Monday, July 13, 2020

Angelo Sicilia vince il premio Guttuso sezione “Impegno Sociale”.

 

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Sono stati ufficializzati dalla presidente del Centro culturale “Renato Guttuso” di Favara, Lina Urso Gucciardino, i nomi degli insigniti dei Riconoscimenti Speciali inseriti nel contesto della XVII edizione del Premio di arte e cultura siciliana “Ignazio Buttitta”.

La giuria è composta da Lina Urso Gucciardino, Enzo Alessi, Giuseppe Piscopo, Umberto Re e Giuseppe Moscato. Diverse le sezioni dei premi speciali che vogliono dare il giusto riconoscimento a donne e uomini di Sicilia che hanno ottenuto importanti risultati nel loro settore lavorativo.Spettacolo antimafia dell'opera dei pupi a Palermo

Per la sezione dedicata all’impegno sociale il riconoscimento va al palermitano di origini favaresi Angelo Sicilia e ai suoi Pupi Antimafia. La premiazione si svolgerà l’8 dicembre alle 18 al Castello di Chiaramonte di Favara. Nello stesso luogo, il primo dicembre, il drammaturgo palermitano metterà inscena lo spettacolo: “Padre Pino Puglisi. Un prete contro la mafia”. (ANSA). La cerimonia di consegna avverrà al castello Chiaromonte di Favara.

sicuilia pupiIl CETRI-TIRES esulta per l’attribuzione del prestigioso riconoscimento al suo  componente e membro del Comitato Scientifico Angelo Sicilia che da anni riporta nell’attualità e proietta verso il futuro la nobilissima tradizione dei pupi.

Ad Angelo le congratulazioni del presidente e di tutto il CETRI per il meritatissimo riconoscimento ad una vita di impegno contro la Mafia e per la terza Rivoluzione Industriale.

Fonte articolo Ansa

 

Amazzonia, a rischio più della metà delle specie di alberi

16308_337974372987585_52848692_nFonte: repubblica.it

Lo studio. I risultati giungono da uno studio compiuto su un’area enorme che copre l’intera foresta amazzonica. “Abbiamo stimato la popolazione restante di ogni specie arborea e quantificato la sparizione di ciascuna di esse dovuta alla deforestazione”, spiega Hans ter Steege, biologo presso il Naturalis Biodiversity Center di Leiden (Olanda). “Abbiamo poi valutato come sarà nel 2050, cercando di calcolare la deforestazione che potrebbe avvenire fuori e dentro le aree protette, e le specie che potrebbero sparire in due scenari di deforestazione: quello attuale, chiamato business-as-usual, e uno in cui si migliorano le politiche per preservare la foresta“. Alcune specie a rischio erano già state monitorate e incluse nella lista delle specie minacciate della IUCN, la cosiddetta red-list, ma non tutte. “Uno studio così completo e a questa scala non era ancora stato fatto e secondo noi la lista delle specie minacciate andrebbe ampliata”, dice ter Steege.

I numeri della deforestazione. Lo studio è stato compiuto su ben 15.000 specie, la quasi totalità delle specie arboree della selva. Di queste, almeno 8.690 (il 57%) è a serio rischio di estinzione entro il 2050, se la deforestazione continua con il ritmo attuale, insomma nello scenario business-as-usual. In questo caso circa il 40% della foresta amazzonica sparirebbe nei prossimi 35 anni. Sarebbero invece 5.515 (il 36%) le specie a rischio se si mettessero in atto serie misure per ridurre drasticamente l’abbattimeno degli alberi. Questi i risultati pubblicati suScience Advances da un team internazionale (diverse decine) di esperti. Tra le piante a rischio ci sono anche il cacao, e la palma di açaí (da cui si ricava il palmito, presente in molti sciroppi di uso industriale).

Un problema globale, possibili soluzioni. Gli esperti sospettano che in 150 anni siano già scomparse più di un terzo delle foreste tropicali del Pianeta. “Ciò che sta avvenendo in Amazzonia accade lungo tutta la fascia tropicale, la maggior parte delle 40.000 specie di alberi tropicali terrestri è dunque a rischio”, dicono gli studiosi. Visto poi che l’Amazzonia è capolista in fatto di ricchezza di specie arboree, la nuova stima sarebbe sufficiente ad aumentare del 36% le specie di alberi tropicali minacciate a livello globale (l’Africa ha perso circa il 55% delle foreste tropicali, i Paesi asiatici ne hanno perse il 35%). Secondo ter Steege in Brasile le politiche per la conservazione della foresta amazzonica hanno però già portato un certo miglioramento. “Rimane il problema dell’impatto delle grandi opere come le dighe, e il disboscamento illegale o le miniere illegali: purtroppo è molto difficile controllare un’area tanto vasta quanto l’Amazzonia”. Bisognerebbe quindi rinforzare la rete di aree protette così come il ruolo delle popolazioni indigene nella salvaguardia di queste specie, spiegano gli esperti. L’obiettivo, vista l’importanza anche nella lotta al cambiamento climatico, sarebbe quello di impedire che il degrado della foresta continui fino, e forse oltre, al 2050.

Disastro ambientale in Brasile: crollano due dighe delle miniere di ferro

fonte: lifegate.it & GreenMe Brasile

brasile3L’incidente, avvenuto il 5 novembre scorso, è uno dei peggiori disastri minerari nella storia del Brasile e potrebbe aver contaminato irreparabilmente l’area.

Undici morti, dodici dispersi, cinquecento sfollati e danni incalcolabili all’ambiente. Questo il bilancio provvisorio dell’incidente che ha visto il cedimento di due dighe, avvenuto presso una miniera di ferro di proprietà della società mineraria Samarco, nel sud est del Brasile.

Il 5 novembre scorso il villaggio di Bento Rodrigues a Mariana, cittadina nella regione di Minas Gerais, è stato investito da una muraglia di fango, melma, residui e rifiuti tossici, in seguito al cedimento di due dighe costruite per contenere le acque reflue.

La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha paragonato l’incidente al disastro ambientale del Golfo del Messico, causato dalla piattaforma petrolifera della British Petroleum.

Oltre 250mila persone si trovano al momento senza acqua potabile, mentre i corsi d’acqua hanno assunto un inquietante colore arancione.

Il crollo delle dighe ha provocato lo sversamento di oltre cinquanta milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria, contenenti sostanze altamente tossiche come il mercurio. La società mineraria Samarco ha accettato di pagare 260 milioni di dollari per la rottura delle due dighe.brasile2

La società, di proprietà dei giganti del settore Vale e Bhp Billiton, ha più volte negato la tossicità del fango e si è impegnata a “effettuare tutti gli sforzi possibili per dare priorità alle esigenze delle persone che erano nella zona di incidente”, si legge in un comunicato rilasciato da Bhp Billiton.

“È già stato appurato che numerosi animali selvatici sono stati uccisi dal fango – ha dichiarato Klemens Laschesfki, professore di geoscienze dell’Università di Minas Gerais – dire che il fango non è un rischio per la salute è troppo semplicistico”.

Le autorità brasiliane considerano tuttavia la cifra insufficiente a coprire gli ingenti danni all’ambiente e alla popolazione. “Questa è solo una prima rata”, ha dichiarato il procuratore di stato Carlos Eduardo Ferreira Pinto.

Le cause e le conseguenze ambientali dell’incidente non sono ancora chiare. Secondo gli scienziati i fanghi, che possono contenere sostanze chimiche utilizzate per ridurre le impurità del ferro, potrebbero alterare il corso dei torrenti, ridurre i livelli di ossigeno nell’acqua e diminuire la fertilità dei terreni agricoli.

Il disastro è solo l’ultimo colpo inflitto al fiume Rio Doce, una delle principali vie di collegamento tra lo stato di Minas Gerais e l’Oceano Atlantico. L’area, che attraversa la fitta foresta pluviale, è stata oggetto di intenso sfruttamento minerario, soprattutto di oro e ferro, sin dalla colonizzazione portoghese.

brasile1I biologi temono ora che le sostanze tossiche immesse nel fiume possanocontaminare anche la costa. La foce del Rio Doce è una zona di nidificazione delle tartarughe marine, creature in via di estinzione e particolarmente sensibili ai cambiamenti chimici dell’acqua.

Tutte le specie animali presenti nell’area, terrestri e acquatiche, stanno morendo per asfissia. Per proteggere la fauna ittica è stata varata l’operazione Arca di Noèche vedrà la partecipazione di pescatori specializzati e associazioni ambientaliste per scongiurare l’estinzione delle specie che abitano il corso d’acqua.

Aggiornamento:

Il Brasile è stato colpito dal più grave disastro ambientale che il Paese abbia mai affrontato negli ultimi decenni. Nella regione di Minas Gerais, nel distretto di Bento Rodrigues, è in corso una tragedia umana e ambientale.

Le dighe di una miniera di ferro del Sud del Brasile sono crollate lo scorso5 novembre mettendo in serio pericolo il bacino del Rio Doce a causa dello spargimento di residui tossici e sostanze inquinanti. E, notizia di oggi, anche altre dighe sarebbero a rischio rottura.

Negli ultimi giorni l’attenzione della stampa nazionale e internazionale si è concentrata sugli attacchi terroristici a Parigi. In pochi in Italia hanno seguito la situazione brasiliana. Dal 6 novembre, però, i nostri colleghi di GreenMe Brasile si stanno impegnando a monitorare la situazione e ora vogliamo fare il punto della vicenda per informare i nostri lettori italiani.

Dal Brasile apprendiamo che l’impresa coinvolta nel crollo delle dighe (la società Samarco) è stata multata per quanto accaduto, ma il denaro non basterà di certo per restituire le vite umane ormai perse. Al momento si contano 7 morti e 15 dispersi, ma i soccorritori sono ancora alla ricerca delle persone scomparse, che potrebbero essere rimaste intrappolate sotto il fango che ha raggiunto le abitazioni. Dunque il bilancio della tragedia non è ancora definitivo.

I soccorsi hanno dato il via all’Operazione Arca di Noè per salvare persone e animali travolti dal fango. I sedimenti arancioni rischiano di compromettere per sempre l’ecosistema del Rio Doce e ben 250 mila persone sono rimaste senza acqua potabile a disposizione.

Il fango, che contiene residui delle attività minerarie molto tossici, continua a invadere la regione di Minas Gerais e prosegue il proprio percorso mettendo a rischio un intero ecosistema.

Per arginare il pericolo sono in corso delle misure d’emergenza. Le popolazioni indigene rivorrebbero indietro il loro fiume, mentre nel frattempo persiste il rischio di nuovi crolli e non è dato sapere fino a che punto arriverà il fango. E’ inoltre partita una richiesta per lo svolgimento di un’indagine indipendente con una campagna di crowdfunding.

La speranza è che la società coinvolta nel disastro possa almeno risarcire i danni e che il denaro venga utilizzato per il ripristino ambientale. La priorità è il recupero della copertura forestale del bacino del Rio Doce.

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La nostra Daia Florios, direttore di GreenMe Brasile, ci spiega: “Dopo il crollo delle dighe non è ancora possibile stimare le conseguenze del disastro in termini ambientali, dato che l’entità dei danni si potrà verificare soltanto nel corso del tempo. La situazione può mettere a rischio anche le riserve ambientali marine”.

Grazie ai nostri colleghi continueremo a seguire la situazione in Brasile con informazioni dirette e vi terremo aggiornati sul disastro ambientale che ha già messo in pericolo vite umane, animali e ecosistema.

Marta Albè

Fonte foto: GreenMe Brasile

Il Solar Lab dell’Istituto Natta di Bergamo oggi in missione conoscitiva a Roma…

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I ragazzi del Solar Lab dell’Istituto Natta di Bergamo, oggi saranno a Roma guidati dal professor Pedruzzi e dalla professoressa Iseni, per presentare i possibili sviluppi internazionali del loro progetto alla Farnesina.

Il Presidente de CETRI, Angelo Consoli, li accompagnerà nel loro percorso romano che inizia con un incontro nella sede della Fondazione Univerde presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio, dove il solar lab verrà illustrato ai membri del comitato scientifico per l’energia scolare della Fondazione in vista di una sua possibile candidatura al Green Pride 2016, il premio organizzato dalla Fondazione Univerde ogni anno per premiare le eccellenze nell’energia solare e le tecnologie di Terza Rivoluzione Industriale.

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Il collettore solare termodinamico del Solar Lab

Il progetto parte con un Solar Lab, cofinanziato da alcune imprese locali dedite alle energie rinnovabili e oggi mira a espandere il messaggio empatico e rifkiniano dell’energia solare verso il sud del mondo, in quello che Rifkin chiama Leap – Frogging, ossia salto della rana: in altre parole perchè i paesi del terzo Mondo dovrebbero rovinare le loro economie e il loro ambiente passando per le costose e inquinanti energie fossili della prima e seconda rivoluzione industriale quando adesso grazie alle relativamente economiche e perfettamente funzionanti tecnologie solari e rinnovabili possono saltare come una rana direttamente alla terza Rivoluzione industriale? Questi ragazzi hanno la risposta. Speriamo facciano riflettere chi invece ha finge che non ci sia alternativa a un futuro fossile.

Ecco i ragazzi del SOlar Lab che illustrano il loro progetto:

per saperne di più sul solar Lab:

http://solarlabinfo.wix.com/index

IN RICORDO DI KEN SARO WIWA A VENT’ANNI DALLA SUA BARBARA ESECUZIONE

kensarowiwa2Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

IL CETRI TIRES COMMEMORA UN GRANDE UOMO MORTO PER DIFENDERE IL SUO POPOLO DALLA VIOLENZA DELLA POLITICA FOSSILE

Ken Saro Wiwa era un grande poeta, ma soprattutto un infaticabile attivista per i diritti umani. Un uomo che aveva deciso di lottare contro i soprusi che la Shell e il governo dittatoriale nigeriano stavano imponendo alla sua popolazione: gli Ogoni.

shell Niger deltaCon il suo impegno e la sua determinazione, Saro Wiwa fondò il MOSOP, il Movimento per la sopravvivenza del popolo ogoni. Il 4 maggio 1993, in occasione della giornata delle popolazioni indigene proclamata dalle Nazioni Unite, riuscì a far scendere per le strade dell’Ogoniland, sul delta del Niger, oltre 300mila persone. Uomini, donne e bambini che, cantando canzoni di protesta, dichiararono la sussidiaria della Shell in Nigeria persona non grata.

Un vero affronto per le élite politiche nigeriane, che fin dal boom del petrolio dell’inizio degli anni Settanta avevano considerato i giacimenti del Delta del Niger come una sorta di proprietà privata da sfruttare a proprio piacimento. La Shell e le altre compagnie petrolifere, infatti, furono subito incoraggiate ad “occupare” il territorio, al fine di portare avanti le loro attività estrattive, senza peraltro pagare le dovute compensazioni ai legittimi proprietari o tenere in debita considerazione i possibili rischi ambientali.

Ken Saro Wiwa pagò con la vita la sua sfida al governo nigeriano. Dopo essere stato arrestato nel 1994, sulla base di infondate accuse di omicidio, e aver subito un processo farsa, il 10 novembre di venti anni fa Saro Wiwa fu impiccato nel cortile della prigione di Port Harcourt assieme ad altri otto attivisti ogoni.

Adesso Ken Saro Wiwa è un simbolo per tutti i popoli che si battono per rivendicare i loro diritti e per preservare le proprie terre dalla devastazione ambientale, prime fra tutte le altre popolazioni del Delta del Niger, ancora alle prese con gli scempi socio-ambientali causati da tante multinazionali operanti nella zona, tra cui spicca anche l’Eni.

Purtroppo negli ultimi due decenni la situazione non sembra essere mutata un granché, come certificano autorevoli studi di organizzazioni internazionali.

In primis il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), che nell’agosto del 2011 rese pubblico uno studio in cui si esaminavano gli effetti delle attività estrattive delle multinazionali proprio nell’Ogoniland. In 50 anni le conseguenze per l’ambiente erano state di così vasta portata da superare anche le più fosche previsioni.

Nel rapporto si faceva presente che per ripristinare quelle terre, falde idriche, fiumi, acquitrini e foreste di mangrovie sarebbe servita la più lunga e difficile bonifica ambieShellntale mai intrapresa al mondo, la quale avrebbe potuto richiedere 25 o 30 anni. L’Unep suggeriva di creare una Authority ad hoc per l’Ogoniland e di mettergli a disposizione un fondo con capitale iniziale di un miliardo di dollari fornito dall’industria petrolifera, al fine di coprire così almeno il primo periodo di lavori.

Nel corso di questi ultimi quattro anni ben poco è stato fatto per dare una risposta alle richieste dell’Unep da parte delle Oil Corporation.

Tanto per farsi un’idea di come vadano nel cose nel Delta basta ricordare che pochi mesi fa Amnesty International ha comunicato che nel 2014 gli incidenti occorsi a strutture gestite dalla Shell ammonterebbero a 204, quelli dell’italiana Eni a ben 349, almeno in base a quanto riferito dalle stesse compagnie. In totale, stiamo parlando di circa 5 milioni di litri di greggio dispersi sul territorio del Delta. Una stima che si teme sia addirittura troppo conservativa.

Nell’arco di 40 anni (1971-2011) in Europa si sono verificati solo 10 sversamenti l’anno, ma le multinazionali del petrolio si difendono addebitando gli sversamenti a furti e sabotaggi vari. Le comunità locali e le organizzazioni della società civile contestano con forza queste tesi, addossando la colpa alle multinazionali e, nella maggior parte dei casi, all’inadeguatezza dei loro impianti – in particolare le tubature sarebbero molto vecchie e prive della manutenzione necessaria. La lotta intrapresa da Ken Saro Wiwa oltre 20 anni fa non è ancora finita.

http://www.recommon.org/in-ricordo-di-ken-saro-wiwa-a-20-anni-dal-suo-assassinio/

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A UDINE L’ENERGIA DIVENTA UN GIOCO DA RAGAZZI.

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L’Amministrazione Comunale di Udine organizza, con cadenza annuale, “Energia in Gioco” un evento di sensibilizzazione sul consumo consapevole di energia. L’evento, rivolto ai bambini, ai ragazzi e agli adulti, si propone di sviluppare la comunicazione sull’energia coinvolgendo soggetti pubblici e privati (enti, scuole, associazioni, ditte) in grado di gestire, in autonomia organizzativa e autosufficienza economica, attività significative quali: incontri, laboratori, esperimenti, workshop, esposizioni, visite guidate, proiezioni, giochi e animazioni.

Nell’ambito di “Energia in Gioco – 2013”, il CISM – Centro Internazionale di Scienze Meccaniche ha realizzato un “Portale dell’Energia” volto a raccogliere link a iniziative di educazione energetica e ambientale in corso in Italia, ed a ridistribuire materiali didattici e informativi, particolarmente interessanti ed affidabili, messi a libera disposizione in rete. Per la sua natura dinamica, il progetto è necessariamente pluriennale e richiede 12208670_1074946772517029_5613652399382452495_naggiornamenti periodici (che si è deciso di far coincidere con le diverse edizioni di Energia in Gioco). Nell’ambito di “Energia in Gioco – 2015” il Dipartimento di Energia e Ambiente (DEA) del CISM ha quindi aggiornato la selezione di link e materiali di supporto scelti in base al solo obiettivo fondante del DEA, ovvero la creazione di opportunità educative nei settori dell’energia e dell’ambiente. In questo modo gli utenti del portale continueranno ad avere una guida nel labirinto della rete, ispirata soltanto alle esigenze dell’attendibilità scientifica e, insieme, rispettosa della diversità delle idee e delle persone.

Energia Gioco “inaugura” una sede che sarà tutta ecosostenibile

Dal 10 al 14 novembre torna a Udine l’evento dedicato alla sostenibilità e all’efficienza energetica con il Patrocinio CETRI-TIRES

11221403_1074946345850405_3546381086917726336_nDai laboratori creativi agli esperimenti sulle trasformazioni energetiche, dai percorsi di scoperta delle risorse rinnovabili all’esplorazione dei fenomeni energetici attraverso il gioco. E poi ancora letture, proiezioni, seminari ed esposizioni sempre dedicati al mondo dell’energia. Con ben 23 partner ufficiali e oltre 90 appuntamenti proposti l’edizione 2015 di Energia in gioco, in programma dal 10 al 14 novembre, si preannuncia ricchissima di iniziative e attività gratuite. Alla presentazione ufficiale della manifestazione, che si è tenuta oggi, nella palazzina 8 dell’ex macello, hanno partecipato il sindaco di Udine, Furio Honsell, l’assessore comunale allo Sport, all’Educazione e agli Stili di Vita, Raffaella Basana, l’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia, Sara Vito, e rappresentanti dei tanti partner coinvolti nell’iniziativa. Grandi protagoniste dell’evento, dedicato alla promozione di comportamenti responsabili nell’uso dell’energia, saranno come di consueto le scuole di 12193301_1074946305850409_2940787397488840656_nogni ordine e grado, a cui saranno riservate le mattinate con laboratori, postazioni interattive, esperimenti, conferenze, proiezioni, giochi e animazioni. Spazio però anche al resto della cittadinanza, che potrà partecipare alle attività proposte nei pomeriggi di venerdì 13 e sabato 14 novembre.

Ma la grande novità di quest’anno è data dalla location che ospiterà gran parte degli in programma. Questa edizione di Energia in gioco terrà infatti a battesimo il recupero dell’edificio 8 dell’ex macello comunale, realizzato nell’ambito del progetto europeo CEC5. “Grazie a questo progetto europeo è stato possibile ristrutturare e trasformare un edificio storico della città in un laboratorio permanente di efficienza
energetica”, sottolinea il sindaco. “Un’operazione che illustra come sia possibile conservare esempi di archeologia industriale all’insegna dell’innovazione mantenendone il carattere architettonico e trasformandoli in laboratori di efficienza”.12191497_1074947832516923_8896857381573110641_n

L’intervento di riqualificazione dell’edificio 8 nell’area dell’ex macello comunale ha riguardato l’installazione di una copertura vetrata con innovative celle fotovoltaiche, montate su un apposito telaio metallico. L’intervento ha permesso di aumentare le performance energetiche
dell’immobile nel pieno rispetto dei vincoli architettonici imposti. Si è scelto inoltre di dotare la struttura di un cappotto interno per
preservare la tessitura muraria esterna originaria, con un sistema di riscaldamento a pavimento e a bassa temperatura. L’intero edificio è dotato anche di un impianto di gestione integrata dell’energia.

12208870_1074946315850408_6379084213220155947_nProgramma. Anche quest’anno Energia in gioco proporrà tantissimi appuntamenti, oltre 90, dedicati alla promozione di comportamenti responsabili nell’uso dell’energia. “È nostro dovere, ma anche la nostra unica speranza, operare per il progresso dell’umanità verso una società inclusiva, equa, sana e sostenibile”, osserva Honsell. “Da cinque anni Udine organizza Energia in gioco proprio con questo scopo: portare attraverso il gioco nelle strade e nelle piazze, e quindi a tutti, messaggi forti ed esempi e pratiche di sostenibilità. Non dobbiamo dimenticare mai che in tutte le situazioni che viviamo abbiamo la
possibilità di sfruttare l’energia in modo più efficiente, risparmiando denaro e creando allo stesso tempo nuove opportunità di lavoro in nuovi settori”.

Anche quest’anno il filo conduttore della manifestazione sarà rappresentato da uno dei quattro elementi della tradizione filosofica ellenica: dopo l’aria nel 2014 in questa edizione sarà la terra a ispirare le diverse iniziative in programma. “Energia in gioco offre la possibilità a tutta la cittadinanza di sperimentare e riflettere, in modo innovativo e in chiave ludica e divertente, riguardo ai temi dell’educazione ambientale e del consumo responsabile e consapevole dell’energia”, spiega l’assessore Basana. “Questo evento si realizza grazie alla partecipazione, alla competenza e alla creatività di numerosi soggetti pubblici e privati che con sensibilità offrono percorsi educativi innovativi sul tema dell’educazione al consumo energetico consapevole e al rispetto dell’ambiente. Un sentito ringraziamento all’ufficio Ludobus e a tutti gli uffici che hanno collaborato e ai numerosissimi partner che con la loro adesione testimoniano l’interesse crescente per l’iniziativa”.

Gli argomenti trattati durante le attività in programma vanno dalle case energetiche alle fonti di energia rinnovabili, dai fenomeni ottici alla fisica di Newton, dall’energia fornita dal cibo alla mobilità sostenibile, dall’energia consumata dal corpo umano ai cambiamenti climatici, dall’inquinamento elettromagnetico all’autobus alimentato a metano. Il tutto presentato con una metodologia particolarmente attenta al coinvolgimento emotivo e all’aspetto ludico e divertente, con l’intento di stimolare la curiosità e l’interesse e di promuovere l’impegno e la partecipazione attiva degli studenti.12193841_1074946822517024_1201357971758116052_n

Grazie alla collaborazione del Cism – Centro internazionale di scienze meccaniche è stato realizzato un “Portale dell’Energia” volto a raccogliere link a iniziative di educazione energetica e ambientale in corso in Italia, e a redistribuire materiali didattici e informativi, particolarmente interessanti ed affidabili, messi a libera disposizione in rete
http://www.cism.it/…/energy-and-environment/portale-energia/

Come già è accaduto nelle ultime edizioni il programma della
manifestazione includerà, in collaborazione con il Cec, la proiezione di due film documentari di grande interesse. Il primo, previsto al cinema Visionario il 12 novembre, si intitola “Home” ed è firmato dal regista Yann Arthus-Bertrand, celebre per le fotografie aeree scattate in tutto il mondo, che ha realizzato questo spettacolare film attraverso riprese sorprendenti e di altissima qualità per raccontare lo stato attuale della Terra e il cambiamento climatico. Le immagini sono state riprese tutte dall’alto, in oltre cinquanta Paesi, per restituire un punto di vista inedito, uno sguardo sulle meraviglie del pianeta ma anche sulle trasformazioni ambientali e climatiche che dobbiamo conoscere, monitorare e contrastare.
La seconda pellicola, in proiezione sabato 14 novembre, è il capolavoro di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado “Il sale della terra”, film che racconta la vita e l’opera del fotografo Sebastião Salgado, che per 40 anni ha puntato l’obiettivo sul “sale della Terra”: gli esseri umani e la natura che li circonda, ma anche i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea. Si rinnova anche la collaborazione con l’università degli studi di Udine, in particolare con l’unità di ricerca in Didattica della Fisica, che allestirà una mostra di giochi didattici presso l’aula magna di piazzale Kolbe.

La partecipazione a tutte le attività di Energia in gioco è gratuita.

LA VERITA’ SUL GASDOTTO TAP SVELATA A BRUXELLES

If it weren’t for the country’s vast oil and gas reserves, the last parliamentary elections in Azerbaijan would have gone unnoticed in Italy. This little former Soviet republic described in leaked diplomatic cables as being run as a feudal state in the Middle Ages, has just ‘re-elected’ President Ilham Aliyev with an overwhelming majority. The President’s party took 70 of the 125 seats in the National Assembly. Easy job, one could argue, given that opposition parties boycotted the vote after the umpteenth election campaign marked by severe crackdowns, with dozens of journalists, activists and political dissidents arrested. But this is no news at all.

Schermata del 2015-11-09 22:31:30

The real news is that EU’s relations with Azerbaijan are stronger than ever. We are talking business, bien sûr. The plans for the Trans-Adriatic Pipeline (TAP) are at an advanced stage. The European Bank for Reconstruction and Development (BERS) has just provided a 500 billion dollar grant for the second stage of implementation. The pipeline should bring, by 2020, 10 billion cubic metres of Azeri gas across the Adriatic sea to the southern coasts of Puglia region in Italy, passing through Greece and Albania. The project, presented as a fundamental step in EU’s plans to create an alternative to its reliance on Russia, is coming under intense criticism in the Italian peninsula for its serious environmental impact and the lack of involvement of local municipalities. But the royal wedding between the Italian government and the country’s ruling dinasty has just been proclaimed with pomp and ceremony at the Universal Exposition hosted by the city of Milan.

“Italy”, pointed out President Aliyev, “is our number one partner. Our relations are excellent”. It is no coincidence that the Aliyev family decided to celebrate the National Day of Azerbaijan at the country’sExpo pavillon, nor that the last three Italian Prime Ministers have met Aliyev in person. Following the outbreak of the civil war in Lybia in 2011, Baku has become in fact the first Italy’s oil supplier. And theLand of Fire is intended to become the strategic partner in energy matters, with many respects paid to the hopes cherished in an energy independence based on clean energy. The pipeline would offer a direct transportation route opening up the Southern Gas corridor, a 3500-km long gas value chain stretching from the Caspian Sea to Europe. The present TAP shareholders are British Petroleum (20%), Azerbaijan’s state company SOCAR (20%), Statoil (Norway, 20%), Fluxys (Belgium, 19%), Enagás (Spain, 16%) and Axpo (Switzerland, ²5%).

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A bright future for EU-Azerbaijan relations

The Azeri regime undertakes significant efforts in lobbying activities in Brussels to build up its reputation as a “Western-looking, independent, secular state with a vibrant and diverse culture”.  The PR machine spends large sums of money in funding cultural events, paying trips for MEPs and organising political events at the European Parliament with the overall objective of fostering business opportunities in the country. For Aliyev’s feudal-like system, where endemic corruption is based on the highly concentrated ownership of resources deriving from oil and gas revenues, improving political and trade ties with the European Union is of paramount importance. And the results are there. Last year the country rejected the proposed association agreement with the EU because it did not contain sufficient assurance about the stance the EU would take on theNagorno-Karabakh conflict. Indeed, one of the main objectives of TEASPR efforts in Brussels is to establish themselves as a “credible platform for information with regard to the South Caucasus”.

Italy’s dreams of clean energy: the NO-TAP battle

Italian and foreign big dirty industry find a tireless, reliable ally in Italian prime minister Matteo Renzi. In spite of growing local opposition, Renzi has gone out of his way to accelerate the building of the final part of the gas corridor in Southern Puglia by slipping it in the so-called “Sblocca Italia” decree (“Unlock Italy”). Despite its name, the measure passed in September 2014 creates a big dangerous game where Italy’s energy future is locked in a nightmare made up of new drilling explorations available to oil companies all over the peninsula.

Greenpeace campaign against 'Sblocca Italia' decree

As for TAP, local community in Puglia is firmly taking action against these plans. The NO-TAP committee is active since February 2012. In summer 2014, TAP consortium’s attempts to fund local festivals and country fairs known as sagre were firmly rejected. Local authorities have been protesting against the lack of any involvement and now oppose its implementation by requesting a new environmental impact assessment evaluation.

Numerous NO-TAP activities are taking place in several locations, and include information meetings and actions around the huge environmental threat inherent in the TAP initiative. The battle is fuelled by the invaluable efforts of dozens of environmental organisations and civil society groups, and enjoys heartfelt, long-term support from first country’s opposition party Movimento Cinque Stelle, that has been built up on Italy’s environmental battles over the last ten years or more.

NO TAP activists in San Foca, Lecce

Despite well-funded propaganda promoted by the Swiss-based TAP AG consortium, the project in fact cannot be understood as an environmental-friendly initiative, nor as an opportunity for local development. It is conceived, instead, as being harmful for the local economy, fishing, agriculture and tourism and for its nefaste effects onbiodiversity. This is just one of the many examples of imposed measures in a country where the role of local authorities in planning initiatives leaves much to be desidered. Participation on decisions around the country clean energy’s aspirations is seriously affected in this case by opaque dirty energy interests and a lack of political will in Rome.

Puglian NO-TAP activists Caterina Vitiello and Angelo Consoli deliver NO-TAP decalogue to Captain of the Rainbow Warrior Joel Stewart.

Originale dell’articolo:

http://rgnn.org/2015/11/05/the-trans-adriatic-pipeline-tap/

La Terza Rivoluzione Industriale e il fenomeno del costo marginale zero spiegati da Mirko Busto

Mirko-Busto

L’on Mirko Busto, un ingegnere ambientale eletto nelle liste del Movimento 5 Stelle alla camera e membro della Commissione Ambiente spiega magistralmente e in modo estremamente semplice come il fenomeno del costo marginale zero di cui si occupa Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro. Invitiamo tutti a leggere questo articolo per capire come le fonti rinnovabili stiano accelerando la fine dell’era fossile. Presto  ci guarderemo indietro increduli per aver pensato per così tanto tempo che il petrolio fosse più conveniente del sole. Alcuni ci sono già arrivati, Fra loro Mirko Busto che ci a iuta ad arrivarci tutti con questa riflessione

Presto diremo addio alle fonti fossili

Manca meno di un mese alla Conferenza sul clima COP21 di Parigi, e gli esiti di questo importante (e si spera non inutile) evento sono tutt’altro che scontati. Se però restano forti dubbi sulla volontà politica di alcuni “grandi” decisori del pianeta di arginare il fenomeno del cambiamento climatico, buone notizie arrivano invece dal mondo delle energie alternative. Che, grazie al boom delle rinnovabili e ad alcune scommesse sbagliate dei colossi petroliferi, porteranno presto le fonti combustibili fossili ad essere solo un brutto e sporco ricordo.

Partiamo dalla notizia più interessante: in Germania (che si sta pure definitivamente liberando del nucleare) e nel Regno Unito, l’energia prodotta da fonte eolica è diventata la più economica in assoluto. E questo senza nemmeno il bisogno di sussidistatali. Lo rivela Bloomberg, che sottolinea come ciò non fosse mai accaduto prima in un’economia del G7, gruppo di paesi industriali generalmente schiavi di petrolio, gas e carbone. Se non appunto del nucleare.

Ma non è tutto. Il crollo dei costi delle rinnovabili porta a trattare un fenomeno che sta creando ancora più stupore del sorpasso storico di cui sopra in Germania e UK. Negli Usa, nazione schiava del petrolio per eccellenza, il Capacity Factor dellerinnovabili sta infatti sorpassando quello notoriamente più elevato dei combustibili fossili.

Di che si tratta?

Per spiegare cosa sia il Capacity Factor, si può fare un semplice esempio. Pensate ad un impianto solare. Bene, questo non può produrre sempre la stessa quantità di elettricità, perché il quantitativo di sole cui è esposto, l’insolazione, varia in base alle condizioni meteorologiche, alla stagione e ovviamente al fatto che sia giorno o notte. Se 100 è la sua capacità massima di produrre energia, si può considerare ad esempio che la reale produzione di elettricità di un impianto solare sia molto inferiore, circa 20.

Questo fattore, fino ad ora, è sempre stato uno dei punti forti dei combustibili fossili, capaci di produrre tutta l’energia necessaria indipendentemente dalla presenza o meno di sole e vento. Ma non è più così. Oggi, infatti, gli impianti di energia rinnovabile sono talmente numerosi che hanno avviato un circolo virtuoso dell’energia che sta portando le compagnie energetiche a investire sempre più sulle rinnovabili, e sempre meno sui fossili.

Perché?

Perché un impianto fotovoltaico o eolico, giusto per restare su questi due esempi, una volta costruito non comporta costi legati all’approvvigionamento di energia. Il sole e il vento, infatti, a differenza del petrolio, del gas o del carbone che vanno continuamente immessi in una centrale per produrre elettricità, sono gratis! E chi non tende a preferire qualcosa che ti si presenta da usare gratis?

Ecco, questa è l’origine del circolo virtuoso in corso negli Stati Uniti. Più aumenta la produzione da fonti rinnovabili, più, nelle ore di massima produzione (di giorno per il solare) vengono spente le più costose fonti fossili. Con meno ore di funzionamento le centrali a carbone e gas diventano meno economicamente competitive e inoltre scende il loro capacity factor. Questo ciclo virtuoso non fa altro che favorire ancora di più la crescita delle rinnovabili.

Ma non è tutto.

Oltre al declino dei fossili e all’espansione delle rinnovabili (e si spera dell’efficienza energetica), le maggiori compagnie petrolifere del pianeta, convinte fino a poco tempo fa che le grandi economie emergenti come Cina e India sarebbero rimasteschiave di petrolio e carbone ancora per molti decenni, non hanno fatto i conti con la possibilità che anche lì il buon senso, la voglia di risparmiare e forse anche un minimo di interesse per le sorti del clima terrestre potessero farsi vivi. Come in effetti sta avvenendo.

Anche solo sei anni fa, l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) prevedeva che l’energia da fonte solare avrebbe fatto fatica anche solo a raggiungere i 20 gigawatt. E invece è letteralmente esplosa, fa presente il Telegraph, arrivando a ben 180 gigawatt, con un crollo dei suoi costi.

Insomma, forse per questa COP21 di Parigi qualche speranza c’è. Alla faccia dei fossili dei governi rimasti attaccati al carbone, al petrolio, alle trivelle e in generale a una visione ottocentesca dell’economia e della vita.

Sono già 155 i Paesi che hanno presentato per la COP21 dei piani per ridurre le proprie emissioni di gas serra. Fra questi, appunto, ci sono anche la Cina e l’India, e tutti assieme emettono l’88% di tutta la CO2 globale. Proprio la Cina mossa dal fatto che è considerata una delle nazioni più esposte agli effetti del cambiamento climatico. 

Avreste mai detto di dover guardare al governo cinese come esempio di apertura mentale e lungimiranza?

Forse, da italiani abituati a governi inetti, la risposta non può che essere positiva.

per l’originale dell’articolo:

http://mirkobusto.net/presto-diremo-addio-alle-fonti-fossili/

Mirko Busto

DAI RAGAZZI PER I RAGAZZI: NASCE A BARI LA SCUOLA OPEN SOURCE

Promosso da una comunità di artigiani digitali, maker, artisti, designer, programmatori, pirati, progettisti, sognatori e innovatori del Sud Italia, nasce a Bari il progetto della prima scuola open source intesa a ribaltare paradigmi didattici ed economici obsoleti ed ormai inservibili.  

scuola open source articolo

Scuola Open Source: a Bari il luogo dove la condivisione diventa una bandiera

Vogliamo segnalarvi un’iniziativa che merita proprio di essere raccontata. Si tratta di un progetto, promosso da una comunità di artigiani digitali, maker, artisti, designer, programmatori, pirati, progettisti, sognatori e innovatori del Sud Italia.

Nasce la scuola Open Source

Con l’anno nuovo nascerà a BariLa Scuola Open Source, Centro di ricerca, didattica e consulenza — artistica e tecnologica — per l’industria, il commercio e l’artigianato, digitale e non”, un luogo dove la condivisione diventa una bandiera. La sede potrebbe essere l’Isolato 41 — a Bari Vecchia — per l’assegnazione del quale è in atto un’interlocuzione con il Comune e il Politecnico di Bari.

Perché non si possa più dire me ne vado dal sud perché qui non c’è niente

Intanto è partita la campagna di promozione dei 40 finalisti (tra oltre 700 application da tutto il paese) al bando nazionale CheFare (che premia l’innovazione sociale e culturale in ambito imprenditoriale) promosso da importanti attori dello scenario imprenditoriale-sociale, con un premio di 50.000 euro da assegnare a ciascuno dei primi tre classificati. Sin dal primo giorno di campagna, il progetto “La Scuola Open Source” conduce la graduatoria, con oltre 200 voti di vantaggio sul secondo (allo stato attuale). L’idea – presentata a CheFare da FF3300 – è frutto del lavoro di una squadra che – oltre FF3300 – è composta da XYLAB, Barimakers, Social K, 3DNEST e Nefula. Il progetto nasce a seguito di due laboratori dal basso, “X – Una variabile in cerca d’identità” (tenutosi nel 2013) e “XYLAB” (nel 2014). Dopo queste esperienze si è coagulato un gruppo eterogeneo che vede al suo interno ingegneri, programmatori, progettisti, ma anche psicologi, linguisti, artisti, maker e hacker, gruppo che si è ulteriormente messo alla prova nel corso del Festival dell’Innovazione 2015 di ARTI (Agenzia Regionale Tecnologia e Innovazione) organizzando e curando le attività dell’area “makers” e la comunicazione del Festival.

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Hackerspace, fablab, centro di raccolta e…

“La scuola Open Source” è uno spazio dedicato alla conoscenza e all’innovazione tecnologica e sociale, dove imparare, insegnare e fare ricerca, sviluppando le proprie idee di prodotti, servizi e tecnologie. È un hackerspace in cui persone con interessi comuni nei campi dell’artigianato, tecnologia, scienza, arti visuali e poetiche, editoria, robotica, domotica, biologia, elettronica e non solo, possano incontrarsi, socializzare e collaborare. È un centro di promozione del riuso in cui effettuare un servizio di raccolta oggetti con tecnologia obsoleta per promuoverne un riuso intelligente. È un FabLab: una piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale, dotata di una serie di strumenti di prototipazione- stampa 3d, taglio laser, etc. È una comunità di artigiani digitali, maker, artisti, designer, programmatori, pirati, progettisti, sognatori e innovatori che agiscono assieme, sperimentando nuovi modelli e pratiche di ricerca, didattica, mentoring e co-living.

…luogo di connessione

È un gruppo aperto che si dedica alla ricerca, per il pubblico e il privato, e alla didattica per ragazzi, adulti, professionisti e manager; un ensemble che fa progettazione nell’innovazione sociale e tecnologica e pratica la condivisione dello spazio, della conoscenza e dei valori per generare un’osmosi di esperienze e competenze e aumentare il valore dei singoli attori che prendono parte al processo. È uno spazio sociale di aggregazione ed educazione, un luogo che si propone come connettore, lavorativo e umano, dove la conoscenza venga aumentata attraverso la condivisione e la contaminazione fra know how differenti.

Motto della scuola è: “L’innovazione è sempre sociale, altrimenti è speculazione sull’ignoranza degli altri”.

La campagna di promozione è partita due settimane fa con il lancio di un video, di una pagina facebooke con un tour nelle principali città italiane che si svolgerà nelle prossime settimane. Per votare occorre accreditarsi e seguire le istruzioni. La campagna di voto termina il 6 novembre.
Clicca qui per maggiori informazioni

 

Forza Ragazzi! La TRI siete voi!

http://www.makeinitaly.foundation/scuola-open-source-bari/

NASCE L’ALLEANZA PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

foto Fondatori ACE - 24 ottobre 2015Con un qualificato workshop fondativo, che si è tenuto a Roma il 24 ottobre 2015,  è nata in Italia, per iniziativa di sei organizzazioni ambientaliste e della società civile, l’Alleanza per l’Economia Circolare.

L’avvio di questo progetto di costruzione di una rete europea ha preso
spunto e motivazione dal processo di consultazione pubblica emesso dalla
C.E. ad aprile e concluso il 20 agosto u.s. in rapporto alla richiesta di
proposte innovative rispetto alla nuova direttiva sull’Economia Circolare,
oggetto del ritiro da parte del presidente della Commissione Europea
Jean-Claude Juncker del precedente pacchetto del commissario Potockin
giudicato poco attuabile con l’annuncio di un suo rilancio.
E’ stato infatti prodotto e protocollato presso la Commissione Europea un
documento di “proposte condivise” dettagliate rispettivamente alle nuoveLogo ACE-AEC
modalità di gestione e trattamento verso il modello Zero Rifiuti del
movimento Legge Rifiuti Zero, alla produzione distribuita di energia verso
l’autosufficienza ed il modello Zero Emissioni del Cetri/TIRES, alla
filiera corta alimentare di produzione e distribuzione verso il modello
Zero Chilometri di Slow Food Italia.

Motivazioni fondative:

Il movimento Legge Rifiuti Zero ed il movimento Territorio Zero avevano
già condiviso da tempo gli obiettivi contenuti nella proposta di legge di
iniziativa popolare Rifiuti Zero, e rinnovato ulteriormente anche in
merito alla delibera “Roma verso rifiuti zero”, e la necessità di
integrare strategie – obiettivi – metodo di lavoro per iniziare a fare
squadra a livello nazionale su temi comuni o che comunque sono
strettamente interconnessi come la prospettiva Zero Rifiuti – la

produzione di energia a Zero Emissioni – la produzione e consumo di cibo a
Zero chilometri derivata dalla importantissima esperienza di Slow Food
Italia. Su questi temi si sono già da tempo sviluppate esperienze concrete
di condivisione con le organizzazioni nazionali e regionali di
Cittadinanzattiva, del Movimento Volontariato Italiano e di Arci con cui
si è condiviso il presente percorso fondativo.
Siamo impegnati da tempo in attività di contrasto specifiche a processi
industriali tossici che sono fonte di inquinamento spesso irreversibile di
aria – acque – suolo derivati da tecnologie basate su grandi impianti che
sfruttano processi termici di combustione, sistemi inefficienti di
distribuzione, l’uso indiscriminato di pesticidi chimici e l’importazione
di risorse naturali da enormi distanze in una “filiera malata” che produce
devastazioni ambientali e schiavismo lavorativo.
Una filiera che parte dalla produzione sino al post-consumo di beni e
prodotti “usa e getta” in una filiera “lineare” che accumula scarti e
rifiuti non riciclabili in discariche, che produce energia termica ed
elettrica ancora in larga parte dalla combustione nociva di prodotti
fossili in esaurimento e dalla produzione a basso costo di nutrienti per
l’alimentazione importati da migliaia di chilometri in un sistema
“insostenibile” per le capacità riproduttive naturali e che stà generando
cambiamenti epocali nell’equilibrio climatico che stanno iniziando a
mettere a rischio la stessa capacità di sopravvivenza generale delle
specie viventi del pianeta.

nella foto iniziale i sei firmatari;

Anna Ventrella segreteria nazionale Mo.V.I.,
Antonio Gaudioso segretario nazionale CittadinanzAttiva onlus,
Massimo Piras segreteria generale Movimento Legge Rifiuti Zero,
Francesca Rocchi vicepresidente Slow Food Italia,
Antonio Rancati comitato scientifico  CETRI-TIRES,
Aldo Dessì commissione ambiente nazionale ARCI,

Questa è la Fan Page su facebook.
Fanpage: https://www.facebook.com/AllianceCircularEconomy

 

Questo è il manifesto fondativo con il DECALOGO per l’Economia Circolare.

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ACE – Alliance for the Circular Economy

Manifesto fondativo

Premessa

L’Economia Circolare, è il contrario dell’economia lineare.

Nell’economia lineare le risorse trasformate in beni di consumo dal lavoro dell’uomo diventano rifiuti (il Papa nell’Encliclica Laudato Si’ la chiama “Economia dello scarto”).

Nell’Economia Circolare invece le risorse naturali diventano materia che viene continuamente recuperata per entrare in nuovi cicli di utilizzazione o di produzione e dunque non diventano quasi mai rifiuto ma alimentano l’economia locale riducendo notevolmente l’importazione di materie prime vergini ed i relativi costi ambientali, abbassando i costi di produzione di beni e servizi e alzando i livelli occupazionali.

Questo principio fondamentale è la base di questo progetto di costruzione di una rete europea per l’Economia Circolare che ha preso spunto e motivazione dal processo di consultazione pubblica emesso dalla C.E. ad aprile e concluso il 20 agosto scorso in rapporto alla richiesta di proposte innovative rispetto alla nuova direttiva sull’Economia Circolare, oggetto del ritiro da parte del presidente della C.E. Junker del precedente pacchetto del commissario Potockin giudicato poco attuabile con l’annuncio di un suo rilancio.

E’ stato infatti prodotto e protocollato presso la Commissione Europea un documento che a partire dal principio su enunciato elabora una serie di “proposte condivise” dettagliate rispettivamente alle nuove modalità di gestione e trattamento della materia che rappresenta la nuova frontiera del modello “Zero Rifiuti” che in Italia ha trovato massima espressione nel movimento Legge Rifiuti Zero, alla produzione distribuita di energia verso l’autosufficienza ed il modello Zero Emissioni del Cetri/TIRES, alla filiera corta alimentare di produzione e distribuzione verso il modello Zero Chilometri di Slow Food Italia.

Motivazioni fondative

Il movimento Legge Rifiuti Zero ed il movimento Territorio Zero avevano già da tempo trovato un terreno comune negli obiettivi della proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero, e anche nella successiva delibera “Roma verso rifiuti zero”, e hanno cominciato a fare squadra a livello nazionale integrando in modo olistico, strategie – obiettivi strettamente interconnessi come la prospettiva Zero Rifiuti – la produzione di energia a Zero Emissioni – la produzione e consumo di cibo a Zero chilometri derivata dalla importantissima esperienza di Slow Food Italia e nel mondo. Su questi temi si sono già da tempo sviluppate esperienze concrete di condivisione con le organizzazioni nazionali e regionali di Cittadinanzattiva, del Movimento Volontariato Italiano e di Arci con cui si è condiviso il presente percorso fondativo, perché in una prospettiva di economia circolare non si producono più rifiuti grazie ad un nuovo modulo comportamentale che presuppone un protagonismo attivo della società civile e delle organizzazioni che la rappresentano.

Siamo impegnati da tempo in attività di contrasto specifiche a processi industriali tossici che sono fonte di inquinamento spesso irreversibile di aria – acque – suolo derivati da tecnologie basate su grandi impianti che sfruttano processi termici di combustione, sistemi inefficienti di distribuzione, l’uso indiscriminato di pesticidi chimici e l’importazione di risorse naturali da enormi distanze in una “filiera malata” che produce devastazioni ambientali e schiavismo lavorativo.

Una filiera che parte dalla produzione sino al post-consumo di beni e prodotti “usa e getta” in una filiera “lineare” che accumula scarti e rifiuti non riciclabili in discariche, che produce energia termica ed elettrica ancora in larga parte dalla combustione nociva di prodotti fossili in esaurimento e dalla produzione a basso costo di nutrienti per l’alimentazione importati da migliaia di chilometri in un sistema “insostenibile” per le capacità riproduttive naturali e che stà generando cambiamenti epocali nell’equilibrio climatico che stanno iniziando a mettere a rischio la stessa capacità di sopravvivenza generale delle specie viventi del pianeta.

Tali elementi di interconnessione sono risultati molto forti anche nella nostra visione propositiva che punta alla “sostenibilità generale del sistema” che necessariamente vede nella prospettiva di una Economia Circolare la necessità di avviare una rivoluzione culturale – industriale – sociale che punti a cambiare e ri-progettare i modelli di produzione – distribuzione – consumo – riciclaggio, partendo dalla visione olistica della gestione sostenibile di rifiuti – energia – alimentazione ed includendo attività principali legate alla necessità di cambiamento del modello attuale anche nel settore della mobilità cittadina – edilizia abitativa – educazione pubblica – salute pubblica – partecipazione civica – occupazione locale – benessere sociale.

Una rivoluzione che traghetti l’Unione Europea dalle attuali modalità di produzione, consumo e post-consumo di beni e prodotti e di energia verso nuovi modelli distribuiti e di condivisione, al consolidarsi di “buone pratiche” civiche e di tecnologie industriali decentrate “ad impatto zero” che riutilizzino gli scarti attraverso il “recupero di materia” dai citati processi riducendo drasticamente il prelievo di risorse naturali e la loro importazione da paesi sottoposti a regimi di semi-schiavismo che stanno devastando il loro territorio in questa folle corsa al consumismo usa e getta. Questi nuovi modelli sono alternativi al ciclo fossile basato sulle macchine e sui grandi impianti, e presuppongono invece un protagonismo nuovo e preponderante delle Comunità. Comunità del riuso e della riparazione che allungano la vita dei beni e prodotti ed evitano radicalmente che gli oggetti a fine ciclo diventino “rifiuti”. Comunità del riciclo creativo artigianale e del recupero industriale che utilizzano materia prima secondaria per produrre e commercializzare nuovi beni. Comunità del cibo e dell’energia per garantire un uso più salutare, sobrio e parsimonioso delle risorse naturali. Comunità di cittadini in collaborazione fra di loro che creano nuove forme di partecipazione ed una nuova coscienza per una gestione dei “beni comuni” che costituiscono il patrimonio naturale, archeologico, storico e culturale da valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni.

Risulta condivisa tra i fondatori e gli aderenti la valutazione che per avviare questi profondi processi di trasformazione è necessario costruire un soggetto che riunisca in se le competenze culturali e scientifiche necessarie, una rappresentatività sociale e territoriale capillare, un bagaglio di esperienze consolidate in materia di divulgazione scientifico – culturale e di organizzazione di campagne di sensibilizzazione, capace di creare la “massa critica” adeguata, coesa e motivata per fare pressione sui decisori istituzionali locali, nazionali ed europei. Questo soggetto è l’Alleanza per l’Economia Circolare.

Obiettivi e criteri di adesione

Il nostro obiettivo è di sostenere il percorso di una vera Economia Circolare europea, partendo dal citato documento depositato alla C.E. e dalle esperienze esistenti ed avanzate in tema di “circolarità”, come quella francese del Nord Pas de Calais, che siano riproducibili altrove riproponendo con forza il legame tra ricerca ed innovazione tecnologica ed il contesto socio-politico della comunità del territorio che la mette in attuazione.

La tendenza al cambiamento sarà infatti determinata dalla volontà del decisore politico locale, dalla scelta della comunità locale di andare verso nuovi modelli di consumo e dalla responsabilità del sistema produttivo locale, tre fattori necessari al cambiamento radicale previsto dal nuovo modello economico. Un modello rivoluzionario che può rendere sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale questo grande percorso di rivoluzione culturale ed industriale verso un nuovo equilibrio del sistema naturale ed il benessere generale della comunità.

Ulteriore obiettivo è quello di costruire una “alleanza” aperta ed inclusiva su base regionale e con rappresentanza europea, e non un “nuovo contenitore”. Una “alleanza” costituita su base di uguaglianza e solidarietà tra soggetti organizzati non lucrativi, singoli ricercatori indipendenti e liberi professionisti in linea con le motivazioni fondative, di varia provenienza culturale e sociale che rappresentino le comunità locali europee. In ACE i soggetti fondatori od aderenti pur mantenendo la propria singola autonomia di lavoro insieme costruiscono uno spazio di co-working aperto a nuovi contributi esterni da parte di istituzioni, centri di ricerca, fondazioni, aziende private, start-up ed associazioni che ritengono di voler collaborare o contribuire al conseguimento degli obiettivi di ACE.

La struttura interna di ACE si basa sulla piena disponibilità di tutti i fondatori ed aderenti, al di la del proprio livello di rappresentatività e di complessità associativa, a dare il proprio contributo ideale e di lavoro in proporzione alle rispettive risorse disponibili sia economiche che di militanza operando su vari livelli di organizzazione. Si distingue tra soggetti fondatori ed aderenti in quanto ai primi è richiesto un impegno diretto e continuativo nella realizzazione degli obiettivi generali di ACE, mentre ai secondi è riservata la possibilità di poter collaborare solo per temi specifici od in forma limitata rispetto alle attività generali condivise dal Coordinamento nazionale di ACE.

ACE vuole creare uno spazio interculturale attivo come “laboratorio di sinergia di idee e di azioni concrete” dedicato allo sviluppo di attività di ricerca ed innovazione tecnologica, di attività di divulgazione culturale e scientifica, di attività di elaborazione ed attuazione di nuovi modelli sociali sperimentali e di traduzione in esperienze che migliorino il “benessere sociale”. Si intende sviluppare sistemi innovativi e partecipativi rispetto ai temi Rifiuti – Energia – Alimentazione – Mobilità che favoriscono la riduzione dei costi per i cittadini ed aumentino le opportunità lavorative locali, che favoriscano sia lo scambio e la condivisione di beni e servizi che il creare gli spazi sociali adeguati, che incrementino la qualità derivata dalla filiera corta, la tutela della salute e dell’ambiente e lo sviluppo di nuova imprenditoria e nuova occupazione qualificata locale.

Pensiamo di privilegiare l’attività di interconnessione tra i soggetti fondatori/aderenti attraverso l’elaborazione di progetti ed attività di carattere generale condivisa e supportata da una struttura di coordinamento su bacino regionale, che possa essere il referente nei confronti delle istituzioni che sono responsabili della pianificazione delle politiche e delle scelte impiantistiche in tema di rifiuti – energia – agricoltura. L’attuazione e la contestualizzazione di progetti ed attività che si tradurranno in esperienze concrete dovrebbe partire da una rete integrata dei rispettivi militanti / attivisti nell’ambito del territorio comunale, che ne assumono anche il ruolo di attiva testimonianza nel processo di replicazione del percorso stesso e dei risultati ottenuti.

E’ condiviso da tutti che i soggetti fondatori o aderenti ad ACE che i loro rappresentanti non debbano avere alcun tipo di incompatibilità tra la loro attività culturale – sociale – scientifica e la eventuale elezione a cariche elettive od il conferimento di incarichi anche non elettivi derivanti da attività politica in partiti o movimenti politici. Cosi come non si ritiene ammissibile l’adesione ad ACE di organizzazioni che abbiano interessi diretti o compartecipazioni con aziende che operano in settori imprenditoriali con modalità in contrasto o comunque non in linea etica con i principi fondativi di ACE.

Organizzazione interna

L’ipotesi di lavoro sull’organizzazione interna che si propone si fonda su una struttura regionale con poteri di autonomia decisionale, integrando i gruppi esistenti locali su base comunale e provinciale che costituiscono il coordinamento regionale con i seguenti compiti:

  • propone al coordinamento nazionale la condivisione di progetti ed esperienze maturate nel proprio territorio che possono essere estese in altre regioni,

  • elabora e contestualizza le proposte, le iniziative ed i progetti di carattere generale proposti dal coordinamento nazionale,

  • dispone le modalità attuative di campagne nazionali di sensibilizzazione ed organizza gli eventi di ACE nel proprio territorio insieme

Il coordinamento nazionale di ACE è formato dai presidenti, o da portavoce nazionali delegati, e da un portavoce delegato da ogni coordinamento regionale e dai coordinatori dei Comitati Tecnico Scientifico e Tecnico Giuridico nazionali ed ha i seguenti compiti:

  • gestisce i contatti per l’estensione dell’adesione ad ACE di comunità regionali in altri paesi della C.E., sulla base della condivisione dei principi fondativi e di eventuali esperienze già maturate dai singoli soggetti fondatori, al fine di poter costituire in prospettiva un coordinamento europeo di ACE,

  • condivide con i partner europei campagne di sensibilizzazione europee, elabora e condivide la presentazione di progetti e bandi finanziati dalla C.E., con il contributo di un CTS e CTG allargati alle comunità europee aderenti,

  • esamina, integra e condivide proposte e progetti presentati da uno o più coordinamenti regionali che siano interessanti per l’estensione nazionale,

  • propone linee di indirizzo generali, progetti e campagne di interesse nazionale, sulla base dei contributi di tutti i soggetti fondatori e del CTS e CTG,

  • approva l’adesione di altri soggetti nazionali esterni ad ACE, fornendo anche indicazioni ai coordinamenti regionali sulla coerenza generale di adesioni locali di soggetti esterni ad ACE.

Si prevede infatti la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico – CTS e di un Comitato Tecnico Giuridico – CTG che si occuperanno, entrambi in forma volontaria, il primo di elaborare e proporre nuovi modelli generali di tecnologie applicative che possano tradursi in progetti attuabili nei territori di riferimento ed il secondo di proporre attività giuridiche propositive o di fornire consulenza in merito ad azioni legali a tutela delle attività di ACE . Il CTS ed il CTG sono composti da membri autorevoli, proposte con apposito CV e con candidature provenienti da ogni soggetto fondatore e scelte dal coordinamento nazionale sulla base della rilevanza dell’attività scientifica, accademica o di libera professione, ed hanno un coordinatore nominato al loro interno che partecipa di diritto al Coordinamento nazionale di ACE.

Decalogo degli obiettivi al 2020 di ACE – Alliance for the Circular Economy (Alleanza per l’Economia Circolare)

1) Incoraggiare lo sviluppo di una Governance pubblica dell’Economia Circolare, in cui le pubbliche amministrazioni assumano responsabilità amministrative per la pianificazione dell’Economia Circolare, tramite la creazione di dipartimenti e assessorati che acquisiscano le competenze e finanzino programmi di ricerca applicata in tema ambientale, energetico, nutrizionale, della mobilità, educativo e culturale e le relative politiche economiche, fiscali, formative, sociali che possano avviare nuovi cicli imprenditoriali ed occupazionali di alta e media professionalità;

2) Prevedere un Piano di finanziamento europeo sulla Prevenzione dei rifiuti e per finanziare attività e reti di supporto per la riduzione ed il riutilizzo di beni per la riprogettazione industriale sostenibile rispetto alle attività professionali di ricerca scientifica su materiali e nuove tecnologie che allunghino la vita a nuovi prodotti de-costruibili e riparabili;

3) Introdurre una tassazione di scopo o “Waste Tax” riferita al conferimento in incenerimento e co-incenerimento (con o senza recupero di energia) ed a quello in impianti di discarica urbana o speciale e prevedere che nella nuova direttiva europea venga chiaramente inserita una esplicita “moratoria sino al 2030” che vieti la costruzione di nuovi impianti di incenerimento o co-incenerimento, revocando gli incentivi pubblici ai processi industriali di incenerimento, co-combustione nei cementifici con utilizzo a fini energetici di CSS e Biogas derivato da rifiuti urbani e da biomasse;

4) Sostenere la riconversione generale del ciclo dei rifiuti verso l’orizzonte Zero Waste, secondo la proposta di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero”, a partire dall’introduzione per legge in tutti i Comuni della raccolta “porta a porta”, di buone pratiche di riduzione dei rifiuti e l’introduzione della tariffa puntuale sulla base del principio europeo “chi inquina paga”;

5) Promozione delle comunità dell’energia e del modello distribuito di energia solare rinnovabile a partire da un programma di nuova progettazione di edifici ed abitazioni energeticamente autosufficienti, di sistemi di mobilità condivisa, ciclo-pedonale e di trasporto di superficie leggero, con la progressiva de-carbonizzazione dell’attività agricola e delle attività industriali e commerciali;

6) Finanziare con incentivazioni pubbliche i processi industriali di recupero di materia per il riciclo totale delle frazioni tecniche e per il compostaggio delle frazioni biologiche, con la realizzazione della rete di infrastrutture con piattaforme industriali in ambiti territoriali ottimali entro i 200mila abitanti in base al principio di “autosufficienza e prossimità” vicini ai luoghi di produzione stessi dei rifiuti;

7) Incentivare i processi industriali che favoriscono in primis il compostaggio aerobico della frazione organica dei rifiuti urbani e delle biomasse agricole per la produzione di compost di qualità per reintegrare la fertilità dei suoli e favorire il sequestro di carbonio organico nei terreni. E’ ammissibile, in subordine, la produzione di biogas in piccoli impianti per i propri scarti e liquami zootecnici di aziende agricole ed il trattamento anaerobico di parte dei rifiuti organici urbani differenziati per produrre “a freddo” metano raffinato da immettere in rete pubblica, con l’obbligo di trattare il residuo “digestato” per la produzione di compost di qualità ed il recupero di sali fertilizzanti;

8) Introdurre il sistema del “vuoto a rendere” per contenitori di bevande in vetro ed alluminio, attraverso una nuova normativa nazionale che introduca una tassazione sul “vuoto a perdere” ed insieme una cauzione per il consumatore da poter riscuotere presso tutto il circuito della piccola e grande distribuzione, ponendo a carico dei produttori il ritiro del reso presso le reti commerciali;

9) Realizzare le comunità del riuso e della riparazione mediante la costruzione di una Rete infrastrutturale europea di Centri di Riuso e Riparazione od Eco-parchi multitasking, gestiti in aree o strutture pubbliche o private autogestite da organizzazioni non lucrative e cooperative con finalità anche di sostegno sociale, ed i distretti della stampa 3D e della manifattura digitale come terminale finale della catena di riutilizzo di imballaggi ceduti;

CETRI-TIRES CittadinanzAttiva logo ARCI Movimento Legge Rifiuti Zero Slow Food Italia MoVI - Movimento di Volontariato Italiano

Sauberer Strom für alle

stern.de – 8.12.2007 – 12:43
URL:
http://www.stern.de/wirtschaft/unternehmen/maerkte/604744.html

Beginn des Artikels

Jeremy Rifkin

“Sauberer Strom für alle”


© Katja Lenz/DDP

Strom ist der Stoff, der unsere Gesesllschaft am Leben hält. Doch er wird auch zu einem immer kostbareren Gut


Während sich bei der Weltklimakonferenz auf Bali Regierungsvertreter die Köpfe heiß reden, hat US-Ökonom Jeremy Rifkin schon eine Lösung zur Rettung des Weltklimas parat: Jeder Haushalt soll sein eigener Stromproduzent sein. Doch die Anfangskosten wären gewaltig.

stern.de: Mr. Rifkin, die Vertreter von 190 Ländern treffen sich derzeit auf Bali zum Weltklimagipfel. Was erwarten Sie?

Jeremy Rifkin: Nichts. Ich bin pessimistisch, dass dabei etwas herauskommt. Bali wird zu einem Ort für billige Ausreden.

Inwiefern?

Wir steuern auf eine Klima-Katastrophe zu; es gibt kaum jemanden, der daran zweifelt. Aber die Staaten drücken sich vor der Verantwortung. In Bali feilschen sie nun um Grenzwerte zur Reduzierung der Treibhausgase. Und jeder versteckt sich hinter dem anderen und pokert, dabei möglichst wenig Lasten tragen zu müssen. So wird der Kollaps nicht aufzuhalten sein. Wenn es auf Bali ganz schlecht läuft, dann rudern Länder wie Russland, die bislang zumindest die Ziele von Kyoto von vor zehn Jahren akzeptiert haben, nun wieder zurück und schlagen sich auf die Seite der Blockierer.

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Die Europäische Union propagiert, Vorreiter beim Klimaschutz zu sein. Spanien allerdings produziert von Jahr zu Jahr mehr CO2. Die Begründung: Nur so ließe sich die Wirtschaft anzukurbeln. Italien ist auch nicht viel besser. Wie will man von aufstrebenden Schwellenländern wie China und Indien mehr abverlangen, als die Industrienationen zu geben bereit sind?

Darin steckt tatsächlich ein großes Problem der Glaubwürdigkeit. Aber ich weiß aus Gesprächen mit dem spanischen Ministerpräsident José Luis Zapatero, dass in der Regierung nun ein Umdenken stattfindet. In der EU setzt sich generell die Einsicht durch, dass die Welt am Ende einer Industriephase steht, die auf Kohle, Gas und Erdöl basiert. Die Nachfrage nach fossilen Brennstoffen wird in den nächsten Jahren das Angebot weit übersteigen; bald werden Öl und Gas nicht mehr bezahlbar sein. Nun blicken wir auf den Sonnenuntergang einer Ära. Doch den meisten fehlt noch die Vorstellungskraft, wie der nächste Sonnenaufgang aussehen kann. Die Industrienationen müssen vorangehen und ihre Wirtschaft radikal auf umweltschonenden Energiequellen wie Sonne, Wind und Wasserstoff umstellen. Eine erneute industrielle Revolution ist nötig.

Sie haben der EU-Kommission eine Vision vorgestellt, nach der jeder Haushalt seine eigene Energie erzeugt. Wie soll das gehen?

Mir schwebt ein europaweites Energienetz vor, das nicht mehr zentral von wenigen Stromkonzernen gespeist und kontrolliert wird, sondern von den Nutzern. Das muss man sich so vorstellen: Jedes Haus versorgt sich selbst mit Energie und ist doch mit allen anderen vernetzt. Strom und Wärme werden durch die Nutzung von Biomasse, Solar oder durch Brennstoffzellen erzeugt. Wenn in einem Gebäude mehr Energie gewonnen als verbraucht wird, so wird sie gespeichert oder in das neuartige Stromnetz eingespeist. Wer zu wenig selbst produziert, bezieht den Strom von dort. So wie heute zehntausende Computer über ein Netzwerk mehr Leistung entwickeln als ein Großrechner, entstehen in meinem Energiemodell Millionen kleine Kraftwerke. Im Internet steuern heute die Nutzer doch auch einen Großteil der Inhalte bei. Warum soll das nicht mit der Energieverteilung möglich sein?

Zur Person

Der US-Ökomom und Professor Jeremy Rifkin ist Autor zahlreicher Bestseller, in denen er sich mit den künftigen wirtschaftlichen Herausforderungen befasst. Rifkin warnte schon früh vor dem drohenden Klimawandel. Er tritt für erneuerbare Energien ein, besonders für die breite Nutzung von Wasserstoff-Technik. Der 62-Jährige berät die Europäische Kommission und warb auch bereits bei Bundeskanzlerin Angela Merkel für seine Ideen.

Sie wollen die Stromkonzerne enteignen und ihnen die Netze nehmen.

Die Trennung von Netz und Stromerzeugung ist natürlich eine Grundvoraussetzung für ein alternatives Versorgungssystem. Aber das liegt ohnehin ganz im Sinne der Europäischen Union. Die Wettbewerbskommissarin hat die Abkoppelung der Netze schon vorgeschlagen. Das ist der erste Schritt. Eine solche Liberalisierung wird allerdings bislang noch von Frankreich und Deutschland blockiert.

Ihr Entwurf ist utopisch. Wie soll das funktionieren? Strom müsste sich beliebig speichern lassen. Wie wird die Industrie versorgt? Was ist mit dem Verkehr? Wissenschaftler, die sich mit Ihrem Konzept befasst haben, kritisieren: Selbst wenn das alles technisch möglich wäre – es wäre unbezahlbar.

Anfänge davon sind doch bereits realisiert. In einigen Städten fahren die Busse mit Brennstoffzellen. Der US-Staat Kalifornien treibt die gesamte Energiewirtschaft zum Wasserstoff. Technisch ist der Umstieg für alle Bereiche machbar.

Das sind Pilotprojekte …

… und was heißt schon unbezahlbar? Wenn die EU-Staaten die Fahrzeug-Flotten ihrer Behörden sowie den öffentlichen Nahverkehr auf Wasserstoff-Antrieb umstellen würden, kommen schnell Stückzahlen zusammen, bei denen sich die Investitionen für die Autokonzerne rechnen. Voraussetzung ist der politische Wille dazu. Aber ich gebe zu: Die Finanzierung von umweltfreundlichen Energien bleibt eine Herausforderung. Schätzungen zufolge würde der Aufbau eines neuen Stromnetzes für Europa über 30 Jahre gerechnet wohl 750 Milliarden Euro kosten. Das ist natürlich eine Menge Geld. Aber wir haben gar keine andere Wahl. Der Umwelt-Kollaps wird uns viel teurer zu stehen kommen.

Sie spielen mit den Ängsten der Menschen.

Wir sehen doch täglich im Fernsehen, was der Klimawandel anrichtet: Dürren und Brände, Hurricans und Flut; die Gletscher schmelzen ab. Politiker dürfen den Menschen keine billigen Lösungen mehr versprechen. Politik und Wirtschaft müssen gemeinsam einen Masterplan entwickeln, wie sie das nächste Industriezeitalter gestalten wollen. Für die Europäische Union kann das ein zentrales Projekt werden: Sauberer Strom für alle – “Power to the People”. Das leuchtet den Menschen ein, und dafür ist zumindest die jüngere Generation bereit Opfer zu bringen.

Das klingt nach Planwirtschaft aus Brüssel.

Nein. Aber große Umbrüche verlangen Kooperationen zwischen Staaten und Privatwirtschaft. Das war immer so. Wo stände die Autoindustrie, wenn es keine Highways gäbe?

In Deutschland hat der Klimaschutz die Diskussion um Kernkraft wiederbelebt. Warum spielt die in Ihrem Konzept keine Rolle?

Weil auch Kernenergie keine Lösung bietet. Der Bau von Kernkraftwerke kostet Milliarden; und die meisten der 408 weltweit bestehenden Meiler sind veraltet. Man bräuchte aber Tausende Kraftwerke, um die Stromversorgung sicher zu stellen. Wird man die bauen? Ich glaube nicht daran. Außerdem zeigt sich an Frankreich ein weiteres Problem: Rund 40 Prozent des Trinkwassers wird dort zur Kühlung von Atommeilern gebraucht. So viel Wasser steht in vielen Regionen gar nicht zur Verfügung. Und schließlich bleiben Sicherheitsbedenken: Wollen wir wirklich, dass alle Staaten mit Uran und Plutonium beliefert werden? Ich kann mir eine schönere Welt vorstellen.

Interview: Michael Reichmann und Johannes Röhrig

Artikel vom 08. Dezember 2007

FRENCH ENERGY MEMORANDUM

According to the information available on the Council web site, the ECOFIN (Economic and Financial Affairs) Council will discuss on the 24 January 2006 inter alia a range of issues related to energy markets as a follow up to be given to work at the last ECOFIN meeting of 6 December 2005 (when the ministers discussed prospects for prices and the appropriate policy response as regards both supply-side measures (dialogue with oil producing countries, investments) and demand-side measures (energy efficiency and reducing oil dependence) as well as functioning and transparency of oil markets).

According to the same source, the French finance minister has announced a contribution to the ongoing debate on Europe’s energy policy following ideas put forward by, among others, the UK at 27-28 October 2005 Hampton Court Summit, the Austrian presidency and members of the European Parliament. These contributions will be taken into account in the Green Paper on European Energy Policy that the Commission will present at the March 2006 European Council.

At the Hampton Court Summit, the Heads of State and Government, under the British Presidency, decided to have a common approach to energy, in the goal of creating a European Energy Policy and to try to establish a common European grid. Tony Blair confirmed that “there was quite a large discussion about nuclear power” with some Member States agreeing and other disagreeing about this issue.

The Hampton Court Summit debate was based on a Commission Communication of 20 October 2005, stating that the Commission intends to “spell out a long-term and coherent energy policy, a new policy approach which considers the issue as a whole, in terms of both use of energy and the security and diversity of supply, linking energy to other policies such as research, agriculture and the environment, for example, bio-energy” and the Commission put forward another Communication on 7 December 2005, an interim report on the follow-up to the Hampton Court Summit.

The current Austrian presidency of the Council intends to give a strong impetus to the Commission’s Biomass Action Plan, which was the main topic at the Agriculture Council of 23 January 2006. According to the Austrian Minister, which is the President of the Agriculture Council, additional investment in biomass would also give a significant boost to innovation in green technologies and secure Europe’s leadership in the world market in this sector. Renewable raw materials, should be used for space heating, electricity generation and as fuel…New nuclear power stations are not an alternative, we should opt for an intelligent, balanced energy mix in Europe rather than investing in mega power stations…Europe would be well advised to opt for a broad mix of sustainable, environmentally sound energy sources”.

The Austrian Chancellor, President in Office of the Council of the European Union, said when he presented the Program of the Austrian Presidency to the European Parliament that while Austria took a clear stance as leader in the use of alternative energy sources, they will respect the opinions and choices of other countries.

 

 

 

Against this background, the French finance minister tabled at the 24 January ECOFIN Council a contribution expressing France point of view on the ongoing debate on Europe’s energy policy. The main underlying ideas of the paper are that :

 

  • we should guarantee that the energy which is produced, imported and consumed for our economic and social development remains available to all, economically affordable at present and also in the future

  • we should progress towards a sustainable use of energy, meaning hat we should take into account the environmental impact and the exhaustion of fossil resources

  • we should start from promoting the energy efficiency in order to develop the use of renewable resources and other energy technologies with lower greenhouse gas emission

 

 

The 20 pages long French memorandum is divided in 6 parts,

the first part reminding the context and the issues at stake,

the second proposing some suggestions concerning the policies and the means to achieve them,

the third one tackles the energy-demand side and its different uses while

the fourth one deals with the energy offer which will allow the European Union and its Member States to better answer to the challenges we face

The fifth part, contains ideas for an increased effort in Research and Development in the field of energy coherent with the European Union sustainable development perspective cannot be conceived

The sixth part indicates new and ambitious actions at the international level intended to take into account the energy-climate relation

It is particularly interesting that we focus on the fourth part because, in dealing with energy offer, it tackles the following issues: carbon, oil, natural gas, nuclear energy and renewable energy.

The nuclear energy part argues that the nuclear is one of the issues which formed the basis of the European (European Community – EURATOM Community dating from 1957-our note) construction in the 1950s, even that presently Member States are divided concerning this issue. The nuclear energy currently allows us to produce 34% of Europe’s energy and thus to cater, in an autonomous and stable way, for the needs of a significant part of the European energy demand while allowing to avoid an increase in our greenhouse gas emissions. They claim that nuclear energy in Europe has already allowed reduction of a quantity of emissions equal to the emissions due to car traffic.

They feel compelled to underline in this respect the positive contribution of the nuclear energy to the European energy market, to the European Union objectives in the field of the security of supply, continuity in providing the service at competitive prices and to the fight against climate change as the European Commission recognizes when taking stock in the spring 2005 of the results of the Green Paper on the security of supply at European level. In this connection, keeping up the pace of the present contribution of nuclear energy to the European mix of energy sources and preserving the technological advance of European industry in this field represent strategic challenges for the European Union.

 

They suggest that the nuclear channel must also be controlled and its transparency increased. Besides, long-lasting solutions must be found to the problem of nuclear waste, especially by means of recycling and constructing final storage sites, following the example of Sweden and Finland. In this context, the EURATOM (European Atomic Energy) Treaty represents a general framework that should be reinforced.

Speaking about France, following the current public debate, a solution for the storage of radioactive waste will be chosen, and then a legislative project will go to the Parliament, which will vote before summer 2006. Finally, in order to complete the existing framework, an independent authority in charge of control, nuclear security, radioprotection and information will be in place in 2006 in the framework of the law on nuclear transparency.

While recalling the importance of the subsidiarity principle (European Community principle according to which the Community shall take action only if and in so far as the objectives of the proposed action cannot be sufficiently achieved by the Member States –our note) in this field, France proposes the following streams of action for the European Union:

 

  • To take into account, in the energy scenarios as well as in the scenarios concerning the energy technologies which do not generate greenhouse gas emissions, the contribution of the nuclear energy to the security of supply and to the fight against climate change;

  • To continue with the present work which is meant to assure, while respecting the subsidiarity principle, the highest levels of security, waste management and environmental and financial follow-up of long-term costs;

  • Increase the action started in the field of R&D in order to develop the nuclear energy of the future, in an international framework, with a focus on security and competitiveness of installations, the long-term sustainable use of resources and minimizing the waste;

  • Develop, according to the provisions of EURATOM Treaty, European-level teaching programs in the nuclear field, in order to maintain a recognized level of excellence of the R&D and nuclear energy and in order to favor a European culture of security and good practice.

 

In the renewable energy part, the document argues that renewable energies are an interesting opportunity in order to lower our greenhouse gas emissions, reduce our dependence on energy and given their the decentralized character renewable energy, are a possible answer the failures of the electric grids.

France, which is currently, the first renewable energy producer, in terms of volume, made a considerable progress during the last three years. Accordingly, in the same period of time, the energy generated by wind increased five times, the power generated by photovoltaic panels doubled as well as the solar.

With the 13 July 2005 Law, the French government intends to diversify even more the sources of energy, by increasing the part of renewable energies and improving its hydroelectric potential. In fact, thanks to the hydroelectricity but also to nuclear, French emission of greenhouse gas is today 40% less than the average percentage of developed countries. The French Energy Law establishes the following objectives for 2010, which respect and go beyond the thresholds established by European Directives (Laws):

 

  • to increase by 50% the heat production of renewable origin

  • to arrive with the biofuels at a 7% level of the national consumption

  • to produce 21% of its energy from renewable energies (developing especially the wind energy while respecting the landscape)

  • to install 200 000 solar water-heater and 50 000 photovoltaic heat (thermic) roofs per year.

Concerning the biofuels, France will encourage the fuels have an excellent environmental track record, especially in terms of greenhouse gas emissions, soil occupation, the degree of intensive exploitation, the use of pesticides and ratability, while duly taking into account the competitiveness and security of supply as foreseen in the European Directive 2003/30.

Regarding the biomass, France welcomes the new Commission Communication on the Biomass Action Plan end supports its main initiatives, especially the measure concerning the speedy adoption of a decision allowing the Member States to apply a reduced VAT for the biomass heat networks.

Nevertheless, in spite of the significant efforts at European level to promote and develop the renewable energy, they cannot substitute the other forms of energy, which we must preserve in order to compensate the fact that renewable energy is intermittent.

Taking into account the higher cost of renewable resources, Europe must increase its research efforts in order to improve the competitiveness of other sources of energy.

In the field of renewable energy, France suggests that the European Union should:

  • Consider the adoption of a Directive on thermal renewable resources which will complete the current European Directives on the production of electricity from renewable energy and biofuels;

  • Recommend to the member States, in the framework of European Community strategic orientations, to earmark a part of the Structural Funds to action which favor the development of renewable resources;

  • Encourage the substitution of fossil energy, starting with highly pollutant ones, like carbon, by renewable energy, especially in the residential sector.

 

 

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