L’irresistibile transizione di Cingolani, il fisico conteso fra Renzi e Grillo

Non tutti, anzi pochissimi conoscevano il nome e le attività di Cingolani al momento in cui è stato nominato Ministro per il ministero più “POP” e green dell’attuale governo. Poi compare un articolo sul Manifesto dall’elettrizzante titolo “Cingolani, il fisico conteso fra Renzi e Grillo”, e allora diventa davvero necessario saperne di più. Ecco perchè il CETRI-TIRES ha incaricato il professor Riccardo Fiorani, membro della nostra Academy per il Green Deal (GRAND), e fisico anche lui, di aiutarci analizzando il rispettabile (e discusso) curriculum del Neo Ministro.

L’irresistibile transizione di Roberto Cingolani
In seguito alla presentazione del governo Draghi avvenuta il 13 Febbraio 2021 gli organi di stampa e comunicazione si sono prodigati a fornire informazioni sui ministri incaricati con particolare riguardo ai nomi nuovi.

Il prof. Riccardo Fiorani, autore dell’articolo

per chi ha un interesse nelle questioni ambientali ed energetiche è importante avere informazioni sulla persona messa a capo del Ministero della Transizione Ecologica, specie se ignora totalmente chi sia Roberto Cingolani. Così, dopo una approfondita ricerca e consultazione, si può venire a sapere che Cingolani può vantare un brillante curriculum di scienziato, laureato in Fisica con dottorato alla Normale di Pisa, ricercatore e collaboratore in importanti istituti accademici nazionali ed internazionali, docente universitario, direttore di istituti scientifici pubblici e privati, tra cui l’IIT di Genova (Istituto Italiano di Tecnologia) da lui fondato e presso il quale ha conseguito una quantità di brevetti sulle tecnologie più avanzate.

Tuttavia, indagando tra questa notevole massa di incarichi ed attività, ho potuto trovare qualche elemento di criticità riguardo alla adeguatezza della persona al compito assegnatogli. A titolo di esempio posso indicare un paio di dati significativi da questo punto di vista.

Uno è la sua posizione, espressa in più occasioni, sulle fonti energetiche, per le quali afferma che è opportuno usarne di diverso tipo, ivi comprese quelle fossili e nucleari. E’ facile pensare che per questa strada la transizione ecologica potrebbe passare attraverso mediazioni e compromessi ambigui con i detentori delle fonti tradizionali.

Un altro dato è il suo incarico come direttore nel reparto di ricerca ed innovazione dell’azienda “Leonardo” che fabbrica ordigni bellici di tipo elettronico che vende a paesi in guerra. Anche in questo caso si può ravvisare un certo contrasto tra questa attività e la carica di ministro di un Paese che per dettato costituzionale ripudia la guerra e che deve tutelare le sue istituzioni dal rischio di ingerenze degli apparati militari negli ambiti governativi.

Per quanto riguarda questo ultimo elemento si può facilmente verificare la sua consistenza cercando informazioni sull’azienda “Leonardo” e sull’attività svolta al suo interno da Cingolani.

Riguardo al primo elemento invece mi è sembrato interessante un articolo apparso sulla rivista dell’Eni “We World Energy” di Feb.2020 in cui Cingolani rilascia un’intervista a Roberto Iadicicco (vicepresidente Comunicazione e rapporti con i media per Eni Foundation) incentrata sulla questione energetica. Di seguito evidenzio i punti in cui Cingolani spiega in dettaglio le sue posizioni sulle fonti energetiche con dovizia di argomentazioni ma anche con alcune inesattezze ed imprecisioni di ordine scientifico e terminologico che dette da una persona di tale autorevolezza lasciano alquanto perplessi.

L’intervista comincia con domande relative al comportamento della gente rispetto al consumo delle risorse, energetiche e non solo. Qui Cingolani guadagna punti dicendo che è importante sviluppare nelle persone un’educazione al risparmio ed al contrasto degli sprechi, con la consapevolezza che la produzione di energia, come di ogni altro bene, comporta un prezzo da pagare, non solo in termini economici. Rispondendo ad altre domande Cingolani continua dicendo che non esiste un modello unico di produzione energetica perché questa va rapportata alla quantità ed alla potenza richiesta nei diversi impieghi. Possiamo prendere esempio dalla Natura che usa diversi tipi di energia per diversi fenomeni: energia nucleare per le grandi potenze dei fenomeni cosmici, energia chimica per le medie potenze degli organismi animali, energia solare per le piccole potenze degli organismi vegetali. Così potremmo sviluppare un sistema integrato di produzione energetica che attinge a fonti diverse per le diverse esigenze. Ancora Cingolani, rispondendo alla domanda “ Quali sono le possibilità tecnologiche innovative e sostenibili? ”, dopo aver evidenziato gli inconvenienti ed i limiti del fossile, del nucleare e delle rinnovabili afferma che “In questo momento il gas è uno dei mali minori: nel medio e nel lungo termine la risorsa più sostenibile” Più avanti, parlando di automobili, considera gli inconvenienti attuali delle auto elettriche per i problemi dati dalle batterie in termini di autonomia, peso e tempi di ricarica e vede la migliore soluzione di compromesso nelle auto ibride, elettrico-benzina, in attesa di batterie più efficienti poi in risposta alla domanda: ”Quindi il futuro dell’auto è ibrido verso l’elettrico totale?“ si dichiara scettico sull’affermazione di auto totalmente elettriche mentre vede con favore lo sviluppo della tecnologia dell’idrogeno per l’alimentazione delle auto dove la potenza richiesta è al più dell’ordine delle centinaia di kW. Quando invece si parla di industria, dove le potenze impiegate sono dell’ordine dei MW, bisogna ricorrere ad altre fonti quali il gas, oppure stazioni eoliche o fotovoltaiche, sempre che non si riesca a realizzare centrali a fusione nucleare.

Vengo adesso ad indicare quelle che secondo me sono inesattezze o imprecisioni terminologiche. Esse riguardano tutte la relazione tra potenza ed energia ed emergono in più punti della dissertazione.

Rispondendo alla domanda: “Quindi la tecnologia si accavalla sempre alla coscienza sociale?” Cingolani indica la disponibilità energetica pro capite nei diversi paesi dicendo: “I cittadini USA hanno un’energia pro capite di 12000 kWh, Europa e Giappone di circa 7000 kWh, la Cina di 4000 kWh, mentre l’India di appena 800 kWh (c’è scritto 8000 evidentemente per un refuso). La potenza globale è 17 terawatt al giorno ma non è uniforme per cui il 20 percento della popolazione terrestre consuma il 70 percento della potenza elettrica totale.”. Dove Cingolani dice “i cittadini hanno un’energia pro capite” penso si riferisca al consumo non essendo meglio specificato, mentre è specificato che “il 20 percento della popolazione terrestre consuma il 70 percento della potenza elettrica totale” essendo questa stata indicata in 17 terawatt al giorno. Ora indicare la disponibilità di potenza in watt al giorno non è corretto. La potenza massima erogata da una centrale o da un generatore (potenza nominale), così come la potenza assorbita da un utilizzatore, è una caratteristica intrinseca di questi apparati e pertanto indipendente dal tempo. P er esempio in casa ho a disposizione 3 kW di potenza elettrica e non 3kW al giorno, e nella mia auto ho a disposizione 70 kW di potenza meccanica e non 70 kW al giorno. Per lo stesso motivo non è corretto parlare di consumo di potenza perché la potenza non si consuma così come non si produce. La potenza indica la modalità in cui l’energia viene erogata o assorbita. Se in casa accendo la luce o uso gli elettrodomestici impiego potenza ma consumo energia. Quando spengo le utenze la potenza disponibile è rimasta di 3 kW ma il contatore dell’energia consumata è andato avanti. La produzione ed il consumo indicano una variazione positiva o negativa della quantità di un bene, mentre l’erogazione e l’impiego (o assorbimento) indicano la distribuzione di un bene che resta costante nella quantità. Pertanto l’energia elettrica viene prodotta e consumata mentre la potenza viene erogata ed assorbita. Mi dispiace dovermi soffermare su queste banalità ma purtroppo i termini in cui si esprime il Cingolani mi inducono a queste precisazioni. Anche perché più avanti egli, rispondendo alla domanda: “Quali sono quindi le possibilità tecnologiche innovative e sostenibili?” parla delle caratteristiche energetiche della benzina e delle batterie elettriche usando gli stessi termini. Infatti ad un certo punto dice: “Oggi le nostre auto vanno a carburante fossile e in generale un litro (o un kg) di benzina produce intorno a 2000 W/h. So che se metto un certo numero di litri nella macchina ho un certo numero di watt per unità di tempo che sono garantiti, guidando in maniera efficace ho una certa quantità di energia da utilizzare”. Ora le dimensioni dell’energia corrispondono a quelle della potenza per il tempo e pertanto indicare la capacità energetica di un litro di benzina in termini di W/h non mi sembra il modo migliore. L’espressione W/h andrebbe interpretata per essere accettabile: essa potrebbe significare che un litro di benzina potrebbe fornire potenza di 2000 W per il tempo di 1 ora in cui viene consumato, il che corrisponderebbe ad una capacità energetica di 2 kWh. A parte il fatto che questo dato sembra ampiamente sottostimato, stando a quello fornito dall’EPA (Enveironmental Protection Agency) nel 2019, valutato in 8,9 kWh, esprimere la capacità energetica di una fonte in termini di potenza diviso tempo è improprio se non vengono precisate le condizioni al contorno, mentre il dato è assoluto se espresso in termini energetici come potenza moltiplicata per tempo. La spiegazione aggiunta dal Cingolani si presta a qualche fraintendimento. Sembra che mettendo benzina nella macchina immettiamo watt, i quali peraltro si consumano nel tempo, ma che possiamo variarne la quantità guidando in maniera efficace. Potrei credere che se facessi il pieno alla mia utilitaria potrei battere una Ferrari in riserva. A parte gli scherzi se nel discorso sostituiamo i watt con una unità di misura dell’energia, tipo il kWh ed eliminiamo il tempo il ragionamento diventa una ovvietà. Considerazioni analoghe si possono fare anche sul seguito del discorso quando parla di batterie per auto elettriche ragionando sempre in termini di w/h, dove adesso entra in gioco anche il peso (w/(kg.h), ma è inutile dilungarsi oltre, ormai la questione si è capita.

In conclusione vorrei dire che, a parte qualche elemento di confusione nei termini e forse anche nei concetti (che non è cosa da poco) Roberto Cingolani si presenta come un tipico campione dei nostri tempi, intelligente, dinamico, lanciato sui fronti più avanzati della tecnologia, pronto a cavalcarli per vivere il progresso in modo positivo. Le sue idee sulla produzione, la distribuzione e l’uso dell’energia sono in gran parte condivisibili, anche se dal ministro della transizione ecologica vorremmo una maggiore esposizione verso la green economy. I punti critici che abbiamo evidenziato sollevano qualche dubbio sul personaggio e rivelano una incredibile capacità di transitare da una situazione a un’altra, se non ecologicamente almeno professionalmente. Sarà il nostro capace di applicare questa proprietà “transitiva” a un modello economico in grave affanno e in forte necessità di transizione verso un regime post carbon? Staremo a vedere.

Per ulteriori informazioni su Cingolani si può anche leggere questo articolo su “Il Manifesto”: https://ilmanifesto.it/il-fisico-conteso-tra-renzi-e-grillo/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1613209989