Monday, October 25, 2021

Intervista a Giovanni Riccobono, Energy Problem Solver ovvero un risolutore di problemi energetici

Giovanni Riccobono è un libero professionista del settore energetico che mette a disposizione le proprie competenze per supportare i consumatori. Se dovessimo utilizzare un termine anglosassone, potremmo definirlo un Energy Problem Solver ovvero un risolutore di problemi energetici. Leggi la sua intervista su GECO For School: www.gecoforschool.com/blog/intervista-a-giovanni-riccobono.html

IL TUO LAVORO È DEDICATO, IN TUTTI I SUOI ASPETTI, ALLA TUTELA DEI CONSUMATORI E ALLE NUOVE GENERAZIONI! COME È NATA IN TE QUESTA PASSIONE?

L’idea di aiutare il prossimo è stata sempre dentro di me. Ricordo ancora quando da piccolo, fermo a semaforo con mia madre, chiedevo una monetina da lasciare al mendicante di turno. Con il passare degli anni questa, che definirei passione, è andata man mano aumentando sfociando in diversi settori prima nel settore socio-sanitario, poi in quello ambientale e infine nella tutela energetica dei consumatori.

Negli anni sono stato anche impegnato nell’organizzazione di diversi eventi, come Earth Day, la celebrazione della Giornata Mondiale della Biodiversità, con l’obiettivo di aumentare l’informazione e la consapevolezza dei cittadini, da più piccoli ai meno.

PARLIAMO DI CONSUMI ENERGETICI: IN CHE MODO INFLUISCONO SUL TESSUTO ECONOMICO, OLTRE CHE SULL’IMPATTO AMBIENTALE?

Come anticipato prima negli ultimi anni mi sono concentrato principalmente sulla tutela energetica, ovvero sul far valere i diritti dei consumatori in relazione al mondo dell’energia elettrica. Sembra un argomento lontano dall’ambiente, dal green o altro, ma in realtà credo che sia la base di partenza.

Da oltre 10 anni i consumatori finali si sono dovuti approcciare al concetto di mercato libero, mettendo in primo piano il possibile risparmio tra le varie offerte che il mercato offre, tralasciando invece la consapevolezza dei propri consumi e di conseguenza il risparmio energetico.

Il peso che i consumatori danno alla propria bolletta è espresso in euro, ma lo stesso è solamente una trasformazione dei consumi effettuati: dunque, venendo a mancare la consapevolezza sui propri consumi, sul proprio stile di vita si perde contezza del proprio impatto. E se ciò viene a mancare in relazione ai consumi, che possiamo dire sono il pane quotidiano, crediamo che oggi possa avvenire sulle emissioni di C02 rilasciate nell’ambiente?

Occorre un processo evolutivo nei consumatori finali, uno switch mentale che è la chiave per la corretta trasformazione da consumatore a prosumer, figura cardine nella transizione energetica.

Proprio per questo ho voluto dare il mio contributo con la scrittura di due libri in merito al rapporto dei consumatori con le proprie utenze, punto di partenza di tutto.

IN CHE MODO QUESTI DUE ANNI DI PANDEMIA HANNO CAMBIATO IL SISTEMA DI RAPPORTARSI CON I CONSUMI DOMESTICI E AL RELATIVO IMPATTO AMBIENTALE?

Una prova tangibile, ahimè, è stata proprio quella della pandemia dovuta al covid-19, che a seguito del lockdown ci ha costretto a stare diversi mesi rinchiusi nelle nostre case. Nonostante era evidente come trascorrere più tempi in casa equivaleva ad effettuare un consumo maggiore, non sono mancante le lamentele dei consumatori finali in merito al caro bolletta.

Un beneficio della pandemia, passatemi il termine, è stato un’accelerazione in merito alla digitalizzazione: tutto da un giorno all’altro si è spostato dal real all’online, senza chiederci come e perché, facendo adattare anche i più restii.

Spero vivamente che i postumi della pandemia possano dare quell’accelerazione anche nel settore energetico, aiutando a comprendere di come oggi il mantenimento della rete elettrica ha un costo e l’unica possibilità per risparmiare veramente è quella di incominciare ad autoprodursi l’energia, facendo del bene sia all’economia familiare, sia all’ambiente.

COME DEFINIRESTI QUESTA MANCANZA DI CONSAPEVOLEZZA DEI PROPRI CONSUMI E SULL’IMPATTO AMBIENTALE?

Questa situazione, purtroppo, ha una definizione ben precisa e prende il nome di povertà energetica, ovvero l’incapacità da parte di famiglie o individui di acquistare/avere accesso ad un minimo di beni e servizi energetici, con conseguenze sul loro benessere.

Un’adeguata illuminazione delle abitazioni, la possibilità di riscaldare o raffrescare i propri ambienti sono servizi essenziali necessari per garantire uno standard di vita adeguato e la salute dei cittadini e per facilitare l’inclusione sociale.

Oggi, il Rapporto annuale dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), stima che in Italia l’8,8% delle famiglie italiane è afflitto da questo fenomeno e con la fine dei lockdown, la conseguente ripresa dei consumi e con i record di temperature si è venuto a creare uno squilibrio tra produzione e consumo di energia, portando le quotazioni di energia elettrica e gas alle stelle. Questa situazione di certo non contribuirà a rallentare il fenomeno della povertà energetica e conseguentemente alla trasformazione da consumer a prosumer.

QUALI PASSI DEVE FARE, SECONDO TE, “L’INDUSTRIA DEL CONSUMO” PER CONTRIBUIRE A UN’ECONOMIA CIRCOLARE EFFICACE E A CONTRASTARE LA POVERTÀ ENERGETICA?

A mio avviso il comparto industriale, per quanto abbia potuto incassare anche esso i colpi pandemici, gioca un ruolo importante per farsi di spingere sull’acceleratore.

Oggi le famiglie non è che non vogliono acquistare elettrodomestici a basso consumo o installare un impianto fotovoltaico, il problema è che non hanno la disponibilità economica, nonostante l’utilizzo derivante da questi dispositivi permetterebbe loro di risparmiare e compensare la spesa, ma in un primo momento devono comunque affrontare una spesa, più o meno sostanziosa, e di conseguenza muore sul nascere l’idea di sostituire un elettrodomestico obsoleto, in termini di efficienza, o installare il proprio impianto solare.

Una delle soluzioni che il comporto industriale potrebbe mettere in atto è quella del noleggio operativo, ovvero la possibilità di avere sempre elettrodomestici ad alta efficienza dietro a piccoli canoni mensili.

È un po’ quello che è successo nel mercato degli smartphone, dove all’uscita di un nuovo modello l’utente finale ha la possibilità di aggiornarlo con quello nuovo, ricondizionando cosi i dispositivi più vecchi per dargli una nuova vita.

4 ottobre 2021

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Peperoncino Festival, il Comune di Diamante consolida il sodalizio con Plastic Free Onlus per l’ambiente e il mare

La collaborazione tra l’Amministrazione Comunale di Diamante e l’associazione di volontariato Plastic Free Onlus prosegue con importanti iniziative che si svolgeranno durante la ventinovesima edizione del Peperoncino Festival dal 6 al 10 ottobre 2021 e grazie alla disponibilità assicurata dall’Accademia Italiana del Peperoncino organizzatrice dell’evento.

In occasione della cerimonia inaugurale Plastic Free farà dono al Presidente dell’Accademia Italiana del Peperoncino, Enzo Monaco, di una maglietta simbolica di Plastic Free Onlus e un Referente dell’associazione sensibilizzerà i partecipanti del Festival sui problemi della “plastica usa e getta” e dei danni che ne derivano con la sua dispersione in natura. Inoltre saranno messi in luce i contenuti del Protocollo di Intesa sottoscritto dal Comune di Diamante con Plastic Free Onlus in considerazione del costante impegno del Sindaco, il Sen. Ernesto Magorno, e dell’Amministrazione Comunale tutta incentrata alla tutela ambientale e alla cura della propria città.

Nella giornata finale del Festival, domenica 10 ottobre, a partire dalle ore 18,00, alcuni i volontari di Plastic Free saranno impegnati a raccogliere mozziconi di sigaretta nell’ambito della campagna nazionale #CambioGesto.

“Siamo onorati di partecipare attivamente al Festival Internazionale del Peperoncino 2021 – ha dichiara Antonio Rancati, Segretario generale di Plastic Free – In considerazione del proficuo rapporto con la Pubblica Amministrazione di Diamante i nostri soci e volontari promuoveranno i temi della tutela ambientale e per il bene comune all’inaugurazione e alla conclusione degli eventi del Festival”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Sindaco di Diamante, il Sen. Ernesto Magorno che dichiara “La collaborazione con Plastic Free Onlus è parte importante del percorso che come Amministrazione stiamo, prioritariamente, dedicando alle tematiche ambientali ed è importante che questa opera di sensibilizzazione avvenga durante la manifestazione di maggior risonanza mediatica che si svolge nella nostra Città”. 

Ricordiamo che Plastic Free Odv Onlus è un’associazione di volontariato nata nel 2019 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare quella monouso, che non solo inquina bensì uccide. Nata come realtà digitale, nei primi 12 mesi ha raggiunto oltre 150 milioni di utenti e oggi, con oltre 900 referenti in tutt’Italia, si posiziona come la più importante e concreta associazione in questa tematica. Non solo online, Plastic Free, infatti, è impegnata su più progetti, dalla raccolta nelle spiagge e città al salvataggio delle tartarughe, dalla sensibilizzazione nelle Scuole al progetto con i Comuni, dal Plastic Free Walk al Plastic Free Diving.

Diamante (Cosenza), 30 settembre 2021

INTERVISTA A FABIANO VENTURA, SULLE TRACCE DEI GHIACCIAI

Fondazione Cariplo e Triennale Milano presentano dal 25 settembre al 17 ottobre 2021 la mostra Sulle tracce dei ghiacciai, nata dall’omonimo progetto dell’Associazione Macromicro sostenuto da Fondazione Cariplo. 

Siamo stati invitati all’anteprima dell’esposizione che si sviluppa attraverso le fotografie di Fabiano Ventura, Direttore del progetto, e una videoinstallazione interattiva. Un’esperienza che racconta ai visitatori come i ghiacciai e i paesaggi si stiano trasformando a causa dei cambiamenti climatici.

Dopo aver partecipato alla conferenza stampa di inaugurazione della mostra , abbiamo potuto visitare la mostra fotografica in anteprima guidati da Fabiano Ventura alla scoperta dei luoghi vittima del cambiamento climatico.

La mostra presenta una selezione dei migliori confronti fotografici realizzati dal fotografo negli ultimi dieci anni: fotografie storiche poste in un preciso confronto con quelle moderne, realizzate a più di cento anni di distanza. Protagonisti sono i ghiacciai più importanti del mondo, considerati dalla comunità scientifica internazionale tra i più preziosi e attendibili indicatori dei cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta.

I confronti fotografici che vengono presentati in mostra sono stati realizzati durante le prime cinque spedizioni del progetto, nelle catene montuose del Karakorum (2009), del Caucaso (2011), dell’Alaska (2013), delle Ande (2016) e dell’Himalaya (2018). La video installazione interattiva dal titolo In cammino nel tempo, firmata dal video artista Paolo Scoppola, permette poi ai visitatori di interagire in modo sensoriale con le immagini antiche e moderne.

Al termine della visita, abbiamo avuto il piacere di parlare con Fabiano Ventura: “i cambiamenti climatici sono il principale problema mondiale del nostro tempo, a cui si collegano le numerose emergenze in atto, come quella economica, ambientale, migratoria e, non ultima, quella sanitaria che stiamo vivendo in questo periodo. Per quanto mi riguarda ho messo il massimo impegno per comunicare a un vasto pubblico questo messaggio, dedicando gli ultimi dieci anni della mia vita a questo obiettivo. La collaborazione con due importanti istituzioni come Fondazione Cariplo e Triennale Milano, oltre a essere un prestigioso riconoscimento per il lavoro svolto, è una grande opportunità per promuovere con ancora maggior forza i contenuti del progetto.”

Una mostra fotografica che ha l’obiettivo di sensibilizzare la gente sulla vulnerabilità degli ecosistemi montani e sull’urgenza di uno sviluppo sostenibile per tutelare la biodiversità delle terre alte.

Come afferma Marco Sammicheli, curatore per il settore design, moda e artigianato di Triennale Milano : “La sostenibilità non è più un tema ma è una pre-condizione”.

La mostra Sulle tracce dei ghiacciai è aperta al pubblico a ingresso gratuito dal martedì alla domenica, in orario 11.00-20.00

Maggiori informazioni: https://triennale.org/eventi/sulle-tracce-dei-ghiacciai

FABIANO VENTURA

TeleAmbiente, 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future

Al nostro Presidente Angelo Consoli il grande onore di aprire con il suo intervento la seconda parte dei festeggiamenti della mitica TeleAmbiente, un faro di informazioni per tutti noi #green.

“Teleambiente: 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future”. In diretta dal Teatro Centrale di Roma, mercoledì 29 settembre 2021, TeleAmbiente festeggia i suoi primi 30 anni!

Teleambiente, 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future

CHE COS’È LA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA DAL 3 AL 10 OTTOBRE 2021? INTERVISTA A SILVIO SENO

CHE COS’È LA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA DAL 3 AL 10 OTTOBRE 2021 SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE?

È il Festival scientifico nazionale delle Geoscienze, dedicato a far conoscere al grande pubblico l’Italia attraverso il suo straordinario patrimonio geologico, ambientale e naturalistico e a comprendere la delicatezza e la necessità di protezione dell’ambiente. Il Festival si anima grazie ai “Geoeventi”: escursioni, passeggiate nei centri urbani e storici, visite in musei, centri di ricerca e osservatori, laboratori didattici e sperimentali, esposizioni, conferenze, convegni, spettacoli, degustazioni che si svolgono in tutta Italia. Ce n’è per tutti i gusti e le età.

Intervista di Geco for School a Silvio Seno, Responsabile scientifico e co-fondatore: www.gecoforschool.com/blog/intervista-a-silvio-seno.html

TRA GLI OBIETTIVI DELLA MANIFESTAZIONE C’È SICURAMENTE IL TRASMETTERE UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA NEI CONFRONTI DEL PATRIMONIO AMBIENTALE DEL NOSTRO PAESE E ANCHE IL PROMUOVERE FORME DI TUTELA E ATTENZIONE CHE SI TRADUCONO IN UN TURISMO PIÙ SOSTENIBILE, ANCHE DETTO TURISMO LENTO. CHE COS’È? COSA C’ENTRA CON LA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA?

Turismo lento è vivere un’esperienza che porta ad interagire con le comunità ospitanti, valorizzare le particolarità del territorio, minimizzare l’impatto ambientale, scoprire e promuovere i prodotti locali, spostarsi in modo sostenibile.  È approfittare di una visita per immergersi, con lentezza, nelle mille sfaccettature di un intero territorio. Con i Geoeventi vorremmo anche contribuire alle economie dei territori che sono fuori dalle grandi traiettorie del turismo.

DA PROFESSORE UNIVERSITARIO DI GEOLOGIA COME DEFINIREBBE LA PROFESSIONE DEL GEOLOGO? COSA C’ENTRA CON LA NOSTRA VITA DI TUTTI I GIORNI?

Il geologo osserva e studia il Pianeta Terra per ricostruirne la storia: un passaggio indispensabile per interpretare ciò che accade nel presente o fare previsioni affidabili.

Nella vita di tutti i giorni la geologia è necessaria a capire i meccanismi di terremoti, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche e, quindi, per prevenire i pericoli e migliorare la nostra sicurezza. Dialoga con l’ingegneria civile nella progettazione di edifici e infrastrutture: strade, gallerie, dighe. Si occupa delle georisorse e del loro utilizzo sostenibile: acqua, ma anche metalli, minerali e rocce.

SECONDO IL SUO PUNTO DI VISTA, A CHE PUNTO È L’ISTRUZIONE ITALIANA SUI TEMI LEGATI ALLA GEOLOGIA E ALLA TUTELA AMBIENTALE? QUANTO È IMPORTANTE ARRIVARE NELLE SCUOLE?

La geologia è sicuramente meno presente nei programmi scolastici rispetto ad altre discipline scientifiche. La scuola e i giovani sono essenziali. Non solo abbiamo bisogno di far crescere persone consapevoli, ma anche di avere futuri professionisti preparati ed orientati alla sostenibilità. Il lavoro e l’innovazione green sono sempre più una grande opportunità.

Grotte di Frasassi

ALLUVIONI, SICCITÀ, INONDAZIONI, NUBIFRAGI E TERREMOTI. SONO LEGATI AL RAPPORTO DELL’UOMO CON L’AMBIENTE? POSSONO ESSERE PREVENUTI?

L’Uomo ha modificato l’ambiente, a cominciare dalla quantità di gas serra in atmosfera, e gli effetti sono sempre più evidenti: riscaldamento globale, incremento di eventi estremi come alluvioni o ondate di calore, innalzamento del livello marino, riduzione dei ghiacci, siccità e avanzata dei deserti sono tra i più noti.

La prevenzione di lungo termine sarebbe l’allinearsi alla richiesta degli scienziati di limitare il riscaldamento globale. A livello più locale si può prevenire attraverso opere di difesa, miglioramento delle previsioni, buona pianificazione del territorio che eviti l’esposizione ai pericoli e limiti la perdita di suolo naturale. È molto importante ed efficace aumentare la consapevolezza e l’attenzione delle persone.

È POSSIBILE PARLARE DI GEOLOGIA AD UN PUBBLICO INESPERTO RISCONTRANDO INTERESSE E STUPORE SENZA PERDERE IL RIGORE SCIENTIFICO CHE GUIDA INVECE LA RICERCA E LA DIVULGAZIONE DA PARTE DEL MONDO ACCADEMICO?

È quello che chiediamo agli organizzatori dei Geoventi che provengono in parte all’ambito accademico e della ricerca, in parte sono animatori e divulgatori che operano in diversi settori scientifico-culturali: si crea così una bellissima contaminazione tra i linguaggi degli uni e degli altri.

C’È SPAZIO PER INNOVAZIONE E TECNOLOGIA NEL VASTO MONDO DELLE GEOSCIENZE? COME POSSONO LEGARSI INSIEME?

C’è molta tecnologia. Ad esempio i satelliti ci sorvolano e restituiscono una radiografia della Terra, globale e di grande dettaglio. Dallo spazio si misurano ad esempio gli spostamenti delle frane, arrivano dati sui pericoli naturali, dalle alluvioni ai movimenti del suolo dovuti ai terremoti: si osserva persino la qualità delle acque. C’è poi anche molta innovazione nello sviluppo di sensori che trasmettono in tempo reale dati ambientali e dialogano attraverso la tecnologia dell’Internet delle Cose, così come negli strumenti di rilievo che producono rappresentazioni 3D digitali ad alta risoluzione di varie parti del Pianeta Terra, in superficie o nel sottosuolo.

COME SI FA A PROPORRE UN’INIZIATIVA CHE RIENTRI ALL’INTERNO DEL CALENDARIO EVENTI DELLA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA? CHE CARATTERISTICHE DEVE AVERE?

Proporre un Geoevento è semplice: basta registrarsi su www.settimanaterra.org e compilare un modulo di iscrizione online. In genere raccogliamo le proposte tra maggio e luglio. Il Geoevento deve narrare una storia scientifica, trasmettere un’esperienza, coinvolgere emozionalmente, incuriosirlo. Appassionare alla scienza.

29 settembre – Compleanno di TeleAmbiente, 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future

“Teleambiente: 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future”. In diretta dal Teatro Centrale di Roma, mercoledì 29 settembre 2021, TeleAmbiente festeggia i suoi primi 30 anni!

Per seguire tutti gli aggiornamenti su Facebook: facebook.com/events/s/teleambiente-30-anni-di-inform/1309363039522055/

TeleAmbiente festeggia i suoi primi 30 anni!  In occasione del traguardo raggiunto in programma l’evento “Teleambiente: 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future”, il 29 settembre presso il Teatro Centrale, Via Celsa 6 – Roma, trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di TeleAmbiente, in streaming sul sito www.teleambiente.it e in onda su canale 78 (Centro Italia) del digitale terrestre.

L’evento coinvolgerà le più importanti realtà ed istituzioni operanti nel settore ambientale e della sostenibilità e si svolgerà in un’unica giornata, a partire dalle ore 09:00, dedicata a ripercorrere le tappe dell’ambientalismo, dando voce ai traguardi raggiunti, alle sfide ancora aperte e alle tecnologie che nel prossimo decennio contribuiranno a ridurre sensibilmente la nostra impronta ecologica.

Sul palco del Teatro Centrale il direttore responsabile, Stefano Zago, e Mariaelena Leggieri, giornalista di TeleAmbiente, presenteranno l’evento che si articolerà in vari panel dedicati alle più importanti ed attuali tematiche ambientali. Interverranno cinquanta relatori, tra professionisti, associazioni e personalità di spicco del settore, in presenza e da remoto.

Ad aprire l’evento ci sarà la sindaca di Roma, Virginia Raggi.  Presenti gli ex  ministri dell’ambiente, Sergio CostaEdoardo Ronchi e Alfonso Pecoraro Scanio. I video messaggi da parte di Roberto Fico, Presidente della Camera de Deputati, Roberto Cingolani, presidente del Ministero della Transizione Ecologica, e Riccardo Fraccaro, deputato M5S.

A moderare i panel amici e giornalisti professionisti delle principali testate locali e nazionali: Gaspare Borsellino (direttore responsabile Italpress), Gianni Todini (Vicedirettore Askanews), Alessandro Di Liegro (Giornalista presso Rai TgR Campania), Marco Finelli (Direttore Retesole).

IN REGALO A TUTTI I RELATORI E PARTECIPANTI UN BICCHIERE SMART & GREEN PCUP TOTALMENTE PLASTIC FREE PER RISPARMIARE CO2 E TANTI KG DI PLASTICA USA E GETTA

Tutto il programma evento Teleambiente 30 anni 

“È un percorso lungo 30 anni, iniziato con Bruno De Vita, e che ho deciso di portare avanti con un unico obiettivo: rendere consapevoli le persone dell’importanza nel tutelare l’ambiente e diffondere un’informazione che abbia al centro la sostenibilità”. Le parole di Stefano Zago, direttore responsabile di TeleAmbiente, in occasione del 30° anniversario.

Quando abbiamo iniziato la parola ‘ambiente’ interessava a pochi. Sono contento dei grandi passi che sono stati fatti in questi anni. Ormai nessuno si permette di negare i cambiamenti climatici. Non ci dobbiamo fermare, la strada è ancora lunga per garantire la tutela del nostro pianeta ed un futuro per le generazioni future. Abbiamo il dovere di lasciare un pianeta in grado di rigenerarsi ogni anno e TeleAmbiente ,con la sua squadra, continuerà questa battaglia e a dar voce a chi si affiancherà a noi”.

E conclude: “Ringrazio chi fino ad oggi ci ha supportato e si è schierato dalla parte dell’ambiente. A testimonianza di questo la presenza in questo grande evento di amici ed esperti del settore, che hanno deciso di partecipare con le loro competenze e dar vita così ad una giornata che possa essere per tutti un’occasione di confronto per costruire la strada da percorrere. Se vogliamo un cambiamento occorre farlo ora e insieme”.

L’evento ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica, Enea, Regione Lazio e Corecom Lazio ed il sostegno della Fondazione Pistoletto – Città dell’arte di Biella. 

Per approfondimenti: TeleAmbiente, 30 anni di informazione e sostenibilità ambientale tra sfide passate, presenti e future

26 SETTEMBRE 2021 – DATA NAZIONALE PLASTIC FREE: UNIPV INVITA LA COMUNITÀ ACCADEMICA A PARTECIPARE ALLA RACCOLTA DELLA PLASTICA CON IL PATROCINIO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

26 settembre, eventi Plastic Free Onlus su tutto il territorio nazionale: Data Nazionale Plastic Free: UniPV invita la comunità accademica a partecipare alla raccolta della plastica – FONTE news.unipv 

L’Università di Pavia aderisce ufficialmente alla raccolta della plastica e dei rifiuti abbandonati – appuntamento che si terrà il 26 settembre in tutta Italia – sostenendo e divulgando l’evento di sensibilizzazione organizzato dall’associazione Plastic Free con il patrocinio del Comune di Pavia. Oltre 300 appuntamenti in contemporanea in tutta Italia con l’obiettivo di rimuovere dall’ambiente migliaia di kg di plastica e rifiuti in un solo giorno. Un evento gratuito per liberare il mondo dalla plastica. Un gesto concreto per l’ambiente.

Liberiamo il mondo dalla plastica. Una lodevole iniziativa in linea con l’etica e i principi dell’Ateneo pavese, da sempre attento all’ambiente e alla sostenibilità. L’Università di Pavia, infatti, promuove comportamenti ecosostenibili per l’ambiente, responsabilizzando studenti, docenti e dipendenti amministrativi attraverso l’utilizzo di “buone pratiche” come l’uso dei dispenser per l’erogazione dell’acqua, presenti negli edifici universitari.

L’Univerità di Pavia, oltre a sensibilizzare la propria comunità accademica su un argomento importante e tanto discusso negli ultimi tempi, aderendo all’iniziativa in essere, desidera promuovere una cittadinanza attiva, ovvero cosciente dei propri diritti quanto dei propri doveri, ben informata e pronta ad agire concretamente sul territorio.

“Abbiamo colto con piacere ed entusiasmo – ha dichiarato il Prof. Francesco Svelto, Magnifico Rettore dell’Università di Pavia – la proposta di adesione alla data nazionale Plastic Free di domenica 26 settembre. L’Università di Pavia è da sempre impegnata nella realizzazione di eventi e interventi a favore della sostenibilità ambientale, dalla riduzione del consumo di risorse naturali, all’incentivazione di forme di mobilità condivisa per i nostri studenti e dipendenti. Poter dare risalto e diffusione di iniziative green sul territorio rafforza il concetto di Pavia città Campus sostenibile!”

“Siamo onorati della partecipazione ufficiale dell’Università di Pavia – ha dichiarato il Cav. Antonio Rancati, Segretario generale di Plastic Free Odv Onlus – alla nostra data nazionale Plastic Free di domenica 26 settembre. Questi eventi si svolgeranno su tutto il territorio nazionale, per cui studenti e docenti dell’Ateneo potranno scegliere sul nostro website l’evento che preferiscono. Considerando poi le numerose soluzioni green adottate dall’Ateneo pavese, anche in tema di mobilità sostenibile, che permettono un risparmio di C02 per i minori spostamenti con mezzi pubblici e privati, ci auguriamo che questa collaborazione possa essere un lungo e piacevole cammino insieme per tanti altri eventi, in cui promuovere verso le nuove generazioni una maggiore sensibilità sull’uso distorto della plastica usa e getta e, ancora più grave, della plastica che non si vede, quella che diventa microplastica nei fiumi e nel mare per finire nel ciclo alimentare con gravi danni a tutti noi. Siamo convinti che sarà un cammino di grandi soddisfazioni.”

Nella sezione Eventi di Plastic Free, studenti, docenti, dipendenti ed i propri familiari potranno scegliere l’appuntamento più vicino, compilare il modulo come volontario e presentarsi nel luogo e orario stabilito, muniti di guanti o pinza telescopica. La partecipazione è gratuita.

Registrazione su: https://www.plasticfreeonlus.it/calendario-eventi/

La Data Nazionale PLASTIC FREE ha ricevuto il Patrocinio della CAMERA DEI DEPUTATI

Intervista a Silvio Seno, Responsabile scientifico e co-fondatore della “Settimana del Pianeta Terra”

Professore Ordinario di Geologia strutturale all’Università degli Studi di Pavia e Direttore dell’Istituto Scienze della Terra della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana. È stato Presidente della Federazione Italiana di Scienze della Terra. Da anni si occupa di divulgazione scientifica, dedicandosi soprattutto a valorizzare il patrimonio geologico e sensibilizzare sul tema della protezione delle risorse naturali: acqua, paesaggio, suolo.

CHE COS’È LA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA?

È il Festival scientifico nazionale delle Geoscienze, dedicato a far conoscere al grande pubblico l’Italia attraverso il suo straordinario patrimonio geologico, ambientale e naturalistico e a comprendere la delicatezza e la necessità di protezione dell’ambiente. Il Festival si anima grazie ai “Geoeventi”: escursioni, passeggiate nei centri urbani e storici, visite in musei, centri di ricerca e osservatori, laboratori didattici e sperimentali, esposizioni, conferenze, convegni, spettacoli, degustazioni che si svolgono in tutta Italia. Ce n’è per tutti i gusti e le età.

TRA GLI OBIETTIVI DELLA MANIFESTAZIONE C’È SICURAMENTE IL TRASMETTERE UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA NEI CONFRONTI DEL PATRIMONIO AMBIENTALE DEL NOSTRO PAESE E ANCHE IL PROMUOVERE FORME DI TUTELA E ATTENZIONE CHE SI TRADUCONO IN UN TURISMO PIÙ SOSTENIBILE, ANCHE DETTO TURISMO LENTO. CHE COS’È? COSA C’ENTRA CON LA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA?

Turismo lento è vivere un’esperienza che porta ad interagire con le comunità ospitanti, valorizzare le particolarità del territorio, minimizzare l’impatto ambientale, scoprire e promuovere i prodotti locali, spostarsi in modo sostenibile.  È approfittare di una visita per immergersi, con lentezza, nelle mille sfaccettature di un intero territorio. Con i Geoeventi vorremmo anche contribuire alle economie dei territori che sono fuori dalle grandi traiettorie del turismo.

Grotte di Frasassi

DA PROFESSORE UNIVERSITARIO DI GEOLOGIA COME DEFINIREBBE LA PROFESSIONE DEL GEOLOGO? COSA C’ENTRA CON LA NOSTRA VITA DI TUTTI I GIORNI?

Il geologo osserva e studia il Pianeta Terra per ricostruirne la storia: un passaggio indispensabile per interpretare ciò che accade nel presente o fare previsioni affidabili.

Nella vita di tutti i giorni la geologia è necessaria a capire i meccanismi di terremoti, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche e, quindi, per prevenire i pericoli e migliorare la nostra sicurezza. Dialoga con l’ingegneria civile nella progettazione di edifici e infrastrutture: strade, gallerie, dighe. Si occupa delle georisorse e del loro utilizzo sostenibile: acqua, ma anche metalli, minerali e rocce.

SECONDO IL SUO PUNTO DI VISTA, A CHE PUNTO È L’ISTRUZIONE ITALIANA SUI TEMI LEGATI ALLA GEOLOGIA E ALLA TUTELA AMBIENTALE? QUANTO È IMPORTANTE ARRIVARE NELLE SCUOLE?

La geologia è sicuramente meno presente nei programmi scolastici rispetto ad altre discipline scientifiche. La scuola e i giovani sono essenziali. Non solo abbiamo bisogno di far crescere persone consapevoli, ma anche di avere futuri professionisti preparati ed orientati alla sostenibilità. Il lavoro e l’innovazione green sono sempre più una grande opportunità.

ALLUVIONI, SICCITÀ, INONDAZIONI, NUBIFRAGI E TERREMOTI. SONO LEGATI AL RAPPORTO DELL’UOMO CON L’AMBIENTE? POSSONO ESSERE PREVENUTI?

L’Uomo ha modificato l’ambiente, a cominciare dalla quantità di gas serra in atmosfera, e gli effetti sono sempre più evidenti: riscaldamento globale, incremento di eventi estremi come alluvioni o ondate di calore, innalzamento del livello marino, riduzione dei ghiacci, siccità e avanzata dei deserti sono tra i più noti.

La prevenzione di lungo termine sarebbe l’allinearsi alla richiesta degli scienziati di limitare il riscaldamento globale. A livello più locale si può prevenire attraverso opere di difesa, miglioramento delle previsioni, buona pianificazione del territorio che eviti l’esposizione ai pericoli e limiti la perdita di suolo naturale. È molto importante ed efficace aumentare la consapevolezza e l’attenzione delle persone.

È POSSIBILE PARLARE DI GEOLOGIA AD UN PUBBLICO INESPERTO RISCONTRANDO INTERESSE E STUPORE SENZA PERDERE IL RIGORE SCIENTIFICO CHE GUIDA INVECE LA RICERCA E LA DIVULGAZIONE DA PARTE DEL MONDO ACCADEMICO?

È quello che chiediamo agli organizzatori dei Geoventi che provengono in parte all’ambito accademico e della ricerca, in parte sono animatori e divulgatori che operano in diversi settori scientifico-culturali: si crea così una bellissima contaminazione tra i linguaggi degli uni e degli altri.

C’È SPAZIO PER INNOVAZIONE E TECNOLOGIA NEL VASTO MONDO DELLE GEOSCIENZE? COME POSSONO LEGARSI INSIEME?

C’è molta tecnologia. Ad esempio i satelliti ci sorvolano e restituiscono una radiografia della Terra, globale e di grande dettaglio. Dallo spazio si misurano ad esempio gli spostamenti delle frane, arrivano dati sui pericoli naturali, dalle alluvioni ai movimenti del suolo dovuti ai terremoti: si osserva persino la qualità delle acque. C’è poi anche molta innovazione nello sviluppo di sensori che trasmettono in tempo reale dati ambientali e dialogano attraverso la tecnologia dell’Internet delle Cose, così come negli strumenti di rilievo che producono rappresentazioni 3D digitali ad alta risoluzione di varie parti del Pianeta Terra, in superficie o nel sottosuolo.

COME SI FA A PROPORRE UN’INIZIATIVA CHE RIENTRI ALL’INTERNO DEL CALENDARIO EVENTI DELLA SETTIMANA DEL PIANETA TERRA? CHE CARATTERISTICHE DEVE AVERE?

Proporre un Geoevento è semplice: basta registrarsi su www.settimanaterra.org e compilare un modulo di iscrizione online. In genere raccogliamo le proposte tra maggio e luglio. Il Geoevento deve narrare una storia scientifica, trasmettere un’esperienza, coinvolgere emozionalmente, incuriosirlo. Appassionare alla scienza.

Edita 23-09-2021 Geco for School >>> intervista-a-silvio-seno.html

Data Nazionale Plastic Free con il Patrocinio della Camera dei deputati: Unicusano invita la comunità accademica a partecipare alla raccolta della plastica

Intervista ad Antonio Rancati su Radio Unicusano Campus (24 settembre 2021) per spiegare gli eventi della Data Nazionale di Plastic Free del 26 settembre 2021: www.tag24.it/wp-content/uploads/2021/09/ANTONIO-RANCATI.mp3

L’Università degli studi Niccolò Cusano aderisce alla raccolta della plastica e dei rifiuti abbandonati – appuntamento che si terrà domenica 26 settembre in tutta Italia – sostenendo e divulgando l’evento di sensibilizzazione organizzato dall’associazione Plastic Free. Oltre 300 appuntamenti in contemporanea in tutt’Italia con l’obiettivo di rimuovere dall’ambiente migliaia di kg di plastica e rifiuti in un solo giorno. Un evento gratuito per liberare il mondo dalla plastica. Un gesto concreto per l’ambiente.

Il Presidente Roberto Fico ha conferito all’evento nazionale il Patrocinio della Camera dei deputati.

Liberiamo il mondo dalla plastica! Una lodevole iniziativa in linea con l’etica e i principi dell’Ateneo romano, da sempre attento all’ambiente e alla sostenibilità. La Cusano, infatti, promuove comportamenti ecosostenibili per l’ambiente, responsabilizzando studenti, docenti e dipendenti amministrativi attraverso l’utilizzo di “buone pratiche” come l’uso dei dispenser per l’erogazione dell’acqua, presenti nel Campus di Roma.

“Per sua natura giuridico-istituzionale, il nostro Ateneo nasce green – ha dichiarato il dott. Stefano Ranucci, Vice Presidente del CdA Unicusanosin dalla sua istituzione, ad esempio, il materiale didattico è disponibile in formato digitale per consentire allo studente di studiare senza dover ricorrere a materiali cartacei. Questa impostazione eco-friendly contribuisce ogni giorno in modo significativo alla riduzione della carta e ai minori consumi di acqua ed energia per la sua produzione e distribuzione, rendendo la Unicusano un Ateneo ecosostenibile. Siamo lieti, quindi, di aderire alla Data Nazionale Plastic Free e, soprattutto, di invitare tutta la comunità accademica ed i propri familiari a partecipare gratuitamente ad uno degli eventi sul territorio portando con sé un simbolo del proprio Ateneo (una t-shirt, un cappellino o altro in proprio possesso). Non dobbiamo dimenticare che la tutela dell’ambiente è un nostro dovere.”

L’Unicusano, oltre a sensibilizzare la propria comunità accademica su un argomento importante e tanto discusso negli ultimi tempi, aderendo all’iniziativa in essere, desidera promuovere una cittadinanza attiva, ovvero cosciente dei propri diritti quanto dei propri doveri, ben informata e pronta ad agire concretamente sul territorio.

“Siamo onorati della partecipazione ufficiale dell’Università Cusano – ha dichiarato il Cav. Antonio Rancati, Segretario generale di Plastic Free Odv Onlus alla nostra data nazionale Plastic Free di domenica 26 settembre. Questi eventi si svolgeranno su tutto il territorio nazionale, per cui studenti e docenti dell’Ateneo potranno scegliere sul nostro website l’evento che preferiscono. Considerando poi le numerose soluzioni green adottate nella sede a Roma e per la peculiarità “telematica” dei suoi corsi di studi, che permettono un risparmio di C02 per i minori spostamenti con mezzi pubblici e privati, ci auguriamo che questa prima collaborazione possa essere un lungo e piacevole cammino insieme per tanti altri eventi, in cui promuovere verso le nuove generazioni una maggiore sensibilità sull’uso distorto della plastica usa e getta e, ancora più grave, della plastica che non si vede, quella che diventa microplastica nei fiumi e nel mare per finire nel ciclo alimentare con gravi danni a tutti noi. Siamo convinti che sarà un cammino di grandi soddisfazioni.”

Ha confermato la sua partecipazione nell’evento di Verona l’On. Alessia Rotta, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Nella sezione Eventi di Plastic Free, studenti, docenti, dipendenti ed i propri familiari potranno scegliere l’appuntamento più vicino, compilare il modulo come volontario e presentarsi nel luogo e orario stabilito, muniti di guanti o pinza telescopica.

La partecipazione è gratuita. Registrazione su: https://www.plasticfreeonlus.it/calendario-eventi    

Manifesto per le Comunità Locali di Artisti, Interpreti e Musicisti (C.L.A.I.M.)

Appello alle istituzioni e alla politica

Laioung

La musica e l’arte giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’essere umano.

Ascoltare e fare musica, specialmente per i giovani, e aiuta a superare momenti difficili, rappresenta un elemento di riscatto umano e sociale.

Ma spesso i giovani incontrano ostacoli insormontabili che rendono difficile se non impossibile coltivare la loro passione per uno strumento o per il canto, per altre forme d’arte. Mancano spazi nei quali sia possibile coltivare le proprie passioni artistiche, sounando, cantando, recitando, dipingendo e sperimentando qualunque pratica artistica e musicale da soli o con altri.

Degli spazi in cui sia anche possibile incontrare altri musicisti, provare, mettersi alla prova davanti a un pubblico, sperimentare la propria abilità e creatività, imparare a confezionare un prodotto musicale da mettere in rete.

Per questo, gli artisti firmatari di questo manifesto, propongono la creazione di apposite “Comunità Locali di Artisti, Interpreti e Musicisti” (C.L.A.I.M.), con spazi dedicati messi a loro disposizione gratuitamente in ogni Comune e Municipio a partire dalla Capitale d’Italia

Noi siamo a vostra disposizione per creare d’intesa con i vostri assessorati alla cultura e agli affari sociali, un comitato comunale per la creazione e la gestione di case delle arti e della musica, finanziato dal bilancio comunale e da appositi programmi europei, che sia aperto anche alle associazioni del territorio e della società civile, ai comitati di quartiere, e che identifichi da subito tutti gli spazi che potrebbero essere utilizzati per realizzare questa proposta.

Please don’t ignore our C.L.A.I.M.

Giuseppe Bockarie Consoli (in arte Laioung)

Max il Nano

Anouar Jamali

Fabri Fibra

Yesr Shabaka

Clementino

Simone Meschia

Davide Lezzi (in arte Riesen)

Leonardo Magara (Fenderfunk)

Davide Marini

Alessio Romeo (name)

Bello Figo

Samuel Fontana

Manuel Gagliardi

Marco Lorica (pheros)

Alessio Passini

Maruego

Federico Del Bianco

Maurizio Lipoli

Don Dolf

Gabriele Fabbri

Manuel Zaffiro

Mirko Bonavita

Aaron Efrati

Show Time G.P.

Riccardo Cianfoni

Carlo Caso

Stefano Lacopo (Skasso Love)

Davide Arcadi

Jung KBA

Sergio KotbiFabri Fibra

Michele Giuliacci

Cristiano Liguti

Omar Shabaka

Manal Abdel

Sayed Shabaka

Mustafa Jamali

Fatima Badr

Silvia Trapanese

Stefano Antonaci

Lorenzo Iorio

Simone Urbani

Anastasia Iannotta

Aurora Sciarrini

Denise Pintore

Jelena Maslovara

Fabrizio Ranzani

Mattia Montebianco

Federico Montebianco

Ginevra Parrotta

Alessandro Listo

Ilaria Testay

Emiliano Spezia

Christian Picone

Anouar Jamali

Le idee della Terza Rivoluzione Industriale in concorso !

Il CETRI TIRES ha concesso il proprio patrocinio al concorso

Smart solutions for a smart living,

indetto da EXITone con la collaborazione di EcoSteer, società specializzata nello sviluppo di software verticali e multicanale.

Il concorso è rivolto a laureandi o Neo Laureati, Professionisti, PMI – PMI innovative e Start-up, e nasce con lo scopo individuare e sviluppare idee progettuali innovative, vision di nuovi servizi, nuove applicazioni, ricerche sperimentali e proposte di ottimizzazione di processi e sistemi riconducibili al concetto di Smart City, che siano in grado di migliorare, semplificare e rendere fruibili, “a costi sostenibili”, i servizi pubblici e privati della collettività e promuovere una crescita intelligente della comunità stessa.

Il concorso consta di due categorie:

  1. Vita delle persone
  2. Ambiente e territorio  .

Per iscriversi al concorso bisogna indicare le sottocategorie alle quali si vuole partecipare inviando i propri progetti entro le ore 12,00 del 28 febbraio 2018 all’indirizzo indicato

La partecipazione al concorso non comporta alcun costo.

Il monte premi, messo a disposizione da EXITone per un ammontare complessivo di 20.000 € verrà così suddiviso fra i primi tre classificati per ognuna delle due categorie:
7.000 euro al primo classificato,
2.000 al secondo   classificato
1.000 al terzo classificato.

Il CETRI garantirà nel comitato di valutazione, la coerenza nell’ambito della visione TRI dei progetti candidati.

Tutte le informazioni sul concorso “Smart solutions for a smart living” sono disponibili sulla sezione del sito www.exitone.it/concorsi o contattando la segreteria organizzativa: EXITone S.p.A. – Stradale San Secondo, 96 – 10064 Pinerolo (TO), Telefono +39.0121.040100, e-mail infoconcorsi@exitone.it

The Fourth Industrial Revolution does not exist!

It is finally out the book conceptualized two years ago by German economist Klaus Schwab, inventor of the “exclusive Davos Club”  (the World Economic Forum).

It took him two years to get from the initial definition paper published by the Foreign Affairs Review (which can be viewed here based on the original Davos paper that can be downloaded here )   to the actual book that is presented by the publisher as a great novelty in the panorama of the new ideas (but really only repeats in the “chow and spit” format, concepts that Jeremy Rifkin has been expressing in due and fully researched fashon for the last 30 years, since he wrote his book “Entropy“.

Mr

Schwaub, defines his idea of Fourth Industrial Revolution” as  “ the inexorable shift from simple digitization (the Third Industrial Revolution) to innovation based on combinations of technologies (the Fourth Industrial Revolution)“. This very statement suggests that the author did not took the bother to even read the back of the cover of THE THIRD INDUSTRIAL REVOLUTION, book, never mind reading “THE ZERO MARGINAL COST SOCIETY” where all the aspects of the “the innovation based on combinations of technologies” are exhaustively covered since 2014, when he did not even know that Industrial Revolutions exist.

Schwab argues (echoing Rifkin)   “the key technologies driving this revolution and discusses the major impacts expected on government, business, civil society and individu­als. … We all have the opportunity to contribute to developing new frame­works that advance progress”.

But the only concrete suggestion that comes out from his pen is a warning at risks implied by the possible social riots that will be unleashed by the unavoidable effects to “disrupt the labor market” . In fact Schwaub argues that “the revolution could yield greater inequality, particularly in its potential to disrupt labor markets. As automation substitutes for labor across the entire economy, the net displacement of workers by machines might exacerbate the gap between returns to capital and returns to labor. On the other hand, it is also possible that the displacement of workers by technology
will, in aggregate, result in a net increase in safe and rewarding jobs.
We cannot foresee at this point which scenario is likely to emerge, and history suggests that
the outcome is likely to be some combination of the two.

Yes, Mr Schwaub belongs to that old school that thinks that economic scenarios “emerge”  alone by themselves like irresistable forces of nature,  No possible doubt that “economic scenarios”  are designed and forged by man. They simply “happen” by decision of the Gods of the Economy (with Capital E) because the Economy is a Science governed by unchangeable laws like Physics, laws which human beings cannot govern or influence but can only observe and suffer.

Then the Author goes on.

Discontent can also be fueled by the pervasiveness of digital technologies and the dynamics
of information sharing typified by social media. More than 30 percent of the global population
now uses social media platforms to connect, learn, and share information. In an ideal world, these interactions would provide an opportunity for cross­cultural understanding and
cohesion. However, they can also create and propagate unrealistic expectations as to what
constitutes success for an individual or a group, as well as offer opportunities for extreme
ideas and ideologies to spread.

Yes because, you know? all these people enabled by new technologies might get the wrong idea and pursue protagonism true false ideologies spread…

Also government must be aware of the danger!

As the physical, digital, and biological worlds continue to converge, new technologies and platforms will increasingly enable citizens to engage with governments, voice their opinions, coordinate their efforts, and even circumvent the supervision of public authorities.”

God forbid! Do not let the citizen  use the new technologies and platforms to circumvent the supervision of public authorities. The government must be in charge. Of course not with businesses. That would be an intrusion in economic freedom. But when it comes to simple citizen, then the government must use all its authority to prevent “citizen to engage with covernments”…

The analysis on what the government should and shuould not do in face of this new “citizen enabling” revolution goes on: ”

“Ultimately, the ability of government systems and public authorities to adapt will determine their survival. If they prove capable of embracing a world of disruptive change, subjecting their structures to the levels of transparency and efficiency that will enable them to maintain their competitive edge, they will endure. If they cannot evolve, they will face increasing trouble.
This will be particularly true in the realm of regulation. Current systems of public policy and decision-making evolved alongside the Second Industrial Revolution, when decision-makers had time to study a specific issue and develop the necessary response or appropriate regulatory framework. The whole process was designed to be linear and mechanistic, following a strict “top down” approach.
But such an approach is no longer feasible. Given the Fourth Industrial Revolution’s rapid pace of change and broad impacts, legislators and regulators are being challenged to an unprecedented degree and for the most part are proving unable to cope.
How, then, can they preserve the interest of the consumers and the public at large while continuing to support innovation and technological development? By embracing “agile” governance, just as the private sector has increasingly adopted agile responses to software development and business operations more generally. “

Finally, Mr Schwab becomes a faithful supporter of Jeremy Rifkin’s vision and concluding on a high note declares that “In the end, it all comes down to people and values. We need to shape a future that works for all of us by putting people first and empowering them. In its most pessimistic, dehumanized form, the Fourth Industrial Revolution may indeed have the potential to “robotize” humanity and thus to deprive us of our heart and soul. But as a complement to the best parts of human nature—creativity, empathy, stewardship—it can also lift humanity into a new collective and moral consciousness based on a shared sense of destiny. It is incumbent on us all to make sure the latter prevails

But these are just words. The facts remain that governments must “embrace agile governance” and “mantain their competitive edge” (a concept that should not apply to public powers but only to private businesses).

Bearing in mind that the above mentioned definitions given by the authors, of the Third and the Fourth Industrial Revolutions clearly shows that he has not understood either, we then go now to see more in detail how according to Mr Schwab the industrial revolutions can be recognized:

Schwab says that the First Industrial Revolution introduced steam-powered and mechanized production. The Second Industrial Revolution introduced electric power and mass-production processes. The Third Industrial Revolution introduced the digitalization of technology. He then declares that “now a Fourth Industrial Revolution is building on the Third, the digital revolution that has been occurring since the end of the last revolution. It is characterized by a fusion of technologies that is blurring the lines between the physical, digital, and biological spheres.”

But here’s the hitch. The very nature of digitalization — which characterizes the Third Industrial Revolution — is its ability to reduce communications, visual, auditory, physical, and biological systems, to pure information that can then be reorganized into vast interactive networks that operate much like complex ecosystems. In other words, it is the interconnected nature of digitalization technology that allows us to penetrate borders and “blur the lines between the physical, digital, and biological spheres.” Digitalization’s modus operandi is “interconnectivity and network building.”  In other words the  “simple digitization” that is supposed to characterize the Third Industrial Revolution and the “innovation based on combinations of technologies”  that is supposed to connote the Fourth Industrial Revolution, perfectly coincide in the Third Industrial Revolution. That’s what digitalization has been doing, with increasing sophistication, for several decades. This is what defines the very architecture of the Third Industrial Revolution.

Which raises the question: why, then, a Fourth Industrial Revolution? Here we should ask the enlightement of Jeremy Rifkin who, in an editorial published by th Huffington Post on January the 15th (that you can read in its full lenght at this link:  https://www.huffingtonpost.com/jeremy-rifkin/the-2016-world-economic-f_b_8975326.html ) explains: “Perhaps, realizing he’s on thin ground, arguing that “blurring the lines” between the physical, digital, and biological world is somehow a qualitatively “new development” that necessitates the postulation of a Fourth Industrial Revolution, Professor Schwab switches his argument away from what the technology does, concentrating rather on the dramatic temporal, spatial, and organizational effects of digitalization, suggesting that the changes are so pronounced that they warrant the exiting of the Third Industrial Revolution and the entrance of the Fourth Industrial Revolution onto the world stage. Schwab writes, “there are three reasons why today’s transformations represent not merely a prolongation of the Third Industrial Revolution, but rather the arrival of a Fourth and distinct one: velocity, scope, and systems impact.” On closer examination, Schwab’s argument that a qualitative change in the velocity, scope, and systems impact of the new technologies forces a shift from a Third to a Fourth Industrial Revolution fails to hold up on several grounds.
The plunging fixed costs of digital technology, the near zero marginal cost of utilizing it and the intrinsic interconnected nature of the technology itself is what has enabled a qualitative leap in “velocity, scope, and systems impact” for the past twenty-five years. Certainly Professor Schwab is aware that digital technology — the heart of the Third Industrial Revolution — has been responsible for unleashing exponential curves, disrupting entire sectors of the economy, and creating new business models for several decades, beginning with the doubling of capacity and the halving of cost of computer chips at Intel, bringing the cost of computing to near Zero Marginal Cost.
Wherever digital technology has spread — personal computers, cell phones, the World Wide Web, social media, data storage, digital music and video, renewable energy technology, fabrication technology, robotics, artificial intelligence, gene splicing and gene sequencing, synthetic biology, GPS tracking, and now the Internet of Things — the velocity, scope, and systems impact has been both exponential and transformative. Again, this has been going on for decades.

The music industry, television, the news media, the knowledge sector, and more recently, the energy sector, transport sector, and retail sector have been massively disrupted and diminished by the free sharing of music, YouTube videos, e-books, social media, Wikipedia, and Massive Open Online Courses at near Zero Marginal Cost. Millions of people are also producing renewable energy at near Zero Marginal Cost, car sharing and home sharing at low marginal cost, producing 3D printed products at low marginal cost, and increasingly transferring their shopping to virtual retail. At the same time, while traditional industries have declined, thousands of new entrepreneurial enterprises — some profit driven, others nonprofit — have arisen. These new enterprises are harnessing the productivity potential of the digital revolution by creating the digital platforms, algorithms, apps, and interconnections, speeding humanity into the digital era and a Third Industrial Revolution.

Still, despite the fact that for several decades now, the introduction and spread of digital technology and accompanying networks across sector after sector has gone hand-in-hand with exponential curves whose velocity, scope, and systems impact has been massively disruptive and forced a wholesale rethinking of the way we do business, Professor Schwab argues that “the speed of current breakthroughs has no historic precedent.” Quite the contrary.

Nor are exponential curves and velocity, scope, and systems impact only unique to the digital revolution. Consider, for example, the exponential curves and the velocity, scope, and systems impact that accompanied the First Industrial Revolution as society was forced to make a wholesale transformation from a largely agricultural society to an industrial economy in less than four decades. Would Professor Schwab have said that the dramatic change in velocity, scope, and systems impact during the First Industrial Revolution justify naming it a Second Industrial Revolution at some point, even though the defining technologies of the First Industrial Revolution were still operational and not yet replaced by the Second Industrial Revolution technologies and infrastructure? Doubtful!”

What makes a break between Industrial Revolutions os not a quantitative change in pace and velocity of the defining technologies, but a quality change in those technologies. This happens, (explains Rifkin), when three defining technologies emerge and converge to create what we call in engineering, a general purpose technology platform that fundamentally changes the way we manage, power, and move economic activity: new communication technologies to more efficiently manage economic activity; new sources of energy to more efficiently power economic activity; and new modes of transportation to more efficiently move economic activity.
For example, in the 19th century, steam-powered printing and the telegraph, abundant coal, and locomotives on national rail systems gave rise to the First Industrial Revolution. In the 20th Century, centralized electricity, the telephone, radio and television, cheap oil, and internal combustion vehicles on national road systems converged to create an infrastructure for the Second Industrial Revolution.

These are not simple quantitative changes of the technologies velocity and pace! These are quality indications of an historic great economic paradigm shift!
That’s what qualifies as a new industrial revolution and not a simple modulation of intensity of the same industrial revolution.

This is where Mt Schwaub theory falls to its epic fail!

As Jeremy Rifkin concludes, ” The Third Industrial Revolution — the digital revolution — has yet to reach its vast potential, making it far too early to declare it over and done. It is possible that a new technology revolution, as powerful, expansive, and far-reaching in its impact on society as digitalization, will come along in the near or distant future, at which time we might affix the label “Fourth Industrial Revolution.” Until then, we can safely mantain that the Fourth Industrial Revolution does not exist!

 

After spending €587 million, EU has zero CO2 storage plants

INVESTIGATION

The following investigation was published on the EU Observer last September 25th and we decided to re publish it in view of its translation that we are taking care of on the Italian Page of the TIRES-CETRI web site, to spread information and sparkle a debate on how badly EU tax payers money is wasted just to permit the fossil industry to survive a few more years. In fact what we learn from this investigation is that, like in the Wolkswagen diesel scum two years ago, there is NO clean way to make energy from fossil fuels. And all attempts to establish that,  resulted, results and will result in an intolerable waste of public resources and a diversion of public funds from much more needed clean and zero marginal cost Third Industrial revolution solar energy technologies. The only sustainable economic plans are decarbonized economic plans. All the rest is a travesty and should be banned immediately for a fast transition to a post carbon, T.I.R. society.

Angelo Consoli
President of the Third Industrial Revolution European Society (T.I.R.E.S.)

Trans-Adriatic Pipeline, a major risk for banks, as well as for the environment

A new analysis warns that TAP could be a blood bath for the financial institutions even before being an environmental hazard. The Third Industrial Revolution SOciety is proud of having been the engine of the opposition to this useless, harmful project since day one.

NO COAL Brindisi with CETRI-TIRES’ President Angelo Consoli, at the NO TAP march on 20th of September 2014

An analysis published today by the finance watchdog groups Counter Balance and BankTrack has warned potential commercial bank investors to steer clear of the Trans-Adriatic Pipeline (TAP) owing to the project’s non-compliance with the Equator Principles, a set of risk management guidelines for project finance adopted by 89 commercial banks around the world. [1]

Based on a range of evidence from Albania and Greece, where TAP construction is under way and posing threats to numerous communities, and Italy, where the €5 billion gas pipeline’s construction is stalled due to extensive local and regional opposition as well as ongoing legal challenges, the new analysis comes a day ahead of the latest high-level Southern Gas Corridor Advisory Council meeting in Azerbaijan which will involve representation from the corridor’s transit countries, the European Commission, the USA and international public development banks. [2]

According to the TAP company, the 879 kilometre pipeline project will affect approximately 19,060 plots of land and approximately 45,000 land owners and users in Albania, Greece and Italy. At least 13 complaints from affected individuals and stakeholder groups about the TAP company’s implementation of the project in Albania, Greece and Italy have already been submitted to the European Investment Bank, which has been considering the TAP project for finance since August 2015.

Reflecting these complaints, the NGO analysis identifies problematic issues related to compensation for land owners, the TAP company’s heavy-handed approach to land acquisition and pipeline routing, and – in Italy – the project’s fundamental lack of preparedness which has resulted in a string of legal disputes still awaiting verdicts in the Italian courts.

Xavier Sol, director of Counter Balance, said:

“The European Commission’s alarming cosying up to the hardline Azerbaijan regime for more fossil fuels which Europe doesn’t need is now resulting in serious, direct headaches for Europeans, as our new analysis of the TAP project reveals. The likes of the European Investment Bank and the European Bank for Reconstruction and Development which are considering finance for TAP should be aware of these ongoing failures in the project construction. If they should choose to rubber stamp TAP in its current state, it would not give the project a clean bill of health for private banks to enter into the financing.”

Yann Louvel, Climate and Energy campaign coordinator at BankTrack, said:

“Private banks need to be aware about the shoddy way in which the TAP project is proceeding on the ground, far removed from the public relations fanfare ringing out from the governments involved. Serious impacts to communities and the environment are cropping up and not getting resolved. For banks which have signed up to the Equator Principles, this has to mean that TAP is a no-go investment. The reputation of the Equator Principles has suffered recently from the Dakota Access Pipeline debacle in the US, and banks need to make sure these lessons are learned when it comes to TAP.”

 

Read the full report here.

Germany goes Hydrogen to 2026!

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Klaus Bonhoff – N.O.W.

We received from Dr. Klaus Bonhoff Managing Director of NOW GmbH
(Nationale Organisation Wasserstoff- und Brennstoffzellentechnologie)
(National Organization for Hydrogen and Fuel Cell technologies)

(Courtesy of  Byron McCormick)

the very important information that the German Government has approved to continue the National Innovation Program for Hydrogen and Fuel Cell Technologies (NIP) for another ten years (2016-2026).

While in the first phase (2007-2016) the target was on market preparation of respective web_bra_001_dr-_klaus_bonhoff_dr-_christopher_hebling__werner_diwald_dr-_bernd_pitschak_markus_bachmeier_5923technologies, with the result of market-ready technical performance,  the second phase (2016-2026) will focus on (i) continued R&D to further reduce costs and (ii) market activation. Market activation for transportation will especially include support for a commercial development of a hydrogen station network (e.g. via H2 Mobility Germany), development of hydrogen production based on renewable power (electrolysis), incentive programs for fuel cell vehicles (especially rail and busses) and green logistics (FC applications at production sites, airports etc.).dsc00304_488x324

Very soon we’ll make available a translation of the program document that was approved by the German Government on Sept. 28th, 2016.

 

 

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Best regards,

Klaus Bonhoff

 

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Rome from the “integrated” waste management ( = incinirators) to the virtuos closing of the Consumption cycle with NO WASTE

13873164_10208435752146283_3206294684886037752_nThere has been an awful lot of talking these last days on Paola Muraro, the new Rome Environment chief who has been working for the Waste Utility AMA for the last 12 years and represents no discontinuity with the catastrophic management of the waste cycle in the eternal city.

Zero Waste means a revolution towards the circular economy and  ten steps towards a virtuous closing of the consumption cycle without waste. In this sense Ms Muraro professional experince and competence is the opposit of what is needed.

She obviously belongs to a completely opposit culture, mentality and spirit having been for the last 12 years the main consultant of AMA supervising the inciniration related plants and processes, and the President of the association of the pro incinirators lobby in Italy Atia-ISWA.

She was responsible for the managment of the two AMA MBT plants who lie in disastrous conditions, and for the policies concerning the organic waste which is organized “exporting” 150 tons of organioc waste a day (!!!) on trucks to the compost plant of Pordenone in Northern Italy, a process that press sources report as the result of dodgy tendering process that saw Ms Muraro as a consultant to AMA to write the tendering specifications and to the Company Bioman who won.

The Rome prosecutor office has opened a criminal investigation against Ms Muraro for her relations with “Mafia Capitale” personalities and for environmental violations reported by citizen of the Colleferro incinirators on the toxic quality of the MBT material that was certified non toxic by Ms Muraro according to the prosecutor claims, while instead it was.

In 2014 after  Ms Muraro in her capacity of the incinirators supporters lobby ATIA-ISWA wrote a letter of complaint to Rai television for having broadcast the film, Trashed that she accused of making “environmental ill information and misguidance about the health risks of the incinirators“, (http://www.atiaiswa.it/2014/07/29/trashed-la-disinformazione-ambientale/), the 5 Star Movement wrote an article against her accusing of being the top lobbyist for incinirators (see   http://www.movimento5stelle.it/parlamento/ambiente/2014/08/il-film-trashed-le-polemiche-e-quel-disperato-bisogno-di-monnezza.html).
The choice of Ms Muraro doesn’t find any possible justification under no point of view, because she needs mixed waste to justify her services, and is absolutely unable and unwilling to plan any  strategy to reduce the outrageous amount of 3.000 tons of mixed waste that are incredibly produced dayly by the City of Rome (so much so that “waste reduction” is completely disappeared by the Roman radar screen.

She is instead very clear that that Rome should use Cerroni’s plants paying an outrageous amount of money  per ton to use his very expensive waste chopper and MBT facilities, as reported by newspapers who unveiled that she met with Cerroni’s people even before she got appointed in order to make this unbelievable deal (anything but reducing waste!).

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ZERO WASTE Master, Paul Connett

One can ask what has that to do with a Zero Waste Strategy promoted world wide by professor Paul Connett as main reference for the circular economy?

Which part of the REDUCE/REUSE/RECYCLE/REDESIGN strategy does the Rome Mayor not understant that she has appointed Ms Muraro as Environment Chief of the City of Rome?

Justifiers of this wicked choice mantain that Ms Muraro, regardless to her pro incinirators past, will now have to implement the Rome administration Zero Waste strategy.

But is that really so? In this analysis of  the Rome Metropolitan Zero Waste Network, it is evident that it’s the opposit. It’s not Ms Muraro that is complying with Zero Waste, but it is the City of Rome that is complying with Ms Muraro / Mr Cerroni’s vision of the waste management, adopting the controversial “Gestione Integrata” which has no ambition of reducing or reusing but simply recycling a very small part of the waste produced, and leave  the rest to be treated by MBT and chopping plants to end up in incinirators.
It is evident that when this Mayor says Zero Waste, she means something different, from what Zero Waste really is, as one can see by this article she wrote on Beppe Grillo’s blog a few days ago.

In that article she claimes Zero Waste strategy by referring to vague policies “aiming at the culture of reuse and recycle” (whatever that means), while the only concrete example of a Zero Waste action she claims is the fact of having made ordinary manteinance to MBT plants (see http://www.ilblogdellestelle.it/con_coraggio_ca.html).

It is evident that there is no ZERO WASTE  plan for Rome despite the bombastic announcements of the pre-elections program (see http://www.beppegrillo.it/movimento/virginiaraggisindaco/singola2.html).

A plan that has obviously ended up in a Trash bin as soon as the word “Muraro” was pronounced by the Mayor.

The truth is, as this analysis shows, that Zero Waste is completely out of the Roman administration radar screen, and the city guidelines speak of a way less ambitious “Gestione Integrata” of the Waste Management.

This document hopes for a rapid correction of route towards a Zero Waste oriented policy based on existing legislation (deliberation 219/2014 of the Roman City Council), and calls for the 5 Star city government to stick to the origional Zero Waste claim and remain faithful to the strategy proposed by Paul Connett.

And by the TRASHED Film that Ms Muraro considers “ill informed” and “environmentally misguiding”.

(the document is in Italian and will be made available also in English soon).
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Dalla gestione “integrata” a quella “orientata” dei rifiuti urbani a Roma

Zero Waste Roma-logo

Siamo appena entrati nella tanto attesa fase di “rivoluzione popolare” da parte del M5S e
di un auspicato “nuovo corso” da avviare in molte grandi e piccole città sulla base del
terremoto delle ultime elezioni amministrative, tra cui spicca per ruolo guida nazionale la
conquista della guida di Roma Capitale ovviamente.
E proprio da Roma Capitale ci aspettavamo segnali chiaramente distinguibili di
“discontinuità” ma soprattutto di “alternatività” a quanto sinora era stato messo in campo
dalle precedenti giunte nella gestione dei rifiuti urbani, sulla scorta di normative tuttora
ancorate al gestire i rifiuti urbani, soprattutto nelle Regioni del Centro Sud del paese, come
un problema di igiene pubblica legato allo smaltimento dell’immondizia utilizzando e
promuovendo largamente tecnologie nocive come megadiscariche ed inceneritori.
Ci aspettavamo quindi quel salto di qualità o di “paradigma” che da un decennio
abbiamo diffuso e condiviso con i movimenti tra cui il M5S, che anzi ne ha fatto uno
dei cinque valori fondanti, che risponde al percorso “verso rifiuti zero”, nuovo paradigma
che parte dall’esclusione pregiudiziale dell’uso di tecnologie nocive per la salute e
l’ambiente come megadiscariche ed inceneritori per avviare finalmente il ciclo virtuoso che
trasforma attraverso un percorso graduale ma ben delineato i rifiuti in “scarti differenziati”
da cui ricavare nuovi materiali nell’ottica di una vera sostenibilità del sistema e del suo
habitat.
Tale percorso “verso rifiuti zero” è esattamente quello che abbiamo promosso noi
per primi a Roma sin dal 2007, condividendolo con la nascente rete di Meetup e con il
neonato M5S nel 2009, sino al lancio di una specifica Delibera di Iniziativa Popolare nel
2011 con un vasto Comitato promotore, che ha visto dopo tre anni ed un lungo confronto
tecnico la condivisione dei suoi principi ed obiettivi con la giunta Marino, e la sua
approvazione in Aula Capitolina a dicembre 2014 come Delibera AC n. 129/2014.
Un patrimonio culturale che abbiamo quindi condiviso con la città e con quanti come il
gruppo consiliare del M5S ne hanno apprezzato quello spirito innovativo e rivoluzionario,
pur astenendosi al voto come gruppo di opposizione, contenuto in particolare nella parte
relativa all’istituzione di una rete di Osservatori municipali e comunale che ha introdotto un
nuovo concetto di Partecipazione Popolare e di “confronto permanente” sul territorio. Una partecipazione che passa dalla semplice “consultazione” dei cittadini ad un
possibile percorso di “decisionalità condivisa” tra cittadini ed amministratori in
organismi paritari che si assumono il compito di monitorare l’attuazione del percorso e di
informare i territori, in cui la delegazione civica dovrà essere espressione della parte attiva
presente nei territori e farà da portavoce anche delle risultanze di “Forum cittadini” aperti a
tutti in cui si discuterà delle criticità presenti ma anche delle proposte alternative.
Tutto ciò non sembra sia stato né valutato né tantomeno citata la Delibera AC n. 129/2014
sia nel programma elettorale del M5S, pur condivisibile in larga parte, che nel documento
di “Linee programmatiche 2016-2021 della giunta Raggi” approvato in Aula Capitolina che
disegna i cardini dell’attività della presente consiliatura.
Anzi nel citato documento programmatico ci ritroviamo illustrati concetti che
ritenevamo superati dal M5S come la “gestione integrata” dei rifiuti, presente
nella normativa sin dalla originaria legge Ronchi, e che elenca nel vetusto T.U. vigente (D.
Lgs. 152/2006) la previsione “integrata” di filiere “antagoniste” come il ricorso sia alla
raccolta differenziata ed al riciclaggio (per il recupero di materia) che all’incenerimento ed
allo smaltimento in discarica (per la distruzione di materia) oltre che le modalità di gestione
tra enti diversi territoriali.
Infatti nel citato documento programmatico non solo non si trova neppure una riga di
commento rispetto alla uscita dalla attuale filiera “inceneritorista” in atto da anni, con
la cessazione della produzione del pessimo CDR nei TMB di Rocca Cencia e via Salaria
ed il suo conferimento negli inceneritori di Colleferro o in altri inceneritori del Nord, ma
neppure si ipotizza la loro riconversione a “recupero di materia” concetto teorico pur
accennato ma senza alcuna descrizione attuativa.
Tanto per essere chiari, si dovrebbe intanto prendere atto che l’ex decreto Sblocca Italia
oggi Legge 133/2014 ha già stabilito la costruzione nel Centro Sud di nove nuovi
inceneritori e dei sei inceneritori già autorizzati, tra cui ricadono sia l’esistente ma
fermo “Malagrotta 1” ed il già richiesto raddoppio con l’avvio di “Malagrotta 2” che
l’ampliamento del mega-inceneritore di ACEA a S. Vittore-FR ed un nuovo inceneritore nel
Lazio da 215mila ton/anno ancora da ubicare, con la previsione per il LAZIO con il
parere favorevole della giunta Zingaretti di passare dalle attuali circa 450.000 ton/anno
di incenerimento autorizzato al suo raddoppio con ben 940.000 ton/anno !!!!
Noi chiediamo invece l’attuazione di una “gestione orientata” dei rifiuti di Roma, ed
orientata molto precisamente “verso rifiuti zero”, dal momento che non ci sono più
neppure gli impedimenti normativi passati in merito al conferimento in discarica di frazioni
di scarto “ad elevato contenuto energetico”, che si era tradotto nell’inevitabilità di
incenerirle “per legge”, e ribadiamo quanto in parte già contenuto nella Delibera AC n.129/2014 rispetto alle previsioni impiantistiche contenute ai commi 9 – 10 – 11 ed in parte
quanto rappresentato alla precedente giunta Marino ma non inserito nella Delibera stessa:
1) la conferma della attuazione piena del principio di “autosufficienza” di Roma
Capitale all’interno del suo territorio e l’ubicazione di piccoli impianti di “prossimità” per
il trattamento dei rifiuti di livello municipale, ubicati in ogni Municipio eccetto quelli del
Centro storico;
2) la realizzazione una rete capillare di infrastrutture comunali, con Centri di Riuso
per i beni usati e Centri di Raccolta per i rifiuti domestici da ubicare in ogni
Municipio,
3) la chiusura della produzione di CDR intanto nei due impianti TMB di AMA, la loro
riconversione a “recupero di materia”, migliorando la separazione della frazione organica
ed aggiungendo la selezione con un impianto in coda per separare carta e plastica,
materiali da avviare a riciclo industriale od estrusione con altri scarti di plastiche
eterogenee per la produzione di “plasmix” a bassa temperatura;
4) la delocalizzazione degli impianti TMB di AMA fuori dai centri abitati e la
realizzazione di nuovi “piccoli” impianti TMB riconvertibili, il riutilizzo dei due impianti
esistenti modificati con la riconversione ad impianti di selezione per il multi-materiale
secco stradale e domiciliare, una lavorazione da re-internalizzare in AMA che ne
eviterebbe di pagare sia i costi dei sub-appalti ai privati che la cessione gratuita del valore
dei materiali;

piras consoli

5) la previsione di piccoli impianti di riciclo del secco e di compostaggio aerobico
dell’umido tarati sull’utenza del bacino municipale, in cui la previsione sia di costituire
Sub-Ato nei quindici Municipi con una autonomia gestionale implementata con il percorso
di decentramento operativo di AMA e con il necessario ma graduale avvio della
trasformazione dei Municipi in “Comuni Metropolitani”;
6) la previsione di piccoli depositi, nei Municipi dotati di impiantistica, per un futuro
riutilizzo di scarti di lavorazione dalle frazioni secche non riciclabili post-selezione da
TMB o scarti provenienti dalle frazioni residue domiciliari ma non recuperabili con le attuali
tecnologie, in attesa di nuovi processi di recupero dei materiali.
Ora è del tutto evidente che questo rappresenti il Programma strategico al 2021,
mentre al momento stanno crescendo giorno dopo giorno le condizioni per la
proclamazione dello stato di emergenza rifiuti a Roma ed il suo commissariamento a cura
del Governo, condizione che ucciderebbe nella culla la nuova giunta di Virginia Raggi e la
confusa ed omissiva programmazione quinquennale adottata dai neo Consiglieri Comunali
distratti e forse talmente emozionati dal non aver nemmeno letto i contenuti delle Linee
citate, visto che non c’è neppure una riga sull’alternativa all’incenerimento ed agli esistenti impiantisti di TMB di AMA, che pure continuano a produrre un pessimo CDR da incenerire
a Colleferro od in qualsiasi inceneritore del Nord.
Quello che vorremmo capire della giunta Raggi e dal M5S, al di là della cronaca legata
alla gestione dell’emergenza romana in agguato, è se la voluta omissione di un giudizio
sulla Delibera AC n. 129/2014 e di una chiara posizione anti-inceneritorista derivi dalla
visione “integrata” della sua assessora Muraro e da una possibile riedizione a Roma del
“sistema pubblico-privato” di Hera Ambiente (che in Emilia Romagna gestisce sia ben
sette inceneritori che una raccolta differenziata circa al 50% anche per ovvie esigenze di
“alimentazione dei forni”).
Una operazione forse già pianificata (?) attraverso un accordo strategico tra AMA e
CO.LA.RI. giustificato dalla pre-emergenza in atto che chiuderebbe qualsiasi dubbio in
merito alla contesa in atto ed all’indirizzo da dare alla “gestione integrata” dei rifiuti
romani, specialmente se nel contempo si registrerà la mancanza di una capacità politica
“alternativa” ad affrontare i rischi connessi ad una decapitazione dei vertici di AMA per
procedere alla totale ristrutturazione dell’azienda comunale AMA spa che implica scelte
coRaggiose ma anche dirompenti.
Una ristrutturazione che dovrebbe vedere al centro del processo i lavoratori ed i
tecnici di AMA che elaborano insieme agli amministratori comunali ma anche ai cittadini
un “Piano straordinario provvisorio” in cui si taglino tutte le consulenze esterne e le
posizioni dirigenziali non di stretta necessità, si re-internalizzino le lavorazioni appaltate
all’esterno e si proceda con un fondo straordinario ad hoc all’assunzione straordinaria di
nuovo personale e di nuovi mezzi da utilizzare per l’estensione immediata della
raccolta porta a porta in tutta la città che resta l’unica alternativa all’emergenza se
vengono insieme attivati anche gli strumenti di monitoraggio popolare sul territorio.
Tale Piano straordinario infatti dovrebbe vedere la sua attuazione con una
gigantesca e capillare Campagna di comunicazione, attivando subito in forma
sperimentale gli Osservatori municipali e comunale “verso rifiuti zero” come
strumento di monitoraggio – proposta – confronto permanente tra Amministrazione –
AMA da una parte e la parte più attiva della cittadinanza dall’altra per prevenire
fenomeni di vandalismo o di abbandono attraverso gruppi di controllo civico volontari.
Roma 26 luglio 2016
Il Presidente di Zero Waste Lazio
Massimo Piras
piras

Per ulteriori approfondimenti:
Su Rifiuti Zero:

Sull’economia circolare:

NASCE L’ALLEANZA PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

“WALK ON WATER” to support Medicines Sans Frontieres refugees support work.

“If I could walk on water I don’t have to cross that bridge,
If I could walk on wather I won’t give my body to the sea”

Bai Kamara Jr and a host of other top Belgian artists release a new single in support of Médecins Sans Frontières Belgiums Refugee support work

BKJ
Bai Kamara Jr.

Bai MSF
Sierra-Leonian a
uthor and singer Bai Kamara Jr has donated his song If I Can Walk on Waterto Médecins Sans Frontières Belgiums refugee support work, for a fund-raising collaboration.

The song has been recorded with the generous participation of a number of BelgiSchermata del 2015-12-16 13:50:15an Artists including Daan, Guy Swinnen (The Scabs), Marie Daulne (Zap Mama), Stéphanie Blanchoud, Manou Gallo, and Beverly Joe Scott (Solo Artist and Judge on The Voice
Schermata del 2015-12-16 13:50:55
Belgique). All proceeds raised will go directly to M
édecins Sans Frontières Belgium.

Bai said: After seeing the horrific images of refugees and their families drowning on the beaches of Turkey and on the Mediterranean coast I called AZG/ MSFwith whom I had collaborated in the past and told them about my idea of recording the song, “If I could Walk On Water” with a handful of Belgian artist who I know would be generous with their talent for a worthy cause.

To make this worthwhile collaboration a success we need your participation. Schermata del 2015-12-16 13:49:23You can show your support by sharing the video and purchasing the song on iTunes, Amazon Downloads, and other digital outlets, and asking all your friends to do the same. Lets make this fund raising program a big success for Médecins Sans Frontières Belgium.

All the proceeds of the sales and composers rights of this of the song will go directly to Médecins Sans Frontières Belgium to thank them with their efforts in helping the refugees.

Schermata del 2015-12-16 13:49:35

All artists, musicians, technicians, distributors and studios gave their time for free for this project.

Schermata del 2015-12-16 13:51:57

Links:

You can watch the video at this YouTube link:
 https://youtu.be/f7OeiIY0ELA

iTunes: https://itunes.apple.com/be/album/if-i-could-walk-on-water-single/id1064143792

Amazon: https://amzn.com/B018UTKW3M

Information

For donations:

Bank account for the campaign:

BE53 7320 2523 9653

The payment code “WALK ON WATER”

Artists:

Daan:Lead vocals

Guy Swinnen:lead vocals

Marie Daulne:Lead vocals

Stéphanie Blanchoud:Lead vocals

Beverly Jo Scott:Lead vocals

Nina Babet:Background vocals

Kiù Jérôme:Background vocals

Daddy Waku:Background vocals

Marie-Ange Tchaï Teuwen:Background vocals

Anna Claire Bullock: Reading

Manou Gallo:Bass

Jon Bradshaw:Percussion

Bai Kamara Jr:Acoustic guitar & lead vocals

Eric Moens:12 string & electric guitar

Co-produced by Steve Bullock & Eric Moens

Arrangements Eric Moens & Manou Gallo

Recorded & engineered by Steve Bullock at Zinne Studios, Brussels

Mixed by Mark Francois

Schermata del 2015-12-16 13:48:09

keep it in te groundSo, what was the deal in Paris? Adam Vaughan, of “The Guardian” sheds some light for us on what appears like a very controversial agreement in which everybody agreed to have vey ambitious but not binding commitments. It is worth recalling that the Guardian is the only newspaper who undertook a campaign to plede the end of the fossil era… Keep it in the Ground… ———————————–

Adam Vaughan
I’ve just returned from Paris, where exhausted delegates from 195 countriesagreed on the first ever universal deal on climate change.

There was no end of superlatives for the Paris Agreement. It would be a turning point in human history, transformative, momentous, historical, according to François Hollande, Ban Ki-moon, Al Gore and the many other dignitaries in the French capital. 

This deal would be a game-changer and redefine future economic development, Jim Yong Kim, the World Bank president, told my colleague Fiona Harvey.

The atmosphere at COP21, where the deal was struck after several sleepless days and last minute haggling over a verb in the 31-page text, was unprecedented in two decades of climate talks, according to veterans of the negotiations. 

When Laurent Fabius, the French foreign minister and president of the talks, announced the deal’s adoption and brought down his leaf-shaped gavel, the halls of the summit erupted with applause. UN and French officials laughed, hugged, held hands aloft on stage and gave thumbs-up to the crowd. Even journalists clapped.

Not everyone thinks the deal goes far enough, and the carbon curbs it’s linked to are entirely voluntary. But, as Barack Obama put it, the Paris Agreement is the “best chance” we have of stopping dangerous global warming. 

Adam Vaughan
Editor, theguardian.com/environment

Reading list:

 

Keeping temperature rises below 1.5C

Governments have agreed to limit warming to 1.5C above pre-industrial levels: something that would have seemed unthinkable just a few months ago.

There is a scientific rationale for the number. John Schellnhuber, a scientist who advises Germany and the Vatican, says 1.5C marks the point where there is a real danger of serious “tipping points” in the world’s climate.

The goal of 1.5C is a big leap below the 2C that nearly 200 countries agreed as a limit six years ago in Copenhagen. But bear in mind we’ve already hit 1C, and recent data shows no sign of a major fall in the global emissions driving the warming.

As many of the green groups here in Paris note, the 1.5C aspiration is meaningless if there aren’t measures for hitting it.

Pledges to curb emissions

Before the conference started, more than 180 countries had submitted pledges to cut or curb their carbon emissions (intended nationally defined contributions, or INDCs, in the UN jargon). These are not sufficient to prevent global temperatures from rising beyond 2C – in fact it is thought they will lead to a 2.7C rise or higher.

The INDCs are recognised under the agreement, but are not legally binding.

Long-term global goal for net zero emissions

Countries have promised to try to bring global emissions down from peak levels as soon as possible. More significantly, they pledged “to achieve a balance between anthropogenic emissions by sources and removals by sinks of greenhouse gases in the second half of this century”.

Experts say, in plain English, that means getting to “net zero emissions” between 2050 and 2100. The UN’s climate science panel says net zero emissions must happen by 2070 to avoid dangerous warming.

Jennifer Morgan of the World Resources Institute said the long-term goal was “transformational” and “sends signals into the heart of the markets”.

Take stock every five years

187 countries have put forward their plans for how to cut and curb their emissions beyond 2020, as far out as 2030.

But those pledges are not enough to keep warming below 2C, beyond which climate change is expected to have catastrophic impacts. According to several analyses, the plans will see around 2.7-3C.

That’s why the text has a review mechanism to ramp up those pledges every five years, in order to make them strong enough to keep under 2C. The first stocktake will happen in 2018, but the first one under the deal happens in 2023. The text promises that parties “shall undertake … [the] first global stocktake in 2023 and every five years”.

Loss and damage

The deal includes loss and damage, a mechanism for addressing the financial losses vulnerable countries face from climate impacts such as extreme weather.

But it also includes a clause that will keep the US happy – that it won’t face financial claims from vulnerable countries hit by climate change: it “does not involve or provide a basis for any liability or compensation”.

Money

Finance to help developing countries adapt to climate change and transition to clean energy was an important sticking point in the negotiations. This part of the deal has been moved into the non-legally binding “decision text” – a sop to the US, which knows it would not be able to get such a pledge of cash past the Republican-controlled Senate.

The draft text says that the countries “intend to continue their existing collective mobilisation goal through 2025”. That means the flow of $100bn (£66bn) a year will continue beyond 2020. By 2025 the draft agreement undertakes to improve on that “from a floor of $100bn”.

 

 

 

Life after capitalism…

Is there Life after Capitalism?

Jeremy Rifkin shed liSchermata del 2015-12-11 15:51:08ght on the raise of the collaborative Commons, the internet of things, the sharing economy and the transition from the economy of possession to the economy of access, the evolution from consumer to the “prosumer”, the technological unemployment (but also the technological employment)… and the “end” of the European Dream.

See all of this in this 6 minutes long interview on Europarl TV by Maria Maggiore…

 

Schermata del 2015-12-11 15:49:43 Schermata del 2015-12-11 15:51:58

Schermata del 2015-12-11 15:51:22 Schermata del 2015-12-11 15:51:32 Schermata del 2015-12-11 15:51:43 Schermata del 2015-12-11 15:52:13

UBER CARS AND THE ZERO MARGINAL COST REVOLUTION

When the German Court took a decision against Uber Cars Jeremy Rifkin made a substantial comment on the Huffington Post. First of all are we sure that UBER Cars is “Sharing Economy”?

Bloomberg via Getty ImagesIn a stunning decision, the German court system yesterday banned Uber, the global carsharing service, from operating in the country, citing safety risks and lack of regulatory oversight. The court decision is part of a much larger story unfolding around the world. A new economic system — the Collaborative Commons — is beginning to flourish alongside the conventional capitalist market, wreaking havoc on traditional industries. (The Collaborative Commons is a digitalized space where providers and users share goods and services.)

Uber’s success is due, in large part, to the morphing of the Internet into a super Internet of Things, allowing carsharing services and other types of enterprises to operate on a Collaborative Commons, at near zero marginal cost, undercutting the higher fixed and marginal costs of conventional businesses. (Marginal cost is the cost of producing an additional unit of a good or service after fixed costs have been absorbed.)

The near zero marginal cost phenomenon has already transformed the “information goods” industries as millions of consumers turned prosumers and began to produce and share their own music, videos, news, and knowledge for free in a Collaborative Commons on the Internet, disrupting the recording industry, film and television, newspapers and magazines, and book publishing.

Now, the zero marginal cost phenomenon is moving from the virtual world to the brick-and-mortar economy. The Communication Internet is converging with an embryonic automated Logistics and Transport Internet and a fledgling Energy Internet, combining communication, mobility, and energy into a single operating system — a Third Industrial Revolution. Billions — and soon trillions — of sensors will connect everything in the economy, continuously feeding Big Data across the Internet of Things platform, allowing enterprises and hundreds of millions of prosumers to use the information to reduce the marginal cost of producing and sharing physical things and services to near zero, just as we have done in producing and sharing information goods on the current Internet.Businesses like Uber are able to set up a website with low fixed costs, connecting thousands of potential drivers to their service at near zero marginal cost. Uber trumps traditional taxi services by utilizing GPS guidance on a Logistics Internet to connect riders with drivers, at near zero marginal cost to the company.

Carsharing services like Autolib’ are taking mobility a step further, introducing electric vehicles in Paris and London powered, in part, by green electricity. In Paris, 140,000 subscribers have taken 5 million trips since 2011. While the fixed costs of the harvesting technologies to generate green electricity are decreasing exponentially, the marginal cost of producing renewable energy is near zero. The sun and the wind are free and only need to be captured and stored.

Electricity companies are beginning to transform their transmission grids into a digitalized Energy Internet, enabling millions of prosumers to share their green electricity with others across electricity lines. (On May 11th, 74% of the electricity powering Germany came from renewable energy.) The transformation of the global electricity grid into an Energy Internet will allow hundreds of millions of people to travel in car-shared vehicles powered by near zero marginal cost energy.

Soon, even the marginal labor cost of driving shared cars will plunge to near zero, as driverless vehicles — connected to the Internet of Things — replace human operators. Google, General Motors, Mercedes, and others companies are already testing driverless vehicles.

Looking further down the road, micro manufactures will be able to 3D-print electric and fuel cell vehicles, at low fixed costs, further weakening the prevailing auto industry. Local Motors, a US based company, will introduce the Strati, a 3D printed electric vehicle, at the International Manufacturing Technology Show in Chicago in September. While the car uses an electric powertrain from a Renault Twizzy, its chassis is printed out in a single piece. The seats, dashboard, hood, and trunk are also 3D printed. The Strati is produced in layers and the additive manufacturing process uses approximately one tenth of the materials needed to produce factory made automobiles.

Uber and other carsharing services reflect a fundamental shift in how a younger generation views mobility. Millennials prefer access to ownership; why purchase a car, when Uber and other carsharing services can provide convenient and instant mobility on a Collaborative Commons at a fraction of the cost of owning an automobile? Each car-shared vehicle eliminates 15 personally owned cars.

Carsharing services are just the tip of the zero marginal cost iceberg. Millions of people are also sharing apartments and homes, clothes, tools, and other goods and services on the emerging Collaborative Commons at low or near zero marginal cost. A 2012 study found that 62% of Gen-Xers and Millennials are attracted to the notion of sharing goods, services, and experiences with one another.

The conventional capitalist market is not going to disappear. New companies, like Uber, will thrive, primarily as aggregators of shared network services, allowing them to prosper as powerful partners in the coming era, but they will no longer be the exclusive arbiters of economic life. We are entering a world partially beyond markets where we are learning how to live together in an increasingly interdependent global Collaborative Commons. Germany and other governments around the world will need to create the appropriate legal framework to allow the sharing economy to grow.images

This is the link to the original article: http://www.huffingtonpost.com/jeremy-rifkin/uber-german-court_b_5758422.html

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