In principio fu la penale… poi vennero i risarcimenti. Infine, TAP opera utile.

Su TAP si sta giocando una partita totalmente autolesionistic ed autodistruttiva per il Movimento 5 Stelle al governo.
Infatti, se l’alleato leghista è pro TAP per una serie di ragioni che una seria inchiesta giornalistica dovrebbe e potrebbe scoprire abbastanza agevolmente, per il M5S che nella battaglia contro questo gasdotto inutile e dannoso ci ha sempre messo la faccia con quasi tutti i suoi rappresentanti istituzionali (quasi), e quindi sarebbe stato più onesto ammettere che il voltafaccia su TAP sia dovuto alla necessità di preservare la stabilità dell’alleanza di governo, scaricando colpa sulla Lega piuttosto che esibirsi in queste spericolate e deprimenti arrampicate sugli specchi affermando falsita’ mostruose (appunto quelle sulla penale o su possibili risarcimenti miliardari.

Allora mettiamo in chiaro che innanzitutto non c’è nessuna penale da pagare. Le penali vengono stabilite con accordi specifici, che per ammissione dello stesso Ministero per lo Sviluppo Economico, in questo caso non ci sono.

Appurato e dimostrato che non ci sono penali, il fronte giustificazionista si è impegnato improvvisamente sul piano dei risarcimenti, accampando accordi internazionali che li giustificavano, che sono stati tirati in ballo al più alto e autorevole livello (il primo Ministro Conte) e per giorni e giorni, pur senza nessuna prova documentale, la storia dei risarcimenti ha tenuto vivo il gioco alla giustificazione praticato sui social da masse di fanatici adoranti e acritici. Infine il documento è stato tirato fuori e spammato da masse di incompetenti funzionali che non si rendevano conto di stare pubblicando una documentazione che dimostrava il cntrario di quanto loro affermavano. in un vero e proprio trionfo della fiera dell’incompetenza e della malafede.

Infatti Quesgli accordi internazionali,  tirati fuori dopo molti giorni, altro non sono che la convenzione internazionale trilaterale fra Italia Grecia e Albania, in cui non è prevista alcuna deroga a nessuna norma di qualità ambientale. La convenzione infatti recita espressamente che “Nessuna disposizione del presente accordo imporra’: a) alla Repubblica Greca o alla Repubblica Italiana di derogare
alle disposizioni obbligatorie dei Trattati comunitari“). In altre parole,  tutte le norme di qualita’ ambientale derivanti dal diritto comunitario dovranno essere rispettate ( VIA, Seveso ecc.) . Questo e’ un dato pacifico, e la sua ripetizione nella convenzione è pleonastica, e rafforza il principio.  A fronte di questa norma inconfutabile, vediamo poi, in una specie di ILVA2 la vendetta, che lobbisti e burocrati si ingegnano per aggirare l’applicazione delle norme di tutela ambientale e ci riescono, commettendo però illeciti a piene mani.

In questa situazione i pentastallati invece di fare emergere le illiceita’ vogliono a tutti i costi la TAP e iniziano le menzogne riguardo al potenziale risarcimento che brucerebbe le risorse per il reddito di cittadinanza. Lo stesso Conte fa una figuraccia che passera’ alla storia scivendo una lettera ed affermando che i costi sarebbero stati insopportabili e ricomprendendo in questi costi anche il mancato profitto degli imprenditori privati (errore macroscopico per un raffinato giurista come lui) . Si danno per scontato cose che scontate non sono: innanzitutto, che l’eventuale rinuncia all’accordo determinerebbe una responsabilità per lo Stato. In secondo luogo l’entità del risarcmento su cui volan cifre in libertà (20, 30, 40 miliardi, chi offre di più?).  Si devono osservare le norme e le direttive ambientali: chi volesse chiedere la condanna dello Stato al risarcimento dei danni dovrebbe provare che  TAP rispetta tutte le suddette norme e che pertanto lo Stato poteva legittimamente autorizzarla. E questo è impossibile perchè per l’autorizzazione di TAP le norme ambientali sono state violate tutte! E’ vero che c’è una sentenza del Consiglio di Stato che dice il contrario, ma è anche vero che tale sentenza hanno valore fra le parti di quella causa. Una nuova causa intentata da chiunque per il risarcimento dei danni conseguenti al NO TAP dovrebbe provare nuovamente che tutte le autorizzazioni erano pienamente lecite. Davanti a un giudice indipendente, e non davanti al giudice asservito al potere per eccellenza, al porto d tutte le nebbie della Giustizia. E lì la partita sarebbe apertissima perchè i risarcimenti potrebbero anche essere richiesti dallo Stato ai privati che si sono macchiati di violazioni di legge a ripetizione mettendo a repentglio l’integrità del territorio e la salute pubblica. In ogni caso è noto in giurisprudenza che il danno non può essere commisurato al lucro cessante ma va limitato al danno emergente, in questo caso le spese che TAP potrebbe dimostrare di aver già inutilmente sostenuto nella realizzazione del progetto, il cui costo totale è di 4,5 miliardi, quindi ammesso che le avessero sostenute tutte, siamo ancora lontanissimi dalle decine di miliardi agitate terroristicamente come spauracchio da questi improvvisati della comunicazione politica.

In realtà, tutta questa vicenda suggerisce che è venuto il momento di affrontare il problema della responsabilità personale e civile dei burocrati, perchè se TAP mente sulle dimensioni e le caratteristiche dell’impianto di depressurizzazione, o sulla collocazione delle praterie di Cymodocea e Poseidonia, o dei tempi di realizzazione delle varie opere, il Ministro e i suoi collaboratori hanno tutti gli elementi per scoprirlo e decidere di conseguenza, nonchè per promuovere procedimenti disciplinari nei confronti di direttori e dirigenti che avessero mostrato complicità o compiacenza con TAP e le lobby che lo sostengono.

Invece il Ministro per l’Ambiente ha confermato la liceità delle autorizzazioni concesse in violazione di tutte le normative ambientali, reggendo il gioco del Presidente del Consiglio, e perciò stesso negando la sua stessa ragion d’essere (a che serve un Ministro per l’AMbiente se non fa rispettare le normtive mbientali vilate nei processi autorizzativi?).

Infine, dopo aver confermato TAP, e essersi assunti la responsabilità storica dell’inevitabile conflitto sociale anche duro che ne scaturirà, il Ministro per lo Sviluppo Economico ha fatto qualcosa di peggi. SI è rimangiato 10 anni di opposizione sociale a questo progetto, dichiarandone la sua utilità in contraddizione con la verità storica accettata di un gasdotto utile solo a far ottenere finanziamenti europei ad una multinazionale svizzera. E qui qualunque commento diventa superfluo, per non dire impossibile.