I recicladores: i reietti che stanno salvando l’Ecuador dalla catastrofe

Vivere con meno di 120$ al mese è la normalità per i riciclatori di base, una casta di 20.000 lavoratori che trascorrono la propria vita tra i rifiuti e l’emarginazione sociale in Ecuador (Sudamerica)

In occasione del bicentenario della fondazione della città di Ambato la GIDSA, l’impresa che si occupa della gestione dei rifiuti, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione verso il riciclo definendolo un dovere per tutti i cittadini, ma la realtà va oltre gli slogan.

Stando ai dati dell’INEC, l’Istituto nazionale di statistiche e censimenti dell’Ecuador, ogni cittadino produce in media 0,86 chili di rifiuti ogni giorno. La cifra appare irrisoria, ma si tratta di 12.337 tonnellate di rifiuti dei quali il 96% finisce in discariche, in centri di raccolta o nel mare.

Il 66,5% di questo materiale è organico e potrebbe essere riutilizzato come concime per i campi o cibo per gli animali. Il restante 33,5% corrisponde a rifiuti che se fossero smaltiti correttamente potrebbero essere riciclati (fonte https://www.ecuadorencifras.gob.ec/documentos/web-inec/Encuestas_Ambientales/Hogares/Hogares_2017/DOC_TEC_MOD_AMBIENTAL_ENEMDU%202017.pdf).

Fortunatamente esistono circa 20.000 lavoratori in tutto il Paese che contribuiscono  a ritardare il momento dell’inevitabile collasso di un modello di gestione che avrebbe bisogno di urgenti ed ingenti misure correttive. Si tratta dei recicladores de base, persone che fanno del recupero e della vendita di materiali riciclabili la propria fonte di sostentamento.

Si incontrano per strada letteralmente immersi nei bidoni della spazzatura alla ricerca di plastica, alluminio ed altri materiali da sottrarre allo smaltimento indifferenziato.

I loro unici strumenti di lavoro sono i bastoni che usano per ispezionare i punti più profondi dei cassonetti ed i barrocci artigianali su cui trasportano i diversi materiali a cui donare una seconda vita. Il 60% di queste persone sono donne con un’età media di 45 anni e spesso il loro lavoro è l’unica fonte di reddito in famiglia.

Si tratta di lavoratori informali che vivono alla giornata, non godono di meccanismi di pagamento fisso né di salari minimi e la loro remunerazione è legata alla vendita del materiale recuperato anziché al servizio prestato alla comunità.

Dopo aver recuperato i rifiuti dalle strade, i riciclatori li vendono al prezzo medio di 0,05$ per ogni chilo di vetro, 0,12$ per chilo di cartone, 0,50$ per le bottiglie PET.

I prezzi sono leggermente più alti nel caso di vendita diretta ad aziende trasformatrici ma, sfortunatamente, queste realtà sono rare in Ecuador ed ai recicladores non resta che adeguarsi alle tariffe imposte dal cartello degli intermediari.

In queste condizioni, per guadagnare meno della metà del salario minimo, che in Ecuador ammonta a 400$ al mese, sono costretti a raccogliere ogni mese almeno tre tonnellate di materiale riciclabile, ma il ricavato dipende dal volume dei rifiuti ed oscilla tra gli 80$ dei mesi meno produttivi ed i 250$ di dicembre, quando i consumi aumentano a causa delle festività.

Nel 2008 più di cinquanta associazioni di riciclatori si sono riunite in una Rete nazionale, la RENAREC, con lo scopo di formalizzare la propria condizione e promuovere i propri diritti.

È stato avviato un dialogo con le Istituzioni nazionali e locali, le imprese, le organizzazioni del terzo settore, le Università e finalmente, nel mese di febbraio 2014, si è ottenuta la sottoscrizione del Convegno quadro di cooperazione tra la Rete nazionale dei riciclatori di base, Il Ministero di inclusione economica e sociale e l’Istituto nazionale di economia solidale con l’obiettivo di promuovere politiche di inclusione sociale ed economica per i riciclatori di base nella gestione dei rifiuti in Ecuador.

Il documento d’intesa rappresenta il punto di partenza per l’elaborazione ed il consolidamento di interventi fondamentali. In primo luogo, ha condotto alla modifica della normativa ambientale a favore di una più snella regolarizzazione dei riciclatori e della obbligatorietà per i Governi Autonomi Decentralizzati (Istituzioni cantonali aventi politiche, amministrazioni e sistemi tributari autonomi) di gestire i sistemi di riciclo urbani secondo il Principio dell’inclusione sociale.

Le prime città a definire modelli di gestione inclusivi sono state la capitale Quito e Cuenca, che insieme generano il 22% dei rifiuti del Paese.

Inoltre, reddito dei riciclatori e il rafforzamento delle loro organizzazioni ne hanno risentito positivamente grazie alla devoluzione in loro favore di 0,02$ per l’acquisto di ogni bottiglia in plastica PET.

Nonostante l’introduzione di queste prime misure, la maggiore difficoltà per i riciclatori resta il mancato riconoscimento della propria utilità sociale da parte della cittadinanza ed appare quantomeno peculiare che in piena era del go green non si riconosca il valore di un mestiere che, come qualunque altro, merita la giusta considerazione e una remunerazione degna.

Il lavoro dei riciclatori è un servizio storicamente segregato e rimesso a persone che, per usare le parole di María Fernanda Soliz, coordinatrice del Dottorato di salute collettiva della Università andina Simón Bolívar, sono considerate appartenenti alla “umanità residuale” come nel sistema delle caste ancora ben radicato nella società indiana.

Lavorare tra i rifiuti non solo genera un rifiuto evidente, ma anche simbolico: una percentuale rilevante della popolazione considera questi lavoratori i “nuovi reietti che non svolgono alcuna funzione di utilità nell’attuale mercato del lavoro” (fonte http://www.ehquidad.org/Ficheros/Revista_Ehquidad/ehquidad_2/2_articulo_ehquidad_25_64.pdf), mentre tutto ciò che queste persone chiedono è l’affermazione di diritti per sé e per le proprie famiglie, il riconoscimento di un salario minimo, un’assicurazione sociale, la possibilità di accedere al credito e di avere una vita degna, richieste che fino ad ora restano lontane dall’essere ascoltate.

I riciclatori esistono in tutti i Paesi dell’America Latina e rappresentano una duplice ricchezza: dal punto di vista economico e sociale, circa 4 milioni di persone provenienti dai settori più poveri del subcontinente non si sono arrese davanti alla propria condizione ed hanno creato un nuovo mestiere, hanno preso coscienza della propria rilevanza, si sono dotate di una organizzazione rappresentativa e chiedono l’affermazione dei propri diritti di lavoratori; dal punto di vista ambientale, assicurano  la sostenibilità ad un processo viziato che, altrimenti, avrebbe un impatto devastante su un’area che è la culla della biodiversità del nostro Pianeta.

I lavoratori-riciclatori incarnano un autentico patrimonio sociale che potrebbe guidare i cittadini verso una maggiore consapevolezza ecologica.

Un altro importante passo verso l’inclusione dei recicladores nella catena economica urbana ecuadoriana è stato compiuto nel 2017, quando è stato promulgato un Codice Organico Ambientale (fonte http://www.ambiente.gob.ec/wp-content/uploads/downloads/2018/01/CODIGO_ORGANICO_AMBIENTE.pdf) che impone all’Autorità Ambientale Nazionale, alle Prefetture e agli altri organi di Governo locali di promuovere la gestione sociale dei rifiuti.

Il Ministero dell’ambiente ha voluto promuovere un importante cambio di paradigma verso una economia più efficiente e solidale ed un numero sempre maggiore di città sta adottando politiche efficaci per la differenziazione ed il riciclo dei rifiuti. Tra di esse si distingue Loja, città della Sierra meridionale, che risulta la Provincia con la maggiore percentuale di abitazioni che differenziano i propri rifiuti (68,18%), dato del report: http://www.ecuadorencifras.gob.ec/documentos/web-inec/Encuestas_Ambientales/Hogares/Hogares_2017/DOC_TEC_MOD_AMBIENTAL_ENEMDU%202017.pdf

La condizione dei riciclatori è tuttavia lontana dall’essere accettabile.

In molte città ecuadoriane, infatti, non è ancora permesso il pie de vereda, ossia la possibilità che i riciclatori operino settimanalmente porta a porta per case, palazzi ed altri edifici privati e pubblici.

Per questa ragione, molti di essi sono costretti ad operare di nascosto e cercano di non farsi notare mentre ispezionano le pattumiere per recuperare materiale riciclabile altrimenti destinato ad inceneritori e discariche. Sembra che molte città vogliano il riciclo, ma non i riciclatori.

Qualunque dato esprimano le statistiche, una città non diventerà mai un vero esempio per la gestione dei rifiuti finché un gruppo che al riciclo ha dedicato la propria esistenza resterà emarginato.

Sicuramente tale situazione diffusa in Ecuador ed in tutto il Sud America ha un fondamento economico: da quando la spazzatura è diventata un buon affare ed ai materiali riciclabili sono stati attribuiti prezzi internazionali, il servizio svolto dai riciclatori ha iniziato ad essere minacciato da una corporativizzazione dinnanzi alla quale essi sono assolutamente impotenti.

Fortunatamente, però, degli esempi virtuosi esistono. Le autorità locali di Lago Agrio, cittadina dell’Amazzonia conosciuta per la presenza nella sua Provincia di una delle più impattanti discariche a cielo aperto del Paese, hanno intrapreso una transizione verso un processo inclusivo e fatto di misure concrete. Il Municipio ha assunto il coordinamento delle operazioni di riciclo, ha introdotto macchinari moderni per il recupero dei diversi materiali, ha promosso attività di formazione ed ha stabilito condizioni lavorative appropriate per gli operatori del settore.

Il sistema di riciclo in piccole città può rappresentare un esempio per quelle più grandi, può essere replicato, adattato, migliorato e può generare un impatto considerevole che sarebbe sbagliato ignorare.

A Lago Agrio le politiche di riciclo sono state estese alle attività produttive e lo smaltimento differenziato dei materiali è diventato un requisito per l’ottenimento della licenza commerciale.

Dopo un rifiuto iniziale, i commercianti hanno iniziato a persuadersi della bontà delle misure introdotte e, non potendo ignorare un problema tanto grave, hanno riconosciuto l’importanza di una corretta gestione dei propri rifiuti.

L’esempio della cittadina amazzonica dimostra che nulla è impossibile e che il cambiamento può e deve partire dalla coscienza di ognuno di noi.

La comunità scientifica ribadisce a gran voce la necessità di un urgente cambio di prospettiva per alleviare gli effetti del nostro impatto sulla Natura ed il rispetto per l’impegno altrui potrebbe essere un ottimo punto di partenza.

I riciclatori aspettano il riconoscimento del proprio lavoro. Dietro quelle enormi montagne di bottiglie, cartone e plastica ci sono persone che camminano alla ricerca dei materiali della loro sopravvivenza.

Ambato, Provincia del Tungurahua, Ecuador – 22 febbraio 2021

Pierandrea Turchiuli –  Project Assistant at ACRA NGO working on a WASH Project

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Email: pierandrea.turchiuli@gmail.com

Pierandrea Turchiuli

L’Ecuador è anche un paese con una splendida flora e fauna, come si può vedere da queste immagini

Quilotoa crater lake, Ecuador