Finanza sostenibile e Green New Deal, una Academy al servizio dei progetti Cetri-Tires

Dopo la pubblicazione del Green New Deal, il nostro centro studi europeo CETRI-TIRES ha incaricato il Dott. Marco Sambati – Coordinatore dell’Academy GRAND, di fare il punto della situazione sul tema della finanza sostenibile, analizzando il suo processo di accelerazione a seguito dell’entrata in crisi del modello basato sulle energie fossili e suggerendo, ai fini dello sviluppo di progetti di investimento sostenibili, la necessità di un’assistenza tecnica e di consulenza che la GRAND (Green Rifkinian Accademy for a New Deal) può offrire, dalla fase della conoscenza del quadro normativo delle strategie europee, passando all’acquisizione delle competenze necessarie per garantire l’accesso ai fondi europei alle tecniche di euro-progettazione, ad un nuovo modello di sanità pubblica partecipativo, collaborativo e digitale alla luce esperienza post-covid, fino all’analisi delle potenzialità aziendali delle PMI e delle start-up che scelgono un percorso di tecnologie e processi innovativi a basse emissioni di carbonio fino al loro processo ed iter per il reperimento di fondi freschi tramite private equity, capital venture e anche la quotazione in borsa. Ecco le sue conclusioni.

G.R.A.N.D.: una Academy al servizio dei progetti per il Green New Deal
di Marco Sambati

La finanza sostenibile si riferisce generalmente al processo che tiene debitamente conto di considerazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) quando si prendono decisioni di investimento nel settore finanziario, portando a maggiori investimenti a lungo termine in attività e progetti economici sostenibili. Più specificamente, le considerazioni ambientali possono fare riferimento alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, così come l’ambiente più in generale, come la conservazione della biodiversità, la prevenzione dell’inquinamento e l’economia circolare. Le considerazioni sociali possono fare riferimento a questioni di disuguaglianza, inclusività, rapporti di lavoro, investimenti nel capitale umano e nelle comunità, nonché questioni relative ai diritti umani.

La governance delle istituzioni pubbliche e private, comprese le strutture gestionali, i rapporti con i dipendenti e la remunerazione dei dirigenti, svolge un ruolo fondamentale nel garantire l’inclusione di considerazioni sociali e ambientali nel processo decisionale.

Nel contesto politico dell’UE, la finanza sostenibile è intesa come finanziamento per sostenere la crescita economica riducendo le pressioni sull’ambiente e tenendo conto degli aspetti sociali e di governance. La finanza sostenibile comprende anche la trasparenza sui rischi legati ai fattori ESG (Environment, Social, Governance) che possono avere un impatto sul sistema finanziario e la mitigazione di tali rischi attraverso la governance appropriata degli attori finanziari e aziendali. La mancata chiarezza fra gli investitori in merito a quando un investimento sia sostenibile è un fattore determinante per evitare fenomeni di greenwashing, ma soprattutto può essere un ostacolo al finanziamento di infrastrutture sociali necessarie ad affrontare le questioni di ineguaglianza e di inclusività.

Va peraltro sottolineato che, trasformare l’economia europea in un sistema più verde, resiliente e circolare non servirà solo a ridurre la nostra impronta ambientale sul pianeta e ad affrontare le disuguaglianze esistenti, ma sarà anche utile a potenziare la competitività migliorando l’efficienza dei processi produttivi e riducendo i costi dell’accesso e della gestione delle risorse.

L’intento dell’unione europea è quello di includere gli obiettivi ambientali e sociali nei processi decisionali finanziari limitando l’impatto finanziario dei rischi ambientali e sociali e, allo stato attuale i rischi ambientali e climatici non sono adeguatamente tenuti in considerazione dal settore finanziario.

Tale impostazione attuale della finanza ha preso sempre più accelerazione a seguito dell’entrata in crisi del modello economico basato sulle energie fossili, il quale è diventato insostenibile non solo sul piano ecologico, ma anche su quello economico; il costo livellato dell’energia per gli impianti solari su scala industriale è crollato a 36 dollari per megawattora, mentre quello degli impianti eolici è sceso a 29, rendendoli molto più economici delle centrali a gas, di quelle a carbone e dei reattori nucleari più efficienti. Il risultato, come più volte annunciato da Jeremy Rifkin, è che nell’industria dei combustibili fossili circa 100.000 miliardi di dollari di asset potrebbero finire carbon-stranded. La bolla del carbonio è la più grande bolla economica della storia e farà sembrare quella dei subprime del 2008 una bazzecola. In tutto il mondo sta guadagnando rapida mente forza un movimento che preme perché si disinvesta dall’industria petrolifera e s’investa in energie rinnovabili.

Le banche saranno anch’esse esposte a maggiori perdite a causa della minore redditività delle imprese più esposte ai cambiamenti climatici o altamente dipendenti da risorse naturali in via di esaurimento. La Citigroup e Mark Carney, governatore della Bank of England, furono tra i primi a dare l’allarme ancora nel 2015, ma adesso anche la Banca Mondiale ha sottolineato come stia rapidamente cambiando il panorama finanziario e le regole del gioco nella comunità degli investitori, in considerazione che il costo delle energie rinnovabili sono diminuiti a tal punto da essere ora pari o inferiori al costo marginale della produzione di energia convenzionale, come sottolineato dalla banca d’affari Lazard. La PRA (Prudential Regulation Authority) della Bank of England, a scoperto che il 70% delle banche del paese riconosce che il cambiamento climatico rappresenta un rischio per una vasta gamma di attività in quasi tutti i settori ed ha iniziato a valutare come la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio sia indispensabile e debba influire sul modello di business delle imprese con le quali le banche sono esposte.

Si tratta di una tendenza preoccupante, poiché quasi il 50% dell’esposizione al rischio delle banche della zona euro è direttamente o indirettamente connesso ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici e si rilevano in misura crescente ulteriori questioni ambientali in grado di minacciare gli attuali modelli di business. Anche i fattori sociali, quali le condizioni di lavoro inadeguate e le crescenti ineguaglianze, possono incidere concretamente sulle società finanziarie, anche per quanto riguarda i rischi giuridici e reputazionali; per esempio, le imprese che non rispettano le norme internazionali sul lavoro subiranno un danno d’immagine che possono in ultima analisi tradursi in perdite finanziarie.

La finanza sostenibile a livello dell’UE mira a sostenere la realizzazione degli obiettivi del Green Deal europeo incanalando gli investimenti privati ??nella transizione verso un’economia climaticamente neutra, resiliente al clima, efficiente sotto il profilo delle risorse e giusta, come complemento al denaro pubblico.

La finanza sostenibile ha un ruolo chiave da svolgere nella mobilitazione del capitale necessario per realizzare gli obiettivi politici nell’ambito del Green Deal europeo, nonché gli impegni internazionali dell’UE in materia di clima e obiettivi di sostenibilità. Aiuta a garantire che gli investimenti supportino un’economia resiliente e una ripresa sostenibile dagli impatti della pandemia COVID-19.

L’Unione europea sostiene con forza la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, più efficiente sotto il profilo delle risorse e sostenibile ed è stata in prima linea negli sforzi per costruire un sistema finanziario che supporti la crescita sostenibile.

Nel 2015 sono stati conclusi importanti accordi internazionali con l’adozione dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite e degli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’accordo di Parigi sul clima. L’accordo sul clima di Parigi, in particolare, include l’impegno ad allineare i flussi finanziari con un percorso verso uno sviluppo a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima.

L’11 dicembre 2019 la Commissione ha presentato l’European Green Deal, una strategia di crescita che mira a rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

Nell’ambito del Green Deal, il 14 gennaio 2020 la Commissione ha presentato il piano di investimenti del green deal europeo, che mobiliterà almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti sostenibili nel prossimo decennio. Consentirà un quadro per facilitare gli investimenti pubblici e privati ??necessari per la transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva e inclusiva.

Nell’ambito del Green Deal europeo, nel settembre 2020 la Commissione ha proposto di elevare l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030, compresi emissioni e assorbimenti, ad almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Ha preso in considerazione tutte le azioni necessarie in tutti i settori, compresi un aumento dell’efficienza energetica e dell’energia da fonti rinnovabili, e avvierà il processo per formulare proposte legislative dettagliate nel giugno 2021 al fine di mettere in atto e realizzare questa maggiore ambizione.

Ciò consentirà all’UE di progredire verso un’economia climaticamente neutra e di rispettare gli impegni assunti nel quadro dell’accordo di Parigi aggiornando il suo contributo determinato a livello nazionale. Il quadro 2030 per il clima e l’energia comprende traguardi e obiettivi strategici a livello dell’UE per il periodo dal 2021 al 2030.

Il settore finanziario ha un ruolo chiave da svolgere nel raggiungimento di questi obiettivi, può infatti:

  • riorientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili;
  • finanziare la crescita in modo sostenibile a lungo termine;
  • contribuire alla creazione di un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ai cambiamenti climatici e circolare.

A tal fine, la Commissione ha sviluppato un’agenda politica globale sulla finanza sostenibile, che comprende il piano d’azione per il finanziamento della crescita sostenibile e lo sviluppo di una rinnovata strategia di finanza sostenibile nel quadro del Green Deal europeo. La Commissione coordina inoltre gli sforzi internazionali attraverso la sua piattaforma internazionale sulla finanza sostenibile.

Alla fine del 2016 la Commissione ha istituito un gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile; il 31 gennaio 2018 il gruppo di esperti ha pubblicato la sua relazione finale che presenta una visione globale sui modi per elaborare una strategia finanziaria sostenibile per l’UE. Dalla relazione emerge che la finanza sostenibile consta di due imperativi:

1) migliorare il contributo della finanza alla crescita sostenibile e inclusiva finanziando le esigenze a lungo termine della società;

2) consolidare la stabilità finanziaria integrando i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nel processo decisionale relativo agli investimenti.

La relazione propone dieci raccomandazioni chiave:

  1. la prima è quella di definire una tassonomia UE chiara e dettagliata, un sistema di classificazione per le attività sostenibili. La tassonomia dell’UE è un sistema di classificazione, che stabilisce un elenco di attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale e un importante fattore abilitante per aumentare gli investimenti sostenibili e attuare il Green Deal europeo; in particolare, fornendo definizioni appropriate a società, investitori e responsabili politici su cui le attività economiche possono essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale, si prevede di creare sicurezza per gli investitori, proteggere gli investitori privati ??da fenomeni di greenwashing, aiutare le aziende a pianificare la transizione, mitigare la frammentazione del mercato e, infine, aiutare spostare gli investimenti dove sono più necessari.
  2. Creazione di uno standard europeo per i Green Bond ed etichette per i prodotti finanziari verdi. Per quanto riguarda i green bond non ci sono regole ma un’autoregolamentazione; ad indicare infatti le caratteristiche delle obbligazioni verdi a livello internazionale è stata ICMA (International Capital Market Association), l’associazione internazionale dei mercati di capitali che ha elencato dei principi e caratteristiche per le obbligazioni verdi che le differenziano da quelle tradizionali; ciò premesso l’Unione europea, anche sulla base delle attività classificate con la tassonomia, definirà degli standard europei. In merito ai prodotti finanziari verdi, tale scelta della Commissione europea è maturata anche da un’indagine presso gli investitori al dettaglio dal quale emerge che tali investitori desiderano sempre più che i loro investimenti tengano conto delle considerazioni climatiche, ambientali e sociali. Tuttavia l’assenza di prodotti finanziari muniti di tale marchio può impedire agli investitori di indirizzare direttamente i loro fondi verso investimenti sostenibili. La Commissione osserva il potenziale merito del ricorso al regolamento sul marchio Ecolabel UE per creare un regime di assegnazione di marchi facoltativo a livello dell’UE.
  3. La terza azione chiave è quella della promozione di investimenti in progetti sostenibili attraverso soprattutto il piano di investimenti del Green New Deal europeo di circa 1.000 miliardi che saranno mobilitati nel prossimo decennio, attraverso il bilancio dell’UE e gli strumenti associati, in particolare InvestEU. Il piano di investimenti del Green Deal europeo è basato sulla proposta della Commissione per il futuro bilancio a lungo termine 2021-2027, in base alla quale in questi sette anni il 25 % del bilancio dell’UE sarà destinato ai finanziamenti per il clima e saranno realizzati investimenti in obiettivi ambientali tramite vari programmi dell’UE. Ipotizzando un calcolo su 10 anni e partendo dal presupposto che gli obiettivi climatici post 2027 saranno quanto meno mantenuti, si prevede che il bilancio a lungo termine metta a disposizione 503 miliardi di €. La BEI ha inoltre annunciato il raddoppio del suo obiettivo climatico dall’attuale 25 al 50 % entro il 2025: il totale degli investimenti nel corso del prossimo decennio sarà pertanto pari a 1 000 miliardi di €, comprendenti sia le operazioni di finanziamento proprie della BEI sia quelle realizzate nell’ambito dei mandati dell’UE.
  4. Un’altra raccomandazione della Commissione europea è quella del riorientamento del sistema finanziario verso la sostenibilità, attraverso la consulenza degli intermediari finanziari. La direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID II) e la direttiva sulla distribuzione assicurativa (IDD) impongono alle imprese di investimento e ai distributori di prodotti assicurativi di offrire prodotti adeguati alle esigenze dei clienti, quando offrono consulenza; per tale motivo dette imprese dovrebbero chiedere ai clienti informazioni sulle loro preferenze (come i fattori ambientali, sociali e di governance) e tenerne conto nella valutazione della gamma di strumenti finanziari e assicurativi da raccomandare, ossia in fase di selezione del prodotto e di valutazione dell’adeguatezza.
  5. La Commissione europea sta valutando di elaborare degli indici di riferimento in materia di sostenibilità secondo una metodologia che tenga conto del basso contenuto di carbonio. Tali indici forniranno agli investitori migliori informazioni sull’impronta di carbonio dei loro investimenti e, andranno ad aggiungersi agli indici di riferimento in materia finanziaria utilizzati per valutare la capacità finanziaria di un emittente o un’azienda di far fronte ai propri impegni, cioè sulla sua capacità di ottenere credito, rimborsandolo e pagando gli interessi alle scadenze previste. La valutazione viene compiuta attraverso un sistema statistico-matematico che stima la probabilità di insolvenza (default) dell’emittente/azienda medesimo. Il rating economico-finanziario si dovrà così integrare con una valutazione degli altri aspetti, per conseguire un rating di sostenibilità (giudizio complessivo).
  6. Negli ultimi anni i fornitori di ricerche di mercato e le agenzie di rating della sostenibilità hanno intensificato i loro sforzi per valutare la prestazione ambientale, sociale e di governance delle imprese nonché la loro abilità di gestire i rischi connessi alla sostenibilità. L’assenza di norme di mercato ampiamente accettate per valutare la prestazione di sostenibilità delle imprese rende particolarmente importante la trasparenza della metodologia usata dai fornitori di ricerche. Le agenzie di rating del credito operano in un mercato altamente concentrato e adottano i loro rating sulla base delle informazioni pertinenti a disposizione. Resta tuttavia poco chiaro in quale misura siano tenuti in considerazione i fattori di sostenibilità. La Commissione sta monitorando gli sviluppi nel mercato dei rating del credito e riconosce l’esigenza di una comprensione e una trasparenza migliori in merito alle modalità con cui le agenzie di rating del credito tengono conto dei fattori di sostenibilità.
  7. Una serie di elementi indicano che tuttora gli investitori istituzionali e i gestori di attività non tengono sistematicamente conto dei fattori e dei rischi di sostenibilità nel processo decisionale relativo agli investimenti e, inoltre, che tali figure non comunicano a sufficienza ai loro clienti se tengono conto di questi fattori di sostenibilità nelle loro decisioni e in che modo. La Commissione sta valutando di imporre esplicitamente agli investitori istituzionali e ai gestori di attività di integrare gli aspetti attinenti alla sostenibilità nel loro processo decisionale relativo agli investimenti e aumentare la trasparenza nei confronti degli investitori finali riguardo al modo in cui integrano tali fattori di sostenibilità nelle loro decisioni di investimento, in particolare per quanto riguarda la loro esposizione ai rischi di sostenibilità.
  8. La Commissione valuterà la praticabilità di includere i rischi associati al clima e ad altri fattori ambientali nelle politiche di gestione dei rischi degli enti e di calibrare eventualmente i requisiti patrimoniali delle banche nell’ambito del regolamento e della direttiva sui requisiti patrimoniali. Un’eventuale ricalibrazione del requisito patrimoniale sulla base dei dati e della valutazione del rischio prudenziale delle esposizioni delle banche dovrebbe fare affidamento sulla futura tassonomia dell’UE sulle attività sostenibili.
  9. Le comunicazioni societarie sulle questioni attinenti alla sostenibilità permettono a investitori e parti interessate di valutare la creazione di valore aggiunto a lungo termine da parte delle imprese e la loro esposizione ai rischi connessi alla sostenibilità. Per quanto riguarda la comunicazione di informazioni da parte del settore finanziario, è utile aumentare la trasparenza dei gestori di attività e degli investitori istituzionali, compreso il modo in cui tengono conto dei rischi di sostenibilità e la rispettiva esposizione ai rischi connessi al clima. La Commissione sta valutando, nell’ambito della legislazione europea sulle comunicazioni societarie, di definire principi contabili che tengano conto degli investimenti sostenibili e degli obiettivi di investimento a lungo termine.
  10. È possibile che i manager delle società siano diventati eccessivamente concentrati sulle prestazioni finanziarie a breve termine, trascurando le opportunità e i rischi risultanti dalle considerazioni connesse alla sostenibilità ambientale e sociale. Il governo societario può contribuire in maniera significativa ad un’economia più sostenibile, consentendo alle imprese di adottare i provvedimenti necessari per elaborare nuove tecnologie, rafforzare i modelli imprenditoriali e migliorare le prestazioni. A sua volta, ciò può contribuire a migliorare le loro prassi di gestione dei rischi e la competitività, creando posti di lavoro e stimolando l’innovazione. La Commissione intende promuovere governi societari che favoriscano maggiormente gli investimenti sostenibili e di agire nell’interesse a lungo termine dell’impresa.

Tutto ciò premesso, compito della Commissione è garantire che vi sia un numero sufficiente di progetti finanziabili di alta qualità e la realizzazione, nel piano di investimenti del Green Deal europeo, dello sviluppo di progetti di investimento che rispondano agli obiettivi strategici dell’UE. La disponibilità di simili progetti di investimento è ancora inferiore alla domanda e l’assistenza tecnica e la consulenza potrà contribuire a individuare e preparare progetti sostenibili che consentiranno di potenziare le capacità dei promotori dei progetti.

Un supporto tecnico che potrà essere messo a disposizione per lo sviluppo dei progetti del Green New Deal e in particolare dei programmi e i temi della ricerca ed innovazione, della digitalizzazione e decarbonizzazione, dell’efficientamento energetico degli edifici all’edilizia a emissione zero o ridotte, delle smart grid alle stampanti 3D alla mobilità sostenibile elettrica e ad idrogeno ed infrastrutture di ricarica e rifornimento, dell’economia dell’idrogeno agli impianti ad accumulo ad idrogeno al servizio delle rinnovabili e le comunità dell’energia rinnovabili ad idrogeno, dell’economia circolare e sharing economy alla promozione della filiera corta, delle nuove tecnologie digitali al blockchain, dell’acquisizione delle competenze necessarie per garantire l’accesso ai fondi europei alle tecniche di euro-progettazione, ad un nuovo modello di sanità pubblica partecipativo, collaborativo e digitale alla luce esperienza post-covid, fino all’analisi delle potenzialità aziendali delle PMI e delle start-up che scelgono un percorso di tecnologie e processi innovativi a basse emissioni di carbonio fino al loro processo ed iter per la quotazione in borsa, è rappresento dalla GRAND (Green Rifkin-based Accademy for a New Deal) http://cetri-tires.org/press/2020/una-g-r-a-n-d-notizia-arriva-lacademy-del-green-new-deal-per-le-banche-e-le-imprese-ispirata-alla-visione-di-rifkin-e-al-green-deal-europeo/, l’academy costituita tra il CETRI-TIRES, in partnership con il Pro-rettore alle politiche energetiche dell’Università La Sapienza, il Prof. Livio De Santoli. La GRAND è in grado di elaborare piani di formazione personalizzati, con moduli specifici, sulla base delle esigenze delle banche, imprese e/o amministrazioni che intendono perseguire un modello di sviluppo sostenibile sulla base delle linee guida e strategie del Green New Deal tracciato dalla Commissione europea e proporre nuovi modelli di business e nuovi tipi di occupazione, aumentando l’efficienza e la produttività, riducendo l’impronta di carbonio ed abbassando il costo marginale di produzione, distribuzione e consumo dei beni e servizi, garantendo alle imprese maggiore competitività con conseguente protezione del capitale e ritorno degli investimenti nel medio termine e dell’immagine reputazionale.