RECEPITE IN ITALIA LE QUATTRO DIRETTIVE EUROPEE SULL’ECONOMIA CIRCOLARE.

Erano state approvate il 4 luglio 2018 le quattro direttive del “pacchetto economia circolare”,

• direttiva (UE) 2018/849 UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e veicoli fuori uso
• direttiva (UE) 2018/850, sulle discariche di rifiuti
• direttiva (UE) 2018/851, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio

Tali direttive modificavano le 6 precedenti direttive su rifiuti (2008/98/Ce), imballaggi (1994/62/Ce), discariche (1999/31/Ce), rifiuti elettrici ed elettronici (2012/19/Ue), veicoli fuori uso (2000/53/Ce) e pile (2006/66/Ce).  rifiuti, discariche e veicoli fuori uso e sono:

Tra gli obiettivi delle nuove direttive è previsto il riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica (fino ad un massimo del 10% entro il 2035). Il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. I rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, oli e solventi) dovranno essere raccolti separatamente dal 2025 e, sempre a partire dal 2025, i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio. Per quel che riguarda la discarica, il pacchetto Ue limita la quota di rifiuti urbani da smaltire a un massimo del 10% entro il 2035.

E’ importante sottolineare e vale la pena ripetere l’obiettivo di portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Questo significa che le discariche entro il 2035 dovranno accogliere non più del 10% dei rifiuti solidi urbani!!!

La strategia a lungo termine è quella di coinvolgere le aziende nel realizzare prodotti con materiali nuovi, interamente riutilizzabili e che quindi non generino scarti, mentre quella a breve e medio termine è gestire gli scarti prodotti in modo più responsabile, attraverso il riutilizzo ed il riciclo.

Gli Stati membri dovevano recepirle entro il 5 luglio 2020. L’Italia con qualche mese di ritardo le ha recepite e i decreti di recepimento sono stati pubblicati in gazzetta il 3 settembre scorso e sono dunque adesso in vigore nell’ordinamento nazionale, dettando nuove regole per quello che riguarda

  •  rifiuti da veicoli fuori uso 
  • pile e accumulatori
  • discariche 
  • imballaggi.

Ecco il dettaglio sui decreti di trasposizione:
1. DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 116
Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. (20G00135) (GU Serie Generale n.226 del 11-09-2020)
Entrata in vigore del provvedimento: 26/09/2020

2. DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 118
Attuazione degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2018/849, che modificano le direttive 2006/66/CE relative a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. (20G00136) (GU Serie Generale n.227 del 12-09-2020)
Entrata in vigore del provvedimento: 27/09/2020

3. DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 119
Attuazione dell’articolo 1 della direttiva (UE) 2018/849, che modifica la direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso. (20G00137) (GU Serie Generale n.227 del 12-09-2020)
Entrata in vigore del provvedimento: 27/09/2020

4. DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 121
Attuazione della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. (20G00138)
(GU Serie Generale n.228 del 14-09-2020)
Entrata in vigore del provvedimento: 29/09/2020

Facciamo luce sui contenuti delle direttive adottate dai decreti in questione.

Le Direttive 2018/849, 2018/850, 2018/851: il Pacchetto Economia Circolare

Attuazione degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2018/849, che modificano le direttive 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche – DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 118

La direttiva oggetto di recepimento prevede che, al fine di verificare la conformità e garantire la corretta attuazione della normativa europea di riferimento, non sia sufficiente l’invio di relazioni triennali da parte degli Stati membri alla Commissione e, ha disposto, pertanto, che le relazioni vengano trasmesse annualmente.
Il decreto legislativo approvato in attuazione della direttiva prevede che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare invii, ogni anno, alla Commissione europea, una relazione contenente informazioni, comprese stime circonstanziate sulle quantità, in peso, di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) immesse sul mercato e di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) raccolti separatamente ed esportati, nonché informazioni relative alla raccolta ed al riciclaggio dei rifiuti di pile e di accumulatori elaborate dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA).

Attuazione dell’articolo 1 della direttiva (UE) 2018/849, che modifica la direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso – DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 119

La direttiva ha l’obiettivo di:
• prevenire e ridurre la produzione di rifiuti da veicoli fuori uso;
• garantire il reimpiego e il riciclaggio ed altre forme di recupero dei veicoli e dei veicoli fuori uso;
• assicurare una più efficiente operatività, da un punto di vista ambientale, di tutti i soggetti economici coinvolti nel ciclo di utilizzo e di trattamento degli stessi veicoli.
• Il decreto, pertanto:
• coordina le disposizioni nazionali con quelle della direttiva, con particolare riferimento allo schema di responsabilità estesa del produttore;
• individua forme di promozione e di semplificazione per il riutilizzo delle parti dei veicoli fuori uso utilizzabili come ricambio;
• rafforza l’efficacia e l’efficienza dei sistemi di tracciabilità e di contabilità dei veicoli, dei veicoli fuori uso e dei rifiuti derivanti dal trattamento degli stessi, con particolare riferimento all’obbligo della pesatura dei veicoli fuori uso nei centri di raccolta;
• individua misure per sviluppare o incentivare il riciclo dei rifiuti provenienti da impianti di frantumazione dotati delle migliori tecniche disponibili, finalizzando lo smaltimento o il recupero energetico ai soli rifiuti non riciclabili.

Attuazione della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE, relativa alle discariche di rifiuti DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 121

Il decreto introduce una nuova disciplina organica in materia di conferimento di rifiuti in discarica.
La direttiva prevede la progressiva riduzione del ricorso alla discarica, fino a raggiungere l’obiettivo di un conferimento non superiore al 10% dei rifiuti urbani al 2035, nuovi e uniformi metodi di calcolo per misurare il raggiungimento degli obiettivi, nonché il divieto di collocare in discarica rifiuti provenienti da raccolta differenziata e destinati al riciclaggio o alla preparazione per il riutilizzo, o comunque (a partire dal 2030) idonei al riciclaggio o al recupero di altro tipo.
Il decreto legislativo mira a:
• riformare il sistema dei criteri di ammissibilità dei rifiuti nelle discariche;
• adeguare al progresso tecnologico i criteri di realizzazione e di chiusura delle discariche;
• definire le modalità, i criteri generali e gli obiettivi progressivi, anche in coordinamento con le regioni, per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla direttiva in termini di percentuali massime di rifiuti urbani conferibili in discarica.

Attuazione della direttiva (UE) 2018/851, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, e della direttiva (UE) 2018/852, che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – DECRETO LEGISLATIVO 3 settembre 2020, n. 116

In attuazione della cosiddetta “direttiva rifiuti”, il decreto:
• riforma il sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR), che ne individua e circoscrive specificamente responsabilità, compiti e ruoli. Si semplificano le procedure per l’istituzione di nuovi sistemi di EPR e si lascia spazio alla concorrenza tra i diversi operatori. Si assoggetta, inoltre, al regime di responsabilità estesa del produttore qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto), adottando misure volte a incoraggiare la progettazione di prodotti volta a ridurre la produzione di rifiuti e l’impatto ambientale;
• nel prevedere e disciplinare l’applicazione di requisiti minimi generali in materia di EPR, individua i requisiti atti a definire i ruoli e le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella filiera, a determinare gli obiettivi di gestione dei rifiuti, a garantire l’alimentazione di un sistema di comunicazione efficiente relativo ai prodotti immessi sul mercato e alle quantità di rifiuti raccolti e trattati, ad assicurare un trattamento equo ai produttori di prodotti relativamente alla loro quota di mercato, ad assicurare una corretta informazione ai detentori del rifiuto in merito alle misure di prevenzione, ai centri per il riutilizzo e per la preparazione al riutilizzo e ai sistemi di raccolta;
• stabilisce che i produttori corrispondono un contributo finanziario che consenta di coprire i costi della raccolta differenziata;
• istituisce un “Registro nazionale dei produttori” per consentire il controllo del rispetto degli obblighi in materia di responsabilità estesa del produttore;
• si rafforza il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, che conterrà anche misure relative alla prevenzione della dispersione dei rifiuti in ambiente naturale e alla riduzione dello spreco alimentare;
• prevede che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e le Regioni sono tenuti ad incentivare il riciclaggio dei rifiuti organici e a dare priorità a questo rispetto ad altre modalità di gestione dei rifiuti organici.
• Il testo, inoltre, introduce norme in materia di gestione dei rifiuti e degli imballaggi e di bonifica dei siti inquinati.
• Infine, si stabiliscono le sanzioni amministrative pecuniarie applicabili per il mancato rispetto delle norme introdotte, con particolare riferimento all’iscrizione al Registro nazionale dei produttori e alla mancata o incompleta trasmissione dei dati informativi.


Considerazioni conclusive:

Intanto va considerato che le direttive europee rappresentavano già una strategia al ribasso rispetto a quelli che erano gli obiettivi iniziali. Infatti, nonostante il pacchetto sia stato presentato come ambizioso e realistico allo stesso tempo, alcuni obiettivi, in particolare quelli in materia di gestione dei rifiuti, sono stati ridimensionati mentre altri non figurano affatto.

In generale, tutti gli obiettivi relativi alla gestione dei rifiuti sono stati rivolti al ribasso, come ad esempio quello relativo al riciclo dei rifiuti urbani, che era del 70% al 2030 nella prima proposta, è stato diminuito al 65%, inoltre è stata introdotta una proroga di cinque anni per alcuni Stati membri (Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Malta, Romania e Slovacchia). Anche l’obiettivo sulla riduzione del conferimento in discarica è stato abbassato fino a permettere che possano finire in discarica nel 2030 fino al 10% dei rifiuti domestici mentre la proposta iniziale fissava invece solo un massimo del 5% per i rifiuti non pericolosi di origine domestica. Tra le nuove proposte, non figurano più una serie di obiettivi contemplati invece nella proposta iniziale. Intanto non si pone un obiettivo rifiuti zero né al 2050 (come ipotizzato inizialmente) né a nessuna altra data. Poi sono stati eliminati l’obiettivo di incrementare la produttività delle risorse del 30% entro il 2030, nonché l’obiettivo di riduzione dei rifiuti alimentari di almeno il 25% entro il 2025.

Anche per quello che riguarda l’opposizione all’obsolescenza programmata si poteva fare molto di più (per esempio vietarla esplicitamente come è stato fatto in Francia invece che rimandarne la regolamentazione nella direttiva Ecodesign, che prevede l’inserimento dei criteri di durevolezza, riciclabilità e riparabilità degli elettrodomestici prodotti e venduti in Europa.

Va ricordato che l’Economia Circolare non è una strategia come le altre menzionata accidentalmente dalla Commissione Europea ma fa parte integrante della nuova strategia della Commissione von der Leyen che coinvolge in modo radicale tutta l’economia e la società europee a cominciare dal varo di una nuova filiera industriale e nuovi modelli di consumo basati su comportamenti dei cittadini molto più consapevoli e responsabili.

Speriamo adesso che il governo non perda tempo per la redazione e l’attuazione del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti previsto nel Testo unico ambientale dal recepimento delle direttive Ue, per individuare in modo omogeneo i fabbisogni impiantistici a livello territoriale. l’Economia Circolare ha bisogno di investimenti che verranno effettuati solo se i poteri pubblici dimostreranno visione e ambizioni strategiche adeguate. Infatti secondo una prima stima degli investimenti necessari stilata congiuntamente dalle principali associazioni d’impresa e sindacati attivi nell’Economia Circolare per rispettare i target delle nuove direttive UE al 2035 sono necessari almeno 10 miliardi di euro. 10 miliardi, si badi bene, che non sono un costo in perdita secca, ma un investimento in una migliore qualità della vita, ambientale e per un’accresciuta competitività economica del sistema-Paese. Si pensi che già nel 2025 i benefici attesi per l’Italia in termini risparmio di materie prime valgono 12 miliardi di euro.

Ce la faremo o ancora una volta saremo gli ultimi in Europa?