الخميس, مارس 4, 2021

Terra Madre 2010: sostenibilità e politiche alimentari


La Advanced School in Sustainability and Food Policies, corso on line organizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche, sottopone il documento Sostenibilità e Politiche alimentari alle comunità del cibo affinché lo discutano e lo completino. Il documento è stato redatto dagli studenti e dagli esperti di fama mondiale che hanno guidato le 8 aree tematiche in cui è suddivisa la scuola e a cui corrispondono gli 8 capitoli che formano il documento. Il 24 ottobre la versione arricchita dei contributi forniti dalle comunità del cibo verrà illustrata nella sessione conclusiva di Terra Madre, mentre il documento definitivo sarà presentato il 10 dicembre in occasione del Terra Madre Day: il testo sarà consegnato a governi, amministratori locali, aziende, ONG e istituzioni internazionali interessati a mettere in pratica queste istanze. Tale documento conterrà le linee guida per sviluppare e attuare nuove politiche del cibo, alla luce delle più recenti analisi relative alla sostenibilità ecologica, economica e sociale.
 
I Laboratori della Terra in cui si discute il documento Sostenibilità e Politiche alimentari si svolgono tutti venerdì 22 ottobre alle ore 10.00 e sono suddivisi in otto aree tematiche che corrispondono agli argomenti trattati nel corso della Advanced School in Sustainability and Food Policies.
 
Sala A
Trasformazioni e sistemi sociali
Le evoluzioni storiche della produzione, della distribuzione e del consumo alimentare verranno discusse allo scopo di comprenderle in relazione ai cambiamenti della società.
Guidano il dibattito:
Raj Patel, scrittore, esperto di politiche alimentari, docente dell'Università di KwaZulu-Natal, Sud Africa.
Serge Latouche, professore emerito di Scienze Economiche all’Università di Paris-Sud. È specialista dei rapporti economici e culturali Nord-Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali. Sostenitore della decrescita conviviale e del localismo.
 
Sala B
Energia e produzione sistemica
La discussione avrà come scopo quello di individuare le azioni che gli stakeholders devono intraprendere nel campo dei sistemi energetici e di produzione sistemica.
Guida il dibattito:
Angelo Consoli è direttore dell'Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin, della Foundation on Economic Trends ed è presidente-fondatore del CETRI-TIRES (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale).
 
Sala C
Biodiversità ed ecosistemi
Il dibattito sarà finalizzato a comprendere le funzioni della biodiversità all'interno del regno ecologico per fornire informazioni utili ad attuare un modello di agricoltura più sostenibile.
Guida il dibattito:
Marcello Buiatti, docente di Genetica presso l’Università degli Studi di Firenze e presidente della Fondazione Toscana Sostenibile. In qualità di delegato italiano presso la Comunità europea, ha diretto numerosi programmi e progetti scientifici e preso parte a diverse attività internazionali legate alla bioetica e agli studi epistemologici.
 
Sala D
Beni, scambi e risorse comuni
Si affronterà il tema della relazione tra etica ed economia, tra responsabilità condivisa e costruzione di un nuovo concetto di qualità alimentare, tra ambiente e persone.
Guida il dibattito:
Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia Politica all'Università di Bologna e Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna Center. È presidente dell'Agenzia per le Onlus.
 
Sala E
Legge, diritti e politiche
La discussione verterà sulle problematiche giuridiche concernenti le politiche alimentari e sulla promozione di un approccio basato sui diritti umani nello sviluppo e attuazione di tali politiche.
Guidano il dibattito:
Daniele Giovannucci, co-fondatore e direttore esecutivo del Committee on
Sustainability Assessment (COSA), un consorzio mondiale di istituzioni e di agenzie delle Nazioni Unite finalizzato allo sviluppo di metodologie innovative nella valutazione degli standard ambientali e sociali e dei diversi approcci alla sostenibilità.
Christoph Spennemann, lavora come consulente legale presso United Nations Conference on Trade and Development. Le sue competenze specifiche riguardano i diritti di proprietà intellettuale.
 
Sala F
Educazione sostenibile
Si discuteranno i punti salienti che il gruppo di lavoro ha individuato come identificativi di un'educazione sostenibile in riferimento al tema delle scelte alimentari.
Guida il dibattito:
Manfred Max-Neef, economista e ambientalista. E’ famoso per la sua teoria di sviluppo, basata sui bisogni fondamentali. E’ membro del World Future Council.
 
Sala G
Conoscenze tradizionali, genere e valori immateriali
Verranno affrontate le tematiche della relazione tra cibo, genere ed eredità intangibile, nel tentativo di comprendere come proteggere e promuovere le conoscenze tradizionali delle varie comunità locali.
Guidano il dibattito:
Vandana Shiva, attivista, scienziata, vice presidente Slow Food e presidente Commissione internazionale per il futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura. Nel 1991 ha fondato Navdanya, movimento in difesa della biodiversità e dell'agricoltura autoctona.
Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, è anche ideatore della rete mondiale Terra Madre.
 
Sala H
Piacere e benessere
Come definire una dieta sostenibile? Qual è il ruolo di governi e istituzioni? Un incontro per delineare un sistema educativo mirato alla consapevolezza di un piacere alimentare sostenibile.
 
L’Advanced School in Sustainability and Food Policies si svolge dal 19 luglio al 25 ottobre 2010 ed è coordinata dal prof. Andrea Pieroni, docente Unisg e da Cinzia Scaffidi, direttrice del Centro Studi Slow Food.
 
Il corso online si propone di produrre un documento per ogni area di lavoro, che contenga le linee guida per attuare nuove politiche alimentari, alla luce delle più recenti analisi relative alla sostenibilità ecologica, economica e sociale.

In Italia si discute sui nuovi incentivi per il Solare

Milano, 6 luglio 2010 (fonte: Reuters)

L’8 luglio 2010 l’Italia, terzo mercato solare europeo, svelerà i dettagli dell’attesissimo nuovo piano per gli incentivi per il Solare, stando a quanto riporta un documento pubblicato martedì.

La pazienza degli investitiori interessati alla strategia Italiana è stata messa a dura prova dai vari rinvii nella presentazione del piano, attesa fin dall’nizio del 2010; il ritardo ha causato grandi fluttuazioni nelle azioni delle compagnie solari Italiane come TeriEnergia (TRNI.MI) ed ErgyCap (ECY.MI).

Giovedì avverrà la discussione tra Governo e Regioni a riguardo della proposta governativa sui nuovo schema per gli incentivi sull’energia solare. Inoltre, sul sito web del Governo, è stato annunciato linserimento in Agenda di un meeting per la discussione delle linee guida per le autorizzazioni per le centrali energetiche rinnovabili.

Il meeting della cosiddetta “Conferenza Unificata Stato-Regioni”, la cui approvazione è vitale per il piano, è stato cancellato o rimandato già diverse volte quest’anno e questa è la prima volta che gli incentivi per il solare sono stati inclusi in Agenda del Governo.

Il sistema di incentivi attuale, lanciato nel 2007 e in scadenza a fine 2010, ha creato un boom negli investimenti nel solare in Italia. Con una capacità fotovoltaica installata di oltre 1.300 MegaWatt, l’Italia si attesta al terzo posto tra i produttori Europei di energia solare, dopo Germania e Spagna. Il sottosegretario al Ministero dell’Industria Stefano Saglia, autore della proposta, ha dichiarato il mese scorso che il Governo prevede di tagliare gli incentivi al solare del 18% in media nel 2011, cioè meno delle aspettative del mercato, che prevedevano tagli per almeno il 25%.

Il Governo ha preparato il nuovo schema di incentivi per il settore con l’intento di adeguarsi al prezzo sempre minore dei sistemi fotovoltaici che trasformano la luce solare in energia.

Il piano per le rinnovabili della Germania punta su Sole e vento

05/07/2010

La capacità solare in Germania triplicherà entro I prossimi 10 anni, stando a quanto previsto nel progetto di piano per le rinnovabili parzialmente svelato Giovedì. La capacità eolica aumenterà di due terzi. Gli Stati membri hanno avuto come termine ultimo il 30 di giugno per presentare i loro piani, ma solamente 3 Paesi sono riusciti a finalizzare i propri piani in tempo.
La Germania dovrà produrre il 18% della propria energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Il Governo prevede di superare questa quota di 1,6 punti percentuali. Le quote per l'elettricità e per il condizionamento saranno rispettivamente del 38,6% e del 15,5%. Per quanto riguarda I trasporti, il 13,2% proverrà da fonti rinnovabili.
Stando al progetto di piano, la capacità per l'energia solare sarà più che triplicata passando a 51,753 MW entro la fine del decennio.
Dopo i significativi tagli alle tariffe di alimentazione del 2010, il Governo si aspetta un rallentamento nello sviluppo di nuova capacità, con un incremento di 6.000 MW nel 2010, 4.500 MW nel 2011 e 3.000 MW annui dal 2012 al 2020.
La capacità energetica, per quanto riguarda l'eolico, crescerà fino a 45.750 MW, con capacità offshore aumentata fino a 10.000 MW.
La crescita nella nuova capacità onshore rallenterà fino al 2013. Si avrà una ripresa nel 2016 grazie al rinnovamento di vecchie installazioni. La capacità idroelettrica aumenterà moderatamente fino a 4.309 MW, con la maggior parte della nuova capacità derivante da grandi installazioni.
L'incremento della capacità installata per la biomassa è previsto dagli attuali 6.235 MW a 8.928 MW entro il 2020. La capacità geotermica aumenterà da 10  a 298 MW. L'energia marina non è tenuta in conto. Il Governo non si aspetta che essa costituisca un grosso contributo per il mix energetico.
Il Ministro per l'ambiente Norbert Röttgen ha parlato di un collegamento tra lo sviluppo delle rinnovabili e l'uscita pianificata dal nucleare della Germania. L'uscita sarà possibile quando le rinnovabili contribuiranno per il 40% della produzione di elettricità, dice il Ministro. Stando a quanto espresso nel piano, le condizioni saranno favorevoli nel 2021. L'industria delle rinnovabili prospetta una quota del 47% per il 2020.

Tre Paesi presentano i piani per le energie rinnovabili

05/07/2010

Solo la Danimarca, la Gran Bretagna e l’Olanda hanno rispettato il termine del 30 giugno per la presentazione dei piani per le energie rinnovabili per il 2020, stando alle informazioni pubblicate dalla Commissione Europea lo scorso venerdì. La presentazione dei piani di altri Paesi è attesa per le prossime settimane.
I progetti per i piani di molti altri Paesi tra i quali Spagna, Italia, Irlanda e Polonia sono già noti. Venerdì, l’ENDS ha anche rivelato dettagli a riguardo dei piani preparati da Germania e Austria. Tutti i 27 piani, a seguito della loro presentazione, saranno tradotti in inglese.
Come altre Nazioni UE, la Gran Bretagna ha intenzione di puntare molto sull’eolico per raggiungere il suo obiettivo energetico del 15% per il 2020. Nel 2009, la quota ad esso relativa era appena del 3%.  La percentuale di elettricità prodotta da rinnovabili era del 6,6%, quella di condizionamento (caldo e freddo) da fonti pulite era invece dell’1,6%. Nel campo dei carburanti per i trasporti, solo il 2,5% proveniva da fonti rinnovabili.
Il piano del Regno Unito prevede un incremento rilevante nella capacità energetica eolica. La capacità interna aumenterà dagli attuali 4.040 MW a 14.890 MW nel 2020. Quella verso l’estero crescerà dai 1.390 MW odierni a 12.990 MW tra un decennio. L’energia ricavata da onde e maree comincerà ad essere prodotta ed utilizzata a partire dal 2016, con una capacità  stimata di 1.300 MW per il 2020.
La produzione di energia fotovoltaica crescerà fino a 2.680 MW, attestandosi attorno al 7% della capacità energetica da rinnovabili per il 2020. L’energia idroelettrica rimarrà pressoché costante per tutto il decennio, stando a quanto indicato nel piano. La biomassa solida per la produzione di energia elettrica avrà una capacità totale di 3.140 MW.
Il contributo delle rinnovabili al condizionamento è espresso in migliaia di tonnellate di petrolio equivalenti. Dall’energia solare ci si aspetta una produzione di 34kton, in aggiunzione alle 3.612 e 302kton per la biomassa solida e il biogas, rispettivamente. Le pompe di calore genereranno 1.301kton, che equivalgono a circa il 21% del contributo totale delle rinnovabili in questo campo.
Nel settore dei trasporti, le rinnovabili genereranno 4.472kton per il 2020, con il biodiesel che rappresenterà circa il 55% di questa quota, seguito dal bioetanolo (39%). Quasi tutti questo biocombustibili verranno importati. L’elettricità “verde” rappresenterà solo il 6% dei combustibili rinnovabili.
Come richiesto dalla Legge Europea, il piano elenca inoltre una serie di misure esistenti ed in programma per il raggiungimento dell’obiettivo energetico per le rinnovabili del 15% per il Regno Unito. Ad esempio, il nuovo governo di coalizione programma di introdurre tariffe di alimentazione per la produzione energetica su larga scala da affiancare alla già esistente “Renewables Obligation”.
Il piano prevede inoltre un “Renewable Heat Incentive” (incentivo per il riscaldamento tramite rinnovabili), ma il governo non ha ancora specificato come funzionerà esattamente un volta applicato. Altre misure in progetto includono il lancio di progetti dimostrativi sul biogas nel biennio 2010-2011, che prevederanno sovvenzioni per strutture di compostaggio e digestione anaerobica degli scarti alimentari.

Nel mix energetico le rinnovabili hanno ancora una quota minoritaria – BP

01/07/2010 (fonte: ENDS)

Secondo l’ultima indagine statistica svolta da BP, pubblicata mercoledì e relativa ai dati del 2009, le energie rinnovabili, fatta eccezione per quella idroelettrica, rappresentano ancora una quota minoritaria del mix energetico usato per soddisfare il fabbisogno globale, a dispetto della rapida crescita delle capacità energetiche solari ed eoliche.
Le capacità produttive per l’eolico e il solare sono aumentate, rispettivamente, del 31% e del 47 %, grazie ai costanti sussidi governativi, tra i quali stimoli fiscali mirati. I leader nello sviluppo dell’eolico sono la Cina e gli Stati Uniti, che hanno inciso, insieme, per il 62,4% della crescita totale.
Il carbone è rimasto stabile nel 2009, mentre la produzione di energia nucleare è calata dell’1,3%. L’energia idroelettrica ha avuto un incremento dell’1,5%, trascinata principalmente da Brasile, Cina e Stati Uniti. La produzione di petrolio è calata di ben 7,3 punti percentuali – la maggiore diminuzione dal 1983.
L’apporto energetico primario delle energie rinnovabili ha visto un incremento del 14% nei ultimi 3 anni. L’energia idroelettrica e quella nucleare soddisfano il 12% della domanda mondiale. La produzione di Etanolo invece incide per lo 0,3% del fabbisogno energetico totale.
Le statistiche della BP sulle rinnovabili non sono riportate in maniera del tutto affidabile a causa di dati incompleti o inaffidabili. L’economista capo di BP, Christof  Rühl, mercoledì a Bruxelles ha dichiarato alla stampa che dati più completi ed esaustivi saranno pubblicati a partire dal 2011.

Il Financial Times affronta la questione Enel

Il corrispondente per l’Italia del Financial Times Guy Dinmore ha intervistato Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, e spiega le strategie dell’azienda per l’energia.

Guy Dinmore, Roma, 22/06/2010

L’Enel spera che la quotazione in borsa della sua divisione energie rinnovabili possa diventare la più grande Offerta Pubblica Iniziale in Europa dall’inizio della crisi finanziaria globale cominciata due anni fa.
Alcuni ambientalisti, di contro, si chiedono se il servizio pubblico italiano, fortemente indebitato e il cui amministratore delegato è sospettato di essere un “climate sceptic” (un oppositore alla tesi del riscaldamento globale), sia ecologico come afferma di essere.
Il gruppo ha inviato una richiesta alla borsa italiana questo Venerdì per quotare l’unità Green Power di Enel, con collocamento di una quota di minoranza pianificato per ottobre. Enel potrebbe racimolare fino a 4 miliardi di Euro vendendo circa il 30% di EGP (Enel Green Power), come ha dichiarato Fulvio Conti, amministratore delegato Enel.
Conti, 62 anni,  segue la tendenza a cercare di sfruttare gli interessi relativi alle energie rinnovabili. D’altro canto, si oppone alle dichiarazioni dell’ IPCC(Intergovernmental Panel on Climate Change), appoggiato dalle Nazioni Unite , che afferma che l’incremento della temperatura globale è “molto verosimilmente” da attribuirsi alle emissioni umane.
“La mia opinione sulla visione dell’IPCC sul cambiamento climatico non è così rilevante”, ha dichiarato Conti al Financial Times in risposta alle accuse di essere un “climate change sceptic” e di concentrare l’attenzione dell’Enel verso lo sviluppo del carbone e dell’energia nucleare.
“È molto meglio reagire adesso, che si creda o no nelle tesi del cambiamento climatico, prima che il mondo subisca l’impatto del riscaldamento globale. Dobbiamo farlo.  È puro buon senso dire ‘Facciamolo!’… Sono fermamente convinto che I nostri programmi, iniziative, investimenti, sforzi e propositi genuini contribuiranno a creare un mondo migliore”.
Anche se il gruppo, nella sua posizione di primo produttore energetico italiano, è anche il più grande emissore di gas serra, per Conti l’Enel rimane “uno dei servizi pubblici più puliti” e dovrebbe essere giudicato dai suoi numeri. Conti dice che l’Enel sta spendendo 1 milardo di Euro in ricerche sulle rinnovabili – comprese biomassa, idrogeno ed energia solare.
“Spendiamo soldi per progetti che non sono rivolti al profitto [per ora] ma che cercano soluzioni per il futuro” afferma Conti.
Dalla sua creazione nel dicembre 2008, EGP ha istallato 5.700 MegaWatts di Potenza da fonti rinnovabili in Europa e nelle Americhe, con più di 600 impianti già operativi o in costruzione. In Italia è stata istallata circa la metà della capacità totale.
Questi numeri stanno però venendo verificati da Greenpeace, che Enel ha querelato per danni a seguito dell’occupazione temporanea di un sito destinato alla costruzione di una centrale a carbone nel Nord Italia.
“La realtà che mostriamo nel nostro report è che Enel – proprietario del 35% delle azioni del mercato azionistico [energetico] italiano – contribuirà per meno del 10% [di quanto viene richiesto] per raggiungere gli obiettivi [per le rinnovabili dell’UE] fissati per l’Italia per il 2020”, dice Giuseppe Onufrio, direttore italiano di Greenpeace.
La campagna ambientalistica allega al suo report: “A dispetto delle sue dichiarazioni, l’impegno dell’Enel rimane estremamente scarso”. Il report sottolinea come, escluse la generazione industriale dell’energia idroelettrica e geotermica, le altre fonti rinnovabili in Italia rappresentano meno dell’1% della produzione di Enel.
Angelo Consoli, consulente energetico, vede Conti come “l’epitome del campione della vecchia scuola energetica, che tenta di riparare alle sue cattive pratiche energetiche con una copertura ambientalista, portata avanti con campagne informative fuorvianti”.
Consoli  si complimenta con Enel per Diamond, il suo ultimo progetto solare, che immagazzina l’energia prodotta sotto forma di idrogeno. Ma aggiunge: “Naturalmente se il direttore del monopolista in carica dell’energia italiana è un ‘climate sceptic’, non penso proprio che le sue decisioni, quando si parlerà di produzione e distribuzione energetica, andranno nella direzione giusta”.
Le credenziali “verdi” dell’Enel sono state messe in dubbio quando l’azienda ha ingaggiato Patrick Moore, un autoconclamato “climate sceptic” ed esponente dell’energia nucleare, per tenere una conferenza a febbraio nella sede centrale dell’azienda. Moore ha attaccato I rilevamenti dell’IPCC e ha parlato di una “enorme cospirazione” tra gli scienziati.
Conti ha preferito non commentare i punti di vista di Moore, definendolo un’ “esperto di industria” tra altre persone invitate a parlare ma che non necessariamente riflettono le vedute di Enel.
Una delle critiche mosse a Enel è la lentezza necessaria per stabilire le connessioni alla rete elettrica da parte di terzi produttori di energia eolica e solare.
L’antitrust italiana la scorsa settimana ha dichiarato di stare indagando su Enel e altri fornitori energetici in Sicilia, rilevando che in alcune parti d’Italia ci sono “posizioni dominanti artificiose” che “compromettono le condizioni della fornitura”.
Enel dichiara che le limitazioni pratiche sono da biasimare. Rileva inoltre che con l’istallazione di “smart meters”, lo scorso anno 48.000 clienti Enel hanno venduto l’energia prodotta dai loro impianti solari alla rete italiana.
Il dibattito su Enel e inquinamento è destinato a proseguire, e appare improbabile che abbia grosso impatto sulle quotazioni di EGP. Molto più importante, dicono gli analisti, è il fatto che ci siano dubbi da parte dell’Italia e dei governi di altri Paesi che provano a tagliare i propri deficit sullo stanziare sussidi elevati per la produzione di energie rinnovabili.
Un ex dirigente Enel, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, dice che Conti è riluttante a parlare approfonditamente del cambiamento climatico perché il Governo italiano, azionista di maggioranza dell’Enel, è stata riluttante ad adottare gli obiettivi climatici dell’UE.
Conti insiste nell’affermare che il futuro poggerà le sue basi su carbone ed energia nucleare affiancati alle rinnovabili. “Non ci si può comportare in modo così intellettualmente arrogante”, dice. “Bisogna essere equilibrati.”

Inaugurato in Spagna il primo distributore di idrogeno da fonti rinnovabili


come autorevolmente suggerito da Jeremy Rifkin anche l’Aragona si è dotata di un distributore di idrogeno d fonti rinnovabili come quello di Colle Salvetti in Toscana.
L’impianto è stato realizzato nel Walqa Tecnology Parc, a Huesca, a 60 km a nord di Saragoza. All’inaugurazione che si è tenuta oggi hanno partecipato importanti esponenti del governo dell’Aragona tra cui Arturo Aliaga, Ministro del Turismo e mecenate della Fondazione Idrogeno Aragon,il Presidente della General Motors Europa Nick Reilly, che ha fornito l’auto a idrogeno per fare il primo pieno.

Per saperne di più vi rimando al sito http://www.hidrogenoaragon.org

Leggi UE per gli edifici, pubblicata etichettatura energetica

22/06/2010 (fonte: ENDS Europe)

La versione riveduta della direttiva UE per le performance energetiche per gli edifici acquisirà corso legale il prossimo 8 luglio, a seguito della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale avvenuta Venerdì. Un’altra legge riguardante l’etichettatura energetica ha acquisito valore legale Sabato.
Entrambe le leggi erano state adottate a maggio.
La direttiva sugli edifici verrà applicata in vari step, con termine ultimo di recepimento fissato per il 9 luglio 2012. La legge dovrà essere totalmente applicata entro il 9 luglio 2013. I nuovi edifici dovranno usare “energia quasi pari a zero” (“nearly zero-energy”) entro il 2020, il che significa che l’energia da utilizzare dovrà essere quasi interamente ricavata da fonti energetiche locali.
I nuovi edifici pubblici dovranno soddisfare questi requisiti entro il 2018. La Commissione Europea riporterà i progressi fatti verso il raggiungimento di questi obiettivi ogni tre anni a partire da dicembre 2012. Gli Stati Membri dovranno inoltre elencare le iniziative nazionali a supporto del miglioramento dell’efficienza entro il 30 giugno 2011.
Un altro requisito chiave è quello di adottare schemi di certificazione energetica nazionali. Queste certificazioni saranno valide fino a 10 anni. Alla Commissione viene richiesto di lanciare uno schema volontario  di certificazione UE per edifici non residenziali entro il 2011.
La direttiva richiede anche all’esecutivo dell’Unione Europea di stabilire entro il 30 giugno 2011 una cornice metodologica comparativa per il calcolo dei costi minimi del livello di performance energetiche di un edificio durante il suo ciclo vitale economico stimato.
La direttiva riveduta per l’etichettatura energetica dovrà inoltre essere trasformata in leggi nazionali entro il 20 giugno 2011.
La Commissione rivedrà la direttiva entro il 31 dicembre 2014. Il suo raggio d’influenza è stato esteso ai prodotti che consumano energia nel settore industriale e in quello commerciale, come ad esempio le celle frigorifere e I distributori automatici, e ai prodotti legati all’energia.

USA: Energia e Ambiente

21/06/2010

“Abbiamo una decisione da prendere. Possiamo rimanere uno dei massimi importatori mondiali di greggio straniero, o possiamo effettuare gli investimenti necessari a renderci i leader mondiali nell'esportazione di energie rinnovabili. Possiamo lasciare il cambiamento del clima andare indisturbato e fuori da ogni controllo, o possiamo lavorare per fermarlo. Possiamo lasciare i lavori del futuro svilupparsi all'estero, o possiamo crearli proprio qui, negli Stati Uniti, e segnare la strada per una duratura prosperità”.
Presidente Obama, 19 marzo 2009.

Progresso

Il Recovery and Reinvestment Act statunitense prevede più di 80 miliardi di dollari in investimenti in energia pulita che saranno la rampa di lancio per la nostra economia e per la creazione dei lavori del futuro:
11 miliardi di dollari per una rete energetica più grande, migliore e più intelligente che farà muovere l'energia prodotta da fonti rinnovabili dalle aree rurali dove viene prodotta alle città dove viene in massima parte utilizzata, oltre che per una nuova rete intelligente lunga 40.000 chilometri da installare nelle case Americane.
5 miliardi di dollari per progetti di climatizzazione a basso costo delle case.
4,5 miliardi di dollari per edifici federali ad energia rinnovabile e per il ridimensionamento delle bollette energetiche, facendo risparmiare ai contribuenti miliardi di dollari.
6,3 miliardi di dollari per energie rinnovabili a livello nazionale e locale e per l'avanzamento dell'efficienza energetica.
600 milioni di dollari in programmi di addestramento per “green jobs” – 100 milioni di dollari per implementare programmi di formazione dei lavoratori – 500 milioni di dollari per l'addestramento della manodopera del settore delle rinnovabili.  
2 miliardi di dollari in garanzie di concorrenza per sviluppare la prossima generazione di batterie per l'accumulo di energia.
Incrementando, per la prima volta in più di un decennio, gli standard energetici per l'anno 2011 per automobili e camion per una maggiore efficienza, facendo risparmiare i guidatori e spronando i produttori a sviluppare prodotti sempre più innovativi.
Il Presidente ha preparato un Memorandum per il Dipartimento dell'Energia per sviluppare standard energetici più aggressivi per elettrodomestici comuni, come lavastoviglie e frigoriferi. Con questa mossa, nei prossimi trent'anni, risparmieremo il doppio dell'energia che ogni anno viene prodotta da tutte le centrali a carbone degli Stati Uniti.

Supportare i primi passi di un trattato con valore legale vincolante per ridurre le emissioni globali di Mercurio.
 
Nell'Earth Day 2009, il Presidente ha svelato un programma di sviluppo per i progetti sulle energie rinnovabili riguardanti le acque del nostro Spazio Continentale Esterno, che produce elettricità dal vento, dalle onde marine e dalle correnti oceaniche. Questi regolamenti consentiranno alle Nazioni, per la prima volta in assoluto, di sfruttare le vaste risorse rinnovabili dei nostri oceani per la generazione energia pulita nel rispetto della sostenibilità ambientale.

Principi guida

Per guidare questo Paese verso una nuova direzione, il Presidente sta lavorando con il Congresso per sviluppare leggi in grado di preservare la nostra Nazione dai seri rischi economici e strategici legati alla nostra dipendenza dal petrolio straniero e dagli effetti destabilizzanti del cambiamento climatico.
Le politiche per il miglioramento della sicurezza energetica e climatica dovrebbero promuovere sforzi di ripresa economica, accelerare la creazione di posti di lavoro e guidare la produzione di energia pulita con investimenti nei lavori del futuro nel capo delle energie pulite.
Il Presidente Obama non accetta un futuro in cui i lavori e le industrie di domani abbiano radici fuori dai confini USA.
É tempo per gli Stati Uniti di imporsi nuovamente come leader; sotto la guida del Presidente Obama, saremo di nuovo noi i leader, sviluppando una industria americana dell'energia pulita, un'economia del 21mo secolo che fiorirà entro i nostri confini.
Creare nuove occupazioni nell'economia dell'energia pulita. Guidare lo sviluppo di nuovi “green jobs” ben remunerati ed impossibili da delocalizzare.
Investire nelle tecnologie di nuova generazione. Investire più di 150 miliardi di dollari in 10 anni in ricerche e sviluppi energetici per una transizione verso un'economia verde.
 
Assicurare il nostro futuro energetico

La nostra dipendenza dal petrolio è una minaccia alla nostra stabilità economica. Negli ultimi decenni, abbiamo assistito all'ascesa e alla caduta della nostra economia in seguito alle variazioni nei prezzi al barile del petrolio. Dobbiamo impegnarci per creare un futuro economico in cui la forza della nostra economia sia libera dall'imprevedibilità del mercato petrolifero. Dobbiamo investire nell'energia pulita, liberandoci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili e rendendo l'America energeticamente indipendente.
Rompere la dipendenza dal petrolio. Promuovere la nuova generazione di automobili e camion e i relativi combustibili.
Produrre più energia nelle case. Sviluppare la rete di distribuzione energetica Statunitense attraverso un miglioramento responsabile delle energie rinnovabili domestiche, carburanti fossili, biocombustibili avanzati ed energia nucleare.
Promuovere l'efficienza energetica. Promuovere investimenti nei trasporti, nell'elettricità, nell'industria, negli edifici, e nel settore agricolo per la riduzione delle bollette energetiche.

Chiudere la spirale del carbonio e giro di vite sugli agenti inquinanti

Dobbiamo agire immediatamente per ridurre le emissioni di carbonio che minacciano il nostro clima e che sono parte della nostra dipendenza dai combustibili fossili. Abbiamo già avuto dei limiti temporanei per sostanze inquinanti come il biossido di zolfo, il biossido di azoto  ed altre emissioni dannose. Dopo decenni di inattività, finalmente si sta per chiudere la spirale dell'inquinamento del carbonio limitando le quantità di emissioni di carbonio che possono essere immesse nell'atmosfera.

Chiudere la spirale del carbonio. Riducendo le emissioni di carbonio basandosi su limiti stabiliti sul mercato, possiamo affrontare con un metodo sistematico tutte le sfide energetiche che ci si presentano: frenare il nostro bisogno di petrolio straniero, ridurre l'uso di combustibili fossili e promuovere nuove industrie proprio qui, negli Stati Uniti.
Proteggere i consumatori americani. Le entrate generate dalla chiusura della spirale del carbonio ritorneranno alla popolazione, in special modo alle famiglie più vulnerabili, alle comunità e agli investitori.
Promuovere la competitività degli Stati Uniti. Assicurare un settore di alto livello per la produzione interna di materiali per energie rinnovabili ed assicurare azioni significative per combattere il cambiamento climatico con i nostri partner commerciali.

Daniela Vincenti Mitchener ha parlato con Jeremy Rifkin a proposito di empatia e sogno Europeo. Possiamo continuare a sognare? Scopritelo leggendo l’intervista.

17/06/2010

L’UE è nella migliore posizione al mondo per guidare la transizione dalla seconda alla terza Rivoluzione Industriale, afferma Rifkin, confutando gli argomenti di chi afferma che il sogno Europeo è destinato a fallire.
“A dispetto di tutti i suoi errori, l’Europa è ancora il laboratorio del mondo”, stando alle dichiarazioni dell’economista statunitense, che è a capo della Foundation on Economic Trends. Rifkin spiega che gli Stati Uniti stanno progressivamente retrocedendo e che la Cina è un regime centralizzato dall’alto verso il basso, destinato ad implodere.
Ad ogni modo, i leader europei dovrebbero smetterla di pensare al “side-show”, dice Rifkin, affermando che la crisi finanziaria è semplicemente una conseguenza del terremoto economico provocato dal prezzo del petrolio che nel 2008 ha raggiunto i 147 dollari al barile.
“Questa è quella che chiamo globalizzazione massima, ed è l’atto finale della seconda rivoluzione industriale”, afferma, aggiungendo che per oltre un decennio le Nazioni industrializzate hanno speso le loro riserve per sviluppare il livello di globalizzazione a livello mondiale.
Rifkin ha predetto che quando avverrà la ripresa dalla crisi, i prezzi del petrolio saliranno di nuovo e probabilmente faranno “corto circuito”, spegnendo di nuovo il motore dell’economia e gettando di nuovo il mondo nel panico. “Ci sarà un effetto boomerang”, ci avvisa Rifkin.

I 4 pilastri della Terza Rivoluzione Industriale

Secondo l’economista statunitense, che ha raggiunto la fama su entrambe le sponde dell’Atlantico grazie alla pubblicazione del suo best seller “il Sogno Europeo”, la exit strategy che permetterà all’Europa di implementare la Terza Rivoluzione Industriale poggia sulla rivoluzione infrastrutturale a 4 pilastri che fornirà all’UE lo stesso effetto di moltiplicatore economico che ha guidato le precedenti rivoluzioni industriali: la ferrovia nel 19mo secolo e più di recente la superstrada interstatale negli Stati Uniti.
A parte l’utilizzo delle energie rinnovabili per spostarsi verso l’azzeramento delle emissioni di CO2 e un’economia post-carbonio entro il 250, Rifkin propone di trasformare ogni casa, ufficio e fabbrica in una centrale energetica parziale.
“Un po’ di sole sul tetto, un po’ di vento sulle pareti e calore dal suolo, e gli edifici diventano centrali energetiche parziali”, afferma Rifkin, centrando l’attenzione sul fatto che gli edifici sono non solo la maggiore causa di cambiamento climatico, ma anche la soluzione.
L’idrogeno rappresenta il terzo pilastro della visione di Rifkin. L’UE deve applicarsi per rendere l’idogeno un mezzo universale per lo stoccaggio dell’energia prodotta da fonti energetiche intermittenti, afferma l’economista.
“dobbiamo implementare un’infrastruttura per l’idrogeno che congiunga tutti gli edifici, le infrastrutture e le linee elettriche d’Europa”.
Il quarto punto della sua strategia combina la rivoluzione nelle tecnologie delle comunicazioni rappresentata da internet con la rivoluzione nella distribuzione delle energie rinnovabili .
“Milioni e milioni di edifici che producono la propria energia, immagazzinano i propri surplus prodotti tramite l’idogeno – come si fa al momento con i vari tipi di dati tramite la tecnologia digitale – ed inviano l’energia che non utilizzano a una inter-rete che si espande in 27 Stati con 500 milioni di persone e che funziona esattamente come internet”, dice Rifkin, precisando che le tecnologie per fare ciò sono già esistenti.

Il patrimonio Europeo: mercato integrato e collaborazioni nel Mediterraneo

Secondo Rifkin l’UE, primo organo di governo continentale e leader economico mondiale, ha tutti i requisiti per vincere la corsa alla Terza Rivoluzione Industriale, grazie anche alle sue ottime relazioni con le regioni mediterranee del Nordafrica e del Medio Oriente.
“Si tratta di un miliardo di persone in tutto, potenzialmente il maggior mercato interno al mondo: molto più di quello che la Cina possa anche solo immaginare”.
Una tale visione scalzerebbe la vecchia geopolitica e preparerebbe il cammino per quella che Rifkin chiama “politica della biosfera”.
“Questo è il prossimo progetto per l’Europa e se essa fallirà, anche il sogno Europeo tramonterà. Se dovesse aver successo, invece, il sogno Europeo diverrebbe un sogno per una civiltà dell’empatia, un sogno globale di una vita pacifica in cui tutti vivono assieme nella stessa biosfera”, afferma Rifkin.

Pagare la rivoluzione con un ‘modello di investimento economico’

Tra tagli al budget e misure di austerity, le Nazioni si danno da fare per accumulare risorse per trasformare le loro economie, ma puntare sulla spesa pubblica non è il modo giusto di agire, afferma Rifkin.
“Si deve guardare a questo come ad un modello di investimento economico. Il motivo più importante è che questo cambia totalmente la maniera in cui ciascuno pensa a dove sia il denaro”.
Rifkin porta come esempio il lavoro svolto da lui e dal suo team per città di Roma. La capitale italiana spende circa 26 milioni di Euro in investimenti economici, approssimativamente un quinto del suo PIL. Rifkin stima che spendendo solo l’1,4% di quel denaro per implementare la stategia dei 4 pilastri, Roma potrebbe tagliare del 40% le sue emissioni di CO2 nei prossimi 20-30 anni.
“Sono soldi che spenderebbero comunque, anche in tempi duri”, nota Rifkin.
Altri Paesi UE stanno nel frattempo preparando una rivoluzione silente – tra questi Germania, Spagna e i Paesi Scandinavi.
Rifkin afferma che il piano di sviluppo economico certamente porterà una crescita nelle costruzioni, creando milioni di posti di lavoro e trasformando l’economia Europea verso un modello sostenibile di crescita.

Da visione d’elite a visione popolare

Questa visione, ancora confinata a Bruxelles, deve però uscire dai circoli elitari per divenire un argomento di discussione pubblica in tutta Europa, sottolinea Rifkin.
“Servono leader politici che sappiano relazionarsi con l’opinione pubblica e che possano indicare il cammino”, dice Rifkin, insistendo sul fatto che nel bel mezzo della crisi l’UE dovrebbe proporsi, dire al mondo dove si trovano i mezzi per uscire dalla situazione avversa e sviluppare una nuova narrativa.

Dimenticare Copenhagen

Secondo l’economista, il passo successivo dopo il collasso delle negoziazioni internazionali per affrontare il cambiamento climatico lo scorso dicembre a Copenhagen è un cambio nel nostro modo di pensare.
“Dobbiamo riconoscere l’opportunità di una nuova visione economica e una nuova strategia, una nuova rivoluzione economica che ci proietterà n una società post-carbonio”, afferma, sottolineando che con un cambio così radicale, un contratto legale vincolante diviene “totalmente irrilevante”.

Jeremy Rifkin ha parlato con la Managing Editor di EurActiv, Daniela Vincenti-Mitchener.

Per leggere l’intervista integrale (in inglese) clicca qui

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