A scuola di Cittadinanza Attiva. Il libro

Questo libro intende portare nella scuola i temi della cittadinanza attiva e della cittadinanza globale anche attraverso spunti educativi concreti per gli insegnanti. Nel libro vengono analizzate le varie declinazione di cittadinanza: cittadinanza attiva, digitale, scientifica, economica, europea e globale. I temi sono portati avanti in modo da fornire una visione complessiva degli argomenti trattati ma allo stesso tempo si apre ad eventuali approfondimenti per i lettori più curiosi.

Già attraverso la Strategia di Lisbona del 2000, l’Unione europea poneva agli stati membri la necessità di cambiare i modelli di istruzione e formazione. Sostanzialmente si richiedeva ai capi di stato e di governo di adottare programmi di ammodernamento dello stato sociale e di trasformazione dei sistemi educativi in Europa, attraverso l’adozione di una strategia integrata (denominata Strategia di Lisbona) volta al raggiungimento di tre fondamentali obiettivi entro il 2010: i sistemi d’istruzione e di formazione avrebbero dovuto unire qualità, accesso e apertura al mondo.

Al fine di assicurare il raggiungimento di tali obiettivi, i Ministri dell’Educazione degli Stati membri adottarono nel 2001 un rapporto “sugli obiettivi futuri dell’educazione e della formazione” ed un programma di lavoro decennale sugli obiettivi di Lisbona , il programma “Istruzione e Formazione 2010”.

Il programma incentivava un ambiente d’apprendimento aperto e più “attraente” e sosteneva la cittadinanza attiva, le pari opportunità e la coesione sociale.[1]

Secondo Federico Batini, docente universitario di metodologia della ricerca in educazione, sarebbe fondamentale “comprendere come sia cambiata la concezione dell’apprendimento” affinché le persone possano “riconoscere nei vari aspetti della propria vita le occasioni che favoriscono un tale sapere e ne possono approfittare, poiché dotate di una maggiore consapevolezza”.[2]

Da tempo quindi la scuola sarebbe spinta a favorire nuove forme di apprendimento che stabiliscano un saldo contatto con la vita quotidiana.

A questo proposito fondamentale risulta la Raccomandazione denominata Competenze chiave per l’apprendimento permanente emanata il 18 dicembre 2006 dal Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea.[3] Con questa Raccomandazione si richiede ad ogni sistema di istruzione e formazione degli stati membri di “offrire a tutti i giovani gli strumenti per sviluppare le competenze chiave a un livello tale che li prepari alla vita adulta e costituisca la base per ulteriori occasioni di apprendimento, come anche per la vita lavorativa”. Vengono individuate nella Raccomandazione otto competenze, tra cui quelle di cittadinanza.

Sul rapporto fra le competenze e il sistema di istruzione Batini afferma: “I sistemi di istruzione e formazione dovrebbero (…) essere le punte più avanzate della società, i luoghi nei quali ci si prepara al futuro e il futuro stesso viene incubato. I processi di apprendimento debbono cambiare, visto che è cambiato il mondo intorno”.[4]

 

Batini rileva come dal punto di vista formale e legislativo tale cambiamento stia già avvenendo in Europa: “Nel 2010 il documento Europa 2020. Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva individua come azione chiave un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro che testimonia l’impegno della Commissione a sviluppare un linguaggio e uno strumento operativo comune per l’istruzione/formazione e l’attività lavorativa: un quadro europeo per le capacità, le competenze e l’occupazione (European Skill, Competences and Occupations framework: ESCO)”.[5]

Questo cambiamento di prospettiva nel campo della pratica educativa, ispirata dall’Europa, ha cambiato anche in Italia l’approccio all’educazione mettendo al centro il concetto di “competenza” intesa come “la capacità comprovata di utilizzare conoscenze, abilità e disposizioni personali, sociali o metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e per lo sviluppo professionale e personale”.[6]

Le competenze sociali e civiche, che rientrano fra le competenze chiave europee per l’apprendimento permanente, sono state recepite in Italia prima come competenze di un ambito disciplinare “umanistico” e poi come competenze trasversali a tutte le discipline, anche a quelle scientifiche e tecniche. Un’apposita circolare interpretativa del 2010 ha chiarito che “cittadinanza e Costituzione” è “una dimensione trasversale, che riguarda tutte le discipline”[7]. Pertanto la cittadinanza riguarda anche l’educazione scientifica e non solo quella umanistica. Non a caso in questo libro si fa riferimento alla cosiddetta “cittadinanza scientifica” e alla “cittadinanza economica”, a cui si può collegare ad esempio la responsabilità sociale d’impresa.

Nel Programma Horizon2020 si legge che la scuola è “il luogo privilegiato di educazione alla cittadinanza scientifica”. E anche: “Essere cittadini attivi nell’ambito della scienza significa essere in grado di orientarsi consapevolmente nei confronti dei risultati della ricerca tecnico-scientifica e delle sue ricadute nella vita quotidiana, in riferimento in particolare alla biomedicina, alla neuroscienza, alle scienze ambientali, alle nanotecnologie e alla robotica”.

Nelle Linee guida per l’Educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile (MIUR prot 3337, 14 Dicembre 2009) si legge: “Essere cittadini attivi quando si parla di “ambiente” significa essere in grado di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente, non solo con i nostri comportamenti privati e pubblici ma anche con il nostro intervento competente alle decisioni collettive. Vuol dire quindi dare contributi progettuali di carattere tecnico-scientifico, supportati da azioni etiche e da decisioni sostenibili. Vuol dire conoscere l’ambiente per rispettarlo, con un nuovo senso di responsabilità. Nella sostenibilità ambientale rientrano diverse aree di azione che vanno dalla sostenibilità in riferimento alla produzione e consumo di energia, alla viabilità, alla creazione di smart city, alla tutela del patrimonio paesaggistico, ecc.”.[8]

Come si può ben vedere, l’attuale “cittadinanza attiva” è molto diversa e più avanzata rispetto alla precedente “educazione civica” che non contemplava la complessità delle tematiche sopra citate e che non era interdisciplinare rispetto alla cultura scientifica. Inoltre non era declinata rispetto alla “cittadinanza digitale” in quanto non esistevano i computer e la telematica. E infine va notato che la “cittadinanza attiva” è relativa non solo a conoscenze teoriche ma anche “competenze” sociali e a un “saper fare”. Questo passaggio dalla teoria alla pratica significa imparare a partecipare consapevolmente nell’ambito del mondo attuale, così complesso e mutevole.

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Note

[1] Cfr. http://www.cnos-fap.it/book/b-strategia-di-lisbona

[2] F. Batini, Insegnare per competenze, da I quaderni della ricerca n. 2, Loescher, Torino 2013, p. 23.

[3] Recepita in Italia dal Regolamento sull’obbligo di istruzione del 22 agosto 2007.

[4] F. Batini, Storie, futuro e controllo, Liguori, Napoli 2011, p. 45

[6] F. Batini, Insegnare per competenze, da I quaderni della ricerca n. 2, Loescher, Torino 2013, p. 26.

[7] Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro Europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente.

[8] Si veda la CM 27.10.2010 n.86.

[8] Cfr. http://www.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2009/12/linee-guida-di-CC.pdf