Tuesday, January 25, 2022

CARO ENERGIA: DECRETO GOVERNO COLPISCE RINNOVABILI E SALVAGUARDA FOSSILI CHE SONO LA CAUSA DEL PROBLEMA. A RISCHIO SVILUPPO DELLE RINNOVABILI

«Colpire le rinnovabili. È questo il senso del decreto che vorrebbe aiutare, il condizionale è d’obbligo, le imprese strette nella morsa dei prezzi energetici impazziti a causa delle tensioni geopolitiche e di mercato che riguardano il gas. – afferma il Coordinamento FREE – Prima di tutto le risorse arrivano esclusivamente dalle aste dell’Emissions Trading che dovrebbero servire per la transizione ambientale e con le quali, invece, si fa cassa senza alcun criterio “ambientale”. Oltre a ciò è chiara l’intenzione di “penalizzare” le rinnovabili visto che è stato inserito nel calcolo della media di riferimento il 2020 che è stato un anno con bassi prezzi di mercato vista la crisi pandemica. E questa è una scelta di campo precisa».

«Si tratta di una scelta precisa: penalizzare le rinnovabili per favorire le fossili. – prosegue da FREE – Non si fa menzione nel decreto, infatti, né degli extra profitti dei produttori di energia elettrica che utilizzano il gas per i quali,  avendo contratti di approvvigionamento a lungo termine tuttora in vigore, nei qual esistono precisi criteri di indicizzazione, è possibile calcolare con precisione l’extraprofittoné dei produttori di gas che sono i veri beneficiari di questa esplosone del prezzo di mercato. Oltre a ciò si effettua un “intervento sui SAD” che in realtà è un “non intervento” visto che riguarda 100 milioni di euro su 18 miliardi e ancora una volta non c’è nulla per collegare gli sconti previsti per gli energivori a interventi efficaci per promuovere l’efficienza energetica. In queste ore ci arrivano segnalazioni circa il fatto che gli istituti finanziari stanno bloccando le linee di finanziamento agli impianti in grid parity perché il quadro generale del decreto che è assai confuso, per come è scritto, e  rischia di far pagare due volte alcuni soggetti e non garantisce il quadro di stabilità necessaria allo sviluppo delle rinnovabili».


Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 24 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia. Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni. Sito web: www.free-energia.it

Inoltre segnaliamo il comunicato stampa di Europa Verde – Verdi con i portavoci Eleonora Evi e Angelo Bonelli:

”Nelle prossime settimane lavoreremo nel Parlamento per portare le nostre proposte sulla grave crisi ecologica, che è anche sociale ed economica, di cui il ministro Roberto Cingolani è parte del problema, considerato che sta ostacolando gli interventi che metterebbero l’Italia nella condizione di raggiungere gli obiettivi sul clima.

Il decreto caro bollette del ministro Cingolani è l’esempio di come si stia sabotando la transizione ecologica, taglia le rinnovabili e non taglia gli extra profitti, pari a 4 miliardi di euro solo nel 2021, accumulati dall’industria fossile grazie all’aumento del prezzo del gas e riduce di un ridicolo 0,58% i 18 miliardi di euro di sussidi pubblici erogati dallo Stato alle fonti fossili. Ci attende un impegnativo lavoro insieme a Elisa, Paolo e Devis che ringraziamo nuovamente a nome di tutti i Verdi per lo loro scelta appassionata di aderire ad Europa Verde”- concludono Evi e Bonelli.

Parlamento europeo: voto deludente sul trasporto di animali vivi, mancano vere tutele – Animal Equality

Oggi il Parlamento europeo ha votato sulle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta per la protezione degli animali durante il trasporto (ANIT), annacquando un testo già debole che non fermerà la sofferenza di miliardi di animali. 

Bruxelles, 21/01/2022 – Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha aperto e chiuso il dibattito ricordando ai membri del Parlamento europeo (MEP) che il benessere degli animali è una priorità all’interno della strategia Farm to Fork e, allo stesso tempo, una priorità del suo mandato e per lei. 

Ma il Parlamento ha consegnato nelle mani della Commissione un voto che va in direzione opposta, di fatto annacquando il testo già debole uscito dalla Commissione di inchiesta sul trasporto di animali vivi a dicembre. Si tratta di un fatto molto grave, che non tiene conto delle numerose inchieste e denunce portate avanti non solo da alcune autorità dei singoli Stati membri ma anche delle organizzazioni non governative che da tempo denunciano l’orrore del trasporto di animali vivi. 

La Commissione europea (CE) deve rivedere il regolamento sui trasporti (Regolamento del Consiglio (CE) n. 1/2005) e lo farà “sulla base delle ultime prove scientifiche, creando una banca dati europea per i controlli ufficiali e la verifica delle navi cargo per trasporto animali negli Stati membri”, oltre a garantire l’attuazione delle norme esistenti. Pertanto, una nuova proposta legislativa è attesa nell’autunno del 2023, mentre gli atti esecutivi relativi ai controlli sul trasporto marittimo (secondo le disposizioni della legge esistente) arriveranno anch’essi prima della fine di quest’anno.  

Alcuni membri del Parlamento europeo si sono fatti sentire durante il lungo dibattito, chiedendo alla Commissione europea di agire subito e porre fine alla sofferenza di miliardi di animali, come riportato nelle conclusioni della commissione d’inchiesta. 

Il voto di dicembre, per quanto un primo passo importante, non aveva affrontato completamente diverse questioni chiave legate al trasporto di animali vivi, all’interno e all’esterno dell’UE, e oggi la Plenaria ha perso l’opportunità di rafforzare il testo approvato dalla Commissione d’inchiesta ANIT. 

“Speravamo che il Parlamento europeo si dimostrasse ancora più ambizioso del rapporto ANIT e prendesse seriamente in considerazione le opinioni dei cittadini vietando qualsiasi trasporto a lunga distanza, e affinando, sostituendo e riducendo il trasporto intra-UE”, dichiara Alice Trombetta, Direttrice esecutiva di Animal Equality in Italia. 

Dopo decenni di campagne e inchieste per fermare la sofferenza degli animali durante il trasporto, siamo profondamente delusi nel vedere come il voto in Parlamento si sia dimostrato un fallimento, che ha protetto istanze industriali ed economiche dimenticandosi delle continue e terribili violazioni e sofferenze a cui sono sottoposti ogni giorno milioni di animali, trasportati spesso in condizioni in piena violazione delle norme, in camion sovraffollati e senza cibo né acqua per ore e giorni, fino a casi estremi come quelli delle navi Karim Allah ed Elbeik, alla deriva per mesi nel Mediterraneo. 

Nonostante il Parlamento europeo ora chieda un tempo massimo di viaggio di 8 ore anche per gli animali destinati alla macellazione, purtroppo tale limite rimane applicabile solo al trasporto su strada e gli animali trasportati via mare rimangono dimenticati (§ 87).

Purtroppo, il Parlamento europeo ha anche votato contro gli emendamenti che avrebbero richiesto una definizione della durata del viaggio come l’intero tempo di movimento, compreso il tempo di carico e scarico (§ 91), contro l’interpretazione della Commissione europea che invece dice che “il tempo trascorso per il carico e lo scarico dovrebbe essere incluso per stabilire la durata massima del viaggio”(1), riducendo così potenzialmente l’impatto che un limite di 8 ore potrebbe avere.

Il Parlamento europeo ha anche respinto gli emendamenti che avrebbero vietato il trasporto di animali gravidi al 40% della fase di gestazione, e la richiesta di vietare il trasporto di animali molto giovani (bovini, ovini, caprini o suini, ed equini domestici) di età inferiore ai 35 giorni è scomparsa (§ 104). Il limite di 4 settimane per permettere il trasporto rimane solo per i vitelli.

“Crediamo che il Parlamento europeo abbia perso l’occasione di sostenere dei cambiamenti profondi e importanti e non sia riuscito a soddisfare le richieste dei cittadini. Ora le nostre speranze sono riposte nella Commissione europea, a cui affidiamo il compito di permettere la sostituzione del trasporto di animali vivi con un commercio di sola carne, carcasse e materiale genetico, non solo “per quanto possibile” come indicato invece nel testo del Parlamento”, conclude Alice Trombetta di Animal Equality Italia. 

Chiara Caprio
Communications and Programme Manager 

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Animal Equality is an international farmed animal advocacy organization that is dedicated to defending all animals through public education, campaigns and investigations.

LA PUGLIA ALL’AVANGUARDIA IN EUROPA CON LA SUA HYDROGEN VALLEY


Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES promotore di PGHV il più grande impianto di idrogeno verde del mondo e di una Hydrogen School


Il 6 aprile 2021 la Giunta Regionale della Puglia si è candidata a diventare “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno” dando un ruolo primario nello sviluppo dell’utilizzo dell’idrogeno come vettore principale nel processo di decarbonizzazione avviato nell’ambito politiche ambientali ed energetiche.
www.regione.puglia.it/web/press-regione/-/emiliano-maraschio-e-delli-noci-la-puglia-si-candida-a-diventare-centro-nazionale-di-alta-tecnologia-per-l-idrogeno-
A settembre, neanche sei mesi più tardi, è stata annunciata la progettazione della Puglia Green Hydrogen Valley (PGHV) da parte di ALBORAN. Si tratta di uno dei primi e principali esempi in Italia di quel percorso obbligato delineato dall’Europa per rendere la tecnologia dell’idrogeno una soluzione in linea con il processo di decarbonizzazione.
https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/territori/2021/09/14/news/idrogeno_verde_in_puglia_edison_snam_saipem_e_alboran_insieme_per_il_progetto_green_hydrogen_valley_-317819451/
Il CETRI-TIRES ha collaborato alla elaborazione di questo importante progetto sia in fase progettuale che nel delineare una strategia formativa nuova che permetta di ottenere le necessarie competenze tecniche per un progetto di quest’ambizione.
Marco Sambati, coordinatore della G.R.A.N.D. (Green Rifkinian Accademy for a New Deal) cetri-tires.org/press/2020/una-g-r-a-n-d-notizia-arriva-lacademy-del-green-new-deal-per-le-banche-e-le-imprese-ispirata-alla-visione-di-rifkin-e-al-green-deal-europeo/, ha infatti presentato l’idea di una Puglia Hydrogen School di sostegno alla Hydrogen Valley.

Marco Sambati con Jeremy Rifkin alla Camera dei Deputati

La Hydrogen School di Puglia avrà sede a Taranto e contribuirà in modo determinante a formare le nuove figure professionali necessarie allo sviluppo e all’espansione della Puglia Hydrogen Valley verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Commissione Europea, con particolare riferimento alla ricerca e sviluppo in chiave territoriale per la promozione dell’industria locale. Questa attività è perfettamente in linea con la mission dell’Academy, (nata proprio per fornire una conoscenza delle strategie europee sul Green New Deal e sull’idrogeno, e garantire la formazione delle relative figure professionali).
Prima di analizzare tali opportunità occorre comunque chiarire alcuni concetti, quali in particolare della Hydrogen Valley e delle strategie europee legate all’idrogeno verde.
Le “Hydrogen Valleys” rappresentano aree geografiche dove diverse applicazioni di idrogeno sono combinate insieme in un ecosistema integrato, che prevede produzione, consumo, sperimentazione e formazione riguardanti il vettore idrogeno. Tali progetti nascono normalmente in collaborazione con centri universitari, istituti di ricerca, associazioni di imprese, distretti tecnologici e il coinvolgimento degli enti locali. Da qui al 2030 si prevedono in Europa investimenti nell’idrogeno verde da fonti rinnovabili molto importanti, di circa 500 miliardi di euro, attraverso l’introduzione di “Hydrogen Clusters” e “Hydrogen Valleys” da svilupparsi a livello locale in conformità alla tipologia di insediamenti industriali e produttivi presenti in ogni regione.

In merito alla strategia europea si sottolinea che, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra. La strategia della UE prevede una vera e propria rivoluzione del settore energetico e in questo quadro un ruolo di grande rilevanza è assegnato all’idrogeno, sistematicamente considerato come uno degli elementi in grado di sviluppare un settore più efficiente e interconnesso, orientato verso una energia più democratica e condivisa.
Il piano europeo è quello del Green New Deal e prevede un rilevante pacchetto di finanziamenti a favore dell’energia pulita, in linea con il pacchetto per la ripresa Next Generation EU e la piattaforma Just Transition.
La strategia si basa su tre assi portanti:
• il primo si riferisce ad un sistema energetico circolare, imperniato sull’efficienza energetica, attraverso il miglioramento dei processi di trasformazione e di riqualificazione dell’edilizia;
• il secondo riguarda un aumento dell’elettrificazione per i settori ad uso finale, in particolare nel settore dell’edilizia, della mobilità e in alcune settori industriali;
• il terzo prevede la promozione di combustibili puliti in quei settori dove è più difficile elettrificare, quali la mobilità ferroviaria in alcune zone del paese oppure nelle industrie energy-intensive.
In questo quadro è stato espressamente indicato come l’uso dell’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia in Europa.
La Commissione Europea ha posto degli obiettivi molto ambiziosi in termini di tecnologie dell’idrogeno, obiettivi scadenzati al 2024 e al 2030 che rappresentano una vera e propria agenda di investimenti e una nuova strategia finanziaria per l’Europa, come affermato dalla stessa Commissione nella sua comunicazione dell’8 luglio 2020 riguardante la strategia dell’idrogeno. Al 2030 l’intero ecosistema dell’idrogeno in Europa necessiterà di investimenti pari a oltre 100 miliardi di euro per elettrolizzatori, fonti rinnovabili e infrastrutture per l’idrogeno.
Le tecnologie dell’idrogeno sono oramai mature per entrare a pieno titolo sul mercato in modo efficiente e competitivo e, secondo la Commissione europea, garantiscono un ritorno degli investimenti estremamente rapido e affidabile che l’Hydrogen Europe prevede si possa calcolare circa al 150% del capitale investito ed un effetto leva dell’1,36 e, per questa ragione il CETRI è tra i promotori insieme ad ALBORAN, EDISON, SNAM e SAIPEM della realizzazione della prima Hydrogen Valley in Italia, la Puglia Hydrogen Valley che si propone di realizzare tre impianti di produzione di idrogeno verde a Brindisi, Taranto e Cerignola (Foggia) per una capacità complessiva di 220 MW ed alimentati da una produzione fotovoltaica per una potenza totale di 380 MW. Si stima che, una volta a regime, i tre impianti siano in grado di produrre fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno. L’idrogeno verde sarà destinato principalmente all’utilizzo da parte delle industrie presenti nelle aree, anche attraverso l’iniezione – o blending – dell’idrogeno nella rete gas locale di Snam e/o impiegato per la mobilità sostenibile. Dei tre impianti previsti, il progetto di Brindisi ha già avviato l’iter autorizzativo e prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori con una capacità di 60 MW alimentati da un dedicato campo fotovoltaico.

L’intero progetto Puglia Green Hydrogen Valley consentirà di valorizzare e coinvolgere importanti realtà regionali, tra cui l’Acquedotto Pugliese, le Ferrovie Appulo Lucane, i Distretti tecnologici e produttivi pugliesi, il Politecnico di Bari, l’Università di Bari, di Foggia e del Salento. Inoltre, si prevedono investimenti in ricerca e sviluppo che favorirebbero la nascita e lo sviluppo di competenze e di una filiera produttiva in Puglia dedicata all’industria dell’idrogeno.
https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/finanza_impresa/2021/03/04/saipemcon-alboran-hydrogen-per-la-produzione-idrogeno-verde_b3906a66-6904-405d-8992-763c3962e6e9.html
Si segnala che, una stima provvisoria per raggiungere gli obiettivi ambiziosi per l’idrogeno, può essere indicata in 4 miliardi di euro entro il 2030 per la ricerca e lo sviluppo degli elettrolizzatori, e 20 miliardi di euro in dieci anni per l’installazione di impianti di energia rinnovabili necessari a produrre l’elettricità per quegli elettrolizzatori, con 5-6 miliardi di euro per le strutture per il trasporto, la distribuzione, l’accumulo e le stazioni di rifornimento stradale dell’idrogeno. Il che significa 3 miliardi di euro all’anno, gran parte di questi ottenuti da fondi europei e da partecipazione di strutture private. La forchetta dei contributi statali potrebbe essere compresa tra 6 e 9 miliardi di euro.
Il progetto Puglia Green Hydrogen Valley (PGHV) si inserisce in un contesto ancora più favorevole in considerazione che la Puglia ha emanato lo scorso 25 luglio 2019 la legge n. 34/2019 relativa alla produzione e all’utilizzo dell’idrogeno da fonti rinnovabili e che in particolare sostiene la ricerca delle tecnologie di produzione dell’idrogeno e la sua produzione da fonti rinnovabili, l’istituzione di attività produttive basate sul ciclo dell’idrogeno provvedendo a concedere sostegno economico a enti pubblici, privati e imprese e tutto ciò, va peraltro inquadrato nel contesto che, le sedi operative della “Puglia Green Hydrogen Valley” sono localizzate all’interno del comprensorio della Cittadella della Ricerca, il Consorzio CETMA Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali -che svolge attività di ricerca applicata, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico nel settore dei materiali avanzati (compositi, polimeri, materiali bio-based e da riciclo), dell’ICT (sviluppo di software specialistici per applicazioni innovative nell’ingegneria, nella produzione e nei servizi) e dello sviluppo di prodotto – il Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) Scarl, le cui finalità sono la ricerca e il trasferimento tecnologico nel settore aerospaziale che hanno la finalità di sostenere attraverso l’eccellenza scientifica e tecnologica l’attrattività di investimenti in settori produttivi nel campo dell’Energia e dell’Ambiente.
La strategia europea per l’idrogeno prevede di sviluppare un “Ecosistema europeo dell’idrogeno” attraverso due diverse azioni, una per stimolare l’offerta e uno per stimolare la domanda di idrogeno verde. Quest’ultima azione si articola attraverso l’identificazione di tutta una serie di “end users” destinati ad una progressiva transizione verso l’idrogeno in campi di utenza energetica individuati sia nell’industria chimica e siderurgica, che nel settore dell’edilizia abitativa e delle costruzioni che nel settore dei trasporti sia terrestri che marittimi, aerei e ferroviari.
Il CETRI-TIRES attraverso la sua Academy G.R.A.N.D. mira a sostenere il progetto, in collaborazione con l’Università La Sapenza e il Pro Rettore per le politiche sostenibili e energetiche Livio de Santoli, (coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato la visione della Puglia Hydrogen Valley) attraverso la formazione delle necessarie risorse umane e competenze scientifiche atte a promuovere l’ecosistema locale dell’idrogeno, in collaborazione con imprese , enti locali, associazioni della società civile, con una vera e propria Hydrogen School per la vreazione di quelle figure professionali che per il momento non esistono e che andrebbero create con appositi programmi formativi graduali o anche accelerati al fine dello sviluppo delle diverse filiere dell’idrogeno verde dall’offerta alla domanda e l’installazione delle relative tecnologie (Fuel Cells, elettrolizzatori e infrastrutture collegate), con la creazione di moltissimi posti di lavoro diretti e indiretti che Hydrogen Europe prevede si possano calcolare in ragione di 10/15 posti di lavoro (a seconda che si tratti di industria o servizi) per milione di euro investito. Il CETRI-TIRES vuole poi anche essere promotore dell’utilizzo di tale fonte energetica per favorire la transizione energetica e il processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia e che potrebbero essere oggetto di finanziamenti da parte del sistema bancario oltre che nell’ambito di finanziamenti europei, compresi quelli del nuovo quadro comunitario 2021-2017, nonché quelli regionali.

Le banche potrebbero essere attori e cofinanziatori della filiera dell’idrogeno garantendosi una redditività degli impieghi grazie al buon ritorno sugli investimenti assicurato dalle imprese che vorranno essere protagoniste della nuova strategia dell’idrogeno.
L’hydrogen valley pone al centro tutte quelle aziende che intendono investire nell’economia dell’idrogeno (celle a combustibile, fuel cell, elettrolizzatori, ecc.) ovvero essere attori o utilizzatori di tale tecnologia (imprese industriali altamente energivore, imprese agro-industriali, dell’automotive, delle costruzioni e dei trasporti, ecc.), ma la produzione in loco e, quindi le brevi distanze, consentono l’utilizzo dell’idrogeno non solo in applicazioni industriali e di trasporto, ma anche nel settore sanitario, utilizzando l’idrogeno quale vettore nell’ambito ospedaliero, ovvero il settore residenziale, commerciale e turistico e, anche in tal caso, quale vettore per il riscaldamento e il raffrescamento. Di fatto l’ecosistema dell’idrogeno va dalla produzione all’utilizzo con una filiera completa che coinvolgerà nel tempo tutti i settori dell’economia e del territorio e dove le regioni e gli enti locali sono chiamati a supportare lo sviluppo del vettore idrogeno, con effetti positivi in termini di decarbonizzazione e di occupazione.
La PGHV si compone di tre poli (gli Hydrogen Cluster di cui parla la strategia europea per l’Idrogeno), per articolare sul territorio lo sviluppo delle attività dell’ecosistema dinamico dell’idrogeno nei vari campi, dalla ricerca al commercio, all’industria al turismo e alle attività sociali.
Questo darà nuovo respiro alle aree di Brindisi, Cerignola, Taranto con le tradizionali attività inquinanti legate alla presenza del porto, carbone e chimica, ormai in crisi. Poi sarebbe una grande opportunità, trattandosi grandi volumi di idrogeno prodotti localmente e di notevoli potenze installate per gli elettrolizzatori, per sviluppare tecnologie italiane, mediante attività di Ricerca & Sviluppo e, vista la presenza di una importante industria chimica a Brindisi, anche ricerche sulle membrane e catalizzatori potrebbero essere possibili. E metterebbe la Puglia all’avanguardia in Europa in uno dei settori più importanti della trasformazione ecologica.

Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato

Il caporalato è un fenomeno diffuso capillarmente in Italia, ma che colpisce soprattutto i cittadini extra-comunitari impiegati irregolarmente nel settore agricolo. Negli ultimi anni sono però diminuiti i procedimenti, gli arresti e i sequestri ai danni delle aziende responsabili.

Venerdì 10 Dicembre 2021 | MIGRANTI

Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato – Openpolis

Anche se di caporalato si parla soprattutto nei mesi estivi, si tratta di un fenomeno talmente diffuso da essere insensibile alle stagioni, come dimostrano le frequenti notizie che emergono a proposito. L’ultima, risalente solo a pochi giorni fa, riguarda per esempio l’ortomercato di Milano.

Cos’è il caporalato

Con questa parola si intende l’intermediazione illegale e lo sfruttamento dei lavoratori irregolari, prevalentemente nel settore agricolo.

Il fenomeno del «caporalato» rappresenta una forma di sfruttamento lavorativo che interessa diversi settori produttivi (quali, in particolare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura), ma che si manifesta con particolare forza e pervasività nel settore dell’agricoltura […]. Lo sfruttamento si sostanzia in forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera– Indagine conoscitiva della camera sul fenomeno del caporalato, camera dei deputati

Si tratta di un fenomeno complesso che riguarda sia italiani che stranieri, diffuso capillarmente in tutto il paese. Con l’aumento dei flussi migratori dell’ultimo decennio, inoltre, sempre più cittadini stranieri sono costretti, loro malgrado, a fungere da manodopera a bassissimo costo.

Intermediazione illegale e condizioni lavorative e di vita degradanti sono le caratteristiche fondamentali del caporalato.

Suo elemento caratterizzante sono le forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera. Vi è poi la violazione di varie regole in materia di lavoro, ad esempio riguardo le ore lavorative, i contributi previdenziali e i minimi salariali, ma anche la salute e la sicurezza sul lavoro. Connesso a questi elementi c’è poi lo standard di vita cui queste persone sono esposte, spesso degradante e caratterizzato da episodi di sfruttamento, lavoro forzato, coercizione e violenza.

Il caporalato nel settore agricolo

Il fenomeno del caporalato esiste in molti settori, come quello dei trasporti, delle costruzioni, della logistica e dei servizi di cura, ma ha un’incidenza particolarmente forte nell’agricoltura per via di alcune caratteristiche di questo settore. In particolare, il fatto che si basa sulla stagionalità e quindi su rapporti di lavoro di breve durata.

Secondo le analisi del Tavolo caporalato nazionale, i lavoratori agricoli lavorano prevalentemente in maniera stagionale, la maggior parte per periodi che vanno dalle 101 alle 150 giornate di lavoro l’anno (anche se sono in aumento i contratti di durata inferiore).

90% dei lavoratori agricoli dipendenti (regolari) aveva, nel 2018, un contratto a tempo determinato, secondo il Tavolo caporalato.

Una cifra che oscilla tra l’88,6% per i dipendenti di nazionalità italiana e il 93,6% per gli stranieri.

È inoltre uno degli ambiti con la maggiore incidenza di lavoro non regolare. Parliamo di un tasso del 24,2% nel 2018, ovvero circa 164mila unità di lavoro. Si tratta peraltro di sottostime, considerato che non includono i lavoratori stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno o non iscritti alle liste anagrafiche.

CONTINUA LA LETTURA CON OPENPOLIS:

10 DICEMBRE 2021

Gli effetti della pandemia sull’occupazione degli stranieri

In media, gli stranieri vivono più spesso in una condizione di vulnerabilità e infatti hanno subito in modo più pesante gli effetti socio-economici della pandemia. Siccome partivano già da una situazione retributiva svantaggiata rispetto ai cittadini italiani, lo scarto con questi ultimi è aumentato.
?-27,4%le giovani extra-comunitarie (15-24 anni) occupate, tra 2019 e 2020.
Nonostante in Italia sia straniero il 10% dei lavoratori, lo era il 35% delle persone che, nel 2020, hanno perso il proprio posto di lavoro. Infatti, mentre il numero di occupati italiani è diminuito del -1,4% in questa fase, nel caso degli stranieri la cifra è scesa a oltre il -6%. Ad aumentare è stato principalmente il numero di cittadini extra-comunitari inattivi (persone che non lavorano e che non sono alla ricerca di un impiego), mentre il numero di disoccupati ha registrato anzi una leggera contrazione (-0,8%).
Con la pandemia, cala l’occupazione tra gli stranieri
Il tasso di occupazione per nazionalità, tra 2017 e 2020

FONTE: Gli effetti della pandemia sull’occupazione degli stranieri – Openpolis 14 gennaio 2021

DA SAPERE

I dati si riferiscono ai cittadini di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Non c’è differenziazione tra Ue-15 e gli altri paesi dell’Unione, ma solo stranieri comunitari e non.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del ministero del lavoro
(ultimo aggiornamento: venerdì 24 Dicembre 2021)

Tassonomia dell’UE: il nucleare e il gas non possono essere una scelta per la transizione energetica, ecologica e sociale

Articolo di Marco Sambati, consiglio direttivo CETRI-TIRES – 14 gennaio 2022

Il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES ha incaricato il dott. Marco Sambati coordinatore della G.R.A.N.D. (Green Rifkinian Academy for a New Deal) l’Academy nata per fornire una conoscenza delle strategie europee sul Green New Deal e sull’idrogeno verde, di analizzare se il nucleare e il gas possano essere considerati in maniera favorevole nella tassonomia dell’Unione europea e se rappresentino una soluzione intelligente per la transizione energetica, energetica e sociale.

In queste ultime settimane abbiamo assistito ad un dibattito politico molto vivace dopo l’annuncio del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza stampa che si è svolta al termine dell’Ecofin, di inserire il nucleare e il gas nella tassonomia verde, a cui ha fatto seguito poi un’intervista al Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, circa l’opportunità di guardare al nucleare di quarta generazione, come una tecnologia nella lotta al cambiamento climatico, nel processo di decarbonizzazione e nell’approvvigionamento energetico dell’Italia. La Commissione ha inviato agli Stati membri la nuova bozza del regolamento sulla tassonomia etichettando quindi il gas e il nucleare come tecnologie verdi ai fini della finanza sostenibile e, nello specifico, la bozza prevede che gli investimenti nel nucleare siano etichettati come green, a patto che i progetti abbiano ben definiti il piano di sviluppo, i fondi e il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e che abbiano ricevuto i rispettivi permessi di costruzione prima del 2045, mentre per considerare il gas negli investimenti verdi, le nuove centrali devono obbligatoriamente sostituire impianti più inquinanti, producendo emissioni inferiori ai 270 g di CO2equivalente per KW e ottenere le relative autorizzazioni entro il 31 dicembre 2030. L’atto dovrà essere adottato nella versione definitiva entro la fine di gennaio, per poi passare al vaglio del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea.

La scelta di inserire il nucleare e il gas nella nuova bozza del regolamento della tassonomia sembra essere dettata essenzialmente dalla politica sulla spinta delle lobby fossili che hanno grandi interessi in gioco e di paesi come la Francia, la Repubblica Ceca e la Finlandia che contano molto sul nucleare, ma analizzando gli aspetti tecnologici, economici, sociali ed ambientali tale scelta risulta poco convincente e soprattutto non risulta in linea con i nuovi obiettivi europei sul clima, a cui l’Italia dovrà attenersi, che prevedono un taglio del 55% delle emissioni di gas climalteranti rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050.

Si parla nel dibattito di nucleare di quarta generazione, la cui energia è ricavabile dalla scissione di atomi molto pesanti, quali l’uranio, il plutonio e il torio, i quali rispetto a quelli della terza generazione dovrebbero garantire maggiore economicità, sicurezza ed affidabilità, riduzione delle scorie radioattive. Il GIF (Generation IV International Forum), un organismo internazionale fondato nel 2000 dal Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti d’America (DOE) ed a cui hanno aderito 13 paesi oltre all’EURATOM, ha selezionato sei tipi di reattori che possono soddisfare gli obiettivi sopra elencati e su cui concentrare gli sforzi di ricerca e sviluppo: tre reattori termici e tre reattori autofertilizzanti a neutroni veloci; si tratta di progetti che da vent’anni non hanno trovato finanziamenti, né pubblici né privati, di dimensioni tali da consentire un loro decollo, indipendentemente da ogni valutazione sulla rispondenza tra lo schema di progetto e l’effettiva conseguibilità degli obiettivi tecnologici sopra indicati. Di fatto, ad oggi, non esistono ancora impianti nucleari di quarta generazione e, qualora si preveda lo sviluppo di mini reattori o modulari, con una potenza di 300 megawatt di elettricità molto meno rispetto ai tipici reattori che hanno una potenza da 1.000 a 1.600 megawatt, in tal caso avremmo criticità di sicurezza anche maggiori, senza tener conto che il loro costo è sensibilmente più alto per kilowattora rispetto a quello delle energie rinnovabili e il cui costo è destinato a ridursi ulteriormente e, anche l’affermazione che i reattori nucleari, piccoli o grandi che siano, possono essere un complemento adeguato alle fonti di elettricità variabili, quali l’energia eolica e il fotovoltaico, non è corretta in quanto i reattori hanno alti costi fissi e bassi costi variabili (combustibile e spese di manutenzione).

Inoltre, poiché parliamo sempre di fissione nucleare, resta il problema dello smaltimento delle scorie radioattive; l’Italia ha spento tutti e quattro i reattori nucleari sul proprio territorio nazionale alla fine degli anni ’80 e solo il 5 gennaio 2021, la SOGIN, l’azienda pubblica italiana che ha il compito di smantellare le centrali e di mettere in sicurezza le scorie nucleari, ha pubblicato la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee al deposito dei rifiuti nucleari (CNAPI) un piano che però ora deve essere messo in atto, per non incorrere in nuove procedure di infrazione. Ad oggi non si è ancora arrivati alla scelta del sito dove sarà costruito il deposito delle scorie, che costerà 900 milioni di euro e dovrà contenere 95.000 metri cubi di rifiuti radioattivi. Da non trascurare poi l’eventualità di incidenti a seguito di fuoriuscita di sostanze radioattive racchiuse nei depositi e nelle strutture di contenimento o nel trasporto delle stesse sostanze, per non escludere eventuali attacchi terroristici o eventi calamitosi estremi agli impianti.

C’è poi un altro aspetto molto significativo che riguarda i tempi di realizzazione di una centrale nucleare che dalla fase di progettazione a quella di entrata in funzione impiegano circa 14 anni, quali il reattore di Olkyluoto 3 di Areva in Finlandia la cui costruzione era stata avviata nel 2005 e il cui costo previsto da contratto era di circa 3,2 miliardi di euro; il reattore doveva entrare in funzione nel 2009 ma dopo diversi rinvii è stato acceso il 21 dicembre 2021, con 12 anni di ritardo e costi triplicati (8,5 miliardi di euro). Stessa sorte è toccata al reattore di Flamanville in Normandia, i cui lavori sono stati avviati nel 2006, atteso per la fine del 2022, dopo rallentamenti che hanno fatto accumulare un ritardo di dieci anni e un costo più che triplicato.

La Commissione europea ha anche previsto nella nuova bozza del regolamento della tassonomia che anche il gas possa essere inserito, a certe condizioni, nella finanza sostenibile; seppure è vero che il gas emette meno CO2del carbone, ma rimane sempre un combustibile fossile con un importante ruolo climalterante e, va necessariamente prevista una sua graduale dismissione per non compromettere gli obiettivi europei della legge sul Clima. Considerato poi anche il recente aumento dei prezzi e, quindi l’esposizione dell’Italia e, della stessa Europa, dalla dipendenza energetica del gas da altri paesi produttori, è sempre più opportuno accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili e l’idrogeno verde, per una questione anche indipendenza energetica. Institutional Investors Group on Climate Change – IIGCC https://www.iigcc.org/, associazione che raggruppa colossi del risparmio gestito con più di 360 tra fondi di investimento, fondi pensione e società del risparmio gestito, tra i quali Allianz, Amundi, Goldan Sachs, HSBE e che gestiscono complessivamente fondi per 49.000 miliardi di euro, ha inviato una lettera aperta ai paesi europei per chiedere che il gas non venga inserito nella cosiddetta tassonomia verde, sottolineando che l’inclusione del gas è incompatibile con l’obiettivo della neutralità climatica, ma solo come fonte verso la transizione energetica nel breve termine e che rischia di spostare gli investitori verso iniziative che minano alla lotta al cambiamento climatico.

Se poi vogliamo analizzare l’aspetto economico, ci accorgiamo che LCOE (Levelized Cost of Energy) ovvero il ricavo medio per unità di elettricità generata necessario a recuperare i costi di costruzione e gestione di un impianto di generazione durante un presunto ciclo di vita finanziaria e di funzionamento, sulla base di uno studio di Lazard per un nuovo impianto nucleare, emerge che, in un confronto base – vale a dire senza tenere conto dei sussidi, dei costi del carburante o del prezzo della CO2 – che il fotovoltaico su scala utility è quello che registra la riduzione più rapida con un LCOE medio che parte da un minimo di 28-37 dollari il MWh (film sottile) ad un massimo di 30-41 dollari/MWh (silicio cristallino). Ma il record di convenienza spetta ancora una volta all’eolico a terra con un LCOE con un minimo di 26 dollari/MWh.

Qualora poi si aggiungono sussidi governativi (il rapporto include quelli statunitensi), il costo dell’eolico onshore e del solare su larga scala continua a essere competitivo con il costo marginale della generazione di carbone, nucleare e gas a ciclo combinato. Con valori di media di 27 dollari/MWh per fotovoltaico e 25 dollari/MWh per eolico, 42 dollari/MWh per il carbone, 29 dollari/MWh per il nucleare e 24 dollari/MWh per il gas.

Passiamo ora ad analizzare l’aspetto sociale e, nello specifico quello occupazionale. Secondo diversi studi ed analisi risulta dimostrato che vengono creati molti più posti di lavoro adottando un modello green che uno fossile. Nell’elaborazione dei Piani di Terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin adottati in diversi paesi d’Europa, si introducono nuovi metodi di calcolo per misurare l’intensità occupazionale delle nuove tecnologie e dei nuovi modelli economici ed energetici; quando si fa una pianificazione economica esistono precise metodologie di calcolo dell’intensità occupazionale del capitale investito. Secondo tale metodo, il settore energetico tradizionale fossile genera 8,5 posti di lavoro per milione di euro di PIL, mentre gli altri settori impiegano una media di 16,3 persone. Se, inoltre, si introducessero all’interno dei piani industriali anche i principi dell’economia circolare gli effetti sarebbero ancora più significativi. Secondo infatti i calcoli di Zero Waste America ad esempio, la redditività di oggetti conferiti al riuso è dell’ordine del 40 volte maggiore di quella di oggetti conferiti a scopo di riciclo e conseguentemente la stessa proporzione in più di posti di lavoro.

Da ultimo analizziamo l’aspetto ambientale e se vogliamo accelerare sul taglio delle emissioni e raggiungere i nuovi obiettivi europei per il clima che prevedono un taglio del 55% delle emissioni climalteranti rispetto a quelle del 1990 entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050, è necessario concentrarci sull’efficienza energetica e la riduzione dei consumi energetici, sull’aumento delle rinnovabili e delle opportunità legate all’idrogeno verde nel processo di decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia.

Secondo uno nuovo studio della Oxford University, intitolato Empirically grounded technology forecasts and the energy transition, una transizione energetica accelerata probabilmente ci farà risparmiare diversi trilioni di dollari su scala globale. In sintesi, evidenzia la ricerca, se tecnologie come eolico, fotovoltaico e batterie continueranno a seguire le loro attuali tendenze di crescita esponenziale, si potrà sviluppare un sistema energetico vicino alle zero emissioni nette di CO2 in 25 anni; tra i settori in crescita, si cita anche la produzione di idrogeno verde con elettrolizzatori. Queste stime della Oxford University contrastano con chi invece ritiene che la transizione energetica sarà molto onerosa, a causa, in particolare, degli investimenti necessari per riconvertire un intero sistema di infrastrutture e impianti e degli incentivi richiesti per sostenere le nuove energie alternative.

La proposta è quindi di accelerare la transizione energetica e la decarbonizzazione escludendo il nucleare dalle possibili fonti alternative e procedendo ad una riduzione graduale del gas nel mix energetico delle fonti di energia, aumentando l’efficienza energetica, l’utilizzo delle rinnovabili e dell’idrogeno verde, adottando il modello di energia distribuita e diffusa suggerito da Jeremy Rifkin che trova la sua massima espressione nelle comunità delle energia rinnovabili ad idrogeno e nei prosumer e non quello oligopolistico delle fossili concentrato nelle mani di pochi e che ci allontana in maniera preoccupante dell’obiettivo di limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale. Ciò premesso, risulta evidente per tutte le ragioni di carattere tecnologico, economico, sociale ed ambientale, di escludere il nucleare dalla nuova tassonomia europea e, e per quanto concerne il gas, ammesso ancora il suo impiego solo per una fase di transizione, è assolutamente necessario escluderlo dalla tassonomia, visto già gli incentivi di cui godono attualmente gli impianti turbogas attraverso il capacity market approvato nel giugno 2019 e che prevede uno stanziamento stimato di circa 1-1,4 miliardi di euro all’anno per i prossimi 15 anni creando distorsioni al mercato elettrico; il suo inserimento nella finanza sostenibile risulterebbe peraltro in chiara contraddizione con le indicazioni della legge sul clima che richiedono una riduzione delle emissioni.

Da ultimo è necessario sottolineare quanto riportato da un report di Legambiente Scacco matto alle fonti rinnovabili che evidenzia la lentezza del rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di valutazione di impatto ambientale, le norme regionali disomogenee che ritardano i tempi per ottenere l’autorizzazione di un impianto eolico ad esempio a 5 anni contro i 6 mesi prevista dalla normativa. C’è quindi la necessità, se si vuole rispettare gli obiettivi fissati a livelli europeo che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni al 2030, di installare 70 GW di potenza da fonti rinnovabili, di avere un quadro normativo composto da regole chiare e semplici da applicare e che diano tempi certi alle procedure, un aggiornamento delle linee guida rimaste ferme al DM del 10 settembre 2010 e il varo di un Testo Unico che semplifichi l’iter di autorizzazione degli impianti, definendo in modo chiaro ruoli e competenze dei vari soggetti dello Stato e diano tempi certi alle procedure. La cosa incredibile è che la potenza richiesta a Terna per la connessione alla rete degli impianti di energia rinnovabile è di circa 100 GW, superando pertanto di 40 GW l’obiettivo fissato al 2030, e che Terna ha dato già il parere positivo all’allaccio in rete della maggior parte degli impianti richiesti, ma il processo autorizzativo è solo all’inizio e senza un’adeguata semplificazione si ritarda la transizione energetica, la decarbonizzazione e lo sviluppo delle hydrogen valley e, non ultimo, la richiesta di chi vuole il nucleare e il gas nella tassonomia per giustificare che le rinnovabili non sono sufficienti al mercato elettrico.   

Articolo di Marco Sambati, consiglio direttivo CETRI-TIRES – 14 gennaio 2022

LA FIERA TRIDIMENSIONALE GECO EXPO SCALDA I MOTORI: APERTE LE ISCRIZIONI AL CONTEST SMART TALK PER STARTUP E IMPRESE

Mancano poche settimane a GECO Expo, la fiera virtuale in 3D sull’ecosostenibilità, caratterizzata da un ambiente altamente immersivo, personalizzabile e interattivo. Aperte, fino all’8 febbraio, le candidature al contest Smart talk per i prodotti green più innovativi: https://www.gecoexpo.com

Iscrizioni al Contest Smart Talk entro l’8 febbraio 2022 qui.

Il presidente Angelo Consoli, il coordinatore generale Antonio Rancati, il socio onorario prof. Livio de Santoli ed alcuni componenti del comitato scientifico CETRI-TIRES parteciperanno come speaker alle varie tavole rotonde.

Si lavora a pieno ritmo per arrivare alla data di inizio di GECO Expo, la fiera tridimensionale dell’ecosostenibilità che tornerà dal 1 al 4 marzo sulla piattaforma virtuale nata durante la pandemia. E sono aperte fino all’8 febbraio le candidature al Contest Smart Talk, spazio dedicato ai progetti di sostenibilità e biodiversità, suddiviso quest’anno in due categorie: la prima per startup e idee da sostenere, la seconda, per startup già avviate ed aziende con un prodotto già validato sul mercato. Un video-contest che l’anno scorso è stato vinto da prodotti imprenditoriali come Biova Beer, la birra realizzata recuperando il pane invenduto per contrastare lo spreco alimentare, ed EcoAllene di Ecoplasteam, la non-plastica ottenuta dal riciclo di imballaggi poliaccoppiati prima impossibili da separare.  

Questo uno dei principali appuntamenti della seconda edizione della Fiera che ha scelto come slogan “Green Together” e a cui sarà possibile partecipare con il proprio avatar, visitando i padiglioni in 3D per incontrare innovatori e imprenditori all’avanguardia e dialogare con esperti sui trend di settore più interessanti e dirompenti.

Obiettivo di Geco Expo, sensibilizzare e far crescere la cultura ambientale,dando vita ad una vera e propria community di attivisti, influencer e divulgatori, che hanno abbracciato e si impegnano a promuovere uno stile di vita green. E arrivando a raddoppiare le presenze della prima edizione che, nel gennaio 2021, ha visto 4.000 iscritti, oltre 50 espositori e 7.000 biglietti da visita scambiati virtualmente.

Geco Expo nasce durante la pandemia proprio dall’esigenza delle aziende e dei buyer di incontrarsi nonostante i vari lockdown. Abbiamo messo a punto una piattaforma al 100% ecosostenibile, in grado di regalare un’esperienza molto vicina alla realtà grazie agli avatar personalizzabili, alla tridimensionalità e all’alta interazione. – spiega il fondatore Daniele Capogna – La pandemia ci ha costretto a ripensare il modo di fare business e un evento virtuale non solo inquina meno, ma è in grado di varcare i confini nazionali più facilmente, moltiplicando esponenzialmente il numero di connessioni di business in tutto il mondo.

Numerose le novità di questa seconda edizione: oltre alle nuove funzioni di interazione degli avatar, con una serie di gestualità tipiche degli eventi in presenza, nella dressing room sono stati aggiunti nuovi outfit in grado di rappresentare, ad esempio, partecipanti di provenienza islamica, e sono stati attivati gli avatar LGBTQ+ per rendere la piattaforma più inclusiva. Per le aziende sono state sviluppate stanze immersive e multimediali, interamente personalizzabili, ideali per presentare prodotti o organizzare party esclusivi, comprensivi di dj set.

Ci si potrà poi iscrivere anche ai GECO Green Talk e ai GECO Educational Talk. I primi ospiteranno imprese e startup desiderose di far conoscere le proprie innovazioni in campo green economy, e i secondi sono pensati per scrittori o docenti che vogliano presentare un proprio studio o prodotto editoriale sui temi green. Ritornano anche le tavole rotonde su cinque aree tematiche: dall’energia rinnovabile alla mobilità sostenibile, dal turismo slow & local all’economia circolare, passando per l’eco-food, che vedranno avvicendarsi circa 80 relatori, tra cui la giornalista Cristina Gabetti, il coordinatore generale Cetri-Tires Antonio Rancati e l’ambientalista Anna Donati.

INFO:        https://www.gecoexpo.com

Iscrizioni al Contest Smart Talk entro l’8 febbraio 2022 qui.


SMART EVENTI

Smart Eventi è un’agenzia di eventi e marketing di Milano che opera sul territorio nazionale da oltre 10 anni. Strutturata in diverse Business Unit specializzate, si occupa di eventi istituzionali come meeting, convention, cene di gala, eventi fashion e beauty, luxury event per stranieri, team building e viaggi incentive. L’agenzia ha costruito negli anni un database di oltre 300 location e network di portali web indicizzati, grazie al quale organizza oltre 200 eventi l’anno. 

Ufficio stampa GECO

Valentina Communication

Corso Brianza 30 – 10153 Torino – IT

Addio alla plastica monouso: dal 14 gennaio la stretta per la salvaguardia degli oceani

Da domani le nostre giornate saranno sempre più belle e pulite per la salvaguardia dei mari e degli oceani, ormai assediati dall’inquinamento di plastica e microplastica!

VIDEO: https://video.repubblica.it/clima-e-ambiente/addio-alla-plastica-monouso-dal-14-gennaio-la-stretta-per-la-salvaguardia-degli-oceani

Dal 14 gennaio entrerà in vigore il decreto legislativo 196/21 che vieterà la produzione, la vendita e l’utilizzo di prodotti realizzati in plastica monouso (cosiddetti “single use plastic”). Lo stop a bicchieri, cannucce, posate o piatti “usa e getta” arriva dopo la direttiva 2029/904 dell’Unione Europa, che mira a ridurre sensibilmente l’inquinamento da plastica presente nei mari e negli oceani.

David Sassoli, il presidente che ha sostenuto il rilancio green dell’Europa, con Jeremy Riflin c’era un’intesa perfetta

Huffington Post ricorda il ruolo avuto dal Presidente Sassoli nelle nuove
politiche green ispirate alle proposte del nostro prof. Jeremy Rifkin con un
articolo di Angelo Consoli, che mette in evidenza l’incredibile sensibilità
ambientale e sociale del Presidente scomparso.

Decisivo l’incontro del 2019 con Jeremy Rifkin, tra i due c’era un’intesa perfetta.

Articolo di Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires e direttore europeo di Jeremy Rifkin – 11 gennaio 2022: Sassoli, il presidente che ha sostenuto il rilancio green dell’Europa | L’HuffPost

“È venuto a trovarmi il professor Rifkin per dirmi che solo l’Europa può essere leader nella lotta al cambiamento climatico. Noi dobbiamo farlo, non tanto per ridurre la nostra dipendenza dal carbone ma perché possiamo essere un esempio per gli altri, possiamo imporre delle regole nel commercio che possono essere utili alla sostenibilità del pianeta”. Sono le parole con cui voglio ricordare il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Le ha dette nel gennaio 2020 a Pesaro, ricordando che “il primo atto di questa legislatura europea è stato quello di fissare un metodo di lavoro, impegnare i prossimi due anni della legislatura in 50 iniziative legislative sul Green Deal europeo. Non è un’operazione qualsiasi”.

David Sassoli e Jeremy Rifkin si erano già visti a Bruxelles ma quello dell’11 dicembre 2019 fu un incontro speciale per due motivi: innanzitutto perché Sassoli nel frattempo era diventato presidente del Parlamento Europeo, e in secondo luogo perché era appena uscito il nuovo libro di Jeremy Rifkin sul Green New Deal, che aveva ispirato la strategia europea della nuova Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, il Green Deal Europeo. Mai prima di allora l’Europa si era riferita così esplicitamente a una nuova idea del mondo proposta da un accademico visionario.

David Sassoli aveva manifestato grande sostegno per le idee di Jeremy Rifkin fin dal 2009, anno del suo approdo al Parlamento Europeo, e nei suoi discorsi la giustizia ambientale e la giustizia sociale erano sempre inseparabili. Ma l’idea che non si potessero raggiungere senza una cooperazione efficace fra Europa e Stati Uniti cominciava a tormentarlo da quando Donald Trump era diventato presidente e aveva denunciato gli accordi climatici di Parigi, riproponendo un vecchio modello politico ispirato al darwinismo economico e all’energia dei monopolii fossili. Per Sassoli era importante mettere in risalto il fatto che Trump non rappresentava tutta l’America, che c’era anche un’America più moderna e più vicina al “sogno europeo”, l’America di Rifkin per l’appunto.

Ecco il contesto in cui si colloca il loro incontro in quel dicembre 2019, appena sei mesi dopo l’elezione di Sassoli alla guida del Parlamento Europeo. Rifkin era inizialmente un po’ scettico perché i suoi incontri con i predecessori di Sassoli sullo scranno più alto del Parlamento di Strasburgo si erano risolti con un nulla di fatto (con l’eccezione di Hans Gert Poettering che si era così appassionato al tema da scrivere l’introduzione del libro di Rifkin La Terza Rivoluzione Industriale).

L’incontro Sassoli – Rifkin ebbe luogo in una mattinata di sole all’ultimo piano del palazzo di Via Breydel a Bruxelles e cominciò con un sentito ringraziamento da parte del presidente a Rifkin per l’aiuto fornito all’elaborazione delle nuove strategie climatiche europee della neo insediata Commissione von der Leyen, che aveva appena stabilito d’innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti in Europada da meno 40% (come proposto dalla precedente Commissione Juncker) a meno 55%  entro il 2030. 

“É la prima volta che una proposta della Commissione Europea si dimostra più avanzata della posizione del Parlamento”, aggiunse ridendo Sassoli. Rifkin colse la palla al balzo: “Allora forse il Parlamento dovrebbe rilanciare proponendo una riduzione al 70% delle emissioni per il 2030”. Rifkin e Sassoli ridevano, ma i collaboratori del presidente nel frattempo prendevano appunti. Dopo pochi giorni il Parlamento avrebbe approvato una mozione che proponeva l’innalzamento dei limiti di emissioni al 60%.

“Jeremy, il tuo Green New Deal è l’idea perfetta per rimettere in sintonia europei e americani”, aggiunse Sassoli. “Infatti il New Deal nasce come nell’America di Roosevelt per porre rimedio alla catastrofe finanziaria del 1929, ma non aveva nulla di green mentre gli Europei adesso stanno aggiungendo la dimensione verde alla grande intuizione di Roosevelt che poteri pubblici e capitali privati devono collaborare per risolvere le crisi economiche, come quella in cui viviamo”. Rifkin replicò ridendo “Wow! David, il mio libro avresti potuto scriverlo tu!”.

I due avevano una naturale complicità e s’intendevano senza bisogno di parlarsi. Sassoli continuò proponendo “perchè non organizziamo una bella conferenza sul futuro green dell’Europa e dell’America nei primi mesi del nuovo anno?” Rifkin rispose “sono totalmente a tua disposizione David, sentiamoci ai primi di gennaio e programmiamola per fine febbraio quando tornerò in Europa”.

Come tutti sappiamo poi è arrivata l’emergenza Covid a impedire la realizzazione di quest’evento (e di molti altri), ma le nuove politiche europee erano comunque partite e di li a poco sarebbe arrivato il Pnrr, Next Generation Europe e il pacchetto “Fit for 55”. Un’Europa così verde e rifkiniana non si era mai vista e non sarebbe stata possibile senza un presidente visionario e coraggioso come Sassoli.

Alla fine dell’incontro Rifkin mi ringraziò di aver insistito per fargli incontrare il Presidente Sassoli, mentre il Presidente Sassoli mi inviò un breve Whatsapp di ringraziamento per avergli organizzato l’incontro con Rifkin.  Rest in peace David!

Unanime cordoglio per la prematura scomparsa del presidente del Parlamento europeo David Sassoli

David Sassoli è stato il Presidente del Parlamento Europeo che più ha portato ispirazione e motivazione al nostro prof. Jeremy Rifkin in 20 anni di incontri a Bruxelles. Ci mancheranno moltissimo la sua visione, la sua onestà e la sua umanità verso le fasce sociali più deboli. Grande sostenitore del Green Deal europeo, in questi anni è intervenuto con molta lucidità sui temi del cambiamento climatico. Riposa in pace David!

Alla sua famiglia le nostre più sentite condoglianze.

Soltanto ieri era stata diffusa la notizia del suo ricovero in Italia per il sopraggiungere di una grave complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario.

Fonte ANSA: David Sassoli, il cordoglio per la morte del presidente del Parlamento europeo. Mattarella: ‘Profondamente addolorato’

“La scomparsa inattesa e prematura di David Sassoli mi addolora profondamente. La sua morte apre un vuoto nelle file di coloro che hanno creduto e costruito un’Europa di pace al servizio dei cittadini e rappresenta un motivo di dolore profondo per il popolo italiano e per il popolo europeo. Il suo impegno limpido, costante, appassionato, ha contribuito a rendere l’assemblea di Strasburgo protagonista del dibattito politico in una fase delicatissima, dando voce alle attese dei cittadini europei”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La camera ardente per il saluto al presidente del Parlamento Europeo dovrebbe sarà aperta giovedì in Campidoglio, venerdì alle 12 i funerali nella chiesa di Santa Maria degli Angeli

Lunedì alle 18 alla plenaria del Parlamento Ue di Strasburgo l’ex Presidente del Consiglio ed ex parlamentare europeo Enrico Letta pronuncerà il discorso ufficiale nella cerimonia di commemorazione per David Sassoli

Il Papa ha inviato un messaggio di cordoglio alla famiglia di Sassoli. Nel telegramma, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, si evidenzia il “grave lutto che colpisce l’Italia e l’Unione europea”. Il Papa lo ricorda “quale credente animato di speranza e di carità, competente giornalista e stimato uomo delle istituzioni che, in modo pacato e rispettoso, nelle pubbliche responsabilità ricoperte si è prodigato per il bene comune con rettitudine e generoso impegno, promuovendo con lucidità e passione una visione solidale della comunità europea e dedicandosi con particolare cura agli ultimi”.

Bandiere dell’Unione europea a mezz’asta presso gli edifici delle istituzioni europee a Bruxelles in segno di lutto per la morte del presidente del Parlamento Ue David Sassoli. Nella sede dell’Europarlamento nella capitale belga le bandiere a sfondo blu con le 27 stelle dorate sventolano a mezz’asta dalle 8.30 di questa mattina. Poco dopo anche la Commissione e il Consiglio Ue hanno fatto lo stesso negli edifici del quartier generale europeo. “E’ un giorno triste per l’Europa. Oggi la nostra Unione perde un convinto europeista, un sincero democratico e un uomo buono”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando in italiano, ricordando David Sassoli nel corso di un punto stampa. Era “un uomo che ha lottato per la giustizia e la solidarietà e un buon amico, i miei pensieri vanno alla moglie Alessandra, ai figli Giulio e Livia e a tutti i suoi amici”, ha aggiunto la presidente, che indossava un abito e una mascherina neri.

Il premier Mario Draghi ha espresso il suo più sentito cordoglio per la morte di David Sassoli. “Uomo delle istituzioni, profondo europeista, giornalista appassionato, Sassoli è stato simbolo di equilibrio, umanità, generosità. Queste doti gli sono state sempre riconosciute da tutti i colleghi, di ogni collocazione politica e di ogni Paese Ue, a testimonianza della sua straordinaria passione civile, capacità di ascolto, impegno costante al servizio dei cittadini. La sua prematura e improvvisa scomparsa lascia sgomenti. Alla moglie, Alessandra Vittorini, ai figli, Livia e Giulio, e a tutti i suoi cari, le condoglianze del governo e mie personali”.

“Si può vivere e morire in tanti modi. David Sassoli ha combattuto e lavorato fino all’ultimo possibile istante, informandosi, partecipando attivamente alla causa del bene comune con curiosità e passione indomabili nonostante lo stato di salute sempre più precario, dopo la temporanea ripresa di qualche tempo fa”. E’ quanto si legge in un post sulla pagina Facebook di David Sassoli pubblicato dal suo entourage, che evidenzia come “per il Presidente del Parlamento europeo, per il politico Sassoli, per l’uomo David nella sua dimensione privata, alla base di ogni azione, di ogni comportamento, di ogni scelta erano, assai ben saldi, i valori umani di riferimento: lealtà, coerenza, educazione, rispetto“.

Gli esponenti delle alte istituzioni europee e i colleghi del giornalista e politico scomparso si stringono intorno alla sua famiglia. “Sono profondamente rattristata dalla morte di un grande europeo e italiano. David Sassoli è stato un giornalista appassionato, uno straordinario Presidente del Parlamento europeo e soprattutto un caro amico”. Lo scrive in un tweet in italiano la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “I miei pensieri vanno alla sua famiglia. Riposa in pace, caro David”, aggiunge.

“Le parole che non avrei mai voluto pronunciare. Per un amico unico, persona di straordinaria generosità, appassionato europeista. Per un uomo di visione e principi, teorizzati e praticati. Che cercheremo di portare avanti. Sapendo che non saremo all’altezza. #AddioDavid #Sassoli”. Lo scrive su twitter il segretario del Pd Enrico Letta.

IL PROFILO – Da volto familiare del TG1 a presidente del Parlamento europeo, quella di David Maria Sassoli e’ stata una vita divisa fra il giornalismo e la politica, a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell’Europarlamento. Durante la situazione eccezionale e senza precedenti causata dalla pandemia di Covid-19, Sassoli si è impegnato affinché il Parlamento europeo rimanesse aperto e continuasse ad essere operativo, introducendo – già nel marzo 2020 – dibattiti e votazioni a distanza, primo parlamento al mondo a farlo.

Sposato e padre di due figli, tifoso della Fiorentina, Sassoli viveva a Roma ma appena possibile si spostava nella casa di Sutri, un delizioso paese medievale della Tuscia lungo la via Cassia, una trentina di chilometri a nord della capitale, per coltivare le sue passioni per il giardinaggio e le buone letture. Sassoli è stato il secondo presidente italiano del Parlamento europeo dopo Antonio Tajani da quando l’assemblea di Strasburgo viene eletta a suffragio universale. Il suo incarico sarebbe scaduto a giorni: la prossima settimana la riunione plenaria dell’Europarlamento che si riunirà a Strasburgo per eleggere il suo successore.

Parma vista dall’alto é ancora più bella

Con il lockdown abbiamo capito quanto é impattante la nostra presenza sulla vita della Terra.

Siamo finalmente certi che se ci fermiamo il nostro pianeta ricomincia a respirare. Ci muoviamo con mezzi di trasporto che fanno male alla nostra salute e chilometro dopo chilometro rilasciano sostanze che stanno distruggendo la vita sulla Terra. Il tema della mobilità sostenibile é sicuramente al centro dell’attenzione della scena pubblica. Siamo sicuri che una macchina elettrica sia la soluzione? Vogliamo solo cambiare la trazione delle nostra automobili e mantenere lo stesso stile di vita? Perché non stravolgere le nostre certezze e trasformare le nostre strade in luoghi di incontro e vita quotidiana? In questo articolo voglio spiegarvi la mia idea per rendere più a misura d’uomo la mia città, Parma. Un grande progetto per ridare alle persone ciò che le auto si sono prese negli anni,
caratterizzato dalla mobilità sostenibile.
Parma, capoluogo emiliano che conta quasi 200.000 abitanti, si candida così ad essere capofila nella transizione a città da terza rivoluzione industriale, in linea con le direttive della Commissione europea per un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050.
Nel progetto un ruolo fondamentale lo giocano le energie rinnovabili, che alimenteranno interamente il trasporto pubblico, il quale non sarà composto solo da comuni mezzi, ma saranno sperimentati nuovi metodi di trasporto.
Idea cardine del piano è costruire una cabinovia lungo l’asse nord sud della città, che intrecciandosi con il torrente Parma, fornisce una nuova prospettiva sui tetti del centro. Sul suo percorso collega molti punti di interesse come l’autostrada, la stazione ferroviaria, numerose scuole e infine il campus universitario. L’avvento dei sistemi di trasporto via fune
in città é di recente sviluppo. Le cabinovie infatti uniscono il vantaggio dell’alimentazione elettrica, al fatto che non necessitano di batterie. Inoltre sono di facile realizzazione, economicamente convenienti rispetto ad una nuova linea di metropolitana, ma soprattutto il continuo flusso di cabine rende i tempi di attesa praticamente nulli e non risentendo del traffico la durata del viaggio é sempre costante. Tempi certi e continua possibilità di fruire del servizio, sono due elementi che creano interesse nell’utente, in quanto é certo della durata totale del viaggio.
Sulla direttrice est ovest, della città di Parma, ho pensato a una tranvia che non si limiti ai confini cittadini ma arrivi fino alla prima periferia in modo da includere nel progetto anche i cittadini che abitano nei paesi più vicini alla città, portando così il bacino di utenza a raggiungere le 250.000 persone.
In una transizione verso le energie rinnovabili, non verranno più acquistati autobus alimentati da combustibili fossili. In una prima fase verranno adottati mezzi elettrici a batteria, per poi spostarsi su mezzi alimentati a idrogeno. L’attuale percorso delle linee urbane sarà ripensato in modo da coprire in modo efficiente tutta la città e sfruttare la cabinovia e il tram per gli spostamenti più lunghi.
Un ruolo fondamentale sarà ricoperto dalla micromobilità, alla quale sono dedicati i maggiori interventi. L’attuale rete di piste ciclabili sarà revisionata e potenziata. Anche qui l’obiettivo é dare la possibilità anche a chi abita in periferia di raggiungere la città in modo rapido e sicuro. Verranno creati numerosi depositi bici, luoghi sicuri in cui poter lasciare il proprio mezzo.
Il centro storico sarà reso completamente pedonale, in modo da garantire una maggiore interazione tra le persone e dare la possibilità ai commercianti di sfruttare meglio il suolo pubblico.
All’interno del centro verranno adottati mezzi autonomi che permetteranno di spostarsi e raggiungere tutti i borghi, sarà garantito il passaggio al tram, a una velocità ridotta, come già succede in molte aree pedonali in Europa.
Decementificare è un altro punto importante del progetto. Credo infatti che ci sia bisogno di ricucire il rapporto dell’uomo con la natura, creando veri e propri boschi urbani che, oltre a mitigare il caldo, porterebbero numerosi vantaggi.
Gli effetti del cambiamento climatico sono sotto i nostri occhi tutti i giorni, se non agiamo tempestivamente il mutamento sarà irreversibile. Sono consapevole che questo progetto richiederà grandi investimenti e molto tempo, ma credo che se non cambiamo in modo radicale il nostro stile di vita non riusciremo ad arginare l’impatto che abbiamo avuto in questi secoli sul nostro pianeta.

Pietro Bernardi – Dipartimento Mobilità Sostenibile CETRI-TIRES

Parma, 26 settembre 2020

L’idrogeno arrivò a Bruxelles con Romano Prodi

Nel 2003 Prodi, allora Presidente della Commissione Europea, lancia una nuova iniziativa su impulso di Jeremy Rifkin: la nuova strategia europea per l’Economia dell’Idrogeno. Obiettivo strategico arrivare a un 2050 post carbon basato esclusivamente sull’economia delle rinnovabili e dell’idrogeno. Ecco il discorso che tenne in quell’occasione per fissare questa ambiziosa strategia.

L’Idrogeno è uno degli elementi essenziali della transizione energetica, ed è stato incluso nella omonima proposta di Legge di Iniziativa Popolare lanciata dalla H2U Università dell’Idrogeno. Se oggi possiamo intraprendere una battaglia verso uil futuro dell’energia anche in Italia è perchè nel passato leader europei lungimiranti come Romano Prodi hanno lanciato questa sfida al mondo del petrolio, dei fossili e del nucleare.

Ocasio-Cortez: the Green New Deal is feasible and affordable

Originally put forward by the European Federlist movement as a way to re estblish a citizen Europe idea close to that of Altiero Spinelli’s Manifesto of Ventotene, the Green New Deal has been invoked in Europe at various levels until it became the main focus of Alexandria Ocasio-Cortez ‘s main strategy for the American Democratic Party. While Europe is pushing forward with a very ambitious decarbonization strategy and the Circular Economy package (a 12 Directives package overlly that is inspired to a vision totslly opposed to US trump’s one. It therefore becomes evodent that green policies under a new powerful format like the Green New Deal can help Europe and the US gt back n the same track and put an end to the misfortunate Trump’s period.

Ocasio-Cortez Presenting the Green New Deal in Washington DC

There are three main ideas of the Green New Deal Resolution introduced by Congresswoman Alexandria Ocasio-Cortez and Senator Ed Markey.

The first is to decarbonize the US energy system — that is, to end the emissions of carbon dioxide (CO2) from burning coal, oil and natural gas, in order to stop global warming.

The second is to guarantee lower-cost, high-quality health coverage for all.

The third is to ensure decent jobs and living standards for all Americans, in part by making colleges and vocational schools affordable for all.

The right wing and corporate lobbies are already hyperventilating: It is unachievable; it will bankrupt us; it will make us into Venezuela.

These claims are dead wrong. The Green New Deal agenda is both feasible and affordable. This will become clear as the agenda is turned into specific legislation for energy, health care, higher education, and more.

The Green New Deal combines ideas across several parts of the economy because the ultimate goal is sustainable development. That means an economy that delivers a package deal: good incomes, social fairness, and environmental sustainability. Around the world, governments are aiming for the same end — a “triple-bottom line” of economic, social, and environmental objectives.

The key ideas of the Green New Deal — decarbonization, lower-cost health care, and decent living standards for the working class — have been studied for years. The Green New Deal Resolution is the opportunity, finally, to put that vast knowledge into effect.

What is absolutely clear is that the Green New Deal is affordable. The claims about the unaffordability of these goals are pure hype. The detailed plans that will emerge in the coming months will expose the bluster.

Decarbonizing energy

Consider the challenge of decarbonizing the energy system. As noted in the Green New Deal resolution, the recent report of the Inter-Governmental Panel on Climate Change calls for global decarbonization by 2050, an achievable goal that requires coherent and accelerated actions by the US and other nations.

The Green New Deal is the occasion to put America’s utilities, builders, and automakers to the challenge of accelerating their technological overhauls to complete decarbonization by 2050 or earlier. The resolution calls for a 10-year mobilization effort to achieve “net-zero greenhouse gas emissions” but not for a precise timeline for completing decarbonization. The timing will depend on the pace of new zero-carbon investments and the phase-out of existing fossil fuel-based technologies.

The costs of renewable energy are plummeting, making decarbonization eminently feasible. Detailed estimates put the costs of substantial decarbonization (80% or more by 2050) at around 1% of GDP per year or less. (See here for one recent study). In many cases, renewable energy is already at “grid parity,” meaning that it is at a cost point comparable to fossil fuels. Most of the modest costs of decarbonization will never hit the federal budget, as they will be absorbed by the utility industry, the automobile producers, and other parts of the private economy.

Decarbonization is already underway in the US, just not yet with the pace and scale required. US utilities are no longer building coal-fired power plants; many are now scrapping plans for gas-fired plants in favor of renewable energy. Investors and in-house lawyers are warning companies not to invest in fossil fuels, as these investments would be stranded in future years. Automobile companies are rapidly shifting to electric vehicles. New buildings are going electric, with tough efficiency codes. These transformations are being driven mainly by environmental regulations, integrated resource planning by utilities, and market forces, not by federal outlays.

Medicare for all

The US spends around 17% of its gross domestic product (GDP) on health care coverage, while other countries spend 10-12%. The main difference lies with the high prices of US health care, for drugs, hospital stays, medical procedures, and other goods and services, rather than with greater utilization of health services. These high prices have resulted in part from the rising concentration and market power of health care providers at the metropolitan level. The result is outlandish salaries, bloated administration, heavy costs of advertising, and other inefficiencies that result in high incomes for the health care industry and exorbitant costs for taxpayers and for workers paying for private health care plans.

The question is therefore not whether we can afford Medicare for All, but whether we will get there before the private health care industry bankrupts us. As one approach, the private insurance premiums now flowing to private health insurers could be re-directed to a Medicare account that would reimburse the health providers at Medicare rates, with much lower management salaries and administrative costs. The nationwide cost savings of Medicare for All — hundreds of billions of dollars per year — could be remitted to taxpayers or used to reduce the federal budget deficit.

College for all

Similar budget analyses demonstrate the feasibility of other parts of the Green New Deal. Can debt-free higher education for all be achieved? The other rich countries all accomplish it. One proposal for “College for All,” presented by Senator Bernie Sanders, would cost around one-quarter of 1% of GDP, a price point that is tiny compared with the burdens of a society weighed down by student debts that create lifelong anxieties until retirement years.

The Green New Deal proponents are absolutely correct on the merits. Decarbonization, Medicare for All, debt-free higher education, and other social benefits are feasible, affordable, and smart. They will deliver great savings in the case of health care, environmental benefits in the case of decarbonization, and renewed social mobility in the case of debt-free higher education.

As a next step, the Green New Deal ideas should be turned into legislation, plans and budgets. When the Federal Interstate Highway System was being debated in 1955, every Congressman received a booklet with detailed maps showing how their district would benefit from an interstate highway system. It’s now important to provide a roadmap of the Green New Deal, showing for each part of the country how the Green New Deal package can be accomplished at low cost and with enormous economic, social and environmental benefits.

The Green New Deal is a new fully comprehensive vision of the economy and the society based on sustainable investments and the transition to a post carbon society. Will the American Democratic party under the Ocasio-Cortez leadership be able to show the way and help the climate and environmental cause? For sur Europe will be totally on their side.

Europe: The future of energy is RED!

On November 16th, the European Union has approved the new energy package started with the Commission Communication CLEAN ENERGY FOR ALL EUROPEANS (https://ec.europa.eu/energy/en/topics/energy-strategy-and-energy-union/clean-energy-all-europeans) issued ony two years before (30th of November 2016). aimed at providing the necessary stable legislative framework – and thereby taking a significant step towards the creation of the Energy Union and delivering on the EU’s Paris Agreement commitments.

The new policy framework brings regulatory certainty, in particular through the introduction of the first national energy and climate plans, and will encourage essential investments to take place in this important sector. It empowers European consumers to become fully active players in the energy transition and fixes two new targets for the EU for 2030: a binding renewable energy target of at least 32% and an energy efficiency target of at least 32.5% – with a possible upward revision in 2023. These ambitious targets will stimulate Europe’s industrial competitiveness, boost growth and jobs, reduce energy bills, help tackle energy poverty and improve air quality.

When these policies are fully implemented, they will lead to steeper emission reductions for the whole EU than anticipated – some 45% by 2030 relative to 1990 (compared to the existing target of a 40% reduction).

To strive towards a long-term greenhouse gas reduction objective, the framework also sets up a robust governance system for the Energy Union and outlines specific measures for the building sector – the largest single energy consumer in Europe with considerable potential for gains in energy performance.

These new targets also played an important part in the Commission’s preparations for its long-term vision for a climate neutral Europe by 2050, published on 28 November 2018.

The package includes 8 different legislative proposals (each with a linked impact assessment), with political agreement having been reached on five of the eight files, as shown below (as of December 2018):

The package also include three communications and a report

These proposals build on existing EU policies and funding opportunities, such as research, development and innovation projects under the Horizon 2020 Programme, and ongoing EU-financed investment programmes, for example  the Connecting Europe Facility, the European Energy Programme for Recovery and other European Structural Investment Funds (ESIF), as well as funding through the European Fund for Strategic Investments (EFSI), where there are more projects related to energy than any other sector.

Among the Directives, by now the first four of the previous list of eight proposals have been approved, including the Directive for the promotion of the use of energy from renewable sources, (in Brussels shortened in Renewable Energy Directive, acronimous: RED)

It is not an exaggeration to say that this ground breaking directive is a real revolution because it gives official legal recognition and aknowledgement to the “prosumer” and to the “energy Communities” as portraid in his visionary work of 2011 by professor Livio de Santoli. Here following one can  read articles 21 and 22, that we reproduce here below:

Article 21

Renewables self-consumers

1.  Member States shall ensure that consumers are entitled to become renewables self-consumers, subject to this Article.

2.  Member States shall ensure that renewables self-consumers, individually or through aggregators ?, are entitled ?:

(a)  to generate renewable energy, including for their own consumption, store and sell their excess production of renewable electricity , including through renewables power purchase agreements, ?electricity suppliers and peer-to-peer trading arrangements, without being subject ?:

(i)  in relation to the electricity that they consume from or feed into the grid, to discriminatory or disproportionate procedures and charges, and to network charges that are not cost-reflective;

(ii)  in relation to their self-generated electricity from renewable sources remaining within their premises, to discriminatory or disproportionate procedures, and to any charges or fees;

(b)  to installing and operating electricity storage systems combined with installations generating renewable electricity for self-consumption without liability for any double charge, including network charges, for stored electricity remaining within their premises;

(c)  to maintaining their rights and obligations as final consumers;

(d)  to receiving remuneration, including, where applicable, through support schemes, for the self-generated renewable electricity that they feed into the grid, which reflects the market value of that electricity and which may take into account its long-term value to the grid, the environment and society .

3.  Member States may apply non-discriminatory and proportionate charges and fees to renewables self-consumers, in relation to their self-generated renewable electricity remaining within their premises in one or more of the following cases:

(a)  if the self-generated renewable electricity is effectively supported via support schemes, only to the extent that the economic viability of the project and the incentive effect of such support are not undermined;

(b)  from 1 December 2026, if the overall share of self-consumption installations exceeds 8 % of the total installed electricity capacity of a Member State, and if it is demonstrated, by means of a cost-benefit analysis performed by the national regulatory authority of that Member State, which is conducted by way of an open, transparent and participatory process, that the provision laid down in point (a)(ii) of paragraph 2 either results in a significant disproportionate burden on the long-term financial sustainability of the electric system, or creates an incentive exceeding what is objectively needed to achieve cost-effective deployment of renewable energy, and that such burden or incentive cannot be minimised by taking other reasonable actions; or

(c)  if the self-generated renewable electricity is produced in installations with a total installed electrical capacity of more than 30 kW.

4.  Member States shall ensure that renewables self-consumers located in the same building, including multi-apartment blocks, are entitled to engage jointly in activities referred to in paragraph 2 and that they are permitted to arrange sharing of renewable energy that is produced on their site or sites between themselves, without prejudice to the network charges and other relevant charges, fees, levies and taxes applicable to each renewables self-consumer. Member States may differentiate between individual renewables self-consumers and jointly acting renewables self-consumers. Any such differentiation shall be proportionate and duly justified .

5.  The renewables self-consumer’s installation may be owned by a third party or managed by a third party for installation, operation, including metering, and maintenance provided that the third party remains subject to the renewables self-consumer’s instructions. The third party itself shall not be considered to be a renewables self-consumer.

6.  Member States shall put in place an enabling framework to promote and facilitate the development of renewables self-consumption based on an assessment of the existing unjustified barriers to, and of the potential of, renewables self-consumption in their territories and energy networks. That enabling framework shall, inter alia:

(a)  address accessibility of renewables self-consumption to all final customers, including those in low-income or vulnerable households;

(b)  address unjustified barriers to the financing of projects in the market and measures to facilitate access to finance;

(c)  address other unjustified regulatory barriers to renewables self-consumption, including for tenants;

(d)  address incentives to building owners to create opportunities for renewables self-consumption, including for tenants;

(e)  grant renewables self-consumers, for self-generated renewable electricity that they feed into the grid, non-discriminatory access to relevant existing support schemes as well as to all electricity market segments;

(f)  ensure that renewables self-consumers contribute in an adequate and balanced way to the overall cost sharing of the system when electricity is fed into the grid.

Member States shall include a summary of the policies and measures under the enabling framework and an assessment of their implementation respectively in their integrated national energy and climate plans and progress reports, pursuant to Regulation (EU) 2018/… (36) .

7.  This Article shall apply without prejudice to Articles 107 and 108 TFEU.

Article 22

Renewable energy communities

1.  Member States shall ensure that final customers, in particular household customers, are entitled to participate in a renewable energy community while maintaining their rights or obligations as final customers, and without being subject to unjustified or discriminatory conditions or procedures that would prevent their participation in a renewable energy community, provided that for private undertakings, their participation does not constitute their primary commercial or professional activity .

2.  Member States shall ensure that renewable energy communities are entitled to:

(a)  produce, consume, store and sell renewable energy, including through renewables power purchase agreements;

(b)  share, within the renewable energy community, renewable energy that is produced by the production units owned by that renewable energy community, subject to the other requirements laid down in this Article and to maintaining the rights and obligations of the renewable energy community members as customers;

(c)  access all suitable energy markets both directly or through aggregation in a non-discriminatory manner.

3.  Member States shall carry out an assessment of the existing barriers and potential of development of renewable energy communities in their territories.

4.  Member States shall provide an enabling framework to promote and facilitate the development of renewable energy communities. That framework shall ensure, inter alia, that:

(a)  unjustified regulatory and administrative barriers to renewable energy communities are removed;

(b)  renewable energy communities that supply energy or provide aggregation or other commercial energy services are subject to the provisions relevant for such activities;

(c)  the relevant distribution system operator cooperates with renewable energy communities to facilitate energy transfers within renewable energy communities;

(d)  renewable energy communities are subject to fair, proportionate and transparent procedures, including registration and licensing procedures, and cost-reflective network charges, as well as relevant charges, levies and taxes, ensuring that they contribute, in an adequate, fair and balanced way, to the overall cost sharing of the system in line with a transparent cost-benefit analysis of distributed energy sources developed by the national competent authorities;

(e)  renewable energy communities are not subject to discriminatory treatment with regard to their activities, rights and obligations as final customers, producers, suppliers, distribution system operators, or as other market participants;

(f)  the participation in the renewable energy communities is accessible to all consumers, including those in low-income or vulnerable households;

(g)  tools to facilitate access to finance and information are available;

(h)  regulatory and capacity-building support is provided to public authorities in enabling and setting up renewable energy communities, and in helping authorities to participate directly;

(i)  rules to secure the equal and non-discriminatory treatment of consumers that participate in the renewable energy community are in place.

5.  The main elements of the enabling framework referred to in paragraph 4, and of its implementation, shall be part of the updates of the Member States’ integrated national energy and climate plans and progress reports pursuant to Regulation (EU) 2018/… (37) .

6.  Member States may provide for renewable energy communities to be open to cross-border participation.

7.  Without prejudice to Articles 107 and 108 TFEU, Member States shall take into account ?specificities of renewable energy communities when designing support schemes in order to allow them to compete for support on an equal footing with other market participants.

This piece of European legislation takes way forward the most advanced ideas on energy production and distribution and starts a new process in the European democratic access to energy production and use, recognizing new figures that until just a couple of years ago were completely unknown to the European baggage of knowledge and terminology: prosumers (consumers and producers of energy) and energy communities.

The EU paints its energy policy  RED.

Red like the sun.

RED as the Renewable Energy Derective.

 

 

The Third Industrial Revolution film event in the Italian Parliament

 

 

 

 

 

 

The Third Industrial Revolution European Society and the Camera dei Deputati

present

a film by Eddy Moretti

Rome 15th of October 10 am

Aula dei gruppi parlamentari, (Parliamentary Groups room)
Camera dei Deputati – Rome

After the film there will be a panel discussion with
Eddy Moretti and Jeremy Rifkin

 

A detailed event program will follow
Entrance allowed upon invitation and registration

Film trailer here: https://www.youtube.com/watch?v=ntBlNdI0wXo

 

The Venue is in Via del Campo Marzio 74.

 

 

 

Hydrogen on the EU agenda!

Federal Minister Elisabeth Köstinger and EU Commissioner Miguel Arias Cañete at the informal meeting of energy ministers on 18 September 2018

On 18 September 2018 the use of hydrogen as a future?oriented energy form was among the items on the agenda of the informal meeting of EU energy ministers.

“The Austrian Presidency of the Council of the European Union proposed a Hydrogen Initiative that many member states approved of and signed”, said Elisabeth Köstinger, current chair of the EU energy minister meetings. “Under this initiative, the signatory states commit themselves to continue research and investment in the production and use of hydrogen as a future?oriented technology”,

Elisabeth Köstinger added. In Linz, where the informal meeting of energy ministers took place on 17 and 18 September, one of the most modern European hydrogen production plants is currently being built.

“In order to achieve the European?wide 2030 climate and energy goals, renewable energy forms have to be strengthened and better integrated”, Elisabeth Köstinger emphasised. “A big challenge is also being able to use renewable energy at those times when the sun is not shining, the water level is low or the wind is not blowing. Therefore, energy storage solutions are crucial in order to stock energy and to store it in the case of overproduction.”

According to Elisabeth Köstinger, renewable hydrogen could, in future, play an important role in this area. Moreover, she said, hydrogen constituted not only a potential future?oriented technology for storing energy but its use as a vehicle fuel would also add to reducing the role of fossil energy sources in mobility. “With the Hydrogen Initiative we want to send out a strong signal for renewable hydrogen and a European-wide cooperation”, Elisabeth Köstinger said.

EU Commissioner Miguel Arias Cañete also welcomed the initiative of the Austrian Presidency of the Council of the European Union:

“Green hydrogen offers significant potential for the d“WE HAD A VERY OPEN AND ACTIVE DISCUSSION ON THE POINTS MENTIONED ABOVE. IN THESE DISCUSSIONS, THE POSITIONS OF ALL MEMBER STATES WERE FULLY RESPECTED. THIS IS ONE OF THE BASIC PREREQUISITES FOR MAKING PROGRESS POSSIBLE AND POTENTIALLY FINALISING THE CLEAN ENERGY PACKAGE IN THE COMING MONTHS.”ecarbonisation of the European economy. The Commission warmly welcomes the Hydrogen Initiative as it will further harness the innovative drive across the EU.”

More information about the informal meeting of energy ministers can be found on the event page.

We, the signatories of this initiative, gathered in Linz, Austria, on the 17th and 18th of September 2018, collectively aim to maximise the great potentials of sustainable hydrogen technology for the decarbonisation of multiple sectors, the energy system and for the long-term energy security of the EU. Acknowledging climate change as a common global challenge and focusing on our commitments to the UNFCCC, we especially underline the key role of sustainable energy technologies in the targeted process of decarbonisation. We need to increase our ambition in all sectors to fulfil the targets set by the Paris Agreement, namely to hold the increase in the global average temperature to well below 2°C above pre-industrial levels and pursuing efforts to limit the temperature increase to 1.5°C above pre-industrial levels. The signatories of this declaration stress that in light of the continuous progress of automation and digitalisation in industry, the energy sector should prepare for new challenges in energy demand, usage, transport and storage. We highlight the potential of renewable hydrogen as an energy storage solution as well as a sustainable climate neutral energy carrier and feedstock. Therefore, renewable hydrogen is able to store as well as provide reliable and timely access to renewable energy, thus offering new opportunities to increase energy security and reduce the Energy Union’s dependency on fossil imports…

The full text is available here  The Hydrogen Initiative (not available in an accessible format) (EN only)

Germany in the lead for the hydrogen implementation strategy.

Klaus Bonhoff

Klaus Bonohff, Managing director of the German Hydrogen support and research organisation that had been funded with 2 bn euro until 2026, sends us a short update on the situation.
The German Government has approved to continue the National Innovation Program for Hydrogen and Fuel Cell Technologies (NIP) for another ten years (2016-2026). While in the first phase (2007-2016) the target was on market preparation of respective technologies, with the result of market-ready technical performance,  the second phase (2016-2026) will focus on (i) continued R&D to further reduce costs and (ii) market activation. Market activation for transportation will especially include support for a commercial development of a hydrogen station network (e.g. via H2 Mobility Germany), development of hydrogen production based on renewable power (electrolysis), incentive programs for fuel cell vehicles (especially rail and busses) and green logistics (FC applications at production sites, airports etc.).

For further information on the Nationale Organisation Wasserstoffen please go to this page:
https://www.now-gmbh.de/de

TAP with no flow!

Today, at a board meeting in Luxembourg the European Investment Bank (EIB) has decided, for now, to postpone loaning €1.5 billion to the controversial Trans-Adriatic Pipeline (TAP).

A growing number of civil society groups are calling on the EIB not to fund this fossil fuel pipeline. In the last few days over 4000 people across Europe and beyond told the bank’s board members that supporting TAP with a massive public loan would be inconsistent with the EIB’s attendance at the One Planet Summit in Paris where the bank pledged, once again, to align its finance with the Paris climate Agreement.

Traversing Greece, Albania and the Adriatic Sea before making a landfall on Italy’s southern shores, TAP is envisaged as the western section of the Southern Gas Corridor. A 3500 kilometre long chain of pipelines starting in Azerbaijan’s Shah Deniz II offshore gas field, this grandiose project is designed to annually pump 10 billion cubic meters of gas to Europe starting 2020, in addition to 6 billion cubic meters to Turkey as early as next year.

Nevertheless, TAP, and the entire Southern Gas Corridor, is a climate-busting fossil fuel project that serves to prop-up corrupt regimes that trample over human-rights, and today’s tragic news of the gas explosion in Baumgarten, Austria, demonstrates that these pipelines increase danger and vulnerability, not European energy security.

On a day in which the World Bank pledged to end funding for oil and gas exploration and gas extraction projects, the EIB board seemed to recognize the myriad problems with the TAP project and decided it needs further discussion before deciding on such a large, controversial loan. The project has been sitting in the bank’s pipeline for more than two years now, and the board will discuss the loan again no earlier than February 2018.

Anna Roggenbuck, EIB Policy Office with CEE Bankwatch Network, says:

“Acknowledging the impacts the project would have on both the climate and impacted communities, the EIB board decided it needs more discussion. We expect the board to demand the bank responds meaningfully to all the complaints raised so far by affected communities along the pipeline route.”

Xavier Sol, Director of Counter Balance, says:

“This further postponement of the Board’s decision on TAP is an important sign that the project’s toxicity has become increasingly obvious. The climate paradox at the heart of the project, together with the human rights abuses, impacts on local communities and corruption links associated with it have made it harder and harder for the EU’s bank to endorse.”

Cécile Marchandclimate and public actors campaigner from Friends of the Earth France says:

“Clearly it was too much even for the EIB to fund this fossil fuel mega project on the anniversary of the Paris Agreement – now they should make sure that 2018 sees them end support for fossil fuels entirely’’

Tim Ratcliffe from 350.org says:

“Communities in Italy, like the people of Melendugno, have been bravely resisting this pipeline in the face of fascist-era laws. Now, everyone that has been demanding the European Investment Bank defund the Trans Adriatic Pipeline just got the decision on a €1.5bn delayed until next year. This is a massive blow to this dangerous new pipeline – we’re turning the tide on new fossil fuel projects. TAP will not go ahead.”

For more information contact

Xavier Sol
Director, Counter Balance
xavier.sol@counter-balance.org
+ 32(0)2 893 08 61
Twitter: @xavier_sol

Anna Roggenbuck
EIB Policy Officer, CEE Bankwatch Network
annar@bankwatch.org
Mobile: +48 509970424 Office: +48 91 831 5392
Twitter: @RoggenbuckA

Cécile Marchand (in the One Planet Summit)
Climate and Public Actors Campaigner, Friends of the Earth France
cecile.marchand@amisdelaterre.org
Mobile: +33 (0)6 69 97 74 56
Twitter: @Cecile_Mcd

Mark Raven
European Communications Specialist, 350.org
mark@350.org
+447841474125 (UK) +90544145425 (Turkey)

L’Eurodeputato Tamburrano rimette in carreggiata il Regolamento sull’Energia

Buone notizie da Bruxelles: le commissioni energia ed ambiente del Parlamento Europeo introducono con il contributo determinante del Movimento 5 Stelle nuovi elementi nel regolamento UE per la governance dell’Unione dell’energia, eliminando i sussidi all’energia fossile e mettendo in corsia preferenziale gli interventi per l’efficienza energetica.

Dario Tamburrano al Parlamento Europeo

Cominciamo col dire che le lobby fossili hanno sempre operato in modo da stroncare qualunque tentativo di introdurre norme di favore a livello europeo per l’efficienza energetica e il risparmio di consumi energetici, per una ragione molto semplice. I monopoli dell’energia fossile non vedono di buon occhio il restringimento del mercato che questo comporta. Ovviamente. E la seconda cosa che non hanno mai visto di buon occhio è la perdita dei privilegi fiscali e dei sussidi diretti e indiretti che generosamente i poteri pubblici hanno sempre loro accordato (tanto per capire di che si parla, all’incirca 700 miliardi di euro che rappresentano quasi il doppio dei 400 miliardi invece accordati all’energia solare).
Ebbene, le commissioni Energia e Ambiente (ITRE & ENVI) hanno votato per l’eliminazione entro il 2020 di tutti i sussidi, diretti ed indiretti, ai combustibili fossili.

Nell’UE questo enorme flusso di denaro, a seconda di come si fanno i calcoli, ammonta alla bellezza di 39-200 miliardi di euro ogni anno (FONTE Parlamento Europeo – Fossil Fuel Subsides a pag. 4). La stima del Fondo Monetario Internazionale, che include anche le esternalità, è addirittura di 300 miliardi annui (FONTE Commissione Europea – Action to boost the clean energy transition a pag. 6).

E non è tutto: sono stati votati a maggioranza anche gli emendamenti che infondono nel quadro legislativo il concetto, finora del tutto assente, di “energia sociale” e il riconoscimento degli interventi di efficienza energetica come “opere infrastrutturali”.

Le commissioni parlamentari ITRE (industria ed energia) ed ENVI (ambiente) hanno approvato giovedì 7 dicembre le modifiche che vorrebbero apportare al testo del Regolamento UE sulla Governance dell’Unione dell’energia proposto dalla Commissione Europea. Come nel caso della direttiva efficienza energetica, bisognava scegliere fra due serie contrapposte di emendamenti relativi alle politiche UE su clima ed energia: una rigorosamente orientata verso rinnovabili, efficienza energetica e riduzione delle emissioni; l’altra molto più bendisposta a perpetuare l’uso dei combustibili fossili. Il  voto del M5S é stato determinante insieme a quello di Verdi, S&D (socialisti), GUE (sinistra) e ALDE (liberali).

Questo regolamento è l’architettura portante delle politiche UE su energia e clima fino al 2030 poiché stabilisce come gli Stati membri dovranno concretamente recepire diversi provvedimenti in merito alle politiche energetiche dell’Unione, tra i quali la nuova direttiva rinnovabili e la nuova direttiva efficienza energetica. Viene stabilito inoltre come gli Stati membri dovranno redigere i loro piani nazionali energia e clima per diminuire le emissioni climalteranti e per raggiungere i target di efficienza energetica e di energia rinnovabile al 2030.

Sono indicati, ovviamente, anche gli strumenti con cui l’UE controllerà che gli obiettivi nazionali vengano effettivamente raggiunti e siano coerenti con quelli unionali.

EFFICIENZA ENERGETICA ELEVATA AL RANGO DI INFRASTRUTTURA ED ELIMINAZIONE DEI SUSSIDI AI COMBUSTIBILI FOSSILI ENTRO IL 2020

In base agli emendamenti approvati dalle commissioni ITRE ed ENVI, il regolamento stabilisce che la ristrutturazione finalizzata al risparmio di energia é un investimento prioritario e che l’efficienza energetica é un’infrastruttura. Questo recepisce completamente l’ emendamento 580 di questo elenco) presentato da Dario Tamburrano e cofirmato dagli europarlamentari Pedicini, Borrelli, Evi e D’Amato.

Ancora, gli emendamenti “incorporano” nel regolamento gli accordi di Parigi che mirano a contenere entro due gradi (possibilmente entro 1,5 gradi) il riscaldamento globale e inseriscono quindi nei piani nazionali relativi ad energia e clima l’obbligo di

  • eliminare tutti i sussidi ai combustibili fossili entro il 2020 ed indicare la traiettoria verso questo obiettivo. Era uN emendamento specifico (in questo elenco al numero 553), sempre cofirmato dagli eurodeputati suddetti.
  • raggiungere i target di rinnovabili e di efficienza energetica attraverso una traiettoria lineare
  • mirare alla decarbonizzazione dell’economia entro il 2050, muovendosi verso un sistema basato sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica.
ENERGIA SOCIALE

Per quanto riguarda la dimensione “sociale” dell’energia, sempre in base agli emendamenti approvati in commissione i piani nazionali dovranno:

  • indicare quante persone si trovano in condizioni in condizioni di povertà energetica e, se sono in numero significativo, le misure per ridurle
  • stabilire un target di energia rinnovabile prodotta dai cittadini e dalle comunità per l’energia, e la traiettoria per raggiungerlo
  • specificare quali benefici i cittadini trarranno dall’autoproduzione ed autoconsumo di energia rinnovabile
  • essere il frutto di consultazione e partecipazione pubblica
I PROSSIMI PASSI

Queste novità andranno confermate dal voto in assemblea plenaria, che avverrà presumibilmente in gennaio, insieme alla direttiva rinnovabili e alla direttiva efficienza energetica.

Sarà quindi una delle plenarie più importanti della legislatura e la più importante per le politiche energetiche dell’Unione. I risultati finora ottenuti sono molto buoni e in parte insperati. Ma in plenaria si dovrà lottare per ogni singolo voto dato che sono coinvolti estesi interessi geopolitici, enormi quelli finanziari.

Il testo che sarà approvato in plenaria servirà come base per i negoziati con il Consiglio UE – l’altro co legislatore europeo – durante i quali nascerà la versione definitiva del regolamento. Nell’UE, un regolamento  è un atto legislativo superiore alle direttive perché viene direttamente applicato in tutti gli Stati membri senza che vi siano ulteriori passaggi per recepirlo nelle legislazioni nazionali.

Il percorso è ancora lungo, ma siamo inaspettatamente in una buona direzione, grazie a Dario Tamburrano.

Per ulteriori riferimenti si può consultare l’articolo dello stesso Dario Tamburrano a questo link: https://www.dariotamburrano.it/governance-unione-energia-sussidi-combustibili-fossili/

Parma: nuova vita in chiave “educational” per il Modulo Eco.

Dopo quasi un anno, e centinaia di manifestazioni a cui hanno preso parte decine di migliaia  d ragazzi e ragazze, Il Modulo Eco si sposta da Piazzale della Pace alla sua sede definitiva
nel Parco Testoni del quartiere Crocetta.

L’Associazione Manifattura Urbana sotto la sapiente direzione dell’architetto Francesco Fulvi, del Comitato Scientifico del CETRI e responsabile del modulo “high School” del CETRI Educational, organizza una serie di workshop che si svolgeranno in una o più giornate ciascuno, alternando momenti didattici di lezione frontale, tenute da professionisti ed aziende sponsor leader nel settore, e momenti
operativi di costruzione dei vari elementi durante le varie fasi costruttive del Modulo.

Antonio Rancati e Francesco Fulvi

Una splendida occasione di fare l’ esperienza di un cantiere in autocostruzione!
Fin dalla nascita del progetto CETRI-TIRES ha concesso con entusiasmo il suo patrocinio per le numerose attività di educational e tutti gli eventi in linea alle teorie della Terza Rivoluzione Industriale di
Jeremy Rifkin.

COS’É IL MODULO ECO?
E’ un progetto dell’associazione culturale Manifattura Urbana costruito da volontari sotto la direzione di Francesco Fulvi, senza l’uso di soldi pubblici come strumento di divulgazione e didattica sui temi della sostenibilità economica, ambientale e sociale. E’ uno spazio per il quartiere e la cittadinanza dove incontrarsi e fare rete. Luogo per realizzare iniziative a carattere sociale e culturale, fondamentale per la socializzazione e per un processo di riappropiazione delle città da parte di chi la vive.

CHI LO FINANZIA?
Lo smontaggio e rimontaggio da Piazzale della Pace al Parco Testoni è realizzato grazie al sostegno di Fondazione Cariparma. I materiali per la costruzione del padiglione sono sponsorizzate da aziende del settore. Il progetto è sostenuto dal Comune di Parma e da Fondazione Cariparma. In foto la splendida iniziativa “La tua Casa in Classe A” per aiutare tutti i cittadini negli interventi di efficentamento energetico.
CHI PUO’ PARTECIPARE?
Cittadini, scuole, associazioni, enti proponendo temi, progetti o eventi.
Anche società sportive come le Zebre Rugby di Parma, che si sono rese disponibili a promuovere le nostre lanterne green per i bambini che vivono al buio.

CANTIERE DIDATTICO IN AUTOCOSTRUZIONE

Impianto domotico dell’ecomodulo controllabile vi smartphone

Chi volesse partecipare come osservatore o collaborare alle fasi di assemblaggio delle varie parti ed alla loro verifica attraverso una serie di workshop tematici, come l’assemblaggio della struttura in legno, la
posa dei serramenti, del tetto verde, la realizzazione di muri ed intonaci in terra cruda, sistema di tenuta all’aria, impianto elettrico, fotovoltaico, VMC, domotico, blower door test e diagnostica.

In questo primo anno di attività il Modulo ECO ha ricevuto 9 certificazioni e premi nazionali, ed alcuni studenti che ne hanno fatto argomento per la loro Tesi di Laurea, che hanno anche ricevuto importanti attestati istituzionali.

PER PARTECIPARE: è necessario compilare il form online disponibile sul sito internet e su facebook, e MUNIRSI DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (scarpe antinfortunistiche, guanti e caschetto).
LE DATE DI OGNI WORKSHOP VERRANNO COMUNICATE IN RELAZIONE ALLA SVOLGIMENTO DEI LAVORI

COSTO
Singola giornata € 10 + 5 € quota associativa
WS completo € 40 + 5 € quota associativa

A BREVE INSERIREMO IL LINK DEL FORM PER L’ISCRIZIONE AD OGNI SINGOLO
WORKSHOP. SE SIETE INTERESSATI E PER OGNI INFO NON ESITATE A SCRIVERE A:
manifatturaurbana@gmail.com

E’ UN’OCCASIONE DA NON PERDERE!
http://www.facebook.com/ModuloECO

 

 

 

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