NO CAP “un sodalizio criminale transnazionale” di Yvan Sagnet

Possiamo senza dubbio affermare che l’immigrazione clandestina è il frutto delle politiche occidentali iniziate dal medioevo ad oggi con le politiche neo libereste ,l’immigrazione clandestina si attenuerà se si cambiano le politiche economiche con  modelli di Terza Rivoluzione Industriale , quelle attuali  creano  ingiustizie e differenze economiche. L’immigrazione è uno dei fenomeni umani che non possiamo certamente fermare senza dei provvedimenti economici e leggi internazionali che ci consentano di  dare a tutti,a prescindere , un posto dove lavorare , alimentarsi e vivere  in maniera sostenibile e in pace, che noi Nativi Digitali chiamiamo una Società a costo marginale Zero…ma si dovrà lottare a rischio della vita.
Yvan Sagnet
Vice Presidente del Circolo Europeo di Terza Rivoluzione Industriale

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Nell’aula bunker della Corte d’Assise di Lecce, sul banco degli imputati siedono, per la prima volta, nove imprenditori salentini, oltre a sette caporali africani, accusati di tratta, riduzione in schiavitù, intermediazione illecita, sfruttamento e associazione a delinquere.

Dall’altra parte, tredici tra tunisini, camerunensi e ghanesi: sono loro che hanno sporto denuncia, tra il 2009 e il 2011, e che hanno dato il via a quello che potrebbe essere un processo pilota sullo sfruttamento della manodopera immigrata in Italia. Il primo processo che nel risalire la catena delle responsabilità arriva fino agli imprenditori italiani.

Il principale imputato è Pantaleo Latino, titolare della Fiordifrutta, azienda che da sola detiene circa il 70 per cento della produzione di angurie salentine, pregiatissime, che dai campi di Nardò, arrivano sul mercato del Nord Italia e da lì anche in Inghilterra e Germania. L’inchiesta, condotta dal Ros di Lecce tra il 2009 e il 2011, ha documentato l’esistenza di “un sodalizio criminale transnazionale” costituito da italiani, algerini, tunisini, sudanesi, e operante in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia. “I cittadini extracomunitari, tunisini e ghanesi soprattutto – si legge nelle carte – venivano introdotti clandestinamente in Italia destinati allo sfruttamento lavorativo nella raccolta di angurie e pomodori”, spiega il colonnello Paolo Vincenzoni, che ha curato l’indagine.

In molti casi il reclutamento avveniva in Tunisia, e gli immigrati pensavano di svolgere un’attività regolare, adescati con il metodo del passa parola dai reclutatori africani che poi con i complici italiani organizzavano i viaggi verso la Sicilia e successivamente, a Pachino, Rosarno e a Nardò, luoghi simbolo della raccolta in Italia. Per imprenditori e caporali le accuse sono pesanti: “dalle intercettazioni emerge chiaramente come fossero proprio i datori di lavoro italiani a pretendere e imporre condizioni disumane, avvalendosi poi dei caporali per l’attuazione dei fini criminosi”. Dodici ore di lavoro sfiancante ogni giorno, pagate circa 20 euro, da cui però venivano detratte dai caporali le spese di un panino e una bottiglietta d’acqua per il pranzo, ben 5 euro, oltrechè le spese di viaggio, altri 5 euro.

Per arrivare, raccontano i braccianti, “a circa 10 euro di paga giornaliera”. Erano sempre datori di lavoro e caporali, secondo l’inchiesta, a gestire gli alloggi fatiscenti, senza acqua, luce e servizi igienici, dove i braccianti erano costretti a dormire.

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Denunciano il caporalato e i caporali minacciano