Jeremy Rifkin: “La guerra sia uno stimolo per la transizione energetica”

L’economista a “Repubblica” tra geopolitica e crisi climatica

La Repubblica in edicola oggi, 21 marzo 2022, ha intervistato l’economista e attivista ambientale statunitense Jeremy Rifkin, fondatore e presidente della Foundation On Economic Trends e presidente della Greenhouse Crisis Foundation, per parlare del futuro della transizione energetica soprattutto alla luce della guerra iniziata dalla Russia in Ucraina.

Secondo Rifkin, invece che dare il colpo di grazia, la guerra potrebbe perlomeno servire “da stimolo per una scossa positiva. Non credete a chi parla di un periodo chissà quanto lungo per liberarci dall’energia fossile. Sono i frutti avvelenati della campagna di marketing dei russi che ci hanno fatto credere che senza il loro gas non si poteva andare avanti. Quasi senza accorgercene ci siamo adagiati in questa situazione fermando lo sviluppo delle energie rinnovabili”.

Quanto tempo servirà, quindi, per abbandonare finalmente le fonti fossili di energie, principali responsabili della grave crisi climatica in corso? Circa 10-12 anni, dice l’economista, “ma se non cominciamo non arriveremo mai. Ci sono impianti eolici e solari attivabili in pochi giorni, e quell’energia con le nuove tecnologie è la più economica disponibile. L’importante è vincere la resistenza delle comunità locali, e quindi serve una capillare evangelizzazione, e abbattere le barriere burocratiche”.

Rifkin ritiene importante e versosimile la risposta dell’Europa, che tramite Ursula von der Leyen ha assicurato che saranno tagliati due terzi dell’import di gas russo entro l’anno. Nell’Unione, ha poi detto l’economista, “è stata finalmente ridata dignità all’idrogeno verde, quello ottenuto con fonti rinnovabili, grazie a infrastrutture integrate paneuropee, ed è previsto poi il raddoppio della produzione di biometano, fonte rinnovabile per antonomasia”.

In chiusura di intervista, Rifkin ha parlato del suo auspicio per il futuro prossimo: “La rivoluzione delle telecomunicazioni più avanzate, dalle applicazioni dell’Internet of things all’industria e anche all’agricoltura su larga scala, del dispiegamento dei benefici dell’intelligenza artificiale in grado di generare sviluppo, occupazione, calo delle diseguaglianze”.

Fonte La Repubblica – 21 marzo 2022