Monday, November 23, 2020

Un Green Deal per il borgo autentico di Berceto, per un turismo sostenibile e sicuro, con intervista di Francesco Fulvi al Sindaco Luigi Lucchi

Durante l’estate ‘2020, il Sindaco Luigi Lucchi, ha lanciato la sua città modello basata su turismo sicuro e sostenibile.

In questa lunga intervista, il sindaco si sofferma su cosa è stato fatto e cosa intende fare avente come obiettivo principale, quello di portare il primo Borgo Autentico sulla Via Francigena ad essere la prima città turistica totalmente Carbon Neutral molto prima del ‘2050.

Ci racconta che il suo “progetto urbano” fin dal primo giorno del suo insediamento, fosse quello di arrivare ad avere emissioni di Co2 pari a zero. E questo attraverso una serie svariata di strumenti che vanno dalla formazione professionale, gestione delle risorse idriche, alimentazione e agricoltura, fonti energetiche rinnovabili, sanità, alla redazione di linee guida, dallo sviluppo di strumenti operativi all’analisi di nuovi modelli di business. In particolare, si è lavorato su un nuovo modello energetico della città, basato su fonti rinnovabili, secondo uno schema di rete e comunità; un nuovo modo di intendere il ciclo di vita dei prodotti, che desse la possibilità di sviluppare attività in grado di risparmiare, riciclare e riusare per avere “rifiuti zero”; si  sta sempre di più sviluppando il concetto del km zero di qualsiasi prodotto, soprattutto di quello alimentare e agricolo; si cerca di avere una visione urbanistica di conservazione del territorio, cercando di riqualificare e migliorare le strutture esistenti; una politica sui trasporti che porti a una coscienza dei cittadini a inquinare meno e muoversi di più.

In altre parole, la cittadina di Berceto in questi anni ha posto indissolubile attenzione verso un modello caratterizzato dallo sviluppo Economico, Sociale, Ambientale e adesso più di prima, Sanitario. Questo lo ha fatto, riassegnando il valore all’individuo e quindi al lavoro del singolo individuo, in un’ottica di società della conoscenza e della cultura, delle scelte condivise e partecipate, della collaborazione e della visione unitaria e non parziale, in cui valorizzare la qualità in contrapposizione alla quantità. In sintesi, si è messo al centro di tutto, il benessere di ogni singolo cittadino.

Luigi Lucchi, Sindaco di Berceto (Parma)

Quali sono le azioni che il Comune di Berceto ha intrapreso negli anni in cui è stato lei ad amministrare la città per poter affermare senza alcuna esitazione che oggi, Berceto può essere annotata come una delle località turistiche più sostenibili e più sicure d’Italia?

Sono molteplici e quotidiane. Non c’è mai punto d’arrivo in questioni tanto complesse. Da subito abbiamo valutato che Berceto era un paese di villeggiatura e sarebbe dovuto diventare un paese turistico. Una sfida improba che va fatta e fatta ogni giorno per ogni azione e decisione.

Non possono essere usati soltanto gli strumenti a disposizione: Leggi, ordinanze, direttive, ma la Comunità va convinta, resa partecipe. Si deve, inoltre, superare lo shock del comportamento, che scopri, il più delle volte, gretto, della società civile. Ci si confronta con l’egoismo, innato dell’essere umano. Se desideri che coloro che vengono nel Comune di Berceto si comportino con responsabilità, la Comunità deve comportarsi per prima con responsabilità. Fiumi di informazioni e iniziative non sono sufficienti, in tempi brevi, a far mutare i comportamenti consumistici e da menefreghisti di molte persone. La chiave di volta su questi temi sono i bambini piccoli, piccolissimi. I bambini danno speranza e portano a fare bene. Siamo un Comune che ha compreso questo e non è poco. Non ci siamo arresi. Non ci accontentiamo dei proclami. Non ci accontentiamo del quieto vivere.

Sembra evidente, ascoltando anche i commenti dei cittadini, che lei abbia incentrato la sua politica sul concetto di “benessere della persona”, mettendo in campo tutte quelle soluzioni per far migliorare la vivibilità della città e quindi la vita dei suoi concittadini. Quali sono le cose che secondo lei andranno fatte prossimamente per completare il percorso intrapreso?

Da orgoglioso è restata viva l’utopia, in cui credo, che debbano essere tolti tutti i dolori superabili. Di dolori non superabili resterebbe solo la morte, la malattia grave, incurabile, l’innamoramento non corrisposto. Sono convinto che la persona si realizzerà, pur senza isterismi, quando saprà rispettare gli animali e il mondo vegetale. Ho orrore degli allevamenti intensivi e anche di chi sostituisce i figli con i cani. Ho orrore nel vedere che si asfalta anche il tronco delle piante. Desidero da anni, non riuscendo, fino ad ora, a farvi fronte, togliere l’asfalto intorno a grosse piante in Via Marconi. Quando passo per quella strada sto male. Ecco perché, per davvero, la persona starà bene se in armonia con il creato.

Una città come Berceto, con le montagne,  le sue bellezze e la sua natura, si è posta l’obiettivo di divenire carbon neutral molto prima della data imposta dalla comunità europea, del 2050. Vuol dire che c’è stato un coinvolgimento inclusivo dei cittadini visti i risultati ottenuti. Quali sono per lei i traguardi più stimolanti?

Abbiamo sottoscritto il Patto dei Sindaci e ora lo abbiamo rinnovato. Abbiamo un’aria eccellente e con un “arnia super tecnologica” che misura il PM 10 e PM 2,5 possiamo dimostrarlo. IL PM 10 è quasi sempre vicino allo zero e analogamente anche il PM 2,5  Le api, invece,  dimostrano che non abbiamo inquinamenti nel suolo. Abbiamo un alveare, recuperando una razza di Api dell’Emilia Romagna, sul balcone del Comune. E’ un esempio significativo e utile. Lavoriamo da anni per arrivare a produrre e consumare da fonti rinnovabili la nostra energia elettrica. Entreremo in E’ NOSTRA. I cittadini cerchiamo di coinvolgerli sempre e per il Patto dei Sindaci, con esperti, abbiamo fatto riunioni in ogni frazione e gruppo di case. Adesso speriamo di “sfruttare” per 5.000 alloggi il bonus fiscale.

Duomo di Berceto

La Pandemia del Covid 19 ha modificato sicuramente il programma estivo del calendario culturale/musicale che da anni contraddistingue Berceto. Cosa avete pensato per riuscire comunque a organizzare manifestazioni di spessore coniugando sicurezza e ambiente?

Berceto, pur senza soldi, riesce sempre a fare decine di iniziative e il motivo è che non dico mai no a nessuna idea. Il Covid 19 ci ha fatto desiderare d’essere una Berceto Bella e Sana. Ci siamo adeguati con piacere.

Per il lavoro fatto dall’Amministrazione, in riferimento alla mobilità sostenibile quali sono i mezzi ecologici che la sua Amministrazione mette a disposizione del turista per gli spostamenti cittadini?

Arriveremo ad avere macchine elettriche da lasciare in Stazione (ferrovia) a Ghiare. Stazione Berceto. Al momento, la povertà di mezzi, ci ha portato a promuovere molto la bicicletta elettrica che per tanti ha preso il posto delle moto, delle moto da cross e trial.

Quali sono le misure più interessanti del prossimo futuro sulle quali dedicherà tempo per accelerare sulla transizione energetica che porta all’abbandono delle fonti fossili? (per esempio una cabina di regia per mettere a disposizione dei cittadini tutte le informazioni sul Superbonus 110%)

Questa cabina di regia l’abbiamo avviata nel novembre 2019. Adesso con il 110% dovremmo essere agevolati.  Importante la pulizia, il governo del bosco e l’uso delle biomasse per la pirolisi con produzione di energia elettrica oltre alle piccole centrali idroelettriche. Di certo siamo riusciti a tenere lontano, dal nostro territorio, i colonizzatori/speculatori dell’energia rinnovabile. Gli impianti debbono essere comunitari. Della Comunità di Berceto.

Gioco bimbi nei giardini del Municipio di Berceto

Berceto può essere ritenuta una città turistica sana e sicura per tutti i motivi sopra descritti e per quali altri motivi secondo il suo parere?

Berceto è un paese di villeggiatura che ha capito la differenza tra villeggiatura e turismo e soprattutto ha capito che il turismo non è tutto, ma va selezionato non in base al portafoglio, ma alla mentalità che deve essere altruista ed educata. Berceto, inoltre, è un posto pieno di posti che non vuole svendersi a maleducati, ladri di polli, colonizzatori. Desideriamo il “foresto” che conosciamo da oltre 1.000 anni e non ne abbiamo paura. Ma il foresto non prende il posto di una Comunità che ha tra questi nostri monti le radici.

Come immagina il futuro nell’immediato e a medio termine del suo Comune?

Sapendo che Berceto ha risorse illimitate e moderne, nonostante i piagnistei di tanti, immagino un futuro roseo. Abbiamo 131 kmq di boschi, aria eccellente, acqua buona e nostra e la chiave sulla toppa della porta perché siamo un paese tranquillo capace di rimanere tale. Se andrà male, ancora una volta, non sarà colpa di un destino cinico e baro, ma nostra. Dare la colpa agli altri è un analfabetismo di ritorno dal punto di vista civico e democratico.

Progetto di riqualificazione delle Ghiare di Berceto

Ripartire dai territori significa aumentare la coesione tra zone urbane, rurali e montagne per mettere l’Italia in relazione con i sistemi Europei ed Internazionali?

Dai piccoli Comuni può ripartire la buona Politica. La buona Politica rispetta la Costituzione e riporta la nostra al 27 dicembre 1947. La Costituzione porta la Democrazia vera e quindi il benessere. L’Italia è l’Italia dei campanili e delle eccellenze oltre che delle biodiversità. I politicanti considerano questo dei limiti mentre i Politici sanno che sono punti di forza. L’Italia non è per la quantità, ma per la qualità e può insegnare e ospitare il mondo.

Il telelavoro e lo smart working favorirà il popolamento dei Borghi come il suo?

Se si tarda ad avere ogni casa, la più lontana da una strada asfaltata, cablata, saremo, ancora una volta i più danneggiati. Zone a fallimento di mercato. Se avremo la banda ultralarga e la capacità di recuperare al meglio, con cultura, anche il cumulo di sassi di una casa lasciata diroccare, saremo l’attrattiva del mondo. In caso contrario una brutta ed invivibile periferia.

Bisogna ripartire dai territori? Cosa offre il suo Comune ai turisti?

Bisogna ripartire dai piccoli, piccolissimi Comuni. Sono fortissimi per uno sviluppo vero e duraturo. Ai turisti offriamo tutto. Ma sarebbe sufficiente mantenere la nostra architettura, la nostra aria eccellente, la nostra buona acqua, la nostra tranquillità con la chiave sempre sulla toppa della porta e i nostri paesaggi magari al tramonto. In poche parole “Il paese di montagna piu’ vicino al mare, Berceto un posto pieno di posti”.

Intervista grazie a

Prof. Ing. Arc. Francesco Fulvi

Fondatore Manifattura Urbana

Consiglio direttivo e Comitato scientifico CETRI-TIRES

Email: francesco@francescofulvi.it

Studenti di un workshop per la riqualificazione delle Ghiare di Berceto (Parma) con l’associazione Manifattura Urbana di Francesco Fulvi

Ex Cementifico Marchino: la valorizzazione attraverso l’autorecupero e la   partecipazione di giovani e cittadini volontari.

L’ex-Cementifico Marchino a Ghiare di Berceto si trova nella provincia di Parma e venne costruito nel 1910 quale stabilimento di produzione di cemento poi dismesso negli anni trenta.

Nel 2009 il proprietario del comparto ha donato al Comune di Berceto una porzione costituita dalla ex Fornace e un capannone, condizione questa che ha permesso di usufruire di fondi Europei che però non furono sufficienti per recuperare tutto il manufatto che si trovava in stato di elevato degrado, tuttavia hanno consentito la sua messa in sicurezza statica e la parziale fruibilità.

Nell’attesa di nuovi finanziamenti il gruppo di progettisti incaricati per il recupero della parte pubblica ha immaginato una metodologia alternativa per proseguire e avanzare nel lavoro: Il Workshop/Cantiere ovvero l’insieme di attività teorico/pratiche finalizzate alla formazione e al recupero del patrimonio storico esistente

Questo tipo di approccio alternativo e di supporto alla tutela dei monumenti, in altre nazioni si è sviluppato e diffuso parecchi anni fa. In Francia, ad esempio, l’associazione Rempart è attiva da più di 50 anni e oggi raggruppa più di 170 associazioni sparse sul territorio francese, organizza e promuove cantieri coinvolgendo cittadini e giovani volontari per recuperare in autonomia i beni pubblici. Rempart svolge questa questo sia in Francia che nel resto del mondo.

L’associazione culturale Manifattura Urbana nata nel 2014 dopo la prima esperienza sull’ex Cementificio Marchino dove un gruppo di professionisti ha pensato di organizzare un WS per varie motivazioni: la prima, quella economica essendo finite le risorse pubbliche il cantiere in autocostruzione dà l’opportunità di  proseguire l’opera, la seconda di tipo didattico in quanto gli studenti universitari all’Università hanno la possibilità di vivere un’esperienza diretta di cantiere, la  terza ragione riguarda il fatto che organizzando attività ed iniziative oltre a stimolare il senso di appartenenza degli abitanti, si moltiplicano le possibilità ottenere interessi, idee e finanziamenti da parte di chi viene a conoscenza del manufatto.

Il Workshop ha la durata di una settimana e si è svolto consecutivamente da sette anni. Viene organizzato coinvolgendo e coordinando sia la Proloco di Ghiare, che l’amministrazione comunale di Berceto, la Soprintendenza, i professionisti e i docenti oltre agli abitanti del paese. Ciascuno collabora fattivamente affinché i volontari possano vivere al meglio l’esperienza. La Proloco si occupa della parte logistica: alloggi, servizi, supporto con attrezzature, il Comune Berceto oltre a divulgare e sostenere il progetto, rende disponibile la scuola elementare per consentire l’alloggio dei partecipanti. La Soprintendenza ha approvato da subito l’esperienza formativa e ogni anno tiene un intervento in apertura del Workshop teso a ringraziare e motivare gli studenti alla tutela del nostro patrimonio.

La prima edizione, nel luglio del 2014 ha visto la partecipazione di quasi 80 studenti provenienti da molte università italiane rispondendo ad una call pubblicata sui social network e sui siti internet del settore edile. Le edizioni seguenti hanno visto la presenza di studenti Polacchi e Francesi, questi ultimi grazie alla convenzione stipulata con Rempart. Ad oggi, il lavoro svolto dagli studenti e volontari ha consentito di recuperare e rendere disponibile in sicurezza oltre 1000 mq, realizzato numerose pulizie e manutenzioni, oltre ad aver preparato il cantiere per le opere future. Questi interventi hanno nel tempo consentito alla Proloco e ad altri cittadini di organizzarvi vari eventi, oltre a suscitare l’interesse in potenziali investitori. Inoltre, durante i 6 giorni i cittadini e le attività commerciali del piccolo Comune di Berceto hanno beneficiato della presenza degli studenti e quest’ultimi hanno conosciuto e apprezzato il contesto integrandosi con i cittadini.

Il meccanismo innescato ha portato ottimi risultati per tutti gli attori coinvolti, gli studenti, l’amministrazione, i cittadini e l’intero contesto. Operando in questo modo si dimostra facilmente che il workshop/cantiere non si vuole sostituire né alle imprese né ai professionisti, anzi, ne è di supporto, dato che favorisce le possibilità d’investimento, in quanto un monumento, meno degradato, è commercialmente più appetibile.

Dal 2014 al 2020 sono stati organizzati complessivamente 8 workshop che hanno coinvolto complessivamente 255 persone di cui 15 provenienti dall’estero. L’evento ha avuto una forte risonanza sia locale che nazionale, al punto che altre amministrazioni hanno mostrato disponibilità ed interesse ad intervenire sui propri monumenti con le stesse modalità. L’esperienza è stata presentata in varie conferenze e convegni in Italia e all’estero come nel 2018 al Louvre in concomitanza col salone del patrimonio.

Pausa pranzo durante un workshop con gli studenti dentro le Ghiare di Berceto con il nostro coordinatore generale Antonio Rancati (ph Francesco Fulvi)

Nasce la VIA MEDICEA, tra storia e leggenda, un cammino suggestivo nel cuore della Toscana

Viaggiare al passo della bellezza nei luoghi dei Medici

La Via Medicea fa parte del Progetto Cammin Facendo finanziato da Toscana Promozione

Nasce la VIA MEDICEA Tra storia e leggenda un cammino suggestivo nei luoghi dei Medici, il nuovo itinerario che parte dalla città di Prato, dalle Cascine Medicee, attraversa quelle terre dove i Medici vissero, cacciarono, trasformarono il territorio e arriva a Fucecchio nel Valdarno inferiore. Lungo il percorso ben tre Ville Medicee Patrimonio Unesco ma anche vallate amene, crinali boscosi, aree archeologiche, musei, parchi naturali, piccoli centri storici.

Vivi apprezzamenti del nostro Coordinatore generale Antonio Rancati al Sindaco di Prato, Matteo Biffoni, punto di partenza di questo splendido cammino dalle Cascine di Tavola.

Antonio Rancati e Matteo Biffoni

Il nuovo “cammino è stato presentato, a Bacchereto, nel Comune di Carmignano, alla presenza delle Istituzioni coinvolte e del pubblico. Il nuovo percorso, lungo 76 chilometri, si è inaugurato nella stessa mattinata al termine della prima passeggiata effettuata sul nuovo sentiero. Un sole ancora caldo e ben augurale ha salutato i numerosi escursionisti che fin dal primo mattino avevano voluto provare una prima parte di percorso.

Quel percorso – come ha detto l’Assessore al Turismo di Poggio a Caiano, Giacomo Mari che farà conoscere ai tanti, e sempre più numerosi, appassionati di escursionismo e di mobilità leggera e sostenibile le bellezze naturalistiche e culturali del ‘Rinascimento fuori porta’ inaugurato dalla famiglia Medici”.

Cascine di Tavola (ph L.Righi)

La Via Medicea è il cammino che più di ogni altro marca uno straordinario paesaggio d’autore dove natura e arte hanno trovato nei secoli, e tuttora mostrano, sintesi magistrale. Un patrimonio dell’umanità fatto di armonia e bellezza grazie a quell’intreccio di ruralità e opera dell’uomo, storia, cultura. Paesaggi grandiosamente rappresentati dallo stesso Leonardo nei suoi dipinti e che tutt’ora emozionano chi ha la fortuna di attraversarli regalandogli un’esperienza memorabile.

Dopo poco più di un anno dal varo della Via della Lana e della Seta, che unisce aree campestri e selvagge a paesaggi fortemente connotati dall’archeologia industriale, il nuovo progetto di turismo itinerante, sostenibile, e soprattutto esperienziale, che vede il Comune di Prato capofila del progetto assieme ai Comuni di Poggio a Caiano e Carmignano dell’Ambito Area Pratese, e i Comuni di Vinci e Cerreto Guidi dell’Ambito Val d’Elsa e Montalbano, è un cammino strategico che unisce quella Via con la Francigena.

Veduta di Carmignano

“Fa piacere – afferma l’assessore regionale al Turismo Stefano Ciuoffo – vedere il moltiplicarsi di progettualità e iniziative legate alla valorizzazione di percorsi storico-culturali della nostra regione. In questo caso la Via Medicea vede anche la collaborazione di due Ambiti Turistici (‘Area pratese’ e ‘Empolese Val d’Elsa e Montalbano’) per la definizione di questo progetto. Siamo ricchi di luoghi da riscoprire e mettere a sistema tra loro e dall’importante esperienza avviata con la Via Francigena abbiamo dato vita a un metodo che si può replicare e estendere a tutte quelle aree adesso fuori dai grandi flussi turistici dei tour operator e dare nuove opportunità di sviluppo”.

La Via Medicea integra la città, i centri storici e i paesaggi rurali in una sintesi articolata di punti paesaggistici di rilievo, siti monumentali, opere d’arte, nuclei microurbani, persone. Proprio nell’anno del turismo lento corona un’offerta di turismo slow che offre al “viandante” contemporaneo sentieri alternativi, nuove aree da scoprire, paesaggi da leggere in una chiave diversa in una regione tra le più ambite ed amate da chi sceglie il cammino come stile di vacanza, ma più in generale di vita. Quella Toscana che da oltre dieci anni investe in nuovi tracciati, mappature, manutenzione, eventi e in cui si stimano oltre 100.000 visitatori a piedi con un numero di camminatori che registra un trend di incremento annuo del 10%.

NEL DETTAGLIO

La Via Medicea, che fa parte del Progetto dei Cammini dell’Area Pratese, finanziato da Toscana Promozione e realizzatosulla base delle linee guida collegate all’attività di sviluppo della rete regionale dei Cammini della Toscana che la Regione Toscana sta portando avanti da anni per valorizzare un patrimonio unico, grazie ad un Protocollo d’Intesa stipulato in data 7 marzo 2019 fra il Comune di Prato, Poggio a Caiano, Carmignano, Vinci e Cerreto Guidi, è divenuta un obiettivo condiviso fra i comuni coinvolti.

Il primo obiettivo che i comuni si sono posti è stato quello di definire il tracciato della via e a tal proposito è stato incaricato Paolo Gennai storico e guida ambientale, profondo conoscitore del territorio che ha effettuato la mappatura del territorio, e descritto in maniera dettagliata le emergenze artistiche, architettoniche e paesaggistiche. Alla definizione del percorso di interesse locale hanno sempre collaborato ed espresso la loro disponibilità sia il CAI che le associazioni di trekking del territorio.

Cerreto Guidi

L’itinerario definito è un cammino di media difficoltà lungo 76 chilometri percorribile in 4 o più giorni. Si sviluppa prevalentemente su strade vicinali e sentieri CAI nelle seguenti tappe:

1° giorno Cascine medicee di Prato – Artimino 19,2 Km

2° giorno Artimino – Bacchereto 22,1 Km

3° giorno Bacchereto – Vinci 18 Km

4° giorno Vinci – Fucecchio 16,7 Km

Il percorso sfrutta antichi tracciati viari che collegando le Cascine medicee di Prato con le tre ville patrimonio dell’Unesco, la Villa Medicea di Poggio a Caiano, la Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino e la Villa Medicea di Cerreto Guidi e il Montalbano, consentono un viaggio di alcuni giorni estremamente suggestivo e denso di emergenze culturali armonicamente inserite nel contesto ambientale.

L’uomo di Vinci di Mario Ceroli e il Castello dei Conti Guidi

Come per la Via della Lana e della Seta è stata predisposta una credenziale, una sorta di ‘tessera personale‘ sulla quale ostelli, agriturismi, bar, ristoranti e negozi che si incontrano per la strada metteranno il loro timbro per certificare il passaggio del viandante. La credenziale potrà essere ritirata gratuitamente, prima della partenza, presso gli uffici turistici di Prato e dei comuni coinvolti. Coloro che lungo il percorso avranno collezionato i timbri di almeno 5 diverse strutture aderenti al progetto che si trovano lungo il cammino riceveranno un gadget. I primi, spillette con il logo, saranno consegnate in segno di “benvenuto” già dopo la prima passeggiata del 12 ottobre. Così come in occasione della prima passeggiata sarà consegnata “simbolicamente” la prima credenziale ai camminatori partecipanti e alle Istituzioni presenti.

Quanto alle fasi successive, la road map prevede nei prossimi mesi la sottoscrizione della Carta dell’Accoglienza redatta dal Comune di Prato e la compilazione della scheda di adesione da parte di tutti i soggetti protagonisti e gli operatori del territorio: strutture ricettive, ristoranti, produttori, laboratori artigianali, scuole d’arte, centri di animazione.

Facsimili dei codici leonardiani conservati presso la Biblioteca Leonardiana di Vinci

Va sottolineata infine la connotazione grafica scelta per la Via Medicea, e in particolare il logo, a cura di Stefano Roiz, che oltre a caratterizzare tutto il progetto su supporti diversi, segna il percorso. Il logo si ispira sia nel disegno che nei colori allo stemma dei Medici, le palle blu cobalto declinate lungo il cammino con un colore “arancio alta visibilità”, scelto per la sicurezza e il rispetto della fauna selvatica.

Website ufficiale www.viamedicea.it

Laura Ruggieri – Ufficio stampa LRComunicazione – lrcomunicazione@lrcomunicazione.com

Pubblicato sul numero di novembre del mensile Mediterraneo e Dintorni: https://www.mediterraneoedintorni.it/rivista/numero29/#p=1

Grande successo per l’anteprima dedicata alla Blue Economy con Sealogy Digital Preview e webinar con Cetri-Tires

Ministra Teresa Bellanova “Crediamo in SEALOGY® e auspichiamo di partecipare presto al Salone dal vivo” 

Ampia partecipazione di pubblico, nazionale ed internazionale, alle prime due giornate dell’Anteprima Digitale di SEALOGY®, il Salone europeo dedicato al mare e alle sue risorse. Alla Conferenza inaugurale di apertura dei lavori la Ministra per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova ha evidenziato l’importanza del settore della pesca e dell’acquacoltura nel contesto economico, sociale e ambientale per la crescita blu, elogiando SEALOGY® quale unico evento italiano dedicato al mare e alle sue risorse nel panorama europeo e internazionale.

Il nostro coordinatore generale Antonio Rancati ha relazionato venerdì pomeriggio 20 novembre sul Green Deal europeo con l’Idrogeno Verde per una reale Terza Rivoluzione Industriale del prof. Jeremy Rifkin.

L’On. Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha sottolineato che “la pesca e l’acquacoltura sostenibili rappresentano una priorità per il nostro Paese. Il Ministero, infatti, è da sempre impegnato a sostenere e valorizzare la gestione sostenibile delle attività di pesca, la tutela della biodiversità e la protezione dell’ecosistema marino, come dimostra la recente pubblicazione del “Sistema di qualità nazionale acquacoltura sostenibile” che rappresenta un passo fondamentale della transizione verso pratiche più sostenibili per la filiera”.

La grande attenzione alle tematiche e ai contenuti proposti nei Blue Webinar, Atelier di formazione e Sea Workshops, hanno messo in luce l’elevata qualità delle relazioni esposte dagli speakers, nazionali e internazionali, intervenuti nelle diverse sessioni di lavoro. Forte presenza anche della Commissione Europea che ha partecipato a diversi webinar per presentare strategie e programmi di indirizzo da perseguire nei prossimi anni per una crescita blu sostenibile. “Siamo al fianco di SEALOGY® – dichiara Magdalena-Andreea Strachinescu-OlteanuCapo Unità A1 DG MARE della Commissione Europea – perché rappresenta una grande occasione per discutere, confrontarsi e condividere le strategie e le azioni intraprese dalla Commissione in stretta sinergia con gli Stati Membri”.

Ingenti le risorse che l’Unione Europea mette in campo per la programmazione 2021/2027, cui si aggiunge il pacchetto di misure previste dal Recovery Fund che sarà dotato di 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti intrapresi dagli Stati membri.

L’obiettivo è mitigare l’impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e rendere le economie e le società europee più sostenibili, resilienti e meglio preparate per le sfide e le opportunità delle transizioni verdi, blu e digitali.

“Auspichiamo – afferma la Commissione durante il webinar sulle misure di finanziamento e di sostegno agli investimenti nella blue economy – una grande e massiccia partecipazione dell’Italia e delle imprese italiane ai fondi europei messi a disposizione per gli investimenti nella blue economy”.

Andrea Moretti, Presidente di Ferrara Fiere Congressi, nel ringraziare il Comune di Ferrara per il supporto dimostrato sin da subito al progetto, evidenzia la caratura dei 150 speakers coinvolti nel SEALOGY® Digital Preview: ampiamente rappresentata la Commissione Europea ma anche il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e ancora la Regione Emilia-Romagna e le Regioni Friuli-Venezia-Giulia, Marche, Puglia e Campania. Presenti anche le Organizzazioni professionali e della società civile europee e nazionali con la partecipazione di Europêche, l’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’Associazione Mediterranea Acquacoltori, il Consiglio Internazionale MSC per lo sviluppo sostenibile della pesca, UNIDO, l’Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite.

Molto rilevante la partecipazione e l’interesse ai temi del mare e dell’ambiente marino da parte di tantissimi giovani cui è dedicato il concorso europeo “diventa un giovane leader del mare e degli oceani” lanciato proprio al SEALOGY® Digital Preview, durante la conferenza inaugurale, dal Forum Youth4Ocean e dall’Unione Europea.

Diverse sono le iniziative destinate ai giovani e alle scuole di ogni ordine e grado, messe in programma grazie alla collaborazione del MIUR, ma anche forte presenza delle Università ed Enti di Ricerca (CNR, Università di Bologna, Siena, Ferrara, Trieste, Udine, Ancora, Camerino, Istituti di Oceanografia e Pesca di Trieste e Spalato), Istituti Nautici e Professionali.

L’On. Maria Chiara GaddaCamera dei Deputati, XIII Commissione Agricoltura, prima firmataria della Legge sulla riduzione degli sprechi alimentari, che ha partecipato al Blue Webinar sulla strategia europea From Farm to Fork. “L’Italia come modello di esempio per tutta Europa – dichiara l’On. Gadda – dotandosi di una legge (n.166/2016) cosiddetta antispreco si intende dare valore, attraverso la donazione e la solidarietà sociale, ai prodotti in eccedenza adatti per il consumo. La legge ha semplificato e agevolato il recupero e consente di aumentare quantità e varietà dei beni recuperati lungo tutta la filiera produttiva e commerciale. In questo contesto – prosegue l’Onorevole – riveste un ruolo fondamentale il recupero dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura che hanno elevato valore nutrizionale”.

Ministra Teresa Bellanova “Crediamo in SEALOGY® e auspichiamo di partecipare presto al Salone dal vivo” 

Oltre 20 i paesi rappresentati (Italia, Croazia, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Danimarca, Malta, Romania, Slovacchia, Regno Unito, Turchia, Albania, Somalia, Egitto, Nepal, NigeriaTunisia) per presentare le migliori eccellenze presenti nel panorama italiano ed internazionale, le best practices di sviluppo sostenibile ma anche per conoscere start up innovative legate all’universo mare.

Nelle giornate di Business to Blue, nate dalla collaborazione con ART-ER e con Entreprise European Network, più di 80 partecipanti da 19 paesi diversi hanno preso parte alle sessioni di matchmaking con più di 129 incontri bilaterali.

Nel fine settimana – aggiunge Alessandra Atti, Project Manager SEALOGY® – proseguiremo l’evento digitale con tante altre iniziative. La mattinata, sia il sabato ma anche la domenica, sarà dedicata ad approfondimenti tecnici e tavole rotonde sui temi riguardanti l’istruzione e la formazione nella Blue Economy, le energie rinnovabili off-shore (eolico marino) ma anche sulla promozione e valorizzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura con iniziative rivolte ai consumatori. Nel pomeriggio del sabato e della domenica – prosegue la Atti – invitiamo tutti a partecipare ai Blue Digital Talk, ilsalotto virtuale di SEALOGY® in cui gli ospiti sono invitati a chiacchierare ed esplorare il mare da vicino, navigando tra innovazioni, tradizioni e scoperte ma anche per raccontare le proprie esperienze ed approfondimenti riguardanti le sfide ambientali che i nostri mari ci impongono di affrontare. Il Blue Digital Talk, condotto da Massimo Bellavista, Blue Economy Advisor e Coordinatore Scientifico di SEALOGY®, avrà un parterre speciale di illustri ospiti del bel paese, tra i quali, il cantautore Lorenzo Baglioni e Mario Tozzi, conduttore della trasmissione TV Sapiens – un solo pianeta di Rai Tre, che presenteranno il  brano di sensibilizzazione Ambientale Marina “La tartaruga e il reggilattine” prodotto a scopo benefico per Save the Planet.

SEALOGY® Digital Preview è un evento gratuito. Il programma è disponibile sul sito web dedicato all’evento e la partecipazione prevede apposita registrazione attraverso il sito web www.sealogy.it  

Fonte Ferrara Fiere Congressi – 20 novembre 2020

Prof. Livio De Santoli nuovo Presidente del Coordinamento FREE

Il nostro prof. Livio de Santoli del comitato scientifico Cetri-Tires è il nuovo Presidente del Coordinamento FREE, 26 associazioni nazionali delle energie rinnovabili ed efficienza energetica: www.free-energia.it

Complimenti ed auguri di buon lavoro dal presidente Angelo Consoli, dal coordinatore generale Antonio Rancati e da tutti i componenti del consiglio direttivo al caro amico Livio de Santoli, con cui dal 2010 portiamo avanti tanti progetti ed attività per una reale Terza Rivoluzione Industriale del nostro prof. Jeremy Rifkin in Europa.

Oggi, 20 novembre 2020, l’Assemblea dei Soci del Coordinamento FREE ha eletto come Presidente Livio de Santoli, confermando Vicepresidente Francesco Ferrante, all’unanimità.

Livio de Santoli, che ha partecipato fin dalla fondazione all’attività del Coordinamento, prima come membro del Consiglio Direttivo, dal 2019 come Vicepresidente, è Prorettore all’Università La Sapienza, con delega per l’energia, Presidente del Consiglio d’Area di Ingegneria Energetica della Facoltà d’Ingegneria, Direttore del Master SEMS – Strategy Energy Management Systems, Presidente dell’ ATI, coordinatore del gruppo di lavoro di Arera sull’efficienza energetica e componente storico del comitato scientifico di CETRI-TIRES, in foto con il nostro prof. Jeremy Rifkin.

“Ringrazio tutti i soci e il Presidente Onorario G.B. Zorzoli per la fiducia. – afferma il nuovo Presidente del Coordinamento FREE Livio de Santoli – Dobbiamo continuare con l’ottima attività degli anni passati del Coordinamento, cito solo le ultime attività sul fotovoltaico in agricoltura e sull’idrogeno, continuando e rafforzando l’opera contro l’eccesso di burocrazia che affligge tutte le rinnovabili in Italia. Lo sviluppo massiccio e organico delle fonti rinnovabili non è cruciale solo per il clima ma anche per l’economia del nostro Paese che vanta delle eccellenza di tutto rispetto nel settore che devono essere non solo salvaguardate, ma sviluppate».

Nel ringraziare per la fiducia accordata, Livio de Santoli ha comunicato di voler svolgere l’incarico con senso di responsabilità e con attenzione allo spirito di proficua collaborazione tra le Associazioni del Coordinamento FREE, che da sempre ha caratterizzato le sue attività, condizione essenziale per il raggiungimento degli sfidanti obiettivi per rinnovabili ed efficienza energetica. Ringrazia il Presidente uscente per l’importante contributo dato alla crescita, anche nel numero di soci, del Coordinamento FREE, e su sua proposta G.B. Zorzoli è stato nominato Presidente onorario dell’Associazione.

Il nuovo direttivo del Coordinamento Free votato all’unanimità dall’assemblea è composto da:

Presidente Livio de Santoli
Vicepresidente Francesco Ferrante
Marino Berton, Aiel
Cristian Curlisi, Cib
Dario Di Santo, FIRE
Marcozzi, Motus-E
Paolo Picco, Federidroelettrica
Attilio Piattelli, Italia Solare
Simone Togni, Anev
Fabio Roggiolani, Giga
Andrea Zaghi, Elettricità Futura
Edoardo Zanchini, Legambiente

Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 24 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia. Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni: www.free-energia.it

Da “Laudato Sì” a “Fratelli Tutti” di Papa Francesco: senso del lavoro e del conflitto sociale “oltre” lo sviluppo

DIALOGO A DISTANZA SULLE ENCICLICHE DI PAPA FRANCESCO FRA MARIO AGOSTINELLI E EMILIO MOLINARI

Mario Agostinelli ha coordinato per anni le attività del Forum Laudato Si’ ispirato alla enciclica più ambientalista che sia mai stata scritta. Ad4esso che è uscita l’enciclica Fratelli Tutti, era inevitabile che Mario si fermasse a riflettere sul senso delle due encicliche in relazione fra di loro e in assoluto e ne emerge un interessante dialogo a distanza con l’ambientalista Emilio Molinari che è riprodotto in questo articolo.

Dopo cinque anni di esperienza a contatto di una Associazione che ha preso ispirazione dall’Enciclica Laudato Si’, traggo la convinzione che le resistenze politico-culturali, oltre che ad un irresponsabile rigetto del monito di Francesco, siano dovute principalmente al rifiuto di separarsi definitivamente dall’idea dello “sviluppo”. Un rifiuto che continua ad alimentare un’illusione rivelatasi al fondo un disastro: che cioè l’aumento della torta da spartire in base alla crescita non avrebbe trovato limiti nelle risorse della biosfera e non avrebbe fatto i conti con la rapacità del sistema capitalista nell’appropriarsi delle ricchezze provenienti dal lavoro e dalla natura. Occorre riconoscere che anche tra le maglie del progressismo lo sviluppo è stato insignito di un favore largo, nella convinzione che le nazioni “avanzate” potessero indicare ai paesi ritardatari la strada da intraprendere per allinearsi e misurare il miglioramento della loro prestazione economica misurata dal PIL.

Dopo aver preso in custodia la loro economia, la sbalorditiva varietà dei popoli si sarebbe ridotta ad una classifica basata sul debito contratto e preteso e sulla ricchezza prodotta e immancabilmente depredata. Almeno dal secondo dopoguerra fino al suo declino con l’inizio del nuovo secolo, questa riduzione delle differenze culturali, sociali, naturali, che fanno dell’umanità un punto di osservazione plurale e cosciente della biosfera entro cui convive, ha tenuto banco, contaminando la gran parte delle culture politiche. Le merci e il loro consumo si son eretti a mezzo di comunicazione quando non a scopo dell’esistenza e si è creato uno spazio sociale transnazionale nel quale il tempo veniva ad essere in continua accelerazione. Rompere uno schema così potenzialmente inclusivo, eppure distruttivo, è il compito che Francesco si è dato ed è la misura dell’ostilità incontrata da un autentico capovolgimento di valori.

Le élite mondiali ed i media transnazionali si sforzano di dare credibilità ad una loro rappresentazione della civiltà industriale che garantisca in prospettiva il livello minimo dei diritti umani e delle condizioni ambientali, assicurando comunque per l’impresa la massimizzazione dei profitti. Ma non esiste misura per trovare un equilibrio tra i tre contendenti, se non la pratica di un conflitto in cui lavoro e natura stanno dalla stessa parte. Un conflitto giunto ad un punto di rottura che riguarda la messa in discussione radicale del sistema. Sono i fatti a dimostrare che il ricorso senza limiti al consumo di natura ed i danni provocati dallo sfruttamento del lavoro tramutano quello che viene spacciato per sviluppo – un termine ormai privo di significati positivi – nel lento declino della vita vegetale e animale. Di fatto, si tratta di un pezzo di archeologia ormai in decomposizione quanto l’antropocentrismo e tanto meno attrattivo per le nuove generazioni, quanto più logorato dall’ingiustizia sociale e dal danno alla salute che ne hanno accompagnato la parabola. Non solo nelle parole del papa, ma nelle stesse preoccupazioni della scienza, esso, da consunta utopia, cede ormai il passo ad un bisogno di sopravvivenza, che può sussistere solo in armonia con la natura e come tensione cosciente verso una storia in comune, fatta di innumerevoli relazioni ed interconnessioni, visibili o invisibili, di cui “niente ci risulta indifferente”. Siamo, insomma, ad una svolta storica, ad una scoperta e, dall’altro lato, ad un “necrologio” – come afferma Wolfgang Sachs – che non a caso non ci è dato di elaborare quanto prima possibile. Possiamo però chiederci perché e cercare di scorgere quale sia il passo in avanti compiuto dalla seconda enciclica, che, al di là di ogni dubbio, tratta esplicitamente di politica e di un soggetto politico da definire nelle stesse settimane in cui Trump non risulta un semplice incidente, dal momento che non solo negli USA, ma anche vicino a noi si manifestano compulsioni che si riflettono in lui come in uno specchio.

Nonostante non ci fosse angoscia nelle pagine di una Enciclica premonitrice che invita a “camminare cantando”, ma una carica avvincente al rinnovamento, non è bastata la sintonia con l’affermarsi del movimento degli studenti di Greta né il crescente protagonismo delle donne in ogni regione del mondo, per incrociare un linguaggio o una pratica che imprimessero correzioni all’agenda dei governanti. Probabilmente lo stesso Francesco, così ostinatamente coerente ad ogni sua esternazione pubblica, riconosce che la Laudato Si’ peccò di ottimismo e non ci sono stati gli effetti sperati. Oltretutto, sulla scena globale, se si fa eccezione per qualche movimento degli “ignudi” nelle campagne o nelle foreste, il mondo del lavoro nel complesso si è mostrato incerto o poco attivo, mentre nel disagio sociale la democrazia ha fatto passi indietro, lasciando il campo ad una politica ostile all’austerità, insensibile ai limiti della natura e orientata all’economia dello scarto.

Così, la nuova leva di leader autoritari e le corporation globali non hanno affatto desistito nel loro percorso involutivo: anzi, hanno concordemente intuito che, con la fine dell’era fossile e la limitazione dell’estrazione delle risorse naturali, la sconfitta inferta negli ultimi decenni a danno del bene comune e delle classi meno abbienti si sarebbe potuta arrestare se non addirittura ribaltare. Per il capitalismo globalizzato è parso giungere il momento per rendere ancora più aspro il conflitto con la crescente massa dei salariati e più pressante l’alienazione degli ultimi, sia nei confronti del

lavoro sia verso la natura. Nelle strette di un cambio di passo con la pretesa di una resa dei conti, si è fatta strada – non solo ai piani alti, ma in molte fasce di popolazione temporaneamente protette – un’interpretazione del futuro prossimo del tutto incompatibile con il pensiero del pontefice argentino: non ci sarebbe stato più spazio per tutti gli scartati sul pianeta; il simulacro del PIL e il ruolo della finanza avrebbero assicurata la competizione più ostile e avida nei mercati; perfino l’idea di sviluppo si sarebbe potuta mettere in dubbio, ma avrebbe resistito all’erosione purché la si colorasse “un poco di verde”. A ruota, i media si sono distinti, da un versante, nel negare che fosse necessaria una rottura per riprogrammare modi e finalità di una produzione che aggredisce salute, ambiente e vite, da un altro, nel far sparire nel silenzio le domande più coinvolgenti sulla portata dell’Antropocene e sul ruolo non settario delle religioni in un mondo dilaniato ed in decomposizione ed in un tempo che sta tragicamente venendo a mancare (interrogativi consegnati ad una reazione niente affatto scontata, così ben rimarcati e rappresentati da un riflesso bianco che avanza nel buio di un Venerdì di pioggia in una piazza San Pietro deserta…).

La posta oggi è alta; forse più di quanto lo fosse cinque anni addietro, perché la pandemia ha accorciato ancor più i tempi. Ed è pertanto in un contesto aggravato che dobbiamo valutare il “rilancio” di Bergoglio attraverso la nuova enciclica “Fratelli Tutti”. Fortunatamente, Landini, i metalmeccanici e il sindacato stanno ribattendo senza arretramenti all’offensiva di Confindustria in una partita apertissima, il cui esito sarebbe ancora più incerto se terreni di scontro tra loro disconnessi si frazionassero ulteriormente. Non arriverei certo qui a sostenere che ci debba essere un nesso tra due versanti – i contratti e la predicazione – ovviamente autonomi e indipendenti. Ma come non riconoscere che il mondo cui si rivolge Francesco abbia necessità di poter contare anche sulla riconversione della produzione verso valori d’uso condivisi e sulla dignità del lavoro, affinché si possa aver cura della Terra, del clima e della giustizia sociale? Basta leggere – e rileggere, se occorre – il testo firmato il 3 di Ottobre del 2020 nella Basilisca di Assisi. Il papa riprende sul terreno esplicito dove si sarebbe dovuta collocare la politica – cosa che quest’ultima non ha fatto – l’intero discorso del cambiamento strutturale antropologico, economico, finanziario e sociale auspicato, ma platealmente eluso. Ovviamente non si ripete, ma articola su altri temi e terreni la stessa provocazione di un cambio d’era evocata un lustro prima.

Una boccata d’aria per credenti, non credenti, movimenti popolari, democrazie, forze sociali, forze politiche impegnate in cantieri spesso smarriti: un messaggio ed una alleanza da non lasciarsi sfuggire, anche se risulterà complesso comporre il quadro entro cui superare e sconfiggere l’involuzione nazionalista, populista e xenofoba, che comprime gli scarti e le povertà che dilagano nella società mondiale.

Parlo di alleanza da costruire perché abbiamo a che fare più con una pietra angolare che non con un edificio già strutturato. La diagnosi papale dei mali del mondo è oggettiva ed esplicita, ma la “pars construens”, anche quando luminosa e circostanziata, resta debole. Manca un anello: non è un limite di pensiero o di intenti, è un guasto – forse irreparabile – nell’ordine delle cose: la fraternità e l’amore universale non hanno ancora la forza che ha animato i movimenti politici in nome della libertà e dell’uguaglianza. A meno che, con il capovolgimento che nella Lettera viene concepito come una nuova gerarchia nella triade libertà-uguaglianza-fraternità si riscopra un primato di sorellanza e fratellanza tra gli individui ed un rapporto nuovo tra loro e la natura mediato dal lavoro: un lavoro che, avrebbero detto Marx ed Engels di metà Ottocento , “produce l’accrescimento della natura umanizzata senza provocare la scomparsa della primordiale natura amica”, ovvero, un lavoro che si autolimita a creare valore d’uso in un mondo in cui la sufficienza soppianta l’efficienza e il profitto cessa di essere identificato col fare impresa.

Dopo le sconfitte, rimangono due certezze: rivalutare la memoria come fonte di valori inalienabili e dare titolo di rappresentanza al fondo del barile dell’ingiustizia sociale e ambientale. Non sorprende allora se si dichiara senza mezzi termini che “Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati”, con un attacco frontale al principio su cui si regge un sistema capitalistico sempre più raffinato e corroborato dalla tecnocrazia. E non ci si stupisce nemmeno quando viene ribadita “la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”, riprendendo così, all’interno delle contraddizioni laceranti tra sistema d’impresa, società e natura, il contestatissimo art. 41 di una Costituzione di democrazia sociale come quella della nostra Repubblica. Tanto meno meraviglia il ricorso ad una “consapevole coltivazione della fraternità”, come antidoto alla restrizione della libertà quando questa appaga solo per possedere o godere e come inveramento di una uguaglianza, che, se è definita solo in astratto, viene in realtà minata dall’individualismo competitivo.

Affermazioni non proprio ordinarie e difficili da elaborare sui due piedi dai commentatori di routine, che ne sono usciti spaesati, preferendo parlare di sé, anziché di un contenuto davvero complesso. Ci hanno provato infatti subito da destra, dando al papa del comunista, (Marcello Veneziani), dal centro, citando la triade della Rivoluzione Francese come “ponte” tra Illuminismo e Cattolicesimo e lamentando una tardiva rivalutazione della tecnica (Massimo Cacciari) ed anche da sinistra, richiamando la sproporzione tra ricchezza delle denunce e scarsezza dei rimedi (Pietro Stefani).

Pochi, tuttavia, mettono in risalto un ragionamento sul lavoro che ritengo centrale e che nella prima enciclica era solo un po' sbiadito di fronte alla preoccupazione per lo scempio della natura. Qui invece c’è un crescendo di carico sul senso del lavoro, come agente unitario, solidale, fraterno, alla fin fine globale, dopo aver constatato che, all’opposto, “il senso sociale è stato fatto proprio dall’economia e dalla finanza con una cultura che unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni”.

Si parte dall’auspicio che “i movimenti popolari che aggregano disoccupati, lavoratori precari e informali e tanti altri, crescano dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino”. Poi si passa alla denuncia dell’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca, perché la disoccupazione che si produce ha come effetto diretto di allargare i confini della povertà. Ma, alla fine, ecco comparire anche quell’organizzazione, quella disciplina e quella socializzazione del tempo, delle attività e delle vite di masse (e che altro sono se non i lavori, le opere, le arti, i mestieri, le attività in cui viene organizzata la società umana?) che, dopo la vittoria della rivoluzione industriale e dei modi di produzione capitalistici, tra il diciottesimo, il diciannovesimo e il ventesimo secolo, hanno smembrato intere comunità con la divisione del lavoro, la meccanizzazione, l’automazione, la digitalizzazione, la globalizzazione del commercio, fino alla trasformazione delle merci in mezzi di comunicazione attraverso il loro consumo. Ritengo che qui il papa – a contatto ormai giornaliero col resto del mondo intero – abbia rifatto i conti con una visione più generale e complessa della organizzazione della produzione e del consumo, che dall’esperienza argentina non aveva ancora potuto derivare appieno quando scrisse la Laudato.

Ne viene un’attenzione ineliminabile per l’obbiettivo della piena occupazione (o, addirittura, il timore che la tecnologia porti ad una nuova forma di alienazione come nel caso di una inoccupazione strutturale dovuta all’incorporazione dell’uomo nel macchinario o rete intelligente che sia) e per l’universalità dei diritti del lavoro al fine di assicurarne la funzione come atto creativo e non distruttore della natura. Va annotato come trattare di "piena occupazione" possa rimanere un espediente finché non si capiscono i meccanismi e i poteri che regolano la distribuzione del lavoro. C’è materia di cui discutere più in concreto, così come del limite dello stesso valore sociale del lavoro, che, in quanto capacità trasformativa resa eccessiva dalla massimizzazione del profitto (ridurre l’orario!), finisce col nuocere sia alla realizzazione della donna e dell’uomo sia alla sopravvivenza della biosfera.

Concludo con alcune considerazioni, dedotte dalla lettura dei testi, da prendere con “levità” come indicazioni per ulteriori approfondimenti.

Forse nella “Fratelli Tutti” c’è un ripensamento rispetto alla Laudato, quando si parla di “diritto naturale”, come se esistesse l’uomo naturale, anziché la natura fattasi storia, da cui gli uomini e le donne prendono vita e con cui paritariamente convivono. Occorre che una ricchezza così densa di stimoli e suggestioni entri nell’agenda di un dibattito il più ampio, popolare ed unitario, che tocchi nel profondo tutto quanto è sociale e arrivi alla politica per trasformarla.

Gli stessi luoghi di lavoro devono essere sedi attrezzate per una più intensa partecipazione dei lavoratori, dei tecnici, dei ricercatori nella gestione delle filiere che promuovono, reggono e gestiscono la conversione ecologica.

Cito cinque passaggi indicativi di una disposizione concettuale molto aperta verso le nuove scienze, aspetto anch’esso innovativo di questo papato: “Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti e neppure gli atomi o le particelle subatomiche si possono considerare separatamente”; “Il Big-Bang, oggi si pone all’origine del mondo”; “Il tempo è superiore allo spazio”; “L’unità prevale sul conflitto”; “La realtà è più importante dell’idea”; “Il tutto è superiore alla parte”.

Accantonato l’antropocentrismo e superato l’equivoco dello sviluppo è possibile alfine che gli uomini tornino a dare priorità e a vivere all’interno della sfera naturale e dei valori d’uso, nel rispetto della natura come della salute e dell’ambiente, dell’aria, dell’acqua e della terra, nell’ambito di quella ecologia integrale che andrà a sostegno della decolonizzazione dai poteri dominanti sui territori, finalmente valorizzati nelle loro diversità e “terrestritorietà”.

A questa riflessione ndi Mario Agostinelli fa seguito una riflessione di Emilio Molinari che è riprodotta di seguito.

Mario Agostinelli


Il lavoro di Mario sull’Enciclica Fratelli Tutti è una importante sintesi per
aprire un dialogo nelle associazioni “sorelle”.
Concordo con quanto scrive, e siccome scambio le mie opinioni con lui
solo telefonicamente, tento di interrompere la pigrizia da isolamento Covid
e mettere per iscritto le telefonate.
Parto dallo scritto di Mario, e cerco di metterne in fila alcuni punti. I
paradigmi li chiamerei così, con i quali cerchiamo di ricostruire
(riprogrammare) i movimenti e la politica del XXI secolo.
1) Parto dal punto fermo che sta nelle due Encicliche e prima ancora
nelle grida degli scienziati sulla salute del Pianeta: la portata del
disastro e il tempo limitato a disposizione per affrontarlo…il lento
declino della vita vegetale e animale.
Ciò da il segno al nostro tempo.
Per noi che ci parliamo, ci scriviamo ecc…sembra cosa scontata, non
sentiamo il bisogno di ribadirlo in ogni occasione, ma va fatto, perché non
è scontato per la maggioranza della gente. Non lo è, o lo è timidamente o
lo è in modo mistificato o elitario, per il popolo democratico, che pure è
l’unico tenue argine al negazionismo ambientale del popolo di destra.
E questa non priorità culturale, ci limita nel trovare la strada per parlare
alla mente e ai sentimenti di questa destra che un tempo era il nostro
popolo. Era il mio popolo ed è una sofferenza innaturale, saperlo dall’altra
parte. C’è qualcosa di arrogante nei termini populismo e sovranismo, nel
trasformare il popolo e la sovranità popolare in qualcosa di spregevole. La
Fratelli tutti solleva il dubbio che forse qualcuno si è troppo allontanato dal
popolo e dai suoi bisogni.
Ma le Encicliche non hanno suscitato il moto auspicabile delle coscienze,
non hanno trovato molti predicatori trasversali, nemmeno tra i compagni
più a sinistra. Ha prevalso in loro l’abitudine dei propri pensieri: l’ostilità
atea, resa una religione, per tutto ciò che odora di preti e di Vaticano, il
positivismo scientifico, l’arroganza modernista e materialista di essere nel
senso della storia.
Con il movimento dell’acqua si era aperta una strada, dal basso, tra la gente
e per un attimo si era aperto quel dialogo trasversale su di un tema solidale
come la materialissima realtà della crisi idrica mondiale e della
mercificazione di un bene comune indispensabile base della vita.
Si era anche visto che non aveva scalfito la politica e le granitiche
abitudini degli attivisti.

La crisi dell’acqua mi aveva fatto scrivere che il paradigma del secolo
sarebbe stato Salvare il Mondo e che con questo: cambiava tutto.
2) Questo punto fermo, scrive Mario, ci dice che occorre: separarci
definitivamente dall’idea dello sviluppo.
Da due secoli questo dogma impregna tutta la politica. magari presentato
come “sviluppo sostenibile. Crescita del PIL come oggettività universale e
scientifica. Sinonimo di democrazia e libertà della persona. A questo
dogma non si è ancora sottratta la sinistra e nemmeno il sindacato più
radicale. Una illusione di massa: la torta (la ricchezza prodotta) va
comunque sempre aumentata se si vuole redistribuirla.
Ma la portata del disastro fa sì che lo sviluppo deve cedere il passo al
bisogno di sopravvivenza e qui sta il cambio e la necessità della rottura.
E’ questo il passaggio dall’era passata, alla nostra era.
3) Crescita o decrescita o sobrietà, non importa come chiamare la
necessità di ritornare al valore d’uso come primaria condizione che
comunque vuol dire produrre e consumare meno e che non basta “il
riciclo”.
Pensare o riflettere attorno al ridurre il superfluo e l’ostentato, solleva
immediate reazioni, pensare a una decrescita governata dalla politica e dal
consenso popolare, è solo una utopia green, mentre il Covid con
materialistico realismo ci costringe ad una decrescita globale senza
precedenti nella storia. Non governata, disordinata come la rotta di un
esercito sconfitto. Non si vuol vedere e non se ne parla, che il Covid è
figlio del Pianeta violentato dalla distruzione delle foreste, degli
allevamenti intensivi, delle piattaforme produttive globali,
dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. E’ quindi il Pianeta che ci sta
obbligando ad una decrescita e lo farà sempre di più se non interviene una
rottura nel pensiero, fare i conti antropologici, economici, finanziari, con
la nuova era.
Venendo alle considerazioni diverse: L’Enciclica “Fratelli tutti” tratta due
questioni che ci chiamano a questa rottura.
Il lavoro e la fraternità.
4) Il lavoro: portare il lavoro e la natura dalla stessa parte. Non è cosa
facile, è l’impegno e la prassi della conversione ecologica
dell’economia. ne parliamo da decenni e da decenni ci scontriamo
con i lavoratori e non è una teoria da proferire in un dibattito per poi
lasciare tutto come prima. Non è nemmeno ridurre la rottura a solo
azioni personali: non mangio carne e se tutti lo fanno…non prendo la

macchina e se tutti lo fanno ecc…E’ un processo che si scontra con il
tempo e si scontra soprattutto con il lavoro e i lavoratori. Lo stesso
vale se chiedi di ridurre il cemento, il petrolio, il pesticida, la
plastica. Insorgono lavoratori, padroni e politica.
Molti soggetti si candidano a protagonisti nella scena della trattativa con i
potenti: gli scienziati, le donne, gli studenti.
Il mondo del lavoro è sparito, eppure:

  • Senza un mondo del lavoro cosciente che la posta in gioco è la vita, non
    c’è conversione ecologica. Se non si rende conto che è posto in un ruolo
    “privilegiato” dove può esercitare un controllo e una decisionalità, come lo
    può fare lo scienziato, non c’è conversione ecologica.
  • Senza il lavoro, i diritti sociali e la natura dalla stessa parte, le
    popolazioni restano radicalmente e politicamente spaccate in due. Incapaci
    ad affrontare la sopravvivenza della specie.
  • Senza questa rottura epocale che li rimette in gioco come soggetti attivi
    della conversione ecologica, i lavoratori escono dalla storia e diventano
    soggetti negativi dentro un immane scontro.
    Andare oltre la classe e riconquistare la scena mondiale.
    Il lavoro di per sè non dà dignità e oggi, per molti, è schiavitù.
    Ho vissuto il tempo dell’orgoglio operaio per il proprio mestiere o del
    proprio ruolo sociale e so che queste erano le cose che davano dignità al
    lavoro. La davano a chi lo sentiva come realizzazione delle proprie mani,
    del proprio cervello…o a chi sentiva, anche alla catena di montaggio, che
    stava trattando con i potenti, l’avvenire di tutti.
    E’ cambiare tutto e riproporre in modo diverso molte questioni.
    Questo ci chiede a noi, associazioni impegnate, ce lo diciamo da tempo
    con Mario ed altri, alcune predisposizioni a:
    ? rivolgere la “predicazione” e la formazione alla nuova era, oltre che
    ai giovani e alle scuole, al mondo del lavoro.
    ? tradurre la complessità degli argomenti, praticando un linguaggio
    che spesso è di bisogni inascoltati e oscurati dal risentimento,
    cercando superfici di contatto. Diamo per scontato l’incomunicabilità
    di due mondi e che gran parte del lavoro e della disoccupazione stia
    ormai nell’altra barricata, mentre si tratta di uscire noi dalla nostra
    barricata, che spesso si presenta antipatica, con la vanità del colto,
    l’invenzione dei termini e la priorità dei suoi desideri.
    ? unire i cantieri dei lavori in corso, pervasi da autoreferenzialità.

Le Encicliche vanno oltre, ci chiedono di rielaborare i concetti e le
pratiche del conflitto di classe, del femminismo, dell’unità.
Quando l’enciclica Fratelli Tutti inverte l’ordine delle priorità nella triade:
libertà, eguaglianza, fraternità, mettendo la fraternità al primo posto,
opera una rivoluzione culturale che molti compagni e compagne
liquideranno per cattolica, ma per una attenta lettura laica è la materialità
del disastro della Casa Comune che lo impone.
Essere fratelli tutti, è qualcosa in più dell’eguaglianza, è coscienza che la
libertà, senza fraternità, è anche individualismo è anche indifferenza, che
la “malattia” del pianeta o del singolo è la tua “malattia”, che laicamente
qualcuno scriveva: “l’uomo non è un’isola, è un continente…non chiederti
perciò per chi suona la campana. Suona anche per te”.
Fraternità dà un senso universalistico ai contenuti alle lotte.
Non è la fine dei conflitti, e delle contraddizioni di classe o tra uomo e
donna. E’ qualcosa di molto difficile a cui tendere nei conflitti, animandoli
con l’unità di tutti. Conflitto difficile, che cerca la condivisione per
affrontare la conversione ecologica.
Siamo sulla stessa barca. E’ un concetto che per la mia cultura era una
presa in giro capitalista e lo è ancora quando chiede sacrifici ai lavoratori
per la prosperità dell’azienda “bene comune”.
Quando chiede al lavoratore e ai cittadini di cogestire il proprio
impoverimento.
Viviamo da decenni in questo regime miserabile di “cogestione”.
Ma diverso sarebbe il senso di questo termine se è partecipazione dei
lavoratori alla gestione delle aziende per gestire la cura del bene comune o
iniziare la loro transizione ecologica.
Penso all’acqua e alle reti idriche, all’energia, ai trasporti, ai fallimenti di
queste politiche e dei disastri privati di tali aziende.
Cogestione/partecipazione/unità da conquistare, con il conflitto, con la
contrattazione con lo spirito della fraternità.

Emilio Molinari

Il Covid tra destra e sinistra, evitare l’errore di una lettura distopica

“Ma la paura del coronavirus è di destra o di sinistra?” Si chiedono in molti. Pubblichiamo una interessante riflessione sugli aspetti politici dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo dell’avvocato Maurizio Rizzo Striano, membro della nostra Academy per il Green New Deal e esperto di legislazione ambientale che ha appena pubblicato il libro “IL PROCESSO ILVA” che mette in luce le collusioni della politica tutta con i l deep state della politica siderurgica italiana.

Scienziati di tutto il mondo si dividono in merito alla reale efficacia dei lockdown ( per esempio da noi la pensano molto diversamente Zangrillo e Bassetti in confronto a Galli e Crisanti). Se si guarda agli orientamenti politici di questi scienziati la diversità di visione corrisponde , in generale, alla diversità di pensiero della destra da quello della sinistra. Dappertutto i leaders della destra si sono dimostrati più favorevoli a tutelare le libertà individuali ed economiche rispetto a quelli della sinistra. Chi ritiene , come me, che gli attuali dati sulla pandemia non giustificano la lesione dei diritti di libertà è portato a dare ragione alla linea della destra. Tuttavia questa destra non è quella liberal perché è incarnata da leaders fortemente razzisti , populisti ed antiecologisti. Non bisogna cadere pertanto in conclusioni distopiche perché si finisce con il cadere dalla padella nella brace. . Come tutte le pandemie anche questa finirà . I virus non sono fatti da madre natura per estinguere le specie, ma per selezionarle. E’ così da un miliarduccio di anni. Attenzione allora a non portare acqua alla destra simil Trumpista. Perché a fine pandemia non possiamo consentire che ci governino negazionisti sui cambiamenti climatici , costruttori di muri e predatori dell’ambiente. Lo stesso vale per la sinistra. La sua perdita di identità e di riferimento a classi sociali va di pari passo con il suo appiattimento al neoliberalismo , esattamente come la destra, ma con più marcate tendenze ad esercitare funzioni di controllo da parte del potere sulle masse.

Come a dire che sopravvive la parte sbagliata del materialismo storico. Una terza via è possibile , prendendo il meglio del pensiero liberale e di quello progressista, non il peggio. Il tutto coniugandolo con due obiettivi: abbandono del neoliberismo di Milton Friedman ed intervento del potere pubblico per la transizione energetica e per la sostenibilità di qualsiasi piano. Non si devono inseguire conservatori o progressisti, Sono loro, rectius il meglio di loro, che devono inseguire chi si propone il cambiamento del sistema.

CETRI-TIRES partecipa a GECO, la prima fiera virtuale italiana sulla sostenibilità

Nel 2021 si terrà la prima fiera virtuale sulla sostenibilità. Organizzato dall’agenzia italiana Smart Eventi, GECO riunirà professionisti di tutti i settori interessati a progettare un futuro più sostenibile, lavorando sull’innovazione tecnologica, con un approccio multidisciplinare. A rendere davvero unico questo evento, che si svolgerà dal 28 al 30 gennaio, è la sua dimensione interamente virtuale, che ne incrementa la sostenibilità, poiché tutti i partecipanti potranno interagire senza bisogno di viaggiare e, quindi, di generare le emissioni di CO2 che derivano dai viaggi aerei o su strada.

Per entrare nel mondo di GECO basterà un avatar personalizzato, con il quale ognuno potrà muoversi fra gli stand dei diversi espositori, organizzare riunioni, chattare in privato e scaricare materiali multimediali. Fra gli elementi più interessanti della fiera ci sono poi le tavole rotonde, tutte dedicate ai temi della sostenibilità, delle energie rinnovabili e dell’innovazione eco-friendly. Anche CETRI-TIRES parteciperà con un intervento a questa parte della fiera, portando all’attenzione del pubblico i temi che da sempre ci sono cari. Interverrà il Coordinatore generale Antonio Rancati per spiegare il Green Deal europeo con l’Idrogeno Verde.

GECO si rivolge a un pubblico vasto a variegato: la sostenibilità, dopo tutto, è un tema trasversale che tocca tutte le industrie e le attività umane. Per questo motivo sarà possibile incontrare startup tecnologiche e operatori del turismo, esperti di mobilità e aziende che operano nel settore delle forniture energetiche, professionisti con idee innovative e buyers interessati a implementare nuove soluzioni nelle proprie imprese. Il filo comune che lega tutti questi soggetti è la consapevolezza che la sfida del cambiamento climatico e del consumo delle risorse limitate del nostro pianeta ci riguarda tutti, nessuno escluso. E che anche se al momento il mondo è concentrato su un’altra emergenza, la tutela dell’ambiente resta il problema più importante da affrontare sul lungo periodo.

Ma c’è di più: alla base di GECO c’è la convinzione che investire oggi sulla sostenibilità possa aiutare le aziende colpite dalla crisi legata alla pandemia a risollevarsi. L’implementazione di tecnologie “green” e di pratiche innovative indirizzate alla conservazione dell’ambiente, infatti, può fornire alle piccole e grandi aziende e ai singoli professionisti gli strumenti per rilanciare la propria attività e prepararsi alle richieste dei mercati futuri.

I temi più caldi della fiera saranno quelli legati alle energie alternative, al loro approvvigionamento e alla loro distribuzione a tutti i livelli, alla mobilità sostenibile, che nel corso di quest’anno ha conosciuto uno sviluppo senza precedenti sulle tratte urbane, al futuro dei trasporti su lunga distanza, e a tutto il settore dei viaggi, dal turismo esperienziale al business travel, con proposte alternative che coniugano la qualità dell’esperienza con la sostenibilità ambientale.

Uno degli aspetti più rivoluzionari di GECO è il suo respiro autenticamente globale. Abbattendo le barriere geografiche grazie all’utilizzo di una piattaforma virtuale, questa fiera si apre ad aziende, professionisti e consumatori di ogni parte del mondo, permettendo a chi partecipa di abbattere i costi relativi agli spostamenti e all’alloggio. Questo permetterà all’evento di accogliere un pubblico assai più rappresentativo delle varie industrie di quanto non avvenga normalmente in un evento in presenza.

Per approfondimenti: www.gecoexpo.com

Appello congiunto sul Clima degli europarlamentari Eleonora Evi e Michael Bloss

Quella sul clima è una questione complessa che necessita di strategie e strumenti altrettanto elaborati per poter essere adeguatamente affrontata. Sotto questo aspetto, ci viene in aiuto la prima legge europea sul clima, che aiuta a stabilire un quadro di riferimento chiaro ed azioni efficaci che si estendono dal livello europeo alle autorità locali” – dichiara Eleonora Evi, titolare in Commissione Ambiente al Parlamento europeo.

Eleonora Evi, Commissione Ambiente – Parlamento europeo

Con questa legge, infatti, il Parlamento europeo ha deciso di aumentare l’obiettivo climatico in modo da prevedere una riduzione del 60% dei gas serra entro il 2030.

Si tratta di 20 punti percentuali in più rispetto al precedente obiettivo del 40%, ma lontano, purtroppo, dalla riduzione del 65% che avevamo proposto, in linea con quanto raccomandato dagli scienziati” – aggiunge Michael Bloss.

Michael Bloss, Europarlamentare

Tuttavia, la posizione del Parlamento Europeo sui cambiamenti climatici lascia ben sperare, perché fornisce strumenti operativi specifici, elencati di seguito.

 1) Stabilire un budget per i gas serra

Ogni anno, gigatonnellate di CO2 e altri gas serra, come il metano, vengono immessi nell’atmosfera. La somma di tutte le emissioni assume un ruolo determinante nella crisi climatica, ecco perché è fondamentale che nel bilancio dei gas a effetto serra vengano forniti dati precisi sulle quantità che è possibile emettere al fine di rispettare l’obiettivo climatico di Parigi. Il suddetto budget, richiesto da tempo da scienziati e attivisti del clima, sarà proposto dalla Commissione nel 2021 e sarà utilizzato come parametro di controllo per tutte le proposte legislative.

 2) Ascoltare la scienza

Il dibattito sulla crisi climatica deve basarsi su dati scientifici. Questo è il motivo per cui molti Stati membri hanno già designato consigli scientifici e leggi nazionali sul clima. L’istituzione di un Consiglio europeo per il clima, che sarà composto da 15 scienziati indipendenti, fornirà proposte concrete per la politica climatica dell’UE.

 3) Divieto di sussidi per i combustibili fossili

Ogni anno gli Stati membri dell’UE elargiscono 137 miliardi di euro di sussidi al settore del carbone, del petrolio e del gas. Si tratta di cifre ingenti che potrebbero essere investite massicciamente nel comparto delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e della green economy. La legge sul clima sta ora ponendo fine a tutto ciò. Basandosi sulla inconciliabilità con gli obiettivi di Parigi, il Parlamento europeo si è infatti schierato contro le sovvenzioni indirette o dirette ai combustibili fossili.

 A questo proposito, va ricordato come i vantaggi fiscali per il diesel e per il carburante destinato all’aviazione ostacolino il raggiungimento degli obiettivi climatici e debbano, pertanto, essere convertiti in norme fiscali che premiano le azioni rispettose del clima. Infine, in un’ottica di trasparenza, occorre che la Commissione dichiari in che modo i fondi del bilancio UE sono coerenti con gli obiettivi climatici.

 Affinché le azioni sul clima siano concrete ed efficaci, occorre evitare che eventuali compromessi al ribasso (ad esempio il taglio delle emissioni al 55% invece che al 60%) vengano mediaticamente venduti come vittorie, anziché come sonore sconfitte.

Il percorso compiuto dall’Italia nel contrasto alla crisi climatica è stato contrassegnato da azioni importanti, come la recente classificazione dei sussidi ambientalmente dannosi e l’intenzione di provvedere a una loro progressiva trasformazione in sussidi favorevoli sotto il profilo ambientale. Azioni che rappresentano un incoraggiante punto di partenza e non un punto d’arrivo” – prosegue la Evi.

Le drammatiche immagini delle alluvioni che colpiscono il nostro Paese con sempre più frequenza dimostrano che stiamo già assistendo agli effetti della crisi climatica nel nostro stesso Paese con il loro impatto economico devastante e, purtroppo, anche di vite umane. Dal 1945 ad oggi il dissesto idrogeologico è costato all’Italia una media di 3,5 miliardi di euro all’anno. Delle oltre 900 mila frane censite nelle banche dati europee (dati ISPRA), quasi due terzi sono italiane, inoltre le aree a rischio inondazione in Italia risultano pari a 37.803 km2 (una superficie pari alla somma del Lazio e dell’Abruzzo). Oggi l’Europa e l’Italia devono scegliere quale strada percorrere nel lungo termine per scongiurare gli effetti irreversibili dell’aumento della temperatura terrestre.

Per questo motivo, in vista dell’imminente appuntamento di dicembre del Consiglio dei Ministri dell’ambiente, chiediamo con forza ai nostri rispettivi rappresentanti impegno massimo per trovare un accordo ambizioso e quanto più vicino alle richieste del Parlamento Europeo, onde evitare ulteriori ritardi che potrebbero avere esiti drammatici per la gestione della crisi climatica” – concludono gli europarlamentari.

Eleonora Evi, Michael Bloss

Bruxelles, 13 novembre 2020

Complimenti a questi due giovani europei (una italiana) che combattono per un futuro più pulito per tutti noi, che crediamo in un #GreenNewDeal globale con le teorie del nostro prof. Jeremy Rifkin per una reale Terza Rivoluzione Industriale.

Angelo Consoli, Presidente

Antonio Rancati, Coordinatore generale

CETRI-TIRES

CETRI-TIRES alla presentazione di SEALOGY® per la tutela del mare, lunedì 16 novembre alle ore 11.00 nel Municipio di Ferrara

PARTECIPA A SEALOGY® DIGITAL PREVIEW E RESTA AGGIORNATO SULLE PRINCIPALI NOVITA’ DEL MONDO BLUE ECONOMY

La conferenza stampa di presentazione di SEALOGY® DIGITAL PREVIEW si terrà lunedì 16 novembre, ore 11.00, nella Sala dell’Arengo, Municipio di Ferrara, mentre giovedì 19 novembre la Conferenza Inaugurale (9.30-10.30 sulla piattaforma Sealogy®) aprirà i lavori con i saluti di autorità e istituzioni nazionali e internazionali (registrazione tramite www.sealogy.it).

SEALOGY® DIGITAL PREVIEW ti aspetta dal 19 al 22 novembre sul website: sealogy.it

Iscrivendoti gratuitamente a SEALOGY® DIGITAL PREVIEW potrai prendere parte ai BLUE WEBINAR, i convegni online interamente dedicati all’economia blu che tratteranno le tematiche più attuali del settore.

SCOPRI IL PROGRAMMA

Partecipa ai B2BLUE – Blue Brokerage event, l’evento B2B di intermediazione durante il quale potrai fissare appuntamenti ed incontrare altre aziende della Blue Economy con cui avviare rapporti di business e partnership.

Potrai iscriverti gratuitamente a B2BLUE fino al 16 novembre, scopri come!

ISCRIVITI A B2BLUE

Scopri tutte le iniziative legate all’universo blu nella sezione BLUE SHOW attraverso il racconto di progetti aziendali, campagne di informazione e sensibilizzazione, esperienze di vita vissuta, tutorial formativi, interviste, cooking show tematici e molto altro ancora!

ISCRIVITI SUBITO A SEALOGY® DIGITAL PREVIEW, ENTRA NEL MEGLIO DEL MARE

REGISTRATI A SEALOGY® DIGITAL PREVIEW

Segreteria Organizzativa

Tel.: +39 0532 900713

E-mail: info@sealogy.it

Website: www.sealogy.it

Il ministro Gualtieri incontra Jeremy Rifkin: intervista all’economista e ambientalista statunitense (ottobre 2019)

Parma vista dall’alto é ancora più bella

Con il lockdown abbiamo capito quanto é impattante la nostra presenza sulla vita della Terra.

Siamo finalmente certi che se ci fermiamo il nostro pianeta ricomincia a respirare. Ci muoviamo con mezzi di trasporto che fanno male alla nostra salute e chilometro dopo chilometro rilasciano sostanze che stanno distruggendo la vita sulla Terra. Il tema della mobilità sostenibile é sicuramente al centro dell’attenzione della scena pubblica. Siamo sicuri che una macchina elettrica sia la soluzione? Vogliamo solo cambiare la trazione delle nostra automobili e mantenere lo stesso stile di vita? Perché non stravolgere le nostre certezze e trasformare le nostre strade in luoghi di incontro e vita quotidiana? In questo articolo voglio spiegarvi la mia idea per rendere più a misura d’uomo la mia città, Parma. Un grande progetto per ridare alle persone ciò che le auto si sono prese negli anni,
caratterizzato dalla mobilità sostenibile.
Parma, capoluogo emiliano che conta quasi 200.000 abitanti, si candida così ad essere capofila nella transizione a città da terza rivoluzione industriale, in linea con le direttive della Commissione europea per un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050.
Nel progetto un ruolo fondamentale lo giocano le energie rinnovabili, che alimenteranno interamente il trasporto pubblico, il quale non sarà composto solo da comuni mezzi, ma saranno sperimentati nuovi metodi di trasporto.
Idea cardine del piano è costruire una cabinovia lungo l’asse nord sud della città, che intrecciandosi con il torrente Parma, fornisce una nuova prospettiva sui tetti del centro. Sul suo percorso collega molti punti di interesse come l’autostrada, la stazione ferroviaria, numerose scuole e infine il campus universitario. L’avvento dei sistemi di trasporto via fune
in città é di recente sviluppo. Le cabinovie infatti uniscono il vantaggio dell’alimentazione elettrica, al fatto che non necessitano di batterie. Inoltre sono di facile realizzazione, economicamente convenienti rispetto ad una nuova linea di metropolitana, ma soprattutto il continuo flusso di cabine rende i tempi di attesa praticamente nulli e non risentendo del traffico la durata del viaggio é sempre costante. Tempi certi e continua possibilità di fruire del servizio, sono due elementi che creano interesse nell’utente, in quanto é certo della durata totale del viaggio.
Sulla direttrice est ovest, della città di Parma, ho pensato a una tranvia che non si limiti ai confini cittadini ma arrivi fino alla prima periferia in modo da includere nel progetto anche i cittadini che abitano nei paesi più vicini alla città, portando così il bacino di utenza a raggiungere le 250.000 persone.
In una transizione verso le energie rinnovabili, non verranno più acquistati autobus alimentati da combustibili fossili. In una prima fase verranno adottati mezzi elettrici a batteria, per poi spostarsi su mezzi alimentati a idrogeno. L’attuale percorso delle linee urbane sarà ripensato in modo da coprire in modo efficiente tutta la città e sfruttare la cabinovia e il tram per gli spostamenti più lunghi.
Un ruolo fondamentale sarà ricoperto dalla micromobilità, alla quale sono dedicati i maggiori interventi. L’attuale rete di piste ciclabili sarà revisionata e potenziata. Anche qui l’obiettivo é dare la possibilità anche a chi abita in periferia di raggiungere la città in modo rapido e sicuro. Verranno creati numerosi depositi bici, luoghi sicuri in cui poter lasciare il proprio mezzo.
Il centro storico sarà reso completamente pedonale, in modo da garantire una maggiore interazione tra le persone e dare la possibilità ai commercianti di sfruttare meglio il suolo pubblico.
All’interno del centro verranno adottati mezzi autonomi che permetteranno di spostarsi e raggiungere tutti i borghi, sarà garantito il passaggio al tram, a una velocità ridotta, come già succede in molte aree pedonali in Europa.
Decementificare è un altro punto importante del progetto. Credo infatti che ci sia bisogno di ricucire il rapporto dell’uomo con la natura, creando veri e propri boschi urbani che, oltre a mitigare il caldo, porterebbero numerosi vantaggi.
Gli effetti del cambiamento climatico sono sotto i nostri occhi tutti i giorni, se non agiamo tempestivamente il mutamento sarà irreversibile. Sono consapevole che questo progetto richiederà grandi investimenti e molto tempo, ma credo che se non cambiamo in modo radicale il nostro stile di vita non riusciremo ad arginare l’impatto che abbiamo avuto in questi secoli sul nostro pianeta.

Pietro Bernardi – Dipartimento Mobilità Sostenibile CETRI-TIRES

Parma, 26 settembre 2020

L’idrogeno arrivò a Bruxelles con Romano Prodi

Nel 2003 Prodi, allora Presidente della Commissione Europea, lancia una nuova iniziativa su impulso di Jeremy Rifkin: la nuova strategia europea per l’Economia dell’Idrogeno. Obiettivo strategico arrivare a un 2050 post carbon basato esclusivamente sull’economia delle rinnovabili e dell’idrogeno. Ecco il discorso che tenne in quell’occasione per fissare questa ambiziosa strategia.

L’Idrogeno è uno degli elementi essenziali della transizione energetica, ed è stato incluso nella omonima proposta di Legge di Iniziativa Popolare lanciata dalla H2U Università dell’Idrogeno. Se oggi possiamo intraprendere una battaglia verso uil futuro dell’energia anche in Italia è perchè nel passato leader europei lungimiranti come Romano Prodi hanno lanciato questa sfida al mondo del petrolio, dei fossili e del nucleare.

Ocasio-Cortez: the Green New Deal is feasible and affordable

Originally put forward by the European Federlist movement as a way to re estblish a citizen Europe idea close to that of Altiero Spinelli’s Manifesto of Ventotene, the Green New Deal has been invoked in Europe at various levels until it became the main focus of Alexandria Ocasio-Cortez ‘s main strategy for the American Democratic Party. While Europe is pushing forward with a very ambitious decarbonization strategy and the Circular Economy package (a 12 Directives package overlly that is inspired to a vision totslly opposed to US trump’s one. It therefore becomes evodent that green policies under a new powerful format like the Green New Deal can help Europe and the US gt back n the same track and put an end to the misfortunate Trump’s period.

Ocasio-Cortez Presenting the Green New Deal in Washington DC

There are three main ideas of the Green New Deal Resolution introduced by Congresswoman Alexandria Ocasio-Cortez and Senator Ed Markey.

The first is to decarbonize the US energy system — that is, to end the emissions of carbon dioxide (CO2) from burning coal, oil and natural gas, in order to stop global warming.

The second is to guarantee lower-cost, high-quality health coverage for all.

The third is to ensure decent jobs and living standards for all Americans, in part by making colleges and vocational schools affordable for all.

The right wing and corporate lobbies are already hyperventilating: It is unachievable; it will bankrupt us; it will make us into Venezuela.

These claims are dead wrong. The Green New Deal agenda is both feasible and affordable. This will become clear as the agenda is turned into specific legislation for energy, health care, higher education, and more.

The Green New Deal combines ideas across several parts of the economy because the ultimate goal is sustainable development. That means an economy that delivers a package deal: good incomes, social fairness, and environmental sustainability. Around the world, governments are aiming for the same end — a “triple-bottom line” of economic, social, and environmental objectives.

The key ideas of the Green New Deal — decarbonization, lower-cost health care, and decent living standards for the working class — have been studied for years. The Green New Deal Resolution is the opportunity, finally, to put that vast knowledge into effect.

What is absolutely clear is that the Green New Deal is affordable. The claims about the unaffordability of these goals are pure hype. The detailed plans that will emerge in the coming months will expose the bluster.

Decarbonizing energy

Consider the challenge of decarbonizing the energy system. As noted in the Green New Deal resolution, the recent report of the Inter-Governmental Panel on Climate Change calls for global decarbonization by 2050, an achievable goal that requires coherent and accelerated actions by the US and other nations.

The Green New Deal is the occasion to put America’s utilities, builders, and automakers to the challenge of accelerating their technological overhauls to complete decarbonization by 2050 or earlier. The resolution calls for a 10-year mobilization effort to achieve “net-zero greenhouse gas emissions” but not for a precise timeline for completing decarbonization. The timing will depend on the pace of new zero-carbon investments and the phase-out of existing fossil fuel-based technologies.

The costs of renewable energy are plummeting, making decarbonization eminently feasible. Detailed estimates put the costs of substantial decarbonization (80% or more by 2050) at around 1% of GDP per year or less. (See here for one recent study). In many cases, renewable energy is already at “grid parity,” meaning that it is at a cost point comparable to fossil fuels. Most of the modest costs of decarbonization will never hit the federal budget, as they will be absorbed by the utility industry, the automobile producers, and other parts of the private economy.

Decarbonization is already underway in the US, just not yet with the pace and scale required. US utilities are no longer building coal-fired power plants; many are now scrapping plans for gas-fired plants in favor of renewable energy. Investors and in-house lawyers are warning companies not to invest in fossil fuels, as these investments would be stranded in future years. Automobile companies are rapidly shifting to electric vehicles. New buildings are going electric, with tough efficiency codes. These transformations are being driven mainly by environmental regulations, integrated resource planning by utilities, and market forces, not by federal outlays.

Medicare for all

The US spends around 17% of its gross domestic product (GDP) on health care coverage, while other countries spend 10-12%. The main difference lies with the high prices of US health care, for drugs, hospital stays, medical procedures, and other goods and services, rather than with greater utilization of health services. These high prices have resulted in part from the rising concentration and market power of health care providers at the metropolitan level. The result is outlandish salaries, bloated administration, heavy costs of advertising, and other inefficiencies that result in high incomes for the health care industry and exorbitant costs for taxpayers and for workers paying for private health care plans.

The question is therefore not whether we can afford Medicare for All, but whether we will get there before the private health care industry bankrupts us. As one approach, the private insurance premiums now flowing to private health insurers could be re-directed to a Medicare account that would reimburse the health providers at Medicare rates, with much lower management salaries and administrative costs. The nationwide cost savings of Medicare for All — hundreds of billions of dollars per year — could be remitted to taxpayers or used to reduce the federal budget deficit.

College for all

Similar budget analyses demonstrate the feasibility of other parts of the Green New Deal. Can debt-free higher education for all be achieved? The other rich countries all accomplish it. One proposal for “College for All,” presented by Senator Bernie Sanders, would cost around one-quarter of 1% of GDP, a price point that is tiny compared with the burdens of a society weighed down by student debts that create lifelong anxieties until retirement years.

The Green New Deal proponents are absolutely correct on the merits. Decarbonization, Medicare for All, debt-free higher education, and other social benefits are feasible, affordable, and smart. They will deliver great savings in the case of health care, environmental benefits in the case of decarbonization, and renewed social mobility in the case of debt-free higher education.

As a next step, the Green New Deal ideas should be turned into legislation, plans and budgets. When the Federal Interstate Highway System was being debated in 1955, every Congressman received a booklet with detailed maps showing how their district would benefit from an interstate highway system. It’s now important to provide a roadmap of the Green New Deal, showing for each part of the country how the Green New Deal package can be accomplished at low cost and with enormous economic, social and environmental benefits.

The Green New Deal is a new fully comprehensive vision of the economy and the society based on sustainable investments and the transition to a post carbon society. Will the American Democratic party under the Ocasio-Cortez leadership be able to show the way and help the climate and environmental cause? For sur Europe will be totally on their side.

Europe: The future of energy is RED!

On November 16th, the European Union has approved the new energy package started with the Commission Communication CLEAN ENERGY FOR ALL EUROPEANS (https://ec.europa.eu/energy/en/topics/energy-strategy-and-energy-union/clean-energy-all-europeans) issued ony two years before (30th of November 2016). aimed at providing the necessary stable legislative framework – and thereby taking a significant step towards the creation of the Energy Union and delivering on the EU’s Paris Agreement commitments.

The new policy framework brings regulatory certainty, in particular through the introduction of the first national energy and climate plans, and will encourage essential investments to take place in this important sector. It empowers European consumers to become fully active players in the energy transition and fixes two new targets for the EU for 2030: a binding renewable energy target of at least 32% and an energy efficiency target of at least 32.5% – with a possible upward revision in 2023. These ambitious targets will stimulate Europe’s industrial competitiveness, boost growth and jobs, reduce energy bills, help tackle energy poverty and improve air quality.

When these policies are fully implemented, they will lead to steeper emission reductions for the whole EU than anticipated – some 45% by 2030 relative to 1990 (compared to the existing target of a 40% reduction).

To strive towards a long-term greenhouse gas reduction objective, the framework also sets up a robust governance system for the Energy Union and outlines specific measures for the building sector – the largest single energy consumer in Europe with considerable potential for gains in energy performance.

These new targets also played an important part in the Commission’s preparations for its long-term vision for a climate neutral Europe by 2050, published on 28 November 2018.

The package includes 8 different legislative proposals (each with a linked impact assessment), with political agreement having been reached on five of the eight files, as shown below (as of December 2018):

The package also include three communications and a report

These proposals build on existing EU policies and funding opportunities, such as research, development and innovation projects under the Horizon 2020 Programme, and ongoing EU-financed investment programmes, for example  the Connecting Europe Facility, the European Energy Programme for Recovery and other European Structural Investment Funds (ESIF), as well as funding through the European Fund for Strategic Investments (EFSI), where there are more projects related to energy than any other sector.

Among the Directives, by now the first four of the previous list of eight proposals have been approved, including the Directive for the promotion of the use of energy from renewable sources, (in Brussels shortened in Renewable Energy Directive, acronimous: RED)

It is not an exaggeration to say that this ground breaking directive is a real revolution because it gives official legal recognition and aknowledgement to the “prosumer” and to the “energy Communities” as portraid in his visionary work of 2011 by professor Livio de Santoli. Here following one can  read articles 21 and 22, that we reproduce here below:

Article 21

Renewables self-consumers

1.  Member States shall ensure that consumers are entitled to become renewables self-consumers, subject to this Article.

2.  Member States shall ensure that renewables self-consumers, individually or through aggregators ?, are entitled ?:

(a)  to generate renewable energy, including for their own consumption, store and sell their excess production of renewable electricity , including through renewables power purchase agreements, ?electricity suppliers and peer-to-peer trading arrangements, without being subject ?:

(i)  in relation to the electricity that they consume from or feed into the grid, to discriminatory or disproportionate procedures and charges, and to network charges that are not cost-reflective;

(ii)  in relation to their self-generated electricity from renewable sources remaining within their premises, to discriminatory or disproportionate procedures, and to any charges or fees;

(b)  to installing and operating electricity storage systems combined with installations generating renewable electricity for self-consumption without liability for any double charge, including network charges, for stored electricity remaining within their premises;

(c)  to maintaining their rights and obligations as final consumers;

(d)  to receiving remuneration, including, where applicable, through support schemes, for the self-generated renewable electricity that they feed into the grid, which reflects the market value of that electricity and which may take into account its long-term value to the grid, the environment and society .

3.  Member States may apply non-discriminatory and proportionate charges and fees to renewables self-consumers, in relation to their self-generated renewable electricity remaining within their premises in one or more of the following cases:

(a)  if the self-generated renewable electricity is effectively supported via support schemes, only to the extent that the economic viability of the project and the incentive effect of such support are not undermined;

(b)  from 1 December 2026, if the overall share of self-consumption installations exceeds 8 % of the total installed electricity capacity of a Member State, and if it is demonstrated, by means of a cost-benefit analysis performed by the national regulatory authority of that Member State, which is conducted by way of an open, transparent and participatory process, that the provision laid down in point (a)(ii) of paragraph 2 either results in a significant disproportionate burden on the long-term financial sustainability of the electric system, or creates an incentive exceeding what is objectively needed to achieve cost-effective deployment of renewable energy, and that such burden or incentive cannot be minimised by taking other reasonable actions; or

(c)  if the self-generated renewable electricity is produced in installations with a total installed electrical capacity of more than 30 kW.

4.  Member States shall ensure that renewables self-consumers located in the same building, including multi-apartment blocks, are entitled to engage jointly in activities referred to in paragraph 2 and that they are permitted to arrange sharing of renewable energy that is produced on their site or sites between themselves, without prejudice to the network charges and other relevant charges, fees, levies and taxes applicable to each renewables self-consumer. Member States may differentiate between individual renewables self-consumers and jointly acting renewables self-consumers. Any such differentiation shall be proportionate and duly justified .

5.  The renewables self-consumer’s installation may be owned by a third party or managed by a third party for installation, operation, including metering, and maintenance provided that the third party remains subject to the renewables self-consumer’s instructions. The third party itself shall not be considered to be a renewables self-consumer.

6.  Member States shall put in place an enabling framework to promote and facilitate the development of renewables self-consumption based on an assessment of the existing unjustified barriers to, and of the potential of, renewables self-consumption in their territories and energy networks. That enabling framework shall, inter alia:

(a)  address accessibility of renewables self-consumption to all final customers, including those in low-income or vulnerable households;

(b)  address unjustified barriers to the financing of projects in the market and measures to facilitate access to finance;

(c)  address other unjustified regulatory barriers to renewables self-consumption, including for tenants;

(d)  address incentives to building owners to create opportunities for renewables self-consumption, including for tenants;

(e)  grant renewables self-consumers, for self-generated renewable electricity that they feed into the grid, non-discriminatory access to relevant existing support schemes as well as to all electricity market segments;

(f)  ensure that renewables self-consumers contribute in an adequate and balanced way to the overall cost sharing of the system when electricity is fed into the grid.

Member States shall include a summary of the policies and measures under the enabling framework and an assessment of their implementation respectively in their integrated national energy and climate plans and progress reports, pursuant to Regulation (EU) 2018/… (36) .

7.  This Article shall apply without prejudice to Articles 107 and 108 TFEU.

Article 22

Renewable energy communities

1.  Member States shall ensure that final customers, in particular household customers, are entitled to participate in a renewable energy community while maintaining their rights or obligations as final customers, and without being subject to unjustified or discriminatory conditions or procedures that would prevent their participation in a renewable energy community, provided that for private undertakings, their participation does not constitute their primary commercial or professional activity .

2.  Member States shall ensure that renewable energy communities are entitled to:

(a)  produce, consume, store and sell renewable energy, including through renewables power purchase agreements;

(b)  share, within the renewable energy community, renewable energy that is produced by the production units owned by that renewable energy community, subject to the other requirements laid down in this Article and to maintaining the rights and obligations of the renewable energy community members as customers;

(c)  access all suitable energy markets both directly or through aggregation in a non-discriminatory manner.

3.  Member States shall carry out an assessment of the existing barriers and potential of development of renewable energy communities in their territories.

4.  Member States shall provide an enabling framework to promote and facilitate the development of renewable energy communities. That framework shall ensure, inter alia, that:

(a)  unjustified regulatory and administrative barriers to renewable energy communities are removed;

(b)  renewable energy communities that supply energy or provide aggregation or other commercial energy services are subject to the provisions relevant for such activities;

(c)  the relevant distribution system operator cooperates with renewable energy communities to facilitate energy transfers within renewable energy communities;

(d)  renewable energy communities are subject to fair, proportionate and transparent procedures, including registration and licensing procedures, and cost-reflective network charges, as well as relevant charges, levies and taxes, ensuring that they contribute, in an adequate, fair and balanced way, to the overall cost sharing of the system in line with a transparent cost-benefit analysis of distributed energy sources developed by the national competent authorities;

(e)  renewable energy communities are not subject to discriminatory treatment with regard to their activities, rights and obligations as final customers, producers, suppliers, distribution system operators, or as other market participants;

(f)  the participation in the renewable energy communities is accessible to all consumers, including those in low-income or vulnerable households;

(g)  tools to facilitate access to finance and information are available;

(h)  regulatory and capacity-building support is provided to public authorities in enabling and setting up renewable energy communities, and in helping authorities to participate directly;

(i)  rules to secure the equal and non-discriminatory treatment of consumers that participate in the renewable energy community are in place.

5.  The main elements of the enabling framework referred to in paragraph 4, and of its implementation, shall be part of the updates of the Member States’ integrated national energy and climate plans and progress reports pursuant to Regulation (EU) 2018/… (37) .

6.  Member States may provide for renewable energy communities to be open to cross-border participation.

7.  Without prejudice to Articles 107 and 108 TFEU, Member States shall take into account ?specificities of renewable energy communities when designing support schemes in order to allow them to compete for support on an equal footing with other market participants.

This piece of European legislation takes way forward the most advanced ideas on energy production and distribution and starts a new process in the European democratic access to energy production and use, recognizing new figures that until just a couple of years ago were completely unknown to the European baggage of knowledge and terminology: prosumers (consumers and producers of energy) and energy communities.

The EU paints its energy policy  RED.

Red like the sun.

RED as the Renewable Energy Derective.

 

 

The Third Industrial Revolution film event in the Italian Parliament

 

 

 

 

 

 

The Third Industrial Revolution European Society and the Camera dei Deputati

present

a film by Eddy Moretti

Rome 15th of October 10 am

Aula dei gruppi parlamentari, (Parliamentary Groups room)
Camera dei Deputati – Rome

After the film there will be a panel discussion with
Eddy Moretti and Jeremy Rifkin

 

A detailed event program will follow
Entrance allowed upon invitation and registration

Film trailer here: https://www.youtube.com/watch?v=ntBlNdI0wXo

 

The Venue is in Via del Campo Marzio 74.

 

 

 

Hydrogen on the EU agenda!

Federal Minister Elisabeth Köstinger and EU Commissioner Miguel Arias Cañete at the informal meeting of energy ministers on 18 September 2018

On 18 September 2018 the use of hydrogen as a future?oriented energy form was among the items on the agenda of the informal meeting of EU energy ministers.

“The Austrian Presidency of the Council of the European Union proposed a Hydrogen Initiative that many member states approved of and signed”, said Elisabeth Köstinger, current chair of the EU energy minister meetings. “Under this initiative, the signatory states commit themselves to continue research and investment in the production and use of hydrogen as a future?oriented technology”,

Elisabeth Köstinger added. In Linz, where the informal meeting of energy ministers took place on 17 and 18 September, one of the most modern European hydrogen production plants is currently being built.

“In order to achieve the European?wide 2030 climate and energy goals, renewable energy forms have to be strengthened and better integrated”, Elisabeth Köstinger emphasised. “A big challenge is also being able to use renewable energy at those times when the sun is not shining, the water level is low or the wind is not blowing. Therefore, energy storage solutions are crucial in order to stock energy and to store it in the case of overproduction.”

According to Elisabeth Köstinger, renewable hydrogen could, in future, play an important role in this area. Moreover, she said, hydrogen constituted not only a potential future?oriented technology for storing energy but its use as a vehicle fuel would also add to reducing the role of fossil energy sources in mobility. “With the Hydrogen Initiative we want to send out a strong signal for renewable hydrogen and a European-wide cooperation”, Elisabeth Köstinger said.

EU Commissioner Miguel Arias Cañete also welcomed the initiative of the Austrian Presidency of the Council of the European Union:

“Green hydrogen offers significant potential for the d“WE HAD A VERY OPEN AND ACTIVE DISCUSSION ON THE POINTS MENTIONED ABOVE. IN THESE DISCUSSIONS, THE POSITIONS OF ALL MEMBER STATES WERE FULLY RESPECTED. THIS IS ONE OF THE BASIC PREREQUISITES FOR MAKING PROGRESS POSSIBLE AND POTENTIALLY FINALISING THE CLEAN ENERGY PACKAGE IN THE COMING MONTHS.”ecarbonisation of the European economy. The Commission warmly welcomes the Hydrogen Initiative as it will further harness the innovative drive across the EU.”

More information about the informal meeting of energy ministers can be found on the event page.

We, the signatories of this initiative, gathered in Linz, Austria, on the 17th and 18th of September 2018, collectively aim to maximise the great potentials of sustainable hydrogen technology for the decarbonisation of multiple sectors, the energy system and for the long-term energy security of the EU. Acknowledging climate change as a common global challenge and focusing on our commitments to the UNFCCC, we especially underline the key role of sustainable energy technologies in the targeted process of decarbonisation. We need to increase our ambition in all sectors to fulfil the targets set by the Paris Agreement, namely to hold the increase in the global average temperature to well below 2°C above pre-industrial levels and pursuing efforts to limit the temperature increase to 1.5°C above pre-industrial levels. The signatories of this declaration stress that in light of the continuous progress of automation and digitalisation in industry, the energy sector should prepare for new challenges in energy demand, usage, transport and storage. We highlight the potential of renewable hydrogen as an energy storage solution as well as a sustainable climate neutral energy carrier and feedstock. Therefore, renewable hydrogen is able to store as well as provide reliable and timely access to renewable energy, thus offering new opportunities to increase energy security and reduce the Energy Union’s dependency on fossil imports…

The full text is available here  The Hydrogen Initiative (not available in an accessible format) (EN only)

Germany in the lead for the hydrogen implementation strategy.

Klaus Bonhoff

Klaus Bonohff, Managing director of the German Hydrogen support and research organisation that had been funded with 2 bn euro until 2026, sends us a short update on the situation.
The German Government has approved to continue the National Innovation Program for Hydrogen and Fuel Cell Technologies (NIP) for another ten years (2016-2026). While in the first phase (2007-2016) the target was on market preparation of respective technologies, with the result of market-ready technical performance,  the second phase (2016-2026) will focus on (i) continued R&D to further reduce costs and (ii) market activation. Market activation for transportation will especially include support for a commercial development of a hydrogen station network (e.g. via H2 Mobility Germany), development of hydrogen production based on renewable power (electrolysis), incentive programs for fuel cell vehicles (especially rail and busses) and green logistics (FC applications at production sites, airports etc.).

For further information on the Nationale Organisation Wasserstoffen please go to this page:
https://www.now-gmbh.de/de

TAP with no flow!

Today, at a board meeting in Luxembourg the European Investment Bank (EIB) has decided, for now, to postpone loaning €1.5 billion to the controversial Trans-Adriatic Pipeline (TAP).

A growing number of civil society groups are calling on the EIB not to fund this fossil fuel pipeline. In the last few days over 4000 people across Europe and beyond told the bank’s board members that supporting TAP with a massive public loan would be inconsistent with the EIB’s attendance at the One Planet Summit in Paris where the bank pledged, once again, to align its finance with the Paris climate Agreement.

Traversing Greece, Albania and the Adriatic Sea before making a landfall on Italy’s southern shores, TAP is envisaged as the western section of the Southern Gas Corridor. A 3500 kilometre long chain of pipelines starting in Azerbaijan’s Shah Deniz II offshore gas field, this grandiose project is designed to annually pump 10 billion cubic meters of gas to Europe starting 2020, in addition to 6 billion cubic meters to Turkey as early as next year.

Nevertheless, TAP, and the entire Southern Gas Corridor, is a climate-busting fossil fuel project that serves to prop-up corrupt regimes that trample over human-rights, and today’s tragic news of the gas explosion in Baumgarten, Austria, demonstrates that these pipelines increase danger and vulnerability, not European energy security.

On a day in which the World Bank pledged to end funding for oil and gas exploration and gas extraction projects, the EIB board seemed to recognize the myriad problems with the TAP project and decided it needs further discussion before deciding on such a large, controversial loan. The project has been sitting in the bank’s pipeline for more than two years now, and the board will discuss the loan again no earlier than February 2018.

Anna Roggenbuck, EIB Policy Office with CEE Bankwatch Network, says:

“Acknowledging the impacts the project would have on both the climate and impacted communities, the EIB board decided it needs more discussion. We expect the board to demand the bank responds meaningfully to all the complaints raised so far by affected communities along the pipeline route.”

Xavier Sol, Director of Counter Balance, says:

“This further postponement of the Board’s decision on TAP is an important sign that the project’s toxicity has become increasingly obvious. The climate paradox at the heart of the project, together with the human rights abuses, impacts on local communities and corruption links associated with it have made it harder and harder for the EU’s bank to endorse.”

Cécile Marchandclimate and public actors campaigner from Friends of the Earth France says:

“Clearly it was too much even for the EIB to fund this fossil fuel mega project on the anniversary of the Paris Agreement – now they should make sure that 2018 sees them end support for fossil fuels entirely’’

Tim Ratcliffe from 350.org says:

“Communities in Italy, like the people of Melendugno, have been bravely resisting this pipeline in the face of fascist-era laws. Now, everyone that has been demanding the European Investment Bank defund the Trans Adriatic Pipeline just got the decision on a €1.5bn delayed until next year. This is a massive blow to this dangerous new pipeline – we’re turning the tide on new fossil fuel projects. TAP will not go ahead.”

For more information contact

Xavier Sol
Director, Counter Balance
xavier.sol@counter-balance.org
+ 32(0)2 893 08 61
Twitter: @xavier_sol

Anna Roggenbuck
EIB Policy Officer, CEE Bankwatch Network
annar@bankwatch.org
Mobile: +48 509970424 Office: +48 91 831 5392
Twitter: @RoggenbuckA

Cécile Marchand (in the One Planet Summit)
Climate and Public Actors Campaigner, Friends of the Earth France
cecile.marchand@amisdelaterre.org
Mobile: +33 (0)6 69 97 74 56
Twitter: @Cecile_Mcd

Mark Raven
European Communications Specialist, 350.org
mark@350.org
+447841474125 (UK) +90544145425 (Turkey)

L’Eurodeputato Tamburrano rimette in carreggiata il Regolamento sull’Energia

Buone notizie da Bruxelles: le commissioni energia ed ambiente del Parlamento Europeo introducono con il contributo determinante del Movimento 5 Stelle nuovi elementi nel regolamento UE per la governance dell’Unione dell’energia, eliminando i sussidi all’energia fossile e mettendo in corsia preferenziale gli interventi per l’efficienza energetica.

Dario Tamburrano al Parlamento Europeo

Cominciamo col dire che le lobby fossili hanno sempre operato in modo da stroncare qualunque tentativo di introdurre norme di favore a livello europeo per l’efficienza energetica e il risparmio di consumi energetici, per una ragione molto semplice. I monopoli dell’energia fossile non vedono di buon occhio il restringimento del mercato che questo comporta. Ovviamente. E la seconda cosa che non hanno mai visto di buon occhio è la perdita dei privilegi fiscali e dei sussidi diretti e indiretti che generosamente i poteri pubblici hanno sempre loro accordato (tanto per capire di che si parla, all’incirca 700 miliardi di euro che rappresentano quasi il doppio dei 400 miliardi invece accordati all’energia solare).
Ebbene, le commissioni Energia e Ambiente (ITRE & ENVI) hanno votato per l’eliminazione entro il 2020 di tutti i sussidi, diretti ed indiretti, ai combustibili fossili.

Nell’UE questo enorme flusso di denaro, a seconda di come si fanno i calcoli, ammonta alla bellezza di 39-200 miliardi di euro ogni anno (FONTE Parlamento Europeo – Fossil Fuel Subsides a pag. 4). La stima del Fondo Monetario Internazionale, che include anche le esternalità, è addirittura di 300 miliardi annui (FONTE Commissione Europea – Action to boost the clean energy transition a pag. 6).

E non è tutto: sono stati votati a maggioranza anche gli emendamenti che infondono nel quadro legislativo il concetto, finora del tutto assente, di “energia sociale” e il riconoscimento degli interventi di efficienza energetica come “opere infrastrutturali”.

Le commissioni parlamentari ITRE (industria ed energia) ed ENVI (ambiente) hanno approvato giovedì 7 dicembre le modifiche che vorrebbero apportare al testo del Regolamento UE sulla Governance dell’Unione dell’energia proposto dalla Commissione Europea. Come nel caso della direttiva efficienza energetica, bisognava scegliere fra due serie contrapposte di emendamenti relativi alle politiche UE su clima ed energia: una rigorosamente orientata verso rinnovabili, efficienza energetica e riduzione delle emissioni; l’altra molto più bendisposta a perpetuare l’uso dei combustibili fossili. Il  voto del M5S é stato determinante insieme a quello di Verdi, S&D (socialisti), GUE (sinistra) e ALDE (liberali).

Questo regolamento è l’architettura portante delle politiche UE su energia e clima fino al 2030 poiché stabilisce come gli Stati membri dovranno concretamente recepire diversi provvedimenti in merito alle politiche energetiche dell’Unione, tra i quali la nuova direttiva rinnovabili e la nuova direttiva efficienza energetica. Viene stabilito inoltre come gli Stati membri dovranno redigere i loro piani nazionali energia e clima per diminuire le emissioni climalteranti e per raggiungere i target di efficienza energetica e di energia rinnovabile al 2030.

Sono indicati, ovviamente, anche gli strumenti con cui l’UE controllerà che gli obiettivi nazionali vengano effettivamente raggiunti e siano coerenti con quelli unionali.

EFFICIENZA ENERGETICA ELEVATA AL RANGO DI INFRASTRUTTURA ED ELIMINAZIONE DEI SUSSIDI AI COMBUSTIBILI FOSSILI ENTRO IL 2020

In base agli emendamenti approvati dalle commissioni ITRE ed ENVI, il regolamento stabilisce che la ristrutturazione finalizzata al risparmio di energia é un investimento prioritario e che l’efficienza energetica é un’infrastruttura. Questo recepisce completamente l’ emendamento 580 di questo elenco) presentato da Dario Tamburrano e cofirmato dagli europarlamentari Pedicini, Borrelli, Evi e D’Amato.

Ancora, gli emendamenti “incorporano” nel regolamento gli accordi di Parigi che mirano a contenere entro due gradi (possibilmente entro 1,5 gradi) il riscaldamento globale e inseriscono quindi nei piani nazionali relativi ad energia e clima l’obbligo di

  • eliminare tutti i sussidi ai combustibili fossili entro il 2020 ed indicare la traiettoria verso questo obiettivo. Era uN emendamento specifico (in questo elenco al numero 553), sempre cofirmato dagli eurodeputati suddetti.
  • raggiungere i target di rinnovabili e di efficienza energetica attraverso una traiettoria lineare
  • mirare alla decarbonizzazione dell’economia entro il 2050, muovendosi verso un sistema basato sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica.
ENERGIA SOCIALE

Per quanto riguarda la dimensione “sociale” dell’energia, sempre in base agli emendamenti approvati in commissione i piani nazionali dovranno:

  • indicare quante persone si trovano in condizioni in condizioni di povertà energetica e, se sono in numero significativo, le misure per ridurle
  • stabilire un target di energia rinnovabile prodotta dai cittadini e dalle comunità per l’energia, e la traiettoria per raggiungerlo
  • specificare quali benefici i cittadini trarranno dall’autoproduzione ed autoconsumo di energia rinnovabile
  • essere il frutto di consultazione e partecipazione pubblica
I PROSSIMI PASSI

Queste novità andranno confermate dal voto in assemblea plenaria, che avverrà presumibilmente in gennaio, insieme alla direttiva rinnovabili e alla direttiva efficienza energetica.

Sarà quindi una delle plenarie più importanti della legislatura e la più importante per le politiche energetiche dell’Unione. I risultati finora ottenuti sono molto buoni e in parte insperati. Ma in plenaria si dovrà lottare per ogni singolo voto dato che sono coinvolti estesi interessi geopolitici, enormi quelli finanziari.

Il testo che sarà approvato in plenaria servirà come base per i negoziati con il Consiglio UE – l’altro co legislatore europeo – durante i quali nascerà la versione definitiva del regolamento. Nell’UE, un regolamento  è un atto legislativo superiore alle direttive perché viene direttamente applicato in tutti gli Stati membri senza che vi siano ulteriori passaggi per recepirlo nelle legislazioni nazionali.

Il percorso è ancora lungo, ma siamo inaspettatamente in una buona direzione, grazie a Dario Tamburrano.

Per ulteriori riferimenti si può consultare l’articolo dello stesso Dario Tamburrano a questo link: https://www.dariotamburrano.it/governance-unione-energia-sussidi-combustibili-fossili/

Parma: nuova vita in chiave “educational” per il Modulo Eco.

Dopo quasi un anno, e centinaia di manifestazioni a cui hanno preso parte decine di migliaia  d ragazzi e ragazze, Il Modulo Eco si sposta da Piazzale della Pace alla sua sede definitiva
nel Parco Testoni del quartiere Crocetta.

L’Associazione Manifattura Urbana sotto la sapiente direzione dell’architetto Francesco Fulvi, del Comitato Scientifico del CETRI e responsabile del modulo “high School” del CETRI Educational, organizza una serie di workshop che si svolgeranno in una o più giornate ciascuno, alternando momenti didattici di lezione frontale, tenute da professionisti ed aziende sponsor leader nel settore, e momenti
operativi di costruzione dei vari elementi durante le varie fasi costruttive del Modulo.

Antonio Rancati e Francesco Fulvi

Una splendida occasione di fare l’ esperienza di un cantiere in autocostruzione!
Fin dalla nascita del progetto CETRI-TIRES ha concesso con entusiasmo il suo patrocinio per le numerose attività di educational e tutti gli eventi in linea alle teorie della Terza Rivoluzione Industriale di
Jeremy Rifkin.

COS’É IL MODULO ECO?
E’ un progetto dell’associazione culturale Manifattura Urbana costruito da volontari sotto la direzione di Francesco Fulvi, senza l’uso di soldi pubblici come strumento di divulgazione e didattica sui temi della sostenibilità economica, ambientale e sociale. E’ uno spazio per il quartiere e la cittadinanza dove incontrarsi e fare rete. Luogo per realizzare iniziative a carattere sociale e culturale, fondamentale per la socializzazione e per un processo di riappropiazione delle città da parte di chi la vive.

CHI LO FINANZIA?
Lo smontaggio e rimontaggio da Piazzale della Pace al Parco Testoni è realizzato grazie al sostegno di Fondazione Cariparma. I materiali per la costruzione del padiglione sono sponsorizzate da aziende del settore. Il progetto è sostenuto dal Comune di Parma e da Fondazione Cariparma. In foto la splendida iniziativa “La tua Casa in Classe A” per aiutare tutti i cittadini negli interventi di efficentamento energetico.
CHI PUO’ PARTECIPARE?
Cittadini, scuole, associazioni, enti proponendo temi, progetti o eventi.
Anche società sportive come le Zebre Rugby di Parma, che si sono rese disponibili a promuovere le nostre lanterne green per i bambini che vivono al buio.

CANTIERE DIDATTICO IN AUTOCOSTRUZIONE

Impianto domotico dell’ecomodulo controllabile vi smartphone

Chi volesse partecipare come osservatore o collaborare alle fasi di assemblaggio delle varie parti ed alla loro verifica attraverso una serie di workshop tematici, come l’assemblaggio della struttura in legno, la
posa dei serramenti, del tetto verde, la realizzazione di muri ed intonaci in terra cruda, sistema di tenuta all’aria, impianto elettrico, fotovoltaico, VMC, domotico, blower door test e diagnostica.

In questo primo anno di attività il Modulo ECO ha ricevuto 9 certificazioni e premi nazionali, ed alcuni studenti che ne hanno fatto argomento per la loro Tesi di Laurea, che hanno anche ricevuto importanti attestati istituzionali.

PER PARTECIPARE: è necessario compilare il form online disponibile sul sito internet e su facebook, e MUNIRSI DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (scarpe antinfortunistiche, guanti e caschetto).
LE DATE DI OGNI WORKSHOP VERRANNO COMUNICATE IN RELAZIONE ALLA SVOLGIMENTO DEI LAVORI

COSTO
Singola giornata € 10 + 5 € quota associativa
WS completo € 40 + 5 € quota associativa

A BREVE INSERIREMO IL LINK DEL FORM PER L’ISCRIZIONE AD OGNI SINGOLO
WORKSHOP. SE SIETE INTERESSATI E PER OGNI INFO NON ESITATE A SCRIVERE A:
manifatturaurbana@gmail.com

E’ UN’OCCASIONE DA NON PERDERE!
http://www.facebook.com/ModuloECO

 

 

 

RSS Feed