour satisfaire nos besoin.
(Applaudissements)

Notre énergie n'est pas non plus juste parce que ce modèle a créé une société très inégale. La moitié de la population humaine n'a aujourd'hui aucun accès à l'électricité, ou l'accès est très limité.
 
Le tiers de la population humaine n'a pas encore connu le téléphone, n'a jamais passé un simple appel téléphonique – qu’en est-il à l'ère de facebook et Internet-. Les trois cent cinquante personnes les plus riches dans le monde cumulent une richesse combinée qui égale le revenu des trois milliards de personnes les plus faibles dans le monde. Trois cent cinquante sur un côté, trois milliards de l'autre côté! Voilà le monde qui a été créé par ce modèle concentré d'énergies.
(Applaudissements)

C'est ce modèle d'énergie qui rend quelques personnes supplémentaires riches et beaucoup de monde de plus en plus pauvre, parce que basé sur les sources d'énergie concentrées qui ont besoin d’énormes capitaux, d’une forte intensité de capitaux pour être exploité, le cas du charbon, de l'uranium, du pétrole, et seulement très peu de personnes, très peu de groupes dans le monde détiennent des capitaux aussi importants, des capacités géopolitiques et militaires énormes aux fins d’exploiter et de sécuriser les sources d'énergie traditionnelles. Ceci signifie que très peu de personnes et groupes seront récompensés par les revenus énormes créés par ces sources d'énergie traditionnelles.
 
Donc l'énergie présente n'est pas juste. Et comme j'ai dit avant, que ce n’est ni bon, ni propre. Les monopoles d'énergie investissent dans le nucléaire, dans l'huile le pétrole, dans le gaz, parce que ces sources sont les plus rentables pour eux, mais ces sources sont aussi les plus dangereuses pour la planète parce qu'elles créent l'entropie comme nous l’avons dit, ils ont un très lourd impact sur la terre, alors que les monopoles d'énergie font Cent pour cent de leur publicité sur l’énergie propre.
(Applaudissements)

Le cas d’Enel par exemple : Enel font 99 pour cent de leur énergie de charbon, le gaz, l'uranium, le pétrole, mais Enel fait 100 pour cent de leur publicité sur des énergies renouvelables. Comment: cela se fait ?!
(Très grands applaudissements)

C'est que les monopoles d'énergie n’ont d’yeux que pour les bénéfices d'énergie. Ils ne se rendent pas compte qu'il y a parallèlement un côté spirituel à l’énergie, un côté spirituel que les adeptes de Terra Madre peuvent comprendre très bien. Il y a un côté spirituel parce que notre énergie vient du soleil et passe par l'univers, frappant la Terre et apportant 15.000 fois plus d'énergie que ce dont nous avons besoin, que ce que nous consommons chaque jour. Donc je dis que l'énergie doit être produite et consommée d'une façon équitable comme la nourriture, parce que l'énergie n'est pas une matière première, une marchandise. 
 
L'énergie est un droit humain. Oui! A l’instar de l’eau, de la nourriture; de la liberté. Donc chaque être humain sur cette planète devrait avoir droit à sa part de photosynthèse solaire.
(Applaudissements)

Maintenant, les monopoles d'énergie payent pour les puits de pétrole, ils payent pour les pipelines, ils payent pour les raffineries, mais ils ne payent pas pour l'air qu'ils polluent, la terre qu'ils polluent, l'eau qu'ils polluent! Ils ne payent pas pour la tolérance qu'ils provoquent aux gens(au peuple). Dans la Ville de Taranto où je suis né, prés de 300.000 personnes vivant là, 50.000 personnes ont contracté une maladie pour cause des raffineries locales ou aciéries locales. Une sur six personnes à Taranto!
(Applaudissements)
 
Et qui a payé pour la souffrance de la tribu Ogoni et pour l'exécution brutale de Ken Saro Wiva, seulement parce qu'il s’était opposé aux fuites de pétrole que Shell causait sur leur terre arable qui n'était pas utilisable pour l'agriculture désormais au Nigeria! ? Qui a payé pour cela ?
(Très grands applaudissements)

Est-ce que c'est un coût acceptable que nous devons payer pour le marché d'énergie?!?
Comme je disais, le soleil nous envoie beaucoup plus d'énergie que ce dont nous avons besoin. Tout que nous devons faire, nous devons exploiter cette énergie. Les technologies évoluent sans cesse. Pourquoi ne nous en sommes pas arrivés là ?! C’est à cause de l'avidité, parce que le centre de recherche a été 90 pour cent orienté nucléaire et combustibles fossiles d'ion. Si ces 90 pour cent de budgets de recherche depuis les années 30 avaient été mis sur le solaire, aujourd'hui nous aurions des panneaux solaires très efficaces et abordables pour tous les terriens de Terra Madre.

( Très grands applaudissements)
 
Il va falloir retourner au soleil!
 
Les monopoles d'énergie veulent faire de l'énergie propre, mais par une voie colonialiste. Ils veulent occuper trois cents kilomètres carrés dans le désert de Sahara et comptent mettre d'énormes centrales électriques traditionnelles ou renouvelables, partout dans les pays en voie de développement, parce qu'ils peuvent seulement ne voir que le côté affaires. Et bien, je dis : "le colonialisme d'Énergie est révolu!" En réalité nous sommes toujours à l'heure. Ne commençons pas le colonialisme de l’énergie!.
(Applaudissements)

Nous devons nous battre pour la souveraineté alimentaire et donc nous devons nous battre aussi pour la souveraineté d'énergie. Nous avons le droit d'avoir un modèle d'énergie basé sur des sources solaires et créer la croissance locale et des emplois locaux un peu partout, parce qu'il y a "une biodiversité d'énergie" donc nous avons créé l'énergie selon la configuration de la terre, selon les caractéristiques climatiques et géologiques de la terre et cela créera aux côtés des communautés alimentaires, les communautés d'énergie, les communautés d'énergie! Producteurs et consommateurs d'énergie sur la même ligne produisant énergie et nourriture d'une façon bien répartie.
(Applaudissements)

Ils vous diront que ce n'est pas possible, ils vous diront que c'est un rêve, que nous rêvons, que ceux-ci appartiennent à la niche des énergies marginales, comme ils ont essayé avec l'agriculture(élevage) locale contre la grande agriculture industrielle, le droit ? Ils ont dit, c'est marginal, c'est la niche!…
 
Bien ils ont tort! L'énergie marginale c’est le pétrole!! Le Pétrole et le nucléaire, ceux là sont de l'énergie marginale!, Pas le Soleil! Le soleil est l'énergie! Et nous devons être mis dans une position pour "récolter le soleil".
(Applaudissements)

L'énergie Distribuée et la nourriture locale répondent à la demande de l'empathie et la coopération que naturellement les gens ont. Je pense que quand un enfant est né il regarde le soleil, en haut dans le ciel, il ne regarde pas l'enfer avec son pétrole, il ne veut pas laisser 25.000 ans d'héritage nucléaire.
(Applaudissements)

En conclusion, je pense que présentement, le temps est aux communautés d'énergie, je pense que le temps est à l'espoir pour que cette expérience fragile, merveilleuse, tragique qui est le genre humain, puisse rester sur cette planète, et cela dépendra de nous pour produire l'énergie et la nourriture d'une façon distribuée.
 
Merci!
(Applaudissements Finaux)

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