الخميس, مارس 4, 2021

I recicladores: i reietti che stanno salvando l’Ecuador dalla catastrofe

Vivere con meno di 120$ al mese è la normalità per i riciclatori di base, una casta di 20.000 lavoratori che trascorrono la propria vita tra i rifiuti e l’emarginazione sociale in Ecuador (Sudamerica)

In occasione del bicentenario della fondazione della città di Ambato la GIDSA, l’impresa che si occupa della gestione dei rifiuti, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione verso il riciclo definendolo un dovere per tutti i cittadini, ma la realtà va oltre gli slogan.

Stando ai dati dell’INEC, l’Istituto nazionale di statistiche e censimenti dell’Ecuador, ogni cittadino produce in media 0,86 chili di rifiuti ogni giorno. La cifra appare irrisoria, ma si tratta di 12.337 tonnellate di rifiuti dei quali il 96% finisce in discariche, in centri di raccolta o nel mare.

Il 66,5% di questo materiale è organico e potrebbe essere riutilizzato come concime per i campi o cibo per gli animali. Il restante 33,5% corrisponde a rifiuti che se fossero smaltiti correttamente potrebbero essere riciclati (fonte https://www.ecuadorencifras.gob.ec/documentos/web-inec/Encuestas_Ambientales/Hogares/Hogares_2017/DOC_TEC_MOD_AMBIENTAL_ENEMDU%202017.pdf).

Fortunatamente esistono circa 20.000 lavoratori in tutto il Paese che contribuiscono  a ritardare il momento dell’inevitabile collasso di un modello di gestione che avrebbe bisogno di urgenti ed ingenti misure correttive. Si tratta dei recicladores de base, persone che fanno del recupero e della vendita di materiali riciclabili la propria fonte di sostentamento.

Si incontrano per strada letteralmente immersi nei bidoni della spazzatura alla ricerca di plastica, alluminio ed altri materiali da sottrarre allo smaltimento indifferenziato.

I loro unici strumenti di lavoro sono i bastoni che usano per ispezionare i punti più profondi dei cassonetti ed i barrocci artigianali su cui trasportano i diversi materiali a cui donare una seconda vita. Il 60% di queste persone sono donne con un’età media di 45 anni e spesso il loro lavoro è l’unica fonte di reddito in famiglia.

Si tratta di lavoratori informali che vivono alla giornata, non godono di meccanismi di pagamento fisso né di salari minimi e la loro remunerazione è legata alla vendita del materiale recuperato anziché al servizio prestato alla comunità.

Dopo aver recuperato i rifiuti dalle strade, i riciclatori li vendono al prezzo medio di 0,05$ per ogni chilo di vetro, 0,12$ per chilo di cartone, 0,50$ per le bottiglie PET.

I prezzi sono leggermente più alti nel caso di vendita diretta ad aziende trasformatrici ma, sfortunatamente, queste realtà sono rare in Ecuador ed ai recicladores non resta che adeguarsi alle tariffe imposte dal cartello degli intermediari.

In queste condizioni, per guadagnare meno della metà del salario minimo, che in Ecuador ammonta a 400$ al mese, sono costretti a raccogliere ogni mese almeno tre tonnellate di materiale riciclabile, ma il ricavato dipende dal volume dei rifiuti ed oscilla tra gli 80$ dei mesi meno produttivi ed i 250$ di dicembre, quando i consumi aumentano a causa delle festività.

Nel 2008 più di cinquanta associazioni di riciclatori si sono riunite in una Rete nazionale, la RENAREC, con lo scopo di formalizzare la propria condizione e promuovere i propri diritti.

È stato avviato un dialogo con le Istituzioni nazionali e locali, le imprese, le organizzazioni del terzo settore, le Università e finalmente, nel mese di febbraio 2014, si è ottenuta la sottoscrizione del Convegno quadro di cooperazione tra la Rete nazionale dei riciclatori di base, Il Ministero di inclusione economica e sociale e l’Istituto nazionale di economia solidale con l’obiettivo di promuovere politiche di inclusione sociale ed economica per i riciclatori di base nella gestione dei rifiuti in Ecuador.

Il documento d’intesa rappresenta il punto di partenza per l’elaborazione ed il consolidamento di interventi fondamentali. In primo luogo, ha condotto alla modifica della normativa ambientale a favore di una più snella regolarizzazione dei riciclatori e della obbligatorietà per i Governi Autonomi Decentralizzati (Istituzioni cantonali aventi politiche, amministrazioni e sistemi tributari autonomi) di gestire i sistemi di riciclo urbani secondo il Principio dell’inclusione sociale.

Le prime città a definire modelli di gestione inclusivi sono state la capitale Quito e Cuenca, che insieme generano il 22% dei rifiuti del Paese.

Inoltre, reddito dei riciclatori e il rafforzamento delle loro organizzazioni ne hanno risentito positivamente grazie alla devoluzione in loro favore di 0,02$ per l’acquisto di ogni bottiglia in plastica PET.

Nonostante l’introduzione di queste prime misure, la maggiore difficoltà per i riciclatori resta il mancato riconoscimento della propria utilità sociale da parte della cittadinanza ed appare quantomeno peculiare che in piena era del go green non si riconosca il valore di un mestiere che, come qualunque altro, merita la giusta considerazione e una remunerazione degna.

Il lavoro dei riciclatori è un servizio storicamente segregato e rimesso a persone che, per usare le parole di María Fernanda Soliz, coordinatrice del Dottorato di salute collettiva della Università andina Simón Bolívar, sono considerate appartenenti alla “umanità residuale” come nel sistema delle caste ancora ben radicato nella società indiana.

Lavorare tra i rifiuti non solo genera un rifiuto evidente, ma anche simbolico: una percentuale rilevante della popolazione considera questi lavoratori i “nuovi reietti che non svolgono alcuna funzione di utilità nell’attuale mercato del lavoro” (fonte http://www.ehquidad.org/Ficheros/Revista_Ehquidad/ehquidad_2/2_articulo_ehquidad_25_64.pdf), mentre tutto ciò che queste persone chiedono è l’affermazione di diritti per sé e per le proprie famiglie, il riconoscimento di un salario minimo, un’assicurazione sociale, la possibilità di accedere al credito e di avere una vita degna, richieste che fino ad ora restano lontane dall’essere ascoltate.

I riciclatori esistono in tutti i Paesi dell’America Latina e rappresentano una duplice ricchezza: dal punto di vista economico e sociale, circa 4 milioni di persone provenienti dai settori più poveri del subcontinente non si sono arrese davanti alla propria condizione ed hanno creato un nuovo mestiere, hanno preso coscienza della propria rilevanza, si sono dotate di una organizzazione rappresentativa e chiedono l’affermazione dei propri diritti di lavoratori; dal punto di vista ambientale, assicurano  la sostenibilità ad un processo viziato che, altrimenti, avrebbe un impatto devastante su un’area che è la culla della biodiversità del nostro Pianeta.

I lavoratori-riciclatori incarnano un autentico patrimonio sociale che potrebbe guidare i cittadini verso una maggiore consapevolezza ecologica.

Un altro importante passo verso l’inclusione dei recicladores nella catena economica urbana ecuadoriana è stato compiuto nel 2017, quando è stato promulgato un Codice Organico Ambientale (fonte http://www.ambiente.gob.ec/wp-content/uploads/downloads/2018/01/CODIGO_ORGANICO_AMBIENTE.pdf) che impone all’Autorità Ambientale Nazionale, alle Prefetture e agli altri organi di Governo locali di promuovere la gestione sociale dei rifiuti.

Il Ministero dell’ambiente ha voluto promuovere un importante cambio di paradigma verso una economia più efficiente e solidale ed un numero sempre maggiore di città sta adottando politiche efficaci per la differenziazione ed il riciclo dei rifiuti. Tra di esse si distingue Loja, città della Sierra meridionale, che risulta la Provincia con la maggiore percentuale di abitazioni che differenziano i propri rifiuti (68,18%), dato del report: http://www.ecuadorencifras.gob.ec/documentos/web-inec/Encuestas_Ambientales/Hogares/Hogares_2017/DOC_TEC_MOD_AMBIENTAL_ENEMDU%202017.pdf

La condizione dei riciclatori è tuttavia lontana dall’essere accettabile.

In molte città ecuadoriane, infatti, non è ancora permesso il pie de vereda, ossia la possibilità che i riciclatori operino settimanalmente porta a porta per case, palazzi ed altri edifici privati e pubblici.

Per questa ragione, molti di essi sono costretti ad operare di nascosto e cercano di non farsi notare mentre ispezionano le pattumiere per recuperare materiale riciclabile altrimenti destinato ad inceneritori e discariche. Sembra che molte città vogliano il riciclo, ma non i riciclatori.

Qualunque dato esprimano le statistiche, una città non diventerà mai un vero esempio per la gestione dei rifiuti finché un gruppo che al riciclo ha dedicato la propria esistenza resterà emarginato.

Sicuramente tale situazione diffusa in Ecuador ed in tutto il Sud America ha un fondamento economico: da quando la spazzatura è diventata un buon affare ed ai materiali riciclabili sono stati attribuiti prezzi internazionali, il servizio svolto dai riciclatori ha iniziato ad essere minacciato da una corporativizzazione dinnanzi alla quale essi sono assolutamente impotenti.

Fortunatamente, però, degli esempi virtuosi esistono. Le autorità locali di Lago Agrio, cittadina dell’Amazzonia conosciuta per la presenza nella sua Provincia di una delle più impattanti discariche a cielo aperto del Paese, hanno intrapreso una transizione verso un processo inclusivo e fatto di misure concrete. Il Municipio ha assunto il coordinamento delle operazioni di riciclo, ha introdotto macchinari moderni per il recupero dei diversi materiali, ha promosso attività di formazione ed ha stabilito condizioni lavorative appropriate per gli operatori del settore.

Il sistema di riciclo in piccole città può rappresentare un esempio per quelle più grandi, può essere replicato, adattato, migliorato e può generare un impatto considerevole che sarebbe sbagliato ignorare.

A Lago Agrio le politiche di riciclo sono state estese alle attività produttive e lo smaltimento differenziato dei materiali è diventato un requisito per l’ottenimento della licenza commerciale.

Dopo un rifiuto iniziale, i commercianti hanno iniziato a persuadersi della bontà delle misure introdotte e, non potendo ignorare un problema tanto grave, hanno riconosciuto l’importanza di una corretta gestione dei propri rifiuti.

L’esempio della cittadina amazzonica dimostra che nulla è impossibile e che il cambiamento può e deve partire dalla coscienza di ognuno di noi.

La comunità scientifica ribadisce a gran voce la necessità di un urgente cambio di prospettiva per alleviare gli effetti del nostro impatto sulla Natura ed il rispetto per l’impegno altrui potrebbe essere un ottimo punto di partenza.

I riciclatori aspettano il riconoscimento del proprio lavoro. Dietro quelle enormi montagne di bottiglie, cartone e plastica ci sono persone che camminano alla ricerca dei materiali della loro sopravvivenza.

Ambato, Provincia del Tungurahua, Ecuador – 22 febbraio 2021

Pierandrea Turchiuli –  Project Assistant at ACRA NGO working on a WASH Project

LinkedIn www.linkedin.com/in/pierandrea-turchiuli-256b57156/

Email: pierandrea.turchiuli@gmail.com

Pierandrea Turchiuli

L’Ecuador è anche un paese con una splendida flora e fauna, come si può vedere da queste immagini

Quilotoa crater lake, Ecuador

Finanza sostenibile e Green New Deal, una Academy al servizio dei progetti Cetri-Tires

Dopo la pubblicazione del Green New Deal, il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES ha incaricato il Dott. Marco Sambati – Coordinatore dell’Academy GRAND, di fare il punto della situazione sul tema della finanza sostenibile, analizzando il suo processo di accelerazione a seguito dell’entrata in crisi del modello basato sulle energie fossili e suggerendo, ai fini dello sviluppo di progetti di investimento sostenibili, la necessità di un’assistenza tecnica e di consulenza che la GRAND (Green Rifkinian Accademy for a New Deal) può offrire, dalla fase della conoscenza del quadro normativo delle strategie europee, passando all’acquisizione delle competenze necessarie per garantire l’accesso ai fondi europei alle tecniche di euro-progettazione, ad un nuovo modello di sanità pubblica partecipativo, collaborativo e digitale alla luce esperienza post-covid, fino all’analisi delle potenzialità aziendali delle PMI e delle start-up che scelgono un percorso di tecnologie e processi innovativi a basse emissioni di carbonio fino al loro processo ed iter per il reperimento di fondi freschi tramite private equity, capital venture e anche la quotazione in borsa. Ecco le sue conclusioni.

G.R.A.N.D.: una Academy al servizio dei progetti per il Green New Deal
di Marco Sambati

La finanza sostenibile si riferisce generalmente al processo che tiene debitamente conto di considerazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) quando si prendono decisioni di investimento nel settore finanziario, portando a maggiori investimenti a lungo termine in attività e progetti economici sostenibili. Più specificamente, le considerazioni ambientali possono fare riferimento alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, così come l’ambiente più in generale, come la conservazione della biodiversità, la prevenzione dell’inquinamento e l’economia circolare. Le considerazioni sociali possono fare riferimento a questioni di disuguaglianza, inclusività, rapporti di lavoro, investimenti nel capitale umano e nelle comunità, nonché questioni relative ai diritti umani.

La governance delle istituzioni pubbliche e private, comprese le strutture gestionali, i rapporti con i dipendenti e la remunerazione dei dirigenti, svolge un ruolo fondamentale nel garantire l’inclusione di considerazioni sociali e ambientali nel processo decisionale.

Nel contesto politico dell’UE, la finanza sostenibile è intesa come finanziamento per sostenere la crescita economica riducendo le pressioni sull’ambiente e tenendo conto degli aspetti sociali e di governance. La finanza sostenibile comprende anche la trasparenza sui rischi legati ai fattori ESG (Environment, Social, Governance) che possono avere un impatto sul sistema finanziario e la mitigazione di tali rischi attraverso la governance appropriata degli attori finanziari e aziendali. La mancata chiarezza fra gli investitori in merito a quando un investimento sia sostenibile è un fattore determinante per evitare fenomeni di greenwashing, ma soprattutto può essere un ostacolo al finanziamento di infrastrutture sociali necessarie ad affrontare le questioni di ineguaglianza e di inclusività.

Va peraltro sottolineato che, trasformare l’economia europea in un sistema più verde, resiliente e circolare non servirà solo a ridurre la nostra impronta ambientale sul pianeta e ad affrontare le disuguaglianze esistenti, ma sarà anche utile a potenziare la competitività migliorando l’efficienza dei processi produttivi e riducendo i costi dell’accesso e della gestione delle risorse.

L’intento dell’unione europea è quello di includere gli obiettivi ambientali e sociali nei processi decisionali finanziari limitando l’impatto finanziario dei rischi ambientali e sociali e, allo stato attuale i rischi ambientali e climatici non sono adeguatamente tenuti in considerazione dal settore finanziario.

Tale impostazione attuale della finanza ha preso sempre più accelerazione a seguito dell’entrata in crisi del modello economico basato sulle energie fossili, il quale è diventato insostenibile non solo sul piano ecologico, ma anche su quello economico; il costo livellato dell’energia per gli impianti solari su scala industriale è crollato a 36 dollari per megawattora, mentre quello degli impianti eolici è sceso a 29, rendendoli molto più economici delle centrali a gas, di quelle a carbone e dei reattori nucleari più efficienti. Il risultato, come più volte annunciato da Jeremy Rifkin, è che nell’industria dei combustibili fossili circa 100.000 miliardi di dollari di asset potrebbero finire carbon-stranded. La bolla del carbonio è la più grande bolla economica della storia e farà sembrare quella dei subprime del 2008 una bazzecola. In tutto il mondo sta guadagnando rapida mente forza un movimento che preme perché si disinvesta dall’industria petrolifera e s’investa in energie rinnovabili.

Le banche saranno anch’esse esposte a maggiori perdite a causa della minore redditività delle imprese più esposte ai cambiamenti climatici o altamente dipendenti da risorse naturali in via di esaurimento. La Citigroup e Mark Carney, governatore della Bank of England, furono tra i primi a dare l’allarme ancora nel 2015, ma adesso anche la Banca Mondiale ha sottolineato come stia rapidamente cambiando il panorama finanziario e le regole del gioco nella comunità degli investitori, in considerazione che il costo delle energie rinnovabili sono diminuiti a tal punto da essere ora pari o inferiori al costo marginale della produzione di energia convenzionale, come sottolineato dalla banca d’affari Lazard. La PRA (Prudential Regulation Authority) della Bank of England, a scoperto che il 70% delle banche del paese riconosce che il cambiamento climatico rappresenta un rischio per una vasta gamma di attività in quasi tutti i settori ed ha iniziato a valutare come la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio sia indispensabile e debba influire sul modello di business delle imprese con le quali le banche sono esposte.

Si tratta di una tendenza preoccupante, poiché quasi il 50% dell’esposizione al rischio delle banche della zona euro è direttamente o indirettamente connesso ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici e si rilevano in misura crescente ulteriori questioni ambientali in grado di minacciare gli attuali modelli di business. Anche i fattori sociali, quali le condizioni di lavoro inadeguate e le crescenti ineguaglianze, possono incidere concretamente sulle società finanziarie, anche per quanto riguarda i rischi giuridici e reputazionali; per esempio, le imprese che non rispettano le norme internazionali sul lavoro subiranno un danno d’immagine che possono in ultima analisi tradursi in perdite finanziarie.

La finanza sostenibile a livello dell’UE mira a sostenere la realizzazione degli obiettivi del Green Deal europeo incanalando gli investimenti privati ??nella transizione verso un’economia climaticamente neutra, resiliente al clima, efficiente sotto il profilo delle risorse e giusta, come complemento al denaro pubblico.

La finanza sostenibile ha un ruolo chiave da svolgere nella mobilitazione del capitale necessario per realizzare gli obiettivi politici nell’ambito del Green Deal europeo, nonché gli impegni internazionali dell’UE in materia di clima e obiettivi di sostenibilità. Aiuta a garantire che gli investimenti supportino un’economia resiliente e una ripresa sostenibile dagli impatti della pandemia COVID-19.

L’Unione europea sostiene con forza la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, più efficiente sotto il profilo delle risorse e sostenibile ed è stata in prima linea negli sforzi per costruire un sistema finanziario che supporti la crescita sostenibile.

Nel 2015 sono stati conclusi importanti accordi internazionali con l’adozione dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite e degli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’accordo di Parigi sul clima. L’accordo sul clima di Parigi, in particolare, include l’impegno ad allineare i flussi finanziari con un percorso verso uno sviluppo a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima.

L’11 dicembre 2019 la Commissione ha presentato l’European Green Deal, una strategia di crescita che mira a rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

Nell’ambito del Green Deal, il 14 gennaio 2020 la Commissione ha presentato il piano di investimenti del green deal europeo, che mobiliterà almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti sostenibili nel prossimo decennio. Consentirà un quadro per facilitare gli investimenti pubblici e privati ??necessari per la transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva e inclusiva.

Nell’ambito del Green Deal europeo, nel settembre 2020 la Commissione ha proposto di elevare l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030, compresi emissioni e assorbimenti, ad almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Ha preso in considerazione tutte le azioni necessarie in tutti i settori, compresi un aumento dell’efficienza energetica e dell’energia da fonti rinnovabili, e avvierà il processo per formulare proposte legislative dettagliate nel giugno 2021 al fine di mettere in atto e realizzare questa maggiore ambizione.

Ciò consentirà all’UE di progredire verso un’economia climaticamente neutra e di rispettare gli impegni assunti nel quadro dell’accordo di Parigi aggiornando il suo contributo determinato a livello nazionale. Il quadro 2030 per il clima e l’energia comprende traguardi e obiettivi strategici a livello dell’UE per il periodo dal 2021 al 2030.

Il settore finanziario ha un ruolo chiave da svolgere nel raggiungimento di questi obiettivi, può infatti:

  • riorientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili;
  • finanziare la crescita in modo sostenibile a lungo termine;
  • contribuire alla creazione di un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ai cambiamenti climatici e circolare.

A tal fine, la Commissione ha sviluppato un’agenda politica globale sulla finanza sostenibile, che comprende il piano d’azione per il finanziamento della crescita sostenibile e lo sviluppo di una rinnovata strategia di finanza sostenibile nel quadro del Green Deal europeo. La Commissione coordina inoltre gli sforzi internazionali attraverso la sua piattaforma internazionale sulla finanza sostenibile.

Alla fine del 2016 la Commissione ha istituito un gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile; il 31 gennaio 2018 il gruppo di esperti ha pubblicato la sua relazione finale che presenta una visione globale sui modi per elaborare una strategia finanziaria sostenibile per l’UE. Dalla relazione emerge che la finanza sostenibile consta di due imperativi:

1) migliorare il contributo della finanza alla crescita sostenibile e inclusiva finanziando le esigenze a lungo termine della società;

2) consolidare la stabilità finanziaria integrando i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nel processo decisionale relativo agli investimenti.

La relazione propone dieci raccomandazioni chiave:

  1. la prima è quella di definire una tassonomia UE chiara e dettagliata, un sistema di classificazione per le attività sostenibili. La tassonomia dell’UE è un sistema di classificazione, che stabilisce un elenco di attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale e un importante fattore abilitante per aumentare gli investimenti sostenibili e attuare il Green Deal europeo; in particolare, fornendo definizioni appropriate a società, investitori e responsabili politici su cui le attività economiche possono essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale, si prevede di creare sicurezza per gli investitori, proteggere gli investitori privati ??da fenomeni di greenwashing, aiutare le aziende a pianificare la transizione, mitigare la frammentazione del mercato e, infine, aiutare spostare gli investimenti dove sono più necessari.
  2. Creazione di uno standard europeo per i Green Bond ed etichette per i prodotti finanziari verdi. Per quanto riguarda i green bond non ci sono regole ma un’autoregolamentazione; ad indicare infatti le caratteristiche delle obbligazioni verdi a livello internazionale è stata ICMA (International Capital Market Association), l’associazione internazionale dei mercati di capitali che ha elencato dei principi e caratteristiche per le obbligazioni verdi che le differenziano da quelle tradizionali; ciò premesso l’Unione europea, anche sulla base delle attività classificate con la tassonomia, definirà degli standard europei. In merito ai prodotti finanziari verdi, tale scelta della Commissione europea è maturata anche da un’indagine presso gli investitori al dettaglio dal quale emerge che tali investitori desiderano sempre più che i loro investimenti tengano conto delle considerazioni climatiche, ambientali e sociali. Tuttavia l’assenza di prodotti finanziari muniti di tale marchio può impedire agli investitori di indirizzare direttamente i loro fondi verso investimenti sostenibili. La Commissione osserva il potenziale merito del ricorso al regolamento sul marchio Ecolabel UE per creare un regime di assegnazione di marchi facoltativo a livello dell’UE.
  3. La terza azione chiave è quella della promozione di investimenti in progetti sostenibili attraverso soprattutto il piano di investimenti del Green New Deal europeo di circa 1.000 miliardi che saranno mobilitati nel prossimo decennio, attraverso il bilancio dell’UE e gli strumenti associati, in particolare InvestEU. Il piano di investimenti del Green Deal europeo è basato sulla proposta della Commissione per il futuro bilancio a lungo termine 2021-2027, in base alla quale in questi sette anni il 25 % del bilancio dell’UE sarà destinato ai finanziamenti per il clima e saranno realizzati investimenti in obiettivi ambientali tramite vari programmi dell’UE. Ipotizzando un calcolo su 10 anni e partendo dal presupposto che gli obiettivi climatici post 2027 saranno quanto meno mantenuti, si prevede che il bilancio a lungo termine metta a disposizione 503 miliardi di €. La BEI ha inoltre annunciato il raddoppio del suo obiettivo climatico dall’attuale 25 al 50 % entro il 2025: il totale degli investimenti nel corso del prossimo decennio sarà pertanto pari a 1 000 miliardi di €, comprendenti sia le operazioni di finanziamento proprie della BEI sia quelle realizzate nell’ambito dei mandati dell’UE.
  4. Un’altra raccomandazione della Commissione europea è quella del riorientamento del sistema finanziario verso la sostenibilità, attraverso la consulenza degli intermediari finanziari. La direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID II) e la direttiva sulla distribuzione assicurativa (IDD) impongono alle imprese di investimento e ai distributori di prodotti assicurativi di offrire prodotti adeguati alle esigenze dei clienti, quando offrono consulenza; per tale motivo dette imprese dovrebbero chiedere ai clienti informazioni sulle loro preferenze (come i fattori ambientali, sociali e di governance) e tenerne conto nella valutazione della gamma di strumenti finanziari e assicurativi da raccomandare, ossia in fase di selezione del prodotto e di valutazione dell’adeguatezza.
  5. La Commissione europea sta valutando di elaborare degli indici di riferimento in materia di sostenibilità secondo una metodologia che tenga conto del basso contenuto di carbonio. Tali indici forniranno agli investitori migliori informazioni sull’impronta di carbonio dei loro investimenti e, andranno ad aggiungersi agli indici di riferimento in materia finanziaria utilizzati per valutare la capacità finanziaria di un emittente o un’azienda di far fronte ai propri impegni, cioè sulla sua capacità di ottenere credito, rimborsandolo e pagando gli interessi alle scadenze previste. La valutazione viene compiuta attraverso un sistema statistico-matematico che stima la probabilità di insolvenza (default) dell’emittente/azienda medesimo. Il rating economico-finanziario si dovrà così integrare con una valutazione degli altri aspetti, per conseguire un rating di sostenibilità (giudizio complessivo).
  6. Negli ultimi anni i fornitori di ricerche di mercato e le agenzie di rating della sostenibilità hanno intensificato i loro sforzi per valutare la prestazione ambientale, sociale e di governance delle imprese nonché la loro abilità di gestire i rischi connessi alla sostenibilità. L’assenza di norme di mercato ampiamente accettate per valutare la prestazione di sostenibilità delle imprese rende particolarmente importante la trasparenza della metodologia usata dai fornitori di ricerche. Le agenzie di rating del credito operano in un mercato altamente concentrato e adottano i loro rating sulla base delle informazioni pertinenti a disposizione. Resta tuttavia poco chiaro in quale misura siano tenuti in considerazione i fattori di sostenibilità. La Commissione sta monitorando gli sviluppi nel mercato dei rating del credito e riconosce l’esigenza di una comprensione e una trasparenza migliori in merito alle modalità con cui le agenzie di rating del credito tengono conto dei fattori di sostenibilità.
  7. Una serie di elementi indicano che tuttora gli investitori istituzionali e i gestori di attività non tengono sistematicamente conto dei fattori e dei rischi di sostenibilità nel processo decisionale relativo agli investimenti e, inoltre, che tali figure non comunicano a sufficienza ai loro clienti se tengono conto di questi fattori di sostenibilità nelle loro decisioni e in che modo. La Commissione sta valutando di imporre esplicitamente agli investitori istituzionali e ai gestori di attività di integrare gli aspetti attinenti alla sostenibilità nel loro processo decisionale relativo agli investimenti e aumentare la trasparenza nei confronti degli investitori finali riguardo al modo in cui integrano tali fattori di sostenibilità nelle loro decisioni di investimento, in particolare per quanto riguarda la loro esposizione ai rischi di sostenibilità.
  8. La Commissione valuterà la praticabilità di includere i rischi associati al clima e ad altri fattori ambientali nelle politiche di gestione dei rischi degli enti e di calibrare eventualmente i requisiti patrimoniali delle banche nell’ambito del regolamento e della direttiva sui requisiti patrimoniali. Un’eventuale ricalibrazione del requisito patrimoniale sulla base dei dati e della valutazione del rischio prudenziale delle esposizioni delle banche dovrebbe fare affidamento sulla futura tassonomia dell’UE sulle attività sostenibili.
  9. Le comunicazioni societarie sulle questioni attinenti alla sostenibilità permettono a investitori e parti interessate di valutare la creazione di valore aggiunto a lungo termine da parte delle imprese e la loro esposizione ai rischi connessi alla sostenibilità. Per quanto riguarda la comunicazione di informazioni da parte del settore finanziario, è utile aumentare la trasparenza dei gestori di attività e degli investitori istituzionali, compreso il modo in cui tengono conto dei rischi di sostenibilità e la rispettiva esposizione ai rischi connessi al clima. La Commissione sta valutando, nell’ambito della legislazione europea sulle comunicazioni societarie, di definire principi contabili che tengano conto degli investimenti sostenibili e degli obiettivi di investimento a lungo termine.
  10. È possibile che i manager delle società siano diventati eccessivamente concentrati sulle prestazioni finanziarie a breve termine, trascurando le opportunità e i rischi risultanti dalle considerazioni connesse alla sostenibilità ambientale e sociale. Il governo societario può contribuire in maniera significativa ad un’economia più sostenibile, consentendo alle imprese di adottare i provvedimenti necessari per elaborare nuove tecnologie, rafforzare i modelli imprenditoriali e migliorare le prestazioni. A sua volta, ciò può contribuire a migliorare le loro prassi di gestione dei rischi e la competitività, creando posti di lavoro e stimolando l’innovazione. La Commissione intende promuovere governi societari che favoriscano maggiormente gli investimenti sostenibili e di agire nell’interesse a lungo termine dell’impresa.

Tutto ciò premesso, compito della Commissione è garantire che vi sia un numero sufficiente di progetti finanziabili di alta qualità e la realizzazione, nel piano di investimenti del Green Deal europeo, dello sviluppo di progetti di investimento che rispondano agli obiettivi strategici dell’UE. La disponibilità di simili progetti di investimento è ancora inferiore alla domanda e l’assistenza tecnica e la consulenza potrà contribuire a individuare e preparare progetti sostenibili che consentiranno di potenziare le capacità dei promotori dei progetti.

Un supporto tecnico che potrà essere messo a disposizione per lo sviluppo dei progetti del Green New Deal e in particolare dei programmi e i temi della ricerca ed innovazione, della digitalizzazione e decarbonizzazione, dell’efficientamento energetico degli edifici all’edilizia a emissione zero o ridotte, delle smart grid alle stampanti 3D alla mobilità sostenibile elettrica e ad idrogeno ed infrastrutture di ricarica e rifornimento, dell’economia dell’idrogeno agli impianti ad accumulo ad idrogeno al servizio delle rinnovabili e le comunità dell’energia rinnovabili ad idrogeno, dell’economia circolare e sharing economy alla promozione della filiera corta, delle nuove tecnologie digitali al blockchain, dell’acquisizione delle competenze necessarie per garantire l’accesso ai fondi europei alle tecniche di euro-progettazione, ad un nuovo modello di sanità pubblica partecipativo, collaborativo e digitale alla luce esperienza post-covid, fino all’analisi delle potenzialità aziendali delle PMI e delle start-up che scelgono un percorso di tecnologie e processi innovativi a basse emissioni di carbonio fino al loro processo ed iter per la quotazione in borsa, è rappresento dalla GRAND (Green Rifkin-based Accademy for a New Deal) http://cetri-tires.org/press/2020/una-g-r-a-n-d-notizia-arriva-lacademy-del-green-new-deal-per-le-banche-e-le-imprese-ispirata-alla-visione-di-rifkin-e-al-green-deal-europeo/, l’academy costituita tra il CETRI-TIRES, in partnership con il Pro-rettore alle politiche energetiche dell’Università La Sapienza, il Prof. Livio De Santoli. La GRAND è in grado di elaborare piani di formazione personalizzati, con moduli specifici, sulla base delle esigenze delle banche, imprese e/o amministrazioni che intendono perseguire un modello di sviluppo sostenibile sulla base delle linee guida e strategie del Green New Deal tracciato dalla Commissione europea e proporre nuovi modelli di business e nuovi tipi di occupazione, aumentando l’efficienza e la produttività, riducendo l’impronta di carbonio ed abbassando il costo marginale di produzione, distribuzione e consumo dei beni e servizi, garantendo alle imprese maggiore competitività con conseguente protezione del capitale e ritorno degli investimenti nel medio termine e dell’immagine reputazionale.

Interview to Francesco Fulvi, Your Different Kind Of Influencer (Goldsmiths, University of London)

Pubblichiamo con grande piacere l’intervista della Goldsmiths (Università di Londra) al prof. arch. ing. Francesco Fulvi del Consiglio direttivo CETRI-TIRES, anima pulsante di importanti progetti ed attività del nostro centro studi europeo sulle teorie del nostro prof. Jeremy Rifkin.

Oggi più che mai è necessario uno sforzo forte e collettivo per cambiare il modo in cui viviamo le nostre città, combattere l’inquinamento e lasciare un posto migliore per chi verrà dopo. Nella città di Parma, qualcuno ha dichiarato guerra all’indifferenza minacciando le nostre comunità, promuovendo attivamente uno stile di vita sostenibile attraverso l’educazione.

Francesco Fulvi, 49 anni, è docente di Fisica al Liceo Leonardo Da Vinci di Parma. È già professore presso le Università di Parma e Bologna, ingegnere edile e architetto che lavora in Italia e a livello internazionale. Ma più di questo, Fulvi è un attivista ambientalista, un visionario e un padre. Attraverso i suoi frequenti sorrisi, è percepita umiltà e cordialità, ma anche una profonda conoscenza, motivazione ed esperienza al servizio delle sue credenze.

Gazzetta di Parma – 9 giugno 2020

“Ci troviamo in una situazione di disgregazione sociale perché le persone si sono allontanate dalla politica e dalle aree pubbliche: a causa del cambiamento culturale, ma anche perché lo spazio per il pubblico sta scomparendo! Una volta, da bambini, giocava ovunque ma oggi tutta la stanza è data alla vitalità e al parcheggio delle auto! Questa “perdita d’amore” per lo spazio pubblico è la conseguenza di un’imposizione di scelte “dall’alto”. Scelte fatte senza chiedere o addirittura prendere in considerazione i bisogni delle persone!”.

È il “motore del cervello e del nucleo” dei progetti premiati di riqualificazione urbana sostenibile e un sostenitore per portare la definizione di cittadinanza attiva a un nuovo livello. Fulvi è cofondatore di Manifattura Urbana, un’associazione culturale di volontari che si assume il compito di migliorare lo spazio pubblico, sensibilizzando al contempo la società e la cultura.

Quando le persone permettono che cresca un divario tra loro e le amministrazioni delle loro città”, mettono anche a rischio le comunità di cui fanno parte. Fulvi e Manifattura Urbana cercano di invertire questo processo dando voce a chi è più colpito dalla rimodellazione dell’ambiente urbano.

PER LEGGERE L’INTERVISTA COMPLETA IN INGLESE CLICCARE QUI:

Francesco Fulvi, Your Different Kind Of Influencer – Need For Change (gold.ac.uk)

“Vogliamo mettere da parte le scelte imposte da politici e architetti che sono guidati dal proprio ego” Francesco Fulvi
Francesco Fulvi con il nostro coordinatore generale Antonio Rancati per la Cerimonia di Premiazione “Cetri Educational Awards 2016” al Senato della Repubblica con il presidente Pietro Grasso
Gazzetta di Parma – 16 marzo 2016
AMBIENTE – Gennaio/Marzo 2017
MODULO ECO DI PARMA

L’irresistibile transizione di Cingolani, il fisico conteso fra Renzi e Grillo

Non tutti, anzi pochissimi conoscevano il nome e le attività di Cingolani al momento in cui è stato nominato Ministro per il ministero più “POP” e green dell’attuale governo. Poi compare un articolo sul Manifesto dall’elettrizzante titolo “Cingolani, il fisico conteso fra Renzi e Grillo”, e allora diventa davvero necessario saperne di più. Ecco perchè il CETRI-TIRES ha incaricato il professor Riccardo Fiorani, membro della nostra Academy per il Green Deal (GRAND), e fisico anche lui, di aiutarci analizzando il rispettabile (e discusso) curriculum del Neo Ministro.

L’irresistibile transizione di Roberto Cingolani
In seguito alla presentazione del governo Draghi avvenuta il 13 Febbraio 2021 gli organi di stampa e comunicazione si sono prodigati a fornire informazioni sui ministri incaricati con particolare riguardo ai nomi nuovi.

Il prof. Riccardo Fiorani, autore dell’articolo

per chi ha un interesse nelle questioni ambientali ed energetiche è importante avere informazioni sulla persona messa a capo del Ministero della Transizione Ecologica, specie se ignora totalmente chi sia Roberto Cingolani. Così, dopo una approfondita ricerca e consultazione, si può venire a sapere che Cingolani può vantare un brillante curriculum di scienziato, laureato in Fisica con dottorato alla Normale di Pisa, ricercatore e collaboratore in importanti istituti accademici nazionali ed internazionali, docente universitario, direttore di istituti scientifici pubblici e privati, tra cui l’IIT di Genova (Istituto Italiano di Tecnologia) da lui fondato e presso il quale ha conseguito una quantità di brevetti sulle tecnologie più avanzate.

Tuttavia, indagando tra questa notevole massa di incarichi ed attività, ho potuto trovare qualche elemento di criticità riguardo alla adeguatezza della persona al compito assegnatogli. A titolo di esempio posso indicare un paio di dati significativi da questo punto di vista.

Uno è la sua posizione, espressa in più occasioni, sulle fonti energetiche, per le quali afferma che è opportuno usarne di diverso tipo, ivi comprese quelle fossili e nucleari. E’ facile pensare che per questa strada la transizione ecologica potrebbe passare attraverso mediazioni e compromessi ambigui con i detentori delle fonti tradizionali.

Un altro dato è il suo incarico come direttore nel reparto di ricerca ed innovazione dell’azienda “Leonardo” che fabbrica ordigni bellici di tipo elettronico che vende a paesi in guerra. Anche in questo caso si può ravvisare un certo contrasto tra questa attività e la carica di ministro di un Paese che per dettato costituzionale ripudia la guerra e che deve tutelare le sue istituzioni dal rischio di ingerenze degli apparati militari negli ambiti governativi.

Per quanto riguarda questo ultimo elemento si può facilmente verificare la sua consistenza cercando informazioni sull’azienda “Leonardo” e sull’attività svolta al suo interno da Cingolani.

Riguardo al primo elemento invece mi è sembrato interessante un articolo apparso sulla rivista dell’Eni “We World Energy” di Feb.2020 in cui Cingolani rilascia un’intervista a Roberto Iadicicco (vicepresidente Comunicazione e rapporti con i media per Eni Foundation) incentrata sulla questione energetica. Di seguito evidenzio i punti in cui Cingolani spiega in dettaglio le sue posizioni sulle fonti energetiche con dovizia di argomentazioni ma anche con alcune inesattezze ed imprecisioni di ordine scientifico e terminologico che dette da una persona di tale autorevolezza lasciano alquanto perplessi.

L’intervista comincia con domande relative al comportamento della gente rispetto al consumo delle risorse, energetiche e non solo. Qui Cingolani guadagna punti dicendo che è importante sviluppare nelle persone un’educazione al risparmio ed al contrasto degli sprechi, con la consapevolezza che la produzione di energia, come di ogni altro bene, comporta un prezzo da pagare, non solo in termini economici. Rispondendo ad altre domande Cingolani continua dicendo che non esiste un modello unico di produzione energetica perché questa va rapportata alla quantità ed alla potenza richiesta nei diversi impieghi. Possiamo prendere esempio dalla Natura che usa diversi tipi di energia per diversi fenomeni: energia nucleare per le grandi potenze dei fenomeni cosmici, energia chimica per le medie potenze degli organismi animali, energia solare per le piccole potenze degli organismi vegetali. Così potremmo sviluppare un sistema integrato di produzione energetica che attinge a fonti diverse per le diverse esigenze. Ancora Cingolani, rispondendo alla domanda “ Quali sono le possibilità tecnologiche innovative e sostenibili? ”, dopo aver evidenziato gli inconvenienti ed i limiti del fossile, del nucleare e delle rinnovabili afferma che “In questo momento il gas è uno dei mali minori: nel medio e nel lungo termine la risorsa più sostenibile” Più avanti, parlando di automobili, considera gli inconvenienti attuali delle auto elettriche per i problemi dati dalle batterie in termini di autonomia, peso e tempi di ricarica e vede la migliore soluzione di compromesso nelle auto ibride, elettrico-benzina, in attesa di batterie più efficienti poi in risposta alla domanda: ”Quindi il futuro dell’auto è ibrido verso l’elettrico totale?“ si dichiara scettico sull’affermazione di auto totalmente elettriche mentre vede con favore lo sviluppo della tecnologia dell’idrogeno per l’alimentazione delle auto dove la potenza richiesta è al più dell’ordine delle centinaia di kW. Quando invece si parla di industria, dove le potenze impiegate sono dell’ordine dei MW, bisogna ricorrere ad altre fonti quali il gas, oppure stazioni eoliche o fotovoltaiche, sempre che non si riesca a realizzare centrali a fusione nucleare.

Vengo adesso ad indicare quelle che secondo me sono inesattezze o imprecisioni terminologiche. Esse riguardano tutte la relazione tra potenza ed energia ed emergono in più punti della dissertazione.

Rispondendo alla domanda: “Quindi la tecnologia si accavalla sempre alla coscienza sociale?” Cingolani indica la disponibilità energetica pro capite nei diversi paesi dicendo: “I cittadini USA hanno un’energia pro capite di 12000 kWh, Europa e Giappone di circa 7000 kWh, la Cina di 4000 kWh, mentre l’India di appena 800 kWh (c’è scritto 8000 evidentemente per un refuso). La potenza globale è 17 terawatt al giorno ma non è uniforme per cui il 20 percento della popolazione terrestre consuma il 70 percento della potenza elettrica totale.”. Dove Cingolani dice “i cittadini hanno un’energia pro capite” penso si riferisca al consumo non essendo meglio specificato, mentre è specificato che “il 20 percento della popolazione terrestre consuma il 70 percento della potenza elettrica totale” essendo questa stata indicata in 17 terawatt al giorno. Ora indicare la disponibilità di potenza in watt al giorno non è corretto. La potenza massima erogata da una centrale o da un generatore (potenza nominale), così come la potenza assorbita da un utilizzatore, è una caratteristica intrinseca di questi apparati e pertanto indipendente dal tempo. P er esempio in casa ho a disposizione 3 kW di potenza elettrica e non 3kW al giorno, e nella mia auto ho a disposizione 70 kW di potenza meccanica e non 70 kW al giorno. Per lo stesso motivo non è corretto parlare di consumo di potenza perché la potenza non si consuma così come non si produce. La potenza indica la modalità in cui l’energia viene erogata o assorbita. Se in casa accendo la luce o uso gli elettrodomestici impiego potenza ma consumo energia. Quando spengo le utenze la potenza disponibile è rimasta di 3 kW ma il contatore dell’energia consumata è andato avanti. La produzione ed il consumo indicano una variazione positiva o negativa della quantità di un bene, mentre l’erogazione e l’impiego (o assorbimento) indicano la distribuzione di un bene che resta costante nella quantità. Pertanto l’energia elettrica viene prodotta e consumata mentre la potenza viene erogata ed assorbita. Mi dispiace dovermi soffermare su queste banalità ma purtroppo i termini in cui si esprime il Cingolani mi inducono a queste precisazioni. Anche perché più avanti egli, rispondendo alla domanda: “Quali sono quindi le possibilità tecnologiche innovative e sostenibili?” parla delle caratteristiche energetiche della benzina e delle batterie elettriche usando gli stessi termini. Infatti ad un certo punto dice: “Oggi le nostre auto vanno a carburante fossile e in generale un litro (o un kg) di benzina produce intorno a 2000 W/h. So che se metto un certo numero di litri nella macchina ho un certo numero di watt per unità di tempo che sono garantiti, guidando in maniera efficace ho una certa quantità di energia da utilizzare”. Ora le dimensioni dell’energia corrispondono a quelle della potenza per il tempo e pertanto indicare la capacità energetica di un litro di benzina in termini di W/h non mi sembra il modo migliore. L’espressione W/h andrebbe interpretata per essere accettabile: essa potrebbe significare che un litro di benzina potrebbe fornire potenza di 2000 W per il tempo di 1 ora in cui viene consumato, il che corrisponderebbe ad una capacità energetica di 2 kWh. A parte il fatto che questo dato sembra ampiamente sottostimato, stando a quello fornito dall’EPA (Enveironmental Protection Agency) nel 2019, valutato in 8,9 kWh, esprimere la capacità energetica di una fonte in termini di potenza diviso tempo è improprio se non vengono precisate le condizioni al contorno, mentre il dato è assoluto se espresso in termini energetici come potenza moltiplicata per tempo. La spiegazione aggiunta dal Cingolani si presta a qualche fraintendimento. Sembra che mettendo benzina nella macchina immettiamo watt, i quali peraltro si consumano nel tempo, ma che possiamo variarne la quantità guidando in maniera efficace. Potrei credere che se facessi il pieno alla mia utilitaria potrei battere una Ferrari in riserva. A parte gli scherzi se nel discorso sostituiamo i watt con una unità di misura dell’energia, tipo il kWh ed eliminiamo il tempo il ragionamento diventa una ovvietà. Considerazioni analoghe si possono fare anche sul seguito del discorso quando parla di batterie per auto elettriche ragionando sempre in termini di w/h, dove adesso entra in gioco anche il peso (w/(kg.h), ma è inutile dilungarsi oltre, ormai la questione si è capita.

In conclusione vorrei dire che, a parte qualche elemento di confusione nei termini e forse anche nei concetti (che non è cosa da poco) Roberto Cingolani si presenta come un tipico campione dei nostri tempi, intelligente, dinamico, lanciato sui fronti più avanzati della tecnologia, pronto a cavalcarli per vivere il progresso in modo positivo. Le sue idee sulla produzione, la distribuzione e l’uso dell’energia sono in gran parte condivisibili, anche se dal ministro della transizione ecologica vorremmo una maggiore esposizione verso la green economy. I punti critici che abbiamo evidenziato sollevano qualche dubbio sul personaggio e rivelano una incredibile capacità di transitare da una situazione a un’altra, se non ecologicamente almeno professionalmente. Sarà il nostro capace di applicare questa proprietà “transitiva” a un modello economico in grave affanno e in forte necessità di transizione verso un regime post carbon? Staremo a vedere.

Per ulteriori informazioni su Cingolani si può anche leggere questo articolo su “Il Manifesto”: https://ilmanifesto.it/il-fisico-conteso-tra-renzi-e-grillo/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1613209989

Jeremy Rifkin tiene a battesimo l’edizione online del magazine del GSE – Gestore dei Servizi Energetici (15 febbraio 2021)

Idrogeno, rinnovabili e glocalizzazione. E’ questo il futuro che ci aspetta!

Intervista al nostro prof. Jeremy Rifkin per il lancio nazionale dell’edizione online del magazine del GSE – Gestore dei Servizi Energetici (15 febbraio 2021).

CLICCA QUI >>> www.elementplus.it/intervista/jeremy-rifkin-economista/

Intervista raccolta da Angelo Consoli, Direttore dell’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin e Presidente del CETRI-TIRES, Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale

Jeremy Rifkin è autore di “UN GREEN NEW DEAL GLOBALE” – Edizioni Mondadori, 2019

Fonte Jeremy Rifkin, economista – Element+ (elementplus.it)

Per chi desidera consultare i masterplan europei del nostro prof. Jeremy Rifkin e la documentazione elaborata dal centro studi europeo sulla Terza Rivoluzione Industriale, con approfondimenti sul Green New Deal e l’Idrogeno Verde, può scrivere in email al presidente Angelo Consoli, al coordinatore generale Antonio Rancati e al consiglio direttivo: comitatoscientifico@cetri-tires.eu

Presentazione del libro “Energia per la Gente” con il Prof. Livio de Santoli

Martedì 16 Febbraio 2021, alle ore 18.00 in LIVE streaming, Avangard presenta il Webinar “Energia per la gente”, con il Prof. Livio Santoli 

Il Prof. Livio De Santoli, attraverso la presentazione del suo nuovo libro “Energia per la gente”, ci parlerà del progresso tecnologico, delle sfide di domani e del concetto di energia come bene comune ?? 

Modera:
Antonio Rancati,
Coordinatore Generale CETRI-TIRES? 

Saluti iniziali di:
Rosario De Florio,
Amministratore Avangard? 

Gaetano Olivieri,
Direzione Network Avangard? 

Introduce
Ing. Cipriano FERRILLO,
Direzione Operativa Avangard

Conclusioni: Angelo Consoli, Direttore dell’ufficio europeo di Jeremy Rifkin

Vuoi sapere di più sul futuro dell’energia? ? Clicca qui:

Webinar “Energia per la gente” con il Prof. Livio de Santoli | Facebook

Con l’avvento delle fonti rinnovabili e delle comunità energetiche, che stanno sovvertendo un intero sistema economico, ha senso continuare a parlare di un’energia proprietaria, divisiva ed escludente, costosa?

Questo modello superato è tra i principali fattori di vulnerabilità delle famiglie, che a fronte di salari invariati vedono crescere il prezzo dell’energia e la loro povertà energetica.

L’abbondanza di quella dispensata gratuitamente da sole, vento e acqua rende inapplicabile il concetto stesso di proprietà privata, promuovendo invece l’idea di bene comune: che protegge le generazioni che verranno e permette la ridistribuzione della ricchezza anziché la sua concentrazione in poche mani.

Il ruolo preminente dell’energia in tutti i settori della vita e nelle sfide del domani, nel progresso tecnologico, nella salvaguardia del pianeta, del ruolo sociale dell’uomo, conferma questa prospettiva.

Con la competenza dell’esperto e la lingua del divulgatore, Livio de Santoli racconta le interazioni tra energia, economia, società e cultura.

CLICCA QUI >>> Webinar “Energia per la gente” con il Prof. Livio de Santoli | Facebook

Angelo Consoli, il “nuovo” Ministero per la Transizione Ecologica – Video di TeleAmbiente

Fuori di Testa – Un programma di e con Angelo Consoli – 11 febbraio 2021

Nel video di TeleAmbiente il nostro presidente Angelo Consoli si riferisce al Master Plan in versione completa in francese sulla Terza Rivoluzione Industriale nella regione di Nord-Pas de Calais, che potete sfogliare qui sotto:

Nord-Pas de Calais è una regione di 4.000.000 di abitanti, ex polo manifatturiero riconvertito in parte sulle nuove tecnologie e green economy, si è unità alle ultime amministrative francesi alla regione della Picardia con 2.000.000 di abitanti, per un totale di 6.000.000.

Dalla fine del 2015 il nostro centro studi CETRI-TIRES, l’Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin e l’Assessorato Regionale alla Terza Rivoluzione Industriale del Nord-Pas de Calais (Francia) hanno lanciato il programma LIVE TREE nel quartiere Vauban (sede dell’Università Cattolica di Lilla capoluogo della regione), che mira a fare dei suoi 40.000 abitanti il primo quartiere post carbon a emissioni zero, rifiuti zero e km zero, realizzando simultaneamente tutti i pilastri della Terza Rivoluzione Industriale:

Video online: https://youtu.be/nGsYqvl6IP8

  • Efficienza energetica
  • Energie rinnovabili distribuite
  • Produzione batterie di energia
  • Stoccaggio dell’energia
  • Internet dell’energie
  • Mobilità innovativa
  • Economia Circolare
  • Economia della condivisione

A vostra disposizione per qualsiasi approfondimento.

Buona visione #green!

Antonio Rancati
General Coordinator CETRI-TIRES
Cercle Européen pour la Troisième Révolution Industrielle
Third Industrial Revolution European Society
mob.(IT) +39 393 3318613
a.rancati@cetri-tires.eu

WALK, EAT, LOVE: Festa del Camminare e altre Pratiche Sublimi – 19/21 marzo 2021, Camaiore, Versilia

“La vita è un viaggio da fare a piedi” Bruce Chatwin

Festeggiamo insieme il primo weekend di primavera! Tra Terra e Cielo da venerdì 19 a domenica 21 marzo organizza una sorpresa: “WALK, EAT, LOVE, Festa del Camminare e altre Pratiche Sublimi, quarta edizione” a Camaiore (Versilia).

Parteciperanno tra gli altri:

Franco Berrino, medico ed esperto di salute e prevenzione che da anni collabora con noi, Riccardo Carnovalini e Anna Rastello che ci raccontano il loro Giro d’Europa a piedi in 365 giorni e i segreti della fotografia naturalistica, Marco Bo, Roberto Marrocchesi, Elena Alquati, maestri del cibo che cura e delle fermentazioni, Silvana Amadeo, scrittura creativa, Alessandra Nespoli, campane di cristallo, Chiara Zagonel, relazioni quantiche e Lorenza Russo, Camminare nei Boschi e molti altri.

WALK EAT LOVE, Camminare, Mangiare bene e curare le Relazioni. Tre parole chiave sintesi di 42 anni di vita dell’associazione, tre elementi in sinergia per il benessere di corpo-mente-spirito. Sulla base di questa filosofia proponiamo cammini nella natura, conferenze e laboratori sul camminare come terapia, macrobiotica, sostenibilità, discipline olistiche, meditazione, filosofia green, corpo e benessere e altro ancora.

Tutto questo nella splendida cornice del comune di Camaiore (LU), nel cuore della Versilia, lungo la Via Francigena, i boschi e le pendici delle Alpi Apuane. Un’occasione per rifiorire con la primavera dopo questi mesi di chiusura e camminare insieme verso il mondo in cui vogliamo vivere. I dettagli della festa qui: www.festadelcamminare.it. E tu, ci vieni alla festa?

TRA TERRA E CIELO www.traterraecielo.it Associazione attiva da 42 anni per la diffusione del vivere in armonia con la natura attraverso la promozione di viaggi a piedi con le VIE DEI CANTI www.viedeicanti.it, di un’alimentazione salutare e della cura delle relazioni umane.

Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES è onorato di partecipare a questa splendida festa con alcuni componenti del consiglio direttivo e del comitato scientifico.

Roma, 11 febbraio 2021

Angelo Consoli, presidente

Antonio Rancati, coordinatore generale

ScART, ovvero l’arte di valorizzare gli scarti, di Franco Farina

Franco Farina davanti a una delle sue opere

La nuova rassegna di opere di Franco Farina si chiamerà “ScART”.

L’artista Ostunese propone significativamente una mostra personale da allestire nelle Isole Ecologiche o le discariche dei vari Comuni che fossero sensibili ai temi ambientali e interessati alla sua esplosiva creatività. La mostra sarà aperta al pubblico negli orari di normale apertura della struttura ma anche in serata dalle ore 17 alle 20 per permettere le condizioni di silenzio necessarie alla fruizione dell’installazione sonora.
Per l’inaugurazione, la curatrice Elisabetta Sbiroli ha previsto un percorso poetico e anche musicale negli spazi dell’esposizione, con lettura di testi di poeti contemporanei e le musiche originali di musicisti contemporanei.

Precedentemente le opere di Farina hanno trovato collocazione in spazi più “istituzionali” come il cinquecentesco palazzo espositivo Granafei Nervegna a Brindisi, dove tali opere “dialogavano” con importanti testimonianze archeologiche della città, rendendo leggibile ai contemporanei la stratificazione di segni che la memoria aveva depositato in quegli spazi.

palazzo Nervegna a Brindisi


Se quella esposizione si svolgeva sotto il segno di Crono, il dio del tempo, quelle oggi proposte potrebbero porsi sotto il segno di Gaia, la dea della terra. La situazione d’emergenza che si è venuta a creare in seguito alla pandemia ha reso tutti più consapevoli della fragilità delle nostre condizioni di vita come abitanti del pianeta terra, dell’interconnessione di tutti i fenomeni ambientali.

Sarebbe ora di rimettere in discussione l’idea di crescita illimitata, di limitare lo spreco delle risorse, di incoraggiare la solidarietà, di dedicare più attenzione anche ai piccoli gesti quotidiani
che possono contribuire a salvare l’ecosistema.

L’angelo


Franco Farina porta avanti da tempo una sua personale ricerca sul concetto di scarto prodotto dal consumismo. Lo sguardo che posa sul mondo, e che riesce a trasmetterci talvolta con crudele ironia, è quello di una straziante e lucidissima contemporaneità. Fra i residui della nostra civiltà dei consumi, l’artista attinge non solo l’ispirazione, ma la materia prima e il senso della sua paziente opera di riciclo dei miti della modernità. Il lavoro di Farina conferisce dunque un nuovo valore artistico, ma anche materiale e perfino economico ad una materia e a degli oggetti che del valore sono stati privati quando hanno raggiunto lo status di rifiuti da smaltire con dei costi per la società. Franco Farina dimostra come l’ingegno dell’uomo e lo spirito creativo di cui specialmente noi italiani siamo dotati, possa ridare nuova vita e nuovo valore a oggetti che erano stati condannati da una civiltà del consumismo e del profitto estremi a diventare “rifiuti” con ciò negando il concetto stesso di rifiuti, a cui il nostro preferisce il termine Scarti, una parola in sé negativa che però ne contiene una positiva: Art! Il CETRI Magazine ha voluto approfondire queste idee innovative ai limiti della sfrontatezza direttamente con l’Artista (anzi, potremmo dire lo Sc…artista), Franco Farina.

Franco Farina, Yellow Submarine.

Franco, cominciamo dal principio: cosa usi come materia prima per le tue creazioni?
Per le mie opere utilizzo lamiere edili, scatole di caramelle, di cioccolata, di biscotti, lattine d’olio, contenitori metallici di ogni genere. Utilizzo legni di recupero, ante di armadio, piani di tavoli, truciolati, multistrati. Poi colori a tempera, acrilici, alla gommalacca, terre colorate e pigmenti. Le parti in legno costituiscono generalmente il supporto su cui viene ancorata l’opera, costituita dai materiali metallici sezionati, sagomati, inchiodati, sovrapposti fino a comporre l’immagine.

Non è difficile e perfino un po’ rischioso lavorare lamiere e oggetti normalmente considerati “scarti”?
Le lamiere sono di fatto una materia pittorica che si appoggia sul colore di fondo e con il colore collabora. Il colore stesso si ispessisce nella colla e nel gesso, si agglutina, scompare nei tagli e risale alla superficie del rilievo, sposa la ruggine, il tessuto e la polvere, diventa materico.

C’è un messaggio particolare contro la nostra civiltà dei consumi estrema in questa tua scelta di trasferire l’esibizione delle tue opere dai palazzi espositivi alla discarica?
Nella maggior parte dei casi i materiali che utilizzo sono materiali di recupero, res nullius, cose abbandonate per strada o ammassate dai raccoglitori nei depositi.
Arrugginiti, ammaccati, questi materiali in effetti li trovo spesso in discarica, il luogo dove si conclude il viaggio delle cose, lì dove si dice addio a ciò che si è stati. Consumati, consunti, tutti gli oggetti finiscono lì, nelle discariche ufficiali o abusive.
Ciò che non serve, ciò che è stato sfruttato, ciò che ha completato il proprio ciclo, finisce lì. Pronto per essere fatto a pezzettini piccoli piccoli, quasi infinitesimali, pronto per diventare poltiglia o per essere bruciato. Rispetto ai beni di cui potevamo disporre all’inizio della nostra vita, la discarica rappresenta il quoziente ultimo, nella divisione continua che operiamo vivendo.

Ma non temi che questa scelta di trasferire l’arte in una discarica potrebbe essere interpretata come una provocazione e perfino scandalizzare o intimorire qualcuno dei tuoi potenziali spettatori e compratori?
Assolutamente no. Quale posto più accogliente? I materiali che utilizzo per realizzare le mie opere abitano già in discarica, e quindi allestire lì una mia mostra è come “tornare alla casa del padre”. Potrei dire anche che trovo la carne più dolce vicino all’osso…

Non ti crea disagio recarti in posti che sono normalmente evitati dalla maggior parte delle persone, come le discariche?
Frequento da tempo le discariche e le trovo sempre ricolme, ingolfate, soffocate esse stesse, dai rifiuti. Sono tanti i rifiuti e tante le cose rifiutate. Spesso si rifiutano cose che non sono più di moda, cose perse, cose incomprensibili, cose inutilizzate, cose indigeste ed indigerite, rubate, ripudiate, spaccate a metà, usate a metà, comprese a metà, incontrate a metà. La discarica può essere una chiave per interpretare il nostro andare di fretta, il nostro esistere pensando ad altro, il non avere mai il tempo per fare tutto, il rifiuto di ogni responsabilità.

Insomma, la discarica come metafora del nostro tempo…
Una metafora per leggere il nostro modo di allontanare ciò che non ci serve, ciò che non comprendiamo, ciò che non riusciamo a scorgere o che
non vogliamo più vedere, il nostro modo di ignorare o di dimenticare ciò in cui non crediamo più. La discarica è il luogo dei resti, è il luogo del rifiuto.

Qual’è dunque il rapporto fra le tue opere e la discarica?
Le mie opere certamente si specchiano nella discarica. Essa diventa il mare in cui anche io mi specchio. Si sente tanto parlare di riciclo. Un oggetto, una cosa che è stata buttata via o che sta per essere eliminata potrebbe “rivivere”. Le bottiglie di plastica possono servire a fabbricare una piattaforma galleggiante, le bottiglie di vetro possono aiutarci a
costruire la lente di un potentissimo telescopio. Per quanto mi riguarda, questa storia del riciclo mi sembra un tradimento rispetto al carattere originario che dovrebbe avere ogni cosa.

Come se Don Giovanni, invece di sprofondare all’inferno fiero dei suoi peccati, accettasse di sposare la vedova che abita sullo stesso pianerottolo…
Sì, e magari si contentasse anche di una modesta pensione per diventare un marito modello. Questo è il riciclo: dando nuova vita ad un oggetto, quell’oggetto diventa qualcos’altro. Il materiale riciclato spesso cambia identità.

Però si tratta di un’attività che può dare i suoi frutti…
Ma in ogni caso non si tratta del metodo che applico nella creazione dei miei quadri. Io non riciclo i materiali che utilizzo. Scelgo questi materiali già per qualcosa che mi attrae in loro, un’incrinatura, un peso, un colore… Poi li taglio, li modello, li martello, li dipingo. Spesso conservano
tracce della loro funzione primaria, e in ogni caso non cambiano natura, perché li utilizzo per ciò che sono. Rimangono scarti, rifiuti incompresi.

E però sembra di capire che ti raccontino anche qualcosa…
Gli oggetti abbandonati sono come quegli esseri umani che dal centro sono
allontanati e riposti nel buio delle periferie, costretti a strisciare lungo i muri, nell’ombra. Tutti i rifiuti, materiali o umani, raccontano qualcosa del processo di emarginazione che è in corso nella società…

Insomma, tu utilizzi gli scarti ed i rifiuti per rappresentare ciò che non viene compreso…
Non solo; ciò che viene buttato via, ciò che viene rifiutato, ciò che diventa “scarto” e “rifiuto”, per quanto mi riguarda rappresentano un plus valore. Credo che continuino a conservare un valore intrinseco. Per averli non c’è bisogno di pagare, come si fa per eliminarli…

Quindi cosa è davvero la discarica per Franco Farina?
La discarica è una voragine, un cratere che inghiotte le differenze. Un luogo dove ciò che non dev’essere visto, è riposto lontano dagli occhi, al buio. Ma le cose incomprese, gli scarti, i rifiuti possono amalgamarsi e fermentare. Diventare un magma che prima o poi risale in superficie. La luce del sole la si raggiunge con la poesia, con la pratica dell’arte, con la dedizione, con l’amore.
Intervista raccolta da Angelo Consoli per il CETRI Magazine

Dopo la galleria di immagini potrete approfondire la riflessione sull’arte di Franco farina con ulteriori critiche e commenti.

Madonna con bambino
Papaveri
Addolorata
ragazza blu
Brown
Pantera
Braccia nel mare
Braccia
Il porco
Macelleria familiare
Il mondo interiore
Lucia
Agata
Mano sinistra su legno viola modanato
il saluto
La Watussa
Occhi
Venus Aetatis
Donna dai capelli rossi
La Benhapé
Donna Con vista
Balena
Alici
Alici con triglie
San Sebastiano
Quadro verde
Quadro blu
Quadro Rosso
Quadro Bianco
Eros friggens
Cenere
Orfeo e Euridice
Il pescespada
Il rinoceronte
L’armadillo
Gatti
Tèpardo
Gatta con carciofe
Uomo coccodrillo
Farfalla blu
Caterina d’Alessandria

Franco Farina
Opere dolci, solo apparentemente cattive le tue, ostili e taglienti e
sporche…ma solo nella materia di cui son fatte.
Soavi, tenere e dolci come un bimbo nella loro anima, nell’anima dunque
di chi le ha concepite e realizzate.
Ha un cuore da fanciullo Franco e le mani da gigante… callose e dure,
temerarie come le tue speculazioni culturali e impavide… di fronte alle
lame arrugginite giustapposte alla tela… sculture travestite da quadri le
sue… cocci di vita, pezzi di scarto rimessi insieme in forma d’arte per
ricostruire il senso di un esistenza.
Mario De Liguori

L’albero delle ciliege

Franco Farina,
artista della figurazione, si esprime attraverso dei medio – grandi pannelli che si presentano subito gradevoli, malgrado l’asprezza della materia usata per la loro realizzazione. Questi pannelli che non sono sempre incorniciati, quasi a volerli lasciare liberi di vivere qui e altrove una vita propria, incuriosiscono subito, attraggono la nostra curiosità per meglio capire in cosa e con cosa sono realizzati. Lamiere e lamierini sono abilmente tagliati da grossi scarti o ritagliati da comuni contenitori di uso quotidiano, ma è la maestria con cui sono assemblati che sicuramente ci deve colpire, e stupisce come questo materiale sia, nonostante la sua durezza, portato
abilmente a raffigurare mai l’ovvio, la semplice raffigurazione. Farina ci racconta delle storie, ci attrae in un mondo che lui descrivere quasi come se fosse un racconto scritto attraverso immagini.
Le immagini che ci ritornano guardando queste tavole fanno sicuramente leva sull’inconscio di tutti noi perché è forte l’attrazione che esercitano, rimandandoci a qualcosa che già conosciamo ma che non sappiamo subito spiegare, fatalmente ci si trova immersi in un mondo conosciuto attraverso figurazioni note, ma che non siamo più abituati a vedere. Immagini semplici, che ormai obliate quest’ artista ci riporta presenti e vive.
E’ questo un’artista che da all’Arte, secondo me, il suo giusto ruolo, suggestionare, stimolare, comunicare attraverso immagini vere senza stancanti e sterili input “ concettuali”.
Peppe Guida

Ragazza con scarpe rosse

Adamo ed Eva non trovano le mele ,
forse le ha rubate Matisse .
C’è un grande affetto per il pianeta
dove la lepre ha tutti i diritti
e la pietra una natura cosmica .
La regina delle arance si occupa del sole ,
sette minuti con una farfalla sono una vita .
Nell’incantesimo di sogni dispersi nel tempo
nasce il giaguaro uscito dalla corte di Bisanzio,
vale un inchino nel ballo in maschera
con attori dipinti nei costumi d’argento
invitati alla corte di Franco Farina .
Il gioco , a volte crudele , è solo teatro
e se perde sangue non perde il sorriso.
L’ingenuità e lo stupore delle immagini
sono il filtro dell’aria .
L’arte è l’ultimo bar verso l’infinito,
se non trovi la strada segui l’azzurro.
Franco Toselli

La regina degli aranci

Franco Farina comincia a lavorare come restauratore e antiquario, si laurea poi in Conservazione dei beni culturali alla Cà Foscari di Venezia, e ottiene un Master in Conservazione e caratterizzazione dei materiali lapidei e ceramici nella Facoltà di Geologia a Bari.
L’artista eredita dalla pratica del restauro una profonda conoscenza dei materiali, un’attenzione al dettaglio e un notevole senso della composizione. Ma in più, Farina è persona di grande cultura, capace di indicare nei miti classici e nelle allegorie barocche una fantastica giustificazione alle sue visioni.
Esistono diversi approcci possibili alla sua opera, e lui stesso, a richiesta, si dilunga in un lungo esercizio di interpretazione, applicando a ogni opera delle chiavi di lettura simboliche o psicologiche.
Eppure la forza primitiva delle immagini, dei colori, dei materiali utilizzati sembra ribellarsi a ogni tentativo di addomesticamento ideologico borghese.E infatti quando si chiede a Farina dove potrebbe situare i suoi maestri, i possibili modelli di riferimento nella storia dell’arte per il tipo di linguaggio espressivo che utilizza, egli cita gli Espressionisti.
Allora tutto sembra prendere senso, persino la scelta eterogenea dei soggetti : pesci, armadilli, annunciazioni, martiri, un priapo in riva al mare e un eros che frigge, la macelleria famigliare e Josephine Baker… superata la cortina fumogena di simbolismo e naiveté, è uno sguardo di straziante e lucidissima contemporaneità che Farina applica ai suoi soggetti, e che ci viene ritrasmesso con crudele ironia.
Un grido (o una risata che ci seppellirà?) si alza da questi pannelli di legno con superfici di lamiere contorte, arrugginite, su fondi così delicatamente elaborati, da queste sottili striscioline di lamiera recuperata da contenitori di uso quotidiano, dove è ancora possibile riconoscere il nome di una marca di sardine o di thé.
Corpi pronti al sacrificio, bocche dischiuse, occhi sognanti, i quadri più recenti replicano nell’umano l’attonita fissità delle belve della prima produzione.
Con queste parole franco Farina descrive la sua tecnica “ Per le mie opere utilizzo lamiere edili, scatole di caramelle, di cioccolata, di biscotti, lattine d’olio, contenitori metallici di ogni genere. Utilizzo legni di recupero, ante di armadio, piani di tavoli, truciolati, multistrati. Poi colori a tempera, acrilici, alla gommalacca, terre colorate e pigmenti. Le parti in legno costituiscono generalmente il supporto su cui viene ancorata l’opera, costituita dai materiali metallici sezionati, sagomati, inchiodati, sovrapposti fino a comporre l’immagine. Le lamiere sono di fatto una materia pittorica che si appoggia sul colore di fondo e con il colore collabora. Il colore stesso si ispessisce nella colla e nel gesso, si agglutina, scompare nei tagli e risale alla superficie del rilievo, sposa la ruggine, il tessuto e la polvere, diventa
materico.
Nella maggior parte dei casi i materiali che utilizzo sono materiali di recupero, res nullius, cose abbandonate per strada o ammassate dai raccoglitori nei depositi. Arrugginiti, ammaccati, questi materiali in effetti li trovo spesso in discarica, il luogo dove si conclude il viaggio delle cose, lì dove si dice addio a ciò che si è stati. Consumati, consunti, tutti gli
oggetti finiscono lì, nelle discariche ufficiali o abusive.
Ciò che non serve, ciò che è stato sfruttato, ciò che ha completato il proprio ciclo, finisce lì.
Pronto per essere fatto a pezzettini piccoli piccoli, quasi infinitesimali, pronto per diventare poltiglia o per essere bruciato.”
Franco Farina diceva recentemente che gli piacerebbe fare un’esposizione in una discarica.
Provocazione? No, profonda coerenza del proposito. Pare che proprio lì, fra gli scarti, i residui della nostra civiltà di consumo, Farina possa attingere non più l’ispirazione, ma la materia prima e il senso della sua paziente opera di riciclo dei miti della modernità.

Elisabetta Sbiroli

Sindaci e assessori alla Cultura e all’Ambiente di tutta Italia, se non volete farvi sfuggire questo folle artista, saremo lieti di mettervi in contatto con contattate la curatrice Elisabetta Sbiroli. Contattateci a questo indirizzo email: info@cetri-tires.org


3Bee premia l’innovazione: via alla prima Call for Impactability con la partecipazione del nostro centro studi europeo

La prima call for ideas voluta dalla startup delle api 3Bee, che ha fatto del coraggio nell’innovazione il suo punto di forza, a cui parteciperemo con grande piacere con il nostro centro studi europeo Cetri-Tires (Roma/Bruxelles)

Maggiori informazioni e il regolamento completo per partecipare alla call sono disponibili cliccando al seguente link: https://www.3bee.it/impactcall/

Milano, 27 gennaio 20213Bee, startup innovativa che sviluppa sistemi di monitoraggio per la salvaguardia e la protezione delle api, lancia la prima edizione della Call for Impactability in partnership con Le Village by Crédit Agricole di Milano, ecosistema aperto che sostiene e accelera l’innovazione delle giovani aziende, di cui 3Bee fa parte. Un concorso rivolto a tutti coloro maggiori di 18 anni che sono spinti da un forte senso di cambiamento e di inversione di rotta in termini di impatto esercitato sul pianeta dall’attività dell’uomo.  

Dal 2017, anno della sua fondazione, 3Bee ha rivoluzionato l’antica e preziosa arte dell’apicoltura incentivandone la crescita e la riscoperta grazie all’innovazione e all’implementazione di tecnologie all’avanguardia, oltre a svolgere un grande lavoro di comunicazione e sensibilizzazione, sviluppando progetti di CSR con aziende come Ferrero e Davines. Lo stretto legame tra tradizione, innovazione e tecnologia, la conservazione della biodiversità e lo sguardo attento verso l’ambiente e la società in cui viviamo, valori chiave della startup fondata da Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti, saranno il fil rouge della prima edizione della Call for Impactability.

Per stimolare il talento e incoraggiare una propensione verso l’innovazione e il cambiamento, 3Bee si pone a sostegno dell’Impactability, termine nato dall’unione delle parole inglesi impact e sustainability e coniato dal team della startup stessa per indicare tutte le attività in grado di generare un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. L’obiettivo della Call è infatti quello di raccogliere idee e proposte innovative basate sui principi di sostenibilità, circolarità ed equità e finalizzate al maggior sviluppo di un’etica sociale e ambientale per le presenti e future generazioni.

Il concorso si rivolge ai giovani talenti e non, con almeno 18 anni e una forte propensione al cambiamento, e invita a presentare progetti basati su proposte ad alto impatto ambientale e sociale con il fine di migliorare la qualità della vita delle persone. Per essere selezionati, i progetti dovranno rientrare in una delle seguenti macrocategorie di attori del cambiamento: impatto tramite collaborazione con imprese e territorio, impatto tramite azioni quotidiane del singolo, impatto tramite azioni collettive della comunità. Sarà possibile partecipare singolarmente o in gruppo.

La giuria, composta da rappresentanti di importanti realtà italiane che hanno fatto dell’innovazione il loro punto di forza, giudicherà tutti i progetti tenendo conto di sette criteri: qualità del materiale presentato, rispondenza alla tematica, applicabilità della proposta, livello di innovazione introdotto, livello di impatto, fattibilità e scalabilità dell’idea.

Tra tutti i progetti ricevuti, dieci passeranno alla semifinale che si svolgerà online. La finale avrà invece luogo presso Le Village by CA Milano, main partner dell’iniziativa, che metterà a disposizione gratuitamente i propri spazi. In questa occasione, la giuria selezionerà i tre progetti migliori, i quali verranno finanziati direttamente da 3Bee: la startup ha messo in palio tre premi in denaro, rispettivamente del valore di 5.000, 1.000 e 500 euro, e un riconoscimento stampa che verrà invece attribuito al progetto più brillante e di grande comunicabilità.

Un ringraziamento speciale a Le Village by CA Milano, hub dell’innovazione del gruppo Crédit Agricole e main partner dell’iniziativa, Gruppo Crédit Agricole Italia, Istituto bancario cooperativo francese e gruppo bancario internazionale, Start2Impact, programma di formazione digitale e job placement, ComoNExT – Innovation Hub, polo di innovazione tecnologica e incubatore di startup certificato MiSE, Altis – Università Cattolica del Sacro Cuore e a tutti gli altri partner della prima edizione della Call for Impactability di Milano promossa da 3Bee, per il loro prezioso sostegno nelle attività di realizzazione e organizzazione del concorso.

Maggiori informazioni e il regolamento completo per partecipare alla call sono disponibili cliccando al seguente link: https://www.3bee.it/impactcall/

3Bee è una startup agri-tech fondata nel 2017 da Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti per preservare le api dall’estinzione e migliorarne la qualità di vita. La startup ha sviluppato HiveTech, un alveare 3.0 che consiste in una rete di sensori IoT, i quali, posizionati all’interno dell’alveare, monitorano il benessere delle api permettendo agli apicoltori di ridurre i trattamenti, diminuire le visite nell’apiario e abbassare le emissioni di Co2. Dalla sua nascita 3Bee ha sviluppato una rete di 2.000 apicoltori in tutta Italia in cui ha installato i propri sensori e ha dato vita all’iniziativa “Adotta un Alveare” dedicata a privati e imprese.  Per queste ultime ha ideato un programma di Corporate Social Responsibility (CSR) – Pollinate the Planet” – che in un solo anno ha permesso di salvare 70 milioni di api.

Le Village by Crédit Agricole Milano, il primo Village italiano di Crédit Agricole, e uno dei 37 del network internazionale sviluppato dal Gruppo bancario in Francia e in Europa, è uno spazio multifunzionale nel centro di Milano: 2.700 metri quadrati all’interno di un ex convento del XV secolo in corso di Porta Romana, 40 startup attualmente residenti, 13 partner e 38 abilitatori coinvolti. Sette i principali ambiti di attività delle startup, definiti le “7F”: 3 legate alle eccellenze italiane del territorio (Food, Fashion, Furniture), 3 a settori inerenti al Gruppo CA (Fintech/Insurtech, Future Mobility, France) e, ultimo, il settore Farmaceutico. Elemento trasversale è la “sostenibilità”, declinata in tutti i 7 settori verticali. www.levillagebyca.it

Fonte Ufficio stampa 3Bee www.3bee.com e Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Le Village by CA Milano www.affcomunicazione.it

“Se pensi di essere troppo piccolo per avere impatto, prova ad andare a letto con una zanzara che gira nella stanza.” Anita Roddick

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