I lavoratori stranieri tra irregolarità e sfruttamento

L’immagine degli immigrati che “vengono a rubarci il lavoro” è una delle più conosciute e consolidate forme di discorso xenofobo. Quando poi a proporla sono figure di rilievo del mondo politico, si tratta di vero e proprio hate speech. Basta analizzare i dati per constatare che oltre a essere socialmente dannoso è anche un discorso che non rispecchia la realtà. Gli stranieri presenti sul territorio italiano svolgono infatti lavori mediamente meno qualificati e meno retribuiti rispetto ai cittadini autoctoni, e si trovano spesso ad essere vittime di irregolarità, sfruttamento e condizioni lavorative degradanti. Un esempio particolarmente significativo è quello del settore agricolo, dove incide molto la presenza di migranti.
29,3% delle giornate lavorate in agricoltura sono ascrivibili a stranieri (2020).
L’agricoltura è infatti un ambito che, per via della sua caratteristica stagionalità, risulta particolarmente esposto ad alcune complessità a livello contrattuale e di condizioni d’impiego. È uno dei settori con il più elevato tasso di irregolarità e in cui si registrano più casi di sfruttamento. A questo proposito parliamo di “caporalato”, un fenomeno con caratteristiche peculiari, articolato intorno alla figura di un caporale che recluta illegalmente e sfrutta manodopera prevalentemente extracomunitaria.
Più elevata della media l’irregolarità in agricoltura
Il tasso di irregolarità tra i lavoratori dipendenti nel settore agricolo e nel totale delle attività economiche (2000-2019)
Approfondisci con Openpolis – 25.03.2022