jeudi, janvier 28, 2021

GECO – Green Tourism, Mobility & Energy Expo 2021: al via il 28 gennaio la prima fiera virtuale sulla sostenibilità dal respiro internazionale

Dal 28 al 30 gennaio sarà possibile seguire online la fiera dedicata a energia, turismo e mobilità sostenibili, interagendo con avatar 3D, in un’esperienza immersiva alla scoperta delle ultime tendenze green, con la partecipazione del nostro Coordinatore Generale Antonio Rancati, speaker e giuria nazionale.

Tutto pronto per la prima edizione di Geco, la fiera italiana virtuale sulla sostenibilità che – dal 28 al 30 gennaio – raccoglierà e metterà a confronto sulla piattaforma 3D www.gecoexpo.com alcune delle voci green più autorevoli del panorama istituzionale italiano, storie d’impresa e best practice innovative a livello internazionale. Oltre a offrire, in un momento di grande criticità per le imprese, una preziosa occasione di incontro con le aziende protagoniste della rivoluzione sostenibile che parteciperanno in qualità di espositori o buyer.

Energie rinnovabili, green tech, innovazione e smart mobility, nuovi modelli di sviluppo per il turismo esperienziale e il business travel: queste le aree tematiche sulle quali si concentrerà la tre giorni online, il cui ingresso è aperto al pubblico e gratuito, previa registrazione sul sito della fiera: https://www.gecoexpo.com/visitatori-e-buyer.

L’iniziativa è organizzata dall’agenzia Smart Eventi sotto il patrocinio del Comune di Milano e di ENIT – Agenzia nazionale italiana del turismo, con l’adesione della Regione Veneto, il contributo di MAZDA, e la partnership, tra gli altri, del FAI e l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=OYB9xwVeKeg  

Un evento che, grazie alla collaborazione con la piattaforma per eventi virtuali Hypersmarter, ha saputo trasformare l’ostacolo delle restrizioni dovute al Covid nell’opportunità per reinterpretare l’esperienza fieristica in una logica virtuale e sicura, realizzando una fiera ad emissioni zero, coerentemente con il tema centrale dell’evento.

L’obiettivo che ci siamo dati era consentire ad aziende ed enti di continuare a promuovere relazioni di business con una modalità di incontro innovativa. – spiega Daniele Capogna, executive manager e co-founder Smart Eventi – La gamification trasforma l’esperienza della fiera in un viaggio appassionante e divertente, cambiando il modo di concepire gli eventi di settore. Vogliamo convertire questa crisi in un’opportunità per riscrivere il futuro in ottica sostenibile, portando l’attenzione sui temi che dovranno definire l’agenda industriale negli anni a venire e sui modi in cui tecnologia e innovazione possono integrarsi nelle nostre esperienze e nel business per aiutarci nella ripresa.”

IL PROGRAMMA

Dopo il kick-off giovedì 28 gennaio alle 9.30 – con l’intervento di Daniele Capogna e di Roberta Guaineri, Assessore al Turismo, Sport e Tempo libero del Comune di Milano – l’evento si apre ufficialmente con il tavolo “Azione climatica e transizione energetica: la sfida è già in corso”, a cui interverrà, tra gli altri, la Responsabile Scientifica Clima ed Energia della World Meteorological Organization – WMO, Roberta Boscolo. La giornata prosegue con un focus sul turismo esperienziale e biodiverso – in un momento storico in cui il comparto è chiamato a interrogarsi e a rivedere profondamente le proprie strategie – e sulla bikeconomy, un settore che vale oltre 500 miliardi, protagonista del Recovery Plan che ha allocato 32 miliardi sulla mobilità sostenibile.

Venerdì 29 gennaio si apre con la tavola rotonda “Missione mobilità elettrica, uno sguardo al prossimo futuro” incentrata sulle nuove sfide e sulle soluzioni per la mobilità elettrica verso il 2030, con l’intervento, tra gli altri, di Roberto Pietrantonio, CEO di Mazda. Gli altri appuntamenti della giornata sono incentrati sul business travel – con la presentazione in anteprima dei risultati della ricerca di Alma Travel “L’impronta ecologica delle aziende italiane nei viaggi d’affari” nell’incontro moderato da Rosemarie Caglia, CEO di Travel for business –, sullo stato dell’arte in Italia delle cosiddette “Smart Cities”, sul legame tra promozione della mobilità dolce e turismo.

La tre giorni si chiude sabato 30 gennaio, alle ore 10.00, con un focus sulla trasformazione digitale e sostenibile e, alle 17.00, con la premiazione dei migliori “Smart Talk” che hanno partecipato al contest proponendo progetti di sostenibilità e biodiversità.

Al ricco calendario di appuntamenti si affiancano gli spazi e gli stand virtuali in 3D, presso i quali è possibile organizzare appuntamenti con gli avatar configurati che potranno, come in un videogame, teletrasportarsi nell’area di interesse e dialogare in modo interattivo con gli assistenti virtuali. Tra gli espositori confermati, Slowfood, Eso Recycling Lifegate Energy e numerosi enti internazionali, come l’Abu Dhabi Convention and Exhibition Bureau, l’Ufficio Nazionale Israeliano del turismo Go Israel, l’Ente del Turismo Spagnolo Visit Finland.

Smart Eventi è un’agenzia di eventi e marketing di Milano che opera sul territorio nazionale da oltre 10 anni. Strutturata in diverse Business Unit specializzate, si occupa di eventi istituzionali come meeting, convention, cene di gala, eventi fashion e beauty, luxury event per stranieri, team building e viaggi incentive. L’agenzia ha costruito negli anni un database di oltre 300 location e network di portali web indicizzati, grazie al quale organizza oltre 200 eventi l’anno. 

Domenico De Rito, Architetto della Luce, insignito del prestigioso « Premio Alveare » a Villa Rendano (Cosenza)

Nell’affascinante cornice di Villa Rendano a Cosenza, si è svolta la V edizione del premio Alveare pensato da Confapi Calabria. Un’occasione per premiare le imprese, i talenti e le start up che si sono distinte, tra cui il nostro caro Architetto Domenico De Rito del comitato scientifico CETRI-TIRES, a cui vanno i complimenti di tutto il Consiglio Direttivo per il prestigioso premio ricevuto.

Palazzo Rendano – Cosenza

La serata/evento, magistralmente presentata dalla dott.ssa Annarita Callari, ha visto la partecipazione di numerose realtà imprenditoriali che rappresentano il made in Calabria e il made in Italy nel mondo. Fortemente voluta dal vulcanico presidente Confapi Calabria, dott. Francesco Napoli. La V Edizione del Premio Alveare, è stata occasione per ricordare anche il quarantesimo compleanno del corpo intermedio e omaggiare le PMI, vera forza del futuro miracolo economico italiano.

Tra i premi speciali quest’anno anche l’Alveare alla legalità, conferito al procuratore aggiunto di Cosenza, dott.ssa Marisa Manzini, per l’impegno e la dedizione nella lotta contro il malaffare. Il Premio Alveare, inoltre quest’anno, è stato anticipato da un workshop, tenutosi sempre a Villa Rendano alla presenza di Federico Carli, docente di Global economics challengers alla Luiss di Roma, nipote di Guido Carli, noto economista.  Il prof. Federico Carli, anche lui è stato premiato durante la serata del 22 settembre 2020.

Il Premio “Vito Napoli” è stato conferito all’Architetto della Luce Domenico De Rito

Parte da lontano la ricerca e il lavoro dell’Architetto Domenico De Rito (www.domenicoderito.it) che, elabora la disciplina del linguaggio luminoso come parte integrante del processo progettuale complessivo, puntando alla salvaguardia dell’ambiente, al benessere della gente e alla riduzione dei consumi energetici, per uno sviluppo sostenibile ed economia circolare.

Arch. Domenico De Rito

Esperienze significative:    

2004, Cosenza – Convegno, Luce e scenografia urbana

2005, Cosenza – Concorso di idee “Cosenza vive il Castello” progetto premiato per la qualità della proposta; Il Castello Svevo illuminato con Luce calda; la Luce diventa colorata solo per comunicare.            

2006, Cosenza – Convegno, Linguaggi di Luce per i luoghi urbani e per i Beni Cultuali

2006, Cosenza – Convegno, Paesaggi Urbani della Luce, Architettura, Ecoluce e Colore

2007, Rende (Unical) – Lezione, Racconti di Luce

2009, Cosenza – Presentazione del Progetto preliminare, Riqualificazione dell’area di via padre Giglio e via Marafioti. Luce dinamica.

2015, Reggio Calabria (Facoltà di Architettura) – Convegno/Mostra/Pubblicazione, 100 Idee per Reggio Calabria Città Metropolitana – Luce Metropolitana

2015, Cosenza – Convegno – LA CULTURA DELLA LUCE – Intervento del Rettore Bianchi: La luce è importante lo sappiamo, pochi sanno ancora oggi soprattutto negli ambienti professionali degli addetti ai lavori, quale ruolo può giocare e deve giocare la luce, invece, quando si parla di lavorare nel corpo vivo della città soprattutto nel rigenerarla, questa iniziativa, non solo iniziativa, dell’arch. De Rito, il suo lavoro, la sua linea di ricerca, la sua linea professionale, che è quella di affermare questo ruolo mi sembra che oggi vada sottolineata particolarmente, abbiamo smesso di parlare di grandi espansioni urbane, abbiamo smesso di parlare delle magnifiche sorti e progressive di città che poi sono diventate inospitali, parliamo di rifare il volto a queste città e nel rifarlo la luce ha un ruolo assolutamente centrale.

2015, Venezia – Convegno/Mostra, Light in the Interior Design

2016, Montreaux – Mostra, La Luce valorizza la storia

2019, Triennale (Mi) – Mostra/Pubblicazione San Nicola Arcella, all’Arcomagno il fascino del corten con la luce che non disturba il cielo stellato (progetto in fase di realizzazione)

Il Castello Svevo illuminato, Cosenza. Luce calda, che può diventare colorata per comunicare iniziative o particolari eventi

la luce,
quella naturale e quella disegnata dall’uomo,
mi ha sempre attratto,
per la capacità di mutare radicalmente la percezione
di uno spazio o di un oggetto;
si può modellare, confrontandosi con l’ombra!

domenico de rito

Prof. Livio de Santoli, Energia Per La Gente. Il Futuro Di Un Bene Comune, in libreria dal 14 gennaio 2021

Energia come bene comune?
Cosa c’entra la musica prog con la decarbonizzazione?
Che connessione esiste tra la democrazia e la libertà?
Ecco in libreria dal 14 gennaio 2021 le risposte:

https://www.bookdealer.it/libro/9788832902556/energia-per-la-gente-il-futuro-di-un-bene-comune

Energia Per La Gente. Il Futuro Di Un Bene Comune
Autore: Livio de Santoli – Editore: Castelvecchi – 176 pagine – 16,00 €

Siamo lieti di comunicare che il nostro Socio Onorario Prof. Livio de Santoli, tra i maggiori promotori dei temi del nostro centro studi europeo CETRI-TIRES, ha scritto il suo nuovo libro « Energia Per La Gente. Il Futuro Di Un Bene Comune » unendo la sua passione per la musica agli scenari energetici, in foto con il nostro prof. Jeremy Rifkin.

Con l’avvento delle fonti rinnovabili e delle comunità energetiche, che stanno sovvertendo un intero sistema economico, ha senso continuare a parlare di un’energia proprietaria, divisiva ed escludente, costosa? Questo modello superato è tra i principali fattori di vulnerabilità delle famiglie, che a fronte di salari invariati vedono crescere il prezzo dell’energia e la loro povertà energetica. L’abbondanza di quella dispensata gratuitamente da sole, vento e acqua rende inapplicabile il concetto stesso di proprietà privata, promuovendo invece l’idea di bene comune: che protegge le generazioni che verranno e permette la ridistribuzione della ricchezza anziché la sua concentrazione in poche mani. Il ruolo preminente dell’energia in tutti i settori della vita e nelle sfide del domani, nel progresso tecnologico, nella salvaguardia del pianeta, del ruolo sociale dell’uomo, conferma questa prospettiva. Con la competenza dell’esperto e la lingua del divulgatore, Livio de Santoli racconta le interazioni tra energia, economia, società e cultura, prendendo suggestioni dalla fantascienza come dallo sport, e soprattutto – quasi un « libro nel libro » – della musica progressive degli anni Settanta.

Il prof. Livio de Santoli con il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, durante un seminario sulla transizione energetica con la partecipazione del CETRI-TIRES

In foto alla Camera dei Deputati con il presidente Angelo Consoli ed il coordinatore generale Antonio Rancati per la presentazione del docufilm di Rifkin sulla Terza Rivoluzione Industriale (9 febbraio 2018)

Prof. Ing. Livio de Santoli

Prorettore alla Sostenibilità dell’Università di Roma – La Sapienza, già Preside della Facoltà di Architettura Valle Giulia, Sapienza Università di Roma, 2009-2010

Professore ordinario (ING-IND/11 Fisica Tecnica Ambientale) presso La Sapienza Università di Roma di Energy Management (facoltà di Ingegneria, corso magistrale in Ingegneria Energetica) e di Impianti Tecnici (facoltà di Architettura, corso di laurea in Architettura UE) e Rappresentantenel Cluster Nazionale Energia, già direttore del Centro di Ricerca CITERA (Territorio, Edilizia, Restauro e Ambiente) 2005-2015.
Direttore del Master di primo livello “Strategy Energy Management Systems”.
Presidente del Coordinamento FREE, composto da 26 associazioni sui temi delle Fonti Energetiche e dell’Efficienza energetica.
PastPresident di AiCARR, Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento, Refrigerazione, triennio 2014-2016.
Coordinatore del GdL Efficienza Energetica dell’Osservatorio della Autorità dell’Energia ARERA
Membro dell’International Advisory Board della rivista scientifica Building Services Engineering Research Technology (UK)
Autore di oltre 200 pubblicazioni nel campo della Energetica, delle Energie da Fonte Rinnovabile, degli Impianti Tecnici, della Termodinamica Applicata e autore di dodici testi universitari e 3 testi divulgativi
Responsabile e coordinatore della ricerca MIUR di interesse nazionale (PRIN) con ricercatori di 12 università italiane per la costruzione del network nazionale sulla “Riqualificazione energetica del parco edilizio esistente in ottica nZEB (nearly Zero Energy Buildings)”, 2016

Attività nel settore di programmazione energetica:
– Autore del PAES Piano di Azione per l’Energia Sostenibile di Roma Capitale, approvato in Consiglio Comunale nel 2013, dalla UE nel 2016, -2,2 milioni tCO2 (2012-2020) con investimenti 5-10 miliardi €
– Autore del programma preliminare del PEAR Piano Energetico Ambientale della Regione Molise, approvato dalla Giunta e dal Consiglio Regionale (2017), -500.000 tCO2/anno (2016-2020)
– Coordinatore del PES Piano Energetico Sapienza in fase di concertazione con Roma Capitale e Regione Lazio, -4.000 tCO2/anno (2017-2030) con investimenti di 15-20 milioni €
– Responsabile della sostenibilità energetico-ambientale di Palazzo Italia, Milano EXPO 2015

Premi
– Premio Eurosolar per la progettazione dell’impianto fotovoltaico della copertura dell’Aula delle Udienze Paolo VI (Aula Nervi), Città del Vaticano, 2008
– Premio Forum PA per la programmazione energetica della Sapienza, 2011
– Premio Forum PA per la progettazione della riqualificazione energetica della Galleria Borghese, 2017
– SUR AWARD (Shared University Research Grant) della IBM Corporation, per le ricerche sul tema “Rome La Sapienza Active Energy Microgrids”, 2011
– REHVA SCIENCE AWARD (Federazione delle Associazioni Europee del Condizionamento dell’aria, Riscaldamento, Refrigerazione), 2009
– Premio CETRI-TIRES per Le Comunità dell’Energia, 2011
– REHVA Honorary Fellow, 2012
– Premio Forum PA per la riqualificazione energetica della Galleria Borghese, 2017
– Testimonial (avatar) per l’Innovazione italiana per l’Energia, Astana, Kazakhstan, EXPO 2017 Future for Energy
– Premio “100 Eccellenze Italiane” (settore energetico), novembre 2017

Eleonora Evi, giovane Europarlamentare dei Verdi europei, puntiamo sulle rinnovabili per la ripresa? Allora inammissibile un ritorno delle trivelle

Le azioni del Governo sul piano ambientale continuano all’insegna dell’incoerenza. Se le linee guida del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) parlano di aumento della produzione da fonti rinnovabili, e in particolare da eolico e solare offshore, non più tardi di qualche giorno fa, nella discussione del Decreto Milleproroghe, questo stesso Governo non ha saputo mantenere il punto sullo stop alle trivelle” – dichiara Eleonora Evi, europarlamentare dei Verdi europei, titolare in Commissione Ambiente.

Una decisione inaccettabile e incomprensibile, se si pensa che la bozza iniziale del decreto prevedeva che dal 1 gennaio 2021 non si potessero più rilasciare nuovi permessi di prospezione o di ricerca, ovvero nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, su tutto il territorio nazionale » – continua l’eurodeputata, « dando così un segnale fortissimo per lo sviluppo delle rinnovabili on e offshore ».

Ancora più grave, secondo Eleonora Evi, è il sostanziale via libera a un ritorno delle trivelle se nei prossimi mesi non verrà pubblicato il PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) per l’individuazione delle aree idonee alle trivellazioni, che l’Italia avrebbe dovuto adottare entro il 2020 secondo quanto aveva indicato alla Commissione europea, e il cui iter è ora incerto.

Voglio ricordare che il cosiddetto Decreto Semplificazioni del 2018 sospendeva i permessi per la ricerca degli idrocarburi nei nostri mari per soli 24 mesi, in attesa dell’adozione del PiTESAI. Un piano di cui ad oggi, dopo ben due anni di tempo per realizzarlo, non c’è traccia, in barba agli impegni assunti in sede UE nel quadro del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Non posso fare a meno di chiedermi se questo ennesimo ritardo non sia manifestazione palese della mancanza di volontà politica di questo governo ad abbandonare le fonti fossili, a dispetto delle dichiarazioni più volte rilasciate in merito. Mi chiedo anche che fine abbiano fatto le storiche battaglie del Movimento 5 Stelle contro le trivellazioni e in favore dell’utilizzo di energia rinnovabile. Non possiamo permetterci segni di debolezza sui temi ambientali, cedendo alle pressioni delle lobby del fossile o addirittura ai ricatti politiciE ancora voglio sottolineare alcuni elementi che destano grande preoccupazione: in primis, il Piano Energia e Clima conferisce un peso importante al gas nelle politiche energetiche dei prossimi anni; inoltre, rimangono forti dubbi sul rispetto del 2025 come data ultima di fuoriuscita dal carbone visto che è condizionato alla realizzazione delle infrastrutture per sostituirlo; infine, come rileva l’ultimo dossier di Legambiente dello scorso dicembre, i sussidi dannosi per l’ambiente sono addirittura aumentati in Italia nell’ultimo anno ».

Pur segnalando la necessità di rivedere il PNIEC alla luce dei nuovi obiettivi climatici europei, la bozza del PNRR rimane fonte di allarme nella misura in cui delinea forti investimenti nella filiera dell’idrogeno, ad oggi ancora troppo legato alle fonti fossili, favorendo quindi una volta di più le lobby del gas.

“È assurdo – prosegue Eleonora Evi – constatare la totale mancanza di ambizione da parte dell’Italia rispetto agli obiettivi climatici europei: non è questa la direzione tracciata dall’Europa nel suo Green Deal, non è questo il percorso che ci porterà ad essere nel 2050 il primo continente climaticamente neutro. Il sostanziale via libera alle trivelle è un segnale allarmante e significativo. Per questo ho presentato alla Commissione europea un’interrogazione parlamentare con la quale chiedo se il ritorno delle attività di ricerca e prospezione di idrocarburi sia compatibile con le raccomandazioni europee e gli obiettivi del Green Deal, e anche di accertare se possa essere un pericolo per i progressi fatti finora nella tutela dell’ambiente marino. Al nostro governo chiedo, invece, di mantenere salde le posizioni in favore dell’ambiente, di non destinare altrove le risorse indirizzate ai progetti green e di puntare con fermezza sulle energie rinnovabili per rendere possibile una transizione ecologica reale e non solo di facciata”.

Eleonora Evi, Member of the European ParliamentGreens/EFA

Website: www.eleonoraevi.comFacebook

Committee on Environment, Health and Food SafetyCommittee on Petitions

500.000 italiani hanno visto il docufilm del nostro prof. Jeremy Rifkin sulla Terza Rivoluzione Industriale

Siamo orgogliosi di comunicare che il 9 febbraio è stata superata la soglia di 5 milioni di visualizzazioni del docufilm del nostro prof. Jeremy Rifkin sulla Terza Rivoluzione Industriale, reso disponibile online il 13 febbraio 2018, pochi giorni dopo la presentazione globale e dopo la preview al Tribeca Film Festival. Cinque milioni in meno di tre, un successo incredibile!

THE THIRD INDUSTRIAL REVOLUTION: UNA NUOVA ECONOMIA DI CONDIVISIONE RADICALE – JEREMY RIFKIN. TUTTO IL FILM IN ESCLUSIVA SU TELEAMBIENTE

Dato che il 10% delle visualizzazioni sono avvenute con i sottotitoli in italiano, prima lingua più consultata dopo l’inglese, sono la dimostrazione che oltre 500.000 italiani sono interessati ai temi del Green New Deal, oggi sempre più attuali.

Presentazione del docufilm TRI alla Camera dei Deputati il 9 febbraio 2018 in occasione del lancio globale di VICE Media

Guarda il docufilm sulla Terza Rivoluzione Industriale, in cui Jeremy Rifkin descrive la nascita di un nuovo sistema economico che può aiutarci a contenere il cambiamento climatico e l’ineguaglianza sociale.

L’economia globale è in crisi. L’esaurimento delle risorse naturali, il declino nella produttività, la crescita a rilento, l’aumento della disoccupazione e un’ineguaglianza sempre più marcata: tutto ci costringe a ripensare i nostri modelli economici. Cosa fare, ora? In The Third Industrial Revolution: A Radical New Sharing Economy, l’economista Jeremy Rifkin presenta una mappa per navigare un nuovo sistema economico. La Terza rivoluzione industriale, resa possibile dalla convergenza di diverse tecnologie come la comunicazione internet in 5G, la nuova mobilità driverless, e una piattaforma per l’internet of things che collega le strutture residenziali, commerciali e industriali. Le infrastrutture intelligenti del 21esimo secolo permettono lo sviluppo di una sharing economy radicale, che sta già trasformando il modo in cui gestiamo e facciamo muovere l’economia.

Grazie alle infrastrutture che utilizzano l’internet of things, si possono sfruttare grandi quantità di dati e la possibilità di analizzarli per sviluppare algoritmi che stimolano l’efficienza e abbassano drasticamente i costi marginali di produzione e distribuzione di una vasta gamma di beni e servizi. Oggi, milioni di persone in tutto il mondo producono musica, video, contenuti sui social media, energia rinnovabile, case, automobili, contribuiscono a Wikipedia, frequentano università online, e condividono questi e altri beni e servizi.

Nella sharing economy il possesso lascia il posto all’accesso, venditori e compratori sono sostituiti da fornitori e utenti, i prosumer prendono il posto di possessori e lavoratori, il capitale sociale diventa importante quanto il capitale di mercato, il consumismo si piega alla sostenibilità, e gli indici della qualità della vita diventano più importanti del PIL. La sharing economy, con i suoi costi marginali azzerati, è un’economia circolare in cui beni e servizi vengono ridistribuiti tra tutti gli utenti, riducendo così drasticamente l’impronta ecologica della società.

Ma, con il cambiamento climatico che devasta il pianeta, il passaggio a una nuova era economica deve avvenire in fretta. Rivoluzioni di questa portata richiedono volontà politica e un profondo cambiamento ideologico.

Video intervista del coordinatore generale Antonio Rancati a TeleAmbiente in occasione del nostro evento nazionale con 250 studenti e docenti alla Camera dei Deputati (15 ottobre 2018): https://youtu.be/K_iNGcPkgA0

In questi tre anni abbiamo presentato il docufilm TRI anche agli studenti e docenti di oltre 80 Facoltà di Università italiane ed europee. In foto alcune proiezioni e dibattiti a Pescara, Perugia, Catania

Grazie a tutti!

Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires

Aula Magna Università di Perugia
Facoltà di Ingegneria Industriale – Università di Catania
Aula Magna del campus universitario di Torino

Report della presentazione su Rinnovabili.it dell’uscita globale del film: Debutto mondiale per il film sulla terza rivoluzione industriale di Rifkin http://www.rinnovabili.it/cultura/film-terza-rivoluzione-industriale-rifkin/

Guarda il film attivando i sottotitoli in italiano cliccando sulle impostazioni

Le politiche climatiche possono essere calibrate a vantaggio delle famiglie e delle piccole imprese

Un’analisi su dieci tipi di politiche di riduzione delle emissioni di carbonio mostra che parte dei costi ad esse associate ricadono sulle imprese più piccole e sui consumatori meno abbienti. Ma evidenzia anche che, se queste politiche sono adeguatamente progettate e utilizzate sinergicamente, possono invece costituire le fondamenta di una « ripresa verde » che promuova equità e competitività.

Post-apocalyptic landscape. A man in the desert looks at the city after the effects of global warming

Il ventaglio di politiche attualmente messe in atto per decarbonizzare le economie include numerosi strumenti, tra cui le tasse sul carbonio, il mercato dei permessi, le feed in tariffs o le quote di energia rinnovabile. 

Secondo un nuovo studio, alcune di queste politiche potrebbero essere dannose per le famiglie meno abbienti e per le piccole imprese. Questo implica che i costi associati alla transizione verde potrebbero ricadere in gran parte su coloro che sono meno in grado di far fronte ad un aumento dei prezzi dell’energia nel breve periodo. 

Per evitare che questo succeda, è necessario progettare e calibrare il ventaglio di politiche a supporto della decarbonizzazione a vantaggio delle piccole e medie imprese, ognuna delle quali opera in condizioni locali diverse, e delle famiglie a basso reddito. Quando questo avviene, lo studio mostra che le politiche climatiche permettono di perseguire una riduzione delle emissioni ma anche di fornire nuove opportunità economiche.

Cambridge’s Centre for Environment, Energy and Natural Resource Governance (C-EENRG)

I risultati dello studio, condotto nel contesto del progetto europeo INNOPATHS dalla Dott.ssa Cristina Peñasco dell’Università di Cambridge, dalla Prof.ssa Laura Diaz Anadon, Direttrice del Cambridge’s Centre for Environment, Energy and Natural Resource Governance (C-EENRG) , e dalla Prof.ssa Elena Verdolini di RFF-CMCC European institute on Economics and the Environments (EIEE)Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e Università degli Studi di Brescia, sono pubblicati oggi sulla rivista scientifica Nature Climate Change.

« Mitigare i cambiamenti climatici non è (e non può essere) l’unico obiettivo delle politiche di decarbonizzazione », ha affermato Cristina Peñasco. « Se le politiche a basse emissioni di carbonio non sono eque, efficienti e non stimolano la competitività, sarà difficile ottenere il sostegno pubblico necessario per la loro messa in atto. Questo potrebbe portare a ulteriori ritardi nel processo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, con conseguenze disastrose per il pianeta, le nostre economie e le generazioni future ».

Le tre autrici della ricerca hanno utilizzato una metodologia di meta-analisi, applicata ad un vasta collezione di articoli pubblicati in riviste scientifiche, per confrontare l’influenza di dieci strumenti di politica climatica su importanti variabili quali i costi e l’efficienza delle tecnologie verdi, la competitività delle imprese e l’equità. A tal fine, hanno analizzato circa 7.000 studi, individuando oltre 700 singoli risultati. Per ciascuno di essi, le autrici hanno codificato se l’impatto sulle variabili di interesse fosse positivo o negativo. Queste informazioni sono state rese disponibili al pubblico attraverso uno strumento online interattivo grazie al quale gli utenti possono esplorare in maniera autonoma l’evidenza scientifica e paragonare l’efficacia e l’efficienza degli interventi in diverse aree geografiche e diversi settori economici. 

I dieci « strumenti » politici discussi nello studio includono forme di investimento (ad esempio finanziamenti mirati alla ricerca e allo sviluppo), incentivi finanziari (sussidi, tasse e gli appalti pubblici verdi – Green Public Procurement), interventi di mercato (permessi di emissione e certificati negoziabili per energia pulita o risparmiata) e standard di efficienza (come quelli per gli edifici).

Tra i numerosi risultati della ricerca emerge che per la maggior parte degli strumenti analizzati, le « conseguenze distributive »(ovvero l’equità della distribuzione dei costi e benefici associati all’intervento di politica climatica) sono molto più spesso negative che positive o nulle. Questo è particolarmente vero per le piccole imprese e i consumatori meno abbienti. 

Ad esempio, le tariffe feed-in pagano i produttori di energia elettrica rinnovabile al di sopra delle tariffe di mercato. Ma i costi associati a questo intervento sono spesso “passati” ai consumatori in quanto risultano in un aumento generalizzato dei prezzi dell’energia. Sebbene questo abbia implicazioni per tutti i consumatori, pesa in maniera sproporzionata sui meno abbienti, che spendono una porzione maggiore del proprio reddito in energia. Impatti distributivi negativi emergono anche per strumenti quali i certificati verdi, ossia titoli negoziabili che sono forniti a produttori di energia rinnovabile, e per le tasse sull’energia. 

« Le piccole imprese e le famiglie di medie dimensioni hanno meno capacità di assorbire gli aumenti dei costi energetici », afferma Laura Diaz Anadoni. “Alcune delle politiche di investimento e normative hanno reso più difficile per le piccole e medie imprese cogliere nuove opportunità o adattarsi ai cambiamenti. Se le politiche non sono ben progettate e le famiglie e le imprese vulnerabili ne fanno esperienza negativa, potrebbe aumentare la resistenza pubblica al cambiamento, un grosso ostacolo al raggiungimento della neutralità carbonica », ha continuato Anadon.

Tuttavia, la vasta mole di dati raccolti dalle studiose rivela che queste politiche possono essere progettate in modo da ridurre i possibili impatti negativi su imprese e consumatori. Quando questo avviene, le politiche climatiche permettono di limitare le emissioni di gas a effetto serra senza incorrere in danni collaterali su competitività ed equità, ma anzi promuovendo l’innovazione e aprendo la strada a una transizione più equa verso la neutralità carbonica.

A tal fine le autrici discutono diversi esempi. Le tariffe feed-in devono essere modulate in modo che siano « prevedibili ma regolabili » per portare benefici a progetti di energia verde più piccoli e più dispersi, per migliorare la competitività del mercato e contribuire a mitigare l’opposizione dei residenti di un luogo allo sviluppo di un’opera nella propria area: il cosiddetto fenomeno del NIMBY (Not In My Backyard).

I proventi delle tasse ambientali dovrebbero essere utilizzati per benefici sociali o crediti d’imposta, come la riduzione dell’imposta sui redditi d’impresa per le piccole imprese e la riduzione delle imposte sul reddito, fornendo quello che le ricercatrici chiamano un « doppio dividendo »: stimolare le economie riducendo le emissioni.

I finanziamenti governativi per la ricerca e lo sviluppo dovrebbero essere mirati anche alle piccole imprese, e possono aiutare ad attrarre altri flussi di finanziamento, stimolando sia l’eco innovazione che la competitività. Se combinati con i crediti d’imposta per la ricerca e lo sviluppo, questi sosterrebbero prevalentemente l’innovazione nelle startup, piuttosto che nelle grandi società. 

Gli appalti pubblici verdi possono essere disegnati in modo da promuovere le imprese virtuose, che si impegnano in innovazione, o per stimolare l’accesso al mercato per le piccole imprese in aree « economicamente stressate ». Ciò potrebbe aiutare a riempire il divario tra le regioni più ricche e quelle più povere nel contesto di una green recovery.

« Non esiste una soluzione univoca, valida per tutti i settori e in tutti i contesti geografici”, commenta Elena Verdolini. “Al contrario, la letteratura mostra che lo stesso strumento può dare vita a impatti negativi in alcuni contesti, e positivi in altri. Spesso, la differenza sta non nella scelta dello strumento, ma nella sua calibrazione, che deve tenere conto della realtà locale (e non solo nazionale), e del contesto socio-economico. Solo prestando molta attenzione al design di ogni singolo strumento sarà possibile raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità carbonica (Net Zero) e di una ripresa verde, assicurandosi che “nessuno venga lasciato indietro” ».

La ricerca è disponibile su Nature Climate Change:

Cristina Peñasco, Laura Díaz Anadón, Elena Verdolini

Systematic review of the outcomes and trade-offs of ten types of decarbonization policy instruments, 

Nature Climate Change, DOI: 10.1038/s41558-020-00971-x

19 gennaio 2021

Fonte CMCC www.cmcc.it e Cambridge Communications Office www.cam.ac.uk

In copertina immagine di orsi polari sul ghiaccio marino Artico (fonte CMCC)

Il nostro Coordinatore generale Antonio Rancati nella Giuria nazionale di « Smart Talk Award 2021 » sulla Sostenibilità e Biodiversità

Gli Smart Talk sono brevi video di 3 minuti, atti a promuovere  idee e progetti legati alla buona e costante pratica della SOSTENIBILITÀ e della BIODIVERSITÀ, e  saranno premiati  da una giuria di esperti nella giornata conclusiva della fiera GECO, il 30 gennaio 2021.

  • Smart Talk Award – 1 edizione: il premio verrà recapitato presso la sede del vincitore. Un prestigioso e significativo riconoscimento: premio leader della sostenibilità.
  • Pacchetto visibilità: pubblicazione di 1 video (Smart talk) e di 1 redazionale sul portale internazionale Renewable Matter rivista specializzata in economia circolare e bioeconomia.
  • Coaching: Accademia della Felicità mette a disposizione 2 ore di coaching sulla costruzione del Personal Business Model. Durante queste due ore andremo a introdurre il modello di business personale come strumento per creare valore e trasferire valore ai propri clienti e al proprio team e di come le persone chiave dell’azienda creano e trasferiscono a un pubblico specifico la loro promessa di valore. Andremo quindi a lavorare su leve di business e di leadership. Le coach con le quali le aziende potranno lavorare sono Micaela Terzi (Business Coach) e Ilenia La Leggia (Career and personal Coach). Il servizio sarà riservato a una persona per azienda.
  • Workshop biodiversità: partecipazione come speaker al workshop nazionale dedicato alle “Giornate Mondiali della Diversità Culturale e della Biodiversità” nato nel 2018 e giunto alla sua quarta edizione ed in programma il 21 e 22 maggio 2021
  • Stand Platinum: stand gratuito durante la seconda edizione di GECO 2022. L’obiettivo è favorire la continuità e l’evoluzione del progetto.
  • Tavola rotonda GECO 2022: intervento come speaker ad una tavola rotonda presente nel palinsesto della seconda edizione di GECO 2022.
  • UniCredit Start Lab Pack: offerto per realtà già costituite con un prodotto/servizio già in fase di commercializzazione o che lo sarà entro 6 mesi. Il premio darà accesso alla piattaforma di business di UniCredit Start Lab e includerà:
    ? assegnazione di un mentor scelto tra professionisti, consulenti, imprenditori, partner di UniCredit sull’innovazione per confronti periodici con le startup su aspetti strategici e di crescita;
    ? partecipazione alla Startup Academy organizzata da UniCredit Start Lab;
    ? programma di coaching da parte del team di UniCredit Start Lab;
    ? assegnazione di un Relationship Manager di UniCredit per seguire le esigenze bancarie;
    ? per le startup che ne abbiano i presupposti, organizzazione di Business Meetings con clienti Corporate di UniCredit e con possibili investitori.
  • Bizplace Pack:  supporto nella redazione di un pitch di presentazione del progetto volto ad operazioni di fundraising per il finanziamento e avviamento del progetto. Qualora la startup abbia un progetto attinente un settore in linea con le tipologie di investitori del network di Bizplace e si trovi in una fase avanzata di avviamento, Bizplace potrà supportare il vincitore, presentando il pitch a degli investitori della loro rete.
  • Guru Marketing pack: offerto a realtà già costituite con un prodotto/servizio già in fase di commercializzazione o che lo sarà entro 6 mesi.
    Il premio sarà un percorso tra Design e Brand Identity. Un brand manual by Guru Marketing con le relative applicazioni grafiche (logo, visual graphics, templates). Un restyling visivo e di contenuto, rivolto al target di riferimento.

La Premiazione avverrà il 30 Gennaio 2021, alle ore 17.00, nell’auditorium virtuale della Fiera. Saranno presenti i giudici e i relatori degli Smart Talk premiati dalla giuria e dal pubblico della fiera.

Clicca qui per conoscere il programma e tutti i giurati: https://www.gecoexpo.com/giuria-e-premi-smart-talk/

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La sostenibilità spiegata ai bambini e ai ragazzi (Paolo Marraffa)

La sostenibilità spiegata ai bambini” e “La sostenibilità spiegata ai ragazzi”, due piccoli libri per sensibilizzare le nuove generazioni alla sostenibilità ambientale perché, trovandosi a essere la generazione futura, devono essere consapevoli delle conseguenze delle loro azioni sull’ambiente. Fondamentale la collaborazione fra il Ministero dell’Ambiente e quello dell’Istruzione per l’applicazione della Legge sull’educazione ambientale e sullo sviluppo sostenibile nelle scuole

Articolo di Paolo Marraffa – Manager all’innovazione sostenibile – Email: paolomarraffa93@icloud.com – immagini concesse al Cetri-Tires

Il concetto di sostenibilità ambientale nasce tra gli anni ‘70 e ‘80, quando a livello mondiale si inizia a prendere coscienza della necessità di cambiare il modello di sviluppo globale.

La sostenibilità ambientale, nata poco più che come una corrente di pensiero, si configura oggi come una vera e propria necessità, trovandoci a dover soddisfare i bisogni del presente senza intaccare eccessivamente le risorse a nostra disposizione e senza compromettere la possibilità, per le generazioni future, di poter soddisfare a loro volta i propri bisogni.

La sostenibilità ambientale pone quindi al centro la tutela del territorio, assicurandone il rinnovamento delle risorse naturali e del patrimonio, e mira a sviluppare una cultura di impegno solidale ed etico. È fondamentale sensibilizzare i bambini alla sostenibilità ambientale perché, trovandosi a essere la generazione futura, devono essere consapevoli delle conseguenze delle loro azioni sull’ambiente.

Per riuscire a trasmettere efficacemente questo messaggio ai bambini, bisogna rimanere legati al loro vissuto evitando di utilizzare concetti troppo astratti e di dare per scontate le loro conoscenze, coinvolgendoli in attività alla loro portata e rendendoli soggetti attivi. Il tema della sostenibilità ambientale verrà di seguito ulteriormente suddiviso in tematiche chiave: educazione ambientale, gestione dell’acqua, raccolta differenziata e riciclo creativo.

200 studenti del borgo storico di Montone (Umbria) con il nostro coordinatore generale Antonio Rancati al centro della foto con il Sindaco Mirco Rinaldi: « La scuola di Montone (Pg) un modello di sostenibilità »

“La sostenibilità spiegata” è un percorso autoprodotto di parole e disegni, indirizzato a bambini e giovani, dove si può salire a bordo di una nave per navigare in un mare che purtroppo è in tempesta. La tempesta è un evento straordinario che sfugge al controllo dell’uomo, così come il periodo che stiamo affrontando. Non è facile reggere il timone, le correnti sono molto forti e minacciano continuamente l’imbarcazione, tuttavia ci sono delle forze invisibili che intervengono impedendone la distruzione.

Parlare in questi termini di argomenti legati al cambiamento climatico è complesso e si corre il rischio di essere incompresi o male interpretati. Però bisogna farlo e si tratta di un’opportunità per volare alto su ogni aspetto come un’aquila, per osservare meglio, per non avere limiti, per giungere all’essenziale, essere leggeri, perché per superare gli ostacoli bisogna prima individuarli. Attraverso questi due testi rivolti alle nuove generazioni è emersa l’intenzione di comunicare a quest’ultime dei concetti in maniera facile e smart.

Siamo liberi di custodire il pianeta, amarlo, di mettere in pratica una serie di azioni per sensibilizzare sull’argomento e condividere esperienze. La sfida di oggi è proprio questa: circondarci di persone che vogliono risolvere i problemi tramite la ricerca di nuove soluzioni e l’avvio di nuove partnership. La sfida di oggi è la terza rivoluzione industriale e il green deal europeo è essenziale per rendere l’economia globale più umana e sostenibile.

Angelo Consoli e Antonio Rancati con 250 studenti ed insegnanti alla Camera dei Deputati per spiegare la terza rivoluzione industriale con il green deal europeo e il docufilm del nostro prof. Jeremy Rifkin

Le istituzioni europee sono degli attori molto validi in questo processo di cambiamento che riguarda prima di tutti i governi e le industrie. Gli obiettivi dell’ONU sono fondamentali per comprendere come muoverci e verso quale direzione andare, tuttavia non sono i soli fortunatamente. Esistono infatti una serie di documenti che ci spingono fortemente ad approfondire queste realtà e mi riferisco a dei documenti ben precisi.

Nel primo libro la sostenibilità spiegata ai bambini che si presenta come un opuscolo, si è cercato di sintetizzare i principi ispiratori degli ultimi documenti del Magistero, in particolare dell’Enciclica Laudato sì che è stata poi ripresa anche nella pubblicazione successiva. Come affermato da Papa Francesco: “Laudato si’, mì Signore », cantava San Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio. Perché un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio.

Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. È il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia”. Alcuni assi portanti che attraversano tutta l’Enciclica. Per esempio: l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia; la grave responsabilità della politica internazionale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita.

Nei libri ci sono stati diversi richiami a tutti questi problemi che attanagliano la società con diverse esortazioni a cambiare. La concretezza allora è speranza e dal pianeta, ricco di vita e persone gioiose, esce una strada di arcobaleno e la proposta di concretizzare un mondo senza sporcizia, senza cattiveria, ma soprattutto un mondo pieno di gioia.

Possiamo amare così come fanno i bambini, loro non conoscono sentimenti di odio, ma agiscono solo per il bene dell’altro. Non si rendono conto delle minacce e soprattutto non si rivelano essere una minaccia per l’altro. A proposito di bambini, nel testo sono state utilizzate delle immagini reperibili su internet, di dominio pubblico e adatte alla fascia di età più giovanile per supportare e integrare la parte testuale.

In entrambi gli elaborati dopo una breve presentazione, è inserita una dedica. A differenza del libro la sostenibilità spiegata ai bambini, la sostenibilità spiegata ai ragazzi contiene i contributi di alcuni familiari specializzati sull’argomento, si tratta infatti di due professoresse, di una studentessa di medicina e di una neolaureata in politiche sociali.

La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Bisogna esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale.

L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi.

Importante far comprendere alle generazioni future che, la custodia dell’ambiente e della propria comunità, rende più forti e che, per far sì che la speranza di un futuro migliore sia realizzabile, è necessario conoscere i modelli della sostenibilità.

Attività di green educational a Parma con il Sindaco Pizzarotti insieme ad Antonio Rancati e Francesco Fulvi davanti al Modulo ECO e gli studenti dell’Istituto Geometri di Parma (foto di Franco Lori)

In virtù di quanto detto, l’obiettivo è stato quello di far comprendere ai bambini, attraverso la lettura, un concetto complesso come quello della sostenibilità, declinata nelle sue dimensioni: sociale, ambientale ed economico. C’è senz’altro bisogno di educazione ambientale: un’espressione usata spesso per indicare l’insegnamento, all’interno del sistema scolastico, al rispetto dell’ambiente, con l’obiettivo di educare le giovani generazioni a un comportamento responsabile che non alteri l’equilibrio naturale degli ecosistemi.

In Italia si è rivelato fondamentale il rafforzamento della collaborazione fra il Ministero dell’Ambiente e quello dell’Istruzione, che nel 2016 hanno firmato un protocollo d’intesa sull’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile nelle scuole. Mentre si accendevano i riflettori sulla sostenibilità ambientale ed economica, la sostenibilità sociale è rimasta per decenni in ombra.

I nuovi cambiamenti globali e i fenomeni che sono sempre più al centro del dibattito pubblico, tuttavia, hanno riportato in auge questo concetto e hanno reso necessario, ora più che mai, tornare a occuparsi maggiormente di inclusione, integrazione, uguaglianza ed equità. Per sostenibilità sociale si intende la capacità di garantire equamente una condizione di benessere in tutti i settori della vita umana, indipendentemente dal genere, dall’etnia, dalla fascia economico-sociale, dalla presenza di una disabilità intellettiva o motoria. Al fine di raggiungere la piena sostenibilità sociale, è necessario non solo soddisfare le necessità primarie dell’individuo, ma anche rendere effettivi i diritti economici, sociali, politici e culturali di una comunità, nonché intraprendere azioni e orientare politiche per la parità di genere e la non discriminazione culturale o di orientamento sessuale.

In un mondo in cui culture ed etnie diverse coesistono all’interno di una medesima società, è importante spiegare ai bambini che le differenze non sono ostacoli per il perseguimento di fini comuni e del progresso della comunità stessa. Allo stesso modo, è fondamentale innescare nei bambini una visione paritaria, e non emarginante, della diversità: la diversità non può essere fonte di pregiudizi o di antipatie ma, al contrario, può essere la base per costruire qualcosa di meraviglioso.

Il nostro coordinatore generale Antonio Rancati con studenti dell’Istituto G.Natta di Bergamo in visita negli impianti termodinamici di Massa Martana (PG)

Questi due libri contengono una narrazione tale da essere comprensibile anche da bambini, magari si possono chiedere loro delle riflessioni e aiutarli ad argomentarsi meglio su queste tematiche. Gli educatori dovrebbero svolgere un ruolo coordinato e diretto all’istruzione dei bambini, spiegando cosa trarre dalla lettura dei libri.

Fondamentale è iniziare a comunicare ai bambini la coscienza critica che non significa renderli dei polemisti da grandi, ma iniziare a comunicargli che non tutto ciò che circola è attendibile e che è necessario crescere nella ricerca di verità, anche attraverso il confronto con gli altri. Necessario soprattutto oggi, molti di noi non hanno un confronto vivo con gli altri sugli argomenti ma si affacciano solo sul web per comprendere la realtà dei fatti.

Il web purtroppo non sempre comunica in modo attendibile e non tutti sono in grado di discernere la qualità di una fonte e la veridicità di una notizia. Purtroppo per un’educazione sostenibile e vera, bisogna sapere andare oltre al web e fare esperienza diretta o indiretta su qualcosa ed insegnare ai giovani di confrontarsi con gli adulti. Il dialogo intergenerazionale è alla base della loro crescita, non possono formarsi solo attraverso il web o wikipedia, la condivisione della conoscenza va ben oltre. Gli esperti l’hanno compreso e stanno cercando di comunicarlo tramite modi innovativi e anche questi due testi trattano di messaggi innovativi.

I nostri più vivi complimenti a Paolo Marraffa per il suo concreto impegno nell’educazione ambientale alle nuove generazione.

Questo articolo verrà pubblicato sul numero di gennaio/marzo 2021 del trimestrale nazionale AMBIENTE.

Ultimi giorni per partecipare al video-contest Smart Talk di GECO per progetti innovativi su sostenibilità e biodiversità

C’è tempo fino al 15 gennaio per aziende, startup, PA e università che desiderino partecipare nell’ambito della prima fiera virtuale italiana dedicata a energia, turismo e mobilità sostenibili: www.gecoexpo.com

Milano, 12 gennaio 2021 – Energia, green tech, innovazione e trasporti, nuovi modelli di sviluppo per il turismo esperienziale e per il business travel. È su questi temi che si concentrerà la prima edizione di Geco, la fiera italiana virtuale sulla sostenibilità che – dal 28 al 30 gennaio 2021 – raccoglierà e metterà a confronto alcune delle voci green più autorevoli del panorama istituzionale italiano, storie d’impresa e best practice innovative a livello internazionale, oltre a offrire strategiche occasioni di incontro alle aziende protagoniste della rivoluzione sostenibile che parteciperanno in qualità di espositori o buyer. La tre giorni online – un ambiente interamente virtuale e immersivo, aperto a tutti – è organizzata sotto il patrocinio del Comune di Milano, con il contributo di MAZDA, l’adesione della Regione Veneto e la partnership, tra gli altri, del FAI, di LegambienteKyoto Club e l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility.

Nell’ambito di un ricco calendario di appuntamenti e tavole rotonde, il video-contest “Smart Talk”: (https://www.gecoexpo.com/smart-talk-video-contest): uno spazio dedicato a imprese, startup, PA e università che desiderino proporre progetti di sostenibilità e biodiversità. Scadono il 15 gennaio i termini per inviare il video di 3 minuti che la Giuria di Geco selezionerà secondo criteri di innovazione, impatto sostenibile, replicabilità e coinvolgimento. I video selezionati saranno visibili nei tre giorni della fiera e premiati con riconoscimenti e servizi messi in palio dai partner dell’evento.

L’iniziativa è organizzata dall’agenzia Smart Eventi che, in collaborazione con la piattaforma per eventi virtuali Hypersmarter, ha saputo trasformare l’ostacolo delle restrizioni dovute al Covid nell’opportunità per reinterpretare l’esperienza fieristica in una logica virtuale e sicura, realizzando la fiera più eco-friendly di sempre, coerentemente con il tema centrale dell’evento. “L’obiettivo che ci siamo dati era consentire ad aziende ed enti di continuare a promuovere relazioni di business con una modalità di incontro innovativa. – spiega Daniele Capogna, executive manager e co-founder Smart Eventi – L’abbiamo fatto in una cornice che punta alla sensibilizzazione sui temi della sostenibilità, in un momento storico che ha chiaramente messo in luce i limiti del modello economico imperante, operando da anello di congiunzione tra l’opinione pubblica e gli attori del settore turistico, energetico e della mobilità che hanno a cuore il bene del pianeta.”

Tra gli appuntamenti in programma, a cui interverranno speaker italiani e internazionali, del mondo delle istituzioni e dell’impresa (come Roberto Pietrantonio, CEO Mazda Motor Italia; Nicole Hablé, Senior Advisor Affari Economici dell’Ambasciata Olandese in Italia; Francesco Petracchini, Direttore Consiglio Nazionale delle Ricerche; Michele Rumiz, Direttore Slow Food Travel; Massimo Ciuffini Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility) da segnalare la tavola rotonda “Azione climatica e transizione energetica: la sfida è già in corso” a cui è confermata la presenza del Coordinatore generale Cetri-Tires Antonio Rancati, del Direttore Scientifico LifeGate Simone Molteni, della Responsabile Scientifica Clima & Energia WMO (World Meteorological Organization) Roberta Boscolo, e della Responsabile Ambiente ed Economia Circolare CCIAA Milano Monza Brianza Lodi, Palmina Clemente.

Ma il punto di forza di questa modalità virtuale sarà proprio l’esperienza immersiva e coinvolgente, con spazi e stand virtuali in tridimensione, presso i quali organizzare appuntamenti con avatar 3D che potranno, come in un videogame, teletrasportarsi nell’area di interesse e dialogare in modo interattivo con gli assistenti virtuali degli stand. Tra gli espositori confermati, Slowfood e Lifegate Energy, e numerosi enti internazionali, come l’Abu Dhabi Convention and Exhibition BureauVisit Finland e l’Ufficio Nazionale Israeliano del turismo-Go Israel.

INFO: https://www.gecoexpo.com

DATE: 28, 29, 30 gennaio 2021 

DOVE: Evento online gratuito. Per registrarsi: https://www.gecoexpo.com/visitatori-e-buyer

AREE: Smart city, mobilità, soft mobility, energia rinnovabile, sostenibilità, turismo esperienziale e di prossimità, biodiversità, innovazione, green tech.

HASHTAG:  #GecoExpo #GecoFieraVirtuale


SMART EVENTI

Smart Eventi è un’agenzia di eventi e marketing di Milano che opera sul territorio nazionale da oltre 10 anni. Strutturata in diverse Business Unit specializzate, si occupa di eventi istituzionali. L’agenzia ha costruito negli anni un database di oltre 300 location e network di portali web indicizzati, grazie al quale organizza oltre 200 eventi l’anno. 

Angelo Consoli, l’idrogeno serve a non sprecare energia rinnovabile – HuffPost

Risposta alle critiche sull’uso dell’idrogeno come vettore energetico anche per le automobili, oltre che per aerei e navi, nell’articolo del presidente Angelo Consoli su HuffPost del 5 gennaio 2021:

https://www.huffingtonpost.it/entry/troppo-costoso-no-lidrogeno-serve-a-non-sprecare-energia-rinnovabile-di-a-consoli_it_5ff41cefc5b6ec8ae0b58015

Angelo Consoli, fondatore del CETRI-TIRES

In seguito alla decisione della Commissione Europea di lanciare una nuova strategia europea per l’idrogeno si stanno moltiplicando i commenti più disparati e contrastanti sull’idrogeno e sulle prospettive economiche e di mercato che apre. Vale la pena riassumere alcune critiche per misurarne la consistenza.

Richiede troppa elettricità rinnovabile?

Secondo alcuni commenti, l’idrogeno non può rappresentare una valida alternativa all’attuale sistema di trasporto basato sugli idrocarburi perché richiederebbe quantità eccessive di energia rinnovabile per essere prodotto. Si cita ad esempio il fatto che per fornire idrogeno per la mobilità bisognerebbe costruire nuovi parchi eolici delle dimensioni della Danimarca. Ebbene, non vedo dove sia il problema. In realtà l’insieme dei territori sacrificati al vecchio modello fossile – fra raffinerie, gasdotti, oleodotti, centrali di depressurizzazione e parchi minerari – è già oggi di gran lunga superiore alla Danimarca, ma su questi impianti non si è mai sentita levarsi alcuna voce critica. Invece non appena irrompono sulla scena della produzione energetica le rinnovabili, improvvisamente si scopre una grande attenzione allo spreco di territorio.

Per non parlare del fatto che gli impianti rinnovabili occuperanno anche spazio ma non comportano pericoli di inquinamento e cambiamento climatico, mentre quelli fossili sì. E comunque i piani energetici locali possono incoraggiare un modello distribuito di piccoli impianti sui tetti in rete fra di loro anziché di grandi impianti centralizzati con consumo di suolo. Infine si fa strada l’agrifotovoltaico che permette di coltivare sotto i sostegni dei pannelli.

Angelo Consoli con autoelettrica

Comporta uno spreco?

In realtà ci sono eccessive quantità di energia rinnovabile che vanno sprecate o non vengono neanche prodotte, come è il caso degli impianti eolici nel Subappenino Dauno che vengono fermati quando più forte è il vento, perché altrimenti la loro produzione di elettricità manderebbe in sovraccarico la rete. Se vi fossero dei sistemi di accumulo tramite l’idrogeno in corrispondenza di questi impianti, quell’energia potrebbe essere prodotta, accumulata e poi immessa in rete gradualmente quando gli impianti sono fermi, e così la produzione eolica verrebbe massimizzata. Stessa cosa vale per gli impianti fotovoltaici.

Quindi per produrre idrogeno, prima di cominciare a pensare alla costruzione di nuovi impianti, sarebbe consigliabile verificare i margini di sfruttamento ulteriore di quelli esistenti. Poi è ovvio che bisognerà, in una prospettiva di più lungo termine, pensare anche a nuovi impianti. La strategia europea per l’idrogeno, infatti, ipotizza che entro il 2030 sarà necessario installare più di 40 GW di elettrolizzatori per produrre idrogeno verde da fonti rinnovabili e dagli 80 ai 120 gigawatt di solare ed eolico supplementari per un investimento variabile da 220 a 340 miliardi di euro. Obiettivi coerenti al raggiungimento, proposto sempre dalla stessa strategia, di 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2030. Del resto non dobbiamo mai dimenticare che l’aumento della quota di energia prodotta da impianti rinnovabili, lungi dall’essere un inconveniente, è l’essenza stessa della strategia europea del Green Deal che, tramite il principio della transizione energetica dal fossile alle rinnovabili, mira a una totale decarbonizzazione entro il 2050.

Le auto a idrogeno sono poco efficienti e troppo costose?

Un’altra osservazione critica molto comune è che le auto a idrogeno sarebbero poco efficienti e anti economiche rispetto a quelle a batteria e che conseguentemente non decolleranno mai mentre l’idrogeno rimarrà limitato ai grandi mezzi (camion, treni, grandi navi), come dimostrerebbe l’abbandono del progetto di auto a idrogeno da parte della Daimler. Ma le auto a idrogeno funzionano benissimo e non hanno nessun problema tecnologico. É vero che i costi delle fuel cell per l’automotive sono ancora esorbitanti, ma sono in rapida discesa e se si creassero le economie di scala di un mercato di massa rientrerebbero rapidamente in parametri accettabili sul mercato. Inoltre il costo delle batterie non è inferiore se si considera che hanno un ciclo di vita limitatissimo e bisogna sostituirle più volte nel ciclo di vita di una sola fuel cell.

Per creare le necessarie economie di scala c’è inoltre bisogno di una infrastruttura di distribuzione e rifornimento adeguata. E per realizzarla devono venir rimosse le barriere burocratiche e amministrative attualmente imposte all’installazione dei distributori. É necessario l’adattamento della direttiva europea per i carburanti alternativi (cosiddetta DAFI o Directive on Alternative Fuels Infrastructure) ai distributori di idrogeno, come già previsto dall’Europa.

E se è vero che la Daimler ha sospeso il suo progetto di auto a idrogeno, tanti altri costruttori come la stessa BMW continuano invece a progettare modelli a idrogeno. Proprio la Germania, con la sua “Nationale Wasserstoff Strategie”, prevede incentivi per oltre 7 miliardi di euro per l’installazione di una rete autostradale di distributori e l’acquisto di veicoli a idrogeno. Vorrà dire che i tedeschi li compreranno da BMW, Toyota, Honda, Hundai, GM, e non da Daimler…

https://www.huffingtonpost.it/entry/troppo-costoso-no-lidrogeno-serve-a-non-sprecare-energia-rinnovabile-di-a-consoli_it_5ff41cefc5b6ec8ae0b58015

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LES PROPOSITIONS DU PRÉSIDENT JUNCKER : NOUVELLES AMBITIONS ET ANCIENNES DIFFICULTÉS.

Par son discours sur l’état de l’Union prononcé au Parlement européen le 13 septembre dernier, le Président de la Commission européenne a voulu reprendre l’initiative politique alors qu’une « fenêtre d’opportunités » s’est ouverte en vue de la relance du projet d’intégration européenne après les élections françaises et allemandes. Juncker a tenté de tirer parti d’une opportunité politique particulièrement propice à une telle relance, alimentée par une série d’événements favorables. Ainsi, bien qu’ayant mis en question l’attractivité du projet européen, le Brexit permettra d’éviter qu’après mars 2019, le Royaume-Uni mette son veto à la révision des traités européens et au nouveau cadre de financement de l’Union européenne après 2020. Les chefs d’État et de gouvernement ont adopté une déclaration de principe le 25 mars 2017, dans laquelle ils réaffirment leur intention de relancer le projet d’intégration européenne par l’adoption d’une série de mesures dans les domaines de la sécurité, de la politique sociale et des relations extérieures de l’Union, qui devraient permettre de regagner le soutien politique des citoyens européens à l’égard de l’Union européenne. La reprise économique se généralise dans tous les pays de l’Union et le chômage, tout en demeurant élevé, a atteint son niveau le plus bas depuis neuf ans. L’attitude « isolationniste » de la nouvelle administration américaine a convaincu une bonne partie des dirigeants politiques européens que l’Europe devra davantage compter sur elle-même pour assurer sa propre sécurité. Et, enfin, l’élection du président Macron et ses déclarations concernant la construction d’une nouvelle souveraineté européenne assurent à la Commission européenne le soutien politique d’un grand pays de l’Union qui, dans le passé, a certes été à l’origine du projet européen mais qui en a également freiné le développement en diverses occasions (échec de la Communauté européenne de défense en 1954, crise de la chaise vide et compromis de Luxembourg en 1965/66, rejet de la Constitution européenne en 2005). Tirant parti de cette dynamique, le président Juncker a avancé dans son discours une série de propositions à la fois politiques et institutionnelles, dans le cadre du débat sur l’avenir de l’Union européenne. Les propositions formulées par le président de la Commission peuvent toutes être réalisées dans le cadre des traités en vigueur (contrairement à celles suggérées successivement par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En effet, la Commission européenne, dont l’une des fonctions consiste à être la « gardienne » des traités, n’a jamais à ce jour utilisé le pouvoir de formuler des propositions de révision de ces derniers, que lui confèrent l’article 48 du traité de Lisbonne ainsi que de précédentes dispositions, sur un pied d’égalité avec les États membres. Le projet Pénélope de 2002, qui constitue l’initiative la plus ambitieuse élaborée par la Commission en cette matière, a ainsi été déclassé par le président Prodi en une simple « étude de faisabilité » à la suite des réactions négatives du président de la Convention européenne, Giscard d’Estaing, et des commissaires eux-mêmes, qui n’avaient pas été impliqués dans la rédaction du projet (1).

1) Les propositions institutionnelles.

Concernant les institutions européennes et le processus décisionnel de l’Union, le président Juncker a soumis la quasi-totalité des propositions qui peuvent être mises en œuvre sans modification des traités et, donc, sans ouvrir la « boîte de Pandore » de la révision des traités (« boîte de Pandore » qui a en revanche été ouverte par le président Macron dans son discours à la Sorbonne). En quelque sorte, Juncker a « raclé les fonds de tiroir » de tout ce qu’il est possible de faire à traités constants pour améliorer ou simplifier le fonctionnement du processus décisionnel européen. Toutefois, comme nous le verrons plus loin, les propositions de Juncker ne sont pas exemptes de difficultés politico-institutionnelles, décelées dès l’entrée en vigueur du traité de Lisbonne (et qui ont entravé à ce jour la mise en œuvre des mesures en question).

1.1.) Le recours aux clauses « passerelles » pour permettre l’adoption de décisions à la majorité dans les domaines actuellement soumis à la règle de l’unanimité.

Le traité de Lisbonne a prévu la possibilité que le Conseil européen décide à l’unanimité d’introduire la règle de la majorité qualifiée pour statuer sur des mesures politiquement sensibles qui requièrent actuellement le vote unanime des États membres (par exemple, dans les domaines de la politique extérieure et de la fiscalité). De la même manière, le Conseil européen peut décider à l’unanimité de permettre la participation égale du Parlement européen (à savoir, la codécision) dans les cas dans lesquels le Conseil statue actuellement avec l’avis non contraignant de cet organe. Juncker a cité le marché unique parmi les domaines dans lesquels les décisions devraient être prises à la majorité qualifiée et a évoqué en particulier une série de mesures fiscales (au nombre desquelles l’impôt des sociétés, la TVA et la taxe sur les transactions financières) pour lesquelles l’unanimité devrait être remplacée par la majorité qualifiée. Bien que la proposition de Juncker soit dictée par le bon sens, eu égard aux difficultés auxquelles se heurte l’harmonisation fiscale dans l’Union européenne, la probabilité que les États membres renoncent au droit de veto dans le domaine fiscal sont très faibles, voire inexistantes. D’une part, certains États membres tirent un avantage économique de taille de la règle de l’unanimité, étant donné que le droit de veto leur permet d’appliquer des régimes fiscaux plus favorables en faveur des multinationales qui investissent sur leur territoire (citons les cas les plus fragrants de l’Irlande et du Luxembourg, mais aussi l’Autriche et les Pays-Bas qui tirent profit de l’absence d’harmonisation fiscale). D’autre part, le traité de Lisbonne a prévu une garantie procédurale supplémentaire vu que le parlement national d’un seul État membre peut bloquer la décision du Conseil européen dans un délai de six mois. Ainsi, en son temps, le Parlement britannique avait interdit à son gouvernement l’utilisation de cette clause du traité. Après le Brexit, il est prévisible que les parlements des pays susmentionnés adopteront des initiatives analogues (rappelons que l’Irlande a subordonné la ratification du traité de Lisbonne à l’obtention de garanties relatives au maintien de son régime fiscal). Par conséquent, la proposition du président Juncker d’utiliser les clauses passerelles dans le domaine de la fiscalité risque de ne pas emporter l’adhésion unanime du Conseil européen ou d’être bloquée par le veto préventif d’un parlement national.

1.2.) La fusion des présidences de la Commission et du Conseil européen.

Juncker a souhaité que l’Union européenne se dote d’un président unique, exerçant les fonctions actuellement distinctes de président de la Commission et de président du Conseil européen. L’idée n’est pas nouvelle étant donné qu’elle a été avancée pour la première fois par le député français Pierre Lequiller lors de la Convention européenne présidée par Giscard d’Estaing. À l’époque, la suggestion n’avait guère eu d’écho, notamment parce que de nombreux « conventionnels » des pays plus petits s’opposaient à l’institution d’une présidence stable pour le Conseil européen. Toutefois, ni le traité constitutionnel ni le traité de Lisbonne n’ont exclu la possibilité d’une fusion des deux fonctions, en ne prévoyant aucune incompatibilité dans leurs textes. La proposition a été ultérieurement relancée par Michel Barnier dans un discours de 2011, sans cependant recueillir davantage de soutien. A première vue, cette nouvelle proposition de Juncker semble elle aussi empreinte de bon sens, car elle simplifierait la structure institutionnelle de l’Union et, surtout, aux yeux des citoyens, les plus hautes fonctions de l’Union européenne seraient incarnées par une seule et même personne. En outre, la célèbre question de Kissinger (« L’Europe, quel numéro de téléphone ? ») trouverait enfin une réponse. Néanmoins, la proposition se heurte à des difficultés politico-institutionnelles découlant des fonctions différentes assumées par les deux présidents et, surtout, des dispositions des traités en vigueur :

a) Le président de la Commission européenne dirige une institution qui a pour tache de promouvoir l’intérêt général de l’Union (art. 17 TUE), alors que le président du Conseil européen œuvre pour faciliter la cohésion et le consensus au sein du Conseil européen (art. 15, par. 6, TUE). En d’autres termes, institutionnellement, le président de la Commission a un rôle d’initiative législative et de contrôle de l’application des traités et des mesures adoptées par les institutions. Quant au président du Conseil européen, il se pose en médiateur entre les positions divergentes des chefs d’État et de gouvernement et vise un consensus unanime. Il est manifeste que le rôle de la Commission européenne a évolué au fil des années et que son président est dès lors plus enclin à rechercher le consensus au sein du Conseil européen qu’à défendre bec et ongles les propositions de son institution (2). Toutefois, la fusion des deux fonctions risquerait indubitablement de renforcer cette tendance, plutôt que de l’atténuer.

b) Le président de la Commission européenne est élu pour cinq ans par le Parlement européen sur la base d’une proposition du Conseil européen, qui tient compte des résultats des élections européennes. Le Parlement européen a le droit de censurer l’action de la Commission et d’entraîner ainsi sa démission. Dans ce cas, le président de la Commission devrait lui aussi démissionner en cas de vote d’une motion de défiance. Pour sa part, le président du Conseil européen est directement élu par les chefs d’État et de gouvernement pour un mandat de deux ans et demi, renouvelable, sans aucune implication du Parlement européen. On imagine difficilement que les chefs d’État et de gouvernement acceptent qu’une éventuelle motion de censure de la Commission européenne par le Parlement européen puisse entraîner la démission du président du Conseil européen. Dans le cas contraire du maintien du président du Conseil européen dans ses fonctions, le dualisme qui existe actuellement serait rétabli de facto.

Par conséquent, même si elle est réalisable à traités constants, l’idée de fusionner les fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen risque de se heurter aux obstacles politiques et institutionnels décrits ci-dessus. Il conviendrait dès lors de modifier les traités afin d’éliminer les contradictions présentes dans les dispositions actuelles. A cela, s’ajoute encore le fait que la fusion des deux présidences est susceptible de renforcer l’aspect intergouvernemental de la désignation et de la fonction du président du Conseil européen, au détriment de la méthode communautaire basée sur le droit d’initiative de la Commission européenne, le vote à la majorité et la mission de contrôle politique du Parlement européen, que Juncker voudrait précisément renforcer par ses propositions. L’expérience tirée de l’élaboration conjointe de documents par les quatre ou cinq présidents des institutions européennes en vue de la consolidation de l’Union économique et monétaire (dont les feuilles de route ont été écartées par le Conseil européen) ne contredit pas, mais renforce plutôt cette conclusion.

1.3.) L’institution d’un ministre européen de l’économie et des finances, qui devrait être le commissaire européen en charge de l’économie et des finances et le président de l’Eurogroupe.

La proposition d’instituer la fonction de ministre européen de l’économie, gérant une ligne budgétaire pour la zone euro, contrôlant l’application correcte des dispositions relatives à l’UEM, présidant l’Eurogroupe, étant l’interlocuteur privilégié de la Banque centrale européenne et répondant de son action devant le Parlement européen (éventuellement composé uniquement des députés de la zone euro) est également une proposition dictée par le bon sens, qui renforcerait à la fois l’efficacité et le caractère démocratique des institutions européennes. Toutefois, l’idée de confier cette fonction au commissaire en charge des affaires économiques (actuellement, le français Moscovici) pose des problèmes analogues de nature institutionnelle et de possibles conflits d’intérêts :

a) le président de l’Eurogroupe est lui aussi désigné par les États membres sans intervention du Parlement européen, tandis que, bien qu’étant initialement désigné par les États membres, le commissaire en charge des affaires économiques reçoit l’approbation du Parlement européen et est responsable devant ce dernier à l’instar de tous les membres de la Commission européenne ;

b) en tant que membre de la Commission européenne, le commissaire chargé des affaires économiques exerce un droit d’initiative législative à l’égard de l’Eurogroupe. Exercer simultanément le droit de proposition propre à la Commission européenne et la fonction de médiation propre au président de l’Eurogroupe pourrait occasionner un conflit d’intérêts entre les deux fonctions (étant donné que le président de l’Eurogroupe doit, institutionnellement, rechercher un compromis afin de faciliter la conclusion d’un accord sur une proposition de la Commission européenne). En outre, la fonction de supervision de l’application des dispositions du traité, propre à la Commission européenne, pourrait être influencée par sa désignation par les États membres, que le Commissaire aux affaires économiques serait contraint de sanctionner en cas de violation des dispositions européennes.

La comparaison faite traditionnellement avec la double casquette du haut représentant pour la politique étrangère (Federica Mogherini), qui est à la fois vice-président de la Commission européenne et président du conseil « Affaires étrangères » n’est pas pertinente. En effet, d’une part, la Commission européenne ne possède pas le pouvoir d’initiative législative dans le domaine de la politique étrangère et le Conseil « Affaires étrangères » délibère à l’unanimité dans la très grande majorité des cas, raisons pour lesquelles d’éventuels conflits d’intérêts entre les deux fonctions sont exclus. D’autre part, le Conseil « Affaires étrangères » prend habituellement des décisions de nature exécutive, et non législative, comme l’envoi de missions de paix ou d’observation des élections sensibles, la définition de stratégies politiques à l’égard d’un pays tiers ou l’imposition de sanctions à des pays qui ne respectent pas les droits de l’homme. Dans de tels cas, le haut représentant pour la politique étrangère exerce des fonctions de nature exécutive, tant en sa qualité de vice-président de la Commission qu’en celle de président d’une formation du Conseil.

Par conséquent, tandis que la fonction de haut représentant pour la politique étrangère ne comporte pas de conflits d’intérêts potentiels avec celle de vice-président de la Commission européenne, il pourrait en aller autrement dans les relations entre la fonction de président de l’Eurogroupe et celle de Commissaire en charge des affaires économiques et financières.

1.4.) Le renforcement de la zone euro et la création d’une ligne budgétaire

Le président Juncker est essentiellement préoccupé par l’unité des 27 pays au sein de l’Union européenne et n’est pas favorable au « dédoublement » de l’Union en deux cercles concentriques. Il n’exclut pas que des initiatives soient mises en œuvre par des groupes plus restreints de pays, mais il ne propose pas un renforcement institutionnel de la zone euro (voir le troisième scénario du Livre blanc de la Commission sur l’avenir de l’Europe). Par conséquent, Juncker n’a pas proposé la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens, comme le suggérait le président Macron, mais uniquement d’une ligne budgétaire dédiée à la zone euro dans le cadre du budget de l’Union européenne. Conformément à son intention d’agir à traités constants, Juncker propose en réalité la création d’un instrument financier de stabilisation macroéconomique dans le cadre du budget de l’Union européenne, qui puisse être utilisé en faveur des pays disposant de la monnaie unique (alors que la création d’un budget autonome pour la zone euro financé par des impôts européens nécessiterait la modification des traités).

1.5.) La démocratisation de l’Union européenne.

Fidèle à son approche générale consistant à agir dans le cadre des traités existants, Juncker se déclare favorable à la poursuite de l’expérience des « Spitzenkandidaten » lors des prochaines élections européennes et manifeste, en son propre nom et avec prudence, son soutien à la proposition plus déterminée du président Macron et d’autres dirigeants européens de créer des listes transnationales pour les élections de 2019. Dans son discours, Juncker exprime son appui à l’organisation de conventions démocratiques de citoyens européens, comme proposé par le président Macron, afin de poursuivre le débat sur l’avenir de l’Europe en 2018. Les autres propositions de Juncker pour la démocratisation de l’Union portent sur l’utilisation des clauses passerelles pour accroître le vote à la majorité et sur la fusion des fonctions de président de la Commission et de président du Conseil européen, dont nous avons déjà souligné la difficulté.

2) Les propositions politiques.

Dans son discours sur l’état de l’Union et dans sa lettre d’intention adressée au président du Parlement européen et au président du Conseil, Juncker énumère une série de propositions significatives que la Commission européenne s’engage à présenter en partie dans le courant de l’actuelle législature (18 prochains mois) et en partie à l’horizon 2025 (même si Juncker ne peut engager la prochaine Commission européenne qui sera renouvelée en 2019). Juncker a recours à la méthode traditionnellement utilisée par la Commission européenne dans le cadre de l’élaboration de ses programmes de travail (à savoir la « feuille de route » qui expose la teneur essentielle des diverses propositions et leurs dates de présentation). Une analyse rédigée par la task force de la Commission européenne souligne, et ce n’est pas un hasard, que 80% des propositions formulées le 27 septembre par le président Macron coïncident avec les propositions avancées par Juncker dans le programme de travail de la Commission européenne.

Un examen détaillé des propositions annoncées par Juncker dans son discours et dans sa lettre d’intention adressée aux présidents des deux institutions européennes n’a pas sa place dans cet article. Il convient toutefois de mettre en évidence la volonté du président Juncker d’avoir recours au droit d’initiative de la Commission européenne pour renforcer la croissance économique et les investissements (en particulier par un train de mesures dans le domaine du marché unique numérique), réaliser une Union européenne de l’énergie par des propositions ambitieuses en matière de changements climatiques, élaborer une nouvelle stratégie pour la politique industrielle de l’Union européenne (malgré l’insuffisance des compétences prévues par le traité) et consolider le marché intérieur. En particulier, il importe de mettre en exergue l’intention du président Juncker de présenter un train de mesures intitulé « justice fiscale » pour la création d’un espace TVA unique et une proposition autorisant l’imposition des bénéfices générés par les multinationales grâce à l’économie numérique. Vu les critiques dont le président Juncker a fait l’objet pour avoir permis dans le passé les pratiques permissives du Luxembourg en matière de régime fiscal applicable aux multinationales, il s’agit d’un juste retour des choses. Dans le domaine de la politique sociale, Juncker se borne à proposer la proclamation par les institutions européennes du socle européen des droits sociaux, ainsi que la création d’une autorité européenne du travail afin de renforcer la coopération entre les autorités nationales et d’autres initiatives en faveur d’une mobilité équitable, telles que le numéro de sécurité sociale européen. Sans minimiser la portée symbolique d’une nouvelle charte européenne des droits sociaux, on ne peut que difficilement affirmer que cette initiative concrétise l’objectif d’une Europe plus sociale, comme annoncé dans la Déclaration de Rome du 25 mars 2017. D’autres mesures à caractère législatif, et, partant, contraignantes pour les États membres seraient nécessaires sur le plan social pour regagner le soutien des citoyens à l’égard du projet européen. Citons notamment l’institution d’un revenu minimum européen et/ou la création d’une allocation européenne de chômage, mesures déjà proposées par certains pays de l’Union et par le Parlement européen. Il ne fait aucun doute que l’insuffisance de l’actuel budget européen et le manque de nouvelles ressources propres sont des obstacles majeurs à la mise en œuvre de telles mesures, qui pourraient néanmoins être financées provisoirement par des contributions financières des États membres, à condition que ceux-ci soient exemptés de l’obligation de respecter le critère des 3% du déficit annuel de leur budget national. Les propositions de Juncker dans le domaine du renforcement de l’Union économique et monétaire sont davantage significatives. Elles prévoient la transformation de l’actuel Mécanisme européen de stabilité (MES) en un véritable Fonds monétaire européen géré par le futur ministre européen des Finances, ainsi que la création d’une ligne budgétaire consacrée à la zone euro prévoyant une aide financière aux réformes structurelles nationales, ayant une fonction de stabilisation macroéconomique de la zone euro et facilitant la convergence économique des pays qui ne disposent pas encore de la monnaie unique. Toutefois, dans la mesure où les propositions de Juncker se basent sur les traités actuels, la création de tels instruments financiers sera confrontée au caractère limité de l’actuel budget européen et ne saurait représenter l’embryon d’un futur budget « fédéral » européen, requérant, a fortiori, l’institution préventive de nouvelles ressources propres. Les propositions de Juncker relatives à la politique migratoire et à un espace de justice et de droits fondamentaux basé sur la confiance mutuelle méritent également une mention particulière. Citons notamment dans ce cadre le train de mesures en matière de lutte contre le terrorisme qui devrait renforcer la sécurité des citoyens européens et contribuer à une meilleure perception par ceux-ci de la valeur ajoutée du projet européen. Soulignons également l’initiative législative programmée pour l’automne 2018 visant à améliorer le respect de l’État de droit dans l’Union européenne. Sur ce plan, les institutions européennes avaient perdu une partie de leur crédibilité en renonçant jusqu’à présent à lancer la procédure prévue par l’art. 7 du traité à l’encontre de la Hongrie et de la Pologne afin de constater l’existence d’une violation grave et persistante par ces États membres des valeurs de démocratie et d’état de droit. Il est certain que la nécessité d’obtenir l’unanimité au Conseil européen pour constater l’existence d’une telle violation limite fortement le caractère dissuasif de l’article 7 du traité, mais l’incapacité d’intervenir pour défendre les droits fondamentaux dans l’Union européenne a fortement miné la crédibilité de l’Union dans sa dénonciation des violations du même genre commises par des pays tiers. Par conséquent, l’initiative annoncée par le président Juncker est positive.

3) Conclusions.

Cette brève analyse des propositions formulées par le président Juncker dans son discours permet de conclure que ses propositions institutionnelles n’ont que peu de probabilités de voir le jour en raison des obstacles politico-institutionnels difficilement surmontables sans une révision des traités (suppression des clauses restrictives et des incompatibilités entre les dispositions en vigueur). La seule exception concerne la création d’une ligne budgétaire pour la zone euro dans le cadre de l’actuel budget de l’Union européenne. Cette proposition réitère en réalité sous une autre forme la suggestion de création d’un instrument financier à l’intention des pays de la zone euro, préconisée dans le « Blueprint » de la Commission européenne de novembre 2012. Il en va par contre autrement pour les propositions portant sur la teneur des politiques, dont l’adoption pourrait constituer un élément significatif de la relance du projet européen (même si l’institution d’un instrument contraignant dans le domaine de la politique sociale continue à faire défaut, alors qu’il permettrait aux citoyens européens de percevoir la valeur ajoutée de l’Union européenne dans la lutte contre le chômage et l’exclusion sociale). Le discours du président de la Commission européenne n’est donc pas « le baroud d’honneur d’un fédéraliste obstiné » (3), mais plutôt une tentative visant à rendre à la Commission européenne le rôle « monnetien » d’initiative législative et d’interprète privilégié de l’intérêt européen. Toutefois, les propositions les plus marquantes de Juncker ont été reléguées au second plan par les propositions encore plus ambitieuses formulées par le président Macron dans son discours à la Sorbonne du 27 septembre. Le président Macron ne s’étant pas borné aux interventions pouvant être réalisées à traités constants, mais s’étant projeté dans la perspective des deux prochaines élections européennes et, partant, à l’horizon 2025, ses recommandations sont plus ambitieuses que celles de Juncker, aussi bien sur le plan institutionnel que politique, étant donné qu’elles visent à créer une souveraineté européenne et à modifier les structures institutionnelles actuelles (budget distinct pour la zone euro, réduction du nombre de commissaires, élection de la moitié du Parlement européen sur des listes transnationales, création d’une force d’intervention et d’un budget commun pour la défense, création d’une véritable corps de police commun aux frontières externes de l’Union). Ce n’est pas un hasard si le président Juncker a transmis aux chefs d’État et de gouvernement un document rédigé par sa task force pour la stratégie politique, dans lequel il souligne l’importante convergence des propositions des deux dirigeants (80% des propositions de Macron auraient déjà été proposées ou seraient incluses dans le programme de travail de la Commission présenté par Juncker) et précise que les propositions les plus ambitieuses du président Macron requièrent une modification des traités et, donc, des délais d’exécution plus longs. Quoi qu’il en soit, ainsi que nous l’avons indiqué, les propositions institutionnelles du président Juncker nécessitent en réalité elles aussi des modifications des traités destinées à supprimer les clauses de sauvegarde et les incompatibilités présentes dans les dispositions du traité de Lisbonne.

Notes de bas de page :

  1. En réalité, même si la Commission européenne n’a jamais avancé de propositions formelles de modification des traités, le président Delors et son équipe de négociateurs ont obtenu des modifications significatives des traités en vigueur aussi bien lors de la conférence intergouvernementale ayant débouché sur l’Acte unique (extension des compétences communautaires, augmentation du nombre des dispositions soumises au vote à la majorité, accroissement des pouvoirs du Parlement européen, introduction de l’intégration différenciée sur le marché unique (art. 100, par 4, TCE) que durant celle de Maastricht consacrée à l’Union économique et monétaire.
  2. Il serait difficilement envisageable que la Commission européenne retire aujourd’hui sa proposition relative au programme Erasmus, comme le fit la Commission Delors en 1986, parce que le Conseil avait demandé une réduction de plus de 50% du budget du programme. De la même manière, la Commission pourrait difficilement obtenir aujourd’hui l’adoption du projet Galileo qui, au moment de sa présentation, s’était heurté à l’opposition de plusieurs Etats membres (Allemagne, Royaume-Uni, Pays-Bas et Danemark) représentant une minorité de blocage.
  3. Voir l’article de Riccardo Perissich « UE: l’ultimo urrà del Presidente Juncker » du 23/09/2017 (http://affarinternazionali.it/2017/09/ue-urra-pe-juncker/).

Paolo Ponzano – Professeur de gouvernance européenne et d’histoire de l’intégration européenne au Collège européen de Parme.

Vers une technologie Solaire Thermodynamique (CSP) plus propre et moins couteuse

solare_termodinamico_sali_fusiSolaire thermodynamique; une technologie du futur, ou déjà une réalité?
Nisrine Kebir, membre du comité scientifique du CETRI a visité l’usine d’Archimede Solar Energy à Massa Martana (Perouse – Italie), et voici sa réflexion sur cette technologie interesseante.

Le développement des sources des énergies propres au service de la préservation de l’environnement ne cesse de s’accélérer avec le changement climatique qui devrait s’accentuer dans les prochaines années. Néanmoins, la gestion et la valorisation des systèmes de production de ces énergies en fin de vie deviennent un souci majeur. Toujours est-il que plusieurs études se font sur les modes de décomposition et de recyclage des panneaux photovoltaïques ou de l’éolienne, mais qu’on est-il de la technologie solaire thermodynamique (CSP)?

Bien que l’installation soit simplement recyclable après démantèlement, l’élimination écologique des huiles synthétiques ou minérales faisant partie du processus de production représente une préoccupation environnementale de taille, en raison de leur caractère extrêmement polluant vis-à-vis du sol et de l’eau. C’est delà que la société Archimede Solar Energy (ASE) née en 2007 a fait un pas en avant vers la recherche de solutions réduisant l’impact de la technologie sur l’environnement.

Cette dernière a développé conjointement avec le centre de recherche italien ENEA un brevet pour un cycle combiné qui utilise exclusivement les sels fondus comme fluide caloporteur, ce qui a rendu l’utilisation de ces huiles dispensable, pour cette technologie.

Angelantoni
Gianluigi e Federica Angelantoni

D’ailleurs, le nom de la société s’inspire du génie Archimédien ayant historiquement utilisé des miroirs ardents pour défendre la ville de Syracuse en Sicile, contre les romains en 213 avant J.C, il y a plus que 2000 ans.

D’autant plus que le cœur biodégradable de ce système moderne à sels fondus est économique et disponible en grande quantités étant un simple mixte de nitrate de sodium et de potassium. En plus, il est à très faible risque d’inflammation et d’incident d’exploitation, sans oublier le fait que l’huile synthétique doit être changée régulièrement soit un pourcentage approximatif de 2% à 3% de l’ensemble du volume de la centrale annuellement, ce qui amplifie davantage le risque. En ce qui concerne le processus thermodynamique, le maintient de la température du fluide caloporteur au niveau opérationnel désiré est assuré grâce à la tubo_ricevitore-solare-angelantonistructure et la conception ingénieuse des tubes des récepteurs solaires développés par ASE sous licence ENEA, et qui garantissent des performances optique, thermique et de stabilité spéciales. Ces récepteurs solaires sont caractérisés principalement par une technologie qui rassemble des matériaux hétérogènes à savoir:

?? Le verre borosilicate doté d’un revêtement antireflet déposé sur les surfaces interne et externe. Un traitement hydrophobe de la surface externe est en mesure d’incrémenter la résistance du revêtement antireflet aux agents atmosphériques et de compléter la technologie de l’enveloppe protectrice.

? ?L’acier inoxydable austérique sélectionné pour optimiser la résistance à la corrosion.

? Le CERMET pour aider à maximiser l’absorption de l’irradiation solaire et minimiser son émission garantissant ainsi un facteur de conversion d’énergie solaire en énergie thermique élevé.

?? Un revêtement nano composite composé d’une couche supérieure en matière céramique avec un haut pouvoir antireflet aux radiations visibles et d’une couche inférieure en matière métallique permettant de réfléchir les radiations infrarouges.

En résumé, on peut dire qu’une telle technologie a permis de simplifier la configuration de l’installation conventionnelle en éliminant l’échangeur de chaleur du système thermique d’accumulation vu que le fluide qui circule dans le champ solaire du système est identique. Elle a permis aussi de réduire le volume des réservoirs de stockage de deux tiers grâce aux températures atteintes qui s’élèvent à 580 C° au lieu de 400 C°, ce qui se traduit par des baisses de coût avoisinant les 30%.archgimede solar

Cette technologie, en fait, a déjà été testée en 2010 sur un système de 5MWp installé par ENEL a Priolo, symboliquement prés de la ville de Syracuse, et en 2013 sur un DEMO-Plant de recherche d’une puissance de 2MW installé localement au niveau d’une plateforme de la société Archimede Solar dans la ville italienne de Massa Martana. Actuellement, une centrale thermodynamique «CSP» à sels fondus est en cours de construction en Chine d’une puissance de 450 MW, prévue d’être opérationnelle en 2017.

sede_archimede (1)

 

Jeremy Rifkin était à Bruxelles avec la Commission Juncker

Jeremy Rifkin était à Bruxelles pour tenir une série de discussions avec la Commission Juncker (nouvellement créée) et les nouveaux dirigeants du Parlement européen.
A cette occasion, était une réunion avec la radio
TV Oorobarl, et d’expliquer les principes de la nouvelle économie de partage, qui est le sujet de son nouveau livre, Economie coût marginal de zéro
Au-delà de la capitale, vers une économie partagée
06’18 « 11/11/2014
Le retour du Prophète économie / 1
« Le rêve européen / 2
Jeremy Rifkin est maintenant vantant une nouvelle révolution | 3
Avec l’économie numérique sera de réduire les coûts et la croissance sera plus de vitesse / 4
Nous avons rencontré un économiste au Parlement européen / 5
Jeremy Rifkin est retourné en Europe une nouvelle prophétie 6 /
Mais cette fois, on peut dire que votre vision du monde a déjà commencé à mettre en œuvre / 7
Et maintenant, vous voulez sortir de l’avant / 8
Le coût marginal de la Communauté, zéro, est le centre de Nboitkm. Mma signifie / 9
Il est le titre de mon nouveau livre, et ne doit pas être effrayant / 10
Il est facile de comprendre le sens du coût marginal de la communauté, zéro / 11
Actuellement, trois milliards de personnes connectées à Internet dévoile / 12
« Produits de consommation | 13
Et pas le vendeur, pas l’acheteur, pas le propriétaire, et ne tiennent pas compte, mais produit de consommation / 14
Personnes produites et ont partagé leur propre musique / 15
Sur l’Internet à un coût proche de zéro, et que l’industrie de la musique Ptjaozhm / 16
Partager leurs nouvelles et des médias / 17
 »
Après de nombreux ouvrages, dont « La fin du travail», «économie de l’hydrogène
Et
 »
Et à un certain moment, chacun d’eux devient
 »
Le coût marginal est proche de zéro, et que Ptjaozhm pour les journaux / 18
Les gens produisent des vidéos sur YouTube, contournant ainsi la TV / 19
Dynamics sont les mêmes. Nous parlons maintenant avec plusieurs dirigeants européens / 20
… Ici, au Parlement européen réuni le régime du président Schulz, le nouveau comité / 21
Pourquoi demandez-vous des dirigeants européens pour assurer accélérer ces processus / 22
Je suis d’accord avec l’austérité, et avec les réformes du marché du travail et de l’impôt / 23 marché
Mais si nous nous sommes arrêtés Anz cette limite, il ne sera pas suffisant / 24
Nous assistons à la baisse de la seconde révolution industrielle / 25
Chaque révolution économique apporte avec elle de nouvelles technologies dans les domaines des télécommunications / 26 champ
Nouvelles sources d’énergie, et un nouveau moyen de transport / 27
Nous sommes toujours liés à un réseau central connectivité / 28
Sources d’énergie anciennes tels que le carburant, Almstanat, et l’énergie nucléaire / 29
Et les moyens de transport, comprenant le vieux combustion interne / 30 moteurs
Nous ne pouvons plus produire de coordination avec ces moyens, et l’économie est plus progressant / 31
Les jeunes ne trouvent pas de nouveaux emplois dans ce Aldharov / 32
Ye voir le réseau de communications clé Anternit Kaanasra / 33
En Allemagne, comme vous le savez, je l’ai informé la chancelière allemande Depuis son arrivée / 34
L’Allemagne a maintenant 27% de l’énergie verte Almtaatjaddedh, soleil et le vent / 35
Et commencé à mettre en place Anternit énergie / 36
Je BDAO dans le développement du réseau électrique et de développer le réseau d’énergie et Anternit numérique intelligent / 37
Donc, il peut être pour des millions de personnes de produire leur propre énergie verte, les coopératives de personnel / 38 pour l’électricité
Et il a été envoyé au réseau électrique et à l’Internet révèle numérique / 39
Heck et Del énergie électrique à travers l’Allemagne et l’Europe / 40
Comment pouvons-nous assurer une concurrence / 41
Moyens chacun connecté à l’Internet révèle / 42
Human tout combiné dans environ 10 ans
Vous pouvez utiliser toutes ces grandes données provenant de ces trois / 43 réseaux
Et chacun d’entre nous peut être un produit de consommation / 44
Et la production et l’échange de produits et de nos services / 45
Que faible coût marginal sur le marché / 46
Ou coût marginal proche de zéro dans cette mutuelle émergents / 47 économie
Diffusez nos voitures, la participation de nos appartements, nos maisons, nos vêtements et nos outils / 48
Cela se fait déjà à la jeunesse de cette génération / 49
Mais ici nous avons des questions très importantes ici / 50 Adresse
Nous devons nous assurer que ceux-ci émergent Internet des choses / 51
Aurons-nous tous l’utilisation, les connexions sont neutres / 52 réseau
Et il est pas approprié par le nombre limité d’entreprises et d’usines / 53
Nous nous assurons données personnelles / 54 la sécurité
Doit être, toutes les créations et contenu, garantis. Ntkhadd et nous ont à se méfier du terrorisme-mail / 55
… Je l’ai écrit que ce serait la fin du capitalisme / 56
Je ne dis pas qu’il ne le fait pas
«Je dis que le capitalisme va voir un changement / 57
Parce que le système capitaliste est en train de donner naissance à un nouveau bébé / 58
« Partage de l’économie dans les zones communes / 59
Cela signifie la création d’un parent / 60
Jusqu’à présent sur le capital les entreprises doivent s’adapter à cette nouvelle commande de naissance / 61
Ce Bngdath, lui permettant de respirer, le laisser grandir. Et au cours des 25 prochaines années / 62
Nous allons avoir économistes Ndamin prospérer et l’un de l’autre côté / 63
Parent, le capitalisme et le nouveau contrôle des naissances, qui désormais mûri / 64
Nous constatons déjà, notre jeunesse / 65
Passer une partie de leur vie dans le marché de l’immobilier, dans l’économie d’échange et d’autres produisent et l’échange / 66
Non seulement les vidéos et les nouvelles de leur propre, mais aussi leur propre / 67 énergies renouvelables
Autopartage leurs produits imprimés système à triple dimensions, le partage dans leur voiture par / 68
« Coût marginal Société de zéro
Dans mon livre
Ce soi-disant né
 »
Partager leurs maisons et de leurs maisons par / 69
Donc, il est déjà économique avec le nouveau double Enbat / 70 génération numérique
« Il ya dix ans, je écrit un livre« Le rêve européen / 71
«Je suis ma possession ce livre / 72
Était attendu à surperformer l’Europe, les États-Unis d’Amérique a salué Nmodj / 73 croissance économique
Dix ans plus tard, nous sommes ici en face de cette crise économique / 74
Nous essayons très difficile de sortir de cette crise / 75
Celui qui a demandé, où se trouve Kte / 76
Je vais vous dire où vous se trouve déjà / 77 Kte
Je ai un problème dans les derniers stades de la seconde révolution industrielle / 78
Saluant les prix du carburant et du carburant a continué d’augmenter / 79
Dans le même temps, nous utilisons Alticnologia / 80
Comme la combustion interne et centrale moteurs Electricité / 81
Ils ont perdu leur productivité / 82
Ce que nous voyons maintenant est la somme de l’infrastructure de la révolution industrielle / 83
Comme les technologies et énergies / 84
Télécommunications, l’énergie et le transport savaient prospère / 85
Par conséquent, nous nous trouvons, nous tous dans une position inconfortable très / 86
Il est considéré comme un point de transit entre les deux révolutions industrialisés / 87
Bien que l’Europe mène maintenant la troisième révolution industrielle / 88
Anternit réseau de communication, qui se réunit les énergies renouvelables Pantrnett / 89
Et de stock Blogisticah transports / 90-connexes
L’Union européenne se dirige maintenant à la substance Internet / 100
Voilà le rêve Aruba pour la deuxième phase de son voyage / 101
«Je l’ai écrit
L’Union européenne veut parler de nouveaux investissements et des infrastructures / 102
Et sur la façon d’intégrer un marché unique / 103
Thalta et comment nous pouvons numériser Europe / 104
Nous avons regroupé. Maintenant, chacun d’eux avec une certaine / 105
Et voici ce que fait Christdt demain matin
. Avec la nouvelle commission, il y aura une nouvelle ère / 106
.jeremy Rifkin, je vous remercie beaucoup / 107
Soyez le bienvenu. Merci

Jeremy Rifkin à Paris pour l’économie collaborative ce 4 juin 2015

4 Juin 2015 à Paris – Économie collaborative : l’entreprise se réinvente ici, lors d’une journée thématique World Forum for a Responsible Economy. A ne pas manquer, les témoignages de 10 experts internationaux, dont Jeremy Rifkin.

La Troisième Révolution Industrielle en marche: revue de presse du Master Plan pour la Région Nord-Pas de Calais

 
Un mois aprés le World Forum de Lille et de la révélation du Master Plan confié à Jeremy Rifkin par la Chambre de commerce et d’industrie de la région Nord de France et le Conseil régional du Nord-Pas de Calais, découvrez la revue de presse des initiatives au coeur de la Troisième Révolution Industrielle

Jeremy Rifkin présente le Master Plan de la Troisième Révolution Industrielle pour la Region du Nord Pas de Calais

 
Le 25 octobre Jeremy Rifkin a presentè le Master Plan de Troisième Révolution Industrielle à conclusion du World Forum de Lille.
 
5000 persons venues à Lille de toute la France ont assistè à son discurs final et tributè à l'economiste americain un applause chaud et prolongè à la conclusion de son discours.

Le Caporalato sur Cash Investigation de France 2: esclavage moderne en Italie

 
Pour les consommateurs, la baisse du montant de leur Caddie serait mieux, forcément mieux. Mais le bonheur des uns ne ferait-il pas le malheur des autres? Cette pression sur les prix a-t-elle un coût pour la main-d'oeuvre qui récolte, ramasse ou pêche les aliments?

Le Nord-Pas-de-Calais prépare sa révolution industrielle

 
Jeremy Rifkin va aider la région Nord-Pas-de-Calais à préparer sa révolution industrielle. Un chantier sans précédent, une première en France.

La Troisieme Revolution Industrielle est en marche dans la Region Nord/Pas de Calais

 
La Chambre de commerce et d’industrie de région Nord de France et le Conseil régional Nord-Pas de Calais ont confié à Jeremy Rifkin l’élaboration d’une feuille de route (Masterplan) engageant la région vers la transition énergétique.
 

 

Angelo Consoli, président du CETRI-TIRES, Cercle Europeenne pour la Troisieme Revolution Industrielle, fait partie des groupes de travail pour la preparation du Masterplan.

STOP VIVISECTION: un million de signatures pour mettre fin à l’expérimentation animale

 
Chers amis,
 
La directive européenne 2010/63 "relative à la protection des animaux utilisés à des fins scientifiques", a ignoré les voix qui se sont élevées contre l’expérimentation animale

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