Taranto, sentenza CEDU: grande vittoria o occasione mancata?

E’ notizia recente che il governatore della Puglia Michele Emiliano abbia proposto, commentando la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che il governo rinunci ad impugnarla ed anzi ne approfitti per approvare una legge per il risarcimento del danno biologico e ambientale per tutta la comunità tarantina. “Solo così – rileva Emiliano – si segnerebbe un cambio di passo rispetto al passato, ai soprusi subiti dai cittadini di Taranto, alle tesi negazioniste lette addirittura negli atti difensivi del Governo“.
Ma cosa ha detto veramente la Corte di Strasburgo in questa sentenza originata dal ricorso di un gruppo di associazioni tarantine coordinate dalla nota ambientalista tarantina Lina Ambrogi Melle?

Lina Ambrogi Melle alla conferenza stampa sulla sentenza CEDU

In attesa di poter intervistare la battagliera consigliera tarantina sulle motivazioni profonde del ricorso da lei portato avanti alla CEDU, e le prospettive che si aprono adesso per il movimento di cui lei è espressione, in vista di un riconoscimento formale del diritto dei Tarantini a vedersi considerati come vittime di danno ambientale da processi industriali (ricordiamo che ufficialmente la diossina che ha contaminato le pecore dell’allevatore Vincenzo Fornaro potrebbe anche essere dovuta al traffico…) abbiamo ritenuto utile approfondire gli aspetti giuridici della decisione di Strasburgo.

Lina Ambrogi Melle

Abbiamo dunque consultato l’avvocato e esperto di diritto ambientale Maurizio Rizzo Striano che la questione ILVA la conosce benissimo essendo stato Presidente della Commissione IPPC (Prevenzione e controllo dell’Inquinamento).

Ecco cosa ci ha detto:

AVVOCATO RIZZO STRIANO, SECONDO LEI, LA SENTENZA DELLA CEDU NEL CASO ILVA/TARANTO RICONOSCE L’ESISTENZA DI UNA LESIONE DEL DIRITTO ALLA VITA COMMESSA DALLO STATO?

La pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) non risponde a questo interrogativo . 
Occorre premettere che la decisione della CEDU , ribadisce che la condotta dello Stato Italiano e’ illecita per essere venuto meno al dovere di intervenire in modo efficace e tempestivo a tutela dei diritti dei cittadini. Questo accertamento non e’ piu’ revocabile in dubbio, sia alla luce dei precedenti della CEDU ( il primo in tal senso, seppure riferito ad un caso successo nel Regno Unito, risale addirittura al 1990), sia alla luce di quanto accertato,proprio con riguardo a ILVA, anche se incidenter tantum, dalla Corte Costituzionale. 
Per affermare la lesione del diritto alla vita questi accertamenti non sono pero’ sufficienti. E’ necessario anche provare l’esistenza del nesso di causalita’ fra inquinamento e morti e malattie. 
Quando la CEDU si occupo’ per la prima volta del problema (nel caso Smaltini contro Italia ) scrisse che: “Fatti salvi i risultati degli studi scientifici futuri, la Corte non può che constatare che la ricorrente non ha provato che alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili all’epoca dei fatti di causa,(2005) l’obbligo imposto al Governo di proteggere la sua vita, ai sensi dell’articolo 2 della Convenzione, sotto il profilo procedurale, sia stato violato.”
Scrive oggi la Corte: ” . In quel caso, la Corte aveva in particolare sottolineato che, “alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili al momento dei fatti e senza pregiudizio dei risultati di futuri studi scientifici, le decisioni interne erano state debitamente motivate. Nel caso di specie, i ricorrenti lamentano l’assenza di misure statali per proteggere la loro salute e l’ambiente”. È solo su quest’ultima questione, diversa da quella in esame nella causa Smaltini, che la Corte è stata chiamata a pronunciarsi.”

Maurizio Rizzo Striano


La CEDU HA RILEVATO rilevato che nessuno dei ricorrenti abbia proposto una domanda come quella su cui ebbe a pronuciarsi nel caso Smaltini. 
E’ chiaro quindi che la questione della lesione del diritto alla vita rimane tuttora aperta. In altre parole la Corte non si e’ pronunciata sulla stessa, ne’ in senso favorevole, ne’ in senso sfavorevole.
Il problema del nesso di causalita’ fra inquinamento e morti e’ ricorrente anche in sede penale ed e’ stato attentamente vagliato dalla Procura di Taranto nel formulare le accuse nel processo penale in corso . La Procura infatti ha contestato agli imputati il delitto di cui all’art. 439 del codice penale in termini di esposizione a pericolo del bene protetto e non gia’ del delitto piu’ grave (punito con l’ergastolo) di lesione dello stesso con conseguenti decessi.
La distinzione, anche in sede penale, e’ importante. Una cosa e’ provare la sola esistenza di un rischio a cui viene esposta la pubblica incolumita’, tutt’altra cosa e’ provare che quella esposizione a rischio abbia in concreto determinato decessi. 
In altre parole, anche se l’epidemiologia attesta, oltre ogni ragionevole dubbio, un aumento della mortalita’, il danno biologico deve essere provato con riguardo al caso personale e concreto realmente verificatosi. 
Sulla questione la Corte di Assise di Taranto dovra’ pronunciarsi egualmente poiche’ vi sono diverse costituzioni di parte civile che lo hanno richiesto espressamente. 
In siffatto complicato quadro e’ certo che la questione verra’ riproposta alla CEDU.

La CEDU – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Le future decisioni dipenderanno molto dagli ulteriori progressi della scienza medica-epidemiologica.
Dall’epoca del caso Smaltini essa ha gia’ fatto enormi progressi. 
De jure condendo potrebbe auspicarsi che la tutela della vittima
sia assicurata in futuro mediante procedimenti celeri e maggiormente accessibili. 
L’interrogativo non ha pertanto una risposta. Occorre, purtroppo, attendere gli ulteriori sviluppi.

MA LA CEDU HA STABILITTO IL DIRITTO A UN RISARCIMEMTO DEL DANNO MORALE…
In alcuni articoli si e’ scritto che la CEDU non ha ricosciuto il danno morale .
Non e’ cosi’. La CEDU , conformandosi a numerosi precedenti nei quali ha ritenuto sussistere la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare , ha riconosciuto il diritto al danno morale. Solo che ha ritenuto di non doverlo liquidare in una somma di denaro. Scrive al riguardo la Corte che il riconoscimento della violazione della Convenzione costituisce un risarcimento sufficiente per il danno non patrimoniale causato ai ricorrenti. Come dire ai ricorrenti che, siccome possono essere felici e contenti per il risultato conseguito , cio’ compensa la loro pregressa sofferenza morale.


Ragionamento assurdo e giuridicamente infondato e che, peraltro, contrasta apertamente con i precedenti della stessa CEDU. Innanzitutto perche’ c’e’ poco da essere felici di una sentenza praticamente inattuabile , che lascia in ogni caso in atto una situazione di permanenza della violazione accertata. Inoltre opera in modo illogico una estinzione del credito per compensazione giudiziale impossibile , mancando il requisito della omogeneita’. 
E’ chiaro che su questo tema la CEDU abbia voluto lanciare un avvertimento che ha poco di giuridico: non venite a proporre 200.000 ricorsi che chiedono il risarcmento del danno morale . Questa preoccupazione spiega anche perche’ la CEDU non abbia ricosciuto alla propria decisione il valore di sentenza pilota, cioe’ una sentenza che puo’ trovare immediata applicazione da parte dei giudici interni senza dovere ricorrere ogni volta alla CEDU. 
Le sentenze vanno rispettate, salvo il diritto alla loro critica.

MA IN DEFINITIVA CHE TIPO DI SENTENZA E’ QUELLA DELLA CEDU E COME PUO’ ESSERE UTILE?
Se la CEDU avesse riconosciuto la sua sentenza come pilota e se avesse liquidato , anche in misura minima il danno morale (nei casi simili il minimo non e’ mai stato inferiore ai 10.000 euro) avrebbe esposto lo Stato Italiano ad un esborso di almeno due miliardi di euro. Inoltre, avendo attestato la natura permanente della illecita condotta , avrebbe esposto lo Stato anche per il futuro. Se lo avesse fatto la sentenza avrebbe avuto una portata davvero rivoluzionaria: caro Stato hai consentito e vuoi consentire la prosecuzione della attivita’ produttiva? Bene allora sappi che per il passato ogni cittadino di Taranto e Statte avra’ il diritto a chiederti il pagamento di 10.000 euro e per il futuro , fino, a quando non sara’ cessata la permanenza , anche di più. 

IN CONCLUSIONE LA SENTENZA DELLA CEDU E’ UTILE O NO PER LA CAUSA DEI CITTADINI DI TARANTO?
Non credo si possa dire grazie alla CEDU. Ha avuto una grande occasione e l’ha persa.