Friday, August 14, 2020

Dopo il Coronavirus, un mondo più giusto? una riflessione anticipatoria di Gianni Fabbris

Nel quadro ” La tempesta” del Giorgione (un dipinto straordinario dei primi del ‘500 oggetto tuttora di un grande dibattito) si osserva in primo piano una scena di calma e quiete mentre in lontananza incombe una terrificante tempesta in un cielo plumbeo e minaccioso. Questa riflessione dell’agricoltore, sindacalista e attivista ambientalista lucano Gianni Fabbris si interroga su che mondo troveremo dopo la “tempesta” Coronavirus, e soprattutto che mondo ricostruiremo dalle sue macerie. Tenendo ben presente che nulla sarà mai più come prima, e molti di noi non sono per niente rassicurati, per non dire che sono proprio terrorizzati, da questa consapevolezza. Ci attende un periodo di grande cambiamento, che non deve necessariamente diventare il cimitero delle nostre emozioni, dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni, anzi, potrebbe essere l’auspicio di una nuova alba. Questo cerca di dirci Fabbris in questo che è uno dei suoi scritti più ispirati e visionari.

Gianni Fabbris in versione Babbo Natale rivoluzionario

Questa pandemia non lascerà il mondo e noi stessi come eravamo prima. Sta tirando fuori da noi quello che siamo realmente (come individui, corpi sociali, comunità) e sta, in fin dei conti, mettendo a nudo tutti i limiti, le ipocrisie, le ingiustizie del nostro modello sociale, politico e culturale che, con buona pace di chi finge ancora di non aver capito, si chiama capitalismo.Il fatto che la sua ultima barbara forma (quella del neoliberismo più o meno globalizzato) abbia chiaramente preso nel tempo il sopravvento, mette a nudo tutta la pericolosità di quei sistemi sociali, economici e politici che lo hanno assunto nelle sue forme più estreme.Quelle forme saranno inevitabilmente travolte anche se, francamente, non so se ne usciremo con il rafforzamento della consapevolezza collettiva che ci porterà sulla via dell’alternativa o se con un imbarbarimento ulteriore di cui non voglio nemmeno immaginare le forme.

Per ora osservo e intravedo (sempre meno indistintamente) salire nel nostro Paese la consapevolezza della posta in gioco: vi rendete conto? Dopo anni di smantellamento del pubblico e degli investimenti stiamo chiedendo a gran voce di rafforzare la sanità pubblica, la scuola, i servizi …. dopo anni di urla per il nemico alle frontiere che ci invadeva scopriamo, improvvisamente, che siamo noi gli untori e che è inutile fare i blocchi alle frontiere (dove sono le frontiere? a Codogno? a Wuhan?) e tanto meno schierare gli eserciti….. dopo anni di scie chimiche e di “uno vale uno” e di feroce polemica coi vaccini, siamo tutti a chiedere alla scienza un vaccino per risolvere il problema e dirci una parola “autorevole” e rassicurante.Non so come ne usciremo ma so che quanti di noi si sono battuti in questi anni per i diritti, la funzione del pubblico, la democrazia, le politiche di investimento, le scelte di riconversione ambientale ed ecologica sono portatori dentro di se degli anticorpi positivi per uscirne positivamente e in avanti.

Dovremmo farci sentire con più forza e prepararci, soprattutto, a costruire sulle macerie che la crisi economica e politica che si prepara ci lascerà.A proposito di politica .. mentre sento salire le condizioni per una nuova coscienza popolare, vedo la politica (almeno quella delle forme pubbliche del palazzo) sempre più distante e in difficoltà. Sopratutto vedo le destre di questo Paese che, spiazzate e intontite da quello che sta accadendo (e che accidenti! proprio ora che ci preparavamo a governare! Non vale! Ritorniamo al teatrino messo in piedi con Renzi, presto!), si dimostrano per la zavorra politica e culturale che sono. Dietro un dichiarato “orgoglio della nazione”, li sento sparare ogni giorno “ci vuole di più, ci vuole di più … non basta …..”.
Che misera classe dirigente piena di slogan roboanti e senza idee per il futuro!Non ho sentito fin qui uno di loro (non dico Salvini che della destra ha scelto di cavalcare l’anima becera) ma nemmeno un intellettuale (c’è?), dire parole chiare sulle responsabilità del modello di sviluppo e di società in cui le politiche di uno sviluppo senza etica, della privatizzazione e dello smantellamento dello Stato sociale ci ha portati e su cosa dovremmo fare domani.

Li ho sentiti dire che è colpa dei cinesi che mangiano i topi mentre è sempre più chiaro che questa epidemia l’avevamo in casa da tempo e la incubavamo nei tanti territori e comunità ecologicamente e socialmente fragili. Li ho sentiti dire tutto e il contrario di tutto solo per tenere la voce alzata e non scomparire dalla scena (sempre meno ascoltati mi sembra).

Non sento ancora parole chiare nemmeno dalla sinistra tutta impegnata a dare di se una immagine responsabile senza dire come dovremmo cambiare strada dopo che il PD nei decenni è stato il maggior interprete delle politiche antisociali e anti ecologiche e, per dire la verità, sento un silenzio assordante di quella parte della maggioranza che fino a ieri ha saputo solo gridare “Onestà! Onestà!” … già! e ora come la mettiamo? il virus colpisce tutti: onesti e delinquenti. Semmai la differenza la fa la condizione sociale ed economica di chi una casa ce l’ha e può starci chiuso dentro e chi vive sotto i portici o nelle bidonville delle periferie o fra chi può pagarsi il tampone e sospendere la sua vita sociale per qualche tempo e chi non ha altra scelta che aspettare o continuare a vivere cercando di mettere insieme il pranzo con la cena sperando di non essere positivo.

Ma, forse, nei confronti dei grillini sono troppo impietoso. In fondo, nel loro lucido caos, una cosa positiva la hanno azzeccata: ci hanno consegnato un presidente del Consiglio che si sta dimostrando all’altezza del compito e della situazione. Un “uomo della società civile” che sta facendo il suo lavoro pur in mezzo a mille contraddizioni (come avrebbe potuto essere altrimenti per un evento cosi nuovo e imprevedibile?) provando a tenere insieme responsabilità, fermezza, senso dello stato, progressività nel percorso che punta (evidentemente) a stimolare consapevolezza nella comunità … della qual cosa sono comunque piacevolmente soddisfatto: in fondo c’è vita e c’è ancora speranza.

Gianni Fabbris, lucano, agricoltore e poi animatore di associazioni di agricoltori come il movimento RISCATTO, e il sindacato “Altragricoltura”, tesi al recupero della sovranità alimentare e anche umana rispetto alle logiche del mercato selvaggio e dedito alla ricerca esclusiva del massimo profitto, si è recentemente impegnato nella creazione di RETE Perla TERRA, che mette insieme imprese agricole virtuose per la diffusione dei loro prodotti nei circuiti commerciali sia alternativi che tradizionali, attraverso la certificazione della loro eticità e sostenibilità tramite la valutazione effettuata dall’associazione anti caporalato NO CAP presieduta da Yvan Sagnet, leader della rivolta anti caporalato di Nardò nel 2011, insieme al quale ha anche recitato nel film girato a Matera “The new Gospel” di Milo Rau.


C’è vita dopo il Coronavirus?

armi esercitazione guerra

Massimo Blonda, (biologo del CNR e ex Direttore Scientifico dell’A.R.P.A. – Puglia) oltre che membro della Accademia Rifkiniana per il Green New Deal – G.R.A.N.D. (http://cetri-tires.org/press/grand/), ha sviluppato una interessante riflessione sul magazine trimestrale ambientale VILLAGGIO GLOBALE, in merito ai vari virus che prima durante e dopo il “Corona” stanno infettando la nostra società prima ancora che la nostra salute, per capire se c’è vita dopo il Coronavirus e eventualmente in quali forme.

Massimo Blonda

L’autore (marzullianamente) si pone delle domande e si da delle risposte.

Le Le domande variano da:
“il virus è naturale o creato in laboratorio?”
a
“cosa accadrà quando questa pandemia (come tutte le pandemie) avrà fatto il suo decorso?”
a
“che cosa lascerà sul campo dopo il suo passaggio, oltre al comune sollievo di un cessato allarme?”

A queste domande Massimo Blonda risponde con la sua consueta arguzia, originalità, competenza e completezza di visione, delineando tre scenari: il “rosa”, il “nero” e il “realistico”, ossia una via di mezzo fra gli altri due .

Il primo (lo scenario “rosa”) ci aiuta a scoprire la vacuità della filosofia di vita materialista tesa a accumulare profitti impossibili da spendere in una vita e che nulla possono di fronte alle soverchianti forze della natura nella biosfera di cui facciamo parte, e l’impossibilità di proteggersi da tutto accumulando soldi e potere, e violando le regole immutabili della fisica e travalicando i limiti della sopportabilità nel rapporto fra noi e madre natura, mentre l’unica medicina efficace sta nel rispettare tali limiti organizzandoci in comunità locali resilienti, sostenendo una sana economia locale del cibo, una circolarità assoluta nell’uso delle risorse e una decarbonizzazione immediata di ogni processo economico.

Il secondo (lo scenario “nero”) dipinge un’economia delle piccole e medie imprese devastata; tanta gente senza lavoro e cibo; un paese ancor più indebitato con l’alta finanza speculativa, che si compra tutto e lo avvelena e stravolge ai suoi fini; le libertà costituzionali e individuali spazzate via e mai più recuperate; la democrazia cancellata; la ricchezza unica al mondo dei paesaggi, dei prodotti, dell’arte e della cultura storica del nostro paese ridotte e omologate a conformità globale e il dilagare delle peggio porcate dal TTIP, al CETA alle grandi opere senza più alcun limite
Segni “neri” ci sono già, con l’Italia è invasa da 30.000 soldati Nato, carrarmati al seguito, che evidentemente se ne infischiano sia delle cancellazioni delle agenzie viaggi verso il Bel Paese sia di tutti i Dpcm, non temendo affatto il contagio.

Il terzo, quello realistico, avverte che molte cose saranno certamente peggiori, per cause oggettive e a causa dello sciacallaggio organizzato delle componenti parassite della nostra società, ma altre potrebbero subire netti miglioramenti anche grazie al fatto che molti settori potrebbero riorientarsi in maniera diversa dal passato, non dovendosi prima destrutturare come avrebbe dovuto fare fino a pochi giorni fa per poter cambiare. E l’occasione sarebbe veramente ghiotta, in tanti settori, per avviare un nuovo sistema, veramente sostenibile e resiliente al clima.

Infine, l’Autore ci sorprende tutti con una esempio originale e straordinario di come il futuro possa riservarci sorprese estremamente piacevoli dopo il Coronavirus. Quale? Basta andare a leggersi l’articolo originale su “Villaggio Globale” a questo link…
https://www.vglobale.it/2020/03/11/e-gli-altri-virus-in-azione-da-tempo/?fbclid=IwAR3-hafBvI3zq80YQDgcA5yDA1IbRkvcPLXtFGVo_c6X-edJUCvB79Lvjds

Angelo Consoli
Presidente CETRI – TIRES

CHIANTI FOOD FOREST

La  “Chianti Food Forest”  Nasce nel marzo 2016 come progetto di agroecologia applicata (per volontà di Massimiliano Domizi esperto Agro- ecologista membro del Comitato Scientifico del Cetri-Tires e co-responsabile del progetto Food Forest di Danisinni e sulla promozione della Agroecologia in Europa.)  Il suo obiettivo centrale  è quello di realizzare  un ecosistema agro-forestale, autosufficiente e resiliente, capace di produrre cibo di alto valore nutritivo, con una produttività quantificabile in fabbisogno alimentare annuo per circa 50 famiglie di media composizione.  

PERCHE’ QUESTO PROGETTO  

In un contesto climatico critico come quello che stiamo vivendo, insufficienti e poco efficaci sono le strategie che gli Stati metteno in campo per arginare il fenomeno. Un fenomeno epocale, che mette in dubbio  il nostro stesso futuro e quello delle generazioni a venire. Unanimemente infatti tutto il mondo scientifico concorda ormai sulla gravità del problema e sulla parziale irreversibilità della sua tendenza, in altre parole, per molti aspetti,  abbiamo già oltrepassato il punto di non ritorno…   In un contesto di tale gravità e urgenza la responsabilità di individuare soluzioni e intraprendere azioni concrete sembra ricadere quasi integralmente sull’iniziativa del singolo individuo.

 Noi come Chianti Food Forest sentiamo molto forte questa responsabilità e abbiamo deciso di mettere a frutto un’esperienza ventennale nell’ambito dell’agroecologia e della permacultura per individuare soluzioni e strategie efficaci. Tenendo conto che le attività legate all’agricoltura sono responsabili per il 60% delle emissioni di gas climalteranti , ci rendiamo conto che questo è il settore più critico e di conseguenza l’ambito più impattante su cui intervenire.  Da qui la ferma volontà di costruire un modello funzionale e riproducibile di agricoltura sostenibile e rigenerativa che contribuisca da una parte a ripensare le attività umane  mettendo al centro la sostenibilità e dall’altra a costruire “un’arca di salvataggio”, in grado di assicurare cibo sano, acqua ed energia alle nostre comunità locali. 

METODO E STRUMENTI:

Il metodo scientifico che utilizziamo per progettare, realizzare e gestire tali ecosistemi è la Agroecologia è nella sua essenza un movimento globale costruito intorno a 3 etiche: Cura della Terra, cura delle persone, equa condivisione delle risorse. Questo viene declinato in un quadro concettuale per la progettazione e realizzazione di modi di vivere resilienti, sostenibili e rigenerativi per la terra, le persone e l’economia. Si tratta di un metodo estremamente pratico per sviluppare sistemi in armonia con la natura, efficienti e produttivi.

RISORSE TECNICHE/KNOW HOW

Le risorse tecniche ed il know how su cui fondiamo il progetto sono di tipo personale e collettivo: Il promotore legale, Massimiliano Domizi, già membro del comitato scientifico CETRI-TIRES in qualità di esperto in agroecologia mette in campo la sua esperienza ventennale fatta di studi specifici ed esperienze in vari progetti similari in numerose  aree geografiche del mondo, ma il valore aggiunto più importante viene dalla possibilità di attingere al gruppo di oltre 300 esperti membri alcuni del comitato scientifico del CETRI-TIRES altri liberi professionisti in rete, i quali contribuiscono con soluzioni tecniche e pratiche soprattutto nell’ambito energetico e tecnologico.

LAVORI ED ATTIVITA’REALIZZATE

Tra i lavori agronomici più importanti già effettuati alla Chianti Food Forest si conta la piantumazione di oltre 350 alberi da frutto di varietà antiche e autoctone con annesso sistema di irrigazione a goccia, oltre 250 arbusti di Goji, 300 piante di asparagi, 200 aromatiche, 100 medicinali,  3000 mq di orto produttivo,  espianto del vecchio vigneto (1Ha), pulizia e bonifica di significativa quantità di rovi e siepi, alberi e arbusti cresciuti spontaneamente in seguito al periodo di abbandono, dissodamento di terre non lavorate da oltre 20 anni, spostamento del senso di coltivazione da “ritto chino” a “cavalca poggio” (così da diminuire l’erosione idro-geologica e rendere meno difficoltosa la coltivazione su pendenza), la realizzazione di “swale” e “keyline” per aumentare la ritenzione idrica, diminuire il ruscellamento e ridurre il fabbisogno di irrigazione.

Dal punto di vista divulgativo e sociale si sono tenute numerose giornate formative sia pratiche che teoriche sui seguenti argomenti: principi di permacultura, food foresting, gestione delle risorse idriche, gestione biologica e rigenerativa di orto e frutteto, potatura, produzione ed uso del “biochar”, produzione ed uso del lombricompost, produzione ed uso del “bocashi”, fermentazione acido-lattica dei prodotti vegetali, educazione alimentazione, erbe medicinali ecc.

Recentemente abbiamo siglato un programma di collaborazione con il docente ricercatore  italo australiano Dott. Francesco Gimelli, Università di Melbourne,  il quale ha già iniziato presso di noi un percorso che durerà 6 mesi, volto alla realizzazione di uno studio socio-ambientale sui sistemi agroecologici. Se il risultato dello studio sarà quello che riteniamo possa essere verrà utilizzato come materiale didattico dall’ateneo Australiano con cui si stabilirà un programma di monitoraggio permanente che ci accompagnerà durante tutte le fasi di sviluppo del progetto.

Anche con l’università di Firenze si sta discutendo sulla possibilità di realizzare un programma di collaborazione per creare come centro studi sperimentale  per l’implementazione di nuove tecniche per la coltivazione biologica.

E’ stato inoltre attivato un programma di volontariato internazionale, realizzato con il supporto dell’associazione Wwoof international, che ha visto in solo due anni decine di ragazze e ragazzi, uomini e donne, provenienti da ogni parte del mondo, dare il loro contributo a questo progetto e beneficiare delle conoscenze e delle esperienze che lo stesso mette a disposizione nell’ambito dell’agroecologia applicata.

Per concludere questo quadro generale merita menzionare che è stato recentemente raggiunto quello che per noi è un importante obiettivo, grazie al supporto di una comunità di oltre 1300 persone che segue e interagisce con le nostre attività e attraverso la determinazione di una ventina di famiglie residenti in  zona è stato creato un G.A.S  che fa arrivare nelle loro tavole cibo sano e a km zero. Per molti potrebbe essere un’aspetto non di primaria importanza, per noi è la realizzazione di un proposito sostanziale.

TECNOLOGIA A SERVIZIO DELLA NATURA

Un punto fondamentale per produrre cibo sano, in quantità sufficienti ed in forma sostenibile è sicuramente la tecnologia, forse questo è il punto realmente qualificante e decisivo per costruire un’attività agricola “amica della natura” e nello stesso tempo capace di coniugare la sostenibilità delle attività umane con i bisogni alimentari di una popolazione mondiale in continua crescita.

Uno degli obiettivi è implementare sistemi efficienti di coltivazione mista animale-vegetale, capaci di utilizzare fino al 90% di acqua in meno, sviluppare e stratificare in verticale la produzione di ortaggi e inserire l’elemento “pesce” in sinergia nel processo produttivo; questa tecnica è conosciuta come “aquaponica”, ossia la combinazione di acquacoltura e idroponica, dove in un sistema di “economia circolare” le deiezioni dei pesci nutrono le piante e le piante restituiscono ai pesci un acqua fitodepurata quindi adatta al  loro benessere.  Questo sistema è da molti considerato una delle principali soluzioni del futuro prossimo per la produzione diffusa (anche nelle realtà urbane) di cibo sano, a km 0 e in spazi limitati (balconi, terrazze, piccole stanze, tetti ecc)

Nel momento in cui saranno realizzati i bacini di ritenzione idrica e di conseguenza la rete di irrigazione questa sarà trasformata in una “smart net” grazie alla sensorizzazione della superficie con rilevatori di umidità, i quali permetteranno di irrigare in maniera efficiente e puntuale solo laddove il livello di umidità del terreno scenderà  sotto il livello di fabbisogno delle colture.

Insieme a queste, molte altre sono le soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione e che è nella nostra intenzione implementare; nell’intento di realizzare una via alternativa e funzionale per la gestione sostenibile delle attività umane ed agricole, con la speranza che queste  scongiurino o mitighino gli allarmanti scenari climatici che si prospettano da qui a 10-20 anni.

OBIETTIVI E FINALITA’ IN SINTESI

1) Costruire un ecosistema agro-forestale produttivo, autosufficiente e resiliente.

2) Costruire un modello ripetibile e quantificabile di azienda agricola, realmente sostenibile sia  dal punto di vista ambientale che economico (diversamente non avrebbe un valore di utilità sociale e di indirizzo)

3) Produrre cibo sano, di alto valore nutritivo in un rapporto di 40 famiglie medie ad ettaro.

4) Realizzare un’azione informativa e divulgativa rispetto alle “buone pratiche” ambientali, agricole, etiche e sociali promosse dalla permacultura e dall’agroecologia.

Chianti Food Forest5) Attivare programmi di collaborazione con enti, università, studi tecnici, associazioni e soggetti coinvolti, per la sperimentazione, ricerca, sviluppo e divulgazione delle migliori pratiche  per fronteggiare i cambiamenti climatici.

Massimiliano Domizi è l’autore di articolo e autore questo progetto Biosferico

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RICONOSCIMENTO DI DON CIOTTI AL GRANDE SUCCESSO DI NO CAP

Un giorno mi è stato mandata in dono una bottiglietta coi pomodori, con un marchietto meraviglioso che diceva NO CAP, (no al caporalato!) ,. la scelta di yuna lotta per pagare in modo giusto e dare dignità ai nostri lavoratori ma anche ai nostri contadini. Che cosa bella!
Dopo i riconoscimenti del mercato testimoniati dall’esaurimento in pochi giorni dei primi quantitativi di prodotti conservati a base di pomodoro, e un pomodoro raccolto da uomini liberi regolarmente remunerati e non da schiavi sotto caporalato, e trasformati da aziende attente alla sostenibilità ecologica dei propri processi produttivi, oggi arriva un “endorsement” per certi versi ancora più importante, quello di Don Luigi Ciotti.

Il grande prete anti mafia e “Santo Patrono” di LIBERA, in un discorso a Foggia ha voluto menzionare l’esperienza di No Cap come una nuova strada per combattere le mafie che siano esse quelle scoperte del caporalato che quelle più subdole e mascherate legate al modello economico ultra liberista che continua a giustificare qualunque violazione di diritti umani, ambientali e sociali in nome della logica del profitto estremo.

Il sostegno di Don Luigi Ciotti significa moltissimo per tutti noi del CETRI che da sempre sosteniamo l’esperienza di NO CAP e del suo Presidente (e nostro vice presidente), Yvan Sagnet.

NO CAP rende evidente la sinergia fra la lotta contro tutte le mafie la lotta contro un modello economico che le permette, le incoraggia e le fa prosperare.”

Ecco le parole di Don Ciotti a questo link

https://youtu.be/gI1Mb4v1wh4

Straordinario successo commerciale dei prodotti NO CAP.

Hanno fatto registrare il tutto esaurito le prime forniture di prodotti certificati da aziende etiche e sostenibili tramite il bollino NO CAP con la matrice multi criteri elaborata dagli esperti del CETRI per la valorizzazione delle aziende virtuose che pure esistono e sono molte di più sul nostro territorio di quante non facciano ricorso agli squallidi sistemi schiavistici conosciuti con il nome di caporalato.

Il mercato ha risposto alla sfida del gruppo di distribuzione pugliese Megamark, guidato dalla famiglia Pomarico, che ha vinto la sua sfida riuscendo a coniugare qualità dei prodotti, convenienza, e anche etica e sostenibilità eco ambientale delle aziende fornitrici.

L’operazione per il momento è limitata al centro sud del Paese dove è presente la distribuzione commerciale dei supermercati del marchio Megamark (Famila, DoK, A&O e Sole 365).
I prodotti certificati attraverso la matrice multi criteri ideata dagli esperti del CETRI, sono presenti anche in alcuni esercizi commerciali di Roma, come quelli del gruppo Biopolis.

Tali prodotti saranno distribuiti anche in tutto il resto del paese, da altre aziende quali la Goodland dell’inarrestabile lucio Cavazzoni, inventore del celeberrimo marchio Alce Nero

A questa pagina è possibile scaricare il brichure illustrativo del progetto NO CAP https://www.nocap.it/wp-content/uploads/2019/11/Presentazione-No-Cap.pdf

Il progetto prevede non solo la paga etica dei lavoratori impegnati e la loro dotazione di tutti i dispositivi di sicurezza quali tute di protezione, guanti anti graffio, scarponi anti scivolo e occhiali anti sole, ma anche la presa in carico di luoghi dignitosi dove farli dormire anziché gli ormai tristemente famosi ghetti, e sistemi di trasporto sicuri per evitare che si ripetano tragedie come quelle che nell’agosto dello scorso anno hanno determinato una vera e propria strage sulle strade del foggiano, facendo morire ben 16 lavoratori in due diversi incidenti in due giorni consecutivi (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/06/foggia-sono-10-braccianti-migranti-morti-un-incidente-stradale-ci-sono-feriti/4541600/)

Il CETRI si congratula con il suo vicePresidente Yvan Sagnet. leader della associazione NO CAP, per la felice intuizione che la lotta al caporalato possa essere molto più efficace se valorizza le imprese che non vi fanno ricosro aiutandole a conquistare nuovi mercati che se si limita alla pur necessaria azione di denuncia e protesta.

Yvan Sagnet e la passata “NO CAP”

Vanno ricordati anche il coraggio visionario di tutti gli attori della distribuzione, dal gruppo Megamark, a Biopolis e a quanti si aggiungeranno alla iniziativa per la diffusione dei prodotti di aziende certificate NO CAP

Adesso per la seconda “ondata” stanno per arrivare sul mercato i prodotti invernali dell’ortofrutta fresca di filiera corta di aziende certificate NO CAP,

IL CETRI AWARD protagonista al Senato della manifestazione per il turismo sostenibile

Ha avuto luogo venerdì 29 novembre nella Sala Koch di Palazzo Madama del Senato della Repubblica, la terza edizione del premio TRI Award

Il Premio, organizzato dal Cetri-Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale) è un riconoscimento attribuito alle scuole che maggiormente si sono distinte in progetti educativi dedicati all’idea della Terza Rivoluzione Industriale.

Nell’introdurre la cerimonia, Angelo Raffaele Consoli, Presidente del CETRI-TIRES e Direttore dell’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin, ha menzionato la città di Taranto come un esempio di di riscatto del territorio grazie alle sue risorse storiche, culturali, eno gastronomiche che possono alimentare una nuova e ricca filiera di turismo “esperienziale”.

«Taranto – egli ha affermato – è un esempio tipico di come si possa creare economia attraverso il turismo; è una citta spartana, ha una enogastronomia invidiabile a livello mondiale, solo che tutto questo è passato in secondo piano a causa dell’impatto devastante del Centro industriale, la vicenda dell’Ilva che tutti conosciamo. A Taranto si è ricominciato a ricostruire il territorio con tutta una serie di iniziative (come la Spartan Race) sulla base delle risorse naturali, della propria storia, il turismo è una risorsa enorme che noi dobbiamo valorizzare».

Consoli ha quindi ricordato l’approvazione in Parlamento nel giorno 28 novembre della Dichiarazione di emergenza climatica e la seduta unica sul Green New Deal indetta per l’11 dicembre p.v. dal Parlamento Europeo.

In conclusione della sua presentazione, Consoli si è soffermato sull’ultima pubblicazione del noto economista americano, Jeremy Rifkin, “The Green New Deal” all’interno della quale sono delineate ben 23 proposte che rimettono in gioco la comunità locale. Secondo Rifkin possono ritornare in gioco non solo i Comuni ma anche la società civile e quella economica.

Successivamente ha avuto luogo la consegna di una copia del libro di Rifkin da parte di Consoli al ministro Franceschini, e del TRI award ai vincitori

I prestigiosi attestati sono stati consegnati da Antonio Rancati, Coordinatore Generale del Cetri-Tires, Angelo Consoli, e dal Senatore Lucio D’Ubaldo, a 6 istituti scolastici di Parma, Cassino (Frosinone) e Roma, il liceo Avogadro in cui un gruppo di lavoro coordinato dalla professoressa Rita Barbieri, sta elaborando un piano (in inglese) di adattamento al territorio italiano e della Capitale dei principi del Green New Deal che verrà trasmesso anche a Jeremy Rifkin per beneficiare anche del suo contributo.

LA PROFESSORESSA RITA BARBIERI CON I RAGAZZI DELL’AVOGADRO E ANGELO CONSOLI

Inoltre, in collaborazione con Mauro Spagnolo, direttore e fondatore della testata Rinnovabili.it, è stato attribuito un TRI Award anche al docufilm “Controcorrente”, la narrazione dello stato dell’acqua in Italia attraverso un viaggio “on the road” all’insegna della ricerca ma anche della sostenibilità ambientale.

La cerimonia è avvenuta in conclusione della manifestazione “Visitaly. Visitare l’Italia tra borghi e città”.

La manifestazione ha sottolineato come l’Italia, sia terra di patrimoni consapevoli e inconsapevoli.

Attorno alla sua definizione estetica e al tempo stesso turistica, il nostro Paese e le sue istituzioni stanno tentando nuove strategie di sviluppo e di regolamentazione.

Su questo tema di attualità si sta sviluppando un grande progetto presentato nell’ambito di queta manifestazione:

Un convegno importante e illuminante presenziato dall’on. Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, e organizzato da IFEL con il presidente Guido Castelli e il direttore Lucio D’Ubaldo, Centro Studi e Documentazione dei Comuni Italiani dell’ANCI, che riunisce un patrimonio di alcune migliaia di fascicoli per un totale, stimato, di oltre 200.000 unità documentarie, al servizio dei Comuni per la consulenza e la formazione sui temi della finanza locale.

Presenti in sala anche la Vice Presidente del Senato della Repubblica, Paola Taverna, la quale ha espresso un parere estremamente positivo in merito al progetto concludendo il suo indirizzo di saluto dell’ufficio di presidenza con le parole dello scrittore polacco, premio Nobel per la Letteratura Henryk Sienkiewicz, il quale afferma “Io credo che ogni uomo abbia due patrie; l’una è la sua personale, più vicina, e l’altra è l’Italia”. In prima fila anche l’onorevole Alessia Morani, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico del Governo, e Silvia Costa, parlamentare europea.

L’evento ha avuto inizio con i saluti di benvenuto da parte di Antonio Rancati, Coordinatore generale del Centro Studi Europeo Cetri-Tires del prof. Jeremy Rifkin sulle teorie della Terza Rivoluzione Industriale per un Green New Deal globale, ed invitando gli ospiti a seguire il video iniziale di presentazione della Piattaforma Digitale realizzata con il Centro Documentazione e Studi dei Comuni Italiani (ANCI-IFEL).

I Comuni italiani sono complessivamente 7914. Per dimensioni e numero di abitanti variano enormemente. “VisitalyMaps” è una piattaforma interattiva in cui i Comuni con l’adesione al sistema, avranno la possibilità di immettere dati, notizie, informazioni e nessun costo graverà sui loro bilanci. Website ufficiale www.visitalymaps.com

Molti i servizi offerti ai cittadini e ai turisti con la possibilità di scegliere quali notifiche automatiche ricevere e per quali punti di interesse. Con un semplice click si può veramente trovare di tutto, si può selezionare la lingua, conoscere la storia, scegliere i luoghi per assaggiare la tipica cucina italiana e si possono effettuare molte altre ricerche. Di fondamentale importanza anche il traduttore vocale, disponibile per tutte lingue, senza la necessità di aprire più applicazioni.

Gli ultimi dati statistici ci dicono che il settore turistico è in continua espansione e i visitatori non arrivano solo nelle grandi città d’arte, ma anche nei piccoli borghi medioevali.

Bobbio, il piccolo borgo medievale dell’Emilia Romagna, della Val Trebbia, in provincia di Piacenza, conta circa 3.500 abitanti, nel 2019 è stato vincitore del titolo “borgo dei borghi”.

Per quanto riguarda la storia dei borghi medievali e delle città d’arte, occorre evidenziare che ci sono fonti non affidabili e fonti invece certificate e spesso le informazioni non sono corrette o complete. L’obiettivo di VisitalyMaps è quello di riunire correttamente i dati di conoscenza riguardanti le città piccole e grandi.

VisitalyMaps è il primo motore di ricerca italiano che abbraccia attraverso un unico applicativo le tante proposte del nostro Paese.

Dopo la presentazione della piattaforma digitale si sono susseguiti gli interventi Lucio D’Ubaldo, Alessio Pascucci, Giuseppe Roma, Anna Maria Ruffini e Alberto Tripi e una interessante tavola rotonda con l’on. Dario Franceschini, Guido Castelli, il giornalista Marco Frittella, lo scrittore Marco D’Eramo e Angelo Raffaele Consoli.

Quanto all’intervento di Lucio D’Ubaldo, «il turismo italiano – egli sostiene – deve cambiare rimanendo fondamentalmente se stesso e deve dotarsi di una capacità di comunicazione più forte di quella che abbiamo oggi. Il “concept” dice cosa è stato fatto e cosa dobbiamo fare concretamente. Il mondo dei Comuni non può rimanere passivo rispetto ad una logica del turismo che è fatta di varie sfumature; tuttavia è necessario capire se il turismo è un fattore residuale dell’economia oppure se invece è un vettore, un’arma che noi italiani abbiamo in più per far lievitare questa nuova economia digitale».

Al senatore D’Ubaldo ha seguito l’intervento di Alessio Pascucci, Presidente dei Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco, che riunisce tutti i comuni che hanno sul proprio territorio un sito UNESCO. Cerveteri, di cui è Sindaco, insieme alla Necropoli di Tarquinia è stata inserita nell’Associazione. Il sindaco Pascucci e la sua Amministrazione sta concentrando un grande impegno nella promozione della Necropoli e nel potenziamento delle strutture turistiche.

Pascucci ha ricordato che sono 55 i siti dei beni culturali italiani tutelati dall’Unesco, ma da oggi il nostro Paese non è più primo in questa classifica o meglio siamo primi in classifica, ma in coabitazione. Ad aver compiuto il vero, grande balzo è stata la Cina, che con due nuovi siti Unesco ha pareggiato l’Italia nella classifica dei siti patrimonio dell’umanità. Ha sottolineato l’importanza della Carta Unesco per mantenere la pace tra le nazioni e per la promozione della scienza e della cultura.

La legge 20 febbraio 2006 n. 77 “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti e degli elementi italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella «lista del patrimonio mondiale», posti sotto la tutela dell’UNESCO”, finanzia i siti Unesco.

La Val Camonica in Lombardia, si estende per circa 90 km in mezzo alle Alpi orientali, fra le province di Brescia e Bergamo, con le sue incisioni rupestri è stato il primo dei siti italiani inseriti nella Unesco World Heritage List. È il nostro sito più antico e più esteso.

La Germania con meno siti di noi ha investito 125.000.000 di Euro. L’Italia ha poche risorse di bilancio e con le stesse risorse deve far fronte anche alle esigenze dell’Unesco.

Pascucci si è soffermato quindi sull’importanza dei Piani di Gestione, i quali sono stati introdotti dall’UNESCO che non ne ha proposto un modello unico né ha fornito una definizione di Piano di Gestione. Ogni realtà nazionale e locale deve individuare la configurazione più idonea per tale strumento, alla luce della normativa vigente e delle specifiche situazioni. Si tratta di norme di comportamento che non sono vincolanti.

«I turisti internazionali – ha concluso Pascucci – quando pianificano i loro viaggi svolgono attenti ricerche, si documentano sui siti Unesco, per loro sono importantissimi. Visitaly ci racconta quello che siamo, la nostra cultura, la nostra storia e la nostra identità».

Dopo Pascucci, il coordinatore Antonio Rancati ha invitato il vice Presidente del Touring Club Italiano, Giuseppe Roma; dal 1989 anche Segretario generale e fondatore della RUR (Rete Urbana delle Rappresentanze). Quanto al suo intervento, Giuseppe Roma sostiene che due sono le finalità di Visitaly: vedere e visitare. Prendendo a prestito una nota citazione, egli afferma “La visione della bellezza è un risveglio dell’anima”.

Il Touring Club quest’anno compie 120 anni. I valori del Touring Club Italiano sin dalla sua istituzione sono la promozione del turismo, la salvaguardia dell’ambiente e la diffusione delle conoscenze e di una cultura consapevole e responsabile del viaggio. Esso si propose sin dall’inizio di fare questa grande opera di visibilità.

«Sappiamo oggi che le carte, le mappe sono state superate dal digitale. Fare una piattaforma in partnership con i Comuni italiani – egli afferma – è un’operazione che ha tre caratteristiche: autorevolezza, versatilità e vigore. Si tratta di promuovere interamente il territorio».

Quest’anno abbiamo avuto in Italia un aumento del 4% dei siti turistici. I turisti si sono recati per il 6,5% in strutture extra-alberghiere e per il 3% negli alberghi. «Il turismo – continua Roma – è e sarà la prima industria del mondo. Tuttavia noi italiani subiamo il turismo, in quanto non abbiamo gli strumenti di orientamento del viaggiatore». Quale sarà il profilo del turista del futuro? Egli sarà colui che avrà amore per la bellezza delle culture materiali e immateriali. Roma sottolinea anche l’importanza del cibo in quanto frutto della storia di una comunità.

Dai dati statistici è inoltre emerso che il 30% dei pernottamenti avvengono in 20 Comuni italiani, Milano in testa, con Venezia in seconda posizione. Tuttavia la concentrazione dei flussi nella riviera romagnola e nella riviera veneta non fertilizza tutto il territorio. Abbiamo la necessità di ampliare la nostra quota di mercato e salvaguardare il nostro patrimonio. La soluzione è quella di orientare il viaggiatore attraverso il web. «Il rapporto con il web è 1 a 1 – aggiunge Roma – occorre integrare territori diversi».

Se Paestum, quest’antica e bellissima città della Magna Grecia, oggi è un attrattore, probabilmente è perché lì c’è un’offerta integrata del territorio ed una “governance”, una autorevolezza delle istituzioni.

«Il sistema turistico – conclude – deve integrare alla autorevolezza delle istituzioni e alla bellezza del territorio, il sistema delle infrastrutture e dei servizi. C’è quindi bisogno di una piattaforma nazionale». E saluta gli ospiti condividendo felicemente l’idea del ministro Franceschini il quale propose di lavorare un anno sul tema turistico, la sua strategia di dedicare ogni anno ad un tema specifico.

Terminato l’intervento del vice Presidente del Touring Club, gli ospiti hanno ascoltato Anna Maria Ruffini, Presidente di Site, Society for Incentive Travel Excellence. La società si occupa dell’organizzazione dei “business events” con partecipanti che vanno dalle 10 persone in su per almeno 4 ore e che contrattualizzano una location. Rispetto agli altri, si è soffermata più direttamente su alcuni aspetti di carattere tecnico, nella fattispecie: il Valore Economico a livello Globale dei Business Event (2018) e l’Impatto totale dei business events a livello globale (2017): 2,5 trilioni di dollari di produzione (business sales), 26 milioni di posti di lavoro, 1,5 trilioni di dollari di PIL. Il settore di Business Events ha generato direttamente più “output” rispetto a molti grandi settori globali, compresi l’elettronica di consumo, i computer e le apparecchiature per ufficio.

Il settore sarebbe stato classificato come la tredicesima più grande economia a livello globale, più grande delle economie di paesi come Australia, Spagna, Messico, Indonesia e Arabia Saudita. “L’incentive travel” rappresenta 75 miliardi di dollari (circa il 9% dell’intero comparto), ma con il rendimento più elevato e con la crescita di settore più rapida, staccando di misura gli eventi corporate, di associazione e fiere. Il Nord America in vetta con 381 miliardi di dollari, seguita dall’Europa occidentale 325 miliardi di dollari (in essa è inclusa anche l’Italia).

Per quanto concerne invece la media di spesa, questi è stato rilevato quanto segue: Nord America 4,508 4,000 $; l’Italia 2,300 – 2,400 $. Al primo posto troviamo gli Stati Uniti, al secondo posto l’Europa occidentale perché i più grandi “players” mondiali sono collocati negli Stati Uniti ed anche perché lì i più grandi eventi, viaggi, convention organizzati sono rimasti a livello regionale.

Per quanto riguarda le mete nel prossimo biennio 2020-2021, l’Europa torna al primo posto, in quanto viene percepita come una destinazione sicura. «Come quindi – conclude la Ruffini – possiamo influenzare le grandi società a scegliere l’Italia? Con la formazione, è quanto emerge dai dati». Educational trip to the destination: 82%, Face-to-face meetings: 77%, Face-to-face at a trade show: 69%

La sessione prosegue con l’ing. Alberto Tripi, Presidente e azionista di maggioranza di Almaviva SpA, presente nel sistema Confindustria dal 1977; attualmente fa parte del Consiglio Generale di Confindustria e di Confindustria Digitale ed è Responsabile Studi e Strategie ICT di Anitec-Assinform. La vera forza del nostro Paese sono le piccole e medie città, i borghi. A suo avviso l’Italia in materia di tecnologie non è seconda a nessuno: «abbiamo tecnologie nostre e aziende nostre». L’ing. Tripi si sofferma sull’importanza di una piattaforma italiana che si rivolge al turismo internazionale. «È necessaria la creazione di filoni di turismo particolari, un turismo diverso non di nicchia né di massa che porterà anche una nuova occupazione giovanile e riqualificazione».

Il senatore D’Ubaldo ha dato lettura all’assemblea del messaggio del Presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, Sindaco di Bari, che non ha potuto partecipare per impellenti impegni istituzionali nella sua città, con il seguente testo:

Sono dispiaciuto di non essere presente a questo convegno, promosso dal nostro Centro Documentazione e Studi dei Comuni Italiani (ANCI-IFEL) per la presentazione della piattaforma “VisItaly Maps”, ma il mestiere di Sindaco mi lega nella mattinata odierna a un impegno sopraggiunto all’improvviso con la mia città.

In ogni caso, pregando i relatori e tutti i convegnisti – in particolare gli studenti giunti da più parti d’Italia – di scusare questa assenza involontaria, desidero confermare l’impegno dell’ANCI nella definizione di nuove forme di sostegno a una capillare promozione turistica, per “Visitare l’Italia tra borghi e città”, come recita il titolo dell’iniziativa odierna.

Mi piace ricordare, a conferma della tradizione che segna la sensibilità del mondo autonomistico sui temi in discussione in questa prestigiosa Aula Koch, la lontana e pur significativa I^ Conferenza delle Città adriatiche italiane e jugoslave, tenutasi a Spalato nel marzo del 1975. Non a caso, coerentemente con quanto oggi si discute a livello planetario, era questo il titolo della Conferenza: “I problemi dell’inquinamento e del turismo”. I Sindaci che dialogavano lungo la frontiera della discordia, tra est e ovest dell’Europa, condividevano le grandi e incipienti preoccupazioni per le sorti del mare Adriatico – per altro il mare della mia città.

Sono convinto che la forza di queste radici, anche nel confronto che andiamo a ravvivare grazie alla disponibilità del Ministro Franceschini, possa consentirci di formulare appieno l’auspicio di un autentico e generoso protagonismo di tutti i nostri Comuni, per far evolvere la proposta ammiccante di un “selfie” sempre nuovo dell’Italia nel mondo”.

Nella tavola rotonda il giornalista RAI, Marco Frittella, in qualità di moderatore, ha iniziato il suo intervento partendo dalla riflessione sul tema turistico del suo collega giornalista Marco D’Eramo, autore del libro “Il selfie del mondo. Un’indagine sull’età del turismo”.

Il turismo è l’industria più importante di questo nuovo secolo, perché muove persone e capitali, impone infrastrutture, sconvolge e ridisegna l’architettura e la topografia delle città. A partire da questa considerazione comincia l’indagine di Marco d’Eramo, che s’interroga su un fenomeno tanto diffuso quanto complesso. D’Eramo ripercorre le origini del fenomeno turistico, osservandone l’evoluzione fino ai giorni nostri.

Frittella si rivolge al ministro Franceschini con questa precisa affermazione: “L’industria del turismo va gestita. Occorre una valorizzazione dei beni culturali anche ai fini turistici. Tuttavia il tema della valorizzazione è contrastato, c’è una contrapposizione ideologica”.

La risposta dell’on. Franceschini: «La bussola è l’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. I padri costituenti hanno previsto sia la tutela sia la valorizzazione. Troviamo un meccanismo condiviso. La bellezza deve essere una condizione di crescita del Paese: non solo con il turismo, ma anche con la capacità di attrarre investimenti».

«Noi italiani – conclude il Ministro – siamo avanti nella tutela, ma siamo rimasti indietro nella valorizzazione. Investire in cultura aiuta non solo il turismo culturale, ma tutte le altre forme di turismo. Noi possiamo giocare questa integrazione, che è unica».

Al ministro Franceschini segue l’intervento di Guido Castelli. I Comuni sono il cuore pulsante della vita sociale degli italiani. «Le comunità locali, i territori, – sostiene Castelli – sono il luogo dei legami e delle identità. Possono rappresentare il futuro di un rinnovato legame dei cittadini con le istituzioni e sono la condizione di qualunque solida ripresa economica e sociale».

A sostegno della sua tesi, Castelli cita Andres Rodriguez-Pose, docente della London School of Economics, e «la vendetta dei luoghi che non contano». Rodriguez ritiene che le attuali risposte politiche rischiano di minare le basi del benessere economico delle aree sviluppate e di quelle periferiche e che occorrono politiche di sviluppo territoriali maggiormente attente alle caratteristiche delle aree periferiche.

«Nella nostra realtà – continua Castelli – anche le città metropolitane hanno un senso solo se sapranno valorizzare i territori e i Comuni minori che gravitano sull’area più vasta. L’ibridazione di esperienze spesso incrociano i piccoli Comuni: Il 92% dei nostri prodotti DOP e DOC nasce nei piccoli Comuni».

«Se pensiamo ai camminatori – aggiunge Castelli – per la prima volta il numero di persone che percorrono i cammini in Italia supera quello degli italiani a Santiago de Compostela».

In Italia la più gettonata è la via Francigena, seguita dai cammini francescani, dalla Via degli Dei, dal Cammino di San Benedetto, dai Cammini francigeni di Sicilia e dalla Via Romea Germanica. Dai risultati del questionario emerge un ritratto del camminatore tipo in Italia. È una minoranza (il 25%) quella che si mette in cammino per motivi religiosi, gli altri annoverano tra le motivazioni “per fare trekking”, “per stare nella natura” o “per scoprire il territorio”.

Marco Frittella riprende quindi la parola rivolgendosi al collega giornalista Marco D’Eramo, citando la sua espressione “il tocco letale dell’Unesco sui Comuni” .

«Una cosa è conservare un monumento – afferma D’Eramo – una cosa è conservare una città. Una città deve poter cambiare» e cita a sostegno della sua tesi l’episodio della citta di Dresda la quale aveva bisogno di costruire un ponte.

Nel 2004 l’UNESCO aveva dichiarato patrimonio dell’umanità un’area lunga venti chilometri sulle rive del fiume Elba. L’area comprendeva anche la città e il centro di Dresda con i suoi palazzi storici. L’anno successivo, nel 2005, pochi mesi dopo aver ricevuto lo status di patrimonio dell’umanità, l’amministrazione cittadina propose la costruzione di un nuovo ponte a quattro corsie sull’Elba, a poca distanza dalla città, con lo scopo di decongestionare il traffico nel centro cittadino. 

Poco tempo dopo l’UNESCO mise le rive dell’Elba nella “lista rossa” dei patrimoni dell’umanità in pericolo e nel 2009, dopo l’approvazione del progetto e l’inizio dei lavori, l’UNESCO rimosse le rive dell’Elba e la città di Dresda dalla lista dei patrimoni dell’umanità. 

«Non solo il turismo è un’industria, – continua D’Eramo – ma è un’industria che mette in moto le altre industrie e inquina in modo pesante. Il turismo inquina anche da un punto di vista umano, sociale: per la logica fondiaria, dove arriva il turismo si svuotano le città. Se pensiamo alla città di Roma, adesso al centro di Roma vivono meno di un trentesimo degli abitanti del passato. Occorre evitare la monocultura turistica come Detroit. Parigi e Londra sono le città più visitate al mondo perché hanno anche qualcos’altro».

Questi i dati (2018) dei Turisti stranieri pro capite.

L’Italia 58,3 milioni di turisti stranieri, 59,2 milioni di abitanti, 98 turisti per 100 abitanti.

«Occorre una politica turistica – conclude il giornalista D’Eramo – c’è una politica enorme da fare per il turismo, pensiamo al sud Italia dove non c’è una cultura turistica. Bisogna passare dalla metafora del “pollo da spennare” alla “mucca da mungere”. Occorre la diversificazione turistica e la creazione di una cultura turistica. È necessaria una importante iniziativa pubblica nei due sensi: per sviluppare e per contenere. Occorre creare finalmente in Italia una vera politica del turismo, come diceva il ministro Franceschini».

Sipario divertente, ma illuminante e pertinente, è stata la simpatica lettura da parte del giornalista di un capitolo del suo libro, relativa al numero e alle tipologie delle sagre in Italia.

Marco Frittella rivolgendosi quindi nuovamente al ministro Franceschini afferma: «il tema è sempre quello di dipanare il turismo ed estenderlo».

Franceschini risponde facendo riferimento al Piano Strategico del Turismo, discusso a lungo, approvato due anni fa che vale ancora per i prossimi tre anni. «È tutto costruito su una cosa molto semplice – afferma – programmare questa crescita. Due cose vanno fatte. Innanzi tutto le misure d’emergenza: ci sono tecnologie che consentono di regolamentare gli accessi senza far pagare il ticket, e le misure strategiche; occorre moltiplicare gli attrattori del turismo e del turismo internazionale per distribuire ricchezza e crescita sul nostro Paese. Abbiamo parlato dei camminatori…da noi l’identità locale più vera è costruita sul cibo. Abbiamo potenzialità straordinarie ma dobbiamo anche governare».

La sessione termina con l’ultimo intervento di Angelo Raffaele Consoli, Direttore dell’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin. Consoli cita la città di Taranto come un esempio di turismo “esperienziale”.

«Taranto – egli afferma – è un esempio tipico di come si possa creare economia attraverso il turismo; è una citta spartana, ha una enogastronomia invidiabile a livello mondiale, solo che tutto questo è passato in secondo piano a causa dell’impatto devastante del Centro industriale, la vicenda dell’Ilva che tutti conosciamo. A Taranto si è ricominciato a ricostruire il territorio con tutta una serie di iniziative (come la Spartan Race) sulla base delle risorse naturali, della propria storia, il turismo è una risorsa enorme che noi dobbiamo valorizzare».

Consoli ha quindi ricordato l’approvazione in Parlamento nel giorno 28 novembre della Dichiarazione di emergenza climatica e la seduta unica sul Green New Deal indetta per l’11 dicembre p.v. dal Parlamento Europeo.

In conclusione si è soffermato sull’ultima pubblicazione del noto economista americano, Jeremy Rifkin, “The Green New Deal” all’interno della quale sono delineate ben 23 proposte che rimettono in gioco la comunità locale. Secondo Rifkin possono ritornare in gioco i Comuni.

Successivamente ha avuto luogo la consegna di una copia del libro di Rifkin da parte di Consoli al ministro Franceschini.

Infine, gli ospiti hanno potuto assistere alla consegna del Premio Speciale Cultura stabilito con il comitato scientifico Cetri-Tires da parte del fondatore e direttore della testata Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo. Quest’anno, per la quarta edizione, vincitore del premio, il docufilm “Controcorrente”, la narrazione dello stato dell’acqua in Italia attraverso un viaggio “on the road” all’insegna della ricerca ma anche della sostenibilità ambientale.

Infine, la premiazione delle scuole con consegna degli attestati da parte di Antonio Rancati, Coordinatore generale del Centro Studi Europeo Cetri-Tires, insieme ad Angelo Raffaele Consoli e al senatore Lucio D’Ubaldo. Sono stati premiati progetti eco-sostenibili realizzati in 6 istituti scolastici di Parma, Cassino (Frosinone) e Roma.

A cura di Francesca Maccaglia

francescamaccaglia@alice.it

Per chi desidera vedere l’intera trasmissione della presentazione “Visitare l’Italia, tra borghi e città” di Palazzo Madama del Senato della Repubblica (Roma, 29 novembre), della durata di 2 ore e 46 minuti, ecco il link del video: http://www.radioradicale.it/scheda/591782/visitare-litalia-tra-borghi-e-citta

Grande successo della quarta edizione del TRI Award al Senato

Si è tenuto alla sala Koch del Senato, con un grande successo di pubblico giovanile il TRI Award 2019 al Senato. Studenti seduti anche sugli scalini della prestigiosa sala rompevano ogni protocollo e facevano saltare tutti gli schemi di una istituzione fin troppo ingessata che ha avuto il coraggio di aprirsi ai giovani e mettersi in discussione, grazie anche all’infaticabile Antonio Rancati che ha garantito un eccellente organizzazione e lavoro relazionale. Le scuole premiate dal presidente del CETRI, Angelo Consoli e dal ministro per il Turismo e i Beni Culturali Dario Franceschini. Stay tuned for more…

Consoli e Franceschini al CETRI educational award 2019

Il green New deal di Rifkin a Milano

Siamo creature sociali. La nostra forza è il nostro sentimento empatico. Dobbiamo agire in modo unito e collettivo“. Le parole utilizzate da Rifkin a chiusura dell’incontro milanese echeggiano Nella sala del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, gremita come nelle grandi occasioni, e risuonano in un presente forse ancora poco consapevole e responsabile.

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Il suo cauto e autorevole ottimismo, arriva a Milano dopo l’incontro educativo al Green New Deal, svoltosi all’Università Lumsa di Roma, invitandoci a riconoscerci come unica specie vivente a rischio di estinzione. Una grande famiglia consapevole di essere tutti parte di unico sistema. Un “affare verde” che per ragioni temporali, riguarda principalmente i giovani di oggi. Quei giovani che più di tutti, si stanno risvegliando e che prima di tutti si sono uniti per urlare al mondo una richiesta d’aiuto che incide sulle coscienze delle generazioni viventi, arrivando forse anche oltre la biosfera.

A quei giovani Rifkin dice: “Siate forti. Protestare non basta, tornate nelle vostre città e fatevi eleggere nelle istituzioni. Siete voi che dovete realizzare il cambiamento.” Una bella responsabilità, vero?Vero è che anche noi, giovani di ieri, che probabilmente vedremo relativamente poco e sicuramente meno di ciò che accadrà nel giro di questi prossimi decenni, possiamo e dobbiamo fare qualcosa.Parte del nostro ruolo comprende il dare a questi giovani strumenti adeguati per sostenere la sfida, una visione green del futuro fatta di concretezze, prospettive di studi, e soprattutto, di lavoro.

Questo è ciò che si impegna a fare da anni l’economista americano, coinvolto nella collaborazione con i sistemi di governance per sviluppare le nuove strategie di sviluppo di quella che è La Terza Rivoluzione Industriale. Una rivoluzione che richiede come tutte le rivoluzioni, una transazione e che, come ogni transazione, necessita di risorse e nuove conoscenze aggregate. 14 milioni di nativi digitali! Trilioni di dollari che stanno uscendo dal mercato dei combustibili fossili (al collasso, secondo le previsioni entro il 2028), per creare una nuova infrastruttura che coinvolga tutti i settori, dall’Internet delle comunicazioni, alle nuove fonti di energia rinnovabili, al trasporto, all’edilizia, ai viaggi. Tutto. Milioni e milioni di posti di lavoro, che l’automazione e l’intelligenza artificiale possono gestire solo in parte. Perché, diciamocelo, collocare pannelli solari come tutta una serie di altre attività collegate ai nuovi mercati della Smart Revolution, richiedono ancora, e per fortuna, l’intervento umano. La Road Map individuata per orientarci in questo viaggio, si fonda su tre importanti punti cardinali, emersi dallo studio dei grandi salti paradigmatici della storia evolutiva, dalla prima rivoluzione industriale, alla Sharing Economy. Nuovi sistemi di comunicazione, nuove fonti di energia e nuovi sistemi di mobilità e logistica, sono i bisogni primari che caratterizzano ogni passaggio evolutivo. Bisogni necessari anche oggi, per andare oltre il lento mercato del capitalismo, verso le reti digitali in cui tutto è connesso e dove i costi marginali raggiungono quasi lo zero. Un passaggio dalla logica del fornitore/acquirente a quella del fornitore/utente, dal Pil agli indicatori di qualità della vita. Uno spostamento, da qualcosa di sbagliato caratterizzato da un sistema capitalistico piramidale al cui vertice solo pochi individui possiedono il benessere complessivo della metà degli esseri umani, verso l’economia della condivisione. Si stima in circa 10 anni il periodo di transazione per creare la nuova civiltà resiliente e non superare gli 1,5 gradi di aumento della temperatura, così come ci indica l’IPCC, che ci dice realisticamente e senza catastrofismi, che per ogni grado in più, sarà un susseguirsi di eventi climatici drammatici. E quando c’è un disastro climatico nessun governo può intervenire da solo. Tutti contribuiscono. Tutti si uniscono. Tutti rischiano per gli altri creando una solidarietà che dimostra il fatto che apparteniamo tutti allo stesso Pianeta. Questo è ciò che di più importante stiamo imparando dal cambiamento climatico.

Che la grande trasformazione che dobbiamo fare riguarda la nostra coscienza, perché non è possibile controllare la terra come qualcuno pensava o pensa ancora di fare. Dobbiamo agire uniti, coinvolgendo le università, le scuole, i sindaci, le camere di commercio. Dobbiamo collaborare alla creazione di una mappa tagliandola singolarmente sulle nostre regioni, sulle nostre esigenze locali.

Ciò che è necessario fare è passare dalla globalizzazione alla glocalizzazione, trasferendo la responsabilità dagli stati nazione alle regioni, dove ogni regione si prenderà cura dei propri 90 Km di biosfera. Così potremo vincere la sfida. Così potremo salvare la nostra specie.

Silvia Rossetti – Evangelista Ambientale

Milano, 22 ottobre 2019

Jeremy Rifkin, a Roma un incontro per educare al green new deal

L’Università LUMSA, in collaborazione con Cetri-Tires, ha organizza un incontro pubblico sul tema “Educating to The Green New Deal” al quale ha partecipato l’economista e sociologo Jeremy Rifkin, anche in relazione alla presentazione della traduzione in italiano del recente saggio Un Green new Deal globale.

Da sempre attivista e consigliere politico per l’adozione di nuovi modelli di economia, più etici e più rispettosi dell’ambiente, Jeremy Rifkin è uno dei più importanti pensatori contemporanei, consigliere della leadership dell’Unione Europea – dalla Commissione Europea (ha lavorato con i presidenti Romano Prodi, Jose Manuel Barroso e Jean-Claude Juncker) al Parlamento Europeo –, della Repubblica Popolare Cinese e anche di molti altri leader mondiali, tra cui la Cancelliera Angela Merkel.

Secondo il MIT di Boston è uno dei pensatori economici più influenti al mondo. L’economista di fama mondiale Jeremy Rifkin, autore di 20 best sellers, alla Lumsa propone un Green New Deal Globale prima del crollo della civiltà dei combustibili aperte nei prossimi sette anni.

Questo è un momento decisivo, abbiamo chiesto ai giovani in tutto il mondo che protestano vivendo a scuola nelle loro classi con i “fridaysforfuture” e si chiedono cosa sarà del nostro futuro e di quello delle prossime generazioni. Questa è la prima rivolta planetaria dell’umanità. Siamo in ritardo, per il pianeta in cui viviamo dobbiamo operare una trasformazione del nostro modo di vivere, ripensare il sistema economico della governance e delle società in cui viviamo – ha dichiarato Rifkin -. Penso anche che l’Enciclica di Papa Francesco sia esattamente ciò di cui abbiamo bisogno, parla della creazione di Dio, e anche noi ci occupiamo della biosfera in cui viviamo, si tratta della vita e del pianeta, la missione è la stessa che il Papa dice, di prendere coscienza e dobbiamo capire che potremmo vedere il nostro pianeta morire e questo è l’unico posto che conosciamo dove ci sia vita nell’Universo”.

a questo link si può vedere il servizio di tele ambente sulla giornata di Rifkin alla LUMSA a Roma
https://www.youtube.com/watch?v=5D44TWxJZgs&feature=youtu.be&fbclid=IwAR3U0j4ORVybL7fVwZd4h5furefi2Rkp0iBB-e7cQ_n15KeBYyEPgjnvNEo

Pubblicato sul trimestrale AMBIENTE Educazione e Tutela (ottobre 2019)

http://www.ambiente-online.it/public/reserved/ambiente118Flip/mobile/index.html

Yvan Sagnet riceve il premio Don Diana per la sua azione contro tutti i caporalati.

Yvan Sagnet è stato insignito oggi del prestigioso premio antimafia intitolato a Don Peppino Diana “Per amore del mio popolo”. Si tratta di  Ilaria Cucchi, Yvan Sagnet, Marco Puglia, Roberto Di Bella.
La scelta dei premiati viene fatta dal “Comitato don Peppe Diana”, congiuntamente con la famiglia di don Diana  e resa pubblica il 21 di marzo, il primo giorno di primavera, che corrisponde anche al giorno dei funerali del sacerdote ucciso dalla camorra  il 19 marzo del 1994. Il Premio sarà consegnato in una cerimonia pubblica oggi 4 luglio a Casal di Principe, simbolicamente nel giorno del compleanno di don Diana.

Ecco la motivazione del premio:

“Yvan Sagnet, Ingegnere ed ex bracciante, Associazione NoCap. 
Perché contro ogni forma di caporalato, credendo nella forza della parola, continua ad illuminare le condizioni di vita dei braccianti stranieri nei ghetti di Italia. Con la sua battaglia, insieme ad altre persone sfruttate nell’agricoltura, descrive il caporalato come sistema diffuso e non come singolo atto criminale, che coinvolge tutte le fasce deboli della società.  Nel 2017 è riuscito a far introdurre il reato di caporalato nella Giurisprudenza Italiana. 
Ho scoperto che le cause reali del fenomeno risiedono nella grande distribuzione organizzata, che impone a monte prezzi dei prodotti sempre più bassi, facendo sì che una parte del nostro sistema imprenditoriale, soprattutto i contadini, non ce la facciano più a reggere, a tenere il mercato, per cui sono costretti ad abbassare il costo del lavoro“, ha detto Sagnet.

Pola Clemente

Nell’accettare il premio, l’ingegnere attivista Camerounense ha voluto dedicare il premio a Paola Clemente, la bracciante tarantina morta quattro anni fa a soli 49 anni sotto il sole cocente nelle campagne di Andria, e per la cui morte la procura di Trani ha incriminato sei intermediari i quali sono attualmente in attesa di giudizio. Dagli atti di quel giudizio sono stati estratti i testi del Docufilm “la Giornata” scritto da Antonella Gaeti e diretto da Pippo Mezzapesa dedicato a Paola Clemente che lavorava per due euro l’ora in condizioni disumane. Yvan Sagnet ha voluto ricordare Paola Clemente perchè fu uno dei primi a denunciarne la morte e contribuì ad impedire che la tragedia venisse silenziata ed occultata, nell’interesse e ad esclusiva convenienza degli ambienti legati al caporalato pugliese.

Fra gli altri premiati, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, per la sua “lotta contro ogni tipo di tortura e per far emergere la verità sulla morte del fratello Stefano, avvenuta il 22 ottobre 2009, Marco Puglia, napoletano, magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, per la sua attività in favore del recupero e della redenzione di persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Roberto Di Bella, messinese, Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, perché credendo nella possibilità di un’alternativa e rompendo l’automatismo offre ai figli delle famiglie mafiose appartenenti alla ‘ndrangheta, una scelta diversa, allontanandoli dall’ambiente e dalla cultura mafiosa.

Ilaria Cucchi

A Yvan e a tutti gli altri premiati le più sincere felicitazioni da parte di tutto il CETRI-TIRES!

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