Il pacchetto “Fit for 55” e la tassonomia europea per la sostenibilità

Il Green Deal Europeo ha subito una brusca accelerazione verso i nuovi più avanzati obiettivi climatici con il pacchetto “Fit for 55” ma non tutti hanno capito cosa cambia e entro quando. Ecco dunque un interessante contributo chiarificatore da parte di Marco Sambati, coordinatore della GRAND, l’Academy al servizio dei progetti per il Green New Deal

La Commissione Europea ha presentato lo scorso 14 luglio il pacchetto Fit for Fifty Five (https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/package-fit-for-55), il nuovo pacchetto di 12 provvedimenti che mira a dare attuazione al Green Deal Europeo per raggiungere i nuovi e più ambiziosi obiettivi climatici di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Alcuni di questi provvedimenti sono un aggiornamento della legislazione già esistente per allinearla con il Green Deal ed i nuovi target e, ci riferiamo alla revisione dell’ETS (https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/revision-eu-ets_with-annex_en_0.pdf), con la quale il mercato del carbonio già esistente si allarga per coprire anche le emissioni del comparto marittimo, ottiene nuovi obiettivi di riduzione della CO2 al 2030 e target annuali più impegnativi e, al fine di adeguare il sistema di scambio delle emissioni europeo ai nuovi target comunitari, la proposta legislativa fissa l’obiettivo generale del nuovo ETS UE al -61% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.

La Commissione ha inteso con tale proposta, fissare un prezzo del carbonio per il settore del trasporto aereo, che finora aveva goduto di un’esenzione, con l’obbligo di passare a miscele di carburanti sostenibili per tutti i voli in partenza dagli aeroporti dell’UE. Nell’ottica di decarbonizzazione, la proposta si allarga anche al settore marittimo, per il quale la Commissione fisserà inoltre obiettivi in materia di fornitura di energia elettrica da impianti di terra alle navi, così da ridurre l’utilizzo di carburanti inquinanti che danneggiano anche la qualità dell’aria a livello locale.

L’ETS oggi fissa un prezzo di circa 50 euro a tonnellata di anidride carbonica emessa (contro i 20 di un anno fa), la Commissione Ue stima che entro il 2030 si arriverà a circa 90 euro e questo vale nei settori già soggetti al sistema di scambio: energia elettrica e industria ad alta intensità energetica (circa 10 mila impianti in tutto) e aviazione commerciale all’interno dello Spazio economico europeo. Ma la novità è che, verrà anche creato un ETS separato (operativo dal 2025) che include anche il trasporto stradale su gomma ed edifici residenziali per i quali il taglio delle emissioni dovrà essere al 2030 del 43% rispetto sempre al 2005. Per attutire l’impatto di questa misura, i proventi alimenteranno un Fondo sociale che è stimato in circa 70 mld di euro nel periodo 2025-2032, da distribuire ai paesi membri previo un co-finanziamento statale al 50% per interventi legati al supporto alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Altra novità importante riguarda la revisione della direttiva RED II sulle energie rinnovabili che punta ad obiettivi più ambiziosi fino al 40% entro il 2030 rispetto alla precedente versione del 32% per consentire un allineamento del taglio delle emissioni richiesto dalla Legge sul Clima, nell’obiettivo entro il 2050 che la maggior parte dell’energia dovrà provenire da fonti rinnovabili e, quindi arrivare alle zero emissioni; obiettivi specifici sono poi proposti nei trasporti, nel riscaldamento, nel condizionamento dell’aria, nell’edilizia e nell’industria. Per quanto riguarda i trasporti, l’emendamento alla Direttiva sulle Energie Rinnovabili prevede un aumento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 13% e incentivare l’uso della mobilità elettrica tramite la diffusione delle stazioni di ricarica. La proposta di revisione del Regolamento 2019/631, che definisce gli standard europei di emissioni di auto e furgoni, allineando i criteri con i nuovi obiettivi del 55% delle emissioni. Per riuscire a ridurre le emissioni di CO2, i paesi hanno stabilito due passaggi fondamentali: il primo è quello che fissa entro il 2030 la riduzione del 55% delle emissioni di CO2 delle auto e del 50% per i mezzi commerciali rispetto ai livelli del 1990; l’altro che stabilisce entro il 2035 la soglia delle zero emissioni, decretando di fatto l’abbandono delle alimentazioni benzina e diesel a favore di quelle elettriche e a idrogeno; di conseguenza, tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni e, di fatto viene programmata la fine dei motori a combustione interna entro meno di 15 anni. La Commissione, con tale proposta, intende promuovere la crescita del mercato dei veicoli a emissioni zero o a basse emissioni, favorendone l’uso anche attraverso una rete infrastrutturale di stazioni di ricarica per i veicoli elettrici.

Per quanto riguarda il settore dell’edilizia, il settore pubblico dovrà rinnovare il 3% dei suoi edifici ogni anno in termini di superficie, promuovendo l’uso del sistema elettrico alimentato da energie rinnovabili nel comparto del riscaldamento e del raffrescamento al fine di soddisfare gli ambiziosi obiettivi sul clima e raggiungere la neutralità climatica e incrementare l’autoconsumo, lo stoccaggio e le comunità energetiche rinnovabili. La Commissione propone anche di fissare un parametro di riferimento del 49% di energie rinnovabili negli edifici entro il 2030 e di imporre agli Stati membri di aumentare dell’1,1% all’anno, fino al 2030, l’uso di energie rinnovabili per il riscaldamento e raffrescamento. La ristrutturazione degli edifici consentirà un notevole risparmio di energia, essendo gli edifici dell’UE responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra e combattere contro la povertà energetica.

L’industria rappresenta il 25% del consumo energetico dell’Unione ed è una delle principali usi di riscaldamento e raffreddamento, che attualmente è fornito al 91% da fonti fossili combustibili; tuttavia, circa il 50% della domanda di riscaldamento e raffreddamento potrebbe essere soddisfatta tramite l’elettrificazione e l’impiego di energia rinnovabile come anche l’idrogeno verde. La nuova proposta legislativa richiede anche che l’etichettatura dei prodotti industriali riporti la percentuale di energia rinnovabile utilizzata seguendo una metodologia comune a tutta l’UE, in un’ottica di trasparenza nei confronti dei consumatori che prediligono prodotti che contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico, stimolando infine l’uso di tali prodotti.

Una delle novità più importanti è poi quello dell’introduzione di una tassa sul carbonio alle frontiere dell’Unione Europea, la CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che entrerà in vigore dal 2026, ma una fase transitoria inizierà già nel 2023; tale tassa si applicherà alla frontiera attribuendo un carbon pricing (prezzo di carbonio) sulle importazioni di prodotti nei settori del ferro, dell’acciaio, del cemento, dell’alluminio, dei fertilizzanti per evitare la fuga delle industrie europee all’estero e, allo stesso modo per evitare una concorrenza sleale da parte dei produttori extra UE alle nuove regole più stringenti della Commissione Europea. Il CBAM serve proprio a evitare l’eventuale delocalizzazione dei processi produttivi mettendo una tassa sulle importazioni di merci prodotte con standard climatici più bassi di quelli europei.

Nell’ambito del pacchetto FIT for 55, è stata presentata la New EU Forest Strategy for 2030, la nuova strategia comunitaria per proteggere le foreste europee, tutelando contemporaneamente la biodiversità e rafforzare la tutela, il ripristino delle foreste con l’obiettivo di piantare 3 miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030 (https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/communication-new-eu-forest-strategy-2030_with-annex_en.pdf). La Commissione sottolinea come le foreste funzionano come pozzi di carbonio e ci aiutano a ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici, ad esempio raffreddando le città, proteggendoci da forti inondazioni e riducendo l’impatto della siccità. La Commissione propone pertanto di ripristinare le foreste, i suoli, le zone umide e le torbiere in Europa; ciò aumenterà l’assorbimento di CO2 e renderà il nostro ambiente più resiliente ai cambiamenti climatici.

Con tali provvedimenti, la Commissione Europea ha inteso aggiornare il quadro normativo già enunciato con il Green Deal europeo e altre direttive e comunicazioni, al fine di rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050, attraverso una transizione verde, digitale ed inclusiva adottando parallelamente delle nuove regole in ambito finanziario (tassonomia), che definiscano il perimetro di azione e costituiscono la base per una maggiore trasparenza e forniscono agli investitori gli strumenti per individuare le opportunità di investimento sostenibile. La tassonomia dell’UE è uno strumento di trasparenza solido e basato su criteri scientifici destinato alle imprese e agli investitori, che introduce criteri di prestazione chiari per stabilire quali attività apportano un contributo sostanziale agli obiettivi del Green Deal; questi criteri creano un linguaggio comune che consente ad imprese e investitori di comunicare le proprie attività verdi con maggiore credibilità e li aiuta a orientarsi nella transizione in corso.

A tal proposito, abbiamo ritenuto opportuno richiamare alcuni articoli del testo del Regolamento (UE) 2020/852 del 18 giugno 2020, il quale stabilisce i criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile al fine di individuare il grado di ecosostenibilità di un investimento, per una verifica di quanto sottolineato.

In particolare, l’art, 3 definisce che un’attività economica è considerata ecosostenibile se contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più degli obiettivi ambientali previsti all’art. 9 dello stesso regolamento, così declinati:

a) la mitigazione dei cambiamenti climatici;

b) l’adattamento ai cambiamenti climatici;

c) l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine;

d) la transizione verso un’economia circolare;

e) la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento;

f) la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

Il successivo articolo 10 chiarisce che un’attività economica può contribuire in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici, se contribuisce in modo sostanziale a stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera o riduce le emissioni di gas ad effetto serra o aumenta l’assorbimento dei gas ad effetto serra, anche attraverso prodotti o processi innovativi mediante:

  1. la produzione, la trasmissione, lo stoccaggio, la distribuzione o l’uso di energie rinnovabili;
  2. il miglioramento dell’efficienza energetica;
  3. l’aumento della mobilità pulita o climaticamente neutra;
  4. il passaggio all’uso di materiali rinnovabili di origine sostenibile;
  5. l’aumento del ricorso alle tecnologie, non nocive per l’ambiente, di cattura e di utilizzo del carbonio;
  6. attività finalizzate ad evitare la deforestazione ed il degrado forestale, il ripristino delle foreste, la gestione sostenibile e il ripristino delle terre coltivate, l’agricoltura rigenerativa;
  7. la creazione dell’infrastruttura energetica necessaria per la decarbonizzazione dei sistemi energetici;
  8. la produzione di combustibili puliti ed efficienti da fonti rinnovabili;

Il Regolamento precisa all’art. 3 che un’attività per essere ecocompatibile deve:

  1. contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di almeno uno o più degli obiettivi ambientali;
  2. non produrre impatti negativi su nessun degli altri obiettivi;
  3. essere svolta nel rispetto di garanzie sociali minime, quali ad esempio, quelle previste dalle linee guida dell’OCSE e dai documenti delle Nazioni Unite (Cfr. art. 18)

La normativa sulla tassonomia ha voluto inoltre precisare cosa si debba intendere il concetto di contributo sostanziale di alcune attività economiche, in particolare:

  1. un’attività economica si può considerare che possa dare un contributo sostanziale alla transizione verso un’economia circolare, se:
  • utilizza in modo più efficiente le risorse naturali, anche attraverso la riduzione dell’uso delle materie prime primarie o aumentando l’uso di sottoprodotti e materie prime secondarie, utilizza misure di efficienza energetica e delle risorse;
  • aumenta la durabilità, la riparabilità, in particolare nelle attività di progettazione e di fabbricazione;
  • aumenta la riciclabilità dei prodotti, anche sostituendo o riducendo l’impiego di prodotti e materiali non riciclabili, in particolare nelle attività di progettazione e di fabbricazione;
  • riduce in misura sostanziale il contenuto di sostanze pericolose;
  • previene o riduce la produzione di rifiuti.
  1. un’attività economica dà un contributo sostanziale alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento se contribuisce in modo sostanziale alla protezione dell’ambiente dall’inquinamento mediante
  • la prevenzione o, qualora ciò non fosse possibile, la riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo;
  • Il miglioramento del livello della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, riducendo contemporaneamente al minimo gli effetti negativi per la salute umana e l’ambiente o il relativo rischio;
  • la prevenzione o la riduzione al minimo di qualsiasi effetto negativo sulla salute umana e sull’ambiente legati alla produzione e all’uso o allo smaltimento di sostanze chimiche.

c) un’attività economica si può considerare che possa dare un contributo sostanziale alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, se contribuisce in modo sostanziale a proteggere, conservare o ripristinare la biodiversità, mediante:

  • la conservazione della natura e della biodiversità, anche conseguendo uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie naturali e seminaturali;
  • l’uso e la gestione sostenibile del territorio, anche attraverso l’adeguata protezione della biodiversità del suolo, la neutralità in termini di degrado del suolo e la bonifica dei siti contaminati;
  • pratiche agricole sostenibili, comprese quelle che contribuiscono a migliorare la biodiversità oppure ad arrestare o prevenire il degrado del suolo e degli altri ecosistemi, la deforestazione e la perdita di habitat;
  • la gestione sostenibile delle foreste, compresi le pratiche e gli utilizzi delle foreste e delle superfici boschive che contribuiscono a migliorare la biodiversità.

Il nuovo pacchetto Fit for Fifty Five risulta peraltro in linea con i provvedimenti o meglio quelle che Jeremy Rifkin chiama nel suo libro “Un Green New Deal globale” pubblicato nel 2019 le ventitré iniziative chiave del Green New Deal da affrontare simultaneamente per iniziare il viaggio, al quale si è ispirata la Commissione Europea guidata dalla Ursula Von der Leyen nella nuova strategia europea del Green Deal.

A titolo di esempio, la prima iniziativa richiama la necessità di imporre una carbon tax crescente per contribuire a finanziare l’infrastruttura del Green New Deal, ovvero l’ottava iniziativa che prevede incentivi statali per l’acquisto di veicoli elettrici, in cambio della rottamazione dei veicoli a combustione interna e prevedere immediatamente una data a partire dalla quale siano proibite la vendita e la registrazione di veicoli nuovi a combustione interna di ogni genere: automobili, camion e autobus. La nona iniziativa prevede l’introduzione di crediti di imposta che stimolino l’installazione in abitazioni, edifici commerciali e industriali e in edifici pubblici di tecnologie di stazioni di ricarica per alimentare veicoli elettrici. La decima iniziativa prevede il finanziamento, le detrazioni fiscali che incentivino la trasformazione di tutte le proprietà pubbliche in strutture e infrastrutture verdi a zero emissioni entro il 2030, con il passaggio dal riscaldamento a metano al riscaldamento elettrico, con elettricità alimentata da fonti rinnovabili; lo stesso processo andrebbe replicato anche per tutti gli edifici residenziali e commerciali. Da ultimo citiamo la dodicesima iniziativa che prevede crediti di imposta ed altri incentivi che spingano gli agricoltori ad utilizzare tecniche di carbon farming e riforestare i terreni marginali in modo da catturare CO2 e procedere ad interventi di riforestazione.

Ma, a poche settimane dalla presentazione delle proposte del Fit for 55, le associazioni industriali dei 3 dei principali paesi europei, Italia, Francia e Germania, Confindustria, Medef e BDI, si sono riunite ad alto livello per rappresentare alla Commissione Europea le loro osservazioni; in particolare, l’industria europea, pur rivendicando di essere in linea con gli investimenti per l’efficienza energetica e le rinnovabili, dell’idrogeno e nella cattura e stoccaggio del CO2, ritiene che la politica europea del Green Deal, rischia di danneggiare in maniera irreversibile intere filiere industriali, con grossi rischi in termini occupazionali, sociali e di ripresa economica, penalizzando le imprese che producono in Europa. Il comunicato delle tre associazioni continua sostenendo che l’obiettivo del 55% entro il 2030, potrebbe comportare investimenti per oltre 3.500 miliardi di euro, mentre le risorse pubbliche disponibili non superano i 1.100 miliardi.

C’è però da porsi una domanda ai dubbi presentati dalle associazioni industriali dei 3 paesi europei e, se tali osservazioni siano spinte da interessi di parte per ammortizzare gli ingenti investimenti nel vecchio modello fossile e, si voglia annacquare le strategie europee per la duplice transizione verso la neutralità climatica e verso la leadership digitale che renderà le imprese europee invece più competitive e a maggiore redditività nel medio-lungo termine.

Frans Timmermans, Vice Presidente per il Green Deal

Il rischio è che le industrie europee non siano totalmente consapevoli dei rischi finanziari sottostanti al cambiamento climatico e che la velocità di tale cambiamento sta influenzando tutti i settori dell’economia globale anche tramite la creazione di stranded asset nel settore dei combustibili fossili e in quelli strettamente collegati e che inoltre ogni ritardo rischia di mettere in discussione gli obiettivi di neutralità climatica ed aumentare l’emissione dei gas serra con un impatto ancora più devastante sul cambiamento climatico. Su un aspetto si potrebbe essere parzialmente d’accordo e cioè, che tale transizione può rappresentare un costo e che potrebbe far perdere la competitività con il resto dei paesi fuori dell’Europa; ma anche in questo caso, si può rispondere che anziché un costo, si può parlare di un investimento che darà il suo rendimento nel medio-lungo termine e che la Carbon Border Adjustment Mechanism prevista dal pacchetto Fit for 55 va nella direzione di salvaguardare l’industria europea dai produttori extra-UE. C’è poi un’altra considerazione ed in particolare che, la transizione energetica oltre a cambiare il modello industriale, avrà impatti significativi anche sul mercato del lavoro e impatti di natura sociale; in merito al primo punto, la Commissione Europea ha previsto la costituzione del Social Climate Fund, fondoche raccoglierà il gettito raccoltocon il sistema per lo scambio delle quote di emissione di CO2. In merito al secondo punto, la transizione energetica creerà nuove figure professionali e richiederà la riqualificazione della forza lavoro esistente.

C’è poi un’altra risposta ai dubbi presentati dalle 3 associazioni industriali e molto più autorevole; ci riferiamo a quanto dichiarato da Larry Fink, Presidente e CEO di BlackRock, numero uno del più grande gruppo di risparmio gestito al mondo con 9,1 trilioni di dollari in gestione alla Conferenza internazionale sul clima di Venezia, dichiarando il suo stupore di fronte agli enormi cambiamenti nel settore finanziario provocati dal cambiamento climatico e dalla necessaria transizione green che rappresenta un’opportunità di investimento di almeno 50 trilioni di dollari nei prossimi due decenni. Il cambiamento sta avvenendo soprattutto nei mercati finanziari e tra le aziende quotate, ma coinvolgerà anche le aziende non quotate e quelle aziende che fanno parte della catena di fornitura “supply chain” delle aziende più grandi. La TCFD Task Force sull’informativa relativa al climaha sottolineato che i mercati finanziari hanno bisogno di informazioni chiare, complete e di alta qualità sugli impatti climatici e pertanto richiede alle aziende quotate non solo di divulgare le proprie emissioni dirette, ma anche le emissioni dell’intera catena di fornitura di un’azienda o il portafoglio prestiti di una banca; di conseguenza le aziende quotate e le banche sono chiamate a tagliare business e finanziamenti anche alle aziende piccole che non hanno ridotto le proprie emissioni e il messaggio sembra una risposta molto chiara alle associazioni industriali che osservano che la politica europea del Green Deal, rischia di danneggiare in maniera irreversibile intere filiere industriali, quando solo accelerando la transizione energetica si potranno evitare i rischi economici, finanziari connessi al cambiamento dei mercati finanziari.

Marco Sambati con Jeremy Rifkin alla Camera dei Deputati

La G.R.A.N.D. (Green Rifkin-oriented Academy for the New Deal) l’academy costituita da esperti del CETRI (Circolo europeo per la terza rivoluzione industriale)  http://cetri-tires.org/press/2020/una-g-r-a-n-d-notizia-arriva-lacademy-del-green-new-deal-per-le-banche-e-le-imprese-ispirata-alla-visione-di-rifkin-e-al-green-deal-europeo/ è nata proprio per illustrare le strategie europee del Green New Deal della Commissione Europea così come illustrate da Jeremy Rifkin, il quale dal 2006 affianca la commissione nelle scelte strategiche in tema di energia ed ambiente e ha l’obiettivo della realizzazione di una nuova infrastruttura interconnessa, intelligente ed economia digitale verde che renderà nuovi modelli di business e nuovi tipi di occupazione, aumentando l’efficienza e la produttività, riducendo l’impronta di carbonio ed abbassando il costo marginale di produzione, distribuzione e consumo dei beni e servizi e formare quei profili professionali che possano essere di supporto alle imprese ed amministrazioni che intendono perseguire un modello di sviluppo sostenibile, quali ad esempio nella filiera dell’economia dell’idrogeno. A tal proposito richiamiamo l’attenzione al primo tavolo tecnico sull’idrogeno aperto dalla Regione Puglia https://www.regione.puglia.it/web/press-regione/-/primo-incontro-del-tavolo-tecnico-sull-idrogeno.%C2%A0delli-noci-un-passo-importante-verso-l-istituzione-dell-osservatorio-sull-idrogeno-?redirect=%2Ffeed-press-regione%3Fp_p_id%3Dcom_liferay_asset_publisher_web_portlet_AssetPublisherPortlet_INSTANCE_0bySMtm7gpcm%26p_p_lifecycle%3D2%26p_p_state%3Dnormal%26p_p_mode%3Dview%26p_p_resource_id%3D%252Fasset%252Frss%26p_p_cacheability%3DcacheLevelPage finalizzato a creare dei distretti tecnologici e produttivi pugliesi per dare seguito alla strategia europea sull’idrogeno e al quale il nostro centro studi CETRI-TIRES partecipa fin dalla costituzione delle varie commissioni e gruppi di lavoro per trasformare una visione in progetti concreti, come indicato dal nostro Prof. Jeremy Rifkin per un Green New Deal globale con l’Idrogeno Verde.

Marco Sambati