mardi, juin 28, 2022

Biodiversità: la Commissione europea adotta e presenta il Pacchetto Natura, ovvero la legge per il ripristino degli habitat e il nuovo regolamento sui pesticidi

Per la prima volta l’Europa mira a dotarsi di uno strumento con obiettivi vincolanti per il risanamento della natura. Le associazioni che hanno chiesto sostegno a Gentiloni: “E’ come una nuova direttiva Habitat. Ora rapida approvazione di Parlamento e Consiglio e piena attuazione ovunque, Italia inclusa”.

“La Commissione europea ha fatto proprio il cosiddetto “Pacchetto Natura”, ovvero la proposta di legge per il ripristino degli habitat naturali europei (“Restoration Law”) e il regolamento per l’uso sostenibile dei pesticidi (che sostituisce la precedente direttiva). Entrambi, quando approvati, diventeranno regolamenti vincolanti, a vantaggio della biodiversità, del clima e del benessere dei cittadini”.

Lo dichiarano 30 associazioni ambientaliste e della società civile a commento della decisione del Collegio dei Commissari europei di oggi, 22 giugno 2022, di presentare ufficialmente alle istituzioni europee il “Pacchetto Natura”, cuore del percorso della nuova Strategia Ue sulla biodiversità e in generale del Green Deal europeo.

“Mai prima d’oggi – dichiarano le associazioni che nei giorni scorsi hanno scritto al Commissario Paolo Gentiloni per chiedere di sostenere l’iniziativa – l’Unione europea aveva inteso dotarsi di uno strumento vincolante come la Restoration Law, indispensabile per ridare salute e funzionalità alle specie e agli habitat naturali e seminaturali del continente, dalle zone umide alle coste, dalle foreste alle torbiere eccetera.

“Con la seduta di oggi, la Commissione ha fatto propria questa proposta, che, sebbene non perfetta, rappresenta un forte tentativo di invertire la tendenza della perdita di biodiversità e contrastare il cambiamento climatico, con obiettivi ambiziosi e vincolanti e una tempistica precisa, tali da fare della proposta una sorta di nuova Direttiva Habitat, esattamente 30 anni dopo.

“Tra le previsioni della proposta di legge, il ripristino dell’80% degli habitat europei in cattive condizioni, lo stop al declino degli impollinatori entro il 2030 e la successiva inversione di tendenza, l’aumento di biodiversità nei terreni agricoli e di spazi verdi urbani, il ripristino degli habitat marini, il ripristino del flusso libero di almeno 25mila chilometri di fiumi e molto altro ancora.

“Di grande importanza è altresì la proposta di nuovo regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi, che si inserisce nel percorso di trasformazione in senso ecologico e di tutela della biodiversità dell’agricoltura europea e che rappresenta un’ulteriore grande speranza per la conservazione della natura del continente, oltre che per la salute dei suoi cittadini.

“Per entrambi i provvedimenti il lavoro contrario di molte lobby è stato – e continuerà ad essere notevole ed anche per questo ringraziamo il Commissario Paolo Gentiloni e l’intero Collegio dei Commissari, per aver accolto le istanze del mondo ambientalista, della società civile e dei cittadini europei e aver dato seguito alla volontà quasi unanime espressa dal Parlamento europeo nel giugno dello scorso anno.

“Ora lavoreremo per convincere il Parlamento a migliorare taluni passaggi delle proposte e spingeremo per una rapida approvazione dei due regolamenti e la loro piena attuazione nazionale, un passo davvero importante per la biodiversità europea e italiana”.

Per conto delle associazioni: Altura – Altritalia Ambiente – Animal Law Italia – Apincittà – Associazione Italiana Turismo Responsabile – Associazione Terra! – CAI Club Alpino Italiano – CIRF Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale – CIWF Italia – Enpa – Federazione Nazionale Pro Natura – Fondazione Capellino – Greenpeace Italia – info.nodes – ISDE Medici per l’Ambiente – Italia Nostra – Lav Legambiente – Leidaa – Lipu-BirdLife Italia – LNDC Lega nazionale per la difesa del cane Marevivo – Mountain Wilderness Italia – OIPA – Rete Semi Rurali – Salviamo l’Orso – The Good Lobby – Touring Club Italiano – VAS Verdi Ambiente e Società – WWF Italia

Fonte: Biodiversità: la Commissione Europea adotta e presenta il Pacchetto Natura, legge ripristino habitat e il nuovo regolamento pesticidi – Lipu Onlus – 22 giugno 2022

“AMBIENTE CLIMA FUTURO”: LA TUTELA AMBIENTALE IN ITALIA MAPPATA CON OLTRE 1500 IMMAGINI IN MOSTRA FINO AL 4 SETTEMBRE 2022

Inaugurate lo scorso 18 giugno la grande mostra nazionale a Bibbiena (AR) e le 100 mostre locali in tutta Italia

Presentato ufficialmente il progetto “AMBIENTE CLIMA FUTURO”, la prima iniziativa di documentazione fotografica e analisi interpretativa del fenomeno della tutela ambientale nel nostro Paese, promossa da FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e Fondazione CENSIS e realizzata da fotografi professionisti e amatoriali.

Lo scorso 18 giugno è stata inaugurata a Bibbiena (AR) dal Presidente della FIAF, Roberto Rossi, alla presenza del Sindaco Filippo Vagnoli, il Consigliere della Regione Toscana Vincenzo Ceccarelli, gli sponsor del progetto, gli autori, numerose altre autorità e un folto pubblico di oltre 500 persone provenienti da tutta Italia, la grande mostra fotografica nazionale AMBIENTE CLIMA FUTURO e, in contemporanea e collegamento streaming, le 100 mostre locali organizzate dai circoli fotografici in tutta Italia. 

La mostra nazionale AMBIENTE CLIMA FUTURO, allestita presso il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore e presso gli spazi al primo piano del Comune di Bibbiena, comprende oltre 1500 immagini realizzate da 228 Autori che, esprimendosi attraverso i vari linguaggi, si sono cimentati con le molteplici tematiche ambientali “mappando” l’intero territorio nazionale e restituendoci una visione complessiva della percezione collettiva della crisi climatica e delle condizioni in cui oggi versa il Paese.

Il particolare allestimento cattura e avvolge il visitatore nella potenza straordinaria delle immagini, calandolo nelle problematiche ambientali e nei disastri causati dall’uomo al territorio e accompagnandolo in un percorso che offre un insegnamento e un’indicazione chiara all’azione, rendendolo partecipe dell’economia circolare, delle « buone pratiche », dello sguardo verso una produzione sostenibile.

La mostra rimarrà aperta fino al 4 settembre.

Il catalogo del progetto nazionale “AMBIENTE CLIMA FUTURO” e il libro delle mostre locali contenente una selezione delle immagini esposte nelle mostre locali diffuse in tutto il territorio nazionale si possono acquistare dal sito della FIAF a questo link: shop.fiaf.net/301-ambiente-clima-futuro

Per maggiori informazioni: www.fiaf.net/ambientefuturo

Mostra fotografia “Ambiente Clima Futuro”

Date: da sabato 18 giugno a domenica 4 settembre 2022

Dove: CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (AR), Via delle Monache 2

Orari da martedì a sabato 9,30 / 12,30 e 15,30 / 18,30 – domenica 10,00 / 12,30

Biglietto: ingresso gratuito 

Web: www.centrofotografia.org – Contatti: Tel. 0575 1653924 – Cell. 349.2335011

Fonte Ufficio stampa 6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI – 22 giugno 2022

PARTE IL CENTRO NAZIONALE PER LO SVILUPPO DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN AGRICOLTURA “AGRITECH”. UN PROGETTO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL’INDUSTRIA AGROALIMENTARE. UN FINANZIAMENTO SENZA PRECEDENTI PER LA RICERCA NELL’AGRIFOOD

L’Università di Torino coordina lo Spoke 6, che vede lavorare insieme, oltre a UniTo, il Politecnico di Torino e le Università di Genova, Piacenza, Ancona e Foggia, nello sviluppo e nella verifica di sistemi agricoli sostenibili anche in scenari climatici in evoluzione

Parte “Agritech”, il Centro Nazionale per lo sviluppo delle Nuove Tecnologie in Agricoltura, un progetto basato sull’utilizzo delle tecnologie abilitanti per lo sviluppo sostenibile delle produzioni agroalimentari, con l’obiettivo di favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, la riduzione dell’impatto ambientale nell’agrifood, lo sviluppo delle aree marginali, la sicurezza, la tracciabilità e la tipicità delle filiere. Un progetto che vale circa 350 milioni di euro di cui 320 milioni a carico del Pnrr: un finanziamento senza precedenti per la ricerca in agrifood.

28 Università5 centri di ricerca18 imprese. Un parterre costituito dalle eccellenze italiane nel settore agrifood, che conta al momento 51 attori distribuiti su tutto il territorio nazionale, e che ha raccolto quasi mille manifestazioni d’interesse nel settore industriale di riferimento. Il progetto rientra nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 Componente 2 Investimento 1.4 “Potenziamento strutture di ricerca e creazione di ‘campioni nazionali di R&S’ su alcune Key Enabling Technologies” finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.

Il Centro Agritech nasce con l’ambizione di combinare le migliori competenze scientifiche per rendere l’industria agroalimentare italiana più competitiva e sostenibile. Vuole collegare infrastrutture di ricerca in agricoltura disponibili a livello nazionale, utilizzare le tecnologie abilitanti per migliorare produttività e sostenibilità, oltre a promuovere transizione ecologica e digitale, collaborare con le imprese per aumentare la resilienza e la competitività economica nel settore agroalimentare e formare la prossima generazione di studiosi nel settore, garantendo il capitale umano e le competenze necessarie per affrontare le sfide future.

Il Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura è una risposta concreta ai bisogni di crescita di un settore chiave per l’economia che pesa notevolmente sul Pil italiano e su quello regionale.

Il Centro prevede l’applicazione di tecnologie per l’Agricoltura perseguendo 5 obiettivi principali:

RESILIENZA – Adattamento delle produzioni ai criteri di sostenibilità e ai cambiamenti climatici;
BASSO IMPATTO – Riduzione degli sprechi e dell’impatto ambientale;
CIRCOLARITÀ – Sviluppo di strategie di economia circolare;
RECUPERO – Sviluppo delle aree marginali;
TRACCIABILITÀ – Promozione della sicurezza, tracciabilità e tipicità delle filiere agroalimentari.

L’Università Federico II è l’ente promotore del Centro Nazionale Agritech ed è responsabile dell’HUB nazionale. L’Università di Torino coordina lo Spoke 6, che vede lavorare insieme, oltre a UniTo, il Politecnico di Torino e le Università di Genova, Piacenza, Ancona e Foggia, nello sviluppo e verifica di sistemi agricoli sostenibili anche in scenari climatici in evoluzione.

I soggetti coinvolti sono: Consiglio Nazionale Ricerche, Università degli Studi di Bari, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Università degli Studi di Milano, Università di Napoli Federico II, Università di Padova, Università di Siena, Università degli Studi di Torino, Università degli Studi della Tuscia, Centro Euro-Med sui Cambiamenti Climatici, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, New Technologies, Energy and Sustainable Economic Development, Found Edmund Mach, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi della Basilicata, Università di Bolzano, Università Campus Bio-Medico di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Catania, Università di Foggia, Università di Firenze, Università degli Studi di Genova, Università di Perugia, Università di Pisa, Università di Parma, Università di Reggio Calabria, Sapienza Università di Roma, Università di Salerno, Università di Sassari, Università di Udine, Università delle Marche, Antares Vision, Consorzi Agrari d’Italia, Casillo, CNH, De Matteis, Egeos, Enginnering, Eni, Graded, IBF, Irritech, Relatech, Società Sementi Italiana, Telespazio, Bonifiche Ferraresi, Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, Intesa San Paolo e Nestlé.

Fonte Ufficio Stampa Università di Torino – 22 giugno 2022

Different fresh vegetables on the table

Cambiamenti climatici: il Parlamento europeo chiede azioni rapide e indipendenza energetica

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi, 22 giugno 2022, la sua posizione su tre progetti di legge per combattere i cambiamenti climatici, ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e proteggere cittadini e lavoro. 

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione: eliminazione graduale più rapida delle quote gratuite per le industrie e inclusione successiva dei cittadini
Nuovo strumento contro la rilocalizzazione delle emissioni di CO2: applicazione più ampia e attuazione più veloce
Nuovo Fondo sociale per il clima per combattere la povertà energetica e di mobilità
Il Parlamento ha approvato la sua posizione negoziale su tre importanti atti legislativi dell’UE che fanno parte del pacchetto « Pronti per il 55% nel 2030 » #FITfor55.
Si tratta del pacchetto legislativo dell’Unione europea che ha lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e conseguire la neutralità climatica entro il 2050, secondo quanto previsto dalla legge europea sul clima.
Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con i governi UE sulla forma definitiva delle norme.
Il pacchetto è anche un passo verso l’indipendenza da combustibili fossili costosi e inquinanti provenienti dalla Russia, da raggiungere prima del 2030.

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione
L’obiettivo del Parlamento è incentivare le industrie a ridurre ulteriormente le loro emissioni e investire in tecnologie più verdi. I deputati propongono quindi di riformare il sistema di scambio di quote di emissione (ETS), ad esempio attraverso:
– l’istituzione di un nuovo ETS II per gli edifici e il trasporto su strada con l’esclusione degli edifici privati almeno fino al 2029;
– l’aumento dal 61% (proposto dalla Commissione) al 63% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030;
– la graduale eliminazione delle quote gratuite dal 2027 e loro completa eliminazione entro il 2032;
– un sistema bonus-malus da introdurre a partire dal 2025 per favorire le imprese più ecologiche;
– entrate di bilancio da utilizzare esclusivamente per l’azione per il clima nell’UE e negli Stati membri.

Il nuovo strumento di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio
I deputati chiedono un campo di applicazione più ampio e una più rapida attuazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’UE, che serve a sostenere la riduzione delle emissioni nei paesi non UE e prevenire la rilocalizzazione delle emissioni. Fra le proposte approvate figurano:
– l’introduzione graduale e anticipata del CBAM entro il 2032, in concomitanza con l’eliminazione delle quote gratuite ETS;
– l’estensione del campo di applicazione ai prodotti chimici organici, alla plastica, all’idrogeno e all’ammoniaca, nonché alle emissioni indirette;
– l’utilizzo di un importo equivalente alle entrate del CBAM dal bilancio UE per sostenere la transizione verde nei Paesi meno sviluppati;
– l’istituzione di un’autorità CBAM a livello UE.

Fondo sociale per il clima
Il Parlamento ha sostenuto la creazione di un Fondo sociale per il clima (SCF) per aiutare le persone più colpite dalla povertà energetica a far fronte all’aumento dei costi della transizione energetica.
Il Fondo dovrebbe includere:
– misure temporanee di sostegno diretto al reddito (come la riduzione delle tasse e delle tariffe energetiche) per far fronte all’aumento dei prezzi del trasporto su strada e del combustibile per riscaldamento;
– investimenti nella ristrutturazione degli edifici, nelle energie rinnovabili e per passare dal trasporto privato a quello pubblico, al car-pooling e car-sharing e all’utilizzo di modi di trasporto attivi quali la bicicletta. Le misure potrebbero prevedere incentivi fiscali, voucher, sovvenzioni o prestiti a tasso zero.

Il Parlamento ha inoltre adottato la sua posizione negoziale su:
– Livelli di emissione CO2 per auto e furgoni
– Uso del suolo, cambiamenti di uso del suolo e forestale (LULUCF)
– Emissioni di gas serra in altri settori (condivisione degli sforzi)
– Revisione del sistema ETS per il trasporto aereo
– Riserva stabilizzatrice del mercato
Per ulteriori informazioni
Risultati delle votazioni (22/06/2022)
I testi approvati saranno disponibili qui (cliccare su 22/06/2022)
Servizio di ricerca del PE: approfondimento sul pacchetto « Pronti per il 55% nel 2030 »
Infografica – “Pronti per i 55% nel 2030”
Servizio ricerca del PE: Azione per il clima dell’Unione europea: situazione attuale (14/12/2021)
Centro multimedia del PE – Green Deal europeo
L’UE punta alla neutralità climatica entro il 2050 ©Kampan/Adobe stock

L’attivista per i diritti umani Yvan Sagnet racconta l’esperienza NoCap in occasione della presentazione del fumetto ispirato al suo impegno

Yvan Sagnet, fondatore e presidente NoCap: «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato»

Fonte «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato» (avvenire.it) 17 maggio 2022

Il romanzo a fumetti sulla nostra storia « La Città di Cap » ideato da A mano disarmata ed edito da BeccoGiallo Editore oggi su Avvenire.

Cosa c’è dietro a una città solo apparentemente perfetta? Una realtà distopica, una cortina di fumo che nasconde una realtà infernale in cui si calpestano i diritti civili. È questo il cuore de ‘La città di Cap’, graphic novel ispirato alla battaglia per i diritti umani di Jean Pierre Yvan Sagnet, autore della prefazione al libro. Il lavoro, nato dalla collaborazione con l’associazione NoCap e A Mano Disarmata e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, verrà presentato oggi a Torino, nel corso del 7° Forum dell’informazione contro le mafie, che metterà al centro proprio la lotta al caporalato e le cui conclusioni saranno affidate a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Come ne ‘La città di Cap’ la rivoluzione è nelle mani di una giovane donna che dal gradino più basso della società, muove le coscienze, accendendo il senso civico, così adesso tocca a tanti protagonisti nascosti della società civile emergere dal buio e lottare per la propria emancipazione.

«Abbiamo accolto con tanto entusiasmo la proposta di raccontare con un fumetto lo sfruttamento dei lavoratori. Soprattutto perché è rivolto a un pubblico di giovani. E perché, purtroppo, il fenomeno è ancora gravissimo e in evoluzione». Così sottolinea Yvan Sagnet, attivista camerunense, nominato cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella per il suo impegno in difesa dei diritti dei lavoratori, promotore del progetto NoCap che ha ispirato il libro di fumetti. Un progetto che in tre anni ha coinvolto in sei regioni una cinquantina di aziende e circa 1.200 lavoratori.

Yvan, bisogna parlare ancora molto di caporalato?
Certo. Anche perché il fenomeno è in evoluzione. Ci sono nuove forme di caporalato, come le cooperative senza terra e le agenzie interinali. Cambia forma, ma ormai il sistema di produzione si regge sullo sfruttamento, che colpisce non solo il settore agricolo ma tutti i settori economici. E non riguarda più solo il Sud. Ben il 55% delle inchieste riguardano il centronord.

La legge 199 del 2016, conosciuta come “legge anticaporalato”, ha dato strumenti molto importanti a magistratura e forze dell’ordine. E i risultati si vedono. Ma basta?
No. Serve una vera e seria riforma del mercato del lavoro. Non possiamo lasciare tutto alla magistratura. La repressione serve ma non è sufficiente, risolve una parte del problema. Bisogna lavorare sulla prevenzione introducendo tutta una serie di strumenti.

La copertina della graphic novel “La città di Cap”, ispirata alla battaglia per i diritti umani di Yvan Sagnet

Quali?
Serve una riforma del sistema ispettivo. C’è un’illegalità così diffusa che è diventata quasi legale, e vige una cultura dell’impunità alimentata dalla scarsezza dei controlli. Servono più ispettori. In Puglia a fronte di 40mila imprese agricole ci sono solo 99 ispettori, in Toscana una cinquantina. Utilizziamo il Pnrr per nuove assunzioni. Ma non basta il personale. Una riforma riguarda anche la qualità dei controlli. E poi va riformato il collocamento. Oggi i caporali svolgono una funzione di intermediazione, sono una sorta di centri per l’impiego illegali. Manca un vero sistema legale di incrocio tra offerta e domanda di lavoro. Il collocamento pubblico è stato completamente smantellato. E le aziende chiamano i caporali.

L’esperienza NoCap dimostra che è possibile fare altro. Quale è il segreto del vostro successo?
Siamo passati dalla protesta alla proposta. Le persone hanno bisogno di risposte concrete, non solo di raccontare i problemi. Siamo partiti dall’analisi del fenomeno. È un problema di sistema economico che produce sfruttamento e caporalato che sono funzionali a questo modello che pensa solo al profitto e non ai diritti della persona.

E dopo l’analisi?
Cominciare a lavorare. Sul territorio manca una risposta pratica. Molte delle battaglie, lo dico senza polemiche, si svolgono ai tavoli istituzionali, nei convegni, e meno sul territorio.

Non servono navigatori solitari, ma una rete di soggetti coinvolti…
Proprio così. Stiamo creando una rete sul territorio con i vari attori della società civile, soprattutto quelli che hanno esperienza, e sono in contatto permanente coi lavoratori e le imprese. Abbiamo così fatto un’alleanza con la Caritas, e con la Chiesa che conoscono i problemi dei lavoratori. Ma abbiamo fatto un’alleanza anche con tantissime imprese agricole perché non possiamo risolvere questi problemi se non le coinvolgiamo. Lasciamo da parte l’ideologia, andiamo sulla concretezza. Sono loro che assumono. A noi non serve diventare un’impresa agricola. Se non apriamo un confronto, un dialogo con le imprese, non riusciremo a fare niente. Questa collaborazione è stata la chiave della nostra impostazione e ci ha consentito di entrare nelle imprese e dettare le nostre condizione in accordo con loro. Ci fanno fare i controlli, e ci consentono di inserire nelle aziende soggetti deboli del mercato del lavoro.

Con che risultati?
Operiamo in sei regioni e in tre anni abbiamo intercettato una cinquantina di aziende agricole importanti, mediograndi, inserendo circa 1.200 lavoratori. Non è assistenzialismo, è lavoro. E coinvolgendo anche i consumatori.

E come?
I consumatori che sostengono queste aziende agricole e acquistano i prodotti col marchio NoCap, chiudono la filiera creando un ponte tra l’azienda, la distribuzione e il consumatore che riconosce un prodotto giusto, etico, pulito attraverso il nostro bollino NoCap. Il supermercato è contento di commercializzarlo, e l’azienda è contenta di produrlo. Il bollino lega la filiera dalla raccolta al consumo. E i consumatori stanno rispondendo, sia in Italia che all’estero, dove c’è una grande richiesta.

Fonte «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato» (avvenire.it) 17 maggio 2022

PARLAMENTO EUROPEO APPROVA PARTE DEL PACCHETTO « FIT FOR 55 ». ELEONORA EVI (EUROPA VERDE): BLOCCATA ALLENZA DEI FOSSILI, MA SERVE MAGGIORE AMBIZIONE

« Quella di oggi sarà ricordata come una vera giornata campale al Parlamento europeo. Dopo il tentativo fallito delle destre di annacquare il testo al voto due settimane fa sullo scambio di quote di emissioni (ETS), siamo riusciti a rinegoziare alcuni aspetti chiave del dossier, che ora è sì migliorativo rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, ma non ancora sufficientemente ambizioso come chiesto da noi Verdi. E questo purtroppo, ma non sorprendentemente, a causa dell’antagonismo e delle posizioni antiscientifiche e pro-lobby industriali dei soliti gruppi conservatori” – dichiara in una nota stampa l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde.

« Oltre alla revisione dell’ETS, oggi abbiamo votato anche la proposta per la creazione di un meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (il cosiddetto CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism), nonché quella sull’istituzione di un Fondo sociale per il clima. Sebbene soddisfatti di aver rafforzato i testi originali, ad esempio estendendo l’ambito di applicazione del CBAM a settori altamente inquinanti quali quelli relativi a prodotti chimici e plastiche, ci rincresce non aver avuto pieno sostegno da parte degli altri gruppi alle posizioni ambiziose uscite dalla Commissione Ambiente, in particolare per quanto concerne la possibilità per le industrie di continuare ad emettere senza pagare. Il nostro gruppo sosteneva infatti la cessazione dei permessi ETS gratuiti in parallelo all’entrata in vigore del CBAM, o al massimo entro il 2030, mentre la Commissione europea aveva proposto come data ultima il 2035. Esemplificativo della natura dei compromessi votati oggi, il testo approvato fissa al 2032 la cessazione dei permessi gratuiti.

Sorprende però che per Forza Italia persino questo accordo sia stato inaccettabile, il che è sintomatico di quanto questo partito metta sempre e solo al primo posto la difesa dei privilegi dell’industria. Dobbiamo essere chiari: i dossier del pacchetto clima approvati oggi dall’emiciclo sono coerenti con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas climalteranti almeno del 55% entro il 2030, ma non sono sufficienti per rispettare gli Accordi di Parigi e l’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature entro 1.5°C. Come gruppo dei Verdi/ALE, abbiamo deciso di sostenere il pacchetto, perché sappiamo che per ora questo livello di ambizione è il massimo su cui si possa trovare un compromesso all’interno dell’aula parlamentare. Per noi quello di oggi è però solo un trampolino di lancio per continuare a batterci con rinnovato vigore per una maggiore ambizione sull’azione climatica, tanto nei negoziati interistituzionali quanto nell’iter legislativo delle altre proposte del Green Deal ancora in discussione » – conclude Evi.

Fonte Greens/EFA 22.06.2022

Sostenibilità alimentare: un italiano su due compra frutta e verdura a Km 0

Il 51% è attento a comprare prodotti da filiera controllata, l’83% acquista frutta e verdura di stagione, mentre – inaspettatamente – il 44% li sceglie “a chilometro zero”. Vengono inoltre apprezzati alimenti privi di OGM (42%), biologici (37%) e compatibili con diete vegetariane e vegane (24%), riducendo il consumo di carne e di cibi d’origine animale. È quanto risulta dal Pulsee Luce & Gas Index, l’osservatorio realizzato da Pulsee con la società di ricerche di mercato NielsenIQ.

Milano, 20 giugno 2022 La sensibilità nei confronti dell’ambiente si esprime attraverso stili di vita e, conseguentemente, anche mediante le abitudini alimentari. Da questo punto di vista, gli italiani si dimostrano particolarmente attenti. L’83% dichiara di acquistare infatti frutta e verdura di stagione. Il dato, raccolto dal Pulsee Luce & Gas Index, osservatorio sulle abitudini degli italiani realizzato da Pulsee, brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia, in collaborazione con la società di ricerche di mercato NielsenIQ, conferma un crescente interesse verso la sostenibilità anche a tavola.

L’indagine, svolta su un campione di uomini e donne sparsi omogeneamente in tutta Italia e di età compresa tra i 18 e i 65 anni, ha evidenziato che il 79% degli intervistati è consapevole del legame tra alimentazione e impatto ambientale e sono molteplici i comportamenti messi in atto per diminuirlo. In particolare, il 68% dichiara di prestare attenzione a sprecare meno cibo. Inoltre, il 41% indica di aver ridotto il consumo di carne rossa mentre il 37% ha incrementato il consumo di alimenti di origine vegetale.

Nel caso di prodotti confezionati, l’impegno per la sostenibilità si manifesta tramite la scelta di packaging riciclati (56% del campione analizzato), così come la corretta raccolta differenziata (94%).

Parlando invece delle modalità di acquisto di frutta e verdura, coerentemente con la crescente preferenza di acquisto di alimenti a filiera corta, il 30% di coloro che hanno partecipato all’indagine dichiara di rivolgersi a piccoli commercianti, come fruttivendoli e ortolani, l’1% acquista direttamente dai produttori, mentre il 69% si rivolge ai supermercati dove, tra l’altro, è in crescita la presenza di frutta e verdura a produzione locale.

Oltre al cibo, anche l’acqua ricopre un ruolo importante dal punto di vista ambientale e su questo i dati del Pulsee Luce & Gas Index non sono del tutto incoraggianti. Il 49% degli intervistati ha ammesso infatti di comprarla imbottigliata dalla GDO (di cui l’85% in recipienti di plastica), mentre l’8% provvede personalmente a riempire le proprie bottiglie di acqua presso i distributori. Risulta però interessante rilevare che il 42% utilizza l’acqua del rubinetto (con o senza trattamento di depurazione).

Gli italiani sono inoltre disposti a spendere di più per il cibo sostenibile: lo dichiara un cittadino su cinque in nome di una maggiore qualità degli alimenti, mentre un sesto lo fa con l’intenzione di far arrivare un pagamento equo ai produttori. Il valore sale al 74% nel caso dei proprietari di animali domestici che intendono soddisfare anche il loro fabbisogno alimentare in modo “green”.

La trasformazione sostenibile delle abitudini a tavola è quindi essenziale per ridurre l’impatto ambientale. Difatti, circa un terzo delle emissioni di gas a effetto serra mondiali sono legate alle catene agroalimentari (fonte UN). La diminuzione dell’immissione di gas climalteranti e, in particolare, della CO2 nell’ambiente è oggi possibile anche per cucinare e conservare i cibi, scegliendo un fornitore di energia per le utenze domestiche digitale, paperless e sostenibile.

Da ottobre 2021 Pulsee Luce & Gas offre prodotti che includono sempre energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili e, oltre a questo, dà accesso ad una serie di servizi aggiuntivi come Carbon Footprint e Gas Compensation, che permettono di compensare le emissioni di CO2 conseguenti alla fornitura di gas e in generale allo stile di vita del cliente. Il servizio Adotta un impianto rimane disponibile per chi ha attivato prima di ottobre, e ad integrazione dell’offerta.

Pulsee Luce & Gas è l’energy company full digital di Axpo Italia, quarta in Italia nel mercato libero. Attraverso una piattaforma accessibile e intuitiva con servizi integrati su misura, Pulsee propone un nuovo modo di fruire l’energia che mette al centro le esigenze quotidiane delle persone, la libertà di scegliere, la semplicità di fruizione, il consumo sostenibile.

I RICCI MUOIONO: A CAUSA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, DELLE NOSTRE AUTO E DELL’USO DI PRODOTTI CHIMICI NEI NOSTRI ORTI E GIARDINI

SE STIAMO FERMI A GUARDARE, I RICCI SI ESTINGUERANNO NEL GIRO DI 10-20 ANNI”

Dr. Massimo Vacchetta – medico veterinario dell’Ospedale per ricci « Centro La Ninna » di Novello (CN) supportato dalla Fondazione Capellino

Mentre tutti plaudono all’arrivo dell’estate, io non riesco a contenere la mia inquietudine di fronte al paesaggio brullo e arido delle colline che vedo dalla mia finestra »

A parlare è il dott. Massimo Vacchetta (in foto qui sopra mentre cura un riccio), veterinario che dirige il Centro Ricci “La Ninna” che oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini). 

Ciò che mi preoccupa di più è la tendenza al rapido peggioramento inserito nel contesto del riscaldamento globale: le temperature in tutto il mondo stanno aumentando vertiginosamente a causa della continua immissione da parte dell’uomo di gas serra, CO2, nell’atmosfera”.

Foto di Marco Bertelli

Secondo i dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) il 2021 è stato uno dei sette anni più caldi mai registrati ed il settimo anno consecutivo (2015-2021) in cui la temperatura globale è stata mediamente superiore di oltre 1 grado centigrado in confronto ai livelli preindustriali. 

La scienza prevede che, se andremo avanti di questo passo, nell’arco di questo secolo le temperature potrebbero aumentare di 4-6 gradi causando una tremenda devastazione dell’ambiente in cui viviamo. Per far capire l’entità del problema, basti pensare che i cambiamenti che stiamo vivendo ora sono la conseguenza dell’aumento di un solo grado in 30 anni. I più giovani non hanno conosciuto gli inverni di una quarantina di anni fa: freddi e rigidi, con precipitazioni nevose copiose, candelotti di ghiaccio ad ornare il bordo dei tetti e temperature che scendevano spesso abbondantemente sotto lo zero. Questo era un bene per noi e per l’agricoltura, perché il manto nevoso proteggeva la vegetazione e le colture dal freddo e le manteneva umide e sane. 

Da otto anni, in qualità di veterinario, mi occupo del recupero e della cura dei ricci, piccoli mammiferi notturni che accolgo nella mia casa-ospedale di Novello, un piccolo paese abbarbicato su una rocca delle Langhe, nella zona del Barolo. Dopo aver lasciato la libera professione negli allevamenti dei bovini, ho intrapreso questa missione che mi permette di aiutare gli animali e al tempo stesso di cercare di fare qualcosa di concreto per tutelare l’ambiente. La mia diretta esperienza con la fauna selvatica, anche se limitata ad una sola specie, i ricci appunto, mi ha fatto toccare con mano quanto sia grave la problematica del degrado ambientale e del riscaldamento globale e quanto poco sia purtroppo percepita dalla gente

Foto di Massimo Vacchetta

I ricci sono animali considerati sentinella dello stato di salute di un ecosistema, in quanto a stretto contatto con il suolo, territoriali e insettivori. Il rapido declino di questa specie che, nella sua forma attuale, vive sul pianeta da circa 15 milioni di anni è sintomatico del grado di devastazione che la razza umana sta causando al pianeta. I ricci hanno subìto un calo numerico di ben il 70% in Europa, in soli 20 anni. I dati rilevati in Inghilterra sono ancora più impressionanti; secondo una stima fatta dagli anni settanta ad oggi, gli esemplari presenti sul territorio sarebbero scesi da 30 milioni a meno di ottocentomila.

Di questo passo, se non si farà nulla, i ricci si estingueranno nel giro di 10-20 anni.

Le ragioni per cui stanno scomparendo sono molteplici e vanno dalla perdita del loro habitat, all’espansione delle monocolture, dal declino del numero di insetti, agli incidenti d’auto e all’abuso di pesticidi. Ad aggravare una situazione già compromessa, ora ci si è messo anche il cambiamento climatico. Le temperature in rapido aumento rendono la vita sempre più difficile alla fauna selvatica che fatica ad adattarsi, anche perché tutto sta avvenendo molto velocemente. I periodi di protratta siccità causano un’ecatombe di morti per disidratazione e denutrizione, così come i periodi sempre più prolungati di caldo intenso provocano un aumento vertiginoso della mortalità per shock termico. Gli animali selvatici, a differenza nostra, non hanno facile accesso all’acqua e non hanno case che li proteggono dal caldo. Il protrarsi della stagione calda sta anche causando uno stravolgimento del ciclo riproduttivo dei ricci.

Un riccio con la zampa rotta (foto Centro La Ninna)

Nell’autunno del 2021 abbiamo dovuto recuperare oltre 70 soggetti molto giovani nati nei mesi di ottobre, novembre e dicembre: troppo tardi per poter mettere su il peso necessario a superare l’inverno. Vent’anni fa queste cose non succedevano perché la stagione delle nascite era limitata alla primavera e all’estate. Ora abbiamo, da diversi anni, una seconda cucciolata in autunno. Il novanta per cento dei piccoli nati in questo periodo è destinato a morire di fame e di stenti. Un riccio dovrebbe andare in letargo a novembre con un peso superiore ai 600 grammi per avere qualche possibilità di rivedere la primavera. Invece nel nostro ospedale abbiamo soccorso piccoli di appena 200 grammi in tardo autunno, come “Talpa”, un bellissimo cucciolo dal nasino rosa, trovato in pieno giorno, che barcollava stremato dalla denutrizione

Foto di Massimo Vacchetta

A questo grave problema recentemente se n’è aggiunto un altro. Negli ultimi anni abbiamo assistito a improvvisi rialzi termici durante la stagione invernale, con conseguente risveglio di molti soggetti dal letargo e spreco di una grande quantità di energia preziosa, accumulata nel grasso corporeo, che, una volta non più disponibile, finisce col compromette la possibilità di sopravvivere fino alla primavera.

Il drammatico calo numerico delle specie selvatiche come il riccio dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti, perché ha ripercussioni molto più ampie di quanto molti possano immaginare. I ricci, come la maggior parte degli animali, hanno un importante ruolo nel mantenere in vita un ecosistema che permette anche a noi di sopravvivere.

Le ragioni sono semplici ma meritano di essere ricordate. Anche se la metà degli esseri umani vive in città, gode di quattro elementi indispensabili alla vita, ovvero l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo prodotto dall’agricoltura e un clima mite. L’abitabilità della nostra fragile biosfera è legata all’incessante attività degli ecosistemi, ora più che mai in pericolo a causa dell’effetto serra e dello sfruttamento scriteriato delle risorse naturali.

Foto di Massimo Vacchetta

Il problema più grave da affrontare in questo momento è l’inerzia, la mancanza di azione. Il genere umano sembra non comprendere l’entità e l’imminenza della crisi climatica, percepita come una situazione certamente pericolosa ma lontana nel tempo e che quindi che non ci tocca direttamente. Complice di tutto questo è l’informazione non abbastanza incisiva, capillare e costante e la disinformazione legata agli interessi delle multinazionali che, noncuranti del destino che ci attende, continuano a privilegiare il profitto a breve termine « dimenticandosi » che presto ampie zone della Terra diventeranno inabili.

È ora di rimboccarsi le maniche consapevoli che la soluzione arriverà dal basso e che nessuno ci aiuterà ad uscire da questa crisi che potrebbe portare rapidamente alla fine la razza umana.

Ci sono molte soluzioni efficaci, ampiamente illustrate dagli scienziati dell’Ipcc che studiano da anni il problema del clima. Per prima cosa bisogna, in dieci anni, passare dall’energia sporca (petrolio, carbone, gas) all’energia pulita, ovvero solare ed eolica. 

Un altro cardine fondamentale è quello di piantare tanti alberi, circa tre trilioni, e di proteggere i boschi e le foreste rimaste: tutelare il verde esistente è fondamentale per l’equilibrio delicato degli ecosistemi; gli scienziati segnalano l’importanza di proteggere almeno il 30 – 50% della superficie forestale del Pianeta. 

Foto di Massimo Vacchetta

In questo senso passare ad un’alimentazione vegana aiuta perché i due terzi dell’agricoltura, responsabile della distruzione delle foreste, è destinato a produrre cibo per gli animali da carne degli allevamenti intensivi.

E’ molto importante anche cambiare le nostre abitudini, riducendo lo spreco, cercando di riutilizzare le cose, evitando di gettare spazzatura nell’ambiente. Ognuno di noi deve fare la propria parte cercando però di creare una rete con altre persone in tutto il mondo, in modo da formare un movimento che determini una rivoluzione verde. Dobbiamo fare lo sforzo di portare la società ad una profonda riflessione che provochi l’effetto domino del cambiamento e la nascita di una nuova coscienza collettiva, di una forma di intelligenza planetaria che porti gli esseri umani, su scala globale, a considerare l’interdipendenza delle forme di vita come unica possibilità di conservazione della propria specie e delle altre, andando oltre l’antropocentrismo che porterà solo a distruzione ed auto-distruzione. La nostra sopravvivenza dipende da quella di altri innumerevoli organismi viventi e dal loro funzionamento ed equilibrio nel dare forma a un sistema sinergico che permette la vita sul pianeta: come una macchina che non può funzionare senza che ogni componente sia al suo posto e perfettamente funzionale allo scopo… la creazione e il mantenimento della vita sulla Terra.

Foto di Ettore Chiavassa

Il Centro La Ninna ha deciso di fare passi avanti concreti, come quello di installare i pannelli solari per l’acqua calda, avviare un progetto di ricerca sulle cause di mortalità dei ricci assieme all’Università di Torino e infine di creare un parco naturale nell’Alta Langa, dove sono già stati acquisiti venti ettari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, cominciare ad agire e proteggere tutte le creature di questo pianeta, soprattutto le più fragili.

Non voglio che i ricci si estinguano, non solo perché li ritengo animali meravigliosi, ma perché temo che il loro destino possa presto diventare il nostro…” conclude Massimo Vacchetta.

Per chi volesse informarsi sui ricci e su come poterli aiutare, sui canali social del Centro, si possono trovare consigli preziosi per il primo soccorso, su come raccogliere e trasportare un riccio, come costruire una mangiatoia e una sezione in cui si può adottare un riccio che non potrà tornare in libertà o fare una donazione. 

Come potete aiutarci:

  • Non abbiamo bisogno di cibo perché la Fondazione Capellino ci dona crocchette per sostenere i ricci ricoverati
  • Abbiamo sempre bisogno di una mano e i volontari sono i benvenuti. 
  • Puoi donarci il 5×1000 o fare una donazione libera

Ulteriori informazioni sul Centro Ricci: https://laninna.org

su Facebook: https://www.facebook.com/centrorecuperoricciLaNinna 

OSPITI IN GIARDINO 

Lasciare del cibo ai ricci è un buon modo per aiutarli in periodi di difficoltà, quando, come in estate e autunno, acqua e insetti scarseggiano o, come in primavera, sono debilitati dal letargo.

Lasciamo sempre un sottovaso colmo di acqua fresca (con una pietra al centro, per evitare che venga capovolto) e una ciotola di crocchette o umido per gattini, possibilmente a base di pollo o manzo e non di pesce (è un sapore che non gradiscono molto), all’interno di una mangiatoia di legno. La mangiatoia va collocata sotto un cespuglio in un punto tranquillo del giardino, coperta da un telo di nylon per la pioggia e stabilizzata mettendoci sopra dei mattoni. Le crocchette secche si conservano per 3-4 giorni fuori all’umidità poi, se non vengono mangiate, bisogna sostituirle.
Noi di solito consigliamo di usare una marca di crocchette per gattini, di piccola pezzatura, in modo che siano più facili da masticare. Scegliete sempre delle marche di buona qualità per non creare problemi epatici e digestivi ai ricci.
Si possono aggiungere alla dieta sopraindicata anche uova sode (ma solo ogni tanto), carne di pollo bollita senza condimenti, carne di manzo tritata scottata, qualche pezzo di mela o pera (da evitare la frutta troppo zuccherina come le banane).

Cibi assolutamente dannosi per i ricci 
– LATTE DI MUCCA: 
(sia i ricci lattanti che quelli adulti non lo digeriscono e possono morire di indigestione e pancia gonfia)
– PANE: che forma una massa stopposa che può rimanere bloccata in gola. 
– FRUTTA SECCA: tipo noci, nocciole, mandorle (tossiche), uva passa, ecc., perché può incastrarsi in gola e nel palato.

Da evitare anche di dare troppe camole della farina e del miele, perché possono creare uno squilibrio metabolico del calcio con conseguenti assottigliamento e deformazione delle ossa, che possono addirittura fratturarsi. Spesso vengono utilizzate per stimolare il riccio a cacciare le prede vive. In ogni caso le camole vanno date in piccole quantità. I ricci ne sono ghiotti e, se si abituano, si corre il rischio che non mangino più nient’altro.

APPROFONDIMENTO SULLA FONDAZIONE CAPELLINO

LA FONDAZIONE CAPELLINO SOSTIENE I RICCI DEL CENTRO “LA NINNA” E PROMUOVE PROGETTI A SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITÀ. 

La Fondazione Capellino è un ente commerciale senza scopo di lucro finanziato dal 100% dei profitti (al netto di costi e tasse) dell’azienda di pet-food Almo Nature secondo il modello della Reintegration Economy, che prevede che al profitto privato venga anteposto il bene collettivo, rinunciando al proprio interesse individuale in favore di una finalità comune. È quello che hanno fatto i proprietari dell’azienda Almo Nature quando, dal dal 2019 hanno deciso di donare interamente la loro azienda alla Fondazione Capellino. 

L’idea di Reintegration Economy (“economia della restituzione”) nasce dal desiderio di Fondazione Capellino di tradurre e divulgare efficacemente un modo di abitare la Terra responsabile e solidale con tutti gli esseri viventi, attraverso un agire economico e di impresa che anticipa un nuovo modello di sviluppo sostenibile e contributivo. La Reintegration Economy prevede che il 100% dei ricavi di una Foundation owned company (al netto di costi e tasse, quindi il dividendo) venga destinato, attraverso una fondazione, al servizio del bene comune. È quanto fa Almo Nature (partecipata al 100% dalla Fondazione Capellino), destinando il 100% dei suoi ricavi (al netto di costi e tasse) a progetti per il bene comune, in questo momento la salvaguardia della biodiversità e la lotta al cambiamento climatico” Pier Giovanni Capellino

Vigneti ecosostenibili: piccoli accorgimenti gestionali favoriscono farfalle e uccelli, a beneficio anche della viticoltura – Studio dell’Università Statale di Milano

Uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, illustra una sperimentazione durata tre anni in Oltrepò pavese: applicando una gestione alternata della vegetazione al suolo dei vigneti si favorisce la ricchezza di uccelli, insettivori e granivori, e farfalle. Il metodo, di semplice applicazione, ha riscontrato l’apprezzamento dei viticoltori coinvolti.

Farfalla del complesso Hipparchia fagi @Francesco Gatti

A livello globale, l’intensificazione dell’agricoltura rappresenta una grave minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi e, in questo contesto, la viticoltura appare particolarmente rilevante. Le superfici vitate sono infatti in costante incremento, e la stragrande maggioranza dei vigneti è contraddistinta da un’intensità di gestione che generalmente lascia poco spazio a forme di vita diverse dalla vite stessa, con ovvi impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi locali. Un recente lavoro di Mattia Brambilla, ricercatore in Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, e Francesco Gatti, entomologo presso Fondazione Lombardia per l’Ambiente e associazione Iolas, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, apporta nuove prospettive in questa direzione. Lo studio, realizzato con il sostegno di Fondazione Lombardia per l’Ambiente e di Fondazione Cariplo, è stato condotto in Oltrepò pavese, una delle aree viticole più importanti dell’Italia settentrionale, ma anche una delle aree caratterizzate dalla maggiore diversità biologica. Nel corso di tre anni, la ricerca ha valutato come una semplice misura gestionale, individuata sulla base dei risultati di ricerche pregresse, possa contribuire all’ambizioso e importante obiettivo di rendere i vigneti più ospitali per la biodiversità e più “funzionanti” da un punto di vista ecosistemico, a beneficio anche della viticoltura stessa.

Averla piccola @Mattia Brambilla

Lo studio ha condotto un esperimento per verificare l’effetto della gestione alternata della vegetazione al suolo nei vigneti sulla biodiversità. La gestione alternata implica il taglio dell’erba o la lavorazione del suolo (a seconda del sistema adottato dal viticoltore) in una interfila (lo spazio tra due file di viti) ogni due, anziché in tutte le file. Durante la sperimentazione, gli agricoltori tagliavano l’erba o lavorano il suolo (attraverso fresatura o altre lavorazioni superficiali) a file alterne, per poi tagliare o lavorare le file precedentemente non trattate dopo un periodo di alcune settimane. Dopo un primo anno senza interventi, la gestione alternata dell’interfila è stata adottata in un numero variabile di siti in primavera-estate nei due anni successivi, secondo un disegno sperimentale di tipo BACI (Before and After Control-Impact), quello più indicato per la valutazione dell’effetto di trattamenti e sperimentazioni. Come gruppi biologici target, per la loro sensibilità alle variazioni ambientali sono stati scelti uccelli e farfalle, che sono stati censiti lungo transetti lineari di 200 m di lunghezza, ricadenti in vigneti sia convenzionali che biologici, con e senza gestione alternata.

I risultati dei censimenti in relazione all’adozione della misura sperimentale hanno mostrato un effetto positivo della gestione alternata dell’interfila sul numero di specie per transetto, sia per quanto riguarda gli uccelli che le farfalle. La gestione alternata inoltre favorisce la ricchezza specifica e l’abbondanza di uccelli insettivori (importanti per limitare specie potenzialmente dannose per le coltivazioni) e granivori (che contribuiscono a contenere le cosiddette “erbacce”), mentre mostra un effetto più debole sulle specie che potrebbero eventualmente arrecare danni alla produzione, in quanto potenziali consumatori di uva. Parallelamente, i ricercatori hanno valutato gli effetti della tipologia di uso del suolo su questi stessi gruppi di uccelli: quella più importante per i potenziali servizi ecosistemici forniti dagli uccelli è la copertura di cespugli, che aumenta ricchezza e abbondanza di insettivori e granivori, ma non quelle dei potenziali consumatori di uva.

Pernice rossa @Mattia Brambilla

I ricercatori spiegano così l’effetto positivo della gestione alternata dell’interfila su uccelli e farfalle. “Si può immaginare l’alternanza di interfila con erba alta e con erba bassa o suolo lavorato” dice Mattia Brambilla, primo autore dello studio, “come un sistema cucina-sala da pranzo per gli uccelli insettivori: le fasce con abbondante vegetazione erbacea consentono la presenza di invertebrati e, in particolare, di insetti, che vengono predati molto più facilmente dagli uccelli dove l’erba è bassa o assente. Anche per alcune specie granivore, è sicuramente più facile reperire i semi dove la copertura del suolo è più scarsa”. Francesco Gatti spiega le ragioni dell’effetto favorevole per le farfalle: “Dove l’erba è tagliata in modo uniforme, o il suolo è interamente lavorato, è più difficile trovare piante fiorite e il periodo di disponibilità di risorse alimentari per le farfalle (e per molti altri impollinatori) è molto più ridotto. La gestione alternata assicura una più regolare e frequente presenza di fiori, in grado di offrire alle farfalle le risorse trofiche che esse necessitano”.

Ma cosa cambia per gli agricoltori? “I viticoltori coinvolti non hanno riportato effetti negativi dovuti alla gestione alternata. Al contrario, diversi di loro hanno notato un impatto positivo sulla percezione delle proprie aziende da parte dei consumatori, che si sono mostrati molto interessati alle iniziative per la biodiversità, illustrate da apposito materiale divulgativo messo a punto nell’ambito del progetto e spiegate attraverso incontri partecipativi organizzati dall’associazione Eliante con gli stakeholder locali”, spiegano gli autori.

Cuculo @Mattia Brambilla

La gestione alternata dell’interfila del vigneto, molto facile da adottare, può quindi contribuire ad aumentare rapidamente l’idoneità dei vigneti per la biodiversità. Al tempo stesso, essa può incrementare anche i servizi ecosistemici (“offerti” dagli uccelli e importanti anche per gli agricoltori) e l’attrattiva delle aziende per attività ricreative in natura, contribuendo così alla loro multifunzionalità. “La gestione alternata può diventare parte di interventi e strategie per la biodiversità (tra cui quelle legate alla nuova Politica Agricola Comune), ma dovrebbe essere idealmente associata a concomitanti strategie a livello di paesaggio per massimizzarne i benefici e la portata: mantenere o ricreate fasce arbustate e porzioni di prato, per esempio, è fondamentale per molte specie di uccelli e farfalle” concludono gli autori.

Milano, 16 giugno 2022

Fonte Ufficio Stampa Università Statale di Milano

sfalcio alternato @Mattia Brambilla

IN VETTA DI UNA MONTAGNA ANCHE CON UNA DISABILITÀ? AL FESTIVAL CINEMA E AMBIENTE AVEZZANO L’IMPRESA DIVENTA POSSIBILE

Fabio, affetto da una rara malattia genetica, realizzerà il sogno di andare sulla vetta del Monte Velino grazie a un’iniziativa dell’associazione culturale I Grifoni in collaborazione con il Festival Cinema e Ambiente Avezzano (13/21 giugno 2022)

Fabio Cofini (in foto) da anni ha un desiderio: poter guardare il panorama dalla Vetta del Monte Velino. Per Fabio però, amante della montagna fin da bambino, è stata fino ad oggi un’aspirazione irrealizzabile perché affetto dalla Sindrome di Shwachman che lo priva di molta energia e limita la sua mobilità alle gambe.

In occasione del Festival Cinema e Ambiente Avezzano, Fabio domenica 19 giugno realizzerà il suo sogno grazie alla iniziativa organizzata dall’associazione I Grifoni in collaborazione con il Festival.

Cinema e Ambiente Avezzano dedica questa edizione alla parola Antropocene, un termine usato sempre in senso negativo e riferito all’impatto umano sugli equilibri naturali. Il festival punta a dare un’accezione positiva a questa parola, promuovendo una comunità umana attenta all’ambiente e degli eventi che incentivino un rapporto migliore con la natura.

Con i suoi 2487 metri, è la più alta cima dell’omonimo massiccio, immerso nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino in Abruzzo, al cui interno è istituita anche la riserva naturale. Un luogo dalla bellezza unica ed emozionante la cui vista dall’alto regala un paesaggio mozzafiato.

Aperta a tutto il pubblico e gli ospiti che vorranno esserci, Domenica 19 giugno si terrà “In Joëlette sul Velino”, un’escursione di trekking con dei panorami mozzafiato. Il vero protagonista sarà Fabio che sarà tra i partecipanti, grazie a una speciale carrozzina monoruota, la joëlette, ideata per permettere anche alle persone disabili di poter fare trekking senza dover rinunciare alla propria passione per la montagna. Ma l’impresa va ben oltre: saranno oltre 40 persone, tra cui lo staff del festival che realizzerà anche un documentario sulla giornata, a trasportare fisicamente Fabio fino alla vetta. Ben 1400 metri di dislivello, che non hanno fatto però demordere gli organizzatori nel compiere l’impresa.

Abito a Forme dalla nascita e da sempre quando mi affaccio alla finestra di casa posso vedere Monte Velino nella sua maestosità” racconta Fabio “Purtroppo sono affetto dalla Sindrome di Shwachman, una malattia genetica rara, che ha determinato una limitazione alla mobilità delle gambe. Ho sempre desiderato salire sulla cima del Velino ma è sempre stato inaccessibile per me. Adesso finalmente riuscirò a realizzare questo sogno

Cofini ha sempre fatto parte di “I Grifoni” nella sua città, Forme di Massa D’Albe, associazione culturale che da oltre dieci anni si occupa di volontariato, promozione del territorio e organizzazione di eventi culturali e sportivi. Il presidente dell’associazione Francesco Libertini ha voluto fortemente la realizzazione di questa iniziativa convincendo Fabio ad esserne il protagonista.

Fabio è socio dell’associazione I Grifoni per cui è sempre stato molto attivo attraverso gli innumerevoli eventi e il volontariato per la tutela del territorio” spiega Libertini “In occasione del festival “Garofano Rosso”, che si tiene nella nostra città, ho conosciuto Mirko Cipollone di Appennini For All, realtà che si occupa di turismo inclusivo e accessibile, e da lì è nata l’ideaA fornire la joëlette saranno proprio loro che ci aiuteranno insieme aitanti volontari provenienti da tutto il territorio che si sono uniti nella nostra avventura”.

Oltre all’impresa, “In Joëlette sul Velino” rappresenta un’occasione unica di immergersi nella natura incontaminata abruzzese. È necessaria solo un’adeguata preparazione fisica per affrontare il forte dislivello. Totalmente gratuita, l’iniziativa si terrà per tutta la giornata di domenica 19 giugno ed è aperta a tutti coloro che desiderino passare ore preziose tra i panorami mozzafiato degli Appennini abruzzesi. Per tutte le informazioni e i dettagli si può fare riferimento al Festival a questa e-mail: info@cinemaeambienteavezzano.it

La sesta edizione di Cinema Ambiente Avezzano (13-21 giugno) è organizzata da CinemAbruzzo Aps The Factory srl, con il contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e il patrocinio di numerose istituzioni e organizzazioni legate all’impegno ambientale, fra cui il Parlamento Europeo, il MITE – Ministero della Transizione ecologica, l’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, WWFLIPU Greenpeace e il supporto della cooperativa locale Ambecò, da oltre vent’anni in prima linea per la difesa dell’ambiente.

LES PROPOSITIONS DU PRÉSIDENT JUNCKER : NOUVELLES AMBITIONS ET ANCIENNES DIFFICULTÉS.

Par son discours sur l’état de l’Union prononcé au Parlement européen le 13 septembre dernier, le Président de la Commission européenne a voulu reprendre l’initiative politique alors qu’une « fenêtre d’opportunités » s’est ouverte en vue de la relance du projet d’intégration européenne après les élections françaises et allemandes. Juncker a tenté de tirer parti d’une opportunité politique particulièrement propice à une telle relance, alimentée par une série d’événements favorables. Ainsi, bien qu’ayant mis en question l’attractivité du projet européen, le Brexit permettra d’éviter qu’après mars 2019, le Royaume-Uni mette son veto à la révision des traités européens et au nouveau cadre de financement de l’Union européenne après 2020. Les chefs d’État et de gouvernement ont adopté une déclaration de principe le 25 mars 2017, dans laquelle ils réaffirment leur intention de relancer le projet d’intégration européenne par l’adoption d’une série de mesures dans les domaines de la sécurité, de la politique sociale et des relations extérieures de l’Union, qui devraient permettre de regagner le soutien politique des citoyens européens à l’égard de l’Union européenne. La reprise économique se généralise dans tous les pays de l’Union et le chômage, tout en demeurant élevé, a atteint son niveau le plus bas depuis neuf ans. L’attitude « isolationniste » de la nouvelle administration américaine a convaincu une bonne partie des dirigeants politiques européens que l’Europe devra davantage compter sur elle-même pour assurer sa propre sécurité. Et, enfin, l’élection du président Macron et ses déclarations concernant la construction d’une nouvelle souveraineté européenne assurent à la Commission européenne le soutien politique d’un grand pays de l’Union qui, dans le passé, a certes été à l’origine du projet européen mais qui en a également freiné le développement en diverses occasions (échec de la Communauté européenne de défense en 1954, crise de la chaise vide et compromis de Luxembourg en 1965/66, rejet de la Constitution européenne en 2005). Tirant parti de cette dynamique, le président Juncker a avancé dans son discours une série de propositions à la fois politiques et institutionnelles, dans le cadre du débat sur l’avenir de l’Union européenne. Les propositions formulées par le président de la Commission peuvent toutes être réalisées dans le cadre des traités en vigueur (contrairement à celles suggérées successivement par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En effet, la Commission européenne, dont l’une des fonctions consiste à être la « gardienne » des traités, n’a jamais à ce jour utilisé le pouvoir de formuler des propositions de révision de ces derniers, que lui confèrent l’article 48 du traité de Lisbonne ainsi que de précédentes dispositions, sur un pied d’égalité avec les États membres. Le projet Pénélope de 2002, qui constitue l’initiative la plus ambitieuse élaborée par la Commission en cette matière, a ainsi été déclassé par le président Prodi en une simple « étude de faisabilité » à la suite des réactions négatives du président de la Convention européenne, Giscard d’Estaing, et des commissaires eux-mêmes, qui n’avaient pas été impliqués dans la rédaction du projet (1).

1) Les propositions institutionnelles.

Concernant les institutions européennes et le processus décisionnel de l’Union, le président Juncker a soumis la quasi-totalité des propositions qui peuvent être mises en œuvre sans modification des traités et, donc, sans ouvrir la « boîte de Pandore » de la révision des traités (« boîte de Pandore » qui a en revanche été ouverte par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En quelque sorte, Juncker a « raclé les fonds de tiroir » de tout ce qu’il est possible de faire à traités constants pour améliorer ou simplifier le fonctionnement du processus décisionnel européen. Toutefois, comme nous le verrons plus loin, les propositions de Juncker ne sont pas exemptes de difficultés politico-institutionnelles, décelées dès l’entrée en vigueur du traité de Lisbonne (et qui ont entravé à ce jour la mise en œuvre des mesures en question).

1.1.) Le recours aux clauses « passerelles » pour permettre l’adoption de décisions à la majorité dans les domaines actuellement soumis à la règle de l’unanimité.

Le traité de Lisbonne a prévu la possibilité que le Conseil européen décide à l’unanimité d’introduire la règle de la majorité qualifiée pour statuer sur des mesures politiquement sensibles qui requièrent actuellement le vote unanime des États membres (par exemple, dans les domaines de la politique extérieure et de la fiscalité). De la même manière, le Conseil européen peut décider à l’unanimité de permettre la participation égale du Parlement européen (à savoir, la codécision) dans les cas dans lesquels le Conseil statue actuellement avec l’avis non contraignant de cet organe. Juncker a cité le marché unique parmi les domaines dans lesquels les décisions devraient être prises à la majorité qualifiée et a évoqué en particulier une série de mesures fiscales (au nombre desquelles l’impôt des sociétés, la TVA et la taxe sur les transactions financières) pour lesquelles l’unanimité devrait être remplacée par la majorité qualifiée. Bien que la proposition de Juncker soit dictée par le bon sens, eu égard aux difficultés auxquelles se heurte l’harmonisation fiscale dans l’Union européenne, la probabilité que les États membres renoncent au droit de veto dans le domaine fiscal sont très faibles, voire inexistantes. D’une part, certains États membres tirent un avantage économique de taille de la règle de l’unanimité, étant donné que le droit de veto leur permet d’appliquer des régimes fiscaux plus favorables en faveur des multinationales qui investissent sur leur territoire (citons les cas les plus fragrants de l’Irlande et du Luxembourg, mais aussi l’Autriche et les Pays-Bas qui tirent profit de l’absence d’harmonisation fiscale). D’autre part, le traité de Lisbonne a prévu une garantie procédurale supplémentaire vu que le parlement national d’un seul État membre peut bloquer la décision du Conseil européen dans un délai de six mois. Ainsi, en son temps, le Parlement britannique avait interdit à son gouvernement l’utilisation de cette clause du traité. Après le Brexit, il est prévisible que les parlements des pays susmentionnés adopteront des initiatives analogues (rappelons que l’Irlande a subordonné la ratification du traité de Lisbonne à l’obtention de garanties relatives au maintien de son régime fiscal). Par conséquent, la proposition du président Juncker d’utiliser les clauses passerelles dans le domaine de la fiscalité risque de ne pas emporter l’adhésion unanime du Conseil européen ou d’être bloquée par le veto préventif d’un parlement national.

1.2.) La fusion des présidences de la Commission et du Conseil européen.

Juncker a souhaité que l’Union européenne se dote d’un président unique, exerçant les fonctions actuellement distinctes de président de la Commission et de président du Conseil européen. L’idée n’est pas nouvelle étant donné qu’elle a été avancée pour la première fois par le député français Pierre Lequiller lors de la Convention européenne présidée par Giscard d’Estaing. À l’époque, la suggestion n’avait guère eu d’écho, notamment parce que de nombreux « conventionnels » des pays plus petits s’opposaient à l’institution d’une présidence stable pour le Conseil européen. Toutefois, ni le traité constitutionnel ni le traité de Lisbonne n’ont exclu la possibilité d’une fusion des deux fonctions, en ne prévoyant aucune incompatibilité dans leurs textes. La proposition a été ultérieurement relancée par Michel Barnier dans un discours de 2011, sans cependant recueillir davantage de soutien. A première vue, cette nouvelle proposition de Juncker semble elle aussi empreinte de bon sens, car elle simplifierait la structure institutionnelle de l’Union et, surtout, aux yeux des citoyens, les plus hautes fonctions de l’Union européenne seraient incarnées par une seule et même personne. En outre, la célèbre question de Kissinger (« L’Europe, quel numéro de téléphone ? ») trouverait enfin une réponse. Néanmoins, la proposition se heurte à des difficultés politico-institutionnelles découlant des fonctions différentes assumées par les deux présidents et, surtout, des dispositions des traités en vigueur :

a) Le président de la Commission européenne dirige une institution qui a pour tache de promouvoir l’intérêt général de l’Union (art. 17 TUE), alors que le président du Conseil européen œuvre pour faciliter la cohésion et le consensus au sein du Conseil européen (art. 15, par. 6, TUE). En d’autres termes, institutionnellement, le président de la Commission a un rôle d’initiative législative et de contrôle de l’application des traités et des mesures adoptées par les institutions. Quant au président du Conseil européen, il se pose en médiateur entre les positions divergentes des chefs d’État et de gouvernement et vise un consensus unanime. Il est manifeste que le rôle de la Commission européenne a évolué au fil des années et que son président est dès lors plus enclin à rechercher le consensus au sein du Conseil européen qu’à défendre bec et ongles les propositions de son institution (2). Toutefois, la fusion des deux fonctions risquerait indubitablement de renforcer cette tendance, plutôt que de l’atténuer.

b) Le président de la Commission européenne est élu pour cinq ans par le Parlement européen sur la base d’une proposition du Conseil européen, qui tient compte des résultats des élections européennes. Le Parlement européen a le droit de censurer l’action de la Commission et d’entraîner ainsi sa démission. Dans ce cas, le président de la Commission devrait lui aussi démissionner en cas de vote d’une motion de défiance. Pour sa part, le président du Conseil européen est directement élu par les chefs d’État et de gouvernement pour un mandat de deux ans et demi, renouvelable, sans aucune implication du Parlement européen. On imagine difficilement que les chefs d’État et de gouvernement acceptent qu’une éventuelle motion de censure de la Commission européenne par le Parlement européen puisse entraîner la démission du président du Conseil européen. Dans le cas contraire du maintien du président du Conseil européen dans ses fonctions, le dualisme qui existe actuellement serait rétabli de facto.

Par conséquent, même si elle est réalisable à traités constants, l’idée de fusionner les fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen risque de se heurter aux obstacles politiques et institutionnels décrits ci-dessus. Il conviendrait dès lors de modifier les traités afin d’éliminer les contradictions présentes dans les dispositions actuelles. A cela, s’ajoute encore le fait que la fusion des deux présidences est susceptible de renforcer l’aspect intergouvernemental de la désignation et de la fonction du président du Conseil européen, au détriment de la méthode communautaire basée sur le droit d’initiative de la Commission européenne, le vote à la majorité et la mission de contrôle politique du Parlement européen, que Juncker voudrait précisément renforcer par ses propositions. L’expérience tirée de l’élaboration conjointe de documents par les quatre ou cinq présidents des institutions européennes en vue de la consolidation de l’Union économique et monétaire (dont les feuilles de route ont été écartées par le Conseil européen) ne contredit pas, mais renforce plutôt cette conclusion.

1.3.) L’institution d’un ministre européen de l’économie et des finances, qui devrait être le commissaire européen en charge de l’économie et des finances et le président de l’Eurogroupe.

La proposition d’instituer la fonction de ministre européen de l’économie, gérant une ligne budgétaire pour la zone euro, contrôlant l’application correcte des dispositions relatives à l’UEM, présidant l’Eurogroupe, étant l’interlocuteur privilégié de la Banque centrale européenne et répondant de son action devant le Parlement européen (éventuellement composé uniquement des députés de la zone euro) est également une proposition dictée par le bon sens, qui renforcerait à la fois l’efficacité et le caractère démocratique des institutions européennes. Toutefois, l’idée de confier cette fonction au commissaire en charge des affaires économiques (actuellement, le français Moscovici) pose des problèmes analogues de nature institutionnelle et de possibles conflits d’intérêts :

a) le président de l’Eurogroupe est lui aussi désigné par les États membres sans intervention du Parlement européen, tandis que, bien qu’étant initialement désigné par les États membres, le commissaire en charge des affaires économiques reçoit l’approbation du Parlement européen et est responsable devant ce dernier à l’instar de tous les membres de la Commission européenne ;

b) en tant que membre de la Commission européenne, le commissaire chargé des affaires économiques exerce un droit d’initiative législative à l’égard de l’Eurogroupe. Exercer simultanément le droit de proposition propre à la Commission européenne et la fonction de médiation propre au président de l’Eurogroupe pourrait occasionner un conflit d’intérêts entre les deux fonctions (étant donné que le président de l’Eurogroupe doit, institutionnellement, rechercher un compromis afin de faciliter la conclusion d’un accord sur une proposition de la Commission européenne). En outre, la fonction de supervision de l’application des dispositions du traité, propre à la Commission européenne, pourrait être influencée par sa désignation par les États membres, que le Commissaire aux affaires économiques serait contraint de sanctionner en cas de violation des dispositions européennes.

La comparaison faite traditionnellement avec la double casquette du haut représentant pour la politique étrangère (Federica Mogherini), qui est à la fois vice-président de la Commission européenne et président du conseil « Affaires étrangères » n’est pas pertinente. En effet, d’une part, la Commission européenne ne possède pas le pouvoir d’initiative législative dans le domaine de la politique étrangère et le Conseil « Affaires étrangères » délibère à l’unanimité dans la très grande majorité des cas, raisons pour lesquelles d’éventuels conflits d’intérêts entre les deux fonctions sont exclus. D’autre part, le Conseil « Affaires étrangères » prend habituellement des décisions de nature exécutive, et non législative, comme l’envoi de missions de paix ou d’observation des élections sensibles, la définition de stratégies politiques à l’égard d’un pays tiers ou l’imposition de sanctions à des pays qui ne respectent pas les droits de l’homme. Dans de tels cas, le haut représentant pour la politique étrangère exerce des fonctions de nature exécutive, tant en sa qualité de vice-président de la Commission qu’en celle de président d’une formation du Conseil.

Par conséquent, tandis que la fonction de haut représentant pour la politique étrangère ne comporte pas de conflits d’intérêts potentiels avec celle de vice-président de la Commission européenne, il pourrait en aller autrement dans les relations entre la fonction de président de l’Eurogroupe et celle de Commissaire en charge des affaires économiques et financières.

1.4.) Le renforcement de la zone euro et la création d’une ligne budgétaire

Le président Juncker est essentiellement préoccupé par l’unité des 27 pays au sein de l’Union européenne et n’est pas favorable au « dédoublement » de l’Union en deux cercles concentriques. Il n’exclut pas que des initiatives soient mises en œuvre par des groupes plus restreints de pays, mais il ne propose pas un renforcement institutionnel de la zone euro (voir le troisième scénario du Livre blanc de la Commission sur l’avenir de l’Europe). Par conséquent, Juncker n’a pas proposé la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens, comme le suggérait le président Macron, mais uniquement d’une ligne budgétaire dédiée à la zone euro dans le cadre du budget de l’Union européenne. Conformément à son intention d’agir à traités constants, Juncker propose en réalité la création d’un instrument financier de stabilisation macroéconomique dans le cadre du budget de l’Union européenne, qui puisse être utilisé en faveur des pays disposant de la monnaie unique (alors que la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens nécessiterait la modification des traités).

1.5.) La démocratisation de l’Union européenne.

Fidèle à son approche générale consistant à agir dans le cadre des traités existants, Juncker se déclare favorable à la poursuite de l’expérience des « Spitzenkandidaten » lors des prochaines élections européennes et manifeste, en son propre nom et avec prudence, son soutien à la proposition plus déterminée du président Macron et d’autres dirigeants européens de créer des listes transnationales pour les élections de 2019. Dans son discours, Juncker exprime son appui à l’organisation de conventions démocratiques de citoyens européens, comme proposé par le président Macron, afin de poursuivre le débat sur l’avenir de l’Europe en 2018. Les autres propositions de Juncker pour la démocratisation de l’Union portent sur l’utilisation des clauses passerelles pour accroître le vote à la majorité et sur la fusion des fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen, dont nous avons déjà souligné la difficulté.

2) Les propositions politiques.

Dans son discours sur l’état de l’Union et dans sa lettre d’intention adressée au président du Parlement européen et au président du Conseil, Juncker énumère une série de propositions significatives que la Commission européenne s’engage à présenter en partie dans le courant de l’actuelle législature (18 prochains mois) et en partie à l’horizon 2025 (même si Juncker ne peut engager la prochaine Commission européenne qui sera renouvelée en 2019). Juncker a recours à la méthode traditionnellement utilisée par la Commission européenne dans le cadre de l’élaboration de ses programmes de travail (à savoir la « feuille de route » qui expose la teneur essentielle des diverses propositions et leurs dates de présentation). Une analyse rédigée par la task force de la Commission européenne souligne, et ce n’est pas un hasard, que 80% des propositions formulées le 27 septembre par le président Macron coïncident avec les propositions avancées par Juncker dans le programme de travail de la Commission européenne.

Un examen détaillé des propositions annoncées par Juncker dans son discours et dans sa lettre d’intention adressée aux présidents des deux institutions européennes n’a pas sa place dans cet article. Il convient toutefois de mettre en évidence la volonté du président Juncker d’avoir recours au droit d’initiative de la Commission européenne pour renforcer la croissance économique et les investissements (en particulier par un train de mesures dans le domaine du marché unique numérique), réaliser une Union européenne de l’énergie par des propositions ambitieuses en matière de changements climatiques, élaborer une nouvelle stratégie pour la politique industrielle de l’Union européenne (malgré l’insuffisance des compétences prévues par le traité) et consolider le marché intérieur. En particulier, il importe de mettre en exergue l’intention du président Juncker de présenter un train de mesures intitulé « justice fiscale » pour la création d’un espace TVA unique et une proposition autorisant l’imposition des bénéfices générés par les multinationales grâce à l’économie numérique. Vu les critiques dont le président Juncker a fait l’objet pour avoir permis dans le passé les pratiques permissives du Luxembourg en matière de régime fiscal applicable aux multinationales, il s’agit d’un juste retour des choses. Dans le domaine de la politique sociale, Juncker se borne à proposer la proclamation par les institutions européennes du socle européen des droits sociaux, ainsi que la création d’une autorité européenne du travail afin de renforcer la coopération entre les autorités nationales et d’autres initiatives en faveur d’une mobilité équitable, telles que le numéro de sécurité sociale européen. Sans minimiser la portée symbolique d’une nouvelle charte européenne des droits sociaux, on ne peut que difficilement affirmer que cette initiative concrétise l’objectif d’une Europe plus sociale, comme annoncé dans la Déclaration de Rome du 25 mars 2017. D’autres mesures à caractère législatif, et, partant, contraignantes pour les États membres seraient nécessaires sur le plan social pour regagner le soutien des citoyens à l’égard du projet européen. Citons notamment l’institution d’un revenu minimum européen et/ou la création d’une allocation européenne de chômage, mesures déjà proposées par certains pays de l’Union et par le Parlement européen. Il ne fait aucun doute que l’insuffisance de l’actuel budget européen et le manque de nouvelles ressources propres sont des obstacles majeurs à la mise en œuvre de telles mesures, qui pourraient néanmoins être financées provisoirement par des contributions financières des États membres, à condition que ceux-ci soient exemptés de l’obligation de respecter le critère des 3% du déficit annuel de leur budget national. Les propositions de Juncker dans le domaine du renforcement de l’Union économique et monétaire sont davantage significatives. Elles prévoient la transformation de l’actuel Mécanisme européen de stabilité (MES) en un véritable Fonds monétaire européen géré par le futur ministre européen des Finances, ainsi que la création d’une ligne budgétaire consacrée à la zone euro prévoyant une aide financière aux réformes structurelles nationales, ayant une fonction de stabilisation macroéconomique de la zone euro et facilitant la convergence économique des pays qui ne disposent pas encore de la monnaie unique. Toutefois, dans la mesure où les propositions de Juncker se basent sur les traités actuels, la création de tels instruments financiers sera confrontée au caractère limité de l’actuel budget européen et ne saurait représenter l’embryon d’un futur budget « fédéral » européen, requérant, a fortiori, l’institution préventive de nouvelles ressources propres. Les propositions de Juncker relatives à la politique migratoire et à un espace de justice et de droits fondamentaux basé sur la confiance mutuelle méritent également une mention particulière. Citons notamment dans ce cadre le train de mesures en matière de lutte contre le terrorisme qui devrait renforcer la sécurité des citoyens européens et contribuer à une meilleure perception par ceux-ci de la valeur ajoutée du projet européen. Soulignons également l’initiative législative programmée pour l’automne 2018 visant à améliorer le respect de l’État de droit dans l’Union européenne. Sur ce plan, les institutions européennes avaient perdu une partie de leur crédibilité en renonçant jusqu’à présent à lancer la procédure prévue par l’art. 7 du traité à l’encontre de la Hongrie et de la Pologne afin de constater l’existence d’une violation grave et persistante par ces États membres des valeurs de démocratie et d’état de droit. Il est certain que la nécessité d’obtenir l’unanimité au Conseil européen pour constater l’existence d’une telle violation limite fortement le caractère dissuasif de l’article 7 du traité, mais l’incapacité d’intervenir pour défendre les droits fondamentaux dans l’Union européenne a fortement miné la crédibilité de l’Union dans sa dénonciation des violations du même genre commises par des pays tiers. Par conséquent, l’initiative annoncée par le président Juncker est positive.

3) Conclusions.

Cette brève analyse des propositions formulées par le président Juncker dans son discours permet de conclure que ses propositions institutionnelles n’ont que peu de probabilités de voir le jour en raison des obstacles politico-institutionnels difficilement surmontables sans une révision des traités (suppression des clauses restrictives et des incompatibilités entre les dispositions en vigueur). La seule exception concerne la création d’une ligne budgétaire pour la zone euro dans le cadre de l’actuel budget de l’Union européenne. Cette proposition réitère en réalité sous une autre forme la suggestion de création d’un instrument financier à l’intention des pays de la zone euro, préconisée dans le « Blueprint » de la Commission européenne de novembre 2012. Il en va par contre autrement pour les propositions portant sur la teneur des politiques, dont l’adoption pourrait constituer un élément significatif de la relance du projet européen (même si l’institution d’un instrument contraignant dans le domaine de la politique sociale continue à faire défaut, alors qu’il permettrait aux citoyens européens de percevoir la valeur ajoutée de l’Union européenne dans la lutte contre le chômage et l’exclusion sociale). Le discours du président de la Commission européenne n’est donc pas « le baroud d’honneur d’un fédéraliste obstiné » (3), mais plutôt une tentative visant à rendre à la Commission européenne le rôle « monnetien » d’initiative législative et d’interprète privilégié de l’intérêt européen. Toutefois, les propositions les plus marquantes de Juncker ont été reléguées au second plan par les propositions encore plus ambitieuses formulées par le président Macron dans son discours à la Sorbonne du 27 septembre. Le président Macron ne s’étant pas borné aux interventions pouvant être réalisées à traités constants, mais s’étant projeté dans la perspective des deux prochaines élections européennes et, partant, à l’horizon 2025, ses recommandations sont plus ambitieuses que celles de Juncker, aussi bien sur le plan institutionnel que politique, étant donné qu’elles visent à créer une souveraineté européenne et à modifier les structures institutionnelles actuelles (budget distinct pour la zone euro, réduction du nombre de commissaires, élection de la moitié du Parlement européen sur des listes transnationales, création d’une force d’intervention et d’un budget commun pour la défense, création d’une véritable corps de police commun aux frontières externes de l’Union). Ce n’est pas un hasard si le président Juncker a transmis aux chefs d’État et de gouvernement un document rédigé par sa task force pour la stratégie politique, dans lequel il souligne l’importante convergence des propositions des deux dirigeants (80% des propositions de Macron auraient déjà été proposées ou seraient incluses dans le programme de travail de la Commission présenté par Juncker) et précise que les propositions les plus ambitieuses du président Macron requièrent une modification des traités et, donc, des délais d’exécution plus longs. Quoi qu’il en soit, ainsi que nous l’avons indiqué, les propositions institutionnelles du président Juncker nécessitent en réalité elles aussi des modifications des traités destinées à supprimer les clauses de sauvegarde et les incompatibilités présentes dans les dispositions du traité de Lisbonne.

Notes de bas de page :

  1. En réalité, même si la Commission européenne n’a jamais avancé de propositions formelles de modification des traités, le président Delors et son équipe de négociateurs ont obtenu des modifications significatives des traités en vigueur aussi bien lors de la conférence intergouvernementale ayant débouché sur l’Acte unique (extension des compétences communautaires, augmentation du nombre des dispositions soumises au vote à la majorité, accroissement des pouvoirs du Parlement européen, introduction de l’intégration différenciée sur le marché unique (art. 100, par 4, TCE) que durant celle de Maastricht consacrée à l’Union économique et monétaire.
  2. Il serait difficilement envisageable que la Commission européenne retire aujourd’hui sa proposition relative au programme Erasmus, comme le fit la Commission Delors en 1986, parce que le Conseil avait demandé une réduction de plus de 50% du budget du programme. De la même manière, la Commission pourrait difficilement obtenir aujourd’hui l’adoption du projet Galileo qui, au moment de sa présentation, s’était heurté à l’opposition de plusieurs Etats membres (Allemagne, Royaume-Uni, Pays-Bas et Danemark) représentant une minorité de blocage.
  3. Voir l’article de Riccardo Perissich « UE: l’ultimo urrà del Presidente Juncker » du 23/09/2017 (http://affarinternazionali.it/2017/09/ue-urra-pe-juncker/).

Paolo Ponzano – Professeur de gouvernance européenne et d’histoire de l’intégration européenne au Collège européen de Parme.

Vers une technologie Solaire Thermodynamique (CSP) plus propre et moins couteuse

solare_termodinamico_sali_fusiSolaire thermodynamique; une technologie du futur, ou déjà une réalité?
Nisrine Kebir, membre du comité scientifique du CETRI a visité l’usine d’Archimede Solar Energy à Massa Martana (Perouse – Italie), et voici sa réflexion sur cette technologie interesseante.

Le développement des sources des énergies propres au service de la préservation de l’environnement ne cesse de s’accélérer avec le changement climatique qui devrait s’accentuer dans les prochaines années. Néanmoins, la gestion et la valorisation des systèmes de production de ces énergies en fin de vie deviennent un souci majeur. Toujours est-il que plusieurs études se font sur les modes de décomposition et de recyclage des panneaux photovoltaïques ou de l’éolienne, mais qu’on est-il de la technologie solaire thermodynamique (CSP)?

Bien que l’installation soit simplement recyclable après démantèlement, l’élimination écologique des huiles synthétiques ou minérales faisant partie du processus de production représente une préoccupation environnementale de taille, en raison de leur caractère extrêmement polluant vis-à-vis du sol et de l’eau. C’est delà que la société Archimede Solar Energy (ASE) née en 2007 a fait un pas en avant vers la recherche de solutions réduisant l’impact de la technologie sur l’environnement.

Cette dernière a développé conjointement avec le centre de recherche italien ENEA un brevet pour un cycle combiné qui utilise exclusivement les sels fondus comme fluide caloporteur, ce qui a rendu l’utilisation de ces huiles dispensable, pour cette technologie.

Angelantoni
Gianluigi e Federica Angelantoni

D’ailleurs, le nom de la société s’inspire du génie Archimédien ayant historiquement utilisé des miroirs ardents pour défendre la ville de Syracuse en Sicile, contre les romains en 213 avant J.C, il y a plus que 2000 ans.

D’autant plus que le cœur biodégradable de ce système moderne à sels fondus est économique et disponible en grande quantités étant un simple mixte de nitrate de sodium et de potassium. En plus, il est à très faible risque d’inflammation et d’incident d’exploitation, sans oublier le fait que l’huile synthétique doit être changée régulièrement soit un pourcentage approximatif de 2% à 3% de l’ensemble du volume de la centrale annuellement, ce qui amplifie davantage le risque. En ce qui concerne le processus thermodynamique, le maintient de la température du fluide caloporteur au niveau opérationnel désiré est assuré grâce à la tubo_ricevitore-solare-angelantonistructure et la conception ingénieuse des tubes des récepteurs solaires développés par ASE sous licence ENEA, et qui garantissent des performances optique, thermique et de stabilité spéciales. Ces récepteurs solaires sont caractérisés principalement par une technologie qui rassemble des matériaux hétérogènes à savoir:

?? Le verre borosilicate doté d’un revêtement antireflet déposé sur les surfaces interne et externe. Un traitement hydrophobe de la surface externe est en mesure d’incrémenter la résistance du revêtement antireflet aux agents atmosphériques et de compléter la technologie de l’enveloppe protectrice.

? ?L’acier inoxydable austérique sélectionné pour optimiser la résistance à la corrosion.

? Le CERMET pour aider à maximiser l’absorption de l’irradiation solaire et minimiser son émission garantissant ainsi un facteur de conversion d’énergie solaire en énergie thermique élevé.

?? Un revêtement nano composite composé d’une couche supérieure en matière céramique avec un haut pouvoir antireflet aux radiations visibles et d’une couche inférieure en matière métallique permettant de réfléchir les radiations infrarouges.

En résumé, on peut dire qu’une telle technologie a permis de simplifier la configuration de l’installation conventionnelle en éliminant l’échangeur de chaleur du système thermique d’accumulation vu que le fluide qui circule dans le champ solaire du système est identique. Elle a permis aussi de réduire le volume des réservoirs de stockage de deux tiers grâce aux températures atteintes qui s’élèvent à 580 C° au lieu de 400 C°, ce qui se traduit par des baisses de coût avoisinant les 30%.archgimede solar

Cette technologie, en fait, a déjà été testée en 2010 sur un système de 5MWp installé par ENEL a Priolo, symboliquement prés de la ville de Syracuse, et en 2013 sur un DEMO-Plant de recherche d’une puissance de 2MW installé localement au niveau d’une plateforme de la société Archimede Solar dans la ville italienne de Massa Martana. Actuellement, une centrale thermodynamique «CSP» à sels fondus est en cours de construction en Chine d’une puissance de 450 MW, prévue d’être opérationnelle en 2017.

sede_archimede (1)

 

Jeremy Rifkin était à Bruxelles avec la Commission Juncker

Jeremy Rifkin était à Bruxelles pour tenir une série de discussions avec la Commission Juncker (nouvellement créée) et les nouveaux dirigeants du Parlement européen.
A cette occasion, était une réunion avec la radio
TV Oorobarl, et d’expliquer les principes de la nouvelle économie de partage, qui est le sujet de son nouveau livre, Economie coût marginal de zéro
Au-delà de la capitale, vers une économie partagée
06’18 « 11/11/2014
Le retour du Prophète économie / 1
« Le rêve européen / 2
Jeremy Rifkin est maintenant vantant une nouvelle révolution | 3
Avec l’économie numérique sera de réduire les coûts et la croissance sera plus de vitesse / 4
Nous avons rencontré un économiste au Parlement européen / 5
Jeremy Rifkin est retourné en Europe une nouvelle prophétie 6 /
Mais cette fois, on peut dire que votre vision du monde a déjà commencé à mettre en œuvre / 7
Et maintenant, vous voulez sortir de l’avant / 8
Le coût marginal de la Communauté, zéro, est le centre de Nboitkm. Mma signifie / 9
Il est le titre de mon nouveau livre, et ne doit pas être effrayant / 10
Il est facile de comprendre le sens du coût marginal de la communauté, zéro / 11
Actuellement, trois milliards de personnes connectées à Internet dévoile / 12
« Produits de consommation | 13
Et pas le vendeur, pas l’acheteur, pas le propriétaire, et ne tiennent pas compte, mais produit de consommation / 14
Personnes produites et ont partagé leur propre musique / 15
Sur l’Internet à un coût proche de zéro, et que l’industrie de la musique Ptjaozhm / 16
Partager leurs nouvelles et des médias / 17
 »
Après de nombreux ouvrages, dont « La fin du travail», «économie de l’hydrogène
Et
 »
Et à un certain moment, chacun d’eux devient
 »
Le coût marginal est proche de zéro, et que Ptjaozhm pour les journaux / 18
Les gens produisent des vidéos sur YouTube, contournant ainsi la TV / 19
Dynamics sont les mêmes. Nous parlons maintenant avec plusieurs dirigeants européens / 20
… Ici, au Parlement européen réuni le régime du président Schulz, le nouveau comité / 21
Pourquoi demandez-vous des dirigeants européens pour assurer accélérer ces processus / 22
Je suis d’accord avec l’austérité, et avec les réformes du marché du travail et de l’impôt / 23 marché
Mais si nous nous sommes arrêtés Anz cette limite, il ne sera pas suffisant / 24
Nous assistons à la baisse de la seconde révolution industrielle / 25
Chaque révolution économique apporte avec elle de nouvelles technologies dans les domaines des télécommunications / 26 champ
Nouvelles sources d’énergie, et un nouveau moyen de transport / 27
Nous sommes toujours liés à un réseau central connectivité / 28
Sources d’énergie anciennes tels que le carburant, Almstanat, et l’énergie nucléaire / 29
Et les moyens de transport, comprenant le vieux combustion interne / 30 moteurs
Nous ne pouvons plus produire de coordination avec ces moyens, et l’économie est plus progressant / 31
Les jeunes ne trouvent pas de nouveaux emplois dans ce Aldharov / 32
Ye voir le réseau de communications clé Anternit Kaanasra / 33
En Allemagne, comme vous le savez, je l’ai informé la chancelière allemande Depuis son arrivée / 34
L’Allemagne a maintenant 27% de l’énergie verte Almtaatjaddedh, soleil et le vent / 35
Et commencé à mettre en place Anternit énergie / 36
Je BDAO dans le développement du réseau électrique et de développer le réseau d’énergie et Anternit numérique intelligent / 37
Donc, il peut être pour des millions de personnes de produire leur propre énergie verte, les coopératives de personnel / 38 pour l’électricité
Et il a été envoyé au réseau électrique et à l’Internet révèle numérique / 39
Heck et Del énergie électrique à travers l’Allemagne et l’Europe / 40
Comment pouvons-nous assurer une concurrence / 41
Moyens chacun connecté à l’Internet révèle / 42
Human tout combiné dans environ 10 ans
Vous pouvez utiliser toutes ces grandes données provenant de ces trois / 43 réseaux
Et chacun d’entre nous peut être un produit de consommation / 44
Et la production et l’échange de produits et de nos services / 45
Que faible coût marginal sur le marché / 46
Ou coût marginal proche de zéro dans cette mutuelle émergents / 47 économie
Diffusez nos voitures, la participation de nos appartements, nos maisons, nos vêtements et nos outils / 48
Cela se fait déjà à la jeunesse de cette génération / 49
Mais ici nous avons des questions très importantes ici / 50 Adresse
Nous devons nous assurer que ceux-ci émergent Internet des choses / 51
Aurons-nous tous l’utilisation, les connexions sont neutres / 52 réseau
Et il est pas approprié par le nombre limité d’entreprises et d’usines / 53
Nous nous assurons données personnelles / 54 la sécurité
Doit être, toutes les créations et contenu, garantis. Ntkhadd et nous ont à se méfier du terrorisme-mail / 55
… Je l’ai écrit que ce serait la fin du capitalisme / 56
Je ne dis pas qu’il ne le fait pas
«Je dis que le capitalisme va voir un changement / 57
Parce que le système capitaliste est en train de donner naissance à un nouveau bébé / 58
« Partage de l’économie dans les zones communes / 59
Cela signifie la création d’un parent / 60
Jusqu’à présent sur le capital les entreprises doivent s’adapter à cette nouvelle commande de naissance / 61
Ce Bngdath, lui permettant de respirer, le laisser grandir. Et au cours des 25 prochaines années / 62
Nous allons avoir économistes Ndamin prospérer et l’un de l’autre côté / 63
Parent, le capitalisme et le nouveau contrôle des naissances, qui désormais mûri / 64
Nous constatons déjà, notre jeunesse / 65
Passer une partie de leur vie dans le marché de l’immobilier, dans l’économie d’échange et d’autres produisent et l’échange / 66
Non seulement les vidéos et les nouvelles de leur propre, mais aussi leur propre / 67 énergies renouvelables
Autopartage leurs produits imprimés système à triple dimensions, le partage dans leur voiture par / 68
« Coût marginal Société de zéro
Dans mon livre
Ce soi-disant né
 »
Partager leurs maisons et de leurs maisons par / 69
Donc, il est déjà économique avec le nouveau double Enbat / 70 génération numérique
« Il ya dix ans, je écrit un livre« Le rêve européen / 71
«Je suis ma possession ce livre / 72
Était attendu à surperformer l’Europe, les États-Unis d’Amérique a salué Nmodj / 73 croissance économique
Dix ans plus tard, nous sommes ici en face de cette crise économique / 74
Nous essayons très difficile de sortir de cette crise / 75
Celui qui a demandé, où se trouve Kte / 76
Je vais vous dire où vous se trouve déjà / 77 Kte
Je ai un problème dans les derniers stades de la seconde révolution industrielle / 78
Saluant les prix du carburant et du carburant a continué d’augmenter / 79
Dans le même temps, nous utilisons Alticnologia / 80
Comme la combustion interne et centrale moteurs Electricité / 81
Ils ont perdu leur productivité / 82
Ce que nous voyons maintenant est la somme de l’infrastructure de la révolution industrielle / 83
Comme les technologies et énergies / 84
Télécommunications, l’énergie et le transport savaient prospère / 85
Par conséquent, nous nous trouvons, nous tous dans une position inconfortable très / 86
Il est considéré comme un point de transit entre les deux révolutions industrialisés / 87
Bien que l’Europe mène maintenant la troisième révolution industrielle / 88
Anternit réseau de communication, qui se réunit les énergies renouvelables Pantrnett / 89
Et de stock Blogisticah transports / 90-connexes
L’Union européenne se dirige maintenant à la substance Internet / 100
Voilà le rêve Aruba pour la deuxième phase de son voyage / 101
«Je l’ai écrit
L’Union européenne veut parler de nouveaux investissements et des infrastructures / 102
Et sur la façon d’intégrer un marché unique / 103
Thalta et comment nous pouvons numériser Europe / 104
Nous avons regroupé. Maintenant, chacun d’eux avec une certaine / 105
Et voici ce que fait Christdt demain matin
. Avec la nouvelle commission, il y aura une nouvelle ère / 106
.jeremy Rifkin, je vous remercie beaucoup / 107
Soyez le bienvenu. Merci

Jeremy Rifkin à Paris pour l’économie collaborative ce 4 juin 2015

4 Juin 2015 à Paris – Économie collaborative : l’entreprise se réinvente ici, lors d’une journée thématique World Forum for a Responsible Economy. A ne pas manquer, les témoignages de 10 experts internationaux, dont Jeremy Rifkin.

La Troisième Révolution Industrielle en marche: revue de presse du Master Plan pour la Région Nord-Pas de Calais

 
Un mois aprés le World Forum de Lille et de la révélation du Master Plan confié à Jeremy Rifkin par la Chambre de commerce et d’industrie de la région Nord de France et le Conseil régional du Nord-Pas de Calais, découvrez la revue de presse des initiatives au coeur de la Troisième Révolution Industrielle

Jeremy Rifkin présente le Master Plan de la Troisième Révolution Industrielle pour la Region du Nord Pas de Calais

 
Le 25 octobre Jeremy Rifkin a presentè le Master Plan de Troisième Révolution Industrielle à conclusion du World Forum de Lille.
 
5000 persons venues à Lille de toute la France ont assistè à son discurs final et tributè à l'economiste americain un applause chaud et prolongè à la conclusion de son discours.

Le Caporalato sur Cash Investigation de France 2: esclavage moderne en Italie

 
Pour les consommateurs, la baisse du montant de leur Caddie serait mieux, forcément mieux. Mais le bonheur des uns ne ferait-il pas le malheur des autres? Cette pression sur les prix a-t-elle un coût pour la main-d'oeuvre qui récolte, ramasse ou pêche les aliments?

Le Nord-Pas-de-Calais prépare sa révolution industrielle

 
Jeremy Rifkin va aider la région Nord-Pas-de-Calais à préparer sa révolution industrielle. Un chantier sans précédent, une première en France.

La Troisieme Revolution Industrielle est en marche dans la Region Nord/Pas de Calais

 
La Chambre de commerce et d’industrie de région Nord de France et le Conseil régional Nord-Pas de Calais ont confié à Jeremy Rifkin l’élaboration d’une feuille de route (Masterplan) engageant la région vers la transition énergétique.
 

 

Angelo Consoli, président du CETRI-TIRES, Cercle Europeenne pour la Troisieme Revolution Industrielle, fait partie des groupes de travail pour la preparation du Masterplan.

STOP VIVISECTION: un million de signatures pour mettre fin à l’expérimentation animale

 
Chers amis,
 
La directive européenne 2010/63 "relative à la protection des animaux utilisés à des fins scientifiques", a ignoré les voix qui se sont élevées contre l’expérimentation animale

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