Monday, November 23, 2020

Un Green Deal per il borgo autentico di Berceto, per un turismo sostenibile e sicuro, con intervista di Francesco Fulvi al Sindaco Luigi Lucchi

Durante l’estate ‘2020, il Sindaco Luigi Lucchi, ha lanciato la sua città modello basata su turismo sicuro e sostenibile.

In questa lunga intervista, il sindaco si sofferma su cosa è stato fatto e cosa intende fare avente come obiettivo principale, quello di portare il primo Borgo Autentico sulla Via Francigena ad essere la prima città turistica totalmente Carbon Neutral molto prima del ‘2050.

Ci racconta che il suo “progetto urbano” fin dal primo giorno del suo insediamento, fosse quello di arrivare ad avere emissioni di Co2 pari a zero. E questo attraverso una serie svariata di strumenti che vanno dalla formazione professionale, gestione delle risorse idriche, alimentazione e agricoltura, fonti energetiche rinnovabili, sanità, alla redazione di linee guida, dallo sviluppo di strumenti operativi all’analisi di nuovi modelli di business. In particolare, si è lavorato su un nuovo modello energetico della città, basato su fonti rinnovabili, secondo uno schema di rete e comunità; un nuovo modo di intendere il ciclo di vita dei prodotti, che desse la possibilità di sviluppare attività in grado di risparmiare, riciclare e riusare per avere “rifiuti zero”; si  sta sempre di più sviluppando il concetto del km zero di qualsiasi prodotto, soprattutto di quello alimentare e agricolo; si cerca di avere una visione urbanistica di conservazione del territorio, cercando di riqualificare e migliorare le strutture esistenti; una politica sui trasporti che porti a una coscienza dei cittadini a inquinare meno e muoversi di più.

In altre parole, la cittadina di Berceto in questi anni ha posto indissolubile attenzione verso un modello caratterizzato dallo sviluppo Economico, Sociale, Ambientale e adesso più di prima, Sanitario. Questo lo ha fatto, riassegnando il valore all’individuo e quindi al lavoro del singolo individuo, in un’ottica di società della conoscenza e della cultura, delle scelte condivise e partecipate, della collaborazione e della visione unitaria e non parziale, in cui valorizzare la qualità in contrapposizione alla quantità. In sintesi, si è messo al centro di tutto, il benessere di ogni singolo cittadino.

Luigi Lucchi, Sindaco di Berceto (Parma)

Quali sono le azioni che il Comune di Berceto ha intrapreso negli anni in cui è stato lei ad amministrare la città per poter affermare senza alcuna esitazione che oggi, Berceto può essere annotata come una delle località turistiche più sostenibili e più sicure d’Italia?

Sono molteplici e quotidiane. Non c’è mai punto d’arrivo in questioni tanto complesse. Da subito abbiamo valutato che Berceto era un paese di villeggiatura e sarebbe dovuto diventare un paese turistico. Una sfida improba che va fatta e fatta ogni giorno per ogni azione e decisione.

Non possono essere usati soltanto gli strumenti a disposizione: Leggi, ordinanze, direttive, ma la Comunità va convinta, resa partecipe. Si deve, inoltre, superare lo shock del comportamento, che scopri, il più delle volte, gretto, della società civile. Ci si confronta con l’egoismo, innato dell’essere umano. Se desideri che coloro che vengono nel Comune di Berceto si comportino con responsabilità, la Comunità deve comportarsi per prima con responsabilità. Fiumi di informazioni e iniziative non sono sufficienti, in tempi brevi, a far mutare i comportamenti consumistici e da menefreghisti di molte persone. La chiave di volta su questi temi sono i bambini piccoli, piccolissimi. I bambini danno speranza e portano a fare bene. Siamo un Comune che ha compreso questo e non è poco. Non ci siamo arresi. Non ci accontentiamo dei proclami. Non ci accontentiamo del quieto vivere.

Sembra evidente, ascoltando anche i commenti dei cittadini, che lei abbia incentrato la sua politica sul concetto di “benessere della persona”, mettendo in campo tutte quelle soluzioni per far migliorare la vivibilità della città e quindi la vita dei suoi concittadini. Quali sono le cose che secondo lei andranno fatte prossimamente per completare il percorso intrapreso?

Da orgoglioso è restata viva l’utopia, in cui credo, che debbano essere tolti tutti i dolori superabili. Di dolori non superabili resterebbe solo la morte, la malattia grave, incurabile, l’innamoramento non corrisposto. Sono convinto che la persona si realizzerà, pur senza isterismi, quando saprà rispettare gli animali e il mondo vegetale. Ho orrore degli allevamenti intensivi e anche di chi sostituisce i figli con i cani. Ho orrore nel vedere che si asfalta anche il tronco delle piante. Desidero da anni, non riuscendo, fino ad ora, a farvi fronte, togliere l’asfalto intorno a grosse piante in Via Marconi. Quando passo per quella strada sto male. Ecco perché, per davvero, la persona starà bene se in armonia con il creato.

Una città come Berceto, con le montagne,  le sue bellezze e la sua natura, si è posta l’obiettivo di divenire carbon neutral molto prima della data imposta dalla comunità europea, del 2050. Vuol dire che c’è stato un coinvolgimento inclusivo dei cittadini visti i risultati ottenuti. Quali sono per lei i traguardi più stimolanti?

Abbiamo sottoscritto il Patto dei Sindaci e ora lo abbiamo rinnovato. Abbiamo un’aria eccellente e con un “arnia super tecnologica” che misura il PM 10 e PM 2,5 possiamo dimostrarlo. IL PM 10 è quasi sempre vicino allo zero e analogamente anche il PM 2,5  Le api, invece,  dimostrano che non abbiamo inquinamenti nel suolo. Abbiamo un alveare, recuperando una razza di Api dell’Emilia Romagna, sul balcone del Comune. E’ un esempio significativo e utile. Lavoriamo da anni per arrivare a produrre e consumare da fonti rinnovabili la nostra energia elettrica. Entreremo in E’ NOSTRA. I cittadini cerchiamo di coinvolgerli sempre e per il Patto dei Sindaci, con esperti, abbiamo fatto riunioni in ogni frazione e gruppo di case. Adesso speriamo di “sfruttare” per 5.000 alloggi il bonus fiscale.

Duomo di Berceto

La Pandemia del Covid 19 ha modificato sicuramente il programma estivo del calendario culturale/musicale che da anni contraddistingue Berceto. Cosa avete pensato per riuscire comunque a organizzare manifestazioni di spessore coniugando sicurezza e ambiente?

Berceto, pur senza soldi, riesce sempre a fare decine di iniziative e il motivo è che non dico mai no a nessuna idea. Il Covid 19 ci ha fatto desiderare d’essere una Berceto Bella e Sana. Ci siamo adeguati con piacere.

Per il lavoro fatto dall’Amministrazione, in riferimento alla mobilità sostenibile quali sono i mezzi ecologici che la sua Amministrazione mette a disposizione del turista per gli spostamenti cittadini?

Arriveremo ad avere macchine elettriche da lasciare in Stazione (ferrovia) a Ghiare. Stazione Berceto. Al momento, la povertà di mezzi, ci ha portato a promuovere molto la bicicletta elettrica che per tanti ha preso il posto delle moto, delle moto da cross e trial.

Quali sono le misure più interessanti del prossimo futuro sulle quali dedicherà tempo per accelerare sulla transizione energetica che porta all’abbandono delle fonti fossili? (per esempio una cabina di regia per mettere a disposizione dei cittadini tutte le informazioni sul Superbonus 110%)

Questa cabina di regia l’abbiamo avviata nel novembre 2019. Adesso con il 110% dovremmo essere agevolati.  Importante la pulizia, il governo del bosco e l’uso delle biomasse per la pirolisi con produzione di energia elettrica oltre alle piccole centrali idroelettriche. Di certo siamo riusciti a tenere lontano, dal nostro territorio, i colonizzatori/speculatori dell’energia rinnovabile. Gli impianti debbono essere comunitari. Della Comunità di Berceto.

Gioco bimbi nei giardini del Municipio di Berceto

Berceto può essere ritenuta una città turistica sana e sicura per tutti i motivi sopra descritti e per quali altri motivi secondo il suo parere?

Berceto è un paese di villeggiatura che ha capito la differenza tra villeggiatura e turismo e soprattutto ha capito che il turismo non è tutto, ma va selezionato non in base al portafoglio, ma alla mentalità che deve essere altruista ed educata. Berceto, inoltre, è un posto pieno di posti che non vuole svendersi a maleducati, ladri di polli, colonizzatori. Desideriamo il “foresto” che conosciamo da oltre 1.000 anni e non ne abbiamo paura. Ma il foresto non prende il posto di una Comunità che ha tra questi nostri monti le radici.

Come immagina il futuro nell’immediato e a medio termine del suo Comune?

Sapendo che Berceto ha risorse illimitate e moderne, nonostante i piagnistei di tanti, immagino un futuro roseo. Abbiamo 131 kmq di boschi, aria eccellente, acqua buona e nostra e la chiave sulla toppa della porta perché siamo un paese tranquillo capace di rimanere tale. Se andrà male, ancora una volta, non sarà colpa di un destino cinico e baro, ma nostra. Dare la colpa agli altri è un analfabetismo di ritorno dal punto di vista civico e democratico.

Progetto di riqualificazione delle Ghiare di Berceto

Ripartire dai territori significa aumentare la coesione tra zone urbane, rurali e montagne per mettere l’Italia in relazione con i sistemi Europei ed Internazionali?

Dai piccoli Comuni può ripartire la buona Politica. La buona Politica rispetta la Costituzione e riporta la nostra al 27 dicembre 1947. La Costituzione porta la Democrazia vera e quindi il benessere. L’Italia è l’Italia dei campanili e delle eccellenze oltre che delle biodiversità. I politicanti considerano questo dei limiti mentre i Politici sanno che sono punti di forza. L’Italia non è per la quantità, ma per la qualità e può insegnare e ospitare il mondo.

Il telelavoro e lo smart working favorirà il popolamento dei Borghi come il suo?

Se si tarda ad avere ogni casa, la più lontana da una strada asfaltata, cablata, saremo, ancora una volta i più danneggiati. Zone a fallimento di mercato. Se avremo la banda ultralarga e la capacità di recuperare al meglio, con cultura, anche il cumulo di sassi di una casa lasciata diroccare, saremo l’attrattiva del mondo. In caso contrario una brutta ed invivibile periferia.

Bisogna ripartire dai territori? Cosa offre il suo Comune ai turisti?

Bisogna ripartire dai piccoli, piccolissimi Comuni. Sono fortissimi per uno sviluppo vero e duraturo. Ai turisti offriamo tutto. Ma sarebbe sufficiente mantenere la nostra architettura, la nostra aria eccellente, la nostra buona acqua, la nostra tranquillità con la chiave sempre sulla toppa della porta e i nostri paesaggi magari al tramonto. In poche parole “Il paese di montagna piu’ vicino al mare, Berceto un posto pieno di posti”.

Intervista grazie a

Prof. Ing. Arc. Francesco Fulvi

Fondatore Manifattura Urbana

Consiglio direttivo e Comitato scientifico CETRI-TIRES

Email: francesco@francescofulvi.it

Studenti di un workshop per la riqualificazione delle Ghiare di Berceto (Parma) con l’associazione Manifattura Urbana di Francesco Fulvi

Ex Cementifico Marchino: la valorizzazione attraverso l’autorecupero e la   partecipazione di giovani e cittadini volontari.

L’ex-Cementifico Marchino a Ghiare di Berceto si trova nella provincia di Parma e venne costruito nel 1910 quale stabilimento di produzione di cemento poi dismesso negli anni trenta.

Nel 2009 il proprietario del comparto ha donato al Comune di Berceto una porzione costituita dalla ex Fornace e un capannone, condizione questa che ha permesso di usufruire di fondi Europei che però non furono sufficienti per recuperare tutto il manufatto che si trovava in stato di elevato degrado, tuttavia hanno consentito la sua messa in sicurezza statica e la parziale fruibilità.

Nell’attesa di nuovi finanziamenti il gruppo di progettisti incaricati per il recupero della parte pubblica ha immaginato una metodologia alternativa per proseguire e avanzare nel lavoro: Il Workshop/Cantiere ovvero l’insieme di attività teorico/pratiche finalizzate alla formazione e al recupero del patrimonio storico esistente

Questo tipo di approccio alternativo e di supporto alla tutela dei monumenti, in altre nazioni si è sviluppato e diffuso parecchi anni fa. In Francia, ad esempio, l’associazione Rempart è attiva da più di 50 anni e oggi raggruppa più di 170 associazioni sparse sul territorio francese, organizza e promuove cantieri coinvolgendo cittadini e giovani volontari per recuperare in autonomia i beni pubblici. Rempart svolge questa questo sia in Francia che nel resto del mondo.

L’associazione culturale Manifattura Urbana nata nel 2014 dopo la prima esperienza sull’ex Cementificio Marchino dove un gruppo di professionisti ha pensato di organizzare un WS per varie motivazioni: la prima, quella economica essendo finite le risorse pubbliche il cantiere in autocostruzione dà l’opportunità di  proseguire l’opera, la seconda di tipo didattico in quanto gli studenti universitari all’Università hanno la possibilità di vivere un’esperienza diretta di cantiere, la  terza ragione riguarda il fatto che organizzando attività ed iniziative oltre a stimolare il senso di appartenenza degli abitanti, si moltiplicano le possibilità ottenere interessi, idee e finanziamenti da parte di chi viene a conoscenza del manufatto.

Il Workshop ha la durata di una settimana e si è svolto consecutivamente da sette anni. Viene organizzato coinvolgendo e coordinando sia la Proloco di Ghiare, che l’amministrazione comunale di Berceto, la Soprintendenza, i professionisti e i docenti oltre agli abitanti del paese. Ciascuno collabora fattivamente affinché i volontari possano vivere al meglio l’esperienza. La Proloco si occupa della parte logistica: alloggi, servizi, supporto con attrezzature, il Comune Berceto oltre a divulgare e sostenere il progetto, rende disponibile la scuola elementare per consentire l’alloggio dei partecipanti. La Soprintendenza ha approvato da subito l’esperienza formativa e ogni anno tiene un intervento in apertura del Workshop teso a ringraziare e motivare gli studenti alla tutela del nostro patrimonio.

La prima edizione, nel luglio del 2014 ha visto la partecipazione di quasi 80 studenti provenienti da molte università italiane rispondendo ad una call pubblicata sui social network e sui siti internet del settore edile. Le edizioni seguenti hanno visto la presenza di studenti Polacchi e Francesi, questi ultimi grazie alla convenzione stipulata con Rempart. Ad oggi, il lavoro svolto dagli studenti e volontari ha consentito di recuperare e rendere disponibile in sicurezza oltre 1000 mq, realizzato numerose pulizie e manutenzioni, oltre ad aver preparato il cantiere per le opere future. Questi interventi hanno nel tempo consentito alla Proloco e ad altri cittadini di organizzarvi vari eventi, oltre a suscitare l’interesse in potenziali investitori. Inoltre, durante i 6 giorni i cittadini e le attività commerciali del piccolo Comune di Berceto hanno beneficiato della presenza degli studenti e quest’ultimi hanno conosciuto e apprezzato il contesto integrandosi con i cittadini.

Il meccanismo innescato ha portato ottimi risultati per tutti gli attori coinvolti, gli studenti, l’amministrazione, i cittadini e l’intero contesto. Operando in questo modo si dimostra facilmente che il workshop/cantiere non si vuole sostituire né alle imprese né ai professionisti, anzi, ne è di supporto, dato che favorisce le possibilità d’investimento, in quanto un monumento, meno degradato, è commercialmente più appetibile.

Dal 2014 al 2020 sono stati organizzati complessivamente 8 workshop che hanno coinvolto complessivamente 255 persone di cui 15 provenienti dall’estero. L’evento ha avuto una forte risonanza sia locale che nazionale, al punto che altre amministrazioni hanno mostrato disponibilità ed interesse ad intervenire sui propri monumenti con le stesse modalità. L’esperienza è stata presentata in varie conferenze e convegni in Italia e all’estero come nel 2018 al Louvre in concomitanza col salone del patrimonio.

Pausa pranzo durante un workshop con gli studenti dentro le Ghiare di Berceto con il nostro coordinatore generale Antonio Rancati (ph Francesco Fulvi)

Nasce la VIA MEDICEA, tra storia e leggenda, un cammino suggestivo nel cuore della Toscana

Viaggiare al passo della bellezza nei luoghi dei Medici

La Via Medicea fa parte del Progetto Cammin Facendo finanziato da Toscana Promozione

Nasce la VIA MEDICEA Tra storia e leggenda un cammino suggestivo nei luoghi dei Medici, il nuovo itinerario che parte dalla città di Prato, dalle Cascine Medicee, attraversa quelle terre dove i Medici vissero, cacciarono, trasformarono il territorio e arriva a Fucecchio nel Valdarno inferiore. Lungo il percorso ben tre Ville Medicee Patrimonio Unesco ma anche vallate amene, crinali boscosi, aree archeologiche, musei, parchi naturali, piccoli centri storici.

Vivi apprezzamenti del nostro Coordinatore generale Antonio Rancati al Sindaco di Prato, Matteo Biffoni, punto di partenza di questo splendido cammino dalle Cascine di Tavola.

Antonio Rancati e Matteo Biffoni

Il nuovo “cammino è stato presentato, a Bacchereto, nel Comune di Carmignano, alla presenza delle Istituzioni coinvolte e del pubblico. Il nuovo percorso, lungo 76 chilometri, si è inaugurato nella stessa mattinata al termine della prima passeggiata effettuata sul nuovo sentiero. Un sole ancora caldo e ben augurale ha salutato i numerosi escursionisti che fin dal primo mattino avevano voluto provare una prima parte di percorso.

Quel percorso – come ha detto l’Assessore al Turismo di Poggio a Caiano, Giacomo Mari che farà conoscere ai tanti, e sempre più numerosi, appassionati di escursionismo e di mobilità leggera e sostenibile le bellezze naturalistiche e culturali del ‘Rinascimento fuori porta’ inaugurato dalla famiglia Medici”.

Cascine di Tavola (ph L.Righi)

La Via Medicea è il cammino che più di ogni altro marca uno straordinario paesaggio d’autore dove natura e arte hanno trovato nei secoli, e tuttora mostrano, sintesi magistrale. Un patrimonio dell’umanità fatto di armonia e bellezza grazie a quell’intreccio di ruralità e opera dell’uomo, storia, cultura. Paesaggi grandiosamente rappresentati dallo stesso Leonardo nei suoi dipinti e che tutt’ora emozionano chi ha la fortuna di attraversarli regalandogli un’esperienza memorabile.

Dopo poco più di un anno dal varo della Via della Lana e della Seta, che unisce aree campestri e selvagge a paesaggi fortemente connotati dall’archeologia industriale, il nuovo progetto di turismo itinerante, sostenibile, e soprattutto esperienziale, che vede il Comune di Prato capofila del progetto assieme ai Comuni di Poggio a Caiano e Carmignano dell’Ambito Area Pratese, e i Comuni di Vinci e Cerreto Guidi dell’Ambito Val d’Elsa e Montalbano, è un cammino strategico che unisce quella Via con la Francigena.

Veduta di Carmignano

“Fa piacere – afferma l’assessore regionale al Turismo Stefano Ciuoffo – vedere il moltiplicarsi di progettualità e iniziative legate alla valorizzazione di percorsi storico-culturali della nostra regione. In questo caso la Via Medicea vede anche la collaborazione di due Ambiti Turistici (‘Area pratese’ e ‘Empolese Val d’Elsa e Montalbano’) per la definizione di questo progetto. Siamo ricchi di luoghi da riscoprire e mettere a sistema tra loro e dall’importante esperienza avviata con la Via Francigena abbiamo dato vita a un metodo che si può replicare e estendere a tutte quelle aree adesso fuori dai grandi flussi turistici dei tour operator e dare nuove opportunità di sviluppo”.

La Via Medicea integra la città, i centri storici e i paesaggi rurali in una sintesi articolata di punti paesaggistici di rilievo, siti monumentali, opere d’arte, nuclei microurbani, persone. Proprio nell’anno del turismo lento corona un’offerta di turismo slow che offre al “viandante” contemporaneo sentieri alternativi, nuove aree da scoprire, paesaggi da leggere in una chiave diversa in una regione tra le più ambite ed amate da chi sceglie il cammino come stile di vacanza, ma più in generale di vita. Quella Toscana che da oltre dieci anni investe in nuovi tracciati, mappature, manutenzione, eventi e in cui si stimano oltre 100.000 visitatori a piedi con un numero di camminatori che registra un trend di incremento annuo del 10%.

NEL DETTAGLIO

La Via Medicea, che fa parte del Progetto dei Cammini dell’Area Pratese, finanziato da Toscana Promozione e realizzatosulla base delle linee guida collegate all’attività di sviluppo della rete regionale dei Cammini della Toscana che la Regione Toscana sta portando avanti da anni per valorizzare un patrimonio unico, grazie ad un Protocollo d’Intesa stipulato in data 7 marzo 2019 fra il Comune di Prato, Poggio a Caiano, Carmignano, Vinci e Cerreto Guidi, è divenuta un obiettivo condiviso fra i comuni coinvolti.

Il primo obiettivo che i comuni si sono posti è stato quello di definire il tracciato della via e a tal proposito è stato incaricato Paolo Gennai storico e guida ambientale, profondo conoscitore del territorio che ha effettuato la mappatura del territorio, e descritto in maniera dettagliata le emergenze artistiche, architettoniche e paesaggistiche. Alla definizione del percorso di interesse locale hanno sempre collaborato ed espresso la loro disponibilità sia il CAI che le associazioni di trekking del territorio.

Cerreto Guidi

L’itinerario definito è un cammino di media difficoltà lungo 76 chilometri percorribile in 4 o più giorni. Si sviluppa prevalentemente su strade vicinali e sentieri CAI nelle seguenti tappe:

1° giorno Cascine medicee di Prato – Artimino 19,2 Km

2° giorno Artimino – Bacchereto 22,1 Km

3° giorno Bacchereto – Vinci 18 Km

4° giorno Vinci – Fucecchio 16,7 Km

Il percorso sfrutta antichi tracciati viari che collegando le Cascine medicee di Prato con le tre ville patrimonio dell’Unesco, la Villa Medicea di Poggio a Caiano, la Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino e la Villa Medicea di Cerreto Guidi e il Montalbano, consentono un viaggio di alcuni giorni estremamente suggestivo e denso di emergenze culturali armonicamente inserite nel contesto ambientale.

L’uomo di Vinci di Mario Ceroli e il Castello dei Conti Guidi

Come per la Via della Lana e della Seta è stata predisposta una credenziale, una sorta di ‘tessera personale‘ sulla quale ostelli, agriturismi, bar, ristoranti e negozi che si incontrano per la strada metteranno il loro timbro per certificare il passaggio del viandante. La credenziale potrà essere ritirata gratuitamente, prima della partenza, presso gli uffici turistici di Prato e dei comuni coinvolti. Coloro che lungo il percorso avranno collezionato i timbri di almeno 5 diverse strutture aderenti al progetto che si trovano lungo il cammino riceveranno un gadget. I primi, spillette con il logo, saranno consegnate in segno di “benvenuto” già dopo la prima passeggiata del 12 ottobre. Così come in occasione della prima passeggiata sarà consegnata “simbolicamente” la prima credenziale ai camminatori partecipanti e alle Istituzioni presenti.

Quanto alle fasi successive, la road map prevede nei prossimi mesi la sottoscrizione della Carta dell’Accoglienza redatta dal Comune di Prato e la compilazione della scheda di adesione da parte di tutti i soggetti protagonisti e gli operatori del territorio: strutture ricettive, ristoranti, produttori, laboratori artigianali, scuole d’arte, centri di animazione.

Facsimili dei codici leonardiani conservati presso la Biblioteca Leonardiana di Vinci

Va sottolineata infine la connotazione grafica scelta per la Via Medicea, e in particolare il logo, a cura di Stefano Roiz, che oltre a caratterizzare tutto il progetto su supporti diversi, segna il percorso. Il logo si ispira sia nel disegno che nei colori allo stemma dei Medici, le palle blu cobalto declinate lungo il cammino con un colore “arancio alta visibilità”, scelto per la sicurezza e il rispetto della fauna selvatica.

Website ufficiale www.viamedicea.it

Laura Ruggieri – Ufficio stampa LRComunicazione – lrcomunicazione@lrcomunicazione.com

Pubblicato sul numero di novembre del mensile Mediterraneo e Dintorni: https://www.mediterraneoedintorni.it/rivista/numero29/#p=1

Grande successo per l’anteprima dedicata alla Blue Economy con Sealogy Digital Preview e webinar con Cetri-Tires

Ministra Teresa Bellanova “Crediamo in SEALOGY® e auspichiamo di partecipare presto al Salone dal vivo” 

Ampia partecipazione di pubblico, nazionale ed internazionale, alle prime due giornate dell’Anteprima Digitale di SEALOGY®, il Salone europeo dedicato al mare e alle sue risorse. Alla Conferenza inaugurale di apertura dei lavori la Ministra per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova ha evidenziato l’importanza del settore della pesca e dell’acquacoltura nel contesto economico, sociale e ambientale per la crescita blu, elogiando SEALOGY® quale unico evento italiano dedicato al mare e alle sue risorse nel panorama europeo e internazionale.

Il nostro coordinatore generale Antonio Rancati ha relazionato venerdì pomeriggio 20 novembre sul Green Deal europeo con l’Idrogeno Verde per una reale Terza Rivoluzione Industriale del prof. Jeremy Rifkin.

L’On. Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha sottolineato che “la pesca e l’acquacoltura sostenibili rappresentano una priorità per il nostro Paese. Il Ministero, infatti, è da sempre impegnato a sostenere e valorizzare la gestione sostenibile delle attività di pesca, la tutela della biodiversità e la protezione dell’ecosistema marino, come dimostra la recente pubblicazione del “Sistema di qualità nazionale acquacoltura sostenibile” che rappresenta un passo fondamentale della transizione verso pratiche più sostenibili per la filiera”.

La grande attenzione alle tematiche e ai contenuti proposti nei Blue Webinar, Atelier di formazione e Sea Workshops, hanno messo in luce l’elevata qualità delle relazioni esposte dagli speakers, nazionali e internazionali, intervenuti nelle diverse sessioni di lavoro. Forte presenza anche della Commissione Europea che ha partecipato a diversi webinar per presentare strategie e programmi di indirizzo da perseguire nei prossimi anni per una crescita blu sostenibile. “Siamo al fianco di SEALOGY® – dichiara Magdalena-Andreea Strachinescu-OlteanuCapo Unità A1 DG MARE della Commissione Europea – perché rappresenta una grande occasione per discutere, confrontarsi e condividere le strategie e le azioni intraprese dalla Commissione in stretta sinergia con gli Stati Membri”.

Ingenti le risorse che l’Unione Europea mette in campo per la programmazione 2021/2027, cui si aggiunge il pacchetto di misure previste dal Recovery Fund che sarà dotato di 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti intrapresi dagli Stati membri.

L’obiettivo è mitigare l’impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e rendere le economie e le società europee più sostenibili, resilienti e meglio preparate per le sfide e le opportunità delle transizioni verdi, blu e digitali.

“Auspichiamo – afferma la Commissione durante il webinar sulle misure di finanziamento e di sostegno agli investimenti nella blue economy – una grande e massiccia partecipazione dell’Italia e delle imprese italiane ai fondi europei messi a disposizione per gli investimenti nella blue economy”.

Andrea Moretti, Presidente di Ferrara Fiere Congressi, nel ringraziare il Comune di Ferrara per il supporto dimostrato sin da subito al progetto, evidenzia la caratura dei 150 speakers coinvolti nel SEALOGY® Digital Preview: ampiamente rappresentata la Commissione Europea ma anche il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e ancora la Regione Emilia-Romagna e le Regioni Friuli-Venezia-Giulia, Marche, Puglia e Campania. Presenti anche le Organizzazioni professionali e della società civile europee e nazionali con la partecipazione di Europêche, l’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’Associazione Mediterranea Acquacoltori, il Consiglio Internazionale MSC per lo sviluppo sostenibile della pesca, UNIDO, l’Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite.

Molto rilevante la partecipazione e l’interesse ai temi del mare e dell’ambiente marino da parte di tantissimi giovani cui è dedicato il concorso europeo “diventa un giovane leader del mare e degli oceani” lanciato proprio al SEALOGY® Digital Preview, durante la conferenza inaugurale, dal Forum Youth4Ocean e dall’Unione Europea.

Diverse sono le iniziative destinate ai giovani e alle scuole di ogni ordine e grado, messe in programma grazie alla collaborazione del MIUR, ma anche forte presenza delle Università ed Enti di Ricerca (CNR, Università di Bologna, Siena, Ferrara, Trieste, Udine, Ancora, Camerino, Istituti di Oceanografia e Pesca di Trieste e Spalato), Istituti Nautici e Professionali.

L’On. Maria Chiara GaddaCamera dei Deputati, XIII Commissione Agricoltura, prima firmataria della Legge sulla riduzione degli sprechi alimentari, che ha partecipato al Blue Webinar sulla strategia europea From Farm to Fork. “L’Italia come modello di esempio per tutta Europa – dichiara l’On. Gadda – dotandosi di una legge (n.166/2016) cosiddetta antispreco si intende dare valore, attraverso la donazione e la solidarietà sociale, ai prodotti in eccedenza adatti per il consumo. La legge ha semplificato e agevolato il recupero e consente di aumentare quantità e varietà dei beni recuperati lungo tutta la filiera produttiva e commerciale. In questo contesto – prosegue l’Onorevole – riveste un ruolo fondamentale il recupero dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura che hanno elevato valore nutrizionale”.

Ministra Teresa Bellanova “Crediamo in SEALOGY® e auspichiamo di partecipare presto al Salone dal vivo” 

Oltre 20 i paesi rappresentati (Italia, Croazia, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Danimarca, Malta, Romania, Slovacchia, Regno Unito, Turchia, Albania, Somalia, Egitto, Nepal, NigeriaTunisia) per presentare le migliori eccellenze presenti nel panorama italiano ed internazionale, le best practices di sviluppo sostenibile ma anche per conoscere start up innovative legate all’universo mare.

Nelle giornate di Business to Blue, nate dalla collaborazione con ART-ER e con Entreprise European Network, più di 80 partecipanti da 19 paesi diversi hanno preso parte alle sessioni di matchmaking con più di 129 incontri bilaterali.

Nel fine settimana – aggiunge Alessandra Atti, Project Manager SEALOGY® – proseguiremo l’evento digitale con tante altre iniziative. La mattinata, sia il sabato ma anche la domenica, sarà dedicata ad approfondimenti tecnici e tavole rotonde sui temi riguardanti l’istruzione e la formazione nella Blue Economy, le energie rinnovabili off-shore (eolico marino) ma anche sulla promozione e valorizzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura con iniziative rivolte ai consumatori. Nel pomeriggio del sabato e della domenica – prosegue la Atti – invitiamo tutti a partecipare ai Blue Digital Talk, ilsalotto virtuale di SEALOGY® in cui gli ospiti sono invitati a chiacchierare ed esplorare il mare da vicino, navigando tra innovazioni, tradizioni e scoperte ma anche per raccontare le proprie esperienze ed approfondimenti riguardanti le sfide ambientali che i nostri mari ci impongono di affrontare. Il Blue Digital Talk, condotto da Massimo Bellavista, Blue Economy Advisor e Coordinatore Scientifico di SEALOGY®, avrà un parterre speciale di illustri ospiti del bel paese, tra i quali, il cantautore Lorenzo Baglioni e Mario Tozzi, conduttore della trasmissione TV Sapiens – un solo pianeta di Rai Tre, che presenteranno il  brano di sensibilizzazione Ambientale Marina “La tartaruga e il reggilattine” prodotto a scopo benefico per Save the Planet.

SEALOGY® Digital Preview è un evento gratuito. Il programma è disponibile sul sito web dedicato all’evento e la partecipazione prevede apposita registrazione attraverso il sito web www.sealogy.it  

Fonte Ferrara Fiere Congressi – 20 novembre 2020

Prof. Livio De Santoli nuovo Presidente del Coordinamento FREE

Il nostro prof. Livio de Santoli del comitato scientifico Cetri-Tires è il nuovo Presidente del Coordinamento FREE, 26 associazioni nazionali delle energie rinnovabili ed efficienza energetica: www.free-energia.it

Complimenti ed auguri di buon lavoro dal presidente Angelo Consoli, dal coordinatore generale Antonio Rancati e da tutti i componenti del consiglio direttivo al caro amico Livio de Santoli, con cui dal 2010 portiamo avanti tanti progetti ed attività per una reale Terza Rivoluzione Industriale del nostro prof. Jeremy Rifkin in Europa.

Oggi, 20 novembre 2020, l’Assemblea dei Soci del Coordinamento FREE ha eletto come Presidente Livio de Santoli, confermando Vicepresidente Francesco Ferrante, all’unanimità.

Livio de Santoli, che ha partecipato fin dalla fondazione all’attività del Coordinamento, prima come membro del Consiglio Direttivo, dal 2019 come Vicepresidente, è Prorettore all’Università La Sapienza, con delega per l’energia, Presidente del Consiglio d’Area di Ingegneria Energetica della Facoltà d’Ingegneria, Direttore del Master SEMS – Strategy Energy Management Systems, Presidente dell’ ATI, coordinatore del gruppo di lavoro di Arera sull’efficienza energetica e componente storico del comitato scientifico di CETRI-TIRES, in foto con il nostro prof. Jeremy Rifkin.

“Ringrazio tutti i soci e il Presidente Onorario G.B. Zorzoli per la fiducia. – afferma il nuovo Presidente del Coordinamento FREE Livio de Santoli – Dobbiamo continuare con l’ottima attività degli anni passati del Coordinamento, cito solo le ultime attività sul fotovoltaico in agricoltura e sull’idrogeno, continuando e rafforzando l’opera contro l’eccesso di burocrazia che affligge tutte le rinnovabili in Italia. Lo sviluppo massiccio e organico delle fonti rinnovabili non è cruciale solo per il clima ma anche per l’economia del nostro Paese che vanta delle eccellenza di tutto rispetto nel settore che devono essere non solo salvaguardate, ma sviluppate».

Nel ringraziare per la fiducia accordata, Livio de Santoli ha comunicato di voler svolgere l’incarico con senso di responsabilità e con attenzione allo spirito di proficua collaborazione tra le Associazioni del Coordinamento FREE, che da sempre ha caratterizzato le sue attività, condizione essenziale per il raggiungimento degli sfidanti obiettivi per rinnovabili ed efficienza energetica. Ringrazia il Presidente uscente per l’importante contributo dato alla crescita, anche nel numero di soci, del Coordinamento FREE, e su sua proposta G.B. Zorzoli è stato nominato Presidente onorario dell’Associazione.

Il nuovo direttivo del Coordinamento Free votato all’unanimità dall’assemblea è composto da:

Presidente Livio de Santoli
Vicepresidente Francesco Ferrante
Marino Berton, Aiel
Cristian Curlisi, Cib
Dario Di Santo, FIRE
Marcozzi, Motus-E
Paolo Picco, Federidroelettrica
Attilio Piattelli, Italia Solare
Simone Togni, Anev
Fabio Roggiolani, Giga
Andrea Zaghi, Elettricità Futura
Edoardo Zanchini, Legambiente

Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 24 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia. Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni: www.free-energia.it

Da “Laudato Sì” a “Fratelli Tutti” di Papa Francesco: senso del lavoro e del conflitto sociale “oltre” lo sviluppo

DIALOGO A DISTANZA SULLE ENCICLICHE DI PAPA FRANCESCO FRA MARIO AGOSTINELLI E EMILIO MOLINARI

Mario Agostinelli ha coordinato per anni le attività del Forum Laudato Si’ ispirato alla enciclica più ambientalista che sia mai stata scritta. Ad4esso che è uscita l’enciclica Fratelli Tutti, era inevitabile che Mario si fermasse a riflettere sul senso delle due encicliche in relazione fra di loro e in assoluto e ne emerge un interessante dialogo a distanza con l’ambientalista Emilio Molinari che è riprodotto in questo articolo.

Dopo cinque anni di esperienza a contatto di una Associazione che ha preso ispirazione dall’Enciclica Laudato Si’, traggo la convinzione che le resistenze politico-culturali, oltre che ad un irresponsabile rigetto del monito di Francesco, siano dovute principalmente al rifiuto di separarsi definitivamente dall’idea dello “sviluppo”. Un rifiuto che continua ad alimentare un’illusione rivelatasi al fondo un disastro: che cioè l’aumento della torta da spartire in base alla crescita non avrebbe trovato limiti nelle risorse della biosfera e non avrebbe fatto i conti con la rapacità del sistema capitalista nell’appropriarsi delle ricchezze provenienti dal lavoro e dalla natura. Occorre riconoscere che anche tra le maglie del progressismo lo sviluppo è stato insignito di un favore largo, nella convinzione che le nazioni “avanzate” potessero indicare ai paesi ritardatari la strada da intraprendere per allinearsi e misurare il miglioramento della loro prestazione economica misurata dal PIL.

Dopo aver preso in custodia la loro economia, la sbalorditiva varietà dei popoli si sarebbe ridotta ad una classifica basata sul debito contratto e preteso e sulla ricchezza prodotta e immancabilmente depredata. Almeno dal secondo dopoguerra fino al suo declino con l’inizio del nuovo secolo, questa riduzione delle differenze culturali, sociali, naturali, che fanno dell’umanità un punto di osservazione plurale e cosciente della biosfera entro cui convive, ha tenuto banco, contaminando la gran parte delle culture politiche. Le merci e il loro consumo si son eretti a mezzo di comunicazione quando non a scopo dell’esistenza e si è creato uno spazio sociale transnazionale nel quale il tempo veniva ad essere in continua accelerazione. Rompere uno schema così potenzialmente inclusivo, eppure distruttivo, è il compito che Francesco si è dato ed è la misura dell’ostilità incontrata da un autentico capovolgimento di valori.

Le élite mondiali ed i media transnazionali si sforzano di dare credibilità ad una loro rappresentazione della civiltà industriale che garantisca in prospettiva il livello minimo dei diritti umani e delle condizioni ambientali, assicurando comunque per l’impresa la massimizzazione dei profitti. Ma non esiste misura per trovare un equilibrio tra i tre contendenti, se non la pratica di un conflitto in cui lavoro e natura stanno dalla stessa parte. Un conflitto giunto ad un punto di rottura che riguarda la messa in discussione radicale del sistema. Sono i fatti a dimostrare che il ricorso senza limiti al consumo di natura ed i danni provocati dallo sfruttamento del lavoro tramutano quello che viene spacciato per sviluppo – un termine ormai privo di significati positivi – nel lento declino della vita vegetale e animale. Di fatto, si tratta di un pezzo di archeologia ormai in decomposizione quanto l’antropocentrismo e tanto meno attrattivo per le nuove generazioni, quanto più logorato dall’ingiustizia sociale e dal danno alla salute che ne hanno accompagnato la parabola. Non solo nelle parole del papa, ma nelle stesse preoccupazioni della scienza, esso, da consunta utopia, cede ormai il passo ad un bisogno di sopravvivenza, che può sussistere solo in armonia con la natura e come tensione cosciente verso una storia in comune, fatta di innumerevoli relazioni ed interconnessioni, visibili o invisibili, di cui “niente ci risulta indifferente”. Siamo, insomma, ad una svolta storica, ad una scoperta e, dall’altro lato, ad un “necrologio” – come afferma Wolfgang Sachs – che non a caso non ci è dato di elaborare quanto prima possibile. Possiamo però chiederci perché e cercare di scorgere quale sia il passo in avanti compiuto dalla seconda enciclica, che, al di là di ogni dubbio, tratta esplicitamente di politica e di un soggetto politico da definire nelle stesse settimane in cui Trump non risulta un semplice incidente, dal momento che non solo negli USA, ma anche vicino a noi si manifestano compulsioni che si riflettono in lui come in uno specchio.

Nonostante non ci fosse angoscia nelle pagine di una Enciclica premonitrice che invita a “camminare cantando”, ma una carica avvincente al rinnovamento, non è bastata la sintonia con l’affermarsi del movimento degli studenti di Greta né il crescente protagonismo delle donne in ogni regione del mondo, per incrociare un linguaggio o una pratica che imprimessero correzioni all’agenda dei governanti. Probabilmente lo stesso Francesco, così ostinatamente coerente ad ogni sua esternazione pubblica, riconosce che la Laudato Si’ peccò di ottimismo e non ci sono stati gli effetti sperati. Oltretutto, sulla scena globale, se si fa eccezione per qualche movimento degli “ignudi” nelle campagne o nelle foreste, il mondo del lavoro nel complesso si è mostrato incerto o poco attivo, mentre nel disagio sociale la democrazia ha fatto passi indietro, lasciando il campo ad una politica ostile all’austerità, insensibile ai limiti della natura e orientata all’economia dello scarto.

Così, la nuova leva di leader autoritari e le corporation globali non hanno affatto desistito nel loro percorso involutivo: anzi, hanno concordemente intuito che, con la fine dell’era fossile e la limitazione dell’estrazione delle risorse naturali, la sconfitta inferta negli ultimi decenni a danno del bene comune e delle classi meno abbienti si sarebbe potuta arrestare se non addirittura ribaltare. Per il capitalismo globalizzato è parso giungere il momento per rendere ancora più aspro il conflitto con la crescente massa dei salariati e più pressante l’alienazione degli ultimi, sia nei confronti del

lavoro sia verso la natura. Nelle strette di un cambio di passo con la pretesa di una resa dei conti, si è fatta strada – non solo ai piani alti, ma in molte fasce di popolazione temporaneamente protette – un’interpretazione del futuro prossimo del tutto incompatibile con il pensiero del pontefice argentino: non ci sarebbe stato più spazio per tutti gli scartati sul pianeta; il simulacro del PIL e il ruolo della finanza avrebbero assicurata la competizione più ostile e avida nei mercati; perfino l’idea di sviluppo si sarebbe potuta mettere in dubbio, ma avrebbe resistito all’erosione purché la si colorasse “un poco di verde”. A ruota, i media si sono distinti, da un versante, nel negare che fosse necessaria una rottura per riprogrammare modi e finalità di una produzione che aggredisce salute, ambiente e vite, da un altro, nel far sparire nel silenzio le domande più coinvolgenti sulla portata dell’Antropocene e sul ruolo non settario delle religioni in un mondo dilaniato ed in decomposizione ed in un tempo che sta tragicamente venendo a mancare (interrogativi consegnati ad una reazione niente affatto scontata, così ben rimarcati e rappresentati da un riflesso bianco che avanza nel buio di un Venerdì di pioggia in una piazza San Pietro deserta…).

La posta oggi è alta; forse più di quanto lo fosse cinque anni addietro, perché la pandemia ha accorciato ancor più i tempi. Ed è pertanto in un contesto aggravato che dobbiamo valutare il “rilancio” di Bergoglio attraverso la nuova enciclica “Fratelli Tutti”. Fortunatamente, Landini, i metalmeccanici e il sindacato stanno ribattendo senza arretramenti all’offensiva di Confindustria in una partita apertissima, il cui esito sarebbe ancora più incerto se terreni di scontro tra loro disconnessi si frazionassero ulteriormente. Non arriverei certo qui a sostenere che ci debba essere un nesso tra due versanti – i contratti e la predicazione – ovviamente autonomi e indipendenti. Ma come non riconoscere che il mondo cui si rivolge Francesco abbia necessità di poter contare anche sulla riconversione della produzione verso valori d’uso condivisi e sulla dignità del lavoro, affinché si possa aver cura della Terra, del clima e della giustizia sociale? Basta leggere – e rileggere, se occorre – il testo firmato il 3 di Ottobre del 2020 nella Basilisca di Assisi. Il papa riprende sul terreno esplicito dove si sarebbe dovuta collocare la politica – cosa che quest’ultima non ha fatto – l’intero discorso del cambiamento strutturale antropologico, economico, finanziario e sociale auspicato, ma platealmente eluso. Ovviamente non si ripete, ma articola su altri temi e terreni la stessa provocazione di un cambio d’era evocata un lustro prima.

Una boccata d’aria per credenti, non credenti, movimenti popolari, democrazie, forze sociali, forze politiche impegnate in cantieri spesso smarriti: un messaggio ed una alleanza da non lasciarsi sfuggire, anche se risulterà complesso comporre il quadro entro cui superare e sconfiggere l’involuzione nazionalista, populista e xenofoba, che comprime gli scarti e le povertà che dilagano nella società mondiale.

Parlo di alleanza da costruire perché abbiamo a che fare più con una pietra angolare che non con un edificio già strutturato. La diagnosi papale dei mali del mondo è oggettiva ed esplicita, ma la “pars construens”, anche quando luminosa e circostanziata, resta debole. Manca un anello: non è un limite di pensiero o di intenti, è un guasto – forse irreparabile – nell’ordine delle cose: la fraternità e l’amore universale non hanno ancora la forza che ha animato i movimenti politici in nome della libertà e dell’uguaglianza. A meno che, con il capovolgimento che nella Lettera viene concepito come una nuova gerarchia nella triade libertà-uguaglianza-fraternità si riscopra un primato di sorellanza e fratellanza tra gli individui ed un rapporto nuovo tra loro e la natura mediato dal lavoro: un lavoro che, avrebbero detto Marx ed Engels di metà Ottocento , “produce l’accrescimento della natura umanizzata senza provocare la scomparsa della primordiale natura amica”, ovvero, un lavoro che si autolimita a creare valore d’uso in un mondo in cui la sufficienza soppianta l’efficienza e il profitto cessa di essere identificato col fare impresa.

Dopo le sconfitte, rimangono due certezze: rivalutare la memoria come fonte di valori inalienabili e dare titolo di rappresentanza al fondo del barile dell’ingiustizia sociale e ambientale. Non sorprende allora se si dichiara senza mezzi termini che “Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati”, con un attacco frontale al principio su cui si regge un sistema capitalistico sempre più raffinato e corroborato dalla tecnocrazia. E non ci si stupisce nemmeno quando viene ribadita “la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”, riprendendo così, all’interno delle contraddizioni laceranti tra sistema d’impresa, società e natura, il contestatissimo art. 41 di una Costituzione di democrazia sociale come quella della nostra Repubblica. Tanto meno meraviglia il ricorso ad una “consapevole coltivazione della fraternità”, come antidoto alla restrizione della libertà quando questa appaga solo per possedere o godere e come inveramento di una uguaglianza, che, se è definita solo in astratto, viene in realtà minata dall’individualismo competitivo.

Affermazioni non proprio ordinarie e difficili da elaborare sui due piedi dai commentatori di routine, che ne sono usciti spaesati, preferendo parlare di sé, anziché di un contenuto davvero complesso. Ci hanno provato infatti subito da destra, dando al papa del comunista, (Marcello Veneziani), dal centro, citando la triade della Rivoluzione Francese come “ponte” tra Illuminismo e Cattolicesimo e lamentando una tardiva rivalutazione della tecnica (Massimo Cacciari) ed anche da sinistra, richiamando la sproporzione tra ricchezza delle denunce e scarsezza dei rimedi (Pietro Stefani).

Pochi, tuttavia, mettono in risalto un ragionamento sul lavoro che ritengo centrale e che nella prima enciclica era solo un po' sbiadito di fronte alla preoccupazione per lo scempio della natura. Qui invece c’è un crescendo di carico sul senso del lavoro, come agente unitario, solidale, fraterno, alla fin fine globale, dopo aver constatato che, all’opposto, “il senso sociale è stato fatto proprio dall’economia e dalla finanza con una cultura che unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni”.

Si parte dall’auspicio che “i movimenti popolari che aggregano disoccupati, lavoratori precari e informali e tanti altri, crescano dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino”. Poi si passa alla denuncia dell’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca, perché la disoccupazione che si produce ha come effetto diretto di allargare i confini della povertà. Ma, alla fine, ecco comparire anche quell’organizzazione, quella disciplina e quella socializzazione del tempo, delle attività e delle vite di masse (e che altro sono se non i lavori, le opere, le arti, i mestieri, le attività in cui viene organizzata la società umana?) che, dopo la vittoria della rivoluzione industriale e dei modi di produzione capitalistici, tra il diciottesimo, il diciannovesimo e il ventesimo secolo, hanno smembrato intere comunità con la divisione del lavoro, la meccanizzazione, l’automazione, la digitalizzazione, la globalizzazione del commercio, fino alla trasformazione delle merci in mezzi di comunicazione attraverso il loro consumo. Ritengo che qui il papa – a contatto ormai giornaliero col resto del mondo intero – abbia rifatto i conti con una visione più generale e complessa della organizzazione della produzione e del consumo, che dall’esperienza argentina non aveva ancora potuto derivare appieno quando scrisse la Laudato.

Ne viene un’attenzione ineliminabile per l’obbiettivo della piena occupazione (o, addirittura, il timore che la tecnologia porti ad una nuova forma di alienazione come nel caso di una inoccupazione strutturale dovuta all’incorporazione dell’uomo nel macchinario o rete intelligente che sia) e per l’universalità dei diritti del lavoro al fine di assicurarne la funzione come atto creativo e non distruttore della natura. Va annotato come trattare di "piena occupazione" possa rimanere un espediente finché non si capiscono i meccanismi e i poteri che regolano la distribuzione del lavoro. C’è materia di cui discutere più in concreto, così come del limite dello stesso valore sociale del lavoro, che, in quanto capacità trasformativa resa eccessiva dalla massimizzazione del profitto (ridurre l’orario!), finisce col nuocere sia alla realizzazione della donna e dell’uomo sia alla sopravvivenza della biosfera.

Concludo con alcune considerazioni, dedotte dalla lettura dei testi, da prendere con “levità” come indicazioni per ulteriori approfondimenti.

Forse nella “Fratelli Tutti” c’è un ripensamento rispetto alla Laudato, quando si parla di “diritto naturale”, come se esistesse l’uomo naturale, anziché la natura fattasi storia, da cui gli uomini e le donne prendono vita e con cui paritariamente convivono. Occorre che una ricchezza così densa di stimoli e suggestioni entri nell’agenda di un dibattito il più ampio, popolare ed unitario, che tocchi nel profondo tutto quanto è sociale e arrivi alla politica per trasformarla.

Gli stessi luoghi di lavoro devono essere sedi attrezzate per una più intensa partecipazione dei lavoratori, dei tecnici, dei ricercatori nella gestione delle filiere che promuovono, reggono e gestiscono la conversione ecologica.

Cito cinque passaggi indicativi di una disposizione concettuale molto aperta verso le nuove scienze, aspetto anch’esso innovativo di questo papato: “Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti e neppure gli atomi o le particelle subatomiche si possono considerare separatamente”; “Il Big-Bang, oggi si pone all’origine del mondo”; “Il tempo è superiore allo spazio”; “L’unità prevale sul conflitto”; “La realtà è più importante dell’idea”; “Il tutto è superiore alla parte”.

Accantonato l’antropocentrismo e superato l’equivoco dello sviluppo è possibile alfine che gli uomini tornino a dare priorità e a vivere all’interno della sfera naturale e dei valori d’uso, nel rispetto della natura come della salute e dell’ambiente, dell’aria, dell’acqua e della terra, nell’ambito di quella ecologia integrale che andrà a sostegno della decolonizzazione dai poteri dominanti sui territori, finalmente valorizzati nelle loro diversità e “terrestritorietà”.

A questa riflessione ndi Mario Agostinelli fa seguito una riflessione di Emilio Molinari che è riprodotta di seguito.

Mario Agostinelli


Il lavoro di Mario sull’Enciclica Fratelli Tutti è una importante sintesi per
aprire un dialogo nelle associazioni “sorelle”.
Concordo con quanto scrive, e siccome scambio le mie opinioni con lui
solo telefonicamente, tento di interrompere la pigrizia da isolamento Covid
e mettere per iscritto le telefonate.
Parto dallo scritto di Mario, e cerco di metterne in fila alcuni punti. I
paradigmi li chiamerei così, con i quali cerchiamo di ricostruire
(riprogrammare) i movimenti e la politica del XXI secolo.
1) Parto dal punto fermo che sta nelle due Encicliche e prima ancora
nelle grida degli scienziati sulla salute del Pianeta: la portata del
disastro e il tempo limitato a disposizione per affrontarlo…il lento
declino della vita vegetale e animale.
Ciò da il segno al nostro tempo.
Per noi che ci parliamo, ci scriviamo ecc…sembra cosa scontata, non
sentiamo il bisogno di ribadirlo in ogni occasione, ma va fatto, perché non
è scontato per la maggioranza della gente. Non lo è, o lo è timidamente o
lo è in modo mistificato o elitario, per il popolo democratico, che pure è
l’unico tenue argine al negazionismo ambientale del popolo di destra.
E questa non priorità culturale, ci limita nel trovare la strada per parlare
alla mente e ai sentimenti di questa destra che un tempo era il nostro
popolo. Era il mio popolo ed è una sofferenza innaturale, saperlo dall’altra
parte. C’è qualcosa di arrogante nei termini populismo e sovranismo, nel
trasformare il popolo e la sovranità popolare in qualcosa di spregevole. La
Fratelli tutti solleva il dubbio che forse qualcuno si è troppo allontanato dal
popolo e dai suoi bisogni.
Ma le Encicliche non hanno suscitato il moto auspicabile delle coscienze,
non hanno trovato molti predicatori trasversali, nemmeno tra i compagni
più a sinistra. Ha prevalso in loro l’abitudine dei propri pensieri: l’ostilità
atea, resa una religione, per tutto ciò che odora di preti e di Vaticano, il
positivismo scientifico, l’arroganza modernista e materialista di essere nel
senso della storia.
Con il movimento dell’acqua si era aperta una strada, dal basso, tra la gente
e per un attimo si era aperto quel dialogo trasversale su di un tema solidale
come la materialissima realtà della crisi idrica mondiale e della
mercificazione di un bene comune indispensabile base della vita.
Si era anche visto che non aveva scalfito la politica e le granitiche
abitudini degli attivisti.

La crisi dell’acqua mi aveva fatto scrivere che il paradigma del secolo
sarebbe stato Salvare il Mondo e che con questo: cambiava tutto.
2) Questo punto fermo, scrive Mario, ci dice che occorre: separarci
definitivamente dall’idea dello sviluppo.
Da due secoli questo dogma impregna tutta la politica. magari presentato
come “sviluppo sostenibile. Crescita del PIL come oggettività universale e
scientifica. Sinonimo di democrazia e libertà della persona. A questo
dogma non si è ancora sottratta la sinistra e nemmeno il sindacato più
radicale. Una illusione di massa: la torta (la ricchezza prodotta) va
comunque sempre aumentata se si vuole redistribuirla.
Ma la portata del disastro fa sì che lo sviluppo deve cedere il passo al
bisogno di sopravvivenza e qui sta il cambio e la necessità della rottura.
E’ questo il passaggio dall’era passata, alla nostra era.
3) Crescita o decrescita o sobrietà, non importa come chiamare la
necessità di ritornare al valore d’uso come primaria condizione che
comunque vuol dire produrre e consumare meno e che non basta “il
riciclo”.
Pensare o riflettere attorno al ridurre il superfluo e l’ostentato, solleva
immediate reazioni, pensare a una decrescita governata dalla politica e dal
consenso popolare, è solo una utopia green, mentre il Covid con
materialistico realismo ci costringe ad una decrescita globale senza
precedenti nella storia. Non governata, disordinata come la rotta di un
esercito sconfitto. Non si vuol vedere e non se ne parla, che il Covid è
figlio del Pianeta violentato dalla distruzione delle foreste, degli
allevamenti intensivi, delle piattaforme produttive globali,
dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. E’ quindi il Pianeta che ci sta
obbligando ad una decrescita e lo farà sempre di più se non interviene una
rottura nel pensiero, fare i conti antropologici, economici, finanziari, con
la nuova era.
Venendo alle considerazioni diverse: L’Enciclica “Fratelli tutti” tratta due
questioni che ci chiamano a questa rottura.
Il lavoro e la fraternità.
4) Il lavoro: portare il lavoro e la natura dalla stessa parte. Non è cosa
facile, è l’impegno e la prassi della conversione ecologica
dell’economia. ne parliamo da decenni e da decenni ci scontriamo
con i lavoratori e non è una teoria da proferire in un dibattito per poi
lasciare tutto come prima. Non è nemmeno ridurre la rottura a solo
azioni personali: non mangio carne e se tutti lo fanno…non prendo la

macchina e se tutti lo fanno ecc…E’ un processo che si scontra con il
tempo e si scontra soprattutto con il lavoro e i lavoratori. Lo stesso
vale se chiedi di ridurre il cemento, il petrolio, il pesticida, la
plastica. Insorgono lavoratori, padroni e politica.
Molti soggetti si candidano a protagonisti nella scena della trattativa con i
potenti: gli scienziati, le donne, gli studenti.
Il mondo del lavoro è sparito, eppure:

  • Senza un mondo del lavoro cosciente che la posta in gioco è la vita, non
    c’è conversione ecologica. Se non si rende conto che è posto in un ruolo
    “privilegiato” dove può esercitare un controllo e una decisionalità, come lo
    può fare lo scienziato, non c’è conversione ecologica.
  • Senza il lavoro, i diritti sociali e la natura dalla stessa parte, le
    popolazioni restano radicalmente e politicamente spaccate in due. Incapaci
    ad affrontare la sopravvivenza della specie.
  • Senza questa rottura epocale che li rimette in gioco come soggetti attivi
    della conversione ecologica, i lavoratori escono dalla storia e diventano
    soggetti negativi dentro un immane scontro.
    Andare oltre la classe e riconquistare la scena mondiale.
    Il lavoro di per sè non dà dignità e oggi, per molti, è schiavitù.
    Ho vissuto il tempo dell’orgoglio operaio per il proprio mestiere o del
    proprio ruolo sociale e so che queste erano le cose che davano dignità al
    lavoro. La davano a chi lo sentiva come realizzazione delle proprie mani,
    del proprio cervello…o a chi sentiva, anche alla catena di montaggio, che
    stava trattando con i potenti, l’avvenire di tutti.
    E’ cambiare tutto e riproporre in modo diverso molte questioni.
    Questo ci chiede a noi, associazioni impegnate, ce lo diciamo da tempo
    con Mario ed altri, alcune predisposizioni a:
    ? rivolgere la “predicazione” e la formazione alla nuova era, oltre che
    ai giovani e alle scuole, al mondo del lavoro.
    ? tradurre la complessità degli argomenti, praticando un linguaggio
    che spesso è di bisogni inascoltati e oscurati dal risentimento,
    cercando superfici di contatto. Diamo per scontato l’incomunicabilità
    di due mondi e che gran parte del lavoro e della disoccupazione stia
    ormai nell’altra barricata, mentre si tratta di uscire noi dalla nostra
    barricata, che spesso si presenta antipatica, con la vanità del colto,
    l’invenzione dei termini e la priorità dei suoi desideri.
    ? unire i cantieri dei lavori in corso, pervasi da autoreferenzialità.

Le Encicliche vanno oltre, ci chiedono di rielaborare i concetti e le
pratiche del conflitto di classe, del femminismo, dell’unità.
Quando l’enciclica Fratelli Tutti inverte l’ordine delle priorità nella triade:
libertà, eguaglianza, fraternità, mettendo la fraternità al primo posto,
opera una rivoluzione culturale che molti compagni e compagne
liquideranno per cattolica, ma per una attenta lettura laica è la materialità
del disastro della Casa Comune che lo impone.
Essere fratelli tutti, è qualcosa in più dell’eguaglianza, è coscienza che la
libertà, senza fraternità, è anche individualismo è anche indifferenza, che
la “malattia” del pianeta o del singolo è la tua “malattia”, che laicamente
qualcuno scriveva: “l’uomo non è un’isola, è un continente…non chiederti
perciò per chi suona la campana. Suona anche per te”.
Fraternità dà un senso universalistico ai contenuti alle lotte.
Non è la fine dei conflitti, e delle contraddizioni di classe o tra uomo e
donna. E’ qualcosa di molto difficile a cui tendere nei conflitti, animandoli
con l’unità di tutti. Conflitto difficile, che cerca la condivisione per
affrontare la conversione ecologica.
Siamo sulla stessa barca. E’ un concetto che per la mia cultura era una
presa in giro capitalista e lo è ancora quando chiede sacrifici ai lavoratori
per la prosperità dell’azienda “bene comune”.
Quando chiede al lavoratore e ai cittadini di cogestire il proprio
impoverimento.
Viviamo da decenni in questo regime miserabile di “cogestione”.
Ma diverso sarebbe il senso di questo termine se è partecipazione dei
lavoratori alla gestione delle aziende per gestire la cura del bene comune o
iniziare la loro transizione ecologica.
Penso all’acqua e alle reti idriche, all’energia, ai trasporti, ai fallimenti di
queste politiche e dei disastri privati di tali aziende.
Cogestione/partecipazione/unità da conquistare, con il conflitto, con la
contrattazione con lo spirito della fraternità.

Emilio Molinari

Il Covid tra destra e sinistra, evitare l’errore di una lettura distopica

“Ma la paura del coronavirus è di destra o di sinistra?” Si chiedono in molti. Pubblichiamo una interessante riflessione sugli aspetti politici dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo dell’avvocato Maurizio Rizzo Striano, membro della nostra Academy per il Green New Deal e esperto di legislazione ambientale che ha appena pubblicato il libro “IL PROCESSO ILVA” che mette in luce le collusioni della politica tutta con i l deep state della politica siderurgica italiana.

Scienziati di tutto il mondo si dividono in merito alla reale efficacia dei lockdown ( per esempio da noi la pensano molto diversamente Zangrillo e Bassetti in confronto a Galli e Crisanti). Se si guarda agli orientamenti politici di questi scienziati la diversità di visione corrisponde , in generale, alla diversità di pensiero della destra da quello della sinistra. Dappertutto i leaders della destra si sono dimostrati più favorevoli a tutelare le libertà individuali ed economiche rispetto a quelli della sinistra. Chi ritiene , come me, che gli attuali dati sulla pandemia non giustificano la lesione dei diritti di libertà è portato a dare ragione alla linea della destra. Tuttavia questa destra non è quella liberal perché è incarnata da leaders fortemente razzisti , populisti ed antiecologisti. Non bisogna cadere pertanto in conclusioni distopiche perché si finisce con il cadere dalla padella nella brace. . Come tutte le pandemie anche questa finirà . I virus non sono fatti da madre natura per estinguere le specie, ma per selezionarle. E’ così da un miliarduccio di anni. Attenzione allora a non portare acqua alla destra simil Trumpista. Perché a fine pandemia non possiamo consentire che ci governino negazionisti sui cambiamenti climatici , costruttori di muri e predatori dell’ambiente. Lo stesso vale per la sinistra. La sua perdita di identità e di riferimento a classi sociali va di pari passo con il suo appiattimento al neoliberalismo , esattamente come la destra, ma con più marcate tendenze ad esercitare funzioni di controllo da parte del potere sulle masse.

Come a dire che sopravvive la parte sbagliata del materialismo storico. Una terza via è possibile , prendendo il meglio del pensiero liberale e di quello progressista, non il peggio. Il tutto coniugandolo con due obiettivi: abbandono del neoliberismo di Milton Friedman ed intervento del potere pubblico per la transizione energetica e per la sostenibilità di qualsiasi piano. Non si devono inseguire conservatori o progressisti, Sono loro, rectius il meglio di loro, che devono inseguire chi si propone il cambiamento del sistema.

CETRI-TIRES partecipa a GECO, la prima fiera virtuale italiana sulla sostenibilità

Nel 2021 si terrà la prima fiera virtuale sulla sostenibilità. Organizzato dall’agenzia italiana Smart Eventi, GECO riunirà professionisti di tutti i settori interessati a progettare un futuro più sostenibile, lavorando sull’innovazione tecnologica, con un approccio multidisciplinare. A rendere davvero unico questo evento, che si svolgerà dal 28 al 30 gennaio, è la sua dimensione interamente virtuale, che ne incrementa la sostenibilità, poiché tutti i partecipanti potranno interagire senza bisogno di viaggiare e, quindi, di generare le emissioni di CO2 che derivano dai viaggi aerei o su strada.

Per entrare nel mondo di GECO basterà un avatar personalizzato, con il quale ognuno potrà muoversi fra gli stand dei diversi espositori, organizzare riunioni, chattare in privato e scaricare materiali multimediali. Fra gli elementi più interessanti della fiera ci sono poi le tavole rotonde, tutte dedicate ai temi della sostenibilità, delle energie rinnovabili e dell’innovazione eco-friendly. Anche CETRI-TIRES parteciperà con un intervento a questa parte della fiera, portando all’attenzione del pubblico i temi che da sempre ci sono cari. Interverrà il Coordinatore generale Antonio Rancati per spiegare il Green Deal europeo con l’Idrogeno Verde.

GECO si rivolge a un pubblico vasto a variegato: la sostenibilità, dopo tutto, è un tema trasversale che tocca tutte le industrie e le attività umane. Per questo motivo sarà possibile incontrare startup tecnologiche e operatori del turismo, esperti di mobilità e aziende che operano nel settore delle forniture energetiche, professionisti con idee innovative e buyers interessati a implementare nuove soluzioni nelle proprie imprese. Il filo comune che lega tutti questi soggetti è la consapevolezza che la sfida del cambiamento climatico e del consumo delle risorse limitate del nostro pianeta ci riguarda tutti, nessuno escluso. E che anche se al momento il mondo è concentrato su un’altra emergenza, la tutela dell’ambiente resta il problema più importante da affrontare sul lungo periodo.

Ma c’è di più: alla base di GECO c’è la convinzione che investire oggi sulla sostenibilità possa aiutare le aziende colpite dalla crisi legata alla pandemia a risollevarsi. L’implementazione di tecnologie “green” e di pratiche innovative indirizzate alla conservazione dell’ambiente, infatti, può fornire alle piccole e grandi aziende e ai singoli professionisti gli strumenti per rilanciare la propria attività e prepararsi alle richieste dei mercati futuri.

I temi più caldi della fiera saranno quelli legati alle energie alternative, al loro approvvigionamento e alla loro distribuzione a tutti i livelli, alla mobilità sostenibile, che nel corso di quest’anno ha conosciuto uno sviluppo senza precedenti sulle tratte urbane, al futuro dei trasporti su lunga distanza, e a tutto il settore dei viaggi, dal turismo esperienziale al business travel, con proposte alternative che coniugano la qualità dell’esperienza con la sostenibilità ambientale.

Uno degli aspetti più rivoluzionari di GECO è il suo respiro autenticamente globale. Abbattendo le barriere geografiche grazie all’utilizzo di una piattaforma virtuale, questa fiera si apre ad aziende, professionisti e consumatori di ogni parte del mondo, permettendo a chi partecipa di abbattere i costi relativi agli spostamenti e all’alloggio. Questo permetterà all’evento di accogliere un pubblico assai più rappresentativo delle varie industrie di quanto non avvenga normalmente in un evento in presenza.

Per approfondimenti: www.gecoexpo.com

Appello congiunto sul Clima degli europarlamentari Eleonora Evi e Michael Bloss

Quella sul clima è una questione complessa che necessita di strategie e strumenti altrettanto elaborati per poter essere adeguatamente affrontata. Sotto questo aspetto, ci viene in aiuto la prima legge europea sul clima, che aiuta a stabilire un quadro di riferimento chiaro ed azioni efficaci che si estendono dal livello europeo alle autorità locali” – dichiara Eleonora Evi, titolare in Commissione Ambiente al Parlamento europeo.

Eleonora Evi, Commissione Ambiente – Parlamento europeo

Con questa legge, infatti, il Parlamento europeo ha deciso di aumentare l’obiettivo climatico in modo da prevedere una riduzione del 60% dei gas serra entro il 2030.

Si tratta di 20 punti percentuali in più rispetto al precedente obiettivo del 40%, ma lontano, purtroppo, dalla riduzione del 65% che avevamo proposto, in linea con quanto raccomandato dagli scienziati” – aggiunge Michael Bloss.

Michael Bloss, Europarlamentare

Tuttavia, la posizione del Parlamento Europeo sui cambiamenti climatici lascia ben sperare, perché fornisce strumenti operativi specifici, elencati di seguito.

 1) Stabilire un budget per i gas serra

Ogni anno, gigatonnellate di CO2 e altri gas serra, come il metano, vengono immessi nell’atmosfera. La somma di tutte le emissioni assume un ruolo determinante nella crisi climatica, ecco perché è fondamentale che nel bilancio dei gas a effetto serra vengano forniti dati precisi sulle quantità che è possibile emettere al fine di rispettare l’obiettivo climatico di Parigi. Il suddetto budget, richiesto da tempo da scienziati e attivisti del clima, sarà proposto dalla Commissione nel 2021 e sarà utilizzato come parametro di controllo per tutte le proposte legislative.

 2) Ascoltare la scienza

Il dibattito sulla crisi climatica deve basarsi su dati scientifici. Questo è il motivo per cui molti Stati membri hanno già designato consigli scientifici e leggi nazionali sul clima. L’istituzione di un Consiglio europeo per il clima, che sarà composto da 15 scienziati indipendenti, fornirà proposte concrete per la politica climatica dell’UE.

 3) Divieto di sussidi per i combustibili fossili

Ogni anno gli Stati membri dell’UE elargiscono 137 miliardi di euro di sussidi al settore del carbone, del petrolio e del gas. Si tratta di cifre ingenti che potrebbero essere investite massicciamente nel comparto delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e della green economy. La legge sul clima sta ora ponendo fine a tutto ciò. Basandosi sulla inconciliabilità con gli obiettivi di Parigi, il Parlamento europeo si è infatti schierato contro le sovvenzioni indirette o dirette ai combustibili fossili.

 A questo proposito, va ricordato come i vantaggi fiscali per il diesel e per il carburante destinato all’aviazione ostacolino il raggiungimento degli obiettivi climatici e debbano, pertanto, essere convertiti in norme fiscali che premiano le azioni rispettose del clima. Infine, in un’ottica di trasparenza, occorre che la Commissione dichiari in che modo i fondi del bilancio UE sono coerenti con gli obiettivi climatici.

 Affinché le azioni sul clima siano concrete ed efficaci, occorre evitare che eventuali compromessi al ribasso (ad esempio il taglio delle emissioni al 55% invece che al 60%) vengano mediaticamente venduti come vittorie, anziché come sonore sconfitte.

Il percorso compiuto dall’Italia nel contrasto alla crisi climatica è stato contrassegnato da azioni importanti, come la recente classificazione dei sussidi ambientalmente dannosi e l’intenzione di provvedere a una loro progressiva trasformazione in sussidi favorevoli sotto il profilo ambientale. Azioni che rappresentano un incoraggiante punto di partenza e non un punto d’arrivo” – prosegue la Evi.

Le drammatiche immagini delle alluvioni che colpiscono il nostro Paese con sempre più frequenza dimostrano che stiamo già assistendo agli effetti della crisi climatica nel nostro stesso Paese con il loro impatto economico devastante e, purtroppo, anche di vite umane. Dal 1945 ad oggi il dissesto idrogeologico è costato all’Italia una media di 3,5 miliardi di euro all’anno. Delle oltre 900 mila frane censite nelle banche dati europee (dati ISPRA), quasi due terzi sono italiane, inoltre le aree a rischio inondazione in Italia risultano pari a 37.803 km2 (una superficie pari alla somma del Lazio e dell’Abruzzo). Oggi l’Europa e l’Italia devono scegliere quale strada percorrere nel lungo termine per scongiurare gli effetti irreversibili dell’aumento della temperatura terrestre.

Per questo motivo, in vista dell’imminente appuntamento di dicembre del Consiglio dei Ministri dell’ambiente, chiediamo con forza ai nostri rispettivi rappresentanti impegno massimo per trovare un accordo ambizioso e quanto più vicino alle richieste del Parlamento Europeo, onde evitare ulteriori ritardi che potrebbero avere esiti drammatici per la gestione della crisi climatica” – concludono gli europarlamentari.

Eleonora Evi, Michael Bloss

Bruxelles, 13 novembre 2020

Complimenti a questi due giovani europei (una italiana) che combattono per un futuro più pulito per tutti noi, che crediamo in un #GreenNewDeal globale con le teorie del nostro prof. Jeremy Rifkin per una reale Terza Rivoluzione Industriale.

Angelo Consoli, Presidente

Antonio Rancati, Coordinatore generale

CETRI-TIRES

CETRI-TIRES alla presentazione di SEALOGY® per la tutela del mare, lunedì 16 novembre alle ore 11.00 nel Municipio di Ferrara

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Il ministro Gualtieri incontra Jeremy Rifkin: intervista all’economista e ambientalista statunitense (ottobre 2019)

Campesino chileno contra el gigante Monsanto

 
La Corte de Apelaciones de Chillán deberá fallar próximamente la causa del agricultor orgánico José Riquelme Vásquez contra la transnacional Monsanto-Chile, que lo arruinó vendiéndole semilla de melón “mejorado” que no correspondía a la variedad comprada.

Chile: “Endesa, Gener y Colbún deciden el Desarrollo Eléctrico del País” – Entrevista a Roberto Román


El ingeniero Roberto Román ha estado desde los años 60 involucrado con la problemática ambiental. Hoy es un conocido especialista en temas energéticos y particularmente en energía solar. Es el único latinoamericano que ha sido vicepresidente de la International Solar Energy Society (ISES), asociación internacional académica en la materia más antigua y más grande del mundo. Desde su cátedra en la Universidad de Chile, y desde su Corporación Ecomaipo, es un entusiasta investigador y promotor de las energías limpias.

Texto y Foto: Pablo Sepulveda

Usted debe ser un bicho raro entre los ingenieros de su generación…
Llevo más de 40 años en esto. Ya de alumno en Ingeniería, con unos profesores franceses, me metí en temas ambientales, con proyectos de desalinización de agua en Calama. En ese tiempo conocí a Félix Trombe, pionero en el tema solar a nivel mundial. Durante el gobierno de Allende se pensaba instalar un horno solar en Chile. Después del golpe, en 1974, asistí a escuelas internacionales en Argentina, Francia, Italia, y conocí profesores muy interesantes, gente de todo el mundo destacada en el tema de energía solar.

¿Se ha sentido “quijote”?
Hasta que salió Michelle Bachelet de Presidenta, sí. Ella fue la primera que se tomó el tema en serio, y a pesar de que fue demasiado tibia sin duda hubo avances: la Agencia Chilena de Eficiencia Energética y primeras versiones de leyes de energías renovables. Antes nos habíamos dado puros cabezazos en la pared.

¿Algunos ejemplos?
En la época de Frei Ruiz–Tagle, cuando se habló del gasoducto argentino, tratamos de disuadirlo que era una estupidez traerlo por el Cajón del Maipo, que lo lógico era que entrara a Chile por el sur y así crear un eje de desarrollo a través del valle central. No nos hicieron caso, y se trajo combustible barato sólo para Santiago, con lo que se aceleró su concentración y su crecimiento al hacer menos competitivas a las regiones. Después, con Ricardo Lagos, hicimos con Chile Sustentable la primera versión de una ley de energías renovables: con estudios dijimos al Gobierno y al Parlamento que el gas argentino se iba a acabar. No había que ser muy pitoniso, porque los argentinos nunca tuvieron gas para exportar. No nos hicieron caso tampoco.

“Las energías renovables son una excelente solución”

¿Qué es lo más satisfactorio que se ha logrado?
Después de tantos años de ser un poco quijote, ver que las ideas que hemos planteado y trabajado se están haciendo realidad y masificándose. La formación de muchos alumnos que hoy están trabajando en esto o están haciendo doctorados. Ejemplo: ya en 2000 propusimos sistemas solares con Minera El Abra y con Codelco, y hoy día esas plantas finalmente se están construyendo. Hoy hay más de 3.000 mw de proyectos fotovoltaicos en el SING (Sistema Interconectado del Norte Grande).
 
Aún escuchamos gente que dice que las energías renovables no convencionales (ERNC) no están maduras, que son muy caras, que no dan garantías…
No hay ninguna voz independiente que lo sostenga. Quienes dicen eso tienen velas en el entierro: están ligados a intereses de generación eléctrica convencional. Ahora, ellos en cierta forma tienen razón, pues mirado como negocio puede que las ERNC no sean la mejor alternativa para que ganen más plata. Pero si se mira como país, son una excelente solución. Me explico: hoy el precio final de la energía solar es muy similar al de las centrales a carbón. Entonces, en términos simples, si una central de carbón vale 1, pero tengo que gastar en insumo (carbón) para que funcione, y una solar vale 2, pero no tengo que gastar nada, un inversionista privado va a elegir el carbón porque tiene más rápido retorno de utilidades. Para el privado es buen negocio, para el país es malo, pues quedamos casados con precios inciertos y con la contaminación de la que el inversionista no se hace cargo, pues la contaminación la pagan los habitantes de Huasco, de Puchuncaví, de Mejillones, no ellos. Por lo tanto, hacer ERNC es una decisión país, de gastar más al comienzo, pero con un gasto a futuro mucho menor, y además sin contaminar. Al país le conviene más.

¿Por qué si son tan buenas en ningún país las ERNC son la mayor parte de la matriz energética?
Porque esto es muy nuevo. Hoy en Alemania las ERNC son el 20% de la electricidad, y los alemanes están apuntando al 80% para 2050, incluyendo también transportes. El cambio ha sido muy rápido; en 2000 no tenían casi nada y hoy generan más energía eléctrica a partir de la energía solar que toda la energía eléctrica que nosotros generamos en el SING, y eso con una radiación que es como en Coyhaique. Esos mismos paneles alemanes puestos en el norte de Chile generarían más energía que la que generamos en todo el país.

Pero la energía solar sólo está en el día… hay que tener suplementos…
Eso es una falacia también. Hay centrales solares que operan las 24 horas, con sistemas de acumulación, que por ahora son caros, pero van a ir siendo cada vez más competitivos en precio. Si hay algún lugar en el mundo donde pueden ser competitivos es acá, por la radiación que tenemos.
Una traba llamada Frei

¿Por qué estos temas no se discuten en Chile?
Endesa, como empresa estatal, condujo el desarrollo eléctrico de Chile: el SIC (Sistema Interconectado Central) nace con ella. Pero en la época de Pinochet se privatiza y se pierde la visión de país. Ahora está en manos de privados y su óptica es maximizar la ganancia. Lo que hace falta es una visión sistémica, de país. Nadie mira los costos ambientales. Hoy el enfoque es: viene el señor Batista, inventa Castilla, con 2.300 mw de una, y se agarra contratos por 25 años. Esa es la lógica de capturar mercados.

Puede ser entendible que el privado opere así, pero ¿y el interés del país?
En el modelo eléctrico implantado por los Chicago Boys el Estado sólo puede regular las inversiones de los privados. Ahora han dicho NO a la idea de interconectar el SIC con el SING. Con eso lo que están diciendo es que el Estado no puede tener iniciativa en cómo se desarrolla el modelo eléctrico. En buenas cuentas, Endesa, Gener y Colbún deciden el desarrollo eléctrico más conveniente para el país. Y los más chicos tienen que a patadas tratar de agarrar las migajas. Los mismos que desde el gobierno privatizaron, pusieron las normas, luego se pasaron al otro lado de la mesa y hoy son los empresarios: Yuraszcek, Bernstein, Philippi, etcétera. Dejaron todo amarrado.

Pero las normas se pueden cambiar, ¿o acaso los parlamentarios están cooptados?
Yo creo que muchos parlamentarios están cooptados, no todos. No me atrevo a decir quienes, pero sé quienes no lo están: Horvath, Bianchi, Cantero y otros senadores del norte. Hay muchos que quieren que esto cambie, pero está claro que hay intereses fuertísimos.

¿Quiénes son los que se oponen a los cambios?
Uno con nombre y apellido es Eduardo Frei Ruiz–Tagle. No sé si está cooptado, pero él claramente es una traba. Y además tenemos un sistema político que está totalmente trabado, que está enfermo, que no toma en cuenta para nada a la ciudadanía.

¿Se viene una crisis energética y se nos apagará el refrigerador, como dijo el gobierno?
No, eso es falso. Es una campaña del terror orquestada por HidroAysén en la que el ex ministro Laurence Golborne estuvo avivando la cueca. Inventaron esta campaña para asustar, pero afortunadamente tuvo el efecto contrario: la gente no les cree.

“HidroAysén no tiene ningún sentido”

¿Y cree en la viabilidad de HidroAysén?
No es viable de ninguna manera. Se está haciendo demasiado caro, está demasiado lejos y haría un sistema demasiado vulnerable. Si fallara la línea de transmisión quedaríamos con 20% menos de energía. Lo bueno es que se está tornando demasiado caro. Se han triplicado los costos. Y con esas cifras ya no es rentable. No tiene ningún sentido.

Pero seguimos empantanados. ¿Qué hacer para lograr cambios?
Los cambios se pueden lograr gracias a la presión ciudadana. Antes de las manifestaciones contra HidroAysén, yo veía difícil oponerse al proyecto, por el poder que tienen. Al principio no entendía qué estaba haciendo Colbún en el proyecto, porque Endesa tiene la capacidad técnica para hacerlo. Hasta que me di cuenta que están ahí por el lobby que aporta el grupo Matte, esa familia es parte de los dueños de Chile. Por eso con la primera manifestación quedé alucinado. Luego fue agarrando tanta fuerza que esto ya no se para. Hoy HidroAysén es una piedra en el zapato para el gobierno, que le está haciendo una carretera eléctrica a la medida.

¿Cree entonces que ya no hay que hacer proyectos hidroeléctricos?
No, yo creo que se necesitan muchos proyectos de minihidro y hay zonas críticas, donde se necesita hidroelectricidad, pero antes se necesita mirar el sistema. No con una mirada privada, de cómo gano lucas, sino de qué se necesita. Por ejemplo, de Temuco al sur se necesita generar. Allí se han producido muchos conflictos, porque la gente hoy desconfía de cualquier proyecto si es privado. Lo que hay que hacer es transparentar, poner las cosas sobre la mesa, decir claramente dónde falta energía, para qué se necesita y ver cómo la podemos obtener. Si a la gente se le dice la verdad, va a reaccionar de manera razonable. El problema es tratar a la gente como idiotas y hacer las cosas a escondidas.
Oportunidad para Chile

¿Cómo evalúa la política energética de Piñera?
Partió con grandes declaraciones, como la promesa de la ley 20/20 (20% de generación eléctrica chilena por ERNC en 2020). Parecía que el ministro Rainieri quería hacer cosas, pero después lo fueron cooptando las grandes empresas. Igual que antes. Oficialmente la política energética de la Concertación fue igual a la de Pinochet: no tener política energética. Que es asunto de privados. Por eso digo que la primera persona que dio una tímida señal diferente fue la presidenta Bachelet. Piñera partió con fuerza, pero se le trancaron todos los proyectos. Se aprobó la ley de net meetering, pero el reglamento que sacaron es una mugre. Es un reglamento para que la gente NO se empalme. Con un buen reglamento se podrían tener unos 1.000 mw de ERNC en unos cinco años con generación local. Si tuviésemos una red de sistemas fotovoltaicos de los más charchas podríamos ahorrar mucha energía.

¿Cómo ha incorporado las energías limpias en su vida cotidiana?
En la vida cotidiana desde hace muchos años he trabajado en varios niveles. Con mi señora creamos la Corporación Ecomaipo, para que el trabajo académico lo pudiésemos volcar en un sentido social y transmitirlo a la comunidad. Colaboramos con mucha gente, hubo ideas que salieron y se transformaron en iniciativas comerciales. Llevo mucho tiempo trabajando en secado solar, en cocción de alimentos con el sol, calentadores de agua; ha sido un trabajo bien satisfactorio. Pero esto hay que desarrollarlo, no sólo porque es un aporte para el sistema energético chileno, sino que es una tremenda oportunidad de desarrollo tecnológico: de abrir un nicho en el largo plazo, pues el cobre no va a durar para siempre y no podemos sólo exportar materias primas. Son tecnologías que se pueden ir mejorando con distintos aportes hasta llegar a ser de punta. Chile puede ser ejemplo para el resto del mundo. España, hace 25 años, no tenía energía solar. Sin embargo, tuvieron la claridad de apostar por investigación, desarrollo, capacitación y hoy son líderes mundiales en energía eólica y solar. Cuando veo a ex alumnos míos que están trabajando en España, desarrollándose, innovando, montando plantas, me digo por qué no hacemos eso en Chile. ¿No es lo lógico hacerlo acá, que tenemos 40% más de radiación que en el mejor lugar de España? ¿O somos más tontos que los españoles?

El precio de la electricidad en España en el mercado libre cae a niveles de hace 15 años

 
La caída de la demanda, exceso de capacidad, bajada del petróleo y aumento de las renovables fuerzan este descenso histórico.

Comunicado Nacional e Internacional – MOVIMIENTO RIOS VIVOS

 
Detenidos de manera arbitraria 77 activistas del Movimiento Ríos Vivos en el Valle de Toledo que realizaban una protesta pacífica contra Hidroituango.
 
 
Alrededor de las 9:20 de la mañana de hoy, sábado 16 de marzo, fueron detenidas 77 personas que hacen parte de la protesta pacífica contra la construcción del proyecto Hidroeléctrico Ituango.

El PE da luz verde al ahorro energético en edificios públicos y grandes empresas



El PE ha adoptado hoy una nueva directiva sobre eficiencia energética que obliga a renovar un mínimo de edificios públicos e impone auditorías energéticas a las grandes empresas. De acuerdo con la nueva normativa, acordada con el Consejo, las compañías energéticas también tendrán que presentar planes de ahorro. Se estima que la reducción del consumo energético de la UE en un 20% puede ahorrar cerca de 50.000 millones de euros al año. 

Articulo de Jeremy Rifkin en Financial Times: ‘Sólo una “Internet de la energía” puede impedir el desastre’



30/05/2011

Este año hemos asistido a la subida de precios del crudo, contemplado cómo los rebeldes tomaban los campos petrolíferos libios y observado atónitos cómo una central nuclear quedaba totalmente destruida en Japón.

Manifiesto CETRI-TIRES

 

MANIFIESTO DE LA SOCIEDAD EUROPEA PARA LA TERCERA REVOLUCION INDUSTRIAL

 
 
El modelo de energía de la segunda revolución industrial, basado en fuentes fósiles y concentradas, está irreversiblemente en crisis. Este modelo ha permitido un crecimiento de la especie humana sin precedentes, pero también ha supuesto desventajas que hoy por hoy están eclipsando sus ventajas y amenazando la supervivencia de la especie humana del planeta.
 
Las desventajas se resumen en las tres crisis globales que estamos experimentando en este momento histórico, a saber; la crisis energética, la crisis climática y la crisis financiera. No estamos padeciendo una crisis financiera temporal, sino una crisis estructural de la economía basada en los combustibles fósiles, lo cual tiene efectos tanto sobre nuestra energía (precios inestables y el petróleo en máximos) como sobre nuestro clima, y pone en peligro la civilización tal y como la conocemos. Esta interacción diabólica de la crisis no va a ser corregida con medidas cosméticas, como la refinanciación de las instituciones crediticias, ya que estas soluciones sólo afectan a los efectos superficiales del problema y no a su causa más profunda.
 
La única respuesta efectiva en este sentido será una transición rápida a una Tercera Revolución Industrial, introduciendo un nuevo modelo de energía distribuido, interactivo y democrático, capaz de sustituir por completo al modelo de energía de la segunda revolución industrial, muy centralizado y ya agotado. Las tecnologías innovadoras de este nuevo modelo energético abarcarán todas las actividades humanas y ayudarán a redistribuir la riqueza, el empleo y las oportunidades de negocio, ya que se basan en las fuentes solares, que se encuentran a disposición de todo el mundo, y no en las fuentes concentradas, sólo al alcance de unos pocos. Esto supondrá un nuevo proceso energético, muy democrático, que apelará a la responsabilidad de todos los actores económicos, políticos y sociales. En este escenario de “capitalismo distribuido”, los consumidores producirán directamente la energía, preservando el clima y el medio ambiente y al mismo tiempo utilizando razonablemente los recursos naturales, como el aire, el agua y la tierra, aportando valor a la agricultura de calidad y proporcionando a los agricultores un acceso más directo a los mercados para colocar sus productos.
 
La Tercera Revolución Industrial permitirá el reequilibrio de poderes entre los ricos y los pobres, desplazando las actividades de producción energética a los países en vías de desarrollo, en un esfuerzo mundial hacia un nuevo escenario de “política de la biosfera”, en el cual todos los seres humanos actuarán como si fueran uno solo, superando las divisiones geopolíticas y los conflictos energéticos que han marcado el período de la segunda revolución industrial. Este período ha proporcionado enormes beneficios solamente a una cuarta parte de la especie humana, en detrimento de las otras tres cuartas partes, que en la actualidad se encuentran expuestas (injustamente) a los mayores riesgos causados por el cambio climático.
 
Los expertos aseguran que el plazo en el que nos tenemos que preparar para una nueva infraestructura energética es muy corto: siete años, diez a lo sumo, antes de que el daño causado por el cambio climático sea irreversible. Algunos expertos sostienen, de forma más pesimista, que la crisis climática ya ha tocado un punto de no retorno, que ya es muy tarde. Nos gustaría pensar que esto no es así, que el hombre todavía puede hacer uso de su ingenuidad, su voluntad y su empatía para salvar la biosfera, que le albergó desde su primera aparición en el planeta. Por este motivo impulsaremos -con todos los medios que tengamos a nuestro alcance y en todas las ocasiones económicas, políticas y sociales que sean posibles-, la idea de la transición más rápida posible hacia los modelos energéticos de la Tercera Revolución Industrial.
 
Compete a los poderes públicos crear una infraestructura para la Tercera Revolución Industrial, que permitirá recoger, almacenar y redistribuir la energía de las fuentes renovables, desarrollando a la vez todos los sectores relacionados, desde las energías renovables hasta el hidrógeno, las redes inteligentes y la construcción de plantas energéticas -los cuatro pilares de la Tercera Revolución Industrial-, lo cual permitirá a la economía mundial acceder a una nueva era de ciclo energético y a una nueva dinámica económica que creará millones de empleos.

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