TAP: la bufala delle penali da pagare e la realtà dei dirigenti TAP da arrestare!

Ci sono davvero 20, 30, 40 miliardi di penali da pagare in caso di revoca delle autorizzazioni per il gasdotto TAP, a cui saremmo obbligati da uno scellerato accordo già sottoscritto dal precedente governo? Davvero non si può revocare più niente a meno di non voler vedere andare in bancarotta lo stato e in fumo i finanizamenti del tanto agognato reddito di cittadinanza?

Niente di più falso. Anzi per usare l’espressione adottata su facebook dall’avvocato Graziano Petrachi che da anni segue tutti gli aspetti giuridici del progetto per conto dei NO TAP, “cazzate“!!! Il post dell’avvocato Petrachi continua: “Cazzate di Stato. Come chiamare altrimenti le paventate penali sul Tap e sulla Tav? A svelare che quelle sulla Tav son prese per i fondelli ci ha pensato la Commissione europea. Del fatto che non esistano penali sul Tap però non ne vuol parlare nessuno, a parte qualche giornale locale. Sembra ci sia un ordine dall’alto che impedisca alla notizia di venir fuori, quasi che debba servire quale via di uscita a chi non vuol impedire che il Tap si faccia, Salvini in primis. Ma la verità non potrà essere sottaciuta lungo. Ricordatene, le penali sul Tap son cazzate di Stato!!! A maggior ragione se si pensa che il progetto Tap ha visto innumerevoli prescrizioni ambientali violate (e le violazioni certificate da enti pubblici quali Arpa), un cantiere sotto sequestro per violazioni alla paesaggistica, l’altro bloccato per inquinamento. Chi ha a cuore l’Italia dovrebbe sentire il dovere morale di chiedere a Tap i risarcimenti per i danni ambientali cagionati, non sparare cazzate di Stato!!!

In altre parole non solo non c’è nessuna penale da pagare ma anzi, i danni potremmo richiederli noi a chi ha presentato e chi ha autorizzato un progetto che fa acqua da tutte le parti. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto ecco la documentazione su cui si basano le cponsiderazioni che precedono:

Adesso andiamo a vedere cosa è accaduto veramente nel processo autorizzativo di TAP quante e quali violazioni sono state commesse, e chi deve qualcosa a chi. Ci aiuta in questa analisi empre l’avvocato Petrachi.
Premesso che Tap ha sempre nascosto la reale consistenza delle praterie di posidonia e cymodocea, arrivando financo ad affermare che la posidonia non fosse presente e che la cymodocea non fosse protetta dalla normativa habitat, salvo essere smentita dalle prove documentali, dai propri rilievi e dai rilievi di Arpa Puglia, ecco alcune cose su cui riflettere:

L’ Art. 452 quater cp recita:
“chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni”

In merito, la Cassazione riconosce un concetto ampio di condotta “abusiva” e, richiamando i contenuti della direttiva 2008/99/CE (“sulla tutela penale dell’ambiente”), conferma che:
“1.come abusiva deve intendersi la condotta “posta in essere in violazione di leggi statali o regionali, ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale, ma anche di prescrizioni amministrative”.
2.l’abusività della condotta si concretizza nell’iINOSSERVANZA da parte del reo delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni rilasciate; nell’aver operato in assenza di autorizzazioni (attività clandestina) o quando esse stesse siano scadute o palesemente illegittime.

Orbene, proviamo a vedere cosa è successo nel caso del Tap.

SUB 1. DELLA VERIFICA OTTEMPERANZA SENZA DATI

Ai sensi di quanto previsto alla prescrizione A.5 del DM 223/2014 (Decreto di compatibilità ambientale del gasdotto Trans adriatic pipeline) pag. 10 “prima di procedere a qualsiasi operazione dovrà essere comunque presentato il relativo progetto esecutivo di tutte le opere previste all’approdo che dovrà essere assoggettato a procedura di verifica di esclusione dalla VIA. Per tali opere dovrà essere realizzato uno studio dettagliato sulla consistenza spaziale e temporale della dispersione e deposizione dei fanghi bentonici e del materiale dragato…Per la costruzione degli scenari dovranno essere utilizzati dati di dettaglio sulle matrici ambientali coinvolte e pertanto DOVRANNO essere eseguite le seguenti analisi, rilievi e monitoraggi ante operam:
a)…
b)…
c)…
d) monitoraggio ante-operam del trasporto solido e della torbidità dell’acqua definito ed eseguito in accordo con ISPRA e ARPA Puglia;
e) monitoraggio ante-operam delle biocenosi esistenti sia nell’aria interessata direttamente dallo scavo di transizione che nell’area limitrofa ad esso… le modalità e i tempi di monitoraggio dovranno essere definite ed eseguite in accordo con ISPRA e ARPA Puglia….”
In data 9.3.2018 il Ministero dell’Ambiente con decreto direttoriale n° 116 a firma del direttore generale Giuseppe Lo Presti decretava “l’esclusione dalla procedura di valutazione di impatto ambientale del progetto microtunnel di approdo”. 
Solo che nel documento di TAP titolato “Nota tecnica sullo stato dei monitoraggi eseguiti in conformità al Progetto di monitoraggio Ambientale Report n. 1” IAL00-C5577-100-Y—TVN-0002 redatto in data 15.3.2018 e quindi successivamente al decreto di non assoggettabilità n. 116 a pag. 18 si legge: “ -BIOCENOSI : …. Oltre alle attività di mappatura, sono stati eseguiti campionamenti utilizzati per il calcolo dell’indice IPREI sulla Posidonia oceanica oltrechè il campionamento dei fondi duri sotto costa tesi alla caratterizzazione della copertura algale e della comunità macrozoobentonicca. I risultati di questi campionamenti SONO IN FASE DI ELABORAZIONE e verranno forniti alle Autorità competenti una volta terminate le necessarie elaborazioni” 
Come faceva quindi il Ministero dell’Ambiente il 9.3.2018 a decretare la non assoggettabilità se i dati necessari per la sua analisi non erano disponibili nemmeno alla data del 15.3.2018?

In data 16.4.2018 con decreto dirigenziale n. 190 il Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente Giuseppe Lo presti decretava l’ottemperanza della prescrizione A.5 
Ma i dati necessari per le analisi delle biocenosi (punto e) della prescrizione A.5 erano ancora assenti perché non messi a disposizione degli enti competenti. Detti dati , e per giunta parziali, infatti venivano messi a disposizione da TAP solo successivamente in 19.4.2018, come può facilmente desumersi dalla data di redazione del documento di TAP titolato “ Risultati del Monitoraggio Ambientale Ante operam, aree interessate dalla fase 1b” IAL00-C5577-000-Y-TAE-0002 redatto appunto in data 19.4.2018. 
E’ di tutta evidenza quindi che non solo il Ministero dell’Ambiente ha decretato na non assoggettabilità a Via del progetto di microtunnel non avendo tutti i dati richiesti dal decreto di compatibilità ambientale, ma ha altresì dichiarato l’ottemperanza della relativa prescrizione A.5 senza possedere i dati necessari prodromici.

Ma la prova regina di quanto sopra risiede nel contenuto del documento redatto congiuntamente da ISPRA e ARPA in data 30.4.2018 (e quindi inequivocabilmente in data successiva sia al decreto di non assoggettabilità sia alla dichiarazione di avvenuta ottemperanza della prescrizione A.5) nel quale si legge testualmente (All.6): 
“per quanto riguarda il punto d) della prescrizione A5…si ritiene opportuno utilizzare un approccio maggiormente cautelativo nella definizione del valore soglia della torbidità… in particolare si può fare riferimento al DM 173/2016 … Ciò detto resta inteso che qualunque valore soglia eventualmente ricalcolato sulla base delle indicazioni sopra riportate dovrà essere comunque preventivamente sottoposto a valutazione di ISPRA e ARPA Puglia…”
“Per quanto riguarda il punto e) della prescrizione A5 … non risultano trasmesse, a tutt’oggi, presso questi Enti le relative informazioni” …
In conclusione, affermano ARPA e ISPRA a pag 12 del summenzionato documento “i punti d) e) della prescrizione sono al momento non ancora ottemperati”
Si ritorna quindi a chiedersi come ha fatto il ministero dell’Ambiente a dichiarare al 9.3.2018 la non assoggettabilità a VIA, a dichiarare al 16.4.18 la ottemperanza della prescrizione A.5 se alla data del 30.4.2018 gli enti competenti ARPA e ISPRA dichiarano che la prescrizione non poteva essere dichiarata ottemperata per mancanza di dati e per difformità di altri dati rispetto i protocolli concordati in sede di VIA (DM 223/14)

SUB 2. DELLA CERTIFICAZIONE ECOLABEL-ECOAUDIT
L’ultimo capoverso della prescrizione A.5 del DM 233/14 recita: “in base agli esiti dello studio, dovrá essere applicato, in accordo con Ispra e Arpa Puglia, un Sistema di gestione ambientale (Emas/ISO) con la indicazione analitica Delle singole attività (periodo di realizzazione e durata, modalità esecutive, localizzazione delle aree di lavorazione, mezzi coinvolti) e degli accorgimenti e dispositivi previsti per il contenimento, spaziale e temporale, della dispersione dei fanghi bentonici e del materiale dragato. Il sistema di Gestione Ambientale DOVRA’ fare parte integrante del Capitolato di appalto Delle imprese”.
Orbene, la Sezione EMAS Italia del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit, nella seduta dell’11 giugno 2018, ha espresso quanto segue:
“da un punto di vista strettamente tecnico, si fa presente che la Registrazione EMAS prevede una serie di Passi, tra i quali l’Analisi Ambientale Iniziale, primo e fondamentale step attraverso il quale vengono presi in considerazioni tutti gli aspetti ambientali correlati alle attività, ai prodotti e ai servizi esistenti, e non in via di realizzazione, come appare dalla lettura della proposta analizzata. Oltre all’attuale non esistenza del processo/prodotto/servizio, il Comitato rileva anche una criticità in merito alla scelta del sito oggetto di registrazione. Si precisa, infatti, che il sito oggetto di registrazione debba essere rappresentato da una “ubicazione geografica precisa”…
In aggiunta, uno dei punti principali del Regolamento EMAS è rappresentato dall’ottenimento del miglioramento continuo delle prestazioni ambientali relative agli aspetti ambientali del sito registrato. Nel caso in esame, per la natura dell’opera, è presumibile ritenere DIFFICILE il riscontro nel tempo di tale requisito fondamentale ai fini del mantenimento della Registrazione EMAS.
Infine, il Comitato è tenuto a evidenziare che l’elemento distintivo di EMAS è rappresentato dalla Dichiarazione Ambientale, documento convalidato da un Verificatore Ambientale accreditato, con cui le organizzazioni  comunicano i dati sulle prestazioni ambientali a tutti gli Stakeholder. Considerate le forti tensioni locali e i numerosi contrasti a cui l’opera è soggetta, con alta probabilità questo Comitato sarebbe tenuto a prendere in considerazione eventuali reclami, provenienti dalle cosi dette “parti interessate”, ostativi ai fini del rilascio/mantenimento della Registrazione, come previsto dall’art. 13 del Regolamento EMAS. 
Alla luce di tali valutazioni, questo Comitato, riconoscendo l’importanza strategica dell’opera e prevedendo possibili forti criticità nella corretta applicazione del Regolamento EMAS, di cui è garante, richiede un ripensamento in merito alla formulazione della prescrizione A.5″
Praticamente il comitato Emas-ecolabel ha affermato che come è formulata la prescrizione A.5 essa non è nè mai potrà essere Ottemperanza, salvo che il Ministro non intenda modificare la formulazione della stessa.

SUB 3. DELL’INDICE DI TORBIDITÀ
Alla prescrizione a.5 è riportato “Per la costruzione degli scenari dovranno essere utilizzati dati di dettaglio sulle matrici ambientali coinvolte e pertanto dovranno essere eseguite le seguenti analisi, rilievi e monitoraggi ante operano:

d) monitoraggio ante operano del trasporto solido e della torbidità dell’acqua DEFINITO ed ESEGUITO in accordo con Ispra e Arpa Puglia”.

Nel parere Ctvia 2703 del 6.4.2018 allegato al decreto di ottemperanza per la prescrizione a.5, a pag. 24 la Ctvia affermava: “Con particolare riferimento ai potenziali impatti derivanti dalla torbidità sulle fanerogame, il proponente a seguito dell’elaborazione dei dati rilevati dal turbidimetro, ha identificato il valore di 115 NTU quale soglia di attenzione rispetto alla quale dovranno essere attuate le opportune azioni di mitigazione per non compromettere lo stato di salute Delle praterie. Tale valore è tutt’ora in fase di affinazionamento considerate le attività di monitoraggio in corso sulle componenti torbidità e trasporto solido.”

Nel parere congiunto Ispra /Arpa Puglia titolato Verifica di ottemperanza prescrizione a.5 del 30.4.2018, prot. Ispra 40014 del 20.6.2018, nel ritenere la prescrizione a.5 comunque non ottemperate per i punti d) ed e), a pag. 11 affermavano: “ Per quanto riguarda il punto d) della prescrizione a.5…si ritiene opportuno utilizzare un approccio maggiormente cautelativo nella definizione del valore soglia della torbidità della colonna d’acqua, cioè quel valore il cui superamento inneschi le procedure di interventi. In assenza di una specifica e vincolante procedura per la fattispecie di opere, si ritiene utile per la determinazione dei valori soglia della torbidità si adegui a quanto previsto dalla normativa attualmente vigente per tipologie affini; in particolare si può fare riferimento al DM 173/2016 …che all’allegato tecnico, al paragrafo 3.3.1 (monitoraggio delle attività di recavo) relativamente al valore soglia della torbidità, riporta: “nella fase ante operano occorre individuare un valore di riferimento relativo alla torbidità e/o concentrazione dei solidi sospeso nella colonna d’acqua corrispondente al 90° percentile del set di misure sufficientemente ampio da risultare rappresentativo della variabilità dell’area, qualora non sia desumibile da letteratura o da indagini pregresse, o diversamente stabilito dal piano di monitoraggio che deve anche prevedere le opportune misure da intraprendere in caso di difficoltà. Ciò detto, resta inteso che qualunque valore soglia eventualmente ricalcolato sulla base delle indicazioni sopra riportate DOVRÁ COMUNQUE ESSERE PREVENTIVAMENTE SOTTOPOSTO ALLA VALUTAZIONE DI ISPRA E ARPA Puglia”.

Orbene in data 8.10.2018 a mezzo PEC si chiedeva ad Arpa Puglia di conoscere se sia stato effettivamente ricalcolato un valore soglia della torbidità e se lo stesso sia stato sottoposto alla valutazione di Ispra e Arpa Puglia.

il 10.10.2018 a mezzo PEC Arpa rispondeva che: “si comunica che allo stato attuale non è stata sottoposta all’attenzione di questa agenzia nessuna proposta di ricalcolo del valore soglia della torbidità COME RICHIESTO NEL PARERE DI ISPRA E ARPA Puglia trasmesso con prot. Ispra n. 40014 del 20.6.2018”

La prescrizione a5 quindi è stata totalmente disattesa in molteplici aspetti. E le condotte di Tap saranno vagliate dalla magistratura competente.

Ma vorrei ricordare che se i fatti di cui sopra venissero giudicati come reato, non meno grave sarebbe la condotta di quanti avrebbero dovuto vigilare e denunciare e non l’hanno fatto. Nello specifico se un ministro fosse stato a conoscenza delle condotte di cui sopra e avesse inteso non intervenire, quale sarebbe la sua posizione giuridica? Ai posteri l’ardua sentenza. 
Ma una cosa me la si lasci pensare. Che non si dica che il governo non aveva mezzi per intervenire. Al di là degli aspetti penali, i rilievi amministrativi di cui sopra era precipuo compito del governo risolvere, non facendo finta di non voler vedere.
Domani daranno la colpa al PD che ha voluto il Tap, o a Vendola o a chissà chi. Tutto giusto. Ma si è colpevoli per atti ed omissioni. E consentire quanto sopra è stata un’omissione politicamente pesantissima. Noi dovevamo essere quelli del fiato sul collo, non quelli che volgono lo sguardo altrove per non vedere e non sentire, salvo poi trovare l’alibi delle colpe altrui.
Non c’era bisogno di una decisione politica per fermare il Tap, era sufficiente far applicare la legge!!!

In pratica non solo non dobbiamo pagare nulla, ma sono i dirigenti di TAP e i funzionari ministeriali e regionali che hanno concesso le autorizzazioni che devono andare sotto processo e beccarsi dai 10 ai 15 anni ai sensi dell’art. 452 quater del Codice Penale!

Facciamola ancora più semplice: mettiamo che io compri una azione FCA (la Fiat per capirci), e la FCA avesse un contenzioso con gli Stati Uniti, e io andassi a parlare con Donald Trump per farmi risarcire, secondo voi Trump mi riceverebbe? Dopodiché cambiamo la domanda. Socar ha il 20% in Tap e il 10% in sha deniz, e per le penali o costi di abbandono dal tap l’Italia va a parlare non con Tap o con sha deniz, ma con socar che è il socio di minoranza in ambedue le società. Se uno usasse un po’ di logica direbbe: e che cazzo c’entra Socar? Ebbene leggete il documento allegato qui sopra. Da chi si fa calcolare i costi di abbandono del Tap l’Italia? Esattamente da chi non c’entra nulla! Ossia Socar . A parte che i calcoli li dovrebbe fare l’Italia e non prendere per buono quello degli altri, ma ripeto: cosa  c’entra Socar? Qui non ci sono penali ma prezzi politici da pagare. La ragione più probabile per il voltafaccia del M5S è questa: non possono rompere con l’alleato di governo Salvini che TAP la vuole realizzare a tutti i costi. Perchè? Beh, escludendo che Salvini creda veramente alla cazzata del gas  col 10 % di sconto, perchè è troppo intelligente per bersi queste grossolane menzogne da propaganda del Komintern, ci possono essere solo delle ragioni…  che qualche buon giornalista  (e magari anche qualche giudice) dovrebbe scoprire prima o poi…

Manifestazione contro gasdotto Tap a Melendugno (Lecce) (foto Stefania Congedo – 20 settembre 2014)