Wednesday, September 22, 2021

Jeremy Rifkin, un piano ventennale sulle infrastrutture per i cambiamenti climatici da 16 Trilioni di Dollari denominato “AMERICA 3.0 THE RESILIENT SOCIETY”

Jeremy Rifkin con i suoi partner hanno elaborato un Piano ventennale di infrastrutture resilienti denominato “America 3.0” da 16 trilioni di dollari, preparato per il leader della maggioranza al Senato americano Charles Schumer e pubblicato per la prima volta da Bloomberg il 29 luglio, di cui abbiamo già spiegato i concetti principali sul nostro magazine online lo scorso 10 settembre >>> http://cetri-tires.org/press/2021/jeremy-rifkin-su-bloomberg-sgomento-per-le-strategie-energetiche-di-biden/

Nell’articolo esprimeva la sua grande delusione sul nuovo piano
infrastrutturale statunitense proposto dal presidente Joe Biden.

Clicca qui per il link al rapporto completo sull’infrastruttura di 242 pagine in inglese, che ha preparato per il leader della maggioranza al Senato americano Charles Schumer >>>
https://www.foet.org/FOET-data/uploads/2021/07/Jeremy-Rifkin-America-3.0-The-Resilient-Society-20210728.pdf

DOWNLOAD “AMERICA 3.0 THE RESILIENT SOCIETY” (.PDF)

Jeremy-Rifkin-America-3.0-The-Resilient-Society

Costruire filiere agroalimentari pulite, dove i diritti dei lavoratori siano garantiti, promuovendo prodotti NoCap

Dieci anni fa, a Nardò, uno sciopero durato settimane organizzato da braccianti africani che dormivano presso la Masseria Boncuri e le sue vicinanze impresse una svolta decisiva nella storia della lotta al caporalato. L’Italia finalmente iniziava ad aprire gli occhi sul fenomeno. E pochi giorni dopo l’allora governo Berlusconi fu “costretto” a introdurre via decreto il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, la base normativa su cui si è strutturata negli anni successivi la battaglia contro lo sfruttamento lavorativo nelle campagne italiane. Ad organizzare quei braccianti c’era anche Yvan Sagnet. Originario del Camerun, arrivato in Italia nel 2008 per studiare Ingegneria all’Università di Torino, nell’estate del 2011 scende al Sud per mettere da parte qualche soldo durante la stagione di raccolta del pomodoro. Lì, in Puglia, incontra persone che lavorano in condizioni agghiaccianti. Dopo aver contribuito alla loro sollevazione, Sagnet si è attivato nel sindacato con la Flai-Cgil e ha raccontato la propria esperienza di attivismo in più libri.

A dieci anni di distanza dalla protesta che ha cambiato la sua vita e quella di molti altri lavoratori e lavoratrici – e dopo la nomina a Cavaliere dell’Ordine al merito da parte di Sergio Mattarella – il suo impegno in difesa dei braccianti non è certo terminato. Grazie all’associazione No cap, di cui è fondatore, è passato “dalla protesta alla proposta”. Come? Attraverso la creazione di una filiera virtuosa di prodotti agricoli “caporalato free”, dotati di un bollino No cap, «per valorizzare e premiare l’impegno delle aziende che con noi condividono principi e valori basati sul rispetto dell’uomo e dell’ambiente – si legge sul sito della associazione – ma anche e soprattutto per i consumatori per sensibilizzarli e accompagnarli verso scelte etiche affinché non siano inconsapevolmente co-responsabili di un sistema di sfruttamento dei lavoratori». Con Yvan Sagnet abbiamo fatto il punto sul progetto No cap e non solo.

Nei giorni scorsi l’Ispettorato del lavoro di Cosenza ha verificato 45 aziende agricole e 42 son risultate irregolari. Nel foggiano su 394 braccianti di cui è stata controllata la posizione, 85 erano irregolari, 42 in nero. Perché dopo anni di lotta al caporalato non siamo ancora riusciti a compiere un vero salto di qualità?
Non è accaduto perché l’approccio è sbagliato. Noi come No cap abbiamo messo in campo un sistema innovativo e molto efficace di lotta allo sfruttamento, che ci permette di raggiungere risultati in modo più veloce rispetto agli strumenti adottati dallo Stato. La repressione, certo, è importante. Sono tra i primi a sostenerlo, abbiamo ottenuto la legge sul caporalato dopo decenni di sfruttamento e di vuoto normativo, e ora finalmente gli inquirenti possono fare indagini, arrestare caporali e colpire le aziende che li utilizzano. Ma l’approccio repressivo è… articolo di Leonardo Filippi – 16 Settembre 2021 – left.it/2021/09/16/yvan-sagnet-cosi-diciamo-no-al-caporalato/

In attesa della “tempesta perfetta” una importante analisi di Massimo Berti, esperto nazionale di microfotovoltaico

Tutti gli indicatori energetici nazionali sono in fibrillazione con il PUN (Prezzo Unico Nazionale) che oggi 15 settembre, si attesta sui 18,34 c€/kWh. e la CO2 nelle aste di interscambio, vola oltre i 6 c€/kg. “gettando benzina sul fuoco” considerando che ogni kWh. di energia termoelettrica impegna nelle aste di interscambio EU circa 0,5 kg.di CO2.

Numeri e commenti per gli addetti ai lavori… Già!!!

Ma… Che si traduce nell’immediato quotidiano Italiano in un raddoppio dei costi elettrici da un anno all’altro…
In sintesi, come se si vivesse in due case contemporaneamente!

Con questi presupposti affrontare l’inverno con il “CAROGAS” sarà un grattacapo non da poco e l’immaginario collettivo si interroga sempre più spesso sull’installazione di un impianto fotovoltaico.

L’offerta del settore fotovoltaico, per diventare “Prosumer” ovvero produttore e consumatore di energia elettrica è ampiamente collaudata, potendo amplificare i suoi benefici diretti, con un apparato normativo di favore che spazia dall’iva ridotta al recupero fiscale 50% e con la possibilità di costituire, Comunità Energetiche per l’Autoconsumo.

Ma cosa sono queste novità, introdotte dal DL  30 Dicembre 2019 n. 162 sulle “Comunità Energetiche Rinnovabili” un termine nuovo che permette di scambiare l’energia fotovoltaica prodotta ma non consumata, con un mio pari, che contestualmente la utilizza, evitandone l’acquisto dalla rete, determinando una opportunità decisamente interessante se consideriamo l’accredito di un incentivo aggiuntivo  di 10/11 c€ per kWh. interscambiato. 

17/2020 – Gli schemi di Autoconsumo Collettivo e le Comunità dell’Energia – DossieRSE

Le iniziative si stanno susseguendo per rendere sempre più green il parco immobiliare italiano e la piccola generazione elettrica diffusa con la tecnologia Plug & Play risulta determinante in molteplici casistiche.

È il caso del “Condominio Bettisi” a Faenza, dove la One Way Energy di Massimo Berti propone con un approccio innovativo, con il libero arbitrio dei singoli condomini per efficentare le rispettive abitazioni, svincolandosi di fatto dal parere dell’assemblea condominiale, o dall’unicum realizzativo di un impianto fotovoltaico per le parti comuni.

Entrando nel merito esecutivo…

Come spesso capita i lastrici solari condominiali non sono ottimizzati per permettere un armonico sfruttamento dell’energia solare, lo stesso risulta compromesso da infrastrutture di ogni tipo come camini, antenne parabole tiranti che possono ridurre drasticamente la superfice sfruttabile.

Pregiudiziale a qualsiasi intervento, sottolinea “Berti” risulta portare sullo stesso piano reddituale le parti interessate dal massimo irraggiamento solare disponibile, rendendo le singole frazioni d’impianto equivalenti ma proporzionate nella dimensione ai millesimi di proprietà.  “Una forma mentis ancora sconosciuta a molti”

Ogni proprietario al netto delle opere comuni di connessione può decidere in autonomia cosa, come e quando fare il suo impianto fotovoltaico privato, non recando pregiudizi ostativi alle terze parti.

La semplicità di generazione elettrica,  impersonata dal Fotovoltaico plug & play è un valore aggiunto che permette l’autoproduzione di energia elettrica, su soli 2/3 mq. anche al singolo locatario, interessato a contenere i consumi di casa, ma difficilmente in accordo con la proprietà dei muri, sull’investimento da sostenere, che in questo specifico caso risulta non avere voce in capitolo, essendo sostanzialmente una tecnologia equipabile a un elettrodomestico.

Massimo Berti, 16 settembre 2021

n questi mesi si sta concretizzando una piccola rivoluzione!

L’autoproduzione di energia con impianti fotovoltaici è cosa normale ed acquisita

Guarda i link dei video qui sotto riportati

Ma un elettrodomestico che assolva a questo….  È ancora terra di frontiera?  

“Direi proprio di No! La svolta è molto vicina!: https://youtu.be/uBPKuZ2qJVY

E il singolo può essere protagonista:  https://youtu.be/bFS2qIKNBls

Disponibile a qualsiasi ulteriore chiarimento,  al 347 8012727

Invitandola al   www.microfotovoltaico.com   e al canale You Tube:  https://www.youtube.com/user/microfotovoltaico

L’Università degli Studi di Torino sfata i pregiudizi sui microrganismi, perchè virus, batteri, lieviti, funghi e microalghe sono il futuro del nostro Pianeta

Domani, venerdì 17 settembre, Giornata Internazionale dei #Microrganismi, alle ore 11, nell’Auletta 1 dell’Orto Botanico (Viale Mattioli 25), l’Università degli Studi di Torino presenterà alla stampa l’impegno dell’Ateneo nella ricerca sui Microrganismi e i progetti in campo: la biodiversità microbica è una risorsa preziosa per la scienza e per l’industria. Per l’occasione, verrà inaugurata, alle ore 11,45 (con la prima visita guidata), la mostra fotografica Microrganismi straordinari, che rimarrà aperta all’Orto Botanico fino al 31 ottobre.

Interverranno alla conferenza stampa, ore 11:

Maria Lodovica Gullino, Vice-Rettrice dell’Università di Torino per la valorizzazione del patrimonio umano e culturale in Ateneo,

Alessandro Vercelli, Vice-Rettore dell’Università di Torino per la ricerca biomedica,

Marco Pironti, Assessore all’Innovazione e Smart City della Città di Torino,

Luigi Somenzari, Responsabile Area Ricerca e Istruzione Fondazione CRT,

Cristina Varese, docente di Botanica Sistematica al Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e curatrice della mostra “Microrganismi straordinari”.

La conferenza stampa potrà essere seguita anche online al link https://unito.webex.com/meet/eventiunito
Ricordiamo che, in conformità alla normativa anti Covid, per accedere alla conferenza stampa sarà necessario esibire il #GreenPass.

A Buonvicino sulle vie della seta nel Parco Nazionale del Pollino, per valorizzare la gastronomia, la cultura e l’arte dei percorsi naturalisti e per promuovere un turismo sostenibile

i è conclusa la manifestazione “A Buonvicino sulle vie della seta in compagnia del Duca” organizzata dalla PRO LOCO BUONVICINO, che ha visto la fattiva collaborazione anche del gruppo SEZIONE CAI Verbicaro “Pino Aversa”. Una full immersion nella natura del Sarapoto per gli abiti in fibra naturale dello stilista Giuseppe Cupelli e nel centro storico con gli abiti della stilista Vincenzo Salvino e Maria Rosaria Quintiero.

Ruderi Commaroso

Due shooting fotografici realizzati dalla fotografa Katia Grosso. L’idea ha trovato ispirazione nella riscoperta (o scoperta) della lavorazione della seta e in Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino famoso gastronomo alla Corte di Borboni. Accompagnati dal gruppo CAI Sezione Verbicaro “Pino Aversa” di Buonvicino – sottolinea la Pro Loco – che ci ha permesso di continuare il percorso fino ai ruderi di Commaroso, strutture cilindriche realizzate in pietre, alte sei-sette metri diventato il set fotografico per le cinque modelle che indossavano gli abiti di Cupelli.

Località Sarapoto

Una bella occasione di valorizzazione per gli appassionati della montagna, della gastronomia, della cultura e dell’arte, dei percorsi naturalisti con l’intento dichiarato anche di favorire un turismo interno, lento, consapevole ed autentico che susciti l’interesse di persone che hanno voglia di ammirare e di scoprire paesaggi e tradizioni.

16 settembre 2021

Paideia Campus – Future Food Institute, docenti e studenti fianco a fianco per portare la Transizione Ecologica nelle scuole

Si è appena conclusa a Pollica, nello splendido Cilento, la 3 giorni del Paideia Campus del Future Food Institute, in cui abbiamo fatto conoscere ed utilizzare i bicchieri smart & green PCUP, start-up in linea alle teorie sulla Terza Rivoluzione Industriale del nostro prof. Jeremy Rifkin.

Sara Roversi, presidente Future Food Institute

Durante questi 3 giorni dirigenti scolastici e studenti si sono ritrovati seduti sui banchi fianco a fianco per portare la #transizione #ecologica nelle #scuole.

Il Paideia Campus si inserisce all’interno della settimana di studio Food and Climate Shapers Boot Camp, il percorso di formazione di Future Food Institute e FAO – Food and Agriculture Organization of the United Nations dedicato ai temi della #Dieta #Mediterranea e della rigenerazione ecologica integrale per formare giovani attivisti del clima, con gli importanti contributi della European Commission e dell’UNESCO.

Media partners Rai – Radiotelevisione Italiana e Rinnovabili.it

Transizione ecologica, sostenibilità, cura e salvaguardia del pianeta sono principi che PCUP e il Future Food Institute condividono. E’ su questi fondamenti che è nata e si è sviluppata la nostra partnership. Questa edizione del boot camp è stata più #green e #sostenibile anche grazie a questi bicchieri riutilizzabili.

Un grande ringraziamento a tutti gli studenti e professori che hanno apprezzato tantissimo una soluzione innovativa totalmente #plasticfree!

#BCPollica21 #ClimateShaper #future #food #formazione #verde

Canale YouTube del Future Food Institute >>> https://www.youtube.com/c/FutureFoodInstitute

AMBIENTE NEWS – NUMERO 122

Mappa aggiornata dei punti vendita NOCAP

L’inchiesta della TV tedesca ProSieben si conclude nell’azienda Prima Bio della rete NoCap dove hanno avuto modo di verificare e raccontare tutti i passaggi biologici ed etici della trasformazione e dell’etichettatura.Il noto conduttore tv Stefan Gödde è rimasto molto colpito dall’esperienza di poter vedere passaggio dopo passaggio cosa si cela dietro prodotti che stanno avendo una sempre più grande diffusione in Germania, dovuta ad all’importazione della nostra sana dieta Mediterranea.

Il consumo critico e consapevole è tematica centrale in Germania, come la tutela dell’ambiente, e queste sono buone pratiche per le quali anche il Bel Paese può e deve migliorare.

Dove potete trovare i prodotti NoCap: Mappa punti vendita NoCap – Google My Maps

PeopleBeforeProfits #stopracism2021 #no #caporalato #biologico #bioetica #NoCap #RacismIsAVirus #pomodoro#filieracorta #filieracontrollata #agroalimentare

Borghi del Respiro, presentato il riconoscimento del Borgo di Civitaretenga per un turismo sostenibile

L’iniziativa è nata per promuovere il turismo legato alla salute e alla salubrità dell’area nei piccoli borghi incontaminati. Questo borgo di Civitaretenga  ha superato una selezione da parte del comitato scientifico composto dai rappresentanti di cinque enti nazionali: ISPRA – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, Associazione Italiana Pazienti Bpco Onlus e Organizzazione Internazionale del Turismo Sociale. 

Sono intervenuti, oltre al sindaco Paolo Federico, la Coordinatrice del Comitato Francesca MarinangeliLuciano Morini presidente associazione nazionale “Borghi del Respiro” con il consigliere Massimo Alesii, il pneumologo di Aipo-Its, Roberto Tazza e Loretta Pace botanica aerobiologo Mesva dell’Università degli studi dell’Aquila.

Consigliamo la visione la registrazione della cerimonia a questo link:

TURISMO : BORGHI DEL RESPIRO; PRESENTATO IL RICONOSCIMENTO DEL BORGO DI CIVITARETENGA _ AQ – ManuWebTv.it

A moderare l’incontro Massimiliano D’Innocenzo, presidente del Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell’Aquila DOP, mentre le conclusioni sono state affidate a Roberto Santangelo, vice presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo.

Per approfondimenti: Civitaretenga (AQ) inserita nel circuito dei ”Borghi del respiro” (news-town.it)

Trasmissione della IV edizione del Premio Sole, Vento e Mare di Marevivo Onlus sull’Isola di Salina nell’Arcipelago delle Eolie

Da anni Marevivo Onlus lavora per una transizione energetica, perché il mare è la prima vittima dei cambiamenti climatici, causa di riscaldamento e acidificazione delle sue acque. È necessario sviluppare una rete sempre più diffusa di produzione di energia pulita e rinnovabile, coinvolgendo le comunità di persone consapevoli: è l’unico futuro possibile!

A questo scopo Marevivo porta avanti il progetto Sole, Vento e Mare: energie rinnovabili nelle Isole minori e nelle Aree Marine Protette nella #TransizioneEcologica, per promuovere e premiare progetti innovativi di produzione energetica da fonti rinnovabili ed altre tecnologie sostenibili per le isole minori e le aree marine protette.

In video la trasmissione della IV edizione del Premio Sole, Vento e Mare con premiazione di Marevivo Onlus sull’Isola di Salina nell’Arcipelago delle Eolie al nostro socio onorario prof. Livio de Santoli insieme ad altri illustri personaggi della tutela ambientale: marevivo.it/blue-news/in-diretta-da-salina-la-iv-edizione-del-premio-sole-vento-e-mare-2021/

10/11 settembre 2021

Testo completo ed immagini delle premiazioni: I vincitori del Premio Internazionale Marevivo “Sole, Vento e Mare” 2021 – Marevivo

Jeremy Rifkin su Bloomberg: “Sgomento per le strategie energetiche di Joe Biden!”

Jeremy Rifkin intervistato da Bloomberg si dichiara sgomento per la mancanza di visione del piano per le nuove infrastrutture energetiche di Joe Biden in America. “Di questo passo l’Europa ci surclasserà e perfino la Cina” dichiara nel corso dell’intervista.

Rifkin ha incontrato più volte il presidente del gruppo di maggioranza al Senato Chuck Schumer per parlarne, sia in incontri formali che a cena per convincere i parlamentari democratici a sostenere una coraggiosa e visionaria reinvenzione di tutta l’infrastruttura Americana.

Successivamente, in collaborazione con l’azienda Black & Veatch e il gruppo di architetti di Chicago Adrian Smith + Gordon Gill, Rifkin ha scritto per il Senatore Schumer un promemoria di 242 pagine, con interventi per i prossimi 20 anni del valore di 16.000 miliardi di $ funzionali ad una strategia per fare ripartire l’economia americana su basi avanzate recuperando produttività e competitività tramite il rispetto di criteri ambientali ed obiettivi climatici.

Alcune proposte, come quella della cablaggio di reti ad alta capacità nelle esistenti infrastrutture stradali e ferroviarie, hanno perfino fatto capolino nel piano occupazionale del Presidente americano Biden, presentato a marzo scorso, anche se la fonte dell’idea non viene citata.

Rifkin sostiene la necessità di soluzioni radicali nell’infrastruttura per combattere il cambiamento climatico, e questo viene riconosciuto dallo stesso Schumer in un rapporto finora tenuto segreto ma che è adesso accessibile qui.

Ma Rifkin non è molto ottimista, perché teme che la proposta venga bloccata da un congresso sempre più polarizzato su posizioni opposte e inconciliabili dove non sembra spuntare alcuna ragionevole mediazione.

L’intera intervista è consultabile a questo indirizzo:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-07-29/biden-infrastructure-news-jeremy-rifkin-disappointed-in-u-s-plan

Campesino chileno contra el gigante Monsanto

 
La Corte de Apelaciones de Chillán deberá fallar próximamente la causa del agricultor orgánico José Riquelme Vásquez contra la transnacional Monsanto-Chile, que lo arruinó vendiéndole semilla de melón “mejorado” que no correspondía a la variedad comprada.

Chile: “Endesa, Gener y Colbún deciden el Desarrollo Eléctrico del País” – Entrevista a Roberto Román


El ingeniero Roberto Román ha estado desde los años 60 involucrado con la problemática ambiental. Hoy es un conocido especialista en temas energéticos y particularmente en energía solar. Es el único latinoamericano que ha sido vicepresidente de la International Solar Energy Society (ISES), asociación internacional académica en la materia más antigua y más grande del mundo. Desde su cátedra en la Universidad de Chile, y desde su Corporación Ecomaipo, es un entusiasta investigador y promotor de las energías limpias.

Texto y Foto: Pablo Sepulveda

Usted debe ser un bicho raro entre los ingenieros de su generación…
Llevo más de 40 años en esto. Ya de alumno en Ingeniería, con unos profesores franceses, me metí en temas ambientales, con proyectos de desalinización de agua en Calama. En ese tiempo conocí a Félix Trombe, pionero en el tema solar a nivel mundial. Durante el gobierno de Allende se pensaba instalar un horno solar en Chile. Después del golpe, en 1974, asistí a escuelas internacionales en Argentina, Francia, Italia, y conocí profesores muy interesantes, gente de todo el mundo destacada en el tema de energía solar.

¿Se ha sentido “quijote”?
Hasta que salió Michelle Bachelet de Presidenta, sí. Ella fue la primera que se tomó el tema en serio, y a pesar de que fue demasiado tibia sin duda hubo avances: la Agencia Chilena de Eficiencia Energética y primeras versiones de leyes de energías renovables. Antes nos habíamos dado puros cabezazos en la pared.

¿Algunos ejemplos?
En la época de Frei Ruiz–Tagle, cuando se habló del gasoducto argentino, tratamos de disuadirlo que era una estupidez traerlo por el Cajón del Maipo, que lo lógico era que entrara a Chile por el sur y así crear un eje de desarrollo a través del valle central. No nos hicieron caso, y se trajo combustible barato sólo para Santiago, con lo que se aceleró su concentración y su crecimiento al hacer menos competitivas a las regiones. Después, con Ricardo Lagos, hicimos con Chile Sustentable la primera versión de una ley de energías renovables: con estudios dijimos al Gobierno y al Parlamento que el gas argentino se iba a acabar. No había que ser muy pitoniso, porque los argentinos nunca tuvieron gas para exportar. No nos hicieron caso tampoco.

“Las energías renovables son una excelente solución”

¿Qué es lo más satisfactorio que se ha logrado?
Después de tantos años de ser un poco quijote, ver que las ideas que hemos planteado y trabajado se están haciendo realidad y masificándose. La formación de muchos alumnos que hoy están trabajando en esto o están haciendo doctorados. Ejemplo: ya en 2000 propusimos sistemas solares con Minera El Abra y con Codelco, y hoy día esas plantas finalmente se están construyendo. Hoy hay más de 3.000 mw de proyectos fotovoltaicos en el SING (Sistema Interconectado del Norte Grande).
 
Aún escuchamos gente que dice que las energías renovables no convencionales (ERNC) no están maduras, que son muy caras, que no dan garantías…
No hay ninguna voz independiente que lo sostenga. Quienes dicen eso tienen velas en el entierro: están ligados a intereses de generación eléctrica convencional. Ahora, ellos en cierta forma tienen razón, pues mirado como negocio puede que las ERNC no sean la mejor alternativa para que ganen más plata. Pero si se mira como país, son una excelente solución. Me explico: hoy el precio final de la energía solar es muy similar al de las centrales a carbón. Entonces, en términos simples, si una central de carbón vale 1, pero tengo que gastar en insumo (carbón) para que funcione, y una solar vale 2, pero no tengo que gastar nada, un inversionista privado va a elegir el carbón porque tiene más rápido retorno de utilidades. Para el privado es buen negocio, para el país es malo, pues quedamos casados con precios inciertos y con la contaminación de la que el inversionista no se hace cargo, pues la contaminación la pagan los habitantes de Huasco, de Puchuncaví, de Mejillones, no ellos. Por lo tanto, hacer ERNC es una decisión país, de gastar más al comienzo, pero con un gasto a futuro mucho menor, y además sin contaminar. Al país le conviene más.

¿Por qué si son tan buenas en ningún país las ERNC son la mayor parte de la matriz energética?
Porque esto es muy nuevo. Hoy en Alemania las ERNC son el 20% de la electricidad, y los alemanes están apuntando al 80% para 2050, incluyendo también transportes. El cambio ha sido muy rápido; en 2000 no tenían casi nada y hoy generan más energía eléctrica a partir de la energía solar que toda la energía eléctrica que nosotros generamos en el SING, y eso con una radiación que es como en Coyhaique. Esos mismos paneles alemanes puestos en el norte de Chile generarían más energía que la que generamos en todo el país.

Pero la energía solar sólo está en el día… hay que tener suplementos…
Eso es una falacia también. Hay centrales solares que operan las 24 horas, con sistemas de acumulación, que por ahora son caros, pero van a ir siendo cada vez más competitivos en precio. Si hay algún lugar en el mundo donde pueden ser competitivos es acá, por la radiación que tenemos.
Una traba llamada Frei

¿Por qué estos temas no se discuten en Chile?
Endesa, como empresa estatal, condujo el desarrollo eléctrico de Chile: el SIC (Sistema Interconectado Central) nace con ella. Pero en la época de Pinochet se privatiza y se pierde la visión de país. Ahora está en manos de privados y su óptica es maximizar la ganancia. Lo que hace falta es una visión sistémica, de país. Nadie mira los costos ambientales. Hoy el enfoque es: viene el señor Batista, inventa Castilla, con 2.300 mw de una, y se agarra contratos por 25 años. Esa es la lógica de capturar mercados.

Puede ser entendible que el privado opere así, pero ¿y el interés del país?
En el modelo eléctrico implantado por los Chicago Boys el Estado sólo puede regular las inversiones de los privados. Ahora han dicho NO a la idea de interconectar el SIC con el SING. Con eso lo que están diciendo es que el Estado no puede tener iniciativa en cómo se desarrolla el modelo eléctrico. En buenas cuentas, Endesa, Gener y Colbún deciden el desarrollo eléctrico más conveniente para el país. Y los más chicos tienen que a patadas tratar de agarrar las migajas. Los mismos que desde el gobierno privatizaron, pusieron las normas, luego se pasaron al otro lado de la mesa y hoy son los empresarios: Yuraszcek, Bernstein, Philippi, etcétera. Dejaron todo amarrado.

Pero las normas se pueden cambiar, ¿o acaso los parlamentarios están cooptados?
Yo creo que muchos parlamentarios están cooptados, no todos. No me atrevo a decir quienes, pero sé quienes no lo están: Horvath, Bianchi, Cantero y otros senadores del norte. Hay muchos que quieren que esto cambie, pero está claro que hay intereses fuertísimos.

¿Quiénes son los que se oponen a los cambios?
Uno con nombre y apellido es Eduardo Frei Ruiz–Tagle. No sé si está cooptado, pero él claramente es una traba. Y además tenemos un sistema político que está totalmente trabado, que está enfermo, que no toma en cuenta para nada a la ciudadanía.

¿Se viene una crisis energética y se nos apagará el refrigerador, como dijo el gobierno?
No, eso es falso. Es una campaña del terror orquestada por HidroAysén en la que el ex ministro Laurence Golborne estuvo avivando la cueca. Inventaron esta campaña para asustar, pero afortunadamente tuvo el efecto contrario: la gente no les cree.

“HidroAysén no tiene ningún sentido”

¿Y cree en la viabilidad de HidroAysén?
No es viable de ninguna manera. Se está haciendo demasiado caro, está demasiado lejos y haría un sistema demasiado vulnerable. Si fallara la línea de transmisión quedaríamos con 20% menos de energía. Lo bueno es que se está tornando demasiado caro. Se han triplicado los costos. Y con esas cifras ya no es rentable. No tiene ningún sentido.

Pero seguimos empantanados. ¿Qué hacer para lograr cambios?
Los cambios se pueden lograr gracias a la presión ciudadana. Antes de las manifestaciones contra HidroAysén, yo veía difícil oponerse al proyecto, por el poder que tienen. Al principio no entendía qué estaba haciendo Colbún en el proyecto, porque Endesa tiene la capacidad técnica para hacerlo. Hasta que me di cuenta que están ahí por el lobby que aporta el grupo Matte, esa familia es parte de los dueños de Chile. Por eso con la primera manifestación quedé alucinado. Luego fue agarrando tanta fuerza que esto ya no se para. Hoy HidroAysén es una piedra en el zapato para el gobierno, que le está haciendo una carretera eléctrica a la medida.

¿Cree entonces que ya no hay que hacer proyectos hidroeléctricos?
No, yo creo que se necesitan muchos proyectos de minihidro y hay zonas críticas, donde se necesita hidroelectricidad, pero antes se necesita mirar el sistema. No con una mirada privada, de cómo gano lucas, sino de qué se necesita. Por ejemplo, de Temuco al sur se necesita generar. Allí se han producido muchos conflictos, porque la gente hoy desconfía de cualquier proyecto si es privado. Lo que hay que hacer es transparentar, poner las cosas sobre la mesa, decir claramente dónde falta energía, para qué se necesita y ver cómo la podemos obtener. Si a la gente se le dice la verdad, va a reaccionar de manera razonable. El problema es tratar a la gente como idiotas y hacer las cosas a escondidas.
Oportunidad para Chile

¿Cómo evalúa la política energética de Piñera?
Partió con grandes declaraciones, como la promesa de la ley 20/20 (20% de generación eléctrica chilena por ERNC en 2020). Parecía que el ministro Rainieri quería hacer cosas, pero después lo fueron cooptando las grandes empresas. Igual que antes. Oficialmente la política energética de la Concertación fue igual a la de Pinochet: no tener política energética. Que es asunto de privados. Por eso digo que la primera persona que dio una tímida señal diferente fue la presidenta Bachelet. Piñera partió con fuerza, pero se le trancaron todos los proyectos. Se aprobó la ley de net meetering, pero el reglamento que sacaron es una mugre. Es un reglamento para que la gente NO se empalme. Con un buen reglamento se podrían tener unos 1.000 mw de ERNC en unos cinco años con generación local. Si tuviésemos una red de sistemas fotovoltaicos de los más charchas podríamos ahorrar mucha energía.

¿Cómo ha incorporado las energías limpias en su vida cotidiana?
En la vida cotidiana desde hace muchos años he trabajado en varios niveles. Con mi señora creamos la Corporación Ecomaipo, para que el trabajo académico lo pudiésemos volcar en un sentido social y transmitirlo a la comunidad. Colaboramos con mucha gente, hubo ideas que salieron y se transformaron en iniciativas comerciales. Llevo mucho tiempo trabajando en secado solar, en cocción de alimentos con el sol, calentadores de agua; ha sido un trabajo bien satisfactorio. Pero esto hay que desarrollarlo, no sólo porque es un aporte para el sistema energético chileno, sino que es una tremenda oportunidad de desarrollo tecnológico: de abrir un nicho en el largo plazo, pues el cobre no va a durar para siempre y no podemos sólo exportar materias primas. Son tecnologías que se pueden ir mejorando con distintos aportes hasta llegar a ser de punta. Chile puede ser ejemplo para el resto del mundo. España, hace 25 años, no tenía energía solar. Sin embargo, tuvieron la claridad de apostar por investigación, desarrollo, capacitación y hoy son líderes mundiales en energía eólica y solar. Cuando veo a ex alumnos míos que están trabajando en España, desarrollándose, innovando, montando plantas, me digo por qué no hacemos eso en Chile. ¿No es lo lógico hacerlo acá, que tenemos 40% más de radiación que en el mejor lugar de España? ¿O somos más tontos que los españoles?

El precio de la electricidad en España en el mercado libre cae a niveles de hace 15 años

 
La caída de la demanda, exceso de capacidad, bajada del petróleo y aumento de las renovables fuerzan este descenso histórico.

Comunicado Nacional e Internacional – MOVIMIENTO RIOS VIVOS

 
Detenidos de manera arbitraria 77 activistas del Movimiento Ríos Vivos en el Valle de Toledo que realizaban una protesta pacífica contra Hidroituango.
 
 
Alrededor de las 9:20 de la mañana de hoy, sábado 16 de marzo, fueron detenidas 77 personas que hacen parte de la protesta pacífica contra la construcción del proyecto Hidroeléctrico Ituango.

El PE da luz verde al ahorro energético en edificios públicos y grandes empresas



El PE ha adoptado hoy una nueva directiva sobre eficiencia energética que obliga a renovar un mínimo de edificios públicos e impone auditorías energéticas a las grandes empresas. De acuerdo con la nueva normativa, acordada con el Consejo, las compañías energéticas también tendrán que presentar planes de ahorro. Se estima que la reducción del consumo energético de la UE en un 20% puede ahorrar cerca de 50.000 millones de euros al año. 

Articulo de Jeremy Rifkin en Financial Times: ‘Sólo una “Internet de la energía” puede impedir el desastre’



30/05/2011

Este año hemos asistido a la subida de precios del crudo, contemplado cómo los rebeldes tomaban los campos petrolíferos libios y observado atónitos cómo una central nuclear quedaba totalmente destruida en Japón.

Manifiesto CETRI-TIRES

 

MANIFIESTO DE LA SOCIEDAD EUROPEA PARA LA TERCERA REVOLUCION INDUSTRIAL

 
 
El modelo de energía de la segunda revolución industrial, basado en fuentes fósiles y concentradas, está irreversiblemente en crisis. Este modelo ha permitido un crecimiento de la especie humana sin precedentes, pero también ha supuesto desventajas que hoy por hoy están eclipsando sus ventajas y amenazando la supervivencia de la especie humana del planeta.
 
Las desventajas se resumen en las tres crisis globales que estamos experimentando en este momento histórico, a saber; la crisis energética, la crisis climática y la crisis financiera. No estamos padeciendo una crisis financiera temporal, sino una crisis estructural de la economía basada en los combustibles fósiles, lo cual tiene efectos tanto sobre nuestra energía (precios inestables y el petróleo en máximos) como sobre nuestro clima, y pone en peligro la civilización tal y como la conocemos. Esta interacción diabólica de la crisis no va a ser corregida con medidas cosméticas, como la refinanciación de las instituciones crediticias, ya que estas soluciones sólo afectan a los efectos superficiales del problema y no a su causa más profunda.
 
La única respuesta efectiva en este sentido será una transición rápida a una Tercera Revolución Industrial, introduciendo un nuevo modelo de energía distribuido, interactivo y democrático, capaz de sustituir por completo al modelo de energía de la segunda revolución industrial, muy centralizado y ya agotado. Las tecnologías innovadoras de este nuevo modelo energético abarcarán todas las actividades humanas y ayudarán a redistribuir la riqueza, el empleo y las oportunidades de negocio, ya que se basan en las fuentes solares, que se encuentran a disposición de todo el mundo, y no en las fuentes concentradas, sólo al alcance de unos pocos. Esto supondrá un nuevo proceso energético, muy democrático, que apelará a la responsabilidad de todos los actores económicos, políticos y sociales. En este escenario de “capitalismo distribuido”, los consumidores producirán directamente la energía, preservando el clima y el medio ambiente y al mismo tiempo utilizando razonablemente los recursos naturales, como el aire, el agua y la tierra, aportando valor a la agricultura de calidad y proporcionando a los agricultores un acceso más directo a los mercados para colocar sus productos.
 
La Tercera Revolución Industrial permitirá el reequilibrio de poderes entre los ricos y los pobres, desplazando las actividades de producción energética a los países en vías de desarrollo, en un esfuerzo mundial hacia un nuevo escenario de “política de la biosfera”, en el cual todos los seres humanos actuarán como si fueran uno solo, superando las divisiones geopolíticas y los conflictos energéticos que han marcado el período de la segunda revolución industrial. Este período ha proporcionado enormes beneficios solamente a una cuarta parte de la especie humana, en detrimento de las otras tres cuartas partes, que en la actualidad se encuentran expuestas (injustamente) a los mayores riesgos causados por el cambio climático.
 
Los expertos aseguran que el plazo en el que nos tenemos que preparar para una nueva infraestructura energética es muy corto: siete años, diez a lo sumo, antes de que el daño causado por el cambio climático sea irreversible. Algunos expertos sostienen, de forma más pesimista, que la crisis climática ya ha tocado un punto de no retorno, que ya es muy tarde. Nos gustaría pensar que esto no es así, que el hombre todavía puede hacer uso de su ingenuidad, su voluntad y su empatía para salvar la biosfera, que le albergó desde su primera aparición en el planeta. Por este motivo impulsaremos -con todos los medios que tengamos a nuestro alcance y en todas las ocasiones económicas, políticas y sociales que sean posibles-, la idea de la transición más rápida posible hacia los modelos energéticos de la Tercera Revolución Industrial.
 
Compete a los poderes públicos crear una infraestructura para la Tercera Revolución Industrial, que permitirá recoger, almacenar y redistribuir la energía de las fuentes renovables, desarrollando a la vez todos los sectores relacionados, desde las energías renovables hasta el hidrógeno, las redes inteligentes y la construcción de plantas energéticas -los cuatro pilares de la Tercera Revolución Industrial-, lo cual permitirá a la economía mundial acceder a una nueva era de ciclo energético y a una nueva dinámica económica que creará millones de empleos.

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