Il “Recovery Plan” del governo Draghi fa a pugni coi principii ambientali dell’Europa…

Le associazioni nazionali co-promotrici ed i comitati aderenti alla presente comunicazione chiariscono preliminarmente che sono consapevoli delle straordinarie circostanze dovute al Covid 19 che hanno spinto la Commissione europea a varare il piano Next Generation EU e che sono dunque del tutto favorevoli ad una sua corretta attuazione. Tale piano rappresenta una irripetibile possibilità di poter utilizzare le ingenti risorse finanziare annunciate per una svolta verso l’economia circolare e l’avvio di un percorso di vera sostenibilità ambientale per mitigare i cambiamenti climatici in atto.
Siamo tutti da anni impegnati a sostenere l’avvio di un cambiamento generazionale verso una vera “economia circolare” basata sulla riduzione degli scarti, sulla preparazione al riutilizzo e sul riciclo dei materiali post-consumo per la conservazione della materia e della sua energia intrinseca.
Siamo peraltro impegnati a contrastare in ogni caso i processi di trattamento termico dei rifiuti, come l’incenerimento ed il loro utilizzo per produrre combustibili come il biogas con il cosiddetto “recupero di energia”, che rappresentano processi di distruzione della materia nocivi per la salute pubblica che creano inquinamento irreversibile nell’ambiente, ma che sono tuttora fortemente incentivati dallo Stato ogni anno tramite il finanziamenti erogati dal G.S.E.
Abbiamo preso atto che il cambiamento tanto atteso è stato avviato nel 2018 dalla Commissione e dal Parlamento Europeo con il pacchetto delle quattro direttive di “Economia circolare”, recepite dal parlamento italiano in data 3 settembre con quattro appositi Decreti legislativi, di cui lamentiamo il mancato rispetto nella bozza di PNRR in particolare per quanto riguarda la direttiva 851/2018/CE.
Si rileva infatti che la direttiva citata prescrive, per attuare il paradigma di una corretta “economia circolare” la gestione dei rifiuti si basi sul principio del “recupero della materia”, quindi sulla prevenzione – sulla preparazione al riutilizzo e sul riciclaggio dei materiali provenienti da raccolte differenziate, ai fini stessi del calcolo relativo agli obiettivi europei fissati al 2035 ed ai suoi step intermedi.
Ci domandiamo intanto perché non venga data ancora concreta attuazione all’articolo 8 bis della stessa Direttiva, sulla Responsabilità Estesa del produttore basata sul principio giuridico “chi inquina paga”, che sgraverebbe le amministrazioni comunali ed i cittadini-utenti dagli onerosissimi costi della raccolta differenziata della enorme quantità di
imballaggi immessi al consumo dai produttori associati al Consorzio CONAI: “4 – Gli Stati membri adottano le misure necessarie ad assicurare che i contributi finanziari versati dai produttori di prodotti in adempimento ai propri obblighi derivanti dalla responsabilità estesa del produttore:
a) coprano i seguenti costi per i prodotti che il produttore immette sul mercato nello Stato membro interessato: — costi della raccolta differenziata di rifiuti e del loro successivo trasporto, compreso il trattamento
necessario per raggiungere gli obiettivi dell’Unione in materia di gestione dei rifiuti, e i costi necessari a raggiungere altri traguardi e obiettivi di cui al paragrafo 1, lettera b), tenendo conto degli introiti ricavati dal riutilizzo, dalla vendita delle materie prime secondarie ottenute dai propri prodotti e da cauzioni di deposito non reclamate
;
E’ comunque noto il gravissimo deficit italiano sia di infrastrutture per la preparazione al riutilizzo che di impianti per il “recupero di materia” della frazione organica tramite il compostaggio aerobico (soprattutto nel Centro e nel Sud). Ma per queste strutture strategiche nulla è stato previsto nelle quattro linee progettuali di utilizzo concreto nel capitolo M2C1, a parte le ovvie citazioni generiche delle normative. Anzi si è previsto per il
trattamento della frazione organica differenziata, di destinare la quasi totalità dei fondi (3,7 dei 4,5 Miliardi) per la produzione di combustibili come il “BIO-METANO”, un processo di “recupero di energia” impropriamente assimilato ad “economia circolare”.
Tale combustibile è derivato dalla depurazione del BIOGAS prodotto a sua volta da scarti agricoli e dalla frazione organica dei rifiuti urbani, ma occorre considerare che la direttiva 851/2018/CE (recepita dal parlamento con il D. Lgs. 116/2020) stabilisce che:
1) l’articolo 3 punto 15 bis ha del tutto escluso la produzione di combustibili dai rifiuti dal ”recupero di materia”:
«t-bis) “recupero di materia”: qualsiasi operazione di recupero diversa dal recupero di energia e dal ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o altri mezzi per produrre energia. Esso comprende, tra l’altro la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento;»;
2) l’articolo 11 comma 2 sugli obiettivi di economia circolare previsti dal 2025 sino al 2035: «2. Al fine di rispettare le finalità della presente direttiva e avanzare verso un’economia circolare europea con un alto livello di efficienza delle risorse, gli Stati membri adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi: … e) entro il 2035, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani saranno aumentati almeno al 65 % in peso.»;
3) l’articolo 11 bis comma 5 precisa che comunque ai fini delle regole per calcolare gli obiettivi di riciclo sono esclusi i processi di “recupero di energia” e smaltimento: “5. Per calcolare se gli obiettivi di cui all’articolo 11, paragrafo 2, lettere c), d) ed e), e all’articolo 11, paragrafo 3, siano stati conseguiti, la quantità di materiali di rifiuto che hanno cessato di essere rifiuti a seguito di un’operazione preparatoria prima di essere sottoposti a ritrattamento possono essere computati come riciclati a condizione che tali materiali siano destinati a successivo ritrattamento per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Tuttavia, i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuti da utilizzare come combustibili o altri mezzi per produrre energia, o da incenerire, da utilizzare in riempimenti o smaltiti in discarica, non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio. »

Tutto ciò è accompagnato dalla falsa narrazione secondo cui il Bio-metano potrebbe addirittura “sostituire i combustibili fossili”, nell’utilizzo per autotrazione. Diversi recenti studi mostrano come i mezzi pesanti alimentati a metano emettano più CO2 e altro particolato tossico rispetto a diesel e benzina. Nel paper redatto a settembre 2019 dalla “European Federation for Transport and Environment AISBL” viene riportato che il GNL (Gas naturale liquefatto / metano al 99%) e lo stesso Bio-metano utilizzato per autotrazione non sarebbero affatto sostenibili, anzi produrrebbero un inquinamento atmosferico da NOx e da particolato PM2,5 e PM10 5 volte superiore ai motori Diesel modello 2013.

Con la presente lettera invitiamo dunque a riflettere sulle forti criticità di natura ambientale e giuridica da noi rilevate, esplicitate nel comunicato allegato, contenute nella bozza di PNRR predisposta, nella Missione titolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, e provvedere alla urgentissima revisione prima della sua approvazione finale.

I motivi che ci hanno sollecitato a prendere posizione e diffondere il nostro comunicato stampa ci inducono a chiedervi con urgenza di rendere coerente tale documento con la recente direttiva 851/2018/UE sull’economia circolare. Riteniamo che questo debba essere necessariamente il paradigma “sostenibile” di riferimento del PNRR, oltre al rispetto del Regolamento europeo RRF del 2021, onde evitare di mettere a rischio l’accesso ai fondi europei per incoerenza delle linee progettuali con tali norme.

Vi invitiamo pertanto ad un confronto urgente con una delegazione del nostro comitato tecnico scientifico collegiale, previo contatto via mail a postmaster@pec.leggerifiutizero.org

I co-promotori della presente iniziativa e firmatari:

  1. Massimo Piras per il Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare,
  2. Roberto Romizi per ISDE Italia medici per l’ambiente,
  3. Angelo Consoli per il Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale – CETRI-TIRES,
  4. Giovanni Damiani per il Gruppo Unitario per le Foreste Italiane – G.U.F.I.
  5. Stefano Deliperi per il Gruppo di Intervento Giuridico – GrIG
  6. Gianni Cavinato per l’Associazione Consumatori e Utenti – ACU
  7. Maurizio Pallante per il movimento Sostenibilità Equità Solidarietà – SEquS

Segue comunicato: