Aiutarli “a casa loro”? Si ma con i soldi delle multinazionali. Una F.I.R.M.A. per salvare il mondo

Bozza di proposta ufficiale all’ONU per la creazione del F.I.R.M.A.

(denominazione provvisoria)

Fondo
Internazionale
Restituzione
Maltolto all’
Africa.

( Fund for the International Reimboursement of the Must-give-back to Africa)
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Il F.I.R.M.A. finanzierà un programma provvisoriamente denominato S.A.N.C.A.R.A.A. (Salvataggio dell’Africa dal Neo Colonialismo Attraverso la Restituzione degli Asset agli Africani)

Il problema dei flussi migratori ha cause molto antiche e complesse, e non può essere affrontato con soluzioni repressive che risultano semplicistiche e inefficaci. Si fugge da economie disastrate da gravissimi crimini storici, non solo dalla miseria.

Bloccare porti o accessi è come tentare di svuotare il mare con una conchiglia.

Teorie più “illuminate” parlano di “aumentare gli sforzi umanitari”. Alcuni in sede Europea hanno cominciato timidamente a parlare di un piano “Marshall” per l’Africa.
Ma anche questo approccio “umanitario” è insufficiente perché qui non si tratta di compiere un gesto di buona volontà per aiutare persone sfavorite dal destino cinico e baro, ma del preciso dovere morale di risarcire un continente messo in ginocchio da 400 anni di schiavismo, colonialismo che sono responsabilità precise e identificabili ancora oggi.

Per affrontare efficacemente il problema è necessario mettere in campo uno sforzo globale e mezzi straordinari.
L’unico ente titolato a fare ciò è l’ONU, che dovrebbe lanciare un grande programma di sviluppo provvisoriamente denominato F.I.R.M.A. (Fondo Internazionale per il Risarcimento del Maltolto all’Africa) per compensare gli squilibri generati nei secoli, dal sistema di sfruttamento economico occidentale in danno delle economie del Terzo Mondo e principalmente dell’Africa, prelevando i necessari fondi dai profitti delle grandi corporations che si sono storicamente arricchite sul sangue e il sudore degli africani.

Chiediamo al Segretario Generale dell’ONU, al Presidente del Parlamento Europeo, agli Stati e al rappresentante Speciale della Migrazione Internazionale dell’ONU, Segretario per i rapporti con gli Stati (il Ministro degli Esteri) del Vaticano e a tutti i rappresentanti internazionali di tutte le religioni e dei gruppi sociali organizzati di farsi portatori di questa proposta nelle loro sedi di competenza.

Solo con un programma globale e dotato dei necessari mezzi finanziari assume un senso l’espressione “Aiutarli a casa loro”! Ma perché il programma venga preso in considerazione in sede ONU è prima necessario che esso ottenga milioni di firme in rete. Per questo ti esortiamo ad aderire subito e a diffondere il progetto F.I.R.M.A!

Se invece prima di firmare vuoi approfondire i meccanismi del programma continua a leggere il progetto in tutte le sue articolazioni.

I PRECEDENTI TENTATIVI IN SEDE ONU DI RICONOSCERE STORICAMENTE LO SCHIAVISMO.
Alla conferenza ONU di Durban del settembre 2001 su razzismo schiavismo e xenofobia il fenomeno schiavistico venne analizzato nella sua prospettiva storica ma furono raggiunte delle conclusioni deludenti.

L’obiettivo iniziale era quello di arrivare a una risoluzione finale che partendo dalla constatazione degli effetti del fenomeno schiavistico sul piano umano e anche su quello economico, potesse arrivare a sancire la cessazione delle guerre inter-etniche e il rifiuto di ogni forma di discriminazione fondata sul colore, sulla razza, sulla religione, sulla lingua, sul sesso, sulle condizioni sociali e di casta, sulle condizioni di età e di salute etc.
La risoluzione finale, una volta approvata dall’assemblea generale dell’Onu, sarebbe andata ad arricchire l’insieme delle carte d’intenti delle Nazioni Unite e degli altri istituti specializzati dell’Onu, consentendo all’alto rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani, e al rappresentante per le minoranze dell’Osce (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa) di realizzare altre azioni di monitoraggio oltre quelle già previste ed effettuate in coerenza con le loro funzioni. Sul piano concreto una risoluzione di quel tenore avrebbe, forse, in qualche caso condotto a creare i presupposti di una cultura della tolleranza nei confronti della diversità che avrebbe concorso a migliorare la situazione di quanti sono, ancora oggi, sottoposti a forme di xenofobia e di emarginazione.

Tutto ciò, invece, non avvenne ma si discusse molto della schiavitù definita già un crimine internazionale dall’atto finale della conferenza di Berlino del 1885, e degli aspetti sociali ed economici. Fra i primi furono ricordate la frammentazione delle famiglie, le lacerazione dei legami affettivi e amicali, la divisione delle stesse popolazioni locali fra schiavizzati e schiavisti che non esitavano di fronte alla possibilità del guadagno, a tradire la fiducia dei loro cari e a cederli per una modesta somma di denaro, mentre sul piano economico fu menzionato il contributo dato dagli schiavi alla crescita economica degli stati “importatori” dall’Africa verso le Americhe, la complicità di spagnoli, portoghesi e inglesi che misero i loro porti a disposizione di questo vergognoso commercio per secoli, e il valore del lavoro fornito dagli schiavi, senza dubbio quantificabile in migliaia di miliardi di ore uomo e cifre oggi incalcolabili.
Alla fine tutto il dibattito si avvitò in sterili contese giuridiche sulla applicabilità di sanzioni ai beneficiari storici della schiavitù, che all’epoca cui essi agivano non era definita un crimine dalle leggi internazionali, e via sproloquiando di radici nelle tradizioni belliche di egiziani, assiri, etruschi, greci, fenici, romani, etc. Il dibattito prese una piega sterile e alla fine si arenò definitivamente sul tentativo da parte degli stati arabi di accusare Israele nella vano tentativo di configurarlo come il moderno stato schiavista con una improprio tentativo di equiparare il commercio e la tratta degli schiavi avvenuti secoli or sono, al comportamento di Israele contro i Palestinesi. E la cosa morì lì.

Fu anche ribadito che il modello economico schiavistico in tempo di pace, era “rinato” massicciamente soprattutto in conseguenza della scoperta del “nuovo mondo”, che aveva determinato lo sterminio delle popolazioni inermi autoctone delle Americhe in quello che fu il più criminale genocidio della storia umana.
Questo aveva spopolato un intero continente che invece richiedeva manodopera per le sue piantagioni e i suoi opifici, e a questo problema si ovviò spregiudicatamente con il ricorso all’importazione di manodopera schiavistica dall’Africa praticata sistematicamente ai danni delle popolazioni inermi dell’Africa.

La conferenza decise che era “difficile ripercorrere il sofferto cammino di ciascun essere umano privato della sua dignità della sua famiglia e abusato dai suoi simili in una riflessione, oggi, sull’antica schiavitù non potrebbe avere altro significato che quello della manifestazione di dolore per i torti inflitti da taluni e subiti da altri, includendo l’espressione di volervi in qualche modo riparare con l’agevolare ´come possibile’ le popolazioni che l’hanno maggiormente subita. Ma certo la stessa riflessione dovrebbe condurre a dichiarare completamente conclusa un’era e a riconoscere formalmente, oggi, la schiavitù come un crimine internazionale in qualsiasi forma sia essa realizzata, anche quindi mediante la migrazione clandestina, la tratta delle donne e di minori, perseguibili a livello internazionale da tutti e soggetto a forme di risarcimento”.

Oggi bisogna ripartire dal fallimento della conferenza di Durban con le nuove consapevolezze consegnateci del momento storico che stiamo attraversando, e che potrebbe portare all’estinzione della specie umana

Nuove consapevolezze che ci rivelano che la migrazione di massa dal Sud del Mondo e soprattutto dall’Africa è un fenomeno irreversibile se non si agisce sulle cause storiche che lo hanno determinato, modificando un modello economico ispirato alla sola logica del profitto. Ridurre tutto nel recinto dell’ordine pubblico sarà rassicurante nel breve termine ma agisce solo sugli effetti e non sulle cause del fenomeno, e quindi significa solo rimandare di poco la resa dei conti con un modello economico che non funziona più.

Rifkin ne “La fine del Lavoro” nel rileggere la pratica disumana dello schiavismo in chiave economica, getta una nuova luce sul fatto che tale pratica, che per 400 anni ha strappato alle loro case e famiglie centinaia di milioni di esseri umani in Africa per lavorare come schiavi nel nuovo continente, “si è interrotta solo quando nutrire lo schiavo è diventato più costoso che mantenere la macchina”. E conseguentemente lo schiavismo non è finito ma ha solo assunto nuove più socialmente rassicuranti forme. Lo sfruttamento si è spostato dalle risorse umane a quelle naturali e il saccheggio delle multinazionali occidentali è continuato con il colonialismo e l’imperialismo economico che saccheggia tali risorse.
Oggi va superata l’impostazione di Durban naufragata su contrapposizioni geopolitiche (Stati contro Stati) ma bisogna rileggere il fenomeno in chiave economica, e identificare i beneficiari economici del fenomeno per chiamarli (nelle forme e nei modi che la comunità politica deciderà) a risarcire i popoli messi in ginocchio dallo schiavismo ma anche (come ci ricorda Rifkin) dal colonialismo e dal saccheggio delle risorse naturali.

I governi occidentali hanno semplicemente agito come portatori degli interessi delle loro corporations (questo è vero soprattutto per gli Stati Uniti, ma gli Europei non sono innocenti, specialmente Gran Bretagna e Francia).

Per compiere questa storica opera di saccheggio dell’Africa, gli occidentali hanno incoraggiato la corruzione delle élites africane, e quei leader che non sono stati corrotti sono stati eliminati fisicamente da Patrice Lumumba a Thomas Sankara, e altri 46 leader africani uccisi negli ultimi 50 anni.

La Corruzione e l’omicidio sono così diventati strumenti di arricchimento economico per entità facilmente identificabili e ancora oggi prospere (multinazionali del tabacco, del tessile, della chimica, delle costruzioni, dell’alimentazione).

La situazione oggi si aggrava ancor di più a causa del cambiamento climatico, con centinaia di milioni di persone che vivono in zone senza alcuna attività economica, cibo e acqua, con un progressivo rischio di desertificazione o inondazione. Questo modello economico centralizzato e verticistico, generato dall’energia fossile, è arrivato al punto più alto della sua disfunzionalità e insostenibilità, se si considera che le 8 persone più ricche del mondo detengono una ricchezza cumulata pari a quella dei 4 miliardi di persone più povere del mondo. Una situazione ormai insostenibile sotto qualunque punto di vista. In questo senso da Durban sono passati non 17 anni, ma millenni. E’ venuto il momento di ripensare tutta la questione alla luce della situazione odierna di gran lunga più grave di quella di 18 anni fa. Per questo bisogna attivare il F.I.R.M.A.

FUNZIONAMENTO DEL F.I.R.M.A.

Il F.I.R.M.A. richiede una grande assunzione di responsabilità di tutti gli organi dell’ONU, ciascuno per la parte di propria competenza.

L’Organizzazione userà ogni mezzo materiale e giuridico a sua disposizione per promuovere e attuare il programma, compresa la promozione di trattati internazionali e accordi regionali, l’Amministrazione Fiduciaria degli Stati, il deferimento alla Corte Internazionale di Giustizia, l’istituzione di un Tribunale ad hoc che si occupi dell’accertamento e della quantificazione dei crimini commessi contro l’Africa, la costituzione di un apparato amministrativo di gestione del programma, l’invio di caschi blu, le sanzioni economiche, ed ogni altro strumento possibile.

L’Onu ha i mezzi per realizzare FIRMA, si tratta solo di attivare le volontà e le risorse necessarie; è naturale presumere che un tale progetto andrà incontro a enormi resistenze ed è per questo che deve essere sostenuto in modo massiccio dall’opinione pubblica mondiale e dai soggetti pubblici e privati che possono esercitare una potente influenza positiva. A tale scopo sarà lanciata una campagna internazionale avente una struttura costituita da un gruppo di organizzazioni partner, un comitato guida internazionale e uno staff internazionale (vedi esperienza ICAN http://www.icanw.org/campaign/structure-and-people/).

Le proposte che seguono, pertanto, costituiscono una traccia suscettibile di essere precisata, integrata, adattata alle situazioni varie e specifiche della realtà; lo staff di F.I.R.M.A. e i partner che man mano aderiranno costituiranno il cuore propulsivo del programma che sarà per forza di cose duttile e in divenire, la cui adozione e realizzazione, ovviamente, spetterà agli organi e agli uffici competenti dell’ONU.

Un appositamente costituito ufficio dell’ONU con dipendenti remunerati in modo etico, e con volontari e funzionari delle grandi organizzazioni internazionali che si dedicano al terzo mondo (come la Caritas, Emergency, Terre des Hommes, Aid For Africa, American Relief Agency, Amigos en Marcha, Accion Solidaria  etc), si insedierà presso i centri di raccolta nei paesi da cui partono le traversate del deserto e nei punti di arrivo sull e coste interssate al traffico migratorio al fine di identificare e registrare tutti gli aspiranti migranti. L’operazione verrà gestita sotto l’ombrello di un contingente di
operativi dell’ONU che arresteranno tutti i trafficanti e gli scafisti e chiunque sia coinvolto con l’industria della disperazione. Per realizzare F.I.R.M.A. potranno essere destituiti dittatori e governi corrotti e instaurate amministrazioni fiduciarie nei limiti e con i mezzi previsti dall’ONU che persegue quale finalità costitutiva la promozione della pace e della sicurezza e l’affermazione dei diritti umani.

Gli esperti del programma FIRMA e elaboreranno un piano di sviluppo per tutta l’Africa, provvisoriamente denominato S.A.N.C.A.R.A.A. (Sviluppo dell’Africa con Nuova Creazione di Aziende per le Rinnovabili e l’Alimentazione degli Africani) che mirerà allo sfruttamento a vantaggio delle popolazioni locali delle risorse naturali del continente tramite l’energia solare, la digitalizzazione dell’economia, l manifattura additiva tramite la stampa 3D, la sovranità alimentare, la filiera corta agricola e industriale, e l’economia circolare creando un numero di posti di lavoro locali pari all’entità della disoccupazione. Parte integrante del programma è la modernizzazione e/o creazione di impianti idrici, fognari, elettrici e bonifica dei campi adatti alle coltivazioni e all’allevamento del Bestiame su piccola scala e non su scala intensiva;

ASPETTI SOCIALI F.I.R.M.A.I governi africani commissariati dovranno elaborare con le risorse messe a loro disposizione innanzitutto un piano di igiene e salute pubblica radicale e totale per eradicare totalmente e definitivamente qualunque morte prematura di bambini dovuta a malnutrizione, denutrizione, malattie infettive mortali e altre cause di morte infantile identificate dall’OMS e avviare progetti di promozione di igiene e salute della popolazione. Saranno sostenute tutte le iniziative a garantire i diritti umani.

A tutti i migranti che avranno attraversato l’Africa a costo di indicibili sofferenze verrà permesso di scegliere se continuare verso una destinazione europea a loro scelta dove verranno assistiti da un programma ONU di inserimento, o se ritornare in patria per aprire una attività economica con un finanziamento triennale da amministrare tramite un sistema di controllo pubblico erogato  dall’ONU nell’ambito del programma F.I.R.M.A.
Ciascun migrante otterrà il finanziamento, la cui entità va decisa in base alle disponibilità delle somme confiscate nelle modalità indicate più avanti, previa presentazione alla Commissione F.I.R.M.A. del paese originario di un piano economico non necessariamente votato al profitto ma anche a scopi di carattere sociale, umanitario, ambientale, educativo, culturale, per elaborare il quale egli potrà avvalersi di tecnici e esperti messi a disposizione dall’ONU.
SOTTOSEZIONE ISPETTORATO DEL LAVORO
Il personale dell’ONU effettuerà il monitoraggio di tutti i luoghi di lavoro delle aziende multinazionali e anche locali terziste dirette o indirette per multinazionali operanti in Africa e nel Terzo Mondo perché adottino le norme e le condizioni salariali minime nonché le tutele dei lavoratori previste dagli standard dell’Unione Europea, e si impegnerà ad eliminare le condizioni di schiavitù a cui i lavoratori sono sottoposti in Africa come in occidente e a contrastare il lavoro minorile in conformità alle tutele dei diritti umani dell’UE da esportare a sud del mondo.
FINANZIAMENTO DEL PROGRAMMA FIRMA.
Il fondo verrà approvvigionato con una dotazione annuale pari a 30 miliardi di dollari annui (da rivedersi secondo le esigenze economiche del progetto) per una durata di 20 anni. 

Tutte le terre oggetto di accaparramento (land grabbing palese o mascherato) verranno confiscate unitamente ai beni realizzati sulle stesse e verranno restituite ai legittimi proprietari o alle comunità locali nell’ambito del programma SANCARAA.

Ogni impresa che lavori nel territorio Africano per l’estrazione di risorse minerarie o di qualunque altra natura o che ne sfrutti in qualsiasi altro modo le risorse naturali, verserà al Fondo una parte del ricavato dell’esportazione dei minerali estratti o, in ogni caso, una parte dei profitti dell’attività produttiva svolta, pari al 15% del NETTO mensile, corrispondente alla quantificazione forfettaria dei costi ambientali dell’attività produttiva – che normalmente vengono iniquamente posti a carico del territorio “ospitante” anziché delle società che intascano i profitti – che in tal modo diventano voci di costo dell’impresa, salva la quantificazione di un costo maggiore.

Tale versamento potrà essere ridotto o annullato nel caso di imprese che dimostrino di produrre in modo etico e sostenibile.

Altra fonte di approvvigionamento potrebbe essere costituita dal prelievo forzoso, a titolo di risarcimento, di imposte straordinarie sul patrimonio o di altre somme risarcitorie a carico di soggetti ancora attivi in Africa, direttamente o a mezzo di società collegate o prestanome, le quali abbiano praticato lo schiavismo, il colonialismo e il nuovo imperialismo economico o che in qualsiasi modo abbiano gravemente depredato le risorse naturali o personali dei territori, ledendo la dignità umana e danneggiando ambiente, economia e strutture sociali – previo accertamento, condanna e quantificazione del dovuto da parte di una Corte di Giustizia internazionale oppure previa ammissione e determinazione del dovuto da parte della società, unilaterale o congiunta, ratificata da apposito organo dell’ONU, accompagnata da immediata cessazione o radicale trasformazione delle attività in senso equo e sostenibile sotto la tutela degli operativi di F.I.R.M.A.

Sarebbe auspicabile, al tempo stesso – fermo restando quanto indicato al precedente capoverso – sempre all’interno del programma SANCARAA, concepito come una sorta di “piano Marshall” per l’Africa, un piano di raccolta di contribuzioni e lasciti volontari da parte dei proprietari e dei loro eredi, degli azionisti e dei loro successori, di aziende di cotone, tabacco ed altri beni che si sono avvalsi di manodopera schiavistica dal 1480 al 1880, secondo informazioni derivate da ricerche come quella visionabile alla pagina indicata: (http://www.slate.com/articles/life/the_history_of_american_slavery/2015/06/animated_interactive_of_the_history_).

La contribuzione volontaria potrebbe essere estesa alle imprese, agli eredi dei colonizzatori, agli Stati e a tutti i soggetti coinvolti nello sfruttamento devastante dell’Africa, oltre che a tutti gli altri soggetti in qualche modo interessati a sostenere la causa, allo scopo di saldare il conto con la storia e avviare un’epoca di pacificazione e di ristabilimento della giustizia attraverso un aiuto fattivo alla ripresa del grande, meraviglioso, ricchissimo continente africano.
CONCLUSIONI
Una proposta irrealistica? Irrealizzabile? Ingestibile?
Assolutamente no! Anzi, si tratta dell’unica proposta sensata per agire efficacemente sulle cause e non sugli effetti dell’immigrazione. E’ inimmaginabile continuare a andare avanti così!
Il punto di rottura è vicino. E sarà catastrofico. Come spiegato prima, l’attuale modello economico fossile finanziario iper centralizzato ispirato alla logica del profitto puro non è più sostenibile e la sua rottura è inevitabile e sarà catastrofica.
E non è una catastrofe che si possa evitare con operazioni militari convenzionali. Non sarebbero minimamente efficaci. I flussi migratori saranno sempre più massicci perché le economia dei paesi del terzo mondo non creano occupazione per i propri cittadini, le risorse naturali sono in via di esaurimento e la situazione climatica peggiora progressivamente; è quindi necessario trovare una soluzione efficace prima di arrivare al punto di non ritorno.
In questo senso va ribadito che soluzioni repressive di semplice contenimento non sono affatto efficaci. Non potremo fermare centinaia di milioni di cittadini che non hanno più niente da perdere a nord come a sud del mondo, attratti dalle luci delle capitali Europee come se fosse la terra promessa, mettendo a rischio equilibri economici globali. Non si arresta un esodo biblico costruendo muri ma eliminando le cause che quell’esodo hanno determinato.
Quindi la soluzione del F.I.R.M.A. è innanzitutto una soluzione di buon senso. Meglio redistribuire con una operazione programmata che scatenare la furia di milioni di uomini contro altri uomini.
Ma poi c’è anche da considerare che ristabilire la giustizia storica violata da secoli di schiavismo, colonialismo, imperialismo, sfruttamento brutale delle risorse del terzo mondo, accaparramento delle terre, genocidi e devastazioni ambientali è anche un nostro preciso dovere etico per restituire a quei popoli una speranza nella loro Patria affinché abbiano la possibilità di restare nei loro Paesi d’origine, contribuendo alla crescita economica del loro paese.
Abbiamo le tecnologie adatte a creare energia pulita e ad alimentare queste popolazioni, se questo non avviene, è da ritenersi unicamente a causa dell’applicazione delle logiche del profitto estremo nel modo più cinico e spregiudicato a discapito di oltre metà della popolazione umana.
Questa è l’unica soluzione efficace per arrestare il fenomeno migratorio, mentre la storia dell’uomo ci insegna che innalzare muri, barriere, chiudere porti e menti, non ha mai risolto nulla né ha mai fatto avanzare l’umanità.

Firmare per la proposta F.I.R.M.A. significa portare all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale l’unica soluzione efficace a uno dei peggiori problemi che l’Umanità si trovi ad affrontare. Più saremo a farlo e maggiori saranno le probabilità che la proposta verrà presa in considerazione nelle sedi appropriate.

E adesso F.I.R.M.A!!!

 

PS
Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso che programmava di dare la piena sovranità energetica alimentare ed economica ai suoi concittadini e aveva fatto il famoso discorso sul debito all’ONU. Fu ucciso 20 giorni dopo dai servizi segreti francesi e dalla CIA.
Per maggiori informazioni:
https://www.youtube.com/watch?v=GPCNq-T7yDY&t=31s
WE STILL LOVE YOU THOMAS!
“AFRICA TO THE AFRICANS!”