PIROMANIA SERIALE: UN MALE CURABILE?

Parrebbe proprio di no, anzi studi epidemiologici mostrerebbero un preoccupante trend positivo del male, che starebbe per essere classificato ad alto rischio pandemico dall’OMS“.
Questo è l’incipit fulminante di un articolo che rappresenta il primo contributo al nostro CETRI Magazine da parte di Massimo Blonda, biologo e ambientalista pugliese,  ma anche raffinato umorista dalla penna al vetriolo che ci porta a seguirlo in riflessioni rigorose e scientificamente fondate, per poi improvvisamente abbandonarci nelle praterie del sarcasmo, sempre altrettanto rigoroso e  scientificamente fondato. Ci renderemo conto allora che stiamo anche comprendendo alcune scomode verità relative al modo in cui trattiamo l’ambiente e la biosfera che che ci circonda. Lasciamo dunque che Massimo intinga la sua penna nei liquami tossici mentali che ci portano considerare normali discariche, inceneritori, trivellazioni, consumi dissennati, profitti astronomici a danno di ambiente e salute, politche fossili e follie nucleariste, e in men che non si dica li trasformi in consapevolezza e conoscenza, sempre con un sorriso amaro, e quanche volta anche non amaro. Continuiamo dunque questa prima cavalcata folle verso quelle verità che spesso sono troppo vicine ai nostri occhi perchè noi possiamo vederle, e che diventano visibili solo mentre ci allontaniamo ridendo fino alle lacrime. Continuiamo dunque questo viaggio primo viaggio nei comportamenti patologicamente combustivi per scoprire che in realtà la terra dei fuochi, molti di noi ce l’hanno dentro… 

Caratteristica del morbo è la sua velocità di mutazione, e la capacità di infezione anche di soggetti che dovrebbero manifestare i massimi livelli di immunità.

Inizialmente segnalata come diffusa in aree geo-socio-psicologiche di degrado, si manifestava con la tendenza dei soggetti colpiti a dar fuoco prima a tutto ciò che veniva percepito come rifiuto, per poi indurre le povere vittime a generare fenomeni combustivi più suggestivi ed estesi, con bersaglio automobili, immobili, cantieri, per approdare ad aiuole, campi abbandonati e intere aree naturalistiche e boscate.

Originariamente immuni, come accennavamo, apparivano categorie quali imprenditori di un certo livello, intellettuali, professionisti non mafiosi, docenti universitari e scienziati.
Evidentemente a causa di mutazione adattativa, il morbo pare abbia superato tale barriera immunitaria, insinuandosi indisturbato anche nei gruppi sociali più impensabili. L’espressione della patologia, in questi casi, è frutto di ibridazione col DNA base dei soggetti, per cui la sua diagnosi appare più difficile, il che rende il fenomeno maggiormente insidioso.

Solo anamnesi particolarmente accurate fanno emergere la positività al male di individui apparentemente portatori sani. Segni inconfondibili dell’infezione, però, ci sarebbero, ma vanno cercati in sintomatologie apparentemente molto differenti dal classico impulso all’indurre direttamente l’innesco di fiamme, e talvolta le convenzionali fiammate sarebbero addirittura assenti, sostituite da fenomeni ossidativi più raffinati e avanzati.

Denominatore comune, e segno inequivocabile dell’attacco morboso, è la scelta del substrato che i malati indistintamente fantasticano di distruggere, direttamente o indirettamente, col fuoco; chi per farne energia, magari passando per metano, chi per liberarci, a loro dire, di fastidiosi problemi economico-gestionali, o addirittura di pericolosissimi inquinanti.

La matrice è sempre la stessa: tutto ciò che può essere recuperato, riciclato, riutilizzato e che serve alla natura per i suoi equilibri.

Quindi, dove i primi piromani si fermano, parte la seconda schiera di ammorbati, che potremmo definire di livello 2.0.

Avendo una formazione scientifica credo più che sia il male ad aver causato in questi soggetti il rigurgito di tutte le conoscenze di termodinamica, chimica, fisica, biologia ed ecologia acquisite in anni di acculturamento; non mi convince, invece, l’interpretazione religiosa del fenomeno, secondo cui Belzebù in persona avrebbe ingiunto ai suoi accoliti, ognuno per le sue capacità, il fatidico ordine: SCATENATE L’INFERNO SULLA TERRA!”

Massimo Blonda