Direttiva discariche dell’UE: massimo il 10% di rifiuti urbani in discarica entro il 2035

L’UE ha approvato la direttiva discariche (DIRETTIVA UE 2018/850) che stabilisce una serie di limitazioni sostanziose a questo modo di chiusura del ciclo dei rifiuti, confermando la tendenza della direttiva 98/2008 a considerare le discariche il modello residuale, e l’ultimo nella gerarchia di chiusura del ciclo dei rifiuti che comprende tre solusioni raccomandate in ordine rigorosamente gerarchico.

La gerarchia è così strutturata: Ci sono tre modi di chiusura del ciclo raccomandati in ordine rigorosamente gerarchico:
al primo posto la RIDUZIONE dei rifiuti (tramite buone pratiche di vuoto a rendere e la proibizione di imballaggi e contenitori usa e getta,
al secondo posto il RIUSO, tramite la diffusione di CENTRI del RIUSO,
al terzo posto il RICICLO (che va effettuato nel modo più efficiente possibile e su filiera cortissima, e infine, come soluzioni non raccomandate, e sempre in ordine gerarchico,
Poi ci sono due modi di chiusura del ciclo rigorosamente NON raccomandati e che non possono costuituire l’obiettivo strategico nelle politiche dei rifiuti di un Paese ma sono residuali e sono anch’essi in rigorosa Gerarchia:
al quarto posto l’incenerimento (secondo criteri di rigorosissima separazione della materia per evitare emissioni nocive e inquinamento ambientale, e da ultima,
al quinto posto le discariche.
Ricapitolando la gerarchia dei modi di chiusura del cicolo dei rifiuti dettato dall’UE è:
1) Riduzione
2) Riuso
3) Riciclo
4) Incenerimento
5) Discariche
Il limite previsto dall’art. 1, 2) della Direttiva 580 (di cui si parla in questo articolo) prevede l’obiettivo di riduzione al 10% dei rifi urbani prodotti (criterio: il peso) conferiti in discarica al 2035.
Sia chiaro che quello del 10% è un obiettivo massimale adottato sulla base della formula “La percentuale di rifiuti urbani da collocare in discarica deve essere pari al 10% o a percentuale inferiore”. Questa formula significa che se si vuole essere ancora più virtuosi e ridurre i rifiuti al 5% o anticipare la data del 2035 al 2025 etc, si è fortemente incoraggiati a farlo. Inoltre siccome i rifiuti urbani non sono i soli a finire in discarica ma ci sono anche rifiuti speciali, rifiuti industriali, rifiuti dell’edilizia etc, si può calcolare approssimativamente che la quota percentuale di rifiuti in discarica di derivazione urbana sia la metà del 10% di cui alla direttiva (quindi il 5%).
Ricordiamo inoltre che la “Direttiva Discariche” è solo una delle 4 direttive del pacchetto economia circolare che comprende anche direttive sulla definizione della nozione di Rifiuti, sugli Imballagi e sui RAEE (rifiuti elettronici.
Ricordiamo inoltre che l’Italia è in procedura di infrazione sulle discariche già ai sensi della precedente direttiva rifiuti del 2008. Secondo alcuni, specialmente i consiglieri della Raggi in Campidoglio, per evitare le discariche bisogna potenziare gli impianti che permettono di trattare l’indifferenziata tipo il TMB (Trattamento Meccanico Biologico come quello che è bruciato e tanta opposizione aveva dai cittadini del quartiere Salario). Secondo altri invece (vedi Pizzarotti a Parma) bisogna potenziare la raccolta differenziata per “affamare gli inceneritori”. Ma in entrambi casi il ragionamento è viziato da una impostazione superata, tutta chiusa in una visione esclusivamente “impiantistica” del problema dei rifiuti e della necessaria transizione all’Economia Circolare, dove non c’è più spazio nè necessità di impianti perchè la materia rientra in circolo tramite nuovi cicli di riuso e di riduzione dei rifiuti (attività umane) e non trattamento in discariche o inceneritori e TMB (attività impiantistiche). Peraltro queste diverse soluzioni hanno un differente impatto sui posti di lavoro.
La soluzione impiantistica ha una bassa intensità occupazionale perchè il lavoro in questo scenario lo fa la macchina, a differenza che nel riuso, rivendita, riparazione, riciclo, dove la maggior parte del lavoro viene fatta da esseri umani con una più alta intensità occupazionale.

Teoricamente se i rifiuti non si producessero o venissero riutilizzati senza mai diventare rifiuti non ci sarebbe bisogno di riciclarli e dunque di differenziata, spinta o non spinta che sia. Bisogna superare questa visione puramente “impiantistica” del problema della chiusura del ciclo dei rifiuti e cominciare a pensare modi perincentivare il riuso, il riciclo e soprattutto, la loro RIDUZIONE dei rifiuti (come abbiamo visto è la “R” prioritaria nella gerarchia della direttiva Europea Rifiuti 98/2008 il cui quadro giuridico per il trattamento della materia a fine ciclo di consumo, è stato confermato dal pacchetto economia circolare del 2018.

Bisognerebbe che le amministrazioni comunali si adopererassero per disincentivare pratiche non virtuose di chiusura dei cicli di consumo (con sprechi, smaltimenti, discariche e inceneritori), prescrivendo innanzitutto pratiche di riduzione dei rifiuti (reintroduzione del vuoto a rendere, proibizioni di imballaggi usa e getta, diffusione della vendita sfusa con contenitori riutilizzabili etc), poi pratiche di riuso (nel senso che quello che può essere riutilizzato non va riciclato (per esempio il vetro), riparazione e ricommercializzazione degli oggetti a fine ciclo e infine pratiche di riciclo, ma di filiera corta e il più efficiente possibile. Per attuare questo nuovo modello ci vuole una rivoluzione culturale che presuppone degli esperti di comunicazione sociale più che degli impiantisti.

I rifiuti si riducono insegnando ai cittadini come comprare senza imballaggi e come riusare. I rifiuti si riducono con pratiche sociali virtuose, non producendoli affatto, mentre non si riducono affatto ficcando l’indifferenziato in un TMB.
Da qui l’equivoco di fondo (tutto condizionato dall’approccio eccessivamente impiantistico dell’attuale amministrazione capitolina) del dibattito sul TMB del salario a cui stiamo assistendo in questi giorni a Roma.

Del resto basta seguire il dettato della Delibera Comunale 129/2014 per “Roma verso Rifiuti Zero” che imponeva fin dal 2014 che la giunta Capitolina faccia un serio piano di riduzione dei rifiuti e crei l’osservatorio comunale per rifiuti zero che coordini l’attività di tutti gli osservatori Rifiuti Zero creati a livello dei municipi. Ma su questo la giunta Raggi è inadempiente così come inadempiente è stata la precedente giunta Marino.

Per consultare il testo della direttiva discariche andare al link qui sopra