RIFKIN A ROMA PER PORTARE LA TRI AL FORUM DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

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Oggi, 24 maggio 2016, Jeremy Rifkin apre il Forum nazionale della Pubblica Amministrazione al Palazzo dei Congressi a Roma.

Gianni Dominici, Direttore Generale del Forum PA ed esperto di Economia Digitale introduce il grande Jeremy al pubblico del Forum della PA  con l’articolo che segue.

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Jeremy Rifkin a FORUM PA 2016: la PA nella Terza Rivoluzione Industriale

Il keynote di apertura della Manifestazione di quest’anno sarà tenuto da Jeremy Rifkin. Con l’intervento di quello che è considerato uno dei “profeti” del nuovo ordine economico che va sotto l’abusato termine di sharing economy, vogliamo continuare ad alimentare, nel corso dell’evento, momenti di “pensiero alto”, di riflessione e approfondimento su quale debba essere la forma e la sostanza di una pubblica amministrazione in grado di cogliere e vincere le sfide per il futuro

Foto di tetedelacourse in licenza CC https://www.flickr.com/photos/tetedelacourse/4260170111

Prima di Jeremy Rifkin, diversi sono stati gli esperti coinvolti a FORUM PA negli ultimi cinque anni: dai premi Nobel Amartya Sen e Edward Prescott al padre del pensiero creativo e del pensiero laterale Edward De Bono, fino, lo scorso anno, al coinvolgimento di uno dei più grandi esperti a livello internazionale di Pubblica Amministrazione, William D. Eggers.

Come più volte abbiamo scritto, infatti, siamo convinti che, a fronte delle sfide sempre più complesse che la PA si trova ad affrontare, non basti solo migliorarne i livelli di funzionamento e l’efficacia dell’operare, ma sia anche necessario immaginare, sperimentare ed introdurre nuovi modelli operativi capaci di superare e sovvertire quell’approccio ancora prevalente di natura burocratica e verticale.

L’appuntamento annuale di FORUM PA diventa l’occasione per dare spazio all’analisi e al confronto sui temi legati alla condivisione (amministrazione condivisa), alla rete (“governo con la rete”), alla trasparenza (open government e open data), alla collaborazione (Stato partner). In particolare quest’anno il programma segue la visione di “una PA agile per la crescita inclusiva”, ispirata da due distinti documenti dell’OCSE.

E’ in questo contesto che si inserisce la presenza di Jeremy Rifkin con cui confrontarsi, forum PApartendo dai temi del suo ultimo libro La società a costo marginale zero, sui temi inerenti l’innovazione, l’economia collaborativa, il ruolo della amministrazione pubblica in una società ibrida in cui la produzione sarà in buona parte diffusa e basata sul “Commons collaborativo”.

Sul pensiero di Rifkin – e sul suo contributo al nostro lavoro – torneremo in diverse occasioni, qui vogliamo avviare una riflessione su come l’approccio riconducibile alle nuove dinamiche innescate dalla c.d sharing economy o meglio dell’economia della condivisione, possano contribuire alla costruzione di una nuova PA.

Semplificando, sono tre gli aspetti, che in diverse occasioni e con interlocutori portatori di istanze e competenze differenti andremo ad indagare:

  • le esperienze di natura comunitaria. Quelle forme di condivisione basate prevalentemente sull’economia del dono e dello scambio senza, quindi, implicazioni di natura commerciale. Gli esempi, anche in Italia, sono tantissimi: dai Gruppi di Acquisto Solidale, alle cooperative sociali fino ai portali di scambio oggetti come “ Te lo regalo se vieni a prenderlo”;
  • le esperienze peer to peer. In questi casi lo scambio spesso avviene dietro corrispettivo economico o, comunque, tramite una piattaforma commerciale che abilita la messa in comune di risorse, servizi e prodotti. In questo caso, gli esempi più noti sono quelli diBLABLAcar, Dryfe, TaskRabbit e il più noto Airbnb;
  • infine, quelle esperienze che ricondurrei all’approccio social business, in cui la condivisione non segue più una logica tra pari ma un progetto imprenditoriale di tipoBusiness To Consumer. Qui gli esempi sono quelli noti di Uber ma, soprattutto, i grandi progetti imprenditoriali legati alla mobilità: Car2Go, Enjoy.

In che modo queste esperienze si riflettono sull’evoluzione che dovrebbe investire la nostra PA?

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Jeremy Rifkin alla conferenza preliminare del Forum della Pubblica Amministrazione al Palazzo dei Congressi a Roma

forum PA3Per prima cosa la PA dovrebbe assecondare e facilitare i processi in corso promuovendo al suo interno un cambiamento di natura culturale ed organizzativo ancor prima che normativo. L’economia della condivisione è incompatibile con la prassi, di gran lunga dominante, della PA burocratica e verticale che segue un approccio monopolistico per quanto riguarda l’erogazione dei servizi pubblici. Prendiamo l’ esempio del trasporto pubblico urbano, per decenni appannaggio esclusivo del soggetto pubblico. Le nostre città stanno cambiando (qualcuna più velocemente, altre, come Roma, a passo incredibilmente lento) grazie alla comparsa di nuovi attori che offrono servizi complementari o alternativi a quelli pubblici. Con il carsharing, il bikesharing, lo scootersharing, il ridesharing la mobilità si sta trasformando. E l’offerta sarà ancor più conveniente e completa quando, anche in questi settori, saranno rimossi gli ostacoli per le condivisioni peer to peer, tra pari.

La PA ha sicuramente davanti a sé la sfida di valorizzare questi apporti acquisendo gli strumenti e le competenze per governare la rete dei diversi attori (sul governo con la rete vedi i nostri numerosi articoli), nell’ottica di favorire la comparsa di nuove soluzioni.

Ma il soggetto pubblico non si può limitare a questa funzione abilitante, ma può e deve diventare esso stesso soggetto attivo nell’adozione della cultura della condivisione, creando le condizioni per la condivisone di beni e servizi tra enti pubblici volta ad eliminare gli sprechi e ad ottimizzare le risorse andando ad utilizzare e ottimizzare gli strumenti normativi già esistenti come le Unioni di Comuni e la gestione associata (vedi il dialogo tra Chiara Buongiovanni e il prof. Collevecchio: Legge sharing economy e PA collaborativa: perché partire da gestione associata ed Enti locali).

Due aspetti, questi, compresi nella proposta di legge “Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione” su cui occorre lavorare nell’ottica di miglior definizione e maggior approfondimento (vedi leosservazioni di Simone Cicero alla proposta di legge).

A FORUMPA2016 ne parleremo, con Rifkin e tra di noi. Non mancate.

P.S. A questo indirizzo troverete la mappa concettuale alla base di questo articolo

Stay tuned and tweet on #forumpa2016

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L’edizione 2016 di FORUM PA si aprirà il 24 maggio prossimo con un keynote dello statunitense Jeremy Rifkin. “Economist, writer, public speaker & activist”, come lui stesso di definisce, Rifkin è da sempre impegnato a sostegno dell’adozione di politiche governative “responsabili” su vari fronti, da quello ambientale, a quello scientifico e tecnologico. The National Journal, una delle maggiori riviste americane di politica, considera Rifkin una fra le 150 personalità che influiscono maggiormente sull’amministrazione pubblica degli Stati Uniti. Oltre ai saggi tradotti in più di 20 lingue, Rifkin è conosciuto per le consulenze per enti e istituzioni pubbliche. Numerose poi le sue apparizioni televisive in programmi statunitensi (Larry King Show, CNN) e i suoi interventi su importanti giornali europei fra cui il britannico The Guardian, El Pais in Spagna, L’Espresso in italia e la Suddeutsche Zeitung tedesca.

Che cosa pensa?

Inizia negli anni Novanta il percorso intellettuale di Rifkin. Così a partire da The End Of Work:The Decline Of The Global Labor Force And The Dawn Of The Post-Market Era, che scardina l’idea di “lavoro” nella prospettiva diffusa sino al XIX secolo, arrivando fino al giorno d’oggi, Rifkin ha teorizzato eventi rivoluzionari come l’avvento dell’energia all’idrogeno, del solare, fotovoltaico e delle biomasse come conseguenze della crisi energetica da lui annunciata. La visione di Rifkin nelle sue riflessioni multiformi ha un filo conduttore: di fronte alla svolta e ai cambiamenti prospettati, bisogna superare gli schemi precostituiti e adottare nuovi sistemi di dominio e di pensiero. Da qui il suo ardore nell’incitare di volta in volta – di libro in libro – le leadership a rendersi conto delle imminenti rivoluzioni in procinto di compiersi. La sua ultima opera, pubblicata nel 2014, intitolata The Zero Marginal Cost Society: The Internet of Things, the Collaborative Commons, and the Eclipse of Capitalism, pone le basi teoriche per il nuovo sistema economico che starebbe prendendo piede sulla scena mondiale.

La società a costo marginale zero. Dall’avvento del capitalismo e del socialismo la scena mondiale è stata modificata da un nuovo paradigma, che trasforma l’economia globale in vista di una società più sostenibile dal punto di vista ecologico. Base di questa rivoluzione: da un lato la sharing economy, che ridefinisce il capitalismo senza però annientarlo, dall’altro l’Internet of things (Internet delle cose) che consiste nell’incorporazione di sensori in tutti i tipi di dispositivi, strumenti e apparecchi per far sì che i device entrino in contatto fra loro per semplificare la vita delle persone. Oggetti e persone che si interfacciano in un continuumcontraddistinto dall’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi fisici concreti; le vie di accesso alle informazioni si moltiplicano, condizionando le “regole” di dialogo e di comunicazione.

“La sharing economy è la terza rivoluzione industriale”. In particolare Rifkin afferma che tale rivoluzione poggia su cinque dinamiche che coinvolgono la nostra società negli ultimi anni: il passaggio alle energie rinnovabili, i trasporti non alimentati da combustibili fossili, l’idrogeno e altre tecniche per l’immagazzinaggio di energie, la conversione degli edifici in centrali produttive e la tecnologia Smart Grid. Tutto ciò finalizzato all’esigenza di prevenzione in vista di una possibile catastrofe climatica: fondamentale in questo senso l’utilizzo di un “Internet” delle energie (Rifkin, 2011). Secondo Rifkin “entro 25 anni non useremo più energia derivata dal petrolio e dal nucleare: proverrà integralmente da fonti rinnovabili ”. In futuro l’energia solare sarà sempre meno costosa tanto che tutti saranno in grado di produrla da soli e vendere quella in eccesso. Questa dinamica conduce a conseguenze innovative: i consumatori assumono contemporaneamente il ruolo di produttori. Diventano prosumer e assumono una maggiore rilevanza all’interno del sistema produttivo (Rifkin, 2015).

In questo contesto il capitalismo non scompare. Sopravvive, ma assume un ruolo marginale dal momento che in futuro saremo in grado di superare il mercato e assumere uno stile di vita e un modello – produttivo, economico e culturale – più sostenibile. Ciò è possibile grazie a unCommons collaborativo globale sempre più interdipendente e all’economia dello scambio caratterizzata non tanto dal possesso di beni e servizi quale fine ultimo, quanto piuttosto dalla possibilità di accesso ai servizi, collaborazione e orizzontalità. Scomparsa la proprietà privata e superato il lavoro subordinato, Rifkin sostiene che la libertà non risiede più nella proprietà di oggetti fisici e materiali, ma nelle molteplici opportunità offerte dalla connettività quale stimolo per processi inclusivi e aperti in cui prevale una sorta di eguaglianza dei contenuti (Rifkin, 2015). Le tecnologie riducono il lavoro umano e danno il via a meccanismi di autoproduzione. Non solo wi-fi, banda larga, big data, dunque, ma produzione di energia, mezzi trasporto e IoT quali elementi decisivi che favoriscono questa rivoluzione industriale. Lo scambio di informazioni mediante il web diventa quindi un elemento essenziale della nuova rivoluzione industriale.

I Governi e le classi dirigenti (ovunque) hanno tempi di reazione troppo lenti. La sharing economy si espande e si diffonde con grande rapidità. In questo processo di continua e incessante trasformazione le leadership non sono al passo con la realtà in costante evoluzione. Il risultato nella maggior parte dei casi è quello di un Governo il quale faticosamente rincorre gli eventi piuttosto che un’istituzione capace di dettare le linee guida e le regole all’interno delle quali l’economia dello scambio possa svilupparsi e prendere forma. Sorge la questione dellagestione della nuova classe di consumatori che sostituisce la categoria tradizionale. Ora abbiamo una categoria di persone che utilizza/mette a disposizione beni e servizi per un periodo di tempo limitato, superando le regole di mercato comunemente conosciute. Servono nuove norme. Dunque come fare per non esporsi al rischio di una regolamentazione inadatta che si pone a difesa del mero status quo senza visione di contesto? In un contesto di insicurezza e di confusione normativa, quali sono i margini d’azione e le modalità entro cui possono/devono destreggiarsi le PA?

L’appuntamento per ascoltare il pensiero di Rifkin su questi temi è il 24 maggio prossimo a FORUM PA 2016.