Il Green Deal europeo: lo sbarco sulla luna dell’economia sostenibile e le conseguenze sull’export dei paesi più fragili

L’Unione Europea intende rilanciare la propria economia attraverso una rivoluzione verde, ma è necessario un attento coordinamento internazionale

GLI OBIETTIVI DEL PACCHETTO EUROPEO

Il Green Deal europeo è un piano di rilancio dell’economia europea  proposto l’11 dicembre 2019 dalla Presidente della Commissione Europea, che ha annunciato al mondo il nuovo corso dell’economia green definendolo «lo sbarco dell’uomo sulla luna in Europa».

Centrale Termoelettrica Federico II di Cerano, Brindisi

Altre inziative di sviluppo sostenibile, più o meno consistenti, erano già state lanciate negli Stati Uniti, in Australia, in America Latina, in Canada e nel Regno Unito, ma la proposta della Commissione Europea ha una portata tanto ampia da togliere ogni dubbio sul ruolo di leader mondiale che l’Unione intende assumere nella promozione di politiche economico-ambientali e nel contrasto al cambiamento climatico.

L’organo esecutivo dell’UE ha elaborato un rivoluzionario pacchetto di politiche riguardanti i settori dell’ambiente, delle costruzioni, dell’energia, dei trasporti e del cibo, che ha lo scopo di  ridurre le emissioni di carbonio del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutrale entro il 2050.

L’obiettivo generale del Patto, ha annunciato da von der Leyen, è «riconciliare l’economia con il nostro pianeta e farla funzionare per la nostra gente» (fonte www.euractiv.com/energy-environment/news/eu-commission-unveils-european-green-deal-the-key-points/). Sembra dunque che le istituzioni europee abbiano finalmente abbandonato quella visione antropocentrica che ha fomentato lo sviluppo incondizionato durante l’ultimo secolo e che considerava la protezione ambientale un limite per la crescita industriale.

D’ora in avanti, la protezione dell’ambiente sarà piuttosto la ratio del processo di definizione delle politiche settoriali e degli obiettivi industriali e climatici.

NUOVE REGOLE, PER TUTTI

Il Green Deal nasce da una visione europea e la maggior parte delle politiche che lo compongono hanno una dimensione interna, ma nei prossimi tre decenni si attendono cambiamenti che avranno un impatto considerevole sui settori produttivi di tutto il mondo.

Tra le proposte presentate ci sono infatti la revisione di regolamenti e direttive sulle quote di emissione, sull’efficienza energetica e sulla tassazione dei prodotti energetici. Sarà costituito un fondo sociale per il clima e verrà introdotto un meccanismo di limitazione delle emissioni di carbonio. Quest’ultimo strumento, denominato Carbon Border Adjustment Mechanism (fonte ec.europa.eu/green-taxation-0/carbon-border-adjustment-mechanism_en), è destinato ad alterare sensibilmente la bilancia commerciale di molti paesi in via di sviluppo, produttori di merci ad alta intensità di carbonio esportate in Europa. Si tratta di uno meccanismo fiscale che ha il fine di impedire che le imprese europee trasferiscano la propria produzione in paesi più tolleranti verso le emissioni di carbonio e, contemporaneamente, incoraggiare i produttori dei paesi non UE a rendere più green i loro processi produttivi. Gli importatori europei, vincolati dal nuovo strumento, saranno costretti a pagare una tassa corrispondente al prezzo che sarebbe stato pagato se le merci acquistate fossero state prodotte secondo le regole dell’UE. Viceversa, il costo della produzione potrà essere interamente detratto nel caso in cui un produttore estero sia in grado di dimostrare di aver già pagato altrove il prezzo per il combustibile fossile utilizzato.

Le nuove regole dell’import europeo avranno effetti sensibili sui prezzi di moltissimi prodotti provenienti da tutto il mondo, generatori di una profonda impronta ecologica (indicatore complesso utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle) e lontani dal rispetto dei nuovi standard europei.

farmer spraying pesticide in the rice field

Tra tanti altri, ne risentiranno i produttori agricoli dei paesi latinoamericani che, sebbene stiano investendo somme sempre maggiori in progetti eolici, fotovoltaici e idroelettrici per ridurre l’impatto ambientale delle proprie industrie, continuano a credere nell’incremento produttivo come volano dello sviluppo economico della regione.

Sono evidenti quindi le divergenze tra le politiche europee e sudamericane, imparagonabili per risorse stanziate ed obiettivi fissati, il cui rispettivo successo dipenderà anche dai risultati ottenuti dall’uno e dall’altro modello.

Nel documento strategico From Farm to Fork (fonte ec.europa.eu/farm-fork-strategy_en)  è teorizzata una nuova relazione tra risorse naturali, sistemi alimentari e biodiversità che dovrebbe migliorare il benessere dei cittadini e, contemporaneamente, accrescere la competitività e la resilienza dei mercati europei.

Il proposito di rendere il cibo sicuro, nutritivo e di qualità il nuovo standard europeo presuppone una conversione industriale radicale, che per di più favorisca il contrasto al cambiamento climatico. Inoltre, obiettivi come la riduzione dell’impiego di pesticidi del 50% entro il 2030 non possono prescindere dall’impiego della più alta capacità diplomatica ed economica europea per indurre i partner commerciali a fare altrettanto, ma una politica di tolleranza zero negli standard qualitativi mal si concilia con la strategia di ripresa economica latinoamericana, incentrata invece sull’incremento produttivo nell’industria agricola (stimato attorno al 300% nei prossimi vent’anni). Gli effetti della divergenza tra l’esigenza di qualità europea e l’offerta di quantità sudamericana si ripercuoteranno sui prezzi che i produttori di cacao, caffè ed altri prodotti della terra saranno costretti ad applicare per soddisfare le mutate esigenze del mercato.

Il Servizio di Investigazione Economica dell’USDA, il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti, prevede il raddoppio del prezzo di alcuni prodotti agroalimentari e una conseguente perdita complessiva di benessere sociale pari a circa 1 trilione di dollari (fonte ers.usda.gov/publications).

Gli effetti stimati delle politiche europee sul mercato agroalimentare e sul benessere dei produttori sudamericani lasciano presagire quale sarà la magnitudo del Piano europeo ed i contraccolpi che gli anelli più deboli delle catene produttive di tutto il mondo dovranno sopportare.

UNA TRANSIZIONE GLOBALE

Le Agende internazionali rivolte al raggiungimento dei diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile,  le Raccomandazioni del Vertice FAO e il Green Deal Europeo sono impegni internazionali rivolti all’adozione di migliori tecnologie industriali ed agricole per proteggere e recuperare le risorse naturali di tutto il mondo. Obiettivi di tale portata esigono l’impegno di tutti e richiedono l’attivazione di un processo che dia priorità alle particolarità regionali, che valorizzi e diffonda le tecniche agricole ed industriali più virtuose, che investa nella soluzione dei problemi fitosanitari ed apra il dialogo sulle condizioni socioeconomiche dei diversi attori coinvolti.

L’assenza di dibattito sulle conseguenze delle limitazioni europee sulle agro esportazioni latinoamericane rivela l’assenza di coinvolgimento delle parti interessate, di partecipazione attiva e, ancora una volta, di confronto multilaterale nella definizione delle politiche e dei programmi di risonanza internazionale.

Non ci sono dubbi sul valore e sull’opportunità del processo di transizione avviato dall’Unione Europea, ma è necessario che i principali attori politici abbandonino l’approccio conflittuale con cui hanno affrontato il dialogo internazionale negli ultimi anni perché si possa lavorare efficacemente allo sviluppo sostenibile.

È necessaria una conversione green per tutti, ma è altrettanto necessario considerare che gran parte dei paesi non sono posizionati sulla stessa linea di partenza.

Un ruolo importante lo svolge la cooperazione internazionale, nel cui contesto molte ONG realizzano progetti in collaborazione con i produttori locali per rafforzare la filiera agroalimentare dei paesi in cui operano e renderla competitiva sul mercato internazionale. I paesi in via di sviluppo dovranno affrontare nei prossimi anni una doppia sfida: diminuire il gap energetico e produttivo nei confronti dei paesi più industrializzati ed eliminare i divari sociali, produttivi e tecnologici fra i differenti strati sociali. In questo senso, i programmi ed i progetti finanziati dall’Unione Europea avranno un peso significativo affinché si possa considerare realizzabile il più importante degli obiettivi presentati da von der Leyen: non lasciare indietro nessuno.

Pierandrea Turchiuli – 19 ottobre 2021

pierandrea.turchiuli@gmail.com

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