Brindisi: il peggio è passato. Adesso ci aspetta il B.E.S.T.

Proposta di Territorio Zero per la creazione di B.E.S.T. –
Brindisi Energy School and Training
(Scuola e formazione per l’energia di Brindisi)

“Vespero è già colà dov’è sepolto
lo corpo dentro al quale io facea ombra:
Napoli l’ha, e da Brandizio è tolto”
Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio-Canto III 25-27

Brindisi è una delle più antiche città d’Italia. Dante Alighieri ce lo ricorda quando Virgilio si sovviene del luogo in cui lasciò le sue spoglie mortali di ritorno dalla Grecia.

La storia di Brindisi, città adagiata in una insenatura naturale unica al mondo, si intreccia con quella dell’Italia e del Mediterraneo in mille modi, dall’origine, rivelata dalla necropoli dell’età del bronzo di Punta Le Terrare, ai rapporti con Micene, Corinto, i Messapi, i popoli dell’Egeo.

Appia, “Regina Viarum”.

Successivamente alla conquista romana nel 267 a.c., Brindisi diventa il più importante porto dell’impero, terminale della via Appia, “regina viarum”, la più importante via di comunicazione romana, diventa crocevia di culture e terra di approdo e di imbarco, per Cesare, Ottaviano, Agrippina, e lo stesso Cicerone che a Brindisi ospite del grande mecenate Brindisino, Lenio Flacco, scrisse le “Lettere Brindisine”.  Brindisi è il luogo dove Virgilio abbandona “il corpo dentro al qual facea ombra” ma anche la città natale di Marco Pacuvio, massimo tragediografo latino.

E anche dopo la caduta dell’impero Romano, Brindisi rimane la “porta d’Oriente”, scalo per tutto il Medioevo delle Crociate in Terrasanta, come testimoniato dalla Fontana di Tancredi e dal Portico dei Templari, ma soprattutto la filia solis di Federico II,l’uomo del dialogo fra Islam e Cristianesimo delle nozze fra Oriente ed Occidente. E poi, fino all’inizio del secolo scorso della Valigia delle Indie principale collegamento fra Londra e le Indie Orientali, come testimoniato dalle molte tombe inglesi presenti nel cimitero comunale e dalla presenza del grand hotel delle Indie Orientali 1886 oggi Internazionale nato appunto per ospitare i viaggiatori della “Valigia”. Sul finire degli anni 50 alcune, oggi, discutibili scelte di politica industriale fanno di Brindisi una città che va in contraddizion

Valigia delle Indie a Brindisi – 1875

e con la sua vocazione di città agricola, storica, artistica, archeologica e culturale.
Le sue bellezze naturali e le sue eccellenze enogastronomiche vengono ferite da impianti industriali che inquinano il suolo, l’acqua, l’aria, e soprattutto il pensiero dei cittadini. Il petrolchimico prima e le centrali a carbone poi, portano ricchezza ma ne distruggono anche tanta.
Le attività turistiche diventano prima di mero transito, l’agricoltura di fatto abbandonata a causa del miraggio del posto in fabbrica. Infine scompaiono per lasciare ai mostri con le loro lingue di fuoco l’ultima parola sul futuro della città di Brindisi e sul destino dei suoi cittadini, che non si ribellano alla distruzione della loro bellezza e cultura storica perché sempre di meno sono quelli che sono coscienti di averla, mentre prende il sopravvento una coscienza “fossile” che è rassegnazione all’inquinamento e al destino industriale, in nome del salario, e di una malintesa idea si sviluppo e di occupazione. Lo scoppio del P2T,l’8 dicembre del 1977 segna una svolta epocale nell’economia brindisina, il ridimensionamento dell’impianto e la conseguente crisi dell’indotto sono il segnale della fine di un epoca. La Cattedrale nel deserto, come molti ironicamente la definivano, brucia ed entra definitivamente in crisi un modello ed un impianto che nei momenti di massima espansione aveva dato lavoro, (e più tardi scopriremo drammaticamente anche inquinamento, malattia e morte), ad oltre 7,500 famiglie.

Si sarebbe dovuto comprendere già da allora che la sorte dei grandi impianti altamente inquinanti era segnata, ma nel 1982 a causa della cassa integrazione ancora in atto per la Montedison il comune di Brindisi e la Regione Puglia approvano il progetto di costruzione di una centrale a carbone nonostante la presenza già di una centrale ad olio combustibile, Brindisi nord, prossima ad essere riconvertita a carbone. Il resto è storia recente con  gli operai usati come arieti in forza del ricatto occupazionale ed una classe dirigente asservita ai voleri dei poteri forti, quasi i Brindisini fossero una colonia.
Quello che succede a Brindisi così come nel resto del mondo, è che l’economia fossile della seconda rivoluzione industriale che ha ispirato le scelte di pianificazione economica degli anni 50 e 60, è oggi entrata definitivamente in crisi. Si tratta di una crisi irreversibile, che lascia sul territorio desolazione, inquinamento e disoccupazione. Altrettanto succede al “pensiero fossile” quello che non riesce a far vedere un futuro diverso da quello a cui il petrolchimico e il carbone sembrano aver condannato la città.
Ma a ben altro è stata predestinata Brindisi dalla sua storia e dalla sua cultura, oltre che dalla sua posizione geografica. Significativamente, uno dei momenti più alti del risveglio delle coscienze avviene quando un governo sempre troppo legato all’economia fossile cerca di autorizzare un impianto di rigassificazione del Gas Naturale Liquefatto della British Gas. I cittadini scendono in piazza  contro la logica del tanto peggio, dello scempio su scempio, del colpo di grazia a una città ferita.

E la giustizia, grazie anche all’intervento della Commissione Europea, da ragione a chi contestava questo scellerato progetto che avrebbe definitivamente sottratto il porto e la città ad attività turistiche e culturali, condannandolo ad una devastazione industriale e una cementificazione che avrebbe precluso qualsiasi scelta verso modelli di sviluppo più conformi all’identità culturale e alla vocazione storica di Brindisi.

Ma il pericolo di una imposizione della logica del tanto peggio a Brindisi, non è affatto scongiurato,  mentre i suoi fautori non si riposano mai e ritornano alla carica con sempre nuove idee impattanti sull’ambiente e la salute dei cittadini (che hanno già pagato prezzi altissimi come dimostrano anche le recenti condanne nel processo contro l’ENEL), i sostenitori del modello a vocazione storica, culturale, turistica e naturalistica  sono divisi, distratti, forse scoraggiati. Ecco per esempio che qualcuno minaccia di far approdare a Brindisi il gasdotto TAP, aggiungendo impianti su impianti, rischi su rischi, inquinamento su inquinamento.  

Eppure tutto può ancora succedere. Tutto deve ancora accadere. Il destino non è segnato. Si può andare verso un futuro digitale, culturalmente elevato, rispettoso della natura e dell’ambiente, o rimanere in un passato fossile fatto di disperazione, disoccupazione, inquinamento e povertà.

E’ necessario dare coraggio a una città ferita e disorientata.
Per farlo bisogna capitalizzare sulle risorse umane, formandole ai mestieri del futuro, ma anche offrendo loro la consapevolezza che solo lo studio approfondito della propria storia e delle proprie origini possono fornire.

La rinascita di Brindisi comincia dalla cultura dei propri cittadini.
Simbolicamente la città che ha pagato il prezzo più alto all’economia fossile può diventare quella in cui si studia e si formano giovani per la nuova economia solare, circolare, empatica, digitale e condivisa. A patto di riuscire a trovare la volontà, le competenze e i luoghi per queste attività formative e di studio verso la cultura del riscatto e della rinascita.
Attività formative che partendo dallo studio della storia e delle migliori tecniche di disseminazione e comunicazione, ri-orientino le attività economiche della città, dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Dalla dipendenza da un mondo fossile alla sovranità energetica, alimentare e economica.

Dal passato al futuro.

Significativamente Brindisi offre un gran numero di “location” che potrebbero ospitare scuole di alto livello per la formazione nel turismo esperienziale, la gestione di visite guidate come esperienze sensoriali complete dalla realtà virtuale all’enogastronomia, ma anche per la formazione nei mestieri dell’energia e dell’ambiente del futuro: i mestieri delle energie rinnovabili tutte, fotovoltaico, eolico, ma anche solare termodinamico, solar cooling, decarbonizzazione agricola e industriale, efficienza energetica costruzioni e trasporti a emissioni zero, idrogeno, smart grid, domotica e sensoristica, manifattura digitale, stampa 3D, realtà virtuale.
Le recenti deludenti esperienze con le attività formative e i poli universitari, non devono trarre in inganno: Brindisi può ospitare con grande successo strutture formative di altissimo livello che si rivolgano a un pubblico internazionale, conformemente alla sua storia.
Da qui l’idea della Brindisi Energy School and Training, (BEST) che sfruttando la possibilità di conferire nuova vita ad una delle prestigiose location storiche di Brindisi, (il castello Alfonsino, l’ex collegio Tommaseo, il convento dei domenicani ex Istituto Marconi) posizionerà Brindisi sulla mappa dei più prestigiosi centri formativi e di studio del mondo.
La BEST si strutturerà secondo i principi dell’insegnamento empatico di Terza Rivoluzione Industriale (TRI) delineati da Jeremy Rifkin, e così proprio dove la seconda rivoluzione industriale ha mostrato i suoi effetti più devastanti nasceranno le competenze e si valorizzeranno le risorse per il riscatto del territorio e dei cittadini.

Jeremy Rifkin con Merkel e Juncker

Rifkin ci illustra una economia TRI ad altissima intensità occupazionale e a bassa intensità di capitali perché basata su fonti energetiche a bassissimo costo marginale e le cui economie di scala si raggiungono in modo orizzontale e democratico e non verticistico e centralizzato come per le risorse fossili.
L’intensità di lavoro per unità di energia prodotta, molto più elevata nel modello TRI  che in quello fossile, è una formidabile occasione di redistribuzione della ricchezza e di riscatto sociale e economico per grandi masse di diseredati.

Alfonso Pecoraro Scanio con Rubbia e il suo solare termodinamico

Quando c’è il lavoro c’è tutto. Basti pensare che con il conto energia introdotto dal Ministro Pecoraro Scanio si erano creati oltre 200 mila posti di lavoro, poi andati persi nell’opera di smantellamento delle energie rinnovabili operata da tutti i successivi governi a  cominciare dal famigerato decreto Romani che in una scellerata opera di fiancheggiamento delle energie fossili ha orwellianamente operato la trasposizione della Direttiva Europea per la promozione delle rinnovabili smantellandone il settore e facendo precipitare nel  fallimento migliaia di imprese.
Ma le rinnovabili e i settori portanti della Terza Rivoluzione Industriale possono garantire la creazione rapida di centinaia di migliaia di posti di lavoro stabili e qualificati in pochi anni, che però,  ci avverte ancora Rifkin, sono relativi a figure professionali che per la maggior parte ancora non esistono. Da qui l’importanza di una strategia culturale e formativa che giochi di anticipo e crei questo tipo di competenze. Per capire meglio la questione è necessario fare un parallelo con il settore delle tecnologie dell’informazione.
Chi avrebbe detto solo 30 anni fa che ci sarebbero state figure professionali come Web Master, internet designers, configuratori di sistemi,  esperti in comunicazione nelle reti sociali, etc? Questo è successo perché le tecnologie dell’informazione sono passate da un modello centralizzato e unidirezionale a un modello distribuito e interattivo. Oggi in uno smartphone singolo c’è più potenza di calcolo che nei calcolatori che riempivano intere stanze negli anni 60, e siamo tutti interconnessi grazie a internet e ai social network, siamo diventati tutti fruitori e fornitori di informazione, cosa inimmaginabile all’epoca in cui le tecnologie dell’informazione era basata su pochi grandi computer “

Toyota Mirai a idrogeno

mainframe” a cui si collegavano migliaia di terminali senza una intelligenza locale, e l’informazione era fornita solo i grandi network televisivi che portavano l’informazione in tutte le case senza nessuna interazione con i fruitori di tale informazione.

Nel settore energetico si profila una rivoluzione analoga, in cui grazie a quella che Rifkin chiama l’internet dell’energia (poi allargata ai servizi, alla logistica e ai trasporti come “internet delle cose”), il passaggio dall’energia fossile centralizzata e verticistica  a quella solare distribuita e a disposizione di tutti, presupporrà, come indicato precedentemente,  l’emergere di nuove figure professionali per la pianificazione, la raccolta, l’immagazzinamento e la distribuzione dell’energia solare rinnovabile in tutte le sue forme e per la gestione intelligente di tale energia.

Ecco emergere allora pianificatori energetici, aggregatori, tecnici per l’installazione e la gestione di elettrolizzatori e fuel cell a idrogeno, esperti di solar cooling, di solare termodinamico, installatori di smart grid, di sensoristica, di sistemi di domotica. I pannelli solari e le reti “driverless”, come dice Rifkin, non si installano da soli. Quando il sistema sarà a regime, fra 30 anni, esso funzionerà  virtualmente senza l’intervento dell’uomo e quindi non fornirà grandi occasioni di occupazione, ma fino ad allora si, e tante. A patto che ci siano le competenze per soddisfare la domanda.
Bisogna dunque formare a mestieri che saranno in grande richiesta molto presto e che ineriscono a figure professionali al momento inesistenti.

Ecco la mission della  BEST: scommettere sul futuro giocando d’anticipo per creare queste figure professionali, e per formarle con appositi progetti “on site”.  Brindisi offre un’ampia scelta sia per i luoghi della formazione che per quelli della sperimentazione. Da qui l’importanza che alla S di School, faccia seguito la T di training nell’acronimo BEST.

Il finanziamento dei corsi e delle attività sperimentali verrà garantito facendo ricorso a finanziamenti pubblici, attività in stile ESCO e azionariato popolare in stile “Crowdfunding”.

Segue ipotesi di struttura dei corsi e delle attività sperimentali sul territorio secondo il seguente schema di massima:

Tecnologie per l’Energia Rinnovabile
Costruzioni a emissioni zero (o quasi emissioni zero NZEB)
Trasporti a emissioni zero
Sistemi di accumulo a idrogeno
Smart Grid e e internet dell’energia
Economia circolare
Energy Management

Manifattura digitale
Decarbonizzazione delle attività economiche (Agricoltura, industria servizi)
Sistemi per l’efficienza energetica
Sharing economy
Sensoristica, domotica e internet delle cose

Ma tali attività vanno pianificate con attenzione competenza e visione. Facciamo appello a tutta la politica brindisina senza alcuna distinzione perchè si appropri di questa proposta e la porti avanti come base per un piano di rinascita di Brindisi. Una rinascita che comincia dalla sua storia dalla sua cultura e dalle sue risorse umane. Un modello replicabile e un riferimento stabile per le attività formative del futuro.

In altre parole il peggio è alle spalle: il meglio deve ancora avvenire.
The future is BEST…