ELEONORA EVI (EUROPA VERDE): BASTA FAST FASHION, L’INDUSTRIA DELLA MODA DEVE RISPETTARE AMBIENTE E DIRITTI UMANI

“Se i consumatori sapessero che per produrre una T-shirt occorrono quasi tremila litri di acqua si avrebbe una maggiore consapevolezza dell’enorme impronta ecologica del settore della moda” – dichiara l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde.

“Quando si parla di ambiente e di crisi climatica – prosegue – spesso si ignora che la produzione tessile è responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa dei processi a cui i prodotti sono sottoposti, come la tintura e la finitura, e che il lavaggio di capi sintetici rilascia ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei nostri mari. Ma l’industria della moda ha un impatto gigantesco anche sui diritti umani in tutto il mondo, come ci ricorda il triste anniversario del crollo del Rana Plaza del 2013, che provocò la morte di 1134 lavoratori e lavoratrici che, in condizioni totalmente precarie, producevano abbigliamento per i principali marchi di fast fashion globali.

Per questo motivo – puntualizza Evi – in occasione della fashion revolution week, vogliamo richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee sulle terribili condizioni di lavoro di milioni di persone sottopagate e sfruttate e sul depauperamento delle risorse naturali a causa di un modello di business non più sostenibile, che premia la crescita e il profitto. Al Parlamento Ue abbiamo chiesto normative stringenti, affinché si pongano obiettivi vincolanti di riduzione per il consumo tessile e si agevoli l’affermazione di un modello circolare.

Ma è importante che i cambiamenti partano dal basso e che cittadini sappiano qual è il reale impatto sull’ambiente e sui diritti dei vestiti che acquistiamo, così da poter scegliere consapevolmente un modello che si affranchi dalle logiche di business dominanti, assegnando un ruolo centrale all’ambiente e privilegiando le pratiche del riuso e del riciclo. In questo modo si riuscirebbe a fermare la tendenza per cui ogni anno dei 70 milioni di tonnellate di abiti usati buttati il 48% è ancora perfettamente utilizzabile” – conclude l’eurodeputata.

Fonte Greens/EFA – 20 aprile 2022