الإثنين, سبتمبر 28, 2020

L’Europa propone un nuovo piano per la transizione energetica e digitale

Green Deal, Recovery Plan, Pacchetto per l’Idrogeno… Bruxelles ancora una volta traccia la strada nel segno della sostenibilità per esorcizzare il disastro della pandemia e quello (per certi versi più preoccupante) della catastrofe ecologica prossima ventura (prossima davvero…). In questa sua esauriente analisi, Marco Sambati, coordinatore della Academy G.R.A.N.D. ci aiuta a capire meglio cosa sta succedendo a Bruxelles.

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Il 21 luglio il Consiglio europeo, dopo un estenuante negoziato tra i 27 paesi membri, ha approvato un pacchetto di risorse di 750 miliardi di euro, di cui 390 di sussidi, all’interno del bilancio comunitario 2021-2027. L’accordo è storico perché per la prima volta è stato mandato alla Commissione europea di indebitarsi a nome dei paesi membri e per un importo ingente. L’emissione del debito UE non potrà andare oltre la fine del 2026 ed i rimborsi potranno iniziare dal 2028 e concludersi entro il 2058. Il debito così contratto sarà garantito dall’incremento temporaneo, fino allo 0,6%, delle risorse proprie Ue, le entrate dirette UE, distinte dai contributi degli Stati membri: tassa sulla plastica non riciclata e in prospettiva un meccanismo di aggiustamento sulle emissioni dei prodotti importati, digital tax e la revisione del sistema di emission trading (Ets). Ciò consentirà di avere un costo della raccolta molto basso, prossimo allo zero, grazie al merito di credito dell’Unione, da tripla A.

I 750 miliardi raccolti sul mercato saranno usati per erogare prestiti agli Stati membri, il Recovery Fund Next Generation EU, il 70% delle risorse sarà assegnato tra il 2021 e il 2022, come proposto dalla Commissione a maggio, mentre il restante 30% sarà distribuito ai Paesi nel 2023 in base alla riduzione del Pil nel biennio precedente.

Gli Stati membri dovranno predisporre piani nazionali per l’utilizzo dei fondi che la Commissione dovrà approvare entro due mesi dalla presentazione. I piani dovranno essere coerenti con le raccomandazioni specifiche per Paese formulate dalla Commissione, ma nella valutazione si terrà conto anche della crescita potenziale, della creazione di posti di lavoro e dell’impatto sociale ed economico sulla transizione verde e digitale. I piani dovranno rispettare gli obiettivi della neutralità climatica al 2050 e i nuovi target al 2030. Quanto all’Italia, sul fronte finanziario il governo Conte è riuscito a strappare circa 80 miliardi di sussidi e 120 miliardi di prestiti. Next generation EU rappresenta un piano per una ripresa sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa e ogni paese dovrà utilizzare tali somme in piani di riforme e di investimenti diretti alla digitalizzazione e alla transizione energetica, con l’obiettivo di una crescita economica sostenibile e la creazione di posti di lavoro.

Un’altra novità importante dell’ultimo mese risale al 18 giugno, quando il Parlamento europeo ha definitivamente adottato il Regolamento UE sulla tassonomia, un atto legislativo fondamentale che contribuirà agli obiettivi del Green Deal europeo. Il Regolamento sancisce, infatti, la nascita del primo sistema al mondo di classificazione delle attività economiche sostenibili, capace di creare un linguaggio comune che gli investitori potranno usare ovunque quando investono in progetti e attività economiche che hanno significative ricadute positive sul clima e sull’ambiente. Consentendo agli investitori di riorientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili, questo atto legislativo sarà determinante affinché l’UE consegua la neutralità climatica entro il 2050.

Il Regolamento stabilisce sei obiettivi ambientali e consente di etichettare un’attività economica come sostenibile dal punto di vista ambientale, se questa contribuisce ad almeno uno degli obiettivi fissati senza danneggiare significativamente nessuno degli altri.

Tali obiettivi sono:

  1. la mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. l’adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine;
  4. la transizione verso un’economia circolare, inclusa la prevenzione dei rifiuti e l’aumento dell’assorbimento di materie prime secondarie;
  5. la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento;
  6. la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. La Commissione europea dovrà ora adottare atti delegati contenenti specifici criteri di vaglio tecnico, per integrare i principi sanciti nel Regolamento e stabilire quali attività economiche possano considerarsi attività recanti un contributo a ciascun obiettivo ambientale. I criteri relativi alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici saranno adottati entro la fine di quest’anno, mentre quelli relativi agli altri quattro obiettivi ambientali saranno adottati successivamente, entro la fine del prossimo anno. La creazione di una tassonomia per gli investimenti sostenibili è stata proposta dalla Commissione Europea all’interno del Piano d’Azione sulla finanza sostenibile lanciato a marzo del 2018. Tale piano fissa alcuni punti per finanziare la crescita sostenibile, tra i quali una definizione e classificazione delle attività economiche sostenibili, la creazione di standard e certificazioni di qualità di green bond, l’incremento di investimenti in infrastrutture sostenibili, l’integrazione dei criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) nell’ambito di valutazione di investimenti ed infine la possibilità di introdurre una riduzione nei requisiti patrimoniali minimi delle banche in relazione agli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale (il c.d. green supporting factor).

L’8 luglio poi la Commissione ha così pubblicato il documento: “A hydrogen strategy for a climate-neutral Europe” che indica obbiettivi ambiziosi con una chiara priorità per la produzione di idrogeno mediante impianti di elettrolisi dell’acqua alimentati da fonti rinnovabili. La Ue si propone di realizzare entro il 2030 impianti per ben 40.000 MW e prevede una potenza analoga nel Nord Africa e in Ucraina. Per segnalare poi l’urgenza di un cambio di passo, UE ha fissato anche un target intermedio al 2024 di 6.000 MW in grado di produrre fino a un milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile. Si tratta di un salto incredibile, considerando che al momento in tutto il mondo ci sono solo 250 MW di elettrolizzatori.

L’idrogeno sarà una priorità di investimento per l’Ue, con finanziamenti dal Recovery fund, da InvestEU, dal fondo per l’innovazione finanziato dall’Ets e dal programma per la ricerca Orizzonte Europa. Il sostegno sarà principalmente indirizzato all’idrogeno prodotto con rinnovabili ma anche a quello prodotto con fonti fossili come il gas, ma solo con sistemi di abbattimento delle emissioni. 

Questo sforzo, aiutato dalle risorse post-Covid, dovrebbe consentire di accelerare la competitività dell’idrogeno da rinnovabili; il suo costo di produzione è infatti calato del 50% dal 2015 e potrebbe ridursi di un altro 30% entro il 2025, tanto che all’inizio del prossimo decennio l’idrogeno verde, secondo molti esperti, sarebbe competitivo con la produzione dai fossili.

La Commissione europea ha chiarito che l’idrogeno pulito è l’idrogeno verde, cioè quello prodotto da fonti rinnovabili, anche se si lascia aperta una strada per la sola fase di transizione, all’idrogeno “blu” prodotto da un reforming, nel quale però l’anidride carbonica viene sequestrata e quindi non emessa in atmosfera. La Commissione, nel fissare la sua strategia per l’idrogeno, delinea anche una roadmap verso una vera e propria rivoluzione industriale e di mercato in Europa che sviluppi contemporaneamente l’offerta e la domanda di idrogeno “pulito” da utilizzare nella mobilità (come carburante nell’aviazione, nella navigazione e nel trasporto merci su strada), nell’energia (come vettore e per lo stoccaggio delle rinnovabili), nei settori industriali che hanno bisogno di altissime temperature, non raggiungibili con l’elettrificazione (siderurgia, chimica) e anche nel riscaldamento.

Tutto ciò premesso, appare sempre più chiaro quali sono le linee di azione che l’Europa sta definendo nell’ambito delle politiche di finanziamento e l’Italia è chiamata, al fine di un utilizzo efficiente e razionale delle ingenti risorse messe a disposizione dall’Europa, alla stesura di un piano di riforme e di investimenti per la digitalizzazione del paese ed una transizione green ed ecosostenibile, investendo nella ricerca ed innovazione ed avvicinando il mondo accademico a quello delle imprese, facilitando la fase di progettualità nella direzione di una loro maggiore competitività.

Il modello di sviluppo sostenibile che propone l’Europa è quello di un modello energetico distribuito, interattivo e democratico come proposto da Jeremy Rifkin nelle sue varie opere, riassunte nel libro ” La terza rivoluzione industriale” e del più recente libro “Il Green New Deal Globale”, pubblicato circa 7 mesi fa, ed alla base dell’ European Green Deal, la nuova strategia scelta dalla Commissione Europea per coniugare crescita economica con la sostenibilità ed inclusione e che mira a trasformare l’UE in una società equa e prospera, con un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui non vi siano emissioni nette di gas a effetto serra nel 2050. Il nuovo piano coinvolgerà ogni settore dell’economia, dall’ICT alle telecomunicazioni, dall’industria elettronica alle società elettriche ed energetiche, dal trasporto alla logistica, dall’edilizia al settore immobiliare, dal settore manifatturiero al commercio al dettaglio, dal settore alimentare a quello agricolo fino a quello dei servizi. La realizzazione della nuova infrastruttura interconnessa, intelligente ed economia digitale verde renderà possibili nuovi modelli di business e nuovi tipi di occupazione, aumentando l’efficienza e la produttività, riducendo l ’impronta di carbonio.

Il modello economico distribuito a più alta intensità di lavoro e a più bassa intensità di capitali della terza rivoluzione industriale, già sperimentato in altre regioni d’Europa, attraverso dei masterplan realizzati nella Regione del Nord Pas de Calais, Utrecht, la Regione Metropolitana di Rotterdam e l’Aja, Lussemburgo, non può prescindere dal coinvolgimento e dalla sensibilizzazione dei cittadini, per promuovere un cambiamento dello stile di vita verso una economia decarbonizzata, digitale, circolare, distribuita, e con una mobilità sostenibile e condivisa, secondo le indicazioni provenienti dalla Commissione Europea con la sua recentissima Comunicazione 2019-640 per un Green New Deal Europeo. Il nuovo modello di sviluppo comporta anche la necessità per le imprese e per le banche che le finanziano, di un nuovo modello di business, che premia la scelta di investimenti che vanno nella direzione della digitalizzazione, dell’innovazione e ricerca e della transizione energetica, ridisegnando anche l’attuale sistema produttivo, in una logica poi di economia circolare e con l’utilizzo delle stampanti 3D che ridurranno sensibilmente la quantità di materia prima necessaria a realizzare un determinato prodotto o servizio, allungando la vita utile degli stessi prodotti e riducendo il consumo di energia, contenendo le emissioni, aumentando l’efficienza produttiva e la competitività delle imprese. Si potrebbe anche pensare alla creazione di una rete di distretti locali di filiera corta, nuove filiere territoriali dedite al riciclaggio dei prodotti danneggiati, a centri di recupero dei materiali plastici e di alluminio per ricavare la materia prima da utilizzare per produrre oggetti con la stampa 3D, promuovendo veri e propri distretti locali della manifattura digitale per accorciare la filiera del riciclo. Il modello di filiera corta potrà essere adottato, in una logica post carbon, a maggior ragione nel settore agricolo, con pratiche sostenibili sia sul piano energetico che dei rifiuti integrati con l’uso di fonti energetiche nei processi agricoli (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, biogas da liquami zootecnici, ecc.) ed anche promuovere e realizzare le Comunità dell’energia, il nuovo soggetto  giuridico introdotto dagli articoli 21 e 22 della direttiva europea sulle rinnovabili (Direttiva 2001/2018/UE) ed oggetto di un emendamento di introduzione al decreto mille proroghe che ha recepito in parte la citata direttiva, comunità energetiche che rappresentano la massima espressione della generazione distribuita e della transizione energetica su cui punta la Commissione europea.

Il nuovo modello di terza rivoluzione industriale, digitale, decarbonizzato, circolare e condiviso, così come elaborato da Jeremy Rifkin, è un modello economico a più alta intensità di lavoro e a più bassa intensità di capitali, che tende ad aumentare l’efficienza e la produttività, ridurre sensibilmente il costo marginale di produzione e distribuzione di beni e servizi, rendendo le imprese italiane più competitive in un emergente mercato globale post-carbon. Il nuovo modello, basato sulla digitalizzazione e transizione energetica, punta alla creazione di nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali, quali quelle dell’internet dell’energia, aggregatori energetici, prosumer, esperti di smart grid e block chain per la misurazione e valorizzazione dell’energia rinnovabile prodotta, tecnici dei sistemi di accumulo, celle a combustibile a idrogeno, sistemi di ricarica elettrici e a idrogeno, mobilità a zero emissioni, installatori di sensoristica nell’industria, agricoltura, servizi e trasporti per l’elaborazione dati flussi e condizioni meteo, sistemi di produzione energetica decarbonizzati nell’agricoltura come refrigerazione solare e irrigazione fotovoltaica, trattoristica elettrica e a idrogeno, mestieri dell’economia circolare, laboratori di riparazione, negozi dell’usato, distretti produttivi 3D.

Dopo aver tracciato in maniera chiara quello che potrebbe essere la linea di azione e il piano del governo italiano in termini strategici per l’utilizzo dei fondi europei del Recovery Fund, ma non solo anche di quelli messi a disposizione da parte della Banca Europea per gli Investimenti che, dal 2021 cesserà di finanziare tutti i progetti nelle fonti fossili, compreso il gas, focalizzandosi sull’energia pulita e rinnovabile e che metterà a disposizione mille miliardi di euro per investimenti sostenibili nei settori dell’ambiente e dell’azione per il clima nel decennio 2021-2030, quello che va sottolineato è la necessità di accompagnare ed aiutare le PMI italiane in questa duplice transizione digitale ed energetica, vista la mancanza della giusta competenza indispensabile per proporre le necessarie progettualità, per un nuova ed ambiziosa visione nella scelta di investimenti a bassa emissione di carbonio.

Tutto ciò premesso, si vuole richiamare un precedente articolo pubblicato nel mese di maggio sulla GRAND (Green Rifkin-based Accademy for a New Deal)http://cetri-tires.org/press/, l’academy composta da profili professionali di primario livello appartenenti al mondo accademico, consulenziale ed istituzionale, nazionale ed europeo tutti con una visione ispirato al modello del Green New Deal della Commissione europea, in partnership con il Pro-rettore alle politiche energetiche dell’Università La Sapienza, il Prof. Livio De Santoli, che intende formare quei profili professionali che possano essere di supporto alle imprese ed amministrazioni che vogliano perseguire un modello di sviluppo sostenibile.

L’academy potrebbe assistere il mondo delle banche, degli enti locali ed imprese nelle nuove strategie economiche basate sul Green New Deal e sulla transizione energetica in tutti i campi e definire le road map necessarie alla preparazione di piani per le città, la digitalizzazione del settore dei trasporti e della logistica, dell’industria, dell’edilizia ricorrendo alle migliori pratiche e creare inoltre dei big data sui consumi elettrici, termici da utilizzare attraverso strumenti di analisi per creare algoritmi ed applicazioni suscettibili di aiutare i clienti ad aumentare la loro efficienza energetica e produttività aggregate e ridurre la loro impronta di carbonio ed i loro costi marginali.

Ciò consentirà di creare e colmare la fase progettuale indispensabile per un utilizzo efficiente delle risorse messe a disposizione dall’Europa, assicurandole anche una maggiore competitività sui mercati, con conseguenti riflessi positivi anche sui bilanci delle imprese, in quanto la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio assicurano maggiore redditività e ritorno degli investimenti, con conseguente aumento della capacità di rimborso degli impieghi da parte delle imprese, con le quali le banche sono esposte

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Conferenza Internazionale CETRI-TIRES sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo – 2 agosto 2020

Siamo lieti di comunicare che la nostra Conferenza internazionale ha ricevuto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo, per sottolineare l’importanza di sviluppare un futuro sostenibile post-Covid, con importanti riflessioni in occasione del 60° Anniversario delle Olimpiadi di Roma del 1960, in cui l’Italia era ai vertici del mondo per le innovazioni tecnologiche e le scoperte scientifiche, che generarono un reale positivo cambiamento e benessere negli anni del boom economico

Si terrà a Vietri sul Mare (Salerno), domenica 2 agosto 2020 alle ore 18.00, nel quadro della manifestazione “Gioca Italia”, la conferenza internazionale che il centro studi europeo Cetri-Tires, in collaborazione con il Centro Documentazione e Studi dei Comuni Italiani (Anci-Ifel), ha organizzato sul tema: “Roma 1960 – Le Olimpiadi dell’Eurovisione”.

Il Parlamento europeo, apprezzando il significato di una iniziativa che riporta alla memoria la proiezione sovranazionale di un evento sportivo di così grande pregio e significato, ha voluto conferire il suo Alto Patrocinio.

Prenderanno parte all’incontro, secondo modalità confacenti alle attuali condizioni di sicurezza e prevenzione anti Covid-19, con i saluti di benvenuto ed istituzionali di Stefania Fiorillo (Assessore allo sport del Comune di Vietri sul Mare) e Paola Berardino (Presidente del Coni di Salerno), i seguenti relatori:

  • Angelo R. Consoli, Direttore europeo di Jeremy Rifkin Office e Presidente Cetri-Tires,
  • Lucio D’Ubaldo, Direttore del Centro Documentazione e Studi dei Comuni Italiani,
  • Silkie A. Krawietz, Comitato scientifico Cetri-Tires, esperta internazionale “Innovation and Disruptive Technologies, Nature Based Solutions”,
  • David R. Newman, Presidente World Biogas Association e Direttore generale Associazione britannica dei Biomateriali (BBIA),
  • Antonio Rancati, Coordinatore generale Cetri-Tires, Direttore editoriale Ambiente e Comitato scientifico Marevivo.

Assumerà particolare rilievo, anche ai fini della specifica valorizzazione dell’impegno profuso all’epoca dalla Rai, il contributo di Marco Frittella, giornalista Rai, appena nominato conduttore di Uno Mattina.

È atteso, particolarmente gradito, il messaggio di saluto di David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo.

Dato che l’edizione olimpica del 1960 fu la prima ad avere una vasta copertura mediatica e l’ultima, a giudizio dei commentatori, ad incarnare la duplice dimensione dello sport e della cultura, nel corso della conferenza si terrà la proiezione del docufilm in cui l’autore Nello Talento racconta la “sua” olimpiade di Roma 1960.

Le immagini delle gare, trasmesse in TV in tutta Europa, assicurarono grande risalto all’evento. Roma si fece notare per le stupende ambientazioni delle gare in programma: ad esempio, le Terme di Caracalla ospitarono la ginnastica e la Basilica di Massenzio la lotta. Non mette conto fare l’elenco completo. Basti semmai far presente, a mo’ di riepilogo, che la maratona prese il via dal Campidoglio e, percorso un tratto dell’Appia Antica, si concluse sotto l’Arco di Costantino.

Ora, in effetti, la celebrazione del 60° Anniversario offre una nuova opportunità, certamente stimolatrice di maggiore attenzione sulla peculiare esperienza di quell’episodio magniloquente, non riconducibile appunto alla sola matrice sportiva. Va anche raccontato, così da attualizzarne la portata simbolica, il viaggio del fuoco olimpico. Da Olimpia a Roma, passando per Atene e Siracusa, per poi risalire lungo un tracciato (Leontinoi, Naxos, Messana, Reggio Calabria, Locri, Crotone, Sibari, Siri, Metaponto, Taranto, Paestum, Napoli, Cuma) esplicativo di un impasto di civiltà tra l’Ellade, la Sicilia e la Magna Grecia; da questo viaggio, ecco, si può estrapolare l’imponenza dello spettacolo che sancì plasticamente un’intima unione tra festa di popolo e celebrazione storica. Quella mirabile forza evocativa, pronta oggi a vivificare la sensibilità di una pubblica opinione mondiale che ormai reclama una globalizzazione più umana, si pone al servizio di una rigenerazione della memoria come fattore di creatività per il presente e soprattutto per il futuro del Paese.

Si tratta, in questo contesto, di ricavare una “traccia di lettura” per stabilire un collegamento tra l’Italia che nel 1960 si accingeva a mostrarsi al mondo con l’orgoglio di nazione in pieno sviluppo civile ed economico, pur dopo una guerra devastatrice, e l’Italia che nel 2020, nonostante la dolorosa battuta d’arresto della pandemia, può immaginare di ripresentarsi ancora al mondo con analoga disposizione di spirito e volontà, unendo fili robusti di storia cultura e bellezza.

Naturalmente questo impegno, benché limitato alla ricostruzione storica e al confronto sull’attualità, s’inserisce nel quadro di una necessaria e vasta opera di rilancio della capacità di attrazione del Paese.

Roma, 31 Luglio 2020

Per approfondimenti ed informazioni: comitatoscientifico@cetri-tires.eu

My Way International si unisce alla famiglia del CETRI nel nome della sostenibilità e della condivisione.

“L’ESSERE UMANO AL CENTRO DEL NOSTRO PROGETTO” 

Non capita tutti i giorni di trovare un’azienda con fini commerciali che si presenta con questo “mission statement”. In occasione del decennale del CETRI abbiamo avuto la fortuna di incontrarne una. Loro sono Vittorio Porretti e Clementina Pellegrino (in arte Donna Clem)

Vittorio Porretti e Clementina Pellegrino

che con la loro My Way International non si limitano a perseguire scopi commerciali diffondendo prodotti a base di Aloe Vera che hanno qualcosa di miracoloso e eclissano definitivamente tutti i cosmetici a base di prodotti chimici, ma mirano anche ad aiutare i collaboratori nella loro crescita personale professionale e finanziaria.

Tale finalità è frutto della consapevolezza, maturata nel tempo, che “per creare un grande progetto è indispensabile la partecipazione di grandi persone“.

Con la loro opera, Vittorio Porretti e Clementina Pellegrino mirano non solo a valorizzare il corpo attraverso prodotti a base di Aloe Vera, ma anche a valorizzare la filiera corta locale, anche in questo settore assolutamente non trascurabile.

La My Way International valorizza la filiera corta locale comprando e garantendo la diffusione capillare di prodotti per il benessere dei consumatori che sono italiani e di filiera cortissima, ma segue anche un’altra grande intuizione, quella della condivisione dei risultati anche sul piano economico con tutti i collaboratori.

Per questo ha creato una specie di “grande famiglia” in cui si mira a sviluppare non solo il benessere della persona attraverso prodotti a base di Aloe, ma anche attraverso un cambiamento radicale dello stile di vita dissipativo e consumistico, ed anche la prosperità economica dei collaboratori che quel benessere contribuiscono a diffondere con un “corso di miglioramento e crescita personale con incluso un piano di remunerazione“.

Il progetto merita un approfondimento che pubblicheremo quanto prima. Nel frattempo per coloro che fossero interessati alle proprietà benefiche dell’Aloe Vera, e agli aspetti innovativi del network marketing della My Way International, ecco un link alla pagina web dell’azienda: https://www.mywayinternational.it/index.php

Una piantagione di Aloe vera

La linea viso della My Way International a base di Aloe Vera
La linea corpo della My Way International a base di Aloe Vera e l’olio 33
Alcuni degli integratori della My Way International: questo è l’ELVA depurativo. Esso svolge una profonda azione drenante e depurante a carattere generale.
La sua azione è indirizzata verso tutti gli organi ed apparati che immagazzinano tossine provenienti dalla respirazione, dall’alimentazione, dall’abuso di farmaci o sostanze tossiche.
L’antiossidante

Un Green New Deal per la città di Francavilla al Mare (Chieti) con la mobilità sostenibile

Per l’estate ‘2020 il Sindaco Antonio Luciani lancia la sua città modello basata su turismo sicuro e sostenibile. Intervista realizzata dall’ing. Giovanni De Cristofaro del Comitato scientifico CETRI-TIRES e Coordinatore regionale Abruzzo – 23 luglio 2020

Avv. Antonio Luciani, Sindaco di Francavilla al Mare (Chieti)

In questa lunga intervista, il Sindaco di Francavilla al Mare (Chieti) si sofferma su cosa è stato fatto e cosa intende fare avente come obiettivo principale, quello di portare la cittadina balneare di Francavilla al Mare ad essere la prima città turistica totalmente Carbon Neutral molto prima del ‘2050.

Ci racconta che il suo “progetto urbano” fin dal primo giorno del suo insediamento, fosse quello di arrivare ad avere emissioni di Co2 pari a zero. E questo attraverso una serie svariata di strumenti che vanno dalla formazione professionale, gestione delle risorse idriche, alimentazione e agricoltura, fonti energetiche rinnovabili, sanità, alla redazione di linee guida, dallo sviluppo di strumenti operativi all’analisi di nuovi modelli di business. In particolare, si è lavorato su un nuovo modello energetico della città, basato su fonti rinnovabili , secondo uno schema di rete e comunità; Un nuovo modo di intendere il ciclo di vita dei prodotti, che desse la possibilità di sviluppare attività in grado di risparmiare, riciclare e riusare per avere “rifiuti zero”; Si  sta sempre di più sviluppando il concetto del km zero di qualsiasi prodotto, soprattutto di quello alimentare e agricolo; Si cerca di avere una visione urbanistica di conservazione del territorio, cercando di riqualificare e migliorare le strutture esistenti; Una politica sui trasporti che porti a una coscienza dei cittadini a inquinare meno e muoversi di più.

In altre parole, Francavilla Al Mare in questi anni ha posto indissolubile attenzione verso un modello caratterizzato dallo sviluppo Economico, Sociale, Ambientale e adesso più di prima, Sanitario. Questo lo ha fatto, riassegnando il valore all’individuo e quindi al lavoro del singolo individuo, in un’ottica di società della conoscenza e della cultura, delle scelte condivise e partecipate, della collaborazione e della visione unitaria e non parziale, in cui valorizzare la qualità in contrapposizione alla quantità. In sintesi, si è messo al centro di tutto, il benessere di ogni singolo cittadino.

  • Quali sono le azioni che il Comune di Francavilla ha intrapreso negli anni in cui è stato lei ad amministrare la città per poter affermare senza alcuna esitazione che oggi, Francavilla Al Mare può essere annotata come una delle località turistiche più sostenibili e più sicure d’Italia?

Dal mio primo mandato da Sindaco, mi sono posto un quesito: quali sarebbero stati i fattori che influissero maggiormente nel portare Francavilla a risplendere più di prima come perla dell’Abruzzo? La risposta è stata: la sostenibilità e la sicurezza, due parametri che mettono al centro la persona. Da lì, ho iniziato a raccogliere dati sia sulla sicurezza che sulla sostenibilità per capire dove e come intervenire.

  • Sembra evidente, ascoltando anche i commenti dei cittadini, che lei abbia incentrato la sua politica sul concetto di “benessere della persona”, mettendo in campo tutte quelle soluzioni per far migliorare la vivibilità della città e quindi la vita dei suoi concittadini. Quali sono le cose che secondo lei andranno fatte prossimamente per completare il percorso intrapreso?

Ancora qualche anno mi sarebbe servito per completare i progetti sulla mobilità, quelli sulla efficienza energetica del patrimonio edilizio, industriale e commerciale, in altri termini tutte quelle azioni per migliorare la qualità dell’aria. Sono queste le cose che avrei voluto terminare poichè molto vicine al traguardo. Lascio al mio successore l’ultimo steep  per terminare il lavoro avviato.

  • Una città come Francavilla, con il mare,  le sue bellezze e la sua natura, si è posta l’obiettivo di divenire carbon neutral molto prima della data imposta dalla comunità europea, del ‘2050. Vuol dire che c’è stato un coinvolgimento inclusivo dei cittadini visti i risultati ottenuti. Quali sono per lei i traguardi più stimolanti?

Due su tutti, per i quali mi sono dovuto battere contro il volere di parecchie forze contrastanti e sono: la pista ciclabile e l’abbattimento di palazzo Sirena. Due esempi di decisioni politiche incentrate sul benessere dei cittadini. Con la pista ciclabile, ho diminuito i veicoli, è aumentata l’attività motoria delle persone, è aumentata la socializzazione, è aumentato il business…potrei continuare. Con l’abbattimento del palazzo Sirena invece, ho consegnato alla città una piazza, una vera e propria agorà dove la gente si incontra, discute, si diverte, vive. Tutto questo è stato possibile coinvolgendo la cittadinanza con una politica partecipativa. L’ultimo step per completare la visione che la mia Amministrazione ha portato avanti è la realizzazione del Ponte ciclopedonale sul mare che unirà la pista ciclabile da nord sud e l’apertura del Porto Turistico (posto all’ingeresso del Ponte) che consentirà di vivere tutto il lungo mare in maniera ecologica, con dei nodi (piazza Sirena, Ponte, Porto turistico, Piazza Sant’Alfonso) che trasformeranno una normale passeggiata in qualcosa di unico. 

  • La Pandemia del Covid 19 ha modificato sicuramente il programma estivo del calendario culturale/musicale che da anni contraddistingue Francavilla Al Mare. Cosa avete pensato per riuscire comunque a organizzare manifestazioni di spessore coniugando sicurezza e ambiente?

Sarà un’estate diversa, questo è certo, abbiamo dovuto rimodulare i nostri format per garantire ai fruitori la massima sicurezza realizzando degli appuntamenti”d’autore”. Dalle richieste e dalle sollecitazioni che ci sono pervenute dalle associazioni culturali del territorio e da chi fruisce delle nostre proposte artistiche abbiamo comunque capito che la cultura è un bene primario, va finanziata e valorizzata anche in una situzione così complicata.

  • Per il lavoro fatto dall’Amministrazione, in riferimento alla mobilità sostenibile, adesso Francavilla Al Mare, è in grado di poter lanciare un invito a tutti i turisti provenienti dall’Italia e dall’estero di lasciare le loro auto a casa e venire con mezzi pubblici. Quali sono i mezzi ecologici che la sua Amministrazione mette a disposizione del turista per gli spostamenti cittadini?

Lo slogan di quest’anno è “L’estate? Sicuro a Francavilla!” perche i nostri ospiti potranno godere della nostra città in completa sicurezza, utilizzando la nostra ciclopedonale con bici elettriche, FIGO, monopattini elettrici o con una semplice bicicletta muscolare, potranno fare ginnastica, yoga, ecc. gratuitamente sul pontile partecipando alle lezioni dei nostri personal trainer, e la sera, gustare un buon piatto a base di pesce nei tanti ristoranti che caratterizzano la nostra città.

  • Quali sono le misure più interessanti del prossimo futuro sulle quali dedicherà tempo per accelerare sulla transizione energetica che porta all’abbandono delle fonti fossili?

Il mio obiettivo è rendere la città carbon neutral molto prima del ‘2050 imposto dall’Europa. Tante cose sono state fatte, adesso bisogna fare l’ultimo sforzo in base anche a tutte le tecnologie e a ciò che offre il mercato di riferimento. Voglio portare Francavilla ad essere un modello virtuoso anche per la Regione Abruzzo e lavorare da precursore. Penso alle Comunità Energetiche, sulle quali stiamo studiando le possibilità di rendere autonomi interi quartieri di Francavilla. Ma anche al Reddito Energetico, intrapreso dal governo o ancora al Superbonus 110%. Su tutte queste misure, Francavilla sarà attenta per transitare quanto prima verso il post-carbonio.

  • Francavilla Al Mare può essere ritenuta la città turistica più bella d’Italia per tutti i motivi sopra descritti e per quali altri motivi secondo il parere del suo Sindaco?

Lo scrivo spesso sui social, scherzosamente ma non troppo, che Francavilla è il #postopiùbellodelmondo. Del resto, il nostro posto del cuore, lo è sempre. Penso però che Francavilla offra la dimensione giusta per chi vuole vivere una vacanza tranquilla, con i servizi a portata di mano e con un’offerta naturalistica e culturale variegata in un Abruzzo che è tutto da scoprire. Penso alle famiglie con bambini, ma anche a quelle con gli adolescenti, penso agli anziani che trovano un territorio in cui potersi muovere a piedi e trovare tutto a portata di mano, fare lunghe passeggiate guardando il mare, e tanto altro. Credo, in ultimo, che Francavilla racchiuda in sé più dimensioni di vacanza per target differenti, questo ne fa una cittadina che porta una completa proposta nel panorama turistico.

Intervista realizzata dall’ing. Giovanni De Cristofaro del Comitato scientifico CETRI-TIRES e Coordinatore regionale Abruzzo – 23 luglio 2020

Il Green New Deal ai tempi del Covid fondamentale impulso per la sostenibilità ambientale

Pubblichiamo questa interessante analisi di Tommaso Santini, Consigliere Delegato Fondazione Università Ca’ Foscari

C’è un sottile filo rosso che lega questa Pandemia ai cambiamenti climatici; “Coronavirus Belt” che va da Tokyo a Venezia, come alcuni studiosi del Maryland l’hanno chiamata. Bastano i rilievi, sulla maggior diffusione del virus e sull’incidenza di morti da Covid-19 doppia, nelle zone dove le concentrazioni di PM-10 sono superiori (le aree urbane) per intuire il legame.

La correlazione tra cambiamenti climatici e virus non è scientificamente provata. Ma se il miglioramento della qualità dell’aria, a cui è legata la diffusione del virus, passa per scelte sulla mobilità e il riscaldamento nelle città ed in generale sulla produzione e consumo dell’energia, allora significa che concorrere ad invertire la rotta sul fronte dei cambiamenti climatici è “cosa buona e giusta” anche per contrastare questa pandemia.

Per migliorare la qualità dell’aria infatti è necessario ridurre il consumo dei combustibili fossili. Il risultato quindi non sarà soltanto una minor vulnerabilità al virus ma anche una minor quantità di emissioni di effetto serra e quindi una più efficace lotta al cambiamento climatico. E ciò costituisce un percorso virtuoso per la salute delle generazioni presenti e per quella delle generazioni future.

La grave situazione creata da Covid-19 può dunque trasformarsi nell’opportunità unica di poter cambiare atteggiamento verso il pianeta e la sua umanità accelerando il perseguimento dei 17 Sustainable Goals delle Nazioni Unite.

Covid-19: una causa comune che richiede solidarietà a tutti i livelli

“La pandemia del coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche”. Così Mario Draghi definisce la drammatica situazione che stiamo vivendo a livello globale sulle pagine del Financial Times.

“Le misure varate dai governi per impedire il collasso delle strutture sanitarie sono state coraggiose e necessarie. Ma queste azioni sono accompagnate da un costo economico elevatissimo – e inevitabile. E se molti temono la perdita della vita, molti di più dovranno affrontare la perdita dei mezzi di sostentamento. L’economia lancia segnali preoccupanti giorno dopo giorno. Le aziende di ogni settore devono far fronte alla perdita di introiti, e molte di esse stanno già riducendo la loro operatività e licenziando i lavoratori. Appare scontato che ci troviamo all’inizio di una profonda recessione”.

E lo stesso Draghi evidenzia quanto di fronte a circostanze imprevedibili, quali quelle attuali, sia indispensabile “un cambio di mentalità, come accade in tempo di guerra” e “il costo dell’esitazione potrebbe essere fatale”: serve il “sostegno reciproco per quella che è innegabilmente una causa comune”.

La causa comune di uno sviluppo sostenibile

Nel 2015 Papa Francesco pubblica la Laudato Si, che tratta del rispetto dell’ambiente partendo da ciò che San Francesco fece nel suo “Cantico delle creature”. Si tratta di un’enciclica pastorale che non si basa sull’ambiente come materia scientifica.

Il pontefice formula un appello personale per la “ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale” sottolineando che “abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”.

Papa Francesco indica che la crisi ecologica è “una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano” e che “attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione”. Indica l’”urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità”, perché, senza un “autentico progresso sociale e morale” la crescita economica e il progresso tecnologico possono ripercuotersi contro l’uomo. Per questi motivi, il papa richiama l’uomo ad una “conversione ecologica globale” per “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e per correggere i “modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente”.

Lo sforzo comune per un New Green Deal

A fine 2019 Jeremy Rifkin pubblica il libro “Un Green New Deal Globale” nel quale l’economista spiega che “la civiltà ecologica dalle ceneri della civiltà dei fossili si costruisce con lo sforzo collettivo di governo, imprese e della società civile”.

Gli scienziati ci dicono che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo ci stanno portando alla sesta estinzione di massa per uomini e animali. Il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) stima che l’attività umana abbia causato l’innalzamento della temperatura di un grado rispetto ai livelli preindustriali e prevede che se superasse 1,5 gradi si scatenerebbero accelerazioni che decimerebbero gli ecosistemi terrestri. In un rapporto del 2018, l’IPCC dice che per evitare l’abisso ambientale dovremmo ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 45% rispetto ai livelli del 2010, e ci restano solo dodici anni per farlo.

Ciò richiederà una trasformazione senza precedenti dell’economia, della società e del nostro stesso modo di vivere. Di fronte all’emergenza climatica globale, i più giovani (millennial e Generazione Z) stanno guidando una mobilitazione planetaria inedita a sostegno di un Green New Deal globale per salvare la vita sulla Terra e lanciare un audace movimento politico che rivoluzionerà la società.

Negli USA, tutti i principali candidati del Partito Democratico alle elezioni presidenziali del 2020 hanno annunciato il loro sostegno a un Green New Deal e la stessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha parimenti posto il Green New Deal al centro della trasformazione dell’Europa in una società post-carbon.

Mentre il Green New Deal imperversa nella sfera politica, in quella imprenditoriale emerge un movimento parallelo che scuoterà le basi dell’economia globale. Settori chiave quali telecomunicazioni, energia, trasporti, logistica, edilizia, stanno rapidamente uscendo dai fossili a favore di energie rinnovabili sempre più economiche, pulite e ecologiche, e di processi di circolarità e resilienza, elementi fondamentali di una società ecologica. I costi degli impianti solari ed eolici sono in caduta libera e sono ormai inferiori ai costi di energia nucleare, petrolio, carbone e gas naturale, divenuti antieconomici.

L’Italia e il mondo hanno bisogno di una nuova visione economica per passare da una civiltà fossile che rischia di diventare uno Stranded Asset alla nascente civiltà verde a costi marginali tendenti a zero.

Rifkin mette inoltre in parallelo l’evoluzione rivoluzionaria dell’Internet della comunicazione digitale a banda larga che sta convergendo con l’Internet dell’energia rinnovabile digitalizzata, della mobilità elettrica e a idrogeno alimentate da energia verde, in una vera e propria piattaforma Internet delle Cose (IoT), integrata nel patrimonio edilizio commerciale, residenziale e industriale a emissioni zero. Tutti gli edifici stanno diventando altrettanti nodi di una rete intelligente a emissioni zero sovrapposta ad una matrice IoT. Case, uffici, fabbriche, luoghi retail e ricettivi smart che diventeranno soggetti attivi di condivisione di energie rinnovabili, efficienza energetica, mobilità elettrica e una vasta gamma di altre attività economiche a cui sottenderanno nuovi modelli commerciali, produttivi e di living con opportunità occupazionali di massa. Un’opportunità unica per un balzo in avanti verso l’economia circolare a zero emissioni ecologicamente sostenibile.

Per accelerare il finanziamento di tale transizione, sarà necessario far affidamento su un sistema di banche ”green” a livello nazionale e locale, su strumenti finanziari “green” e anche su un’ampia gamma di robusti incentivi fiscali.

Costruire una nuova civiltà ecologica dalle ceneri della civiltà dei fossili richiederà uno sforzo collettivo che deve riunire governo, economia e società civile con un mix di capitali pubblici, di mercato e sociali, per realizzare rapidamente l’infrastruttura della terza rivoluzione industriale a zero emissioni e portare l’umanità in un’era sostenibile.

Una nuova cultura per le nuove generazioni, un nuovo modo di pensare all’ambiente, alle città e di vivere sostenibile “seguendo una strada sicura, diritta, praticabile e capace di condurre alla meta, una strada che non si smarrisca fra il benessere o fra le difficoltà” come diceva San Tommaso D’Aquino.

Tommaso Santini, Consigliere Delegato Fondazione Università Ca’ Foscari

Venezia, giugno 2020

10 anni di CETRI in una serata speciale!

Si è svolta giovedì 16 luglio l’assemblea annuale e poi la festa celebrativa del decennale del CETRI. In questo articolo della giornalista Teresa Gargiulo tutti i dettagli dell’evento.

Si sono svolti giovedì sera, a Roma, i festeggiamenti per il 10° Anniversario del Cetri-Tires – il Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale

Il circolo nato, per iniziativa di un gruppo di esperti in vari campi della green economy¸ come braccio operativo dell’ufficio europeo di Jeremy Rifkin, economista americano, e della Foundation on Economic Trends si è proposto fin da subito l’obiettivo di tradurre in politiche effettivamente attuabili a livello locale le linee guida delle suddette strategie energetiche europee ispirate alla visione della Terza Rivoluzione Industriale.

In occasione dell’anniversario, si è brindato al nuovo Consiglio Direttivo in carica per il triennio 2020-2023 che ha confermato la carica di Presidente ad Angelo Consoli,  Angelo Barbato, Alessandra Fenizi, Francesco Fulvi, Laura Margottini, Antonio Rancati (coordinatore generale), Yvan Sagnet (Vicepresidente), Marco Sambati, Olimpia Troili (vicepresidente). Patrizia Di Giannantonio è stata eletta tesoriere e fund raising manager.

Un brindisi totalmente #PlasticFree grazie ai bicchieri smart & green di Pcup e al sostegno dei nostri Green Partner AVENGARD e H+H per il 10? Anniversario del nostro centro studio europeo CETRI-TIRES, con Media Partner TeleAmbiente.

All’evento, con il presidente Angelo Consoli ed il coordinatore generale Antonio Rancati, anche  Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione UniVerde ed ex Ministro dell’Ambiente, il ringraziamento per l’ospitalità di Marevivo con la Vicepresidente Carmen di Penta ed in video collegamento da Capri la Presidente Rosalba Giugni.

https://www.lanotifica.it/2020/07/18/cetri-tires-la-celebrazione-del-10-anniversario/

Il decennale del CETRI: celebrazione di 10 anni di battaglie per la Terza Rivoluzione Industriale

In occasione della assemblea annuale 2020, il CETRI celebrerà con un cocktail sul barcone di Mare Vivo, e dopo con una cena sul barcone del ristorante Baja (entrambi sul Lungo Tevere Arnaldo da Brescia a Roma) , i suoi primi dieci anni. L’evento si articolerà con interventi dal vivo e videoregistrati, con introduzione del presidente Angelo Consoli, in veste anche di direttore europeo di Jeremy Rifkin, e conclusioni di Antonio Rancati, Coordinatore Generale e verrà trasmesso in diretta TV sul canale 78 del digitale terrestre di TeleAmbiente e reso disponibile sul web e diverse pagine social dalle ore 21,00 di giovedì 16 luglio 2020.

Ecco la nota esplicativa del Presidente Angelo Consoli

Esattamente 10 anni fa, il 16 luglio 2010, nasceva il CETRI-TIRES per iniziativa di un gruppo di esperti in vari campi della green economy ispirati dalla visione delle teorie sulla Terza Rivoluzione Industriale dell’economista americano Jeremy Rifkin, che auspicava un nuovo mondo basato su un modello economico distribuito, democratico, solare e digitale, e il superamento dell’attuale sistema energetico e economico fossile, ambientalmente e socialmente devastante, centralizzato e verticistico, con il definitivo raggiungimento da parte dell’essere umano della sovranità energetica, alimentare ed economica.

In questi dieci anni sono successe cose un tempo inimmaginabili che hanno portato il mondo in questa direzione. Sono nate nuove industrie e nuove figure professionali conseguenti al cambio di modello energetico e il mondo è cambiato andando sostanzialmente nella direzione prevista da Jeremy Rifkin. Ma è venuto il momento che tale cambiamento passi alla velocità superiore perché l’emergenza globale del Covid19 ha evidenziato come quel modello economico fossile da tempo zoppicante, sia totalmente insufficiente a rispondere alle sfide economiche sociali, ambientali e sanitarie che stiamo affrontando, perché è legato ad una visione del mondo che genera degrado ambientale, crisi climatica e malessere sociale e umano. Il CETRI-TIRES che nasceva per promuovere questo modello economico conforme alla visione di Rifkin, in questi 10 anni non è stato testimone passivo ma propulsore attivo di questo cambiamento.

Abbiamo partecipato a importanti momenti di questo cambiamento e contribuito alla sua elaborazione a vari livelli, da quello europeo, a quello nazionale a quello regionale e comunale assistendo industrie e enti locali virtuosi e interessati a porsi alla guida del cambiamento anziché esserne trascinati o travolti. Abbiamo assistito alla nascita delle prime comunità energetiche e favorito il loro riconoscimento nella legislazione comunitaria.

In conseguenza della decisione della Commissione Europea Ursula von der Leyen di abbracciare la visione globale del Green New Deal, proposta da Jeremy Rifkin come evoluzione della Terza Rivoluzione Industriale all’orizzonte del 2050, abbiamo creato una Academy per il Green New Deal che ci permetterà di assolvere a questo compito in modo più intenso e strutturato nei prossimi dieci anni decisivi.

La celebrazione del decimo anniversario del CETRI-TIRES è dunque l’occasione per un salto quantico nella nostra azione attraverso il confronto fra i diversi attori in ciascuno dei differenti settori di attività e la condivisione della nostra comune visione per il futuro, come motore del cambiamento per un Green New Deal globale.

il barcone sede dell’associazione Mare Vivo
Il ristorante Baja sul Tevere

Bruxelles, verso un vero e proprio “ecosistema” dell’idrogeno verde: più che una svolta una rivoluzione!

Mercoledì 8 luglio a Bruxelles era di scena la rivoluzione dell’idrogeno. Dopo decenni spesi a discutere di idrogeno verde, blu, grigio, nero e amaranto, alla fine, grazie anche a una robusta presa di posizione (una vera e propria fuga in avanti) della Germania, anche la Commissione Europea è stata costretta a arrendersi all’idrogeno verde (e non era così sicuro visto che gli organizmi consultivi comunitari europei come la technology Platform del 2003 o la Joint Undertaking for Hydrogen and Fuell cells del 2006, erano infarciti di dinosauri fossili disposti a vender cara la pelle pur di non cedere terreno alle rinnovabili nella produzione di idrogeno. E invece con la Comunicazione nr 301 (Final) l’esecutivo comunitario propende decisamente per l’idrogeno da fonti rinnovabili e chiarisce definitivamente che l’unico idrogeno “pulito” è l’idrogeno verde e cioè da fonti rinnovabili senza emissioni. Tutto il resto non si qualifica nel programma europeo anche se però si lascia aperta una porta per la sola fase di transizione, all’idrogeno fantasiosamente ridenominato “blu” (cioè a quello prodotto da fonti fossili senza emissioni di carbonio, cosa che al momento, più che altro un ossimoro, a detta di molti esperti del settore, resta un costosissimo sogno. Al riguardo è particolarmente lucida la posizione di Greenpeace Italia espressa dal suo Presidente Pippo Onufrio in questo articolo sull’Huffington Post” https://www.huffingtonpost.it/entry/idrogeno-litalia-punti-su-quello-verde_it_5f05c57ec5b67a80bc0133f3
In esso si dice chiaramente che i petrolieri vorrebbero i soldi pubblici per alimentare la loro filiera di idrogeno da fonti fossili e lucrare sulle spalle dell’erario “per difendere i loro asset fossili da cui dipende (anche) il valore delle loro aziende“.
Mentre invece, conclude sempre Greenpeace, a questo punto sarebbe auspicabile invertire la rotta e procedere speditamente verso “a un rapido sviluppo di elettrolizzatori e ulteriore progresso delle fonti rinnovabili che permettono di produrre idrogeno verde a basso costo, a emissioni nulle e molto più sicuro“.

Va pure ricordato che la Germania è addirittura in corsa da 20 anni. Infatti se il 10 giugno, (e quindi ben un mese prima della Comunicazione sull’Idrogeno della Commissione UE), ha varato un piano da 9 miliardi di euro per la transizione verso l’idrogeno verde presentato dal Ministro Altemeier in pompa magna e con grande clamore di stampa teutonica e “coup-de-theatre” , come spiegato in questo articolo de Il Sole 24 Ore , e questo ben prima della presa di posizione a favore dell’idrogeno verde da parte dell’Europa. https://www.ilsole24ore.com/art/la-germania-approva-strategia-nazionale-l-economia-dell-idrogeno-ADrhduW, non va scordato

che questo nuovo investimento si aggiunge ai 40 miliardi già impegnati nel ventennale progetto N.O.W. (2006-2026)
Si veda: https://www.now-gmbh.de/en

Ma torniamo a Bruxelles e vediamo meglio cosa è successo mercoledì in questo servizio di Lorenzo Consoli per Askanews (per gentile concessione dell’Agenzia)

Rivoluzione idrogeno, la Commissione Ue lancia la sua strategia

Grandi ambizioni, ma anche controversie su ruolo dell’ “idrogeno blu”

Rivoluzione idrogeno, la Commissione Ue lancia la sua strategia

Roma, 8 lug. (askanews) – La Commissione europea vara oggi, nel quadro della sua politica energetica e climatica, la sua “Strategia per una economia dell’idrogeno”, una “roadmap” verso una vera e propria rivoluzione industriale e di mercato in Europa che sviluppi contemporaneamente l’offerta e la domanda di idrogeno “pulito” da utilizzare nella mobilità (come carburante nell’aviazione, nella navigazione e nel trasporto merci su strada), nell’energia (come vettore e per lo stoccaggio delle rinnovabili), nei settori industriali che hanno bisogno di altissime temperature, non raggiungibili con l’elettrificazione (siderurgia, chimica) e anche nel riscaldamento.

La Commissione punta a creare un “ecosistema dinamico dell’idrogeno” con una massa critica di investimenti che assicuri una economia di scala, favorita da un nuovo quadro normativo europeo, e con lo sviluppo di una rete di infrastrutture e di progetti di ricerca e innovazione. Inoltre, sempre oggi, contemporaneamente alla strategia della Commissione, sarà lanciata una “Alleanza per l’idrogeno pulito” che riunirà molti attori industriali del settore privato e del settore pubblico (europeo, nazionale e regionale) che lavoreranno per stabilire una strategia per gli investimenti e un’agenda di progetti concreti.

Al centro della strategia della Commissione c’è l’obiettivo di ridurre notevolmente i costi di produzione dell’idrogeno “verde”, prodotto dall’elettrolisi e con l’uso di elettricità da fonti rinnovabili, in modo da renderlo competitivo rispetto all’idrogeno “grigio”, quello prodotto dalle fonti fossili (gas e carbone) con emissioni di CO2.

Inoltre, nella strategia c’è anche una ambizione geopolitica e di politica industriale: l’Europa, sottolinea la Commissione, è altamente competitiva nelle tecnologie e nella produzione dell’idrogeno pulito, e potrebbe trarre vantaggi importanti dallo sviluppo del mercato mondiale dell’idrogeno.

Oggi, tuttavia, l’idrogeno “rinnovabile” ha una quota di mercato pressoché irrilevante nell’Ue e costa quasi il doppio di quello basato sulle energie fossili (2,5-5 euro per chilogrammo rispetto a 1,5-1,7 euro al chilogrammo). La Commissione rileva comunque che i costi dell’idrogeno verde stanno scendendo rapidamente, e prevede che saranno competitivi rispetto all’idrogeno grigio già nel 2030.

La Commissione è molto chiara sul fatto che l’obiettivo strategico è lo sviluppo dell’idrogeno verde, il solo veramente compatibile e coerente con gli obiettivi ambientali e climatici. Ma, dal punto di vista tattico, la strategia dell’Esecutivo comunitario punta anche sull’idrogeno “blu”, quello prodotto dal “reforming” del gas metano, ma con il sequestro e stoccaggio del carbonio emesso dal processo (Ccs, (“Carbon capture and storage”). Il Ccs, tuttavia, è una tecnologia che si è rivelata finora molto più difficile da applicare rispetto a quanto era previsto, e molto cara, con un costo finale dell’idrogeno attorno ai 2,5 euro per Kg, non molto lontano dal costo dell’idrogeno verde.

Per la Commissione, l’idrogeno blu o “low carbon” dovrà continuare a svolgere un ruolo importante nel breve-lungo termine. La sfida è di aumentare notevolmente la quota di idrogeno presente nell’”energy mix” europeo, oggi inferiore al 2%, anche usando il Ccs per abbattere le emissioni quando è prodotto da fonti fossili, e contemporaneamente sviluppare l’idrogeno verde con la diffusione prevista delle energie rinnovabili e degli elettrolizzatori.

Allo stesso tempo, la Commissione intende utilizzare per quanto è possibile, e ancora per decenni, le infrastrutture già esistenti per trasporto e lo stoccaggio del gas, e in particolare i gasdotti e gli impianti per il gas liquefatto (Gnl), adattandole all’idrogeno.

Questi due elementi comportano come conseguenza il fatto che il sostegno pubblico, in termini di investimenti e di normative, andrà anche, almeno temporaneamente, a un settore dell’industria fossile, quello del gas. Una circostanza contro cui si stanno già scagliando le Ong ecologiste e le forze politiche ambientaliste, a cominciare dai Verdi nel Parlamento europeo, e che vede su posizioni contrapposte persino i diversi attori industriali (per esempio in Italia l’Enel è contro l’idrogeno blu, mentre l’Eni è a favore).

L’Ong Corporate Europe Observatory, che studia da Bruxelles l’influenza delle lobby sulle istituzioni comunitarie, ha rivelato che nei primi 100 giorni dal lancio della sua proposta del “Green Deal”, la Commissione (e in particolare i commissari responsabili per energia e clima) ha avuto 151 incontri con i rappresentanti degli interessi dell’industria fossile, ovvero 11 alla settimana, contro 29 (due alla settimana) con le Ong e altre organizzazioni di pubblico interesse. Il “Green Deal”, denuncia le Ong, rischia di diventare un “Grey Deal”, e l’idrogeno un cavallo di troia per favorire ancora una volta gli interessi dell’economia fossile, in questo caso la lobby del gas.

Il ragionamento della Commissione si fonda tuttavia su alcune motivazioni piuttosto solide: da una parte, il ruolo importante assegnato all’idrogeno blu le garantisce l’alleanza con l’importante settore del gas, che altrimenti si schiererebbe in gran parte contro tutta la strategia dell’idrogeno; dall’altra parte, se si puntasse solo, da subito, sull’idrogeno verde, sarebbe difficile raggiungere la massa critica di produzione e di investimenti necessaria per creare l’economia di scala necessaria per abbassare i costi.

Riguardo alle infrastrutture del gas naturale esistenti, la posizione della Commissione è basata su una valutazione che considera meno costoso e più rapido il loro adattamento e riuso (“repurposing or re-using”) per l’idrogeno, invece della loro ricostruzione ex-novo; inoltre, c’è anche la preoccupazione di tutelare in qualche modo gli investimenti di lungo termine in quelle infrastrutture, evitando che diventino irrecuperabili (“stranded asset”).

In realtà, le critiche ambientaliste alla strategia sull’idrogeno partono dal presupposto che sia insufficiente l’ambizione della Commissione, basata su un obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 del 50-55 per cento rispetto al 1990, per poi arrivare alla “neutralità carbonica” (zero emissioni nette) nel 2050. Gli ambientalisti vorrebbero invece una riduzione delle emissioni di almeno il 65% nel 2030, con un ritmo di decarbonizzazione e di sviluppo delle rinnovabili più accelerato nei prossimi anni, rispetto a quanto prevede l’Esecutivo comunitario.

Renzo Consoli alla televisione belga intervista il Presidente Charles Michel

La svolta Green di bruxelles in 3 mosse. Anzi 4…

(c) Askanews

Tutto quello che c’è da sapere sul piano di rilancio Ue

Come funziona “Next Generation EU”, e dove andranno i nuovi fondi

Tutto quello che c’è da sapere sul piano di rilancio Ue

Bruxelles, 31 mag. (askanews) – Oltre 3.000 pagine di documenti e proposte legislative e finanziarie, per un totale di 1.850 miliardi di euro da erogare con il prossimo periodo di programmazione del Quadro finanziario pluriennale comunitario 2021-2027 (Qfp), di cui 1.100 miliardi per il bilancio Ue ‘normale’, e 750 miliardi raccolti sul mercato con euro obbligazioni, che finanzieranno 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di possibili prestiti agli Stati membri. Bisogna cominciare da queste cifre per capire l’entità e la portata del piano di rilancio economico dopo la crisi del Coronavirus, che la Commissione europea ha varato con la sua proposta del 27 maggio e precisato meglio nei dettagli nei giorni successivi, anche se il quadro è ancora incompleto.

Inoltre, l’Esecutivo comunitario ha proposto anche una ‘soluzione ponte’ per cominciare già nel 2020 a sostenere gli Stati membri e le imprese, con una revisione del bilancio in corso che prevede lo stanziamento di 11,5 miliardi di euro aggiuntivi.

‘Next Generation EU’

Nel pacchetto di proposte della Commissione, il piano di rilancio dell’economia da 750 miliardi di euro, chiamato ‘Next Generation EU’, consiste sostanzialmente in un bilancio complementare che va ad aggiungersi al bilancio comunitario 2021-2027 da 1.100 miliardi, con due caratteristiche specifiche. La prima è la sua fonte di finanziamento, che provenendo dall’emissione di titoli di debito sui mercati finanziari è esterna (in inglese ‘externally assigned revenue’) rispetto alle normali fonti (le ‘risorse proprie’) del bilancio. La seconda è la durata temporanea dello strumento, un ‘veicolo finanziario’ che concentrerà le erogazioni dei fondi ai beneficiari nei primi anni (‘front loading’) del periodo di programmazione, e si esaurirà entro il 2024.

I tre pilastri del piano di rilancio

‘Next Generation EU’ contiene tre ‘pilastri’: il primo riguarda il sostegno diretto agli Stati membri, e contiene quattro diversi fondi: 1) il Fondo di rilancio vero e proprio, chiamato ‘Recovery and Resilience Facility’, da 310 miliardi di euro in sovvenzioni, più la possibilità di fornire prestiti fino a 250 miliardi; 2) i fondi di coesione aggiuntivi di ‘React-EU’, da 50 miliardi; 3) 15 miliardi aggiuntivi di fondi per lo ‘Sviluppo rurale’ della Poitica agricola comune (Pac); 4) 30 miliardi aggiuntivi per il ‘Just Transition Fund’, il fondo che assisterà nella transizione ecologica delle aree economiche fortemente dipendenti dal carbone, che in totale ora disporrà di 40 miliardi.

Il secondo pilastro è diretto al sostegno alle imprese, con il forte coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti (Bei) attraverso la concessione di garanzie di prestiti con il rafforzamento del programma InvestEU (il successore del Piano Juncker), la nuova ‘Strategic Investment Facility’ per le filiere strategiche per l’autonomia dell’Ue, la catena del valore e la sicurezza degli approvvigionamenti vitali. Inoltre, il nuovo ‘Solvency Support Instrument’ fornirà garanzie, attraverso gli intermediari, per la ricapitalizzazione delle imprese che sarebbero rimaste sane e vitali se non ci fosse stata la pandemia.

Il terzo pilastro riguarda ‘le lezioni apprese’ dalla crisi del Covid-19 e le sfide strategiche per l’Ue, e contiene il nuovo piano ‘EU4Health’ con cui si aggiungono 7,7 miliardi di euro al magro bilancio precedentemente previsto per il programma Ue per la salute, un rafforzamento da 2 miliardi di euro del programma ‘rescEU’ del Meccanismo di Protezione civile dell’Unione, più un cospicuo finanziamento aggiuntivo da 13,5 miliardi al programma comunitario per la Ricerca e sviluppo ‘Horizon Europe’ (che arriverà così in totale a 94,4 miliardi). Infine, è previsto un rafforzamento da 10,5 miliardi dell’azione esterna (politica di vicinato, cooperazione e sviluppo e aiuto umanitario).

Sovvenzioni e prestiti

I fondi del Piano di rilancio saranno erogati per due terzi (500 miliardi, a prezzi costanti del 2018) sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto (‘grant’) e per un terzo (250 miliardi, sempre a prezzi costanti del 2018) saranno disponibili come prestiti agevolati. La cifra di 500 miliardi in sovvenzioni coincide con quella che era stata chiesta dal piano franco-tedesco del 18 maggio, a cui chiaramente la proposta della Commissione si ispira, almeno in parte.

Dove andranno le sovvenzioni

Bisogna però fare una distinzione: dei 500 miliardi di sovvenzioni, 405 saranno assegnati direttamente agli Stati membri, attraverso quattro diversi programmi (‘Recovery and Resilience Facility’, 310 miliardi, ‘ReactEU’ 50 miliardi, ‘Just Transition Fund’, 30 miliardi, ‘Sviluppo rurale’, 15 miliardi), secondo una chiave di ripartizione che prende in conto i danni economici e sociali subiti da ogni paese a causa della pandemia e del lockdown. Gli altri 95 miliardi andranno a finanziare interventi per i quali non è possibile una pre-allocazione per paese: 28,2 miliardi con i finanziamenti di ‘Horizon Europe’ (il programma comunitario per la Ricerca, 13,5 miliardi aggiuntivi) il nuovo programma per la salute ‘EU4Health’ (7,7 miliardi), il rafforzamento del Fondo di emergenza ‘rescEU’ (2 miliardi aggiuntivi) per le catastrofi naturali, comprese le epidemie, e l’azione esterna (15,5 miliardi); gli altri 66,8 miliardi circa saranno impiegati nelle garanzie per i prestiti alle imprese dei programmi  ‘InvestEU’ e ‘Strategic Investment Facility’, o per sostenere le ricapitalizzazioni delle aziende sane, ma cadute in crisi a causa del Covid-19, con il ‘Solvency Support Instrument’.

I prestiti

Oltre alle sovvenzioni, gli Stati membri avranno a disposizione una riserva di prestiti fino a 250 miliardi di euro a cui potranno attingere, se ne avranno bisogno per finanziare i loro investimenti e le loro riforme. I prestiti saranno erogati, su richiesta, a condizioni molto favorevoli (stesse cedole, stessa scadenza e stesso importo nominale dell’emissione di bond originale da parte della Commissione), beneficiando del rating tripla A. Gli Stati membri potranno chiederli, se non basteranno le sovvenzioni e se lo considerano utile (perché non sarebbero in grado di spuntare le stesse condizioni sul mercato) fino a un massimo corrispondente al 4,7% del loro Reddito nazionale lordo.

Emissione di debito Ue fino a 750 miliardi, le garanzie

Il piano ‘Next Generation EU’ sarà finanziato con una emissione di titoli di debito sui mercati da parte della Commissione per un ammontare fino a un massimo di 750 miliardi di euro, per coprire almeno i 500 miliardi di sovvenzioni, più gli eventuali prestiti fino a 250 miliardi. Queste obbligazioni saranno garantite da una parte dell’eccedenza (‘headroom’) degli impegni finanziari che saranno sottoscritti dagli Stati membri per il bilancio pluriennale 2021-2027 (Qfp), rispetto al tetto di spesa previsto.

L’ammontare totale del Qfp viene definito da due percentuali relative al Reddito nazionale lordo (Rnl) cumulato dell’Ue: il tetto di spesa (nella proposta attuale circa l’1,11% del Rnl), e il tetto degli impegni sottoscritti dagli Stati membri, chiamato anche ‘massimale delle risorse proprie’, che è sempre di poco superiore, per permettere un margine di intervento in caso di impresti. La proposta della Commissione prevede che il tetto degli impegni (che sono fondi sottoscritti ma non versati) sia aumentato permanentemente all’1,4%, e in più che sia temporaneamente quasi raddoppiato, al 2% del Rnl, in modo da poter costituire le garanzie per le emissioni di debito, che corrisponderanno dunque allo 0,6% del Rnl comunitario.

Come funzionano le emissioni di debito e chi paga

Le emissioni di debito avverranno gradualmente, secondo le necessità, fino al 2024. La Commissione ha il rating AAA e potrà scontare tassi d’interesse molto bassi. Gli interessi saranno pagati dal bilancio comunitario, fino alla scadenza dei titoli di debito, da 3 a 30 anni. Il rimborso finale del debito alla sua scadenza sarà pagato anch’esso dal bilancio comunitario, non prima del 2028 e non dopo il 2058. Qui la Commissione lascia agli Stati membri la decisione sulle modalità di rimborso: aumentare le loro contribuzioni al bilancio Ue, tagliare i finanziamenti ai programmi comunitari, o introdurre nuove ‘risorse proprie’, fonti di finanziamento autonomo dell’Unione con prelievo diretto.

Distribuzione dei fondi agli Stati, Italia prima beneficiaria

La distribuzione dei fondi del Piano agli Stati membri (tutti potranno avervi accesso), avverrà attraverso il bilancio comunitario e secondo una chiave che tiene conto (in base a complessi calcoli, modelli e simulazioni contenuti in uno ‘Staff Working Document’ della Commissione di 53 pagine), dell’impatto economico della pandemia in ciascun paese.

Secondo una tabella non ancora pubblicata ufficialmente dalla Commissione (intitolata ‘Pre-Allocated funding for Next Generation EU’), la ripartizione vedrebbe l’Italia come primo beneficiario, con 81,807 miliardi di euro in sovvenzioni e la possibilità di richiedere prestiti agevolati fino a 90,938 miliardi, per un totale di finanziamenti pari a 172,745 miliardi di euro.

Gli 81,807 miliardi di euro di sovvenzioni all’Italia provengono in massima parte, 63,380 miliardi, dal ‘Recovery and Resilience Facility’, e poi dagli altri tre fondi per i quali è prevista una pre-allocazione per Stato membro: 2,141 miliardi dal ‘Just Transition Fund’ mentre il resto (16,286 miliardi) sarà erogato dal programma ‘ReactEU’ e dai fondi dello ‘Sviluppo rurale’ il ‘braccio ambientale’ della Politica agricola comune. Non è possibile per ora disaggregare le cifre di questi ultimi due fondi, perché la Commissione non ha fornito indicazioni e le decisioni finali saranno prese solo dopo l’estate.

I fondi agli altri Stati membri

Tra gli Stati beneficiari, secondo la tabella non ufficiale della Commissione, al secondo posto ci sarebbe la Spagna (sovvenzioni 77,324 Mld, prestiti 63,122 Mld, totale 140,446 Mld), al terzo la Polonia (sovvenzioni 37,693 Mld, prestiti 26,146 Mld, totale 63,838 Mld) al quarto la Francia (sovvenzioni 38,772 Mld, senza prestiti), al quinto la Grecia (sovvenzioni 22,562 Mld, prestiti 9,436 Mld, totale 31,997 Mld), al sesto la Romania (sovvenzioni 19,626 Mld, prestiti 11,580 Mld, totale 31,206 Mld), al settimo la Germania (sovvenzioni 28,806 Mld, senza prestiti) all’ottavo il Portogallo (sovvenzioni 15,526 Mld, prestiti 10,835 Mld, totale 26,361 Mld), e poi tutti gli altri Stati membri, fino al ventisettesimo, il Lussemburgo (sovvenzioni 170 Mln, senza prestiti).

I Piani nazionali per richiedere i fondi

Per accedere ai fondi della ‘Recovery and Resilience Facility’, gli Stati membri dovranno presentare dei ‘Piani per la ripresa’ nazionali, con dettagliati obiettivi di spesa. I ‘recovery plan’ nazionali verranno approvati dalla Commissione dopo una procedura di consultazione degli Stati membri (‘comitologia’) che può portare al blocco dalla proposta solo se c’è una maggioranza qualificata di paesi contraria.

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In questo contesto, ci sarà una forma di ‘condizionalità’, che riguarderà la corretta gestione dei fondi da parte dei paesi beneficiari. In particolare, sarà verificato il rispetto, negli obiettivi di spesa, delle priorità della Commissione riguardo al ‘Green Deal’ su clima e ambiente e alla transizione digitale, e l’attuazione delle riforme strutturali chieste nelle ‘Raccomandazioni specifiche per paese’ del cosiddetto ‘semestre europeo’ (il ciclo di coordinamento e sorveglianza dei bilanci nazionali).

Come già avviene da tempo per l’erogazione dei Fondi strutturali e di coesione, i finanziamenti saranno erogati in ‘tranche’ successive che verranno sbloccate dopo la verifica del corretto uso dei fondi già versati.

Necessarie unanimità in Consiglio europeo e ratifiche nazionali

Il Piano di rilancio da 750 miliardi dovrà ora essere approvato all’unanimità dal Consiglio europeo e poi ratificato dai parlamenti di tutti gli Stati membri. Il negoziato non sarà facile, e il tempo a disposizione è davvero limitatissimo. Sarà un miracolo se si riuscirà a completare il processo entro la fine dell’anno, in modo da poter cominciare all’inizio del 2021 con il piano e il nuovo bilancio comunitario pluriennale in vigore.

La prima discussione dei capi di Stato e di governo è prevista per il Consiglio europeo del 19 giugno, ma si parla già di un nuovo vertice straordinario all’inizio di luglio, durante il nuovo semestre della presidenza semestrale di turno tedesca del Consiglio Ue, che potrebbe essere risolutivo.

Le resistenze dei quattro ‘paesi frugali’

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Nonostante tutto il peso che la Germania ha messo a favore del Piano di rilancio, bisognerà superare soprattutto le resistenze dei cosiddetti ‘Frugal Four’ (Austria, Olanda, Svezia e Danimarca). Questi ‘paesi frugali’ accettano, come tutti ormai, il progetto della Commissione di raccogliere i fondi sul mercato emettendo debito, ma vorrebbero un ‘volume di fuoco’ ben inferiore, e soprattutto chiedono che i finanziamenti siano erogati agli Stati membri solo sotto forma di prestiti e non come sovvenzioni.

E’ possibile che, per arrivare a un compromesso, il Piano della Commissione subisca delle modifiche. Ma, come si è visto durante il dibattito in plenaria dopo la presentazione della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, un forte maggioranza del Parlamento europeo sostiene la proposta, così come una forte maggioranza dei governi, compreso quello tedesco, nel Consiglio europeo.

La rinuncia della Commissione all’eliminazione dei ‘rebate’

Una contropartita importante per cercare di convincere i ‘paesi frugali’ è costituita dalla decisione della Commissione di rinunciare a proporre l’eliminazione progressiva nel periodo 2021-2027 degli ‘sconti’ (‘rebate’), correzioni al ribasso sulle contribuzioni nazionali annuali al bilancio comunitario. che erano state concesse negli anni scorsi agli Stati membri più ricchi, fra i quali ci sono proprio l’Olanda, la Svezia, l’Austria e la Danimarca, oltre alla Germania e pochi altri.

Con Londra fuori dall’Ue non dovrebbe esserci più ragione di mantenere questi sconti per nessun altro Stato membro. Il ‘rebate’ originario era nato infatti nel 1985 a seguito delle pressanti richieste dell’allora premier britannica Margaret Thatcher con lo slogan ‘I want my money back’, ma negli ultimi anni erano stati introdotti dei meccanismi compensativi (‘correzioni sulle correzioni’) a favore di alcuni dei paesi ‘contributori netti’.

Nella sua precedente proposta del 2018 per il bilancio pluriennale 2021-2027, la Commissione aveva proposto di eliminare tutti i ‘rebate’ residui non di colpo, come sarebbe logico dopo la Brexit, ma progressivamente nell’arco di cinque anni. Ora, però, l’Esecutivo comunitario ha osservato che, ‘dato l’impatto della pandemia di Covid-19, l’eliminazione progressiva dei ‘rebate’ comporterebbe degli aumenti sproporzionati delle contribuzioni di alcuni Stati membri nel prossimo bilancio di lungo termine. Per evitare questo, gli attuali ‘rebate’ potranno essere e eliminati progressivamente lungo un periodo di tempo molto più lungo di quanto era stato previsto nel 2018?.

La proposta di nuove ‘risorse proprie’ per il bilancio Ue

Un elemento cruciale del progetto della Commissione è la proposta riguardante l’introduzione di nuove ‘risorse proprie’ per il bilancio comunitario.

Se gli Stati membri lo decideranno (e se i loro parlamenti ratificheranno tutti la decisione), con l’introduzione di nuove risorse proprie non sarà necessario aumentare le contribuzioni nazionali al bilancio comunitario dopo il 2027 per pagare i 500 miliardi del rimborso del debito contratto per finanziare il Fondo di rilancio che non saranno destinati a prestiti, ma a sovvenzioni. Né si dovrà, in alternativa, tagliare notevolmente la spesa delle voci ‘tradizionali’ di bilancio. Questa circostanza rappresenta un forte incentivo per far passare le nuove risorse proprie.

La Commissione propone diverse possibilità, tra le quali gli Stati membri sono chiamati a scegliere, potendo anche combinare diverse opzioni: 1) destinare al bilancio una parte dei ‘diritti di emissione’ del sistema europeo Ets (la borsa delle emissioni di CO2), prelevandoli dal gettito aggiuntivo dovuto alla prevista estensione del sistema anche ai settori dell’aviazione e della navigazione marittima (valore stimato 10 miliardi all’anno; 2) la ‘carbon tax’ sulle importazioni dai paesi terzi che non hanno sistemi equivalenti all’Ets, che sarà introdotta l’anno prossimo (valore previsto da 5 a 14 miliardi all’anno) ; 3) una ‘digital tax’ sulle grandi imprese (almeno 750 milioni di fatturato) del settore digitale (gettito previsto 1,3 miliardi l’anno); 4) un prelievo sulle operazioni nel mercato unico delle grandi imprese (valore previsto circa 10 miliardi l’anno).

La nuova proposta di Quadro finanziario pluriennale

Riguardo ai capitoli di spesa del bilancio comunitario pluriennale 2021-2028 (Qfp), la Commissione ripropone sostanzialmente l’ultima proposta che era stata presentata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel nel febbraio scorso (e bocciata dal vertice Ue), con qualche modifica minore, ma precisandone solo il valore assoluto di 1.100 miliardi di euro, e non la percentuale rispetto al Reddito nazionale lordo (Rnl). Questo perché, se si ragionasse in termini percentuali, la caduta del Pil nel 2020, causata dal Covid-19, potrebbe cambiare in modo rilevante le cifre.

Le novità più importanti del nuovo Qfp, oltre all’aumento temporaneo del tetto degli impegni finanziari degli Stati membri al 2% del Rnl comunitario (per le garanzie necessarie all’emissione di debito Ue), e all’integrazione nel bilancio del piano ‘Next Generation EU’, sono il rafforzamento dei programmi riguardanti la ricerca, la salute e l’azione esterna.

La scomparsa del Bicc

Un’altra modifica riguarda la decisione della Commissione di rinunciare, nella sua nuova proposta, all’introduzione del Bicc (‘Budgetary Instrument for Convergence and Competitiveness’), uno strumento per finanziare le ‘riforme strutturali per la competitività’ nell’Eurozona. Inizialmente, il Bicc era stato preso in considerazione come un modo per imporre una più forte ‘condizionalità’ per il sostegno finanziario agli Stati membri. Il Bicc, in realtà, era legato alla vecchia logica dell’austerità, inadatta alla situazione attuale in cui i paesi sono incoraggiati a investire, e non a ridurre la spesa pubblica. Inoltre, la sua caratteristica di strumento limitato ai paesi dell’Eurozona lo rendeva inappropriato alla portata del Piano di rilancio economico che riguarda tutta l’Ue.

Tutte le voci del nuovo bilancio Ue

La suddivisione fra i capitoli di spesa prevede: 1) 210 miliardi per ‘Mercato unico, Innovazione e Digitale’, di cui 69,8 dal Fondo di rilancio ‘Next Generation EU’; 2) 984 miliardi per la politica di coesione, di cui ben 610 dal Fondo di rilancio; 3) 402 miliardi per il capitolo ‘Risorse naturali e Ambiente’ (che comprende anche la Politica agricola comune) di cui 45 miliardi dal Fondo di rilancio; 4) 31,1 miliardi per ‘Immigrazione e Gestione delle frontiere’; 5) 29,1 miliardi per il capitolo ‘Resilienza, Sicurezza e Difesa) di cui 9,7 miliardi dal Fondo di rilancio; 6) 118,2 miliardi per il ‘vicinato’ e le relazioni esterne, di cui 15,5 dal Fondo di rilancio; 7) 74,6 miliardi, infine, per l’Amministrazione europea.

La ‘soluzione ponte’: 11,5 miliardi per il 2020

L’ultimo elemento importante delle proposte della Commissione è la ‘soluzione ponte’ prospettata per consentire di cominciare a erogare una parte dei fondi del Piano di rilancio già nella seconda metà del 2020. Questo non sarebbe possibile con il Piano che si basa sul bilancio 2021-2027, e l’Esecutivo comunitario ha perciò proposto un aumento straordinario dei contributi degli Stati membri all’ultimo anno dell’attuale Qfp, il 2020, appunto, in modo da poter avviare già alcuni dei programmi previsti dal Piano di rilancio.

Il bilancio annuale del 2020 verrà aumentato così di 11,5 miliardi di euro, che saranno destinati per la massima parte (5 miliardi ciascuno) a due programmi: ‘ReactEU’ per i fondi di coesione e il ‘Solvency Instrument’, il fondo che fornirà garanzie per la ricapitalizzazione delle imprese sane che rischiano di fallire a causa del Covid-19. Altri 500 milioni di euro andranno ad aumentare il capitale dello ‘EU Investment Fund’, per gli investimenti delle aziende private, e 1 miliardo, infine, al ‘Sustainable Fund’ esterno, per i paesi candidati dei Balcani occidentali.

Articolo di Lorenzo Consoli (by kind courtesy od AskaNews)

Parma: Il Modulo ECO diventa Blu e vince.

Il caro Architetto prof. Francesco Fulvi non sbaglia mai un colpo.

Francesco Fulvi

Il prestigioso membro del comitato scientifico del CETRI-TIRES, continua a raccogliere successi con i suoi studenti della classe 4ªA Biotecnologie ambientali dell’Itis Leonardo da Vinci nel corrente anno scolastico 2019/2020.

Dopo aver collezionato riconoscimenti in tutta l’Italia con il suo modulo ECO, progettato e realizzato dai suoi studenti come dimostratore di una edilizia a zero emissioni, una iniziativa che è diventata il prestigioso teatro per manifestazioni accademiche scientifiche e tecniche, illustratrice di nuovi paradigmi sostenibili a emissioni zero nel mondo delle costruzioni, dell’architettura e dell’edilizia, ma anche per manifestazioni di carattere culturale come la presentazione del disco della bravissima pianista italiana e testimonial della Green Economy Vanessa Benelli Mosell, e non si è fatto fermare nemmeno dalla pandemia, e anzi, durante il lock down le sue attività si sono moltiplicate.

Non solo didattica a distanza, ma anche progetti come questo del Blu Modulo Eco, sviluppato nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, che ha visto protagonista la classe 4ªA Biotecnologie ambientali dell’Itis Leonardo da Vinci.

I ragazzi hanno partecipato al concorso B Corp School, organizzato da InventoLab, un contest sulla realizzazione di B Corp, cioè start up che presentino elevate performance ambientali e sociali.

Dal 27 maggio al 4 giugno si sono sfidate in videocall 14 classi di medie e superiori con l’obiettivo comune di creare impatti positivi: progetti scalabili, tecnologici e circolari in grado di trasformare sprechi in risorse e di sensibilizzare i rispettivi territori di appartenenza su tematiche ambientali.

Il progetto B Corp School, realizzato da Invento Innovation Lab con il
contributo di Gruppo Chiesi, Davines, Wekiwi, Assimoco, Nativa, Abafoods,
Bottega Filosofica, B Lab e Assobenefit ha visto sfidarsi 12 classi
provenienti da 9 istituti superiori in 4 regioni diverse d’Italia a colpi
di sostenibilità.


I premi per le start up vincitrici sono stati offerti da Save the Duck,
Patagonia, Organizzare Italia, Le Village Parma, Davines e Yves Rocher.
Parola d’ordine di quest’anno: «Resilienza», la capacità di adattarsi al
cambiamento e di superare le difficoltà. Ed è così che docenti, studenti,
mentor e organizzatori si sono trovati ad affrontare e superare
egregiamente la difficile sfida del Covid-19: nel giro di poche settimane
è stata riorganizzata completamente la didattica per permettere il
proseguimento dei lavori e mantenere alte l’attenzione e il coinvolgimento
di tutti, garantendo la buona riuscita dei progetti. Gli studenti, aiutati
dai professori Fulvi e Spennato, hanno costituito, quindi, la loro start
up B Corp e hanno individuato la mission dell’impresa, dimostrando non
solo capacità inventive, ma anche manageriali.

La soluzione vincitrice degli studenti potrebbe essere già attuata nel
prossimo anno scolastico nel nascente BLU MODULO ECO del loro istituto


Partendo dalla riflessione per cui l’inquinamento è responsabile di molti
danni alla salute, la 4ªA BA ha avuto l’idea di ridurre l’inquinamento
dell’aria riciclando i capelli e, allo stesso tempo, dar loro una nuova
vita come pannelli termoisolanti e termoacustici. In questo modo, si
potrebbe diminuire lo spreco di un materiale che potrebbe avere una nuova vita ecologica e sostenibile nell’ambito delle costruzioni. Inoltre, il
recupero della materia prima direttamente dai parrucchieri comporterebbe
una diminuzione di spese per gli stessi professionisti, che pagherebbero
meno tasse per lo smaltimento rifiuti, e per la collettività grazie al
minore utilizzo di inceneritori o termovalorizzatori. L’utilizzo pratico
dell’idea, inoltre, permetterebbe di diminuire il costo dei pannelli
isolanti, dato il basso costo della materia prima.


La soluzione Isol Hair per i pannelli termoisolanti e termoacustici del
BLU MODULO ECO dell’Itis Leonardo da Vinci – Parma (foto 2)

La Isol Hair ha convinto la giuria del concorso, formata da esperti del
settore, provenienti da enti camerali, editoria, giornalismo,
multinazionali e start up, che ha attribuito alla classe il Premio B SDGs,
consistente in alcune collaborazioni con la Hub per lo sviluppo di start
up Le village di Parma e in alcuni benefit dalla ditta Patagonia, con la
seguente motivazione: «Un progetto che ha dimostrato di essere innovativo,
facilmente scalabile, circolare, concreto e che affronta un problema
invisibile.

Francesco Fulvi con Antonio Rancati e la TRI LED LAMP


Viene premiata la capacità di coinvolgere diverse filiere e di utilizzare
una risorsa che nessuno sfrutta (come i capelli), per creare un nuovo
prodotto innovativo e che ha potenziali impatti positivi sui consumi
energetici, il consumo di risorse e le emissioni di gas serra». Al di là
della soddisfazione per il premio, è importante sottolineare come gli
studenti coinvolti si siano impegnati a fondo per realizzare un’idea che
non sia solo economicamente valida, ma anche sostenibile da un punto di
vista ambientale.

Il Modulo ECO nel cuore di Parma

Una nuova sensibilità che i ragazzi stanno sempre più
acquisendo e che dimostra che è possibile pensare a un nuovo modo di fare
impresa. Lo sottolinea anche Giulia Detomati, Ceo di InVento Innovation
Lab: «Siamo davvero orgogliosi dei risultati raggiunti quest’anno,
nonostante le mille difficoltà. Il più grande successo è stato proprio
vedere studenti, docenti, mentor e partner proseguire con maggiore
entusiasmo e creatività nell’ideazione e nella cura dei progetti, dando
una grande dimostrazione di resilienza. Ringrazio a nome di InVento tutti
coloro che hanno reso possibili i percorsi B Corp School, B Corp School
Young: i ragazzi per gli splendidi progetti, i docenti e i mentor per il
support e i partner».

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