Convegno contro gli inceneritori a Parma città simbolo della battaglia anti inceneritorista

Prima li chiamavano inceneritori. Poi cominciarono a chiamarli “termovalorizzatori” rendendosi conto di quanto impopolare fosse diventato nella pubblica opininone l’incenerimento.

Ma anche questo giochino lessicale arrivò presto al capolinea e la gente si rese conto che si trattava solo di una truffa semantica  e che i “termovalorizztori” altro non erano che degli inceneritori a tutti gli effetti, a cui era stato cambiato il nome ma non la sostanza.

Nel frattempo l’Europa aveva degradato l’incenerimento nella gerarchia  della chiusura del ciclo dei rifiuti,  al penultimo posto nella  (avanti solo alle discariche). L’opposizione popolare ai “termovalorizzainceneritori” era aumentata, insieme alla diffusa consapevolezza  che bruciare un rifiuto non significava liberarsene ma solo fargli cambiare stato da solido a gassoso rendendolo ancora più pericoloso per l’ambiente e la salute umana. Le leggi della termodinamica non sono un’opinione: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

A quel punto la lobby degli inceneritori internazionale si inventa un terso espediente semantico: gli inceneritori diventano Waste to energy (in italiano “recupero di energia”). Milioni di persone si sottraggono a questo ennesimo espediente e creano vasti movimenti anti inceneritori in tutto il mondo.

Perfino Jeremy Irons decide di dare il suo contributo e gira il film Trashed, (https://www.youtube.com/watch?v=ohPS2To2QCE) per mettere in evidenza come la vera energia che si può ottenere alla fine del ciclo dei consumi è quella di allungare il tempo di vita dei prodotti in modo da utilizzare per il più a lungo possibile l’energia intrinseca di un oggetto, ossia quella che c’è voluta per fabbricarlo. E’ questo il vero “recupero di energia”, non bruciare! Anche in Italia il movimento contro gli inceneritori arriva a mobilitare migliaia di persone. Nasce perfino un movimento politico per una legge di iniziativa popolare rifiuti zero che raggiunge il numero di firme necessario ma non sarà mai calendarizzata da un parlamento insensibile e ipocrita, nonostante sei anni siano infruttuosamente passati. Il Movimento Legge Rifiuti Zero, animato dall’energia inarrestabile (e rinnovabile) del suo presidente e primo firmatario della legge, Massimo Piras, diventa il cuore dell’iniziativa anti inceneritorista e poi contribuisce a creare l’ACE, Alleanza per l’Economia Circolare insieme al CETRI, l’ARCI, l’ISDE (Medici per l’Ambiente) lo Slow Food e molte altre organizzazioni della società civile che hanno approvato un decalogo che si può leggere in fine di questo articolo. Questo movimento è stato l’unico a riuscire ad opporsi efficacemente alla politica pro inceneritori del governo Renzi che con l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia era riuscito a far passare una massimizzazione dell’uso di inceneritori permettendo il loro massimo carico termico anche con rifiuti provenienti da fuori regione e perfino l’autorizzazione esente dalle valutazioni ambientali di 9 nuovi inceneritori. Il tutto in barba alla legge europea,

Contributo determinante dell’ISDE al convegno di Parma

come ha rilevato il TAR del Lazio sottoponendo questa norma al giudizio della Corte Europea di Giustizia del Lussemburgo in risposta ad una azione intrapresa proprio da Zero Waste Lazio che ha poi lanciato la campagna Sblocca Italia Game Over, nel cui quadro è stato organizzato il convegno di Parma il primo incontro nazionale  della campagna  #SbloccaItaliagameover tra amministratori e comunità attive contro gli inceneritori ed i cementifici che bruciano rifiuti e per l’alternativa con la costruzione di un programma nazionale di vera economia circolare che parta dai soggetti attivi dei territori stessi.

La dottoressa Patrizia Gentilini di ISDE e l’Ing. Francesco Girardi di ASA Tivoli

L’incontro ha visto la partecipazione di numerosi esperti dell’economia circolare e della chiusura viurtuosa del ciclo dei consumi senza rifiuti, oltre allo stesso Massimo Piras (si veda il programma di seguito).

Qui di seguito il programma della giornata: I temi della conferenza sono introdotti da questo video:
https://www.youtube.com/watch?v=FvQCwfg2coU

Seguirà un ampio resoconto sulla conferenza di Parma.

 

Decalogo degli obiettivi al 2020 di ACE

(Alliance for the Circular Economy
Alleanza per l’Economia Circolare)

sottoscritto dalle associazioni fondatrici sabato 24 ottobre 2015: Movimento Legge Rifiuti Zero, CETRI-TIRES, Slow Food Italia, Cittadinanzattiva, Mo.VI onlus e ARCI, ISDE.

La Fondazione dell’Alleanza per l’Economia Circolare

1) Incoraggiare lo sviluppo di una Governance pubblica dell’Economia Circolare, in cui le pubbliche amministrazioni assumano responsabilità amministrative per la pianificazione dell’Economia Circolare, tramite la creazione di dipartimenti e assessorati che acquisiscano le competenze e finanzino programmi di ricerca applicata in tema ambientale, energetico, nutrizionale, della mobilità, educativo e culturale e le relative politiche economiche, fiscali, formative, sociali che possano avviare nuovi cicli imprenditoriali ed occupazionali di alta e media professionalità;

2) Prevedere un Piano di finanziamento europeo sulla Prevenzione dei rifiuti e per finanziare attività e reti di supporto per la riduzione ed il riutilizzo di beni per la riprogettazione industriale sostenibile rispetto alle attività professionali di ricerca scientifica su materiali e nuove tecnologie che allunghino la vita a nuovi prodotti de-costruibili e riparabili;

3) Introdurre una tassazione di scopo o “Waste Tax” riferita al conferimento in incenerimento e co-incenerimento (con o senza recupero di energia) ed a quello in impianti di discarica urbana o speciale e prevedere che nella nuova direttiva europea venga chiaramente inserita una esplicita “moratoria sino al 2030” che vieti la costruzione di nuovi impianti di incenerimento o co-incenerimento, revocando gli incentivi pubblici ai processi industriali di incenerimento, co-combustione nei cementifici con utilizzo a fini energetici di CSS e Biogas derivato da rifiuti urbani e da biomasse;

4) Sostenere la riconversione generale del ciclo dei rifiuti verso l’orizzonte Zero Waste, secondo la proposta di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero”, a partire dall’introduzione per legge in tutti i Comuni della raccolta “porta a porta”, di buone pratiche di riduzione dei rifiuti e l’introduzione della tariffa puntuale sulla base del principio europeo “chi inquina paga”;

5) Promozione delle Comunità dell’Energia e del modello distribuito di energia solare rinnovabile a partire da un programma di nuova progettazione di edifici ed abitazioni energeticamente autosufficienti, di sistemi di mobilità condivisa, ciclo-pedonale e di trasporto di superficie leggero, con la progressiva de-carbonizzazione dell’attività agricola e delle attività industriali e commerciali;

6) Prevedere incentivazioni pubbliche per i processi industriali di recupero di materia per il riciclo totale delle frazioni secche e per il compostaggio delle frazioni biologiche, con la realizzazione della rete di infrastrutture con piattaforme industriali in ambiti territoriali ottimali entro i 200mila abitanti in base al principio di “autosufficienza e prossimità” vicini ai luoghi di produzione stessi dei rifiuti;

7) Incentivare i processi industriali che favoriscono in primis il compostaggio aerobico della frazione organica dei rifiuti urbani e delle biomasse agricole per la produzione di compost di qualità per reintegrare la fertilità dei suoli e favorire il sequestro di carbonio organico nei terreni. E’ ammissibile, in subordine, la produzione di biogas in piccoli impianti per i propri scarti e liquami zootecnici di aziende agricole ed il trattamento anaerobico di parte dei rifiuti organici urbani differenziati per produrre “a freddo” metano raffinato da immettere in rete pubblica, con l’obbligo di trattare il residuo “digestato” per la produzione di compost di qualità ed il recupero di sali fertilizzanti;

8)  Reintrodurre il  “vuoto a rendere” per contenitori di bevande in vetro ed alluminio, attraverso una nuova normativa nazionale che introduca una tassazione sul “vuoto a perdere” ed insieme una cauzione per il consumatore da poter riscuotere presso tutto il circuito della piccola e grande distribuzione, ponendo a carico dei produttori il ritiro del reso presso le reti commerciali;

9) Realizzare le Comunità del Riuso e della riparazione mediante la costruzione di una Rete infrastrutturale europea di Centri di Riuso e Riparazione od Eco-parchi multitasking, gestiti in aree o strutture pubbliche o private autogestite da organizzazioni non lucrative e cooperative con finalità anche di sostegno sociale, ed i distretti della stampa 3D e della manifattura digitale come terminale finale della catena di riutilizzo di imballaggi ceduti;

10) Incoraggiamento del consumo di cibo di filiera corta e parallelo scoraggiamento di quello di filiera lunga agro industriale, per il raggiungimento della sovranità alimentare del territorio e delle comunità tramite provvedimenti di favore per la vendita diretta sotto ogni forma e l’avvicinamento di produttori e consumatori con compressione e progressiva eliminazione della intermediazione commerciale parassitaria.