Appello congiunto sul Clima degli europarlamentari Eleonora Evi e Michael Bloss

Quella sul clima è una questione complessa che necessita di strategie e strumenti altrettanto elaborati per poter essere adeguatamente affrontata. Sotto questo aspetto, ci viene in aiuto la prima legge europea sul clima, che aiuta a stabilire un quadro di riferimento chiaro ed azioni efficaci che si estendono dal livello europeo alle autorità locali” – dichiara Eleonora Evi, titolare in Commissione Ambiente al Parlamento europeo.

Eleonora Evi, Commissione Ambiente – Parlamento europeo

Con questa legge, infatti, il Parlamento europeo ha deciso di aumentare l’obiettivo climatico in modo da prevedere una riduzione del 60% dei gas serra entro il 2030.

Si tratta di 20 punti percentuali in più rispetto al precedente obiettivo del 40%, ma lontano, purtroppo, dalla riduzione del 65% che avevamo proposto, in linea con quanto raccomandato dagli scienziati” – aggiunge Michael Bloss.

Michael Bloss, Europarlamentare

Tuttavia, la posizione del Parlamento Europeo sui cambiamenti climatici lascia ben sperare, perché fornisce strumenti operativi specifici, elencati di seguito.

 1) Stabilire un budget per i gas serra

Ogni anno, gigatonnellate di CO2 e altri gas serra, come il metano, vengono immessi nell’atmosfera. La somma di tutte le emissioni assume un ruolo determinante nella crisi climatica, ecco perché è fondamentale che nel bilancio dei gas a effetto serra vengano forniti dati precisi sulle quantità che è possibile emettere al fine di rispettare l’obiettivo climatico di Parigi. Il suddetto budget, richiesto da tempo da scienziati e attivisti del clima, sarà proposto dalla Commissione nel 2021 e sarà utilizzato come parametro di controllo per tutte le proposte legislative.

 2) Ascoltare la scienza

Il dibattito sulla crisi climatica deve basarsi su dati scientifici. Questo è il motivo per cui molti Stati membri hanno già designato consigli scientifici e leggi nazionali sul clima. L’istituzione di un Consiglio europeo per il clima, che sarà composto da 15 scienziati indipendenti, fornirà proposte concrete per la politica climatica dell’UE.

 3) Divieto di sussidi per i combustibili fossili

Ogni anno gli Stati membri dell’UE elargiscono 137 miliardi di euro di sussidi al settore del carbone, del petrolio e del gas. Si tratta di cifre ingenti che potrebbero essere investite massicciamente nel comparto delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e della green economy. La legge sul clima sta ora ponendo fine a tutto ciò. Basandosi sulla inconciliabilità con gli obiettivi di Parigi, il Parlamento europeo si è infatti schierato contro le sovvenzioni indirette o dirette ai combustibili fossili.

 A questo proposito, va ricordato come i vantaggi fiscali per il diesel e per il carburante destinato all’aviazione ostacolino il raggiungimento degli obiettivi climatici e debbano, pertanto, essere convertiti in norme fiscali che premiano le azioni rispettose del clima. Infine, in un’ottica di trasparenza, occorre che la Commissione dichiari in che modo i fondi del bilancio UE sono coerenti con gli obiettivi climatici.

 Affinché le azioni sul clima siano concrete ed efficaci, occorre evitare che eventuali compromessi al ribasso (ad esempio il taglio delle emissioni al 55% invece che al 60%) vengano mediaticamente venduti come vittorie, anziché come sonore sconfitte.

Il percorso compiuto dall’Italia nel contrasto alla crisi climatica è stato contrassegnato da azioni importanti, come la recente classificazione dei sussidi ambientalmente dannosi e l’intenzione di provvedere a una loro progressiva trasformazione in sussidi favorevoli sotto il profilo ambientale. Azioni che rappresentano un incoraggiante punto di partenza e non un punto d’arrivo” – prosegue la Evi.

Le drammatiche immagini delle alluvioni che colpiscono il nostro Paese con sempre più frequenza dimostrano che stiamo già assistendo agli effetti della crisi climatica nel nostro stesso Paese con il loro impatto economico devastante e, purtroppo, anche di vite umane. Dal 1945 ad oggi il dissesto idrogeologico è costato all’Italia una media di 3,5 miliardi di euro all’anno. Delle oltre 900 mila frane censite nelle banche dati europee (dati ISPRA), quasi due terzi sono italiane, inoltre le aree a rischio inondazione in Italia risultano pari a 37.803 km2 (una superficie pari alla somma del Lazio e dell’Abruzzo). Oggi l’Europa e l’Italia devono scegliere quale strada percorrere nel lungo termine per scongiurare gli effetti irreversibili dell’aumento della temperatura terrestre.

Per questo motivo, in vista dell’imminente appuntamento di dicembre del Consiglio dei Ministri dell’ambiente, chiediamo con forza ai nostri rispettivi rappresentanti impegno massimo per trovare un accordo ambizioso e quanto più vicino alle richieste del Parlamento Europeo, onde evitare ulteriori ritardi che potrebbero avere esiti drammatici per la gestione della crisi climatica” – concludono gli europarlamentari.

Eleonora Evi, Michael Bloss

Bruxelles, 13 novembre 2020

Complimenti a questi due giovani europei (una italiana) che combattono per un futuro più pulito per tutti noi, che crediamo in un #GreenNewDeal globale con le teorie del nostro prof. Jeremy Rifkin per una reale Terza Rivoluzione Industriale.

Angelo Consoli, Presidente

Antonio Rancati, Coordinatore generale

CETRI-TIRES