A volte il nucleare ritorna. O perlomeno ci prova!

Ultimamente si parla insistentemente di inserire il nucleare nella tassonomia Green che dovrebbe elencare tutte le tecnologie finanziabili dai fondi europei per la ripresa verde (Next Generation EU etc). Anche in Italia, nonostante ben due referendum nel 1987 e nel 2011 abbiano dato la parola al popolo che ha espresso un “NO!” soverchiante in entrambe le occasioni, c’è ancora chi ha la faccia di riproporre il nucleare come una tecnologia “decisiva per la transizione energetica“, (come annunciato pomposamente dal titolo di una conferenza coraggiosamente programmata alla Camera dei Deputati).

Al tempo stesso nuove risorse ambientaliste cominciano a riunirsi in una nuova coalizione anti nucleare che trova i suoi massimi portavoce nel gruppo del Manifesto che proprio giovedì scorso pubblica una interessantissima e lucida analisi del prof. Livio de Santoli sulle ragioni per cui il nucleare va abbandonato per sempre in quanto modello energetico centralizzato e verticistico contrario a quello democratico diffuso e distribuito propugnato da Rifkin e abbracciato dall’Europa (l’articolo del prof. de Santoli pubblicato sul supplemento ecologista de Il Manifesto L’EXTRATERRESTRE di giovedì 9 dicembre scorso, si può leggere a questo link https://ilmanifesto.it/come-abbandonare-il-carbone-senza-emergenze/ .

Come ricorda argutamente la copertina de L’EXTRATERRESTRE, prima di venire a riparlare di nucleare, dovrebbero trovare una soluzione accettabile e condivisa del gravissimo problema delle scorie, che in Italia vagano come anime in pena da un sito all’altro respinte da proteste popolari e messe al bando dalle comunità locali anche se sono solo quelle prodotte nella brevissima stagione nucleare italiana poi terminata con il referendum del 1987.

Il CETRI si batte per un diverso modello economico senza fossili e senza fissili ispirato alle Terza Rivoluzione industriale di Rifkin, che tolga potere ai grandi monopolisti dell’energia e rimetta al centro le comunità e i prosumer, come vuole la strategia europea del Green Deal. Un modello energetico in cui il destino energetico e economico non è più nelle mani di pluto-aristocrazie in camice bianco, ma nelle mani dei cittadini, delle imprese e della comunità.
Ma c’è di più: l’energia nucleare non è solo pericolosa e impattante sul territorio e l’ambiente (vedi incidenti di Fukushima e Chernobyl) ma è ormai divenuta anche anti economica rispetto a quella solare.

Non se n’è accorto quasi nessuno ma a marzo scorso un rapporto (il World Nuclear Industry Status Report -WNISR), ha rivelato che 1 kWh di energia solare costa ormai 3,7 dollari mentre un kw di energia nucleare costa ben 16,3 dollari (per chi volesse leggere il rapporto per intero ecco dove può essere scaricato: www.worldnuclearreport.org/IMG/pdf/wnisr2021-hr ).

A beneficio di tutti i nostri lettori ci sembra utile riportare il comunicato ANSA del 29 marzo scorso in cui il direttore del WNISR, Mycle Schneider, affermava che “la costruzione di nuove centrali atomiche non ha nessuna ragione economica o ecologica, e risponde solo a motivazioni politiche (militari per la Francia, di influenza geopolitica per la Cina) o a interessi delle aziende del settore. Se l’industria del nucleare non lancia progetti fantasma, muore ancora più rapidamente” (Copyright Ansa: https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2021/03/29/rinnovabili-1-kwh-solare-costa-37-dollari-nucleare-163.html)

Viene davvero da chiedersi… ma Chicco Testa e i suoi amici nuclearisti quale parte della parola NO! non riescono proprio a capire?

Angelo Consoli, presidente Cetri-Tires