Tuesday, June 28, 2022

Biodiversità: la Commissione europea adotta e presenta il Pacchetto Natura, ovvero la legge per il ripristino degli habitat e il nuovo regolamento sui pesticidi

Per la prima volta l’Europa mira a dotarsi di uno strumento con obiettivi vincolanti per il risanamento della natura. Le associazioni che hanno chiesto sostegno a Gentiloni: “E’ come una nuova direttiva Habitat. Ora rapida approvazione di Parlamento e Consiglio e piena attuazione ovunque, Italia inclusa”.

“La Commissione europea ha fatto proprio il cosiddetto “Pacchetto Natura”, ovvero la proposta di legge per il ripristino degli habitat naturali europei (“Restoration Law”) e il regolamento per l’uso sostenibile dei pesticidi (che sostituisce la precedente direttiva). Entrambi, quando approvati, diventeranno regolamenti vincolanti, a vantaggio della biodiversità, del clima e del benessere dei cittadini”.

Lo dichiarano 30 associazioni ambientaliste e della società civile a commento della decisione del Collegio dei Commissari europei di oggi, 22 giugno 2022, di presentare ufficialmente alle istituzioni europee il “Pacchetto Natura”, cuore del percorso della nuova Strategia Ue sulla biodiversità e in generale del Green Deal europeo.

“Mai prima d’oggi – dichiarano le associazioni che nei giorni scorsi hanno scritto al Commissario Paolo Gentiloni per chiedere di sostenere l’iniziativa – l’Unione europea aveva inteso dotarsi di uno strumento vincolante come la Restoration Law, indispensabile per ridare salute e funzionalità alle specie e agli habitat naturali e seminaturali del continente, dalle zone umide alle coste, dalle foreste alle torbiere eccetera.

“Con la seduta di oggi, la Commissione ha fatto propria questa proposta, che, sebbene non perfetta, rappresenta un forte tentativo di invertire la tendenza della perdita di biodiversità e contrastare il cambiamento climatico, con obiettivi ambiziosi e vincolanti e una tempistica precisa, tali da fare della proposta una sorta di nuova Direttiva Habitat, esattamente 30 anni dopo.

“Tra le previsioni della proposta di legge, il ripristino dell’80% degli habitat europei in cattive condizioni, lo stop al declino degli impollinatori entro il 2030 e la successiva inversione di tendenza, l’aumento di biodiversità nei terreni agricoli e di spazi verdi urbani, il ripristino degli habitat marini, il ripristino del flusso libero di almeno 25mila chilometri di fiumi e molto altro ancora.

“Di grande importanza è altresì la proposta di nuovo regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi, che si inserisce nel percorso di trasformazione in senso ecologico e di tutela della biodiversità dell’agricoltura europea e che rappresenta un’ulteriore grande speranza per la conservazione della natura del continente, oltre che per la salute dei suoi cittadini.

“Per entrambi i provvedimenti il lavoro contrario di molte lobby è stato – e continuerà ad essere notevole ed anche per questo ringraziamo il Commissario Paolo Gentiloni e l’intero Collegio dei Commissari, per aver accolto le istanze del mondo ambientalista, della società civile e dei cittadini europei e aver dato seguito alla volontà quasi unanime espressa dal Parlamento europeo nel giugno dello scorso anno.

“Ora lavoreremo per convincere il Parlamento a migliorare taluni passaggi delle proposte e spingeremo per una rapida approvazione dei due regolamenti e la loro piena attuazione nazionale, un passo davvero importante per la biodiversità europea e italiana”.

Per conto delle associazioni: Altura – Altritalia Ambiente – Animal Law Italia – Apincittà – Associazione Italiana Turismo Responsabile – Associazione Terra! – CAI Club Alpino Italiano – CIRF Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale – CIWF Italia – Enpa – Federazione Nazionale Pro Natura – Fondazione Capellino – Greenpeace Italia – info.nodes – ISDE Medici per l’Ambiente – Italia Nostra – Lav Legambiente – Leidaa – Lipu-BirdLife Italia – LNDC Lega nazionale per la difesa del cane Marevivo – Mountain Wilderness Italia – OIPA – Rete Semi Rurali – Salviamo l’Orso – The Good Lobby – Touring Club Italiano – VAS Verdi Ambiente e Società – WWF Italia

Fonte: Biodiversità: la Commissione Europea adotta e presenta il Pacchetto Natura, legge ripristino habitat e il nuovo regolamento pesticidi – Lipu Onlus – 22 giugno 2022

“AMBIENTE CLIMA FUTURO”: LA TUTELA AMBIENTALE IN ITALIA MAPPATA CON OLTRE 1500 IMMAGINI IN MOSTRA FINO AL 4 SETTEMBRE 2022

Inaugurate lo scorso 18 giugno la grande mostra nazionale a Bibbiena (AR) e le 100 mostre locali in tutta Italia

Presentato ufficialmente il progetto “AMBIENTE CLIMA FUTURO”, la prima iniziativa di documentazione fotografica e analisi interpretativa del fenomeno della tutela ambientale nel nostro Paese, promossa da FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e Fondazione CENSIS e realizzata da fotografi professionisti e amatoriali.

Lo scorso 18 giugno è stata inaugurata a Bibbiena (AR) dal Presidente della FIAF, Roberto Rossi, alla presenza del Sindaco Filippo Vagnoli, il Consigliere della Regione Toscana Vincenzo Ceccarelli, gli sponsor del progetto, gli autori, numerose altre autorità e un folto pubblico di oltre 500 persone provenienti da tutta Italia, la grande mostra fotografica nazionale AMBIENTE CLIMA FUTURO e, in contemporanea e collegamento streaming, le 100 mostre locali organizzate dai circoli fotografici in tutta Italia. 

La mostra nazionale AMBIENTE CLIMA FUTURO, allestita presso il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore e presso gli spazi al primo piano del Comune di Bibbiena, comprende oltre 1500 immagini realizzate da 228 Autori che, esprimendosi attraverso i vari linguaggi, si sono cimentati con le molteplici tematiche ambientali “mappando” l’intero territorio nazionale e restituendoci una visione complessiva della percezione collettiva della crisi climatica e delle condizioni in cui oggi versa il Paese.

Il particolare allestimento cattura e avvolge il visitatore nella potenza straordinaria delle immagini, calandolo nelle problematiche ambientali e nei disastri causati dall’uomo al territorio e accompagnandolo in un percorso che offre un insegnamento e un’indicazione chiara all’azione, rendendolo partecipe dell’economia circolare, delle “buone pratiche”, dello sguardo verso una produzione sostenibile.

La mostra rimarrà aperta fino al 4 settembre.

Il catalogo del progetto nazionale “AMBIENTE CLIMA FUTURO” e il libro delle mostre locali contenente una selezione delle immagini esposte nelle mostre locali diffuse in tutto il territorio nazionale si possono acquistare dal sito della FIAF a questo link: shop.fiaf.net/301-ambiente-clima-futuro

Per maggiori informazioni: www.fiaf.net/ambientefuturo

Mostra fotografia “Ambiente Clima Futuro”

Date: da sabato 18 giugno a domenica 4 settembre 2022

Dove: CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (AR), Via delle Monache 2

Orari da martedì a sabato 9,30 / 12,30 e 15,30 / 18,30 – domenica 10,00 / 12,30

Biglietto: ingresso gratuito 

Web: www.centrofotografia.org – Contatti: Tel. 0575 1653924 – Cell. 349.2335011

Fonte Ufficio stampa 6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI – 22 giugno 2022

PARTE IL CENTRO NAZIONALE PER LO SVILUPPO DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN AGRICOLTURA “AGRITECH”. UN PROGETTO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL’INDUSTRIA AGROALIMENTARE. UN FINANZIAMENTO SENZA PRECEDENTI PER LA RICERCA NELL’AGRIFOOD

L’Università di Torino coordina lo Spoke 6, che vede lavorare insieme, oltre a UniTo, il Politecnico di Torino e le Università di Genova, Piacenza, Ancona e Foggia, nello sviluppo e nella verifica di sistemi agricoli sostenibili anche in scenari climatici in evoluzione

Parte “Agritech”, il Centro Nazionale per lo sviluppo delle Nuove Tecnologie in Agricoltura, un progetto basato sull’utilizzo delle tecnologie abilitanti per lo sviluppo sostenibile delle produzioni agroalimentari, con l’obiettivo di favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, la riduzione dell’impatto ambientale nell’agrifood, lo sviluppo delle aree marginali, la sicurezza, la tracciabilità e la tipicità delle filiere. Un progetto che vale circa 350 milioni di euro di cui 320 milioni a carico del Pnrr: un finanziamento senza precedenti per la ricerca in agrifood.

28 Università5 centri di ricerca18 imprese. Un parterre costituito dalle eccellenze italiane nel settore agrifood, che conta al momento 51 attori distribuiti su tutto il territorio nazionale, e che ha raccolto quasi mille manifestazioni d’interesse nel settore industriale di riferimento. Il progetto rientra nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 Componente 2 Investimento 1.4 “Potenziamento strutture di ricerca e creazione di ‘campioni nazionali di R&S’ su alcune Key Enabling Technologies” finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.

Il Centro Agritech nasce con l’ambizione di combinare le migliori competenze scientifiche per rendere l’industria agroalimentare italiana più competitiva e sostenibile. Vuole collegare infrastrutture di ricerca in agricoltura disponibili a livello nazionale, utilizzare le tecnologie abilitanti per migliorare produttività e sostenibilità, oltre a promuovere transizione ecologica e digitale, collaborare con le imprese per aumentare la resilienza e la competitività economica nel settore agroalimentare e formare la prossima generazione di studiosi nel settore, garantendo il capitale umano e le competenze necessarie per affrontare le sfide future.

Il Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura è una risposta concreta ai bisogni di crescita di un settore chiave per l’economia che pesa notevolmente sul Pil italiano e su quello regionale.

Il Centro prevede l’applicazione di tecnologie per l’Agricoltura perseguendo 5 obiettivi principali:

RESILIENZA – Adattamento delle produzioni ai criteri di sostenibilità e ai cambiamenti climatici;
BASSO IMPATTO – Riduzione degli sprechi e dell’impatto ambientale;
CIRCOLARITÀ – Sviluppo di strategie di economia circolare;
RECUPERO – Sviluppo delle aree marginali;
TRACCIABILITÀ – Promozione della sicurezza, tracciabilità e tipicità delle filiere agroalimentari.

L’Università Federico II è l’ente promotore del Centro Nazionale Agritech ed è responsabile dell’HUB nazionale. L’Università di Torino coordina lo Spoke 6, che vede lavorare insieme, oltre a UniTo, il Politecnico di Torino e le Università di Genova, Piacenza, Ancona e Foggia, nello sviluppo e verifica di sistemi agricoli sostenibili anche in scenari climatici in evoluzione.

I soggetti coinvolti sono: Consiglio Nazionale Ricerche, Università degli Studi di Bari, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Università degli Studi di Milano, Università di Napoli Federico II, Università di Padova, Università di Siena, Università degli Studi di Torino, Università degli Studi della Tuscia, Centro Euro-Med sui Cambiamenti Climatici, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, New Technologies, Energy and Sustainable Economic Development, Found Edmund Mach, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi della Basilicata, Università di Bolzano, Università Campus Bio-Medico di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Catania, Università di Foggia, Università di Firenze, Università degli Studi di Genova, Università di Perugia, Università di Pisa, Università di Parma, Università di Reggio Calabria, Sapienza Università di Roma, Università di Salerno, Università di Sassari, Università di Udine, Università delle Marche, Antares Vision, Consorzi Agrari d’Italia, Casillo, CNH, De Matteis, Egeos, Enginnering, Eni, Graded, IBF, Irritech, Relatech, Società Sementi Italiana, Telespazio, Bonifiche Ferraresi, Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, Intesa San Paolo e Nestlé.

Fonte Ufficio Stampa Università di Torino – 22 giugno 2022

Different fresh vegetables on the table

Cambiamenti climatici: il Parlamento europeo chiede azioni rapide e indipendenza energetica

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi, 22 giugno 2022, la sua posizione su tre progetti di legge per combattere i cambiamenti climatici, ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e proteggere cittadini e lavoro. 

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione: eliminazione graduale più rapida delle quote gratuite per le industrie e inclusione successiva dei cittadini
Nuovo strumento contro la rilocalizzazione delle emissioni di CO2: applicazione più ampia e attuazione più veloce
Nuovo Fondo sociale per il clima per combattere la povertà energetica e di mobilità
Il Parlamento ha approvato la sua posizione negoziale su tre importanti atti legislativi dell’UE che fanno parte del pacchetto “Pronti per il 55% nel 2030” #FITfor55.
Si tratta del pacchetto legislativo dell’Unione europea che ha lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e conseguire la neutralità climatica entro il 2050, secondo quanto previsto dalla legge europea sul clima.
Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con i governi UE sulla forma definitiva delle norme.
Il pacchetto è anche un passo verso l’indipendenza da combustibili fossili costosi e inquinanti provenienti dalla Russia, da raggiungere prima del 2030.

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione
L’obiettivo del Parlamento è incentivare le industrie a ridurre ulteriormente le loro emissioni e investire in tecnologie più verdi. I deputati propongono quindi di riformare il sistema di scambio di quote di emissione (ETS), ad esempio attraverso:
– l’istituzione di un nuovo ETS II per gli edifici e il trasporto su strada con l’esclusione degli edifici privati almeno fino al 2029;
– l’aumento dal 61% (proposto dalla Commissione) al 63% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030;
– la graduale eliminazione delle quote gratuite dal 2027 e loro completa eliminazione entro il 2032;
– un sistema bonus-malus da introdurre a partire dal 2025 per favorire le imprese più ecologiche;
– entrate di bilancio da utilizzare esclusivamente per l’azione per il clima nell’UE e negli Stati membri.

Il nuovo strumento di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio
I deputati chiedono un campo di applicazione più ampio e una più rapida attuazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) dell’UE, che serve a sostenere la riduzione delle emissioni nei paesi non UE e prevenire la rilocalizzazione delle emissioni. Fra le proposte approvate figurano:
– l’introduzione graduale e anticipata del CBAM entro il 2032, in concomitanza con l’eliminazione delle quote gratuite ETS;
– l’estensione del campo di applicazione ai prodotti chimici organici, alla plastica, all’idrogeno e all’ammoniaca, nonché alle emissioni indirette;
– l’utilizzo di un importo equivalente alle entrate del CBAM dal bilancio UE per sostenere la transizione verde nei Paesi meno sviluppati;
– l’istituzione di un’autorità CBAM a livello UE.

Fondo sociale per il clima
Il Parlamento ha sostenuto la creazione di un Fondo sociale per il clima (SCF) per aiutare le persone più colpite dalla povertà energetica a far fronte all’aumento dei costi della transizione energetica.
Il Fondo dovrebbe includere:
– misure temporanee di sostegno diretto al reddito (come la riduzione delle tasse e delle tariffe energetiche) per far fronte all’aumento dei prezzi del trasporto su strada e del combustibile per riscaldamento;
– investimenti nella ristrutturazione degli edifici, nelle energie rinnovabili e per passare dal trasporto privato a quello pubblico, al car-pooling e car-sharing e all’utilizzo di modi di trasporto attivi quali la bicicletta. Le misure potrebbero prevedere incentivi fiscali, voucher, sovvenzioni o prestiti a tasso zero.

Il Parlamento ha inoltre adottato la sua posizione negoziale su:
– Livelli di emissione CO2 per auto e furgoni
– Uso del suolo, cambiamenti di uso del suolo e forestale (LULUCF)
– Emissioni di gas serra in altri settori (condivisione degli sforzi)
– Revisione del sistema ETS per il trasporto aereo
– Riserva stabilizzatrice del mercato
Per ulteriori informazioni
Risultati delle votazioni (22/06/2022)
I testi approvati saranno disponibili qui (cliccare su 22/06/2022)
Servizio di ricerca del PE: approfondimento sul pacchetto “Pronti per il 55% nel 2030”
Infografica – “Pronti per i 55% nel 2030”
Servizio ricerca del PE: Azione per il clima dell’Unione europea: situazione attuale (14/12/2021)
Centro multimedia del PE – Green Deal europeo
L’UE punta alla neutralità climatica entro il 2050 ©Kampan/Adobe stock

L’attivista per i diritti umani Yvan Sagnet racconta l’esperienza NoCap in occasione della presentazione del fumetto ispirato al suo impegno

Yvan Sagnet, fondatore e presidente NoCap: «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato»

Fonte «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato» (avvenire.it) 17 maggio 2022

Il romanzo a fumetti sulla nostra storia “La Città di Cap” ideato da A mano disarmata ed edito da BeccoGiallo Editore oggi su Avvenire.

Cosa c’è dietro a una città solo apparentemente perfetta? Una realtà distopica, una cortina di fumo che nasconde una realtà infernale in cui si calpestano i diritti civili. È questo il cuore de ‘La città di Cap’, graphic novel ispirato alla battaglia per i diritti umani di Jean Pierre Yvan Sagnet, autore della prefazione al libro. Il lavoro, nato dalla collaborazione con l’associazione NoCap e A Mano Disarmata e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, verrà presentato oggi a Torino, nel corso del 7° Forum dell’informazione contro le mafie, che metterà al centro proprio la lotta al caporalato e le cui conclusioni saranno affidate a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Come ne ‘La città di Cap’ la rivoluzione è nelle mani di una giovane donna che dal gradino più basso della società, muove le coscienze, accendendo il senso civico, così adesso tocca a tanti protagonisti nascosti della società civile emergere dal buio e lottare per la propria emancipazione.

«Abbiamo accolto con tanto entusiasmo la proposta di raccontare con un fumetto lo sfruttamento dei lavoratori. Soprattutto perché è rivolto a un pubblico di giovani. E perché, purtroppo, il fenomeno è ancora gravissimo e in evoluzione». Così sottolinea Yvan Sagnet, attivista camerunense, nominato cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella per il suo impegno in difesa dei diritti dei lavoratori, promotore del progetto NoCap che ha ispirato il libro di fumetti. Un progetto che in tre anni ha coinvolto in sei regioni una cinquantina di aziende e circa 1.200 lavoratori.

Yvan, bisogna parlare ancora molto di caporalato?
Certo. Anche perché il fenomeno è in evoluzione. Ci sono nuove forme di caporalato, come le cooperative senza terra e le agenzie interinali. Cambia forma, ma ormai il sistema di produzione si regge sullo sfruttamento, che colpisce non solo il settore agricolo ma tutti i settori economici. E non riguarda più solo il Sud. Ben il 55% delle inchieste riguardano il centronord.

La legge 199 del 2016, conosciuta come “legge anticaporalato”, ha dato strumenti molto importanti a magistratura e forze dell’ordine. E i risultati si vedono. Ma basta?
No. Serve una vera e seria riforma del mercato del lavoro. Non possiamo lasciare tutto alla magistratura. La repressione serve ma non è sufficiente, risolve una parte del problema. Bisogna lavorare sulla prevenzione introducendo tutta una serie di strumenti.

La copertina della graphic novel “La città di Cap”, ispirata alla battaglia per i diritti umani di Yvan Sagnet

Quali?
Serve una riforma del sistema ispettivo. C’è un’illegalità così diffusa che è diventata quasi legale, e vige una cultura dell’impunità alimentata dalla scarsezza dei controlli. Servono più ispettori. In Puglia a fronte di 40mila imprese agricole ci sono solo 99 ispettori, in Toscana una cinquantina. Utilizziamo il Pnrr per nuove assunzioni. Ma non basta il personale. Una riforma riguarda anche la qualità dei controlli. E poi va riformato il collocamento. Oggi i caporali svolgono una funzione di intermediazione, sono una sorta di centri per l’impiego illegali. Manca un vero sistema legale di incrocio tra offerta e domanda di lavoro. Il collocamento pubblico è stato completamente smantellato. E le aziende chiamano i caporali.

L’esperienza NoCap dimostra che è possibile fare altro. Quale è il segreto del vostro successo?
Siamo passati dalla protesta alla proposta. Le persone hanno bisogno di risposte concrete, non solo di raccontare i problemi. Siamo partiti dall’analisi del fenomeno. È un problema di sistema economico che produce sfruttamento e caporalato che sono funzionali a questo modello che pensa solo al profitto e non ai diritti della persona.

E dopo l’analisi?
Cominciare a lavorare. Sul territorio manca una risposta pratica. Molte delle battaglie, lo dico senza polemiche, si svolgono ai tavoli istituzionali, nei convegni, e meno sul territorio.

Non servono navigatori solitari, ma una rete di soggetti coinvolti…
Proprio così. Stiamo creando una rete sul territorio con i vari attori della società civile, soprattutto quelli che hanno esperienza, e sono in contatto permanente coi lavoratori e le imprese. Abbiamo così fatto un’alleanza con la Caritas, e con la Chiesa che conoscono i problemi dei lavoratori. Ma abbiamo fatto un’alleanza anche con tantissime imprese agricole perché non possiamo risolvere questi problemi se non le coinvolgiamo. Lasciamo da parte l’ideologia, andiamo sulla concretezza. Sono loro che assumono. A noi non serve diventare un’impresa agricola. Se non apriamo un confronto, un dialogo con le imprese, non riusciremo a fare niente. Questa collaborazione è stata la chiave della nostra impostazione e ci ha consentito di entrare nelle imprese e dettare le nostre condizione in accordo con loro. Ci fanno fare i controlli, e ci consentono di inserire nelle aziende soggetti deboli del mercato del lavoro.

Con che risultati?
Operiamo in sei regioni e in tre anni abbiamo intercettato una cinquantina di aziende agricole importanti, mediograndi, inserendo circa 1.200 lavoratori. Non è assistenzialismo, è lavoro. E coinvolgendo anche i consumatori.

E come?
I consumatori che sostengono queste aziende agricole e acquistano i prodotti col marchio NoCap, chiudono la filiera creando un ponte tra l’azienda, la distribuzione e il consumatore che riconosce un prodotto giusto, etico, pulito attraverso il nostro bollino NoCap. Il supermercato è contento di commercializzarlo, e l’azienda è contenta di produrlo. Il bollino lega la filiera dalla raccolta al consumo. E i consumatori stanno rispondendo, sia in Italia che all’estero, dove c’è una grande richiesta.

Fonte «In rete con le imprese e i lavoratori. Ecco come si sconfigge il caporalato» (avvenire.it) 17 maggio 2022

PARLAMENTO EUROPEO APPROVA PARTE DEL PACCHETTO “FIT FOR 55”. ELEONORA EVI (EUROPA VERDE): BLOCCATA ALLENZA DEI FOSSILI, MA SERVE MAGGIORE AMBIZIONE

“Quella di oggi sarà ricordata come una vera giornata campale al Parlamento europeo. Dopo il tentativo fallito delle destre di annacquare il testo al voto due settimane fa sullo scambio di quote di emissioni (ETS), siamo riusciti a rinegoziare alcuni aspetti chiave del dossier, che ora è sì migliorativo rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, ma non ancora sufficientemente ambizioso come chiesto da noi Verdi. E questo purtroppo, ma non sorprendentemente, a causa dell’antagonismo e delle posizioni antiscientifiche e pro-lobby industriali dei soliti gruppi conservatori” – dichiara in una nota stampa l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde.

“Oltre alla revisione dell’ETS, oggi abbiamo votato anche la proposta per la creazione di un meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (il cosiddetto CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism), nonché quella sull’istituzione di un Fondo sociale per il clima. Sebbene soddisfatti di aver rafforzato i testi originali, ad esempio estendendo l’ambito di applicazione del CBAM a settori altamente inquinanti quali quelli relativi a prodotti chimici e plastiche, ci rincresce non aver avuto pieno sostegno da parte degli altri gruppi alle posizioni ambiziose uscite dalla Commissione Ambiente, in particolare per quanto concerne la possibilità per le industrie di continuare ad emettere senza pagare. Il nostro gruppo sosteneva infatti la cessazione dei permessi ETS gratuiti in parallelo all’entrata in vigore del CBAM, o al massimo entro il 2030, mentre la Commissione europea aveva proposto come data ultima il 2035. Esemplificativo della natura dei compromessi votati oggi, il testo approvato fissa al 2032 la cessazione dei permessi gratuiti.

Sorprende però che per Forza Italia persino questo accordo sia stato inaccettabile, il che è sintomatico di quanto questo partito metta sempre e solo al primo posto la difesa dei privilegi dell’industria. Dobbiamo essere chiari: i dossier del pacchetto clima approvati oggi dall’emiciclo sono coerenti con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas climalteranti almeno del 55% entro il 2030, ma non sono sufficienti per rispettare gli Accordi di Parigi e l’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature entro 1.5°C. Come gruppo dei Verdi/ALE, abbiamo deciso di sostenere il pacchetto, perché sappiamo che per ora questo livello di ambizione è il massimo su cui si possa trovare un compromesso all’interno dell’aula parlamentare. Per noi quello di oggi è però solo un trampolino di lancio per continuare a batterci con rinnovato vigore per una maggiore ambizione sull’azione climatica, tanto nei negoziati interistituzionali quanto nell’iter legislativo delle altre proposte del Green Deal ancora in discussione” – conclude Evi.

Fonte Greens/EFA 22.06.2022

Sostenibilità alimentare: un italiano su due compra frutta e verdura a Km 0

Il 51% è attento a comprare prodotti da filiera controllata, l’83% acquista frutta e verdura di stagione, mentre – inaspettatamente – il 44% li sceglie “a chilometro zero”. Vengono inoltre apprezzati alimenti privi di OGM (42%), biologici (37%) e compatibili con diete vegetariane e vegane (24%), riducendo il consumo di carne e di cibi d’origine animale. È quanto risulta dal Pulsee Luce & Gas Index, l’osservatorio realizzato da Pulsee con la società di ricerche di mercato NielsenIQ.

Milano, 20 giugno 2022 La sensibilità nei confronti dell’ambiente si esprime attraverso stili di vita e, conseguentemente, anche mediante le abitudini alimentari. Da questo punto di vista, gli italiani si dimostrano particolarmente attenti. L’83% dichiara di acquistare infatti frutta e verdura di stagione. Il dato, raccolto dal Pulsee Luce & Gas Index, osservatorio sulle abitudini degli italiani realizzato da Pulsee, brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia, in collaborazione con la società di ricerche di mercato NielsenIQ, conferma un crescente interesse verso la sostenibilità anche a tavola.

L’indagine, svolta su un campione di uomini e donne sparsi omogeneamente in tutta Italia e di età compresa tra i 18 e i 65 anni, ha evidenziato che il 79% degli intervistati è consapevole del legame tra alimentazione e impatto ambientale e sono molteplici i comportamenti messi in atto per diminuirlo. In particolare, il 68% dichiara di prestare attenzione a sprecare meno cibo. Inoltre, il 41% indica di aver ridotto il consumo di carne rossa mentre il 37% ha incrementato il consumo di alimenti di origine vegetale.

Nel caso di prodotti confezionati, l’impegno per la sostenibilità si manifesta tramite la scelta di packaging riciclati (56% del campione analizzato), così come la corretta raccolta differenziata (94%).

Parlando invece delle modalità di acquisto di frutta e verdura, coerentemente con la crescente preferenza di acquisto di alimenti a filiera corta, il 30% di coloro che hanno partecipato all’indagine dichiara di rivolgersi a piccoli commercianti, come fruttivendoli e ortolani, l’1% acquista direttamente dai produttori, mentre il 69% si rivolge ai supermercati dove, tra l’altro, è in crescita la presenza di frutta e verdura a produzione locale.

Oltre al cibo, anche l’acqua ricopre un ruolo importante dal punto di vista ambientale e su questo i dati del Pulsee Luce & Gas Index non sono del tutto incoraggianti. Il 49% degli intervistati ha ammesso infatti di comprarla imbottigliata dalla GDO (di cui l’85% in recipienti di plastica), mentre l’8% provvede personalmente a riempire le proprie bottiglie di acqua presso i distributori. Risulta però interessante rilevare che il 42% utilizza l’acqua del rubinetto (con o senza trattamento di depurazione).

Gli italiani sono inoltre disposti a spendere di più per il cibo sostenibile: lo dichiara un cittadino su cinque in nome di una maggiore qualità degli alimenti, mentre un sesto lo fa con l’intenzione di far arrivare un pagamento equo ai produttori. Il valore sale al 74% nel caso dei proprietari di animali domestici che intendono soddisfare anche il loro fabbisogno alimentare in modo “green”.

La trasformazione sostenibile delle abitudini a tavola è quindi essenziale per ridurre l’impatto ambientale. Difatti, circa un terzo delle emissioni di gas a effetto serra mondiali sono legate alle catene agroalimentari (fonte UN). La diminuzione dell’immissione di gas climalteranti e, in particolare, della CO2 nell’ambiente è oggi possibile anche per cucinare e conservare i cibi, scegliendo un fornitore di energia per le utenze domestiche digitale, paperless e sostenibile.

Da ottobre 2021 Pulsee Luce & Gas offre prodotti che includono sempre energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili e, oltre a questo, dà accesso ad una serie di servizi aggiuntivi come Carbon Footprint e Gas Compensation, che permettono di compensare le emissioni di CO2 conseguenti alla fornitura di gas e in generale allo stile di vita del cliente. Il servizio Adotta un impianto rimane disponibile per chi ha attivato prima di ottobre, e ad integrazione dell’offerta.

Pulsee Luce & Gas è l’energy company full digital di Axpo Italia, quarta in Italia nel mercato libero. Attraverso una piattaforma accessibile e intuitiva con servizi integrati su misura, Pulsee propone un nuovo modo di fruire l’energia che mette al centro le esigenze quotidiane delle persone, la libertà di scegliere, la semplicità di fruizione, il consumo sostenibile.

I RICCI MUOIONO: A CAUSA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, DELLE NOSTRE AUTO E DELL’USO DI PRODOTTI CHIMICI NEI NOSTRI ORTI E GIARDINI

SE STIAMO FERMI A GUARDARE, I RICCI SI ESTINGUERANNO NEL GIRO DI 10-20 ANNI”

Dr. Massimo Vacchetta – medico veterinario dell’Ospedale per ricci “Centro La Ninna” di Novello (CN) supportato dalla Fondazione Capellino

Mentre tutti plaudono all’arrivo dell’estate, io non riesco a contenere la mia inquietudine di fronte al paesaggio brullo e arido delle colline che vedo dalla mia finestra”

A parlare è il dott. Massimo Vacchetta (in foto qui sopra mentre cura un riccio), veterinario che dirige il Centro Ricci “La Ninna” che oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini). 

Ciò che mi preoccupa di più è la tendenza al rapido peggioramento inserito nel contesto del riscaldamento globale: le temperature in tutto il mondo stanno aumentando vertiginosamente a causa della continua immissione da parte dell’uomo di gas serra, CO2, nell’atmosfera”.

Foto di Marco Bertelli

Secondo i dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) il 2021 è stato uno dei sette anni più caldi mai registrati ed il settimo anno consecutivo (2015-2021) in cui la temperatura globale è stata mediamente superiore di oltre 1 grado centigrado in confronto ai livelli preindustriali. 

La scienza prevede che, se andremo avanti di questo passo, nell’arco di questo secolo le temperature potrebbero aumentare di 4-6 gradi causando una tremenda devastazione dell’ambiente in cui viviamo. Per far capire l’entità del problema, basti pensare che i cambiamenti che stiamo vivendo ora sono la conseguenza dell’aumento di un solo grado in 30 anni. I più giovani non hanno conosciuto gli inverni di una quarantina di anni fa: freddi e rigidi, con precipitazioni nevose copiose, candelotti di ghiaccio ad ornare il bordo dei tetti e temperature che scendevano spesso abbondantemente sotto lo zero. Questo era un bene per noi e per l’agricoltura, perché il manto nevoso proteggeva la vegetazione e le colture dal freddo e le manteneva umide e sane. 

Da otto anni, in qualità di veterinario, mi occupo del recupero e della cura dei ricci, piccoli mammiferi notturni che accolgo nella mia casa-ospedale di Novello, un piccolo paese abbarbicato su una rocca delle Langhe, nella zona del Barolo. Dopo aver lasciato la libera professione negli allevamenti dei bovini, ho intrapreso questa missione che mi permette di aiutare gli animali e al tempo stesso di cercare di fare qualcosa di concreto per tutelare l’ambiente. La mia diretta esperienza con la fauna selvatica, anche se limitata ad una sola specie, i ricci appunto, mi ha fatto toccare con mano quanto sia grave la problematica del degrado ambientale e del riscaldamento globale e quanto poco sia purtroppo percepita dalla gente

Foto di Massimo Vacchetta

I ricci sono animali considerati sentinella dello stato di salute di un ecosistema, in quanto a stretto contatto con il suolo, territoriali e insettivori. Il rapido declino di questa specie che, nella sua forma attuale, vive sul pianeta da circa 15 milioni di anni è sintomatico del grado di devastazione che la razza umana sta causando al pianeta. I ricci hanno subìto un calo numerico di ben il 70% in Europa, in soli 20 anni. I dati rilevati in Inghilterra sono ancora più impressionanti; secondo una stima fatta dagli anni settanta ad oggi, gli esemplari presenti sul territorio sarebbero scesi da 30 milioni a meno di ottocentomila.

Di questo passo, se non si farà nulla, i ricci si estingueranno nel giro di 10-20 anni.

Le ragioni per cui stanno scomparendo sono molteplici e vanno dalla perdita del loro habitat, all’espansione delle monocolture, dal declino del numero di insetti, agli incidenti d’auto e all’abuso di pesticidi. Ad aggravare una situazione già compromessa, ora ci si è messo anche il cambiamento climatico. Le temperature in rapido aumento rendono la vita sempre più difficile alla fauna selvatica che fatica ad adattarsi, anche perché tutto sta avvenendo molto velocemente. I periodi di protratta siccità causano un’ecatombe di morti per disidratazione e denutrizione, così come i periodi sempre più prolungati di caldo intenso provocano un aumento vertiginoso della mortalità per shock termico. Gli animali selvatici, a differenza nostra, non hanno facile accesso all’acqua e non hanno case che li proteggono dal caldo. Il protrarsi della stagione calda sta anche causando uno stravolgimento del ciclo riproduttivo dei ricci.

Un riccio con la zampa rotta (foto Centro La Ninna)

Nell’autunno del 2021 abbiamo dovuto recuperare oltre 70 soggetti molto giovani nati nei mesi di ottobre, novembre e dicembre: troppo tardi per poter mettere su il peso necessario a superare l’inverno. Vent’anni fa queste cose non succedevano perché la stagione delle nascite era limitata alla primavera e all’estate. Ora abbiamo, da diversi anni, una seconda cucciolata in autunno. Il novanta per cento dei piccoli nati in questo periodo è destinato a morire di fame e di stenti. Un riccio dovrebbe andare in letargo a novembre con un peso superiore ai 600 grammi per avere qualche possibilità di rivedere la primavera. Invece nel nostro ospedale abbiamo soccorso piccoli di appena 200 grammi in tardo autunno, come “Talpa”, un bellissimo cucciolo dal nasino rosa, trovato in pieno giorno, che barcollava stremato dalla denutrizione

Foto di Massimo Vacchetta

A questo grave problema recentemente se n’è aggiunto un altro. Negli ultimi anni abbiamo assistito a improvvisi rialzi termici durante la stagione invernale, con conseguente risveglio di molti soggetti dal letargo e spreco di una grande quantità di energia preziosa, accumulata nel grasso corporeo, che, una volta non più disponibile, finisce col compromette la possibilità di sopravvivere fino alla primavera.

Il drammatico calo numerico delle specie selvatiche come il riccio dovrebbe essere motivo di grande preoccupazione per tutti, perché ha ripercussioni molto più ampie di quanto molti possano immaginare. I ricci, come la maggior parte degli animali, hanno un importante ruolo nel mantenere in vita un ecosistema che permette anche a noi di sopravvivere.

Le ragioni sono semplici ma meritano di essere ricordate. Anche se la metà degli esseri umani vive in città, gode di quattro elementi indispensabili alla vita, ovvero l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo prodotto dall’agricoltura e un clima mite. L’abitabilità della nostra fragile biosfera è legata all’incessante attività degli ecosistemi, ora più che mai in pericolo a causa dell’effetto serra e dello sfruttamento scriteriato delle risorse naturali.

Foto di Massimo Vacchetta

Il problema più grave da affrontare in questo momento è l’inerzia, la mancanza di azione. Il genere umano sembra non comprendere l’entità e l’imminenza della crisi climatica, percepita come una situazione certamente pericolosa ma lontana nel tempo e che quindi che non ci tocca direttamente. Complice di tutto questo è l’informazione non abbastanza incisiva, capillare e costante e la disinformazione legata agli interessi delle multinazionali che, noncuranti del destino che ci attende, continuano a privilegiare il profitto a breve termine “dimenticandosi” che presto ampie zone della Terra diventeranno inabili.

È ora di rimboccarsi le maniche consapevoli che la soluzione arriverà dal basso e che nessuno ci aiuterà ad uscire da questa crisi che potrebbe portare rapidamente alla fine la razza umana.

Ci sono molte soluzioni efficaci, ampiamente illustrate dagli scienziati dell’Ipcc che studiano da anni il problema del clima. Per prima cosa bisogna, in dieci anni, passare dall’energia sporca (petrolio, carbone, gas) all’energia pulita, ovvero solare ed eolica. 

Un altro cardine fondamentale è quello di piantare tanti alberi, circa tre trilioni, e di proteggere i boschi e le foreste rimaste: tutelare il verde esistente è fondamentale per l’equilibrio delicato degli ecosistemi; gli scienziati segnalano l’importanza di proteggere almeno il 30 – 50% della superficie forestale del Pianeta. 

Foto di Massimo Vacchetta

In questo senso passare ad un’alimentazione vegana aiuta perché i due terzi dell’agricoltura, responsabile della distruzione delle foreste, è destinato a produrre cibo per gli animali da carne degli allevamenti intensivi.

E’ molto importante anche cambiare le nostre abitudini, riducendo lo spreco, cercando di riutilizzare le cose, evitando di gettare spazzatura nell’ambiente. Ognuno di noi deve fare la propria parte cercando però di creare una rete con altre persone in tutto il mondo, in modo da formare un movimento che determini una rivoluzione verde. Dobbiamo fare lo sforzo di portare la società ad una profonda riflessione che provochi l’effetto domino del cambiamento e la nascita di una nuova coscienza collettiva, di una forma di intelligenza planetaria che porti gli esseri umani, su scala globale, a considerare l’interdipendenza delle forme di vita come unica possibilità di conservazione della propria specie e delle altre, andando oltre l’antropocentrismo che porterà solo a distruzione ed auto-distruzione. La nostra sopravvivenza dipende da quella di altri innumerevoli organismi viventi e dal loro funzionamento ed equilibrio nel dare forma a un sistema sinergico che permette la vita sul pianeta: come una macchina che non può funzionare senza che ogni componente sia al suo posto e perfettamente funzionale allo scopo… la creazione e il mantenimento della vita sulla Terra.

Foto di Ettore Chiavassa

Il Centro La Ninna ha deciso di fare passi avanti concreti, come quello di installare i pannelli solari per l’acqua calda, avviare un progetto di ricerca sulle cause di mortalità dei ricci assieme all’Università di Torino e infine di creare un parco naturale nell’Alta Langa, dove sono già stati acquisiti venti ettari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, cominciare ad agire e proteggere tutte le creature di questo pianeta, soprattutto le più fragili.

Non voglio che i ricci si estinguano, non solo perché li ritengo animali meravigliosi, ma perché temo che il loro destino possa presto diventare il nostro…” conclude Massimo Vacchetta.

Per chi volesse informarsi sui ricci e su come poterli aiutare, sui canali social del Centro, si possono trovare consigli preziosi per il primo soccorso, su come raccogliere e trasportare un riccio, come costruire una mangiatoia e una sezione in cui si può adottare un riccio che non potrà tornare in libertà o fare una donazione. 

Come potete aiutarci:

  • Non abbiamo bisogno di cibo perché la Fondazione Capellino ci dona crocchette per sostenere i ricci ricoverati
  • Abbiamo sempre bisogno di una mano e i volontari sono i benvenuti. 
  • Puoi donarci il 5×1000 o fare una donazione libera

Ulteriori informazioni sul Centro Ricci: https://laninna.org

su Facebook: https://www.facebook.com/centrorecuperoricciLaNinna 

OSPITI IN GIARDINO 

Lasciare del cibo ai ricci è un buon modo per aiutarli in periodi di difficoltà, quando, come in estate e autunno, acqua e insetti scarseggiano o, come in primavera, sono debilitati dal letargo.

Lasciamo sempre un sottovaso colmo di acqua fresca (con una pietra al centro, per evitare che venga capovolto) e una ciotola di crocchette o umido per gattini, possibilmente a base di pollo o manzo e non di pesce (è un sapore che non gradiscono molto), all’interno di una mangiatoia di legno. La mangiatoia va collocata sotto un cespuglio in un punto tranquillo del giardino, coperta da un telo di nylon per la pioggia e stabilizzata mettendoci sopra dei mattoni. Le crocchette secche si conservano per 3-4 giorni fuori all’umidità poi, se non vengono mangiate, bisogna sostituirle.
Noi di solito consigliamo di usare una marca di crocchette per gattini, di piccola pezzatura, in modo che siano più facili da masticare. Scegliete sempre delle marche di buona qualità per non creare problemi epatici e digestivi ai ricci.
Si possono aggiungere alla dieta sopraindicata anche uova sode (ma solo ogni tanto), carne di pollo bollita senza condimenti, carne di manzo tritata scottata, qualche pezzo di mela o pera (da evitare la frutta troppo zuccherina come le banane).

Cibi assolutamente dannosi per i ricci 
– LATTE DI MUCCA: 
(sia i ricci lattanti che quelli adulti non lo digeriscono e possono morire di indigestione e pancia gonfia)
– PANE: che forma una massa stopposa che può rimanere bloccata in gola. 
– FRUTTA SECCA: tipo noci, nocciole, mandorle (tossiche), uva passa, ecc., perché può incastrarsi in gola e nel palato.

Da evitare anche di dare troppe camole della farina e del miele, perché possono creare uno squilibrio metabolico del calcio con conseguenti assottigliamento e deformazione delle ossa, che possono addirittura fratturarsi. Spesso vengono utilizzate per stimolare il riccio a cacciare le prede vive. In ogni caso le camole vanno date in piccole quantità. I ricci ne sono ghiotti e, se si abituano, si corre il rischio che non mangino più nient’altro.

APPROFONDIMENTO SULLA FONDAZIONE CAPELLINO

LA FONDAZIONE CAPELLINO SOSTIENE I RICCI DEL CENTRO “LA NINNA” E PROMUOVE PROGETTI A SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITÀ. 

La Fondazione Capellino è un ente commerciale senza scopo di lucro finanziato dal 100% dei profitti (al netto di costi e tasse) dell’azienda di pet-food Almo Nature secondo il modello della Reintegration Economy, che prevede che al profitto privato venga anteposto il bene collettivo, rinunciando al proprio interesse individuale in favore di una finalità comune. È quello che hanno fatto i proprietari dell’azienda Almo Nature quando, dal dal 2019 hanno deciso di donare interamente la loro azienda alla Fondazione Capellino. 

L’idea di Reintegration Economy (“economia della restituzione”) nasce dal desiderio di Fondazione Capellino di tradurre e divulgare efficacemente un modo di abitare la Terra responsabile e solidale con tutti gli esseri viventi, attraverso un agire economico e di impresa che anticipa un nuovo modello di sviluppo sostenibile e contributivo. La Reintegration Economy prevede che il 100% dei ricavi di una Foundation owned company (al netto di costi e tasse, quindi il dividendo) venga destinato, attraverso una fondazione, al servizio del bene comune. È quanto fa Almo Nature (partecipata al 100% dalla Fondazione Capellino), destinando il 100% dei suoi ricavi (al netto di costi e tasse) a progetti per il bene comune, in questo momento la salvaguardia della biodiversità e la lotta al cambiamento climatico” Pier Giovanni Capellino

Vigneti ecosostenibili: piccoli accorgimenti gestionali favoriscono farfalle e uccelli, a beneficio anche della viticoltura – Studio dell’Università Statale di Milano

Uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, illustra una sperimentazione durata tre anni in Oltrepò pavese: applicando una gestione alternata della vegetazione al suolo dei vigneti si favorisce la ricchezza di uccelli, insettivori e granivori, e farfalle. Il metodo, di semplice applicazione, ha riscontrato l’apprezzamento dei viticoltori coinvolti.

Farfalla del complesso Hipparchia fagi @Francesco Gatti

A livello globale, l’intensificazione dell’agricoltura rappresenta una grave minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi e, in questo contesto, la viticoltura appare particolarmente rilevante. Le superfici vitate sono infatti in costante incremento, e la stragrande maggioranza dei vigneti è contraddistinta da un’intensità di gestione che generalmente lascia poco spazio a forme di vita diverse dalla vite stessa, con ovvi impatti sulla biodiversità e sugli ecosistemi locali. Un recente lavoro di Mattia Brambilla, ricercatore in Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, e Francesco Gatti, entomologo presso Fondazione Lombardia per l’Ambiente e associazione Iolas, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, apporta nuove prospettive in questa direzione. Lo studio, realizzato con il sostegno di Fondazione Lombardia per l’Ambiente e di Fondazione Cariplo, è stato condotto in Oltrepò pavese, una delle aree viticole più importanti dell’Italia settentrionale, ma anche una delle aree caratterizzate dalla maggiore diversità biologica. Nel corso di tre anni, la ricerca ha valutato come una semplice misura gestionale, individuata sulla base dei risultati di ricerche pregresse, possa contribuire all’ambizioso e importante obiettivo di rendere i vigneti più ospitali per la biodiversità e più “funzionanti” da un punto di vista ecosistemico, a beneficio anche della viticoltura stessa.

Averla piccola @Mattia Brambilla

Lo studio ha condotto un esperimento per verificare l’effetto della gestione alternata della vegetazione al suolo nei vigneti sulla biodiversità. La gestione alternata implica il taglio dell’erba o la lavorazione del suolo (a seconda del sistema adottato dal viticoltore) in una interfila (lo spazio tra due file di viti) ogni due, anziché in tutte le file. Durante la sperimentazione, gli agricoltori tagliavano l’erba o lavorano il suolo (attraverso fresatura o altre lavorazioni superficiali) a file alterne, per poi tagliare o lavorare le file precedentemente non trattate dopo un periodo di alcune settimane. Dopo un primo anno senza interventi, la gestione alternata dell’interfila è stata adottata in un numero variabile di siti in primavera-estate nei due anni successivi, secondo un disegno sperimentale di tipo BACI (Before and After Control-Impact), quello più indicato per la valutazione dell’effetto di trattamenti e sperimentazioni. Come gruppi biologici target, per la loro sensibilità alle variazioni ambientali sono stati scelti uccelli e farfalle, che sono stati censiti lungo transetti lineari di 200 m di lunghezza, ricadenti in vigneti sia convenzionali che biologici, con e senza gestione alternata.

I risultati dei censimenti in relazione all’adozione della misura sperimentale hanno mostrato un effetto positivo della gestione alternata dell’interfila sul numero di specie per transetto, sia per quanto riguarda gli uccelli che le farfalle. La gestione alternata inoltre favorisce la ricchezza specifica e l’abbondanza di uccelli insettivori (importanti per limitare specie potenzialmente dannose per le coltivazioni) e granivori (che contribuiscono a contenere le cosiddette “erbacce”), mentre mostra un effetto più debole sulle specie che potrebbero eventualmente arrecare danni alla produzione, in quanto potenziali consumatori di uva. Parallelamente, i ricercatori hanno valutato gli effetti della tipologia di uso del suolo su questi stessi gruppi di uccelli: quella più importante per i potenziali servizi ecosistemici forniti dagli uccelli è la copertura di cespugli, che aumenta ricchezza e abbondanza di insettivori e granivori, ma non quelle dei potenziali consumatori di uva.

Pernice rossa @Mattia Brambilla

I ricercatori spiegano così l’effetto positivo della gestione alternata dell’interfila su uccelli e farfalle. “Si può immaginare l’alternanza di interfila con erba alta e con erba bassa o suolo lavorato” dice Mattia Brambilla, primo autore dello studio, “come un sistema cucina-sala da pranzo per gli uccelli insettivori: le fasce con abbondante vegetazione erbacea consentono la presenza di invertebrati e, in particolare, di insetti, che vengono predati molto più facilmente dagli uccelli dove l’erba è bassa o assente. Anche per alcune specie granivore, è sicuramente più facile reperire i semi dove la copertura del suolo è più scarsa”. Francesco Gatti spiega le ragioni dell’effetto favorevole per le farfalle: “Dove l’erba è tagliata in modo uniforme, o il suolo è interamente lavorato, è più difficile trovare piante fiorite e il periodo di disponibilità di risorse alimentari per le farfalle (e per molti altri impollinatori) è molto più ridotto. La gestione alternata assicura una più regolare e frequente presenza di fiori, in grado di offrire alle farfalle le risorse trofiche che esse necessitano”.

Ma cosa cambia per gli agricoltori? “I viticoltori coinvolti non hanno riportato effetti negativi dovuti alla gestione alternata. Al contrario, diversi di loro hanno notato un impatto positivo sulla percezione delle proprie aziende da parte dei consumatori, che si sono mostrati molto interessati alle iniziative per la biodiversità, illustrate da apposito materiale divulgativo messo a punto nell’ambito del progetto e spiegate attraverso incontri partecipativi organizzati dall’associazione Eliante con gli stakeholder locali”, spiegano gli autori.

Cuculo @Mattia Brambilla

La gestione alternata dell’interfila del vigneto, molto facile da adottare, può quindi contribuire ad aumentare rapidamente l’idoneità dei vigneti per la biodiversità. Al tempo stesso, essa può incrementare anche i servizi ecosistemici (“offerti” dagli uccelli e importanti anche per gli agricoltori) e l’attrattiva delle aziende per attività ricreative in natura, contribuendo così alla loro multifunzionalità. “La gestione alternata può diventare parte di interventi e strategie per la biodiversità (tra cui quelle legate alla nuova Politica Agricola Comune), ma dovrebbe essere idealmente associata a concomitanti strategie a livello di paesaggio per massimizzarne i benefici e la portata: mantenere o ricreate fasce arbustate e porzioni di prato, per esempio, è fondamentale per molte specie di uccelli e farfalle” concludono gli autori.

Milano, 16 giugno 2022

Fonte Ufficio Stampa Università Statale di Milano

sfalcio alternato @Mattia Brambilla

IN VETTA DI UNA MONTAGNA ANCHE CON UNA DISABILITÀ? AL FESTIVAL CINEMA E AMBIENTE AVEZZANO L’IMPRESA DIVENTA POSSIBILE

Fabio, affetto da una rara malattia genetica, realizzerà il sogno di andare sulla vetta del Monte Velino grazie a un’iniziativa dell’associazione culturale I Grifoni in collaborazione con il Festival Cinema e Ambiente Avezzano (13/21 giugno 2022)

Fabio Cofini (in foto) da anni ha un desiderio: poter guardare il panorama dalla Vetta del Monte Velino. Per Fabio però, amante della montagna fin da bambino, è stata fino ad oggi un’aspirazione irrealizzabile perché affetto dalla Sindrome di Shwachman che lo priva di molta energia e limita la sua mobilità alle gambe.

In occasione del Festival Cinema e Ambiente Avezzano, Fabio domenica 19 giugno realizzerà il suo sogno grazie alla iniziativa organizzata dall’associazione I Grifoni in collaborazione con il Festival.

Cinema e Ambiente Avezzano dedica questa edizione alla parola Antropocene, un termine usato sempre in senso negativo e riferito all’impatto umano sugli equilibri naturali. Il festival punta a dare un’accezione positiva a questa parola, promuovendo una comunità umana attenta all’ambiente e degli eventi che incentivino un rapporto migliore con la natura.

Con i suoi 2487 metri, è la più alta cima dell’omonimo massiccio, immerso nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino in Abruzzo, al cui interno è istituita anche la riserva naturale. Un luogo dalla bellezza unica ed emozionante la cui vista dall’alto regala un paesaggio mozzafiato.

Aperta a tutto il pubblico e gli ospiti che vorranno esserci, Domenica 19 giugno si terrà “In Joëlette sul Velino”, un’escursione di trekking con dei panorami mozzafiato. Il vero protagonista sarà Fabio che sarà tra i partecipanti, grazie a una speciale carrozzina monoruota, la joëlette, ideata per permettere anche alle persone disabili di poter fare trekking senza dover rinunciare alla propria passione per la montagna. Ma l’impresa va ben oltre: saranno oltre 40 persone, tra cui lo staff del festival che realizzerà anche un documentario sulla giornata, a trasportare fisicamente Fabio fino alla vetta. Ben 1400 metri di dislivello, che non hanno fatto però demordere gli organizzatori nel compiere l’impresa.

Abito a Forme dalla nascita e da sempre quando mi affaccio alla finestra di casa posso vedere Monte Velino nella sua maestosità” racconta Fabio “Purtroppo sono affetto dalla Sindrome di Shwachman, una malattia genetica rara, che ha determinato una limitazione alla mobilità delle gambe. Ho sempre desiderato salire sulla cima del Velino ma è sempre stato inaccessibile per me. Adesso finalmente riuscirò a realizzare questo sogno

Cofini ha sempre fatto parte di “I Grifoni” nella sua città, Forme di Massa D’Albe, associazione culturale che da oltre dieci anni si occupa di volontariato, promozione del territorio e organizzazione di eventi culturali e sportivi. Il presidente dell’associazione Francesco Libertini ha voluto fortemente la realizzazione di questa iniziativa convincendo Fabio ad esserne il protagonista.

Fabio è socio dell’associazione I Grifoni per cui è sempre stato molto attivo attraverso gli innumerevoli eventi e il volontariato per la tutela del territorio” spiega Libertini “In occasione del festival “Garofano Rosso”, che si tiene nella nostra città, ho conosciuto Mirko Cipollone di Appennini For All, realtà che si occupa di turismo inclusivo e accessibile, e da lì è nata l’ideaA fornire la joëlette saranno proprio loro che ci aiuteranno insieme aitanti volontari provenienti da tutto il territorio che si sono uniti nella nostra avventura”.

Oltre all’impresa, “In Joëlette sul Velino” rappresenta un’occasione unica di immergersi nella natura incontaminata abruzzese. È necessaria solo un’adeguata preparazione fisica per affrontare il forte dislivello. Totalmente gratuita, l’iniziativa si terrà per tutta la giornata di domenica 19 giugno ed è aperta a tutti coloro che desiderino passare ore preziose tra i panorami mozzafiato degli Appennini abruzzesi. Per tutte le informazioni e i dettagli si può fare riferimento al Festival a questa e-mail: info@cinemaeambienteavezzano.it

La sesta edizione di Cinema Ambiente Avezzano (13-21 giugno) è organizzata da CinemAbruzzo Aps The Factory srl, con il contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e il patrocinio di numerose istituzioni e organizzazioni legate all’impegno ambientale, fra cui il Parlamento Europeo, il MITE – Ministero della Transizione ecologica, l’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, WWFLIPU Greenpeace e il supporto della cooperativa locale Ambecò, da oltre vent’anni in prima linea per la difesa dell’ambiente.

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