Friday, August 12, 2022

Cambiamenti climatici: il Parlamento europeo chiede azioni rapide e indipendenza energetica

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi, 22 giugno 2022, la sua posizione su tre progetti di legge per combattere i cambiamenti climatici, ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e proteggere cittadini e lavoro. 

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione: eliminazione graduale più rapida delle quote gratuite per le industrie e inclusione successiva dei cittadini
Nuovo strumento contro la rilocalizzazione delle emissioni di CO2: applicazione più ampia e attuazione più veloce
Nuovo Fondo sociale per il clima per combattere la povertà energetica e di mobilità
Il Parlamento ha approvato la sua posizione negoziale su tre importanti atti legislativi dell’UE che fanno parte del pacchetto “Pronti per il 55% nel 2030” #FITfor55.
Si tratta del pacchetto legislativo dell’Unione europea che ha lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e conseguire la neutralità climatica entro il 2050, secondo quanto previsto dalla legge europea sul clima.
Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con i governi UE sulla forma definitiva delle norme.
Il pacchetto è anche un passo verso l’indipendenza da combustibili fossili costosi e inquinanti provenienti dalla Russia, da raggiungere prima del 2030.

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione
L’obiettivo del Parlamento è incentivare le industrie a ridurre ulteriormente le loro emissioni e investire in tecnologie più verdi. I deputati propongono quindi di riformare il sistema di scambio di quote di emissione (ETS), ad esempio attraverso:
– l’istituzione di un nuovo ETS II per gli edifici e il trasporto su strada con l’esclusione degli edifici privati almeno fino al 2029;
– l’aumento dal 61% (proposto dalla Commissione) al 63% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030;
– la graduale eliminazione delle quote gratuite dal 2027 e loro completa eliminazione entro il 2032;
– un sistema bonus-malus da introdurre a partire dal 2025 per favorire le imprese più ecologiche;
– entrate di bilancio da utilizzare esclusivamente per l’azione per il clima nell’UE e negli Stati membri.

Il nuovo strumento di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio
I deputati chiedono un campo di applicazione più ampio e una più rapida attuazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’UE, che serve a sostenere la riduzione delle emissioni nei paesi non UE e prevenire la rilocalizzazione delle emissioni. Fra le proposte approvate figurano:
– l’introduzione graduale e anticipata del CBAM entro il 2032, in concomitanza con l’eliminazione delle quote gratuite ETS;
– l’estensione del campo di applicazione ai prodotti chimici organici, alla plastica, all’idrogeno e all’ammoniaca, nonché alle emissioni indirette;
– l’utilizzo di un importo equivalente alle entrate del CBAM dal bilancio UE per sostenere la transizione verde nei Paesi meno sviluppati;
– l’istituzione di un’autorità CBAM a livello UE.

Fondo sociale per il clima
Il Parlamento ha sostenuto la creazione di un Fondo sociale per il clima (SCF) per aiutare le persone più colpite dalla povertà energetica a far fronte all’aumento dei costi della transizione energetica.
Il Fondo dovrebbe includere:
– misure temporanee di sostegno diretto al reddito (come la riduzione delle tasse e delle tariffe energetiche) per far fronte all’aumento dei prezzi del trasporto su strada e del combustibile per riscaldamento;
– investimenti nella ristrutturazione degli edifici, nelle energie rinnovabili e per passare dal trasporto privato a quello pubblico, al car-pooling e car-sharing e all’utilizzo di modi di trasporto attivi quali la bicicletta. Le misure potrebbero prevedere incentivi fiscali, voucher, sovvenzioni o prestiti a tasso zero.

Il Parlamento ha inoltre adottato la sua posizione negoziale su:
– Livelli di emissione CO2 per auto e furgoni
– Uso del suolo, cambiamenti di uso del suolo e forestale (LULUCF)
– Emissioni di gas serra in altri settori (condivisione degli sforzi)
– Revisione del sistema ETS per il trasporto aereo
– Riserva stabilizzatrice del mercato
Per ulteriori informazioni
Risultati delle votazioni (22/06/2022)
I testi approvati saranno disponibili qui (cliccare su 22/06/2022)
Servizio di ricerca del PE: approfondimento sul pacchetto “Pronti per il 55% nel 2030”
Infografica – “Pronti per i 55% nel 2030”
Servizio ricerca del PE: Azione per il clima dell’Unione europea: situazione attuale (14/12/2021)
Centro multimedia del PE – Green Deal europeo
L’UE punta alla neutralità climatica entro il 2050 ©Kampan/Adobe stock

L’attivista per i diritti umani Yvan Sagnet racconta l’esperienza NoCap in occasione della presentazione del fumetto ispirato al suo impegno

Yvan Sagnet, fondatore e presidente NoCap: «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato»

Fonte «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato» (avvenire.it) 17 maggio 2022

Il romanzo a fumetti sulla nostra storia “La Città di Cap” ideato da A mano disarmata ed edito da BeccoGiallo Editore oggi su Avvenire.

Cosa c’è dietro a una città solo apparentemente perfetta? Una realtà distopica, una cortina di fumo che nasconde una realtà infernale in cui si calpestano i diritti civili. È questo il cuore de ‘La città di Cap’, graphic novel ispirato alla battaglia per i diritti umani di Jean Pierre Yvan Sagnet, autore della prefazione al libro. Il lavoro, nato dalla collaborazione con l’associazione NoCap e A Mano Disarmata e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, verrà presentato oggi a Torino, nel corso del 7° Forum dell’informazione contro le mafie, che metterà al centro proprio la lotta al caporalato e le cui conclusioni saranno affidate a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Come ne ‘La città di Cap’ la rivoluzione è nelle mani di una giovane donna che dal gradino più basso della società, muove le coscienze, accendendo il senso civico, così adesso tocca a tanti protagonisti nascosti della società civile emergere dal buio e lottare per la propria emancipazione.

«Abbiamo accolto con tanto entusiasmo la proposta di raccontare con un fumetto lo sfruttamento dei lavoratori. Soprattutto perché è rivolto a un pubblico di giovani. E perché, purtroppo, il fenomeno è ancora gravissimo e in evoluzione». Così sottolinea Yvan Sagnet, attivista camerunense, nominato cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella per il suo impegno in difesa dei diritti dei lavoratori, promotore del progetto NoCap che ha ispirato il libro di fumetti. Un progetto che in tre anni ha coinvolto in sei regioni una cinquantina di aziende e circa 1.200 lavoratori.

Yvan, bisogna parlare ancora molto di caporalato?
Certo. Anche perché il fenomeno è in evoluzione. Ci sono nuove forme di caporalato, come le cooperative senza terra e le agenzie interinali. Cambia forma, ma ormai il sistema di produzione si regge sullo sfruttamento, che colpisce non solo il settore agricolo ma tutti i settori economici. E non riguarda più solo il Sud. Ben il 55% delle inchieste riguardano il centronord.

La legge 199 del 2016, conosciuta come “legge anticaporalato”, ha dato strumenti molto importanti a magistratura e forze dell’ordine. E i risultati si vedono. Ma basta?
No. Serve una vera e seria riforma del mercato del lavoro. Non possiamo lasciare tutto alla magistratura. La repressione serve ma non è sufficiente, risolve una parte del problema. Bisogna lavorare sulla prevenzione introducendo tutta una serie di strumenti.

La copertina della graphic novel “La città di Cap”, ispirata alla battaglia per i diritti umani di Yvan Sagnet

Quali?
Serve una riforma del sistema ispettivo. C’è un’illegalità così diffusa che è diventata quasi legale, e vige una cultura dell’impunità alimentata dalla scarsezza dei controlli. Servono più ispettori. In Puglia a fronte di 40mila imprese agricole ci sono solo 99 ispettori, in Toscana una cinquantina. Utilizziamo il Pnrr per nuove assunzioni. Ma non basta il personale. Una riforma riguarda anche la qualità dei controlli. E poi va riformato il collocamento. Oggi i caporali svolgono una funzione di intermediazione, sono una sorta di centri per l’impiego illegali. Manca un vero sistema legale di incrocio tra offerta e domanda di lavoro. Il collocamento pubblico è stato completamente smantellato. E le aziende chiamano i caporali.

L’esperienza NoCap dimostra che è possibile fare altro. Quale è il segreto del vostro successo?
Siamo passati dalla protesta alla proposta. Le persone hanno bisogno di risposte concrete, non solo di raccontare i problemi. Siamo partiti dall’analisi del fenomeno. È un problema di sistema economico che produce sfruttamento e caporalato che sono funzionali a questo modello che pensa solo al profitto e non ai diritti della persona.

E dopo l’analisi?
Cominciare a lavorare. Sul territorio manca una risposta pratica. Molte delle battaglie, lo dico senza polemiche, si svolgono ai tavoli istituzionali, nei convegni, e meno sul territorio.

Non servono navigatori solitari, ma una rete di soggetti coinvolti…
Proprio così. Stiamo creando una rete sul territorio con i vari attori della società civile, soprattutto quelli che hanno esperienza, e sono in contatto permanente coi lavoratori e le imprese. Abbiamo così fatto un’alleanza con la Caritas, e con la Chiesa che conoscono i problemi dei lavoratori. Ma abbiamo fatto un’alleanza anche con tantissime imprese agricole perché non possiamo risolvere questi problemi se non le coinvolgiamo. Lasciamo da parte l’ideologia, andiamo sulla concretezza. Sono loro che assumono. A noi non serve diventare un’impresa agricola. Se non apriamo un confronto, un dialogo con le imprese, non riusciremo a fare niente. Questa collaborazione è stata la chiave della nostra impostazione e ci ha consentito di entrare nelle imprese e dettare le nostre condizione in accordo con loro. Ci fanno fare i controlli, e ci consentono di inserire nelle aziende soggetti deboli del mercato del lavoro.

Con che risultati?
Operiamo in sei regioni e in tre anni abbiamo intercettato una cinquantina di aziende agricole importanti, mediograndi, inserendo circa 1.200 lavoratori. Non è assistenzialismo, è lavoro. E coinvolgendo anche i consumatori.

E come?
I consumatori che sostengono queste aziende agricole e acquistano i prodotti col marchio NoCap, chiudono la filiera creando un ponte tra l’azienda, la distribuzione e il consumatore che riconosce un prodotto giusto, etico, pulito attraverso il nostro bollino NoCap. Il supermercato è contento di commercializzarlo, e l’azienda è contenta di produrlo. Il bollino lega la filiera dalla raccolta al consumo. E i consumatori stanno rispondendo, sia in Italia che all’estero, dove c’è una grande richiesta.

Fonte «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato» (avvenire.it) 17 maggio 2022

PARLAMENTO EUROPEO APPROVA PARTE DEL PACCHETTO “FIT FOR 55”. ELEONORA EVI (EUROPA VERDE): BLOCCATA ALLENZA DEI FOSSILI, MA SERVE MAGGIORE AMBIZIONE

“Quella di oggi sarà ricordata come una vera giornata campale al Parlamento europeo. Dopo il tentativo fallito delle destre di annacquare il testo al voto due settimane fa sullo scambio di quote di emissioni (ETS), siamo riusciti a rinegoziare alcuni aspetti chiave del dossier, che ora è sì migliorativo rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, ma non ancora sufficientemente ambizioso come chiesto da noi Verdi. E questo purtroppo, ma non sorprendentemente, a causa dell’antagonismo e delle posizioni antiscientifiche e pro-lobby industriali dei soliti gruppi conservatori” – dichiara in una nota stampa l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde.

“Oltre alla revisione dell’ETS, oggi abbiamo votato anche la proposta per la creazione di un meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (il cosiddetto CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism), nonché quella sull’istituzione di un Fondo sociale per il clima. Sebbene soddisfatti di aver rafforzato i testi originali, ad esempio estendendo l’ambito di applicazione del CBAM a settori altamente inquinanti quali quelli relativi a prodotti chimici e plastiche, ci rincresce non aver avuto pieno sostegno da parte degli altri gruppi alle posizioni ambiziose uscite dalla Commissione Ambiente, in particolare per quanto concerne la possibilità per le industrie di continuare ad emettere senza pagare. Il nostro gruppo sosteneva infatti la cessazione dei permessi ETS gratuiti in parallelo all’entrata in vigore del CBAM, o al massimo entro il 2030, mentre la Commissione europea aveva proposto come data ultima il 2035. Esemplificativo della natura dei compromessi votati oggi, il testo approvato fissa al 2032 la cessazione dei permessi gratuiti.

Sorprende però che per Forza Italia persino questo accordo sia stato inaccettabile, il che è sintomatico di quanto questo partito metta sempre e solo al primo posto la difesa dei privilegi dell’industria. Dobbiamo essere chiari: i dossier del pacchetto clima approvati oggi dall’emiciclo sono coerenti con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas climalteranti almeno del 55% entro il 2030, ma non sono sufficienti per rispettare gli Accordi di Parigi e l’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature entro 1.5°C. Come gruppo dei Verdi/ALE, abbiamo deciso di sostenere il pacchetto, perché sappiamo che per ora questo livello di ambizione è il massimo su cui si possa trovare un compromesso all’interno dell’aula parlamentare. Per noi quello di oggi è però solo un trampolino di lancio per continuare a batterci con rinnovato vigore per una maggiore ambizione sull’azione climatica, tanto nei negoziati interistituzionali quanto nell’iter legislativo delle altre proposte del Green Deal ancora in discussione” – conclude Evi.

Fonte Greens/EFA 22.06.2022

Sostenibilità alimentare: un italiano su due compra frutta e verdura a Km 0

Il 51% è attento a comprare prodotti da filiera controllata, l’83% acquista frutta e verdura di stagione, mentre – inaspettatamente – il 44% li sceglie “a chilometro zero”. Vengono inoltre apprezzati alimenti privi di OGM (42%), biologici (37%) e compatibili con diete vegetariane e vegane (24%), riducendo il consumo di carne e di cibi d’origine animale. È quanto risulta dal Pulsee Luce & Gas Index, l’osservatorio realizzato da Pulsee con la società di ricerche di mercato NielsenIQ.

Milano, 20 giugno 2022 La sensibilità nei confronti dell’ambiente si esprime attraverso stili di vita e, conseguentemente, anche mediante le abitudini alimentari. Da questo punto di vista, gli italiani si dimostrano particolarmente attenti. L’83% dichiara di acquistare infatti frutta e verdura di stagione. Il dato, raccolto dal Pulsee Luce & Gas Index, osservatorio sulle abitudini degli italiani realizzato da Pulsee, brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia, in collaborazione con la società di ricerche di mercato NielsenIQ, conferma un crescente interesse verso la sostenibilità anche a tavola.

L’indagine, svolta su un campione di uomini e donne sparsi omogeneamente in tutta Italia e di età compresa tra i 18 e i 65 anni, ha evidenziato che il 79% degli intervistati è consapevole del legame tra alimentazione e impatto ambientale e sono molteplici i comportamenti messi in atto per diminuirlo. In particolare, il 68% dichiara di prestare attenzione a sprecare meno cibo. Inoltre, il 41% indica di aver ridotto il consumo di carne rossa mentre il 37% ha incrementato il consumo di alimenti di origine vegetale.

Nel caso di prodotti confezionati, l’impegno per la sostenibilità si manifesta tramite la scelta di packaging riciclati (56% del campione analizzato), così come la corretta raccolta differenziata (94%).

Parlando invece delle modalità di acquisto di frutta e verdura, coerentemente con la crescente preferenza di acquisto di alimenti a filiera corta, il 30% di coloro che hanno partecipato all’indagine dichiara di rivolgersi a piccoli commercianti, come fruttivendoli e ortolani, l’1% acquista direttamente dai produttori, mentre il 69% si rivolge ai supermercati dove, tra l’altro, è in crescita la presenza di frutta e verdura a produzione locale.

Oltre al cibo, anche l’acqua ricopre un ruolo importante dal punto di vista ambientale e su questo i dati del Pulsee Luce & Gas Index non sono del tutto incoraggianti. Il 49% degli intervistati ha ammesso infatti di comprarla imbottigliata dalla GDO (di cui l’85% in recipienti di plastica), mentre l’8% provvede personalmente a riempire le proprie bottiglie di acqua presso i distributori. Risulta però interessante rilevare che il 42% utilizza l’acqua del rubinetto (con o senza trattamento di depurazione).

Gli italiani sono inoltre disposti a spendere di più per il cibo sostenibile: lo dichiara un cittadino su cinque in nome di una maggiore qualità degli alimenti, mentre un sesto lo fa con l’intenzione di far arrivare un pagamento equo ai produttori. Il valore sale al 74% nel caso dei proprietari di animali domestici che intendono soddisfare anche il loro fabbisogno alimentare in modo “green”.

La trasformazione sostenibile delle abitudini a tavola è quindi essenziale per ridurre l’impatto ambientale. Difatti, circa un terzo delle emissioni di gas a effetto serra mondiali sono legate alle catene agroalimentari (fonte UN). La diminuzione dell’immissione di gas climalteranti e, in particolare, della CO2 nell’ambiente è oggi possibile anche per cucinare e conservare i cibi, scegliendo un fornitore di energia per le utenze domestiche digitale, paperless e sostenibile.

Da ottobre 2021 Pulsee Luce & Gas offre prodotti che includono sempre energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili e, oltre a questo, dà accesso ad una serie di servizi aggiuntivi come Carbon Footprint e Gas Compensation, che permettono di compensare le emissioni di CO2 conseguenti alla fornitura di gas e in generale allo stile di vita del cliente. Il servizio Adotta un impianto rimane disponibile per chi ha attivato prima di ottobre, e ad integrazione dell’offerta.

Pulsee Luce & Gas è l’energy company full digital di Axpo Italia, quarta in Italia nel mercato libero. Attraverso una piattaforma accessibile e intuitiva con servizi integrati su misura, Pulsee propone un nuovo modo di fruire l’energia che mette al centro le esigenze quotidiane delle persone, la libertà di scegliere, la semplicità di fruizione, il consumo sostenibile.

I RICCI MUOIONO: A CAUSA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, DELLE NOSTRE AUTO E DELL’USO DI PRODOTTI CHIMICI NEI NOSTRI ORTI E GIARDINI

SE STIAMO FERMI A GUARDARE, I RICCI SI ESTINGUERANNO NEL GIRO DI 10-20 ANNI”

Dr. Massimo Vacchetta – medico veterinario dell’Ospedale per ricci “Centro La Ninna” di Novello (CN) supportato dalla Fondazione Capellino

Mentre tutti plaudono all’arrivo dell’estate, io non riesco a contenere la mia inquietudine di fronte al paesaggio brullo e arido delle colline che vedo dalla mia finestra”

A parlare è il dott. Massimo Vacchetta (in foto qui sopra mentre cura un riccio), veterinario che dirige il Centro Ricci “La Ninna” che oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini). 

Ciò che mi preoccupa di più è la tendenza al rapido peggioramento inserito nel contesto del riscaldamento globale: le temperature in tutto il mondo stanno aumentando vertiginosamente a causa della continua immissione da parte dell’uomo di gas serra, CO2, nell’atmosfera”.

Foto di Marco Bertelli

Secondo i dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) il 2021 è stato uno dei sette anni più caldi mai registrati ed il settimo anno consecutivo (2015-2021) in cui la temperatura globale è stata mediamente superiore di oltre 1 grado centigrado in confronto ai livelli preindustriali. 

La scienza prevede che, se andremo avanti di questo passo, nell’arco di questo secolo le temperature potrebbero aumentare di 4-6 gradi causando una tremenda devastazione dell’ambiente in cui viviamo. Per far capire l’entità del problema, basti pensare che i cambiamenti che stiamo vivendo ora sono la conseguenza dell’aumento di un solo grado in 30 anni. I più giovani non hanno conosciuto gli inverni di una quarantina di anni fa: freddi e rigidi, con precipitazioni nevose copiose, candelotti di ghiaccio ad ornare il bordo dei tetti e temperature che scendevano spesso abbondantemente sotto lo zero. Questo era un bene per noi e per l’agricoltura, perché il manto nevoso proteggeva la vegetazione e le colture dal freddo e le manteneva umide e sane. 

Da otto anni, in qualità di veterinario, mi occupo del recupero e della cura dei ricci, piccoli mammiferi notturni che accolgo nella mia casa-ospedale di Novello, un piccolo paese abbarbicato su una rocca delle Langhe, nella zona del Barolo. Dopo aver lasciato la libera professione negli allevamenti dei bovini, ho intrapreso questa missione che mi permette di aiutare gli animali e al tempo stesso di cercare di fare qualcosa di concreto per tutelare l’ambiente. La mia diretta esperienza con la fauna selvatica, anche se limitata ad una sola specie, i ricci appunto, mi ha fatto toccare con mano quanto sia grave la problematica del degrado ambientale e del riscaldamento globale e quanto poco sia purtroppo percepita dalla gente

Foto di Massimo Vacchetta

I ricci sono animali considerati sentinella dello stato di salute di un ecosistema, in quanto a stretto contatto con il suolo, territoriali e insettivori. Il rapido declino di questa specie che, nella sua forma attuale, vive sul pianeta da circa 15 milioni di anni è sintomatico del grado di devastazione che la razza umana sta causando al pianeta. I ricci hanno subìto un calo numerico di ben il 70% in Europa, in soli 20 anni. I dati rilevati in Inghilterra sono ancora più impressionanti; secondo una stima fatta dagli anni settanta ad oggi, gli esemplari presenti sul territorio sarebbero scesi da 30 milioni a meno di ottocentomila.

Di questo passo, se non si farà nulla, i ricci si estingueranno nel giro di 10-20 anni.

Le ragioni per cui stanno scomparendo sono molteplici e vanno dalla perdita del loro habitat, all’espansione delle monocolture, dal declino del numero di insetti, agli incidenti d’auto e all’abuso di pesticidi. Ad aggravare una situazione già compromessa, ora ci si è messo anche il cambiamento climatico. Le temperature in rapido aumento rendono la vita sempre più difficile alla fauna selvatica che fatica ad adattarsi, anche perché tutto sta avvenendo molto velocemente. I periodi di protratta siccità causano un’ecatombe di morti per disidratazione e denutrizione, così come i periodi sempre più prolungati di caldo intenso provocano un aumento vertiginoso della mortalità per shock termico. Gli animali selvatici, a differenza nostra, non hanno facile accesso all’acqua e non hanno case che li proteggono dal caldo. Il protrarsi della stagione calda sta anche causando uno stravolgimento del ciclo riproduttivo dei ricci.

Un riccio con la zampa rotta (foto Centro La Ninna)

Nell’autunno del 2021 abbiamo dovuto recuperare oltre 70 soggetti molto giovani nati nei mesi di ottobre, novembre e dicembre: troppo tardi per poter mettere su il peso necessario a superare l’inverno. Vent’anni fa queste cose non succedevano perché la stagione delle nascite era limitata alla primavera e all’estate. Ora abbiamo, da diversi anni, una seconda cucciolata in autunno. Il novanta per cento dei piccoli nati in questo periodo è destinato a morire di fame e di stenti. Un riccio dovrebbe andare in letargo a novembre con un peso superiore ai 600 grammi per avere qualche possibilità di rivedere la primavera. Invece nel nostro ospedale abbiamo soccorso piccoli di appena 200 grammi in tardo autunno, come “Talpa”, un bellissimo cucciolo dal nasino rosa, trovato in pieno giorno, che barcollava stremato dalla denutrizione

Foto di Massimo Vacchetta

A questo grave problema recentemente se n’è aggiunto un altro. Negli ultimi anni abbiamo assistito a improvvisi rialzi termici durante la stagione invernale, con conseguente risveglio di molti soggetti dal letargo e spreco di una grande quantità di energia preziosa, accumulata nel grasso corporeo, che, una volta non più disponibile, finisce col compromette la possibilità di sopravvivere fino alla primavera.

Il drammatico calo numerico delle specie selvatiche come il riccio dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti, perché ha ripercussioni molto più ampie di quanto molti possano immaginare. I ricci, come la maggior parte degli animali, hanno un importante ruolo nel mantenere in vita un ecosistema che permette anche a noi di sopravvivere.

Le ragioni sono semplici ma meritano di essere ricordate. Anche se la metà degli esseri umani vive in città, gode di quattro elementi indispensabili alla vita, ovvero l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo prodotto dall’agricoltura e un clima mite. L’abitabilità della nostra fragile biosfera è legata all’incessante attività degli ecosistemi, ora più che mai in pericolo a causa dell’effetto serra e dello sfruttamento scriteriato delle risorse naturali.

Foto di Massimo Vacchetta

Il problema più grave da affrontare in questo momento è l’inerzia, la mancanza di azione. Il genere umano sembra non comprendere l’entità e l’imminenza della crisi climatica, percepita come una situazione certamente pericolosa ma lontana nel tempo e che quindi che non ci tocca direttamente. Complice di tutto questo è l’informazione non abbastanza incisiva, capillare e costante e la disinformazione legata agli interessi delle multinazionali che, noncuranti del destino che ci attende, continuano a privilegiare il profitto a breve termine “dimenticandosi” che presto ampie zone della Terra diventeranno inabili.

È ora di rimboccarsi le maniche consapevoli che la soluzione arriverà dal basso e che nessuno ci aiuterà ad uscire da questa crisi che potrebbe portare rapidamente alla fine la razza umana.

Ci sono molte soluzioni efficaci, ampiamente illustrate dagli scienziati dell’Ipcc che studiano da anni il problema del clima. Per prima cosa bisogna, in dieci anni, passare dall’energia sporca (petrolio, carbone, gas) all’energia pulita, ovvero solare ed eolica. 

Un altro cardine fondamentale è quello di piantare tanti alberi, circa tre trilioni, e di proteggere i boschi e le foreste rimaste: tutelare il verde esistente è fondamentale per l’equilibrio delicato degli ecosistemi; gli scienziati segnalano l’importanza di proteggere almeno il 30 – 50% della superficie forestale del Pianeta. 

Foto di Massimo Vacchetta

In questo senso passare ad un’alimentazione vegana aiuta perché i due terzi dell’agricoltura, responsabile della distruzione delle foreste, è destinato a produrre cibo per gli animali da carne degli allevamenti intensivi.

E’ molto importante anche cambiare le nostre abitudini, riducendo lo spreco, cercando di riutilizzare le cose, evitando di gettare spazzatura nell’ambiente. Ognuno di noi deve fare la propria parte cercando però di creare una rete con altre persone in tutto il mondo, in modo da formare un movimento che determini una rivoluzione verde. Dobbiamo fare lo sforzo di portare la società ad una profonda riflessione che provochi l’effetto domino del cambiamento e la nascita di una nuova coscienza collettiva, di una forma di intelligenza planetaria che porti gli esseri umani, su scala globale, a considerare l’interdipendenza delle forme di vita come unica possibilità di conservazione della propria specie e delle altre, andando oltre l’antropocentrismo che porterà solo a distruzione ed auto-distruzione. La nostra sopravvivenza dipende da quella di altri innumerevoli organismi viventi e dal loro funzionamento ed equilibrio nel dare forma a un sistema sinergico che permette la vita sul pianeta: come una macchina che non può funzionare senza che ogni componente sia al suo posto e perfettamente funzionale allo scopo… la creazione e il mantenimento della vita sulla Terra.

Foto di Ettore Chiavassa

Il Centro La Ninna ha deciso di fare passi avanti concreti, come quello di installare i pannelli solari per l’acqua calda, avviare un progetto di ricerca sulle cause di mortalità dei ricci assieme all’Università di Torino e infine di creare un parco naturale nell’Alta Langa, dove sono già stati acquisiti venti ettari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, cominciare ad agire e proteggere tutte le creature di questo pianeta, soprattutto le più fragili.

Non voglio che i ricci si estinguano, non solo perché li ritengo animali meravigliosi, ma perché temo che il loro destino possa presto diventare il nostro…” conclude Massimo Vacchetta.

Per chi volesse informarsi sui ricci e su come poterli aiutare, sui canali social del Centro, si possono trovare consigli preziosi per il primo soccorso, su come raccogliere e trasportare un riccio, come costruire una mangiatoia e una sezione in cui si può adottare un riccio che non potrà tornare in libertà o fare una donazione. 

Come potete aiutarci:

  • Non abbiamo bisogno di cibo perché la Fondazione Capellino ci dona crocchette per sostenere i ricci ricoverati
  • Abbiamo sempre bisogno di una mano e i volontari sono i benvenuti. 
  • Puoi donarci il 5×1000 o fare una donazione libera

Ulteriori informazioni sul Centro Ricci: https://laninna.org

su Facebook: https://www.facebook.com/centrorecuperoricciLaNinna 

OSPITI IN GIARDINO 

Lasciare del cibo ai ricci è un buon modo per aiutarli in periodi di difficoltà, quando, come in estate e autunno, acqua e insetti scarseggiano o, come in primavera, sono debilitati dal letargo.

Lasciamo sempre un sottovaso colmo di acqua fresca (con una pietra al centro, per evitare che venga capovolto) e una ciotola di crocchette o umido per gattini, possibilmente a base di pollo o manzo e non di pesce (è un sapore che non gradiscono molto), all’interno di una mangiatoia di legno. La mangiatoia va collocata sotto un cespuglio in un punto tranquillo del giardino, coperta da un telo di nylon per la pioggia e stabilizzata mettendoci sopra dei mattoni. Le crocchette secche si conservano per 3-4 giorni fuori all’umidità poi, se non vengono mangiate, bisogna sostituirle.
Noi di solito consigliamo di usare una marca di crocchette per gattini, di piccola pezzatura, in modo che siano più facili da masticare. Scegliete sempre delle marche di buona qualità per non creare problemi epatici e digestivi ai ricci.
Si possono aggiungere alla dieta sopraindicata anche uova sode (ma solo ogni tanto), carne di pollo bollita senza condimenti, carne di manzo tritata scottata, qualche pezzo di mela o pera (da evitare la frutta troppo zuccherina come le banane).

Cibi assolutamente dannosi per i ricci 
– LATTE DI MUCCA: 
(sia i ricci lattanti che quelli adulti non lo digeriscono e possono morire di indigestione e pancia gonfia)
– PANE: che forma una massa stopposa che può rimanere bloccata in gola. 
– FRUTTA SECCA: tipo noci, nocciole, mandorle (tossiche), uva passa, ecc., perché può incastrarsi in gola e nel palato.

Da evitare anche di dare troppe camole della farina e del miele, perché possono creare uno squilibrio metabolico del calcio con conseguenti assottigliamento e deformazione delle ossa, che possono addirittura fratturarsi. Spesso vengono utilizzate per stimolare il riccio a cacciare le prede vive. In ogni caso le camole vanno date in piccole quantità. I ricci ne sono ghiotti e, se si abituano, si corre il rischio che non mangino più nient’altro.

APPROFONDIMENTO SULLA FONDAZIONE CAPELLINO

LA FONDAZIONE CAPELLINO SOSTIENE I RICCI DEL CENTRO “LA NINNA” E PROMUOVE PROGETTI A SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITÀ. 

La Fondazione Capellino è un ente commerciale senza scopo di lucro finanziato dal 100% dei profitti (al netto di costi e tasse) dell’azienda di pet-food Almo Nature secondo il modello della Reintegration Economy, che prevede che al profitto privato venga anteposto il bene collettivo, rinunciando al proprio interesse individuale in favore di una finalità comune. È quello che hanno fatto i proprietari dell’azienda Almo Nature quando, dal dal 2019 hanno deciso di donare interamente la loro azienda alla Fondazione Capellino. 

L’idea di Reintegration Economy (“economia della restituzione”) nasce dal desiderio di Fondazione Capellino di tradurre e divulgare efficacemente un modo di abitare la Terra responsabile e solidale con tutti gli esseri viventi, attraverso un agire economico e di impresa che anticipa un nuovo modello di sviluppo sostenibile e contributivo. La Reintegration Economy prevede che il 100% dei ricavi di una Foundation owned company (al netto di costi e tasse, quindi il dividendo) venga destinato, attraverso una fondazione, al servizio del bene comune. È quanto fa Almo Nature (partecipata al 100% dalla Fondazione Capellino), destinando il 100% dei suoi ricavi (al netto di costi e tasse) a progetti per il bene comune, in questo momento la salvaguardia della biodiversità e la lotta al cambiamento climatico” Pier Giovanni Capellino

Vigneti ecosostenibili: piccoli accorgimenti gestionali favoriscono farfalle e uccelli, a beneficio anche della viticoltura – Studio dell’Università Statale di Milano

Uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, illustra una sperimentazione durata tre anni in Oltrepò pavese: applicando una gestione alternata della vegetazione al suolo dei vigneti si favorisce la ricchezza di uccelli, insettivori e granivori, e farfalle. Il metodo, di semplice applicazione, ha riscontrato l’apprezzamento dei viticoltori coinvolti.

Farfalla del complesso Hipparchia fagi @Francesco Gatti

A livello globale, l’intensificazione dell’agricoltura rappresenta una grave minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi e, in questo contesto, la viticoltura appare particolarmente rilevante. Le superfici vitate sono infatti in costante incremento, e la stragrande maggioranza dei vigneti è contraddistinta da un’intensità di gestione che generalmente lascia poco spazio a forme di vita diverse dalla vite stessa, con ovvi impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi locali. Un recente lavoro di Mattia Brambilla, ricercatore in Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, e Francesco Gatti, entomologo presso Fondazione Lombardia per l’Ambiente e associazione Iolas, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, apporta nuove prospettive in questa direzione. Lo studio, realizzato con il sostegno di Fondazione Lombardia per l’Ambiente e di Fondazione Cariplo, è stato condotto in Oltrepò pavese, una delle aree viticole più importanti dell’Italia settentrionale, ma anche una delle aree caratterizzate dalla maggiore diversità biologica. Nel corso di tre anni, la ricerca ha valutato come una semplice misura gestionale, individuata sulla base dei risultati di ricerche pregresse, possa contribuire all’ambizioso e importante obiettivo di rendere i vigneti più ospitali per la biodiversità e più “funzionanti” da un punto di vista ecosistemico, a beneficio anche della viticoltura stessa.

Averla piccola @Mattia Brambilla

Lo studio ha condotto un esperimento per verificare l’effetto della gestione alternata della vegetazione al suolo nei vigneti sulla biodiversità. La gestione alternata implica il taglio dell’erba o la lavorazione del suolo (a seconda del sistema adottato dal viticoltore) in una interfila (lo spazio tra due file di viti) ogni due, anziché in tutte le file. Durante la sperimentazione, gli agricoltori tagliavano l’erba o lavorano il suolo (attraverso fresatura o altre lavorazioni superficiali) a file alterne, per poi tagliare o lavorare le file precedentemente non trattate dopo un periodo di alcune settimane. Dopo un primo anno senza interventi, la gestione alternata dell’interfila è stata adottata in un numero variabile di siti in primavera-estate nei due anni successivi, secondo un disegno sperimentale di tipo BACI (Before and After Control-Impact), quello più indicato per la valutazione dell’effetto di trattamenti e sperimentazioni. Come gruppi biologici target, per la loro sensibilità alle variazioni ambientali sono stati scelti uccelli e farfalle, che sono stati censiti lungo transetti lineari di 200 m di lunghezza, ricadenti in vigneti sia convenzionali che biologici, con e senza gestione alternata.

I risultati dei censimenti in relazione all’adozione della misura sperimentale hanno mostrato un effetto positivo della gestione alternata dell’interfila sul numero di specie per transetto, sia per quanto riguarda gli uccelli che le farfalle. La gestione alternata inoltre favorisce la ricchezza specifica e l’abbondanza di uccelli insettivori (importanti per limitare specie potenzialmente dannose per le coltivazioni) e granivori (che contribuiscono a contenere le cosiddette “erbacce”), mentre mostra un effetto più debole sulle specie che potrebbero eventualmente arrecare danni alla produzione, in quanto potenziali consumatori di uva. Parallelamente, i ricercatori hanno valutato gli effetti della tipologia di uso del suolo su questi stessi gruppi di uccelli: quella più importante per i potenziali servizi ecosistemici forniti dagli uccelli è la copertura di cespugli, che aumenta ricchezza e abbondanza di insettivori e granivori, ma non quelle dei potenziali consumatori di uva.

Pernice rossa @Mattia Brambilla

I ricercatori spiegano così l’effetto positivo della gestione alternata dell’interfila su uccelli e farfalle. “Si può immaginare l’alternanza di interfila con erba alta e con erba bassa o suolo lavorato” dice Mattia Brambilla, primo autore dello studio, “come un sistema cucina-sala da pranzo per gli uccelli insettivori: le fasce con abbondante vegetazione erbacea consentono la presenza di invertebrati e, in particolare, di insetti, che vengono predati molto più facilmente dagli uccelli dove l’erba è bassa o assente. Anche per alcune specie granivore, è sicuramente più facile reperire i semi dove la copertura del suolo è più scarsa”. Francesco Gatti spiega le ragioni dell’effetto favorevole per le farfalle: “Dove l’erba è tagliata in modo uniforme, o il suolo è interamente lavorato, è più difficile trovare piante fiorite e il periodo di disponibilità di risorse alimentari per le farfalle (e per molti altri impollinatori) è molto più ridotto. La gestione alternata assicura una più regolare e frequente presenza di fiori, in grado di offrire alle farfalle le risorse trofiche che esse necessitano”.

Ma cosa cambia per gli agricoltori? “I viticoltori coinvolti non hanno riportato effetti negativi dovuti alla gestione alternata. Al contrario, diversi di loro hanno notato un impatto positivo sulla percezione delle proprie aziende da parte dei consumatori, che si sono mostrati molto interessati alle iniziative per la biodiversità, illustrate da apposito materiale divulgativo messo a punto nell’ambito del progetto e spiegate attraverso incontri partecipativi organizzati dall’associazione Eliante con gli stakeholder locali”, spiegano gli autori.

Cuculo @Mattia Brambilla

La gestione alternata dell’interfila del vigneto, molto facile da adottare, può quindi contribuire ad aumentare rapidamente l’idoneità dei vigneti per la biodiversità. Al tempo stesso, essa può incrementare anche i servizi ecosistemici (“offerti” dagli uccelli e importanti anche per gli agricoltori) e l’attrattiva delle aziende per attività ricreative in natura, contribuendo così alla loro multifunzionalità. “La gestione alternata può diventare parte di interventi e strategie per la biodiversità (tra cui quelle legate alla nuova Politica Agricola Comune), ma dovrebbe essere idealmente associata a concomitanti strategie a livello di paesaggio per massimizzarne i benefici e la portata: mantenere o ricreate fasce arbustate e porzioni di prato, per esempio, è fondamentale per molte specie di uccelli e farfalle” concludono gli autori.

Milano, 16 giugno 2022

Fonte Ufficio Stampa Università Statale di Milano

sfalcio alternato @Mattia Brambilla

IN VETTA DI UNA MONTAGNA ANCHE CON UNA DISABILITÀ? AL FESTIVAL CINEMA E AMBIENTE AVEZZANO L’IMPRESA DIVENTA POSSIBILE

Fabio, affetto da una rara malattia genetica, realizzerà il sogno di andare sulla vetta del Monte Velino grazie a un’iniziativa dell’associazione culturale I Grifoni in collaborazione con il Festival Cinema e Ambiente Avezzano (13/21 giugno 2022)

Fabio Cofini (in foto) da anni ha un desiderio: poter guardare il panorama dalla Vetta del Monte Velino. Per Fabio però, amante della montagna fin da bambino, è stata fino ad oggi un’aspirazione irrealizzabile perché affetto dalla Sindrome di Shwachman che lo priva di molta energia e limita la sua mobilità alle gambe.

In occasione del Festival Cinema e Ambiente Avezzano, Fabio domenica 19 giugno realizzerà il suo sogno grazie alla iniziativa organizzata dall’associazione I Grifoni in collaborazione con il Festival.

Cinema e Ambiente Avezzano dedica questa edizione alla parola Antropocene, un termine usato sempre in senso negativo e riferito all’impatto umano sugli equilibri naturali. Il festival punta a dare un’accezione positiva a questa parola, promuovendo una comunità umana attenta all’ambiente e degli eventi che incentivino un rapporto migliore con la natura.

Con i suoi 2487 metri, è la più alta cima dell’omonimo massiccio, immerso nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino in Abruzzo, al cui interno è istituita anche la riserva naturale. Un luogo dalla bellezza unica ed emozionante la cui vista dall’alto regala un paesaggio mozzafiato.

Aperta a tutto il pubblico e gli ospiti che vorranno esserci, Domenica 19 giugno si terrà “In Joëlette sul Velino”, un’escursione di trekking con dei panorami mozzafiato. Il vero protagonista sarà Fabio che sarà tra i partecipanti, grazie a una speciale carrozzina monoruota, la joëlette, ideata per permettere anche alle persone disabili di poter fare trekking senza dover rinunciare alla propria passione per la montagna. Ma l’impresa va ben oltre: saranno oltre 40 persone, tra cui lo staff del festival che realizzerà anche un documentario sulla giornata, a trasportare fisicamente Fabio fino alla vetta. Ben 1400 metri di dislivello, che non hanno fatto però demordere gli organizzatori nel compiere l’impresa.

Abito a Forme dalla nascita e da sempre quando mi affaccio alla finestra di casa posso vedere Monte Velino nella sua maestosità” racconta Fabio “Purtroppo sono affetto dalla Sindrome di Shwachman, una malattia genetica rara, che ha determinato una limitazione alla mobilità delle gambe. Ho sempre desiderato salire sulla cima del Velino ma è sempre stato inaccessibile per me. Adesso finalmente riuscirò a realizzare questo sogno

Cofini ha sempre fatto parte di “I Grifoni” nella sua città, Forme di Massa D’Albe, associazione culturale che da oltre dieci anni si occupa di volontariato, promozione del territorio e organizzazione di eventi culturali e sportivi. Il presidente dell’associazione Francesco Libertini ha voluto fortemente la realizzazione di questa iniziativa convincendo Fabio ad esserne il protagonista.

Fabio è socio dell’associazione I Grifoni per cui è sempre stato molto attivo attraverso gli innumerevoli eventi e il volontariato per la tutela del territorio” spiega Libertini “In occasione del festival “Garofano Rosso”, che si tiene nella nostra città, ho conosciuto Mirko Cipollone di Appennini For All, realtà che si occupa di turismo inclusivo e accessibile, e da lì è nata l’ideaA fornire la joëlette saranno proprio loro che ci aiuteranno insieme aitanti volontari provenienti da tutto il territorio che si sono uniti nella nostra avventura”.

Oltre all’impresa, “In Joëlette sul Velino” rappresenta un’occasione unica di immergersi nella natura incontaminata abruzzese. È necessaria solo un’adeguata preparazione fisica per affrontare il forte dislivello. Totalmente gratuita, l’iniziativa si terrà per tutta la giornata di domenica 19 giugno ed è aperta a tutti coloro che desiderino passare ore preziose tra i panorami mozzafiato degli Appennini abruzzesi. Per tutte le informazioni e i dettagli si può fare riferimento al Festival a questa e-mail: info@cinemaeambienteavezzano.it

La sesta edizione di Cinema Ambiente Avezzano (13-21 giugno) è organizzata da CinemAbruzzo Aps The Factory srl, con il contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e il patrocinio di numerose istituzioni e organizzazioni legate all’impegno ambientale, fra cui il Parlamento Europeo, il MITE – Ministero della Transizione ecologica, l’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, WWFLIPU Greenpeace e il supporto della cooperativa locale Ambecò, da oltre vent’anni in prima linea per la difesa dell’ambiente.

TASSONOMIA UE, COMMISSIONI AMBIENTE ED ECONOMIA BOCCIANO GAS E NUCLEARE. ELEONORA EVI: “ORA SERVE POSIZIONE CHIARA DELL’INTERO EMICICLO PER FERMARE QUESTO ATTO SCELLERATO”

“Il voto di oggi è un passo importantissimo verso una posizione forte e chiara da parte dell’intero Parlamento affinché nella plenaria di luglio rigetti l’atto della Commissione ed impedisca che, in un momento così critico, siano convogliati investimenti in nuovi impianti di gas o centrali nucleari” – dichiara l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde a margine del voto tenutosi oggi nelle Commissioni congiunte Ambiente ed Economia al Parlamento Ue in favore dell’obiezione contro l’atto delegato complementare alla tassonomia.

“Classificare il gas fossile e l’energia nucleare come investimenti sostenibili sembrerebbe una barzelletta, se non fosse invece l’insensata e infida intenzione della Commissione europea che in questo modo sconfessa platealmente il Green Deal europeo e i percorsi già intrapresi per avviare la transizione ecologica. L’etichetta di sostenibilità per investimenti in gas e nucleare rischia di dirottare miliardi di euro da rinnovabili ed efficienza energetica verso fonti di energia inquinanti, costose e pericolose, non solo mettendo a repentaglio il raggiungimento dei obiettivi climatici, ma rendendoci ancora più sottomessi alla dipendenza da importazioni da paesi come la Russia, che infatti potrebbe guadagnare fino a 4 miliardi di euro in più all’anno grazie all’estensione della tassonomia. È sotto gli occhi di tutti come gas e uranio siano ormai diventati per l’Europa causa di insicurezza energetica e geopolitica.” – prosegue Evi.
 
“Chi invece non beneficerebbe affatto da questa inclusione sono i cittadini, le imprese e la finanza europee, che pagherebbero il prezzo di una maggiore ambiguità ed incertezza normativa. La tassonomia è stata concepita con l’obiettivo di chiarire quali investimenti debbano considerarsi sostenibili dal punto di vista ambientale, a tutela dell’interesse di tutti i cittadini ad essere informati correttamente sulle proprie scelte di investimento. Ecco perché noi Verdi continueremo la nostra battaglia contro questa ignobile operazione di greenwashing” – conclude Evi.

Fonte Greens/EFA – 14 giugno 2022

Fit for 55: dall’Europarlamento via libera all’uso dei terreni agricoli per rafforzare la lotta al cambiamento climatico

Fit for 55: uso terreni agricoli per rafforzare lotta al cambiamento climatico (Fonte Parlamento europeo – 8 giugno 2022)
• Nuovo meccanismo per i Paesi UE che non hanno raggiunto i loro obiettivi annuali a causa di perturbazioni naturali come gli incendi boschivi
• Le emissioni del settore agricolo dovrebbero essere trattate separatamente


Il PE sostiene l’aumento dell’obiettivo sui pozzi di assorbimento del carbonio nel settore LULUCF, portando di fatto l’impegno di riduzione dei gas serra UE al 57% per il 2030. 
Oggi, 8 giugno 2022, il Parlamento ha adottato la sua posizione negoziale su una proposta di legge per migliorare i pozzi naturali di assorbimento del carbonio nel settore dell’Uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e forestale (Land use, land use change and forestry sector – LULUCF), con lo scopo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.Il testo legislativo è stato approvato con 472 voti favorevoli, 124 contrari e 22 astensioni.
Pozzi di carbonio per aumentare l’obiettivo UE di riduzione dei GHG al 57% nel 2030
I deputati sostengono la proposta della Commissione secondo cui l’obiettivo UE per l’assorbimento netto di gas a effetto serra nel settore LULUCF per il 2030 dovrebbe essere di almeno 310 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Tale aumento porterebbe di fatto l’impegno di riduzione dei gas a effetto serra UE al 57% entro il 2030.I deputati propongono infine di istituire un meccanismo relativo alle perturbazioni naturali per il periodo 2026-2030, a disposizione di quei Paesi UE che non sono stati in grado di raggiungere i loro obiettivi annuali a causa di perturbazioni naturali come gli incendi boschivi.
Infine, ribadiscono la loro posizione secondo cui i pozzi di carbonio naturali sono fragili e volatili e quindi, contrariamente alla proposta della Commissione, non dovrebbero essere messi in comune con le emissioni del settore agricolo.

Dopo il voto, il relatore Ville Niinistö (Verdi/EFA, FI) ha dichiarato: ” Il ruolo dei pozzi di carbonio nella politica climatica dell’UE è ora più importante che mai nel nostro percorso verso la neutralità del carbonio. Il modo in cui utilizziamo il territorio deve essere intelligente dal punto di vista climatico per affrontare la crisi climatica e questo vale anche per l’agricoltura, il ripristino dei terreni degradati e la gestione delle foreste. La posizione adottata oggi dal Parlamento europeo migliora la proposta LULUCF della Commissione, promuovendo coerentemente un migliore utilizzo del territorio per la natura e la biodiversità. Con questo rapporto incoraggiamo l’UE e i suoi Stati membri a fare un passo avanti e a sostenere anche gli incentivi agli agricoltori e ai proprietari di foreste affinché si attivino per soluzioni sostenibili in agricoltura e silvicoltura.”
Prossime tappe
Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con i governi UE.
Contesto
Il LULUCF fa parte del pacchetto “Pronti per il 55% nel 2030”, ovvero il piano UE per ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, in linea con la Legge UE sul clima.
Per ulteriori informazioni
I risultati della votazione sono disponibili qui (cliccare su 08/06/2022)
I testi adottati saranno disponibili qui (cliccare su 08/06/2022)
Procedura (EN/FR)
Servizio di ricerca del PE – Revisione del regolamento LULUCF: Rafforzare il ruolo del settore dell’Uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e forestale nell’azione per il clima (03/06/2022) (EN)
Servizio di ricerca del PE – Infografica sul pacchetto “Fit for 55 nel 2030” (EN)
Centro multimediale del PE

Fit for 55: obiettivo zero emissioni per auto e furgoni nel 2035 – Votazione favorevole del Parlamento europeo – 8 giugno 2022

Fit for 55: obiettivo zero emissioni per auto e furgoni nel 2035
(Fonte Parlamento europeo – 8 giugno 2022)
• Necessaria metodologia per valutare l’intero ciclo di vita delle emissioni di CO2.
• Mitigare l’impatto economico negativo della transizione con finanziamenti mirati.


Il Parlamento sostiene la revisione dei livelli di emissioni di CO2 per le autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi, parte del pacchetto “Pronti per il 55% nel 2030”. 
Oggi, 8 giugno 2022, in una votazione in Plenaria, i deputati hanno adottato il loro mandato per negoziare con i governi UE i livelli di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi.
Il testo legislativo è stato approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.
Nel testo approvato, i deputati sostengono la proposta della Commissione di raggiungere una mobilità stradale a emissioni zero entro il 2035 con l’obiettivo, a livello europeo, di produrre autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi a zero emissioni. Gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sarebbero fissati, secondo la posizione del PE, al 55% per le automobili e al 50% per i furgoni.

Per maggiori informazioni sulle misure proposte dal Parlamento, cliccare qui.

Il relatore Jan Huitema (Renew, NL) ha dichiarato: “Una revisione ambiziosa degli standard di CO2 è un elemento cruciale per raggiungere i nostri obiettivi climatici. Con questi standard, creiamo chiarezza per l’industria automobilistica e stimoliamo l’innovazione e gli investimenti per le case automobilistiche. Inoltre, l’acquisto e la guida di auto a emissioni zero diventeranno più economici per i consumatori. Sono entusiasta che il Parlamento europeo abbia appoggiato una revisione ambiziosa degli obiettivi per il 2030 e abbia sostenuto un obiettivo del 100% per il 2035, fondamentale per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050”.
Prossime tappe
I deputati sono ora pronti ad avviare i negoziati con i governi UE.
Contesto
Il 14 luglio 2021, nell’ambito del pacchetto “Fit for 55”, la Commissione ha presentato una proposta legislativa per la revisione dei livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi. La proposta intende contribuire agli obiettivi climatici UE per il 2030 e il 2050, nonché a fornire benefici ai cittadini attraverso una più ampia diffusione dei veicoli a emissioni zero (migliore qualità dell’aria, risparmi energetici e minori costi per il possesso di un veicolo) e a stimolare l’innovazione nell’ambito delle tecnologie a emissioni zero.
Per ulteriori informazioni
Procedura (EN/FR)
Treno legislativo
Servizio di ricerca del PE – Standard di emissioni di CO2 per automobili e furgoni (febbraio 2022) (EN)
Centro multimediale del PEI deputati sostengono la revisione degli standard di emissione CO2 per auto e furgoni nuovi ©
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1.5 stay alive! A cry from Paris (by John Vidal from The Guardian)

John Vidal
John Vidal

John Vidal, environment Editor of the Guardian reports from Paris at a crucial time when the negociating teams are deciding weather they have an agreement or not. For all those who  want to be informed of what is really going on in Paris, especially with regards to the “money issue” (how to fund the poorer countries in order to fight climat change)  we reccommend careful reading of this report and its attachments.

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John Vidal, Environment Editor – The Guardian

It is crunch time in the UN climate talks in Paris. We had the diplomats wrangling last week but now the politicians have taken up the baton and with only the next day and a half to go, countries are going to have to make their mind up what they want and what they are prepared to sacrifice.

On Wednesday afternoon the French hosts published a draft of the final negotiating text. It’s a bit shorter, there are many fewer brackets (points of disagreement that are still unresolved), but all the core sticking points remain unresolved. Last night the countries met in plenary to give their reactions, and today there will have to be movement if there is to be a deal.

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Night during the day: Chinese pollution yesterday whil Paris talks

The good news, especially for poor countries, is that the new text now includes the figure of 1.5C as one of three options for a target rise in temperatures (this piece by my colleague Adam Vaughan explains what impacts are likely to be associated with each extra degree of rise). The other options of “2C” and “under 2” are still there but it does suggest that the pressure put on countries by development groups, churches, the media and others to be ambitious has paid off. Its another matter whether that is the final figure agreed.

Finance to help poorer countries to adapt to climate change will be a major issue and the text recognises the $100bn figure promised by 2020, but indicates that this is just a starting point. Although no ongoing figure is given.

Equally, the thorny issue of loss and damage (what some poor countries see as compensation for climate impacts) is in the text but with no new language around it. That probably means that no-one is prepared to compromise yet.

As I write this around 400 people from environment and development groups are inside the centre demonstrating that they want countries to be ambitious. The cry is “1.5 to stay alive.”

The next 24 hours will decide if there is to be a deal. There will have to be compromises made but by lunchtime we should have the bones of a final agreement. Then there will be long plenary sessions, possibly another text, and a deal possibly on Friday night or Saturday morning.

It could all go wrong but the mood here is positive. Whether they can now find a way through the labyrinth of alternatives and brackets is another matter.

John Vidal, environment editor, The Guardian

Thursday reading list:

March towards a green future like terminator, says Arnold Schwarzenegger

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John Vidal – Is the COP 21 lifting off?!?

COP 212: Paris talks at a stand still.

Well it does not seem that the people who have responsibilities for the world are aware of the huge responsibilitiy tothe human species they bear. At the moment it looks like they are just play around and enjoying the “Ville Lumiere. leonor Taylor, political correspondant of The Guardian Australia tells us everything about the first week of the COP 21 in Paris.

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On Day 2 most of the 150 world leaders who had spoken to the summit on Monday had gone home, the motorcades were thinning out and the grinding process of actually negotiating the agreement began.

US president Barack Obama was still around though and at a press conferencehe confirmed the US was happy for one critical part of the deal to be legally binding – the need for each country’s reduction target to be periodically reviewed.

The US can’t agree to the whole deal being legally binding because it would be virtually impossible to get it through the Republican-controlled Congress, but the president’s remarks are important because the targets now on the table would at best hold warming to 2.7C – which would still unleash catastrophic climate impacts on low-lying islands and poor countries. Regular reviews hold open the hope that countries do more over time.

Obama also met leaders of some of the low lying island states, recognising the extreme threat they face from global warming. I wrote about that meeting.

The Australian environment minister Greg Hunt was challenged about why he had approved a coal mega-mine proposed by Indian company Adani in Australia with a production so huge the coal mined would create annual emissions greater than New York City. He came up with a whole new “rationale” – that it wasn’t Australia’s mine and Australia wasn’t a “neo-colonialist” power telling poor countries what to do. Yesterday he downplayed suggestions that the developing countries would be able to amend the purpose of the agreement to keep global warming under 1.5C (a harder goal than the current 2C).

Negotiators are saying the initial talks are “bumpy” with deep disagreement over thousands of points. Their job is to hone down the 50-plus page document before handing the running of the talks to the French presidency on the weekend for the final, critical week.

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Here’s today’s reading list, with a few extra long reads for the weekend

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Weekend reading

Lenore Taylor,

political editor, Guardian Australia

Byron McCormick’s updates on hydrogen cars: more the present than the future!

The Third Industrial Revolution, Like Moore’s Law, Is a Guide to the Future

As an informed reader of The WorldPost, if you viewed Jeremy Rifkin’s articles on the “Third Industrial Revolution,” you may have read seriously and given some thought to the premises and projections for a few moments. You may have just skimmed. You may have thought, “Interesting, but just another projection of the future that’s jamming the Internet and talk television.” Or, “So what, another prophet is reading the tea leaves to predict the future.”

Whatever your initial thoughts, you then got on with your life, worrying about the kids, planning your day, going to work, taking care of all manner of today things. If you run a business, you went on worrying about cash flow, keeping customers happy and employees engaged and on track — and if there was time, planning prudently to invest and build for the future. If you are in government, you were swamped with meetings and generally trying to get things done through the myriad of mazes that is government bureaucracy.

So, the question is, the Third Industrial Revolution … so what!?

The “so what” of it is that this is only the third time in human history when there has been a confluence of radically more capable technologies in energy, propulsion andcommunications, enabling not only new, but revolutionary new forms of human endeavor, new products serving peoples’ needs and desires, new businesses and new social models. When enabling fundamentals such as the five pillars of the Third Industrial Revolution converge, ideas spawn and connect. People experiSOLAR ELECTRIC VEHICLEment. New ideas breed even newer and better ideas. Things reorganize. The world changes.

The last time such a major confluence of enablers happened is called the Industrial Revolution in textbooks. But, in truth, it was one of only two such events in the history of mankind. Each changed human history fundamentally and irreversibly.

The initial result of this last event is that a small island off the coast of Europe transformed itself into the British Empire, a global colossus that turned much of the world into suppliers of raw materials needed to feed the massive industrial engine of the Empire. English became a necessary form of communication, and the framework of today’s global education structure was created to supply capable workers to keep the global enterprise running efficiently. We are all today now living in the evolved form of that revolution.

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Smoke streams from the chimneys of a coal-fired power station in Germany. (AP Photo/Martin Meissner, File)

The “so what” message, then, is that there are massive winners and losers in this process. Nations rose. Nations fell. Economies prospered. Economies went bankrupt. Businesses were created. Businesses failed. Workers thrived. Workers were displaced. Fortunes were made. Fortunes were lost. And the Luddite movement, which protested, sabotaged looms and gears and set fires in factories, was squashed by the inevitability of the creative construct. Stop it in one place and it springs up somewhere else in a new and more capable form. Such is the power of the fundamental, enabling, synergistic ideas, technologies, products, businesses and social constructs that the world was forever changed.

I think we would all agree that it’s been for the better, even though there are undeniable and serious problems and externalities that need our most urgent attention. Yet, I suspect that most of us would rather stay in this time and place than go back to a past time of incredible scarcity and shorter lifespans.

In that historical context, the Third Industrial Revolution concept and understandings are then potentially vitally important.

The synergistic effect of Rifkin’s five pillars and the multiplicative power of their combined capabilities and virtues enables solutions to the most pressing deficiencies of the current world, which is based on the Second Industrial Revolution, like pollution, climate change and global distribution of wealth. The Third Industrial Revolution is a natural and healthy way to address these critical problems without needing to resort to artificial mandates and penalties-based approaches, which, no matter how carefully conceived, always bring manifold and often serious unintended consequences.

It is far better and more efficient to work to enable the Third Industrial Revolution, which is eventually and inevitably going to happen anyway.

As Les Shephard of the University of Texas, San Antonio wrote in a recent email to me, “It seems Rifkin’s message has become a beacon for many in the developed world and a source of hope for those from emerging nations.”

‘Rifkin’s message has become a beacon for many in the developed world and a source of hope for those from emerging nations.’

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Jeremy Rifkin

If this is true, then how should we think about the Third Industrial Revolution? What is it really?

A good analogy for the Third Industrial Revolution is to think of it as an all-encompassing “Moore’s Law” for energy, power, communications and major social constructs. “Moore’s Law” is a well-known projection by Gordon Moore of Intel that described the future frenetic progress of integrated circuits, their size, capability and cost. It is based on a fundamental understanding that the path to those things would be determined by continued reductions in the wavelength of light used in the photolithographic processes and the normal learning processes from experience and volume manufacturing, aided by inevitable human creativity and ingenuity. Smaller feature sizes. Smaller devices. Chips with millions of devices. Faster computers. Faster data rates. Massive memories.

Moore’s Law is at once a vision of the future — millions of devices on a chip, higher speed, more capability — as well as an important guideline on the path to that end. The critical piece of learning from this analogy, however, is that those that understood and consistently acted on the many implications of this seemingly simple statement have prospered. They grasped the opportunity. Like Intel, Microsoft, Apple, Amazon, Google, Uber, Kahn Academy, Alibaba and so many others. Computers are everywhere.

Bandwidth, powerful software, Internet, communications, personal power, the “Internet of Things.” Those that missed or did not think through the broader implications failed. Here are a few examples: RCA, the then dominant global electronics giant, which made modern integrated circuits for the government, chose, for internal reasons, to wait until it was too late to catch the semiconductor pioneers. RCA is now, at best, a second-rate brand name only. Then there’s Kodak, with an enabling tech base, big money at its disposal and formidable patent portfolio, which has basically gone away, dissolved by choosing to make its profits and invest in film for far too long. (“Mama, Moore’s Law done took your Kodachrome away.”) And IBM, the globally dominant computer company, which invented the basic architecture of the modern personal computer, euphemistically known as “Wintel,” chose not to build on the opportunity, instead focusing on defending its mainframe computer business. That choice, in turn, opened the door for Intel and Microsoft to become the dominant enterprises they have become. Other examples abound.

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Android smartwatches on display in San Francisco, California. (David Paul Morris/Bloomberg via Getty Images)

So, is the Third Industrial Revolution really a Moore’s Law?

Those of us who have been involved with helping create some of the technologies, products and businesses embodied in Rifkin’s five pillars think it is. And, by working with and applying its synthesis deeply and in detail, we become convinced it is. The Third Industrial Revolution is based solidly on observations of what is and what is now emerging. For example, solar cells are following their own Moore’s Law trajectory. They are now at parity with and soon will be cheaper than conventional power generation. It’s happening globally today. China installed almost as much solar capacity in 2014 than is currently in place in the total U.S.

For my part, in the automotive industry, antilock brakes led to stability control, and electric power steering and advanced sensors led to “active safety” and automatic parking. Internet connectivity will soon enable driverless cars, which inevitably will be connected with Uber-type business constructs.

When our General Motors team created EV1, we knew from basic physics that an electric drive was a better way to propel vehicles. The protests and movies when EV1 was shut down poignantly proved its popularity. Next generation, on-board electric power and energy-storage systems that we and others had under development at that time are now entering the marketplace. Today, those lithium batteries and hydrogen fuel cells are powering electric cars being introduced by numerous automotive companies. During the run up to the Frankfurt Motor Show, BMW, Mercedes, Audi, Porsche and Jaguar Land Rover announced or showed new electric vehicles and/or vehicle architectures that enable several electric propulsion variations all from the same modular architecture.

China announced a 50 billion yuan ($7.85 billion) development this year for electric and highly electrified cars. Additionally, China’s production of such vehicles is expanding rapidly, threatening to surpass the United States. Meanwhile, Toyotaannounced a new plug-in hybrid Prius with 30 miles of pure electric range, in addition to its revolutionary Mirai fuel cell automobile.

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Red Saturn EV1, parked at a gas station. (John B. Carnett/Bonnier Corp. via Getty Images)

The electrification of the automobile is in full swing, including Formula 1 race cars being hybridized, not only because of mandates, but because the products are better, more responsive, more efficient, quieter and, like Teslas, just plain more fun.

Some EV’s are being fueled by solar today. More will be tomorrow as more solar is installed.

Without a doubt, renewable wind and solar energy will create electricity and electrolyze water to form the electricity-hydrogen complimentary energy carrier set, which will fuel our vehicles and allow us to store our renewable energy. It is happening today. And, with something on the order of 100 KW of power electronics, energy storage and power capability in every car, how long before cars that are parked over 90 percent of the time will be plugged into and become part of a new Web-enabled distributed energy network and energy-price arbitrage network?

So, relative to the Third Industrial Revolution construct, it delineates both an end point and guidelines to the future, based on today’s observed realities. It is the foundation on which the next phase of our collective human future will be built. How quickly and well that future is built matters to our kids and grandkids and those of future generations unborn.

How quickly and well this future is built matters to our kids and grandkids and those of future generations unborn.

 There is little doubt that it will happen. It is happening today. It is built on the ongoing results of ideas turned into products and businesses by the sustained effort of millions of our fellow humans worldwide, combined with the investment of billions of dollars.

But, we must recognize that the next stage of the rollout will not be smooth or easy. It will be messy and confusingly people-centric, with our today-focused pressures and preoccupations, prejudices, fears and the all too human foibles.

Make no mistake. There will be winners. There will be losers. Nations will prosper. Nations will stumble. Companies will arise. Companies will disappear. People who develop the requisite skills through luck or educational opportunity or personal drive will prosper. Those without will struggle.

Looking back on the last industrial revolution or the recent computer/semiconductor/software/Internet revolution, it all appears deterministic in hindsight. Clearly this was all enabled and foretold, and only a fool would have missed it, at least as books and magazines present it.

But, in fact, it was generally chaotic. It was created by those with an idea and passion here, a risk taken there, a decision taken to commit to, protect and grow the disruptor in spite of the ever-present inertia and bureaucratic obstacles, emotional objections and protection of what currently is. The Internet of Things was created by people who internalized the basic understandings of what was happening through Moore’s Law and acted on it. Opportunities were missed by those who didn’t see the storyline, chose to ignore the all-too-clear message, chose the path of obstructionism, or were not, owing to various circumstances, able to participate.

So, with that in mind, we are presenting this conversation on the Third Industrial Revolution for your consideration in the hopes that as a Moore’s Law-like guideline, it will aid you personally, your family, your organization, your nation, your region and, as a result, mankind in general, to understand, align activities, seize opportunities and together, piece by piece, create a far better, more prosperous, sustainable, healthy and more equitable society and future for all of us.

As Sheikh Zaki Yamani, a Saudi oil minister for more than two decades, once said, “The stone age didn’t end for lack of stone.”

And, as Louis Pasteur said, “Chance favors the prepared mind.”

The Third Industrial Revolution is now upon us. What we make of it will be our legacy.

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Courtesy of the Huffington Post

Original link here:

http://www.huffingtonpost.com/j-byron-mccormick/third-industrial-revolution-moores-law_b_8537990.html

Paris Talks on COP 21, day two. A report from John Vidal.

John VidalJohn Vidal Environment reporter for the Guardian, is in Paris and sends his reports on what’s going on from a particular perspective, that of the Newspaper who started the “Keep it in the Ground” campaign to leave oil and fossil fuels where they are.

(http://www.theguardian.com/environment/series/ke
ep-it-in-the-ground?utm_source=esp&utm_medium=Email&utm_campaign=KIITG_PCC_
Day2_011215&utm_term=140822&subid=15418181&CMP=ema-60).
Keep-it-in-the-ground

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I’m out in Paris as part of the team of Guardian correspondents covering the UN climate talks. Yesterday was the big set piece day for speeches by heads of state and government. They were meant to stick to 3 minutes each but of course many spoke for much longer and the speeches carried on well after dark. Barack Obama said the fact the talks were going ahead was an “act of defiance” following the terrorist attacks 2 weeks ago.

 

COP214
Brazil’s president Dilma Rousseff at Paris climate conference in Le Bourget

Ban Ki-moon, the UN secretary general, implored countries to come to a deal: “Please, let’s meet on the middle ground, show some flexibility and sense of compromise for the common good. We can’t go on like this. We can’t waste any further time.”

I spent the first two days talking to the heads of the most important developing country negotiating groups and I must say they have rather more faith than I do that they will get a deal. Now that the leaders have jetted out, there are only three days of negotiations left before the politicians COP212arrive and, boy, there are mountains to climb over cuts, long term goals, finance, equity, and the principle that the rich countries should act first and dig deeper because they are responsible for the historical emissions. My feeling now is that there will be a monster collision and rows in a few days time, but then all parties will come to their senses and realise that everyone has to compromise. It will be painful, but it’s the only chance of success.

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John Vidal
Environment Editor

Here’s today’s reading list:

 

 

THE ROLE OF THE COMMUNITIES TO FIGHT CLIMATE CHANGE AND GLOBAL INJUSTICE. INTERVIEW WITH ANGELO CONSOLI ON THIRD INDUSTRIAL REVOLUTION.

Hyperboling is one of my favourite sports. But when it comes to climate, I don’t like playing with fire, nor water. This is the last call. Theupcoming COP 21 United Nations Climate Conference in Paris is by no means the only opportunity left to our decision makers to give human life still a chance on this planet. But it’s not only about them. Personal, daily decisions about our lifestyle play an equally important role. Please, at least turn off the car engine when reading this article.

World’s decision makers, among other things, are called upon to decide how to counter the rise in earth’s temperature that is radically changing the way water is distributed around the globe. We are already witnessing bizarre weather events everywhere, and this is just the beginning. The failure of Copenhagen talks in 2009 for stronger commitments in this respect, together with the renewed expressions of idiocy of dirty energy companies against renewables are only making it more difficult to find a solution.

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I am talking first to those who are planning to have a family, raise children, make plans for the future and are not yet aware. Each and every one of us should know what is going on. Scientists tell us since a while that human economic activities in their current form areadversely affecting the biosphere. And it happens that the human life takes place here, in the biosphere. Projections are clear: if we do not reduce carbon emissions and take a radical departure towards a post-carbon era, half of Earth’s species will be extinguished by the end of the current century, humans included.

If you still think that I’m over-exaggerating, consider what James Hansen, the former head of the NASA Goddard Institute for Spece Studies, forecasts: a rise in the Earth’s temperature of 4 degrees Celsius between now and the turn of the century, meaning the end of human civilization. Oh, you’ve finally turned off the car engine, thank you.

I see people enjoying climate change

For those who do not care about the future, nor human life in general: cool maynes, but your nihilist stance will be affected by the prospects of a Third Industrial Revolution that will take place soon. Actually, it has already started, with the active involvement of ordinary citizensaround the world. Yes, human life still has a chance on this Earth, based on what American economist and social scientist Jeremy Rifkin calls the emerging political consciousness of the biosphere.

The Third Industrial Revolution is entirely based on new technological developments applied to the sharing economy model. It’s better if this revolutionary change takes place with rather than without you, of course. It’s up to you to decide if you want to joins forces and accelerate the shift or just play the inertial mass’ role in the whole process.

Forget the Green Economy – Change Paradigm

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The gradual emergence of a highly unequal society goes hand in hand with the devastation of the natural environment. These phenomena aremanifestations of the same problem: a faith in the so-called ‘progress’ as we’ve come to know it. Since the Second Industrial Revolution, our life depends on the extensive use of fossil fuels and theover-exploitation of land, water and air.

Recent attempts toward sustainability were mainly blabla that brought no change at all. Indeed, we are observing now thecommodification of natural resources and the ever greater concentration of the economic power in the hands of a few. The Green Economy was just a cosmetic change that paved the way to the extension of the existing (failed) markets for carbon and environnmental services to agriculture and water. We keep on using the tools of the same model that caused this socio-economic disaster.

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Dear Prosumers, Welcome to the Third Industrial Revolution

The Third Industrial Revolution (TIR) is based on the idea of adistributed energy deriving from renewable sources. Unlike fossil fuels and uranium for nuclear power, the sun and the wind are free. This means that after the fixed costs for the renewable infrastructure are paid back, the marginal cost of producing green energy is near zero. In some regions of Europe and America, solar and wind energy is already as cheap, or cheaper, than fossil fuel or nuclear generated energy. The TRI implies that developing countries could leap-frog from the pre-industrial age to the Third Industrial Revolution. China has already embraced this new approach.

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The TIR involves a radical shift from a consumer toward a prosumerperspective: we will be able to produce energy at home and exchange the surplus of green electricity on the national/ global market thanks to the smart grid. In Germany, where green energy is among the most innovative and successful sectors worldwide, a democratised use of solar and wind energy is already taking place. Indeed, the majority of the green electricity powering is being generated by small players in electricity cooperatives. In the TIR perspective, this democratisation will also apply to the Information and the Logistic & Transportsectors.

Angelo Consoli: Together they will constitute the Internet of Things. The Internet of Energy, the Internet of Information and the Internet of Logistics and Transport – with digital manufactoring, 3D printing and satellite driven clean vehicles – are now converging in an Internet of Things platform that, if properly planned, will create millions of Jobs for the next 40/50 years. This is the core of Digital Agenda as we explained it to President Juncker back in September.

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So the EU is at the forefront in developing plans for digitalisation. At the same time, it still provides funding for fossil fuels extraction and distribution activities. Lobbies, right?

A. C.: Yes. The fossil lobbies are still very very very powerful and manipolative in Brussels. But still less than in Washington, may I add.

Various stages are envisaged in TIR towards establishing the Energy Community: where are we at in Italy?

A. C.: Italy is struggling because it has a very fast forward civil and economic society, and a very backwards political leadership. Let’s look at renewable energies: while Germany has virtually no bureacreacy to install them, in Italy there are very heavy bureacratic procedures, taxation, and continuosly changing legal framework, while instead fossil fuels are heavily subsidized and put in fast lane with special urgent legislation. That is the opposite of what Europe recommends in its 2020 Strategy that I have contributed to draft and pass in 2007. Let’s take another example, waste policies: while Europe reccommends the three R policy (Reduction-Reuse-Recycle), and is now even planning a Circular Economy Directive, Italy is puttingincinerators in fast lane. Again, the opposite of the European virtuous cycles.

Instead, in the French Nord Pas de Calais region TIR plans are already at an advanced stage. During a 4-day workshop in June 2013 with some 50 experts of the Jeremy Rifkin TIR scientific team and the local authorities, a work plan has been set up according to Rifkin’s TIR vision (renewable energies, hidrogen storage, positive energy buildings, smart grids, Zero Emission transports). That later became a TIR Master Planpresented in Lille in October 2013.
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A C : the Master Plan foresees full decarbonization of the region by 2050, reducing energy intensity by 2/3 and covering the remaining part with distributed renewable energies. It also foresees a transition from a linear to a circular economy, from mechanical to digital manufacturing and original funding schemes that include crowdfunding and TIR special savings schemes. The secret fo this outstanding success is that the region has created a special unit that coordinates and leads all operations related to the social, economic and political transition to a post carbon TIR future.

The TIR implies a radical structural change in the world’s economy. How fossil fuel companies could adjust – and facilitate – this shifting? Is there a place for them in the new era?

A C : There will be place for all industries, in the TIR future. Telecommunications, utilities, logistics, constructions, services, culture. The only industry I can really not find a place for is the fossile industry.

Angelo Consoli is the European Director at The Office of Jeremy Rifkin and President of the Third Industrial Revolution European Society” CETRI-TIRES.

Federica Morelli

Researcher & translator based in Brussels. An inquiring mind and aspiring reporter with a soft spot for music and visual arts. Italian mothertongue, but I dream in French.
Writing for ROOSTERGNN on governance issues.
This article appears by courtesy of the  Global News Network and the original of it can be found at this web page: http://rgnn.org/2015/11/12/the-third-industrial-revolution-interview-with-angelo-consoli/

JEREMY RIFKIN IN CHINA: “OUT OF THE CRISIS WITH THE THIRD INDUSTRIAL REVOLUTION

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This chinese statement means: ” Jeremy Rifkin’s  Third Industrial Revolution arrives in China and speeds up the Country’s transition towards a sustainable, empathic, digital and sharing future”.

This is breaking newsfrom the Huffington Post today.

Jeremy Rifkin meeting with the Chinese Vice Premier Wang Yang in Beijing to discuss how China can be a global leader in the transition toward a Third Industrial Revolution sustainable paradigm.

Third Industrial Revolution Cover

 

 

Premier Li Embraces the Third Industrial Revolution in China
President XI and Premier Li Keqiang
The Huffington Post reports today from Beijing that “Chinese Premier Li Keqiang has not only read Jeremy Rifkin’s book, The Third Industrial Revolution, and taken it to heart. He and his colleagues have also made it the core of the country’s thirteenth Five-Year Plan announced in Beijing on October, 29th.”
 
The Huffington Post goes on to say that “this blueprint for China’s future signals the most momentous shift in direction since the death of Mao and the advent of Deng Xiaoping’s reform and opening up in 1978.”
 
There are currently 500,000 copies of Mr. Rifkin’s book, The Third Industrial Revolution, in print and 100,000 copies of his new book, The Zero Marginal Cost Society, in print in China.

 

China’s New Five-Year Plan Embraces the Third Industrial Revolution

Nathan Gardels Headshot

EUROPE OF THE CITIZENS OR EUROPE OF THE LOBBIES?

The recent decision of the European Commission to raise the emission limits for the EURO 6  diesel engines so that the not complying motors can become legal and the Volkswagen (and others) infringment miraculously healed, draws attention on how powerful are the corporate lobbies in Brussels. The Commission was questioned today by journalists in the Berlaymont press room and frankly it got really ugly when, in front of  journalists asking direct questions the Commission spokesmen appeared uncapable of offering any sensible answer and kept  dodging the questions, sputtering, mumbling and stuttering, repeating unconvincing and unbelieveable explainations that destroy the residual credibility of an already largely discredited institution.

At this link the full press conference can be watched.

http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?ref=I111322

Renzo Consoli Vs Margaritis Schinas
Renzo Consoli, ASKA NEws reporter in Brussels, questioning the European Commission on Euro 6 fiasco.

This facebook page contains a very meaningful moment  in which the Commission was under accusation for violating their own rule:

https://www.facebook.com/angelo.consoli.77/videos/vb.631397409/10153657262582410/?type=2&theater

 

In order to understand what is going on in Brussels and how corporate special interests and lobbyists are taking over the European troublesome legislative function, it is necessary to read this contribution by anti corporate expert and activist Federica Morelli.

 

Do you ask yourself about the state of democracy in the European Union? Do you like austerity? Does it appears to be unjust and unsustainable to you to pay for private losses with public cuts? What about environmental legislation failing to prevent the Wolkswagen emissions’ scandal? Or the threat of having GMOs massively imported or even produced in Europe? If you are still ignoring the heavy influence of corporate power in EU decision-making process, this article is written for you.

This is a story about the power of lobbies in today’s EU. Have you ever been in Brussels? I live there. I live in the city of beer, chocolate and … lobbies. Private companies operating in virtually any economic sector have their office set up in Brussels. Being operational at a walking distance from EU institutions is a must for big business. Their main goal is to make sure that corporate priorities drive the EU political agenda.

Photograph:Isopix/Rex

The EU quarter is packed with offices of trade associations and ‘public relations’ firms channelling their financial and political resources into the corporate agenda. Corporations use to organize themselves in interest groups: they merge their efforts to lobby more effectively on European institutions and shape EU legislation. Their work goes far beyond mere marketing and advertising activities. The private sector is omnipresent in the shaping of EU legislation at all levels. Most of the time, this results in a weakening of policies conceived as a safeguard for public interest.

This is how it works. The European Commission [the EC] works in close connection with the so called “stakeholders” to shape legislation that heavily affects our lives. What’s the problem with this? Well, this would not be a problem at all if most of these “stakeholders” weren’t representing private sector interests at the detriment of the public interest. Private interests are not intended to protect human health and environment. Quite the opposite. They merely follow economic goals. A good corporate lobbyist usually works to prevent stricter regulations negatively affecting his/her company’s overall profits. And if thousands of people took to the streets to call upon a new, stricter regulation to protect climate – then that regulation should never come to light in a way that endangers business as usual.

Brussels has the highest concentration of lobbyists in the world after Washington D.C. We don’t know precisely about how many soldiers are fighting in the European capital for the corporate army. Estimates vary between 15,000 and 30,000 lobbyists attempting to influence the Brussels institutions. The daily activities of lobbyists include meeting officials and politicians, organising events inside and outside EU buildings, circulating briefings and securing the right media coverage of their issue.

Following huge pressure from pro-transparency groups such as Corporate Europe Observatory and Alter-EU, the EC made some attempts to regulate this sector and shed some light on lobbying activities. However, this is a quite recent phase and there is still little progress on this issue. For the moment, all we have is a voluntaryTransparency Register deeply flawed in that is not legally binding and contains too much missing, inaccurate or misleading information.

Corporate lobbyists sit in the advisory groups as ‘experts’ to influence the earliest stages of decision making. Among the ‘stakeholders’ consulted by the EC, the private sector is largely over-represented.More than two thirds of these advocates represent private sector interests. So it happens that oil and gas majors’ lobbyists or car industry lobbyists sit in the advisory groups as ‘experts’ to help draft new environmental legislation or amend existing one. They have more financial resources, more visibility and a stronger voice compared to public interest groups such as green and human rights organisations.

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With the emerging role of the European Parliament as co-legislator, lobbying activities are targeting MEPs in a more aggressive way compared to what happened a few years ago. MEPs are invited to dinner or cocktail parties, asked to join a cross-party group funded by corporations in order to build personal, trustful relationships. The private sector also invites MEPs to paid travels and visits worldwide to help promote their case further. The more lobbies work on thesepolitical networks with key actors in decision making, the more they can boost their chances for bigger profits. And the cash-for-amendment scandal teaches us about the never-ending downward spiral in dubious lobbying activities.

Are you interested in working in the EU environment? Or you came to think that the European Union is just crap because of its activities clashing with your needs and hopes? Remember: there is a battle going on in Brussels for lobbying transparency. Time is ripe to regulate the overwhelming corporate power in Europe. Do you fancy defending the public interest?

 

Courtesy by Global News Network

THE SOLAR 3D PRINTER. Democratization of manufactoring and energy at the same time. This Saturday ate the Rome Makers Faire.

12048779_10208144134308049_584330074_nOn Saturday 17th of October 2015, Jeremy Rifkin’s dream is coming true in Rome at the European Makers Faire.

Professor Livio de Santoli’s research center Citera and  CETRI-TIRES have developed  a solar 3D printer with the assistance of renewable energy company Enerworks  and of the Roman co-working fab lab ROMA MAKERS.

 

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Roma Makers’ Silvio Tassinari

The project will be introduced by a video message from Jeremy Rifkin and represents the first phase towards a final step which is the perfectly stand alone hydrogen powered solar 3D printer.

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Solarizing the digital manufactoring. Rolando and Edoardo Roberto from Enerworks

That will bring the wonders of the digital manufactoring  to the remote areas of the world from under developed Africa to  the Peruvian Amazon, allowing them to leap frog from under-development to the inclusive, empatic, sharing, sustainable Third Industrial Revolution.

Digital manufactoring (or as Jeremy Rifkin calls it “infofacturing”) is all the more important in the under developped world because it is a factor of fast development at very low marginal cost and delivers consumers goods and items that are not available in those areas because they are too expensive to make under the financial and technical conditions of the very high marginal cost fossil second industrial revolution.

Indeed,  if 3D printing for western consumers and producers is just a way to shift from one way to produce to another (less expensive and smaller scale one), for Africans, South-East Asians or Amazonians, it is the only way to make and have those consumer goods.

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The TRI LED Lantern

The first application of the solar 3D printer in the Peruvian Amazon will be the production of the plastic body of the  TRI Led Lantern, that will spinn the local economy and bring light and energy to remote rural forestry areas.  The TRI LED Lantern allows Amazon kids to study at night when there is no sun light anymore, and allows them to acquire the cultural capacity to become “guardians of our biosphere”.

So the solar 3D printer is much much more than  a technological breaktrough. It is the democratization of energy and manufactoring together. According to the vision of Jeremy Rifkin.

If you are attending the Rome Makers Faire in the coming week-end don’t miss the opportunity to participate to the presentation of the Solar 3D printer.

Download and print the following invitation to  have free access to the Maker Faire on the Conference day.

The Third Industrial revolution is speeding up. Be an actor of it, not a spectator!

Invitation Solar 3D printer

 

 

DON’T HIDE FROM THE SUN! Sweeping away anti solar mythology.

dont hide

Ever heard how scientists estimate that more than enough solar energy strikes the earth every hour to power our whole society for an entire year?

Yep, that’s right: every hour.

CETRI TIRES is proud to offer you this free ebook, (courtesy of the Climate Reality project) that will help you set the record straight in all the social media about:

  • How solar power affects our economies
  • Real causes of climate change
  • Reliability of solar energy
  • False solutions to climate change
  • And more

Yet despite this fact, many people debate – or simply don’t understand – the tremendous benefits of solar power and other renewable energies. That’s why we put together the ebook, Top Solar Energy Myths, where we debunk some of the most common misconceptions around solar power.

DOWNLOAD YOUR DOCUMENT HERE:
http://www.climaterealityproject.org/sites/climaterealityproject.org/files/solarmyths_final.pdf?utm_source=email-solarmyths&utm_medium=email&utm_campaign=General

Find out how powerful and practical solar energy is, and how it will help lead us toward a sustainable, clean energy future for our planet. Enjoy!

More info at :   www.climaterealityproject.org

P.S.  Spread the word about the benefits of solar energy!
Use the hashtags
#PutSolarOnIt
#ClimateHope
and give your contribution to the solar cause.


The Salentinian Television TELERAMA says the thruth on the Greek debt and the Commission led by professor Eric Toussaint

The Editor of the Salenvernaleonetinian TV station  Tele Rama, has made a clear choice of freedom of information and has decided to broadcast the report from Athens made by free lance Italian journalist Giorgio Simonetti telling the public the thruth about how the Greek Debt has been formed and  its illegal carachter. As the International Monetary Fund has unequivocally stated the Greek debt is unsustainable and the agreement reached on monday the 12th in Brussels is not serious because Greece will never be able to pay it back, therefore a debt massive reduction is  strongly reccommended if the EU wants to have a realistic approach to this probelm. The final report of the Commission chaired by professor Toussaint will be issued at the end of the year, while the report presented last June is only the preliminary findings. This report will clearly identufy the proportion of the greek debt that should be cut because it is illegal and immoral, being related to teh bailout of Greek banks involved in losses due to hazardous investments in toxic assests.

toussaint 18 giugnoThe basic assumption of the work performed by the Toussaint Commission (Toussaint also led the Ecuador Commission for the audit of the Ecuador Debt established by President Correa in 2007) is that these losses should not be covered by the Greek State and the Greek people and tax payers because they are private debt, and should be  covered by the private financial institutions that provoked them.

The full  TV program can be viewed at this link:

 

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