vendredi, avril 16, 2021

Eleonora Evi, europarlamentare Greens/EFA: rinnovo concessioni trivelle incompatibile con Green Deal

« Non posso che esprimere preoccupazione per la notizia del rinnovo delle concessioni alle trivelle in Adriatico e nelle regioni costiere » – così l’europarlamentare Eleonora Evi di Greens/EFA a commento della denuncia, fatta da alcune associazioni ambientaliste, delle recenti autorizzazioni di cinque progetti di coltivazione degli idrocarburi gassosi.

« La transizione ecologica è un percorso di senso opposto rispetto al continuo utilizzo dei combustibili fossili, la cui dismissione è imprescindibile per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica al 2050. A questo proposito, avevo rivolto alla Commissione europea un’interrogazione parlamentare, chiedendo se l’eventuale ritorno delle trivelle fosse compatibile con gli obiettivi del #GreenDeal, anche in considerazione di eventuali pericoli per l’ambiente marino”.

La risposta della Commissione sottolinea con decisione che i combustibili fossili, compreso il gas, non fanno parte del futuro energetico dell’UE, e che le attività ad esse legate vanno ridotte, lasciando spazio a fonti energetiche compatibili con gli obiettivi climatici e con il Green Deal europeo. La Commissione ribadisce, inoltre, l’obbligo degli Stati membri a prestare particolare attenzione alla tutela dell’ambiente marino.

« Un messaggio forte e chiaro contro le trivelle che mi sento di inoltrare al Ministro Cingolani – conclude Evi – « affinché punti con determinazione e coerenza sulle fonti rinnovabili e affinché la transizione ecologica non rimanga solo un’etichetta affissa alla porta del suo ministero. Il nostro Paese ha bisogno di una vera transizione ecologica che si traduca in un rinnovato impulso economico e in nuovi posti di lavoro”.

Fonte Greens/EFA – 8 aprile 2021

Resilient Web Talks – Dealing With Plastics – Diretta LIVE giovedì 15 aprile alle ore 18,00

Nuovo appuntamento della serie Resilient Webtalks: Dealing with Plastics!

L’uso di materiali plastici è estremamente diffuso in ogni ambito della vita quotidiana e molte delle sue implicazioni sociali e ambientali sono tanto importanti quanto poco conosciute.

Con l’aiuto di tre ospiti d’eccezione, faremo luce su alcuni degli aspetti più curiosi ed interessanti del problema plastica.

Parleremo di:
– Luoghi (im)pensabili dove ormai la si può trovare
– Opportunità e prospettive di un mondo #plasticfree
– Modi di riciclare la plastica in maniera totalmente locale e circolare

I nostri ospiti:

Dr. Antonio Ragusa
Direttore Reparto Ostetricia e Ginecologia
Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli Isola Tiberina, Roma

Prof. Antonio Rancati
Coordinatore Generale CETRI-TIRES
Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale

Riccardo
Rappresentante associazione Pettirosso APS Milano

i aspettiamo Giovedì 15 Aprile alle 18:00, in diretta sulla pagina Facebook https://fb.me/e/4ip5MQwcu e sul Canale Resilient_GAP – Twitch e Resilient G.A.P.: Informazioni | LinkedIn

Instagram: https://www.instagram.com/p/CNW1xQqMOBp/?hl=it

#twitch #plasticfree #environment #webtalk

La Puglia si candida a diventare Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno verde

Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES è fra i promotori della « Puglia
Hydrogen Valley »
, che utilizzerà il più grande impianto di idrogeno verde
del mondo in corso di costruzione a Brindisi da parte della Alboran
Hydrogen: https://regione.puglia.it/web/press-regione/-/emiliano-maraschio-e-delli-noci-la-puglia-si-candida-a-diventare-centro-nazionale-di-alta-tecnologia-per-l-idrogeno-

Per approfondimenti contattare il presidente Angelo Consoli e il coordinatore generale Antonio Rancati con il nostro consiglio direttivo e comitato scientifico: comitatoscientifico@cetri-tires.eu

Michele Emiliano – Presidente Regione Puglia

Emiliano, Maraschio e Delli Noci: « La Puglia si candida a diventare Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno » 6 aprile 2021

La Giunta regionale ha approvato oggi l’atto di indirizzo attraverso il quale si candida la Regione Puglia alla localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno”, come previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR).

Nella stessa delibera la Giunta esprime parere favorevole sia sull’istituzione di un gruppo di lavoro interdipartimentale, coordinato dal Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico, a cui affidare l’elaborazione del Piano regionale dell’Idrogeno, sia sull’istruttoria per l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno secondo le modalità e con le competenze definite dalla Legge Regionale 23 luglio 2019, n. 34.

“In un sistema energetico integrato – ha commentato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – l’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia. L’idrogeno verde è identificato come il vettore energetico più compatibile con l’obiettivo di neutralità climatica che l’UE vuole raggiungere entro il 2050.

Avrà quindi un impatto eccezionale sullo sviluppo del nostro Paese, sia da un punto di vista industriale sia di ecosostenibilità dell’intero sistema, permettendo di accelerare il processo di decarbonizzazione verso un modello ecosostenibile. Il tema – ha concluso il Presidente – è tanto più fondamentale anche grazie al Recovery Fund, che prevede budget specifici per guidare la transizione energetica dell’intera Europa verso un modello green”.

“Con questo delibera di Giunta – ha detto l’assessore all’Ambiente Maria Grazia Maraschio – diamo impulso in maniera strutturale al percorso che porterà la Puglia ad un ruolo primario nello sviluppo dell’utilizzo dell’idrogeno come vettore principale nel processo di decarbonizzazione avviato nell’ambito politiche ambientali ed energetiche del Governo Emiliano. Oltre a candidare in Puglia il Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’idrogeno, avviamo infatti i lavori di ricerca e studio finalizzati a pianificare nel merito lo sviluppo e l’utilizzo dell’idrogeno in Puglia non per scrivere la storia delle politiche energetiche nel nostro territorio ma per tutelare e salvaguardare la storia è la vita delle prossime generazioni che qui vivranno.

Maria Grazia Maraschio
Assessore all’Ambiente della Regione Puglia

“La Regione Puglia può e deve diventare una hydrogen valley – ha aggiunto l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci – sfruttando le potenzialità in particolare di Brindisi, Taranto e Foggia. Nel 2019 la Puglia è stata la prima e ad oggi ancora l’unica regione ad aver legiferato sul tema dell’idrogeno, definendo le norme in materia di promozione dell’utilizzo di tale fonte energetica e le disposizioni finalizzate a favorire i processi di ammodernamento degli impianti di produzione solare ed eolica esistenti e ottimizzare l’uso delle fonti rinnovabili mediante la produzione di idrogeno. L’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni e la lotta contro i cambiamenti climatici ci mettono oggi di fronte alla grande sfida dell’idrogeno che proprio la Puglia non può mancare.
Per raccogliere gli enormi vantaggi dell’idrogeno – ha aggiunto Delli Noci – e rendere effettiva la transizione energetica è necessario un percorso di ricerca, innovazione e sperimentazione, finalizzato ad aumentare l’efficienza e ridurre i costi delle tecnologie associate all’idrogeno. Ci stiamo già muovendo in questa direzione sia attraverso la collaborazione già avviata su numerosi progetti con i più qualificati interlocutori in materie di energie pulite – Politecnico di Bari, CREA di UniSalento, il Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia, ENEA, NANOTEC e altri – sia attraverso il progetto di realizzazione della Cittadella della Ricerca di Brindisi nell’ambito della quale intendiamo ospitare un Centro di competenza per la decarbonizzazione e la sostenibilità ambientale che prevede altresì lo sviluppo di tecnologie delle energie rinnovabili ad alta efficienza, incluso l’idrogeno. Ho già ricevuto molte sollecitazioni in questa direzione da parte del tessuto imprenditoriale pugliese e dal Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia.

Alessandro Delli Noci
Assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia

Anche per questa ragione – ha concluso Delli Noci – ho chiesto al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani di incontrarci al fine di discutere più nel dettaglio del futuro della nostra regione. La Puglia ha tutte le potenzialità per essere un punto di riferimento internazionale delle ricerche sull’idrogeno”.

“Con questo delibera di Giunta diamo impulso in maniera strutturale al percorso che porterà la Puglia ad un ruolo primario nello sviluppo dell’utilizzo dell’idrogeno come vettore principale nel processo di decarbonizzazione avviato nell’ambito politiche ambientali ed energetiche del Governo Emiliano. Oltre a candidare in Puglia il Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’idrogeno, avviamo infatti i lavori di ricerca e studio finalizzati a pianificare nel merito lo sviluppo e l’utilizzo dell’idrogeno in Puglia non per scrivere la storia delle politiche energetiche nel nostro territorio ma per tutelare e salvaguardare la storia è la vita delle prossime generazioni che qui vivranno.

Emiliano, Maraschio e Delli Noci: « La Puglia si candida a diventare Centro nazionale di alta tecnologia per l’idrogeno » – PRESS REGIONE – Regione Puglia – Pubblicato il 06 aprile 2021

Domenico De Rito, Architetto della Luce, celebra la giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo con i suoi progetti illuminati di “blu”

Il Castello Svevo di Cosenza illuminato di “blu” per celebrare la consapevolezza sull’Autismo (progetto premiato nel 2005)

A Domenico De Rito, Architetto della Luce, componente del Comitato Scientifico CETRI-TIRES, vanno i complimenti di tutto il Consiglio Direttivo per la sua sensibilità e la sua ricerca.

I suoi progetti, illuminati di “blu”, celebrano e onorano la giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo                     

Architetto De Rito ci spieghi la luce e la luce colorata:

Mi piace pensare e parlare di CULTURA DELLA LUCE, anche se ancora vedo ritratti di spazi, pubblici e privati, con luci colorate senza criterio e tanto inquinamento luminoso. La luce in primis è sicurezza per la comunità, in secundis attrattore strategico per lo sviluppo urbano sostenibile. Per iniziative e/o eventi, opportunamente la luce “indiretta” si colora e comunica, assurgendo a rivoluzione culturale.

Il 2 aprile di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale sull’Autismo. La ricorrenza è sancita dall’ONU con la risoluzione 62/139 del 18 dicembre 2007, per promuovere la consapevolezza sull’Autismo e la solidarietà nei confronti dei bambini e delle persone che ne sono affette, che purtroppo restano spesso invisibili ai più, problema particolarmente acuito, purtroppo, in questo ultimo anno. Autism Speaks da più anni, promuove la ricerca scientifica sull’Autismo ed ha lanciato l’iniziativa battezzata ‘light it up blue’ (illuminalo di blu) per sensibilizzare tutti, ed ecco che spazi di città e monumenti nel mondo, si illuminano di blu a testimoniare la sensibilità rispetto alle problematiche connesse all’Autismo.

L’Arch. Domenico De Rito, riceve dalla Commissione il “premio per qualità della proposta” (Casa delle Culture, Cosenza 2005)

Sono orgoglioso di aver conquistato nel 2005 il “premio per qualità della proposta” con il Concorso di idee “Cosenza vive il Castello” (Bandito da The International Association of Lions Clubs – Distretto 108 YA Lions Club Cosenza Castello Svevo anno sociale 2004/2005 – Patrocinato dal Comune di Cosenza)

Il Castello Svevo di Cosenza illuminato di “verde” per segnalare iniziative e/o eventi
Il Castello Svevo di Cosenza illuminato di “rosso” per segnalare iniziative e/o eventi

Un progetto che parla di luce e musica, la luce può diventare colorata per comunicare iniziative e/o eventi.

Nel 2005 non si parlava ancora di sensibilizzare l’opinione pubblica con la luce colorata, certamente avevo intuito che la luce colorata poteva diventare inclusiva e di comunicazione sociale. Ovviamente tutto ciò non si risolve accendendo i riflettori sull’Autismo ma, in gran parte vi contribuisce, e mi permetto di aggiungere che, attraverso la luce colorata possiamo “accendere la sensibilità” anche verso altre forme di disabilità e non solo. A mio modesto avviso la luce colorata può dare un importante contributo. 

Il Castello Svevo normalmente illuminato, progetto pubblicato ed in mostra nel 2016 al MAG (Montreaux Art Gallery) Svizzera

La mia ricerca continua con lo studio della luce, per non disturbare il passaggio dei volatili e poter altresì apprezzare il cielo stellato creando suggestivi paesaggi notturni, come già scritto nella relazione di un mio progetto qualche anno fa.                                 

Luce Metropolitana sullo stretto, illuminato di “blu” per celebrare la consapevolezza sull’Autismo (pubblicato da Aracne)

L’Architetto Domenico De Rito, dal 2004 ha tenuto diversi convegni sulla tematica della luce; nel 2015 ha partecipato a 100IDEEperReggioCalabriaCittàMetropolitana con il progetto Luce Metropolitana sullo stretto, pubblicato da Aracne editrice ed in mostra presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, nel 2015.

La luce: strumento per rappresentare l’impronta metropolitana, la forma insediativa, il paesaggio della diffusione urbana e delle polarizzazioni, la struttura della popolazione, il ciclo urbano e i modelli sociali di sviluppo, fornire mappe interpretative.

Comunicare con la Luce.

Luce come sicurezza, inclusione sociale, sostenibilità, identità, riconoscibilità. La Cultura della Luce. Luce dei Porti: Reggio Calabria, Messina, Villa San Giovanni, Metropolitana del Mare. Gioia tauro: il Mediterraneo.   

Al di là della configurazione amministrativa, la luce è il filo conduttore visivamente percepibile di tutti gli elementi che dovranno caratterizzare la nuova “Città Metropolitana”.

La luce diventa elemento fondamentale per fornire una visione unitaria e immediatamente distinguibile degli elementi descritti. Se correttamente progettata, essa, oltre a fornire una mappa interpretativa, può comunicare la forma urbana ma anche dare evidenza ad eventi o situazioni particolari, può dare contezza dei caratteri culturali ma anche valorizzarne le emergenze, può contenere i consumi energetici e l’inquinamento luminoso ma anche riqualificare la città, caratterizzandola come uno dei nodi di una rete ampia nel mare nostrum: città metropolitana efficacemente mediterranea. L’idea per Reggio Calabria Città Metropolitana è progettare unitariamente la LUCE METROPOLITANA.

L’intervento dell’Arch. De Rito durante il convegno nella Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, 8 luglio 2015
I progetti in mostra presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, luglio 2015
Luce Metropolitana sullo stretto, progetto in mostra presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, luglio 2015
La luce rompe la solitudine!
 Domenico De Rito

ESPRIMI IL TUO POTENZIALE SOSTENIBILE NELLA PRIMA EDIZIONE DI « GECO FOR SCHOOL »

GECO FOR SCHOOL per la sua prima edizione, è rivolto a tutto il mondo delle Scuole superiori e delle Università in modalità interattiva, e offrirà a tutti gli studenti un’esperienza didattica di apprendimento sul tema della sostenibilità, in un ambiente interamente virtuale.

Dal successo della fiera virtuale sulla sostenibilità GECO Expo e dalle numerose richieste di partecipazione da parte delle scuole superiori, Smart Eventi lancia la nuova attività formativa virtuale GECO FOR SCHOOL dal 18 ottobre al 18 dicembre per sensibilizzare i giovani sui temi del Green New Deal ed in particolare su Turismo Sostenibile, Energie Rinnovabili, Eco-Food, Mobilità Green ed Economia Circolare.

Si tratta di un percorso formativo che verrà realizzato su Hypersmarter, una piattaforma virtuale che consente la riproduzione di un ambiente immersivo ed interattivo in cui ogni studente, dopo aver creato e personalizzato il proprio avatar, potrà muoversi ed interagire con gli altri partecipanti, accedendo agli stand ed alle attività formative composte da giochi, quiz e contest inerenti ai temi della sostenibilità.

Oltre agli stand relativi alle attività formative saranno presenti anche gli stand delle Università che prenderanno parte al progetto e che potranno fornire un open day continuativo agli studenti ma anche dare visibilità ai loro nuovi progetti sostenibili e quelli delle aziende Sponsor che, oltre a promuovere i loro prodotti e servizi green dedicati ai giovani, avranno la possibilità di sviluppare delle prove bonus dedicate agli studenti partecipanti e lanciare anche un contest a loro dedicato!

Gli studenti che parteciperanno a GECO FOR SCHOOL prenderanno inoltre parte al contest “La tua scuola sostenibile” in cui saranno invitati a creare un vero progetto sostenibile da applicare nel quotidiano e per il quale verranno eletti i vincitori durante una premiazione in alcune delle Università partner del progetto.

GECO FOR SCHOOL si pone quindi il grande obbiettivo di creare una identità ecologica nei più giovani attraverso esempi pratici di sviluppo sostenibile perché è solo con la loro formazione che sarà possibile stimolare un reale cambiamento nel nostro pianeta!

Per approfondimenti: educational@cetri-tires.eu

Da Milano un laboratorio di agricoltura urbana. Per la terra e per le persone!

« ZeroImpatto-oltreBio ». È questo il nome del progetto di agricoltura urbana che sta prendendo forma al Vigentino, quartiere nella periferia sud di Milano. Ecosostenibilità, reciprocità e solidarietà in un unico progetto, che si sviluppa su terreni del Comune, ma che parte dal basso, da chi lavora la terra con competenza e dai cittadini della zona.

Gli agricoltori urbani

Le città si trasformano, le città si evolvono, le città diventano più green. Milano non fa eccezione. Il tema delle “urban food policies” è oggi sempre più presente nelle agende delle municipalità. Non dimentichiamo, che proprio Milano è stata la città promotrice nel 2015 del “Milan Urban Food Policy Pact”, un accordo internazionale che raccoglie 211 città di ogni parte del mondo accomunate dalla volontà di “sviluppare sistemi alimentari sostenibili, che forniscano cibo sano e conveniente a tutte le persone, […] che riducano al minimo gli sprechi e preservino la biodiversità[…]”: https://www.milanurbanfoodpolicypact.org

 « ZeroImpatto-oltreBio » porta in città il concetto dei “servizi ecosistemici agricoli”, applicandolo alla produzione ecologica ed organica di cibo per la città di Milano. L’azienda agricola di quartiere produce infatti alimenti biologici su terreni inseriti nell’area urbana, utilizzando tecniche rigenerative e, allo stesso tempo, coinvolgendo i cittadini, creando comunità. Il valore così prodotto è molteplice.

Una borsa della spesa a metri 0

Anzitutto, valore ambientale e alimentare. Le tecniche utilizzate per coltivare i terreni si definiscono di agricoltura organica rigenerativa, poichè utilizzano differenti approcci ed esperienze di agricoltura sostenibile volti al recupero della fertilità e della qualità del suolo. L’agricoltura rigenerativa è una pratica essenziale in ambito urbano, in quanto permette la coltivazione di terreni che, per la loro collocazione, sono più soggetti di altri a problematiche legate alla qualità dell’aria, della terra e dell’acqua. Rigenerare vuol dire favorire la biodiversità, massimizzare la riduzione della CO2, minimizzare gli sprechi di materie prime (in primis acqua ed energia) e pianificare nel lungo termine lo sviluppo di nuovi habitat naturali.

Ma il valore prodotto è anche sociale ed economico, con ricadute dirette sui cittadini. Infatti, il progetto ha visto la creazione della prima esperienza di Comunità di Supporto all’Agricoltura della città di Milano (CSA-Milano), che si propone, fra l’altro, di riavvicinare le persone alla terra e di aumentare la consapevolezza verso un consumo responsabile. Il tutto, all’interno di una cornice di sostenibilità economica: per il produttore, che ha il giusto ritorno per il suo lavoro e per i cittadini che, grazie alla CSA, possono accedere a cibi di qualità a un prezzo più contenuto rispetto ai canali tradizionali. In due anni di attività, il progetto è riuscito a coinvolgere più di 100 famiglie sostenitrici, per un totale di oltre 300 persone. Di queste, il 20% partecipa attivamente alle attività dell’azienda e il 60% acquista regolarmente i prodotti del campo.

Barbabietola

Il progetto può essere considerato un modello sperimentale di eco-sostenibilità replicabile anche su scala più diffusa, nonché un laboratorio per testare e certificare nuove pratiche agricole e sociali ottimizzate per il contesto urbano. Inoltre, l’iniziativa è coerente con le raccomandazioni proposte dalla Fondazione Barilla nel report “Cibo, città, sostenibilità. Un tema strategico per l’agenda 2030”. Una di queste, recita: “Garantire a tutti il diritto di avere accesso a cibo sano e nutriente, riducendo le disuguaglianze socioeconomiche”. Una raccomandazione che rimanda a un agire comunitario, dal cittadino all’istituzione, in un momento in cui la sostenibilità alimentare si confronta con un’emergenza sanitaria ed economica che potrebbe lasciare cicatrici, anche profonde, a livello sociale.

Ricordiamo, che oggi i cittadini sono importanti motori di cambiamento, in quanto più consapevoli nelle loro scelte di consumo e più determinati nel ricercare risposte all’interno della dimensione locale in cui vivono. Sono dunque loro i più forti alleati per le istituzioni territoriali che vogliano davvero avviare un concreto cambio di passo nella creazione di sistemi più sostenibili. 

Attività per i ragazzi

Il Vigentino, fino a pochi decenni fa quartiere industriale e oggi in completa trasformazione, sta dimostrando che il nuovo corso, oltre a cultura, arte, design, moda, può includere anche l’agricoltura urbana. Vedere per credere.

Milano, 8 marzo 2021

D.ssa Alessandra Irene Rancati

Rappresentante Comitato Terre del Vigentino

Email: alex.rancati@gmail.com

Preparazione dei campi
Raccolta di broccoli

Il « Recovery Plan » del governo Draghi fa a pugni coi principii ambientali dell’Europa…

Le associazioni nazionali co-promotrici ed i comitati aderenti alla presente comunicazione chiariscono preliminarmente che sono consapevoli delle straordinarie circostanze dovute al Covid 19 che hanno spinto la Commissione europea a varare il piano Next Generation EU e che sono dunque del tutto favorevoli ad una sua corretta attuazione. Tale piano rappresenta una irripetibile possibilità di poter utilizzare le ingenti risorse finanziare annunciate per una svolta verso l’economia circolare e l’avvio di un percorso di vera sostenibilità ambientale per mitigare i cambiamenti climatici in atto.
Siamo tutti da anni impegnati a sostenere l’avvio di un cambiamento generazionale verso una vera “economia circolare” basata sulla riduzione degli scarti, sulla preparazione al riutilizzo e sul riciclo dei materiali post-consumo per la conservazione della materia e della sua energia intrinseca.
Siamo peraltro impegnati a contrastare in ogni caso i processi di trattamento termico dei rifiuti, come l’incenerimento ed il loro utilizzo per produrre combustibili come il biogas con il cosiddetto “recupero di energia”, che rappresentano processi di distruzione della materia nocivi per la salute pubblica che creano inquinamento irreversibile nell’ambiente, ma che sono tuttora fortemente incentivati dallo Stato ogni anno tramite il finanziamenti erogati dal G.S.E.
Abbiamo preso atto che il cambiamento tanto atteso è stato avviato nel 2018 dalla Commissione e dal Parlamento Europeo con il pacchetto delle quattro direttive di “Economia circolare”, recepite dal parlamento italiano in data 3 settembre con quattro appositi Decreti legislativi, di cui lamentiamo il mancato rispetto nella bozza di PNRR in particolare per quanto riguarda la direttiva 851/2018/CE.
Si rileva infatti che la direttiva citata prescrive, per attuare il paradigma di una corretta “economia circolare” la gestione dei rifiuti si basi sul principio del “recupero della materia”, quindi sulla prevenzione – sulla preparazione al riutilizzo e sul riciclaggio dei materiali provenienti da raccolte differenziate, ai fini stessi del calcolo relativo agli obiettivi europei fissati al 2035 ed ai suoi step intermedi.
Ci domandiamo intanto perché non venga data ancora concreta attuazione all’articolo 8 bis della stessa Direttiva, sulla Responsabilità Estesa del produttore basata sul principio giuridico “chi inquina paga”, che sgraverebbe le amministrazioni comunali ed i cittadini-utenti dagli onerosissimi costi della raccolta differenziata della enorme quantità di
imballaggi immessi al consumo dai produttori associati al Consorzio CONAI: « 4 – Gli Stati membri adottano le misure necessarie ad assicurare che i contributi finanziari versati dai produttori di prodotti in adempimento ai propri obblighi derivanti dalla responsabilità estesa del produttore:
a) coprano i seguenti costi per i prodotti che il produttore immette sul mercato nello Stato membro interessato: — costi della raccolta differenziata di rifiuti e del loro successivo trasporto, compreso il trattamento
necessario per raggiungere gli obiettivi dell’Unione in materia di gestione dei rifiuti, e i costi necessari a raggiungere altri traguardi e obiettivi di cui al paragrafo 1, lettera b), tenendo conto degli introiti ricavati dal riutilizzo, dalla vendita delle materie prime secondarie ottenute dai propri prodotti e da cauzioni di deposito non reclamate
;
E’ comunque noto il gravissimo deficit italiano sia di infrastrutture per la preparazione al riutilizzo che di impianti per il “recupero di materia” della frazione organica tramite il compostaggio aerobico (soprattutto nel Centro e nel Sud). Ma per queste strutture strategiche nulla è stato previsto nelle quattro linee progettuali di utilizzo concreto nel capitolo M2C1, a parte le ovvie citazioni generiche delle normative. Anzi si è previsto per il
trattamento della frazione organica differenziata, di destinare la quasi totalità dei fondi (3,7 dei 4,5 Miliardi) per la produzione di combustibili come il “BIO-METANO”, un processo di “recupero di energia” impropriamente assimilato ad “economia circolare”.
Tale combustibile è derivato dalla depurazione del BIOGAS prodotto a sua volta da scarti agricoli e dalla frazione organica dei rifiuti urbani, ma occorre considerare che la direttiva 851/2018/CE (recepita dal parlamento con il D. Lgs. 116/2020) stabilisce che:
1) l’articolo 3 punto 15 bis ha del tutto escluso la produzione di combustibili dai rifiuti dal ”recupero di materia”:
«t-bis) « recupero di materia »: qualsiasi operazione di recupero diversa dal recupero di energia e dal ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o altri mezzi per produrre energia. Esso comprende, tra l’altro la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento;»;
2) l’articolo 11 comma 2 sugli obiettivi di economia circolare previsti dal 2025 sino al 2035: «2. Al fine di rispettare le finalità della presente direttiva e avanzare verso un’economia circolare europea con un alto livello di efficienza delle risorse, gli Stati membri adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi: … e) entro il 2035, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 65 % in peso.»;
3) l’articolo 11 bis comma 5 precisa che comunque ai fini delle regole per calcolare gli obiettivi di riciclo sono esclusi i processi di “recupero di energia” e smaltimento: « 5. Per calcolare se gli obiettivi di cui all’articolo 11, paragrafo 2, lettere c), d) ed e), e all’articolo 11, paragrafo 3, siano stati conseguiti, la quantità di materiali di rifiuto che hanno cessato di essere rifiuti a seguito di un’operazione preparatoria prima di essere sottoposti a ritrattamento possono essere computati come riciclati a condizione che tali materiali siano destinati a successivo ritrattamento per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Tuttavia, i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuti da utilizzare come combustibili o altri mezzi per produrre energia, o da incenerire, da utilizzare in riempimenti o smaltiti in discarica, non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio. »

Tutto ciò è accompagnato dalla falsa narrazione secondo cui il Bio-metano potrebbe addirittura “sostituire i combustibili fossili”, nell’utilizzo per autotrazione. Diversi recenti studi mostrano come i mezzi pesanti alimentati a metano emettano più CO2 e altro particolato tossico rispetto a diesel e benzina. Nel paper redatto a settembre 2019 dalla “European Federation for Transport and Environment AISBL” viene riportato che il GNL (Gas naturale liquefatto / metano al 99%) e lo stesso Bio-metano utilizzato per autotrazione non sarebbero affatto sostenibili, anzi produrrebbero un inquinamento atmosferico da NOx e da particolato PM2,5 e PM10 5 volte superiore ai motori Diesel modello 2013.

Con la presente lettera invitiamo dunque a riflettere sulle forti criticità di natura ambientale e giuridica da noi rilevate, esplicitate nel comunicato allegato, contenute nella bozza di PNRR predisposta, nella Missione titolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, e provvedere alla urgentissima revisione prima della sua approvazione finale.

I motivi che ci hanno sollecitato a prendere posizione e diffondere il nostro comunicato stampa ci inducono a chiedervi con urgenza di rendere coerente tale documento con la recente direttiva 851/2018/UE sull’economia circolare. Riteniamo che questo debba essere necessariamente il paradigma “sostenibile” di riferimento del PNRR, oltre al rispetto del Regolamento europeo RRF del 2021, onde evitare di mettere a rischio l’accesso ai fondi europei per incoerenza delle linee progettuali con tali norme.

Vi invitiamo pertanto ad un confronto urgente con una delegazione del nostro comitato tecnico scientifico collegiale, previo contatto via mail a postmaster@pec.leggerifiutizero.org

I co-promotori della presente iniziativa e firmatari:

  1. Massimo Piras per il Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare,
  2. Roberto Romizi per ISDE Italia medici per l’ambiente,
  3. Angelo Consoli per il Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale – CETRI-TIRES,
  4. Giovanni Damiani per il Gruppo Unitario per le Foreste Italiane – G.U.F.I.
  5. Stefano Deliperi per il Gruppo di Intervento Giuridico – GrIG
  6. Gianni Cavinato per l’Associazione Consumatori e Utenti – ACU
  7. Maurizio Pallante per il movimento Sostenibilità Equità Solidarietà – SEquS

Segue comunicato:

Join the C.R.I.S.!

Times are a changing, Bob Dylan used to sing back in the 60s. Now Times must REALLY change. They have to if we want to give a chance to the human race.

Jeremy Rifkin has been advocating this change since around the same time when Bob Dylan was singing it. In the seventies he wrote the milestone book « Entropy » in collaboration with master philosopher Nicholas Georgescu Rogen, warning that climate change and wealth concentration in a few hands mostly involved in the fossil based economy, would destroy not only social equality and human justice but the very same foundations of the world market economy and ultimately determined the extinction of the human race.

In order to avert the disaster and spring new hope, Jeremy Rifkin advocates a Third Industrial Revolution which should be led by willing institutions and companies. Many businesses in fact are already on the road of sustainability in all the ways they can, like installing solar panels, encouraging short supply chains in the food industry and other industries, reuse and recycle objetcs according to the circular economy principles, use electric cars and car sharing services, avoid energy waste, respect ecosystems and biodiversity… They represent a virtuous example for all the other companies in sharing the vision of Jeremy Rifkin. In other words it is like they were members of a Rifkin inspired society without knowing it.

The Third Industrial Revolution European Society has therefore decided to create it.

Welcome to the CRIS (Creative Rifkin Inspired Society) for companies who identify with Jeremy Rifkin’s vision for change and want to become part of this change with their work and their mission. A group of companies who can create synergies and exchanges ideas and operations contributing to turn the commonly shared Rifkinian vision it into practice and to and speed up its practical implementation.

In order to examine which companies will qualify to the membership of this club, the GRAND Academy will use a multi criteria matrix that will evaluate all social and environmental responsibility of every applicant with the following Rifkin oriented 6 criteria grid
– 1) energy policy,
– 2) waste management and circular economy,
– 3) labor rules conformity,
– 4) mobility strategies,
– 5) heating and cooling sustainability,
– 6) social awareness,

For each criteria a vote ranging from 0 to 5 will be expressed.

Companies ranking from 25 to 30 will receive a Diamond membership.

Companies ranking from 20 to 25 will receive a Platinum membership.

Companies ranking from 15 to 20 will receive a Gold membership.

Companies ranking from 10 to 15 will receive a Silver membership.

Companies ranking from 0 to 10, will be granted Iron membership.

The membership ranking will be reviewed annually in order to reconsider the position of the companies who will have made significant progresses which will be re-examined by the GRAND.

The platinum and diamond members will form a selecting and judging committee that will grant annually the GRAND Award intended to reward and give visibility to the best Green New Deal projects of the member companies. The award, will be presented in an ceremony that will be held by the CRIS yearly, will be divided in the nine categories of the European Green Deal, and namely:

1 – Climate protection award

2 – Clean Energy policy award

3 – Preservation of natural capital and biodiversity

4 – Short food supply chain

5 – Zero emission mobility

6 – Sustainable constructions and buildings

7 – Circular Economy

8 – Financing the Green transition

9 – Pollution remediation and land reclamation

Welcome to the new era of resilience and transformation.

Welcome to the Club of the Rifkin inspired Society!

The GRAND Award, created by the Italian Sculptor Giacomo Arrau in wood and terracotta, symbolizing the four natural elements Water, air, earth and fire.

We’ll see you at the next GRAND Awards Ceremony!

Video ufficiale della Campagna nazionale 30×30 per salvare i mari e il nostro futuro

Worldrise ONLUS lancia la petizione per la Campagna 30×30 Italia affinché l’Italia assuma l’impegno concreto di proteggere il 30% dei mari Italiani entro il 2030

La nostra esistenza dipende dal mare, ovunque noi siamo: proteggerlo significa proteggere la vita e il futuro del pianeta. Il mare è la linfa vitale del Pianeta: ci dona il 50% dell’ossigeno, assorbe circa il 25% dell’anidride carbonica in eccesso, e svolge un ruolo chiave nella lotta ai cambiamenti climatici. Tuttavia ad oggi il suo stato di salute è gravemente compromesso: inquinamento, riscaldamento globale, pesca eccessiva e illegale e perdita di biodiversità ne stanno ledendo la funzionalità e produttività, mettendo in pericolo il futuro della vita stessa sul Pianeta.

Le minacce affrontate dal nostro Pianeta Blu possono apparire schiaccianti e l’iniziativa singola può sembrare una goccia nell’oceano. Ma ogni goccia conta e la buona notizia è che possiamo risolvere la situazione.

La comunità scientifica internazionale ha parlato chiaro: se vogliamo salvaguardare la produttività e la funzionalità del mare con tutti i servizi che è in grado di offrire, compreso l’ossigeno che respiriamo, dobbiamo proteggerne almeno il 30% entro il 2030.

Ogni goccia conta: ora tocca a noi!

Oggi, 25 marzo 2021, Worldrise Onlus lancia la petizione della Campagna 30×30 Italia “Insieme per salvare i nostri mari e il nostro futuro” tramite cui è possibile aderire individualmente con una semplice firma per manifestare il proprio supporto.

Le Aree Marine Protette (AMP) sono il miglior strumento che abbiamo a disposizione per invertire rotta: in queste aree la biodiversità viene tutelata e salvaguardata in un’ottica di sviluppo sostenibile in modo che le bellezze del mare e le sue risorse siano fruibili anche per le generazioni future. Se correttamente gestite, le AMP sono in grado non solo di produrre benefici ecologici ma anche di diventare un importante volano di sviluppo economico e sociale per il nostro paese.

A questo link è possibile approfondire tutti i benefici ambientali, sociali ed economici derivanti dall’istituzione di Aree Marine Protette.

La petizione è rivolta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nella persona di Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, affinché l’Italia assuma l’impegno concreto volto alla protezione dei nostri mari, agevolando, promuovendo e sostenendo l’istituzione di AMP su tutto il territorio nazionale e a livello globale.

Con quasi 8000 km di coste, l’Italia ha un’occasione unica non solo per raggiungere questo obiettivo, ma anche per porsi come leader in Europa della campagna 30×30, diventando punto di riferimento per il perseguimento del target da parte degli altri stati Europei alla prossima conferenza delle parti della Convenzione sulla Diversità Biologica e rendendolo quindi legalmente vincolante.

Le decisioni che prenderemo nel prossimo decennio incideranno sul futuro del nostro pianeta per i secoli a venire: abbiamo una enorme responsabilità verso il pianeta, verso noi stessi e le generazioni future. Per questo è necessario agire ora: con le nostre firme possiamo sollecitare l’urgenza di un’azione concreta prima che sia troppo tardi. 

Il nostro futuro dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi.

Molti settori della società, in soli tre mesi, hanno già aderito alla Campagna 30×30 Italia manifestando il loro supporto nel lavorare insieme per salvare i nostri mari: ringraziamo i funding partners della Campagna 30×30 Italia AXA Italia, Gucci e North Sails, tutti i supporter supporting partners e i media partners e l’’alleanza di 30 associazioni e movimenti di tutela ambientale presenti sul territorio nazionale. La Campagna vanta inoltre il patrocinio della Commissione Mondiale per le Aree Protette dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (WCPA, IUCN).

Per prendere parte all’onda del cambiamento è possibile firmare la petizione cliccando qui.

Contatti per Campagna 30X30 Italia: info@30×30.it 

Mariasole Bianco, Fondatrice e Presidente di Worldrise

Insieme per salvare i mari e il nostro futuro con la Campagna nazionale 30×30

Worldrise ONLUS lancia la petizione per la Campagna 30×30 Italia affinché l’Italia assuma l’impegno concreto di proteggere il 30% dei mari Italiani entro il 2030

La nostra esistenza dipende dal mare, ovunque noi siamo: proteggerlo significa proteggere la vita e il futuro del pianeta. Il mare è la linfa vitale del Pianeta: ci dona il 50% dell’ossigeno, assorbe circa il 25% dell’anidride carbonica in eccesso, e svolge un ruolo chiave nella lotta ai cambiamenti climatici. Tuttavia ad oggi il suo stato di salute è gravemente compromesso: inquinamento, riscaldamento globale, pesca eccessiva e illegale e perdita di biodiversità ne stanno ledendo la funzionalità e produttività, mettendo in pericolo il futuro della vita stessa sul Pianeta.

Le minacce affrontate dal nostro Pianeta Blu possono apparire schiaccianti e l’iniziativa singola può sembrare una goccia nell’oceano. Ma ogni goccia conta e la buona notizia è che possiamo risolvere la situazione.

La comunità scientifica internazionale ha parlato chiaro: se vogliamo salvaguardare la produttività e la funzionalità del mare con tutti i servizi che è in grado di offrire, compreso l’ossigeno che respiriamo, dobbiamo proteggerne almeno il 30% entro il 2030.

Ogni goccia conta: ora tocca a noi!

Oggi, 25 marzo 2021, Worldrise Onlus lancia la petizione della Campagna 30×30 Italia “Insieme per salvare i nostri mari e il nostro futuro” tramite cui è possibile aderire individualmente con una semplice firma per manifestare il proprio supporto.

Le Aree Marine Protette (AMP) sono il miglior strumento che abbiamo a disposizione per invertire rotta: in queste aree la biodiversità viene tutelata e salvaguardata in un’ottica di sviluppo sostenibile in modo che le bellezze del mare e le sue risorse siano fruibili anche per le generazioni future. Se correttamente gestite, le AMP sono in grado non solo di produrre benefici ecologici ma anche di diventare un importante volano di sviluppo economico e sociale per il nostro paese.

A questo link è possibile approfondire tutti i benefici ambientali, sociali ed economici derivanti dall’istituzione di Aree Marine Protette.

La petizione è rivolta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nella persona di Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, affinché l’Italia assuma l’impegno concreto volto alla protezione dei nostri mari, agevolando, promuovendo e sostenendo l’istituzione di AMP su tutto il territorio nazionale e a livello globale.

Con quasi 8000 km di coste, l’Italia ha un’occasione unica non solo per raggiungere questo obiettivo, ma anche per porsi come leader in Europa della campagna 30×30, diventando punto di riferimento per il perseguimento del target da parte degli altri stati Europei alla prossima conferenza delle parti della Convenzione sulla Diversità Biologica e rendendolo quindi legalmente vincolante.

Le decisioni che prenderemo nel prossimo decennio incideranno sul futuro del nostro pianeta per i secoli a venire: abbiamo una enorme responsabilità verso il pianeta, verso noi stessi e le generazioni future. Per questo è necessario agire ora: con le nostre firme possiamo sollecitare l’urgenza di un’azione concreta prima che sia troppo tardi. 

Il nostro futuro dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi.

Molti settori della società, in soli tre mesi, hanno già aderito alla Campagna 30×30 Italia manifestando il loro supporto nel lavorare insieme per salvare i nostri mari: ringraziamo i funding partners della Campagna 30×30 Italia AXA Italia, Gucci e North Sails, tutti i supporter supporting partners e i media partners e l’’alleanza di 30 associazioni e movimenti di tutela ambientale presenti sul territorio nazionale. La Campagna vanta inoltre il patrocinio della Commissione Mondiale per le Aree Protette dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (WCPA, IUCN).

Per prendere parte all’onda del cambiamento è possibile firmare la petizione cliccando qui.

Contatti per Campagna 30X30 Italia: info@30×30.it 

Mariasole Bianco, Fondatrice e Presidente di Worldrise

LES PROPOSITIONS DU PRÉSIDENT JUNCKER : NOUVELLES AMBITIONS ET ANCIENNES DIFFICULTÉS.

Par son discours sur l’état de l’Union prononcé au Parlement européen le 13 septembre dernier, le Président de la Commission européenne a voulu reprendre l’initiative politique alors qu’une « fenêtre d’opportunités » s’est ouverte en vue de la relance du projet d’intégration européenne après les élections françaises et allemandes. Juncker a tenté de tirer parti d’une opportunité politique particulièrement propice à une telle relance, alimentée par une série d’événements favorables. Ainsi, bien qu’ayant mis en question l’attractivité du projet européen, le Brexit permettra d’éviter qu’après mars 2019, le Royaume-Uni mette son veto à la révision des traités européens et au nouveau cadre de financement de l’Union européenne après 2020. Les chefs d’État et de gouvernement ont adopté une déclaration de principe le 25 mars 2017, dans laquelle ils réaffirment leur intention de relancer le projet d’intégration européenne par l’adoption d’une série de mesures dans les domaines de la sécurité, de la politique sociale et des relations extérieures de l’Union, qui devraient permettre de regagner le soutien politique des citoyens européens à l’égard de l’Union européenne. La reprise économique se généralise dans tous les pays de l’Union et le chômage, tout en demeurant élevé, a atteint son niveau le plus bas depuis neuf ans. L’attitude « isolationniste » de la nouvelle administration américaine a convaincu une bonne partie des dirigeants politiques européens que l’Europe devra davantage compter sur elle-même pour assurer sa propre sécurité. Et, enfin, l’élection du président Macron et ses déclarations concernant la construction d’une nouvelle souveraineté européenne assurent à la Commission européenne le soutien politique d’un grand pays de l’Union qui, dans le passé, a certes été à l’origine du projet européen mais qui en a également freiné le développement en diverses occasions (échec de la Communauté européenne de défense en 1954, crise de la chaise vide et compromis de Luxembourg en 1965/66, rejet de la Constitution européenne en 2005). Tirant parti de cette dynamique, le président Juncker a avancé dans son discours une série de propositions à la fois politiques et institutionnelles, dans le cadre du débat sur l’avenir de l’Union européenne. Les propositions formulées par le président de la Commission peuvent toutes être réalisées dans le cadre des traités en vigueur (contrairement à celles suggérées successivement par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En effet, la Commission européenne, dont l’une des fonctions consiste à être la « gardienne » des traités, n’a jamais à ce jour utilisé le pouvoir de formuler des propositions de révision de ces derniers, que lui confèrent l’article 48 du traité de Lisbonne ainsi que de précédentes dispositions, sur un pied d’égalité avec les États membres. Le projet Pénélope de 2002, qui constitue l’initiative la plus ambitieuse élaborée par la Commission en cette matière, a ainsi été déclassé par le président Prodi en une simple « étude de faisabilité » à la suite des réactions négatives du président de la Convention européenne, Giscard d’Estaing, et des commissaires eux-mêmes, qui n’avaient pas été impliqués dans la rédaction du projet (1).

1) Les propositions institutionnelles.

Concernant les institutions européennes et le processus décisionnel de l’Union, le président Juncker a soumis la quasi-totalité des propositions qui peuvent être mises en œuvre sans modification des traités et, donc, sans ouvrir la « boîte de Pandore » de la révision des traités (« boîte de Pandore » qui a en revanche été ouverte par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En quelque sorte, Juncker a « raclé les fonds de tiroir » de tout ce qu’il est possible de faire à traités constants pour améliorer ou simplifier le fonctionnement du processus décisionnel européen. Toutefois, comme nous le verrons plus loin, les propositions de Juncker ne sont pas exemptes de difficultés politico-institutionnelles, décelées dès l’entrée en vigueur du traité de Lisbonne (et qui ont entravé à ce jour la mise en œuvre des mesures en question).

1.1.) Le recours aux clauses « passerelles » pour permettre l’adoption de décisions à la majorité dans les domaines actuellement soumis à la règle de l’unanimité.

Le traité de Lisbonne a prévu la possibilité que le Conseil européen décide à l’unanimité d’introduire la règle de la majorité qualifiée pour statuer sur des mesures politiquement sensibles qui requièrent actuellement le vote unanime des États membres (par exemple, dans les domaines de la politique extérieure et de la fiscalité). De la même manière, le Conseil européen peut décider à l’unanimité de permettre la participation égale du Parlement européen (à savoir, la codécision) dans les cas dans lesquels le Conseil statue actuellement avec l’avis non contraignant de cet organe. Juncker a cité le marché unique parmi les domaines dans lesquels les décisions devraient être prises à la majorité qualifiée et a évoqué en particulier une série de mesures fiscales (au nombre desquelles l’impôt des sociétés, la TVA et la taxe sur les transactions financières) pour lesquelles l’unanimité devrait être remplacée par la majorité qualifiée. Bien que la proposition de Juncker soit dictée par le bon sens, eu égard aux difficultés auxquelles se heurte l’harmonisation fiscale dans l’Union européenne, la probabilité que les États membres renoncent au droit de veto dans le domaine fiscal sont très faibles, voire inexistantes. D’une part, certains États membres tirent un avantage économique de taille de la règle de l’unanimité, étant donné que le droit de veto leur permet d’appliquer des régimes fiscaux plus favorables en faveur des multinationales qui investissent sur leur territoire (citons les cas les plus fragrants de l’Irlande et du Luxembourg, mais aussi l’Autriche et les Pays-Bas qui tirent profit de l’absence d’harmonisation fiscale). D’autre part, le traité de Lisbonne a prévu une garantie procédurale supplémentaire vu que le parlement national d’un seul État membre peut bloquer la décision du Conseil européen dans un délai de six mois. Ainsi, en son temps, le Parlement britannique avait interdit à son gouvernement l’utilisation de cette clause du traité. Après le Brexit, il est prévisible que les parlements des pays susmentionnés adopteront des initiatives analogues (rappelons que l’Irlande a subordonné la ratification du traité de Lisbonne à l’obtention de garanties relatives au maintien de son régime fiscal). Par conséquent, la proposition du président Juncker d’utiliser les clauses passerelles dans le domaine de la fiscalité risque de ne pas emporter l’adhésion unanime du Conseil européen ou d’être bloquée par le veto préventif d’un parlement national.

1.2.) La fusion des présidences de la Commission et du Conseil européen.

Juncker a souhaité que l’Union européenne se dote d’un président unique, exerçant les fonctions actuellement distinctes de président de la Commission et de président du Conseil européen. L’idée n’est pas nouvelle étant donné qu’elle a été avancée pour la première fois par le député français Pierre Lequiller lors de la Convention européenne présidée par Giscard d’Estaing. À l’époque, la suggestion n’avait guère eu d’écho, notamment parce que de nombreux « conventionnels » des pays plus petits s’opposaient à l’institution d’une présidence stable pour le Conseil européen. Toutefois, ni le traité constitutionnel ni le traité de Lisbonne n’ont exclu la possibilité d’une fusion des deux fonctions, en ne prévoyant aucune incompatibilité dans leurs textes. La proposition a été ultérieurement relancée par Michel Barnier dans un discours de 2011, sans cependant recueillir davantage de soutien. A première vue, cette nouvelle proposition de Juncker semble elle aussi empreinte de bon sens, car elle simplifierait la structure institutionnelle de l’Union et, surtout, aux yeux des citoyens, les plus hautes fonctions de l’Union européenne seraient incarnées par une seule et même personne. En outre, la célèbre question de Kissinger (« L’Europe, quel numéro de téléphone ? ») trouverait enfin une réponse. Néanmoins, la proposition se heurte à des difficultés politico-institutionnelles découlant des fonctions différentes assumées par les deux présidents et, surtout, des dispositions des traités en vigueur :

a) Le président de la Commission européenne dirige une institution qui a pour tache de promouvoir l’intérêt général de l’Union (art. 17 TUE), alors que le président du Conseil européen œuvre pour faciliter la cohésion et le consensus au sein du Conseil européen (art. 15, par. 6, TUE). En d’autres termes, institutionnellement, le président de la Commission a un rôle d’initiative législative et de contrôle de l’application des traités et des mesures adoptées par les institutions. Quant au président du Conseil européen, il se pose en médiateur entre les positions divergentes des chefs d’État et de gouvernement et vise un consensus unanime. Il est manifeste que le rôle de la Commission européenne a évolué au fil des années et que son président est dès lors plus enclin à rechercher le consensus au sein du Conseil européen qu’à défendre bec et ongles les propositions de son institution (2). Toutefois, la fusion des deux fonctions risquerait indubitablement de renforcer cette tendance, plutôt que de l’atténuer.

b) Le président de la Commission européenne est élu pour cinq ans par le Parlement européen sur la base d’une proposition du Conseil européen, qui tient compte des résultats des élections européennes. Le Parlement européen a le droit de censurer l’action de la Commission et d’entraîner ainsi sa démission. Dans ce cas, le président de la Commission devrait lui aussi démissionner en cas de vote d’une motion de défiance. Pour sa part, le président du Conseil européen est directement élu par les chefs d’État et de gouvernement pour un mandat de deux ans et demi, renouvelable, sans aucune implication du Parlement européen. On imagine difficilement que les chefs d’État et de gouvernement acceptent qu’une éventuelle motion de censure de la Commission européenne par le Parlement européen puisse entraîner la démission du président du Conseil européen. Dans le cas contraire du maintien du président du Conseil européen dans ses fonctions, le dualisme qui existe actuellement serait rétabli de facto.

Par conséquent, même si elle est réalisable à traités constants, l’idée de fusionner les fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen risque de se heurter aux obstacles politiques et institutionnels décrits ci-dessus. Il conviendrait dès lors de modifier les traités afin d’éliminer les contradictions présentes dans les dispositions actuelles. A cela, s’ajoute encore le fait que la fusion des deux présidences est susceptible de renforcer l’aspect intergouvernemental de la désignation et de la fonction du président du Conseil européen, au détriment de la méthode communautaire basée sur le droit d’initiative de la Commission européenne, le vote à la majorité et la mission de contrôle politique du Parlement européen, que Juncker voudrait précisément renforcer par ses propositions. L’expérience tirée de l’élaboration conjointe de documents par les quatre ou cinq présidents des institutions européennes en vue de la consolidation de l’Union économique et monétaire (dont les feuilles de route ont été écartées par le Conseil européen) ne contredit pas, mais renforce plutôt cette conclusion.

1.3.) L’institution d’un ministre européen de l’économie et des finances, qui devrait être le commissaire européen en charge de l’économie et des finances et le président de l’Eurogroupe.

La proposition d’instituer la fonction de ministre européen de l’économie, gérant une ligne budgétaire pour la zone euro, contrôlant l’application correcte des dispositions relatives à l’UEM, présidant l’Eurogroupe, étant l’interlocuteur privilégié de la Banque centrale européenne et répondant de son action devant le Parlement européen (éventuellement composé uniquement des députés de la zone euro) est également une proposition dictée par le bon sens, qui renforcerait à la fois l’efficacité et le caractère démocratique des institutions européennes. Toutefois, l’idée de confier cette fonction au commissaire en charge des affaires économiques (actuellement, le français Moscovici) pose des problèmes analogues de nature institutionnelle et de possibles conflits d’intérêts :

a) le président de l’Eurogroupe est lui aussi désigné par les États membres sans intervention du Parlement européen, tandis que, bien qu’étant initialement désigné par les États membres, le commissaire en charge des affaires économiques reçoit l’approbation du Parlement européen et est responsable devant ce dernier à l’instar de tous les membres de la Commission européenne ;

b) en tant que membre de la Commission européenne, le commissaire chargé des affaires économiques exerce un droit d’initiative législative à l’égard de l’Eurogroupe. Exercer simultanément le droit de proposition propre à la Commission européenne et la fonction de médiation propre au président de l’Eurogroupe pourrait occasionner un conflit d’intérêts entre les deux fonctions (étant donné que le président de l’Eurogroupe doit, institutionnellement, rechercher un compromis afin de faciliter la conclusion d’un accord sur une proposition de la Commission européenne). En outre, la fonction de supervision de l’application des dispositions du traité, propre à la Commission européenne, pourrait être influencée par sa désignation par les États membres, que le Commissaire aux affaires économiques serait contraint de sanctionner en cas de violation des dispositions européennes.

La comparaison faite traditionnellement avec la double casquette du haut représentant pour la politique étrangère (Federica Mogherini), qui est à la fois vice-président de la Commission européenne et président du conseil « Affaires étrangères » n’est pas pertinente. En effet, d’une part, la Commission européenne ne possède pas le pouvoir d’initiative législative dans le domaine de la politique étrangère et le Conseil « Affaires étrangères » délibère à l’unanimité dans la très grande majorité des cas, raisons pour lesquelles d’éventuels conflits d’intérêts entre les deux fonctions sont exclus. D’autre part, le Conseil « Affaires étrangères » prend habituellement des décisions de nature exécutive, et non législative, comme l’envoi de missions de paix ou d’observation des élections sensibles, la définition de stratégies politiques à l’égard d’un pays tiers ou l’imposition de sanctions à des pays qui ne respectent pas les droits de l’homme. Dans de tels cas, le haut représentant pour la politique étrangère exerce des fonctions de nature exécutive, tant en sa qualité de vice-président de la Commission qu’en celle de président d’une formation du Conseil.

Par conséquent, tandis que la fonction de haut représentant pour la politique étrangère ne comporte pas de conflits d’intérêts potentiels avec celle de vice-président de la Commission européenne, il pourrait en aller autrement dans les relations entre la fonction de président de l’Eurogroupe et celle de Commissaire en charge des affaires économiques et financières.

1.4.) Le renforcement de la zone euro et la création d’une ligne budgétaire

Le président Juncker est essentiellement préoccupé par l’unité des 27 pays au sein de l’Union européenne et n’est pas favorable au « dédoublement » de l’Union en deux cercles concentriques. Il n’exclut pas que des initiatives soient mises en œuvre par des groupes plus restreints de pays, mais il ne propose pas un renforcement institutionnel de la zone euro (voir le troisième scénario du Livre blanc de la Commission sur l’avenir de l’Europe). Par conséquent, Juncker n’a pas proposé la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens, comme le suggérait le président Macron, mais uniquement d’une ligne budgétaire dédiée à la zone euro dans le cadre du budget de l’Union européenne. Conformément à son intention d’agir à traités constants, Juncker propose en réalité la création d’un instrument financier de stabilisation macroéconomique dans le cadre du budget de l’Union européenne, qui puisse être utilisé en faveur des pays disposant de la monnaie unique (alors que la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens nécessiterait la modification des traités).

1.5.) La démocratisation de l’Union européenne.

Fidèle à son approche générale consistant à agir dans le cadre des traités existants, Juncker se déclare favorable à la poursuite de l’expérience des « Spitzenkandidaten » lors des prochaines élections européennes et manifeste, en son propre nom et avec prudence, son soutien à la proposition plus déterminée du président Macron et d’autres dirigeants européens de créer des listes transnationales pour les élections de 2019. Dans son discours, Juncker exprime son appui à l’organisation de conventions démocratiques de citoyens européens, comme proposé par le président Macron, afin de poursuivre le débat sur l’avenir de l’Europe en 2018. Les autres propositions de Juncker pour la démocratisation de l’Union portent sur l’utilisation des clauses passerelles pour accroître le vote à la majorité et sur la fusion des fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen, dont nous avons déjà souligné la difficulté.

2) Les propositions politiques.

Dans son discours sur l’état de l’Union et dans sa lettre d’intention adressée au président du Parlement européen et au président du Conseil, Juncker énumère une série de propositions significatives que la Commission européenne s’engage à présenter en partie dans le courant de l’actuelle législature (18 prochains mois) et en partie à l’horizon 2025 (même si Juncker ne peut engager la prochaine Commission européenne qui sera renouvelée en 2019). Juncker a recours à la méthode traditionnellement utilisée par la Commission européenne dans le cadre de l’élaboration de ses programmes de travail (à savoir la « feuille de route » qui expose la teneur essentielle des diverses propositions et leurs dates de présentation). Une analyse rédigée par la task force de la Commission européenne souligne, et ce n’est pas un hasard, que 80% des propositions formulées le 27 septembre par le président Macron coïncident avec les propositions avancées par Juncker dans le programme de travail de la Commission européenne.

Un examen détaillé des propositions annoncées par Juncker dans son discours et dans sa lettre d’intention adressée aux présidents des deux institutions européennes n’a pas sa place dans cet article. Il convient toutefois de mettre en évidence la volonté du président Juncker d’avoir recours au droit d’initiative de la Commission européenne pour renforcer la croissance économique et les investissements (en particulier par un train de mesures dans le domaine du marché unique numérique), réaliser une Union européenne de l’énergie par des propositions ambitieuses en matière de changements climatiques, élaborer une nouvelle stratégie pour la politique industrielle de l’Union européenne (malgré l’insuffisance des compétences prévues par le traité) et consolider le marché intérieur. En particulier, il importe de mettre en exergue l’intention du président Juncker de présenter un train de mesures intitulé « justice fiscale » pour la création d’un espace TVA unique et une proposition autorisant l’imposition des bénéfices générés par les multinationales grâce à l’économie numérique. Vu les critiques dont le président Juncker a fait l’objet pour avoir permis dans le passé les pratiques permissives du Luxembourg en matière de régime fiscal applicable aux multinationales, il s’agit d’un juste retour des choses. Dans le domaine de la politique sociale, Juncker se borne à proposer la proclamation par les institutions européennes du socle européen des droits sociaux, ainsi que la création d’une autorité européenne du travail afin de renforcer la coopération entre les autorités nationales et d’autres initiatives en faveur d’une mobilité équitable, telles que le numéro de sécurité sociale européen. Sans minimiser la portée symbolique d’une nouvelle charte européenne des droits sociaux, on ne peut que difficilement affirmer que cette initiative concrétise l’objectif d’une Europe plus sociale, comme annoncé dans la Déclaration de Rome du 25 mars 2017. D’autres mesures à caractère législatif, et, partant, contraignantes pour les États membres seraient nécessaires sur le plan social pour regagner le soutien des citoyens à l’égard du projet européen. Citons notamment l’institution d’un revenu minimum européen et/ou la création d’une allocation européenne de chômage, mesures déjà proposées par certains pays de l’Union et par le Parlement européen. Il ne fait aucun doute que l’insuffisance de l’actuel budget européen et le manque de nouvelles ressources propres sont des obstacles majeurs à la mise en œuvre de telles mesures, qui pourraient néanmoins être financées provisoirement par des contributions financières des États membres, à condition que ceux-ci soient exemptés de l’obligation de respecter le critère des 3% du déficit annuel de leur budget national. Les propositions de Juncker dans le domaine du renforcement de l’Union économique et monétaire sont davantage significatives. Elles prévoient la transformation de l’actuel Mécanisme européen de stabilité (MES) en un véritable Fonds monétaire européen géré par le futur ministre européen des Finances, ainsi que la création d’une ligne budgétaire consacrée à la zone euro prévoyant une aide financière aux réformes structurelles nationales, ayant une fonction de stabilisation macroéconomique de la zone euro et facilitant la convergence économique des pays qui ne disposent pas encore de la monnaie unique. Toutefois, dans la mesure où les propositions de Juncker se basent sur les traités actuels, la création de tels instruments financiers sera confrontée au caractère limité de l’actuel budget européen et ne saurait représenter l’embryon d’un futur budget « fédéral » européen, requérant, a fortiori, l’institution préventive de nouvelles ressources propres. Les propositions de Juncker relatives à la politique migratoire et à un espace de justice et de droits fondamentaux basé sur la confiance mutuelle méritent également une mention particulière. Citons notamment dans ce cadre le train de mesures en matière de lutte contre le terrorisme qui devrait renforcer la sécurité des citoyens européens et contribuer à une meilleure perception par ceux-ci de la valeur ajoutée du projet européen. Soulignons également l’initiative législative programmée pour l’automne 2018 visant à améliorer le respect de l’État de droit dans l’Union européenne. Sur ce plan, les institutions européennes avaient perdu une partie de leur crédibilité en renonçant jusqu’à présent à lancer la procédure prévue par l’art. 7 du traité à l’encontre de la Hongrie et de la Pologne afin de constater l’existence d’une violation grave et persistante par ces États membres des valeurs de démocratie et d’état de droit. Il est certain que la nécessité d’obtenir l’unanimité au Conseil européen pour constater l’existence d’une telle violation limite fortement le caractère dissuasif de l’article 7 du traité, mais l’incapacité d’intervenir pour défendre les droits fondamentaux dans l’Union européenne a fortement miné la crédibilité de l’Union dans sa dénonciation des violations du même genre commises par des pays tiers. Par conséquent, l’initiative annoncée par le président Juncker est positive.

3) Conclusions.

Cette brève analyse des propositions formulées par le président Juncker dans son discours permet de conclure que ses propositions institutionnelles n’ont que peu de probabilités de voir le jour en raison des obstacles politico-institutionnels difficilement surmontables sans une révision des traités (suppression des clauses restrictives et des incompatibilités entre les dispositions en vigueur). La seule exception concerne la création d’une ligne budgétaire pour la zone euro dans le cadre de l’actuel budget de l’Union européenne. Cette proposition réitère en réalité sous une autre forme la suggestion de création d’un instrument financier à l’intention des pays de la zone euro, préconisée dans le « Blueprint » de la Commission européenne de novembre 2012. Il en va par contre autrement pour les propositions portant sur la teneur des politiques, dont l’adoption pourrait constituer un élément significatif de la relance du projet européen (même si l’institution d’un instrument contraignant dans le domaine de la politique sociale continue à faire défaut, alors qu’il permettrait aux citoyens européens de percevoir la valeur ajoutée de l’Union européenne dans la lutte contre le chômage et l’exclusion sociale). Le discours du président de la Commission européenne n’est donc pas « le baroud d’honneur d’un fédéraliste obstiné » (3), mais plutôt une tentative visant à rendre à la Commission européenne le rôle « monnetien » d’initiative législative et d’interprète privilégié de l’intérêt européen. Toutefois, les propositions les plus marquantes de Juncker ont été reléguées au second plan par les propositions encore plus ambitieuses formulées par le président Macron dans son discours à la Sorbonne du 27 septembre. Le président Macron ne s’étant pas borné aux interventions pouvant être réalisées à traités constants, mais s’étant projeté dans la perspective des deux prochaines élections européennes et, partant, à l’horizon 2025, ses recommandations sont plus ambitieuses que celles de Juncker, aussi bien sur le plan institutionnel que politique, étant donné qu’elles visent à créer une souveraineté européenne et à modifier les structures institutionnelles actuelles (budget distinct pour la zone euro, réduction du nombre de commissaires, élection de la moitié du Parlement européen sur des listes transnationales, création d’une force d’intervention et d’un budget commun pour la défense, création d’une véritable corps de police commun aux frontières externes de l’Union). Ce n’est pas un hasard si le président Juncker a transmis aux chefs d’État et de gouvernement un document rédigé par sa task force pour la stratégie politique, dans lequel il souligne l’importante convergence des propositions des deux dirigeants (80% des propositions de Macron auraient déjà été proposées ou seraient incluses dans le programme de travail de la Commission présenté par Juncker) et précise que les propositions les plus ambitieuses du président Macron requièrent une modification des traités et, donc, des délais d’exécution plus longs. Quoi qu’il en soit, ainsi que nous l’avons indiqué, les propositions institutionnelles du président Juncker nécessitent en réalité elles aussi des modifications des traités destinées à supprimer les clauses de sauvegarde et les incompatibilités présentes dans les dispositions du traité de Lisbonne.

Notes de bas de page :

  1. En réalité, même si la Commission européenne n’a jamais avancé de propositions formelles de modification des traités, le président Delors et son équipe de négociateurs ont obtenu des modifications significatives des traités en vigueur aussi bien lors de la conférence intergouvernementale ayant débouché sur l’Acte unique (extension des compétences communautaires, augmentation du nombre des dispositions soumises au vote à la majorité, accroissement des pouvoirs du Parlement européen, introduction de l’intégration différenciée sur le marché unique (art. 100, par 4, TCE) que durant celle de Maastricht consacrée à l’Union économique et monétaire.
  2. Il serait difficilement envisageable que la Commission européenne retire aujourd’hui sa proposition relative au programme Erasmus, comme le fit la Commission Delors en 1986, parce que le Conseil avait demandé une réduction de plus de 50% du budget du programme. De la même manière, la Commission pourrait difficilement obtenir aujourd’hui l’adoption du projet Galileo qui, au moment de sa présentation, s’était heurté à l’opposition de plusieurs Etats membres (Allemagne, Royaume-Uni, Pays-Bas et Danemark) représentant une minorité de blocage.
  3. Voir l’article de Riccardo Perissich « UE: l’ultimo urrà del Presidente Juncker » du 23/09/2017 (http://affarinternazionali.it/2017/09/ue-urra-pe-juncker/).

Paolo Ponzano – Professeur de gouvernance européenne et d’histoire de l’intégration européenne au Collège européen de Parme.

Vers une technologie Solaire Thermodynamique (CSP) plus propre et moins couteuse

solare_termodinamico_sali_fusiSolaire thermodynamique; une technologie du futur, ou déjà une réalité?
Nisrine Kebir, membre du comité scientifique du CETRI a visité l’usine d’Archimede Solar Energy à Massa Martana (Perouse – Italie), et voici sa réflexion sur cette technologie interesseante.

Le développement des sources des énergies propres au service de la préservation de l’environnement ne cesse de s’accélérer avec le changement climatique qui devrait s’accentuer dans les prochaines années. Néanmoins, la gestion et la valorisation des systèmes de production de ces énergies en fin de vie deviennent un souci majeur. Toujours est-il que plusieurs études se font sur les modes de décomposition et de recyclage des panneaux photovoltaïques ou de l’éolienne, mais qu’on est-il de la technologie solaire thermodynamique (CSP)?

Bien que l’installation soit simplement recyclable après démantèlement, l’élimination écologique des huiles synthétiques ou minérales faisant partie du processus de production représente une préoccupation environnementale de taille, en raison de leur caractère extrêmement polluant vis-à-vis du sol et de l’eau. C’est delà que la société Archimede Solar Energy (ASE) née en 2007 a fait un pas en avant vers la recherche de solutions réduisant l’impact de la technologie sur l’environnement.

Cette dernière a développé conjointement avec le centre de recherche italien ENEA un brevet pour un cycle combiné qui utilise exclusivement les sels fondus comme fluide caloporteur, ce qui a rendu l’utilisation de ces huiles dispensable, pour cette technologie.

Angelantoni
Gianluigi e Federica Angelantoni

D’ailleurs, le nom de la société s’inspire du génie Archimédien ayant historiquement utilisé des miroirs ardents pour défendre la ville de Syracuse en Sicile, contre les romains en 213 avant J.C, il y a plus que 2000 ans.

D’autant plus que le cœur biodégradable de ce système moderne à sels fondus est économique et disponible en grande quantités étant un simple mixte de nitrate de sodium et de potassium. En plus, il est à très faible risque d’inflammation et d’incident d’exploitation, sans oublier le fait que l’huile synthétique doit être changée régulièrement soit un pourcentage approximatif de 2% à 3% de l’ensemble du volume de la centrale annuellement, ce qui amplifie davantage le risque. En ce qui concerne le processus thermodynamique, le maintient de la température du fluide caloporteur au niveau opérationnel désiré est assuré grâce à la tubo_ricevitore-solare-angelantonistructure et la conception ingénieuse des tubes des récepteurs solaires développés par ASE sous licence ENEA, et qui garantissent des performances optique, thermique et de stabilité spéciales. Ces récepteurs solaires sont caractérisés principalement par une technologie qui rassemble des matériaux hétérogènes à savoir:

?? Le verre borosilicate doté d’un revêtement antireflet déposé sur les surfaces interne et externe. Un traitement hydrophobe de la surface externe est en mesure d’incrémenter la résistance du revêtement antireflet aux agents atmosphériques et de compléter la technologie de l’enveloppe protectrice.

? ?L’acier inoxydable austérique sélectionné pour optimiser la résistance à la corrosion.

? Le CERMET pour aider à maximiser l’absorption de l’irradiation solaire et minimiser son émission garantissant ainsi un facteur de conversion d’énergie solaire en énergie thermique élevé.

?? Un revêtement nano composite composé d’une couche supérieure en matière céramique avec un haut pouvoir antireflet aux radiations visibles et d’une couche inférieure en matière métallique permettant de réfléchir les radiations infrarouges.

En résumé, on peut dire qu’une telle technologie a permis de simplifier la configuration de l’installation conventionnelle en éliminant l’échangeur de chaleur du système thermique d’accumulation vu que le fluide qui circule dans le champ solaire du système est identique. Elle a permis aussi de réduire le volume des réservoirs de stockage de deux tiers grâce aux températures atteintes qui s’élèvent à 580 C° au lieu de 400 C°, ce qui se traduit par des baisses de coût avoisinant les 30%.archgimede solar

Cette technologie, en fait, a déjà été testée en 2010 sur un système de 5MWp installé par ENEL a Priolo, symboliquement prés de la ville de Syracuse, et en 2013 sur un DEMO-Plant de recherche d’une puissance de 2MW installé localement au niveau d’une plateforme de la société Archimede Solar dans la ville italienne de Massa Martana. Actuellement, une centrale thermodynamique «CSP» à sels fondus est en cours de construction en Chine d’une puissance de 450 MW, prévue d’être opérationnelle en 2017.

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Jeremy Rifkin était à Bruxelles avec la Commission Juncker

Jeremy Rifkin était à Bruxelles pour tenir une série de discussions avec la Commission Juncker (nouvellement créée) et les nouveaux dirigeants du Parlement européen.
A cette occasion, était une réunion avec la radio
TV Oorobarl, et d’expliquer les principes de la nouvelle économie de partage, qui est le sujet de son nouveau livre, Economie coût marginal de zéro
Au-delà de la capitale, vers une économie partagée
06’18 « 11/11/2014
Le retour du Prophète économie / 1
« Le rêve européen / 2
Jeremy Rifkin est maintenant vantant une nouvelle révolution | 3
Avec l’économie numérique sera de réduire les coûts et la croissance sera plus de vitesse / 4
Nous avons rencontré un économiste au Parlement européen / 5
Jeremy Rifkin est retourné en Europe une nouvelle prophétie 6 /
Mais cette fois, on peut dire que votre vision du monde a déjà commencé à mettre en œuvre / 7
Et maintenant, vous voulez sortir de l’avant / 8
Le coût marginal de la Communauté, zéro, est le centre de Nboitkm. Mma signifie / 9
Il est le titre de mon nouveau livre, et ne doit pas être effrayant / 10
Il est facile de comprendre le sens du coût marginal de la communauté, zéro / 11
Actuellement, trois milliards de personnes connectées à Internet dévoile / 12
« Produits de consommation | 13
Et pas le vendeur, pas l’acheteur, pas le propriétaire, et ne tiennent pas compte, mais produit de consommation / 14
Personnes produites et ont partagé leur propre musique / 15
Sur l’Internet à un coût proche de zéro, et que l’industrie de la musique Ptjaozhm / 16
Partager leurs nouvelles et des médias / 17
 »
Après de nombreux ouvrages, dont « La fin du travail», «économie de l’hydrogène
Et
 »
Et à un certain moment, chacun d’eux devient
 »
Le coût marginal est proche de zéro, et que Ptjaozhm pour les journaux / 18
Les gens produisent des vidéos sur YouTube, contournant ainsi la TV / 19
Dynamics sont les mêmes. Nous parlons maintenant avec plusieurs dirigeants européens / 20
… Ici, au Parlement européen réuni le régime du président Schulz, le nouveau comité / 21
Pourquoi demandez-vous des dirigeants européens pour assurer accélérer ces processus / 22
Je suis d’accord avec l’austérité, et avec les réformes du marché du travail et de l’impôt / 23 marché
Mais si nous nous sommes arrêtés Anz cette limite, il ne sera pas suffisant / 24
Nous assistons à la baisse de la seconde révolution industrielle / 25
Chaque révolution économique apporte avec elle de nouvelles technologies dans les domaines des télécommunications / 26 champ
Nouvelles sources d’énergie, et un nouveau moyen de transport / 27
Nous sommes toujours liés à un réseau central connectivité / 28
Sources d’énergie anciennes tels que le carburant, Almstanat, et l’énergie nucléaire / 29
Et les moyens de transport, comprenant le vieux combustion interne / 30 moteurs
Nous ne pouvons plus produire de coordination avec ces moyens, et l’économie est plus progressant / 31
Les jeunes ne trouvent pas de nouveaux emplois dans ce Aldharov / 32
Ye voir le réseau de communications clé Anternit Kaanasra / 33
En Allemagne, comme vous le savez, je l’ai informé la chancelière allemande Depuis son arrivée / 34
L’Allemagne a maintenant 27% de l’énergie verte Almtaatjaddedh, soleil et le vent / 35
Et commencé à mettre en place Anternit énergie / 36
Je BDAO dans le développement du réseau électrique et de développer le réseau d’énergie et Anternit numérique intelligent / 37
Donc, il peut être pour des millions de personnes de produire leur propre énergie verte, les coopératives de personnel / 38 pour l’électricité
Et il a été envoyé au réseau électrique et à l’Internet révèle numérique / 39
Heck et Del énergie électrique à travers l’Allemagne et l’Europe / 40
Comment pouvons-nous assurer une concurrence / 41
Moyens chacun connecté à l’Internet révèle / 42
Human tout combiné dans environ 10 ans
Vous pouvez utiliser toutes ces grandes données provenant de ces trois / 43 réseaux
Et chacun d’entre nous peut être un produit de consommation / 44
Et la production et l’échange de produits et de nos services / 45
Que faible coût marginal sur le marché / 46
Ou coût marginal proche de zéro dans cette mutuelle émergents / 47 économie
Diffusez nos voitures, la participation de nos appartements, nos maisons, nos vêtements et nos outils / 48
Cela se fait déjà à la jeunesse de cette génération / 49
Mais ici nous avons des questions très importantes ici / 50 Adresse
Nous devons nous assurer que ceux-ci émergent Internet des choses / 51
Aurons-nous tous l’utilisation, les connexions sont neutres / 52 réseau
Et il est pas approprié par le nombre limité d’entreprises et d’usines / 53
Nous nous assurons données personnelles / 54 la sécurité
Doit être, toutes les créations et contenu, garantis. Ntkhadd et nous ont à se méfier du terrorisme-mail / 55
… Je l’ai écrit que ce serait la fin du capitalisme / 56
Je ne dis pas qu’il ne le fait pas
«Je dis que le capitalisme va voir un changement / 57
Parce que le système capitaliste est en train de donner naissance à un nouveau bébé / 58
« Partage de l’économie dans les zones communes / 59
Cela signifie la création d’un parent / 60
Jusqu’à présent sur le capital les entreprises doivent s’adapter à cette nouvelle commande de naissance / 61
Ce Bngdath, lui permettant de respirer, le laisser grandir. Et au cours des 25 prochaines années / 62
Nous allons avoir économistes Ndamin prospérer et l’un de l’autre côté / 63
Parent, le capitalisme et le nouveau contrôle des naissances, qui désormais mûri / 64
Nous constatons déjà, notre jeunesse / 65
Passer une partie de leur vie dans le marché de l’immobilier, dans l’économie d’échange et d’autres produisent et l’échange / 66
Non seulement les vidéos et les nouvelles de leur propre, mais aussi leur propre / 67 énergies renouvelables
Autopartage leurs produits imprimés système à triple dimensions, le partage dans leur voiture par / 68
« Coût marginal Société de zéro
Dans mon livre
Ce soi-disant né
 »
Partager leurs maisons et de leurs maisons par / 69
Donc, il est déjà économique avec le nouveau double Enbat / 70 génération numérique
« Il ya dix ans, je écrit un livre« Le rêve européen / 71
«Je suis ma possession ce livre / 72
Était attendu à surperformer l’Europe, les États-Unis d’Amérique a salué Nmodj / 73 croissance économique
Dix ans plus tard, nous sommes ici en face de cette crise économique / 74
Nous essayons très difficile de sortir de cette crise / 75
Celui qui a demandé, où se trouve Kte / 76
Je vais vous dire où vous se trouve déjà / 77 Kte
Je ai un problème dans les derniers stades de la seconde révolution industrielle / 78
Saluant les prix du carburant et du carburant a continué d’augmenter / 79
Dans le même temps, nous utilisons Alticnologia / 80
Comme la combustion interne et centrale moteurs Electricité / 81
Ils ont perdu leur productivité / 82
Ce que nous voyons maintenant est la somme de l’infrastructure de la révolution industrielle / 83
Comme les technologies et énergies / 84
Télécommunications, l’énergie et le transport savaient prospère / 85
Par conséquent, nous nous trouvons, nous tous dans une position inconfortable très / 86
Il est considéré comme un point de transit entre les deux révolutions industrialisés / 87
Bien que l’Europe mène maintenant la troisième révolution industrielle / 88
Anternit réseau de communication, qui se réunit les énergies renouvelables Pantrnett / 89
Et de stock Blogisticah transports / 90-connexes
L’Union européenne se dirige maintenant à la substance Internet / 100
Voilà le rêve Aruba pour la deuxième phase de son voyage / 101
«Je l’ai écrit
L’Union européenne veut parler de nouveaux investissements et des infrastructures / 102
Et sur la façon d’intégrer un marché unique / 103
Thalta et comment nous pouvons numériser Europe / 104
Nous avons regroupé. Maintenant, chacun d’eux avec une certaine / 105
Et voici ce que fait Christdt demain matin
. Avec la nouvelle commission, il y aura une nouvelle ère / 106
.jeremy Rifkin, je vous remercie beaucoup / 107
Soyez le bienvenu. Merci

Jeremy Rifkin à Paris pour l’économie collaborative ce 4 juin 2015

4 Juin 2015 à Paris – Économie collaborative : l’entreprise se réinvente ici, lors d’une journée thématique World Forum for a Responsible Economy. A ne pas manquer, les témoignages de 10 experts internationaux, dont Jeremy Rifkin.

La Troisième Révolution Industrielle en marche: revue de presse du Master Plan pour la Région Nord-Pas de Calais

 
Un mois aprés le World Forum de Lille et de la révélation du Master Plan confié à Jeremy Rifkin par la Chambre de commerce et d’industrie de la région Nord de France et le Conseil régional du Nord-Pas de Calais, découvrez la revue de presse des initiatives au coeur de la Troisième Révolution Industrielle

Jeremy Rifkin présente le Master Plan de la Troisième Révolution Industrielle pour la Region du Nord Pas de Calais

 
Le 25 octobre Jeremy Rifkin a presentè le Master Plan de Troisième Révolution Industrielle à conclusion du World Forum de Lille.
 
5000 persons venues à Lille de toute la France ont assistè à son discurs final et tributè à l'economiste americain un applause chaud et prolongè à la conclusion de son discours.

Le Caporalato sur Cash Investigation de France 2: esclavage moderne en Italie

 
Pour les consommateurs, la baisse du montant de leur Caddie serait mieux, forcément mieux. Mais le bonheur des uns ne ferait-il pas le malheur des autres? Cette pression sur les prix a-t-elle un coût pour la main-d'oeuvre qui récolte, ramasse ou pêche les aliments?

Le Nord-Pas-de-Calais prépare sa révolution industrielle

 
Jeremy Rifkin va aider la région Nord-Pas-de-Calais à préparer sa révolution industrielle. Un chantier sans précédent, une première en France.

La Troisieme Revolution Industrielle est en marche dans la Region Nord/Pas de Calais

 
La Chambre de commerce et d’industrie de région Nord de France et le Conseil régional Nord-Pas de Calais ont confié à Jeremy Rifkin l’élaboration d’une feuille de route (Masterplan) engageant la région vers la transition énergétique.
 

 

Angelo Consoli, président du CETRI-TIRES, Cercle Europeenne pour la Troisieme Revolution Industrielle, fait partie des groupes de travail pour la preparation du Masterplan.

STOP VIVISECTION: un million de signatures pour mettre fin à l’expérimentation animale

 
Chers amis,
 
La directive européenne 2010/63 "relative à la protection des animaux utilisés à des fins scientifiques", a ignoré les voix qui se sont élevées contre l’expérimentation animale

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