Tuesday, January 25, 2022

CARO ENERGIA: DECRETO GOVERNO COLPISCE RINNOVABILI E SALVAGUARDA FOSSILI CHE SONO LA CAUSA DEL PROBLEMA. A RISCHIO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI

«Colpire le rinnovabili. È questo il senso del decreto che vorrebbe aiutare, il condizionale è d’obbligo, le imprese strette nella morsa dei prezzi energetici impazziti a causa delle tensioni geopolitiche e di mercato che riguardano il gas. – afferma il Coordinamento FREE – Prima di tutto le risorse arrivano esclusivamente dalle aste dell’Emissions Trading che dovrebbero servire per la transizione ambientale e con le quali, invece, si fa cassa senza alcun criterio “ambientale”. Oltre a ciò è chiara l’intenzione di “penalizzare” le rinnovabili visto che è stato inserito nel calcolo della media di riferimento il 2020 che è stato un anno con bassi prezzi di mercato vista la crisi pandemica. E questa è una scelta di campo precisa».

«Si tratta di una scelta precisa: penalizzare le rinnovabili per favorire le fossili. – prosegue da FREE – Non si fa menzione nel decreto, infatti, né degli extra profitti dei produttori di energia elettrica che utilizzano il gas per i quali,  avendo contratti di approvvigionamento a lungo termine tuttora in vigore, nei qual esistono precisi criteri di indicizzazione, è possibile calcolare con precisione l’extraprofittoné dei produttori di gas che sono i veri beneficiari di questa esplosone del prezzo di mercato. Oltre a ciò si effettua un “intervento sui SAD” che in realtà è un “non intervento” visto che riguarda 100 milioni di euro su 18 miliardi e ancora una volta non c’è nulla per collegare gli sconti previsti per gli energivori a interventi efficaci per promuovere l’efficienza energetica. In queste ore ci arrivano segnalazioni circa il fatto che gli istituti finanziari stanno bloccando le linee di finanziamento agli impianti in grid parity perché il quadro generale del decreto che è assai confuso, per come è scritto, e  rischia di far pagare due volte alcuni soggetti e non garantisce il quadro di stabilità necessaria allo sviluppo delle rinnovabili».


Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 24 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia. Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni. Sito web: www.free-energia.it

Inoltre segnaliamo il comunicato stampa di Europa Verde – Verdi con i portavoci Eleonora Evi e Angelo Bonelli:

”Nelle prossime settimane lavoreremo nel Parlamento per portare le nostre proposte sulla grave crisi ecologica, che è anche sociale ed economica, di cui il ministro Roberto Cingolani è parte del problema, considerato che sta ostacolando gli interventi che metterebbero l’Italia nella condizione di raggiungere gli obiettivi sul clima.

Il decreto caro bollette del ministro Cingolani è l’esempio di come si stia sabotando la transizione ecologica, taglia le rinnovabili e non taglia gli extra profitti, pari a 4 miliardi di euro solo nel 2021, accumulati dall’industria fossile grazie all’aumento del prezzo del gas e riduce di un ridicolo 0,58% i 18 miliardi di euro di sussidi pubblici erogati dallo Stato alle fonti fossili. Ci attende un impegnativo lavoro insieme a Elisa, Paolo e Devis che ringraziamo nuovamente a nome di tutti i Verdi per lo loro scelta appassionata di aderire ad Europa Verde”- concludono Evi e Bonelli.

Parlamento europeo: voto deludente sul trasporto di animali vivi, mancano vere tutele – Animal Equality

Oggi il Parlamento europeo ha votato sulle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta per la protezione degli animali durante il trasporto (ANIT), annacquando un testo già debole che non fermerà la sofferenza di miliardi di animali. 

Bruxelles, 21/01/2022 – Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha aperto e chiuso il dibattito ricordando ai membri del Parlamento europeo (MEP) che il benessere degli animali è una priorità all’interno della strategia Farm to Fork e, allo stesso tempo, una priorità del suo mandato e per lei. 

Ma il Parlamento ha consegnato nelle mani della Commissione un voto che va in direzione opposta, di fatto annacquando il testo già debole uscito dalla Commissione di inchiesta sul trasporto di animali vivi a dicembre. Si tratta di un fatto molto grave, che non tiene conto delle numerose inchieste e denunce portate avanti non solo da alcune autorità dei singoli Stati membri ma anche delle organizzazioni non governative che da tempo denunciano l’orrore del trasporto di animali vivi. 

La Commissione europea (CE) deve rivedere il regolamento sui trasporti (Regolamento del Consiglio (CE) n. 1/2005) e lo farà “sulla base delle ultime prove scientifiche, creando una banca dati europea per i controlli ufficiali e la verifica delle navi cargo per trasporto animali negli Stati membri”, oltre a garantire l’attuazione delle norme esistenti. Pertanto, una nuova proposta legislativa è attesa nell’autunno del 2023, mentre gli atti esecutivi relativi ai controlli sul trasporto marittimo (secondo le disposizioni della legge esistente) arriveranno anch’essi prima della fine di quest’anno.  

Alcuni membri del Parlamento europeo si sono fatti sentire durante il lungo dibattito, chiedendo alla Commissione europea di agire subito e porre fine alla sofferenza di miliardi di animali, come riportato nelle conclusioni della commissione d’inchiesta. 

Il voto di dicembre, per quanto un primo passo importante, non aveva affrontato completamente diverse questioni chiave legate al trasporto di animali vivi, all’interno e all’esterno dell’UE, e oggi la Plenaria ha perso l’opportunità di rafforzare il testo approvato dalla Commissione d’inchiesta ANIT. 

“Speravamo che il Parlamento europeo si dimostrasse ancora più ambizioso del rapporto ANIT e prendesse seriamente in considerazione le opinioni dei cittadini vietando qualsiasi trasporto a lunga distanza, e affinando, sostituendo e riducendo il trasporto intra-UE”, dichiara Alice Trombetta, Direttrice esecutiva di Animal Equality in Italia. 

Dopo decenni di campagne e inchieste per fermare la sofferenza degli animali durante il trasporto, siamo profondamente delusi nel vedere come il voto in Parlamento si sia dimostrato un fallimento, che ha protetto istanze industriali ed economiche dimenticandosi delle continue e terribili violazioni e sofferenze a cui sono sottoposti ogni giorno milioni di animali, trasportati spesso in condizioni in piena violazione delle norme, in camion sovraffollati e senza cibo né acqua per ore e giorni, fino a casi estremi come quelli delle navi Karim Allah ed Elbeik, alla deriva per mesi nel Mediterraneo. 

Nonostante il Parlamento europeo ora chieda un tempo massimo di viaggio di 8 ore anche per gli animali destinati alla macellazione, purtroppo tale limite rimane applicabile solo al trasporto su strada e gli animali trasportati via mare rimangono dimenticati (§ 87).

Purtroppo, il Parlamento europeo ha anche votato contro gli emendamenti che avrebbero richiesto una definizione della durata del viaggio come l’intero tempo di movimento, compreso il tempo di carico e scarico (§ 91), contro l’interpretazione della Commissione europea che invece dice che “il tempo trascorso per il carico e lo scarico dovrebbe essere incluso per stabilire la durata massima del viaggio”(1), riducendo così potenzialmente l’impatto che un limite di 8 ore potrebbe avere.

Il Parlamento europeo ha anche respinto gli emendamenti che avrebbero vietato il trasporto di animali gravidi al 40% della fase di gestazione, e la richiesta di vietare il trasporto di animali molto giovani (bovini, ovini, caprini o suini, ed equini domestici) di età inferiore ai 35 giorni è scomparsa (§ 104). Il limite di 4 settimane per permettere il trasporto rimane solo per i vitelli.

“Crediamo che il Parlamento europeo abbia perso l’occasione di sostenere dei cambiamenti profondi e importanti e non sia riuscito a soddisfare le richieste dei cittadini. Ora le nostre speranze sono riposte nella Commissione europea, a cui affidiamo il compito di permettere la sostituzione del trasporto di animali vivi con un commercio di sola carne, carcasse e materiale genetico, non solo “per quanto possibile” come indicato invece nel testo del Parlamento”, conclude Alice Trombetta di Animal Equality Italia. 

Chiara Caprio
Communications and Programme Manager 

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Animal Equality is an international farmed animal advocacy organization that is dedicated to defending all animals through public education, campaigns and investigations.

LA PUGLIA ALL’AVANGUARDIA IN EUROPA CON LA SUA HYDROGEN VALLEY


Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES promotore di PGHV il più grande impianto di idrogeno verde del mondo e di una Hydrogen School


Il 6 aprile 2021 la Giunta Regionale della Puglia si è candidata a diventare “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno” dando un ruolo primario nello sviluppo dell’utilizzo dell’idrogeno come vettore principale nel processo di decarbonizzazione avviato nell’ambito politiche ambientali ed energetiche.
www.regione.puglia.it/web/press-regione/-/emiliano-maraschio-e-delli-noci-la-puglia-si-candida-a-diventare-centro-nazionale-di-alta-tecnologia-per-l-idrogeno-
A settembre, neanche sei mesi più tardi, è stata annunciata la progettazione della Puglia Green Hydrogen Valley (PGHV) da parte di ALBORAN. Si tratta di uno dei primi e principali esempi in Italia di quel percorso obbligato delineato dall’Europa per rendere la tecnologia dell’idrogeno una soluzione in linea con il processo di decarbonizzazione.
https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/territori/2021/09/14/news/idrogeno_verde_in_puglia_edison_snam_saipem_e_alboran_insieme_per_il_progetto_green_hydrogen_valley_-317819451/
Il CETRI-TIRES ha collaborato alla elaborazione di questo importante progetto sia in fase progettuale che nel delineare una strategia formativa nuova che permetta di ottenere le necessarie competenze tecniche per un progetto di quest’ambizione.
Marco Sambati, coordinatore della G.R.A.N.D. (Green Rifkinian Accademy for a New Deal) cetri-tires.org/press/2020/una-g-r-a-n-d-notizia-arriva-lacademy-del-green-new-deal-per-le-banche-e-le-imprese-ispirata-alla-visione-di-rifkin-e-al-green-deal-europeo/, ha infatti presentato l’idea di una Puglia Hydrogen School di sostegno alla Hydrogen Valley.

Marco Sambati con Jeremy Rifkin alla Camera dei Deputati

La Hydrogen School di Puglia avrà sede a Taranto e contribuirà in modo determinante a formare le nuove figure professionali necessarie allo sviluppo e all’espansione della Puglia Hydrogen Valley verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Commissione Europea, con particolare riferimento alla ricerca e sviluppo in chiave territoriale per la promozione dell’industria locale. Questa attività è perfettamente in linea con la mission dell’Academy, (nata proprio per fornire una conoscenza delle strategie europee sul Green New Deal e sull’idrogeno, e garantire la formazione delle relative figure professionali).
Prima di analizzare tali opportunità occorre comunque chiarire alcuni concetti, quali in particolare della Hydrogen Valley e delle strategie europee legate all’idrogeno verde.
Le “Hydrogen Valleys” rappresentano aree geografiche dove diverse applicazioni di idrogeno sono combinate insieme in un ecosistema integrato, che prevede produzione, consumo, sperimentazione e formazione riguardanti il vettore idrogeno. Tali progetti nascono normalmente in collaborazione con centri universitari, istituti di ricerca, associazioni di imprese, distretti tecnologici e il coinvolgimento degli enti locali. Da qui al 2030 si prevedono in Europa investimenti nell’idrogeno verde da fonti rinnovabili molto importanti, di circa 500 miliardi di euro, attraverso l’introduzione di “Hydrogen Clusters” e “Hydrogen Valleys” da svilupparsi a livello locale in conformità alla tipologia di insediamenti industriali e produttivi presenti in ogni regione.

In merito alla strategia europea si sottolinea che, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra. La strategia della UE prevede una vera e propria rivoluzione del settore energetico e in questo quadro un ruolo di grande rilevanza è assegnato all’idrogeno, sistematicamente considerato come uno degli elementi in grado di sviluppare un settore più efficiente e interconnesso, orientato verso una energia più democratica e condivisa.
Il piano europeo è quello del Green New Deal e prevede un rilevante pacchetto di finanziamenti a favore dell’energia pulita, in linea con il pacchetto per la ripresa Next Generation EU e la piattaforma Just Transition.
La strategia si basa su tre assi portanti:
• il primo si riferisce ad un sistema energetico circolare, imperniato sull’efficienza energetica, attraverso il miglioramento dei processi di trasformazione e di riqualificazione dell’edilizia;
• il secondo riguarda un aumento dell’elettrificazione per i settori ad uso finale, in particolare nel settore dell’edilizia, della mobilità e in alcune settori industriali;
• il terzo prevede la promozione di combustibili puliti in quei settori dove è più difficile elettrificare, quali la mobilità ferroviaria in alcune zone del paese oppure nelle industrie energy-intensive.
In questo quadro è stato espressamente indicato come l’uso dell’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia in Europa.
La Commissione Europea ha posto degli obiettivi molto ambiziosi in termini di tecnologie dell’idrogeno, obiettivi scadenzati al 2024 e al 2030 che rappresentano una vera e propria agenda di investimenti e una nuova strategia finanziaria per l’Europa, come affermato dalla stessa Commissione nella sua comunicazione dell’8 luglio 2020 riguardante la strategia dell’idrogeno. Al 2030 l’intero ecosistema dell’idrogeno in Europa necessiterà di investimenti pari a oltre 100 miliardi di euro per elettrolizzatori, fonti rinnovabili e infrastrutture per l’idrogeno.
Le tecnologie dell’idrogeno sono oramai mature per entrare a pieno titolo sul mercato in modo efficiente e competitivo e, secondo la Commissione europea, garantiscono un ritorno degli investimenti estremamente rapido e affidabile che l’Hydrogen Europe prevede si possa calcolare circa al 150% del capitale investito ed un effetto leva dell’1,36 e, per questa ragione il CETRI è tra i promotori insieme ad ALBORAN, EDISON, SNAM e SAIPEM della realizzazione della prima Hydrogen Valley in Italia, la Puglia Hydrogen Valley che si propone di realizzare tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola (Foggia) per una capacità complessiva di 220 MW ed alimentati da una produzione fotovoltaica per una potenza totale di 380 MW. Si stima che, una volta a regime, i tre impianti siano in grado di produrre fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno. L’idrogeno verde sarà destinato principalmente all’utilizzo da parte delle industrie presenti nelle aree, anche attraverso l’iniezione – o blending – dell’idrogeno nella rete gas locale di Snam e/o impiegato per la mobilità sostenibile. Dei tre impianti previsti, il progetto di Brindisi ha già avviato l’iter autorizzativo e prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori con una capacità di 60 MW alimentati da un dedicato campo fotovoltaico.

L’intero progetto Puglia Green Hydrogen Valley consentirà di valorizzare e coinvolgere importanti realtà regionali, tra cui l’Acquedotto Pugliese, le Ferrovie Appulo Lucane, i Distretti tecnologici e produttivi pugliesi, il Politecnico di Bari, l’Università di Bari, di Foggia e del Salento. Inoltre, si prevedono investimenti in ricerca e sviluppo che favorirebbero la nascita e lo sviluppo di competenze e di una filiera produttiva in Puglia dedicata all’industria dell’idrogeno.
https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/finanza_impresa/2021/03/04/saipemcon-alboran-hydrogen-per-la-produzione-idrogeno-verde_b3906a66-6904-405d-8992-763c3962e6e9.html
Si segnala che, una stima provvisoria per raggiungere gli obiettivi ambiziosi per l’idrogeno, può essere indicata in 4 miliardi di euro entro il 2030 per la ricerca e lo sviluppo degli elettrolizzatori, e 20 miliardi di euro in dieci anni per l’installazione di impianti di energia rinnovabili necessari a produrre l’elettricità per quegli elettrolizzatori, con 5-6 miliardi di euro per le strutture per il trasporto, la distribuzione, l’accumulo e le stazioni di rifornimento stradale dell’idrogeno. Il che significa 3 miliardi di euro all’anno, gran parte di questi ottenuti da fondi europei e da partecipazione di strutture private. La forchetta dei contributi statali potrebbe essere compresa tra 6 e 9 miliardi di euro.
Il progetto Puglia Green Hydrogen Valley (PGHV) si inserisce in un contesto ancora più favorevole in considerazione che la Puglia ha emanato lo scorso 25 luglio 2019 la legge n. 34/2019 relativa alla produzione e all’utilizzo dell’idrogeno da fonti rinnovabili e che in particolare sostiene la ricerca delle tecnologie di produzione dell’idrogeno e la sua produzione da fonti rinnovabili, l’istituzione di attività produttive basate sul ciclo dell’idrogeno provvedendo a concedere sostegno economico a enti pubblici, privati e imprese e tutto ciò, va peraltro inquadrato nel contesto che, le sedi operative della “Puglia Green Hydrogen Valley” sono localizzate all’interno del comprensorio della Cittadella della Ricerca, il Consorzio CETMA Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali -che svolge attività di ricerca applicata, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico nel settore dei materiali avanzati (compositi, polimeri, materiali bio-based e da riciclo), dell’ICT (sviluppo di software specialistici per applicazioni innovative nell’ingegneria, nella produzione e nei servizi) e dello sviluppo di prodotto – il Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) Scarl, le cui finalità sono la ricerca e il trasferimento tecnologico nel settore aerospaziale che hanno la finalità di sostenere attraverso l’eccellenza scientifica e tecnologica l’attrattività di investimenti in settori produttivi nel campo dell’Energia e dell’Ambiente.
La strategia europea per l’idrogeno prevede di sviluppare un “Ecosistema europeo dell’idrogeno” attraverso due diverse azioni, una per stimolare l’offerta e uno per stimolare la domanda di idrogeno verde. Quest’ultima azione si articola attraverso l’identificazione di tutta una serie di “end users” destinati ad una progressiva transizione verso l’idrogeno in campi di utenza energetica individuati sia nell’industria chimica e siderurgica, che nel settore dell’edilizia abitativa e delle costruzioni che nel settore dei trasporti sia terrestri che marittimi, aerei e ferroviari.
Il CETRI-TIRES attraverso la sua Academy G.R.A.N.D. mira a sostenere il progetto, in collaborazione con l’Università La Sapenza e il Pro Rettore per le politiche sostenibili e energetiche Livio de Santoli, (coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato la visione della Puglia Hydrogen Valley) attraverso la formazione delle necessarie risorse umane e competenze scientifiche atte a promuovere l’ecosistema locale dell’idrogeno, in collaborazione con imprese , enti locali, associazioni della società civile, con una vera e propria Hydrogen School per la vreazione di quelle figure professionali che per il momento non esistono e che andrebbero create con appositi programmi formativi graduali o anche accelerati al fine dello sviluppo delle diverse filiere dell’idrogeno verde dall’offerta alla domanda e l’installazione delle relative tecnologie (Fuel Cells, elettrolizzatori e infrastrutture collegate), con la creazione di moltissimi posti di lavoro diretti e indiretti che Hydrogen Europe prevede si possano calcolare in ragione di 10/15 posti di lavoro (a seconda che si tratti di industria o servizi) per milione di euro investito. Il CETRI-TIRES vuole poi anche essere promotore dell’utilizzo di tale fonte energetica per favorire la transizione energetica e il processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia e che potrebbero essere oggetto di finanziamenti da parte del sistema bancario oltre che nell’ambito di finanziamenti europei, compresi quelli del nuovo quadro comunitario 2021-2017, nonché quelli regionali.

Le banche potrebbero essere attori e cofinanziatori della filiera dell’idrogeno garantendosi una redditività degli impieghi grazie al buon ritorno sugli investimenti assicurato dalle imprese che vorranno essere protagoniste della nuova strategia dell’idrogeno.
L’hydrogen valley pone al centro tutte quelle aziende che intendono investire nell’economia dell’idrogeno (celle a combustibile, fuel cell, elettrolizzatori, ecc.) ovvero essere attori o utilizzatori di tale tecnologia (imprese industriali altamente energivore, imprese agro-industriali, dell’automotive, delle costruzioni e dei trasporti, ecc.), ma la produzione in loco e, quindi le brevi distanze, consentono l’utilizzo dell’idrogeno non solo in applicazioni industriali e di trasporto, ma anche nel settore sanitario, utilizzando l’idrogeno quale vettore nell’ambito ospedaliero, ovvero il settore residenziale, commerciale e turistico e, anche in tal caso, quale vettore per il riscaldamento e il raffrescamento. Di fatto l’ecosistema dell’idrogeno va dalla produzione all’utilizzo con una filiera completa che coinvolgerà nel tempo tutti i settori dell’economia e del territorio e dove le regioni e gli enti locali sono chiamati a supportare lo sviluppo del vettore idrogeno, con effetti positivi in termini di decarbonizzazione e di occupazione.
La PGHV si compone di tre poli (gli Hydrogen Cluster di cui parla la strategia europea per l’Idrogeno), per articolare sul territorio lo sviluppo delle attività dell’ecosistema dinamico dell’idrogeno nei vari campi, dalla ricerca al commercio, all’industria al turismo e alle attività sociali.
Questo darà nuovo respiro alle aree di Brindisi, Cerignola, Taranto con le tradizionali attività inquinanti legate alla presenza del porto, carbone e chimica, ormai in crisi. Poi sarebbe una grande opportunità, trattandosi grandi volumi di idrogeno prodotti localmente e di notevoli potenze installate per gli elettrolizzatori, per sviluppare tecnologie italiane, mediante attività di Ricerca & Sviluppo e, vista la presenza di una importante industria chimica a Brindisi, anche ricerche sulle membrane e catalizzatori potrebbero essere possibili. E metterebbe la Puglia all’avanguardia in Europa in uno dei settori più importanti della trasformazione ecologica.

Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato

Il caporalato è un fenomeno diffuso capillarmente in Italia, ma che colpisce soprattutto i cittadini extra-comunitari impiegati irregolarmente nel settore agricolo. Negli ultimi anni sono però diminuiti i procedimenti, gli arresti e i sequestri ai danni delle aziende responsabili.

Venerdì 10 Dicembre 2021 | MIGRANTI

Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato – Openpolis

Anche se di caporalato si parla soprattutto nei mesi estivi, si tratta di un fenomeno talmente diffuso da essere insensibile alle stagioni, come dimostrano le frequenti notizie che emergono a proposito. L’ultima, risalente solo a pochi giorni fa, riguarda per esempio l’ortomercato di Milano.

Cos’è il caporalato

Con questa parola si intende l’intermediazione illegale e lo sfruttamento dei lavoratori irregolari, prevalentemente nel settore agricolo.

Il fenomeno del «caporalato» rappresenta una forma di sfruttamento lavorativo che interessa diversi settori produttivi (quali, in particolare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura), ma che si manifesta con particolare forza e pervasività nel settore dell’agricoltura […]. Lo sfruttamento si sostanzia in forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera– Indagine conoscitiva della camera sul fenomeno del caporalato, camera dei deputati

Si tratta di un fenomeno complesso che riguarda sia italiani che stranieri, diffuso capillarmente in tutto il paese. Con l’aumento dei flussi migratori dell’ultimo decennio, inoltre, sempre più cittadini stranieri sono costretti, loro malgrado, a fungere da manodopera a bassissimo costo.

Intermediazione illegale e condizioni lavorative e di vita degradanti sono le caratteristiche fondamentali del caporalato.

Suo elemento caratterizzante sono le forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera. Vi è poi la violazione di varie regole in materia di lavoro, ad esempio riguardo le ore lavorative, i contributi previdenziali e i minimi salariali, ma anche la salute e la sicurezza sul lavoro. Connesso a questi elementi c’è poi lo standard di vita cui queste persone sono esposte, spesso degradante e caratterizzato da episodi di sfruttamento, lavoro forzato, coercizione e violenza.

Il caporalato nel settore agricolo

Il fenomeno del caporalato esiste in molti settori, come quello dei trasporti, delle costruzioni, della logistica e dei servizi di cura, ma ha un’incidenza particolarmente forte nell’agricoltura per via di alcune caratteristiche di questo settore. In particolare, il fatto che si basa sulla stagionalità e quindi su rapporti di lavoro di breve durata.

Secondo le analisi del Tavolo caporalato nazionale, i lavoratori agricoli lavorano prevalentemente in maniera stagionale, la maggior parte per periodi che vanno dalle 101 alle 150 giornate di lavoro l’anno (anche se sono in aumento i contratti di durata inferiore).

90% dei lavoratori agricoli dipendenti (regolari) aveva, nel 2018, un contratto a tempo determinato, secondo il Tavolo caporalato.

Una cifra che oscilla tra l’88,6% per i dipendenti di nazionalità italiana e il 93,6% per gli stranieri.

È inoltre uno degli ambiti con la maggiore incidenza di lavoro non regolare. Parliamo di un tasso del 24,2% nel 2018, ovvero circa 164mila unità di lavoro. Si tratta peraltro di sottostime, considerato che non includono i lavoratori stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno o non iscritti alle liste anagrafiche.

CONTINUA LA LETTURA CON OPENPOLIS:

10 DICEMBRE 2021

Gli effetti della pandemia sull’occupazione degli stranieri

In media, gli stranieri vivono più spesso in una condizione di vulnerabilità e infatti hanno subito in modo più pesante gli effetti socio-economici della pandemia. Siccome partivano già da una situazione retributiva svantaggiata rispetto ai cittadini italiani, lo scarto con questi ultimi è aumentato.
?-27,4%le giovani extra-comunitarie (15-24 anni) occupate, tra 2019 e 2020.
Nonostante in Italia sia straniero il 10% dei lavoratori, lo era il 35% delle persone che, nel 2020, hanno perso il proprio posto di lavoro. Infatti, mentre il numero di occupati italiani è diminuito del -1,4% in questa fase, nel caso degli stranieri la cifra è scesa a oltre il -6%. Ad aumentare è stato principalmente il numero di cittadini extra-comunitari inattivi (persone che non lavorano e che non sono alla ricerca di un impiego), mentre il numero di disoccupati ha registrato anzi una leggera contrazione (-0,8%).
Con la pandemia, cala l’occupazione tra gli stranieri
Il tasso di occupazione per nazionalità, tra 2017 e 2020

FONTE: Gli effetti della pandemia sull’occupazione degli stranieri – Openpolis 14 gennaio 2021

DA SAPERE

I dati si riferiscono ai cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Non c’è differenziazione tra Ue-15 e gli altri paesi dell’Unione, ma solo stranieri comunitari e non.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del ministero del lavoro
(ultimo aggiornamento: venerdì 24 Dicembre 2021)

Tassonomia dell’UE: il nucleare e il gas non possono essere una scelta per la transizione energetica, ecologica e sociale

Articolo di Marco Sambati, consiglio direttivo CETRI-TIRES – 14 gennaio 2022

Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES ha incaricato il dott. Marco Sambati coordinatore della G.R.A.N.D. (Green Rifkinian Academy for a New Deal) l’Academy nata per fornire una conoscenza delle strategie europee sul Green New Deal e sull’idrogeno verde, di analizzare se il nucleare e il gas possano essere considerati in maniera favorevole nella tassonomia dell’Unione europea e se rappresentino una soluzione intelligente per la transizione energetica, energetica e sociale.

In queste ultime settimane abbiamo assistito ad un dibattito politico molto vivace dopo l’annuncio del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza stampa che si è svolta al termine dell’Ecofin, di inserire il nucleare e il gas nella tassonomia verde, a cui ha fatto seguito poi un’intervista al Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, circa l’opportunità di guardare al nucleare di quarta generazione, come una tecnologia nella lotta al cambiamento climatico, nel processo di decarbonizzazione e nell’approvvigionamento energetico dell’Italia. La Commissione ha inviato agli Stati membri la nuova bozza del regolamento sulla tassonomia etichettando quindi il gas e il nucleare come tecnologie verdi ai fini della finanza sostenibile e, nello specifico, la bozza prevede che gli investimenti nel nucleare siano etichettati come green, a patto che i progetti abbiano ben definiti il piano di sviluppo, i fondi e il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e che abbiano ricevuto i rispettivi permessi di costruzione prima del 2045, mentre per considerare il gas negli investimenti verdi, le nuove centrali devono obbligatoriamente sostituire impianti più inquinanti, producendo emissioni inferiori ai 270 g di CO2equivalente per KW e ottenere le relative autorizzazioni entro il 31 dicembre 2030. L’atto dovrà essere adottato nella versione definitiva entro la fine di gennaio, per poi passare al vaglio del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea.

La scelta di inserire il nucleare e il gas nella nuova bozza del regolamento della tassonomia sembra essere dettata essenzialmente dalla politica sulla spinta delle lobby fossili che hanno grandi interessi in gioco e di paesi come la Francia, la Repubblica Ceca e la Finlandia che contano molto sul nucleare, ma analizzando gli aspetti tecnologici, economici, sociali ed ambientali tale scelta risulta poco convincente e soprattutto non risulta in linea con i nuovi obiettivi europei sul clima, a cui l’Italia dovrà attenersi, che prevedono un taglio del 55% delle emissioni di gas climalteranti rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050.

Si parla nel dibattito di nucleare di quarta generazione, la cui energia è ricavabile dalla scissione di atomi molto pesanti, quali l’uranio, il plutonio e il torio, i quali rispetto a quelli della terza generazione dovrebbero garantire maggiore economicità, sicurezza ed affidabilità, riduzione delle scorie radioattive. Il GIF (Generation IV International Forum), un organismo internazionale fondato nel 2000 dal Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America (DOE) ed a cui hanno aderito 13 paesi oltre all’EURATOM, ha selezionato sei tipi di reattori che possono soddisfare gli obiettivi sopra elencati e su cui concentrare gli sforzi di ricerca e sviluppo: tre reattori termici e tre reattori autofertilizzanti a neutroni veloci; si tratta di progetti che da vent’anni non hanno trovato finanziamenti, né pubblici né privati, di dimensioni tali da consentire un loro decollo, indipendentemente da ogni valutazione sulla rispondenza tra lo schema di progetto e l’effettiva conseguibilità degli obiettivi tecnologici sopra indicati. Di fatto, ad oggi, non esistono ancora impianti nucleari di quarta generazione e, qualora si preveda lo sviluppo di mini reattori o modulari, con una potenza di 300 megawatt di elettricità molto meno rispetto ai tipici reattori che hanno una potenza da 1.000 a 1.600 megawatt, in tal caso avremmo criticità di sicurezza anche maggiori, senza tener conto che il loro costo è sensibilmente più alto per kilowattora rispetto a quello delle energie rinnovabili e il cui costo è destinato a ridursi ulteriormente e, anche l’affermazione che i reattori nucleari, piccoli o grandi che siano, possono essere un complemento adeguato alle fonti di elettricità variabili, quali l’energia eolica e il fotovoltaico, non è corretta in quanto i reattori hanno alti costi fissi e bassi costi variabili (combustibile e spese di manutenzione).

Inoltre, poiché parliamo sempre di fissione nucleare, resta il problema dello smaltimento delle scorie radioattive; l’Italia ha spento tutti e quattro i reattori nucleari sul proprio territorio nazionale alla fine degli anni ’80 e solo il 5 gennaio 2021, la SOGIN, l’azienda pubblica italiana che ha il compito di smantellare le centrali e di mettere in sicurezza le scorie nucleari, ha pubblicato la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee al deposito dei rifiuti nucleari (CNAPI) un piano che però ora deve essere messo in atto, per non incorrere in nuove procedure di infrazione. Ad oggi non si è ancora arrivati alla scelta del sito dove sarà costruito il deposito delle scorie, che costerà 900 milioni di euro e dovrà contenere 95.000 metri cubi di rifiuti radioattivi. Da non trascurare poi l’eventualità di incidenti a seguito di fuoriuscita di sostanze radioattive racchiuse nei depositi e nelle strutture di contenimento o nel trasporto delle stesse sostanze, per non escludere eventuali attacchi terroristici o eventi calamitosi estremi agli impianti.

C’è poi un altro aspetto molto significativo che riguarda i tempi di realizzazione di una centrale nucleare che dalla fase di progettazione a quella di entrata in funzione impiegano circa 14 anni, quali il reattore di Olkyluoto 3 di Areva in Finlandia la cui costruzione era stata avviata nel 2005 e il cui costo previsto da contratto era di circa 3,2 miliardi di euro; il reattore doveva entrare in funzione nel 2009 ma dopo diversi rinvii è stato acceso il 21 dicembre 2021, con 12 anni di ritardo e costi triplicati (8,5 miliardi di euro). Stessa sorte è toccata al reattore di Flamanville in Normandia, i cui lavori sono stati avviati nel 2006, atteso per la fine del 2022, dopo rallentamenti che hanno fatto accumulare un ritardo di dieci anni e un costo più che triplicato.

La Commissione europea ha anche previsto nella nuova bozza del regolamento della tassonomia che anche il gas possa essere inserito, a certe condizioni, nella finanza sostenibile; seppure è vero che il gas emette meno CO2del carbone, ma rimane sempre un combustibile fossile con un importante ruolo climalterante e, va necessariamente prevista una sua graduale dismissione per non compromettere gli obiettivi europei della legge sul Clima. Considerato poi anche il recente aumento dei prezzi e, quindi l’esposizione dell’Italia e, della stessa Europa, dalla dipendenza energetica del gas da altri paesi produttori, è sempre più opportuno accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili e l’idrogeno verde, per una questione anche indipendenza energetica. Institutional Investors Group on Climate Change – IIGCC https://www.iigcc.org/, associazione che raggruppa colossi del risparmio gestito con più di 360 tra fondi di investimento, fondi pensione e società del risparmio gestito, tra i quali Allianz, Amundi, Goldan Sachs, HSBE e che gestiscono complessivamente fondi per 49.000 miliardi di euro, ha inviato una lettera aperta ai paesi europei per chiedere che il gas non venga inserito nella cosiddetta tassonomia verde, sottolineando che l’inclusione del gas è incompatibile con l’obiettivo della neutralità climatica, ma solo come fonte verso la transizione energetica nel breve termine e che rischia di spostare gli investitori verso iniziative che minano alla lotta al cambiamento climatico.

Se poi vogliamo analizzare l’aspetto economico, ci accorgiamo che LCOE (Levelized Cost of Energy) ovvero il ricavo medio per unità di elettricità generata necessario a recuperare i costi di costruzione e gestione di un impianto di generazione durante un presunto ciclo di vita finanziaria e di funzionamento, sulla base di uno studio di Lazard per un nuovo impianto nucleare, emerge che, in un confronto base – vale a dire senza tenere conto dei sussidi, dei costi del carburante o del prezzo della CO2 – che il fotovoltaico su scala utility è quello che registra la riduzione più rapida con un LCOE medio che parte da un minimo di 28-37 dollari il MWh (film sottile) ad un massimo di 30-41 dollari/MWh (silicio cristallino). Ma il record di convenienza spetta ancora una volta all’eolico a terra con un LCOE con un minimo di 26 dollari/MWh.

Qualora poi si aggiungono sussidi governativi (il rapporto include quelli statunitensi), il costo dell’eolico onshore e del solare su larga scala continua a essere competitivo con il costo marginale della generazione di carbone, nucleare e gas a ciclo combinato. Con valori di media di 27 dollari/MWh per fotovoltaico e 25 dollari/MWh per eolico, 42 dollari/MWh per il carbone, 29 dollari/MWh per il nucleare e 24 dollari/MWh per il gas.

Passiamo ora ad analizzare l’aspetto sociale e, nello specifico quello occupazionale. Secondo diversi studi ed analisi risulta dimostrato che vengono creati molti più posti di lavoro adottando un modello green che uno fossile. Nell’elaborazione dei Piani di Terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin adottati in diversi paesi d’Europa, si introducono nuovi metodi di calcolo per misurare l’intensità occupazionale delle nuove tecnologie e dei nuovi modelli economici ed energetici; quando si fa una pianificazione economica esistono precise metodologie di calcolo dell’intensità occupazionale del capitale investito. Secondo tale metodo, il settore energetico tradizionale fossile genera 8,5 posti di lavoro per milione di euro di PIL, mentre gli altri settori impiegano una media di 16,3 persone. Se, inoltre, si introducessero all’interno dei piani industriali anche i principi dell’economia circolare gli effetti sarebbero ancora più significativi. Secondo infatti i calcoli di Zero Waste America ad esempio, la redditività di oggetti conferiti al riuso è dell’ordine del 40 volte maggiore di quella di oggetti conferiti a scopo di riciclo e conseguentemente la stessa proporzione in più di posti di lavoro.

Da ultimo analizziamo l’aspetto ambientale e se vogliamo accelerare sul taglio delle emissioni e raggiungere i nuovi obiettivi europei per il clima che prevedono un taglio del 55% delle emissioni climalteranti rispetto a quelle del 1990 entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050, è necessario concentrarci sull’efficienza energetica e la riduzione dei consumi energetici, sull’aumento delle rinnovabili e delle opportunità legate all’idrogeno verde nel processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia.

Secondo uno nuovo studio della Oxford University, intitolato Empirically grounded technology forecasts and the energy transition, una transizione energetica accelerata probabilmente ci farà risparmiare diversi trilioni di dollari su scala globale. In sintesi, evidenzia la ricerca, se tecnologie come eolico, fotovoltaico e batterie continueranno a seguire le loro attuali tendenze di crescita esponenziale, si potrà sviluppare un sistema energetico vicino alle zero emissioni nette di CO2 in 25 anni; tra i settori in crescita, si cita anche la produzione di idrogeno verde con elettrolizzatori. Queste stime della Oxford University contrastano con chi invece ritiene che la transizione energetica sarà molto onerosa, a causa, in particolare, degli investimenti necessari per riconvertire un intero sistema di infrastrutture e impianti e degli incentivi richiesti per sostenere le nuove energie alternative.

La proposta è quindi di accelerare la transizione energetica e la decarbonizzazione escludendo il nucleare dalle possibili fonti alternative e procedendo ad una riduzione graduale del gas nel mix energetico delle fonti di energia, aumentando l’efficienza energetica, l’utilizzo delle rinnovabili e dell’idrogeno verde, adottando il modello di energia distribuita e diffusa suggerito da Jeremy Rifkin che trova la sua massima espressione nelle comunità delle energia rinnovabili ad idrogeno e nei prosumer e non quello oligopolistico delle fossili concentrato nelle mani di pochi e che ci allontana in maniera preoccupante dell’obiettivo di limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale. Ciò premesso, risulta evidente per tutte le ragioni di carattere tecnologico, economico, sociale ed ambientale, di escludere il nucleare dalla nuova tassonomia europea e, e per quanto concerne il gas, ammesso ancora il suo impiego solo per una fase di transizione, è assolutamente necessario escluderlo dalla tassonomia, visto già gli incentivi di cui godono attualmente gli impianti turbogas attraverso il capacity market approvato nel giugno 2019 e che prevede uno stanziamento stimato di circa 1-1,4 miliardi di euro all’anno per i prossimi 15 anni creando distorsioni al mercato elettrico; il suo inserimento nella finanza sostenibile risulterebbe peraltro in chiara contraddizione con le indicazioni della legge sul clima che richiedono una riduzione delle emissioni.

Da ultimo è necessario sottolineare quanto riportato da un report di Legambiente Scacco matto alle fonti rinnovabili che evidenzia la lentezza del rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di valutazione di impatto ambientale, le norme regionali disomogenee che ritardano i tempi per ottenere l’autorizzazione di un impianto eolico ad esempio a 5 anni contro i 6 mesi prevista dalla normativa. C’è quindi la necessità, se si vuole rispettare gli obiettivi fissati a livelli europeo che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni al 2030, di installare 70 GW di potenza da fonti rinnovabili, di avere un quadro normativo composto da regole chiare e semplici da applicare e che diano tempi certi alle procedure, un aggiornamento delle linee guida rimaste ferme al DM del 10 settembre 2010 e il varo di un Testo Unico che semplifichi l’iter di autorizzazione degli impianti, definendo in modo chiaro ruoli e competenze dei vari soggetti dello Stato e diano tempi certi alle procedure. La cosa incredibile è che la potenza richiesta a Terna per la connessione alla rete degli impianti di energia rinnovabile è di circa 100 GW, superando pertanto di 40 GW l’obiettivo fissato al 2030, e che Terna ha dato già il parere positivo all’allaccio in rete della maggior parte degli impianti richiesti, ma il processo autorizzativo è solo all’inizio e senza un’adeguata semplificazione si ritarda la transizione energetica, la decarbonizzazione e lo sviluppo delle hydrogen valley e, non ultimo, la richiesta di chi vuole il nucleare e il gas nella tassonomia per giustificare che le rinnovabili non sono sufficienti al mercato elettrico.   

Articolo di Marco Sambati, consiglio direttivo CETRI-TIRES – 14 gennaio 2022

LA FIERA TRIDIMENSIONALE GECO EXPO SCALDA I MOTORI: APERTE LE ISCRIZIONI AL CONTEST SMART TALK PER STARTUP E IMPRESE

Mancano poche settimane a GECO Expo, la fiera virtuale in 3D sull’ecosostenibilità, caratterizzata da un ambiente altamente immersivo, personalizzabile e interattivo. Aperte, fino all’8 febbraio, le candidature al contest Smart talk per i prodotti green più innovativi: https://www.gecoexpo.com

Iscrizioni al Contest Smart Talk entro l’8 febbraio 2022 qui.

Il presidente Angelo Consoli, il coordinatore generale Antonio Rancati, il socio onorario prof. Livio de Santoli ed alcuni componenti del comitato scientifico CETRI-TIRES parteciperanno come speaker alle varie tavole rotonde.

Si lavora a pieno ritmo per arrivare alla data di inizio di GECO Expo, la fiera tridimensionale dell’ecosostenibilità che tornerà dal 1 al 4 marzo sulla piattaforma virtuale nata durante la pandemia. E sono aperte fino all’8 febbraio le candidature al Contest Smart Talk, spazio dedicato ai progetti di sostenibilità e biodiversità, suddiviso quest’anno in due categorie: la prima per startup e idee da sostenere, la seconda, per startup già avviate ed aziende con un prodotto già validato sul mercato. Un video-contest che l’anno scorso è stato vinto da prodotti imprenditoriali come Biova Beer, la birra realizzata recuperando il pane invenduto per contrastare lo spreco alimentare, ed EcoAllene di Ecoplasteam, la non-plastica ottenuta dal riciclo di imballaggi poliaccoppiati prima impossibili da separare.  

Questo uno dei principali appuntamenti della seconda edizione della Fiera che ha scelto come slogan “Green Together” e a cui sarà possibile partecipare con il proprio avatar, visitando i padiglioni in 3D per incontrare innovatori e imprenditori all’avanguardia e dialogare con esperti sui trend di settore più interessanti e dirompenti.

Obiettivo di Geco Expo, sensibilizzare e far crescere la cultura ambientale,dando vita ad una vera e propria community di attivisti, influencer e divulgatori, che hanno abbracciato e si impegnano a promuovere uno stile di vita green. E arrivando a raddoppiare le presenze della prima edizione che, nel gennaio 2021, ha visto 4.000 iscritti, oltre 50 espositori e 7.000 biglietti da visita scambiati virtualmente.

Geco Expo nasce durante la pandemia proprio dall’esigenza delle aziende e dei buyer di incontrarsi nonostante i vari lockdown. Abbiamo messo a punto una piattaforma al 100% ecosostenibile, in grado di regalare un’esperienza molto vicina alla realtà grazie agli avatar personalizzabili, alla tridimensionalità e all’alta interazione. – spiega il fondatore Daniele Capogna – La pandemia ci ha costretto a ripensare il modo di fare business e un evento virtuale non solo inquina meno, ma è in grado di varcare i confini nazionali più facilmente, moltiplicando esponenzialmente il numero di connessioni di business in tutto il mondo.

Numerose le novità di questa seconda edizione: oltre alle nuove funzioni di interazione degli avatar, con una serie di gestualità tipiche degli eventi in presenza, nella dressing room sono stati aggiunti nuovi outfit in grado di rappresentare, ad esempio, partecipanti di provenienza islamica, e sono stati attivati gli avatar LGBTQ+ per rendere la piattaforma più inclusiva. Per le aziende sono state sviluppate stanze immersive e multimediali, interamente personalizzabili, ideali per presentare prodotti o organizzare party esclusivi, comprensivi di dj set.

Ci si potrà poi iscrivere anche ai GECO Green Talk e ai GECO Educational Talk. I primi ospiteranno imprese e startup desiderose di far conoscere le proprie innovazioni in campo green economy, e i secondi sono pensati per scrittori o docenti che vogliano presentare un proprio studio o prodotto editoriale sui temi green. Ritornano anche le tavole rotonde su cinque aree tematiche: dall’energia rinnovabile alla mobilità sostenibile, dal turismo slow & local all’economia circolare, passando per l’eco-food, che vedranno avvicendarsi circa 80 relatori, tra cui la giornalista Cristina Gabetti, il coordinatore generale Cetri-Tires Antonio Rancati e l’ambientalista Anna Donati.

INFO:        https://www.gecoexpo.com

Iscrizioni al Contest Smart Talk entro l’8 febbraio 2022 qui.


SMART EVENTI

Smart Eventi è un’agenzia di eventi e marketing di Milano che opera sul territorio nazionale da oltre 10 anni. Strutturata in diverse Business Unit specializzate, si occupa di eventi istituzionali come meeting, convention, cene di gala, eventi fashion e beauty, luxury event per stranieri, team building e viaggi incentive. L’agenzia ha costruito negli anni un database di oltre 300 location e network di portali web indicizzati, grazie al quale organizza oltre 200 eventi l’anno. 

Ufficio stampa GECO

Valentina Communication

Corso Brianza 30 – 10153 Torino – IT

Addio alla plastica monouso: dal 14 gennaio la stretta per la salvaguardia degli oceani

Da domani le nostre giornate saranno sempre più belle e pulite per la salvaguardia dei mari e degli oceani, ormai assediati dall’inquinamento di plastica e microplastica!

VIDEO: https://video.repubblica.it/clima-e-ambiente/addio-alla-plastica-monouso-dal-14-gennaio-la-stretta-per-la-salvaguardia-degli-oceani

Dal 14 gennaio entrerà in vigore il decreto legislativo 196/21 che vieterà la produzione, la vendita e l’utilizzo di prodotti realizzati in plastica monouso (cosiddetti “single use plastic”). Lo stop a bicchieri, cannucce, posate o piatti “usa e getta” arriva dopo la direttiva 2029/904 dell’Unione Europa, che mira a ridurre sensibilmente l’inquinamento da plastica presente nei mari e negli oceani.

David Sassoli, il presidente che ha sostenuto il rilancio green dell’Europa, con Jeremy Riflin c’era un’intesa perfetta

Huffington Post ricorda il ruolo avuto dal Presidente Sassoli nelle nuove
politiche green ispirate alle proposte del nostro prof. Jeremy Rifkin con un
articolo di Angelo Consoli, che mette in evidenza l’incredibile sensibilità
ambientale e sociale del Presidente scomparso.

Decisivo l’incontro del 2019 con Jeremy Rifkin, tra i due c’era un’intesa perfetta.

Articolo di Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires e direttore europeo di Jeremy Rifkin – 11 gennaio 2022: Sassoli, il presidente che ha sostenuto il rilancio green dell’Europa | L’HuffPost

“È venuto a trovarmi il professor Rifkin per dirmi che solo l’Europa può essere leader nella lotta al cambiamento climatico. Noi dobbiamo farlo, non tanto per ridurre la nostra dipendenza dal carbone ma perché possiamo essere un esempio per gli altri, possiamo imporre delle regole nel commercio che possono essere utili alla sostenibilità del pianeta”. Sono le parole con cui voglio ricordare il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Le ha dette nel gennaio 2020 a Pesaro, ricordando che “il primo atto di questa legislatura europea è stato quello di fissare un metodo di lavoro, impegnare i prossimi due anni della legislatura in 50 iniziative legislative sul Green Deal europeo. Non è un’operazione qualsiasi”.

David Sassoli e Jeremy Rifkin si erano già visti a Bruxelles ma quello dell’11 dicembre 2019 fu un incontro speciale per due motivi: innanzitutto perché Sassoli nel frattempo era diventato presidente del Parlamento Europeo, e in secondo luogo perché era appena uscito il nuovo libro di Jeremy Rifkin sul Green New Deal, che aveva ispirato la strategia europea della nuova Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, il Green Deal Europeo. Mai prima di allora l’Europa si era riferita così esplicitamente a una nuova idea del mondo proposta da un accademico visionario.

David Sassoli aveva manifestato grande sostegno per le idee di Jeremy Rifkin fin dal 2009, anno del suo approdo al Parlamento Europeo, e nei suoi discorsi la giustizia ambientale e la giustizia sociale erano sempre inseparabili. Ma l’idea che non si potessero raggiungere senza una cooperazione efficace fra Europa e Stati Uniti cominciava a tormentarlo da quando Donald Trump era diventato presidente e aveva denunciato gli accordi climatici di Parigi, riproponendo un vecchio modello politico ispirato al darwinismo economico e all’energia dei monopolii fossili. Per Sassoli era importante mettere in risalto il fatto che Trump non rappresentava tutta l’America, che c’era anche un’America più moderna e più vicina al “sogno europeo”, l’America di Rifkin per l’appunto.

Ecco il contesto in cui si colloca il loro incontro in quel dicembre 2019, appena sei mesi dopo l’elezione di Sassoli alla guida del Parlamento Europeo. Rifkin era inizialmente un po’ scettico perché i suoi incontri con i predecessori di Sassoli sullo scranno più alto del Parlamento di Strasburgo si erano risolti con un nulla di fatto (con l’eccezione di Hans Gert Poettering che si era così appassionato al tema da scrivere l’introduzione del libro di Rifkin La Terza Rivoluzione Industriale).

L’incontro Sassoli – Rifkin ebbe luogo in una mattinata di sole all’ultimo piano del palazzo di Via Breydel a Bruxelles e cominciò con un sentito ringraziamento da parte del presidente a Rifkin per l’aiuto fornito all’elaborazione delle nuove strategie climatiche europee della neo insediata Commissione von der Leyen, che aveva appena stabilito d’innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti in Europada da meno 40% (come proposto dalla precedente Commissione Juncker) a meno 55%  entro il 2030. 

“É la prima volta che una proposta della Commissione Europea si dimostra più avanzata della posizione del Parlamento”, aggiunse ridendo Sassoli. Rifkin colse la palla al balzo: “Allora forse il Parlamento dovrebbe rilanciare proponendo una riduzione al 70% delle emissioni per il 2030”. Rifkin e Sassoli ridevano, ma i collaboratori del presidente nel frattempo prendevano appunti. Dopo pochi giorni il Parlamento avrebbe approvato una mozione che proponeva l’innalzamento dei limiti di emissioni al 60%.

“Jeremy, il tuo Green New Deal è l’idea perfetta per rimettere in sintonia europei e americani”, aggiunse Sassoli. “Infatti il New Deal nasce come nell’America di Roosevelt per porre rimedio alla catastrofe finanziaria del 1929, ma non aveva nulla di green mentre gli Europei adesso stanno aggiungendo la dimensione verde alla grande intuizione di Roosevelt che poteri pubblici e capitali privati devono collaborare per risolvere le crisi economiche, come quella in cui viviamo”. Rifkin replicò ridendo “Wow! David, il mio libro avresti potuto scriverlo tu!”.

I due avevano una naturale complicità e s’intendevano senza bisogno di parlarsi. Sassoli continuò proponendo “perchè non organizziamo una bella conferenza sul futuro green dell’Europa e dell’America nei primi mesi del nuovo anno?” Rifkin rispose “sono totalmente a tua disposizione David, sentiamoci ai primi di gennaio e programmiamola per fine febbraio quando tornerò in Europa”.

Come tutti sappiamo poi è arrivata l’emergenza Covid a impedire la realizzazione di quest’evento (e di molti altri), ma le nuove politiche europee erano comunque partite e di li a poco sarebbe arrivato il Pnrr, Next Generation Europe e il pacchetto “Fit for 55”. Un’Europa così verde e rifkiniana non si era mai vista e non sarebbe stata possibile senza un presidente visionario e coraggioso come Sassoli.

Alla fine dell’incontro Rifkin mi ringraziò di aver insistito per fargli incontrare il Presidente Sassoli, mentre il Presidente Sassoli mi inviò un breve Whatsapp di ringraziamento per avergli organizzato l’incontro con Rifkin.  Rest in peace David!

Unanime cordoglio per la prematura scomparsa del presidente del Parlamento europeo David Sassoli

David Sassoli è stato il Presidente del Parlamento Europeo che più ha portato ispirazione e motivazione al nostro prof. Jeremy Rifkin in 20 anni di incontri a Bruxelles. Ci mancheranno moltissimo la sua visione, la sua onestà e la sua umanità verso le fasce sociali più deboli. Grande sostenitore del Green Deal europeo, in questi anni è intervenuto con molta lucidità sui temi del cambiamento climatico. Riposa in pace David!

Alla sua famiglia le nostre più sentite condoglianze.

Soltanto ieri era stata diffusa la notizia del suo ricovero in Italia per il sopraggiungere di una grave complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario.

Fonte ANSA: David Sassoli, il cordoglio per la morte del presidente del Parlamento europeo. Mattarella: ‘Profondamente addolorato’

“La scomparsa inattesa e prematura di David Sassoli mi addolora profondamente. La sua morte apre un vuoto nelle file di coloro che hanno creduto e costruito un’Europa di pace al servizio dei cittadini e rappresenta un motivo di dolore profondo per il popolo italiano e per il popolo europeo. Il suo impegno limpido, costante, appassionato, ha contribuito a rendere l’assemblea di Strasburgo protagonista del dibattito politico in una fase delicatissima, dando voce alle attese dei cittadini europei”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La camera ardente per il saluto al presidente del Parlamento Europeo dovrebbe sarà aperta giovedì in Campidoglio, venerdì alle 12 i funerali nella chiesa di Santa Maria degli Angeli

Lunedì alle 18 alla plenaria del Parlamento Ue di Strasburgo l’ex Presidente del Consiglio ed ex parlamentare europeo Enrico Letta pronuncerà il discorso ufficiale nella cerimonia di commemorazione per David Sassoli

Il Papa ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia di Sassoli. Nel telegramma, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, si evidenzia il “grave lutto che colpisce l’Italia e l’Unione europea”. Il Papa lo ricorda “quale credente animato di speranza e di carità, competente giornalista e stimato uomo delle istituzioni che, in modo pacato e rispettoso, nelle pubbliche responsabilità ricoperte si è prodigato per il bene comune con rettitudine e generoso impegno, promuovendo con lucidità e passione una visione solidale della comunità europea e dedicandosi con particolare cura agli ultimi”.

Bandiere dell’Unione europea a mezz’asta presso gli edifici delle istituzioni europee a Bruxelles in segno di lutto per la morte del presidente del Parlamento Ue David Sassoli. Nella sede dell’Europarlamento nella capitale belga le bandiere a sfondo blu con le 27 stelle dorate sventolano a mezz’asta dalle 8.30 di questa mattina. Poco dopo anche la Commissione e il Consiglio Ue hanno fatto lo stesso negli edifici del quartier generale europeo. “E’ un giorno triste per l’Europa. Oggi la nostra Unione perde un convinto europeista, un sincero democratico e un uomo buono”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando in italiano, ricordando David Sassoli nel corso di un punto stampa. Era “un uomo che ha lottato per la giustizia e la solidarietà e un buon amico, i miei pensieri vanno alla moglie Alessandra, ai figli Giulio e Livia e a tutti i suoi amici”, ha aggiunto la presidente, che indossava un abito e una mascherina neri.

Il premier Mario Draghi ha espresso il suo più sentito cordoglio per la morte di David Sassoli. “Uomo delle istituzioni, profondo europeista, giornalista appassionato, Sassoli è stato simbolo di equilibrio, umanità, generosità. Queste doti gli sono state sempre riconosciute da tutti i colleghi, di ogni collocazione politica e di ogni Paese Ue, a testimonianza della sua straordinaria passione civile, capacità di ascolto, impegno costante al servizio dei cittadini. La sua prematura e improvvisa scomparsa lascia sgomenti. Alla moglie, Alessandra Vittorini, ai figli, Livia e Giulio, e a tutti i suoi cari, le condoglianze del governo e mie personali”.

“Si può vivere e morire in tanti modi. David Sassoli ha combattuto e lavorato fino all’ultimo possibile istante, informandosi, partecipando attivamente alla causa del bene comune con curiosità e passione indomabili nonostante lo stato di salute sempre più precario, dopo la temporanea ripresa di qualche tempo fa”. E’ quanto si legge in un post sulla pagina Facebook di David Sassoli pubblicato dal suo entourage, che evidenzia come “per il Presidente del Parlamento europeo, per il politico Sassoli, per l’uomo David nella sua dimensione privata, alla base di ogni azione, di ogni comportamento, di ogni scelta erano, assai ben saldi, i valori umani di riferimento: lealtà, coerenza, educazione, rispetto“.

Gli esponenti delle alte istituzioni europee e i colleghi del giornalista e politico scomparso si stringono intorno alla sua famiglia. “Sono profondamente rattristata dalla morte di un grande europeo e italiano. David Sassoli è stato un giornalista appassionato, uno straordinario Presidente del Parlamento europeo e soprattutto un caro amico”. Lo scrive in un tweet in italiano la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “I miei pensieri vanno alla sua famiglia. Riposa in pace, caro David”, aggiunge.

“Le parole che non avrei mai voluto pronunciare. Per un amico unico, persona di straordinaria generosità, appassionato europeista. Per un uomo di visione e principi, teorizzati e praticati. Che cercheremo di portare avanti. Sapendo che non saremo all’altezza. #AddioDavid #Sassoli”. Lo scrive su twitter il segretario del Pd Enrico Letta.

IL PROFILO – Da volto familiare del TG1 a presidente del Parlamento europeo, quella di David Maria Sassoli e’ stata una vita divisa fra il giornalismo e la politica, a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell’Europarlamento. Durante la situazione eccezionale e senza precedenti causata dalla pandemia di Covid-19, Sassoli si è impegnato affinché il Parlamento europeo rimanesse aperto e continuasse ad essere operativo, introducendo – già nel marzo 2020 – dibattiti e votazioni a distanza, primo parlamento al mondo a farlo.

Sposato e padre di due figli, tifoso della Fiorentina, Sassoli viveva a Roma ma appena possibile si spostava nella casa di Sutri, un delizioso paese medievale della Tuscia lungo la via Cassia, una trentina di chilometri a nord della capitale, per coltivare le sue passioni per il giardinaggio e le buone letture. Sassoli è stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l’assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Il suo incarico sarebbe scaduto a giorni: la prossima settimana la riunione plenaria dell’Europarlamento che si riunirà a Strasburgo per eleggere il suo successore.

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