Dalla cultura dello scarto alla cultura permanente nel cuore della città

di Antonio Scannavino

Il parco urbano Danisinni sposa la permacultura come sistema di cura della terra e invita tutti gli uomini di buona volontà a contribuire alla costruzione di un orto didattico su cui realizzare modelli socio-economici alternativi e liberi dalle mafie.

Questo è l’obiettivo degli incontri organizzati dalla Fraternità O.F.S. dei Cappuccini di Palermo nel parco urbano dei Danisinni in collaborazione con Nativi Digitali 1×1.

Foto di Copertina sotto di  Luciano Manna

Nell’ambito di questi appuntamenti, giorno 3 febbraio si è tenuto un incontro con Dott. Ignazio Schettini per parlare di permacultura e recupero del territorio.

Ignazio Schettini, presidente di MEDIPERlab, Pugliese di Bari, attualmente è impegnato in una campagna di raccolta fondi per il progetto di traduzione del manuale di permacultura che Bill Mollison pubblicò nel 1988.

Durante la visita del parco hanno partecipato l’Onorevole Valentina Palmeri, da sempre in prima linea nella promozione e salvaguardia dell’ambiente e l’avvocato Ugo Forello,  candidato sindaco di Palermo del Movimento Cinque Stelle e tra i fondatori di Addiopizzo.

Il parco ricade nella vasta depressione urbana di Danisinni, quartiere che seppur al centro di Palermo è marginalizzato dalla città. Infatti, sita nelle immediate vicinanze della centralissima Piazza Indipendenza è sconosciuta alla maggioranza dei palermitani stessi.

Quelli di Danisinni sono cittadini “invisibili”, o, peggio, visibili soltanto quando i fatti di cronaca li tirano in ballo, tutti indiscriminatamente riguardo ai fenomeni malavitosi anche di stampo mafioso.

Da due anni Fra Mauro Billetta,  frate cappuccino della chiesa di Sant’Agnese, insieme a volontari del quartiere, sta portando avanti un progetto ambizioso di recupero delle tre relazioni fondamentali strettamente connesse dell’esistenza umana: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra.

Il Parco Urbano Danisinni nasce con lo scopo di diffondere la cultura delle relazioni che curano. Con le relazioni che curano si intende puntare sui vari aspetti di una costruzione che mira al benessere integrale della persona.

In particolare servendosi della zooantropologia didattica viene valorizzata la relazione bambino-animale al fine di costruire percorsi di ordine educativo, didattico e rieducativo. Insieme alla fattoria ora si vuole affiancare la realizzazione di un orto sociale.

La spiritualità francescana sotto la spinta dell’attuale Papa Francesco ha subito un nuovo impulso per coniugare sistemi culturali che uniscano la cura della terra con la cura delle persone.

Principi etici che sono alla base anche del movimento della permacultura come conferma Schettini. La permacultura è appunto un “sistema di progettazione che indica alla società come soddisfare le proprie esigenze nel rispetto dell’ambiente e come essere rigenerativi rispetto al danno che abbiamo causato sino ad oggi alle risorse naturali“.

 

 

 

 

 

Per passare dalla cultura dello scarto alla cultura permanente è necessario avere un corretto utilizzo del “surplus” in modo che “qualsiasi “surplus” tu produca come individuo, coppia, famiglia, comunità, tanto di informazioni, quanto di energia, moneta, prodotto, deve ritornare alla terra e alle persone“.

Quest’ultimo punto viene anche chiamato “equa condivisione”. È un invito alla sostenibilità, a un’economia delle risorse e delle energie che assomigli più ad un cerchio che a una impossibile curva che si vorrebbe sempre in salita, e a ritornare ad uno stile di vita più semplice e bilanciato, in cui le cose veramente importanti riprendano il loro posto.

Ci fa sentire parte di un tutto unico, pari fra simili, e ci fa rendere conto che quando rendiamo alla Terra o alla comunità umana in fondo stiamo facendo del bene anche a noi stessi, mentre, l’individualismo sfrenato, alla fine, ci presenterà un conto molto salato.

 

 

 

 

 

Da qui il nome permacultura, ovvero cultura permanente. Un qualcosa che sappia vedere più in là e più a lungo delle normali politiche a cui siamo abituati. Un tempo chi si occupava di queste cose era visto come qualcuno un po’ velleitario. Come il colibrì della favola che va col becco pieno d’acqua a spegnere l’incendio nella foresta mentre gli elefanti scappano nella direzione opposta e gli chiedono dove vada.

Il colibrì risponde dicendo che lui va nella direzione giusta; ma pur sentendosi nel giusto, non incide, e la sua è più che altro testimonianza.

Oggi possiamo dire che chi si occupa di responsabilità sociale non è più un colibrì, ma c’è una squadra di pompieri all’opera, proprio mentre gli elefanti escono tristi e intruppati dalla foresta.

Per fare del mondo un posto migliore bisogna insistere, sporcarsi di terra e magari un po’di concime. D’altronde, canta De Andrè, “dai diamanti non nasce niente”. E’ dal letame che nascono i fiori. E quindi liberate pure quell’istinto irrefrenabile che vi spinge a migliorare il paesaggio attorno a voi. Perché non approfittarne?