Jeremy Rifkin propone per gli USA una transizione ecologica da 16.000 miliardi di dollari in 20 anni

Internet delle cose, rinnovabili, idrogeno, agricoltura green: la ricetta di Rifkin per gli USA.

Il piano da 16mila miliardi, richiesto dal presidente dei senatori Dem Charles Schumer, illustrato da Angelo Consoli (Presidente CETRI-TIRES e Direttore Europeo di Jeremy Rifkin) in un articolo sull’Huffington Post Italia.

Angelo Consoli e Jeremy Rifkin

Anche gli Stati Uniti hanno un progetto per la decarbonizzazione avanzata. Si chiama America 3.0 ed è un piano ventennale che mira a investire 16.000 miliardi di dollari in un’America post carbon entro il 2040. Porta la firma di Jeremy Rifkin. Il piano è stato richiesto dal presidente dei senatori democratici Charles Schumer e ha una visione precisa: per una reale transizione ecologica è necessario rivoluzionare tutta l’economia uscendo dal capitalismo fossile (ormai diventato anche anti-economico oltre che anti-ecologico) ed entrando con decisione in quella economia sociale di mercato fatta di green economy, digitalizzazione dei flussi energetici e dei rapporti economici, sharing economy, e mercati transazionali.

Il piano prevede benefici straordinari con crescita esponenziale delle curve di efficienza energetica aggregata. In altre parole, Rifkin spiega che il nuovo modello energetico sostenibile, che porterà l’America dalla dipendenza dai fossili alla sovranità energetica con le rinnovabili e l’idrogeno, garantisce non solo una maggiore compatibilità ecologica dei processi produttivi ma anche una loro più alta convenienza economica, perché le nuove tecnologie pulite sono su una curva verticale di costi discendenti.

Ad esempio il costo delle celle fotovoltaiche é crollato dai 76 dollari per watt del 1977 agli attuali 50 centesimi per watt, quello dei sistemi di accumulo è crollato dai 1.200 dollari per chilowattora del 2009 agli attuali 150 dollari, quello dei sensori da 1,30 dollari nel 2003 agli attuali 0,30, e quello delle luci Led a bassissimo consumo è passato dai 150 dollari per kilolumen nel 2008 agli attuali 8 dollari, con un conseguente aumento di installazioni del 600% negli ultimi 9 anni. Lo studio ci ricorda anche che i veicoli elettrici e a idrogeno passeranno da 1,2 milioni a 30 milioni entro il 2030, e i loro prezzi scenderanno vertiginosamente sotto quelli delle auto con il motore a scoppio.

Inoltre America 3.0 prevede anche notevoli risvolti sul piano sociale. Infatti, data l’altissima densità occupazionale, il nuovo modello permette anche una redistribuzione della ricchezza, in quanto una buona parte del reddito che nell’economia fossile andava in profitti per i grandi gruppi, nell’economia post carbon andrà in salari, arricchendo di poco i molti anziché di molto i pochi. Si calcolano 320 nuove figure professionali nei tre settori principali della green economy, (la produzione e diffusione dell’energia rinnovabile, l’efficientamento energetico e la protezione dell’ambiente) per complessivi 30 milioni di nuovi posti di lavoro remunerati mediamente fra l’8 e il 19% in più che nell’economia tradizionale.

La copertura finanziaria non sarà un problema, assicura Rifkin, visto che 10 mila miliardi di dollari sono usciti dai fossili in operazioni di disinvestimento nel solo Nord America, mentre 100 mila miliardi di dollari rimasti nell’oil & gas sono a forte rischio di diventare stranded assets, per i quali si prepara la più catastrofica bolla speculativa della storia.

Il piano garantisce maggiore resilienza contro i cambiamenti climatici perché le ristrutturazioni edilizie rafforzano la resistenza strutturale di edifici e infrastrutture di fronte a fenomeni meteorologici estremi ormai sempre più frequenti. E anche contro la dipendenza dai fossili perché la sovranità energetica garantisce riparo dalle tensioni geopolitiche e dalle speculazioni economiche del mondo fossile. Infine l’economia dell’idrogeno fornisce un sistema di stoccaggio ecologico, versatile e affidabile e un vettore sostitutivo degli idrocarburi.

Il piano mira anche a superare gli svantaggi del modello agroindustriale di filiera lunga e a tornare a un’agricoltura di filiera corta e decarbonizzata e quindi più sostenibile ecologicamente ed economicamente per produttori e consumatori.

America 3.0 punta a installare una nuova rete per l’Internet delle Cose (IdC) che aiuti a monitorare lo stato di salute del pianeta nelle sue quattro sfere: la biosfera, l’atmosfera, l’idrosfera e la litosfera mantenendole nel necessario equilibrio e a superare la povertà energetica e il conseguente disagio sociale in modo da evitare sofferenze sociali che possono sfociare in rivolte ed episodi destabilizzanti. La crisi pandemica del Covid 19 ha evidenziato i limiti dell’attuale modello economico, sociale e sanitario e i vantaggi della telemedicina per evitare contatti e contagi e la fragilità di un mondo dipendente dai fossili per energia e cibo.

Per evitare e prevenire situazioni potenzialmente esplosive (la rivolta dei gilet gialli in Francia fu scatenata da un aumento del costo dell’energia), il piano prevede una gestione affidata a “assemblee fra pari”, corpi consultativi informali che riuniscono nei processi decisionali enti pubblici, camere di commercio, organizzazioni datoriali e sindacali, associazioni no profit, università pubbliche e private e associazioni di volontariato.

Queste assemblee avranno il compito principale di promuovere un processo partecipativo che garantirà che ogni livello della società si senta coinvolto nei difficili processi decisionali relativi ad America 3.0, cominciando con un summit per l’emergenza climatica per stabilire la roadmap per la transizione ecologica, e le misure di contrasto alla povertà energetica, sociale ed economica. Se Schumer saprà valorizzare questa proposta, l’America avrà qualcosa di concreto da opporre a Greta quando parla di bla bla bla. Altrimenti avrà avuto ragione lei.

Fonte Internet delle cose, idrogeno, agricoltura green: la ricetta Rifkin per il clima | L’HuffPost (huffingtonpost.it) 02.11.2021