Il Green New Deal ai tempi del Covid fondamentale impulso per la sostenibilità ambientale

Pubblichiamo questa interessante analisi di Tommaso Santini, Consigliere Delegato Fondazione Università Ca’ Foscari

C’è un sottile filo rosso che lega questa Pandemia ai cambiamenti climatici; “Coronavirus Belt” che va da Tokyo a Venezia, come alcuni studiosi del Maryland l’hanno chiamata. Bastano i rilievi, sulla maggior diffusione del virus e sull’incidenza di morti da Covid-19 doppia, nelle zone dove le concentrazioni di PM-10 sono superiori (le aree urbane) per intuire il legame.

La correlazione tra cambiamenti climatici e virus non è scientificamente provata. Ma se il miglioramento della qualità dell’aria, a cui è legata la diffusione del virus, passa per scelte sulla mobilità e il riscaldamento nelle città ed in generale sulla produzione e consumo dell’energia, allora significa che concorrere ad invertire la rotta sul fronte dei cambiamenti climatici è “cosa buona e giusta” anche per contrastare questa pandemia.

Per migliorare la qualità dell’aria infatti è necessario ridurre il consumo dei combustibili fossili. Il risultato quindi non sarà soltanto una minor vulnerabilità al virus ma anche una minor quantità di emissioni di effetto serra e quindi una più efficace lotta al cambiamento climatico. E ciò costituisce un percorso virtuoso per la salute delle generazioni presenti e per quella delle generazioni future.

La grave situazione creata da Covid-19 può dunque trasformarsi nell’opportunità unica di poter cambiare atteggiamento verso il pianeta e la sua umanità accelerando il perseguimento dei 17 Sustainable Goals delle Nazioni Unite.

Covid-19: una causa comune che richiede solidarietà a tutti i livelli

“La pandemia del coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche”. Così Mario Draghi definisce la drammatica situazione che stiamo vivendo a livello globale sulle pagine del Financial Times.

“Le misure varate dai governi per impedire il collasso delle strutture sanitarie sono state coraggiose e necessarie. Ma queste azioni sono accompagnate da un costo economico elevatissimo – e inevitabile. E se molti temono la perdita della vita, molti di più dovranno affrontare la perdita dei mezzi di sostentamento. L’economia lancia segnali preoccupanti giorno dopo giorno. Le aziende di ogni settore devono far fronte alla perdita di introiti, e molte di esse stanno già riducendo la loro operatività e licenziando i lavoratori. Appare scontato che ci troviamo all’inizio di una profonda recessione”.

E lo stesso Draghi evidenzia quanto di fronte a circostanze imprevedibili, quali quelle attuali, sia indispensabile “un cambio di mentalità, come accade in tempo di guerra” e “il costo dell’esitazione potrebbe essere fatale”: serve il “sostegno reciproco per quella che è innegabilmente una causa comune”.

La causa comune di uno sviluppo sostenibile

Nel 2015 Papa Francesco pubblica la Laudato Si, che tratta del rispetto dell’ambiente partendo da ciò che San Francesco fece nel suo “Cantico delle creature”. Si tratta di un’enciclica pastorale che non si basa sull’ambiente come materia scientifica.

Il pontefice formula un appello personale per la “ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale” sottolineando che “abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”.

Papa Francesco indica che la crisi ecologica è “una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano” e che “attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione”. Indica l’”urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità”, perché, senza un “autentico progresso sociale e morale” la crescita economica e il progresso tecnologico possono ripercuotersi contro l’uomo. Per questi motivi, il papa richiama l’uomo ad una “conversione ecologica globale” per “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e per correggere i “modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente”.

Lo sforzo comune per un New Green Deal

A fine 2019 Jeremy Rifkin pubblica il libro “Un Green New Deal Globale” nel quale l’economista spiega che “la civiltà ecologica dalle ceneri della civiltà dei fossili si costruisce con lo sforzo collettivo di governo, imprese e della società civile”.

Gli scienziati ci dicono che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo ci stanno portando alla sesta estinzione di massa per uomini e animali. Il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) stima che l’attività umana abbia causato l’innalzamento della temperatura di un grado rispetto ai livelli preindustriali e prevede che se superasse 1,5 gradi si scatenerebbero accelerazioni che decimerebbero gli ecosistemi terrestri. In un rapporto del 2018, l’IPCC dice che per evitare l’abisso ambientale dovremmo ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 45% rispetto ai livelli del 2010, e ci restano solo dodici anni per farlo.

Ciò richiederà una trasformazione senza precedenti dell’economia, della società e del nostro stesso modo di vivere. Di fronte all’emergenza climatica globale, i più giovani (millennial e Generazione Z) stanno guidando una mobilitazione planetaria inedita a sostegno di un Green New Deal globale per salvare la vita sulla Terra e lanciare un audace movimento politico che rivoluzionerà la società.

Negli USA, tutti i principali candidati del Partito Democratico alle elezioni presidenziali del 2020 hanno annunciato il loro sostegno a un Green New Deal e la stessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha parimenti posto il Green New Deal al centro della trasformazione dell’Europa in una società post-carbon.

Mentre il Green New Deal imperversa nella sfera politica, in quella imprenditoriale emerge un movimento parallelo che scuoterà le basi dell’economia globale. Settori chiave quali telecomunicazioni, energia, trasporti, logistica, edilizia, stanno rapidamente uscendo dai fossili a favore di energie rinnovabili sempre più economiche, pulite e ecologiche, e di processi di circolarità e resilienza, elementi fondamentali di una società ecologica. I costi degli impianti solari ed eolici sono in caduta libera e sono ormai inferiori ai costi di energia nucleare, petrolio, carbone e gas naturale, divenuti antieconomici.

L’Italia e il mondo hanno bisogno di una nuova visione economica per passare da una civiltà fossile che rischia di diventare uno Stranded Asset alla nascente civiltà verde a costi marginali tendenti a zero.

Rifkin mette inoltre in parallelo l’evoluzione rivoluzionaria dell’Internet della comunicazione digitale a banda larga che sta convergendo con l’Internet dell’energia rinnovabile digitalizzata, della mobilità elettrica e a idrogeno alimentate da energia verde, in una vera e propria piattaforma Internet delle Cose (IoT), integrata nel patrimonio edilizio commerciale, residenziale e industriale a emissioni zero. Tutti gli edifici stanno diventando altrettanti nodi di una rete intelligente a emissioni zero sovrapposta ad una matrice IoT. Case, uffici, fabbriche, luoghi retail e ricettivi smart che diventeranno soggetti attivi di condivisione di energie rinnovabili, efficienza energetica, mobilità elettrica e una vasta gamma di altre attività economiche a cui sottenderanno nuovi modelli commerciali, produttivi e di living con opportunità occupazionali di massa. Un’opportunità unica per un balzo in avanti verso l’economia circolare a zero emissioni ecologicamente sostenibile.

Per accelerare il finanziamento di tale transizione, sarà necessario far affidamento su un sistema di banche ”green” a livello nazionale e locale, su strumenti finanziari “green” e anche su un’ampia gamma di robusti incentivi fiscali.

Costruire una nuova civiltà ecologica dalle ceneri della civiltà dei fossili richiederà uno sforzo collettivo che deve riunire governo, economia e società civile con un mix di capitali pubblici, di mercato e sociali, per realizzare rapidamente l’infrastruttura della terza rivoluzione industriale a zero emissioni e portare l’umanità in un’era sostenibile.

Una nuova cultura per le nuove generazioni, un nuovo modo di pensare all’ambiente, alle città e di vivere sostenibile “seguendo una strada sicura, diritta, praticabile e capace di condurre alla meta, una strada che non si smarrisca fra il benessere o fra le difficoltà” come diceva San Tommaso D’Aquino.

Tommaso Santini, Consigliere Delegato Fondazione Università Ca’ Foscari

Venezia, giugno 2020