Friday, August 14, 2020

Rifkin: “Europa, passa all’idrogeno: sarà la rivoluzione per una nuova era”

In questa prima metà del XXI secolo ci stiamo avvicinando al tramonto dell’era petrolifera. Il prezzo del greggio nei mercati globali continua ad aumentare e nei prossimi decenni si arriverà sicuramente a un picco. Al tempo stesso, l’impressionante aumento delle emissioni di biossido di
carbonio derivanti dalla combustione dei combustibili fossili sta facendo salire la temperatura della Terra e minaccia di modificare l’equilibrio chimico planetario e il clima globale in un modo che non ha precedenti nella storia, con conseguenze e ripercussioni inquietanti e minacciose per il futuro
della civiltà umana e gli ecosistemi della Terra. Se petrolio, carbone e gas naturali continueranno a fornire una parte considerevole dell’energia
mondiale e dell’Unione Europea per un bel pezzo del XXI secolo, è ormai pressoché unanime il consenso sul fatto che stiamo entrando in un periodo crepuscolare, nel quale i costi complessivi della nostra dipendenza dai combustibili fossili iniziano ad agire da freno e ostacolo per l’economia
mondiale. In quest’era crepuscolare, i 27 Stati membri dell’Ue stanno adoperandosi in ogni modo possibile per assicurarsi che le restanti scorte di combustibili fossili siano adoperate con maggiore efficienza e stanno sperimentando nuove tecnologie energetiche pulite per limitare le emissioni di
biossido di carbonio nella combustione dei carburanti tradizionali. Da sole, però, una maggiore efficienza energetica e una riduzione obbligatoria dei gas che provocano il riscaldamento globale non basteranno. Le grandi rivoluzioni economiche della storia: la convergenza di nuovi regimi energetici e nuove forme di comunicazione
I cambiamenti economici epocali della storia dell’umanità si sono verificati allorché nuovi regimi energetici sono coincisi con nuove forme di comunicazione. Quando tale convergenza ha luogo la società si ristruttura in modalità del tutto nuove. All’inizio dell’era moderna, l’arrivo simultaneo
della tecnologia del vapore alimentata a carbone e della stampa hanno dato origine alla prima rivoluzione industriale.
Alla fine del XIX secolo e per tutti i primi due terzi del XX secolo, le forme di comunicazione elettrica di prima generazione – il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione, le macchine da scrivere elettriche, le calcolatrici, e così via – hanno coinciso con l’introduzione del petrolio e del motore a combustione interna, diventando di fatto il meccanismo di controllo e di comando delle comunicazioni per organizzare e diffondere la seconda rivoluzione industriale. Una grande rivoluzione nelle comunicazioni ha avuto luogo negli anni Novanta. La seconda generazione di forme elettriche di comunicazione – personal computer, Internet, il World Wide Web, e le tecnologie wireless di comunicazione – ha messo in connessione tra loro il sistema centrale nervoso di oltre un miliardo di persone in tutto il pianeta alla velocità della luce. Sebbene le nuove rivoluzioni di software e della comunicazione abbiano iniziato a migliorare la produttività in ogni settore industriale, il loro pieno potenziale è lungi dal dirsi pienamente realizzato. Tale pieno potenziale si situa nel loro abbinamento all’energia rinnovabile, in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno, per creare i primi regimi di energia “distribuita”.
Gli stessi principi di progettazione, le stesse tecnologie intelligenti che hanno reso possibile Internet saranno utilizzati per riconfigurare le reti elettriche della Terra, così che gli individui possano produrre energia rinnovabile e condividerla da pari a pari, proprio come adesso producono e
condividono informazione, creando di conseguenza una nuova e decentralizzata forma di uso dell’energia. La creazione di un regime a energia rinnovabile, in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno, e distribuita tramite reti intergrid intelligenti, spalanca le porte a una Terza Rivoluzione
Industriale, che dovrebbe avere un potente effetto moltiplicatore economico nel XXI secolo quanto quello che ebbe la convergenza di stampa e motore a vapore alimentato a carbone nel XIX secolo, o quello della convergenza di forme elettriche di comunicazione e motore a combustione interna e petrolio nel XX.
I tre pilastri della Terza Rivoluzione Industriale
Le forme di energia rinnovabile – solare, eolica, a idrogeno, geotermica, delle onde oceaniche e delle biomasse – costituiscono il primo dei tre pilastri della Terza Rivoluzione Industriale. Se da un lato queste forme di energia agli esordi oggi rappresentano ancora una piccola percentuale del mix
energetico globale, esse dall’altro sono in rapida crescita grazie ai governi che fissano obiettivi e scadenze per una loro massiccia immissione nel mercato e grazie ai costi in costante calo che li rendono sempre più competitivi. Miliardi di euro di capitali pubblici e privati affluiscono nella
ricerca, nello sviluppo e nella penetrazione nei mercati, a mano a mano che le imprese e i proprietari di casa cercano di ridurre il loro impatto in termini di emissioni di anidride carbonica diventando più efficienti e indipendenti dal punto di vista energetico. L’introduzione del pilastro delle energie rinnovabili della Terza Rivoluzione Industriale esige la contemporanea introduzione di un secondo pilastro: per massimizzare l’energia rinnovabile e ridurre al minimo i costi sarà necessario sviluppare metodi e sistemi di immagazzinamento che facilitino la conversione delle fonti intermittenti di queste fonti energetiche in asset affidabili. Batterie, pompe idrauliche differenziate, altri dispositivi possono fornire una capacità di immagazzinamento soltanto limitata. Esiste però un dispositivo di immagazzinamento assai disponibile e che può risultare relativamente efficiente. L’idrogeno è lo strumento universale che “immagazzina” tutte le forme di energia rinnovabile, garantendo che una fornitura stabile e affidabile è sempre disponibile e possibile per generare elettricità e, cosa altrettanto importante, è facilmente trasportabile.
L’idrogeno è l’elemento più leggero e più abbondante dell’Universo e quando è utilizzato come fonte energetica gli unici sottoprodotti a cui dà luogo sono acqua pulita e calore. Le nostre navicelle spaziali sono alimentate da celle hi-tech a idrogeno da più di 30 anni. Il punto importante sul quale dobbiamo soffermarci è che una società che si basa sull’energia rinnovabile è possibile nella misura in cui parte di quell’energia può essere immagazzinata sotto forma di idrogeno. Questo perché le energie rinnovabili sono intermittenti: il sole non splende sempre, così come il vento non soffia sempre, l’acqua non scorre sempre se c’è siccità, e i raccolti agricoli possono variare per una molteplicità di fattori. Quando le energie rinnovabili non sono disponibili, non si può generare elettricità e le attività economiche rischiano di subire una frenata e fermarsi. Ma se l’elettricità generata allorché l’energia rinnovabile è abbondante, può essere utilizzata per estrarre idrogeno dall’acqua, che potrà essere conservato per essere utilizzato in
seguito, a quel punto la società disporrà di un rifornimento continuo di energia elettrica. L’idrogeno può essere estratto anche dalle biomasse e immagazzinato nello stesso modo. La Commissione Europea riconosce che una maggiore dipendenza dalle forme di energia rinnovabile sarebbe enormemente facilitata dallo sviluppo della capacità di immagazzinamento delle celle a idrogeno. Di conseguenza, nell’ottobre 2007 la Commissione Europea ha annunciato un’ambiziosa partnership tra pubblico e privato per accelerare l’introduzione commerciale di un’economia dell’idrogeno nei 27 Stati membri dell’Unione Europea, con l’obiettivo primario di produrre idrogeno dalle fonti di energia rinnovabile. Così facendo ha di fatto eretto i primi due pilastri della Terza Rivoluzione Industriale. Il terzo pilastro, la riconfigurazione della rete elettrica europea, similmente a quella di Internet, e in grado di permettere ad aziende e proprietari di casa di produrre l’energia che serve loro e di condividerla con gli altri, soltanto adesso è in corso di
collaudo da parte di varie società elettriche europee. L’intergrid intelligente, la rete elettrica interconnessa, è formata da tre componenti di importanza
fondamentale. Le minigrid permettono a proprietari di casa, piccole e medie aziende (Sme) e imprese economiche su larga scala di produrre energia rinnovabile a livello locale – tramite pannelli solari, vento, piccole centrali eoliche, scorie animali e dell’agricoltura, spazzatura e così via – e di utilizzarla per le loro stesse necessità energetiche senza collegarsi alla rete elettrica generale. La tecnologia della misurazione intelligente consente ai produttori locali di rivendere più efficientemente la loro energia alla rete elettrica principale, come pure di accettare da essa elettricità, rendendo bidirezionale il flusso dell’elettricità. La fase successiva della tecnologia delle reti intelligenti consistente nell’inserire dispositivi, sensori e chip, in tutto il sistema della rete, collegando ogni singola apparecchiatura elettrica. Il software a quel punto consente all’intera rete elettrica di sapere con esattezza quanta energia sia utilizzata in ogni momento e in qualsiasi punto della griglia. Questa interconnettività può essere utilizzata per re-indirizzare e deviare gli usi e i flussi energetici durante i picchi d’uso e nelle interruzioni d’uso, e perfino di adeguarsi ai cambiamenti di prezzo dell’elettricità da un momento a un altro. In futuro, queste reti intelligenti potranno essere ulteriormente connesse per adeguarsi istantaneamente ai cambiamenti meteorologici dando alla rete elettrica la possibilità di adeguare il flusso dell’elettricità di continuo, sia in funzione delle condizioni meteorologiche sia della domanda dei consumatori. Per esempio, se la rete elettrica è sottoposta a un picco di uso energetico ed è esposta a un possibile sovraccarico dovuto all’eccessiva domanda, il software potrà regolare la lavatrice di un utente e rallentarla di un ciclo per carico o ridurre l’aria condizionata di un grado. I consumatori che acconsentiranno a lievi ritocchi dell’elettricità da loro utilizzata riceveranno del credito sulle loro bollette.
La prossima fase dell’integrazione europea L’Unione Europea nacque quando le nazioni europee si strinsero intorno a una comune politica energetica, prima con la comunità del carbone e dell’acciaio e poco dopo con la fondazione di Euratom. La Terza Rivoluzione Industriale richiederà una riconfigurazione completa dei settori dei trasporti, delle costruzioni e dell’elettricità, creerà nuovi prodotti e servizi, favorirà lo sviluppo di nuove aziende e darà vita a milioni di nuovi posti di lavoro. Arrivare primi nel mercato consentirà all’Unione Europea di essere leader della Terza Rivoluzione Industriale, e di conseguire un vantaggio commerciale nelle esportazioni nel mondo di know-how della tecnologia e delle apparecchiature verdi.
La sicurezza energetica
Le crescenti preoccupazioni per la dipendenza dal gas naturale della Russia e dal petrolio del Golfo Persico alimentano buona parte del vivace dibattito in corso sulla questione di come garantire al meglio la sicurezza energetica dell’Ue. Con il prezzo del petrolio che adesso si aggira sui 68 dollari al barile sul mercato internazionale, i governi dell’Unione Europea, le industrie e i consumatori si sentono sempre più vulnerabili e in ansia per la loro indipendenza energetica. La chiave per “la sicurezza energetica” dell’Ue risiede nell’abilità di produrre energia ed elettricità localmente e regionalmente, da fonti prontamente disponibili di energia rinnovabile, nella capacità di immagazzinarne una parte sotto forma di idrogeno e altre tecnologie di immagazzinamento per sostituire e supportare l’energia della rete elettrica e dei trasporti, e nella possibilità di condividere l’energia supplementare ovunque tramite una rete intelligente che colleghi ogni comunità europea. Una intergrid intelligente su scala continentale e  pienamente integrata consente a ogni Paese membro dell’Ue di produrre la propria energia e al contempo di condividerne qualsiasi surplus con il resto dell’Europa con un approccio da “network” che garantisca all’Ue la sua sicurezza energetica. L’Italia può condividere con il Regno Unito il suo surplus di energia solare, il Regno Unito può fare altrettanto con il Portogallo con la sua energia eolica in eccesso, il Portogallo a sua volta può condividere la sua abbondante produzione di energia idroelettrica con la Slovenia, e la Slovenia può condividere le sue abbondanti scorie forestali con la Polonia, che può condividere le sue biomasse agricole con la Norvegia… e così via. Quando una qualsiasi regione dell’Unione Europea usufruisce di un temporaneo aumento o surplus della propria energia rinnovabile, potrà condividerla con le regioni che si trovano temporaneamente in situazione di calo o di deficit energetico. Energia distribuita: dalla geopolitica alla politica delle biosfere I combustibili fossili e l’energia nucleare sono per loro stessa natura energie d’élite, che rappresentano il vecchio approccio centralizzato dall’alto verso il basso per la gestione delle risorse, così tipico del XIX e del XX secolo. Poiché possono essere reperiti soltanto in alcuni luoghi, il carbone, il petrolio, il gas naturale e l’uranio hanno spesso richiesto ingenti investimenti militari per essere messi in sicurezza e altrettanto ingenti investimenti di capitale per lavorarli e commercializzarli. Le fonti di  energia rinnovabile, invece, sono distribuite ovunque sulla Terra. I raggi solari, il vento, l’acqua, la geotermia, le onde oceaniche, i residui dell’agricoltura e delle foreste, la spazzatura comunale sono tutte accessibili in tutto il mondo. Se raccolta e immagazzinata sotto forma di idrogeno, se distribuita sotto forma di elettricità per mezzo di intergrid, reti elettriche intelligenti, l’energia rinnovabile ha il potenziale di poter essere condivisa da pari a pari con una modalità di distribuzione simile a quella che oggi utilizziamo per comunicare e informarci su Internet. La Terza Rivoluzione Industriale rende possibile una capillare ridistribuzione del potere, con conseguenze positive e di vasta portata per la società. L’odierna distribuzione centralizzata e dall’alto verso il basso di energia diverrà sempre più obsoleta. Nella nuova èra le aziende, i comuni, i proprietari di casa potranno diventare produttori tanto quanto consumatori della loro stessa energia, la cosiddetta “generazione distribuita”. Addirittura, le automobili stesse saranno “stazioni energetiche su ruote” e avranno la capacità di generare 20 o più kilowatts. Considerato che in media un’automobile per la maggior parte del tempo è parcheggiata, nelle ore nelle quali non è utilizzata potrà essere collegata con una presa di corrente alla casa, all’ufficio o alla rete elettrica interattiva principale e trasferire elettricità di prima qualità. I veicoli azionati a celle a combustibile diverranno di conseguenza un mezzo per immagazzinare ingenti quantità di energia sotto forma di idrogeno che potrà, a sua volta, essere convertito nuovamente in elettricità per alimentare la rete elettrica principale. Se soltanto il 25% degli automobilisti usasse il proprio veicolo come impianto elettrico per rivendere energia alla rete principale intergrid , si potrebbero eliminare tutte le centrali elettriche dell’Unione Europea. In futuro, le società elettriche e le aziende di servizio  pubblico sempre più diverranno bundler di energia distribuita, aggregando e raccogliendo l’energia rinnovabile generata localmente e regionalmente dalle aziende e dai proprietari di casa, immagazzinando quell’energia sotto forma di idrogeno e altri supporti di immagazzinamento energetico e  distribuendo l’energia per mezzo di reti elettriche intelligenti in tutto il continente europeo. L’avvento simultaneo delle tecnologie della comunicazione distribuita e delle energie rinnovabili distribuite tramite un accesso aperto, una rete elettrica intelligente equivale a dire “potere al popolo”. La domanda cruciale che ogni nazione deve porsi è dove intende collocarsi da qui a dieci anni: nelle energie e nelle industrie al tramonto della seconda  rivoluzione industriale o nelle energie e nelle industrie in via di sviluppo della Terza Rivoluzione Industriale. Sarà proprio questa Terza Rivoluzione Industriale, infatti, la partita conclusiva in grado di traghettare il mondo fuori da un panorama energetico obsoleto che si basa sul carbone e  sull’uranio e farlo entrare nel futuro non inquinante e sostenibile dell’umanità.

Verso la Civiltà Empatica

L'economia mondiale si va disgregando. I combustibili fossili che hanno fatto da propulsore per una rivoluzione industriale stanno per finire e l'infrastruttura costruita sulla base di queste energie lotta per la sopravvivenza. Inoltre, il che è anche peggio, due secoli di massicce e sempre maggiori emissioni di monossido di carbonio minacciano il mondo odierno con catastrofici cambi climatici. Se ancora non fosse abbastanza, stiamo affrontando una massiccia perdita di fiducia nelle istituzioni economiche e politiche. Dappertutto e sempre più frequentemente la gente sfoga la sua frustrazione e riversa la sua rabbia per le strade delle città. Cosa sta succedendo al nostro mondo? La razza umana si trova in una zona crepuscolare, tra un tipo di civiltà ormai giunto vicino al punto di morte e un nuovo tipo che ancora cerca appigli per emergere. Le vecchie identità si vanno sgretolando, le nuove sono troppo fragili per imporsi. Per comprendere la situazione in cui ci troviamo, abbiamo bisogno di fare un passo indietro e chiederci: qual è l'elemento fondamentale che accompagna ogni cambio nella natura della civiltà? I grandi momenti di svolta avvengono quando nuovi regimi energetici, più complicati ed ampi dei precedenti, convergono con rivoluzioni nei sistemi di comunicazione, cambiando radicalmente la consapevolezza degli uomini durante il processo. Ciò è accaduto nella seconda metà del XVIII secolo, quando il carbone e l'energia del vapore hanno proiettato il mondo nell'era industriale. Le tecnologie per la stampa furono ampiamente migliorate ed essa divenne il mezzo per organizzare una miriade di nuove attività. Anche la mente umana cambiò, con il grande passaggio dalla coscienza teologica a quella ideologica. I filosofi Illuministi – con alcune eccezioni – cominciarono ad analizzare la psiche umana e videro una creatura razionale ossessionata dall'autonomia e guidata dal desiderio di acquisire sempre maggiori proprietà private e sempre più benessere. Attualmente siamo sull'orlo di un altro cambiamento epocale. Le tecnologie delle comunicazioni e delle informazioni distribuite stanno convergendo con parimenti distribuite energie rinnovabili, creando l'infrastruttura per una Terza Rivoluzione Industriale. Nei prossimi 40 anni, milioni di edifici saranno riveduti in modo da permettergli di raccogliere le energie rinnovabili circostanti. Queste energie verranno incamerate sotto forma di Idrogeno e tutto il surplus di elettricità prodotta verrà ridistribuito attraverso inter-reti transcontinentali gestite da tecnologie basate sul modello di quelle che oggi gestiscono Internet. La gente genererà la propria energia, proprio come al momento crea le proprie informazioni e, esattamente come per le informazioni, condividerà l'energia prodotta con milioni di altre persone. Questa rivoluzione della comunicazione, come accadde con la precedente, cambierà il nostro modo di pensare. Siamo ai primi passi di un cambiamento da una coscienza ideologica a una coscienza della biosfera. Gli scienziati e l'opinione pubblica si stanno rendendo conto che tutto il corso della vita è altamente interdipendente. Il nostro stile di vita lascia un'"impronta" di anidride carbonica, danneggiando tutti gli altri esseri umani, gli animali che popolano il pianeta e lo stesso pianeta Terra, in cui tutti coabitiamo. Il nuovo grado di comprensione va di pari passo con le nuove scoperte nella biologia evolutiva, nella scienza neuro-cognitiva e nello sviluppo infantile, che rivelano che l'essere umano è biologicamente predisposto ad essere empatico. La nostra vera natura si dimostra essere non razionale, distaccata, assetata di sapere, aggressiva e narcisistica come sostenevano i filosofi Illuministi, ma amorevole, altamente sociale, cooperativa ed interdipendente. L'Homo Sapiens sta lasciando il posto all'Homo Empathicus. Le nuove idee sulla natura umana stanno mettendo in dubbio la maggior parte delle tesi fondamentali della teoria economica classica. Adam Smith sosteneva che la natura umana faceva tendere gli individui a ricercare l'interesse personale all'interno del mercato. Riprendendo le tesi di Smith, Garrett Hardin, più di 40 anni fa, ha scritto un famoso saggio intitolato "La Tragedia dei Beni Collettivi". Egli sosteneva la tesi secondo cui la cooperazione e le azioni collaborative tra uomini fossero inevitabilmente destinate all'insuccesso a causa della natura egoista dell'uomo che invariabilmente sarebbe emersa. Se questo fosse universalmente vero, come spiegare le centinaia di milioni di giovani che condividono la loro creatività e le loro conoscenze in spazi collaborativi come Wikipedia e Linux? La generazione del nuovo millennio celebra la comunità globale ogni giorno, apparentemente non tenendo conto degli avvertimenti di Hardin. Per millenni, la nozione di collaborazione attraverso reti per portare avanti il bene collettivo ha trionfato sul concetto di "going it alone", "andare da soli", nei mercati. Questa generazione definisce sempre più il suo concetto di felicità in termini di qualità della vita, portando ad una radicale rivalutazione del significato dei diritti di proprietà. Noi pensiamo alla proprietà come al diritto di estromettere gli altri da qualcosa che ci appartiene. Ma la proprietà ha anche un altro significato, cioè quello di avere il diritto di avere accesso a beni comuni a molti – il diritto di viaggiare per i mari, di avere accesso ai parchi pubblici ed alle spiagge e così via. Questo secondo significato assume una fondamentale importanza al giorno d'oggi, visto che la qualità della vita può essere incrementata solo collettivamente – per esempio, avendo la possibilità di vivere in ambienti non inquinati ed in comunità sicure. Nella nuova era, il diritto ad essere inclusi in una "vita piena" – il diritto all'accesso – rappresenta il bene più grande. Lo spostamento dall'interesse personale nei mercati nazionali all'interesse generale nell'ambito della biosfera ed il corrispondente spostamento, per quanto riguarda la proprietà, dal diritto di escludere gli altri al diritto di essere inclusi nelle reti globali sta facilitando un vasto ampliamento della coscienza empatica collettiva. Durante la precedente Rivoluzione Industriale, caratterizzata da una coscienza ideologica e da governi basati sul modello dello Stato-Nazione, gli Americani erano empatici con gli Americani, gli Inglesi con gli Inglesi, i Cinesi con i Cinesi e così via. Ciò che serve, adesso, agli albori della Terza Rivoluzione Industriale, è un “salto empatico” che superi i confini nazionali e sposti i suoi confini fino a quelli della biosfera. Se vogliamo che la nostra specie sopravviva e fiorisca, necessitiamo di empatizzarci come una famiglia globale che vive in una biosfera condivisa. L'ultimo libro dell'autore è "La Civiltà Empatica: corsa alla coscienza globale in un mondo in crisi". Questo articolo è stato adattato da un discorso preparato per la Royal Society For the Arts di Londra.

Manifesto CETRI-TIRES

Il modello economico della seconda rivoluzione industriale, basato sulle energie fossili e concentrate che hanno permesso l’espansione tumultuosa della razza umana ma anche comportato inconvenienti che cominciano a minacciarne la sopravvivenza, è entrato definitivamente in crisi.

Non si tratta di una crisi finanziaria passeggera ma di una crisi strutturale dell’economia, a sua volta intrecciata a una crisi energetica e una crisi climatica che minacciano la civiltà come la conosciamo. Questo intreccio perverso non si dissolverà con i rifinanziamenti del “bad credit” o altri provvedimenti tampone, destinati a agire solo sugli effetti e non sulle cause del problema.

In questo senso, la Terza Rivoluzione Industriale rappresenta la risposta più efficace perché propone un nuovo modello energetico decentrato, interattivo e democratico, capace di sostituire pienamente quello centralizzato, verticistico e in via di esaurimento della seconda rivoluzione industriale. Questo nuovo modello energetico permette, attraverso nuove tecnologie, di alimentare tutte le attività economiche dell’uomo creando e distribuendo, nuova ricchezza impresa e lavoro, a partire da fonti di origine solare, che sono a disposizione di tutti, in un nuovo processo di coinvolgimento democratico e di responsabilizzazione di tutti i soggetti dell’economia, delle pubbliche amministrazioni e della società civile. In pratica uno scenario di “capitalismo distribuito”, in cui l’energia viene prodotta direttamente dai consumatori, preservando il clima e l’ambiente, e facendo un uso razionale delle risorse naturali, dell’aria, dell’acqua della terra, valorizzando l’agricoltura di qualità e fornendo ai coltivatori un accesso più diretto al mercato per i loro prodotti.

La Terza Rivoluzione Industriale permetterà un riequilibrio del potere fra ricchi e poveri nel mondo spostando il baricentro delle attività produttive di energia verso paesi in via di sviluppo, in uno sforzo mondiale verso una nuova “politica della biosfera” in cui tutti gli esseri umani agiscano concordemente superando le divisioni geo-politiche e i conflitti energetici che hanno caratterizzato la seconda rivoluzione industriale che ha apportato benefici a un quarto dell’umanità a spese degli altri tre quarti, che per ironia della sorte sono anche i più esposti ai rischi climatici.

La finestra temporale di cui disponiamo per predisporre una nuova infrastruttura energetica è molto breve. Gli esperti climatici mondiali concedono dai 7 ai 10 anni prima che i danni al clima diventino irreversibili. Alcuni più pessimisti pensano che la crisi climatica sia già irreversibile, che sia già troppo tardi. Noi vogliamo pensare che così non sia, che l’uomo possa ancora, attraverso il suo ingegno, la sua volontà e la sua empatia, salvare la biosfera che lo ha sempre ospitato fin dalla sua comparsa sul pianeta. Per questo noi ci adopereremo a promuovere con tutti i nostri mezzi e in tutte le sedi possibili, economiche, politiche e sociali, l’idea di una transizione il più rapida possibile verso modelli energetici di Terza Rivoluzione Industriale.

Incombe sui poteri pubblici e economici il compito di favorire al meglio e predisporre una nuova infrastruttura energetica di Terza Rivoluzione Industriale, che permetta di raccogliere, conservare e redistribuire l’energia prodotta da fonti rinnovabili, sviluppando simultaneamente le industrie relative a tutte le energie rinnovabili, all’edilizia a energia positiva, all’idrogeno e alle reti intelligenti, i quattro pilastri della Terza Rivoluzione Industriale che permetteranno di all’economia mondiale di entrare in un nuovo ciclo virtuoso dell’energia, proteggere il clima e creare una nuova dinamica economica con milioni di posti di lavoro.

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