Intervista alla biologa Daniela Freggi, direttore di Lampedusa Turtle Rescue e coordinatrice del programma europeo Leonardo da Vinci – TurtleVet

Biologa e Direttore di Lampedusa Turtle Rescue: lampedusaturtlerescue.org. Ha lavorato con animali marini come i delfini, pinguini, tartarughe marine negli USA, Francia, Italia e Africa. Ha collaborato e gestito il Progetto Tartarughe Marine del WWF Italia a Riccione, Policoro, Lampedusa, dove nel 1998 ha istituito un Centro Recupero Tartarughe Marine, collaborando con diverse università italiane ed estere. Dal 2011 è coordinatrice del Progetto del Longlife Learning Programme della Comunità Europea “Leonardo da Vinci – TurtleVet”.

Ecco chi è Daniela Freggi intervistata dal nostro coordinatore generale Antonio Rancati in visita settimana scorsa a questo importante e storico Centro Recupero Tartarughe Marine di Lampedusa, la porta europea del sud del Mediterraneo >>> www.gecoforschool.com/intervista-a-daniela-freggi/

Hai dedicato quasi tutta la tua vita allo studio e alla difesa del mare e della vita che lo abita. Quali sono oggi le minacce più gravi per i nostri mari e quali azioni sarebbero necessarie per scongiurarle?

Tante sono le minacce che, spesso anche inconsciamente, causiamo al nostro ambiente e soprattutto ai nostri mari… ecco, forse la parola chiave è quel “nostro”!

Dovremmo tutti renderci conto che viviamo immersi nella Natura e nella sua magia, che ogni volta che la feriamo, mettiamo in pericolo le generazioni future.

Abbiamo bisogno di prendere coscienza dei pericoli di cui stiamo disseminando il nostro ambiente, partire dalla consapevolezza che ogni gesto ha un effetto.  Come scelte egoistiche, superficiali e banali possono avere effetti nefasti su larga scala, così invece riflettere e considerare ogni gesto della vita quotidiana con uno spirito emancipato, formato alla comprensione delle interazioni che corrono fra gli esseri viventi ed il loro ambiente, può davvero fare la differenza.

Spesso abbiamo più del superfluo, spesso siamo retrogradi e continuiamo a fruire di energie obsolete, spesso dimentichiamo che una scelta consapevole nel mangiare, nel viaggiare, nello scegliere al supermercato fanno la differenza. Ho fiducia nelle nuove generazioni, che nonostante l’esempio di chi li ha preceduti, sappiano pianificare e scegliere con meno miopia.

Antonio Rancati in visita al Centro Recupero Tartarughe Marine di Lampedusa

Quali sono le industrie che, a tuo parere, dovrebbero lavorare con più urgenza sulla sostenibilità, per ridurre l’impatto sugli ecosistemi marini?

La responsabilità di molte realtà economiche è indubbia, ma sono convinta che è la richiesta che fa l’offerta, e che una società più consapevole influenzerebbe in maniera importante le strategie industriali. Ogni attività ha il dovere morale e non solo (la sostenibilità è prima di tutto risparmio a lungo termine), di implementare strategie green, ad impatto zero, la scienza ha dimostrato che è possibile, ma bisogna scardinare poteri spesso incancreniti.

Bisogna aggiornarsi, avere il coraggio di legiferare in maniera concertata, superando logiche di profitto personale. Ogni attività, che sia a terra o in mare, attualmente impatta sugli ecosistemi circostanti, senza considerare gli effetti a lungo termine che pagheranno le nuove generazioni. Dalla ricerca forsennata di idrocarburi nei fondali, ai trasporti, agli scarichi, alla pesca professionale, non è possibile fare una graduatoria, sono tutte attività mal gestite che richiederebbero una rivoluzione culturale a cominciare dai legislatori.

Di cosa si occupa nello specifico Lampedusa Turtle Rescue e da quanto tempo è attiva?

Il nostro ospedale per tartarughe marine it.lampedusaturtlerescue.org/ è operativo da oltre 30 anni, pur non avendo mai potuto contare su un sostegno istituzionale, né economico né burocratico. Grazie all’impegno di tanti volontari generosi e pieni di passione, cerchiamo di sensibilizzare chi lavora in mare al recupero delle tartarughe marine, per permetterci di visitarle con strumenti idonei come radiografie, ecografie ed analisi del sangue. Le tartarughe in buona salute ritornano in mare con 2 targhette che in futuro permetteranno la raccolta di preziosi dati per comprendere meglio come proteggerle dal rischio di estinzione, quelle che hanno bisogno di cure, interventi chirurgici o terapie trovano specialisti che si occuperanno di loro fino al termine della convalescenza. Una parte importante delle attività è infatti la riabilitazione delle nostre pazienti, ognuna con le sue terapie.

Cerchiamo anche di fare molta divulgazione, soprattutto d’estate, verso i visitatori, per informare sui rischi e pericoli di cui abbiamo disseminato il mare e che rischiano di far scomparire per sempre questa specie dai nostri mari, con conseguenze drammatiche per tutto l’ecosistema marino e per il futuro dell’umanità. Collaboriamo nella raccolta dati e nelle pubblicazioni con vari specialisti di molte istituzioni scientifiche, come l’Università di Bari, Pisa, Roma, Milano, ma anche realtà straniere, come la Surrey University in Gran Bretagna.

Cosa può fare chi voglia impegnarsi per questa causa pur senza essere un professionista del tuo settore?

Credo che il vero motore di tanti sforzi sia la passione e la dedizione: ognuno con le proprie competenze può essere prezioso nel nostro Centro, perché la cosa più importante è metterci cuore e mente. Non è facile trovare il tempo da dedicare alla protezione di una specie ancora così poco conosciuta, ma tutti possono essere validi collaboratori. La scienza dimostra come le equipes multidisciplinari raggiungano risultati brillanti, ed è quello che crediamo nel nostro Centro. Oltre il tempo dedicato al volontariato, c’è l’acquisizione di uno stile di vita consapevole e rispettoso, non serve essere estremisti, ma tutti possiamo scegliere di inquinare di meno, di donare di più, di comprendere meglio… ed alla fine è incredibile come otteniamo molto di più di quanto abbiamo dato!

Perché hai scelto di dedicare molto tempo di questa attività per insegnare alle nuove generazioni la tutela dell’ambiente e del mare?

Perché credo fermamente nella forza del singolo, ma soprattutto nel lavoro di squadra. È la mia maniera di amare il prossimo ed in particolare le nuove generazioni, che spesso hanno un modello errato di vita. Sono convinta che questo pianeta non sia nostro, ma come dice bene un detto pellerossa, lo abbiamo in custodia per le generazioni future: questo per me è il senso della vita, che mi permette di sentirmi proiettata nel futuro!

Quali sono state le gratificazioni più importanti negli incontri con gli studenti?

La loro curiosità, quella luce di emozione che a volte brilla in uno sguardo, l’entusiasmo che a volte gli studenti mostrano verso una sfida. Spesso non ci rendiamo conto del modello che possiamo rappresentare per gli studenti: quando poi passano gli anni e ne incontri qualcuno che ti guarda con amore, con stima e che ti racconta che sta provando a seguire le tue orme: li ti scoppia il cuore di gratitudine!

Intervista 9 agosto 2021 >>> gecoforschool.com/intervista-a-daniela-freggi/