mardi, janvier 25, 2022

CARO ENERGIA: DECRETO GOVERNO COLPISCE RINNOVABILI E SALVAGUARDA FOSSILI CHE SONO LA CAUSA DEL PROBLEMA. A RISCHIO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI

«Colpire le rinnovabili. È questo il senso del decreto che vorrebbe aiutare, il condizionale è d’obbligo, le imprese strette nella morsa dei prezzi energetici impazziti a causa delle tensioni geopolitiche e di mercato che riguardano il gas. – afferma il Coordinamento FREE – Prima di tutto le risorse arrivano esclusivamente dalle aste dell’Emissions Trading che dovrebbero servire per la transizione ambientale e con le quali, invece, si fa cassa senza alcun criterio “ambientale”. Oltre a ciò è chiara l’intenzione di “penalizzare” le rinnovabili visto che è stato inserito nel calcolo della media di riferimento il 2020 che è stato un anno con bassi prezzi di mercato vista la crisi pandemica. E questa è una scelta di campo precisa».

«Si tratta di una scelta precisa: penalizzare le rinnovabili per favorire le fossili. – prosegue da FREE – Non si fa menzione nel decreto, infatti, né degli extra profitti dei produttori di energia elettrica che utilizzano il gas per i quali,  avendo contratti di approvvigionamento a lungo termine tuttora in vigore, nei qual esistono precisi criteri di indicizzazione, è possibile calcolare con precisione l’extraprofittoné dei produttori di gas che sono i veri beneficiari di questa esplosone del prezzo di mercato. Oltre a ciò si effettua un “intervento sui SAD” che in realtà è un « non intervento » visto che riguarda 100 milioni di euro su 18 miliardi e ancora una volta non c’è nulla per collegare gli sconti previsti per gli energivori a interventi efficaci per promuovere l’efficienza energetica. In queste ore ci arrivano segnalazioni circa il fatto che gli istituti finanziari stanno bloccando le linee di finanziamento agli impianti in grid parity perché il quadro generale del decreto che è assai confuso, per come è scritto, e  rischia di far pagare due volte alcuni soggetti e non garantisce il quadro di stabilità necessaria allo sviluppo delle rinnovabili».


Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 24 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia. Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni. Sito web: www.free-energia.it

Inoltre segnaliamo il comunicato stampa di Europa Verde – Verdi con i portavoci Eleonora Evi e Angelo Bonelli:

 »Nelle prossime settimane lavoreremo nel Parlamento per portare le nostre proposte sulla grave crisi ecologica, che è anche sociale ed economica, di cui il ministro Roberto Cingolani è parte del problema, considerato che sta ostacolando gli interventi che metterebbero l’Italia nella condizione di raggiungere gli obiettivi sul clima.

Il decreto caro bollette del ministro Cingolani è l’esempio di come si stia sabotando la transizione ecologica, taglia le rinnovabili e non taglia gli extra profitti, pari a 4 miliardi di euro solo nel 2021, accumulati dall’industria fossile grazie all’aumento del prezzo del gas e riduce di un ridicolo 0,58% i 18 miliardi di euro di sussidi pubblici erogati dallo Stato alle fonti fossili. Ci attende un impegnativo lavoro insieme a Elisa, Paolo e Devis che ringraziamo nuovamente a nome di tutti i Verdi per lo loro scelta appassionata di aderire ad Europa Verde »- concludono Evi e Bonelli.

Parlamento europeo: voto deludente sul trasporto di animali vivi, mancano vere tutele – Animal Equality

Oggi il Parlamento europeo ha votato sulle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta per la protezione degli animali durante il trasporto (ANIT), annacquando un testo già debole che non fermerà la sofferenza di miliardi di animali. 

Bruxelles, 21/01/2022 – Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha aperto e chiuso il dibattito ricordando ai membri del Parlamento europeo (MEP) che il benessere degli animali è una priorità all’interno della strategia Farm to Fork e, allo stesso tempo, una priorità del suo mandato e per lei. 

Ma il Parlamento ha consegnato nelle mani della Commissione un voto che va in direzione opposta, di fatto annacquando il testo già debole uscito dalla Commissione di inchiesta sul trasporto di animali vivi a dicembre. Si tratta di un fatto molto grave, che non tiene conto delle numerose inchieste e denunce portate avanti non solo da alcune autorità dei singoli Stati membri ma anche delle organizzazioni non governative che da tempo denunciano l’orrore del trasporto di animali vivi. 

La Commissione europea (CE) deve rivedere il regolamento sui trasporti (Regolamento del Consiglio (CE) n. 1/2005) e lo farà « sulla base delle ultime prove scientifiche, creando una banca dati europea per i controlli ufficiali e la verifica delle navi cargo per trasporto animali negli Stati membri », oltre a garantire l’attuazione delle norme esistenti. Pertanto, una nuova proposta legislativa è attesa nell’autunno del 2023, mentre gli atti esecutivi relativi ai controlli sul trasporto marittimo (secondo le disposizioni della legge esistente) arriveranno anch’essi prima della fine di quest’anno.  

Alcuni membri del Parlamento europeo si sono fatti sentire durante il lungo dibattito, chiedendo alla Commissione europea di agire subito e porre fine alla sofferenza di miliardi di animali, come riportato nelle conclusioni della commissione d’inchiesta. 

Il voto di dicembre, per quanto un primo passo importante, non aveva affrontato completamente diverse questioni chiave legate al trasporto di animali vivi, all’interno e all’esterno dell’UE, e oggi la Plenaria ha perso l’opportunità di rafforzare il testo approvato dalla Commissione d’inchiesta ANIT. 

« Speravamo che il Parlamento europeo si dimostrasse ancora più ambizioso del rapporto ANIT e prendesse seriamente in considerazione le opinioni dei cittadini vietando qualsiasi trasporto a lunga distanza, e affinando, sostituendo e riducendo il trasporto intra-UE », dichiara Alice Trombetta, Direttrice esecutiva di Animal Equality in Italia. 

Dopo decenni di campagne e inchieste per fermare la sofferenza degli animali durante il trasporto, siamo profondamente delusi nel vedere come il voto in Parlamento si sia dimostrato un fallimento, che ha protetto istanze industriali ed economiche dimenticandosi delle continue e terribili violazioni e sofferenze a cui sono sottoposti ogni giorno milioni di animali, trasportati spesso in condizioni in piena violazione delle norme, in camion sovraffollati e senza cibo né acqua per ore e giorni, fino a casi estremi come quelli delle navi Karim Allah ed Elbeik, alla deriva per mesi nel Mediterraneo. 

Nonostante il Parlamento europeo ora chieda un tempo massimo di viaggio di 8 ore anche per gli animali destinati alla macellazione, purtroppo tale limite rimane applicabile solo al trasporto su strada e gli animali trasportati via mare rimangono dimenticati (§ 87).

Purtroppo, il Parlamento europeo ha anche votato contro gli emendamenti che avrebbero richiesto una definizione della durata del viaggio come l’intero tempo di movimento, compreso il tempo di carico e scarico (§ 91), contro l’interpretazione della Commissione europea che invece dice che « il tempo trascorso per il carico e lo scarico dovrebbe essere incluso per stabilire la durata massima del viaggio »(1), riducendo così potenzialmente l’impatto che un limite di 8 ore potrebbe avere.

Il Parlamento europeo ha anche respinto gli emendamenti che avrebbero vietato il trasporto di animali gravidi al 40% della fase di gestazione, e la richiesta di vietare il trasporto di animali molto giovani (bovini, ovini, caprini o suini, ed equini domestici) di età inferiore ai 35 giorni è scomparsa (§ 104). Il limite di 4 settimane per permettere il trasporto rimane solo per i vitelli.

« Crediamo che il Parlamento europeo abbia perso l’occasione di sostenere dei cambiamenti profondi e importanti e non sia riuscito a soddisfare le richieste dei cittadini. Ora le nostre speranze sono riposte nella Commissione europea, a cui affidiamo il compito di permettere la sostituzione del trasporto di animali vivi con un commercio di sola carne, carcasse e materiale genetico, non solo “per quanto possibile” come indicato invece nel testo del Parlamento », conclude Alice Trombetta di Animal Equality Italia. 

Chiara Caprio
Communications and Programme Manager 

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Animal Equality is an international farmed animal advocacy organization that is dedicated to defending all animals through public education, campaigns and investigations.

LA PUGLIA ALL’AVANGUARDIA IN EUROPA CON LA SUA HYDROGEN VALLEY


Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES promotore di PGHV il più grande impianto di idrogeno verde del mondo e di una Hydrogen School


Il 6 aprile 2021 la Giunta Regionale della Puglia si è candidata a diventare “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno” dando un ruolo primario nello sviluppo dell’utilizzo dell’idrogeno come vettore principale nel processo di decarbonizzazione avviato nell’ambito politiche ambientali ed energetiche.
www.regione.puglia.it/web/press-regione/-/emiliano-maraschio-e-delli-noci-la-puglia-si-candida-a-diventare-centro-nazionale-di-alta-tecnologia-per-l-idrogeno-
A settembre, neanche sei mesi più tardi, è stata annunciata la progettazione della Puglia Green Hydrogen Valley (PGHV) da parte di ALBORAN. Si tratta di uno dei primi e principali esempi in Italia di quel percorso obbligato delineato dall’Europa per rendere la tecnologia dell’idrogeno una soluzione in linea con il processo di decarbonizzazione.
https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/territori/2021/09/14/news/idrogeno_verde_in_puglia_edison_snam_saipem_e_alboran_insieme_per_il_progetto_green_hydrogen_valley_-317819451/
Il CETRI-TIRES ha collaborato alla elaborazione di questo importante progetto sia in fase progettuale che nel delineare una strategia formativa nuova che permetta di ottenere le necessarie competenze tecniche per un progetto di quest’ambizione.
Marco Sambati, coordinatore della G.R.A.N.D. (Green Rifkinian Accademy for a New Deal) cetri-tires.org/press/2020/una-g-r-a-n-d-notizia-arriva-lacademy-del-green-new-deal-per-le-banche-e-le-imprese-ispirata-alla-visione-di-rifkin-e-al-green-deal-europeo/, ha infatti presentato l’idea di una Puglia Hydrogen School di sostegno alla Hydrogen Valley.

Marco Sambati con Jeremy Rifkin alla Camera dei Deputati

La Hydrogen School di Puglia avrà sede a Taranto e contribuirà in modo determinante a formare le nuove figure professionali necessarie allo sviluppo e all’espansione della Puglia Hydrogen Valley verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Commissione Europea, con particolare riferimento alla ricerca e sviluppo in chiave territoriale per la promozione dell’industria locale. Questa attività è perfettamente in linea con la mission dell’Academy, (nata proprio per fornire una conoscenza delle strategie europee sul Green New Deal e sull’idrogeno, e garantire la formazione delle relative figure professionali).
Prima di analizzare tali opportunità occorre comunque chiarire alcuni concetti, quali in particolare della Hydrogen Valley e delle strategie europee legate all’idrogeno verde.
Le « Hydrogen Valleys » rappresentano aree geografiche dove diverse applicazioni di idrogeno sono combinate insieme in un ecosistema integrato, che prevede produzione, consumo, sperimentazione e formazione riguardanti il vettore idrogeno. Tali progetti nascono normalmente in collaborazione con centri universitari, istituti di ricerca, associazioni di imprese, distretti tecnologici e il coinvolgimento degli enti locali. Da qui al 2030 si prevedono in Europa investimenti nell’idrogeno verde da fonti rinnovabili molto importanti, di circa 500 miliardi di euro, attraverso l’introduzione di « Hydrogen Clusters » e « Hydrogen Valleys » da svilupparsi a livello locale in conformità alla tipologia di insediamenti industriali e produttivi presenti in ogni regione.

In merito alla strategia europea si sottolinea che, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra. La strategia della UE prevede una vera e propria rivoluzione del settore energetico e in questo quadro un ruolo di grande rilevanza è assegnato all’idrogeno, sistematicamente considerato come uno degli elementi in grado di sviluppare un settore più efficiente e interconnesso, orientato verso una energia più democratica e condivisa.
Il piano europeo è quello del Green New Deal e prevede un rilevante pacchetto di finanziamenti a favore dell’energia pulita, in linea con il pacchetto per la ripresa Next Generation EU e la piattaforma Just Transition.
La strategia si basa su tre assi portanti:
• il primo si riferisce ad un sistema energetico circolare, imperniato sull’efficienza energetica, attraverso il miglioramento dei processi di trasformazione e di riqualificazione dell’edilizia;
• il secondo riguarda un aumento dell’elettrificazione per i settori ad uso finale, in particolare nel settore dell’edilizia, della mobilità e in alcune settori industriali;
• il terzo prevede la promozione di combustibili puliti in quei settori dove è più difficile elettrificare, quali la mobilità ferroviaria in alcune zone del paese oppure nelle industrie energy-intensive.
In questo quadro è stato espressamente indicato come l’uso dell’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia in Europa.
La Commissione Europea ha posto degli obiettivi molto ambiziosi in termini di tecnologie dell’idrogeno, obiettivi scadenzati al 2024 e al 2030 che rappresentano una vera e propria agenda di investimenti e una nuova strategia finanziaria per l’Europa, come affermato dalla stessa Commissione nella sua comunicazione dell’8 luglio 2020 riguardante la strategia dell’idrogeno. Al 2030 l’intero ecosistema dell’idrogeno in Europa necessiterà di investimenti pari a oltre 100 miliardi di euro per elettrolizzatori, fonti rinnovabili e infrastrutture per l’idrogeno.
Le tecnologie dell’idrogeno sono oramai mature per entrare a pieno titolo sul mercato in modo efficiente e competitivo e, secondo la Commissione europea, garantiscono un ritorno degli investimenti estremamente rapido e affidabile che l’Hydrogen Europe prevede si possa calcolare circa al 150% del capitale investito ed un effetto leva dell’1,36 e, per questa ragione il CETRI è tra i promotori insieme ad ALBORAN, EDISON, SNAM e SAIPEM della realizzazione della prima Hydrogen Valley in Italia, la Puglia Hydrogen Valley che si propone di realizzare tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola (Foggia) per una capacità complessiva di 220 MW ed alimentati da una produzione fotovoltaica per una potenza totale di 380 MW. Si stima che, una volta a regime, i tre impianti siano in grado di produrre fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno. L’idrogeno verde sarà destinato principalmente all’utilizzo da parte delle industrie presenti nelle aree, anche attraverso l’iniezione – o blending – dell’idrogeno nella rete gas locale di Snam e/o impiegato per la mobilità sostenibile. Dei tre impianti previsti, il progetto di Brindisi ha già avviato l’iter autorizzativo e prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori con una capacità di 60 MW alimentati da un dedicato campo fotovoltaico.

L’intero progetto Puglia Green Hydrogen Valley consentirà di valorizzare e coinvolgere importanti realtà regionali, tra cui l’Acquedotto Pugliese, le Ferrovie Appulo Lucane, i Distretti tecnologici e produttivi pugliesi, il Politecnico di Bari, l’Università di Bari, di Foggia e del Salento. Inoltre, si prevedono investimenti in ricerca e sviluppo che favorirebbero la nascita e lo sviluppo di competenze e di una filiera produttiva in Puglia dedicata all’industria dell’idrogeno.
https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/finanza_impresa/2021/03/04/saipemcon-alboran-hydrogen-per-la-produzione-idrogeno-verde_b3906a66-6904-405d-8992-763c3962e6e9.html
Si segnala che, una stima provvisoria per raggiungere gli obiettivi ambiziosi per l’idrogeno, può essere indicata in 4 miliardi di euro entro il 2030 per la ricerca e lo sviluppo degli elettrolizzatori, e 20 miliardi di euro in dieci anni per l’installazione di impianti di energia rinnovabili necessari a produrre l’elettricità per quegli elettrolizzatori, con 5-6 miliardi di euro per le strutture per il trasporto, la distribuzione, l’accumulo e le stazioni di rifornimento stradale dell’idrogeno. Il che significa 3 miliardi di euro all’anno, gran parte di questi ottenuti da fondi europei e da partecipazione di strutture private. La forchetta dei contributi statali potrebbe essere compresa tra 6 e 9 miliardi di euro.
Il progetto Puglia Green Hydrogen Valley (PGHV) si inserisce in un contesto ancora più favorevole in considerazione che la Puglia ha emanato lo scorso 25 luglio 2019 la legge n. 34/2019 relativa alla produzione e all’utilizzo dell’idrogeno da fonti rinnovabili e che in particolare sostiene la ricerca delle tecnologie di produzione dell’idrogeno e la sua produzione da fonti rinnovabili, l’istituzione di attività produttive basate sul ciclo dell’idrogeno provvedendo a concedere sostegno economico a enti pubblici, privati e imprese e tutto ciò, va peraltro inquadrato nel contesto che, le sedi operative della “Puglia Green Hydrogen Valley” sono localizzate all’interno del comprensorio della Cittadella della Ricerca, il Consorzio CETMA Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali -che svolge attività di ricerca applicata, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico nel settore dei materiali avanzati (compositi, polimeri, materiali bio-based e da riciclo), dell’ICT (sviluppo di software specialistici per applicazioni innovative nell’ingegneria, nella produzione e nei servizi) e dello sviluppo di prodotto – il Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) Scarl, le cui finalità sono la ricerca e il trasferimento tecnologico nel settore aerospaziale che hanno la finalità di sostenere attraverso l’eccellenza scientifica e tecnologica l’attrattività di investimenti in settori produttivi nel campo dell’Energia e dell’Ambiente.
La strategia europea per l’idrogeno prevede di sviluppare un « Ecosistema europeo dell’idrogeno » attraverso due diverse azioni, una per stimolare l’offerta e uno per stimolare la domanda di idrogeno verde. Quest’ultima azione si articola attraverso l’identificazione di tutta una serie di « end users » destinati ad una progressiva transizione verso l’idrogeno in campi di utenza energetica individuati sia nell’industria chimica e siderurgica, che nel settore dell’edilizia abitativa e delle costruzioni che nel settore dei trasporti sia terrestri che marittimi, aerei e ferroviari.
Il CETRI-TIRES attraverso la sua Academy G.R.A.N.D. mira a sostenere il progetto, in collaborazione con l’Università La Sapenza e il Pro Rettore per le politiche sostenibili e energetiche Livio de Santoli, (coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato la visione della Puglia Hydrogen Valley) attraverso la formazione delle necessarie risorse umane e competenze scientifiche atte a promuovere l’ecosistema locale dell’idrogeno, in collaborazione con imprese , enti locali, associazioni della società civile, con una vera e propria Hydrogen School per la vreazione di quelle figure professionali che per il momento non esistono e che andrebbero create con appositi programmi formativi graduali o anche accelerati al fine dello sviluppo delle diverse filiere dell’idrogeno verde dall’offerta alla domanda e l’installazione delle relative tecnologie (Fuel Cells, elettrolizzatori e infrastrutture collegate), con la creazione di moltissimi posti di lavoro diretti e indiretti che Hydrogen Europe prevede si possano calcolare in ragione di 10/15 posti di lavoro (a seconda che si tratti di industria o servizi) per milione di euro investito. Il CETRI-TIRES vuole poi anche essere promotore dell’utilizzo di tale fonte energetica per favorire la transizione energetica e il processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia e che potrebbero essere oggetto di finanziamenti da parte del sistema bancario oltre che nell’ambito di finanziamenti europei, compresi quelli del nuovo quadro comunitario 2021-2017, nonché quelli regionali.

Le banche potrebbero essere attori e cofinanziatori della filiera dell’idrogeno garantendosi una redditività degli impieghi grazie al buon ritorno sugli investimenti assicurato dalle imprese che vorranno essere protagoniste della nuova strategia dell’idrogeno.
L’hydrogen valley pone al centro tutte quelle aziende che intendono investire nell’economia dell’idrogeno (celle a combustibile, fuel cell, elettrolizzatori, ecc.) ovvero essere attori o utilizzatori di tale tecnologia (imprese industriali altamente energivore, imprese agro-industriali, dell’automotive, delle costruzioni e dei trasporti, ecc.), ma la produzione in loco e, quindi le brevi distanze, consentono l’utilizzo dell’idrogeno non solo in applicazioni industriali e di trasporto, ma anche nel settore sanitario, utilizzando l’idrogeno quale vettore nell’ambito ospedaliero, ovvero il settore residenziale, commerciale e turistico e, anche in tal caso, quale vettore per il riscaldamento e il raffrescamento. Di fatto l’ecosistema dell’idrogeno va dalla produzione all’utilizzo con una filiera completa che coinvolgerà nel tempo tutti i settori dell’economia e del territorio e dove le regioni e gli enti locali sono chiamati a supportare lo sviluppo del vettore idrogeno, con effetti positivi in termini di decarbonizzazione e di occupazione.
La PGHV si compone di tre poli (gli Hydrogen Cluster di cui parla la strategia europea per l’Idrogeno), per articolare sul territorio lo sviluppo delle attività dell’ecosistema dinamico dell’idrogeno nei vari campi, dalla ricerca al commercio, all’industria al turismo e alle attività sociali.
Questo darà nuovo respiro alle aree di Brindisi, Cerignola, Taranto con le tradizionali attività inquinanti legate alla presenza del porto, carbone e chimica, ormai in crisi. Poi sarebbe una grande opportunità, trattandosi grandi volumi di idrogeno prodotti localmente e di notevoli potenze installate per gli elettrolizzatori, per sviluppare tecnologie italiane, mediante attività di Ricerca & Sviluppo e, vista la presenza di una importante industria chimica a Brindisi, anche ricerche sulle membrane e catalizzatori potrebbero essere possibili. E metterebbe la Puglia all’avanguardia in Europa in uno dei settori più importanti della trasformazione ecologica.

Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato

Il caporalato è un fenomeno diffuso capillarmente in Italia, ma che colpisce soprattutto i cittadini extra-comunitari impiegati irregolarmente nel settore agricolo. Negli ultimi anni sono però diminuiti i procedimenti, gli arresti e i sequestri ai danni delle aziende responsabili.

Venerdì 10 Dicembre 2021 | MIGRANTI

Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato – Openpolis

Anche se di caporalato si parla soprattutto nei mesi estivi, si tratta di un fenomeno talmente diffuso da essere insensibile alle stagioni, come dimostrano le frequenti notizie che emergono a proposito. L’ultima, risalente solo a pochi giorni fa, riguarda per esempio l’ortomercato di Milano.

Cos’è il caporalato

Con questa parola si intende l’intermediazione illegale e lo sfruttamento dei lavoratori irregolari, prevalentemente nel settore agricolo.

Il fenomeno del «caporalato» rappresenta una forma di sfruttamento lavorativo che interessa diversi settori produttivi (quali, in particolare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura), ma che si manifesta con particolare forza e pervasività nel settore dell’agricoltura […]. Lo sfruttamento si sostanzia in forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera– Indagine conoscitiva della camera sul fenomeno del caporalato, camera dei deputati

Si tratta di un fenomeno complesso che riguarda sia italiani che stranieri, diffuso capillarmente in tutto il paese. Con l’aumento dei flussi migratori dell’ultimo decennio, inoltre, sempre più cittadini stranieri sono costretti, loro malgrado, a fungere da manodopera a bassissimo costo.

Intermediazione illegale e condizioni lavorative e di vita degradanti sono le caratteristiche fondamentali del caporalato.

Suo elemento caratterizzante sono le forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera. Vi è poi la violazione di varie regole in materia di lavoro, ad esempio riguardo le ore lavorative, i contributi previdenziali e i minimi salariali, ma anche la salute e la sicurezza sul lavoro. Connesso a questi elementi c’è poi lo standard di vita cui queste persone sono esposte, spesso degradante e caratterizzato da episodi di sfruttamento, lavoro forzato, coercizione e violenza.

Il caporalato nel settore agricolo

Il fenomeno del caporalato esiste in molti settori, come quello dei trasporti, delle costruzioni, della logistica e dei servizi di cura, ma ha un’incidenza particolarmente forte nell’agricoltura per via di alcune caratteristiche di questo settore. In particolare, il fatto che si basa sulla stagionalità e quindi su rapporti di lavoro di breve durata.

Secondo le analisi del Tavolo caporalato nazionale, i lavoratori agricoli lavorano prevalentemente in maniera stagionale, la maggior parte per periodi che vanno dalle 101 alle 150 giornate di lavoro l’anno (anche se sono in aumento i contratti di durata inferiore).

90% dei lavoratori agricoli dipendenti (regolari) aveva, nel 2018, un contratto a tempo determinato, secondo il Tavolo caporalato.

Una cifra che oscilla tra l’88,6% per i dipendenti di nazionalità italiana e il 93,6% per gli stranieri.

È inoltre uno degli ambiti con la maggiore incidenza di lavoro non regolare. Parliamo di un tasso del 24,2% nel 2018, ovvero circa 164mila unità di lavoro. Si tratta peraltro di sottostime, considerato che non includono i lavoratori stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno o non iscritti alle liste anagrafiche.

CONTINUA LA LETTURA CON OPENPOLIS:

10 DICEMBRE 2021

Gli effetti della pandemia sull’occupazione degli stranieri

In media, gli stranieri vivono più spesso in una condizione di vulnerabilità e infatti hanno subito in modo più pesante gli effetti socio-economici della pandemia. Siccome partivano già da una situazione retributiva svantaggiata rispetto ai cittadini italiani, lo scarto con questi ultimi è aumentato.
?-27,4%le giovani extra-comunitarie (15-24 anni) occupate, tra 2019 e 2020.
Nonostante in Italia sia straniero il 10% dei lavoratori, lo era il 35% delle persone che, nel 2020, hanno perso il proprio posto di lavoro. Infatti, mentre il numero di occupati italiani è diminuito del -1,4% in questa fase, nel caso degli stranieri la cifra è scesa a oltre il -6%. Ad aumentare è stato principalmente il numero di cittadini extra-comunitari inattivi (persone che non lavorano e che non sono alla ricerca di un impiego), mentre il numero di disoccupati ha registrato anzi una leggera contrazione (-0,8%).
Con la pandemia, cala l’occupazione tra gli stranieri
Il tasso di occupazione per nazionalità, tra 2017 e 2020

FONTE: Gli effetti della pandemia sull’occupazione degli stranieri – Openpolis 14 gennaio 2021

DA SAPERE

I dati si riferiscono ai cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Non c’è differenziazione tra Ue-15 e gli altri paesi dell’Unione, ma solo stranieri comunitari e non.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del ministero del lavoro
(ultimo aggiornamento: venerdì 24 Dicembre 2021)

Tassonomia dell’UE: il nucleare e il gas non possono essere una scelta per la transizione energetica, ecologica e sociale

Articolo di Marco Sambati, consiglio direttivo CETRI-TIRES – 14 gennaio 2022

Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES ha incaricato il dott. Marco Sambati coordinatore della G.R.A.N.D. (Green Rifkinian Academy for a New Deal) l’Academy nata per fornire una conoscenza delle strategie europee sul Green New Deal e sull’idrogeno verde, di analizzare se il nucleare e il gas possano essere considerati in maniera favorevole nella tassonomia dell’Unione europea e se rappresentino una soluzione intelligente per la transizione energetica, energetica e sociale.

In queste ultime settimane abbiamo assistito ad un dibattito politico molto vivace dopo l’annuncio del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza stampa che si è svolta al termine dell’Ecofin, di inserire il nucleare e il gas nella tassonomia verde, a cui ha fatto seguito poi un’intervista al Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, circa l’opportunità di guardare al nucleare di quarta generazione, come una tecnologia nella lotta al cambiamento climatico, nel processo di decarbonizzazione e nell’approvvigionamento energetico dell’Italia. La Commissione ha inviato agli Stati membri la nuova bozza del regolamento sulla tassonomia etichettando quindi il gas e il nucleare come tecnologie verdi ai fini della finanza sostenibile e, nello specifico, la bozza prevede che gli investimenti nel nucleare siano etichettati come green, a patto che i progetti abbiano ben definiti il piano di sviluppo, i fondi e il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e che abbiano ricevuto i rispettivi permessi di costruzione prima del 2045, mentre per considerare il gas negli investimenti verdi, le nuove centrali devono obbligatoriamente sostituire impianti più inquinanti, producendo emissioni inferiori ai 270 g di CO2equivalente per KW e ottenere le relative autorizzazioni entro il 31 dicembre 2030. L’atto dovrà essere adottato nella versione definitiva entro la fine di gennaio, per poi passare al vaglio del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea.

La scelta di inserire il nucleare e il gas nella nuova bozza del regolamento della tassonomia sembra essere dettata essenzialmente dalla politica sulla spinta delle lobby fossili che hanno grandi interessi in gioco e di paesi come la Francia, la Repubblica Ceca e la Finlandia che contano molto sul nucleare, ma analizzando gli aspetti tecnologici, economici, sociali ed ambientali tale scelta risulta poco convincente e soprattutto non risulta in linea con i nuovi obiettivi europei sul clima, a cui l’Italia dovrà attenersi, che prevedono un taglio del 55% delle emissioni di gas climalteranti rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050.

Si parla nel dibattito di nucleare di quarta generazione, la cui energia è ricavabile dalla scissione di atomi molto pesanti, quali l’uranio, il plutonio e il torio, i quali rispetto a quelli della terza generazione dovrebbero garantire maggiore economicità, sicurezza ed affidabilità, riduzione delle scorie radioattive. Il GIF (Generation IV International Forum), un organismo internazionale fondato nel 2000 dal Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America (DOE) ed a cui hanno aderito 13 paesi oltre all’EURATOM, ha selezionato sei tipi di reattori che possono soddisfare gli obiettivi sopra elencati e su cui concentrare gli sforzi di ricerca e sviluppo: tre reattori termici e tre reattori autofertilizzanti a neutroni veloci; si tratta di progetti che da vent’anni non hanno trovato finanziamenti, né pubblici né privati, di dimensioni tali da consentire un loro decollo, indipendentemente da ogni valutazione sulla rispondenza tra lo schema di progetto e l’effettiva conseguibilità degli obiettivi tecnologici sopra indicati. Di fatto, ad oggi, non esistono ancora impianti nucleari di quarta generazione e, qualora si preveda lo sviluppo di mini reattori o modulari, con una potenza di 300 megawatt di elettricità molto meno rispetto ai tipici reattori che hanno una potenza da 1.000 a 1.600 megawatt, in tal caso avremmo criticità di sicurezza anche maggiori, senza tener conto che il loro costo è sensibilmente più alto per kilowattora rispetto a quello delle energie rinnovabili e il cui costo è destinato a ridursi ulteriormente e, anche l’affermazione che i reattori nucleari, piccoli o grandi che siano, possono essere un complemento adeguato alle fonti di elettricità variabili, quali l’energia eolica e il fotovoltaico, non è corretta in quanto i reattori hanno alti costi fissi e bassi costi variabili (combustibile e spese di manutenzione).

Inoltre, poiché parliamo sempre di fissione nucleare, resta il problema dello smaltimento delle scorie radioattive; l’Italia ha spento tutti e quattro i reattori nucleari sul proprio territorio nazionale alla fine degli anni ’80 e solo il 5 gennaio 2021, la SOGIN, l’azienda pubblica italiana che ha il compito di smantellare le centrali e di mettere in sicurezza le scorie nucleari, ha pubblicato la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee al deposito dei rifiuti nucleari (CNAPI) un piano che però ora deve essere messo in atto, per non incorrere in nuove procedure di infrazione. Ad oggi non si è ancora arrivati alla scelta del sito dove sarà costruito il deposito delle scorie, che costerà 900 milioni di euro e dovrà contenere 95.000 metri cubi di rifiuti radioattivi. Da non trascurare poi l’eventualità di incidenti a seguito di fuoriuscita di sostanze radioattive racchiuse nei depositi e nelle strutture di contenimento o nel trasporto delle stesse sostanze, per non escludere eventuali attacchi terroristici o eventi calamitosi estremi agli impianti.

C’è poi un altro aspetto molto significativo che riguarda i tempi di realizzazione di una centrale nucleare che dalla fase di progettazione a quella di entrata in funzione impiegano circa 14 anni, quali il reattore di Olkyluoto 3 di Areva in Finlandia la cui costruzione era stata avviata nel 2005 e il cui costo previsto da contratto era di circa 3,2 miliardi di euro; il reattore doveva entrare in funzione nel 2009 ma dopo diversi rinvii è stato acceso il 21 dicembre 2021, con 12 anni di ritardo e costi triplicati (8,5 miliardi di euro). Stessa sorte è toccata al reattore di Flamanville in Normandia, i cui lavori sono stati avviati nel 2006, atteso per la fine del 2022, dopo rallentamenti che hanno fatto accumulare un ritardo di dieci anni e un costo più che triplicato.

La Commissione europea ha anche previsto nella nuova bozza del regolamento della tassonomia che anche il gas possa essere inserito, a certe condizioni, nella finanza sostenibile; seppure è vero che il gas emette meno CO2del carbone, ma rimane sempre un combustibile fossile con un importante ruolo climalterante e, va necessariamente prevista una sua graduale dismissione per non compromettere gli obiettivi europei della legge sul Clima. Considerato poi anche il recente aumento dei prezzi e, quindi l’esposizione dell’Italia e, della stessa Europa, dalla dipendenza energetica del gas da altri paesi produttori, è sempre più opportuno accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili e l’idrogeno verde, per una questione anche indipendenza energetica. Institutional Investors Group on Climate Change – IIGCC https://www.iigcc.org/, associazione che raggruppa colossi del risparmio gestito con più di 360 tra fondi di investimento, fondi pensione e società del risparmio gestito, tra i quali Allianz, Amundi, Goldan Sachs, HSBE e che gestiscono complessivamente fondi per 49.000 miliardi di euro, ha inviato una lettera aperta ai paesi europei per chiedere che il gas non venga inserito nella cosiddetta tassonomia verde, sottolineando che l’inclusione del gas è incompatibile con l’obiettivo della neutralità climatica, ma solo come fonte verso la transizione energetica nel breve termine e che rischia di spostare gli investitori verso iniziative che minano alla lotta al cambiamento climatico.

Se poi vogliamo analizzare l’aspetto economico, ci accorgiamo che LCOE (Levelized Cost of Energy) ovvero il ricavo medio per unità di elettricità generata necessario a recuperare i costi di costruzione e gestione di un impianto di generazione durante un presunto ciclo di vita finanziaria e di funzionamento, sulla base di uno studio di Lazard per un nuovo impianto nucleare, emerge che, in un confronto base – vale a dire senza tenere conto dei sussidi, dei costi del carburante o del prezzo della CO2 – che il fotovoltaico su scala utility è quello che registra la riduzione più rapida con un LCOE medio che parte da un minimo di 28-37 dollari il MWh (film sottile) ad un massimo di 30-41 dollari/MWh (silicio cristallino). Ma il record di convenienza spetta ancora una volta all’eolico a terra con un LCOE con un minimo di 26 dollari/MWh.

Qualora poi si aggiungono sussidi governativi (il rapporto include quelli statunitensi), il costo dell’eolico onshore e del solare su larga scala continua a essere competitivo con il costo marginale della generazione di carbone, nucleare e gas a ciclo combinato. Con valori di media di 27 dollari/MWh per fotovoltaico e 25 dollari/MWh per eolico, 42 dollari/MWh per il carbone, 29 dollari/MWh per il nucleare e 24 dollari/MWh per il gas.

Passiamo ora ad analizzare l’aspetto sociale e, nello specifico quello occupazionale. Secondo diversi studi ed analisi risulta dimostrato che vengono creati molti più posti di lavoro adottando un modello green che uno fossile. Nell’elaborazione dei Piani di Terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin adottati in diversi paesi d’Europa, si introducono nuovi metodi di calcolo per misurare l’intensità occupazionale delle nuove tecnologie e dei nuovi modelli economici ed energetici; quando si fa una pianificazione economica esistono precise metodologie di calcolo dell’intensità occupazionale del capitale investito. Secondo tale metodo, il settore energetico tradizionale fossile genera 8,5 posti di lavoro per milione di euro di PIL, mentre gli altri settori impiegano una media di 16,3 persone. Se, inoltre, si introducessero all’interno dei piani industriali anche i principi dell’economia circolare gli effetti sarebbero ancora più significativi. Secondo infatti i calcoli di Zero Waste America ad esempio, la redditività di oggetti conferiti al riuso è dell’ordine del 40 volte maggiore di quella di oggetti conferiti a scopo di riciclo e conseguentemente la stessa proporzione in più di posti di lavoro.

Da ultimo analizziamo l’aspetto ambientale e se vogliamo accelerare sul taglio delle emissioni e raggiungere i nuovi obiettivi europei per il clima che prevedono un taglio del 55% delle emissioni climalteranti rispetto a quelle del 1990 entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050, è necessario concentrarci sull’efficienza energetica e la riduzione dei consumi energetici, sull’aumento delle rinnovabili e delle opportunità legate all’idrogeno verde nel processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia.

Secondo uno nuovo studio della Oxford University, intitolato Empirically grounded technology forecasts and the energy transition, una transizione energetica accelerata probabilmente ci farà risparmiare diversi trilioni di dollari su scala globale. In sintesi, evidenzia la ricerca, se tecnologie come eolico, fotovoltaico e batterie continueranno a seguire le loro attuali tendenze di crescita esponenziale, si potrà sviluppare un sistema energetico vicino alle zero emissioni nette di CO2 in 25 anni; tra i settori in crescita, si cita anche la produzione di idrogeno verde con elettrolizzatori. Queste stime della Oxford University contrastano con chi invece ritiene che la transizione energetica sarà molto onerosa, a causa, in particolare, degli investimenti necessari per riconvertire un intero sistema di infrastrutture e impianti e degli incentivi richiesti per sostenere le nuove energie alternative.

La proposta è quindi di accelerare la transizione energetica e la decarbonizzazione escludendo il nucleare dalle possibili fonti alternative e procedendo ad una riduzione graduale del gas nel mix energetico delle fonti di energia, aumentando l’efficienza energetica, l’utilizzo delle rinnovabili e dell’idrogeno verde, adottando il modello di energia distribuita e diffusa suggerito da Jeremy Rifkin che trova la sua massima espressione nelle comunità delle energia rinnovabili ad idrogeno e nei prosumer e non quello oligopolistico delle fossili concentrato nelle mani di pochi e che ci allontana in maniera preoccupante dell’obiettivo di limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale. Ciò premesso, risulta evidente per tutte le ragioni di carattere tecnologico, economico, sociale ed ambientale, di escludere il nucleare dalla nuova tassonomia europea e, e per quanto concerne il gas, ammesso ancora il suo impiego solo per una fase di transizione, è assolutamente necessario escluderlo dalla tassonomia, visto già gli incentivi di cui godono attualmente gli impianti turbogas attraverso il capacity market approvato nel giugno 2019 e che prevede uno stanziamento stimato di circa 1-1,4 miliardi di euro all’anno per i prossimi 15 anni creando distorsioni al mercato elettrico; il suo inserimento nella finanza sostenibile risulterebbe peraltro in chiara contraddizione con le indicazioni della legge sul clima che richiedono una riduzione delle emissioni.

Da ultimo è necessario sottolineare quanto riportato da un report di Legambiente Scacco matto alle fonti rinnovabili che evidenzia la lentezza del rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di valutazione di impatto ambientale, le norme regionali disomogenee che ritardano i tempi per ottenere l’autorizzazione di un impianto eolico ad esempio a 5 anni contro i 6 mesi prevista dalla normativa. C’è quindi la necessità, se si vuole rispettare gli obiettivi fissati a livelli europeo che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni al 2030, di installare 70 GW di potenza da fonti rinnovabili, di avere un quadro normativo composto da regole chiare e semplici da applicare e che diano tempi certi alle procedure, un aggiornamento delle linee guida rimaste ferme al DM del 10 settembre 2010 e il varo di un Testo Unico che semplifichi l’iter di autorizzazione degli impianti, definendo in modo chiaro ruoli e competenze dei vari soggetti dello Stato e diano tempi certi alle procedure. La cosa incredibile è che la potenza richiesta a Terna per la connessione alla rete degli impianti di energia rinnovabile è di circa 100 GW, superando pertanto di 40 GW l’obiettivo fissato al 2030, e che Terna ha dato già il parere positivo all’allaccio in rete della maggior parte degli impianti richiesti, ma il processo autorizzativo è solo all’inizio e senza un’adeguata semplificazione si ritarda la transizione energetica, la decarbonizzazione e lo sviluppo delle hydrogen valley e, non ultimo, la richiesta di chi vuole il nucleare e il gas nella tassonomia per giustificare che le rinnovabili non sono sufficienti al mercato elettrico.   

Articolo di Marco Sambati, consiglio direttivo CETRI-TIRES – 14 gennaio 2022

LA FIERA TRIDIMENSIONALE GECO EXPO SCALDA I MOTORI: APERTE LE ISCRIZIONI AL CONTEST SMART TALK PER STARTUP E IMPRESE

Mancano poche settimane a GECO Expo, la fiera virtuale in 3D sull’ecosostenibilità, caratterizzata da un ambiente altamente immersivo, personalizzabile e interattivo. Aperte, fino all’8 febbraio, le candidature al contest Smart talk per i prodotti green più innovativi: https://www.gecoexpo.com

Iscrizioni al Contest Smart Talk entro l’8 febbraio 2022 qui.

Il presidente Angelo Consoli, il coordinatore generale Antonio Rancati, il socio onorario prof. Livio de Santoli ed alcuni componenti del comitato scientifico CETRI-TIRES parteciperanno come speaker alle varie tavole rotonde.

Si lavora a pieno ritmo per arrivare alla data di inizio di GECO Expo, la fiera tridimensionale dell’ecosostenibilità che tornerà dal 1 al 4 marzo sulla piattaforma virtuale nata durante la pandemia. E sono aperte fino all’8 febbraio le candidature al Contest Smart Talk, spazio dedicato ai progetti di sostenibilità e biodiversità, suddiviso quest’anno in due categorie: la prima per startup e idee da sostenere, la seconda, per startup già avviate ed aziende con un prodotto già validato sul mercato. Un video-contest che l’anno scorso è stato vinto da prodotti imprenditoriali come Biova Beer, la birra realizzata recuperando il pane invenduto per contrastare lo spreco alimentare, ed EcoAllene di Ecoplasteam, la non-plastica ottenuta dal riciclo di imballaggi poliaccoppiati prima impossibili da separare.  

Questo uno dei principali appuntamenti della seconda edizione della Fiera che ha scelto come slogan “Green Together” e a cui sarà possibile partecipare con il proprio avatar, visitando i padiglioni in 3D per incontrare innovatori e imprenditori all’avanguardia e dialogare con esperti sui trend di settore più interessanti e dirompenti.

Obiettivo di Geco Expo, sensibilizzare e far crescere la cultura ambientale,dando vita ad una vera e propria community di attivisti, influencer e divulgatori, che hanno abbracciato e si impegnano a promuovere uno stile di vita green. E arrivando a raddoppiare le presenze della prima edizione che, nel gennaio 2021, ha visto 4.000 iscritti, oltre 50 espositori e 7.000 biglietti da visita scambiati virtualmente.

Geco Expo nasce durante la pandemia proprio dall’esigenza delle aziende e dei buyer di incontrarsi nonostante i vari lockdown. Abbiamo messo a punto una piattaforma al 100% ecosostenibile, in grado di regalare un’esperienza molto vicina alla realtà grazie agli avatar personalizzabili, alla tridimensionalità e all’alta interazione. – spiega il fondatore Daniele Capogna – La pandemia ci ha costretto a ripensare il modo di fare business e un evento virtuale non solo inquina meno, ma è in grado di varcare i confini nazionali più facilmente, moltiplicando esponenzialmente il numero di connessioni di business in tutto il mondo.

Numerose le novità di questa seconda edizione: oltre alle nuove funzioni di interazione degli avatar, con una serie di gestualità tipiche degli eventi in presenza, nella dressing room sono stati aggiunti nuovi outfit in grado di rappresentare, ad esempio, partecipanti di provenienza islamica, e sono stati attivati gli avatar LGBTQ+ per rendere la piattaforma più inclusiva. Per le aziende sono state sviluppate stanze immersive e multimediali, interamente personalizzabili, ideali per presentare prodotti o organizzare party esclusivi, comprensivi di dj set.

Ci si potrà poi iscrivere anche ai GECO Green Talk e ai GECO Educational Talk. I primi ospiteranno imprese e startup desiderose di far conoscere le proprie innovazioni in campo green economy, e i secondi sono pensati per scrittori o docenti che vogliano presentare un proprio studio o prodotto editoriale sui temi green. Ritornano anche le tavole rotonde su cinque aree tematiche: dall’energia rinnovabile alla mobilità sostenibile, dal turismo slow & local all’economia circolare, passando per l’eco-food, che vedranno avvicendarsi circa 80 relatori, tra cui la giornalista Cristina Gabetti, il coordinatore generale Cetri-Tires Antonio Rancati e l’ambientalista Anna Donati.

INFO:        https://www.gecoexpo.com

Iscrizioni al Contest Smart Talk entro l’8 febbraio 2022 qui.


SMART EVENTI

Smart Eventi è un’agenzia di eventi e marketing di Milano che opera sul territorio nazionale da oltre 10 anni. Strutturata in diverse Business Unit specializzate, si occupa di eventi istituzionali come meeting, convention, cene di gala, eventi fashion e beauty, luxury event per stranieri, team building e viaggi incentive. L’agenzia ha costruito negli anni un database di oltre 300 location e network di portali web indicizzati, grazie al quale organizza oltre 200 eventi l’anno. 

Ufficio stampa GECO

Valentina Communication

Corso Brianza 30 – 10153 Torino – IT

Addio alla plastica monouso: dal 14 gennaio la stretta per la salvaguardia degli oceani

Da domani le nostre giornate saranno sempre più belle e pulite per la salvaguardia dei mari e degli oceani, ormai assediati dall’inquinamento di plastica e microplastica!

VIDEO: https://video.repubblica.it/clima-e-ambiente/addio-alla-plastica-monouso-dal-14-gennaio-la-stretta-per-la-salvaguardia-degli-oceani

Dal 14 gennaio entrerà in vigore il decreto legislativo 196/21 che vieterà la produzione, la vendita e l’utilizzo di prodotti realizzati in plastica monouso (cosiddetti « single use plastic »). Lo stop a bicchieri, cannucce, posate o piatti « usa e getta » arriva dopo la direttiva 2029/904 dell’Unione Europa, che mira a ridurre sensibilmente l’inquinamento da plastica presente nei mari e negli oceani.

David Sassoli, il presidente che ha sostenuto il rilancio green dell’Europa, con Jeremy Riflin c’era un’intesa perfetta

Huffington Post ricorda il ruolo avuto dal Presidente Sassoli nelle nuove
politiche green ispirate alle proposte del nostro prof. Jeremy Rifkin con un
articolo di Angelo Consoli, che mette in evidenza l’incredibile sensibilità
ambientale e sociale del Presidente scomparso.

Decisivo l’incontro del 2019 con Jeremy Rifkin, tra i due c’era un’intesa perfetta.

Articolo di Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires e direttore europeo di Jeremy Rifkin – 11 gennaio 2022: Sassoli, il presidente che ha sostenuto il rilancio green dell’Europa | L’HuffPost

“È venuto a trovarmi il professor Rifkin per dirmi che solo l’Europa può essere leader nella lotta al cambiamento climatico. Noi dobbiamo farlo, non tanto per ridurre la nostra dipendenza dal carbone ma perché possiamo essere un esempio per gli altri, possiamo imporre delle regole nel commercio che possono essere utili alla sostenibilità del pianeta”. Sono le parole con cui voglio ricordare il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Le ha dette nel gennaio 2020 a Pesaro, ricordando che “il primo atto di questa legislatura europea è stato quello di fissare un metodo di lavoro, impegnare i prossimi due anni della legislatura in 50 iniziative legislative sul Green Deal europeo. Non è un’operazione qualsiasi”.

David Sassoli e Jeremy Rifkin si erano già visti a Bruxelles ma quello dell’11 dicembre 2019 fu un incontro speciale per due motivi: innanzitutto perché Sassoli nel frattempo era diventato presidente del Parlamento Europeo, e in secondo luogo perché era appena uscito il nuovo libro di Jeremy Rifkin sul Green New Deal, che aveva ispirato la strategia europea della nuova Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, il Green Deal Europeo. Mai prima di allora l’Europa si era riferita così esplicitamente a una nuova idea del mondo proposta da un accademico visionario.

David Sassoli aveva manifestato grande sostegno per le idee di Jeremy Rifkin fin dal 2009, anno del suo approdo al Parlamento Europeo, e nei suoi discorsi la giustizia ambientale e la giustizia sociale erano sempre inseparabili. Ma l’idea che non si potessero raggiungere senza una cooperazione efficace fra Europa e Stati Uniti cominciava a tormentarlo da quando Donald Trump era diventato presidente e aveva denunciato gli accordi climatici di Parigi, riproponendo un vecchio modello politico ispirato al darwinismo economico e all’energia dei monopolii fossili. Per Sassoli era importante mettere in risalto il fatto che Trump non rappresentava tutta l’America, che c’era anche un’America più moderna e più vicina al “sogno europeo”, l’America di Rifkin per l’appunto.

Ecco il contesto in cui si colloca il loro incontro in quel dicembre 2019, appena sei mesi dopo l’elezione di Sassoli alla guida del Parlamento Europeo. Rifkin era inizialmente un po’ scettico perché i suoi incontri con i predecessori di Sassoli sullo scranno più alto del Parlamento di Strasburgo si erano risolti con un nulla di fatto (con l’eccezione di Hans Gert Poettering che si era così appassionato al tema da scrivere l’introduzione del libro di Rifkin La Terza Rivoluzione Industriale).

L’incontro Sassoli – Rifkin ebbe luogo in una mattinata di sole all’ultimo piano del palazzo di Via Breydel a Bruxelles e cominciò con un sentito ringraziamento da parte del presidente a Rifkin per l’aiuto fornito all’elaborazione delle nuove strategie climatiche europee della neo insediata Commissione von der Leyen, che aveva appena stabilito d’innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti in Europada da meno 40% (come proposto dalla precedente Commissione Juncker) a meno 55%  entro il 2030. 

“É la prima volta che una proposta della Commissione Europea si dimostra più avanzata della posizione del Parlamento”, aggiunse ridendo Sassoli. Rifkin colse la palla al balzo: “Allora forse il Parlamento dovrebbe rilanciare proponendo una riduzione al 70% delle emissioni per il 2030”. Rifkin e Sassoli ridevano, ma i collaboratori del presidente nel frattempo prendevano appunti. Dopo pochi giorni il Parlamento avrebbe approvato una mozione che proponeva l’innalzamento dei limiti di emissioni al 60%.

“Jeremy, il tuo Green New Deal è l’idea perfetta per rimettere in sintonia europei e americani”, aggiunse Sassoli. “Infatti il New Deal nasce come nell’America di Roosevelt per porre rimedio alla catastrofe finanziaria del 1929, ma non aveva nulla di green mentre gli Europei adesso stanno aggiungendo la dimensione verde alla grande intuizione di Roosevelt che poteri pubblici e capitali privati devono collaborare per risolvere le crisi economiche, come quella in cui viviamo”. Rifkin replicò ridendo “Wow! David, il mio libro avresti potuto scriverlo tu!”.

I due avevano una naturale complicità e s’intendevano senza bisogno di parlarsi. Sassoli continuò proponendo “perchè non organizziamo una bella conferenza sul futuro green dell’Europa e dell’America nei primi mesi del nuovo anno?” Rifkin rispose “sono totalmente a tua disposizione David, sentiamoci ai primi di gennaio e programmiamola per fine febbraio quando tornerò in Europa”.

Come tutti sappiamo poi è arrivata l’emergenza Covid a impedire la realizzazione di quest’evento (e di molti altri), ma le nuove politiche europee erano comunque partite e di li a poco sarebbe arrivato il Pnrr, Next Generation Europe e il pacchetto “Fit for 55”. Un’Europa così verde e rifkiniana non si era mai vista e non sarebbe stata possibile senza un presidente visionario e coraggioso come Sassoli.

Alla fine dell’incontro Rifkin mi ringraziò di aver insistito per fargli incontrare il Presidente Sassoli, mentre il Presidente Sassoli mi inviò un breve Whatsapp di ringraziamento per avergli organizzato l’incontro con Rifkin.  Rest in peace David!

Unanime cordoglio per la prematura scomparsa del presidente del Parlamento europeo David Sassoli

David Sassoli è stato il Presidente del Parlamento Europeo che più ha portato ispirazione e motivazione al nostro prof. Jeremy Rifkin in 20 anni di incontri a Bruxelles. Ci mancheranno moltissimo la sua visione, la sua onestà e la sua umanità verso le fasce sociali più deboli. Grande sostenitore del Green Deal europeo, in questi anni è intervenuto con molta lucidità sui temi del cambiamento climatico. Riposa in pace David!

Alla sua famiglia le nostre più sentite condoglianze.

Soltanto ieri era stata diffusa la notizia del suo ricovero in Italia per il sopraggiungere di una grave complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario.

Fonte ANSA: David Sassoli, il cordoglio per la morte del presidente del Parlamento europeo. Mattarella: ‘Profondamente addolorato’

« La scomparsa inattesa e prematura di David Sassoli mi addolora profondamente. La sua morte apre un vuoto nelle file di coloro che hanno creduto e costruito un’Europa di pace al servizio dei cittadini e rappresenta un motivo di dolore profondo per il popolo italiano e per il popolo europeo. Il suo impegno limpido, costante, appassionato, ha contribuito a rendere l’assemblea di Strasburgo protagonista del dibattito politico in una fase delicatissima, dando voce alle attese dei cittadini europei ». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La camera ardente per il saluto al presidente del Parlamento Europeo dovrebbe sarà aperta giovedì in Campidoglio, venerdì alle 12 i funerali nella chiesa di Santa Maria degli Angeli

Lunedì alle 18 alla plenaria del Parlamento Ue di Strasburgo l’ex Presidente del Consiglio ed ex parlamentare europeo Enrico Letta pronuncerà il discorso ufficiale nella cerimonia di commemorazione per David Sassoli

Il Papa ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia di Sassoli. Nel telegramma, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, si evidenzia il « grave lutto che colpisce l’Italia e l’Unione europea ». Il Papa lo ricorda « quale credente animato di speranza e di carità, competente giornalista e stimato uomo delle istituzioni che, in modo pacato e rispettoso, nelle pubbliche responsabilità ricoperte si è prodigato per il bene comune con rettitudine e generoso impegno, promuovendo con lucidità e passione una visione solidale della comunità europea e dedicandosi con particolare cura agli ultimi ».

Bandiere dell’Unione europea a mezz’asta presso gli edifici delle istituzioni europee a Bruxelles in segno di lutto per la morte del presidente del Parlamento Ue David Sassoli. Nella sede dell’Europarlamento nella capitale belga le bandiere a sfondo blu con le 27 stelle dorate sventolano a mezz’asta dalle 8.30 di questa mattina. Poco dopo anche la Commissione e il Consiglio Ue hanno fatto lo stesso negli edifici del quartier generale europeo. « E’ un giorno triste per l’Europa. Oggi la nostra Unione perde un convinto europeista, un sincero democratico e un uomo buono ». Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando in italiano, ricordando David Sassoli nel corso di un punto stampa. Era « un uomo che ha lottato per la giustizia e la solidarietà e un buon amico, i miei pensieri vanno alla moglie Alessandra, ai figli Giulio e Livia e a tutti i suoi amici », ha aggiunto la presidente, che indossava un abito e una mascherina neri.

Il premier Mario Draghi ha espresso il suo più sentito cordoglio per la morte di David Sassoli. « Uomo delle istituzioni, profondo europeista, giornalista appassionato, Sassoli è stato simbolo di equilibrio, umanità, generosità. Queste doti gli sono state sempre riconosciute da tutti i colleghi, di ogni collocazione politica e di ogni Paese Ue, a testimonianza della sua straordinaria passione civile, capacità di ascolto, impegno costante al servizio dei cittadini. La sua prematura e improvvisa scomparsa lascia sgomenti. Alla moglie, Alessandra Vittorini, ai figli, Livia e Giulio, e a tutti i suoi cari, le condoglianze del governo e mie personali ».

« Si può vivere e morire in tanti modi. David Sassoli ha combattuto e lavorato fino all’ultimo possibile istante, informandosi, partecipando attivamente alla causa del bene comune con curiosità e passione indomabili nonostante lo stato di salute sempre più precario, dopo la temporanea ripresa di qualche tempo fa ». E’ quanto si legge in un post sulla pagina Facebook di David Sassoli pubblicato dal suo entourage, che evidenzia come « per il Presidente del Parlamento europeo, per il politico Sassoli, per l’uomo David nella sua dimensione privata, alla base di ogni azione, di ogni comportamento, di ogni scelta erano, assai ben saldi, i valori umani di riferimento: lealtà, coerenza, educazione, rispetto« .

Gli esponenti delle alte istituzioni europee e i colleghi del giornalista e politico scomparso si stringono intorno alla sua famiglia. « Sono profondamente rattristata dalla morte di un grande europeo e italiano. David Sassoli è stato un giornalista appassionato, uno straordinario Presidente del Parlamento europeo e soprattutto un caro amico ». Lo scrive in un tweet in italiano la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. « I miei pensieri vanno alla sua famiglia. Riposa in pace, caro David », aggiunge.

« Le parole che non avrei mai voluto pronunciare. Per un amico unico, persona di straordinaria generosità, appassionato europeista. Per un uomo di visione e principi, teorizzati e praticati. Che cercheremo di portare avanti. Sapendo che non saremo all’altezza. #AddioDavid #Sassoli ». Lo scrive su twitter il segretario del Pd Enrico Letta.

IL PROFILO – Da volto familiare del TG1 a presidente del Parlamento europeo, quella di David Maria Sassoli e’ stata una vita divisa fra il giornalismo e la politica, a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell’Europarlamento. Durante la situazione eccezionale e senza precedenti causata dalla pandemia di Covid-19, Sassoli si è impegnato affinché il Parlamento europeo rimanesse aperto e continuasse ad essere operativo, introducendo – già nel marzo 2020 – dibattiti e votazioni a distanza, primo parlamento al mondo a farlo.

Sposato e padre di due figli, tifoso della Fiorentina, Sassoli viveva a Roma ma appena possibile si spostava nella casa di Sutri, un delizioso paese medievale della Tuscia lungo la via Cassia, una trentina di chilometri a nord della capitale, per coltivare le sue passioni per il giardinaggio e le buone letture. Sassoli è stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l’assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Il suo incarico sarebbe scaduto a giorni: la prossima settimana la riunione plenaria dell’Europarlamento che si riunirà a Strasburgo per eleggere il suo successore.

LES PROPOSITIONS DU PRÉSIDENT JUNCKER : NOUVELLES AMBITIONS ET ANCIENNES DIFFICULTÉS.

Par son discours sur l’état de l’Union prononcé au Parlement européen le 13 septembre dernier, le Président de la Commission européenne a voulu reprendre l’initiative politique alors qu’une « fenêtre d’opportunités » s’est ouverte en vue de la relance du projet d’intégration européenne après les élections françaises et allemandes. Juncker a tenté de tirer parti d’une opportunité politique particulièrement propice à une telle relance, alimentée par une série d’événements favorables. Ainsi, bien qu’ayant mis en question l’attractivité du projet européen, le Brexit permettra d’éviter qu’après mars 2019, le Royaume-Uni mette son veto à la révision des traités européens et au nouveau cadre de financement de l’Union européenne après 2020. Les chefs d’État et de gouvernement ont adopté une déclaration de principe le 25 mars 2017, dans laquelle ils réaffirment leur intention de relancer le projet d’intégration européenne par l’adoption d’une série de mesures dans les domaines de la sécurité, de la politique sociale et des relations extérieures de l’Union, qui devraient permettre de regagner le soutien politique des citoyens européens à l’égard de l’Union européenne. La reprise économique se généralise dans tous les pays de l’Union et le chômage, tout en demeurant élevé, a atteint son niveau le plus bas depuis neuf ans. L’attitude « isolationniste » de la nouvelle administration américaine a convaincu une bonne partie des dirigeants politiques européens que l’Europe devra davantage compter sur elle-même pour assurer sa propre sécurité. Et, enfin, l’élection du président Macron et ses déclarations concernant la construction d’une nouvelle souveraineté européenne assurent à la Commission européenne le soutien politique d’un grand pays de l’Union qui, dans le passé, a certes été à l’origine du projet européen mais qui en a également freiné le développement en diverses occasions (échec de la Communauté européenne de défense en 1954, crise de la chaise vide et compromis de Luxembourg en 1965/66, rejet de la Constitution européenne en 2005). Tirant parti de cette dynamique, le président Juncker a avancé dans son discours une série de propositions à la fois politiques et institutionnelles, dans le cadre du débat sur l’avenir de l’Union européenne. Les propositions formulées par le président de la Commission peuvent toutes être réalisées dans le cadre des traités en vigueur (contrairement à celles suggérées successivement par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En effet, la Commission européenne, dont l’une des fonctions consiste à être la « gardienne » des traités, n’a jamais à ce jour utilisé le pouvoir de formuler des propositions de révision de ces derniers, que lui confèrent l’article 48 du traité de Lisbonne ainsi que de précédentes dispositions, sur un pied d’égalité avec les États membres. Le projet Pénélope de 2002, qui constitue l’initiative la plus ambitieuse élaborée par la Commission en cette matière, a ainsi été déclassé par le président Prodi en une simple « étude de faisabilité » à la suite des réactions négatives du président de la Convention européenne, Giscard d’Estaing, et des commissaires eux-mêmes, qui n’avaient pas été impliqués dans la rédaction du projet (1).

1) Les propositions institutionnelles.

Concernant les institutions européennes et le processus décisionnel de l’Union, le président Juncker a soumis la quasi-totalité des propositions qui peuvent être mises en œuvre sans modification des traités et, donc, sans ouvrir la « boîte de Pandore » de la révision des traités (« boîte de Pandore » qui a en revanche été ouverte par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En quelque sorte, Juncker a « raclé les fonds de tiroir » de tout ce qu’il est possible de faire à traités constants pour améliorer ou simplifier le fonctionnement du processus décisionnel européen. Toutefois, comme nous le verrons plus loin, les propositions de Juncker ne sont pas exemptes de difficultés politico-institutionnelles, décelées dès l’entrée en vigueur du traité de Lisbonne (et qui ont entravé à ce jour la mise en œuvre des mesures en question).

1.1.) Le recours aux clauses « passerelles » pour permettre l’adoption de décisions à la majorité dans les domaines actuellement soumis à la règle de l’unanimité.

Le traité de Lisbonne a prévu la possibilité que le Conseil européen décide à l’unanimité d’introduire la règle de la majorité qualifiée pour statuer sur des mesures politiquement sensibles qui requièrent actuellement le vote unanime des États membres (par exemple, dans les domaines de la politique extérieure et de la fiscalité). De la même manière, le Conseil européen peut décider à l’unanimité de permettre la participation égale du Parlement européen (à savoir, la codécision) dans les cas dans lesquels le Conseil statue actuellement avec l’avis non contraignant de cet organe. Juncker a cité le marché unique parmi les domaines dans lesquels les décisions devraient être prises à la majorité qualifiée et a évoqué en particulier une série de mesures fiscales (au nombre desquelles l’impôt des sociétés, la TVA et la taxe sur les transactions financières) pour lesquelles l’unanimité devrait être remplacée par la majorité qualifiée. Bien que la proposition de Juncker soit dictée par le bon sens, eu égard aux difficultés auxquelles se heurte l’harmonisation fiscale dans l’Union européenne, la probabilité que les États membres renoncent au droit de veto dans le domaine fiscal sont très faibles, voire inexistantes. D’une part, certains États membres tirent un avantage économique de taille de la règle de l’unanimité, étant donné que le droit de veto leur permet d’appliquer des régimes fiscaux plus favorables en faveur des multinationales qui investissent sur leur territoire (citons les cas les plus fragrants de l’Irlande et du Luxembourg, mais aussi l’Autriche et les Pays-Bas qui tirent profit de l’absence d’harmonisation fiscale). D’autre part, le traité de Lisbonne a prévu une garantie procédurale supplémentaire vu que le parlement national d’un seul État membre peut bloquer la décision du Conseil européen dans un délai de six mois. Ainsi, en son temps, le Parlement britannique avait interdit à son gouvernement l’utilisation de cette clause du traité. Après le Brexit, il est prévisible que les parlements des pays susmentionnés adopteront des initiatives analogues (rappelons que l’Irlande a subordonné la ratification du traité de Lisbonne à l’obtention de garanties relatives au maintien de son régime fiscal). Par conséquent, la proposition du président Juncker d’utiliser les clauses passerelles dans le domaine de la fiscalité risque de ne pas emporter l’adhésion unanime du Conseil européen ou d’être bloquée par le veto préventif d’un parlement national.

1.2.) La fusion des présidences de la Commission et du Conseil européen.

Juncker a souhaité que l’Union européenne se dote d’un président unique, exerçant les fonctions actuellement distinctes de président de la Commission et de président du Conseil européen. L’idée n’est pas nouvelle étant donné qu’elle a été avancée pour la première fois par le député français Pierre Lequiller lors de la Convention européenne présidée par Giscard d’Estaing. À l’époque, la suggestion n’avait guère eu d’écho, notamment parce que de nombreux « conventionnels » des pays plus petits s’opposaient à l’institution d’une présidence stable pour le Conseil européen. Toutefois, ni le traité constitutionnel ni le traité de Lisbonne n’ont exclu la possibilité d’une fusion des deux fonctions, en ne prévoyant aucune incompatibilité dans leurs textes. La proposition a été ultérieurement relancée par Michel Barnier dans un discours de 2011, sans cependant recueillir davantage de soutien. A première vue, cette nouvelle proposition de Juncker semble elle aussi empreinte de bon sens, car elle simplifierait la structure institutionnelle de l’Union et, surtout, aux yeux des citoyens, les plus hautes fonctions de l’Union européenne seraient incarnées par une seule et même personne. En outre, la célèbre question de Kissinger (« L’Europe, quel numéro de téléphone ? ») trouverait enfin une réponse. Néanmoins, la proposition se heurte à des difficultés politico-institutionnelles découlant des fonctions différentes assumées par les deux présidents et, surtout, des dispositions des traités en vigueur :

a) Le président de la Commission européenne dirige une institution qui a pour tache de promouvoir l’intérêt général de l’Union (art. 17 TUE), alors que le président du Conseil européen œuvre pour faciliter la cohésion et le consensus au sein du Conseil européen (art. 15, par. 6, TUE). En d’autres termes, institutionnellement, le président de la Commission a un rôle d’initiative législative et de contrôle de l’application des traités et des mesures adoptées par les institutions. Quant au président du Conseil européen, il se pose en médiateur entre les positions divergentes des chefs d’État et de gouvernement et vise un consensus unanime. Il est manifeste que le rôle de la Commission européenne a évolué au fil des années et que son président est dès lors plus enclin à rechercher le consensus au sein du Conseil européen qu’à défendre bec et ongles les propositions de son institution (2). Toutefois, la fusion des deux fonctions risquerait indubitablement de renforcer cette tendance, plutôt que de l’atténuer.

b) Le président de la Commission européenne est élu pour cinq ans par le Parlement européen sur la base d’une proposition du Conseil européen, qui tient compte des résultats des élections européennes. Le Parlement européen a le droit de censurer l’action de la Commission et d’entraîner ainsi sa démission. Dans ce cas, le président de la Commission devrait lui aussi démissionner en cas de vote d’une motion de défiance. Pour sa part, le président du Conseil européen est directement élu par les chefs d’État et de gouvernement pour un mandat de deux ans et demi, renouvelable, sans aucune implication du Parlement européen. On imagine difficilement que les chefs d’État et de gouvernement acceptent qu’une éventuelle motion de censure de la Commission européenne par le Parlement européen puisse entraîner la démission du président du Conseil européen. Dans le cas contraire du maintien du président du Conseil européen dans ses fonctions, le dualisme qui existe actuellement serait rétabli de facto.

Par conséquent, même si elle est réalisable à traités constants, l’idée de fusionner les fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen risque de se heurter aux obstacles politiques et institutionnels décrits ci-dessus. Il conviendrait dès lors de modifier les traités afin d’éliminer les contradictions présentes dans les dispositions actuelles. A cela, s’ajoute encore le fait que la fusion des deux présidences est susceptible de renforcer l’aspect intergouvernemental de la désignation et de la fonction du président du Conseil européen, au détriment de la méthode communautaire basée sur le droit d’initiative de la Commission européenne, le vote à la majorité et la mission de contrôle politique du Parlement européen, que Juncker voudrait précisément renforcer par ses propositions. L’expérience tirée de l’élaboration conjointe de documents par les quatre ou cinq présidents des institutions européennes en vue de la consolidation de l’Union économique et monétaire (dont les feuilles de route ont été écartées par le Conseil européen) ne contredit pas, mais renforce plutôt cette conclusion.

1.3.) L’institution d’un ministre européen de l’économie et des finances, qui devrait être le commissaire européen en charge de l’économie et des finances et le président de l’Eurogroupe.

La proposition d’instituer la fonction de ministre européen de l’économie, gérant une ligne budgétaire pour la zone euro, contrôlant l’application correcte des dispositions relatives à l’UEM, présidant l’Eurogroupe, étant l’interlocuteur privilégié de la Banque centrale européenne et répondant de son action devant le Parlement européen (éventuellement composé uniquement des députés de la zone euro) est également une proposition dictée par le bon sens, qui renforcerait à la fois l’efficacité et le caractère démocratique des institutions européennes. Toutefois, l’idée de confier cette fonction au commissaire en charge des affaires économiques (actuellement, le français Moscovici) pose des problèmes analogues de nature institutionnelle et de possibles conflits d’intérêts :

a) le président de l’Eurogroupe est lui aussi désigné par les États membres sans intervention du Parlement européen, tandis que, bien qu’étant initialement désigné par les États membres, le commissaire en charge des affaires économiques reçoit l’approbation du Parlement européen et est responsable devant ce dernier à l’instar de tous les membres de la Commission européenne ;

b) en tant que membre de la Commission européenne, le commissaire chargé des affaires économiques exerce un droit d’initiative législative à l’égard de l’Eurogroupe. Exercer simultanément le droit de proposition propre à la Commission européenne et la fonction de médiation propre au président de l’Eurogroupe pourrait occasionner un conflit d’intérêts entre les deux fonctions (étant donné que le président de l’Eurogroupe doit, institutionnellement, rechercher un compromis afin de faciliter la conclusion d’un accord sur une proposition de la Commission européenne). En outre, la fonction de supervision de l’application des dispositions du traité, propre à la Commission européenne, pourrait être influencée par sa désignation par les États membres, que le Commissaire aux affaires économiques serait contraint de sanctionner en cas de violation des dispositions européennes.

La comparaison faite traditionnellement avec la double casquette du haut représentant pour la politique étrangère (Federica Mogherini), qui est à la fois vice-président de la Commission européenne et président du conseil « Affaires étrangères » n’est pas pertinente. En effet, d’une part, la Commission européenne ne possède pas le pouvoir d’initiative législative dans le domaine de la politique étrangère et le Conseil « Affaires étrangères » délibère à l’unanimité dans la très grande majorité des cas, raisons pour lesquelles d’éventuels conflits d’intérêts entre les deux fonctions sont exclus. D’autre part, le Conseil « Affaires étrangères » prend habituellement des décisions de nature exécutive, et non législative, comme l’envoi de missions de paix ou d’observation des élections sensibles, la définition de stratégies politiques à l’égard d’un pays tiers ou l’imposition de sanctions à des pays qui ne respectent pas les droits de l’homme. Dans de tels cas, le haut représentant pour la politique étrangère exerce des fonctions de nature exécutive, tant en sa qualité de vice-président de la Commission qu’en celle de président d’une formation du Conseil.

Par conséquent, tandis que la fonction de haut représentant pour la politique étrangère ne comporte pas de conflits d’intérêts potentiels avec celle de vice-président de la Commission européenne, il pourrait en aller autrement dans les relations entre la fonction de président de l’Eurogroupe et celle de Commissaire en charge des affaires économiques et financières.

1.4.) Le renforcement de la zone euro et la création d’une ligne budgétaire

Le président Juncker est essentiellement préoccupé par l’unité des 27 pays au sein de l’Union européenne et n’est pas favorable au « dédoublement » de l’Union en deux cercles concentriques. Il n’exclut pas que des initiatives soient mises en œuvre par des groupes plus restreints de pays, mais il ne propose pas un renforcement institutionnel de la zone euro (voir le troisième scénario du Livre blanc de la Commission sur l’avenir de l’Europe). Par conséquent, Juncker n’a pas proposé la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens, comme le suggérait le président Macron, mais uniquement d’une ligne budgétaire dédiée à la zone euro dans le cadre du budget de l’Union européenne. Conformément à son intention d’agir à traités constants, Juncker propose en réalité la création d’un instrument financier de stabilisation macroéconomique dans le cadre du budget de l’Union européenne, qui puisse être utilisé en faveur des pays disposant de la monnaie unique (alors que la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens nécessiterait la modification des traités).

1.5.) La démocratisation de l’Union européenne.

Fidèle à son approche générale consistant à agir dans le cadre des traités existants, Juncker se déclare favorable à la poursuite de l’expérience des « Spitzenkandidaten » lors des prochaines élections européennes et manifeste, en son propre nom et avec prudence, son soutien à la proposition plus déterminée du président Macron et d’autres dirigeants européens de créer des listes transnationales pour les élections de 2019. Dans son discours, Juncker exprime son appui à l’organisation de conventions démocratiques de citoyens européens, comme proposé par le président Macron, afin de poursuivre le débat sur l’avenir de l’Europe en 2018. Les autres propositions de Juncker pour la démocratisation de l’Union portent sur l’utilisation des clauses passerelles pour accroître le vote à la majorité et sur la fusion des fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen, dont nous avons déjà souligné la difficulté.

2) Les propositions politiques.

Dans son discours sur l’état de l’Union et dans sa lettre d’intention adressée au président du Parlement européen et au président du Conseil, Juncker énumère une série de propositions significatives que la Commission européenne s’engage à présenter en partie dans le courant de l’actuelle législature (18 prochains mois) et en partie à l’horizon 2025 (même si Juncker ne peut engager la prochaine Commission européenne qui sera renouvelée en 2019). Juncker a recours à la méthode traditionnellement utilisée par la Commission européenne dans le cadre de l’élaboration de ses programmes de travail (à savoir la « feuille de route » qui expose la teneur essentielle des diverses propositions et leurs dates de présentation). Une analyse rédigée par la task force de la Commission européenne souligne, et ce n’est pas un hasard, que 80% des propositions formulées le 27 septembre par le président Macron coïncident avec les propositions avancées par Juncker dans le programme de travail de la Commission européenne.

Un examen détaillé des propositions annoncées par Juncker dans son discours et dans sa lettre d’intention adressée aux présidents des deux institutions européennes n’a pas sa place dans cet article. Il convient toutefois de mettre en évidence la volonté du président Juncker d’avoir recours au droit d’initiative de la Commission européenne pour renforcer la croissance économique et les investissements (en particulier par un train de mesures dans le domaine du marché unique numérique), réaliser une Union européenne de l’énergie par des propositions ambitieuses en matière de changements climatiques, élaborer une nouvelle stratégie pour la politique industrielle de l’Union européenne (malgré l’insuffisance des compétences prévues par le traité) et consolider le marché intérieur. En particulier, il importe de mettre en exergue l’intention du président Juncker de présenter un train de mesures intitulé « justice fiscale » pour la création d’un espace TVA unique et une proposition autorisant l’imposition des bénéfices générés par les multinationales grâce à l’économie numérique. Vu les critiques dont le président Juncker a fait l’objet pour avoir permis dans le passé les pratiques permissives du Luxembourg en matière de régime fiscal applicable aux multinationales, il s’agit d’un juste retour des choses. Dans le domaine de la politique sociale, Juncker se borne à proposer la proclamation par les institutions européennes du socle européen des droits sociaux, ainsi que la création d’une autorité européenne du travail afin de renforcer la coopération entre les autorités nationales et d’autres initiatives en faveur d’une mobilité équitable, telles que le numéro de sécurité sociale européen. Sans minimiser la portée symbolique d’une nouvelle charte européenne des droits sociaux, on ne peut que difficilement affirmer que cette initiative concrétise l’objectif d’une Europe plus sociale, comme annoncé dans la Déclaration de Rome du 25 mars 2017. D’autres mesures à caractère législatif, et, partant, contraignantes pour les États membres seraient nécessaires sur le plan social pour regagner le soutien des citoyens à l’égard du projet européen. Citons notamment l’institution d’un revenu minimum européen et/ou la création d’une allocation européenne de chômage, mesures déjà proposées par certains pays de l’Union et par le Parlement européen. Il ne fait aucun doute que l’insuffisance de l’actuel budget européen et le manque de nouvelles ressources propres sont des obstacles majeurs à la mise en œuvre de telles mesures, qui pourraient néanmoins être financées provisoirement par des contributions financières des États membres, à condition que ceux-ci soient exemptés de l’obligation de respecter le critère des 3% du déficit annuel de leur budget national. Les propositions de Juncker dans le domaine du renforcement de l’Union économique et monétaire sont davantage significatives. Elles prévoient la transformation de l’actuel Mécanisme européen de stabilité (MES) en un véritable Fonds monétaire européen géré par le futur ministre européen des Finances, ainsi que la création d’une ligne budgétaire consacrée à la zone euro prévoyant une aide financière aux réformes structurelles nationales, ayant une fonction de stabilisation macroéconomique de la zone euro et facilitant la convergence économique des pays qui ne disposent pas encore de la monnaie unique. Toutefois, dans la mesure où les propositions de Juncker se basent sur les traités actuels, la création de tels instruments financiers sera confrontée au caractère limité de l’actuel budget européen et ne saurait représenter l’embryon d’un futur budget « fédéral » européen, requérant, a fortiori, l’institution préventive de nouvelles ressources propres. Les propositions de Juncker relatives à la politique migratoire et à un espace de justice et de droits fondamentaux basé sur la confiance mutuelle méritent également une mention particulière. Citons notamment dans ce cadre le train de mesures en matière de lutte contre le terrorisme qui devrait renforcer la sécurité des citoyens européens et contribuer à une meilleure perception par ceux-ci de la valeur ajoutée du projet européen. Soulignons également l’initiative législative programmée pour l’automne 2018 visant à améliorer le respect de l’État de droit dans l’Union européenne. Sur ce plan, les institutions européennes avaient perdu une partie de leur crédibilité en renonçant jusqu’à présent à lancer la procédure prévue par l’art. 7 du traité à l’encontre de la Hongrie et de la Pologne afin de constater l’existence d’une violation grave et persistante par ces États membres des valeurs de démocratie et d’état de droit. Il est certain que la nécessité d’obtenir l’unanimité au Conseil européen pour constater l’existence d’une telle violation limite fortement le caractère dissuasif de l’article 7 du traité, mais l’incapacité d’intervenir pour défendre les droits fondamentaux dans l’Union européenne a fortement miné la crédibilité de l’Union dans sa dénonciation des violations du même genre commises par des pays tiers. Par conséquent, l’initiative annoncée par le président Juncker est positive.

3) Conclusions.

Cette brève analyse des propositions formulées par le président Juncker dans son discours permet de conclure que ses propositions institutionnelles n’ont que peu de probabilités de voir le jour en raison des obstacles politico-institutionnels difficilement surmontables sans une révision des traités (suppression des clauses restrictives et des incompatibilités entre les dispositions en vigueur). La seule exception concerne la création d’une ligne budgétaire pour la zone euro dans le cadre de l’actuel budget de l’Union européenne. Cette proposition réitère en réalité sous une autre forme la suggestion de création d’un instrument financier à l’intention des pays de la zone euro, préconisée dans le « Blueprint » de la Commission européenne de novembre 2012. Il en va par contre autrement pour les propositions portant sur la teneur des politiques, dont l’adoption pourrait constituer un élément significatif de la relance du projet européen (même si l’institution d’un instrument contraignant dans le domaine de la politique sociale continue à faire défaut, alors qu’il permettrait aux citoyens européens de percevoir la valeur ajoutée de l’Union européenne dans la lutte contre le chômage et l’exclusion sociale). Le discours du président de la Commission européenne n’est donc pas « le baroud d’honneur d’un fédéraliste obstiné » (3), mais plutôt une tentative visant à rendre à la Commission européenne le rôle « monnetien » d’initiative législative et d’interprète privilégié de l’intérêt européen. Toutefois, les propositions les plus marquantes de Juncker ont été reléguées au second plan par les propositions encore plus ambitieuses formulées par le président Macron dans son discours à la Sorbonne du 27 septembre. Le président Macron ne s’étant pas borné aux interventions pouvant être réalisées à traités constants, mais s’étant projeté dans la perspective des deux prochaines élections européennes et, partant, à l’horizon 2025, ses recommandations sont plus ambitieuses que celles de Juncker, aussi bien sur le plan institutionnel que politique, étant donné qu’elles visent à créer une souveraineté européenne et à modifier les structures institutionnelles actuelles (budget distinct pour la zone euro, réduction du nombre de commissaires, élection de la moitié du Parlement européen sur des listes transnationales, création d’une force d’intervention et d’un budget commun pour la défense, création d’une véritable corps de police commun aux frontières externes de l’Union). Ce n’est pas un hasard si le président Juncker a transmis aux chefs d’État et de gouvernement un document rédigé par sa task force pour la stratégie politique, dans lequel il souligne l’importante convergence des propositions des deux dirigeants (80% des propositions de Macron auraient déjà été proposées ou seraient incluses dans le programme de travail de la Commission présenté par Juncker) et précise que les propositions les plus ambitieuses du président Macron requièrent une modification des traités et, donc, des délais d’exécution plus longs. Quoi qu’il en soit, ainsi que nous l’avons indiqué, les propositions institutionnelles du président Juncker nécessitent en réalité elles aussi des modifications des traités destinées à supprimer les clauses de sauvegarde et les incompatibilités présentes dans les dispositions du traité de Lisbonne.

Notes de bas de page :

  1. En réalité, même si la Commission européenne n’a jamais avancé de propositions formelles de modification des traités, le président Delors et son équipe de négociateurs ont obtenu des modifications significatives des traités en vigueur aussi bien lors de la conférence intergouvernementale ayant débouché sur l’Acte unique (extension des compétences communautaires, augmentation du nombre des dispositions soumises au vote à la majorité, accroissement des pouvoirs du Parlement européen, introduction de l’intégration différenciée sur le marché unique (art. 100, par 4, TCE) que durant celle de Maastricht consacrée à l’Union économique et monétaire.
  2. Il serait difficilement envisageable que la Commission européenne retire aujourd’hui sa proposition relative au programme Erasmus, comme le fit la Commission Delors en 1986, parce que le Conseil avait demandé une réduction de plus de 50% du budget du programme. De la même manière, la Commission pourrait difficilement obtenir aujourd’hui l’adoption du projet Galileo qui, au moment de sa présentation, s’était heurté à l’opposition de plusieurs Etats membres (Allemagne, Royaume-Uni, Pays-Bas et Danemark) représentant une minorité de blocage.
  3. Voir l’article de Riccardo Perissich « UE: l’ultimo urrà del Presidente Juncker » du 23/09/2017 (http://affarinternazionali.it/2017/09/ue-urra-pe-juncker/).

Paolo Ponzano – Professeur de gouvernance européenne et d’histoire de l’intégration européenne au Collège européen de Parme.

Vers une technologie Solaire Thermodynamique (CSP) plus propre et moins couteuse

solare_termodinamico_sali_fusiSolaire thermodynamique; une technologie du futur, ou déjà une réalité?
Nisrine Kebir, membre du comité scientifique du CETRI a visité l’usine d’Archimede Solar Energy à Massa Martana (Perouse – Italie), et voici sa réflexion sur cette technologie interesseante.

Le développement des sources des énergies propres au service de la préservation de l’environnement ne cesse de s’accélérer avec le changement climatique qui devrait s’accentuer dans les prochaines années. Néanmoins, la gestion et la valorisation des systèmes de production de ces énergies en fin de vie deviennent un souci majeur. Toujours est-il que plusieurs études se font sur les modes de décomposition et de recyclage des panneaux photovoltaïques ou de l’éolienne, mais qu’on est-il de la technologie solaire thermodynamique (CSP)?

Bien que l’installation soit simplement recyclable après démantèlement, l’élimination écologique des huiles synthétiques ou minérales faisant partie du processus de production représente une préoccupation environnementale de taille, en raison de leur caractère extrêmement polluant vis-à-vis du sol et de l’eau. C’est delà que la société Archimede Solar Energy (ASE) née en 2007 a fait un pas en avant vers la recherche de solutions réduisant l’impact de la technologie sur l’environnement.

Cette dernière a développé conjointement avec le centre de recherche italien ENEA un brevet pour un cycle combiné qui utilise exclusivement les sels fondus comme fluide caloporteur, ce qui a rendu l’utilisation de ces huiles dispensable, pour cette technologie.

Angelantoni
Gianluigi e Federica Angelantoni

D’ailleurs, le nom de la société s’inspire du génie Archimédien ayant historiquement utilisé des miroirs ardents pour défendre la ville de Syracuse en Sicile, contre les romains en 213 avant J.C, il y a plus que 2000 ans.

D’autant plus que le cœur biodégradable de ce système moderne à sels fondus est économique et disponible en grande quantités étant un simple mixte de nitrate de sodium et de potassium. En plus, il est à très faible risque d’inflammation et d’incident d’exploitation, sans oublier le fait que l’huile synthétique doit être changée régulièrement soit un pourcentage approximatif de 2% à 3% de l’ensemble du volume de la centrale annuellement, ce qui amplifie davantage le risque. En ce qui concerne le processus thermodynamique, le maintient de la température du fluide caloporteur au niveau opérationnel désiré est assuré grâce à la tubo_ricevitore-solare-angelantonistructure et la conception ingénieuse des tubes des récepteurs solaires développés par ASE sous licence ENEA, et qui garantissent des performances optique, thermique et de stabilité spéciales. Ces récepteurs solaires sont caractérisés principalement par une technologie qui rassemble des matériaux hétérogènes à savoir:

?? Le verre borosilicate doté d’un revêtement antireflet déposé sur les surfaces interne et externe. Un traitement hydrophobe de la surface externe est en mesure d’incrémenter la résistance du revêtement antireflet aux agents atmosphériques et de compléter la technologie de l’enveloppe protectrice.

? ?L’acier inoxydable austérique sélectionné pour optimiser la résistance à la corrosion.

? Le CERMET pour aider à maximiser l’absorption de l’irradiation solaire et minimiser son émission garantissant ainsi un facteur de conversion d’énergie solaire en énergie thermique élevé.

?? Un revêtement nano composite composé d’une couche supérieure en matière céramique avec un haut pouvoir antireflet aux radiations visibles et d’une couche inférieure en matière métallique permettant de réfléchir les radiations infrarouges.

En résumé, on peut dire qu’une telle technologie a permis de simplifier la configuration de l’installation conventionnelle en éliminant l’échangeur de chaleur du système thermique d’accumulation vu que le fluide qui circule dans le champ solaire du système est identique. Elle a permis aussi de réduire le volume des réservoirs de stockage de deux tiers grâce aux températures atteintes qui s’élèvent à 580 C° au lieu de 400 C°, ce qui se traduit par des baisses de coût avoisinant les 30%.archgimede solar

Cette technologie, en fait, a déjà été testée en 2010 sur un système de 5MWp installé par ENEL a Priolo, symboliquement prés de la ville de Syracuse, et en 2013 sur un DEMO-Plant de recherche d’une puissance de 2MW installé localement au niveau d’une plateforme de la société Archimede Solar dans la ville italienne de Massa Martana. Actuellement, une centrale thermodynamique «CSP» à sels fondus est en cours de construction en Chine d’une puissance de 450 MW, prévue d’être opérationnelle en 2017.

sede_archimede (1)

 

Jeremy Rifkin était à Bruxelles avec la Commission Juncker

Jeremy Rifkin était à Bruxelles pour tenir une série de discussions avec la Commission Juncker (nouvellement créée) et les nouveaux dirigeants du Parlement européen.
A cette occasion, était une réunion avec la radio
TV Oorobarl, et d’expliquer les principes de la nouvelle économie de partage, qui est le sujet de son nouveau livre, Economie coût marginal de zéro
Au-delà de la capitale, vers une économie partagée
06’18 « 11/11/2014
Le retour du Prophète économie / 1
« Le rêve européen / 2
Jeremy Rifkin est maintenant vantant une nouvelle révolution | 3
Avec l’économie numérique sera de réduire les coûts et la croissance sera plus de vitesse / 4
Nous avons rencontré un économiste au Parlement européen / 5
Jeremy Rifkin est retourné en Europe une nouvelle prophétie 6 /
Mais cette fois, on peut dire que votre vision du monde a déjà commencé à mettre en œuvre / 7
Et maintenant, vous voulez sortir de l’avant / 8
Le coût marginal de la Communauté, zéro, est le centre de Nboitkm. Mma signifie / 9
Il est le titre de mon nouveau livre, et ne doit pas être effrayant / 10
Il est facile de comprendre le sens du coût marginal de la communauté, zéro / 11
Actuellement, trois milliards de personnes connectées à Internet dévoile / 12
« Produits de consommation | 13
Et pas le vendeur, pas l’acheteur, pas le propriétaire, et ne tiennent pas compte, mais produit de consommation / 14
Personnes produites et ont partagé leur propre musique / 15
Sur l’Internet à un coût proche de zéro, et que l’industrie de la musique Ptjaozhm / 16
Partager leurs nouvelles et des médias / 17
 »
Après de nombreux ouvrages, dont « La fin du travail», «économie de l’hydrogène
Et
 »
Et à un certain moment, chacun d’eux devient
 »
Le coût marginal est proche de zéro, et que Ptjaozhm pour les journaux / 18
Les gens produisent des vidéos sur YouTube, contournant ainsi la TV / 19
Dynamics sont les mêmes. Nous parlons maintenant avec plusieurs dirigeants européens / 20
… Ici, au Parlement européen réuni le régime du président Schulz, le nouveau comité / 21
Pourquoi demandez-vous des dirigeants européens pour assurer accélérer ces processus / 22
Je suis d’accord avec l’austérité, et avec les réformes du marché du travail et de l’impôt / 23 marché
Mais si nous nous sommes arrêtés Anz cette limite, il ne sera pas suffisant / 24
Nous assistons à la baisse de la seconde révolution industrielle / 25
Chaque révolution économique apporte avec elle de nouvelles technologies dans les domaines des télécommunications / 26 champ
Nouvelles sources d’énergie, et un nouveau moyen de transport / 27
Nous sommes toujours liés à un réseau central connectivité / 28
Sources d’énergie anciennes tels que le carburant, Almstanat, et l’énergie nucléaire / 29
Et les moyens de transport, comprenant le vieux combustion interne / 30 moteurs
Nous ne pouvons plus produire de coordination avec ces moyens, et l’économie est plus progressant / 31
Les jeunes ne trouvent pas de nouveaux emplois dans ce Aldharov / 32
Ye voir le réseau de communications clé Anternit Kaanasra / 33
En Allemagne, comme vous le savez, je l’ai informé la chancelière allemande Depuis son arrivée / 34
L’Allemagne a maintenant 27% de l’énergie verte Almtaatjaddedh, soleil et le vent / 35
Et commencé à mettre en place Anternit énergie / 36
Je BDAO dans le développement du réseau électrique et de développer le réseau d’énergie et Anternit numérique intelligent / 37
Donc, il peut être pour des millions de personnes de produire leur propre énergie verte, les coopératives de personnel / 38 pour l’électricité
Et il a été envoyé au réseau électrique et à l’Internet révèle numérique / 39
Heck et Del énergie électrique à travers l’Allemagne et l’Europe / 40
Comment pouvons-nous assurer une concurrence / 41
Moyens chacun connecté à l’Internet révèle / 42
Human tout combiné dans environ 10 ans
Vous pouvez utiliser toutes ces grandes données provenant de ces trois / 43 réseaux
Et chacun d’entre nous peut être un produit de consommation / 44
Et la production et l’échange de produits et de nos services / 45
Que faible coût marginal sur le marché / 46
Ou coût marginal proche de zéro dans cette mutuelle émergents / 47 économie
Diffusez nos voitures, la participation de nos appartements, nos maisons, nos vêtements et nos outils / 48
Cela se fait déjà à la jeunesse de cette génération / 49
Mais ici nous avons des questions très importantes ici / 50 Adresse
Nous devons nous assurer que ceux-ci émergent Internet des choses / 51
Aurons-nous tous l’utilisation, les connexions sont neutres / 52 réseau
Et il est pas approprié par le nombre limité d’entreprises et d’usines / 53
Nous nous assurons données personnelles / 54 la sécurité
Doit être, toutes les créations et contenu, garantis. Ntkhadd et nous ont à se méfier du terrorisme-mail / 55
… Je l’ai écrit que ce serait la fin du capitalisme / 56
Je ne dis pas qu’il ne le fait pas
«Je dis que le capitalisme va voir un changement / 57
Parce que le système capitaliste est en train de donner naissance à un nouveau bébé / 58
« Partage de l’économie dans les zones communes / 59
Cela signifie la création d’un parent / 60
Jusqu’à présent sur le capital les entreprises doivent s’adapter à cette nouvelle commande de naissance / 61
Ce Bngdath, lui permettant de respirer, le laisser grandir. Et au cours des 25 prochaines années / 62
Nous allons avoir économistes Ndamin prospérer et l’un de l’autre côté / 63
Parent, le capitalisme et le nouveau contrôle des naissances, qui désormais mûri / 64
Nous constatons déjà, notre jeunesse / 65
Passer une partie de leur vie dans le marché de l’immobilier, dans l’économie d’échange et d’autres produisent et l’échange / 66
Non seulement les vidéos et les nouvelles de leur propre, mais aussi leur propre / 67 énergies renouvelables
Autopartage leurs produits imprimés système à triple dimensions, le partage dans leur voiture par / 68
« Coût marginal Société de zéro
Dans mon livre
Ce soi-disant né
 »
Partager leurs maisons et de leurs maisons par / 69
Donc, il est déjà économique avec le nouveau double Enbat / 70 génération numérique
« Il ya dix ans, je écrit un livre« Le rêve européen / 71
«Je suis ma possession ce livre / 72
Était attendu à surperformer l’Europe, les États-Unis d’Amérique a salué Nmodj / 73 croissance économique
Dix ans plus tard, nous sommes ici en face de cette crise économique / 74
Nous essayons très difficile de sortir de cette crise / 75
Celui qui a demandé, où se trouve Kte / 76
Je vais vous dire où vous se trouve déjà / 77 Kte
Je ai un problème dans les derniers stades de la seconde révolution industrielle / 78
Saluant les prix du carburant et du carburant a continué d’augmenter / 79
Dans le même temps, nous utilisons Alticnologia / 80
Comme la combustion interne et centrale moteurs Electricité / 81
Ils ont perdu leur productivité / 82
Ce que nous voyons maintenant est la somme de l’infrastructure de la révolution industrielle / 83
Comme les technologies et énergies / 84
Télécommunications, l’énergie et le transport savaient prospère / 85
Par conséquent, nous nous trouvons, nous tous dans une position inconfortable très / 86
Il est considéré comme un point de transit entre les deux révolutions industrialisés / 87
Bien que l’Europe mène maintenant la troisième révolution industrielle / 88
Anternit réseau de communication, qui se réunit les énergies renouvelables Pantrnett / 89
Et de stock Blogisticah transports / 90-connexes
L’Union européenne se dirige maintenant à la substance Internet / 100
Voilà le rêve Aruba pour la deuxième phase de son voyage / 101
«Je l’ai écrit
L’Union européenne veut parler de nouveaux investissements et des infrastructures / 102
Et sur la façon d’intégrer un marché unique / 103
Thalta et comment nous pouvons numériser Europe / 104
Nous avons regroupé. Maintenant, chacun d’eux avec une certaine / 105
Et voici ce que fait Christdt demain matin
. Avec la nouvelle commission, il y aura une nouvelle ère / 106
.jeremy Rifkin, je vous remercie beaucoup / 107
Soyez le bienvenu. Merci

Jeremy Rifkin à Paris pour l’économie collaborative ce 4 juin 2015

4 Juin 2015 à Paris – Économie collaborative : l’entreprise se réinvente ici, lors d’une journée thématique World Forum for a Responsible Economy. A ne pas manquer, les témoignages de 10 experts internationaux, dont Jeremy Rifkin.

La Troisième Révolution Industrielle en marche: revue de presse du Master Plan pour la Région Nord-Pas de Calais

 
Un mois aprés le World Forum de Lille et de la révélation du Master Plan confié à Jeremy Rifkin par la Chambre de commerce et d’industrie de la région Nord de France et le Conseil régional du Nord-Pas de Calais, découvrez la revue de presse des initiatives au coeur de la Troisième Révolution Industrielle

Jeremy Rifkin présente le Master Plan de la Troisième Révolution Industrielle pour la Region du Nord Pas de Calais

 
Le 25 octobre Jeremy Rifkin a presentè le Master Plan de Troisième Révolution Industrielle à conclusion du World Forum de Lille.
 
5000 persons venues à Lille de toute la France ont assistè à son discurs final et tributè à l'economiste americain un applause chaud et prolongè à la conclusion de son discours.

Le Caporalato sur Cash Investigation de France 2: esclavage moderne en Italie

 
Pour les consommateurs, la baisse du montant de leur Caddie serait mieux, forcément mieux. Mais le bonheur des uns ne ferait-il pas le malheur des autres? Cette pression sur les prix a-t-elle un coût pour la main-d'oeuvre qui récolte, ramasse ou pêche les aliments?

Le Nord-Pas-de-Calais prépare sa révolution industrielle

 
Jeremy Rifkin va aider la région Nord-Pas-de-Calais à préparer sa révolution industrielle. Un chantier sans précédent, une première en France.

La Troisieme Revolution Industrielle est en marche dans la Region Nord/Pas de Calais

 
La Chambre de commerce et d’industrie de région Nord de France et le Conseil régional Nord-Pas de Calais ont confié à Jeremy Rifkin l’élaboration d’une feuille de route (Masterplan) engageant la région vers la transition énergétique.
 

 

Angelo Consoli, président du CETRI-TIRES, Cercle Europeenne pour la Troisieme Revolution Industrielle, fait partie des groupes de travail pour la preparation du Masterplan.

STOP VIVISECTION: un million de signatures pour mettre fin à l’expérimentation animale

 
Chers amis,
 
La directive européenne 2010/63 "relative à la protection des animaux utilisés à des fins scientifiques", a ignoré les voix qui se sont élevées contre l’expérimentation animale

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