Yvan Sagnet Eroe del nostro tempo

Il programma di Rai 3 i nuovi eroi ha dedicato uno special a Yvan Sagnet, il nostro Vice Presidente. La trasmissione può essere vista a questo link https://www.raiplay.it/video/2019/01/Nuovi-Eroi-bdf27004-518a-4c8d-9e00-e2076fe07257.html

Lo scorso anno la storia di Yvan e della sua battaglia contro i nuovi schiavisti (meglio conosciuti come caporali) diventò un Docufilm (Jululu), che vinse il premio per la miglior regia a Venezia. (https://www.artribune.com/arti-performative/cinema/2017/09/jululu-anima-africana-un-film-sul-caporalato-e-i-nuovi-schiavi-venezia-migranti/)

Il film è stato trasmesso dalla Rai lo scorso anno e può essere visto a questo link https://www.raiplay.it/social/video/2017/09/Corto—Jululu—Cortometraggio-f967fd40-8c34-49cc-a9a5-f6203bd66e5d.html

La storia di Yvan comincia nell’agosto 2011 con la rivolta contro i caporali da lui organizzata e diretta, che venne immediatamente sostenuta dal CETRI e dalla CGIL con il concerto NO CAP replicato nella piazza di Nardò anche l’anno seguente ( a questo link la performance del trapper Laioung al concerto NO CAP 2011 https://www.youtube.com/watch?v=KvnSqRDLkuY)


Jean Pierre Yvan Sagnet arriva in Italia per studiare nel 2007. Sin da piccolo ha sempre sognato il nostro paese per il calcio, la moda, il clima e l’accoglienza della gente. Aveva cinque anni quando i suoi eroi della nazionale del Camerun giocavano i mondiali del ’90, e proprio in quel periodo Yvan conosce l’Italia. Studia l’italiano, gli usi, i costumi e le nostre tradizioni, si appassiona alla storia, alla politica e la società, finché realizza il suo sogno arrivando in Italia e vincendo una borsa di studio al Politecnico di Torino, la città della sua Juventus, squadra che tifava sin da bambino. Terminata la borsa di studio cerca lavoro per continuare a pagarsi gli studi, così nell’estate del 2011 parte per la Puglia ed arriva a Nardò nella masseria Boncuri dove incontrerà altri braccianti per la raccolta del pomodoro. Yvan scopre così il mondo del caporalato, quello che per pagare pochi spiccioli costringe il bracciante a lavorare sedici ore sotto il sole e a vivere in condizioni disumane. Sfruttamento e diritti calpestati che inducono Yvan e altri braccianti ad organizzare il primo grande sciopero che mette in ginocchio parte della filiera agroalimentare, fondamentale per l’economia regionale.

Da quel giorno la vita di Yvan non sarà più la stessa: denuncia i caporali, partono le indagini e si avvia il processo penale SABR (abbreviazione del nome di uno dei principali imputati, il tunisino Saber Ben Mahmoud Jelassi, detto “Giuseppe il tunisino” o “Capo dei capi”) dove lui stesso è testimone chiave e parte civile. Inoltre la rivolta di Nardò avvia l’iter legislativo che produce la prima legge sul caporalato (Legge n. 148/2011) ed oggi il nuovo disegno di legge approvato questa estate al Senato (Ddl 2217) , che prova a migliorare la precedente legge. Il processo SABR si conclude con undici persone condannate con una sentenza in primo grado della Corte d’Assise di Lecce, un processo partito dall’inchiesta nata nel 2008 del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e dei carabinieri del Ros. La sentenza letta dal presidente Roberto Tanisi, la prima in Italia per “riduzione in schiavitù”, conferisce ad ognuna delle seguenti persone undici anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici.

Dopo 4 anni di lavoro a denunciare le condizioni disumane di lavoro dei nuovi schiavi (non solo stranieri) in FLAI CGIL, Yvan è diventato Vide Presidente del CETRI e ha costitutito l’Associazione NO CAP di cui è Presidente. Con NO CAP, la battaglia di Yvan passa dalla protesta alla proposta.

Infatti NO CAP è sintetizzato in un decalogo avanzatissimo che identifica l’impresa agricola virtuosa dal punto di vista etico, umano sociale ed ecologico. Eccolo


DECALOGO NO CAP

1)
Rispetto per il lavoro. Niente sfruttamento di manodopera sottopagata o schiavizzata. Contratti di lavoro legali e soprattutto UMANI.
2)
Rispetto per l’ambiente e il paesaggio. Le attività economiche non devono distruggere le coste, i boschi, le montagne i laghi e le altre risorse naturali che sono la base dell’economia del turismo e generano PIL sostenibile per il Paese.
3)
Rispetto per la salute dei cittadini. Produzione senza contaminanti e nessuna immissione di sostanze nocive nell’ambiente che inquinano il suolo, avvelenano l’aria o l’acqua e causano malattie.
4)
Produzione di energia senza emissioni. Decarbonizzazione progressiva dei processi produttivi secondo il modello energetico distribuito e interattivo della Terza Rivoluzione Industriale, incentivando l’attività dell’autoproduzione (prosumer), e l’aggregazione di micro reti digitali di energia rinnovabile integrata nelle attività d’impresa.
5)
Finanziamento etico delle attività di impresa. Anche i finanziamenti delle attività economiche devono seguire il modello democratico e distribuito, con la massima diffusione del micro credito, dell’azionariato popolare (crowdfunding) e della finanza popolare tramite appositi pacchetti specifici delle banche cooperative e delle casse di credito locali.
6)
Ritorno alla filiera corta e locale  per la diffusione commerciale dei prodotti con l’introduzione di norme di favore per la vendita di filiera corta a vantaggio delle piccole aziende per una giusta distribuzione commerciale.
7)
Valorizzazione della trasformazione con processi ad alto valore aggiunto realizzati il più vicino possibile ai luoghi di produzione e integrati nei processi aziendali.
8)
Adozione di pratiche a rifiuti zero sia nella produzione e nella distribuzione. Diminuzione progressiva di imballaggi e sistemi premianti per il riuso e riciclo che devono essere integrati nelle attività aziendali ed incentivate.
9)
Promozione di nuove proposte turistiche ispirate all’offerta di un “turismo esperienziale” che porti sotto la guida di cittadini esperti, turisti provenienti da realtà urbane a conoscere tramite il lavoro, nelle arti, nell’artigianato e nella coltivazione, secondo la logica espressa da Carlo Petrini, secondo cui oltre a far viaggiare i prodotti verso i consumatori, vanno fatti viaggiare anche i consumatori verso i prodotti.
19)
I Contratti di Rete  Si tratta di un modello di collaborazione tra imprese che consente, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, di realizzare progetti ed obiettivi condivisi, incrementando la capacità innovativa e limitando i costi di gestione.

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