L’Europa propone un nuovo piano per la transizione energetica e digitale

Green Deal, Recovery Plan, Pacchetto per l’Idrogeno… Bruxelles ancora una volta traccia la strada nel segno della sostenibilità per esorcizzare il disastro della pandemia e quello (per certi versi più preoccupante) della catastrofe ecologica prossima ventura (prossima davvero…). In questa sua esauriente analisi, Marco Sambati, coordinatore della Academy G.R.A.N.D. ci aiuta a capire meglio cosa sta succedendo a Bruxelles.

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Il 21 luglio il Consiglio europeo, dopo un estenuante negoziato tra i 27 paesi membri, ha approvato un pacchetto di risorse di 750 miliardi di euro, di cui 390 di sussidi, all’interno del bilancio comunitario 2021-2027. L’accordo è storico perché per la prima volta è stato mandato alla Commissione europea di indebitarsi a nome dei paesi membri e per un importo ingente. L’emissione del debito UE non potrà andare oltre la fine del 2026 ed i rimborsi potranno iniziare dal 2028 e concludersi entro il 2058. Il debito così contratto sarà garantito dall’incremento temporaneo, fino allo 0,6%, delle risorse proprie Ue, le entrate dirette UE, distinte dai contributi degli Stati membri: tassa sulla plastica non riciclata e in prospettiva un meccanismo di aggiustamento sulle emissioni dei prodotti importati, digital tax e la revisione del sistema di emission trading (Ets). Ciò consentirà di avere un costo della raccolta molto basso, prossimo allo zero, grazie al merito di credito dell’Unione, da tripla A.

I 750 miliardi raccolti sul mercato saranno usati per erogare prestiti agli Stati membri, il Recovery Fund Next Generation EU, il 70% delle risorse sarà assegnato tra il 2021 e il 2022, come proposto dalla Commissione a maggio, mentre il restante 30% sarà distribuito ai Paesi nel 2023 in base alla riduzione del Pil nel biennio precedente.

Gli Stati membri dovranno predisporre piani nazionali per l’utilizzo dei fondi che la Commissione dovrà approvare entro due mesi dalla presentazione. I piani dovranno essere coerenti con le raccomandazioni specifiche per Paese formulate dalla Commissione, ma nella valutazione si terrà conto anche della crescita potenziale, della creazione di posti di lavoro e dell’impatto sociale ed economico sulla transizione verde e digitale. I piani dovranno rispettare gli obiettivi della neutralità climatica al 2050 e i nuovi target al 2030. Quanto all’Italia, sul fronte finanziario il governo Conte è riuscito a strappare circa 80 miliardi di sussidi e 120 miliardi di prestiti. Next generation EU rappresenta un piano per una ripresa sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa e ogni paese dovrà utilizzare tali somme in piani di riforme e di investimenti diretti alla digitalizzazione e alla transizione energetica, con l’obiettivo di una crescita economica sostenibile e la creazione di posti di lavoro.

Un’altra novità importante dell’ultimo mese risale al 18 giugno, quando il Parlamento europeo ha definitivamente adottato il Regolamento UE sulla tassonomia, un atto legislativo fondamentale che contribuirà agli obiettivi del Green Deal europeo. Il Regolamento sancisce, infatti, la nascita del primo sistema al mondo di classificazione delle attività economiche sostenibili, capace di creare un linguaggio comune che gli investitori potranno usare ovunque quando investono in progetti e attività economiche che hanno significative ricadute positive sul clima e sull’ambiente. Consentendo agli investitori di riorientare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili, questo atto legislativo sarà determinante affinché l’UE consegua la neutralità climatica entro il 2050.

Il Regolamento stabilisce sei obiettivi ambientali e consente di etichettare un’attività economica come sostenibile dal punto di vista ambientale, se questa contribuisce ad almeno uno degli obiettivi fissati senza danneggiare significativamente nessuno degli altri.

Tali obiettivi sono:

  1. la mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. l’adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e marine;
  4. la transizione verso un’economia circolare, inclusa la prevenzione dei rifiuti e l’aumento dell’assorbimento di materie prime secondarie;
  5. la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento;
  6. la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. La Commissione europea dovrà ora adottare atti delegati contenenti specifici criteri di vaglio tecnico, per integrare i principi sanciti nel Regolamento e stabilire quali attività economiche possano considerarsi attività recanti un contributo a ciascun obiettivo ambientale. I criteri relativi alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici saranno adottati entro la fine di quest’anno, mentre quelli relativi agli altri quattro obiettivi ambientali saranno adottati successivamente, entro la fine del prossimo anno. La creazione di una tassonomia per gli investimenti sostenibili è stata proposta dalla Commissione Europea all’interno del Piano d’Azione sulla finanza sostenibile lanciato a marzo del 2018. Tale piano fissa alcuni punti per finanziare la crescita sostenibile, tra i quali una definizione e classificazione delle attività economiche sostenibili, la creazione di standard e certificazioni di qualità di green bond, l’incremento di investimenti in infrastrutture sostenibili, l’integrazione dei criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG) nell’ambito di valutazione di investimenti ed infine la possibilità di introdurre una riduzione nei requisiti patrimoniali minimi delle banche in relazione agli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale (il c.d. green supporting factor).

L’8 luglio poi la Commissione ha così pubblicato il documento: “A hydrogen strategy for a climate-neutral Europe” che indica obbiettivi ambiziosi con una chiara priorità per la produzione di idrogeno mediante impianti di elettrolisi dell’acqua alimentati da fonti rinnovabili. La Ue si propone di realizzare entro il 2030 impianti per ben 40.000 MW e prevede una potenza analoga nel Nord Africa e in Ucraina. Per segnalare poi l’urgenza di un cambio di passo, UE ha fissato anche un target intermedio al 2024 di 6.000 MW in grado di produrre fino a un milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile. Si tratta di un salto incredibile, considerando che al momento in tutto il mondo ci sono solo 250 MW di elettrolizzatori.

L’idrogeno sarà una priorità di investimento per l’Ue, con finanziamenti dal Recovery fund, da InvestEU, dal fondo per l’innovazione finanziato dall’Ets e dal programma per la ricerca Orizzonte Europa. Il sostegno sarà principalmente indirizzato all’idrogeno prodotto con rinnovabili ma anche a quello prodotto con fonti fossili come il gas, ma solo con sistemi di abbattimento delle emissioni. 

Questo sforzo, aiutato dalle risorse post-Covid, dovrebbe consentire di accelerare la competitività dell’idrogeno da rinnovabili; il suo costo di produzione è infatti calato del 50% dal 2015 e potrebbe ridursi di un altro 30% entro il 2025, tanto che all’inizio del prossimo decennio l’idrogeno verde, secondo molti esperti, sarebbe competitivo con la produzione dai fossili.

La Commissione europea ha chiarito che l’idrogeno pulito è l’idrogeno verde, cioè quello prodotto da fonti rinnovabili, anche se si lascia aperta una strada per la sola fase di transizione, all’idrogeno “blu” prodotto da un reforming, nel quale però l’anidride carbonica viene sequestrata e quindi non emessa in atmosfera. La Commissione, nel fissare la sua strategia per l’idrogeno, delinea anche una roadmap verso una vera e propria rivoluzione industriale e di mercato in Europa che sviluppi contemporaneamente l’offerta e la domanda di idrogeno “pulito” da utilizzare nella mobilità (come carburante nell’aviazione, nella navigazione e nel trasporto merci su strada), nell’energia (come vettore e per lo stoccaggio delle rinnovabili), nei settori industriali che hanno bisogno di altissime temperature, non raggiungibili con l’elettrificazione (siderurgia, chimica) e anche nel riscaldamento.

Tutto ciò premesso, appare sempre più chiaro quali sono le linee di azione che l’Europa sta definendo nell’ambito delle politiche di finanziamento e l’Italia è chiamata, al fine di un utilizzo efficiente e razionale delle ingenti risorse messe a disposizione dall’Europa, alla stesura di un piano di riforme e di investimenti per la digitalizzazione del paese ed una transizione green ed ecosostenibile, investendo nella ricerca ed innovazione ed avvicinando il mondo accademico a quello delle imprese, facilitando la fase di progettualità nella direzione di una loro maggiore competitività.

Il modello di sviluppo sostenibile che propone l’Europa è quello di un modello energetico distribuito, interattivo e democratico come proposto da Jeremy Rifkin nelle sue varie opere, riassunte nel libro ” La terza rivoluzione industriale” e del più recente libro “Il Green New Deal Globale”, pubblicato circa 7 mesi fa, ed alla base dell’ European Green Deal, la nuova strategia scelta dalla Commissione Europea per coniugare crescita economica con la sostenibilità ed inclusione e che mira a trasformare l’UE in una società equa e prospera, con un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui non vi siano emissioni nette di gas a effetto serra nel 2050. Il nuovo piano coinvolgerà ogni settore dell’economia, dall’ICT alle telecomunicazioni, dall’industria elettronica alle società elettriche ed energetiche, dal trasporto alla logistica, dall’edilizia al settore immobiliare, dal settore manifatturiero al commercio al dettaglio, dal settore alimentare a quello agricolo fino a quello dei servizi. La realizzazione della nuova infrastruttura interconnessa, intelligente ed economia digitale verde renderà possibili nuovi modelli di business e nuovi tipi di occupazione, aumentando l’efficienza e la produttività, riducendo l ’impronta di carbonio.

Il modello economico distribuito a più alta intensità di lavoro e a più bassa intensità di capitali della terza rivoluzione industriale, già sperimentato in altre regioni d’Europa, attraverso dei masterplan realizzati nella Regione del Nord Pas de Calais, Utrecht, la Regione Metropolitana di Rotterdam e l’Aja, Lussemburgo, non può prescindere dal coinvolgimento e dalla sensibilizzazione dei cittadini, per promuovere un cambiamento dello stile di vita verso una economia decarbonizzata, digitale, circolare, distribuita, e con una mobilità sostenibile e condivisa, secondo le indicazioni provenienti dalla Commissione Europea con la sua recentissima Comunicazione 2019-640 per un Green New Deal Europeo. Il nuovo modello di sviluppo comporta anche la necessità per le imprese e per le banche che le finanziano, di un nuovo modello di business, che premia la scelta di investimenti che vanno nella direzione della digitalizzazione, dell’innovazione e ricerca e della transizione energetica, ridisegnando anche l’attuale sistema produttivo, in una logica poi di economia circolare e con l’utilizzo delle stampanti 3D che ridurranno sensibilmente la quantità di materia prima necessaria a realizzare un determinato prodotto o servizio, allungando la vita utile degli stessi prodotti e riducendo il consumo di energia, contenendo le emissioni, aumentando l’efficienza produttiva e la competitività delle imprese. Si potrebbe anche pensare alla creazione di una rete di distretti locali di filiera corta, nuove filiere territoriali dedite al riciclaggio dei prodotti danneggiati, a centri di recupero dei materiali plastici e di alluminio per ricavare la materia prima da utilizzare per produrre oggetti con la stampa 3D, promuovendo veri e propri distretti locali della manifattura digitale per accorciare la filiera del riciclo. Il modello di filiera corta potrà essere adottato, in una logica post carbon, a maggior ragione nel settore agricolo, con pratiche sostenibili sia sul piano energetico che dei rifiuti integrati con l’uso di fonti energetiche nei processi agricoli (irrigazione fotovoltaica, refrigerazione solare, biogas da liquami zootecnici, ecc.) ed anche promuovere e realizzare le Comunità dell’energia, il nuovo soggetto  giuridico introdotto dagli articoli 21 e 22 della direttiva europea sulle rinnovabili (Direttiva 2001/2018/UE) ed oggetto di un emendamento di introduzione al decreto mille proroghe che ha recepito in parte la citata direttiva, comunità energetiche che rappresentano la massima espressione della generazione distribuita e della transizione energetica su cui punta la Commissione europea.

Il nuovo modello di terza rivoluzione industriale, digitale, decarbonizzato, circolare e condiviso, così come elaborato da Jeremy Rifkin, è un modello economico a più alta intensità di lavoro e a più bassa intensità di capitali, che tende ad aumentare l’efficienza e la produttività, ridurre sensibilmente il costo marginale di produzione e distribuzione di beni e servizi, rendendo le imprese italiane più competitive in un emergente mercato globale post-carbon. Il nuovo modello, basato sulla digitalizzazione e transizione energetica, punta alla creazione di nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali, quali quelle dell’internet dell’energia, aggregatori energetici, prosumer, esperti di smart grid e block chain per la misurazione e valorizzazione dell’energia rinnovabile prodotta, tecnici dei sistemi di accumulo, celle a combustibile a idrogeno, sistemi di ricarica elettrici e a idrogeno, mobilità a zero emissioni, installatori di sensoristica nell’industria, agricoltura, servizi e trasporti per l’elaborazione dati flussi e condizioni meteo, sistemi di produzione energetica decarbonizzati nell’agricoltura come refrigerazione solare e irrigazione fotovoltaica, trattoristica elettrica e a idrogeno, mestieri dell’economia circolare, laboratori di riparazione, negozi dell’usato, distretti produttivi 3D.

Dopo aver tracciato in maniera chiara quello che potrebbe essere la linea di azione e il piano del governo italiano in termini strategici per l’utilizzo dei fondi europei del Recovery Fund, ma non solo anche di quelli messi a disposizione da parte della Banca Europea per gli Investimenti che, dal 2021 cesserà di finanziare tutti i progetti nelle fonti fossili, compreso il gas, focalizzandosi sull’energia pulita e rinnovabile e che metterà a disposizione mille miliardi di euro per investimenti sostenibili nei settori dell’ambiente e dell’azione per il clima nel decennio 2021-2030, quello che va sottolineato è la necessità di accompagnare ed aiutare le PMI italiane in questa duplice transizione digitale ed energetica, vista la mancanza della giusta competenza indispensabile per proporre le necessarie progettualità, per un nuova ed ambiziosa visione nella scelta di investimenti a bassa emissione di carbonio.

Tutto ciò premesso, si vuole richiamare un precedente articolo pubblicato nel mese di maggio sulla GRAND (Green Rifkin-based Accademy for a New Deal)http://cetri-tires.org/press/, l’academy composta da profili professionali di primario livello appartenenti al mondo accademico, consulenziale ed istituzionale, nazionale ed europeo tutti con una visione ispirato al modello del Green New Deal della Commissione europea, in partnership con il Pro-rettore alle politiche energetiche dell’Università La Sapienza, il Prof. Livio De Santoli, che intende formare quei profili professionali che possano essere di supporto alle imprese ed amministrazioni che vogliano perseguire un modello di sviluppo sostenibile.

L’academy potrebbe assistere il mondo delle banche, degli enti locali ed imprese nelle nuove strategie economiche basate sul Green New Deal e sulla transizione energetica in tutti i campi e definire le road map necessarie alla preparazione di piani per le città, la digitalizzazione del settore dei trasporti e della logistica, dell’industria, dell’edilizia ricorrendo alle migliori pratiche e creare inoltre dei big data sui consumi elettrici, termici da utilizzare attraverso strumenti di analisi per creare algoritmi ed applicazioni suscettibili di aiutare i clienti ad aumentare la loro efficienza energetica e produttività aggregate e ridurre la loro impronta di carbonio ed i loro costi marginali.

Ciò consentirà di creare e colmare la fase progettuale indispensabile per un utilizzo efficiente delle risorse messe a disposizione dall’Europa, assicurandole anche una maggiore competitività sui mercati, con conseguenti riflessi positivi anche sui bilanci delle imprese, in quanto la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio assicurano maggiore redditività e ritorno degli investimenti, con conseguente aumento della capacità di rimborso degli impieghi da parte delle imprese, con le quali le banche sono esposte

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